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        <title type="main" level="a">Itinerari amazzonici in Boccaccio: il retroterra romanzo</title>
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            <forename>Luti</forename>
            <surname>Matteo</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2019</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-236-2</idno>) by </resp>
          <name>Giovanna Frosini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.08</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The theme of the Amazons accompanies Boccaccio’s vast literary production, from youth to maturity.
The essay explores the interactions between texts of medieval french literature and Boccaccio’s works; at the same time, it aims to place Boccaccio’s works within the Angevin culture of Naples in the fourteenth century.</p>
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            <item>Amazons</item>
            <item>Roman de Troie</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.08<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.08" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">Itinerari amazzonici in Boccaccio: <lb/>il retroterra romanzo</p><p rend="h1_author">Matteo Luti</p><p rend="h2">1. «Fur donne in Scizia crude e dispietate»</p><p rend="text">Il mito delle Amazzoni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="08.html#footnote-043">1</ref></hi></hi> ci fa risalire fino ai primordi della mitologia greca: donne guerriere, dominatrici di un impero femminile nel quale gli uomini sono sottomessi o assenti; la loro stessa esistenza sembra minacciare, fin dalle fondamenta, l’ordinamento della civiltà nelle forme in cui si è comunemente strutturata. Le Amazzoni combattono, si dilettano nella caccia, disprezzano l’<hi rend="italic">eros</hi> o lo vivono in forma di passioni intense e tempestose (‘da uomini’) rifiutando il ruolo materno; per questo il loro destino, affinché si ripristini l’ordine delle cose, è sempre quello di venire sconfitte e ricacciate nelle remote terre da cui provengono, e al contempo di essere oggetto di uno sguardo misto di attrazione e disagio.</p><p rend="text">È forse questo il motivo del successo delle vergini guerriere, che percorrono alcune delle pagine più celebri della letteratura occidentale, attraverso le più varie personificazioni del ‘tipo’ della donna in armi: dalla Debora del <hi rend="italic">Libro dei Giudici</hi> alla Camilla virgiliana, alle eroine dell’epica rinascimentale, fino alla gustosa parodia, in chiave ammiccante e licenziosa, di queste insolenti ‘irregolari’ che troviamo nel catalogo stilato dalla penna arguta di Pierre Bordeille de Brantôme<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="08.html#footnote-042">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il tema delle Amazzoni sembra essere stato anche per Boccaccio un soggetto di costante riflessione, e ne accompagna la vasta produzione dagli anni giovanili alla maturità, dal motivo dominante del <hi rend="italic">Teseida</hi> alla ricchezza di riferimenti del <hi rend="italic">De mulieribus claris</hi>, mettendone in luce l’evoluzione interna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="08.html#footnote-041">3</ref></hi></hi>. Infatti il Nostro pare aver compreso come tale soggetto si prestasse, per sua stessa natura, a letture sempre nuove, declinato ora in senso epico-romanzesco ora in chiave storico-mitologica o erudito-geografica.</p><p rend="text">In riferimento a questo tema, gli studiosi, concentrandosi soprattutto sull’eredità di Boccaccio, hanno fatto luce sul ruolo dell’autore nella codificazione della fortunata immagine della ‘donna guerriera’ che aprirà la strada alla schiera di celebre combattenti che popolano la letteratura tra Quattro e Seicento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="08.html#footnote-040">4</ref></hi></hi>.<hi rend="CharOverride-1"> </hi>Volendo invece indagare gli antecedenti di questo tema, rispetto alle felicissime elaborazioni nella penna Certaldese, tenteremo di mappare le declinazioni del soggetto amazzonico in alcuni dei testi romanzi francesi, diffusi e letti nella Penisola ai tempi di Boccaccio.</p><p rend="text">Per non smarrirci in questa selva, veramente amazzonica, di riferimenti, cercheremo di delimitare il campo della ricerca: tratteremo qui solo delle Amazzoni nell’accezione più ristretta, e non di generiche donne guerriere o vergini cacciatrici. Nella lista delle prime si dovrebbe infatti includere il personaggio di Camilla, dal «virile animo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="08.html#footnote-039">5</ref></hi></hi>, che compare spesso nelle opere boccacciane ed è di fatto assimilabile a un’amazzone; nel nutrito gruppo delle seconde andrebbero invece considerate le cinquantanove dame che, indossati i costumi venatori, in un travestimento galante e boschereccio dell’aristocrazia napoletana, celebrano il trionfo finale dell’amore sulla loro casta vita nella <hi rend="italic">Caccia di Diana</hi>, o i personaggi della triste favola del <hi rend="italic">Ninfale fiesolano</hi>, in cui Mensola, che aveva consacrato la sua verginità all’onnipresente Diana, finisce per cedere alla bellezza e all’intraprendenza dell’amato Africo, scatenando le ire della dea<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="08.html#footnote-038">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Passando alle Amazzoni propriamente dette, si vede che nel <hi rend="italic">Teseida</hi>, scritto negli ultimi anni del soggiorno napoletano: tra il 1339 e il 1341, l’intero primo libro (vero e proprio ‘romanzo nel romanzo’) è dedicato all’impresa di Teseo, giunto fino in Scizia con la sua armata per combattere contro questo popolo di guerriere. </p><p rend="text">È l’autore stesso a valorizzare la scelta di trattare un tema poco noto e peregrino, accingendosi a riscrivere «una istoria antica, / tanto negli anni riposta e nascosa / che latino autor non par ne dica, / per quel ch’io senta, in libro alcuna cosa» (I.2). Poco più avanti, nella chiosa 8.1, si giustifica l’ampio spazio accordato alla vicenda amazzonica, rispetto all’equilibrio complessivo dei 12 libri del poema, dicendo che «perciò che la materia, cioè li costumi delle predette donne amazone, è alquanto pellegrina alle più genti, e perciò più piacevole, [l’autore] la volle alquanto più distesamente porre che per adventura non bisognava»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="08.html#footnote-037">7</ref></hi></hi>. Si narra infatti di come le Amazzoni avessero sterminato i loro uomini e, non paghe della loro scelleratezza, continuassero a infierire contro il genere maschile, non solo uccidendo tutti i malcapitati trovati nel loro territorio, ma anche depredando e vessando le popolazioni circostanti (I, 16). Nella chiosa 5.7 si danno precisazioni sulla genesi dell’organizzazione sociale delle guerriere; sui loro costumi («sono, l’Amazone, donne, le quali, uccisi tutti li maschi loro, si diedono a l’armi, e fecersi seccare tutte le destre poppe, perciò che le impedivano a tirare l’arco; e però sono chiamate amazone, che vuole tanto dire quanto senza poppa») e sulla remota collocazione delle loro terre, localizzate in Scizia («un paese di là da Constantinopoli, sopra il mare della Tana»)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="08.html#footnote-036">8</ref></hi></hi>, in un Oriente lontano e misterioso.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="08.html#footnote-035">9</ref></hi></hi> Questa materia è sviluppata nelle stanze 6-8, dove si narra più distesamente l’origine della società delle Amazzoni, individuata, come si diceva, in una rivolta femminile contro la società patriarcale avvenuta al tempo del re Egeo, padre di Teseo, ossia all’epoca della generazione immediatamente precedente rispetto a quella del protagonista.</p><p rend="quotations_quotation_b1">Al tempo che Egeo re d’Attene era,</p><p rend="quotations_quotation_b2">fur donne in Scizia crude e dispietate,</p><p rend="quotations_quotation_b2">alle qua’ forse parea cosa fiera</p><p rend="quotations_quotation_b2">esser da’ maschi lor signoreggiate;</p><p rend="quotations_quotation_b2">per che, adunate, con sentenzia altiera</p><p rend="quotations_quotation_b2">diliberar non esser soggiogate,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ma di voler per lor la signoria;</p><p rend="quotations_quotation_b2">e trovar modo a fornir lor follia.</p><p rend="quotations_quotation_b1">E come fer le nepoti di Belo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="08.html#footnote-034">10</ref></hi></hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">nel tempo cheto alli novelli sposi,</p><p rend="quotations_quotation_b2">così costor, ciascuna col suo telo</p><p rend="quotations_quotation_b2">de’ maschi suoi li spirti sanguinosi</p><p rend="quotations_quotation_b2">cacciò, lasciando lor di mortal gielo</p><p rend="quotations_quotation_b2">tututti freddi, in modi dispettosi;</p><p rend="quotations_quotation_b2">e ’n cotal guisa libere si fero,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ben che poi mantenersi non potero.</p><p rend="quotations_quotation_b1">Recato adunque co’ ferri ad effetto</p><p rend="quotations_quotation_b2">lor malvoler, voller maestra e duce</p><p rend="quotations_quotation_b2">che correggesse ciascun lor difetto</p><p rend="quotations_quotation_b2">e a ben viver desse forma e luce;</p><p rend="quotations_quotation_b2">né a tal voglia dier lungo rispetto,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ma delle donne che ’l luogo produce</p><p rend="quotations_quotation_b2">elesser per reina en la lor terra</p><p rend="quotations_quotation_b3">Ipolita gentil, mastra di guerra.</p><p rend="text">All’origine della ginecocrazia amazzonica sta dunque un atto di deliberata ribellione, ed è proprio questo affronto delle donne al sentire comune che Teseo decide di punire con le armi, pronto a «vengiare il difetto» loro e a ripristinare l’ordine, come recita il sonetto espositivo («in sé di ciò forte crucciato, propose di purgar cotal peccato» I, 13.7): sarà il felice matrimonio dell’eroe ateniese con Ippolita, la regina delle vergini guerriere, a chiudere in chiave galante l’ambigua e ammiccante spedizione militare; nozze che sanciscono il definitivo reintegro di queste irregolari all’interno del consorzio umano, una volta rese innocue e inquadrate nell’istituto del matrimonio.</p><p rend="text">Nella <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="08.html#footnote-033">11</ref></hi></hi> – cui il nostro si dedicò a partire dagli anni ’50 rielaborandola continuamente fino agli ultimi anni della sua vita – ritroviamo a X.XLIX (<hi rend="italic">De Theseo Egei filio, qui genuit Ypolitum, Demophontem et Anthigonum</hi>) una rapida sintesi della campagna militare di Teseo e del suo matrimonio con Ippolita, senza però che venga descritta la società amazzonica o che si affronti la questione della sua genesi; inoltre, a differenza delle strofe del primo poemetto, Ippolita non figura come sovrana, bensì come una delle ‘principesse del sangue’, sorella, assieme a Menalippe, della regina Antiope<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="08.html#footnote-032">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Un ulteriore e fugace riferimento alla storia di Teseo si ritrova nel <hi rend="italic">De casibus virorum illustrium</hi> (1355/57-1360/70; 1373-1374)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="08.html#footnote-031">13</ref></hi></hi> a I.X (<hi rend="italic">De Theseo, rege Athenarum</hi>), dove l’autore si limita a ricordare la spedizione dell’eroe ateniese contro le guerriere.</p><p rend="text">Il medesimo tema viene ripreso, a distanza di qualche anno, nel <hi rend="italic">De mulieribus claris</hi> (1361-1362)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="08.html#footnote-030">14</ref></hi></hi>, questa volta in una trattazione assai più estesa, che conferisce al soggetto ben altro spessore. Di contro alla vaghezza del <hi rend="italic">Teseida</hi>, la vicenda delle Amazzoni viene inquadrata in una serrata impostazione dinastica e ‘storiografica’, che vede la successione, a due a due, delle regine Marpessa e Lampedone; Orizia e Antiope, per finire con Pentesilea. Ai capp. XI, XII, si precisano inoltre alcuni dati circa l’origine della società amazzonica, proponendo ai lettori una diversa ipotesi: a quanto pare si rifiuta la leggenda riflessa nel <hi rend="italic">Teseida</hi>, secondo cui sarebbero state le Amazzoni stesse a uccidere i loro sposi, con l’offerta di tutt’altra versione, confortata dalla consultazione di fonti autorevoli quali Giustino e Orosio. Riassumiamo: si narra di come i due principi sciti Sylisios e Scolopico, in cerca di nuove terre dopo essere stati cacciati dalla Scizia, si fossero insediati con il loro séguito di esuli presso le rive del fiume Termodonte, in un territorio appartenente al popolo dei Cirii, vivendo di razzie e saccheggi a spese della popolazione locale. In seguito, nel corso delle ripetute controffensive dei Cirii, in risposta alle scorrerie degli invasori, molti degli uomini sciti trovarono la morte. È a questo punto che le loro donne, rimaste vedove dei compagni combattenti, decisero di organizzarsi e scendere in campo come guerriere, affiancate dai pochi uomini sopravvissuti. Queste riuscirono non solo a frenare le truppe dei Cirii, ma si spinsero persino a muovere guerra di loro iniziativa alle popolazioni circostanti. Le vedove giunsero inoltre alla conclusione che un eventuale loro nuovo matrimonio con uomini, ormai necessariamente stranieri, le avrebbe private dell’indipendenza duramente conquistata con le armi; stabilirono perciò di conservarsi caste e, al fine di eliminare ogni disparità di <hi rend="italic">status</hi> tra loro, presero l’inaudita quanto efferata decisione di uccidere i pochi maschi superstiti della tribù. Da quel momento in poi, decise a non sottomettersi mai più ad alcuno, continuarono a vendicare col sangue l’antica strage dei mariti. Il passo si conclude con la menzione della pratica di farsi ingravidare dagli uomini delle popolazioni circostanti per poter assicurare una continuità alla società matriarcale, e della truce usanza di uccidere i bambini di sesso maschile, allevando invece le femmine in una rigida disciplina basata sulla caccia e sull’esercizio delle armi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="08.html#footnote-029">15</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Le <hi rend="italic">Esposizioni sopra la Comedia</hi> (ottobre 1373-gennaio 1374)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="08.html#footnote-028">16</ref></hi></hi>, glossando la figura di Pentesilea, ripropongono integralmente questa versione, per così dire ‘storica’, che riportiamo in parte:</p><p rend="quotations_quotation_b1">Le mogli de’ quali [<hi rend="italic">scil</hi>. gli Scizi], veggendo essere aggiunto al loro essilio l’esser private de’ mariti, preson l’armi e con fiero animo andarono incontro a coloro che li loro mariti uccisi aveano e quegli cacciarono fuori del loro terreno: e, oltre a ciò, continuando la guerra animosamente per alcun tempo, da ogni nimico il difesero. Poi, congiungnendosi per matrimonio co’ populi circunstanti, posero giù alquanto la ferocità dell’animo; ma poi, ripresala, e intra sé ragionando, estimarono il maritarsi a coloro, a’ quali si maritavano, non esser matrimonio, ma più tosto un sottomettersi a servitudine. Per la qual cosa diliberarono di fare e fecero cosa mai più non udita: e questa fu che tutti quegli uomini, li quali con loro erano a casa rimasi, uccisono, e, quasi resurgendo vendicatrici delle morti degli uccisi loro mariti, nella morte degli altri datorno tutte d’uno animo conspirarono. </p><p rend="quotations_quotation_b3">E per forza d’arme con quelli, che rimasi erano, avuta pace, acciò che per non aver figliuoli non perisse la lor gente, presero questo modo, che a parte a parte andavano a giacere co’ vicini uomini e, come gravide si sentivano, si tornavano a casa; e quegli figliuoli maschi che elle facevano, tutti gli uccidevano, e le femine guardavano e con diligenzia allevavano. Le quali non a stare oziose o a filare o a cucire né ad alcuno altro feminile uficio adusavano, ma in domare cavalli, in cacce, in saettare ed in fatica continua l’essercitavano. E, acciò che esse potessero nutricare quelle figliuole che di loro nascessero, essendo loro le poppe agli essercizi delle armi noiose, lasciavano loro la destra e della sinistra le privavano; ed il modo era che, quando eran piccole, tirata alquanto la carne in alto, quella con alcun filo strettissimamente legavano: di che seguiva che la parte legata, non potendo avere lo scorso del sangue, si seccava e così poi, venendo in più matura età, non v’ingrossava la poppa. E da questa privazione dell’una delle poppe nacque loro il nome, per lo quale poi chiamate furono, cioè «Amazone», il quale tanto vuol dire quanto «senza poppa». E, così perseverando più tempo, quando sotto una reina e quando sotto due, si governavano, continuamente ampliando il loro imperio.</p><p rend="text">Appare a questo punto evidente come Boccaccio, abbandonato il vago delle suggestioni romanzesche dell’opera giovanile, abbia in seguito preferito procedere a una ricostruzione attenta, con il ricorso all’autorità di comprovate fonti storiche: sono trasposti quasi alla lettera i capitoli di Orosio, <hi rend="italic">Historiae adversus paganos</hi>, I, 15<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="08.html#footnote-027">17</ref></hi></hi> e Giustino, <hi rend="italic">Epitoma historiarum Philippicarum Pompei Trogi</hi>, II, 1-4, a cui il Nostro era forse giunto attraverso la consultazione del detestato quanto insostituibile <hi rend="italic">Compendium sive Chronologia magna</hi> di Paolino veneto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="08.html#footnote-026">18</ref></hi></hi>. Si può notare infatti come Boccaccio avesse trascritto nel suo <hi rend="italic">Zibaldone Magliabechiano</hi> (c. 129v [c. 171v]) il medesimo passo relativo alle Amazzoni che si legge alla carta 13r del manoscritto da lui posseduto dell’enciclopedia storica di Paolino, il quale riprende, in una sintesi puntuale, la versione offerta dai due autori latini.</p><p rend="text">Resta a questo punto da chiarire quale sia la fonte più probabile del racconto che si trova nelle ottave del <hi rend="italic">Teseida</hi>. Un indizio ci viene dalla <hi rend="italic">Tebaide</hi> di Stazio, l’opera che Boccaccio stava compulsando parallelamente all’allestimento del suo poemetto. Il Certaldese sembra operare una deliberata contaminazione tra la rivolta delle Amazzoni, che di propria iniziativa si sollevano contro il genere maschile, e il famigerato episodio di androcidio avvenuto a Lemno, reso celebre proprio dal V libro della <hi rend="italic">Tebaide</hi> (vv. 28-498). Nel racconto – che Stazio affida alle accorate parole dalla principessa Isifile – si narra infatti della notte in cui le donne, in preda a un <hi rend="italic">furor</hi> scelerato, decisero di sottrarsi alla tirannia dei mariti e sterminarono tutta la popolazione maschile dell’isola<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="08.html#footnote-025">19</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Non occorre sottolineare la profonda conoscenza che Boccaccio aveva dell’opera staziana; del resto è noto il suo possesso del codice Fi, BML, Plut. 38.6 (sec. XII in.) contenente la <hi rend="italic">Tebaide</hi> corredata dal commento di Lattanzio Placido, che Boccaccio stesso integrò con alcune carte trascritte di suo pugno attorno al 1340-1345 e arricchì di <hi rend="italic">notabilia</hi> e glosse, proprio mentre era impegnato a progettare il <hi rend="italic">Teseida</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="08.html#footnote-024">20</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> </p><p rend="text">La terribile storia delle feroci donne di Lemno sembra giungere a Boccaccio anche mediata dal filtro dantesco di <hi rend="italic">Inf</hi>. XVIII 88-90 «Ello [<hi rend="italic">scil</hi>. Giasone] passò per l’isola di Lenno / poi che l’ardite femmine spietate / tutti li maschi loro a morte dienno», come appare dalla feroce requisitoria contro le donne del <hi rend="italic">Filocolo</hi> (1335 o ’39) III.35.9 «Quanto ardire e quanta crudeltà fu quella delle femine di Lenno, che, essendo degnamente suggette degli uomini, per divenire donne, quelli nella tacita notte con armata mano tutti diedero alla morte?». L’episodio venne poi ripreso da Boccaccio stesso nel fugace riferimento dell’<hi rend="italic">Amorosa Visione </hi>(XXI 19-51)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="08.html#footnote-023">21</ref></hi></hi>, dove si parla del «regno ond’ogni maschio era cacciato», fino alle più diffuse narrazioni della produzione matura: <hi rend="italic">Genealogia</hi>, V.XXIX (<hi rend="italic">De Ysiphyle Thoantis filia</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="08.html#footnote-022">22</ref></hi></hi> e <hi rend="italic">De Mulieribus</hi> XVI (<hi rend="italic">De Ysiphile regina Lemni</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="08.html#footnote-021">23</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Un’ulteriore prova di questa suggestione staziana è offerta dal fatto che sia l’autore latino che Boccaccio facciano ricorso – come termine di paragone delle vicende narrate – a un altro terribile mito, anch’esso emblematico della distruzione dei vincoli di parentela e dei legami matrimoniali: la vicenda delle nipoti di Belo, che uccisero su istigazione dal padre Danao i loro cinquanta mariti nel corso di una sola notte. Già Stazio (V, 117-119)<hi rend="CharOverride-1"> </hi>aveva accostato la vicenda delle donne di Lemno alla storia delle Danaidi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="08.html#footnote-020">24</ref></hi></hi>, e Boccaccio fa uso dello stesso termine di paragone ricordando la vicenda proprio nel <hi rend="italic">Teseida</hi> I.7.1: «E come fer le nepoti di Belo nel tempo cheto alli novelli sposi…» e relativa chiosa: </p><p rend="quotation_b">Belo fu re in una parte di Grecia, e ebbe due figliuoli; l’uno ebbe nome Danao, il quale fu re dopo la morte del padre e ebbe cinquanta figliuole; l’altro ebbe nome Egisto e ebbe cinquanta figliuoli maschi; e di pari concordia diedono le cinquanta figliuole di Danao per mogli alli cinquanta figliuoli d’Egisto; e ordinò Danao, per tema la quale aveva de’ figliuoli d’Egisto che non gli togliessero il regno, che ciascuna delle figliuole, la prima notte che co’ mariti giacessero, ciscuna uccidesse il suo; e così fecero, fuori che una etc. Ipermestra, Lino, etc.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="08.html#footnote-019">25</ref></hi></hi></p><p rend="h2">2. «Rivolgere l’antiche storie». Le Amazzoni in area romanza</p><p rend="text">La disinvoltura di Boccaccio nell’utilizzo delle diverse versioni della leggenda amazzonica non sembra dovuta – come si potrebbe pensare in prima battuta – al passaggio dalle disordinate, ma suggestive, letture della giovinezza alla severa erudizione latina degli anni della maturità; è invece ragionevole pensare che Boccaccio facesse un uso consapevole delle sue fonti, modulandole e scegliendo i riferimenti da utilizzare di volta in volta, in accordo con il genere letterario che in quel momento lo vedeva impegnato nella scrittura.</p><p rend="text">Notiamo inoltre come l’utilizzo delle diverse versioni della leggenda amazzonica sia caratteristico anche della produzione in francese, nota e diffusa nella coeva Napoli angioina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="08.html#footnote-018">26</ref></hi></hi>; in particolare, un simile gioco di citazioni si ritrova nella penna di Benoît de Sainte-Maure, a cui si deve il celeberrimo <hi rend="italic">Roman de Troie</hi>: «quella fonte» che sparse «di parlar sì largo fiume» almeno fino alla riscoperta dei testi omerici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="08.html#footnote-017">27</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Fondamentale per noi resta il contributo di Aimé Petit<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="08.html#footnote-016">28</ref></hi></hi>, da cui prendiamo le mosse, che traccia una mappa capillare della presenza amazzonica in quelli che sono i tre capisaldi della ricezione della Classicità all’alba delle letterature volgari, i tre <hi rend="italic">Romans d’Antiquité</hi> di area anglo-normanna e plantageneta: <hi rend="italic">Thebes </hi>(1150), <hi rend="italic">Eneas</hi> (1160) e <hi rend="italic">Troie</hi> (1160-1170)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="08.html#footnote-015">29</ref></hi></hi>. Certo l’attrazione per le donne guerriere non è esclusiva degli autori del XII secolo, ma si deve rilevare come la nascente letteratura volgare – e in modo speciale il nuovo genere ‘romanzo’ –<hi rend="CharOverride-1"> </hi>accordi un posto importante alle Amazzoni, in concomitanza con il crescente interesse erudito e antiquario verso la Classicità e il paganesimo antico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="08.html#footnote-014">30</ref></hi></hi>. Infatti – nonostante alcune sporadiche apparizioni nelle <hi rend="italic">Chansons de Geste</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="08.html#footnote-013">31</ref></hi></hi> – la materia amazzonica, accompagnandosi per sua stessa natura alla fascinazione verso l’‘antico’ e l’‘esotico’, non trova generalmente posto nell’epica; trova invece la sua sede più consona nello spazio romanzesco aperto all’enciclopedia e al meraviglioso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="08.html#footnote-012">32</ref></hi></hi>. Per questo non si riscontra che un rapido accenno nel precoce <hi rend="italic">Roman de Thèbes</hi>, ancora troppo legato alla tradizione epica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="08.html#footnote-011">33</ref></hi></hi>; mentre è il <hi rend="italic">Roman d’Eneas</hi> il primo a introdurre nella letteratura francese il tema, se non delle Amazzoni propriamente dette, almeno della donna in armi, dedicando ampio spazio al personaggio della Camilla virgiliana<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="08.html#footnote-010">34</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ma è il più recente tra questi romanzi a soggetto antico, il <hi rend="italic">Roman de Troie</hi>, a concedere un larghissimo spazio alle Amazzoni. Proprio la ‘veste’ da <hi rend="italic">summa</hi> enciclopedica che conferisce all’opera, permette all’autore di indugiare a digressioni veicolate da un’affinata tecnica descrittiva; su animali stravaganti; su pietre straordinarie o, più estesamente, sulla geografia o la cosmologia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="08.html#footnote-009">35</ref></hi></hi>. Per introdurre la discesa in campo, in soccorso dei Troiani, delle Amazzoni al seguito della regina Pentesilea, si apre dunque un amplissimo <hi rend="italic">excursus</hi> storico e geografico che occupa i vv. 23127-23356<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="08.html#footnote-008">36</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">Ço que terre e mer avirone </hi>/ si com la Letre dit e sone, / est Ocean dreit apelé.&#x2028;/  En quatre parz est devisé&#x2028;/ li monde toz: c’est Orïenz, / Meridïes e Occidenz, / Septentrion; en ço contient / li cercles qu’Abismes sostient.</p><p rend="text">[…]</p><p rend="quotations_quotation_b3">Ço nos recontent li Traitié / e li grant Livre Historial, / qu’en la partie Orïental / est Amazoine<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="08.html#footnote-007">37</ref></hi></hi>, terre grant: / oëz, que nos trovons lisant. / De femmes est tote habitee: / de tant com dure la contree, / n’i enterra hom a nul jor. / Mais, si com dïent li autor, / delez la terre près assez / a un isle qui bien est lez: / seisante liuës tient al meins; / de precios arbres est pleins /&#x2028;et d’erbes chieres speciaus. / Plains est li isles e eguaus&#x2028;/ e delitos e riche e bel. / La vont contre le tens novel.&#x2028;/ Bel s’atornent e richement: / precios sont lor vestement&#x2028;/ de dras de seie a or batuz; / noblement ont les cors vestuz. / Dès qu’est li meis d’avril entrez / desci que juinz s’en est alez,&#x2028;/ i sont a joie e a sojor. / &#x2028;Li home des regnes entor / vienent a eles: c’est lor us.&#x2028;/ Tres meis i sont e neient plus. / &#x2028;A mout grant joie les receivent: / adonc empreignent e conceivent. / Les plus beles, les plus preisiees / n’i sont eües n’atochiees&#x2028;/ se de ceus non qui ont valor&#x2028;/ e qui plus ont pris e honor:&#x2028;/ li plus vaillant as plus vaillanz. / Iluec aportent les enfanz&#x2028;/ qui masle sont e d’eles né:&#x2028;/ as peres sont iluec doné,&#x2028;/ que ja un sol n’en retendront&#x2028;/ ne plus d’un an nel norriront;&#x2028;/ les meschines, celes norrissent.&#x2028;/ E quant ço vient qu’il departissent, / tot l’an sont puis, ja de ses ieuz / nes verra hom, jovnes ne vieuz: / s’en lor terre meteit les piez, / sempres sereit toz detrenchiez. / D’eles i a mout grant partie&#x2028;/ que ja a nul jor de lor vie&#x2028;/ ne seront d’omes adescees&#x2028;/ ne ja n’ierent despucelees.&#x2028;/ Armes portent: mout sont vaillanz / e hardies e combatanz,&#x2028;/ e en toz lieus en sont preisiees. / Avenu est li maintes feiees /&#x2028;que eisseinet de lor païs:&#x2028;/ armes portent por aveir pris.</p><p rend="quotations_quotation_b1">[Ciò che circonda la terra e il mare, / così come la mia fonte afferma, / è correttamente chiamato Oceano. / In quattro parti è diviso / il mondo intero: ci sono Oriente, / Meridione, Occidente / e Settentrione. In questo insieme è contenuto / il mondo che gli Inferi sostengono. </p><p rend="text">[…]</p><p rend="quotations_quotation_b3">Ci raccontano i trattati / e il grande libro di storia, / che nella parte orientale, / c’è l’Amazzonia, una grande regione; / ascoltate cosa abbiamo trovato leggendo. / Da donne è interemente abitata / questa regione in tutta la sua estensione, / non vi si stabilirà mai un uomo. / Inoltre, come dicono gli autori, / assai vicino a questa terra / c’è un’isola che è molto grande: / è estesa almeno sessanta leghe; / è piena di alberi pregiati /e di piante rare; / l’isola è tutta pianeggiante, / amena, ricca e bella. / Là vanno le donne durante la bella stagione. / Si fanno belle e si adornano riccamente: / le loro vesti sono preziose, / di stoffe di seta ricamate d’oro / vestono nobilmente i loro corpi. / Dagli inizi di aprile / fino alla fine di giugno / là stanno con piacere e in ozio. / Gli uomini dei regni circostanti / le raggiungono: è la loro usanza. / Vi trascorrono tre mesi e non di più. / Con molta gioia queste li ricevono: / dunque rimangono gravide e concepiscono. / Le più belle, quelle che hanno più valore / non sono possedute né toccate / se non da coloro che sono valorosi / e che più hanno pregio e onore: / chi ha più valore va a chi ha più valore. / Là portano i fanciulli / di sesso maschile, nati da loro: / là sono affidati ai padri, / elle non ne terranno nemmeno uno / e non lo alleveranno per più di un anno; alleveranno invece le femmine. / E quando giunge il momento della partenza degli uomini /nessuna di loro per tutto il resto dell’anno / ne vedrà più uno con i suoi occhi, giovane o vecchio. / Se un uomo nella loro terra mettesse i piedi, / sarebbe fatto a pezzi. / Tra loro ce n’è una gran parte / che in nessun giorno della sua vita / sarà adescata da uomini / e non perderà la sua verginità. / Sono dedite alle armi; sono molto valorose, / ardite e guerriere; / in tutti i luoghi sono apprezzate. / È accaduto molte volte / che elle uscissero dal loro paese: / combattono in cerca di gloria]. </p><p rend="text">Come vediamo, non c’è nessun riferimento a una geografia precisa: si evoca qui, con sensuale fascinazione, un Oriente lontano quanto favoloso, come incantata è del resto l’isola, vero ‘giardino delle delizie’ dove si svolge il rituale di accoppiamento a cui si dedicano le Amazzoni, le quali, deposta ogni rudezza guerriera, appaiono agli occhi del narratore quasi creature di una specie esotica e rara<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="08.html#footnote-006">38</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Ma Benoît de Sainte-Maure si mostra di ben altro rigore quando, nella più tarda <hi rend="italic">Chronique des ducs de Normandie</hi> (1174), traspone in volgare la storia della dinastia ducale normanna<hi rend="italic CharOverride-1"> </hi>cimentandosi in una vasta compilazione storica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="08.html#footnote-005">39</ref></hi></hi>. Se il <hi rend="italic">Roman de Troie</hi> abbondava di mirabolanti descrizioni, per trasmettere ai lettori l’idea di un passato evocato nella sua suggestiva lontananza, la seconda opera appare più strettamente vincolata al rispetto e allo sfoggio di fonti autorevoli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="08.html#footnote-004">40</ref></hi></hi>. Riprendendo dunque il tema del precedente <hi rend="italic">Roman</hi>, l’autore appare nella <hi rend="italic">Chronique </hi>più<hi rend="italic"> </hi>sensibile alla ricostruzione delle lontane origini dei popoli e, in un lunghissimo <hi rend="italic">excursus</hi>, discetta sui costumi delle Amazzoni, nel quadro di un’ampia descrizione storico-geografica del mondo (1-256; 415-454)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="08.html#footnote-003">41</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotations_quotation_b1">Itant savum bien [que li] munz / est tot igaus e toz roonz; / li granz Oceans l’avironne,&#x2028;/ si com la lettre dit et sonne,&#x2028;/ ausi com cercle en roonde[ce] / dum nus ne set [sa] parfondece. / Enmi le monde set la terre&#x2028;/ que l’Ocean aclot e serre. /</p><p rend="quotations_quotation_b2">[…] </p><p rend="quotations_quotation_b2">Itex est la formations&#x2028;/ deu monde e la divisions&#x2028;/ que quatre parz i a, non plus,&#x2028;/ ce nos retrait Ysidorus:&#x2028;/ c’est orient, meridiés&#x2028;/ e occident qui vient enprés, / septentrien: en ce s’estent&#x2028;/ toz li cercles deu firmament.&#x2028;</p><p rend="quotations_quotation_b2">[…]</p><p rend="quotations_quotation_b2">A Ase tient tot en roont&#x2028;/ les dous parties d’icest mont,&#x2028;/ les autres parz, les deus parties / que vos avez ici oïes.&#x2028;/ Qui ci a toz demandemenz&#x2028;/ e as grejos enqueremenz&#x2028;/ que l’on li porreit ici faire&#x2028;/ savreit mostrer, dire e retraire / com les mers vunt ne le contrees / ne com eles sunt habitees,&#x2028;/ de quex oiseaus ne de quex jenz, / de quez bestes, de quex serpenz / ne les merveilles granz e fieres / dum el i a de mil manieres:&#x2028;/ ou sunt les pierres principaus&#x2028;/ ne saveir por q’eus sunt itaus / &#x2028;ne si diverses de colors.&#x2028;/ Ne por quei les chosses menors / prennent e veinquent les plus granz; / qui ci sereit par tot saichanz&#x2028;/ moct li fereit buen demander,&#x2028;/ buen aprendre buen escouter…</p><p rend="quotation_b">[in una sorta di compendio di storia universale si ripercorrono le tappe della civiltà a partire dall’età biblica, con la discendenza dei figli di Noè. Si passano dunque in rassegna le origini dei vari popoli della terra fino ad arrivare alla popolazione guerriera dei Sarmati, identificati con i progenitori di Goti, presso i quali accade un fatto straordinario: le mogli di questi combattenti, abbandonate per lungo tempo dai mariti, impegnati nella guerra contro gli Egiziani, decidono di lasciare le loro case dando origine alla società matriarcale delle Amazzoni] </p><p rend="quotations_quotation_b2">E celes, qui point n’esteit bel, / pristrent entr’eus conseil novel, / pesme, dum trop se desleierent, / que lor mariz deu tot laisserent. / Tex fu lor estaiblissemenz / que d’eus n’iert mais ajostemenz / od homme nul qui od eus maigne / ne qui demuert en lor compaigne; / isieu firent, e isieu tendront / toz les jorz mais qu’eles vivront. / Deus reïnes firent des lor, / qui moct erent de grant valor: / ce fu Lampete e Marpessen,&#x2028;/ qui moct orent proece e sen. / Plusors des nobles, des vaillanz, / forz, hardies e combattanz / eslurent mestres e pricesses&#x2028;/ e a cez deus ajuerreses.&#x2028;/ Les mameles destre se coistrent / qu’avis lor fu qu’eles lor nuistrent / a lor jenz cors sovent armer,&#x2028;/ a armes prendre e a porter, / a traire d’arz e a lancer&#x2028;/ les trenchanz gaveloz d’acer. / Cestes dames amazoneises,&#x2028;/ qui moct furent proz e corteises, / envaïrent puis par cenz anz&#x2028;/ Eürope, qui si est granz,&#x2028;/ que les contez e les reiaumes,&#x2028;/ les provinces e les ducheaumes / sozmistrent puis a lor danger&#x2028;/ au fer trenchant e a l’acier.&#x2028;/ Par tot ala lor seignorie,&#x2028;/ tex merveille ne fu oïe.&#x2028;/ D’eles neu vuil plus maintenir, / mais qui lor faiz voudreit oïr&#x2028; / si lise l’estoire des Goz,&#x2028;/ qui moct est plus granz que les noz; / iloc orra lor ovre entiere,&#x2028;/ qui moct i est granz e pleniere. </p><p rend="quotations_quotation_b1">Di certo sappiamo che il mondo / è tutto uniforme e tutto rotondo; / il grande Oceano lo circonda / così come afferma la mia fonte, / è fatto a mo’ di cerchio rotondo / di cui non si conosce la profondità. / Al centro del mondo si trova la terra / che l’oceano circonda e racchiude.</p><p rend="quotations_quotation_b2">[…]</p><p rend="quotations_quotation_b2">Questa è la conformazione / del mondo e la divisione, / il quale è formato da quattro parti e non di più, / questo ci dice Isidoro: / sono Oriente, Meridione, / segue Occidente / e Settentrione: in queste sono comprese / tutte le sfere del firmamento. </p><p rend="quotations_quotation_b2">[…]</p><p rend="quotations_quotation_b2">L’Asia occupa tutt’intorno due parti di questo mondo, / le altre parti, le due / di cui avete sentito parlare. / Chi a tutte le domande / e alle più grandi richieste / che si potrebbero fare a questo punto / sapesse mostrare, dire e descrivere / come i mari penetrino nelle terre; / come queste siano abitate / da quali ucceli, da quali popolazioni, / da quali bestie, da quali serpenti; / oppure le meraviglie grandi e terribili, / di cui esistono tantissime varietà; / dove si trovino le pietre più importanti / e perché siano tali / e così diverse di colore; / o sa perché le cose più piccole / prendano il sopravvento sulle più grandi; / a colui che sapesse tutte queste cose/ sarebbe bene domandare molto, / appendere e ascoltare con attenzione. /</p><p rend="quotations_quotation_b2">[…]</p><p rend="quotations_quotation_b3">E quelle, che non erano per niente soddisfatte, / presero tra di loro un proposito nuovo, / pessimo, per cui agirono molto slealmente / e tutte lasciarono i loro mariti. / Questa fu la loro decisione /così che da parte loro non ci sarà mai alcuna riconciliazione / con un uomo che con loro viva / o che dimori in loro compagnia, / così fecero e così faranno / per tutta la loro vita. / Tra loro elessero due regine, / che erano di gran valore: / furono Lampete e Marpessa, / che ebbero molto coraggio e senno. / Molte tra le nobili e valorose / forti, ardite e combattenti / scelsero condottiere e principesse / come aiutanti a queste due. / Si recisero il seno destro / perché secondo loro era d’impedimento / nell’armare il loro bel corpo, / nel prendere e portare armi, / nel tirare d’arco e nello scagliare / i micidiali giavellotti d’acciaio. / Queste donne chiamate Amazzoni / che furono molto prodi e cortesi / invasero poi per cento anni / l’Europa che è così grande, / così che le contee e i reami, / le province e i ducati / sottomisero con danno / con l’uso della spada e delle armi. / Il loro dominio si estese ovunque, / mai fu udita una cosa così straordinaria. / Di queste non voglio più parlare, / ma chi volesse udire i loro fatti / legga la storia dei Goti, / che è molto più ampia della nostra; / là troverà tutte le loro gesta / che vi sono descritte in maniera diffusa e completa. </p><p rend="text">Benoît mostra la serietà con cui è stata affronta questa sezione ‘scientifica’ della sua compilazione, servendosi di opere che godevano di comprovata autorità, come i manuali imprescindibili di Plinio, Solino, Orosio e Isidoro di Siviglia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="08.html#footnote-002">42</ref></hi></hi>. Dunque anche nelle opere dell’autore francese le Amazzoni possono essere oggetto di due differenti livelli di trattazione: più libera e svincolata nel genere romanzesco, più seria e dettagliata, con esibizione di precisi riscontri, nell’opera storiografica.</p><p rend="text">Le indagini sul possibile retroterra romanzo non ci esimono dall’accennare, in chiusura, al dibattuto problema della conoscenza da parte del Boccaccio dei ‘classici’ della letteratura francese della sua epoca: il determinare in che misura e in quale modalità il Nostro conoscesse la narrativa francese del XII secolo è ancora (e forse resterà) difficile da determinare con precisione. Tuttavia è ormai acclarata la sua onnivora disponibilità a servirsi di materiali eterogenei, in cui l’insistita contaminazione tra fonti diverse si accompagna a una loro radicale ricontestualizzazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="08.html#footnote-001">43</ref></hi></hi>. Al contempo è innegabile una ‘consonanza spirituale’ tra Boccaccio e la cultura galloromanza, come provano i testi copiati di suo pugno<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="08.html#footnote-000">44</ref></hi></hi>; ma è soprattutto la visione stessa dell’Età antica che trapela dalla produzione di Bocaccio a essere in sostanza ancora quella definita dai Romanzi del XII secolo. Una suggestiva immagine che permette di visualizzare con efficia questo orizzonte culturale, e che mi piace ricordare in chiusura, si trova nel <hi rend="italic">Filocolo</hi> (II.32.1-4), dove la rappresentazione della Classicità, plasmata dai bassorilievi che decorano le marmoree pareti della sala regia del palazzo di Felice è perfettamente coincidente con quella consegnata al Medioevo dai romanzi di materia antica. Qui si vedono infatti «ne’ rilucenti marmi intagliate l’antiche storie» tra cui spiccano «la dispietata ruina di Tebe, e la fiamma dei due figliuoli di Iocasta, e l’altre crudeli battaglie fatte per la loro divisione, insiememente con l’una e con l’altra distruzione della superba Troia. Né vi mancava alcuna delle gran vittorie del grande Alessandro».</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">C. Alessio e C. Villa, <hi rend="italic">Il nuovo fascino degli autori antichi tra i secoli XII e XIV</hi>, in G. Cavallo, P. Fedeli, A. Giardina (a cura di), <hi rend="italic">Lo spazio letterario di Roma antica. III: La ricezione del testo</hi>, II, Salerno, Roma 1990, pp. 473-488.</p><p rend="bib_indx_bib">Alfano G., D’Urso M.T., Perriccioli Saggese A. (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio angioino. Materiali per la storia culturale di Napoli nel Trecento</hi>, Peter Lang, Bruxelles 2012.</p><p rend="bib_indx_bib">Alfano G. <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio e Napoli. Nuovi materiali per la storia culturale di Napoli nel Trecento</hi>, Atti del convegno <hi rend="italic">Boccaccio angioino. 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Rat, Le Livre de Poche, Paris 1962, pp. 229-231.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-041-backlink">3</ref></hi>	Le opere di Giovanni Boccaccio si citano secondo V. Branca (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, 10 voll., Mondadori, Milano 1964-1998.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-040-backlink">4</ref></hi>	La Bradamante ariostesca, la Clorinda di Tasso, per non citare che quelle universalmente note, fino alla protagonista del <hi rend="italic">Libro della Regina Ancroia</hi>, uno dei più importanti poemi cavallereschi del XV secolo o dell’<hi rend="italic">Amazonida</hi> (1503) di Andrea Stagi. Sulla fortuna delle Amazzoni nel Rinascimento, rimandiamo agli studi (e alla relativa bibliografia) di E. Stoppino, <hi rend="italic">Genealogies of Fiction: Women Warriors and the Dynastic Imagination in the “Orlando furioso”</hi>, Fordham University Press, New York 2012; Ead., <hi rend="italic">Boccaccio mediatore: narrazioni amazzoniche tra cantare e poema</hi>, «Critica del Testo», XIX (2), 2016, pp. 233-246.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="08.html#footnote-039-backlink">5</ref></hi>	G. Padoan (a cura di), <hi rend="italic">Esposizioni sopra la “Comedia” di Dante</hi>, Mondadori, Milano 1965, IV, esp. litt., 202. Altri riferimenti alla guerriera virgiliana in <hi rend="italic">Eposizioni</hi>, I, esp. litt., 137 sgg.; <hi rend="italic">Teseida delle nozza d’Emilia</hi>, a cura di A. Limentani, Mondadori, Milano 1964, VI, chiosa, 53.1; <hi rend="italic">Amorosa visione</hi>, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1964, IX 31-33 e<hi rend="italic"> De mulieribus claris</hi>, a cura di V. Zaccaria, Mondadori, Milano 1970, XXXIX. <hi rend="italic">De Camilla Volscorum regina</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-038-backlink">6</ref></hi>	Il legame tra le Amazzoni e Diana, dea della caccia, è noto; a loro si deve secondo la tradizione la fondazione della città di Efeso in Asia Minore e la consacrazione alla dea vergine del celeberrimo santuario (episodio ricordato nel <hi rend="italic">De Montibus,</hi><hi rend="italic"> silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus, et de diversis nominibus maris</hi>, a<hi rend="italic"> </hi>cura di M. Pastore Stocchi,<hi rend="italic"> </hi>Mondadori, Milano 1998<hi rend="italic"> </hi>: «Callipia fons est in Epheso civitate penes eximium Amazonum opus, Diane Ephesie templum»; «Yonium mare […] Ephesus, clarissima templo Diane ab Amazoniis consecratum»). Inoltre troviamo le guerriere spesso impegnate in attività venatorie, per esempio: <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi>, a cura di V. Zaccaria, Mondadori, Milano 1998, XI.XXIV <hi rend="italic">De Arpalice Lygurgi filia</hi>. «Arpalicem dicit Papias Tracem fuisse et Lygurgi filiam ac venationibus deditam. De qua Virgilius: Vel qualis equo Treissa fatigat Harpalice, volucremque fuga prevertitur Hebrum etc. <hi >Theodontius dicit hanc patriam reliquisse, et ad Amazones abiisse, et ibidem imperasset. Servius autem scribit de hac, quod cum patrem senem a Gethis captum sensisset, collecta confestim multitudine, et celerius quam de femina existimari potuerit, illum armis et robore liberavit».</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-037-backlink">7</ref></hi>	<hi rend="italic">Teseida delle nozza d’Emilia</hi>, a cura di A. Limentani, Mondadori, Milano 1964. Ricordiamo anche la recente edizione a cura di E. Agostinelli e W. Coleman, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2015. Si veda inoltre l’omonimo capitolo di W. Coleman, in T. De Robertis <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista, Firenze Biblioteca Medicea Laurenziana, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014</hi>, Mandragora, Firenze 2013, pp. 89-93 (schede dei mss. pp. 94-99). Per la diffusione del <hi rend="italic">Teseida</hi> in Italia meridionale si veda M. Maggiore, <hi rend="italic">“Scripto sopra Theseu Re”. Il commento salentino al “Teseida” di Boccaccio (Ugento/Nardò, ante </hi>1487), 2 voll., De Gruyter, Berlin-Boston 2016.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-036-backlink">8</ref></hi>	<hi rend="italic">Teseida</hi>, I, chiosa 6.1. La narrazione del viaggio di Teseo per raggiungere le Amazzoni alle ottave 40-41 del primo libro offre lo spazio per un breve <hi rend="italic">excursus</hi> geografico, amplificato dalle relative Chiose. Una più precisa disamina dei luoghi geografici legati alle Amazzoni è offerta dal <hi rend="italic">De Montibus</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-035-backlink">9</ref></hi>	Il trattamento del tema amazzonico si collega sempre all’evocazione di un ‘altrove’ lontano; cfr. E. Faral, <hi rend="italic">Recherches sur les sources latines des contes et romans courtois du moyen âge</hi>, Champion, Paris 1913, in particolare il capitolo <hi rend="italic">Le merveilleux et ses sources dans les descriptions</hi>, pp. 307-383; D. Poirion, <hi rend="italic">Il meraviglioso nella letteratura francese del Medioevo</hi>, Einaudi, Torino 1988 (ed. orig. 1982), in part. pp. 24-26; I. Bejczy e M-J. Heijkant, <hi rend="italic">Il prete Gianni e le Amazzoni: Donne in un’utopia medievale (secondo la tradizione Italiana)</hi>, «Neophilologus», 79, 1995, pp. 439-449. Sull’enciclopedismo medievale si veda il ricchissimo contributo di M. Ciccuto, <hi rend="italic">Meraviglie d’Oriente nelle enciclopedie illustrate del Medioevo</hi>, in M. Picone (a cura di), <hi rend="italic">L’enciclopedismo medievale</hi>, Atti del convegno (San Gimignano, 8-10 ottobre 1992), Longo, Ravenna 1994, pp. 79-116. Sugli interessi geografici di Boccaccio si veda R. Morosini (a cura di),<hi rend="italic"> Boccaccio geografo. Un viaggio nel Mediterraneo tra le città, i giardini e... il ‘mondo’ di Giovanni Boccaccio</hi>, Mauro Pagliai, Firenze 2010.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-034-backlink">10</ref></hi>	La vicenda viene accostata al tragico mito delle Danaidi, le uxoricide nipoti di Belo su cui avremo modo di tornare più oltre.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-033-backlink">11</ref></hi>	<hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi>, a cura di V. Zaccaria, 2 voll., Mondadori, Milano 1998. Si veda il capitolo di S. Fiaschi, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 171-176 (schede dei mss. pp. 177-180).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-032-backlink">12</ref></hi>	<hi >«Theseus inclitus Athenarum rex fuit Egei regis filius et Ethre. Ingentis atque generosi animi iuvenis plura memoratu digna peregit, adeo ut inter Hercules plurimos nominetur unus. Hic quidem ante alia cum Hercule ab Euristeo misso adversus Amazones expeditionem suscepit, ut dicit Iustinus, et cum multas occidissent atque cepissent, cepere inter alias Menalippem atque Ypolitem Anthyope regine sorores. Sed Hercules pro armis regine Menalippem sorori restituit. Theseus vero Ypolitem, que sibi in sortem prede contigerat, sumpsit uxorem, ex qua Ypolitum filium suscepit». </hi>Nel capitolo successivo troviamo un ulteriore brevissimo accenno a Ippolita e alla sua uccisione per mano di Teseo davanti agli occhi di Ippolito, il figlio che gli aveva generato, nel cui carattere schivo e refrattario all’amore si riflette l’eredità della madre. Ulteriori accenni alle Amazzoni si ritrovano a XIII.I, in cui viene ricordata la sedicesima fatica di Ercole e la cattura del balteo della regina Antiope, e a XIII.LVIII, in cui si racconta la vittoria del giovane Bellerofonte contro le guerriere nella spedizione potenzialmente mortale voluta da Iobate.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-031-backlink">13</ref></hi>	<hi rend="italic">De casibus virorum illustrium</hi>, a cura di P. G. Ricci e V. Zaccaria, Mondadori, Milano 1983. Si veda il capitolo a cura di E. Romanini, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 189-191 (schede dei mss. pp. 192-195).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-030-backlink">14</ref></hi>	<hi rend="italic">De mulieribus claris</hi>, a cura di V. Zaccaria, Mondadori, Milano 1970. Si veda il capitolo di C. Malta, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 197-200 (schede dei mss., pp. 201-202).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-029-backlink">15</ref></hi>	Ai capitoli XIX, XX. <hi rend="italic">De Orythia et Anthiope reginis Amazonum</hi>, si riscostruiscono le vicende successive del regno: alla morte di Marpesia infatti (Boccaccio dice di non aver trovato in alcuna fonte la sorte di Lampedone) salì al trono la figlia Orizia che divise il trono con Antiope, che alcuni credono essere una sua sorella. Si narra dunque della spedizione di Ercole per la conquista del balteo e della sanguinosa battaglia che ne seguì (già ricordato nel <hi rend="italic">De casibus</hi>) e si conclude con un accenno alla vicenda di Teseo e Ippolita, presa e portata ad Atene dall’eroe greco. Da notare come quest’ultima vicenda, che occupava tutto il primo libro del <hi rend="italic">Teseida</hi>, qui non è che uno tra gli avvenimenti della cronistoria amazzonica. Completa il quadro genealogico il capitolo su Pentesilea (XXXII) che inserisce le Amazzoni nella vicenda della guerra di Troia.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-028-backlink">16</ref></hi>	<hi rend="italic">Esposizioni sopra la </hi>“<hi rend="italic">Comedia” di Dante</hi>, a cura di G. Padoan, Mondadori, Milano 1965. Si veda il capitolo di M. Baglio, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 281-283 (schede dei mss. alle pp. 284-287).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-027-backlink">17</ref></hi>	Ricordiamo che Boccaccio possedeva un codice mutilo di Orosio (sec. XII) che integrò di suo pugno attorno al 1350. Il codice si presenta oggi smembrato e conservato in due diverse biblioteche: Firenze, Biblioteca Riccardiana 627 e 2705; Londra, British Library, Harley 5383. Cfr. la scheda di T. De Robertis in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 343-346.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-026-backlink">18</ref></hi>	Com’è noto nelle pagine dello <hi rend="italic">Zibaldone Magliabechiano</hi> (Firenze, BNC, Banco Rari 50) Boccaccio trascrisse ampli stralci dell’opera di Paolino Veneto traendoli dallo splendido volume del <hi rend="italic">Compendium </hi>da lui postillato<hi rend="italic"> </hi>(Parigi, BnF, Latin 4939 sec. XIV, secondo quarto). Si vedano la scheda di I. Ceccherini e la nota di commento di C. M. Monti in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 374-376; cfr. anche G. Brunetti, M. Fiorilla <hi rend="italic">et al</hi>., <hi rend="italic">Autografi dei letterati italiani. 1. Le Origini e il Trecento</hi>, Salerno, Roma 2013, p. 50, 55. Su Paolino Veneto (ca. 1270-1344) si veda M. Ciccuto e R. Morosini (a cura di), <hi rend="italic">Paolino Veneto. Storico, Narratore e Geografo</hi>, L’Erma di Bretschneider, Venezia 2020.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-025-backlink">19</ref></hi>	Si può vedere Guidorizzi, <hi rend="italic">Il Mito Greco</hi>, II, <hi rend="italic">Gli eroi</hi>, cit., pp. 679-693 (note a pp. 1414-1418).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-024-backlink">20</ref></hi>	Si veda la scheda di M. Cursi in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 337-339: p. 339; cfr. anche Brunetti, Fiorilla, <hi rend="italic">Autografi dei letterati italiani</hi>, cit., p. 50.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-023-backlink">21</ref></hi>	<hi rend="italic">Amorosa visione</hi>, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1964. Si veda il capitolo di B. Fedi in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 121-122 (schede dei mss., p. 123).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-022-backlink">22</ref></hi>	«Ysiphyles filia fuit Thoantis, teste Statio, dum dicit: Cui regnum genitorque Thoas et lucidus Euan Stirpis avus etc. Hec autem, ut idem refert Statius, cum adhibuisset consensum in publico mulierum Lemniadum consilio de occidendis masculis suis, et suis legibus vivere, ea nocte, qua scelus a ceteris feminis perpetratum est, Thoantem patrem navi imposuit, eumque Bacho patri commendavit, et in insulam Chyum transmisit, et constructo in regia rogo, se patrem interemisse monstravit, eiusque loco homicidis mulieribus imperavit…».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="08.html#footnote-021-backlink">23</ref></hi>	«Ysiphiles insignis fuit femina, tam pietate in patrem quam infelici exilio et Archemori alumni morte atque subsidio natorum, oportuno in tempore repertorum. Fuit etenim hec Thoantis, Lemniadum regis, filia, eo evo regnantis quo rabies illa subivit mulierum insule mentes, subtrahendi omnino indomita colla virorum iugo. Nam parvipenso senis regis imp&lt;er&gt;io, adhibita secumYsiphile, unanimes in eum devenere consilium ut sequenti nocte gladiis seviretur in quoscunque masculos; nec defuit opus proposito. Sane, sevientibus reliquis, consilium mitius menti Ysiphilis occurrit; nam rata fedari paterno sanguine inhumanum fore, genitori detecto reliquarum facinore eoque in navim demisso ut Chium effugeret publicam iram, evestigio; ingenti constructo rogo, se patri postremum exhibere finxit officium…».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-020-backlink">24</ref></hi>	Si veda Guidorizzi, <hi rend="italic">Il Mito Greco</hi>, II, <hi rend="italic">Gli eroi</hi>, cit., pp. 695-712 (note a pp. 1418-1422). La vicenda è frequentemente riecheggiata nella <hi rend="italic">Tebaide</hi>, oltre al passo menzionato: II, 222; IV, 132-135; VI, 290-293.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-019-backlink">25</ref></hi>	Il mito delle Danaidi ricorre spesso nelle opere di Boccaccio: <hi rend="italic">Filocolo</hi> III.35.9 «E simile crudeltà nelle figliuole di Belo si trovò, le quali tutte i novelli sposi la prima notte uccidero»; <hi rend="italic">De Mulieribus </hi>XIV; <hi rend="italic">Genealogia</hi>, II.XXII-XXIV; <hi rend="italic">Esposizioni sopra la Comedia</hi>, <hi rend="italic">Accessus</hi>, 55: «Pongonvi ancora le figliuole di Danao e dicono, per l’avere esse uccisi i mariti, essere dannate a dovere empiere d’acqua certi vasi senza fondo, per la qual cosa, sempre attingendo, si faticano invano: volendo per questo dimostrare la stoltizia delle femine, le quali, avendosi la ragione sottomessa, la quale dee essere loro capo e lor guida, come è il marito, intendono con loro artifici far quello che giudicano non ne avere fatto la natura, cioè, lisciandosi e dipignendosi, farsi belle; di che segue le più volte il contradio, e perciò è la loro fatica perduta».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-018-backlink">26</ref></hi>	Per una visione d’insieme della cultura napoletana dell’epoca agioina rimandiamo ai contributi raccolti nei volumi: G. Alfano, M.T. D’Urso e A. Perriccioli Saggese (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio angioino. Materiali per la storia culturale di Napoli nel Trecento</hi>, Peter Lang, Bruxelles 2012; G. Alfano <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio e Napoli. Nuovi materiali per la storia culturale di Napoli nel Trecento</hi>, Atti del convegno <hi rend="italic">Boccaccio angioino. Per il VII Centenario della nascita di Giovanni Boccaccio</hi> (Napoli-Salerno, 23-35 ottobre 2013), Franco Cesati, Firenze 2014. Si vedano i contributi di F. Zinelli, <hi rend="italic">Inside/Outside Grammar. The French of Italy between Structuralism and Trends of Exoticism</hi>, pp. 31-72 e C. Lee, <hi rend="italic">That Obscure Object of Desire: French in Southern Italy</hi>, pp. 73-100, entrambi in N. Morato e D. Schoenaers (eds.), <hi rend="italic">Medieval Francophone Literary Culture Outside France. Studies in the Moving Word</hi>, Brepols, Turhout 2018.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-017-backlink">27</ref></hi>	Tra la vastissima bibliografica ricordiamo innanzi tutto: M.R. Jung, <hi rend="italic">La légende de Troie en France au moyen âge</hi>, Francke, Tübingen-Basel 1996. Si vendano inoltre A. Punzi, <hi rend="italic">La circolazione della materia troiana nell’Europa del ’200: da Darete Frigio al «Roman de Troie en prose»</hi>, «Messana», 6, 1991, pp. 69-108; Ead., <hi rend="italic">Le metamorfosi di Darete Frigio: la materia troiana in Italia (con un’appendice sul ms. Vat. Barb. Lat. 3953)</hi>, «Critica del Testo», VII (1), 2004, pp. 163-211; L. Barbieri, <hi rend="italic">Le «epistole delle dame di Grecia» nel “Roman de Troie” in prosa</hi>, Francke, Tübingen-Basel 2005; A. D’Agostino, <hi rend="italic">Le gocce d’acqua non hanno consumato i sassi di Troia. Materia troiana e letterature medievali</hi>, CUEM, Milano 2006; A. D’Agostino e L. Barbieri, <hi rend="italic">Istorietta troiana con le Eroidi gaddiane glossate. Studio, edizione critica e glossario</hi>, Ledizioni, Milano 2017; L. Di Sabatino, <hi rend="italic">Une traduction toscane de l’“Histoire ancienne jusqu’à César” ou “Histoires pour Roger”. La fondation de Rome, la Perse et Alexandre le Grand</hi>, Brepols, Turnhout 2018. Per la voga della materia troiana nei dominî angioni si vedano i contributi di M. Desmond, Magna Graecia <hi rend="italic">and the Matter of Troy in the Francophone Mediterranean</hi>, pp. 412-431 e J. Stoll, Translatio <hi rend="italic">Networks in the Prose Troy Tradition</hi>, pp. 433-449, entrambi raccolti in Morato e Schoenaers, <hi rend="italic">Medieval Francophone Literary Culture</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit. Per le prosificazioni del <hi rend="italic">Roman de Troie</hi> legate alla Napoli angioina si vedano le schede di L. Barbieri in M. Colombo Timelli <hi rend="italic">et al</hi>. (éd.), <hi rend="italic">Nouveau Répertoire de mises en prose (XIVe-XVIe siècles)</hi>, Classiques Garnier, Paris 2014, pp. 773-848, disponibili anche sulla banca-dati <hi rend="italic">La vie en proses</hi> <hi rend="italic">Riscrivere in prosa nella Francia dei secoli XIV-XVI</hi>, &lt;<ref target="http://users2.unimi.it/lavieenproses/">http://users2.unimi.it/lavieenproses/</ref>&gt; (12/20) sotto la voce <hi rend="italic">Roman de Troie</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-016-backlink">28</ref></hi>	A. Petit, <hi rend="italic">Le traitement courtois du thème des Amazones d’après trois romans antiques: “Enéas”, “Troie” et “Alexandre”</hi>, «Le Moyen Âge», 89, 1983, pp. 63-84. Lo studioso aveva affrontato in un contributo precedente la figura di Camilla nell’<hi rend="italic">Eneas</hi>: <hi rend="italic">La Reine Camille dans le “Roman d’Énéas”</hi>, «Les lettres romanes», XXXVI (1), 1982, pp. 5-40. Si vedano anche F. Denis, <hi rend="italic">Ces étranges étrangères: Les Amazones</hi>, in M. Vernet (a cura di), <hi rend="italic">Étrange topos étranger</hi>, Actes du XVIe Colloque de la SATOR (Société d’analyse de la topique romanesque), Kingston, 3-5 Octobre 2002, Presses Université Laval, Québec 2006, pp. 89-102. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-015-backlink">29</ref></hi>	A metà del XII secolo, nell’area che comprende il Nord-Ovest della Francia e il Sud dell’Inghilterra, vediamo apparire il <hi rend="italic">corpus </hi>dei tre romanzi<hi rend="italic">. </hi>Questi testi costituiscono un gruppo abbastanza compatto; provengono tutti dai territori della compagine statuale plantageneta, che ne è il centro propulsore, anche se da diverse regioni (pittavino sembra il <hi rend="italic">Roman de Thèbes</hi>, normanni sono il <hi rend="italic">Roman de Troie </hi>e l’<hi rend="italic">Enéas</hi>)<hi rend="italic"> </hi>e la loro composizione va collocata in una stretta successione temporale. Il <hi rend="italic">Roman de Troie</hi> è l’unico dei tre testi a portare una firma, quella di Benoît de Sainte-Maure: al medesimo autore viene ascritta dagli studiosi – superate le riserve del passato – anche la <hi rend="italic">Chronique des ducs de Normandie</hi> (1174) continuazione del <hi rend="italic">Roman de Rou o Geste des Normanz</hi>, iniziato circa dieci anni prima da Wace e lasciato incompiuto. Per una messa a punto sul contesto di produzione dei tre romanzi, con una dettagliata storia degli studi si rimanda a F. Mora-Lebrun, <hi rend="italic">«Metre en Romanz» Les romans, d’antiquité du XII siècle et leur posteérité (XIII-XIV siècle)</hi>, Champion, Paris 2008, in part. il cap. I, pp. 25-94; si veda anche A. D’Agostino (a cura di), <hi rend="italic">Il Medioevo degli antichi. I romanzi francesi della «Triade classica»,</hi> Mimesis, Milano 2013. Riepiloghiamo i saggi fondamentali per la lettura di questi testi: G. Angeli, <hi rend="italic">L’“Eneas” e i primi romanzi volgari</hi>, Ricciardi, Napoli-Milano 1971; R.R. Bezzola, <hi rend="italic">Les origines et la formation de la littérature courtoise en occident</hi>, III, Slatkine-Champion, Genève-Paris 1984; A. Petit, <hi rend="italic">Naissance du roman: les techniques littéraires dans les romans antiques du XII siècle</hi>, 2 voll, Champion-Slatkine, Paris-Genève 1985; la raccolta dei saggi di E. Baumgartner, <hi rend="italic">De l’histoire de Troie au livre du Graal: le temps, le récit (XIIe-XIIIe siècles)</hi>, Paradigme, Orléans 1994.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-014-backlink">30</ref></hi>	Il XII secolo fu un periodo di intensa produzione di testi troiani, prima in latino poi in francese, e numerosi sono i poemetti latini che presentavano, sulla scia dell’<hi rend="italic">Eneide </hi>o di Ovidio, momenti significativi della storia antica, soprattutto la vicenda di Troia. Cfr. M.R. Jung, <hi rend="italic">Virgilio e gli storici troiani</hi>, in P. Boitani, M. Mancini, A. Varvaro (a cura di), <hi rend="italic">Lo spazio letterario del Medioevo. 2: il Medioevo volgare, III: La ricezione del testo</hi>, Salerno, Roma 1999-2005, pp. 179-192; C. Alessio e C. Villa, <hi rend="italic">Il nuovo fascino degli autori antichi tra i secoli XII e XIV</hi>, in G. Cavallo, P. Fedeli, A. Giardina (a cura di), <hi rend="italic">Lo spazio letterario di Roma antica. III: La ricezione del testo</hi>, II, Salerno, Roma 1990, pp. 473-488.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-013-backlink">31</ref></hi>	Petit, <hi rend="italic">Le traitement courtois</hi>, cit., p. 64. Le Amazzoni sono menzionate, assieme ai Pigmei e agli Ermafroditi nell’occitana <hi rend="italic">Chanson de sainte Foi</hi> (sec. XI), mentre nella <hi rend="italic">Mort Aymeri de Narbonne </hi>(fine XII o inizio XIII s.) arriva dalla Spagna un esercito di Amazzoni, guerriere di Femenie, sconfitte dall’asercito cristiano. Cfr. Poirion, <hi rend="italic">Il meraviglioso</hi>, cit., p. 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-012-backlink">32</ref></hi>	Cfr. Faral, <hi rend="italic">Recherches sur les sources latines</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit<hi rend="italic">.</hi>, in particolare il capitolo <hi rend="italic">Le merveilleux et ses sources dans les descriptions</hi>, pp. 307-383.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-011-backlink">33</ref></hi>	Quando non indicato diversamente si cita da <hi rend="italic">Le Roman de Thebes, éd. et trad. du ms. S</hi>, a cura di F. Mora-Lebrun, Le Livre de Poche, Paris 1995. In <hi rend="italic">Thèbes</hi> (2405- 2430) troviamo solo l’accenno alla vicenda delle donne di Lemno, di cui abbiamo parlato: «Une merveille avint en Lenne: / tiel n’oït mais homme ne femme, / car les dames par lour outrage, /porparlerent un grant rage. / Par merveillos traïson / oscist chescun son baron; / qui n’ot marri ocist son piere, / filz ou nevou, cosin ou frere…». [Un fatto straordinario avvenne a Lemno, / mai uomo o donna udì una cosa simile, / infatti le donne dell’isola con loro grande infamia, / escogitarono un grande crimine. / Con un incredibile delitto / ciascuna di loro uccise il suo sposo, / e chi non aveva marito uccise il padre, / il figlio o il nipote, il cugino o il fratello].». </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-010-backlink">34</ref></hi>	Petit, <hi rend="italic">La Reine Camille dans le “Roman d’Énéas”</hi>, cit., pp. 5-40; Id., <hi rend="italic">La reine Camille de l’“Enéide” au “Roman d’Eneas”</hi>, in R. Chevallier (a cura di), <hi rend="italic">Colloque l’épopée gréco-latine et ses prolongements européens: Calliope II</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Les Belles Lettres, Paris 1981, pp. 153-166.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-009-backlink">35</ref></hi>	Si vedano in particolare: C. Croizy-Naquet, <hi rend="italic">Thèbes, Troie et Carthage. Poétique de la ville dans le roman antique au XIIe siècle</hi>, Champion, Paris 1994; V. Gontero, <hi rend="italic">Parures d’or et des gemmes, l’orfèvrerie dans les romans antiques du XIIe siècle</hi>, Publications de l’Université de Provence, Aix-en-Provence 2002; F. Mora-Lebrun, «<hi rend="italic">Metre en Romanz» Les romans, d’antiquité du XIIe siècle et leur postérité (XIIIe-XIVe siècle</hi>), Champion, Paris 2008.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-008-backlink">36</ref></hi>	L’edizione di riferimento è ancora quella curata da L. Constans, <hi rend="italic">Le </hi>“<hi rend="italic">Roman de Troie” par Benoît de Sainte-Maure publié d’après tous les manuscrits connus</hi>, 6 voll., Firmin Didot, Paris 1904-1912, da cui citiamo. Si veda anche <hi rend="italic">Le Roman de Troie, Extraits du manuscrit de Milan, Bibliothèque ambrosienne, D 55</hi>, a cura di E. Baumgartner e F. Vielliard, Librairie Générale Française, Paris 1998.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="08.html#footnote-007-backlink">37</ref></hi>	Come rilevato da Constans (<hi rend="italic">Le </hi>“<hi rend="italic">Roman de Troie”</hi>, vol. V, <hi rend="italic">Notes</hi>, pp. 8, 17), l’autore confonde – come accadeva frequentemente nel Medioevo – l’Amazzonia, o paese delle Amazzoni con la terra di Femenie (nome che si dava a una regione abitata esclusivamente da donne, genericamente collocata oltre il Mar Rosso), di cui è regina Pentesilea. Troviamo questa confusione anche nel catalogo degli alleati di Priamo, (vv. 6893-2900); notiamo inoltre come nel corso del romanzo la Regina della terra di Femenie sia prima identificata con l’amante del giovane greco Celidis (vv. 8829 ss.), poi assimilata a Pentesilea (vv. 23769, 24059, 24169, 24430).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-006-backlink">38</ref></hi>	Lo stesso carattere di fiaba galante assumerà il tema amazzonico nella III <hi rend="italic">branche</hi> del <hi rend="italic">Roman de Alexandre</hi>: M.S. La Du, E. Cooke Armstrong e A. Foulet (éd.), <hi rend="italic">The Medieval French “Roman D’Alexandre”</hi>, vol. II, Princeton University Press-Les Presses universitaires de France, Princeton-Paris 1937, vv. 7226-7711 lasse 425-451.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-005-backlink">39</ref></hi>	Cfr. G. Paradisi, <hi rend="italic">Etnogenesi e leggenda troiana nei primi storiografi normanni</hi>, in R. Brusegan e A. Zironi (a cura di), <hi rend="italic">L’Antichità nella cultura europea del Medioevo/L’Antiquité dans la culture europeenne du moyen age</hi>, Atti del convegno internazionale (Padova, 27 settembre-01 ottobre 1997), Reineke, Greifswald 1998, pp. 59-69; Ead., <hi rend="italic">Le passioni della storia, scrittura e memoria nell’opera di Wace</hi>, Bagatto, Roma 2002; Ead., <hi rend="italic">Enrico II Plantageneto, i Capetingi e “il peso della storia”</hi>, «Critica del Testo», VII (1), 2004, pp. 123-162.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-004-backlink">40</ref></hi>	L’opera di Benoît ha inizio con la creazione, in seguito l’autore si sofferma a descrivere le varie parti dell’ecumene, accompagnando il lettore in un itinerario che va della zona tropicale alle terre artiche, dalla fascia temperata alle più familiari regioni dell’Europa cristiana. Viene poi raccontata la spartizione della terra tra i figli di Noè: Sem, Cam e Jafet, la nascita di Gog e Magog, la storia delle Amazzoni e la loro rivolta, la storia dei Goti, e l’emigrazione del popolo goto in Danimarca da cui giunsero i primi invasori nordici della Francia, tra cui Rollone (Rou), fondatore della dinastia ducale normanna.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-003-backlink">41</ref></hi>	Cfr. F. Viellard, <hi rend="italic">Benoît de Sainte-Maure et les modèles tardo-antiques de la description du monde</hi>, in <hi rend="italic">L’Antichità nella cultura europea del Medioevo</hi>, cit., pp. 70-71.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-002-backlink">42</ref></hi>	La stessa ricostruzione è offerta da Brunetto Latini nel <hi rend="italic">Tresor</hi> I, 30 <hi rend="italic">Dou reingne des femes</hi>. Ricordiamo che il <hi rend="italic">Tresor</hi> godette di ampia circolazione nel Regno angioino sia in francese sia tradotto in napoletano. Altri riferimenti alle Amazzoni si trovano in testi enciclopedici di larga diffusione come l’<hi rend="italic">Imago Mundi </hi>di Onorio di Autun (<hi rend="italic">Honorius Augustodunensis. Imago Mundi</hi>, a cura di V. I. J. Flint, «Archives d’histoire doctrinale et littéraire du Moyen Age», 49, 1982: 18. <hi rend="italic">De regionibus orientis</hi>, 19. <hi rend="italic">Asya</hi>); le due redazioni del <hi rend="italic">Chronicon maius</hi> di Isidoro di Siviglia (<hi rend="italic">Isidori Hispalensis Chronica</hi>, a cura di J. C. Martín, Brepols, Turnhout 2003, § 93, pp. 54-55) e i suoi volgarizzamenti, come quello francese di provenienza napoletana, o la traduzione toscana trascritta dal celebre copista del <hi rend="italic">Novellino</hi>. Notiamo che, oltre alla frequentazione degli stessi generi letterari, un’altra caratteristica accomuna Boccaccio all’estensore del <hi rend="italic">Libro di Novelle</hi>: entrambi leggevano l’<hi rend="italic">Imago mundi </hi>di Onorio di Autun (che il primo ha copiato in traduzione alle cc. volg. cc. 56v-76v del Magl. XXXVIII 127, e che Bocaccio cita frequentemente nella <hi rend="italic">Genealogia</hi>) in una versione circolante con l’attribuzione a un <hi rend="italic">Anselmo arcivescovo</hi> / <hi rend="italic">Anselmus</hi> (cfr. M. Luti, <hi rend="italic">Un nuovo volgarizzamento del Chronicon maius di Isidoro di Siviglia </hi>[Firenze, BNC, Magl. XXXVIII 127], «Carte romanze», Università di Milano, VII (1), 2019, pp. 11-59: p. 15, n. 3). Per le attribuzioni spurie a cui era di frequente soggetta l’operetta di Onorio si veda Ciccuto, <hi rend="italic">Meraviglie d’Oriente</hi>, cit., pp. 100-102, in part. p. 101, n. 91.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-001-backlink">43</ref></hi>	Si cita il capitolo di A. Mazzucchi dedicato al <hi rend="italic">Filocolo</hi> in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 67-74, alla p. 69.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-000-backlink">44</ref></hi>	Cfr. F. di Benedetto, <hi rend="italic">Presenza di testi minori negli “Zibaldoni”</hi>, in M. Picone e C. Cazalé-Bérard (a cura di), <hi rend="italic">Gli Zibaldoni di Boccaccio. Memoria, scrittura, riscrittura</hi>, Atti del Seminario internazionale (Firenze-Certaldo, 26-28 aprile 1996), Cesati, Firenze 1998, pp. 13-28.</p>
      
      
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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