<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Dal Filostrato ai rispetti di ambiente laurenziano: la ricezione quattrocentesca della prima lettera di Troiolo a Criseida</title>
        <author>
          <persName n="1">
            <forename>Litterio</forename>
            <surname>Silvia</surname>
            <placeName type="affiliation">University for Foreigners of Siena, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2019</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-236-2</idno>) by </resp>
          <name>Giovanna Frosini</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.12</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The article informs that some octaves of Boccaccio’s Filostrato can be found since the turn of the 14th century as a single Rispetto d’amore or in series of Rispetti continuati or even under the title Canzona. Boccaccio’s ottava rimas were used as love Rispetti both in manuscripts and in incunabula: the article gives an index and a description of them.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Filostrato</item>
            <item>octaves</item>
            <item>ottava rima</item>
            <item>rispetti d’amore</item>
            <item>Lorenzo de’ Medici</item>
            <item>letter</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.12<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-236-2.12" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">Dal <hi rend="italic">Filostrato</hi> ai rispetti di ambiente laurenziano: la ricezione quattrocentesca della prima lettera di Troiolo a Criseida</p><p rend="h1_author">Silvia Litterio</p><p rend="text">Lorenzo de’ Medici e i suoi sodali si riunivano in quella che essi stessi chiamavano ‘brigatella’ fra gli anni Sessanta e Settanta del Quattrocento. Molti sono gli indizi – a partire proprio dall’appellativo ‘brigatella’ – che conducono a Boccaccio: si pensi alla nobilitazione della lingua di Firenze, ai temi della fugacità della giovinezza o dell’invito a godere del tempo presente e, sul piano metrico, all’impiego dell’ottava, sulla quale si eserciteranno lo stesso Lorenzo, ma anche Poliziano, Pulci e Giambullari. A tal proposito, Vittore Branca notava<hi rend="italic"> en passant</hi> che Boccaccio</p><p rend="quotation_b">avvia l’esperienza di un’ottava quanto mai duttile e varia, strutturata diversamente secondo le diverse necessità e intonazioni, sensibile alle suggestioni epico-romanzesche e alle cadenze popolaresche dei rispetti, egualmente aperta al discorso narrativo e al discorso lirico […]. È la via che, attraverso una varia esperienza tecnico-poetica, condurrà […] all’«ottava fiorita» del Poliziano e all’«ottava d’oro» dell’Ariosto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="12.html#footnote-032">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Degli incontri al palazzo fiorentino di via Larga resta una traccia letteraria immediata in diversi manoscritti quattrocenteschi e in un piccolo gruppo d’incunaboli e di postincunaboli. Tali sillogi a stampa, la cui fortuna si estende fino a tutto il XVI secolo, accostano solitamente ballatette, canzoni fatte per il carnevale e rispetti d’amore, aprendo, insieme con i manoscritti, nei quali troviamo materiale spesso eterogeneo, uno scorcio sull’estetica della ricezione di certa poesia popolaresca fiorentina del secondo Quattrocento. Appunteremo qui la nostra attenzione esclusivamente sui rispetti: ottave di endecasillabi di argomento amoroso, tràdite molto spesso anonime, a volte in forma continuata e talvolta sdoppiate in più di una redazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="12.html#footnote-031">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La questione attributiva di questi testi, e dei rispetti in particolare, si rivela assai spinosa a causa della reticenza con la quale i testimoni manoscritti e a stampa c’informano sulla paternità dei componimenti, tanto che Pasquini parla di «un dato di fatto ormai emerso come costitutivo della cerchia laurenziana: che cioè una certa produzione minore era considerata più o meno <hi rend="italic">res nullius</hi>, si trattasse degli strambotti tre-quattrocenteschi o di versi-temi isolati»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="12.html#footnote-030">3</ref></hi></hi>. In tale selva di rispetti riconducibile al <hi rend="italic">milieu</hi> laurenziano, si segnala qui la presenza di una manciata di ottave estratte dalla seconda parte del <hi rend="italic">Filostrato</hi>, che circolavano secondo le forme e le modalità che andremo descrivendo più avanti.</p><p rend="text">Il <hi rend="italic">Filostrato</hi> si compone di settecentotredici ottave di endecasillabi con il medesimo schema rimico, oltre che metrico, dei rispetti: ab ab ab cc. L’opera non gode attualmente di buona salute testuale giacché l’edizione critica di riferimento è ancora quella curata nel 1937 da Vincenzo Pernicone, che si basava su una tradizione di quarantanove manoscritti, mentre a oggi, sarebbero ottanta i testimoni utili alla ricostruzione del testo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="12.html#footnote-029">4</ref></hi></hi>. In seguito, l’opera è stata ripubblicata da Vittore Branca, che in attesa del testo critico definitivo di Pernicone ha accolto sostanzialmente quello del ’37, salvo alcuni minimi aggiustamenti e la revisione della punteggiatura<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="12.html#footnote-028">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Organizzato in nove canti corredati di un proemio in prosa e di frequenti rubriche discorsive, il <hi rend="italic">Filostrato</hi> racconta dell’amore di Troiolo, figlio di Priamo, per la vedova Criseida. A mediare fra i due è Pandaro, cugino di lei, che assistendo alla sofferenza dell’amico lo convince a dichiararsi scrivendo una lettera alla donna amata. Nella trama del poemetto eroico-amoroso, che si concluderà con il tradimento di Criseida e con la morte di Troiolo, gli eventi bellici sono nettamente in secondo piano rispetto a quelli amorosi e la prima missiva di Troiolo rappresenta un punto di svolta nella storia: egli è disperato e ‘vinto’ a causa del suo amore celato e Pandaro, vedendo come Amore lo ha ridotto, decide di aiutarlo facendosi latore delle pene di Troiolo presso Criseida, la quale inizia a contraccambiarlo e gli si mostra alla finestra. <hi >È a questo punto che </hi>Pandaro suggerisce a Troiolo di scriverle una lettera, che si estende per undici ottave (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 96-106), alcune delle quali si trovano inserite in talune sequenze di rispetti amorosi.</p><p rend="text">Nel <hi rend="italic">Filostrato</hi>, con Surdich, l’aspetto sincronico assume molta più rilevanza rispetto a quello diacronico e «le parti liriche entrano in diretta concorrenza con la narratività, tendendo a soverchiarla».<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="12.html#footnote-027">6</ref></hi></hi> Questa caratteristica, che lo rende un prodotto letterario dal quale può risultare relativamente semplice estrarre dei brani, si manifesta in maniera particolarmente efficace nelle ottave dedicate alla corrispondenza amorosa. Giuseppe Chiecchi si è occupato della funzione degl’inserti epistolari nelle opere minori di Boccaccio concludendo che l’<hi rend="italic">amor de lonh</hi> è fondamentale per lo sviluppo delle opere sia a livello della trama sia della giustificazione della stesura del testo in sé.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="12.html#footnote-026">7</ref></hi></hi> Dall’intervento di Chiecchi, ripreso poi da Laura Banella, emerge che le tre lettere del <hi rend="italic">Filostrato</hi> si trovano precisamente nei tre <hi >«</hi>nodi fondamentali del movimento narrativo<hi >»</hi>, il primo dei quali si scioglie proprio con le undici ottave epistolari che qui c’interessano, senza le quali la trama stessa del <hi rend="italic">Filostrato</hi> non potrebbe sussistere.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="12.html#footnote-025">8</ref></hi></hi></p><p rend="text">Troiolo si congeda da Pandaro per dirigersi verso la sua camera e buttare giù subito la lettera (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 95). La missiva, che occupa le undici ottave successive, è preceduta dalla rubrica:</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">Scrive Troiolo a Criseida che il muove a scrivere l’amore ch’egli le porta e le sue pene, e domandale mercé.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1">96</p><p rend="quotations_quotation_b2"><hi >«Come può quei che in affanno è posto,</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">in pianto grave ed in stato molesto</p><p rend="quotations_quotation_b2">come sono io per te, donna, disposto,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ad alcun dar salute? credo chesto</p><p rend="quotations_quotation_b2">esser non dee da lui; ond’io mi scosto</p><p rend="quotations_quotation_b2">da quel che gli altri fanno, e sol per questo</p><p rend="quotations_quotation_b2">qui da me salutata non sarai,</p><p rend="quotations_quotation_b2">perch’io non l’ho se tu non la mi dai.</p><p rend="quotations_quotation_b1">97</p><p rend="quotations_quotation_b2">Io non posso fuggir quel ch’Amor vuole,</p><p rend="quotations_quotation_b2">il qual più vil di me già fece ardito,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ed el mi strigne a scriver le parole</p><p rend="quotations_quotation_b2">che tu vedrai, e vuol pure obbedito</p><p rend="quotations_quotation_b2">esser da me sì come egli esser suole;</p><p rend="quotations_quotation_b2">perciò se per me fia in ciò fallito,</p><p rend="quotations_quotation_b2">lui ne riprendi, ed a me perdonanza</p><p rend="quotations_quotation_b2">ti priego doni, dolce mia speranza.</p><p rend="quotations_quotation_b1">98</p><p rend="quotations_quotation_b2">L’alta bellezza tua, e lo splendore</p><p rend="quotations_quotation_b2">de’ tuoi vaghi occhi e de’ costumi ornati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">l’onestà cara e ’l donnesco valore,</p><p rend="quotations_quotation_b2">li modi e gli atti più ch’altro lodati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">nella mia mente hanno lui per signore</p><p rend="quotations_quotation_b2">e te per donna in tal guisa fermati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ch’altro accidente mai fuor che la morte</p><p rend="quotations_quotation_b2">a tirarvine fuor non saria forte.</p><p rend="quotations_quotation_b1">99</p><p rend="quotations_quotation_b2">E che ch’io faccia, l’immagine bella</p><p rend="quotations_quotation_b2">di te sempre nel cor reca un pensiero,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ch’ogni altro caccia che d’altro favella</p><p rend="quotations_quotation_b2">che sol di te, benché d’altro nel vero</p><p rend="quotations_quotation_b2">all’anima non caglia, fatta ancella</p><p rend="quotations_quotation_b2">del tuo valor, nel quale io solo spero:</p><p rend="quotations_quotation_b2">e ’l nome tuo m’è sempre nella bocca</p><p rend="quotations_quotation_b2">e ’l cor con più disio ognor mi tocca.</p><p rend="quotations_quotation_b1">100</p><p rend="quotations_quotation_b2">Da queste cose, donna, nasce un foco</p><p rend="quotations_quotation_b2">che giorno e notte l’anima martira,</p><p rend="quotations_quotation_b2">sanza lasciarmi in posa trovar loco.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Piangonne gli occhi e ’l petto ne sospira,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e consumar mi sento a poco a poco</p><p rend="quotations_quotation_b2">da questo ardor che dentro a me si gira;</p><p rend="quotations_quotation_b2">per che ricorrere alla tua virtute</p><p rend="quotations_quotation_b2">sol mi convien, s’io voglio aver salute.</p><p rend="quotations_quotation_b1">101</p><p rend="quotations_quotation_b2">Tu sola puoi queste pene noiose,</p><p rend="quotations_quotation_b2">quando tu vogli, porre in dolce pace,</p><p rend="quotations_quotation_b2">tu sola puoi l’afflizion penose,</p><p rend="quotations_quotation_b2">madonna, porre in riposo verace,</p><p rend="quotations_quotation_b2">tu sola puoi, con l’opre tue pietose,</p><p rend="quotations_quotation_b2">tormi il tormento che sì mi disface;</p><p rend="quotations_quotation_b2">tu sola puoi, sì come donna mia,</p><p rend="quotations_quotation_b2">adempier ciò che lo mio cor disia.</p><p rend="quotations_quotation_b1">102</p><p rend="quotations_quotation_b2">Dunque, se mai per pura fede alcuno,</p><p rend="quotations_quotation_b2">se mai per grande amor, se per disio</p><p rend="quotations_quotation_b2">di ben servire ognora in ciascheduno</p><p rend="quotations_quotation_b2">caso, qual si volesse o buono o rio,</p><p rend="quotations_quotation_b2">meritò grazia, fa’ ch’io ne sia uno,</p><p rend="quotations_quotation_b2">cara mia donna, fa’ ch’io sia quello io,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ch’a te ricorro sì come a colei</p><p rend="quotations_quotation_b2">che sè cagion di tutti i sospir miei.</p><p rend="quotations_quotation_b1">103</p><p rend="quotations_quotation_b2">Assai conosco che mai meritato</p><p rend="quotations_quotation_b2">non fu per mio servir quel per che vegno,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ma sola tu che m’hai il cor piagato,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e altri no, di maggior cosa degno</p><p rend="quotations_quotation_b2">mi puoi far, quando vogli; o disiato</p><p rend="quotations_quotation_b2">ben del mio cor, pon giù l’altiero sdegno</p><p rend="quotations_quotation_b2">dell’animo tuo grande, e sii umile</p><p rend="quotations_quotation_b2">ver me, quanto negli atti sei gentile.</p><p rend="quotations_quotation_b1">104</p><p rend="quotations_quotation_b2">Or io son certo che sarai pietosa</p><p rend="quotations_quotation_b2">come sei bella, e la mia grave noia,</p><p rend="quotations_quotation_b2">discretamente lieta e graziosa,</p><p rend="quotations_quotation_b2">sanza voler ch’io misero muoia</p><p rend="quotations_quotation_b2">per molto amarti, donna dilettosa,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ancora tornerà in dolce gioia;</p><p rend="quotations_quotation_b2">ed io ten priego, se ’l mio priego vale,</p><p rend="quotations_quotation_b2">per quello amor del quale or più ti cale.</p><p rend="quotations_quotation_b1">105</p><p rend="quotations_quotation_b2">Io come ch’io sia un piccol dono,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e poco possa e vaglia molto meno,</p><p rend="quotations_quotation_b2">sanza fallo alcun tutto tuo sono;</p><p rend="quotations_quotation_b2">or tu sei savia: s’io non dico appieno,</p><p rend="quotations_quotation_b2">intenderai, so, me’ ch’io non ragiono,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e spero simil che l’opere fieno</p><p rend="quotations_quotation_b2">migliori assai che’ miei merti e maggiori;</p><p rend="quotations_quotation_b2">Amore a ciò ti disponga ed incuori.</p><p rend="quotations_quotation_b1">106</p><p rend="quotations_quotation_b2">El mi restava molte cose a dire,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ma per non farti noia le vo’ tacere,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e ’n questa fine priego il dolce sire</p><p rend="quotations_quotation_b2">Amor che, come te nel mio piacere</p><p rend="quotations_quotation_b2">ha posta, così me nel tuo disire</p><p rend="quotations_quotation_b2">ponga con quel medesimo volere,</p><p rend="quotations_quotation_b2">sì che, com’io son tuo, alcuna volta</p><p rend="quotations_quotation_b3">tu mia diventi, e mai non mi sia tolta»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="12.html#footnote-024">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Collocate dunque in un punto narrativo strategico e dotate di un alto potere suggestivo, non stupisce che siano state proprio queste ottave a godere anche di una fortuna autonoma non organica: al di fuori del loro contesto originario d’autore.</p><p rend="text">Abbiamo a che fare, tanto coi rispetti quanto verosimilmente col <hi rend="italic">Filostrato</hi>, con testi che venivano letti collettivamente, ad alta voce, magari recitati a memoria in convegni privati, davanti a un ristretto numero di amici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="12.html#footnote-023">10</ref></hi></hi>. Inoltre, i rispetti dovettero probabilmente avere una certa fortuna ‘pubblica’, se essi venivano cantati ‘all’improvviso’ da saltimbanchi e canterini, che talvolta erano anche autori dei componimenti che interpretavano sulla pubblica piazza fino a perdere la voce<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="12.html#footnote-022">11</ref></hi></hi>. Queste ragioni avranno contribuito a far sì che la lettera di Troiolo godesse di una diffusione quattrocentesca extravagante, sia manoscritta sia a stampa, che ci restituisce le ottave in forma anonima e quasi sempre anepigrafa.</p><p rend="text">Raggruppiamo qui le testimonianze della tradizione extravagante della prima lettera di Troiolo a Criseida, alcune delle quali erano già note da tempo, presentando i cinque manoscritti nell’ordine in cui sono stati riportati alla luce modernamente, a partire dalla fine del XIX secolo; di questi, tre rientrano anche nella tradizione organica del <hi rend="italic">Filostrato</hi>, uno è una raccolta di epistole e il quinto trasmette, fra le altre cose, la <hi rend="italic">Commedia</hi> e le <hi rend="italic">Rime</hi> di Dante. Ai manoscritti, tutti quattrocenteschi, si aggiungono tre libretti <hi rend="italic">sine notis</hi>, ma da datare all’ultimo decennio del XV secolo, non indipendenti fra di loro, che trasmettono ciascuno una sola ottava del <hi rend="italic">Filostrato</hi>, della cui presenza si dà qui notizia per la prima volta.</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">FM</hi>	Firenze, Biblioteca Marucelliana, C 155</p><p rend="quotations_quotation_b2">Codice cartaceo di cc. I+89+I’, del primo ventennio del secolo XV in cancelleresca; a c. 66<hi rend="italic">r</hi> si legge la data 1417. Composto da sei fascicoli; fra il quinto e il sesto, cioè fra le carte 81 e 82, si trova una pagina non scritta e non numerata. Ciascun fascicolo è composto da 8 carte, tranne l’ultimo che ne conta 9, denunciando la caduta di una carta nella seconda metà del fascicolo, probabilmente bianca. Il manufatto presenta quattro filigrane: un giglio fiorito alto circa 7 cm approssimativamente somigliante a Briquet 7269 (Mantova 1399), un’aquila rampante di circa 5,5 cm di altezza non in Briquet e due ulteriori filigrane di difficile interpretazione.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Dopo il <hi rend="italic">Filostrato</hi>, che occupa i primi due fascicoli e parte del terzo (cc. 1<hi rend="italic">r</hi>-38<hi rend="italic">r</hi>), troviamo una <hi rend="italic">Lettera di Giovanni Signore d’India</hi> (cc. 39<hi rend="italic">r</hi>-41<hi rend="italic">v</hi>), alla quale segue un <hi rend="italic">Inganno d’amore</hi> (cc. 42<hi rend="italic">r</hi>-46<hi rend="italic">r</hi>); leggiamo poi una <hi rend="italic">Frottola</hi>, un <hi rend="italic">Indovinello</hi> e una <hi rend="italic">Frottola d’amore</hi>. Nello stesso codice si leggono <hi rend="italic">Vaghe le montanine a pastorelle </hi>e <hi rend="italic">Quanto m’ho da llamentare</hi>/di quant’io fu’ vagheggiata<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="12.html#footnote-021">12</ref></hi></hi>. Nel codice troviamo anche, a c. 87<hi rend="italic">r</hi>, <hi rend="italic">Madre mia dammi marito</hi>, adespota anche in alcuni incunaboli affini a quelli menzionati sopra; la ballata, che a stampa conta quattro stanze, in <hi rend="italic">FM</hi> si compone invece di nove stanze, pur essendo incompleta: il componimento è infatti seguito dalle parole «e le più istanze non so al presente», c. 87<hi rend="italic">r</hi>. La chiosa del compilatore del codice è preziosissima perché testimonierebbe che la trascrizione è avvenuta su base mnemonica; inoltre, essa sembra suggerire che il numero di stanze della ballata potesse essere aumentato o diminuito<hi rend="italic"> ad libitum</hi>, senza che ciò ne inficiasse la godibilità né il senso generale, con un procedimento tipico anche dei testi nenciali.</p><p rend="quotation_b">La Fig. 1 riproduce la c. 63<hi rend="italic">r</hi><hi rend="italic"> </hi>dove si leggono, sotto il titolo <hi rend="italic">Canzona</hi>, sei ottave della seconda parte del <hi rend="italic">Filostrato</hi>, in questo ordine: 96, 101, 97, 98, 102, 106. Nel procedere dall’ottava 96 alle seguenti, la fedeltà al testo critico stabilito da Pernicone sembra diminuire fino ad affievolirsi decisamente nell’ottava 106, nella quale si fatica a ricostruire il senso del discorso, che continua tuttavia a reggersi sulle parole-chiave boccacciane. In particolare, come si vede nella riproduzione di c. 63<hi rend="italic">r</hi> di <hi rend="italic">FM</hi>, l’ultimo verso dell’ottava 106 è seguito da due barre oblique e da una parola di difficile lettura, che si potrebbe suggestivamente leggere «//circa»: a segnalare l’incertezza dello scrivente sulla correttezza dei versi. Se così fosse, le due chiose «e le più istanze non so al presente» e «//circa», vergate da due mani diverse ma coeve, indicherebbero che in entrambi i casi il manoscritto potrebbe essere stato corredato di brani riportati a memoria.</p><p rend="quotation_b">Pernicone non annotava la presenza delle ottave extravaganti, mentre in altri casi – si pensi a <hi rend="italic">Mg</hi> – egli segnala eventuali ottave sparse. Per la descrizione di questo manoscritto, Pernicone rinvia agli studi di Ferrari, che aveva pubblicato la tavola completa del manoscritto senza segnalare che le ottave riunite sotto il titolo «canzona» erano tratte dal <hi rend="italic">Filostrato</hi>, ma notando invece che «le ballate di questo gruppo [il riferimento è alle cc. 87<hi rend="italic">r</hi> e sgg.] rappresentano una forma che sale, sale ancora: arriverà la fine del quattrocento, verranno il Poliziano il Medici il Pulci il Giambullari e gli altri che l’umile ballata popolare rimaneggeranno con dignità d’arte e con eleganza di frase» esplicitando subito dopo il riferimento alle <hi rend="italic">Ballatette</hi> a stampa raccolte in edizioni affini a <hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="12.html#footnote-020">13</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">c. 63<hi rend="italic">r</hi>	<hi rend="italic">Canzona</hi> Chome puo qel che inafanno posto	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 96]</p><p rend="quotations_quotation_b2">	Tusola puoj queste pene noiose	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 101]</p><p rend="quotations_quotation_b2">	Io no(n) posso fuggir quelchamor vole	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 97]</p><p rend="quotations_quotation_b2">	Lalta beleza tua elo sprendore	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 98]</p><p rend="quotations_quotation_b2">	Adunque semaj p(er) pura fede alchuno	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 102]</p><p rend="quotations_quotation_b2">	Qui miristava molte chose adire	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 106]</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="CharOverride-3">A. Decaria, scheda </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Mirabile</hi><hi rend="CharOverride-3"> del manoscritto, &lt;</hi><ref target="http://www.mirabileweb.it/manuscript/firenze-biblioteca-marucelliana-c-155-manuscript/42739"><hi rend="CharOverride-3">http://www.mirabileweb.it/manuscript/firenze-biblioteca-marucelliana-c-155-manuscript/42739</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt; (12/20); V. Pernicone, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">I manoscritti del</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="italic CharOverride-3">«Filostrato»</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="italic CharOverride-3">di G. Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-3">, cit., p. 53, n. 32; Boccaccio, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Il Filostrato e il Ninfale fiesolano</hi><hi rend="CharOverride-3">, a cura di V. Pernicone, cit., p. 361, n. 32; S. Debenedetti, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Troilo cantore</hi><hi rend="CharOverride-3">, «Giornale Storico della Letteratura Italiana», 66, 1915, pp. 414-425:</hi><hi rend="CharOverride-3"> 421; Ferrari, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Le poesie popolari del codice marucelliano C.155</hi><hi rend="CharOverride-3">, cit., pp. 315-372.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">Pg</hi>	Perugia, Biblioteca comunale Augusta, C 43 (fondo antico)</p><p rend="quotations_quotation_b2">Codice cartaceo del secolo XV di cc. I+227+I’, con interventi di una mano cinquecentesca. A c. 95<hi rend="italic">v</hi>, di mano successiva a quella principale che ha vergato il codice, si legge la data 1502. La pagina misura 20,1x30,4 cm. Il manufatto presenta una unica filigrana di difficile interpretazione, si tratta forse di un cappello inscritto in un cerchio del diametro di circa 3,5 cm. Intitolato <hi rend="italic">Rime anteriori al Cinquecento</hi>, è uno dei testimoni del <hi rend="italic">Filostrato</hi> già noti a Pernicone, che non segnala la presenza dell’ottava riutilizzata come rispetto. Contiene anche alcuni sonetti adespoti di Cecco Angiolieri e di Petrarca. Il profilo di un uomo barbuto con in testa un copricapo a c. 87<hi rend="italic">r</hi>, insieme con una <hi rend="italic">manicula</hi> disegnata con insolita accuratezza a c. 110<hi rend="italic">v</hi>, denunciano l’intervento di una mano dal tratto sicuro. I rispetti, tutti adespoti e già pubblicati <hi rend="italic">in toto</hi> da D’Ancona, occupano le cc. 96<hi rend="italic">v</hi>-112<hi rend="italic">r</hi>.</p><p rend="quotations_quotation_b1">c. 105<hi rend="italic">v</hi>	Laltta ttua beleça elo splendore		[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 98]</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="CharOverride-3">M. T. Dinale, scheda </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Mirabile</hi><hi rend="CharOverride-3"> del manoscritto, &lt;</hi><ref target="http://www.mirabileweb.it/manuscript/perugia-biblioteca-comunale-augusta-c-43-(160)-manoscript/96344"><hi rend="CharOverride-3">http://www.mirabileweb.it/manuscript/perugia-biblioteca-comunale-augusta-c-43-(160)-manoscript/96344</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt; (12/20); L. McGuire Jenning, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Senza Vestimenta: The Literary Tradition of Trecento Song</hi><hi rend="CharOverride-3">, Farnham, Surrey and Burlington, Ashgate, 2014, p. 236; V. Pernicone, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">I manoscritti del «Filostrato»</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="italic CharOverride-3">di G. Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-3">, cit., p. 58, n. 47; Boccaccio, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Il Filostrato e il Ninfale fiesolano</hi><hi rend="CharOverride-3">, a cura di V. Pernicone, cit., pp. 364-365, n. 46; C. Angiolieri, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">I sonetti</hi><hi rend="CharOverride-3">, editi criticamente ed illustrati per cura di A. F. Massèra, Zanichelli, Bologna 1906, p. XXIX; A. D’Ancona, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Rispetti del secolo XV</hi><hi rend="CharOverride-3">, in Id., </hi><hi rend="italic CharOverride-3">La poesia popolare italiana</hi><hi rend="CharOverride-3">, Giusti, Livorno 1906 (ed. orig. 1878)</hi><hi rend="CharOverride-3">, pp. 501-541; </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-3">, fondati e diretti da G. Mazzatinti (1-13), poi diretti da A. Sorbelli (14-75) e da L. Ferrari (76-81), Bordandini, Forlì 1895, 5, pp. 88-93, n. 160.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">Vc</hi>	Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barberiniano latino 3933, già XLV 27</p><p rend="quotations_quotation_b2">Il codice, cartaceo del XV secolo, presenta una legatura pergamenacea barberiniana ottocentesca, che comprende oltre ai piatti rigidi anteriore e posteriore, due fogli di guardia anteriori non filigranati (più uno posteriore), che precedono il foglio di guardia membranaceo quattrocentesco ai quali si aggiungono due fogli di guardia sette-ottocenteschi filigranati, che si frappongono tra il foglio di guardia quattrocentesco e la prima carta del codice. Il manoscritto si compone dunque di II’+I+II’’+110+I+I’ carte numerate anticamente da 1 a 80 e modernamente da 81 a 105. Le carte misurano all’incirca 14,5x21,8 cm, mentre lo specchio di scrittura si estende per 9x14,4 cm. Tracce di una diversa foliazione permangono sparsamente nell’angolo in basso a destra di alcune carte, quasi sempre molto rifilate: a c. 24<hi rend="italic">r</hi> si legge «c4», a c. 65<hi rend="italic">r</hi> «d5» e, più avanti, le lettere «L» e «G». Le carte del codice presentano una unica filigrana: un cappello molto simile a Briquet 3372-3373, rispettivamente Palermo 1473 e Firenze 1474-1483, che misura 3,5 cm di larghezza e circa 3 cm di altezza. Proprio il <hi rend="italic">recto</hi> di carta 105 è l’ultimo foglio che è stato riempito e contiene la sottoscrizione di chi ha vergato l’intero manufatto: <hi rend="italic">Finito le pistole e rispettj per me Fracescho Picchardi questo dì 26 di diciembre 1473</hi>.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Sul foglio di guardia membranaceo anteriore, che dovette essere fissato su una originaria legatura lignea, come provano i segni lasciati dall’ossidazione delle borchie che lo fissavano alla coperta, una mano quattrocentesca diversa da quella che ha vergato il codice ha scritto <hi rend="italic">Pistole composte per Meo</hi> <hi rend="italic">Pecorj et per Giovan Ghuiduci</hi> e, più sotto, una mano sette-ottocentesca annota <hi rend="italic">Bibliotheca Eminentissimo Cardinale Barberini D. D. Angelus Coli</hi>.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Dopo le epistole mandate «a più giovane donne maritate, vedove, monache et pulzelle», c. 1<hi rend="italic">r</hi>, che costituiscono la materia principale del codice, e che sono tutte numerate fino alla settantaquattresima (cc. 1<hi rend="italic">r</hi>-103<hi rend="italic">r</hi>), troviamo i dodici rispetti già pubblicati da Menghini nel 1890 (cc. 103<hi rend="italic">r</hi>-105<hi rend="italic">r</hi>). A c. 103<hi rend="italic">r</hi>, dopo la rubrica <hi rend="italic">Cominciano parechj begli rispettj</hi>, troviamo i dodici strambotti fra i quali figurano, accanto alle tre ottave del <hi rend="italic">Filostrato</hi> riportate sotto, alcuni rispetti di ambiente laurenziano, dei quali forniamo gl’<hi rend="italic">incipit</hi> giusta la rarità della pubblicazione di Menghini: a <hi rend="italic">Io sono il tuo servo e tu ssè il mio singniore</hi> seguono le tre ottave del <hi rend="italic">Filostrato</hi> e poi <hi rend="italic">Per dirti le mie pene i’ son venuto</hi>, <hi rend="italic">De piacciatj d’udire le mie parole</hi>, <hi rend="italic">Prendi piaciere inanzi che trapassi</hi>, <hi rend="italic">I’ chrederrej aver tanto pregato</hi>, <hi rend="italic">Tante belleze portta il tuo bel viso</hi>, <hi rend="italic">Chi sare’ quel chrudele che non t’amassi</hi>, <hi rend="italic">A mme non giova più stare segreto</hi> e infine <hi rend="italic">I’ farò fine a questi verssi stanchi</hi>.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Che tre dei rispetti pubblicati da Menghini come parte di una «serenata» sono ottave boccacciane era già stato segnalato da Marletta. Branca riportava che «le ottave 97, 98 e 100 sono state riprese varie volte nella poesia popolaresca, e con minime variazioni dall’autore di dodici rispetti conservati nel cod. Vaticano Barberiniano XLV 27»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="12.html#footnote-019">14</ref></hi></hi>.</p><table rend="tab2 _idGenTablePara-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-3">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-1">c. 103<hi rend="italic">v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-1">Io nonposso fuggire quel chamor vuole</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-1">[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 97]</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1"/>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">Lalta belleza tua ellosplendore</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 98]</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1"/>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">Diqueste cose donna nascie unfocho</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base base CellOverride-1">
							<p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 100]</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="CharOverride-3">D. Delcorno Branca, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Per il linguaggio dei Rispetti del Poliziano</hi><hi rend="CharOverride-3">, cit., pp. 31-66:38; E. Pasquini, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi><hi rend="CharOverride-3">, cit., pp. 81-135:110-111; F. Marletta, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Di alcuni rapporti del</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="italic CharOverride-3">«Filostrato»</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="italic CharOverride-3">con la poesia popolare</hi><hi rend="CharOverride-3">, in </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Studii critici offerti da antichi discepoli a Carlo Pascal nel suo XXV anno d’insegnamento</hi><hi rend="CharOverride-3">, Battiato, Catania 1913, pp. 201-209:201 e </hi><hi rend="italic CharOverride-3">passim</hi><hi rend="CharOverride-3">; M. Menghini, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Dodici rispetti popolari inediti</hi><hi rend="CharOverride-3">, «Il Propugnatore», n. s., vol. 3, 1, 1890, pp. 274-284.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">Mg</hi>	Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano VII, 680</p><p rend="quotations_quotation_b2">Codice cartaceo che si compone di III+120+I carte numerate (16,4x23,6 cm), con richiami alla fine dei fascicoli; di provenienza Gaddi, n. 634 (sec. XVIII), il manoscritto è da datare alla seconda metà del XV secolo sulla scorta della data 1472, che si legge alla fine del testo (c. 119<hi rend="italic">r</hi>): <hi rend="italic">Finito il libro di Pietro di ser Francesco </hi>[aggiunto in interlinea con un inchiostro diverso dal principale <hi rend="italic">Macabruni</hi>]<hi rend="italic"> nel mcccclxxii a dì primo di maggio amen</hi>. Il codice contiene esclusivamente il <hi rend="italic">Filostrato</hi> lacunoso e vergato da una mano principale (cc. 1<hi rend="italic">r</hi>-73<hi rend="italic">r</hi> e 111<hi rend="italic">r</hi>-119<hi rend="italic">r</hi>) alla quale se ne affianca una seconda da c. 73<hi rend="italic">v</hi> fino a c. 110<hi rend="italic">v</hi>.<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="12.html#footnote-018">15</ref></hi></hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">La c. 120<hi rend="italic">v</hi> testimonia il primo passaggio di proprietà del manufatto: <hi rend="italic">Questo libro è di Mariano di Pietro Pavolo el quale gli fu donato da Pietro di ser Francesco Machabruni a dì 6 di giugno 1473</hi>. All’inizio del codice compaiono i nomi di alcuni dei possessori successivi; la c. III<hi rend="italic">r</hi> (Fig. 2) contiene due note di possesso: la prima recita <hi rend="italic">1479 a dì 24 di luglio. Borgu da Chastello Azara</hi> [Castell’Azzara in prov. di Grosseto] <hi rend="italic">chancelliere Domenico da Piano Chastangniaio conestabile in Chastello Nuovo di Beladegna</hi> [Castelnuovo Berardenga, prov. di Siena]. <hi rend="italic">Fatta</hi> <hi rend="italic">de mia propria mano in chasa de mio compare Mariano di Pietro Paulo</hi>. La seconda, collocata nella parte più alta della carta, sopra alla prima, è <hi rend="italic">Questo libro è di Pietro di ser Francesco lanaiuolo el quale gli fu donato da Giovanni di Mariano di Vivucio da Lucignano di Valdichiana </hi>[in prov. di Arezzo]<hi rend="italic"> e scritto di mano del detto Giovanni</hi>. Il codice fu dunque vergato da Pietro di ser Francesco Macabruni (1° maggio 1472), che lo cedette a Mariano di Pietro Pavolo o Paulo (6 giugno 1473), il quale a sua volta lo diede a Domenico da Piano Castagnaio, oggi Piancastagnaio in provincia di Siena: lo scambio avvenne a Castell’Azzara (GR) il 24 luglio 1479. In seguito, Giovanni di Mariano di Vivucio scrisse la nota che certifica il passaggio del codice a Pietro di ser Francesco lanaiolo, il cui nome sarà stato cassato da uno dei successivi detentori del manoscritto, fra i quali probabilmente anche l’estensore, nella stessa c. III<hi rend="italic">r</hi>, dell’ottava che qui interessa.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Alle mani delle note di possesso, si aggiunge quindi una terza mano della fine del Quattrocento, se non cinquecentesca, che trascrive, allineandola al margine destro della carta, la novantaseiesima ottava della seconda parte del <hi rend="italic">Filostrato</hi>. La presenza degli otto endecasillabi era già stata notata da Mazzatinti, che li descrisse come «uno strambotto».<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="12.html#footnote-017">16</ref></hi></hi> Non mi pare possa trovare appigli l’affermazione di Pernicone secondo la quale «l’autore della nota pensò di spacciare [l’ottava] per cosa sua»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="12.html#footnote-016">17</ref></hi></hi>. La lezione dell’ottava isolata si discosta leggermente dalla sua omologa in posizione organica, che leggiamo a c. 26<hi rend="italic">r</hi>.</p><p rend="quotations_quotation_b1">c. III<hi rend="italic">r	</hi>Come puo quello ch(e) i(n)afan(n)o e posto	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 96]</p><p rend="quotations_quotation_b2"><hi rend="italic CharOverride-3">I manoscritti datati della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Fondo Magliabechiano</hi><hi rend="CharOverride-3">, a cura di M. Marchiaro e S.</hi><hi rend="CharOverride-3"> Zamponi, Firenze, SISMEL-Galluzzo 2018, p. 37, n. 28; Boccaccio, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Il «Filostrato» e il «Ninfale fiesolano»</hi><hi rend="CharOverride-3">, a cura di V. Pernicone, cit., p. 355, n. 6; </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-3">, cit., 1905-190</hi><hi rend="CharOverride-3">6, vol. 13, 142 (310); </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Catalogo generale dei manoscritti Magliabechiani</hi><hi rend="CharOverride-3">, a cura di G. Targioni Tozzetti, classe VII, 2 [riproduzione fotografica del manoscritto del catalogo presso la Sala manoscritti della BNCF, catalogo 45], c. 339, cod. DCLXXX.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">Ox</hi>	Oxford, Bodleian Library, Canoniciano Italiano 111</p><p rend="quotations_quotation_b2">Codice palimpsesto della prima metà del XV secolo; si tratta di un <hi rend="italic">in-folio</hi> pergamenaceo di circa 34,5x22,5 cm composto da I+158+I’ carte dotate di numerazione originale da 1 a 158, che si trova nella parte centrale in basso della carta. A c. 156<hi rend="italic">r</hi> si legge la data «1429», mentre a carta 158<hi rend="italic">r</hi> si legge la data «1456 adì 10 mayo».</p><p rend="quotations_quotation_b2">Il codice, dopo un indice di rime (cc. 3<hi rend="italic">r</hi>-4<hi rend="italic">r</hi>), trascrive prose, versi e preghiere, ai quali seguono la<hi rend="italic"> Commedia</hi> e le <hi rend="italic">Rime </hi>di Dante. Interessano qui le ultime tre carte del manufatto, che contengono rime adespote e anepigrafe, appunti, prove di scrittura e alcuni disegni di mani diverse. In questo contesto si collocano le tre ottave della lettera a Criseida (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 96-98) adespote e anepigrafe. Esse, che si trovano sotto la data 1429, sono di mano diversa rispetto a quella che ha vergato, in gotico, due distici latini nella parte alta della stessa carta ed è ancora differente da quella che ha scritto, con inchiostro rosso, al di sotto delle ottave, un breve motto in volgare. Alla successiva carta 156<hi rend="italic">v</hi> si legge il sonetto, anch’esso adespoto e anepigrafo, ma di Antonio da Tempo, <hi rend="italic">Amico falso vien pur da sereno</hi>.<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="12.html#footnote-015">18</ref></hi></hi> A c. 157<hi rend="italic">r</hi> è ripetuta due volte l’ottava <hi rend="italic">O quanta poca sal in zucca avetti</hi>: la prima in gotico e la seconda dalla stessa mano che ha vergato le nostre ottave.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Emilio Pasquini segnalava la presenza dell’ottava 98 in <hi rend="italic">Ox</hi> in un’analisi dove essa era descritta come «una variante veneta» del rispetto quattrocentesco, senza ricondurla cioè al <hi rend="italic">Filostrato</hi>.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="12.html#footnote-014">19</ref></hi></hi> Pasquini ha presenti le pubblicazioni di D’Ancona e di Menghini, nelle quali l’ottava è stampata come strambotto, ma non cita in bibliografia Marletta, il primo a riconoscere fra i rispetti di <hi rend="italic">Pg</hi> e di <hi rend="italic">Vc</hi>, le ottave boccacciane.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="12.html#footnote-013">20</ref></hi></hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">Nello stesso intervento, Pasquini affiancava l’ottava in veste di strambotto a un sonetto col medesimo <hi rend="italic">incipit</hi> trascritto nel codice Acquisti e doni 759 (già Ginori Venturi Lisci, 3) della Biblioteca Medicea Laurenziana, nel quale, a c. 160<hi rend="italic">r</hi>, si legge adespoto il sonetto <hi rend="italic">L’alta bellezza tua e lo splendore</hi> vergato dal fiorentino Filippo Scarlatti (1442-<hi rend="italic">post</hi>1487).<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="12.html#footnote-012">21</ref></hi></hi> Anche Sennuccio Del Bene è autore di un sonetto, <hi rend="italic">L’alta bellezza tua è tanto nova</hi>, per il cui <hi rend="italic">incipit</hi>, Piccini parla di «forte» e «notevole prossimità» con il primo verso dell’ottava boccacciana di <hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 98, collegandolo opportunamente al Petrarca delle ‘disperse’, dunque al sonetto<hi rend="italic"> L’angeliche bellezze e lo splendore</hi>.<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="12.html#footnote-011">22</ref></hi></hi></p><p rend="quotations_quotation_b1">c. 156<hi rend="italic">r</hi>	Chome puo [quei] che in afano eposto	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 96]</p><p rend="quotations_quotation_b2">		Io no(n) posso fugir quel che amo(r) vole	[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 97]</p><p rend="quotations_quotation_b2">		Lalta beleza toa e lo sprandore		[<hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 98]</p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-3">E. Pasquini, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi><hi rend="CharOverride-3">, </hi><hi rend="CharOverride-3">cit., pp. 81-135:111; D. Alighieri, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Rime</hi><hi rend="CharOverride-3">, a cura di D. De Robertis, Le Lettere, Firenze 2002, 1, 2, pp. 554-556; D. De Robertis, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Censimento dei manoscritti delle Rime di dante</hi><hi rend="CharOverride-3">, «Studi danteschi», 38, 1968, pp. 167-276: 263-265, n. 188; </hi><hi rend="italic CharOverride-3">Catalogo dei manoscritti italiani che sotto la denominazione di Codici canoniciani italici si conservano nella Biblioteca Bodleiana a Oxford</hi><hi rend="CharOverride-3">, compilato dal conte Alessandro Mortara, Oxonii e Typographeo Clarendoniano, Oxford 1864, pp. 124-127, n. 111.</hi></p><p rend="text">Nel 1882 dunque Severino Ferrari pubblicava la tavola di uno dei manoscritti del <hi rend="italic">Filostrato</hi> (<hi rend="italic">FM</hi>) trascrivendo alcune delle rime contenute nel codice, ma non le nostre ottave, delle quali veniva soltanto rilevata la presenza sotto la rubrica «canzona»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="12.html#footnote-010">23</ref></hi></hi>; in esse saranno riconosciute alcune ottave boccacciane nel 1915 da Santorre Debenedetti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="12.html#footnote-009">24</ref></hi></hi>. A distanza di pochi anni dalla pubblicazione di Ferrari, Alessandro D’Ancona pubblica per la prima volta tutti gli strambotti del codice perugino <hi rend="italic">Pg</hi> sotto il titolo di<hi rend="italic"> Rispetti del secolo XV</hi> e, nel 1890, Mario Menghini gli fa eco stampando i <hi rend="italic">Dodici rispetti popolari inediti</hi> rinvenuti nel codice Barberiniano <hi rend="italic">Vc</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="12.html#footnote-008">25</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> È Fedele Marletta, come ricordato sopra, il primo a riconoscere fra gli anonimi rispetti quattrocenteschi di <hi rend="italic">Pg</hi> e di <hi rend="italic">Vc</hi> le ottave del <hi rend="italic">Filostrato</hi>; inoltre, egli aggiunge la testimonianza dell’ottava isolata nel Magliabechiano <hi rend="italic">Mg</hi>, già identificata come strambotto da Mazzatinti.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="12.html#footnote-007">26</ref></hi></hi> Infine, nel 1977, Emilio Pasquini, studiando il sonetto <hi rend="italic">L’alta bellezza tua e lo splendore</hi> di mano di Filippo Scarlatti, identifica nel codice oxoniese la presenza di uno strambotto con lo stesso <hi rend="italic">incipit</hi>: si tratta dell’ottava 98, accompagnata dalle due ottave precedenti, delle quali segnaliamo qui per la prima volta la presenza in <hi rend="italic">Ox</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="12.html#footnote-006">27</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text">Alle cinque testimonianze manoscritte appena elencate, aggiungiamo adesso due incunaboli fiorentini, ai quali assegniamo le sigle <hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi> (ISTC if00304400, GW 10282) e <hi rend="italic">Risp</hi> (ISTC ir00198900, GW M36610) insieme con un postincunabolo romano <hi rend="italic">Resp</hi> (ISTC ir00198950, GW M3661010), esemplato sull’edizione <hi rend="italic">Risp</hi>; tutte e tre le edizioni sono <hi rend="italic">sine notis</hi>, ma per i due incunaboli si propone una datazione fra il 1490 e il 1496, mentre per <hi rend="italic">Resp</hi> si può ipotizzare una datazione al 1500 circa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="12.html#footnote-005">28</ref></hi></hi>.</p><p rend="text"><hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi> è una raccolta anepigrafa di [<hi rend="italic">Ballatette, id est canzone, e rispetti</hi>] di ambiente laurenziano, che si conserva in un unico esemplare londinese; oltre alle ballatette e alle licenziose canzoni scritte per il carnevale, questa silloge tramanda in tutto novanta rispetti divisi in due blocchi, il secondo dei quali si apre con l’ottava <hi rend="italic">L’alta bellezza tua e lo splendore</hi>, preceduta dalla rubrica <hi rend="italic">Seguitano altri rispecti</hi> (c. e4<hi rend="italic">r</hi>).</p><p rend="text">Affine all’edizione appena descritta è <hi rend="italic">Risp</hi>, che contiene ben duecentottantasei rispetti, tra i quali figura l’ottava di <hi rend="italic">Filostrato</hi> II, 98 (c. c2<hi rend="italic">r</hi>), la stessa che compare sia in <hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi> sia in <hi rend="italic">Resp</hi>. Il frontespizio di <hi rend="italic">Risp</hi> è ornato da una bella xilografia nella quale una donna affacciata alla finestra ascolta un gruppo di quattro giovani musicisti in strada. La fattura della vignetta non è dissimile da quella di altri frontespizi di raccolte affini a questa e soprattutto a <hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi> (tuttavia priva di decorazioni xilografiche), e la scena rimanda a quella <hi >«specie di “energia di posizione”</hi> della donna» sfruttata anche dal canto carnascialesco «recuperando il motivo dell’offerta dei doni dall’antica tradizione rurale del maggio, che a sua volta nasce come rappresentazione pubblica di una forma assai più privata di spettacolo: la serenata»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="12.html#footnote-004">29</ref></hi></hi>. Criseida possiede la stessa «energia di posizione» nel mostrarsi per la prima volta a Troiolo affacciandosi appunto alla finestra: gesto che fornisce al giovane il coraggio necessario per scrivere la sua prima lettera d’amore.</p><p rend="text">Dal punto di vista testuale, <hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi> e <hi rend="italic">Risp</hi> si discostano soltanto per alcune piccole varianti grafiche, che non sono state qui tenute in considerazione: si presenta dunque un testo unico per la tradizione a stampa. Il testo dell’edizione romana <hi rend="italic">Resp</hi>, che si conserva in tre esemplari, è infatti esemplato su quello di <hi rend="italic">Risp</hi>, dalla quale si allontana semmai per la xilografia al frontespizio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="12.html#footnote-003">30</ref></hi></hi>. Oltre alla fattura della vignetta, muta completamente la scena: non ci troviamo più in un contesto urbano, ma in mezzo a un prato sul quale due musici, un danzatore e un giovane circondano una fanciulla perfettamente a suo agio nonostante la comitiva esclusivamente maschile.</p><p rend="text">Dalla raccolta <hi rend="italic">Risp</hi> deriveranno numerose edizioni di rispetti cinquecentesche, nelle quali però non troveremo più l’ottava <hi rend="italic">Filostrato</hi> II, 98, mentre Troiolo resta nel repertorio onomastico di miti e personaggi storici che popolano i rispetti di ambiente laurenziano e le collane di strambotti successive. In anni più vicini al periodo di stampa di <hi rend="italic">Risp</hi> e di <hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi>, ossia intorno agli anni Novanta del Quattrocento, le ottave di un’altra opera boccacciana, il <hi rend="italic">Filocolo</hi>, circolavano a stampa anonime sotto il titolo <hi rend="italic">Florio e Biancofiore</hi>, a Firenze (ma anche a Roma e a Venezia).</p><p rend="caption_table">Tabella 1 – La tradizione extravagante della prima lettera di Troilo. Testimoni manoscritti</p><table rend="tab1" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-5">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-6">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">FM</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Firenze, Biblioteca Marucelliana, C 155</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1417 c.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Fil.</hi><hi rend="CharOverride-4">, II, 96, 101, 97, 98, 102, 106</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Pg</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Perugia, Biblioteca comunale Augusta, C 43</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">XV sec.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Fil.</hi><hi rend="CharOverride-4">, II, 98</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Vc</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barberiniano latino 3933</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">entro la fine del 1473</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Fil.</hi><hi rend="CharOverride-4">, II, 97, 98, 100</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Mg</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano VII, 680</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">entro il maggio 1472</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Fil.</hi><hi rend="CharOverride-4">, II, 96</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Ox</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Oxford, Bodleian Library, Canoniciano Italiano 111</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1429-’56</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic CharOverride-4">Fil.</hi><hi rend="CharOverride-4">, II, 96, 97, 98</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="tab1 base_line base" >
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4">Testimoni a stampa</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table">[<hi rend="italic">Ballatette, id est canzone, e rispetti</hi>]</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table">poco dopo il 25 marzo 1490</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 98</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Risp</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Rispetti d’amore</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table">1492-1496</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 98</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Resp</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Respetti d’amore</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table">1500 c.</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Fil.</hi>, II, 98</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Separo con uno spazio le parole che nell’ortografia moderna si presentano come unità distinte e sciolgo le abbreviazioni tachigrafiche, inserisco la punteggiatura e i segni diacritici. Rendo la distinzione, assente delle grafie antiche, tra u e v. Elimino le «h» diacritiche superflue dopo le velari, le «i» diacritiche e i nessi «-ngn-». Rendo <hi >«</hi>j<hi >»</hi> con <hi >«</hi>i<hi >»</hi>. Normalizzo secondo l’uso moderno l’alternanza doppie/scempie e l’alternanza m/n. Il rafforzamento fonosintattico viene reso, quando presente, senza l’ausilio di alcun diacritico. Infine, inserisco tra parentesi quadre le integrazioni, mentre le espunzioni sono individuate dal corsivo.</p><p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-2"><hi rend="italic">FM</hi> Firenze, Biblioteca Marucelliana, C 155</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">Canzona</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1">Come può quel ch’è in affanno posto,</p><p rend="quotations_quotation_b2">in pianto grave e ’n istato molesto</p><p rend="quotations_quotation_b2">sì come i’ son per voi, donna, disposto,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ad alcun dar salute? Certo, questo</p><p rend="quotations_quotation_b2">esser non de’ a lui; ond’io mi sosto</p><p rend="quotations_quotation_b2">da quel che fanno gli altri e sol per questo</p><p rend="quotations_quotation_b2">più da me salutata non sarai,</p><p rend="quotations_quotation_b2">perch’io no[n] l’ho se ttu no lo mi dai.</p><p rend="quotations_quotation_b1">Tu sola puoi queste pene noiose,</p><p rend="quotations_quotation_b2">quando vorrai, porre in santa pace,</p><p rend="quotations_quotation_b2">tu sola puo’ l’aff[l]izione privose,</p><p rend="quotations_quotation_b2">madonna, porne i’ riposo verace,</p><p rend="quotations_quotation_b2">tu sola puoi, co’ l’opere piatose,</p><p rend="quotations_quotation_b2">tormi il tormento che tanto mel face;</p><p rend="quotations_quotation_b2">tu sole sè che puoi, o donna mia,</p><p rend="quotations_quotation_b2">adempier ciò che nel mio cuor disia.</p><p rend="quotations_quotation_b1">Io non posso fuggir quel ch’Amor vole,</p><p rend="quotations_quotation_b2">il qual più vil di me già fe’ ardito,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e mi costrigne a scriver le parole</p><p rend="quotations_quotation_b2">che vedrai, e vole pure obbidito</p><p rend="quotations_quotation_b2">esser da me sì com’egli esser suole;</p><p rend="quotations_quotation_b2">però madonna s’i’ ho in ciò fallito,</p><p rend="quotations_quotation_b2">lui ne riprende, e a me perdonanza</p><p rend="quotations_quotation_b2">ti priego doni, o cara mia speranza.</p><p rend="quotations_quotation_b1">L’alta bellezza tua, e lo sprendore</p><p rend="quotations_quotation_b2">de’ <hi rend="italic">tuoi</hi> vaghi cerchi e le bellezze ornate [<hi rend="italic">sic</hi>],</p><p rend="quotations_quotation_b2">l’onestà vaga e gentilisco valore,			[+1]</p><p rend="quotations_quotation_b2">i mod’e gli atti più ch’altri lodati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">nella sua mente hanno lui per signore</p><p rend="quotations_quotation_b2">e vo’ per donna in tal modo formati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ch’altro accidente mai fuor che la morte</p><p rend="quotations_quotation_b2">a tirartene fuor<hi rend="italic">i</hi> non sarà forte.</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi rend="italic">A</hi>dunque, se mai per pura fede alcuno,</p><p rend="quotations_quotation_b2">di[r]mi per dolce amor<hi rend="italic">e</hi>, si per disio</p><p rend="quotations_quotation_b2">dovere amar giammai in ciascheduno</p><p rend="quotations_quotation_b2">caso, esser a chi volesse o buono o rrio,</p><p rend="quotations_quotation_b2">meritò grazia, fa’ ch’i’ ne si’ uno,</p><p rend="quotations_quotation_b2">cara mia donna, fa’ che ssia questo io,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ch’a tte ricorro sì come a colei</p><p rend="quotations_quotation_b2">che ssè cagion<hi rend="italic">e</hi> di tutti i sospir miei.</p><p rend="quotations_quotation_b1">Qui mi ristava molte cosa a dire,</p><p rend="quotations_quotation_b2">le qual<hi rend="italic">i</hi>, per no[n] far noia al tuo valere,</p><p rend="quotations_quotation_b2">in questo, per tte io priego il dolce sire</p><p rend="quotations_quotation_b2">Amor, sì come tu nel suo valere,</p><p rend="quotations_quotation_b2">cos’è ’n te<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="12.html#footnote-002">31</ref></hi></hi> con o per e ’l medesimo disire</p><p rend="quotations_quotation_b2">ponga nel suo affanno dolore [<hi rend="italic">sic</hi>],		[-1]</p><p rend="quotations_quotation_b2">[sì che], com’io son tua, alcuna volta</p><p rend="quotations_quotation_b3">tu mia diventi, e mai no[n] mi sia tolta.</p><p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-2"><hi rend="italic">Pg</hi> Perugia, Biblioteca comunale Augusta, C 43</p><p rend="quotations_quotation_b1">L’alta ttua beleça, e lo splendore			[-1]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="12.html#footnote-001">32</ref></hi></hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">della ttua vaga luçe e ’l bel parlare,	</p><p rend="quotations_quotation_b2">li onesti <hi rend="italic">ttuo</hi> modi e ’l vago ttuo colore</p><p rend="quotations_quotation_b2">m’ha mille volte e più passato el core:</p><p rend="quotations_quotation_b2">per modo ttal<hi rend="italic">e</hi> che sempre a ttutte l’ore,</p><p rend="quotations_quotation_b2">convienmi nella mente suspirare;</p><p rend="quotations_quotation_b2">pregar<hi rend="italic">e</hi> tti vo[g]lio, dolce anima mia:</p><p rend="quotations_quotation_b3"><hi rend="italic">che</hi> ’l tuo servo arracomandato tte sia.</p><p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-2"><hi rend="italic">Vc</hi> Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barberiniano latino 3933</p><p rend="quotations_quotation_b1">Io non posso fuggir<hi rend="italic">e</hi> quel che Amor vuole,</p><p rend="quotations_quotation_b2">il qual<hi rend="italic">e</hi> più vil di me già ffè ardito,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e llui mi stringe a dir queste parole</p><p rend="quotations_quotation_b2">le quali tu odi, e vuol pure ubbidito</p><p rend="quotations_quotation_b2">esser da mme sì come egli esser suole;</p><p rend="quotations_quotation_b2">sicché se per me in ciò foss[e] fallito</p><p rend="quotations_quotation_b2">lui ne riprendi, e a mme perdonanza</p><p rend="quotations_quotation_b2">ti priego doni, dolce mia speranza.</p><p rend="quotations_quotation_b1">L’alta belleza tua, e llo splendore</p><p rend="quotations_quotation_b2">de’ tuo’ vaghi occhi e de’ costumi ornati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">l’onestà cara e ’l donnesco valore,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e ’ modi e gli atti più ch’altri lodati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">nella mia mente hanno lui per signore</p><p rend="quotations_quotation_b2">e te per <hi rend="italic">per</hi> don[n]a in tal guisa fermati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ch’altr’ac[c]idente mai fuor che lla morte</p><p rend="quotations_quotation_b2">a cacciarnegli fuor<hi rend="italic">i</hi> non sare’ forte.</p><p rend="quotations_quotation_b1">Di queste cose, donna, nasce un foco</p><p rend="quotations_quotation_b2">che giorno e notte l’anima martira,</p><p rend="quotations_quotation_b2">sanza lasciarmi trovar posa o lloco;</p><p rend="quotations_quotation_b2">piangonne gli occhi e ’l petto ne sospira,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e consumar mi sento a poco a poco</p><p rend="quotations_quotation_b2">di questo ardor<hi rend="italic">e</hi> che tanto in me s’aggira:</p><p rend="quotations_quotation_b2">però ricorro alla tua virtute</p><p rend="quotations_quotation_b3">sol mi convien<hi rend="italic">e</hi>, s’i’ voglio aver salute.</p><p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-2"><hi rend="italic">Mg</hi> Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano VII, 680</p><p rend="quotations_quotation_b1">Come può quello che in affanno è posto,</p><p rend="quotations_quotation_b2">in pianto grave et in stato molesto</p><p rend="quotations_quotation_b2">come so’ io per te, donna, disposto</p><p rend="quotations_quotation_b2">ad alcun<hi rend="italic">o</hi> dar<hi rend="italic">e</hi> salute? Certo è questo:</p><p rend="quotations_quotation_b2">io già non posso; onde io mi sosto</p><p rend="quotations_quotation_b2">da quel<hi rend="italic">lo</hi> che gli altri fanno, et solo per questo</p><p rend="quotations_quotation_b2">salutata da me già non sarai:</p><p rend="quotations_quotation_b3">perché io non l’ho se tu non me la dai.</p><p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-2"><hi rend="italic">Ox</hi> Oxford, Bodleian Library, Canoniciano Italiano 111</p><p rend="quotations_quotation_b1">Come può [quei] che in affanno è posto,</p><p rend="quotations_quotation_b2">in pianto grave e in stato molesto</p><p rend="quotations_quotation_b2">come sono per te, donna, disposto,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ad algun<hi rend="italic">o</hi> dar salute? Certo questo</p><p rend="quotations_quotation_b2">esser non de’ a llui; ond’io me sosto</p><p rend="quotations_quotation_b2">da quel che gli altri fanno: sol per questo</p><p rend="quotations_quotation_b2">qui da me salutata non serai,</p><p rend="quotations_quotation_b2">perché non l’ho se tu non me la dai.</p><p rend="quotations_quotation_b1">Io non posso fuggir quel che Amor vole,</p><p rend="quotations_quotation_b2">il qual più vile di me già fezo ardito,</p><p rend="quotations_quotation_b2">el me stringe a scriver le parole</p><p rend="quotations_quotation_b2">che [tu] vedrai, e vuol pur ubbidito</p><p rend="quotations_quotation_b2">esser da me sì come esser sole;</p><p rend="quotations_quotation_b2">perch’io se per me fia in ch’io fallito</p><p rend="quotations_quotation_b2">cui ne reprende, e mi perdonanza</p><p rend="quotations_quotation_b2">ti priego dona, dolce mia speranza.</p><p rend="quotations_quotation_b1">L’alta belleza toa, e lo spiandore</p><p rend="quotations_quotation_b2">de’ tuo’ vagi occhi e ’ costumi ornati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">l’onestà cara e donnesco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="12.html#footnote-000">33</ref></hi></hi> valore,			[+1]</p><p rend="quotations_quotation_b2">e i modi e i atti più altri lodati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">nella mia mente hanno lui per signore</p><p rend="quotations_quotation_b2">[e te per donna in tal guisa fermati]</p><p rend="quotations_quotation_b2">ch’altra accidente mai fuor che la morte</p><p rend="quotations_quotation_b3">a tirarmene fuor<hi rend="italic">a</hi> non serà forte.</p><p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-2">Le edizioni a stampa (<hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi>, <hi rend="italic">Risp</hi> e <hi rend="italic">Resp</hi>)</p><p rend="quotations_quotation_b1">L’alta belleza tua, e lo splendore</p><p rend="quotations_quotation_b2">de’ tua vaghi occhi e de’ costumi ornati, </p><p rend="quotations_quotation_b2">l’honestà cara e ’l donnesco valore,</p><p rend="quotations_quotation_b2">e’ modi e gli atti più ch’altri lodati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">nella mia mente hanno lu’ per signore</p><p rend="quotations_quotation_b2">e te per donna in tal guisa formati,</p><p rend="quotations_quotation_b2">ch’altro accidente mai, fuor che la morte,</p><p rend="quotations_quotation_b2">a cacciarnegli fuor<hi rend="italic">i</hi> non sare’ forte.</p><p rend="text">In conclusione, delle testimonianze prese in esame, tre manoscritti sono anche testimoni del <hi rend="italic">Filostrato</hi> come opera organica (<hi rend="italic">FM</hi>, <hi rend="italic">Pg</hi> e <hi rend="italic">Mg</hi>), mentre <hi rend="italic">Vc</hi>, <hi rend="italic">Ox</hi> e la tradizione a stampa (<hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi>, <hi rend="italic">Risp</hi> e <hi rend="italic">Resp</hi>) non trasmettono altre composizioni attribuibili a Boccaccio. Si nota, in particolare in <hi rend="italic">FM</hi> e in <hi rend="italic">Pg</hi>, che la lezione delle ottave extravaganti sembra non dipendere dalle loro gemelle della tradizione organica tràdite a distanza di poche carte nello stesso manoscritto.</p><p rend="text">Stando ai dati in mio possesso sulla trasmissione non organica di ottave del <hi rend="italic">Filostrato</hi>, si possono formulare soltanto ipotesi ecdotiche molto approssimative. Se si esclude <hi rend="italic">FM</hi>, che trasmette ben sei delle undici ottave che compongono la lettera di Troilo (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 96-106), si noterà che alcune di esse paiono non godere di attestazioni extravaganti (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 99, 103-105), mentre altre sembrano avere avuto un successo maggiore. Si tratta delle ottave che occupano l’esordio della missiva, dotate di maggior <hi rend="italic">pathos</hi>: in particolare, si riscontrano tre attestazioni non organiche delle ottave 96 e 97 (rispettivamente in <hi rend="italic">FM</hi>, <hi rend="italic">Mg</hi> e <hi rend="italic">Ox</hi>, e in <hi rend="italic">FM</hi>, <hi rend="italic">Ox</hi> e <hi rend="italic">Vc</hi>) e ben cinque per l’ottava 98, che compare in <hi rend="italic">FM</hi>,<hi rend="italic"> Ox</hi>, <hi rend="italic">Vc, Pg</hi> oltre che nei testimoni a stampa (<hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi>, <hi rend="italic">Risp</hi> e <hi rend="italic">Resp</hi>); invece, l’ottava 100 si trova extravagante solo in <hi rend="italic">Vc</hi> e le ottave 101, 102 e 106 soltanto in <hi rend="italic">FM</hi>.</p><p rend="text">Con le sparute informazioni che le testimonianze raccolte possono fornire, in linea generale, si può dire che <hi rend="italic">Ox</hi> si presenta come il testimone che si avvicina maggiormente, sia nell’ordine di trasmissione non organica delle ottave sia per la lezione tràdita, al testo fissato criticamente da Pernicone. Di contro, <hi rend="italic">Pg</hi> si mostra pressoché completamente indipendente rispetto a tutte le altre testimonianze extravaganti e <hi rend="italic">FM</hi> spesso oppone alla tradizione numericamente maggioritaria varianti adiafore sinonimiche, che si sposano con la suggestiva ipotesi di una trasmissione mnemonica delle ottave extravaganti in questo codice; tali varianti, pur non guastando il significato, turbano la coerenza interna del testo o la metrica. È il caso di <hi rend="italic">Come può quei che in affanno è posto</hi> (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 96) in cui <hi rend="italic">FM</hi> oppone, nell’invocazione alla donna, la seconda persona plurale alla seconda singolare degli altri <hi rend="italic">loci</hi> e del testo critico. A questo, si aggiunga l’esempio del v. 2 di <hi rend="italic">L’alta bellezza tua e lo splendore</hi> (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 98), in cui i «vaghi cerchi e le bellezze ornate» di <hi rend="italic">FM</hi>, che alterano il metro e la rima, si oppongono ai «vaghi occhi e de’ costumi ornati» di <hi rend="italic">Ox</hi>, di <hi rend="italic">Vc</hi>, delle stampe e del testo critico, mentre l’indipendente <hi rend="italic">Pg</hi> ha «vaga luce e ’l bel parlare». La lezione di <hi rend="italic">Vc</hi> è nel complesso buona e, in un caso (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 98, 8), si affianca alle stampe in contrasto col testo critico, che concorda con <hi rend="italic">Ox</hi> e con <hi rend="italic">FM</hi>. Infine, buona è anche la lezione offerta dalle stampe, infide semmai per quanto riguarda le attribuzioni dei componimenti che trasmettono.</p><p rend="text">In virtù della loro funzione d’invocazione e lode della donna, il cui nome è taciuto nella missiva, le ottave delle quali ci siamo occupati sono state utilizzate come dei moduli per comporre addirittura una «canzone» come quella di <hi rend="italic">FM</hi> o – ed è, come abbiamo visto, il caso maggiormente attestato – sotto forma di strambotti e di serenate. Ciò ha comportato che alcune di esse, come le ottave di <hi rend="italic">Ox</hi>, siano rimaste per così dire ‘nascoste’, o meglio, che non siano state riconosciute in quanto ottave del <hi rend="italic">Filostrato</hi> dagli studiosi né forse – ed è quanto più c’interessa – da chi trascriveva il codice o da chi leggeva le sillogi a stampa; la ricezione quattrocentesca avveniva in un contesto in cui tali ottave venivano legittimamente fruite indipendentemente dal fatto che facessero parte anche del <hi rend="italic">Filostrato</hi>.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Banella L., <hi rend="italic" >«In persona d’alcuno passionato»: il ‘ritratto d’autore’ nei manoscritti del «Filostrato»</hi>, «Studi sul Boccaccio», 41, 2013, pp. 129-162.</p><p rend="bib_indx_bib">Barbi M., <hi rend="italic">Poesia popolare italiana. Studi e proposte</hi>, Sansoni, Firenze 1974, p. 147 (ed. orig. 1939).</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Il «Filostrato» e il «Ninfale fiesolano»</hi>, a cura di V. Pernicone, Laterza, Bari 1937.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G.,<hi rend="italic"> Filostrato</hi>, in <hi rend="italic">Tutte le opere</hi>, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1964, vol. 2.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Caccia di Diana, Filostrato</hi>, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1990.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Filostrato</hi>, a cura di L. Surdich con la collaborazione di E. D’Anzieri e F. Ferro, Mursia, Milano 1990.</p><p rend="bib_indx_bib">Branca V., Recensione a G. Boccaccio, <hi rend="italic">Il «Filostrato» e il «Ninfale fiesolano»</hi>, a cura di V. Pernicone, Laterza, Bari 1937, «La Rassegna», s. 4, 46, 1938, pp. 24-25.</p><p rend="bib_indx_bib">Branca V., <hi rend="italic">Tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio. Un primo elenco dei codici e tre studi</hi>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1958.</p><p rend="bib_indx_bib">Carrai S., <hi rend="italic">Momenti e problemi del canto carnascialesco fiorentino</hi>, in Id., <hi rend="italic">I precetti di Parnaso. Metrica e generi poetici nel Rinascimento italiano</hi>, Bulzoni, Roma 1999, pp. 99-110.</p><p rend="bib_indx_bib">Castellani A.,<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic">Da ‘sè’ a ‘sei’</hi>, «Studi linguistici italiani», 25, 1999, pp. 3-15.</p><p rend="bib_indx_bib">Castellani A., <hi rend="italic">Nuovi canti carnascialeschi di Firenze: le «canzone» e mascherate di Alfonso de’ Pazzi</hi>, Olschki, Firenze 2006.</p><p rend="bib_indx_bib">Chiecchi G., <hi rend="italic">Narrativa, «amor de lohn», epistolografia nelle opere minori del Boccaccio</hi>, «Studi sul Boccaccio», 12, 1980, pp. 175-195.</p><p rend="bib_indx_bib">Colussi F., <hi rend="italic">Indagini codicologiche e testuali sui manoscritti trecenteschi del «Filostrato» di Giovanni Boccaccio</hi>, tesi di dottorato discussa presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, XIV ciclo, <hi rend="italic">tutor</hi> G. Belloni, 2003.</p><p rend="bib_indx_bib">D’Ancona A., <hi rend="italic">Rispetti del secolo XV</hi>, in Id., <hi rend="italic">La poesia popolare italiana</hi>, Giusti, Livorno 1906 (ed. orig. 1878).</p><p rend="bib_indx_bib">Da tempo A.<hi rend="CharOverride-5">,</hi><hi rend="italic CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic">Summa Artis Rithimici Vulgaris Dictaminis</hi>, edizione critica a cura di R. Andrews, Commissione per i Testi di Lingua, Bologna 1977.</p><p rend="bib_indx_bib">Debenedetti S., <hi rend="italic">Troilo cantore</hi>, «Giornale Storico della Letteratura Italiana», 66, 1915, pp. 414-425.</p><p rend="bib_indx_bib">Decaria A., <hi rend="italic">Pulci, Luigi</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, 85, 2016, pp. 665-669, &lt;<ref target="http://www.treccani.it">http://www.treccani.it</ref>&gt; (12/2020).</p><p rend="bib_indx_bib">Decaria A., scheda <hi rend="italic">Mirabile</hi> del manoscritto &lt;<ref target="http://www.mirabileweb.it/manuscript/firenze-biblioteca-medicea-laurenziana-acquisti-e--manoscript/110971">http://www.mirabileweb.it/manuscript/firenze-biblioteca-medicea-laurenziana-acquisti-e--manoscript/110971</ref>&gt; (12/2020).</p><p rend="bib_indx_bib">Degl’Innocenti L.,<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic" >«Al suon di questa cetra». Ricerche sulla poesia orale del Rinascimento</hi>, SEF, Firenze 2016.</p><p rend="bib_indx_bib">Delcorno Branca D.,<hi rend="italic"> Sulla tradizione delle rime del Poliziano</hi>, Olschki, Firenze 1979.</p><p rend="bib_indx_bib">Delcorno Branca D., <hi rend="italic">Per il linguaggio dei Rispetti del Poliziano</hi>, «Rinascimento», 35, 1995, pp. 31-66.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferrari S., <hi rend="italic">Le poesie popolari del codice marucelliano C.155</hi>, in <hi rend="italic">Biblioteca di letteratura popolare italiana</hi>, 1, Tipografia del Vocabolario, Firenze 1882, pp. 315-372.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia</hi>, fondati e diretti da G. Mazzatinti (1-13), poi diretti da A. Sorbelli (14-75) e da L. Ferrari (76-81), Forlì, Bordandini 1895.</p><p rend="bib_indx_bib">La Face Bianconi G., <hi rend="italic">Gli strambotti del codice estense </hi><hi rend="italic" >α.F.٩.٩</hi>, Olschki, Firenze 1990.</p><p rend="bib_indx_bib">Litterio S.<hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="italic">Una</hi> sine notis <hi rend="italic">fiorentina della British Library: una cornice contrastampata ed altri elementi utili per la datazione</hi>, «Italianistica», 3, 2015, pp. 55-60.</p><p rend="bib_indx_bib">Litterio S., <hi rend="italic">Le ballatette come</hi> ludus <hi rend="italic">letterario della brigata laurenziana: i componimenti ‘omocefali’</hi>, «Studi (e testi) italiani», 40, 2017, pp. 55-72.</p><p rend="bib_indx_bib">Litterio S., <hi rend="italic">Datare le edizioni</hi> sine notis<hi rend="italic">: un</hi> case-study <hi rend="italic">di incunaboli contrastampati della British Library</hi>, «La Bibliofilìa», 122, 2020, pp. 109-129.</p><p rend="bib_indx_bib">Litterio S., <hi rend="italic">Una malnota raccolta di rime di ambiente laurenziano. L’edizione</hi> sine notis <hi rend="italic">C.8.g.11 della British Library</hi>, tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Siena, XXX ciclo, <hi rend="italic">tutor</hi> S. Carrai, 2018.</p><p rend="bib_indx_bib">Marchiaro M., Zamponi S. (a cura di), <hi rend="italic">I manoscritti datati della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Fondo Magliabechiano</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2018.</p><p rend="bib_indx_bib">Marletta F., <hi rend="italic">Di alcuni rapporti del</hi> <hi rend="italic" >«Filostrato»</hi> <hi rend="italic">con la poesia popolare</hi>, in <hi rend="italic">Studii critici offerti da antichi discepoli a Carlo Pascal nel suo XXV anno d’insegnamento</hi>, Battiato, Catania 1913, pp. 201-209.</p><p rend="bib_indx_bib">Marrani G., <hi rend="italic">Filostrato</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, a cura di T. De Robertis, C. M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi, Mandragora, Firenze 2013, pp. 75-83.</p><p rend="bib_indx_bib">Martelli M., <hi rend="italic">Studi laurenziani</hi>, Olschki, Firenze 1965.</p><p rend="bib_indx_bib">Menghini M., <hi rend="italic">Dodici rispetti popolari inediti</hi>, «Il Propugnatore», n. s., III (1), 1890, pp. 274-284.</p><p rend="bib_indx_bib">Pasquini E., <hi rend="italic">Il codice di Filippo Scarlatti (Firenze, Biblioteca Venturi Ginori Lisci, 3)</hi>, «Studi di Filologia Italiana», 22, 1964, pp. 363-580.</p><p rend="bib_indx_bib">Pasquini E., <hi rend="italic">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi>, in <hi rend="italic">Letteratura e critica. Studi in onore di Natalino Sapegno</hi>, 4, Bulzoni, Roma 1977, pp. 81-135.</p><p rend="bib_indx_bib">Pasquini E., <hi rend="italic">Scarlatti, Filippo</hi>, in <hi rend="italic">Enciclopedia dantesca</hi>, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1970, <hi rend="italic">ad vocem</hi> &lt;<ref target="http://www.treccani.it">http://www.treccani.it</ref>&gt; (12/2020).</p><p rend="bib_indx_bib">Patetta F., <hi rend="italic">La «Nencia da Barberino» in alcuni componimenti latini di Bartolomeo Scala</hi>, «Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei», 15, 1936, pp. 153-194.</p><p rend="bib_indx_bib">Pernicone V., <hi rend="italic">I manoscritti del «Filostrato» di G. Boccaccio</hi>, «Studi di Filologia Italiana», 5, 1938, pp. 41-83.</p><p rend="bib_indx_bib">Piccini D., <hi rend="italic">Un amico del Petrarca: Sennuccio Del Bene e le sue rime</hi>, Antenore, Roma-Padova 2004.</p><p rend="bib_indx_bib">Poliziano A., <hi rend="italic">Rime</hi>, edizione critica a cura di D. Delcorno Branca, Accademia della Crusca, Firenze 1986.</p><p rend="bib_indx_bib">Zanato T., <hi rend="italic">Note a una monimentale edizione laurenziana</hi>, «Rivista di Letteratura Italiana», 10, 1992, pp. 289-360.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-032-backlink">1</ref></hi>	G. Boccaccio,<hi rend="italic"> Filostrato</hi>, in <hi rend="italic">Tutte le opere</hi>, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1964, vol. 2, p. 12, identico in G. Boccaccio, <hi rend="italic">Caccia di Diana, Filostrato</hi>, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1990, p. 56.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-031-backlink">2</ref></hi>	Sulle ragioni e sulle modalità della circolazione anonima dei rispetti, restano fondamentali le ricerche e le riflessioni in D. Delcorno Branca,<hi rend="italic"> Sulla tradizione delle rime del Poliziano</hi>, Olschki, Firenze 1979, in A. Poliziano, <hi rend="italic">Rime</hi>, edizione critica a cura di D. Delcorno Branca, Accademia della Crusca, Firenze 1986 e in D. Delcorno Branca, <hi rend="italic">Per il linguaggio dei Rispetti del Poliziano</hi>, «Rinascimento», 35, 1995, pp. 31-66. Da confrontare con E. Pasquini, <hi rend="italic">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi>, in <hi rend="italic">Letteratura e critica. Studi in onore di Natalino Sapegno</hi>, 4, Bulzoni, Roma 1977, pp. 81-135: 95, T. Zanato, <hi rend="italic">Note a una monimentale edizione laurenziana</hi>, «Rivista di Letteratura Italiana», 10, 1992, pp. 289-360: 317, S. Carrai, <hi rend="italic">Momenti e problemi del canto carnascialesco fiorentino</hi>, in Id., <hi rend="italic">I precetti di Parnaso. Metrica e generi poetici nel Rinascimento italiano</hi>, Bulzoni, Roma 1999, pp. 99-110: 106 e con A. Decaria, <hi rend="italic">Pulci, Luigi</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, 85, 2016, pp. 665-669, &lt;<ref target="http://www.treccani.it">http://www.treccani.it</ref>&gt; (12/2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-030-backlink">3</ref></hi>	Pasquini, <hi rend="italic">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi>, cit., pp. 81-135: 95.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-029-backlink">4</ref></hi>	Cfr. G. Boccaccio, <hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Filostrato</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> e il </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Ninfale fiesolano</hi><hi rend="italic" >»</hi>, a cura di V. Pernicone, Laterza, Bari 1937, positivamente recensita dal giovane Vittore Branca su «La Rassegna», s. 4, 46, 1938, pp. 24-25. All’edizione critica fece seguito V. Pernicone, <hi rend="italic">I manoscritti del </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Filostrato</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> di G. Boccaccio</hi>, «Studi di Filologia Italiana», 5, 1938, pp. 41-83. Da integrare con V. Branca, <hi rend="italic">Tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio. Un primo elenco dei codici e tre studi</hi>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1958 e, più recentemente, con F. Colussi, <hi rend="italic">Indagini codicologiche e testuali sui manoscritti trecenteschi del </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Filostrato</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> di Giovanni Boccaccio</hi>, tesi di dottorato discussa presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, XIV ciclo, <hi rend="italic">tutor</hi> G. Belloni, 2003. Per una sintetica ricognizione filologica, si veda G. Marrani, <hi rend="italic">Filostrato</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, a cura di T. De Robertis, C. M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi, Mandragora, Firenze 2013, pp. 75-83: 75.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-028-backlink">5</ref></hi>	Cfr. G. Boccaccio,<hi rend="italic"> Filostrato</hi>, in <hi rend="italic">Tutte le opere</hi>, cit., p. 842, accompagnato da una utilissima introduzione, riprodotta fedelmente, salvo un piccolo aggiornamento bibliografico, nella successiva edizione economica (G. Boccaccio, <hi rend="italic">Caccia di Diana, Filostrato</hi>, cit., pp. 306 e 310). Si segnala anche l’introduzione all’edizione Surdich, che segue il testo di Branca, in G. Boccaccio, <hi rend="italic">Filostrato</hi>, a cura di L. Surdich con la collaborazione di E. D’Anzieri e F. Ferro, Mursia, Milano 1990, pp. 5-32.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-027-backlink">6</ref></hi>	Ivi, p. 22.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-026-backlink">7</ref></hi>	In G. Chiecchi, <hi rend="italic">Narrativa, «amor de lohn», epistolografia nelle opere minori del Boccaccio</hi>, «Studi sul Boccaccio», 12, 1980, pp. 175-195.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-025-backlink">8</ref></hi>	Ivi, pp. 175-195: 175; a tal proposito si veda anche L. Banella, <hi rend="italic" >«In persona d’alcuno passionato»: il ‘ritratto d’autore’ nei manoscritti del «</hi><hi rend="italic">Filostrato</hi><hi rend="italic" >»</hi>, «Studi sul Boccaccio», 41, 2013, pp. 129-162: 132 e, in particolare, la nota 8. Gli altri due momenti diegetici nodali riguardano la seconda e la terza lettera, rispettivamente la risposta di Criseida (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, II, 121-127) e il di lei tradimento, simboleggiato dalla missiva di Troiolo che rimane senza risposta (<hi rend="italic">Filostrato</hi>, VII, 52-75).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-024-backlink">9</ref></hi>	Trascrivo le ottave seguendo Branca (Boccaccio, <hi rend="italic">Caccia di Diana, Filostrato</hi>, cit., pp. 148-154); introduco l’apostrofo per l’imperativo di ‘fare’ in 102, 5-6 e modifico il diacritico di «se’» in 102, 8, sulla scorta di A. Castellani,<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic">Da ‘sè’ a ‘sei’</hi>, «Studi linguistici italiani», 25, 1999, pp. 3-15.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-023-backlink">10</ref></hi>	Per quanto riguarda i componimenti di ambiente laurenziano, testimonianze in tal senso si hanno in almeno due lettere, l’una di Bartolomeo Scala a Sigismodo della Stufa, l’altra di ser Piero da Bibbiena a Michelozzi, citate rispettivamente in F. Patetta, <hi rend="italic">La </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Nencia da Barberino</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> in alcuni componimenti latini di Bartolomeo Scala</hi>, «Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei», 15, 1936, pp. 153-194: 160 e in M. Martelli, <hi rend="italic">Studi laurenziani</hi>, Olschki, Firenze 1965, p. 38.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-022-backlink">11</ref></hi>	Oltre al bellissimo codice musicale della Biblioteca Estense di Modena esaminato in G. La Face Bianconi, <hi rend="italic">Gli strambotti del codice estense </hi><hi rend="italic" >α.F.٩.٩</hi>, Olschki, Firenze 1990, ci piace ricordare la lezione di Barbi secondo cui <hi >«non esiste poesia propriamente popolare senza canto», in M. Barbi, </hi><hi rend="italic">Poesia popolare italiana. Studi e proposte</hi>, Sansoni, Firenze 1974, p. 147 (ed. orig. 1939). Sull’argomento è intervenuto anche L. Degl’Innocenti,<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic" >«Al suon di questa cetra». Ricerche sulla poesia orale del Rinascimento</hi>, SEF, Firenze 2016. Si ricordi infine il riferimento pulciano alla raucedine dei saltimbanchi: «tanti strambotti, romanzi e ballate/che tutti i canterin son fatti rochi», L. Pulci, <hi rend="italic">Morgante</hi>, XII, 36, 5-6.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-021-backlink">12</ref></hi>	Sulla quale mi permetto di rinviare a S. Litterio, <hi rend="italic">Le ballatette come</hi> ludus <hi rend="italic">letterario della brigata laurenziana: i componimenti ‘omocefali’</hi>, «Studi (e testi) italiani», 40, 2017, pp. 55-72.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-020-backlink">13</ref></hi>	S. Ferrari, <hi rend="italic">Le poesie popolari del codice marucelliano C.155</hi>, in <hi rend="italic">Biblioteca di letteratura popolare italiana</hi>, 1, Tipografia del Vocabolario, Firenze 1882, pp. 315-372: 317.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-019-backlink">14</ref></hi>	G. Boccaccio,<hi rend="italic"> Filostrato</hi>, in <hi rend="italic">Tutte le opere</hi>, a cura di V. Branca, cit., p. 853, nota 60.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-018-backlink">15</ref></hi>	Per un saggio di scrittura della mano principale, si veda la tavola che riproduce il <hi rend="italic">recto</hi> di carta 2 in M. Marchiaro e S. Zamponi (a cura di),<hi rend="italic"> I manoscritti datati della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Fondo Magliabechiano</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2018, tav. 106.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-017-backlink">16</ref></hi>	<hi rend="italic">Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia</hi>, cit., 1905-1906, vol. 13, 142 (310). La notizia è riportata in G. Boccaccio, <hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Filostrato</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> e il </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Ninfale fiesolano</hi><hi rend="italic" >»</hi>, a cura di V. Pernicone, cit., p. 335, nella breve descrizione che il curatore dell’edizione fornisce del manoscritto; egli contestualmente riconosce nei versi l’ottava boccacciana.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-016-backlink">17</ref></hi>	G. Boccaccio, <hi rend="italic">Il «Filostrato» e il «Ninfale fiesolano»</hi>, a cura di V. Pernicone, cit., p. 355.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-015-backlink">18</ref></hi>	Cfr. A. Da tempo<hi rend="CharOverride-5">,</hi><hi rend="italic CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic">Summa Artis Rithimici Vulgaris Dictaminis</hi>, edizione critica a cura di R. Andrews, Commissione per i Testi di Lingua, Bologna 1977, pp. 46-47, n. 26.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-014-backlink">19</ref></hi>	Cfr. Pasquini, <hi rend="italic">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi>, cit., pp. 81-135:110.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-013-backlink">20</ref></hi>	Cfr. D’Ancona, <hi rend="italic">Rispetti del secolo XV</hi>, cit., pp. 501-541, Menghini, <hi rend="italic">Dodici rispetti popolari inediti</hi>, cit., pp. 274-284 e Marletta, <hi rend="italic">Di alcuni rapporti del</hi> <hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Filostrato</hi><hi rend="italic" >»</hi> <hi rend="italic">con la poesia popolare</hi>, cit., pp. 201-209.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-012-backlink">21</ref></hi>	Cfr. Pasquini, <hi rend="italic">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi>, cit., pp. 81-135: 109-110 e E. Pasquini, <hi rend="italic">Il codice di Filippo Scarlatti (Firenze, Biblioteca Venturi Ginori Lisci, 3)</hi>, «Studi di Filologia Italiana», 22, 1964, pp. 363-580: 495-496, n. 90. Sullo Scarlatti si veda E. Pasquini, <hi rend="italic">Scarlatti, Filippo</hi>, in <hi rend="italic">Enciclopedia dantesca</hi>, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1970, <hi rend="italic">ad vocem</hi> &lt;<ref target="http://www.treccani.it">http://<hi rend="CharOverride-6">www.treccani.it</hi></ref>&gt; (12/2020), per il manoscritto della Laurenziana il contributo più recente è dato da A. Decaria, scheda <hi rend="italic">Mirabile</hi> del manoscritto &lt;<ref target="http://www.mirabileweb.it/manuscript/firenze-biblioteca-medicea-laurenziana-acquisti-e--manoscript/110971"><hi rend="CharOverride-6">http://www.mirabileweb.it/manuscript/firenze-biblioteca-medicea-laurenziana-acquisti-e--manoscript/110971</hi></ref>&gt; (12/2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-011-backlink">22</ref></hi>	D. Piccini, <hi rend="italic">Un amico del Petrarca: Sennuccio Del Bene e le sue rime</hi>, Antenore, Roma-Padova 2004, p. XXIX e p. 3, nota 1. Si veda anche Pasquini, <hi rend="italic">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi>, cit., pp. 81-135: 109.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-010-backlink">23</ref></hi>	Cfr. Ferrari, <hi rend="italic">Le poesie popolari del codice marucelliano C.155</hi>, cit., pp. 315-372:324.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-009-backlink">24</ref></hi>	Cfr. Debenedetti, <hi rend="italic">Troilo cantore</hi>, cit., pp. 414-425.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-008-backlink">25</ref></hi>	Cfr. D’Ancona, <hi rend="italic">Rispetti del secolo XV</hi>, cit., pp. 501-541 e Menghini, <hi rend="italic">Dodici rispetti popolari inediti</hi>, cit., pp. 274-284.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-007-backlink">26</ref></hi>	Cfr. Marletta, <hi rend="italic">Di alcuni rapporti del </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">Filostrato</hi><hi rend="italic" >»</hi> <hi rend="italic">con la poesia popolare</hi>, cit., pp. 201-209 e <hi rend="italic">Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia</hi>, cit., 1905-1906, vol. 13, 142 (310).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-006-backlink">27</ref></hi>	Cfr. Pasquini, <hi rend="italic">Nuove prospettive sul «secolo senza poesia»</hi>, cit., pp. 81-135.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-005-backlink">28</ref></hi>	La sigla <hi rend="italic">Risp</hi> è la stessa adottata in Poliziano, <hi rend="italic">Rime</hi>, cit., pp. 95-96. Convertiamo da «<hi rend="CharOverride-5">Franco</hi><hi >» a </hi><hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Fr</hi> la sigla che individua la raccolta descritta ivi, pp. 94-95, sulla quale rinvio a S. Litterio<hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="italic">Una</hi> sine notis <hi rend="italic">fiorentina della British Library: una cornice contrastampata ed altri elementi utili per la datazione</hi>, «Italianistica», 3, 2015, pp. 55-60, ma soprattutto a Ead., <hi rend="italic">Una malnota raccolta di rime di ambiente laurenziano. L’edizione</hi> sine notis <hi rend="italic">C.8.g.11 della British Library</hi>, tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Siena, XXX ciclo, <hi rend="italic">tutor</hi> S. Carrai, 2018. Per la datazione di entrambe le edizioni si veda Ead., <hi rend="italic">Datare le edizioni</hi> sine notis<hi rend="italic">: un</hi> case-study <hi rend="italic">di incunaboli contrastampati della British Library</hi>, «La Bibliofilìa», 122, 2020, pp. 109-129. La digitalizzazione dell’edizione <hi rend="italic">Bl</hi><hi rend="CharOverride-2">fr</hi> è disponibile all’indirizzo &lt;<ref target="http://data.cerl.org/istc/if00304400">data.cerl.org/istc/if00304400</ref>&gt; (12/20).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-004-backlink">29</ref></hi>	A. Castellani, <hi rend="italic">Nuovi canti carnascialeschi di Firenze: le </hi><hi rend="italic" >«</hi><hi rend="italic">canzone</hi><hi rend="italic" >»</hi><hi rend="italic"> e mascherate di Alfonso de’ Pazzi</hi>, Olschki, Firenze 2006, pp. 15-16.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-003-backlink">30</ref></hi>	A integrazione di quanto riportato in ISTC e in GW, i tre esemplari superstiti di <hi rend="italic">Resp</hi> sono, oltre a San Lorenzo de El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio di El Escorial, Mesa 10-II-10 (2°), Siviglia, Biblioteca Capitular y Colombina, 6-3-24 (13) e probabilmente Monaco, Bayerische StaatsBibliothek, Res/4 <ref target="http://P.o.it">P.o.it</ref> 331/8.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-002-backlink">31</ref></hi>	Il manoscritto legge «chosente»: ‘co[n]sente’? In ogni caso, il verso resta ipermetro.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-001-backlink">32</ref></hi>	La metrica è sempre sanata da D’Ancona, che però non dà mai conto dei suoi interventi; in particolare, nel v. 1 inverte «tua» con «bellezza», sulla scorta dello stesso rispetto pubblicato da Menghini e tratto da <hi rend="italic">Vc</hi>, D’Ancona, <hi rend="italic">Rispetti del secolo XV</hi>, cit., pp. 501-541:527 e Menghini, <hi rend="italic">Dodici rispetti popolari inediti</hi>, cit., pp. 274-284: 278. Lo schema rimico (ab aa ab cc) è alterato rispetto a quello tipico dello strambotto.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-000-backlink">33</ref></hi>	Il manoscritto legge «dosmostico»: ‘domestico’?.</p>
      
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="30821">Banella L., &amp;#171;In persona d’alcuno passionato&amp;#187;: il ‘ritratto d’autore’ nei manoscritti del &amp;#171;Filostrato&amp;#187;, &amp;#171;Studi sul Boccaccio&amp;#187;, 41, 2013, pp. 129-162.</bibl>
          <bibl n="30822">Barbi M., Poesia popolare italiana. Studi e proposte, Sansoni, Firenze 1974, p. 147 (ed. orig. 1939).</bibl>
          <bibl n="30823">Boccaccio G., Il &amp;#171;Filostrato&amp;#187; e il &amp;#171;Ninfale fiesolano&amp;#187;, a cura di V. Pernicone, Laterza, Bari 1937.</bibl>
          <bibl n="30824">Boccaccio G., Filostrato, in Tutte le opere, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1964, vol. 2.</bibl>
          <bibl n="30825">Boccaccio G., Caccia di Diana, Filostrato, a cura di V. Branca, Mondadori, Milano 1990.</bibl>
          <bibl n="30826">Boccaccio G., Filostrato, a cura di L. Surdich con la collaborazione di E. D’Anzieri e F. Ferro, Mursia, Milano 1990.</bibl>
          <bibl n="30827">Branca V., Recensione a G. Boccaccio, Il &amp;#171;Filostrato&amp;#187; e il &amp;#171;Ninfale fiesolano&amp;#187;, a cura di V. Pernicone, Laterza, Bari 1937, &amp;#171;La Rassegna&amp;#187;, s. 4, 46, 1938, pp. 24-25.</bibl>
          <bibl n="30828">Branca V., Tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio. Un primo elenco dei codici e tre studi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1958.</bibl>
          <bibl n="30829">Carrai S., Momenti e problemi del canto carnascialesco fiorentino, in Id., I precetti di Parnaso. Metrica e generi poetici nel Rinascimento italiano, Bulzoni, Roma 1999, pp. 99-110.</bibl>
          <bibl n="30830">Castellani A., Da ‘s&amp;#232;’ a ‘sei’, &amp;#171;Studi linguistici italiani&amp;#187;, 25, 1999, pp. 3-15.</bibl>
          <bibl n="30831">Castellani A., Nuovi canti carnascialeschi di Firenze: le &amp;#171;canzone&amp;#187; e mascherate di Alfonso de’ Pazzi, Olschki, Firenze 2006.</bibl>
          <bibl n="30832">Chiecchi G., Narrativa, &amp;#171;amor de lohn&amp;#187;, epistolografia nelle opere minori del Boccaccio, &amp;#171;Studi sul Boccaccio&amp;#187;, 12, 1980, pp. 175-195.</bibl>
          <bibl n="30833">Colussi F., Indagini codicologiche e testuali sui manoscritti trecenteschi del &amp;#171;Filostrato&amp;#187; di Giovanni Boccaccio, tesi di dottorato discussa presso l’Universit&amp;#224; Ca’ Foscari di Venezia, XIV ciclo, tutor G. Belloni, 2003.</bibl>
          <bibl n="30834">D’Ancona A., Rispetti del secolo XV, in Id., La poesia popolare italiana, Giusti, Livorno 1906 (ed. orig. 1878).</bibl>
          <bibl n="30835">Da tempo A., Summa Artis Rithimici Vulgaris Dictaminis, edizione critica a cura di R. Andrews, Commissione per i Testi di Lingua, Bologna 1977.</bibl>
          <bibl n="30836">Debenedetti S., Troilo cantore, &amp;#171;Giornale Storico della Letteratura Italiana&amp;#187;, 66, 1915, pp. 414-425.</bibl>
          <bibl n="30837">Decaria A., Pulci, Luigi, in Dizionario Biografico degli Italiani, 85, 2016, pp. 665-669, &amp;lt;http://www.treccani.it&amp;gt; (12/2020).</bibl>
          <bibl n="30838">Decaria A., scheda Mirabile del manoscritto &amp;lt;http://www.mirabileweb.it/manuscript/firenze-biblioteca-medicea-laurenziana-acquisti-e--manoscript/110971&amp;gt; (12/2020).</bibl>
          <bibl n="30839">Degl’Innocenti L., &amp;#171;Al suon di questa cetra&amp;#187;. Ricerche sulla poesia orale del Rinascimento, SEF, Firenze 2016.</bibl>
          <bibl n="30840">Delcorno Branca D., Sulla tradizione delle rime del Poliziano, Olschki, Firenze 1979.</bibl>
          <bibl n="30841">Delcorno Branca D., Per il linguaggio dei Rispetti del Poliziano, &amp;#171;Rinascimento&amp;#187;, 35, 1995, pp. 31-66.</bibl>
          <bibl n="30842">Ferrari S., Le poesie popolari del codice marucelliano C.155, in Biblioteca di letteratura popolare italiana, 1, Tipografia del Vocabolario, Firenze 1882, pp. 315-372.</bibl>
          <bibl n="30843">Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia, fondati e diretti da G. Mazzatinti (1-13), poi diretti da A. Sorbelli (14-75) e da L. Ferrari (76-81), Forl&amp;#236;, Bordandini 1895.</bibl>
          <bibl n="30844">La Face Bianconi G., Gli strambotti del codice estense α.F.9.9, Olschki, Firenze 1990.</bibl>
          <bibl n="30845">Litterio S., Una sine notis fiorentina della British Library: una cornice contrastampata ed altri elementi utili per la datazione, &amp;#171;Italianistica&amp;#187;, 3, 2015, pp. 55-60.</bibl>
          <bibl n="30846">Litterio S., Le ballatette come ludus letterario della brigata laurenziana: i componimenti ‘omocefali’, &amp;#171;Studi (e testi) italiani&amp;#187;, 40, 2017, pp. 55-72.</bibl>
          <bibl n="30847">Litterio S., Datare le edizioni sine notis: un case-study di incunaboli contrastampati della British Library, &amp;#171;La Bibliofil&amp;#236;a&amp;#187;, 122, 2020, pp. 109-129.</bibl>
          <bibl n="30848">Litterio S., Una malnota raccolta di rime di ambiente laurenziano. L’edizione sine notis C.8.g.11 della British Library, tesi di dottorato discussa presso l’Universit&amp;#224; degli Studi di Siena, XXX ciclo, tutor S. Carrai, 2018.</bibl>
          <bibl n="30849">Marchiaro M., Zamponi S. (a cura di), I manoscritti datati della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Fondo Magliabechiano, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2018.</bibl>
          <bibl n="30850">Marletta F., Di alcuni rapporti del &amp;#171;Filostrato&amp;#187; con la poesia popolare, in Studii critici offerti da antichi discepoli a Carlo Pascal nel suo XXV anno d’insegnamento, Battiato, Catania 1913, pp. 201-209.</bibl>
          <bibl n="30851">Marrani G., Filostrato, in Boccaccio autore e copista, a cura di T. De Robertis, C. M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi, Mandragora, Firenze 2013, pp. 75-83.</bibl>
          <bibl n="30852">Martelli M., Studi laurenziani, Olschki, Firenze 1965.</bibl>
          <bibl n="30853">Menghini M., Dodici rispetti popolari inediti, &amp;#171;Il Propugnatore&amp;#187;, n. s., III (1), 1890, pp. 274-284.</bibl>
          <bibl n="30854">Pasquini E., Il codice di Filippo Scarlatti (Firenze, Biblioteca Venturi Ginori Lisci, 3), &amp;#171;Studi di Filologia Italiana&amp;#187;, 22, 1964, pp. 363-580.</bibl>
          <bibl n="30855">Pasquini E., Nuove prospettive sul &amp;#171;secolo senza poesia&amp;#187;, in Letteratura e critica. Studi in onore di Natalino Sapegno, 4, Bulzoni, Roma 1977, pp. 81-135.</bibl>
          <bibl n="30856">Pasquini E., Scarlatti, Filippo, in Enciclopedia dantesca, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1970, ad vocem &amp;lt;http://www.treccani.it&amp;gt; (12/2020).</bibl>
          <bibl n="30857">Patetta F., La &amp;#171;Nencia da Barberino&amp;#187; in alcuni componimenti latini di Bartolomeo Scala, &amp;#171;Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei&amp;#187;, 15, 1936, pp. 153-194.</bibl>
          <bibl n="30858">Pernicone V., I manoscritti del &amp;#171;Filostrato&amp;#187; di G. Boccaccio, &amp;#171;Studi di Filologia Italiana&amp;#187;, 5, 1938, pp. 41-83.</bibl>
          <bibl n="30859">Piccini D., Un amico del Petrarca: Sennuccio Del Bene e le sue rime, Antenore, Roma-Padova 2004.</bibl>
          <bibl n="30860">Poliziano A., Rime, edizione critica a cura di D. Delcorno Branca, Accademia della Crusca, Firenze 1986.</bibl>
          <bibl n="30861">Zanato T., Note a una monimentale edizione laurenziana, &amp;#171;Rivista di Letteratura Italiana&amp;#187;, 10, 1992, pp. 289-360.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>