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        <title type="main" level="a">Raccolte librarie e archivi di persona alla Biblioteca di scienze sociali dell’Università di Firenze: stato dell’arte</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-4486-7012" type="ORCID">
            <forename>Lucilla</forename>
            <surname>Conigliello</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Tramandare la memoria sociale del Novecento</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-289-8</idno>) by </resp>
          <name>Enrica Boldrini, Lucilla Conigliello</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.04</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The text examines the mission of an academic library in order to develop its collections and services, but also to preserve and enhance the archives, donated by professors or associations.</p>
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            <item>Academic Library</item>
            <item>Personal Archives</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.04<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.04" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">Raccolte librarie e archivi di persona alla Biblioteca di scienze sociali<hi rend="CharOverride-1"> </hi>dell’Università di Firenze: stato dell’arte</p><p rend="h1_author">Lucilla Conigliello</p><p rend="text">La prospettiva di questo intervento è quella di una istituzione accademica, la Biblioteca di scienze sociali dell’Università di Firenze, che solo dal 2015 ha avviato una riflessione e attività sugli archivi.</p><p rend="text">In un contesto quale quello attuale, in cui il digitale porta all’omologazione delle collezioni correnti delle biblioteche universitarie, tutto ciò che viene prima e che ha natura di raccolta intenzionale e originale rappresenta un’ancora e un saldo richiamo ai valori identitari e di unicità culturale di ciascuna istituzione.</p><p rend="text">Conoscersi, a partire dalle proprie raccolte fisiche, innesca una sana riflessione sulla missione di ciascuno, nel rapporto dialettico con la rispettiva comunità, consentendo anche di fare scelte per lo sviluppo corrente e di prospettiva delle collezioni e dei servizi. Non a caso Piero Innocenti affermava già nel 1994 che lo sviluppo ottimale del patrimonio documentario di una biblioteca si identifica in una crescita che sia in armonia con le vicende storiche dell’istituto e incardinata nei suoi servizi<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="5.html#footnote-028">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Se in ambito universitario da decenni a livello mondiale abbiamo lavorato allo sviluppo e alla gestione delle collezioni di monografie<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="5.html#footnote-027">2</ref></hi></hi> e di riviste correnti, l’approccio ai fondi librari e alle collezioni ‘speciali’ ha maturato una specifica sensibilità e consapevolezza critica solo in tempi recenti. Questo nonostante le biblioteche accademiche siano da sempre ricche di fondi librari e di raccolte uniche, in massima parte ottenuti grazie ai lasciti dei nostri docenti.</p><p rend="text">Queste collezioni, se chi le ha accolte in biblioteca ha valutato saggiamente, esprimono qualcosa che va oltre la somma dei singoli documenti, e questo qualcosa attiene alla persona (o talora all’istituzione) che le ha originariamente costituite. Occorre consapevolezza culturale nell’accettare, e un’accorta valutazione del profilo e della caratura delle collezioni e di chi le ha prodotte, per usare un verbo mediato dall’archivistica. E una conseguente proiezione sulla propria realtà e sul proprio mandato, perché spesso è anche opportuno declinare le proposte che ci arrivano.</p><p rend="text">Con la presa in carico di tali nuclei vi è un’assunzione di impegni, relativi all’ingombro di spazi e alla conservazione, al trattamento catalografico, alla definizione di specifici protocolli non solo riguardanti il lascito ma anche la gestione, e di politiche per l’accesso. Questi impegni possono essere formalmente sanciti al momento del dono, o semplicemente assunti, alla luce di valutazioni professionali e gestionali che sono al contempo culturali ed etiche, e spesso includono anche il vincolo a mantenere uniti, cioè a non deselezionare o disperdere, i materiali del lascito. I nuclei librari che abbiano caratteristiche di coerenza ed organicità sono infatti accolti per il valore addizionale che nel loro complesso rappresentano, e non vanno smembrati nelle collezioni correnti.</p><p rend="text">Le raccolte personali parlano, non solo nel caso delle cosiddette ‘biblioteche d’autore’, di letterati e artisti di chiara fama. Queste ultime hanno avuto il merito di porre alla nostra attenzione nuovi spunti di riflessione, generalizzabili a tutte le istituzioni culturali, e ovviamente anche all’ambito accademico. </p><p rend="text">Una determinata scelta di libri già di per sé dice molto di un intellettuale e di uno studioso, dei suoi debiti formativi e delle sue relazioni, dello sviluppo del suo pensiero e impegno culturale e scientifico. Come riferiva nel 1999 Luigi Crocetti, parlando appunto di una biblioteca d’autore, in essa i libri «hanno cambiato status: da pubblicazioni a documenti personali anch’essi: se non altro, in mancanza d’altre tracce, per essere stati presenti nella biblioteca dell’autore e forse da lui letti»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="5.html#footnote-026">3</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Se poi andiamo a osservare, quei libri potranno contenere dediche o annotazioni (di altri o del nostro autore), aprendoci a un mondo e indicando una molteplicità di piste per possibili ricerche… E i libri potranno talora essere interfoliati con foglietti, segnalibri, piccoli oggetti, anch’essi parlanti…</p><p rend="text">Sinora abbiamo parlato essenzialmente di nuclei librari. Ma cosa accade quando a una raccolta di libri si associa un archivio? L’associazione amplifica il valore di questa entità e impone nuove considerazioni e azioni. Alessandro Bonsanti, a proposito delle collezioni dell’Archivio contemporaneo del Vieusseux, affermava già nel 1980 che «Il libro entrato in archivio diventa materiale archivistico perdendo […] la natura che possiede nel sistema biblioteconomico», così che biblioteche e archivi «costituiscono un documento unitario che non va alterato»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="5.html#footnote-025">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Luigi Crocetti sosteneva nel 2002 che «l’unità tra archivio e biblioteca di uno scrittore [costituisce] una sorta di nuovo soggetto culturale», che per dirla con Anna Manfron «assume le caratteristiche di un essere anfibio»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="5.html#footnote-024">5</ref></hi></hi>. Andrea De Pasquale ripercorre puntualmente la storia dell’arrivo nelle biblioteche sia degli archivi che delle biblioteche e archivi d’autore<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="5.html#footnote-023">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ma veniamo al caso della Biblioteca di scienze sociali dell’Università di Firenze, un’istituzione giovane, fondata solo nel 1999, che radunava virtualmente sette biblioteche universitarie d’ambito sociopolitico, giuridico ed economico, poi effettivamente unificate nella nuova sede di Novoli a inizio 2004. </p><p rend="text">Proprio in occasione e subito dopo il trasloco, che ha comportato la mappatura e il trasferimento di raccolte e collezioni da diciannove distinte sedi, si è avviato un percorso di approfondimento della conoscenza del variegato profilo culturale della biblioteca<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="5.html#footnote-022">7</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La nostra sensibilità e la nostra competenza professionale sono maturate per gradi, con una lenta focalizzazione delle questioni, rispetto a priorità che erano inizialmente altre: essenzialmente quelle di un’enorme operazione di trasloco e riallestimento. L’approccio organico alle questioni e ai problemi ha rappresentato un’opportunità, che è stata messa a frutto nel corso degli anni, via via che il funzionamento a regime dei servizi di base andava consolidandosi.</p><p rend="text">Alla data 2001 la Biblioteca, nelle varie sedi, aveva donazioni depositate da decenni, in parte mai o solo parzialmente trattate. Appena prima e poi nell’ambito del progetto di allestimento della nuova Biblioteca di Novoli è stata avviata una campagna sistematica di valutazione di questi materiali e di recupero catalografico, arrivando a trattare e rendere fruibili tutte le raccolte, e a descriverle in web con schede individuali nella Carta delle collezioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="5.html#footnote-021">8</ref></hi></hi>, distinte tra sezioni correnti e fondi librari<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="5.html#footnote-020">9</ref></hi></hi>, rendendole conoscibili a tutti. Alcune biblioteche private, quelle di Riccardo Dalla Volta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="5.html#footnote-019">10</ref></hi></hi> e Gino Arias<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="5.html#footnote-018">11</ref></hi></hi>, che erano state disperse nelle collezioni al tempo della nascita della Biblioteca di economia, sono state ricostruite virtualmente, attraverso la ricognizione degli inventari cartacei.</p><p rend="text">Nella scheda dei fondi si dichiara se la biblioteca/raccolta offerta è stata recepita <hi rend="italic">in toto</hi>, o se vi è stata selezione. Per le proposte di donazione pervenute negli ultimi anni, ove non sia stato possibile o si sia ritenuto inopportuno recepire per intero i nuclei proposti, si è lavorato a creare occasioni di partenariato/staffetta tra istituzioni per garantire la presa in carico delle biblioteche (e degli archivi) in maniera condivisa.</p><p rend="text">È il caso della biblioteca personale di Carlo Francovich<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="5.html#footnote-017">12</ref></hi></hi>, divisa tra la nostra biblioteca (il nucleo sull’Ottocento dedicato a Napoleone, al Risorgimento e alle organizzazioni segrete) e l’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea (il nucleo sulla Resistenza); o di Antonio Carbonaro<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="5.html#footnote-016">13</ref></hi></hi>, trasferita a Novoli per la parte di sociologia e lavoro e alla Biblioteca comunale di Bagno a Ripoli per la parte di storia, attualità e saggistica. Come pure della biblioteca di Andrea Devoto<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="5.html#footnote-015">14</ref></hi></hi>, composta già in origine da diversi nuclei, quello dedicato ai campi di sterminio, donato alla Biblioteca di scienze sociali; quello sul tema della dipendenza alcologica, conservato presso il Centro di documentazione del Centro alcologico toscano di Careggi e di proprietà della Regione Toscana; quelli relativi alla psicologia sociale e alla relazione di aiuto, anch’essi di proprietà regionale ma a noi affidati. E ancora di Giacomo Becattini<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="5.html#footnote-014">15</ref></hi></hi>, i cui libri sono divisi tra la Biblioteca del Polo universitario di Prato (per la parte sui distretti industriali) e la Biblioteca di scienze sociali (i materiali sull’Ottocento inglese), dove sta per confluire anche l’archivio dello studioso; della biblioteca di Alberto Bertolino, conservata presso la nostra biblioteca, mentre materiali del suo archivio si trovano presso l’Archivio di Stato di Siena<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="5.html#footnote-013">16</ref></hi></hi>; o dei materiali di Carlo e Nello Rosselli, di cui un piccolo nucleo librario è pervenuto negli anni Sessanta alla Biblioteca di economia dell’Università di Firenze, mentre la maggior parte è condivisa tra l’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea e l’Archivio di Stato di Firenze<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="5.html#footnote-012">17</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nella scheda della Carta delle collezioni della Biblioteca di scienze sociali si traccia un profilo del donatore e delle circostanze del lascito e si fa memoria di tutto quello che gravita e viene organizzato attorno al fondo, per la sua valorizzazione, ma anche per la sua gestione.</p><p rend="text">Per taluni fondi librari si è provveduto sistematicamente alla rilevazione delle dediche e delle note o degli altri segni presenti sui libri<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="5.html#footnote-011">18</ref></hi></hi>. Lo si è fatto attraverso una mappatura <hi rend="italic">ad hoc</hi>, su file dedicati, pubblicati a corredo della scheda del fondo, o recependo l’indicazione anche in fase di trattamento catalografico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="5.html#footnote-010">19</ref></hi></hi>, così che tali informazioni sono immediatamente accessibili anche ricercando a catalogo il singolo documento. </p><p rend="text">Il trattamento del libro correlato a personalità non si limita dunque all’edizione, ma considera l’esemplare, come avviene per la gestione del libro antico. Quel singolo documento è unico, come avviene per il documento di un archivio.</p><p rend="text">È sempre difficile decidere se accogliere in blocco o meno una raccolta. Nel caso in cui i materiali della biblioteca privata non siano stati assunti integralmente (per lo più a causa della sovrapposizione con altre raccolte), si sono recepiti comunque i volumi, anche doppi, che recavano segni e note. Ciò è avvenuto per i materiali dei fondi di Luciano Cavalli e Antonio Carbonaro. Per essi si sono comunque acquisiti <hi rend="italic">in toto</hi> i materiali appartenenti a filoni tematici d’elezione degli studiosi. Occorre infatti essere attenti a individuare e recepire per primi i nuclei documentali più caratterizzati e correlati agli interessi di quel ricercatore.</p><p rend="text">Come si accennava, nel 2001 presso le sedi di giurisprudenza e scienze politiche della Biblioteca hanno avuto luogo i primi significativi interventi di recupero catalografico di lasciti, alcuni dei quali pervenuti in dono decenni innanzi. Riconsiderando l’approccio di allora, molto estensivo e piuttosto acritico nell’accogliere, posso dire che alcuni dei doni non sarebbero stati da accettare e che altri sarebbero stati da selezionare. Potrei applicare questo giudizio anche a lasciti più recenti e di grande valore, ad esempio a quello di Alberto L’Abate, il cui profilo di studioso e militante del disarmo e della nonviolenza è interamente ricostruibile attraverso i libri della sua biblioteca, integralmente accolta, fin dalla formazione e dalla prima attività professionale. Anche in questo caso alcuni materiali sarebbero stati da escludere.</p><p rend="text">Un altro aspetto che abbiamo curato ha riguardato il trattamento dei materiali rinvenuti nei libri, principalmente appunti, lettere, biglietti e cartoline; così che sono stati creati piccoli archivi di reperti correlati a fondi librari, con riferimento diretto ai volumi che li contenevano. Sono state fornite a tutti i colleghi istruzioni da applicare nel momento in cui casualmente s’imbattessero in tali reperti, ad esempio alla consegna di un volume in consultazione o prestito, ed è stato elaborato un Protocollo di trattamento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="5.html#footnote-009">20</ref></hi></hi> che prevede specifiche modalità di registrazione e condizionamento, e l’aggiunta di una nota nel record catalografico. Così sono stati gestiti i materiali rinvenuti nei fondi librari di Paolo Frezza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="5.html#footnote-008">21</ref></hi></hi> e Carlo Francovich<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="5.html#footnote-007">22</ref></hi></hi>, consultabili sul portale <hi rend="italic">Chartae</hi>.</p><p rend="text">A nuclei librari sono stati dunque associati piccoli nuclei di reperti: rimanendo tra le pagine dei libri già stiamo travalicando in un contesto archivistico… </p><p rend="text">Un altro tipo di sconfinamento è rappresentato dal Fondo librario di Renzo Rastrelli<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="5.html#footnote-006">23</ref></hi></hi>, un sociologo esperto di Cina, cui è legata un’esposizione virtuale di foto<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="5.html#footnote-005">24</ref></hi></hi> scattate dal ricercatore nel corso dei suoi soggiorni degli anni Settanta. La rassegna di immagini è arricchita dalla trascrizione di brani di lettere, in cui Rastrelli descriveva a parole i luoghi visitati (e fotografati). Foto, negativi e corrispondenza si trovano tuttora presso la famiglia, che ha offerto la disponibilità a condividerli virtualmente sul web attraverso percorsi a tema da noi creati, mentre amici e esperti sinofili si stanno dando da fare per identificare i luoghi non ancora riconosciuti.</p><p rend="text">Di alcune personalità o enti la biblioteca possiede o conserva sia i libri che l’archivio: è il caso dei già ricordati Andrea Devoto, Gino Cerrito, Alberto L’Abate<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="5.html#footnote-004">25</ref></hi></hi> e Giacomo Becattini (questi due ultimi archivi devono ancora pervenire fisicamente, e sono in corso di cernita e primo trattamento presso le famiglie) e della Scuola di servizio sociale di Firenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="5.html#footnote-003">26</ref></hi></hi>. In un solo caso la Biblioteca possiede un archivio non correlato a raccolte librarie, quello dell’ANDU, l’Associazione nazionale docenti universitari<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="5.html#footnote-002">27</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">È nostra premura che tutte le collezioni siano descritte e fruibili a vari livelli, attraverso informazioni disponibili in rete:</p><list type="unordered">
				<item>i fondi librari sulla Carta delle collezioni (con schede individuali);</item>
				<item>i libri dei fondi attraverso il catalogo OneSearch;</item>
				<item>gli archivi sul portale <hi rend="italic">Chartae </hi>(talora anche con digitalizzazioni, come per ANDU);</item>
				<item>i reperti rinvenuti nei libri anch’essi su <hi rend="italic">Chartae</hi>;</item>
				<item>progetti di digitalizzazione a tema sul portale <hi rend="italic">Impronte digitali</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="5.html#footnote-001">28</ref></hi></hi>.</item>
			</list><p rend="text">Ovviamente occorre che la consultazione dei materiali inediti, e dunque della documentazione d’archivio, avvenga attraverso la definizione di protocolli e nel rispetto della legge, del diritto d’autore e della normativa sulla privacy. </p><p rend="text">Per la Biblioteca di scienze sociali, come per altre biblioteche universitarie, prioritariamente orientate verso un altro tipo di servizi, trattare e gestire questi nuclei documentali è stata una sfida, accolta grazie ad opportunità che si sono improvvisamente e insperatamente offerte. Non esistevano competenze archivistiche interne sino a quando, nel 2015, si è presentata la circostanza della compresenza di una collega arrivata per trasferimento e di una volontaria del servizio civile entrambe diplomate presso la Scuola dell’Archivio di Stato di Firenze. </p><p rend="text">Ci è sembrato che questo fosse un segno del destino, e un’occasione da non perdere. Così in sei mesi è stato subito condizionato, inventariato e reso fruibile sul portale <hi rend="italic">Chartae</hi> l’Archivio dell’Associazione nazionale docenti universitari, contenente 294 unità archivistiche e numerose digitalizzazioni.</p><p rend="text">Di lì a breve il lavoro agli archivi si è consolidato come attività ordinaria della Biblioteca, con l’individuazione di un gruppo di bibliotecarie che sono state formate sul campo dalla collega più esperta, in affiancamento e attraverso corsi professionali. È stato un forte impegno, in un momento in cui tutti i servizi della biblioteca soffrivano per la mancanza di risorse. La determinazione di continuare a ritagliarsi un tempo per gli archivi, possibilmente senza sensi di colpa, ha consentito di trattare i documenti di Antonio Carbonaro (87 faldoni), in coincidenza col blocco della catalogazione corrente delle monografie per la migrazione al nuovo sistema gestionale; e di avviare poi il lavoro all’archivio di Gino Cerrito (290 faldoni), di cui è stato stilato l’elenco di consistenza, a distanza di trent’anni dalla donazione. La collaborazione continua di Adriana Dadà, che ha conosciuto e seguito l’archivio ancora al tempo e subito dopo la morte di Cerrito, è stata importantissima e davvero preziosa, travalicando l’ambito professionale.</p><p rend="text">Nel fare si è andato costituendo un <hi rend="italic">expertise</hi> diffuso, da mantenere grazie ad attività che devono proseguire, sempre in lotta coi tempi per le tante altre cose da fare. Prima di tutto questo, e ancora in assenza di competenze interne, la Biblioteca già era riuscita a trattare con l’applicativo <hi rend="italic">Arianna</hi> l’archivio di Andrea Devoto (13 faldoni, relativi alle sue ricerche sui campi di concentramento nazisti), grazie ad un finanziamento accordato dall’Ente Cassa di Risparmio di Pistoia all’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Pistoia, che aveva visto al lavoro due giovani storici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="5.html#footnote-000">29</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Le sinergie tra istituzioni risultano fondamentali, per condividere collezioni e progetti, garantire la tutela e fornire consulenza (è il caso importantissimo della Soprintendenza per i beni archivistici e librari e del Laboratorio di restauro della Biblioteca nazionale centrale di Firenze), elaborare e attivare assieme buone pratiche, dare lavoro a professionisti esterni, come nel caso del laboratorio di restauro creato presso la Biblioteca di scienze sociali per il restauro dei libri antichi, ma anche in prospettiva, si spera, per altri nuclei documentali, ottocenteschi e del Novecento.</p><p rend="text">Insieme potremo continuare ad attivare opportunità, anche in tempi di vacche magre, offrendo alle nostre comunità non mera informazione ma anche storia, significati e identità.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Baldacchini L., Manfron A., <hi rend="italic">Dal libro raro e di pregio alla valorizzazione delle raccolte</hi>, in G. Solimine, P.G. Weston (a cura di), <hi rend="italic">Biblioteche e biblioteconomia: principi e questioni</hi>, Carocci, Roma 2015, pp. 315-349.</p><p rend="bib_indx_bib">Bonsanti A., <hi rend="italic">Criteri generali di ordinamento e iter del documento del libro presso l’archivio contemporaneo del Gabinetto G.P. Vieusseux</hi>, Mori, Firenze 1980, pp. 6-7.</p><p rend="bib_indx_bib">Conigliello L., Melacca C. (a cura di), <hi rend="italic">Il ’68 dei professori: l’Associazione nazionale docenti universitari, Giorgio Spini e la riforma dell’Università</hi>, Atti del Convegno<hi rend="italic"> L’archivio dell’ANDU</hi> <hi rend="italic">(1968-1971)</hi>, Firenze, 23 settembre 2016, Firenze University Press, Firenze 2018, &lt;<ref target="https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf">https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Conigliello L., Melani C. (a cura di),<hi rend="italic"> Esperienze di gestione in una biblioteca accademica: la Biblioteca di scienze sociali dell’Ateneo fiorentino (2004-2015)</hi>, Firenze University Press, Firenze 2016 &lt;<ref target="https://media.fupress.com/files/pdf/24/3339/3339_10626">https://media.fupress.com/files/pdf/24/3339/3339_10626</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Conigliello L., Zinanni F., <hi rend="italic">La Carta delle collezioni della biblioteca</hi>, in L. Conigliello, C. Melani (a cura di), <hi rend="italic">Esperienze di gestione in una biblioteca accademica: la Biblioteca di scienze sociali dell’Ateneo fiorentino (2004-2015)</hi>, Firenze University Press, Firenze 2016, pp. 87-952, &lt;<ref target="https://media.fupress.com/files/pdf/24/3339/3339_10626">https://media.fupress.com/files/pdf/24/3339/3339_10626</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Conigliello L., Zinanni F., <hi rend="italic">La collezione corrente monografie: prove tecniche di valutazione</hi>, in L. Conigliello, C. Melani (a cura di),<hi rend="italic"> Esperienze di gestione in una biblioteca accademica: la Biblioteca di scienze sociali dell’Ateneo fiorentino (2004-2015)</hi>, Firenze University Press, Firenze 2016, pp. 203-216, &lt;<ref target="https://media.fupress.com/files/pdf/24/3339/3339_10626">https://media.fupress.com/files/pdf/24/3339/3339_10626</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Crocetti L., <hi rend="italic">Memorie generali e memorie specifiche</hi>, «Biblioteche oggi», 17 (4), 1999, pp. 24-27.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >De Pasquale A., </hi><hi rend="italic" >Private archives in the library. Types, acquisition, treatment and description</hi><hi >, «</hi><ref target="http://JLIS.it"><hi >JLIS.it</hi></ref><hi >», 10 (3), 2019, pp. 35-46.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Galeota G. (a cura di), <hi rend="italic">Traslocare, riaggregare, rifondare. Il caso della Biblioteca di Scienze Sociali dell’Università di Firenze</hi>, Firenze University Press, Firenze 2006, &lt;<ref target="https://media.fupress.com/files/pdf/24/513/4380">https://media.fupress.com/files/pdf/24/513/4380</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Innocenti P., <hi rend="italic">Crescita e sviluppo del patrimonio librario</hi>, «Biblioteche oggi», 12, 1994, pp. 50-58.</p><p rend="bib_indx_bib">Manfron A., <hi rend="italic">Dai libri alle carte: la gestione dei materiali ‘anfibi’</hi>, in <hi rend="italic">Collezioni speciali del Novecento: le biblioteche d’autore</hi>, Atti della giornata di studio, Firenze, Palazzo Strozzi, 2 maggio 2008, «Antologia Vieusseux», XIV, 2008, pp. 41-42, 63-74.</p><p rend="bib_indx_bib">Solimine G., Weston P.G. (a cura di), <hi rend="italic">Biblioteche e biblioteconomia: principi e questioni</hi>, Carocci, Roma 2015.</p><p rend="bib_indx_bib">Stagi T., <hi rend="italic">Quale Carta delle collezioni per le biblioteche di università?</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Biblioteche oggi», 9, 2008, pp. 6-15.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="5.html#footnote-028-backlink">1</ref></hi>	P. Innocenti, <hi rend="italic">Crescita e sviluppo del patrimonio librario</hi>, «Biblioteche oggi», 12, 1994, pp. 50-58.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-027-backlink">2</ref></hi>	Si veda, per ciò che ci riguarda, L. Conigliello, F. Zinanni, <hi rend="italic">La collezione corrente monografie: prove tecniche di valutazione</hi>, in L. Conigliello, C. Melani<hi rend="italic"> </hi>(a cura di),<hi rend="italic"> Esperienze di gestione in una biblioteca accademica: la Biblioteca di scienze sociali dell’Ateneo fiorentino (2004-2015)</hi>, Firenze University Press, Firenze 2016, pp. 203-216.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-026-backlink">3</ref></hi>	L. Crocetti, <hi rend="italic">Memorie generali e memorie specifiche</hi>, «Biblioteche oggi», 17 (4), 1999, pp. 24-27.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-025-backlink">4</ref></hi>	A. Bonsanti, <hi rend="italic">Criteri generali di ordinamento e iter del documento del libro presso l’archivio contemporaneo del Gabinetto G. P. Vieusseux</hi>, Mori, Firenze 1980, pp. 6-7.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="5.html#footnote-024-backlink">5</ref></hi>	A. Manfron, <hi rend="italic">Dai libri alle carte: la gestione dei materiali ‘anfibi’</hi>, in <hi rend="italic">Collezioni speciali del Novecento: le biblioteche d’autore</hi>, Atti della giornata di studio, Firenze, Palazzo Strozzi, 2 maggio 2008, «Antologia Vieusseux», XIV, 2008, pp. 41-42, 63-74; L. Baldacchini, A. Manfron, <hi rend="italic">Dal libro raro e di pregio alla valorizzazione delle raccolte</hi>, in G. Solimine, P.G. Weston (a cura di), <hi rend="italic">Biblioteche e biblioteconomia: principi e questioni</hi>, Carocci, Roma 2015, pp. 315-349.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-023-backlink">6</ref></hi>	<hi >A. De Pasquale, </hi><hi rend="italic" >Private archives in the library. Types, acquisition, treatment and description</hi><hi >, </hi>«<ref target="http://JLIS.it"><hi >JLIS.it</hi></ref>»<hi >, 10 (3), 2019, pp. 35-46.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="5.html#footnote-022-backlink">7</ref></hi>	Si veda al riguardo G. Galeota (a cura di), <hi rend="italic">Traslocare, riaggregare, rifondare. Il caso della Biblioteca di Scienze Sociali dell’Università di Firenze</hi>, Firenze University Press, Firenze 2006.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-021-backlink">8</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p500.html">https://www.sba.unifi.it/p500.html</ref>&gt; (02/2021). Su questo argomento si veda L. Conigliello, F. Zinanni, <hi rend="italic">La Carta delle collezioni della biblioteca</hi>, in Conigliello, Melani (a cura di), <hi rend="italic">Esperienze di gestione in una biblioteca accademica: la Biblioteca di scienze sociali dell’Ateneo fiorentino (2004-2015)</hi>, cit., pp. 87-95 e T. Stagi, <hi rend="italic">Quale Carta delle collezioni per le biblioteche di università?</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Biblioteche oggi», 9, 2008, pp. 6-15.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-020-backlink">9</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p664.html">https://www.sba.unifi.it/p664.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-019-backlink">10</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p743.html">https://www.sba.unifi.it/p743.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-018-backlink">11</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p761.html">https://www.sba.unifi.it/p761.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-017-backlink">12</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p1606.html">https://www.sba.unifi.it/p1606.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-016-backlink">13</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p1663.html">https://www.sba.unifi.it/p1663.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-015-backlink">14</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p703.html">https://www.sba.unifi.it/p703.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="5.html#footnote-014-backlink">15</ref></hi>	<hi rend="italic">La biblioteca dei distretti industriali presso il Polo universitario Città di Prato</hi>, Presentazione della donazione del prof. Giacomo Becattini e dei fondi trasferiti dal Dipartimento di Scienze economiche dell’Università degli studi di Firenze, Prato, 3 giugno 2003, Firenze University Press, Firenze 2003, &lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p1742.html">https://www.sba.unifi.it/p1742.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="5.html#footnote-013-backlink">16</ref></hi>	&lt;<ref target="https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=13550">https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=13550</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="5.html#footnote-012-backlink">17</ref></hi>	Si veda &lt;<ref target="http://www.sa-toscana.beniculturali.it/ardes-web_rosselli/cgi-bin/pagina.pl">http://www.sa-toscana.beniculturali.it/ardes-web_rosselli/cgi-bin/pagina.pl</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-011-backlink">18</ref></hi>	È il caso del Fondo Rosselli o dei materiali Bertolino. Lo si sta peraltro sistematicamente facendo per tutto il fondo antico di Giurisprudenza. Per il fondo Becattini è in fase di ultimazione la rilevazione di tutte le sottolineature e dei post-it, foglietti e ‘orecchi’ segnalibro.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-010-backlink">19</ref></hi>	Come per i libri antichi, si procede al rilevamento, alla trascrizione e indicizzazione dei segni di provenienza rinvenuti sulle pagine, inserendo nel record bibliografico le note di esemplare e indicizzando persone o enti che abbiano avuto una relazione con la copia pervenuta in Biblioteca.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-009-backlink">20</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p1438.html">https://www.sba.unifi.it/p1438.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="5.html#footnote-008-backlink">21</ref></hi>	&lt;<ref target="https://archivi.unifi.it/patrimonio/4b297bac-2dc9-4395-accf-7011fdea322d/raccolta-frezza-paolo-documenti-rinvenuti-nei-libri">https://archivi.unifi.it/patrimonio/4b297bac-2dc9-4395-accf-7011fdea322d/raccolta-frezza-paolo-documenti-rinvenuti-nei-libri</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="5.html#footnote-007-backlink">22</ref></hi>	&lt;<ref target="https://archivi.unifi.it/patrimonio/97435162-a6ad-425f-ba6b-08ce93faf15d/raccolta-francovich-carlo-documenti-rinvenuti-nei-libri">https://archivi.unifi.it/patrimonio/97435162-a6ad-425f-ba6b-08ce93faf15d/raccolta-francovich-carlo-documenti-rinvenuti-nei-libri</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-006-backlink">23</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p716.html">https://www.sba.unifi.it/p716.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-005-backlink">24</ref></hi>	&lt;<ref target="https://mostre.sba.unifi.it/cina-rastrelli/it/1/home">https://mostre.sba.unifi.it/cina-rastrelli/it/1/home</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-004-backlink">25</ref></hi>	È singolare che i nostri archivi del Novecento, giunti in tempi e circostanze varie, e che raccontano storie diverse, siano incredibilmente collegati da fili sotterranei, perché le personalità, di cui narrano le vicende, furono spesso legate da rapporti professionali e amicali. Giorgio Spini, presidente e animatore dell’ANDU, ebbe come proprio assistente Gino Cerrito. Importanti rapporti con Cerrito ebbe anche Antonio Carbonaro, sociologo del lavoro che in gioventù fu anarchico militante; a partire dagli anni Cinquanta attivo nei movimenti non violenti e amico di Danilo Dolci e Alberto L’Abate. Fu inoltre direttore della Scuola di servizio sociale di cui la Biblioteca detiene la biblioteca e l’archivio. Nella Facoltà di magistero operava negli stessi anni un altro studioso, Carlo Francovich. Paolo Frezza, storico del diritto romano, che è stato presidente della sezione ANDU di Firenze.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-003-backlink">26</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p718.html">https://www.sba.unifi.it/p718.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-002-backlink">27</ref></hi>	&lt;<ref target="https://archivi.unifi.it/patrimonio/0d0e19fb-3966-42c5-807c-5c0b32d582be/fondo-associazione-nazionale-docenti-universitari-andu">https://archivi.unifi.it/patrimonio/0d0e19fb-3966-42c5-807c-5c0b32d582be/fondo-associazione-nazionale-docenti-universitari-andu</ref>&gt; (02/2021); L. Conigliello, C. Melacca (a cura di), <hi rend="italic">Il ‘68 dei professori: l’Associazione nazionale docenti universitari, Giorgio Spini e la riforma dell’Università</hi>, Atti del Convegno<hi rend="italic"> L’archivio dell’ANDU</hi> <hi rend="italic">(1968-1971)</hi>, Firenze, 23 settembre 2016, Firenze University Press, Firenze 2018, &lt;<ref target="https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf">https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-001-backlink">28</ref></hi>	&lt;<ref target="http://magteca-fi-ese.inera.it/unifi/opac/unifi/free.jsp">http://magteca-fi-ese.inera.it/unifi/opac/unifi/free.jsp</ref>&gt; (02/2021). Le digitalizzazioni sono fruibili anche in &lt;<ref target="http://www.internetculturale.it/">http://www.internetculturale.it/</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="5.html#footnote-000-backlink">29</ref></hi>	Si tratta di Stefano Bartolini e Filippo Mazzoni.</p>
      
      
      
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          <head>References</head>
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