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        <title type="main" level="a">«Ut testatur Ovidius»: Boccaccio lettore dei commenti alle Metamorfosi</title>
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            <forename>Ciccone</forename>
            <surname>Lisa</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2019</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-236-2</idno>) by </resp>
          <name>Giovanna Frosini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.05</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The article investigates the relationship between Boccaccio's Genealogie and the exegesis of Ovid's Metamorphoses. For each character included in his genealogy, Boccaccio reports first of all the contents of the myth related to it and then the different literal and allegorical interpretations. The main sources are, besides Ovid, Paolo da Perugia and a mysterious Theodontius, who can be identified with a commentary on the Metamorphoses produced in the 11th or 12th century. The article aims to demonstrate that Boccaccio follows the method used by medieval exegetes of the Metamorphoses: rejecting the pagan contents of the myth, the commentators offered an allegorical and moralising interpretation, in fact rewriting the Metamorphoses as a 'medieval' work.</p>
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            <item>Exegesis</item>
            <item>Ovid</item>
            <item>Myth</item>
            <item>Allegory</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.05<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.05" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter"><hi rend="italic"/>«Ut testatur Ovidius»: Boccaccio lettore dei commenti alle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi></p><p rend="h1_author">Lisa Ciccone</p><p rend="text">Nel <hi rend="italic">Primo Proemio</hi> delle <hi rend="italic">Genealogie</hi>, rivolgendosi a Ugo IV di Cipro per tramite del committente Donnino da Parma, Boccaccio dichiara che la materia della sua opera è la <hi >«</hi>Genealogia degli dei pagani e degli eroi che da essi discendono, secondo quanto narrano le finzioni degli antichi (<hi rend="italic">iuxta fictiones veterum</hi>) e con ciò che cosa abbiano inteso, sotto il velo delle favole, illustri uomini del passato (<hi rend="italic">atque cum hac quid sub fabularum tegmine illustres quondam senserint viri</hi>)<hi >»</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="05.html#footnote-031">1</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Le parole di Boccaccio chiariscono che le <hi rend="italic">Genealogie </hi>non vanno considerate come un repertorio enciclopedico di miti organizzati in forma di genealogia, quale senza dubbio appaiono a prima vista, ma come un’opera in cui i miti sono raccontati e spiegati secondo la lettura che esegeti degni di nota ne avevano precedentemente dato. La struttura dell’opera dal I al XIII libro testimonia <hi rend="italic">ad evidentiam</hi> l’intento dell’autore: Boccaccio elenca le genealogie nelle rubriche e divide ogni paragrafo in due parti, sintetizzando nella prima il mito, con riferimenti alle diverse versioni della <hi rend="italic">fabula</hi> che le fonti documentano, e riportando invece nella seconda le interpretazioni che del mito erano state date alla luce della lettura allegorica. Lo scopo ultimo di tanto lavoro diventa esplicito nel XIV libro: dopo aver ben compreso la <hi rend="italic">littera</hi> della <hi rend="italic">fabula</hi>, il lettore potrà scoprire che sotto la <hi rend="italic">fictio </hi>poetica è riposto il vero, e che pertanto la poesia ha una funzione utile e non soltanto di diletto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="05.html#footnote-030">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il modello scelto da Boccaccio per organizzare una materia tanto articolata potrebbe derivare dall’opera di Paolo da Perugia, a cui Boccaccio riconosce continuamente, nelle <hi rend="italic">Genealogie</hi>, lo statuto di fonte principale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="05.html#footnote-029">3</ref></hi></hi>. Il noto bibliotecario della corte angioina fu infatti autore di una <hi rend="italic">Genealogia</hi>, in cui sintetizzava in forma schematica le parentele degli dei e degli eroi, parzialmente trascritta da Boccaccio nel suo Zibaldone Magliabechiano. A lui si deve però soprattutto il <hi rend="italic">Liber Collectionum</hi>, una rassegna in cui alle narrazioni mitologiche si affiancavano spiegazioni allegoriche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="05.html#footnote-028">4</ref></hi></hi>. Boccaccio scrisse le <hi rend="italic">Genealogie</hi> nell’ultima fase della sua vita, quando il <hi rend="italic">Liber Collectionum</hi> era da tempo andato perduto, ma <hi >è ipotesi comune</hi> che negli anni del soggiorno napoletano egli ne avesse tratto un congruo numero di appunti cui pot<hi >é</hi> ricorrere proficuamente nel corso della stesura dell’opera<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="05.html#footnote-027">5</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La somma della <hi rend="italic">Genealogia</hi> e del <hi rend="italic">Liber</hi> <hi rend="italic">Collectionum</hi> non esaurisce tuttavia il numero delle fonti basilari, che, a giudicare dalla quantità di citazioni, conta, accanto a Paolo da Perugia, anche Ovidio, in particolare le <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>, e il misterioso <hi rend="italic">Theodontius</hi>, il quale per decenni ha attirato l’attenzione degli studiosi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="05.html#footnote-026">6</ref></hi></hi>. Secondo la convincente ricostruzione di Paul Roland Schwertsik, dietro il nome di <hi rend="italic">Theodontius</hi> si celerebbe uno dei più antichi commenti alle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>, presumibilmente dell’XI secolo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="05.html#footnote-025">7</ref></hi></hi>. Lo studioso ha infatti rintracciato interessanti parallelismi contenutistici tra le <hi rend="italic">Genealogie</hi> e materiali dell’esegesi ovidiana, ad esempio la comune presenza del Demogorgone, una sorta di demiurgo capostipite della genia divina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="05.html#footnote-024">8</ref></hi></hi>. Lo studio di Schwertsik si è concentrato in particolare sul commento leggibile in forma compendiata nel manoscritto Napoli, Biblioteca Nazionale, V F 21, il codice allestito quasi interamente da Zanobi da Strada su commissione di Paolo da Perugia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="05.html#footnote-023">9</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">L’indagine di Schwertsik dimostra che il rapporto tra le <hi rend="italic">Genealogie</hi> e l’esegesi ovidiana merita di essere approfondito. È impossibile d’altronde immaginare che Boccaccio leggesse il testo delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>, cui ricorre così tante volte, in forma più o meno esplicita, senza il supporto di glosse interlineari e marginali: ogni opera antica era infatti sempre filtrata dai commenti, che permettevano al lettore medioevale, attraverso la sua decodifica, di trarne gli strumenti di cui aveva bisogno, le norme del latino e insegnamenti conformi all’etica cristiana<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="05.html#footnote-022">10</ref></hi></hi>. Nell’ambito della <hi rend="italic">lectura</hi> degli <hi rend="italic">auctores</hi>, le <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> costituiscono d’altra parte un caso a sé<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="05.html#footnote-021">11</ref></hi></hi>. Composto interamente di miti, con i suoi racconti di dei pagani dai vizi tanto umani, il poema delle mutate forme era rimasto quasi completamente oscurato dal Tardoantico fino al X secolo ed escluso dal canone della scuola, che invece privilegiava altri <hi rend="italic">auctores</hi>, ad esempio Virgilio, Orazio o Persio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="05.html#footnote-020">12</ref></hi></hi>. Attorno a questi continuavano a svilupparsi commenti che adeguavano la lettura dell’opera antica alle esigenze dell’intellettuale medioevale, ma che difficilmente prescindevano del tutto dalle rispettive esegesi antiche, quali ad esempio il commento di Servio per Virgilio, dello Pseudoacrone per Orazio, di Cornuto per Persio. </p><p rend="text">Le prime <hi rend="italic">lecturae</hi> delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> risalgono invece all’XI e XII secolo, e, quando non si limitano alla decodifica grammaticale e retorica di base dei versi ovidiani, interpretano i miti con il filtro dell’allegoria, trasformando un poema tanto pagano in un ampio <hi rend="italic">corpus</hi> di precetti morali densi di citazioni bibliche, <hi rend="italic">proverbia</hi> o addirittura passi della liturgia.<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="05.html#footnote-019">13</ref></hi></hi> Vivendo il suo esordio nel pieno cuore del Medioevo, dunque, la <hi rend="italic">lectura</hi> delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> risulta inscindibile dall’interpretazione delle glosse, molto più di quanto già non accadesse per gli altri testi antichi.</p><p rend="text">La mia indagine intende illustrare come il debito delle <hi rend="italic">Genealogie</hi> verso l’esegesi ovidiana sia effettivamente molto alto, soprattutto sul piano strutturale, e quindi nella fase dell’ideazione dell’opera ancora più che per i dettagli relativi ai singoli miti. A circoscrivere il lavoro sono innanzitutto i due limiti fondamentali con cui esso si scontra: 1) sebbene gli studi sui commenti alle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> abbiano visto negli ultimi decenni un notevole sviluppo, abbiamo una conoscenza molto ridotta di quella che dovette essere la reale esegesi dell’opera<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="05.html#footnote-018">14</ref></hi></hi>; 2) sono pochissime le edizioni dei commenti di cui disponiamo, sia per le difficoltà generali poste dalla natura delle glosse, che sono quasi sempre anonime, soggette a interpolazioni e a spostamenti da un <hi rend="italic">corpus</hi> esegetico all’altro, sia per la gran mole delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> e della relativa esegesi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="05.html#footnote-017">15</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il commento più antico che ci è pervenuto integralmente, del XII secolo, <hi >è stato edito </hi>di recente da Robin Wahlsten Böckerman; si tratta del testo tradito dal ms. München, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 4610<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="05.html#footnote-016">16</ref></hi></hi>. Alle cure di Fausto Ghisalberti dobbiamo invece la possibilità di leggere, seppure parzialmente, il commento di Arnolfo d’Orléans, gli <hi rend="italic">Integumenta</hi> di Giovanni di Garlandia e le <hi rend="italic">Allegorie</hi> di Giovanni del Virgilio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="05.html#footnote-015">17</ref></hi></hi>. Composto nel tardo XII secolo e divenuto un modello imprescindibile per le successive esegesi, il commento di Arnolfo fissò il metodo di lettura dei miti delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>. Come dichiara nelle brevi formule di <hi rend="italic">accessus</hi> con cui introduce ciascun libro, Arnolfo espone le <hi rend="italic">mutationes </hi>ovidiane <hi rend="italic">allegorice</hi>, <hi rend="italic">moraliter</hi> o <hi rend="italic">historice</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="05.html#footnote-014">18</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> Scritti poco dopo il 1230, gli <hi rend="italic">Integumenta</hi> sono invece un poemetto allegorico che in poco più di 250 versi sintetizza i miti dell’intero poema ovidiano. Parzialmente in versi sono poi le <hi rend="italic">Allegorie</hi> di Giovanni del Virgilio, di cui leggiamo, come nel caso di Arnolfo, una sorta di compendio. Creando un prosimetro, l’autore intervalla glosse più o meno prolisse, diverse nelle singole scelte contenutistiche da quelle di Arnolfo ma simili nell’impianto, con esametri che riepilogano o spiegano allegoricamente il mito. </p><p rend="text">Riprendendo Arnolfo e inserendosi nel medesimo filone francese dell’esegesi alle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>, intorno al 1250, forse ancora una volta a Orl<hi >é</hi>ans, un anonimo allestì il <hi rend="italic">Vulgatus</hi>, un commento tradito da 22 manoscritti, vale a dire un numero estremamente alto per un genere destinato alla fruizione immediata. Il I e parte del X libro sono editi da Frank Thomas Coulson, che sta curando, insieme a Piero Andrea Martina, la pubblicazione dell’intero commento nell’ambito di un progetto sulle fonti dell’<hi rend="italic">Ovide moralisé</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="05.html#footnote-013">19</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> All’interno del medesimo progetto, che intende valorizzare il ruolo decisivo dell’esegesi per la fortuna medievale delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>, rientra l’edizione di altro commento, tradito da un unico testimone, il codice Biblioteca Apostolica Vaticana, Lat. 1479<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="05.html#footnote-012">20</ref></hi></hi>. Prodotto anch’esso in Francia, probabilmente nella prima metà del XIV secolo, e affidato alle cure di un copista della Francia settentrionale, il commento Vaticano si rivela particolarmente prezioso per il raffronto con le <hi rend="italic">Genealogie</hi>, pur non costituendone la fonte<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="05.html#footnote-011">21</ref></hi></hi>. L’anonimo <hi rend="italic">magister</hi> che ne fu autore sottopone le <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> a una lettura spiccatamente allegorizzante, rendendo visibile molto più di altre esegesi il ‘meccanismo’ di moralizzazione dei miti, in tutte le sue fasi di passaggio, dal piano letterale a quello in cui la <hi rend="italic">fabula</hi> si trasforma in un <hi rend="italic">praeceptum</hi> fruibile da parte dei <hi rend="italic">magistri</hi> o dai predicatori.</p><p rend="text">Sistematicamente per ciascun libro delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>, il commento del Vat. Lat. 1479 scinde la trattazione di un mito in tre macroglosse principali, che corrispondono, rispettivamente, al livello letterale, allegorico e morale di comprensione del racconto ovidiano. Le glosse della prima tipologia sono solitamente introdotte da <hi rend="italic">fabula talis est</hi>, le altre da <hi rend="italic">allegoria talis est</hi> o <hi rend="italic">allegorice</hi>, le ultime da <hi rend="italic">moraliter</hi> o <hi rend="italic">moralitas talis est</hi>. La gran parte delle glosse restanti concorre all’allegorizzazione del testo o alla trasmissione di nozioni relative alle tante discipline toccate dalla materia ovidiana, mentre le glosse interlineari e le marginali introdotte da <hi rend="italic">construe</hi>, che riportano quasi esclusivamente la parafrasi del testo, assestano la comprensione letterale dei versi. </p><p rend="text">La struttura scelta da Boccaccio per le <hi rend="italic">Genealogie</hi>, cui ho sopra accennato, è la stessa. Senza mai confondere i diversi livelli di lettura, l’autore presenta in sintesi il mito, poi spiega i significati allegorici degli elementi che lo costituiscono, spingendosi in alcuni casi, a seconda del materiale esegetico di cui dispone, fino all’interpretazione moralizzante. Egli si mostra, comunque, sempre attento a segnalare l’esistenza di più versioni dello stesso racconto mitologico o di letture discordanti rispetto a quella allegorica adottata. Tale metodologia seguita da Boccaccio è prassi tipica dei commenti in generale, ma soprattutto di quelli ovidiani, che impiegano diversi stratagemmi di fronte alla pluralità di soluzioni offerta dal mito. L’autore del commento Vaticano, ad esempio, separa tramite <hi rend="italic">vel</hi> le varie possibili interpretazioni letterali del testo e attribuisce ad <hi rend="italic">alii</hi> o <hi rend="italic">quidam</hi> le spiegazioni allegoriche diverse da quella scelta. In una glossa del <hi rend="italic">Vulgatus</hi>, invece, la ripetizione della formula <hi rend="italic">Opinio</hi>, con cui il commentatore introduce le diverse letture allegoriche, scandisce l’esposizione, secondo una struttura non dissimile da quella che incontriamo nelle <hi rend="italic">Genealogie</hi>, quando Boccaccio cita, a proposito dello stesso mito, fonti divergenti. Riporto qui di seguito un esempio in cui risulta particolarmente visibile l’impianto strutturale, senza curarmi dell’identità dei soggetti trattati; la glossa del <hi rend="italic">Vulgatus</hi> è relativa a <hi rend="italic">Met</hi>. I 108, uno dei versi sull’età dell’oro, mentre il passo delle <hi rend="italic">Genealogie</hi> riguarda Nitteo figlio di Nettuno:  </p><table rend="tab2" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic">Vulgatus</hi> (ed. Coulson, p. 93) </p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic">Gen</hi>. <hi rend="CharOverride-2">X</hi> 28, 1-2</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="CharOverride-2">Ver erat eternum (</hi><hi rend="italic">Met</hi><hi rend="CharOverride-2">. I 108):</hi> De tempore in quo natus fuit homo <hi rend="italic">diversi diversa senciunt</hi>. <hi rend="italic" >Opinio</hi><hi > autem Virgilii (</hi><hi rend="italic" >Georg</hi><hi >. </hi><hi rend="CharOverride-2" >ii</hi><hi > 336-345) fuit quod natus fuit in vere quia tum res nove essent et tenere […]. </hi><hi rend="italic" >Opinio</hi><hi > autem Macrobii (in </hi><hi rend="italic" >Somn</hi><hi >. </hi><hi rend="CharOverride-2" >i</hi><hi > 21-25) fuit quod natus fuit homo et creatus in estate […]. </hi><hi rend="italic">Opinio</hi> autem Ovidii fuit quod mundus factus fuit in vere</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror">Nictheus, <hi rend="italic">ut ait Lactantius</hi>, filius fuit Neptuni, et, ut Theodontius asserit, ex Celeno filia Athlantis susceptus. Hunc <hi rend="italic">dicit Lactantius</hi> Ethiopie fuisse regem […]. <hi rend="italic">Alii vero contrarium dicunt</hi> […]. Quod is Neptuni filius fuerit <hi rend="italic">possibile est</hi>, cum fere contemporaneus evo Neptuni hominis videatur. <hi rend="italic">Si autem non is</hi> ea ratione Neptuni <hi rend="italic">filius dici potest</hi>, qua dicuntur et ceteri […].</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Mentre le similarità di carattere strutturale riguardano le <hi rend="italic">Genealogie</hi> nella loro interezza, è più puntuale il rimando all’esegesi ovidiana nel caso del Demogorgone, lo strano demiurgo, personificazione della natura primigenia, con cui, all’inizio della sua opera, Boccaccio identifica il primo dio. Estraneo alla mitologia classica e tardoantica, il Demogorgone non compare nella letteratura dei generi alti, almeno per quel che ne sappiamo allo stato attuale, ma in quella cosiddetta ‘di servizio’, ad esempio in opere mitografiche come il <hi rend="italic">Fabularius</hi> di Conradus de Mure, e nella scoliastica, ad esempio nell’<hi rend="italic">In principio</hi>, commento del XII secolo alla <hi rend="italic">Tebaide</hi> di Stazio, e, per venire al nostro campo di indagine, nelle glosse a Ovidio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="05.html#footnote-010">22</ref></hi></hi>. Su indicazione dello stesso Boccaccio, che dice di aver attinto il Demogorgone da <hi rend="italic">Theodontius</hi>, Paul Roland Shwertsich ha individuato proprio nella glossa al Demogorgone uno degli indizi che ricondurrebbero l’identità del misterioso <hi rend="italic">Theodontius</hi> all’esegesi ovidiana<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="05.html#footnote-009">23</ref></hi></hi>. Il demiurgo compare infatti nel commento tradito dal manoscritto Napoli, Biblioteca Nazionale, V F 21, che, direttamente o tramite Paolo da Perugia, Boccaccio ebbe modo di conoscere<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="05.html#footnote-008">24</ref></hi></hi>. Lo stretto legame tra il Demogorgone e i commenti alle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> <hi >è confermato dal </hi>testo del Vat. Lat. 1479, in cui la glossa sullo strano essere costituisce addirittura uno degli esempi più chiari del sincretismo tra il mito pagano e la verità cristiana che i <hi rend="italic">magistri</hi> medievali scorgevano dietro la lettera dei versi ovidiani. Tra le glosse che spiegavano la trasformazione del Chaos nelle diverse parti del mondo narrata da Ovidio nei primi 70 versi del primo libro, il Demogorgone consentiva infatti di individuare un dio unico artefice del mondo e di neutralizzare pertanto a priori qualsiasi riferimento, nel prosieguo del commento, alle tante divinità pagane: <hi rend="italic">Iuppiter</hi> diveniva ad esempio <hi rend="italic">iuvans</hi>-<hi rend="italic">pater</hi>, il Dio cristiano che provvedeva al bene dell’uomo, mentre Apollo era allegoria della <hi rend="italic">sapientia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="05.html#footnote-007">25</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> Nella sua veste di creatore, il Demogorgone <hi >è</hi> poi identificato, in una glossa relativa ai vv. 78-83, anche con Prometeo, che, senza essere un dio, aveva dato corpo e anima all’uomo. Nel passo, Ovidio aveva lasciato aperta la questione dell’origine dell’uomo, attribuendola a un seme divino o, in alternativa, all’intervento di Prometeo. Commentando i versi, il Vat. Lat. 1479 spiega che, secondo la <hi rend="italic">fabula</hi>, Prometeo, conosciuto anche con il nome di Demogorgone, fu il primo Dio, supremo su tutti, il quale formò l’uomo dal fango e per questo fu mandato in esilio sul monte Caucaso. Secondo l’<hi rend="italic">historia</hi>, invece, Prometeo era probabilmente un filosofo che studiò la doppia natura dell’uomo, corporea e spirituale. La glossa allegorica, introdotta dal consueto <hi rend="italic">Allegoria talis est</hi>, si limita a ribadire l’identità tra Prometeo e il dio autore dell’uomo ma aggiunge un rinvio alla <hi rend="italic">Genesi</hi> di importanza fondamentale perché rende esplicita l’operazione di sincretismo che ha portato alla sovrapposizione fra il mito con cui si aprono le <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> e la creazione narrata dalla Bibbia. </p><p rend="text">Nelle <hi rend="italic">Genealogie</hi> Boccaccio, come l’autore del commento Vaticano, identifica il primo dio con il Demogorgone e nello stesso tempo con Prometeo, e riporta l’interpretazione alternativa, che riconosce invece a Prometeo natura umana. Ho evidenziato qui di seguito in corsivo le similarità tra il testo delle <hi rend="italic">Gen</hi><hi rend="italic">ealogie</hi>, in cui si cita come fonte <hi rend="italic">Theodontius</hi> (<hi rend="italic">Dicit ergo Theodontius</hi>), e quello delle glosse del Vat. Lat. 1479, per dimostrare quale sia il debito di Boccaccio nei confronti dell’esegesi ovidiana, riscontrabile anche dal confronto con un commento probabilmente ignoto all’autore, che riporta contenuti raramente attestati da altre fonti:</p><table rend="tab2" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror">Vat. Lat. 1479, f. 54r </p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic">Gen</hi>. I <hi rend="italic">Proh</hi>. III e IV 44, 7-18 </p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror"><hi >Allegoria talis est: iste </hi><hi rend="italic" >Promotenus</hi><hi > (sic) dicitur </hi><hi rend="italic" >primus deus</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >qui de limo terre hominem fecit</hi><hi > et in eo spiraculum vite spiritu oris sui inspiravit, ut in </hi><hi rend="italic" >Genesi</hi><hi > (2, 7) continetur. </hi></p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi >Fabula talis est: </hi><hi rend="italic" >Promotheus</hi><hi >, filius Iapeton, qui alio nomine dicitur </hi><hi rend="italic" >Demogorgon, fuit primus et summus deorum</hi><hi >, </hi><hi rend="italic" >et de limo terre formavit imaginem terream</hi><hi >, et eam in igne et sole desiccavit, et illa desiccata mutata est in hominem, et inde pro tali facto in Caucaso monte a posteritate missus fuit in exilium. </hi></p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi >Historia talis est: </hi><hi rend="italic" >Promotheus</hi><hi > re vera quidam fuit qui, </hi><hi rend="italic" >in Caucaso monte studens</hi><hi >, pri</hi><hi >mo naturam</hi><hi rend="CharOverride-3" > </hi><hi >hominis</hi><hi rend="CharOverride-3" > </hi><hi >duplam consideravit, </hi><hi rend="italic" >scilicet corpus terrenum, unde dicitur corpus de limo terre sive de terra fecisse</hi><hi >, et animam celestem, unde dicitur spiraculum vite celestis in eo imposuisse. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic" >Demogorgon</hi><hi > […] </hi><hi rend="italic" >deorum</hi><hi > omnium gentilium </hi><hi rend="italic" >pater</hi><hi >. </hi></p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic" >Primus</hi><hi > autem </hi><hi rend="italic" >deus</hi><hi > verus et omnipotens est, qui </hi><hi rend="italic" >primus honimem ex limo terre composuit, ut Prometheum fecisse fingunt</hi><hi >, seu natura rerum, que ad instar primi reliquos etiam ex terra producit, sed alia arte quam Deus.</hi></p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi >Secundus est ipse </hi><hi rend="italic" >Prometheus</hi><hi > […]. Dicit ergo Theodontius de Prometheo isto legisse quod […] </hi><hi rend="italic" >iuvenis et dulcedine studiorum tractus</hi><hi >, […] </hi><hi rend="italic" >in verticem Caucasi secessit</hi><hi >. </hi>Ex quo longa meditatione ex experientia percepto astrorum cursu, […] ad Assyrios rediit eosque astrologiam docuit […]. </p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">L’ultimo caso che mi accingo a esporre riguarda invece il rapporto tra le <hi rend="italic">Genealogie</hi> e un commento ovidiano che Boccaccio conobbe sicuramente, le <hi rend="italic">Allegorie</hi> di Giovanni del Virgilio. Nell’XI libro Boccaccio tratta delle Muse, dichiarando preliminarmente di aver attinto alle <hi rend="italic">Etimologie</hi> di Isidoro e all’opera di Paolo da Perugia ed elencando le fonti impiegate: Persio, Macrobio e Fulgenzio, oltre a Isidoro. Fatta eccezione per la menzione di Persio, la glossa con cui Giovanni del Virgilio commenta il mito delle Pieridi nel V delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> ripete la stessa sequenza: l’etimologia (pur senza fare il nome di Isidoro), Macrobio e Fulgenzio. In aggiunta, Giovanni del Virgilio si rifà a <hi rend="italic">Robertus super summulis</hi>, intendendo probabilmente il commento di Roberto di Kilwardby alle <hi rend="italic">Summule</hi> di Pietro Ispano, per sostenere l’interpretazione secondo cui le Muse sarebbero nove poiché nove sono gli strumenti necessari per dar corpo alla voce<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="05.html#footnote-006">26</ref></hi></hi>. Il <hi rend="italic">magister</hi> bolognese menziona anche il <hi rend="italic">Graecismus</hi> di Eberardo di Béthune, senza però riportarlo per esteso, poiché il poemetto grammaticale, a suo dire, ‘gracida’ riferendo cose già note. Nonostante la cura di Giovanni del Virgilio nell’evitare uno strumento tanto scontato, il confronto fra il suo testo e quello di Boccaccio, che riduco per necessità di sintesi a pochi punti, ne evidenzia proprio la natura scolastica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="05.html#footnote-005">27</ref></hi></hi>: 1) Giovanni del Virgilio rimanda alle medioevali <hi rend="italic">Summule</hi> mentre Boccaccio vanta un’esatta citazione di Persio, con buona probabilità attinta da Paolo da Perugia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="05.html#footnote-004">28</ref></hi></hi>; 2) il <hi rend="italic">magister</hi> spiega l’etimologia del nome Muse connettendo la radice <hi rend="italic">moyson</hi> al verbo <hi rend="italic">querere</hi>, mentre Boccaccio non confonde le due etimologie a sua disposizione: il nome delle Muse deriva dal verbo <hi rend="italic">querere</hi> oppure da <hi rend="italic">moys</hi>, che significa acqua<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="05.html#footnote-003">29</ref></hi></hi>; 3) Giovanni del Virgilio ricorre ripetutamente a formule più comuni nell’esegesi, quali <hi rend="italic">sciendum est</hi>, o <hi rend="italic">dicunt</hi> e <hi rend="italic">dicunt aliter</hi>, mentre Boccaccio modula formule diverse e senza dubbio più eleganti, quali ad esempio <hi rend="italic">placet Ysidoro</hi>, per introdurre le fonti. <hi >È </hi>proprio tuttavia la raffinatezza stilistica con cui Boccaccio tenta di distanziare la sua scrittura dalla materia grezza dei commenti a rendere visibile l’impronta di questi ultimi. Quasi all’inizio della glossa, in cui si legge <hi rend="italic">Nos autem, his premissis, ad auferendum velum fictionibus veniamus</hi>, Boccaccio utilizza una formula (<hi rend="italic">his premissis</hi>) con cui spesso i commentatori passano dall’<hi rend="italic">accessus</hi> all’inizio del commento vero e proprio, ma soprattutto rivendica a sé il ruolo dell’esegeta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="05.html#footnote-002">30</ref></hi></hi>: a questo, infatti, spetta il compito di sollevare il velo, o l’<hi rend="italic">integumentum</hi>, della <hi rend="italic">fictio</hi> poetica per scoprire il senso riposto al di sotto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="05.html#footnote-001">31</ref></hi></hi>.</p><table rend="tab2" xml:id="table003">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror">Giovanni del Virgilio, <hi rend="italic">Alleg</hi>. in <hi rend="CharOverride-2">Ov.</hi> <hi rend="italic">Met</hi>. V 294-336 (ed. Ghisalberti) </p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic">Gen</hi>. XI 2, 1-9</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror"><hi >Ultima est de Pieridibus conversis in picas. Ubi sciendum est quod de Musis diversa est opinio. </hi></p>
							<p rend="jolly_mirror">Nam dicunt musici, sub quibus poete comprenduntur, <hi rend="italic">quod Muse dicuntur a moyson quod est querere</hi>. Unde novem Muse dicuntur novem modi vel novem vie, quibus mediantibus octo principales toni dicuntur reperiri. […]</p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi >Sed naturales aliter dicunt. Nam dicit </hi><hi rend="CharOverride-4" >Robertus</hi><hi > quod per novem Musae intelligimus novem instrumenta necessaria ad vocem formandam. […] Ita dicit </hi><hi rend="CharOverride-4" >Robertus super summulis</hi><hi >. </hi></p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic" >Sed Macrobius dicit aliter; dicit enim quod in ordine planetarum est quaedam corea pulcerrimam melodiam conferens. Nec sentimus eam propter longam consuetudinem que fuit in anima priusquam veniret ad corpus. Unde per novem Musas cantatrices intelligimus septem planetas</hi><hi > […].</hi><hi rend="italic" > </hi></p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi >Similiter </hi><hi rend="CharOverride-4" >Graecisums</hi><hi > de his Musis vult gracitare quod abmicto ad presens quia omnibus potest patere. </hi></p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic" >Sed Fulgentius dicit. Per novem Musas intelligimus novem proprietates administrativas cuiuslibet ad perfectionem alicuius sciencie cupientis devenire. Quod apparet per eorum nomina et interpretationem. </hi><hi rend="italic">Prima enim vocatur Clio quod idem est quod gloria</hi> […].</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror">Muse vero novem sunt, Iovis et Memorie filie, ut ubi De ethymologiis placet Ysidoro, et Paulo Perusino. […] Nos autem, his premissis, ad auferendum velum fictionibus veniamus. Placet <hi rend="bold">Ysidoro</hi> (<hi rend="italic">Orig</hi>. <hi rend="CharOverride-2">iii</hi> 15, 2), christiano atque sanctissimo homini, <hi rend="italic">has Musas appellatas a querendo</hi> […]. Et, ut idem dicit <hi rend="bold">Ysidorus,</hi> quoniam ipsarum Musarum sonus sensibilis res est, et que in preteritum fluit imprimiturque memorie, […] et sic memorie servata expresserit, ut te quis scire noverit, ut ait <hi rend="bold">Persius</hi>: «Scire tuum nil est, nisi scire hoc te sciat alter» (I 25-26), etc. […] Nec non arbitror Musa a <hi rend="italic">moys</hi>, quod est <hi rend="italic">aqua</hi>, dictas, causa in sequentibus ostendetur. </p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic">Cum autem novem sint in commentario secundo super Somnio Scipionis plurimum </hi><hi rend="italic">Macrobius</hi><hi rend="italic"> (Somn. II 3, 1-4) conatur ostendere, eas equiparans octo sperarum celi cantibus, nonam volens omnium celorum modulationum esse concentum</hi> […].</p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic">Porro idem Fulgentius</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">(I 15, 48-49), quasi minus plene dilucidaverit quod de Musis intendit, ut nominum et operationum singularum rationem deducat in medium, dicit sic: «Nos vero novem Musas doctrine atque scientie dicimus modos, hoc est: prima Clio quasi prima cogitatio discendi</hi> […]». </p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">La continua menzione di Paolo da Perugia nelle <hi rend="italic">Genealogie</hi> e la coincidenza di alcuni dettagli, come la citazione di Persio nel passo appena illustrato, consentono di ritenere l’opera del dotto bibliotecario una fonte imprescindibile per Boccaccio, ma lo schema osservato nella trattazione delle Muse è troppo simile a quello di Giovanni del Virgilio perché si possa parlare di semplice poligenia rispetto a fonti comuni. Riscontriamo piuttosto una situazione analoga a quella osservata da Mary Lord e Matteo Ferretti a proposito, rispettivamente, del commento al <hi rend="italic">Culex</hi> e dell’autocommento al <hi rend="italic">Teseida</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="05.html#footnote-000">32</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> Boccaccio avrebbe attinto sia a Giovanni del Virgilio che a Paolo da Perugia, selezionando le fonti e sostituendo quelle più autorevoli a quelle più scolastiche, oppure avrebbe prelevato i materiali esegetici direttamente da Paolo da Perugia, fruitore a sua volta delle <hi rend="italic">Allegorie</hi> di Giovanni del Virgilio. In ogni caso la matrice dell’impostazione e anche l’origine dei materiali confluiti, direttamente o indirettamente, nelle <hi rend="italic">Genealogie</hi>, va riconosciuta nel commento di Giovanni del Virgilio, come, più in generale, per l’intera opera, nell’esegesi ovidiana. </p><p rend="text">Dopo aver scelto l’impianto genealogico, che gli consentiva di prendere le mosse da un <hi rend="italic">incipit</hi> ben definito, Boccaccio ha disposto la materia mitologica secondo lo stesso metodo utilizzato dai commentatori ovidiani, che potrebbe aver visto applicato su qualsiasi codice delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>: espone il mito, ricorrendo a tutte le fonti necessarie per renderne chiaro il contenuto, poi lo commenta, suggerendo tramite l’opportuna documentazione le diverse possibili interpretazioni. Il perno di queste è rappresentato dalla lettura allegorica, che aveva permesso ai commentatori di moralizzare le <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>, trasformandole in una fonte di strumenti utili all’intellettuale medievale. Lo scopo di Boccaccio è quello di guidare il lettore nella comprensione della poesia, rendendolo autonomo, senza confonderlo con interpretazioni sovrapposte, nella fase più difficile: la decodifica della <hi rend="italic">fictio</hi>.  </p><p rend="h2">Bibliografia </p><p rend="bib_indx_bib">Alessio G.C., <hi rend="italic">I trattati grammaticali di Giovanni del Virgilio</hi>, «Italia medioevale e umanistica», 24, 1981, pp. 159-212.</p><p rend="bib_indx_bib">Barsacchi M., <hi rend="italic">Il mito di Demogorgone. Origine e metamorfosi di una divinità ‘oscura’</hi>, Marsilio, Bologna 2015.</p><p rend="bib_indx_bib">Battaglia S., <hi rend="italic">La tradizione di Ovidio nel Medioevo</hi>, «Filologia Romanza», 6, 1959, pp. 185-224.</p><p rend="bib_indx_bib">Bianchi R., <hi rend="italic">Manoscritti e opere grammaticali nella Roma di Niccolò V</hi>, in M. De Nonno e P. De Paolis (a cura di), <hi rend="italic">Manuscripts and Tradition of Grammatical Texts from Antiquity to the Renaissance</hi>. <hi rend="italic" >Proceedings of a Conference held at Erice (16-23 Oct. 1997) as the 11</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >th</hi><hi rend="italic" > Course of International School for the Study of Written Records</hi><hi >, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, Cassino 2000, pp. 587-653.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Genealogie deorum gentilium</hi>, a cura di V. Zaccaria, in Id., <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1998, voll. VII-VIII. </p><p rend="bib_indx_bib">Buonocore M., <hi rend="italic">I Codici di Ovidio presso la Biblioteca Apostolica Vaticana</hi>, «Rivista di cultura classica e medioevale», 37, 1995, pp. 7-55.</p><p rend="bib_indx_bib">Cavallo G., <hi rend="italic">Lettori anonimi delle «Metamorfosi» tra antichità e Medioevo</hi>, in G. Papponetti (a cura di), <hi rend="italic">«Metamorfosi». Atti del Convegno Internazionale di Studi (Sulmona, 20-22 Novembre 1994)</hi>, Centro Ovidiano di Studi e Ricerche, Sulmona 1997, pp. 15-31.</p><p rend="bib_indx_bib">Cesarini Martinelli L., <hi rend="italic">Sozomeno maestro e filologo</hi>, «Interpres», 11, 1991, pp. 80-92. </p><p rend="bib_indx_bib">Ciccone L., <hi rend="italic">Esegesi oraziana nel Medioevo: il commento «Communiter»</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016, pp. 3-11.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Clark J.G. </hi><hi rend="italic" >et al</hi><hi >. </hi><hi >(eds.), </hi><hi rend="italic" >Ovid in the Middle Ages</hi><hi >, Cambridge University Press, Cambridge 2011. </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Coulson F.T., </hi><hi rend="italic" >Hitherto Unedited Medieval and Renaissance Lives of Ovid (I)</hi><hi >, «</hi>Mediaeval Studies», 49, 1987, pp. 152-207.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Coulson F.T., </hi><hi rend="italic" >The «</hi><hi rend="italic" >Vulgate»</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >Commentary on Ovid’s «Metamorphoses»</hi><hi >:</hi><hi rend="italic" > The Creation Myth and the Story of Orpheus</hi><hi >, Pontifical Institute of Mediaeval Studies, Toronto 1991.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Coulson </hi><hi >F.T.</hi><hi >, </hi><hi rend="italic" >A Bibliographical Update and Corrigenda Minora to Munari</hi><hi rend="italic" >’</hi><hi rend="italic" >s Catalogues of the Manuscripts of Ovid</hi><hi rend="italic" >’s «Metamorphoses»</hi><hi >, «Manuscripta», 38, 1994, pp. 3-22.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Coulson </hi><hi >F.</hi><hi >T., </hi><hi rend="italic" >Ovid’</hi><hi rend="italic" >s Transformations in Medieval France (ca. 1100-ca. 1350)</hi><hi >, in A. Keith e S. Rupp (a cura di), </hi><hi rend="italic">«Metamorphosis»</hi><hi >. </hi><hi rend="italic" >The Changing Face of Ovid in Medieval and Early Modern Europe</hi><hi >, Centre for Reformation and Renaissance Studies, Toronto 2007, pp. 33-60. </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Coulson F.T., </hi><hi rend="italic" >The Editing of Medieval Latin Commentary Texts: Problems and Perspectives</hi><hi >, in E. Odelman e D.M. Searby (eds.), </hi><hi rend="italic" >Edendi. Lecture Series</hi><hi >, </hi><hi >Stockolm University, Stockolm 2014, pp. 105-130.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Coulson F.T., </hi><hi rend="italic" >The</hi><hi > Vulgate</hi><hi rend="italic" > Commentary on Ovid’s «Metamorphoses»: Book 1</hi><hi >, Western Michigan University-Medieval Institute Publications, Kalamazoo 2015. </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Coulson F.T.,</hi><hi > Roy B., </hi><hi rend="italic">«Incipitarium». A finding Guide for texts related to the study of Ovid in the Middle Ages and Renaissance</hi><hi >, Brepols, Turnhout 2000</hi><hi >.      </hi></p><p rend="bib_indx_bib">De Angelis V., <hi rend="italic">I commenti medievali alla «Tebaide» di Stazio</hi>, in <hi rend="italic">Medieval and Renaissance Scholarship. </hi><hi rend="italic" >Proceedings of the second European Science Foundation Workshop on the Classical tradition in the Middle Ages and the Renaissance (London, The Warburg Institute, 27-28 November 1992)</hi><hi >, E.J. Brill, Leiden-New York-Köln 1997,</hi><hi > pp. </hi><hi >75-132, ora in F. Bognini e M.P. Bologna (a cura di), </hi><hi rend="italic" >Scritti di filologia medievale e umanistica</hi><hi >, D</hi><hi >’</hi><hi >Auria, </hi><hi >Napoli</hi><hi > 2011, pp. </hi><hi >151-212. </hi></p><p rend="bib_indx_bib">Di Benedetto F., <hi rend="italic">Presenza di testi minori negli Zibaldoni</hi>, in <hi rend="italic">Gli Zibaldoni di Boccaccio</hi><hi rend="italic">. Memoria, scrittura, riscrittura. Atti del Seminario internazionale di Firenze-Certaldo (26-28 aprile 1996)</hi>, Cesati, Firenze 1998, pp. 13-28.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Exter R.J., </hi><hi rend="italic" >Ovid and Mediaeval Schooling. Studies in Medieval School Commentaries on Ovid’s </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic" >Ars Amatoria</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic" >, </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic" >Epistulae ex Ponto</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic" > and </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic" >Epistulae Heroidum</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi >, </hi><hi >Arbeo-Gesellschaft, </hi><hi >Mü</hi><hi >nchen 1986. </hi></p><p rend="bib_indx_bib">Ferretti M., <hi rend="italic">Boccaccio, Paolo da Perugia e i commenti ovidiani di Giovanni del Virgilio</hi>, «Studi sul Boccaccio», 35, 2007, pp. 85-110. </p><p rend="bib_indx_bib">Ferretti M., <hi rend="italic">Per la recensio e la prima diffusione delle «Allegorie» sulle «Metamorfosi» di Giovanni del Virgilio</hi>, «L’Ellisse. Studi storici di letteratura italiana», 2, 2007, pp. 9-20.</p><p rend="bib_indx_bib">Fiaschi S., <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi>, in T. De Robertis <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>. <hi rend="italic">Catalogo della mostra, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (11 ottobre 2013-11 gennaio 2014)</hi>, Mandragora, Firenze 2013, pp. 171-180.</p><p rend="bib_indx_bib">Ghisalberti F., <hi rend="italic">Paolo da Perugia commentatore di Persio</hi>, «Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere», s. I, 62, 1929, pp. 535-598.  </p><p rend="bib_indx_bib">Ghisalberti F., <hi rend="italic">Giovanni del Virgilio espositore delle «Metamorfosi»</hi>, «Giornale Dantesco», 34, 1931, pp. 3-107.</p><p rend="bib_indx_bib">Ghisalberti F., <hi rend="italic">Arnolfo d’Orléans. Un cultore di Ovidio nel secolo XII</hi>, «Memorie dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere», 11, 1932, pp. 157-234. </p><p rend="bib_indx_bib">Giovanni<hi rend="CharOverride-2"> </hi>di<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Garlandia, <hi rend="italic">«Integumenta Ovidii», poemetto inedito del secolo XIII</hi>, a cura di F. Ghisalberti, Principato, Messina-Milano 1933. </p><p rend="bib_indx_bib">Hankey A.T., <hi rend="italic">Un nuovo codice delle «Genealogie deorum» di Paolo da Perugia (e tre manualetti contemporanei)</hi>, «Studi sul Boccaccio», 18, 1990, pp. 65-161. </p><p rend="bib_indx_bib">Hankey A.T., <hi rend="italic">La «Genealogia Deorum» di Paolo da Perugia</hi>, in M. Picone <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Gli Zibaldoni di Boccaccio. Memoria, scrittura, riscrittura. Atti del Seminario internazionale di Firenze-Certaldo (26-28 aprile 1996)</hi>, Cesati, Firenze 1998, pp. 81-94. </p><p rend="bib_indx_bib">Hortis A., <hi rend="italic">Studi sulle opere latine del Boccaccio con particolare riguardo alla storia della erudizione nel Medio Evo e alle letterature straniere, </hi>J. Dase, Trieste 1879, pp. 525-536.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Jeauneau É., </hi><hi rend="italic" >Gloses et commentaires de textes philosophiques (IX</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >e</hi><hi rend="italic" >-XII</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >e</hi><hi rend="italic" > siècles)</hi><hi >, in </hi><hi rend="italic" >Les genres littéraires dans les sources théologiques et philosophiques médié</hi><hi rend="italic">vales : définition, critique et exploitation. Actes du Colloque International (Louvain-La-Neuve, 25-27 mai 1981)</hi><hi >, Institut d’études mé</hi>diévales de l<hi >’</hi>Université Catholique de Louvain, Louvain-La-Neuve 1982, pp. 17-131. </p><p rend="bib_indx_bib">Landi C., <hi rend="italic">Demogorgone. Con saggio di nuova edizione delle «Genealogie deorum gentilium» del Boccaccio e sillogi di frammenti di Teodonzio</hi>, Sandron, Palermo 1930.</p><p rend="bib_indx_bib">Lord M.L., <hi rend="italic">Boccaccio’s «Virgiliana» in the «Miscellanea latina»</hi>, «Italia medioevale e umanistica», 34, 1991, pp. 127-197.</p><p rend="bib_indx_bib">Manfredi A., <hi rend="italic">I codici latini di Niccolò V. Edizione degli inventari e identificazione dei manoscritti</hi>, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1994.</p><p rend="bib_indx_bib">Monti C.M., <hi rend="italic">Petrarca finxit. La miniatura del Virgilio Ambrosiano e il disegno di Valchiusa nel Plinio Parigino</hi>, «Aevum», 93, 2019, pp. 481-494.</p><p rend="bib_indx_bib">Munari F., <hi rend="italic">Ovidio nel Medioevo</hi>, in G. Catanzaro e F. Santucci (a cura di), <hi rend="italic">Tredici secoli di elegia latina. Atti del Convegno internazionale di Assisi (22-24 Aprile 1988)</hi>, Accademia Properziana del Subasio, Assisi 1989, pp. 237-247. </p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Munk Olsen B., </hi><hi rend="italic" >Ovide au Moyen Âge (du IX</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >e</hi><hi rend="italic" > au XII</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >e</hi><hi rend="italic" > siè</hi><hi rend="italic">cle)</hi><hi >, in G. Cavallo (a cura di), </hi><hi rend="italic" >Le strade del testo</hi><hi >, Adriatica, Bari 1987, pp. 65-96.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Munk Olsen B., <hi rend="italic">I classici nel canone scolastico altomedievale</hi>, Centro italiano di Studi sull’alto Medioevo, Spoleto 1991, pp. 117-122. </p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Munk Olsen B.</hi><hi >, </hi><hi rend="italic" >La réception de la littérature classique au Moyen Â</hi><hi rend="italic" >ge (IX</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >e</hi><hi rend="italic" >-XII</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >e</hi><hi rend="italic" > siè</hi><hi rend="italic" >cle)</hi><hi >, Museum Tusculanum Press, Copenhague 1995, pp. </hi><hi >71-94. </hi></p><p rend="bib_indx_bib">Nogara B., <hi rend="italic">Di alcune vite e commenti medioevali di Ovidio</hi>, in <hi rend="italic">Miscellanea Ceriani. Raccolta di scritti originali per onorare la memoria di M</hi><hi rend="italic CharOverride-5">r</hi><hi rend="italic">. Antonio Maria Ceriani prefetto della Biblioteca Ambrosiana</hi>, Hoepli, Milano 1910, pp. 415-431. </p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Pellegrin É. </hi><hi rend="italic" >et al</hi><hi >. (a cura di), </hi><hi rend="italic" >Les manuscrits classiques latins de la Bibliothè</hi><hi rend="italic" >que Vaticane</hi><hi >, CNRS, Paris 1991. </hi></p><p rend="bib_indx_bib">Petoletti M., <hi rend="italic">Due nuovi manoscritti di Zanobi da Strada</hi>, «Medioevo e Rinascimento», 23, 2012, pp. 37-59.  </p><p rend="bib_indx_bib">Petrarca F., <hi rend="italic">Le postille del Viriglio Ambrosiano</hi>, a cura di M. Baglio <hi rend="italic">et al</hi>., presentazione di G. Velli, Antenore, Roma-Padova 2006.</p><p rend="bib_indx_bib">Pirovano L., <hi rend="italic">Prova latente e ‘normalizzazione’ dei lemmi. Problemi filologici nelle «Interpretationes Vergilianae» di Tiberio Claudio Donato</hi>, in A. Cadioli e P. Chiesa (a cura di), <hi rend="italic">Prassi Ecdotiche. Esperienze editoriali su testi manoscritti e testi a stampa. Atti delle giornate di Studio (Milano, 7 giugno e 31 ottobre 2007)</hi>, Cisalpino, Milano 2009, pp. 37-63.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Rand E.K., </hi><hi rend="italic" >Ovid and his Influence</hi><hi >, M. Jones, Boston 1925. </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Robathan D.M., </hi><hi rend="italic" >Ovid in the Middle Ages</hi><hi >, in V.J.W. Binns (ed.), </hi><hi rend="italic" >Ovid</hi><hi >, Routledge-K. Paul, London-Boston 1973, pp. 191-209. </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Robathan D.M., Cranz F.E., </hi><hi rend="italic" >A. Persius Flaccus</hi><hi >, in F.E. Cranz e P.O. Kristeller (eds.), </hi><hi rend="italic" >Catalogus Translationum et Commentariorum. </hi><hi rend="italic" >Medieval and Renaissance latin translations and commentaries</hi><hi >, Catholic University of American Press, Washington D.C. 1976, pp. 201-231.   </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Schwertsik </hi>P.R., <hi rend="italic">Un commento medievale alle</hi> <hi rend="italic">«Metamorfosi» d’Ovidio nella Napoli del Trecento: Boccaccio e l’invenzione di ‘Theodontius’</hi>, «Medioevo e Rinascimento», 23, 2012, pp. 61-84.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Schwertsik P.R., </hi><hi rend="italic" >Die Erschaffung des heidnischen Götterhimmels durch Boccaccio. </hi><hi rend="italic" >Die Quellen der</hi><hi > </hi><hi rend="italic">«Genealogia Deorum Gentilium» in Neapel</hi><hi >, W. Fink, Paderborn 2014.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Tarrant <hi >R.J., </hi><hi rend="italic" >Ovid in the «Aetas Vergiliana»: on the Afterlife of Ovid in the ninth century</hi><hi >, in P. Fedeli e G. Rosati (a cura di), </hi><hi rend="italic" >Ovidio 2017. </hi><hi rend="italic">Prospettive per il terzo millennio. Atti del Convegno Internazionale (Sulmona, 3-6 aprile 2017)</hi>, Ricerche &amp; Redazioni, Teramo 2018, pp. 35-55.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Tilliette J.-Y., </hi><hi rend="italic" >Savants et poètes du Moyen Â</hi><hi rend="italic" >ge face </hi><hi rend="italic">à Ovide. Les débuts de l’«aetas Ovidiana» </hi><hi rend="italic" >(v.1050-v.1200)</hi><hi >, in M. Picone e B. Zimmermann (eds.), </hi><hi rend="italic" >Ovidius redivivus</hi><hi >, </hi><hi >M&amp;P, Stuttgart 1995, pp. </hi><hi >63-104.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Torraca F., <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio a Napoli</hi>, «Archivio storico napoletano», 39, 1914, pp. 229-267. </p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Traube L., </hi><hi rend="italic" >Vorlesungen und Abhandlungen</hi><hi >, in </hi><hi >V.P. </hi><hi >Lehmann (hrsg.),</hi><hi rend="italic" > Einleitung in die lateinische Philologie des Mittelalters</hi><hi >, </hi><hi >Beck, M</hi>ü<hi >nchen 1965 (ed. orig. 1911). </hi></p><p rend="bib_indx_bib">Uguccione da Pisa, <hi rend="italic">Derivationes</hi>. Edizione critica princeps a cura di E. Cecchini, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2004.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic" >Un commentaire médiéval aux </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic" >Métamorphoses</hi><hi rend="italic">»</hi><hi >. Le </hi><hi rend="italic" >Vaticanus latinus 1479, Livres I-V</hi><hi >. Texte établi, introduit et annoté par L. Ciccone. Traduction de M. Possamaï-Perez, avec la collaboration de P. Deleville, Garnier, Paris 2020.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Villa C., <hi rend="italic">Due schede per ‘editus’</hi>, «Italia medioevale e umanistica», 31, 1988, pp. 399-402.  </p><p rend="bib_indx_bib">Villa C., <hi rend="italic">I commenti ai classici fra XII e XV secolo</hi>, in N. Mann e B. Munk Olsen (eds.), <hi rend="italic">Medieval and Renaissance Scholarship. </hi><hi rend="italic" >Proceedings of the second European Science Foundation Workshop on the Classical tradition in the Middle Ages and the Renaissance (London, The Warburg Institute, 27-28 November 1992)</hi><hi >, E.J. Brill, Leiden-New York-Köln 1997, pp. 19-32. </hi></p><p rend="bib_indx_bib">Villa C., <hi rend="italic">I classici come modello</hi>, in <hi rend="italic">Intorno al testo. Tipologie del corredo esegetico e soluzioni editoriali. Atti del Convegno (Urbino, 1-3 ottobre 2001)</hi>, Salerno Editrice, Roma 2003, pp. 61-75.</p><p rend="bib_indx_bib">Villa C., <hi rend="italic">Libri e lettori in Valdelsa e Valdarno</hi>, in L. Bertolini e D. Coppini (a cura di), <hi rend="italic">Gli antichi e i moderni. Studi in onore di Roberto Cardini</hi>, Polistampa, Firenze 2010, vol. III, pp. 1411-1429. </p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Wahlsten Böckerman R., </hi><hi rend="italic" >The Metamorphoses of Education</hi><hi >. </hi><hi rend="italic" >Ovid in the Twelfth-Century Schoolroom</hi><hi >, Holmbergs, Malmö 2016.  </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-031-backlink">1</ref></hi>	<hi rend="italic">Gen</hi>. I <hi rend="italic">Proh</hi>. I. Per il testo e la traduzione: G. Boccaccio, <hi rend="italic">Genealogie deorum gentilium</hi>, a cura di V. Zaccaria, in Id., <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1998, voll. VII-VIII. Per un quadro generale sulle <hi rend="italic">Genealogie</hi> basti qui S. Fiaschi, <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi>, in T. De Robertis <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>. <hi rend="italic">Catalogo della mostra, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (11 ottobre 2013-11 gennaio 2014)</hi>, Mandragora, Firenze 2013, pp. 171-180, e relativa bibliografia. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-030-backlink">2</ref></hi>	<hi rend="italic">Gen</hi>. XIV 1, 20-22 e 22, 15-22.  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-029-backlink">3</ref></hi>	Su Paolo da Perugia: F. Torraca, <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio a Napoli</hi>, «Archivio storico napoletano», 39, 1914, pp. 229-267; F. Ghisalberti, <hi rend="italic">Paolo da Perugia commentatore di Persio</hi>, «Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere», s. I, 62, 1929, pp. 535-598.  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-028-backlink">4</ref></hi>	Sull’intera opera mitografica di Paolo da Perugia e la conoscenza che ne ebbe Boccaccio: A. Hortis, <hi rend="italic">Studi sulle opere latine del Boccaccio con particolare riguardo alla storia della erudizione nel Medio Evo e alle letterature straniere, </hi>J. Dase, Trieste 1879, pp. 525-536, alle pp. 525-526; A.T. Hankey, <hi rend="italic">Un nuovo codice delle </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Genealogie deorum</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> di Paolo da Perugia (e tre manualetti contemporanei)</hi>, «Studi sul Boccaccio», 18, 1990, pp. 65-161; Ead., <hi rend="italic">La </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Genealogia Deorum</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> di Paolo da Perugia</hi>, in M. Picone <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Gli Zibaldoni di Boccaccio. Memoria, scrittura, riscrittura. Atti del Seminario internazionale di Firenze-Certaldo (26-28 aprile 1996)</hi>, Cesati, Firenze 1998, pp. 81-94; M. Petoletti, <hi rend="italic">Due nuovi manoscritti di Zanobi da Strada</hi>, «Medioevo e Rinascimento», 23, 2012, pp. 37-59, alle pp. 49-50.  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-027-backlink">5</ref></hi>	Petoletti, <hi rend="italic">Due nuovi manoscritti</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>pp. 49-50; P.R. <hi >Schwertsik</hi>, <hi rend="italic">Un commento medievale alle</hi> <hi rend="italic">«Metamorfosi» d’Ovidio nella Napoli del Trecento: Boccaccio e l’invenzione di ‘Theodontius’</hi>, «Medioevo e Rinascimento», 23, 2012, pp. 61-84, alle pp. 57-58. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-026-backlink">6</ref></hi>	Per una sintesi delle proposte di identificazione di ‘<hi rend="italic">Theodontius</hi>’ vd. <hi >Schwertsik</hi>, <hi rend="italic">Un commento</hi>, cit., pp. 69-77. Il medesimo studioso ha poi approfondito l’indagine nel volume <hi rend="italic">Die Erschaffung des heidnischen Götterhimmels durch Boccaccio. Die Quellen der</hi> <hi rend="italic">«Genealogia Deorum Gentilium» in Neapel</hi>, W. Fink, Paderborn 2014, pp. 59-79 e 207-453.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-025-backlink">7</ref></hi>	Schwertsik, <hi rend="italic">Un</hi> <hi rend="italic">commento</hi>, cit., pp. 68-73. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-024-backlink">8</ref></hi>	Per il Demogorgone vd. n. 22 del presente lavoro. Per i dettagli dell’indagine: Schwertsik, <hi rend="italic">Un commento</hi>, cit., pp. 70-78.   </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-023-backlink">9</ref></hi>	Marco Petoletti ha riconosciuto in buona parte del codice la mano di Zanobi da Strada e chiarito che l’antologia di testi ivi compresi doveva costituire una sorta di zibaldone commissionato da Paolo da Perugia: Petoletti, <hi rend="italic">Due nuovi manoscritti</hi>, cit., pp. 49-51. All’interno del manoscritto il nome del noto bibliotecario figura quale ‘editore’ del <hi rend="italic">Materia</hi>, il più noto commento all’<hi rend="italic">Ars poetica</hi> di Orazio, ampiamente in circolazione già dal XII secolo: C. Villa, <hi rend="italic">Due schede per ‘editus’</hi>, «Italia medioevale e umanistica», 31, 1988, pp. 399-402.    </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-022-backlink">10</ref></hi>	Sull’utilità dei commenti: C. Villa, <hi rend="italic">I commenti ai classici fra XII e XV secolo</hi>, in N. Mann e B. Munk Olsen (eds.), <hi rend="italic">Medieval and Renaissance Scholarship. </hi><hi rend="italic" >Proceedings of the second European Science Foundation Workshop on the Classical tradition in the Middle Ages and the Renaissance (London, The Warburg Institute, 27-28 November 1992)</hi><hi >, E.J. Brill, Leiden-New York-Köln 1997, pp. 19-32; Ead., </hi><hi rend="italic" >Libri e lettori in Valdelsa e Valdarno</hi><hi >, in L. Bertolini e D. Coppini (a cura di), </hi><hi rend="italic" >Gli antichi e i moderni. </hi><hi rend="italic">Studi in onore di Roberto Cardini</hi>, Polistampa, Firenze 2010, vol. III, pp. 1411-1429; L. Ciccone, <hi rend="italic">Esegesi oraziana nel Medioevo: il commento </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Communiter</hi><hi rend="italic" >»</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016, pp. 3-11. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-021-backlink">11</ref></hi>	Sulla lettura delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> nel Medioevo molti studi sono ormai imprescindibili; vd. almeno <hi >E.K. Rand, </hi><hi rend="italic">Ovid and his Influence</hi>, M. Jones, Boston 1925; S. Battaglia, <hi rend="italic">La tradizione di Ovidio nel Medioevo</hi>, «Filologia Romanza», 6, 1959, pp. 185-224; D.M. Robathan, <hi rend="italic">Ovid in the Middle Ages</hi>, in V.J.W. Binns (ed.), <hi rend="italic">Ovid</hi>, Routledge-K. <hi >Paul, London-Boston 1973, pp. 191-209; R.J. Exter, </hi><hi rend="italic" >Ovid and Mediaeval Schooling. </hi><hi rend="italic">Studies in Medieval School Commentaries on Ovid’s </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Ars Amatoria</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Epistulae ex Ponto</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> and </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Epistulae Heroidum</hi><hi rend="italic" >»</hi>, <hi >Arbeo-Gesellschaft, </hi>Mü<hi >nchen 1986; </hi>B. Munk Olsen, <hi rend="italic">Ovide au Moyen Âge (du IX</hi><hi rend="italic CharOverride-5">e</hi><hi rend="italic"> au XII</hi><hi rend="italic CharOverride-5">e</hi><hi rend="italic"> siècle)</hi>, in G. Cavallo (a cura di), <hi rend="italic">Le strade del testo</hi>, Adriatica, Bari 1987, pp. 65-96; F. Munari, <hi rend="italic">Ovidio nel Medioevo</hi>, in G. Catanzaro e F. Santucci (a cura di), <hi rend="italic">Tredici secoli di elegia latina. Atti del Convegno internazionale di Assisi (22-24 Aprile 1988)</hi>, Accademia Properziana del Subasio, Assisi 1989, pp. 237-247; B. Munk Olsen, <hi rend="italic">I classici nel canone scolastico altomedievale</hi>, Centro italiano di Studi sull’alto Medioevo, Spoleto 1991, pp. 117-122; Id., <hi rend="italic">La réception de la littérature classique au Moyen Â</hi><hi rend="italic" >ge (IX</hi><hi rend="italic CharOverride-5">e</hi><hi rend="italic">-XII</hi><hi rend="italic CharOverride-5">e</hi><hi rend="italic"> siè</hi><hi rend="italic" >cle)</hi><hi >, Museum Tusculanum Press, Copenhague 1995, pp. </hi>71-94. Tra i lavori più recenti: J.G. Clark <hi rend="italic">et al</hi>. (eds.), <hi rend="italic" >Ovid in the Middle Ages</hi>, <hi >Cambridge University Press, Cambridge 2011 e </hi><hi >R.J. </hi>Tarrant<hi >, </hi><hi rend="italic" >Ovid in the </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic" >Aetas Vergiliana</hi><hi rend="italic">»</hi><hi rend="italic" >: on the Afterlife of Ovid in the ninth century</hi><hi >, in P. Fedeli e G. Rosati (a cura di), </hi><hi rend="italic" >Ovidio 2017. </hi><hi rend="italic">Prospettive per il terzo millennio. Atti del Convegno Internazionale (Sulmona, 3-6 aprile 2017)</hi>, Ricerche &amp; Redazioni, Teramo 2018, pp. 35-55.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-020-backlink">12</ref></hi>	<hi >Munk Olsen, </hi><hi rend="italic" >Ovide au Moyen Âge</hi><hi >, cit.; Id., </hi><hi rend="italic" >I classici, </hi><hi >cit.,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >pp. 117-122; Id., </hi><hi rend="italic" >La réception</hi><hi >, cit.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-019-backlink">13</ref></hi>	Per la nuova attenzione che riservarono alle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi>, l’XI e XII secolo furono definiti da Ludwig Traube <hi rend="italic">aetas ovidiana</hi>: <hi >L. Traube, </hi><hi rend="italic" >Vorlesungen und Abhandlungen</hi><hi >, in </hi>V.P. <hi >Lehmann (hrsg.),</hi><hi rend="italic" > Einleitung in die lateinische Philologie des Mittelalters</hi>, <hi >Beck, M</hi>ü<hi >nchen 1965 (ed. orig. 1911), p. </hi><hi >133. I limiti della definizione sono messi in luce da </hi>G. Cavallo, <hi rend="italic">Lettori anonimi delle «Metamorfosi» tra antichità e Medioevo</hi>, in G. Papponetti (a cura di), <hi rend="italic">«Metamorfosi». Atti del Convegno Internazionale di Studi (Sulmona, 20-22 Novembre 1994)</hi>, Centro Ovidiano di Studi e Ricerche, Sulmona 1997, pp. 15-31, alle pp. 21-22; J.-Y. Tilliette, <hi rend="italic">Savants et poètes du Moyen Â</hi><hi rend="italic" >ge face </hi><hi rend="italic">à Ovide. Les débuts de l’«aetas Ovidiana</hi><hi rend="italic">» (v.1050-v.1200)</hi>, in M. Picone e B. Zimmermann (eds.), <hi rend="italic">Ovidius redivivus</hi>, <hi >M&amp;P, Stuttgart 1995, pp. </hi>63-104.<hi > </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-018-backlink">14</ref></hi>	I commenti ovidiani sono divenuti oggetto di indagine soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso, come segnala F.<hi >T. Coulson, </hi><hi rend="italic">Ovid’</hi><hi rend="italic" >s Transformations in Medieval France (ca. 1100-ca. 1350)</hi><hi >, in A. Keith</hi><hi > e S. Rupp (a cura di), </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic" >Metamorphosis</hi><hi rend="italic">»</hi><hi >. </hi><hi rend="italic" >The Changing Face of Ovid in Medieval and Early Modern Europe</hi><hi >, Centre for Reformation and Renaissance Studies, Toronto 2007, pp. 33-60, a p.</hi><hi rend="CharOverride-2" > </hi><hi >33. </hi>Soprattutto negli anni più recenti hanno visto la luce strumenti indispensabili, quali ad esempio il catalogo che censisce tutti i manoscritti delle <hi rend="italic">Metamorfosi</hi> commentati e glossati: F.T. Coulson e B. Roy, <hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic" >Incipitarium</hi><hi rend="italic">»</hi><hi rend="italic" >. A finding Guide for texts related to the study of Ovid in the Middle Ages and Renaissance</hi><hi >, Brepols, Turnhout 2000</hi><hi >.      </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-017-backlink">15</ref></hi>	<hi >In generale: </hi>É. Jeauneau, <hi rend="italic" >Gloses et commentaires de textes philosophiques (IX</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >e</hi><hi rend="italic" >-XII</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >e</hi><hi rend="italic" > siècles)</hi><hi >, in </hi><hi rend="italic" >Les genres littéraires dans les sources théologiques et philosophiques médié</hi><hi rend="italic">vales : définition, critique et exploitation. Actes du Colloque International (Louvain-La-Neuve, 25-27 mai 1981)</hi><hi >, Institut d’études mé</hi>diévales de l<hi >’</hi>Université Catholique de Louvain, Louvain-La-Neuve 1982, pp. 17-131<hi >; L. Pirovano, </hi><hi rend="italic" >Prova latente e ‘normalizzazione’ dei lemmi. </hi><hi rend="italic">Problemi filologici nelle «Interpretationes Vergilianae» di Tiberio Claudio Donato</hi>, in A. Cadioli e P. Chiesa (a cura di), <hi rend="italic">Prassi Ecdotiche. Esperienze editoriali su testi manoscritti e testi a stampa. Atti delle giornate di Studio (Milano, 7 giugno e 31 ottobre 2007)</hi>, Cisalpino, Milano 2009, pp. 37-63, alle pp. 37-38. Sui limiti che riguardano nello specifico le edizioni dei commenti ovidiani<hi >: F.T. Coulson, </hi><hi rend="italic" >The Editing of Medieval Latin Commentary Texts: Problems and Perspectives</hi>, in E. Odelman e D.M. Searby (eds.), <hi rend="italic">Edendi. </hi><hi rend="italic" >Lecture Series</hi><hi >, </hi><hi >Stockolm University, Stockolm 2014, pp. 105-130.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-016-backlink">16</ref></hi>	<hi >R. Wahlsten Böckerman, </hi><hi rend="italic" >The Metamorphoses of Education. </hi><hi rend="italic" >Ovid in the Twelfth-Century Schoolroom, </hi><hi >Holmbergs, Malmö 2016.</hi><hi rend="italic" >  </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-015-backlink">17</ref></hi>	F. Ghisalberti, <hi rend="italic">Giovanni del Virgilio espositore delle «Metamorfosi»</hi>, «Giornale Dantesco», 34, 1931, pp. 3-107; Id., <hi rend="italic" >Arnolfo d’Orléans. </hi><hi rend="italic">Un cultore di Ovidio nel secolo XII</hi>, «Memorie dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere», 11, 1932, pp. 157-234; Giovanni<hi rend="CharOverride-2"> </hi>di<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Garlandia, <hi rend="italic">«Integumenta Ovidii», poemetto inedito del secolo XIII</hi>, a cura di F. Ghisalberti, Principato, Messina-Milano 1933. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-014-backlink">18</ref></hi>	Ghisalberti, <hi rend="italic">Arnolfo</hi>, cit., pp. 180-181: «Modo quasdam allegorice, quasdam moraliter exponamus, et quasdam historice». </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-013-backlink">19</ref></hi>	Tra i numerosi saggi che lo studioso ha dedicato al <hi rend="italic">Vulgatus</hi> segnalo qui F.T. Coulson, <hi rend="italic">Hith</hi><hi rend="italic" >erto Unedited Medieval and Renaissance Lives of Ovid (I)</hi>, «Mediaeval Studies», 49, 1987, pp. 152-207 e Id., <hi rend="italic" >The </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic" >Vulgate</hi><hi rend="italic">»</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >Commentary on Ovid</hi><hi rend="italic">’s «Metamorphoses»</hi><hi >:</hi><hi rend="italic" > The Creation Myth and the Story of Orpheus</hi><hi >, Pontifical Institute of Mediaeval Studies, Toronto 1991; nel primo lo studioso ha pubblicato l’</hi><hi rend="italic" >accessus</hi><hi >, nel secondo </hi>il commento a <hi rend="italic">Met</hi>. I 1-150 e X 1-77. Vd. poi, del medesimo, la recente traduzione in inglese del I libro del <hi rend="italic">Vulgatus</hi> e il riepilogo della bibliografia pregressa in <hi rend="italic" >The</hi><hi > Vulgate</hi><hi rend="italic" > Commentary on Ovid</hi><hi rend="italic">’s «Metamorphoses»</hi><hi rend="italic" >: Book 1</hi><hi >, Western Michigan University-Medieval Institute Publications, Kalamazoo 2015. L’edizione integrale del </hi><hi rend="italic" >Vulgatus</hi><hi > fa parte del progetto </hi>«Les sources latines de l’<hi rend="italic">Ovide moralisé</hi><hi >»</hi>, coordinato da Richard Trachsler dell’Università di Zurigo e finanziato dal ‘Fonds National de la Suisse’. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-012-backlink">20</ref></hi>	<hi >È attualmente disponibile il I volume dell’edizione: </hi><hi rend="italic" >Un commentaire médiéval aux </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic" >Métamorphoses</hi><hi rend="italic">»</hi><hi rend="italic" >. Le Vaticanus latinus 1479, Livres I-V</hi><hi rend="italic" >. </hi><hi >Texte établi, introduit et annoté par L. Ciccone. </hi>Traduction de M. Possama<hi >ï-Perez</hi>, avec la collaboration de P. Deleville, Garnier, Paris 2020. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-011-backlink">21</ref></hi>	Il manoscritto figura tra i codici che hanno formato il primo nucleo della Biblioteca Vaticana: A. Manfredi, <hi rend="italic">I codici latini di Niccolò V. Edizione degli inventari e identificazione dei manoscritti</hi>, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1994, pp. 401 e 439-440; R. Bianchi, <hi rend="italic">Manoscritti e opere grammaticali nella Roma di Niccolò V</hi>, in M. De Nonno e P. De Paolis (a cura di), <hi rend="italic" >Manuscripts and Tradition of Grammatical Texts from Antiquity to the Renaissance</hi>. <hi rend="italic" >Proceedings of a Conference held at Erice (16-23 Oct. 1997) as the 11</hi><hi rend="italic CharOverride-5" >th</hi><hi rend="italic" > Course of International School for the Study of Written Records</hi>, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, Cassino 2000, pp. 587-653, a p. 592, n. 15. Per la descrizione del codice vd. É. Pellegrin <hi rend="italic">et al</hi>. <hi >(a cura di), </hi><hi rend="italic" >Les manuscrits classiques latins de la Bibliothè</hi><hi rend="italic" >que Vaticane</hi><hi >, CNRS, Paris 1991, vol. </hi>III/1, pp. 60-64; M. Buonocore, <hi rend="italic">I Codici di Ovidio presso la Biblioteca Apostolica Vaticana</hi>, «Rivista di cultura classica e medioevale», 37, 1995, pp. 7-55, a p. 38. Per la bibliografia successiva: <hi >Coulson, </hi><hi rend="italic" >Hitherto Unedited</hi><hi >,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >cit.,</hi><hi rend="italic" > </hi>pp. 154, 158, 163; Id., <hi rend="italic" >A Bibliographical Update and Corrigenda Minora to Munari</hi><hi rend="italic">’</hi><hi rend="italic" >s Catalogues of the Manuscripts of Ovid</hi><hi rend="italic">’s «Metamorphoses»</hi>, «Manuscripta», 38, 1994, pp. 3-22, alle pp. 11-12. Una breve descrizione del manoscritto, oltre che l’edizione dell’<hi rend="italic">accessus</hi>, era già in B. Nogara, <hi rend="italic">Di alcune vite e commenti medioevali di Ovidio</hi>, in <hi rend="italic">Miscellanea Ceriani. Raccolta di scritti originali per onorare la memoria di M</hi><hi rend="italic CharOverride-5">r</hi><hi rend="italic">. Antonio Maria Ceriani prefetto della Biblioteca Ambrosiana</hi>, Hoepli, Milano 1910, pp. 415-431, a p. 416. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-010-backlink">22</ref></hi>	Sulla presenza del Demogorgone nelle <hi rend="italic">Genealogie</hi>: C.<hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-6">Landi, </hi><hi rend="italic">Demogorgone. Con saggio di nuova edizione delle «Genealogie deorum gentilium» del Boccaccio e sillogi di frammenti di Teodonzio</hi><hi rend="CharOverride-6">, Sandron, Palermo 1930; nelle fonti più antiche: M.P.</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-6">Mussini Sacchi, </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Per la fortuna di Demogorgone in et</hi><hi rend="italic">à </hi><hi rend="italic CharOverride-6">umanistica</hi><hi rend="CharOverride-6">, «</hi>Italia medioevale e umanistica»<hi rend="CharOverride-6">, 34, 1991, pp. 299-310; nel </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Fabularius</hi><hi rend="CharOverride-6">, che a sua volta figura negli </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Zibaldoni</hi><hi rend="CharOverride-6"> di Boccaccio: L. Cesarini Martinelli, </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Sozomeno maestro e filologo</hi><hi rend="CharOverride-6">, «</hi>Interpres<hi rend="CharOverride-6">», 11, 1991, pp. 80-92; Hankey, </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Un nuovo codice</hi><hi rend="CharOverride-6">, cit., pp. 75-77, n. 15; F. Di Benedetto, </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Presenza di testi minori negli Zibaldoni</hi><hi rend="CharOverride-6">, in </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Gli Zibaldoni di Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-6">, cit., pp. 13-28, a p. 25; nell</hi>’<hi rend="italic">In principio</hi>: <hi rend="CharOverride-6">V. De Angelis, </hi><hi rend="italic CharOverride-6">I commenti medievali alla «Tebaide» di Stazio</hi><hi rend="CharOverride-6">, in </hi><hi rend="italic" >Medieval and Renaissance Scholarship</hi><hi rend="CharOverride-6" >, cit., pp. </hi><hi rend="CharOverride-6">75-132, a p. 81 e n. 13, ora in F. Bognini e M.P. Bologna (a cura di), </hi><hi rend="italic">Scritti di filologia medievale e umanistica</hi><hi rend="CharOverride-6">, D</hi>’<hi rend="CharOverride-6" >Auria, </hi><hi rend="CharOverride-6">Napoli</hi><hi rend="CharOverride-6" > 2011, pp. </hi><hi rend="CharOverride-6">151-212; nei commenti ovidiani: </hi><hi >Shwertsich</hi><hi rend="CharOverride-6" >, </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Un commento</hi><hi rend="CharOverride-6">, </hi>cit.<hi rend="CharOverride-6">, p. 71. Più in generale si veda M. Barsacchi, </hi><hi rend="italic">Il mito di Demogorgone. Origine e metamorfosi di una divinità ‘oscura’</hi><hi rend="CharOverride-6">, Marsilio, Bologna 2015.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-009-backlink">23</ref></hi>	Shwertsich, <hi rend="italic">Un commento</hi>, cit., pp. 70-78.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-008-backlink">24</ref></hi>	Vd. <hi rend="italic">supra</hi> n. 9. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-007-backlink">25</ref></hi>	Vat. Lat. 1479, f. 54r: «<hi rend="italic">Iu-piter</hi>: iuvans pater, id est Christi, qui nos iuvat»; f. 58v: «Moraliter intelligitur sic: per Phitonem intelligimus falsam credulitatem, quem Apollo, id est sapiens, quia Apollo dicitur deus sapientie, com (sic) radiis suis desiccat<hi >».</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-006-backlink">26</ref></hi>	G.C. Alessio, <hi rend="italic">I trattati grammaticali di Giovanni del Virgilio</hi>, «Italia medioevale e umanistica», 24, 1981, pp. 159-212, a p. 176 e n. 38; vd. anche M. Ferretti, <hi rend="italic">Per la recensio e la prima diffusione delle </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Allegorie</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> sulle </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Metamorfosi</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> di Giovanni del Virgilio</hi>, «L’Ellisse. Studi storici di letteratura italiana», 2, 2007, pp. 9-20, a p. 20 e n. 55 per la ripresa della glossa sulle Muse di Giovanni del Virgilio nel <hi rend="italic">Commento</hi> alla <hi rend="italic">Commedia</hi> di Benvenuto da Imola.   </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-005-backlink">27</ref></hi>	Nel testo in tabella ho evidenziato le analogie tra i due testi in corsivo e le principali diversità in grassetto.  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-004-backlink">28</ref></hi>	Paolo da Perugia fu autore di un commento a Persio, che Boccaccio conobbe sicuramente: Ghisalberti, <hi rend="italic">Paolo da Perugia</hi>, cit.; D.M. Robathan e F.E. Cranz, <hi rend="italic">A. Persius Flaccus</hi>, in F.E. Cranz e P.O. Kristeller (eds.), <hi rend="italic">Catalogus Translationum et Commentariorum. </hi><hi rend="italic" >Medieval and Renaissance latin translations and commentaries</hi><hi >, Catholic University of American Press, Washington D.C. 1976, pp. 201-231</hi><hi >, alle pp. 246-247.         </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-003-backlink">29</ref></hi>	L’etimologia dal verbo <hi rend="italic">quaerere</hi> è in Isid. <hi rend="italic">Orig</hi>. III 15, 1; più completa la trattazione di Uguccione, in cui si leggono entrambe le etimologie, da <hi rend="italic">quaerere</hi> e da <hi rend="italic">moys</hi>, e le ragioni per cui le Muse sono nove. Mi limito a riportare, dall’edizione di riferimento, soltanto le etimologie: Uguccione da Pisa, <hi rend="italic">Derivationes</hi>. Edizione critica princeps a cura di E. Cecchini, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2004, s.v. <hi rend="italic">Moys</hi>: «Moys grece, latine dicitur aqua. […] Item a moys hec musa-e: muse sunt VIIII […] Vel muse dicuntur a muso, idest querendo […]». </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-002-backlink">30</ref></hi>	Basti qui il solo esempio del commento di Pace da Ferrara alla <hi rend="italic">Poetria nova</hi> nel ms. <hi >London, Brirish Library, Add. 10095, f. 108r: «Premissis hucusque habitis que ad cognitionem huius libri […] concurrebant, restat […]».    </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-001-backlink">31</ref></hi>	Tra i numerosi esempi di metafora del velo della poesia che copre il significato nascosto, rimando  alla nota miniatura di Simone Martini sul Virgilio di Petrarca, in cui Servio con una mano scosta un velo mentre con l’altra indica Virgilio: Milano, Biblioteca Ambrosiana, A 79 inf., f. 1v; F. Petrarca, <hi rend="italic">Le postille del Virgilio Ambrosiano</hi>, a cura di M. Baglio <hi rend="italic">et al</hi>., presentazione di G. Velli, Antenore, Roma-Padova 2006. Sul rapporto tra questa miniatura e i commenti: C. Villa, <hi rend="italic">I classici come modello</hi>, in <hi rend="italic">Intorno al testo. Tipologie del corredo esegetico e soluzioni editoriali. Atti del Convegno (Urbino, 1-3 ottobre 2001)</hi>, Salerno Editrice, Roma 2003, pp. 61-75, a p. 75 e, recentemente, C.M. Monti, <hi rend="italic">Petrarca finxit. La miniatura del Virgilio Ambrosiano e il disegno di Valchiusa nel Plinio Parigino</hi>, «Aevum», 93, 2019, pp. 481-494, alle pp. 484-485. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-000-backlink">32</ref></hi>	M.L. Lord, <hi rend="italic">Boccaccio’s «Virgiliana» in the «Miscellanea latina»</hi>, «Italia medioevale e umanistica», 34, 1991, pp. 127-197; M. Ferretti, <hi rend="italic">Boccaccio, Paolo da Perugia e i commenti ovidiani di Giovanni del Virgilio</hi>, «Studi sul Boccaccio», 35, 2007, pp. 85-110. </p>
      
      
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