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        <title type="main" level="a">Boccaccio erudito e il prologo del De viris illustribus petrarchesco</title>
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            <forename>Ceccarelli</forename>
            <surname>Chiara</surname>
            <placeName type="affiliation">Catholic University of Sacro Cuore, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2019</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-236-2</idno>) by </resp>
          <name>Giovanna Frosini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.09</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>Giovanni Boccaccio used prologues and epilogues of his Latin works to discuss relevant topics such as the finding of reliable sources or the dissamination of the knowledge. Francesco Petrarca faced the same issues when he wrote his scholarly and historical works. This paper aims at enlightening the intertextuality between prologues and epilogues of Boccaccio’s Genealogia and De montibus and the prologue of Petrarca’s De viris illustribus, showing that the formers were probably inspired by the latter.</p>
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            <item>Prologues</item>
            <item>epilogues</item>
            <item>Genealogia deorum gentilium</item>
            <item>De montibus</item>
            <item>De viris illustribus</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.09<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.09" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Boccaccio erudito e il prologo del <hi rend="italic">De viris illustribus</hi> petrarchesco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1">*</hi></p><p rend="h1_author">Chiara Ceccarelli</p><p rend="text">Fra i due iniziatori dell’Umanesimo italiano, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, si stabilì – dal loro primo incontro a Firenze nel 1350 fino alla morte – uno speciale rapporto di amicizia, fondato su un profondo sodalizio intellettuale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="09.html#footnote-043">1</ref></hi></hi>. Boccaccio considerava Petrarca il maestro, il <hi rend="italic">preceptor</hi>: si reputava il suo <hi rend="italic">itineris strator</hi>, ossia colui che prepara la via, quasi un novello Giovanni Battista<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="09.html#footnote-042">2</ref></hi></hi>. La figura di Petrarca, superiore e autorevole, compare spesso nelle opere boccacciane: nei passi di <hi rend="italic">De casibus</hi> VIII 1 e <hi rend="italic">De montibus</hi> VII 126, per esempio, egli compare come personaggio; in <hi rend="italic">Genealogia</hi> XV 6, 11 e nella voce <hi rend="italic">Sorgia</hi> di <hi rend="italic">De montibus</hi> III 114 se ne tratteggia il ritratto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="09.html#footnote-041">3</ref></hi></hi>. In passato sono stati spesso evidenziati i ‘debiti’ di Boccaccio nei confronti dell’amico – la cui produzione post 1351 fu fortemente influenzata dall’Aretino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="09.html#footnote-040">4</ref></hi></hi>. Riesce difficile, infatti, non notare gli influssi petrarcheschi nell’ideazione delle opere boccacciane della maturità: a una raccolta di biografie di uomini illustri come il <hi rend="italic">De viris illustribus</hi> corrisponde una selezione di biografie di <hi rend="italic">mulieres clarae</hi> dell’antichità; la raccolta di egloghe boccacciane, il <hi rend="italic">Buccolicum carmen</hi>, riprende il <hi rend="italic">Bucolicum carmen</hi> petrarchesco, tanto nel genere quanto nel titolo stesso dell’opera<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="09.html#footnote-039">5</ref></hi></hi>. L’influenza di Petrarca su Boccaccio si avverte spesso anche a livello microtestuale, con echi e riprese più o meno espliciti delle sue opere o delle sue lettere. L’indagine degli influssi petrarcheschi, già percorsa da altri studiosi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="09.html#footnote-038">6</ref></hi></hi>, non è tuttavia conclusa, anzi, risulta ancora foriera di novità. Mostrerò in questa sede quanto e in quali termini il prologo del <hi rend="italic">De viris</hi> <hi rend="italic">illustribus</hi> petrarchesco influisca sui prologhi e gli epiloghi delle opere erudite di Boccaccio, presentando alcune analogie che non erano state evidenziate in precedenza. </p><p rend="text">Quest’opera petrarchesca ebbe una gestazione complessa, fatta di interruzioni e ripensamenti, che portarono l’autore a modificare nel tempo il progetto iniziale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="09.html#footnote-037">7</ref></hi></hi>. Cominciata attorno al 1338 e ripresa nel 1341-1343 con la stesura di biografie di uomini dell’antica Roma, essa conobbe un secondo stadio redazionale a Valchiusa negli anni 1351-1353; quest’ultimo, dotato di una prefazione (Prefazione B) e portatore di una prospettiva universale, prevedeva la composizione di dodici vite da Adamo a Ercole. Boccaccio conobbe con ogni probabilità il progetto petrarchesco nell’incontro milanese con l’amico nel 1359 e ne trasse ispirazione per il <hi rend="italic">De mulieribus claris</hi>. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, su richiesta di Francesco da Carrara, Petrarca pose di nuovo mano all’opera, con un ambizioso programma che prevedeva trentasei vite, da Romolo a Traiano. In questi anni infatti, oltre a lavorare al corpo e alla struttura dell’opera, egli compose anche una nuova prefazione dedicata al signore di Padova (Prefazione A), simile nel contenuto ma più sintetica rispetto alla precedente. Durante la visita padovana del 1368 non si può escludere che Boccaccio avesse avuto di nuovo accesso allo scritto – o almeno a ciò che a quell’epoca era già pronto – anche in questo terzo stadio redazionale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="09.html#footnote-036">8</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La conoscenza del <hi rend="italic">De viris</hi> petrarchesco (nella redazione 1351-53), come si diceva, ispirò la composizione del <hi rend="italic">De</hi> <hi rend="italic">mulieribus</hi>, una raccolta di biografie di donne illustri dell’antichità intrapresa non prima dell’estate del 1361<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="09.html#footnote-035">9</ref></hi></hi>. Boccaccio stesso, nelle prime righe del proemio dell’opera, afferma che in passato altri autori scrissero biografie di uomini illustri e che, nel tempo presente, si sta accingendo alla stessa impresa il suo <hi rend="italic">preceptor</hi> Petrarca:</p><p rend="quotation_b">Scripsere iam dudum non nulli veterum sub compendio de viris illustribus libros; et nostro evo, latiori tamen volumine et accuratiori stilo, vir insignis et poeta egregius Franciscus Petrarca, preceptor noster, scribit; et digne (<hi rend="italic">De mul</hi>., <hi rend="italic">Proh</hi>.,1).</p><p rend="text">Il Certaldese apre la sua opera all’insegna del nome – e dell’opera – del suo maestro; ciò, oltre a essere assai indicativo della devozione nei suoi confronti, mostra come il progetto sotteso al <hi rend="italic">De viris</hi> petrarchesco fosse davvero lo spunto per l’ideazione del <hi rend="italic">De mulieribus</hi>: partendo dalla constatazione che solo gli uomini illustri sono stati in passato oggetto di trattazione, sua intenzione è quella di rivolgere l’attenzione alle donne virtuose. L’operazione che Boccaccio si accinge a compiere nel <hi rend="italic">De mulieribus</hi> è sul modello anche di quella petrarchesca, come emerge dalle dichiarazioni di metodo presenti nei rispettivi prologhi:</p><p rend="text_list">a.	I due autori mirano a raccogliere <hi rend="italic">in unum</hi> le biografie di personaggi illustri<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="09.html#footnote-034">10</ref></hi></hi>. </p><p rend="text_list">b.	Le biografie dovranno avere valore esemplare e proporre modelli da seguire o da evitare<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="09.html#footnote-033">11</ref></hi></hi>. </p><p rend="text_list">c.	L’opera dovrà essere al contempo utile e godibile, secondo il principio oraziano del <hi rend="italic">miscere utile dulci</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="09.html#footnote-032">12</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text_list">d.	Entrambi preferiscono trattare illustri antichi e non personaggi contemporanei, data la corruzione e la scarsa moralità imperanti nei tempi presenti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="09.html#footnote-031">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text_list">e.	La loro opera, infine, non è esaustiva: essi ammettono di aver necessariamente tralasciato alcuni personaggi a causa dell’<hi rend="italic">infinita rerum magnitudo </hi>per Petrarca, del <hi rend="italic">tempus triunphator fame </hi>per Boccaccio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="09.html#footnote-030">14</ref></hi></hi>. </p><p rend="text ParaOverride-1">Le riprese boccacciane, sempre di carattere programmatico, non sono mai letterali e, se non fosse l’autore stesso a mettere in relazione la propria opera con quella dell’Aretino, si potrebbe anche ascrivere le somiglianze contenutistiche a una comune topica degli inizi. Le analogie, d’altro canto, non si arrestano al prologo: è stato dimostrato che la biografia di Semiramide, unico personaggio comune al <hi rend="italic">De viris</hi> del 1351-53 e al <hi rend="italic">De mulieribus</hi>, <hi >è</hi> fortemente debitrice dell’opera petrarchesca tanto nella struttura quanto nelle fonti utilizzate<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="09.html#footnote-029">15</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Date queste premesse, ci si aspetterebbe che le analogie più stringenti fossero rilevabili tra i prologhi di <hi rend="italic">De viris</hi> e <hi rend="italic">De mulieribus</hi>, ma così non è. Il prologo del <hi rend="italic">De viris</hi> petrarchesco dialoga in modo molto più serrato con i prologhi e gli epiloghi di <hi rend="italic">Genealogia</hi> e <hi rend="italic">De montibus</hi>, al centro della cui riflessione stanno profonde dichiarazioni di metodo filologico. I due autori ebbero modo di confrontarsi spesso, per via epistolare o di persona durante i loro incontri, su problemi di ordine storico-letterario e su questioni filologiche di notevole importanza nella composizione di opere compilative erudite. Gli esiti dei loro colloqui trovano accoglienza nelle pagine incipitarie e conclusive dei loro scritti. Prima di passare al confronto sinottico, però, è necessario fornire qualche coordinata temporale anche per le opere boccacciane.</p><p rend="text">Una prima stesura della <hi rend="italic">Genealogia</hi> doveva essere pronta nel 1365, in modo tale da essere trascritta tra il 1365 e il ’70 in uno scartafaccio perduto – da cui fu poi tratto il codice autografo, l’attuale Laurenziano Pluteo 52.9, che rappresenta la prima redazione (A) del testo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="09.html#footnote-028">16</ref></hi></hi>. Boccaccio portò con sé il codice nel suo viaggio a Napoli nel 1370-1371 e lo lasciò in deposito a Ugo di Sanseverino, pregandolo di non diffonderlo; il manoscritto passò invece nelle mani di Pietro Piccolo da Monteforte, amico di Boccaccio, che vi appose note e correzioni, per poi essere rinviato all’autore nel 1372<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="09.html#footnote-027">17</ref></hi></hi>. Il Certaldese continuò a lavorare sull’opera da allora fino alla morte, giungendo quindi alla redazione definita ‘vulgata’ (<hi rend="italic">Vulg</hi>.), con l’introduzione di alcuni aggiustamenti e delle correzioni segnalate dal giurista e l’eliminazione di parti ritenute superflue<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="09.html#footnote-026">18</ref></hi></hi>. I cambiamenti intercorsi fra <hi rend="italic">A</hi> e <hi rend="italic">Vulg</hi>. interessano il corpo dell’opera, lasciando invariati invece i luoghi incipitari e conclusivi; il prologo e l’epilogo della <hi rend="italic">Genealogia</hi>, pertanto, erano già pronti nel 1370, anno in cui Boccaccio si recò a Napoli con l’opera completa. Anche la datazione del <hi rend="italic">De montibus</hi> è piuttosto fluida: è ragionevole pensare che il nucleo originario dell’opera si collochi negli anni 1355-1360, in parallelo alla composizione della <hi rend="italic">Genealogia</hi>, a seguito della conoscenza di Plinio e dei geografi antichi ottenuta grazie a Petrarca<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="09.html#footnote-025">19</ref></hi></hi>. Per la vicinanza di temi trattati, il prologo e l’epilogo del <hi rend="italic">De montibus</hi> furono probabilmente composti nello stesso torno di tempo di quelli della <hi rend="italic">Genealogia</hi>, a costituire un dittico erudito teso alla comprensione del mondo antico<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="09.html#footnote-024">20</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Al fine di mostrare la comunanza di pensieri dei due amici, le due opere boccacciane verranno ora messe a confronto con la prima redazione del prologo petrarchesco, che fu conosciuta con ogni probabilità dal Certaldese in occasione dell’incontro milanese del 1359 e utilizzata per il prologo del <hi rend="italic">De mulieribus</hi>. Dagli elementi raccolti finora non si può essere certi, invece, che questi avesse visto anche la seconda redazione del prologo, poiché non è sicuro che all’altezza dell’incontro padovano del 1368 questa fosse già stata composta. Il prologo A, del resto, è a tutti gli effetti una riduzione del B, ne condivide molti argomenti e mantiene alcuni brani quasi totalmente inalterati. In particolare, i passi interessati nel confronto sinottico sono tutti presenti, pressoché invariati, in entrambe le redazioni. Non è quindi possibile sbilanciarsi con certezza a favore dell’uno o dell’altro prologo petrarchesco: se è vero che per un motivo cronologico è più probabile che il Certaldese abbia attinto alla prima redazione, è altrettanto vero che le riprese boccacciane sembrano riferirsi in modo più stringente alla seconda, dal momento che in quest’ultima non c’è pensiero, o quasi, del prologo A che non venga riproposto anche dal Boccaccio. Solo un paio di elementi presenti nel testo B ma non nell’A, comuni al Certaldese non tanto per somiglianze microtestuali, quanto perché inseriti in un discorso più ampio, avvicinerebbero con più sicurezza Boccaccio a questa prima fase testuale. Al contrario, vi è un solo elemento riscontrato nel testo A ma non nel B, che sembra essere rilevante anche per il Certaldese.</p><p rend="text">Le questioni affrontate dai due amici, che saranno analizzate più minutamente, vertono soprattutto su aspetti filologici e compositivi e sulla difficoltà di reperimento di fonti antiche fededegne. Si fornirà in nota, ove diverso, il testo A.</p><p rend="text_top">1. Entrambi gli autori lamentano la difficoltà nel raccogliere il materiale utile alla composizione dell’opera, dal momento che le informazioni sono sparse in un infinito numero di volumi di difficile reperibilità. Il loro progetto, di conseguenza, sarà quello di radunare in un unico <hi rend="italic">corpus</hi> ciò che si trova disperso in molti autori e libri diversi. L’espressione <hi rend="italic">colligere fragmenta</hi> utilizzata da Boccaccio assume inoltre una rilevanza simbolica, di ascendenza evangelica. Gesù, dopo aver compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e aver sfamato molti fedeli, esorta gli apostoli a raccogliere quanto avanzato affinché nulla vada perduto con le parole: <hi >«</hi><hi rend="italic">Colligite</hi> quae superaverunt <hi rend="italic">fragmenta</hi> ne quid pereat» (<hi rend="italic">Io</hi>., 6, 11-13)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="09.html#footnote-023">21</ref></hi></hi>. Anche Petrarca aveva utilizzato la stessa locuzione – riprendendola però dalle <hi rend="italic">Confessiones</hi> agostiniane<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="09.html#footnote-022">22</ref></hi></hi> – nella <hi rend="italic">Fam</hi>. X 1, 7 e nella XIII 6, 2<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="09.html#footnote-021">23</ref></hi></hi> e, in modo ancora più significativo, nella conclusione del <hi rend="italic">Secretum </hi>(III 18,5): «Adero michi ipse quantum potero, et <hi rend="italic">sparsa anime fragmenta</hi> <hi rend="italic">recolligam</hi>, moraborque mecum sedulo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="09.html#footnote-020">24</ref></hi></hi>. Al termine <hi rend="italic">fragmenta</hi> l’Aretino era così affezionato da utilizzarlo spesso nella sua produzione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="09.html#footnote-019">25</ref></hi></hi> e, soprattutto, da accoglierlo nel titolo della sua raccolta poetica volgare<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="09.html#footnote-018">26</ref></hi></hi>.</p><table rend="tab2" xml:id="table001">
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				<!--</colgroup>-->
				
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						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror">Illustres itaque viros, quos excellenti quadam gloria floruisse doctissimorum hominum ingenia memorie tradiderunt, eorumque laudes, quas <hi rend="italic">in diversis libris tanquam sparsas ac disseminatas </hi>inveni, <hi rend="italic">colligere</hi> <hi rend="italic">locum in unum </hi>et quasi quodammodo constipare arbitratus sum (<hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 8)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="09.html#footnote-017">27</ref></hi></hi>.</p>
							<p rend="jolly_mirror"><hi rend="italic">Ordinem</hi> quisque et <hi rend="italic">dispersorum</hi> congeriem advertat et quod fideliter affeci grato animo suscipiat, sin eleganter quoque gratissimo, cogitans me, ut sibi querendi preriperem laborem, <hi rend="italic">colligendi</hi> molestiam suscepisse. Namque ea que scripturus sum, quamvis apud alios auctores sint, non tamen ita penes eos collocata reperiunt (<hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 14-15)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="09.html#footnote-016">28</ref></hi></hi>.</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror">Undique in tuum desiderium, non aliter quam si per vastum litus ingentis naufragii <hi rend="italic">fragmenta</hi> <hi rend="italic">colligerem</hi> <hi rend="italic">sparsa</hi>, <hi rend="italic">per infinita fere volumina</hi> deorum gentilium reliquias <hi rend="italic">colligam</hi>, quas comperiam, et <hi rend="italic">collectas</hi> evo diminutas atque semesas et fere attritas <hi rend="italic">in unum</hi> genealogie <hi rend="italic">corpus</hi>, <hi rend="italic">quo potero ordine</hi>, ut tuo fruaris voto, redigam (<hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 40).</p>
							<p rend="jolly_mirror">Vagantur igitur tam deorum quam progenitorum nationes at nomina, huc illuc <hi rend="italic">dispersa per orbem</hi>. Habet enim liber hic ex his aliquid, et aliquid liber alter (<hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 32).</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text"><hi >È interessante notare la vicinanza dei termini adoperati dai due amici: Petrarca afferma di voler </hi><hi rend="italic">colligere</hi> <hi rend="italic">locum in unum </hi>le informazioni reperite tramite la sua ricerca; Boccaccio, in modo del tutto analogo, vorrebbe <hi rend="italic">colligere</hi> i frammenti della cultura antica giunti fino al suo tempo e <hi rend="italic">redigere in unum corpum</hi> i risultati delle sue ricerche sulle genealogie degli dei antichi. Il verbo <hi rend="italic">colligere</hi> era divenuto termine ‘tecnico’ presso gli enciclopedisti medievali per indicare la raccolta e la giustapposizione di materiali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="09.html#footnote-015">29</ref></hi></hi>. <hi >È</hi> significativo, oltre l’utilizzo di tale verbo, il comune proposito di riunire la molteplicità delle informazioni reperite in un unico luogo, presente in entrambi gli autori con una leggera variazione terminologica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="09.html#footnote-014">30</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Un altro aggancio lessicale è costituito dall’utilizzo dei medesimi attributi relativi alla dispersione dei dati. Dove Petrarca afferma di aver trovato le informazioni sulle vite degli uomini illustri «in <hi rend="italic">diversis</hi> <hi rend="italic">libris</hi> tanquam <hi rend="italic">sparsas</hi> ac disseminatas», Boccaccio si propone di <hi rend="italic">colligere</hi> gli <hi rend="italic">sparsa fragmenta</hi> dell’antichità <hi >«per </hi><hi rend="italic">infinita</hi> fere <hi rend="italic">volumina</hi><hi >»; dove il maestro avverte di prestare attenzione alla «</hi><hi rend="italic">dispersorum</hi> congeriem<hi >», il discepolo lamenta che </hi><hi rend="italic">nationes </hi>e <hi rend="italic">nomina</hi> degli dei e della loro progenie giacciono <hi >«</hi>huc illuc <hi rend="italic">dispersa</hi> per orbem<hi >». Non solo l’utilizzo comune degli aggettivi </hi><hi rend="italic">sparsus</hi> e <hi rend="italic">dispersus</hi>, ma anche l’accenno al grande numero di volumi consultati – per quanto presente già nella lettera dedicatoria all’imperatore Tito della <hi rend="italic">Naturalis historia</hi> pliniana<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="09.html#footnote-013">31</ref></hi></hi> – segnalano la vicinanza dei due scritti ed esprimono le difficoltà dei due amici, impegnati con le loro opere a porre rimedio alla dispersione della conoscenza, ognuno nel proprio ambito di interesse.</p><p rend="text">Nel processo di raccolta e sistematizzazione della grande quantità di informazioni reperite gioca un importante ruolo la disposizione di queste secondo un ordine razionale, problema che coinvolge entrambi gli autori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="09.html#footnote-012">32</ref></hi></hi>. Petrarca esorta il lettore a notare l’ordine («<hi rend="italic">ordinem</hi> quisque… advertat») in cui ha disposto i fatti narrati, dal momento che in nessuna opera da lui consultata essi compaiono così sistemati; Boccaccio, a sua volta, afferma di voler ridurre in un unico <hi rend="italic">corpus</hi> le genealogie degli dei nell’ordine in cui potrà («quo potero <hi rend="italic">ordine</hi><hi >»), per appagare il desiderio del committente dell’opera. </hi></p><p rend="text_top">2. Non esistono libri completi di tutte le informazioni necessarie, ma queste ultime andranno desunte da questo o da quel volume («quedam enim que apud unum desunt ab altero mutuatus sum» per Petrarca e «Habet enim liber hic ex his aliquid, et aliquid liber alter» per Boccaccio). Gli autori ammettono poi che talvolta la loro esposizione sarà più ricca, talaltra più scarna, in base alla consistenza delle informazioni reperite: ciò non è imputabile a loro, bensì alle fonti di cui si sono serviti. Entrambi affermano di aver tentato di risolvere il problema traendo da un libro ciò che mancava in un altro. </p><table rend="tab2" xml:id="table002">
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					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror">Namque ea que scripturus sum, quamvis apud alios auctores sint, non tamen ita penes eos collocata reperiunt. Quedam enim <hi rend="italic">que</hi> <hi rend="italic">apud unum desunt ab altero</hi> mutuatus sum, <hi rend="italic">quedam brevius, quedam clarius,</hi> quedam que brevitas obscura faciebat expressius eoque clarius dixi; multa etiam sciens apud alios ystoricos interserta vel vetusti moris vel insulse religionis, dicam melius superstitionis, plus tedii quam utilitatis aut voluptatis habitura preterii; multa apud alios carptim dicta coniunxi et vel de unius vel de diversorum multis ystoriis unam feci (<hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 15-16)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="09.html#footnote-011">33</ref></hi></hi>.</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror">Vagantur igitur tam deorum quam progenitorum nationes at nomina, huc illuc dispersa per orbem. <hi rend="italic">Habet enim liber hic ex his aliquid</hi>, <hi rend="italic">et aliquid liber alter</hi> (<hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 32).</p>
							<p rend="jolly_mirror">Insuper si equo non incedo passu, <hi rend="italic">nunc scilicet</hi> <hi rend="italic">pingui et amplissimo stilo procedens</hi>, <hi rend="italic">nunc tenui atque macilento</hi>, antiquis auctoribus ascribatur, quod ampliora de his que exangui scribuntur calamo non liquere<hi rend="italic"> </hi>(<hi rend="italic">De mont</hi>., VII 122).</p>
							<p rend="jolly_mirror">[…] et hoc faciens, primo, que ab antiquis hausisse potero scribam; inde, <hi rend="italic">ubi defecerint seu minus iudicio meo plene dixerint</hi>, meam apponam sententiam (<hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 44).</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text_NOindent">3. Altro punto di tangenza è il problema della discordanza delle fonti consultate per la stesura dell’opera, dilemma di particolare importanza in opere compilative come <hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">De montibus</hi> e <hi rend="italic">Genealogia</hi>. Esso non si esaurisce in se stesso, ma riflette una più profonda questione filologica, che viene affrontata dai due autori in modo diametralmente opposto. Petrarca afferma di non essere un <hi rend="italic">collector</hi> o <hi rend="italic">pacificator</hi> di notizie storiche, di non giustapporre cioè i dati alla maniera medievale (<hi rend="italic">colligere</hi>, appunto), ma di voler individuare la fonte più sicura e quindi più corretta; egli non mira a raccogliere indifferentemente tutte le informazioni trovate nei libri, ma a selezionare quelle che per <hi rend="italic">verisimilitudo</hi> o per <hi rend="italic">auctoritas</hi> siano più fededegne<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="09.html#footnote-010">34</ref></hi></hi>. La sua è una vera e propria ‘critica delle fonti’, che ha lo scopo di risolvere le discordanze, vagliando tutti i dati raccolti, scegliendo quelli validi e riconducendoli <hi rend="italic">ad unum</hi>. Il Certaldese adotta l’atteggiamento opposto: per non commettere errori nella scelta della lezione più corretta e per fornire lo spettro di ‘alternative’ più ampio possibile, tra le quali il lettore è chiamato a scegliere, decide di non fare una selezione, ma di fornire tutti i dati reperiti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="09.html#footnote-009">35</ref></hi></hi>. </p><table rend="tab2" xml:id="table003">
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					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror">Ego neque pacificator historicorum neque <hi rend="italic">collector</hi> omnium sed eorum imitator sum quibus vel veri similitudo certior vel autoritas maior ut eis potissimus stetur impetrat. Quamobrem si qui futuri sunt qui huiuscemodi lectione versati aut aliud quicquam aut aliter dictum reppererint quam vel <hi rend="italic">audire</hi> consueverint vel <hi rend="italic">legere</hi>, hos hortor ac moneo ne confestim pronuntient, quod est proprium pauca noscentium, cogitentque <hi rend="italic">historicorum discordiam</hi>, que tanto rebus propinquiorem Titum Livium dubium tenuit<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="09.html#footnote-008">36</ref></hi></hi> (<hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 18-19)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="09.html#footnote-007">37</ref></hi></hi>.</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror">Sane ne omiserim, nolo mireris aut errore meo contigisse putes (veterum crimen est!), quod sepissime <hi rend="italic">leges</hi> <hi rend="italic">multa</hi> scilicet adeo veritate <hi rend="italic">dissona</hi> et in se ipsa non nunquam <hi rend="italic">discrepantia</hi>, ut nedum a phylosophis oppinata, sed nec a rusticis cogitata putes, sic et pessime temporibus congruentia. Que quidem, et alia, si qua sunt a debito variantia, non est mee intentionis redarguere vel aliquo modo corrigere, nisi ad aliquem ordinem sponte sua se sinant ‘redigi’; satis enim michi erit comperta rescribere et disputationes phylosophantibus linquere (<hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 48-49).</p>
							<p rend="jolly_mirror">Et ideo advertendum, si sepius idem fluvius aut mons seu lacus, vel quem mavis ex aliis, sub diversis nominibus vel diversis in partibus nulla ex hoc facta mentione ponatur, aut <hi rend="italic">dissidentium auctorum </hi>opus est, aut scriptorum, imo pictorum, ignavia contigisse potuit (<hi rend="italic">De mont</hi>., VII 118).</p>
							<p rend="jolly_mirror">Nec ego aliquando coniecturis advertens desistere volui, quin potius duo vel tria nomina superflua ponere quam in uno deficere et de una re duas vel plures facere malui quam falso inadvertenter nomine unam in nullam quandoque convertere (<hi rend="italic">De</hi> <hi rend="italic">mont</hi>., VII 120).</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">I termini utilizzati dai due autori per accennare alla discordanza delle fonti sono simili ma non identici: alla <hi rend="italic">discordia</hi> di Petrarca fa riscontro la <hi rend="italic">discrepantia</hi> di Boccaccio; alla <hi >«</hi>historicorum discordiam<hi >»</hi><hi rend="italic"> </hi>del <hi rend="italic">De viris</hi> corrisponde il «dissidentium auctorum<hi >» dell’epilogo del </hi><hi rend="italic">De montibus</hi>. Un’altra sottile analogia, tanto contenutistica quanto lessicale, si riscontra nell’avvertimento rivolto al lettore a non affrettare il giudizio o a non incolpare l’autore se nell’opera sono presenti fatti o informazioni narrati diversamente da come si è soliti sentirli o leggerli. Per riferirsi a ciò Petrarca utilizza le parole «aliter dictum […] quam vel <hi rend="italic">audire</hi> consueverint vel <hi rend="italic">legere</hi><hi >»; Boccaccio sembra riprendere gli stessi termini con una </hi><hi rend="italic">variatio</hi>, adoperando l’aggettivo <hi rend="italic">dissona</hi>, che possiede in sé un rimando al suono e quindi all’udire: «quod sepissime <hi rend="italic">leges</hi> <hi rend="italic">multa</hi> […] veritate <hi rend="italic">dissona</hi><hi >».</hi></p><p rend="text">Lo scopo di entrambi gli autori, benché mediante percorsi diversi, è il medesimo, ossia essere utile al lettore che si accosta allo studio del mondo antico. Petrarca dichiara di mirare alla brevità e all’accertamento dei fatti, eliminando tutto ciò che arrecherebbe confusione più che utilità: <hi >«</hi>Nec vero me tanta in re segnem atque attenuatam operam consumpsisse profiteor, ut et <hi rend="italic">prodessem</hi> simul ac placerem, multa resecantem que plus confusionis, ut dixi supra, quam commoditatis allatura videbantur<hi >» (</hi><hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 30). Boccaccio, da parte sua, afferma di scrivere un’opera per essere di utilità (<hi rend="italic">prodesse</hi>) ai <hi rend="italic">rudes</hi> che si sono appena accostati agli studi classici: «Quos ego tanquam inclitum laudabilium exercitiorum specimen imitaturus, ne omnino tempus inerti ocio elabatur assumpsi loco iocosi laboris studentibus poetarum illustrium libros aut antiquorum hystorias revolventibus in aliquo levi opere, si possem, velle <hi rend="italic">prodesse</hi><hi >» (</hi><hi rend="italic">De mont</hi>., I 2).</p><p rend="text_top">4. Viste le grandi difficoltà nel reperimento dei materiali e nella composizione dell’opera, è inevitabile che questa si presenti imperfetta, e questo è motivo di rammarico per i due amici. Se hanno aggiunto dati che si potevano tralasciare o ne hanno omesso alcuni che andavano inseriti, se quindi hanno peccato per eccesso o per difetto, chiedono perdono al lettore. «Homo sum» ammette Boccaccio, per ribadire nuovamente che da una creatura imperfetta qual è l’uomo non può derivare un’opera perfetta.<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="09.html#footnote-006">38</ref></hi></hi> La presenza di errori e imperfezioni non sia ascritta alla cattiva fede ma all’ignoranza e alla debolezza dell’ingegno («inopi ingenio […] ascribitur» per Petrarca e «ignavie mee […] imputanda sunt» per Boccaccio).</p><table rend="tab2" xml:id="table004">
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					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror">Hec si minus quam intenderam assecutus sum, tu, precor <hi rend="italic">ignosce</hi>, quisquis hec perlegis; de successu enim te iudicem statuo, de proposito michi credi velim. Siquid igitur aut satietati ingestum aut desiderio subtractum reppereris, vel <hi rend="italic">inopi ingenio</hi> vel discerpentibus animum curis ascribito et dic tecum: «voluit iste preclarius, voluit utilius, voluit iocundius, sed nequivit» (<hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 37-38)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="09.html#footnote-005">39</ref></hi></hi>.</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror">Verum quoniam homo sum, novique nullum adeo oculatum, quin, nisi divina protegatur manu, sepissime cadat in lubricum, arbitror satis possibile, me non nunquam aut omisisse dicenda, aut non dicenda scripsisse, aut dicta non satis rationibus roborasse, aut minus plene in votum tuum ivisse, seu aliis modi peccasse plurimis, de quibus doleo. Et quoniam <hi rend="italic">nosco</hi>, quod <hi rend="italic">ignavie mee</hi> mea imputanda sunt crimina, supplex <hi rend="italic">veniam posco</hi>, teque humilis per tui capitis insigne decus exoro, ut <hi rend="italic">tui</hi> <hi rend="italic">ingenii celsitudine</hi> defectus suppleas, superfluitates excidas, dicta minus accurate exornes, et omnia pro iudicio tue sincere mentis pariter corrigas et emendes (<hi rend="italic">Gen</hi>. XV, <hi rend="italic">Concl</hi>., 2).</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Pur non essendo presenti riprese testuali esplicite, qualche considerazione sul lessico impiegato può aiutare ad avvicinare i due passi e, messa a sistema con le altre analogie già presentate, a ipotizzare un rapporto fra i due testi. Petrarca chiede perdono al lettore utilizzando il verbo <hi rend="italic">ignosco</hi>, mentre Boccaccio si serve di <hi rend="italic">veniam posco</hi>; il composto <hi rend="italic">ignosco</hi> compare però in Boccaccio nella forma semplice <hi rend="italic">nosco</hi>, quando l’autore riconosce la propria insufficienza al compito. Un caso simile si presenta poco dopo nell’ammissione di ignoranza che entrambi gli autori rivolgono al lettore: all’<hi rend="italic">inopi ingenio </hi>petrarchesco fa riscontro l’<hi rend="italic">ignaviee mee </hi>boccacciano. Il termine <hi rend="italic">ingenium</hi> ritorna però poco dopo, questa volta in accezione positiva, riferito al committente dell’opera, che viene lodato dall’autore in quanto dotato di <hi rend="italic">celsitudo ingenii</hi>. Del resto, Boccaccio aveva ripetutamente ammesso la scarsezza del proprio ingegno nel prologo della <hi rend="italic">Genealogia</hi>, sempre utilizzando il termine <hi rend="italic">ingenium</hi>, come nel famoso passo di <hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 20: «Brevis sum homuncio, nulle michi vires, <hi rend="italic">ingenium tardum</hi> et fluxa memoria». Inoltre è interessante notare che nelle altre opere erudite della maturità l’ammissione di insufficienza non era mai stata accompagnata dalla richiesta di perdono rivolta al lettore<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="09.html#footnote-004">40</ref></hi></hi>.</p><p rend="text_top">5. Da ultimo, è comune anche la notazione di aver condotto le ricerche o composto l’opera durante le veglie notturne, <hi rend="italic">topos</hi> già utilizzato dagli antichi ma non così frequentemente<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="09.html#footnote-003">41</ref></hi></hi>.</p><table rend="tab2" xml:id="table005">
				<!--<colgroup>-->
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				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="jolly_mirror">Si vero forsan studii mei labor expectationis tue sitim ulla ex parte sedaverit, nullum a te aliud premii genus efflagito, nisi ut diligar, licet incognitus, licet sepulcro conditus, licet versus in cineres, sicut ego multos, quorum me <hi rend="italic">vigiliis</hi> adiutum senseram, non modo defunctos sed diu ante consumptos, post annum millesimum dilexi (<hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 39)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="09.html#footnote-002">42</ref></hi></hi>.</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-2">
							<p rend="jolly_mirror">Non expectes, post multum temporis dispendium et <hi rend="italic">longis vigiliis</hi> elucubratum opus, corpus huiusmodi habere perfectum<hi rend="italic"> </hi>(<hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 41).</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Ci sono alcuni elementi, infine, che sono presenti soltanto nella prima o nella seconda redazione del prologo del <hi rend="italic">De viris</hi>, su cui è opportuno riflettere. L’accenno di Petrarca alla fatica legata alla raccolta dei materiali («colligendi molestiam», <hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 14) potrebbe avvicinare con più probabilità il Certaldese alla prima redazione del prologo petrarchesco: anche Boccaccio, infatti, in tutto il proemio della <hi rend="italic">Genealogia</hi> insiste sullo stesso problema, lamentando inoltre che la credenza negli dei pagani – e, di conseguenza, l’esistenza di libri inerenti – era diffusa in moltissimi luoghi, elencati a <hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 4-10. Il secondo elemento contenuto soltanto nel prologo B è l’accenno all’<hi rend="italic">insulsa religio </hi>degli antichi, intesa spregiativamente come <hi rend="italic">superstitio</hi>. Nel proemio della <hi rend="italic">Genealogia</hi> il Certaldese, mentre enumera la lunga serie di luoghi in cui questa credenza ha avuto seguito (<hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 4-10), utilizza per definirla un’ampia rosa di termini, tutti negativi (<hi rend="italic">insania veterum</hi>, <hi rend="italic">tanquam ridiculum quoddam</hi>, <hi rend="italic">stultitia</hi>, <hi rend="italic">contagio</hi>, <hi rend="italic">labe</hi>, <hi rend="italic">pernicies</hi>, <hi rend="italic">caligo</hi>, <hi rend="italic">inscitia</hi>, <hi rend="italic">credulitas</hi>), tra cui, però, non compare mai il termine <hi rend="italic">superstitio</hi>; egli fa questo per prendere le distanze dalla cultura pagana e smarcarsi dall’accusa di aver composto un’opera immorale. In assenza di precisi rimandi testuali non si può però stabilire per questi due argomenti una sicura connessione fra il testo petrarchesco, dove i riferimenti alla <hi rend="italic">molestia</hi> e alla <hi rend="italic">religio</hi> non sono più che cenni, e quello boccacciano, in cui i concetti sono invece molto amplificati. Al contrario, vi è un solo elemento riscontrato nel testo A ma non nel B, che sembra essere rilevante anche per il Certaldese: la richiesta insistita dell’opera da parte di un committente<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="09.html#footnote-001">43</ref></hi></hi>. Anch’essa, pur accomunando il prologo del <hi rend="italic">De viris</hi> (A) e della <hi rend="italic">Genealogia</hi>, non mette in stretta relazione i due testi, poiché potrebbe essere dovuta alla comune adesione alla topica della committenza illustre<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="09.html#footnote-000">44</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Le analogie, numerose e puntuali, dimostrano chiaramente il contatto fra i due autori. Le vicende compositive e gli scambi di idee avvenuti fra i due amici costituiscono tuttavia una questione complessa e non ancora risolta, innanzitutto per quanto concerne la datazione delle tre opere, che resta incerta. In secondo luogo, rimane aperta una questione rilevante, ossia a quando risalga la riflessione dei due amici sulle tematiche esposte nei proemi. Si può certamente pensare che meditarono su tali problemi filologici durante i loro incontri, come in quello di Milano del ’59 – occasione in cui studiarono e rifletterono insieme sul codice di Plinio appartenuto a Petrarca – e in quello di Padova del ’68. Vista la rilevanza di tali questioni per la stesura delle opere di quegli anni, si può presumere che la riflessione continuò anche nelle lettere che i due si scambiarono, andate però in gran parte perdute. Il gran numero e la precisione dei rimandi evidenziati nel confronto sinottico indurrebbero a pensare a un possibile contatto di Boccaccio con il testo scritto del maestro. Ma in quale redazione? Più probabilmente la prima, ossia il prologo B, conosciuto nell’incontro milanese, ma non si può del tutto escludere che egli abbia potuto vedere anche la seconda redazione a Padova nel 1368. Nell’assenza di rimandi o echi testuali sicuri, però, non si può che rimanere nel campo delle supposizioni. </p><p rend="h2"><hi rend="CharOverride-2">Bibliografia</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Antognini R., <hi rend="italic">Il progetto autobiografico delle «Familiares» di Petrarca</hi>, LED, Milano 2008.</p><p rend="bib_indx_bib">Billanovich G., <hi rend="italic">Petrarca letterato. I. Lo scrittoio del Petrarca</hi>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1947.</p><p rend="bib_indx_bib">Billanovich G., <hi rend="italic">Pietro Piccolo da Monteforte tra il Petrarca e il Boccaccio (1955)</hi>, in <hi rend="italic">Medioevo e Rinascimento. Studi in onore di Bruno Nardi</hi>, Sansoni, Firenze 1955, pp. 1-76, confluito in Id., <hi rend="italic">Petrarca e il primo umanesimo</hi>, Antenore, Padova 1996, pp. 459-524.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">De mulieribus claris</hi>, a cura di V. Zaccaria, <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, a cura di V. Branca, 10 voll., Mondadori, Milano 1967, vol. X.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">De casibus virorum illustrium</hi>, a cura di P.G. Ricci e V. Zaccaria, <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, a cura di V. Branca, 10 voll., Mondadori, Milano 1983, vol. IX.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Genealogie deorum gentilium</hi>, a cura di V. Zaccaria, <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, a cura di V. Branca, 10 voll., Mondadori, Milano 1998, voll. VII-VIII.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">De montibus</hi>, a cura di M. Pastore Stocchi, <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, a cura di V. Branca, 10 voll., Mondadori, Milano 1998, vol. VIII.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, catalogo della mostra tenutasi alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, a cura di T. De Robertis, C. M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi, Mandragora, Firenze 2013.</p><p rend="bib_indx_bib">Branca V., <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio. Profilo biografico</hi>, Sansoni, Firenze 1977.</p><p rend="bib_indx_bib">Burley W., <hi rend="italic">Liber de vita et moribus philosophorum</hi>, herausgeben von H. Knust, Tübingen 1886.</p><p rend="bib_indx_bib">Feo M., <hi rend="italic" >«Fragmenta».</hi> <hi rend="italic">Gli avanzi della mensa di Dante</hi>, «Studi petrarcheschi», n.s., 27, 2014, pp. 1-46.</p><p rend="bib_indx_bib">Fera V., <hi rend="italic">La filologia del Petrarca e i fondamenti della filologia umanistica</hi>, «Quaderni petrarcheschi», 9-10, 1992-1993, pp. 367-391.</p><p rend="bib_indx_bib">Fera V., <hi rend="italic">I «fragmenta de viris illustribus» di Francesco Petrarca</hi>, in J. Kraye, L. Lepschy (eds.), <hi rend="italic">Caro Vitto: essays in memory of Vittore Branca</hi>, The Warburg Institute, London 2007, pp. 101-132.</p><p rend="bib_indx_bib">Fera V., <hi rend="italic">Storia e filologia tra Petrarca e Boccaccio</hi>, «Quaderni petrarcheschi», 15-16, 2012, pp. 369-389.</p><p rend="bib_indx_bib">Fiaschi S., <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, catalogo della mostra tenutasi alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, a cura di T. De Robertis, C. M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi, Mandragora, Firenze 2013, pp. 171-176.</p><p rend="bib_indx_bib">Filosa E., <hi rend="italic">Petrarca, Boccaccio e le «mulieres clarae»: dalla «Familiare» 21, 8 al «De mulieribus claris»</hi>, «Annali d’Italianistica», 22, 2004, pp. 381-395, confluito in Id., <hi rend="italic">Tre studi sul «De mulieribus claris»</hi>, LED, Milano 2012, pp. 51-59.</p><p rend="bib_indx_bib">Guenée B., <hi rend="italic">Lo storico e la compilazione del XIII secolo</hi>, in C. Leonardi e G. Orlandi (a cura di),<hi rend="italic"> Aspetti della letteratura latina del secolo XIII</hi>, La Nuova Italia, Perugia-Firenze 1986. </p><p rend="bib_indx_bib">Iohannes Gallensis<hi rend="CharOverride-3">,</hi> <hi rend="italic">De regimine vitae humanae seu Margarita doctorum</hi>, G. Arrivabene, Venetiis 1496 (ISTC ij00333000).</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Janson T., </hi><hi rend="italic" >Latin prose prefaces: studies in literary conventions</hi><hi >, Almqvist &amp; Wiksell, Stockholm 1964.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Lorenzini S., <hi rend="italic">La corrispondenza bucolica tra Giovanni Boccaccio e Checco di Meletto Rossi. L’egloga di Giovanni del Virgilio ad Albertino Mussato</hi>, Olschki, Firenze 2011.</p><p rend="bib_indx_bib">Monti C.M., <hi rend="italic">Boccaccio e Petrarca</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, catalogo della mostra tenutasi alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, a cura di T. De Robertis, C. M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi, Mandragora, Firenze 2013, pp. 33-40.</p><p rend="bib_indx_bib">Monti C.M., <hi rend="italic">La «Genealogia» e il «De Montibus»: due parti di un unico progetto</hi>, «Studi sul Boccaccio», 44, 2016, pp. 327-366.</p><p rend="bib_indx_bib">Monti C.M., <hi rend="italic">Boccaccio «itineris strator» del Petrarca</hi>, «Studi sul Boccaccio», 46, 2018, pp. 1-11.</p><p rend="bib_indx_bib">Monti C.M., <hi rend="italic">I danni della tradizione, l’umiltà dell’imperfezione: Boccaccio, la filologia e il pubblico</hi>, in S. Costa, F. Gallo, M. Petoletti, S. Martinelli Tempesta (a cura di), <hi rend="italic">Filologia e società</hi>, Biblioteca Ambrosiana-Centro Ambrosiano, Milano 2020 (Ambrosiana Graecolatina, 11), pp. 133-152.</p><p rend="bib_indx_bib">Perucchi G., <hi rend="italic">Boccaccio geografo lettore del Plinio petrarchesco</hi>, «Italia medioevale e umanistica», 54, 2013, pp. 153-211.</p><p rend="bib_indx_bib">Petoletti M., <hi rend="italic">Boccaccio e Plinio il Vecchio: gli estratti dello Zibaldone Magliabechiano</hi>, «Studi sul Boccaccio», 41, 2013, pp. 257-293.</p><p rend="bib_indx_bib">Petrarca F., <hi rend="italic">De viris illustribus. Adam-Hercules</hi>, a cura di C. Malta, Università degli studi di Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici, Messina 2008.</p><p rend="bib_indx_bib">Petrarca F., <hi rend="italic">De viris illustribus</hi>, a cura di S. Ferrone, Le Lettere, Firenze 2006, vol. I.</p><p rend="bib_indx_bib">Petrarca F., <hi rend="italic">Secretum</hi>, a cura di E. Fenzi, Mursia, Milano 1992.</p><p rend="bib_indx_bib">Piacentini A., <hi rend="italic">Buccolicum carmen</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, catalogo della mostra tenutasi alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, a cura di T. De Robertis, C. M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi, Mandragora, Firenze 2013, pp. 203-208.</p><p rend="bib_indx_bib">Vecchi Galli P.,<hi rend="italic"> Onomastica petrarchesca. Per il «Canzoniere»</hi>, «Italique», 8, 2005, pp. 27-44.</p><p rend="bib_indx_bib">Vincentius Bellovacensis, <hi rend="italic">Speculum quadruplex, sive Speculum maius: naturale, doctrinale, morale, historiale</hi>, Akademische Druck- u. Verlagsanstalt, Graz 1964-1965, (ripr. facsim. ed. Duaci, ex Officina typographica Baltazaris Belleri, 1624).</p><p rend="bib_indx_bib">Zaccaria V., <hi rend="italic">Presenze del Petrarca nel Boccaccio latino</hi>, «Lectura Petrarce», 7, 1987, pp. 245-266, confluito in Id., <hi rend="italic">Boccaccio narratore, storico, moralista e mitografo</hi>, Olschki, Firenze 2001, pp. 156-175.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-043-backlink">1</ref></hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1">*</hi> 	Vorrei ringraziare la prof.ssa Carla Maria Monti per la guida paziente e scrupolosa con cui mi ha accompagnato nella stesura del presente contributo.</p><p rend="layout_notes">	Per una rapida ma completa panoramica cfr. C.M. Monti, <hi rend="italic">Boccaccio e Petrarca</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, catalogo della mostra tenutasi alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, a cura di T. De Robertis, C. M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi, Mandragora, Firenze 2013, pp. 33-40.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-042-backlink">2</ref></hi>	C.M. Monti, <hi rend="italic">Boccaccio </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">itineris strator</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> del Petrarca</hi>, <hi >«Studi sul Boccaccio», ٤٦, ٢٠١٨</hi>, pp. 1-11.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-041-backlink">3</ref></hi>	Si fa riferimento all’edizione di <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, a cura di V. Branca, 10 voll., Mondadori, Milano, 1967-1994, in particolare: <hi rend="italic">Genealogie deorum gentilium</hi>, a cura di V. Zaccaria, 1998, voll. VII-VIII; <hi rend="italic">De montibus</hi>, a cura di M. Pastore Stocchi, 1998, vol. VIII; <hi rend="italic">De casibus virorum illustrium</hi>, a cura di P.G. Ricci e Zaccaria, 1983, vol. IX; <hi rend="italic">De mulieribus claris</hi>, a cura di Zaccaria, 1967, vol. X. Per il <hi rend="italic">De viris illustribus</hi> petrarchesco si fa riferimento all’edizione F. Petrarca, <hi rend="italic">De viris illustribus. Adam-Hercules</hi>, a cura di C. Malta, Università degli studi di Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici, Messina 2008 per il prologo in redazione B e a F. Petrarca<hi rend="italic"> De viris illustribus</hi>, a cura di S. Ferrone, Le Lettere, Firenze 2006, vol. I (che riprende il testo critico di <hi rend="italic">De viris illustribus</hi>, a cura di G. Martellotti, Sansoni, Firenze 1964) per la redazione A.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-040-backlink">4</ref></hi>	Primo fra tutti G. Billanovich, <hi rend="italic">Petrarca letterato. I. Lo scrittoio del Petrarca</hi>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1947.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-039-backlink">5</ref></hi>	Il primo modello per la produzione bucolica di Boccaccio era stato però la corrispondenza fra Dante e Giovanni del Virgilio, che il Certaldese trascrisse nel suo Zibaldone Laurenziano (ff. 67v-72v). Cfr. A. Piacentini, <hi rend="italic">Buccolicum carmen</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 203-208; S. Lorenzini, <hi rend="italic">La corrispondenza bucolica tra Giovanni Boccaccio e Checco di Meletto Rossi. L’egloga di Giovanni del Virgilio ad Albertino Mussato</hi>, Olschki, Firenze 2011, pp. 18-27.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-038-backlink">6</ref></hi>	Alcune influenze petrarchesche sul Boccaccio latino sono state evidenziate da V. Zaccaria, <hi rend="italic">Presenze del Petrarca nel Boccaccio latino</hi>, «Lectura Petrarce<hi >»</hi>, 7, 1987, pp. 245-266, ora in Id., <hi rend="italic">Boccaccio narratore, storico, moralista e mitografo</hi>, Olschki, Firenze 2001, pp. 156-175.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-037-backlink">7</ref></hi>	Per la cronologia dell’opera vd. V. Fera, <hi rend="italic">I </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">fragmenta de viris illustribus</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> di Francesco Petrarca</hi>, in J. Kraye, L. Lepschy (eds.), <hi rend="italic">Caro Vitto: essays in memory of Vittore Branca</hi>, The Warburg Institute, London 2007, pp. 101-132, che riunisce e aggiorna le riflessioni di Martellotti.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-036-backlink">8</ref></hi>	Cfr. V. Branca, <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio. Profilo biografico</hi>, Sansoni, Firenze 1977, p. 162.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-035-backlink">9</ref></hi>	Vd. Zaccaria, <hi rend="italic">Boccaccio narratore</hi>, cit., p. 3.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-034-backlink">10</ref></hi>	<hi >«Illustres itaque viros […] </hi><hi rend="italic">colligere locum in unum </hi>et quasi quodammodo constipare arbitratus sum<hi >», </hi><hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 8; <hi >«V</hi>enit in animum ex his quas memoria referet in glorie sue decus <hi rend="italic">in unum deducere</hi><hi >», </hi><hi rend="italic">De mul</hi>., <hi rend="italic">Proh</hi>., 4.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-033-backlink">11</ref></hi>	«Hic enim, nisi fallor, fructuosus ystorici finis est, illa prosequi que vel sectanda legentibus vel fugienda sunt, ut in utranque partem copia suppetat illustrium exemplorum», <hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 33; «Verum, quoniam extulisse laudibus memoratu digna et depressisse increpationibus infanda non nunquam, non solum erit hinc egisse generosos in gloriam et inde ignavos habenis ab infaustis paululum retraxisse […]», <hi rend="italic">De mul</hi>., <hi rend="italic">Proh</hi>.,7.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-032-backlink">12</ref></hi>	«Nec vero me tanta in re segnem atque attenuatam operam consumpsisse profiteor, ut et prodessem simul ac placerem», <hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 30; «[…] et sic fiet ut, inmixta hystoriarum delectationi, sacra mentes subintrabit utilitas», <hi rend="italic">De mul</hi>., <hi rend="italic">Proh</hi>.,7.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-031-backlink">13</ref></hi>	Per brevità, basti il rimando a <hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 9-11;<hi rend="italic"> De mul</hi>., <hi rend="italic">Concl</hi>., 1-2.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-030-backlink">14</ref></hi>	<hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. B, 21; <hi rend="italic">De mul</hi>., <hi rend="italic">Concl</hi>., 1-2.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-029-backlink">15</ref></hi>	Petrarca, <hi rend="italic">De viris illustribus. Adam-Hercules</hi>, pp. CXCI-CCXXIX. Allontanandosi dal <hi rend="italic">De viris</hi>, è stata notata un’altra possibile influenza di Petrarca sull’opera boccacciana: la <hi rend="italic">Familiare</hi> XXI 8, scritta nel maggio del 1358 e diretta all’imperatrice Anna, moglie di Carlo IV di Boemia, raccoglie e tratteggia 31 biografie di <hi rend="italic">mulieres</hi> <hi rend="italic">clarae</hi>; ben 26 di queste donne sono trattate anche da Boccaccio nel <hi rend="italic">De</hi> <hi rend="italic">mulieribus.</hi> Una prova della dipendenza delle biografie boccacciane da quelle petrarchesche sarebbe la vita di Ipsicratea: Boccaccio utilizza come fonte la <hi rend="italic">Fam.</hi> XXI 8, 9 nel <hi rend="italic">De mulieribus</hi>, Valerio Massimo (<hi rend="italic">Factorum et dictorum memorabilium libri</hi>, IV 6 ext. 2) nella <hi rend="italic">Consolatoria a Pino de’ Rossi</hi>. Cfr. E. Filosa, <hi rend="italic">Petrarca, Boccaccio e le </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">mulieres clarae</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic">: dalla </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Familiare</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> 21, 8 al </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">De mulieribus claris</hi><hi rend="italic" >»</hi>, <hi >«Annali d’Italianistica», ٢٢, ٢٠٠٤</hi>, pp. 381-395, ora in Id., <hi rend="italic">Tre studi sul </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">De mulieribus claris</hi><hi rend="italic" >»</hi>, LED, Milano 2012, pp. 51-59.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-028-backlink">16</ref></hi>	S. Fiaschi, <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., p. 172.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-027-backlink">17</ref></hi>	G. Billanovich, <hi rend="italic">Pietro Piccolo da Monteforte tra il Petrarca e il Boccaccio (1955)</hi>, in <hi rend="italic">Medioevo e Rinascimento. Studi in onore di Bruno Nardi</hi>, Sansoni, Firenze 1955, pp. 1-76, ora in Id., <hi rend="italic">Petrarca e il primo umanesimo</hi>, Antenore, Padova 1996, pp. 459-524.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-026-backlink">18</ref></hi>	Fiaschi, <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi>, cit., pp. 172-173.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-025-backlink">19</ref></hi>	C.M. Monti, <hi rend="italic">De montibus</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., p. 181.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-024-backlink">20</ref></hi>	La comunanza di temi presenti nel prologo della <hi rend="italic">Genealogia</hi> e nell’epilogo del <hi rend="italic">De montibus</hi>, che permette di ipotizzare l’unitarietà del progetto sotteso alle stesse, è stata mostrata da C.M. Monti, <hi rend="italic">La </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Genealogia</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> e il </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">De Montibus</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic">: due parti di un unico progetto</hi>, «Studi sul Boccaccio», 44, 2016, pp. 327-366. È proprio ammettendo questa unitarietà che si può intraprendere un confronto fondato con il <hi rend="italic">De viris </hi>petrarchesco.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-023-backlink">21</ref></hi>	C.M. Monti, <hi rend="italic">I danni della tradizione, l’umiltà dell’imperfezione: Boccaccio, la filologia e il pubblico</hi>, in S. Costa, F. Gallo, M. Petoletti, S. Martinelli Tempesta (a cura di), <hi rend="italic">Filologia e società</hi>, Biblioteca Ambrosiana-Centro Ambrosiano, Milano 2020 (Ambrosiana Graecolatina, 11), pp. 133-152.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-022-backlink">22</ref></hi>	R. Antognini, <hi rend="italic">Il progetto autobiografico delle </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Familiares</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> di Petrarca</hi>, LED, Milano 2008, pp. 59-60, cita <hi rend="italic">Confessiones</hi> II 1,1; ma si veda anche <hi rend="italic">Conf</hi>. X, 18.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-021-backlink">23</ref></hi>	<hi rend="italic">Fam</hi>. X 1, 7 (a Carlo IV re di Boemia, 1351): «[…] Nullus igitur ignavie locus est, ut ad nutum cuncta succedant; magnum fuerit tantarum rerum <hi rend="italic">fragmenta colligere</hi><hi >»; </hi><hi rend="italic">Fam</hi>. XIII 6, 2 (a Francesco Nelli, 1352): «Interim ergo ne inanis rusticatio mea sit, cogitationum consumptarum <hi rend="italic">fragmenta recolligo</hi>, ut omnis dies, si fieri possit, aut aliquid maioribus ceptis adiciat aut minutum aliquid absolvat». F. Petrarca, <hi rend="italic">Le Familiari</hi>, a cura di V. Rossi, Sansoni, Firenze, vol. II (1934), p. 279 e vol. III (1937), p. 72.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-020-backlink">24</ref></hi>	F. Petrarca, <hi rend="italic">Secretum</hi>, a cura di E. Fenzi, Mursia, Milano 1992, p. 282.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-019-backlink">25</ref></hi>	M. Feo, <hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Fragmenta</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic">.</hi> <hi rend="italic">Gli avanzi della mensa di Dante</hi>, «Studi petrarcheschi», n.s., 27, 2014, pp. 1-46. Alle pp. 38-46 l’autore raccoglie una nutrita serie di attestazioni del termine <hi rend="italic">fragmenta</hi> sia all’interno della produzione petrarchesca che nella letteratura successiva, nella quale tuttavia mancano le numerose occorrenze in Boccaccio.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-018-backlink">26</ref></hi>	Sul problema del titolo del <hi rend="italic">Canzoniere</hi> petrarchesco cfr. P. Vecchi Galli<hi rend="italic">, Onomastica petrarchesca. Per il </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Canzoniere</hi><hi rend="italic" >»</hi>, <hi >«Italique», </hi>8, 2005, pp. 27-44. Il titolo autoriale (nella forma <hi rend="italic">Fragmentorum liber</hi>) compare anche nella copia autografa di Boccaccio, Vat. Chig. L V 176, f. 43v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-017-backlink">27</ref></hi>	«Illustres quosdam viros quos excellenti gloria floruisse doctissimorum hominum ingenia memorie tradiderunt, in diversis voluminibus tanquam sparsos ac disseminatos, rogatu tuo, plaustrifer insignis qui modestissimo nutu inclite urbis Patavine sceptra unice geris, locum in unum colligere et quasi quodammodo stipare arbitratus sum», <hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. A, 1. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-016-backlink">28</ref></hi>	«Ordinem quisque et dispersorum congeriem advertat. Namque ea que scripturus sum, quamvis apud alios auctores sint, non tamen ita penes eos collocata reperiuntur […]», <hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. A, 3.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-015-backlink">29</ref></hi>	Cfr. Vincenzo di Beauvais, <hi rend="italic" >Speculum maius</hi><hi >, </hi><hi rend="italic" >prohemium</hi><hi >; Giovanni di Galles (Treccani), </hi><hi rend="italic">Compendiloquium</hi>, <hi rend="italic">prohemium</hi>; pseudo-Burley, <hi rend="italic">Liber de vita et moribus,</hi> <hi rend="italic">prohemium</hi>. Vincentius Bellovacensis, <hi rend="italic">Speculum quadruplex, sive Speculum maius: naturale, doctrinale, morale, historiale</hi>, Akademische Druck- u. Verlagsanstalt, Graz, 1964-1965, col. 1 (ripr. facsim. ed. Duaci, ex Officina typographica Baltazaris Belleri, 1624). Non esistendo edizioni critiche moderne di Giovanni di Galles, si rimanda all’incunabolo <hi rend="CharOverride-4">Iohannes Gallensis</hi><hi rend="CharOverride-3">,</hi> <hi rend="italic">De regimine vitae humanae seu Margarita doctorum</hi>, G. Arrivabene, Venetiis 1496 (ISTC ij00333000), pp. 180-182. <hi rend="CharOverride-4">Walter Burley</hi>, <hi rend="italic CharOverride-4">Liber de vita et moribus philosophorum</hi><hi rend="CharOverride-4">, herausgeben von H. Knust, Tübingen 1886</hi><hi rend="CharOverride-5">.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-014-backlink">30</ref></hi>	Questa pratica era diffusa fra gli storici del XIII secolo, che nei loro prologhi utilizzavano espressioni come <hi rend="italic">in unum corpus redigere</hi>, oppure <hi rend="italic">uno volumine coartare</hi>, o ancora <hi rend="italic">in unum congerere</hi>. Cfr. B. Guenée, <hi rend="italic">Lo storico e la compilazione del XIII secolo</hi>, in C. Leonardi e G. Orlandi (a cura di),<hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">Aspetti della letteratura latina del secolo XIII</hi>, La Nuova Italia, Perugia-Firenze 1986, pp. 57-76: 58-59.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-013-backlink">31</ref></hi>	La <hi rend="italic">Naturalis historia</hi> pliniana fu opera molto consultata da entrambi gli autori, per cui vd. G. Perucchi, <hi rend="italic">Boccaccio geografo lettore del Plinio petrarchesco</hi>, «Italia medioevale e umanistica», 54, 2013, pp. 153-211. Il passo in cui Plinio parla della grande quantità dei materiali consultati è la dedica a Tito, 17: «<hi rend="italic">XX Rerum dignarum cura</hi> – quoniam, ut ait Domitius Piso, thesauros oportet esse, non libros – lectione <hi rend="italic">voluminum circiter II</hi>, quorum pauca admodum studiosi attingunt propter secretum materiae, ex exquisitis auctoribus centum inclusimus XXXVI voluminibus, adiectis rebus plurimis, quas aut ignoraverant priores aut postea invenerat vita». Petrarca acquistò una copia dell’opera a Mantova nel 1350, l’attuale Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 6802, che studiò e postillò assiduamente. Nel margine destro vicino al passo «quas aut…vita» (f. 1vb) si trova un segno di attenzione, che dimostra l’interesse dell’autore nei confronti della pericope di testo.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-012-backlink">32</ref></hi>	Il problema dell’ordinamento dei fatti raccolti è tipico delle compilazioni storiche bassomedievali. Cfr. Guenée, <hi rend="italic">Lo storico e la compilazione del XIII secolo</hi>, cit., p. 68.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-011-backlink">33</ref></hi>	Il testo A è uguale, con l’omissione della frase «multa etiam sciens… habitura preterii».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-010-backlink">34</ref></hi>	V. Fera, <hi rend="italic">Storia e filologia tra Petrarca e Boccaccio</hi>, «Quaderni petrarcheschi», 15-16, 2012, pp. 369-389; cit. p. 376: «Petrarca lottava in particolare contro il metodo storiografico della giustapposizione dei dati, che nel Trecento era vincente. La giustapposizione mirava ad appagare ogni esigenza, inventariava tutte le istanze della sfera del possibile, appianava allineandoli i contrasti fra le fonti; non si doveva operare una scelta, tutto era accettato e concorreva all’informazione, anche due opposti sentieri potevano condurre a due verità ugualmente possibili». Sul metodo filologico di Petrarca si veda anche V. Fera, <hi rend="italic">La filologia del Petrarca e i fondamenti della filologia umanistica</hi>, «Quaderni petrarcheschi», 9-10, 1992-1993, pp. 367-391.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-009-backlink">35</ref></hi>	Cfr. Fera, <hi rend="italic">Storia e filologia tra Petrarca e Boccaccio</hi>, cit., p. 376. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-008-backlink">36</ref></hi>	Come già segnalato dall’edizione Martellotti, Petrarca si riferisce qui a Livio, <hi rend="italic">Praef</hi>., 10. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-007-backlink">37</ref></hi>	Il testo A è pressoché identico.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-006-backlink">38</ref></hi>	Le stesse parole di ammissione della propria imperfezione sono utilizzate anche da Plinio nel prologo della <hi rend="italic">Naturalis historia</hi> (lettera a Tito, 18): «<hi rend="italic">Homines</hi> enim <hi rend="italic">sumus</hi> et occupati officiis subsicivisque temporibus ista curamus, id est nocturnis, ne quis vestrum putet his cessatum horis». Boccaccio ebbe modo di consultare l’immensa opera pliniana sul manoscritto appartenuto all’amico Petrarca (il già citato Par. lat. 6802), non senza lasciare traccia del suo passaggio, come nel caso della celebre nota sulle cipolle di Certaldo al f. 153v. Tuttavia egli ebbe a disposizione un altro esemplare – non ancora identificato – della <hi rend="italic">Naturalis</hi> <hi rend="italic">historia</hi>, da cui trascrisse nel suo Zibaldone Magliabechiano alcuni passi che non dipendono dal codice petrarchesco. M. Petoletti, <hi rend="italic">Boccaccio e Plinio il Vecchio: gli estratti dello Zibaldone Magliabechiano</hi>, «Studi sul Boccaccio», 41, 2013, pp. 257-293.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-005-backlink">39</ref></hi>	Il testo A è identico, con l’omissione dell’ultima parte del periodo (da «et dic tecum» fino alla fine). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-004-backlink">40</ref></hi>	Non è presente, per esempio, in <hi rend="italic">De mul</hi>., <hi rend="italic">Concl</hi>., 5 e in <hi rend="italic">De cas</hi>., XXVII 5-6.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-003-backlink">41</ref></hi>	<hi >T. Janson, </hi><hi rend="italic" >Latin prose prefaces: studies in literary conventions</hi><hi >, Almqvist &amp; Wiksell, Stockholm 1964, pp. 147-148. </hi>Di nuovo il modello potrebbe essere l’epistola rivolta all’imperatore Tito che apre la <hi rend="italic">Naturalis Historia</hi> pliniana (par. 18): «Nec dubitamus multa esse quae et nos praeterierint. <hi >Homines enim sumus et occupati officiis subsicivisque temporibus ista curamus, id est </hi><hi rend="italic" >nocturnis</hi><hi >, ne quis vestrum putet his cessatum horis. Dies vobis inpendimus, cum somno valetudinem computamus, vel hoc solo praemio contenti, quod, dum ista, ut ait M. Varro, musinamur, pluribus horis vivimus. </hi>Profecto enim vita vigilia est». Il passo dovette attirare l’attenzione di Petrarca: nel Par. lat. 6802 appone una <hi rend="italic">manicula</hi> nel margine destro in corrispondenza della frase «Homines… curamus». Nel margine inferiore, inoltre, annota «Vita vigilia, mors sompnus», <hi rend="italic">sententia</hi> già citata anche in altre occasioni (<hi rend="italic">De rem</hi>. II 86, 2 e 10; <hi rend="italic">Fam</hi>. XXI 12, 21 e 34). Possiamo quindi ipotizzare che Petrarca, durante la stesura del prologo, ricordasse il passo pliniano; Boccaccio, invece, per la ripresa lessicale del termine <hi rend="italic">vigilia</hi>, è più probabile che si rifacesse direttamente al testo petrarchesco. Si noti però la diversa sfumatura di significato: se Plinio era costretto a lavorare di notte a causa degli impegni diurni, Petrarca predilige la notte come momento di studio e di preghiera.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-002-backlink">42</ref></hi>	Il testo A è identico.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-001-backlink">43</ref></hi>	Si tratta di Francesco da Carrara per Petrarca e Ugo IV di Lusignano, re di Cipro e Gerusalemme, per Boccaccio. Petrarca utilizza espressioni come <hi rend="italic">rogatu tuo</hi> (<hi rend="italic">De viris</hi>, <hi rend="italic">Proh</hi>. A, 1) e <hi rend="italic">ad quem rogatus</hi> (<hi rend="italic">Proh</hi>. A, 10); Boccaccio <hi rend="italic">iussu igitur tuo</hi> (<hi rend="italic">Gen</hi>. I, <hi rend="italic">Proh</hi>. I, 40) e <hi rend="italic">quo datum est ordine</hi> (<hi rend="italic">Concl</hi>., 1).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-000-backlink">44</ref></hi>	<hi >Janson, </hi><hi rend="italic" >Latin prose prefaces</hi><hi >, cit., </hi>pp. 116-124.</p>
      
      
      
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