<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Tessere per la memoria sociale del Novecento: gli archivi di Antonio Carbonaro, Andrea Devoto, ANDU (Associazione nazionale docenti universitari)</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-0992-005X" type="ORCID">
            <forename>Giovanna</forename>
            <surname>Cestone</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
          <persName n="2" ref="https://orcid.org/0000-0001-7701-138X" type="ORCID">
            <forename>Giulia</forename>
            <surname>Malavasi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
          <persName n="3" ref="https://orcid.org/0000-0002-9568-3187" type="ORCID">
            <forename>Francesca</forename>
            <surname>Moretti</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Tramandare la memoria sociale del Novecento</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-289-8</idno>) by </resp>
          <name>Enrica Boldrini, Lucilla Conigliello</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.05</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The contribution illustrates the personal archives of Antonio Carbonaro, sociologist, Andrea Devoto, psychiatrist and the National Association of University Professors (ANDU), testimonies of great importance for the social history of the twentieth century</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Social Memory</item>
            <item>Twentieth Century</item>
            <item>Personal archives</item>
            <item>Antonio Carbonaro</item>
            <item>Andrea Devoto</item>
            <item>National Association of University Professors (ANDU)</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.05<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.05" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">Tessere per la memoria sociale del Novecento: gli archivi di Antonio Carbonaro, Andrea Devoto, ANDU (Associazione nazionale docenti universitari)</p><p rend="h1_author">Giovanna Cestone, Giulia Malavasi, Francesca Moretti</p><p rend="h2">1. Antonio Carbonaro (1927-1998) </p><p rend="text">«<hi rend="italic">Di fronte alla domanda: “Cosa farò da grande?”, sono rimasto sempre disorientato…</hi>»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="6.html#footnote-028">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Anarchico militante, socialista, libertario e internazionalista, attivo nella società civile e nei movimenti pacifisti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="6.html#footnote-027">2</ref></hi></hi>, nonché poeta, come molti sociologi italiani, Carbonaro si forma in fabbrica: da questa esperienza sviluppa l’interesse per la sociologia industriale e dell’organizzazione e per la sociologia del lavoro, disciplina di cui è uno dei fondatori in Italia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="6.html#footnote-026">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel 1953, infatti, viene assunto dall’Olivetti, dove svolge varie mansioni: dall’editoria presso le Edizioni di Comunità, alla ricerca e alla formazione del personale e dei quadri. Partecipa, come esperto dei problemi del lavoro, all’inchiesta sociologica affiancata al Piano regolatore di Ivrea, diretta dal sociologo statunitense Paul Campisi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="6.html#footnote-025">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Negli anni ’50 l’Olivetti è un’azienda modello, unica nel panorama dell’imprenditoria italiana: la fabbrica di Ivrea non rappresenta solo un luogo di lavoro, ma innanzitutto una comunità, un progetto etico e responsabile, che si pone l’obiettivo di umanizzare il processo del lavoro e di coinvolgere i lavoratori nella partecipazione e nel controllo dell’impresa, quale risarcimento per gli aspetti più alienanti del lavoro di fabbrica.</p><p rend="text">L’azienda offre ai dipendenti case, asili nido, mensa, ma anche una biblioteca, servizi sociali e centri di ricerca sociologica e psicologica. Non è un caso che l’Olivetti sia in quegli anni una fucina di intellettuali: vi lavorano personalità di grande rilievo come Franco Ferrarotti, Luciano Gallino, Luciano Visentini, Aldo Carotenuto, Michele Ranchetti, Michele La Rosa, Magda Talamo, Alessandro Pizzorno<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="6.html#footnote-024">5</ref></hi></hi> (Fig. 1).</p><p rend="text">In un contesto così stimolante, Carbonaro lavora per dieci anni; tuttavia, dopo la morte di Adriano Olivetti e il cambiamento della politica industriale, rassegna le dimissioni e accetta la proposta dell’ingegnere Gino Martinoli di dirigere il ForMez (Centro di formazione e studi della Cassa per il Mezzogiorno), un nuovo istituto che promuove gli interventi straordinari per il Mezzogiorno e la formazione dei quadri.</p><p rend="text">Negli anni della sua direzione (1963-1965), Carbonaro sostiene la necessità di un apprendimento continuo: non basta formare imprenditori, dirigenti e quadri pubblici e privati, è necessario seguirli e sostenerli anche successivamente. In quegli anni il ForMez è un punto di riferimento in Italia per l’impiego di tecniche e metodologie didattiche avanzate.</p><p rend="text">In seguito, Carbonaro intraprende la carriera accademica, prima all’Università di Salerno, come libero docente di sociologia, successivamente a Firenze. Nel 1980 diventa professore ordinario presso il Dipartimento di studi sociali della Facoltà di scienze della formazione e collabora con l’Istituto di pedagogia diretto da Lamberto Borghi.</p><p><graphic url="6-web-resources/image/Fig._1_Antonio_Carbonaro_al_lavoro_in_Olivetti_(Ivrea_1953).jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 1 – Antonio Carbonaro al lavoro in Olivetti (Ivrea 1953).</p><p rend="text">A vent’anni dalla pubblicazione di <hi rend="italic">Sociologia industriale e dell’organizzazione</hi>, continua i suoi studi sull’organizzazione industriale pubblicando nel 1992 con Carlo Catarsi <hi rend="italic">Contrattualismo e scienze sociali. Storia e attualità di un paradigma politico,</hi> in cui considera il contratto da una prospettiva socio-giuridica e si interroga sui limiti dell’esercizio del potere politico e sui doveri dello Stato nel garantire una giustizia equa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="6.html#footnote-023">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Da qui l’interesse per il tema delle ineguaglianze e dell’esclusione, che Carbonaro studia a partire dai meccanismi di riproduzione della povertà e della ricchezza, sia all’interno del singolo paese che nei rapporti tra i diversi paesi del mondo. Già nel 1979 aveva dichiarato:</p><p rend="quotation_b">Le nazioni più sviluppate e ricche scaricano i problemi della povertà in gran parte su altri paesi […] molti conflitti interni vengono depotenziati, i paesi ‘imperialistici’ proteggono se stessi scaricando gli effetti delle loro contraddizioni in parte sugli stessi paesi loro alleati e in parte su quelli del terzo e quarto mondo, per mantenerli in condizioni economicamente e politicamente subordinate, anche con il ricorso all’uso della forza armata o alla minaccia di tale uso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="6.html#footnote-022">7</ref></hi></hi>.</p><p rend="h3">1.2 L’archivio </p><p rend="text">Il fondo archivistico riflette la complessa e variegata attività di ricerca svolta da Carbonaro nell’arco della sua esistenza. Donato dalla famiglia nel 2016 insieme ai suoi libri<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="6.html#footnote-021">8</ref></hi></hi>, si compone di 87 raccoglitori, da lui ordinati (per un totale di circa 7 metri lineari).</p><p rend="text">Al momento della donazione, gli eredi hanno stilato un elenco di consistenza (per un totale di 215 unità archivistiche), aggiungendo talvolta note interpretative, molto utili per la comprensione degli insiemi documentali e dello sviluppo del fondo, importante strumento di corredo.</p><p rend="text">Si è scelto, quindi, di rispettare pienamente l’ordinamento originale (tranne che in rare occasioni in cui un intervento si è reso necessario perché alcune carte risultavano fuori posto). Per una più agevole consultazione del fondo, all’ordinamento originale è stato affiancato un ordinamento virtuale, che organizza in otto serie le principali tematiche dei documenti presenti nei faldoni:</p><list type="unordered">
				<item>la serie “AIS” raccoglie la documentazione relativa all’Associazione italiana di sociologia; dalla fine degli anni ’80, Carbonaro è coordinatore della sezione AIS dedicata alla vita quotidiana, cioè alla trama di abitudini, relazioni, ambienti, «universi di senso»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="6.html#footnote-020">9</ref></hi></hi> in cui ognuno trascorre la maggior parte dell’esistenza;</item>
				<item>la serie “Didattica e ricerca” raggruppa i documenti relativi all’attività di docenza e di ricerca;</item>
				<item>la serie “ForMez” raccoglie i materiali elaborati durante la direzione al ForMez (in particolare i documenti relativi all’indagine sugli imprenditori e l’impresa nel Mezzogiorno e quelli dell’inchiesta sull’efficacia degli incentivi all’industria nel Mezzogiorno);</item>
				<item>la serie “Istituzioni e partiti politici” comprende i suoi studi sulle istituzioni e i partiti (tra gli altri, si segnalano le ricerche sulla struttura dei partiti politici, sul Partito socialista italiano, sulla CGIL);</item>
				<item>la serie “Lettere” raccoglie la corrispondenza;</item>
				<item>la serie “Olivetti” i rapporti con l’azienda;</item>
				<item>la serie “Poesie” i suoi componimenti lirici (Fig. 2);</item>
				<item>e infine la “serie Rapporti con case editrici” documenta i molteplici e ricchissimi rapporti con gli editori (tra le tante collaborazioni si segnala quella con <hi rend="italic">Tecnica e organizzazione</hi>, rivista in cui Carbonaro sviluppa il tema delle relazioni umane e degli aspetti sociali dell’innovazione tecnologica).</item>
			</list><p rend="text">I materiali sono stati sottoposti alle operazioni necessarie per la conservazione, mediante l’eliminazione di corpi metallici e il condizionamento in carta e cartone non acido; è stata inoltre realizzata la documentazione fotografica dei raccoglitori originali ed una loro breve descrizione.</p><p rend="text">Per quanto riguarda la valorizzazione del fondo, si è provveduto a pubblicarne l’inventario sul portale <hi rend="italic">Chartae</hi> del Sistema bibliotecario dell’Ateneo, corredandolo di una ricca indicizzazione di persone e organizzazioni. Infine, il 9 novembre 2017 si è tenuta, nei locali della Biblioteca, una giornata di presentazione dell’archivio di Antonio Carbonaro, accompagnata da numerosi interventi da parte di docenti ed amici del professore<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="6.html#footnote-019">10</ref></hi></hi>.</p><p><graphic url="6-web-resources/image/Fig._2_Le_poesie_di_Antonio_Carbonaro,_conservate_nell'archivio.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 2 – I dattiloscritti delle poesie di Antonio Carbonaro, con sue annotazioni e correzioni.</p><p rend="h2">2. Andrea Devoto (1927-1994)</p><p rend="quotations_quotation_b3">«<hi rend="italic">Perché si dimentica? Perché questo oblio che circonda la nostra tragedia?</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="6.html#footnote-018">11</ref></hi></hi>». </p><p rend="text">Queste parole, tratte da uno scritto di Andrea Devoto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="6.html#footnote-017">12</ref></hi></hi>, neuropsichiatra e psicologo sociale, bene illustrano il contenuto dell’archivio conservato presso la Biblioteca di scienze sociali, gli studi sui campi di concentramento nazisti e sulle implicazioni psicologiche dell’esperienza della deportazione.</p><p rend="text">In Italia Devoto è tra i primi studiosi a occuparsi dei lager. Nel 1960 pubblica, infatti, il suo primo saggio, <hi rend="italic">La tirannia psicologica: studio di psicologia politica</hi>, in cui analizza le dittature della prima metà del Novecento e gli strumenti e le modalità con cui esse conquistano ed esercitano il potere, anticipando le tesi di Erving Goffman sulle istituzioni totali. Seguono gli studi sulla psicologia delle vittime dei lager e dei loro carnefici e infine una ponderosa bibliografia sull’oppressione nazista. </p><p rend="text">Nel 1981 pubblica con Massimo Martini il volume <hi rend="italic">La violenza nei lager </hi>e nel 1985 <hi rend="italic">Il comportamento umano in condizioni estreme: lo psicologo sociale e il lager nazista</hi>. </p><p rend="text">Dall’universo concentrazionario Devoto estende la sua ricerca ad altre istituzioni totali, quali il carcere, il manicomio e il seminario, strutture modellate sulla medesima logica totalitaria dei campi di sterminio.</p><p rend="text">Tra il 1986 ed il 1990 riceve l’incarico di coordinare un’importante ricerca sui deportati toscani sopravvissuti ai campi di sterminio. Una ricerca, questa, che si inserisce in un progetto più ampio di salvaguardia della memoria, che l’ANED (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi di concentramento nazisti) si impegna a portare avanti nel corso degli anni ’80, quando le teorie negazioniste si diffondono anche in Italia e si teme di smarrire la testimonianza di chi ha vissuto gli orrori dei campi di sterminio.</p><p rend="text">La prima indagine, a cura di Massimo Martini, viene condotta a Milano tra il 1978 e il 1979 ed è caratterizzata da un taglio squisitamente psicologico: estratti delle interviste a 70 ex deportati vengono pubblicati nel 1986 in forma anonima nel volume <hi rend="italic">Il trauma della deportazione</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="6.html#footnote-016">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Una seconda inchiesta, definita da Devoto «monumentale», coinvolge 219 ex deportati, residenti in Piemonte al momento della ricerca. Dalla sbobinatura delle audiocassette si ricavano 10.000 pagine di trascrizioni e un volume antologico pubblicato nel 1986, con il titolo <hi rend="italic">La vita offesa</hi>,<hi rend="italic"> </hi>a cura di Anna Bravo e Daniele Jalla<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="6.html#footnote-015">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La terza ricerca, condotta in Toscana, coinvolge 70 ex deportati e viene coordinata da Devoto; i risultati sono parzialmente pubblicati nel 1992 nel volume <hi rend="italic">La speranza tradita: antologia della deportazione politica toscana</hi>, a cura di Ilda Verri Melo.</p><p rend="text">Di questa esperienza, durata quattro anni, l’archivio conserva le trascrizioni dattiloscritte delle interviste ai superstiti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="6.html#footnote-014">15</ref></hi></hi>. Nel 2010 l’archivio è notificato e acquistato dalla Regione Toscana, che lo dà in concessione alla Biblioteca di scienze sociali.</p><p rend="h3">2.1 L’archivio</p><p rend="text">Il fondo archivistico va ad affiancarsi alla raccolta libraria<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="6.html#footnote-013">16</ref></hi></hi>, che comprende sia testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah e studi sulla sindrome del sopravvissuto (nucleo donato nel 1994), sia letteratura psichiatrica e psicologica.</p><p rend="text">Presso la Biblioteca di scienze sociali si ricostituisce in tal modo, limitatamente agli studi sui campi di concentramento, l’unitarietà tra il fondo librario e il fondo archivistico di Andrea Devoto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="6.html#footnote-012">17</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Nel 2013 l’archivio viene descritto e inventariato da Stefano Bartolini e Filippo Mazzoni dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Pistoia.</p><p rend="text">Le carte sono contenute in 13 contenitori (per un totale di 3,50 metri lineari di spazio) e sono suddivise in 2 serie: la prima conserva le trascrizioni dattiloscritte delle interviste ai deportati toscani, effettuate dal 1987 al 1989; la seconda i documenti sui Lager accumulati da Devoto dalla fine della Seconda guerra mondiale fino al 1993: atti di convegni, pubblicazioni a stampa, appunti e dattiloscritti, ritagli di giornale, fotocopie, piante di campi di concentramento, fotografie e cartoline.</p><p rend="text">Di particolare interesse la sottoserie “KZ biblio”, la bibliografia dei campi di sterminio, la sottoserie “documenti Ca. 1947-1985 Nazi killing centers &amp; death camps”, e l’inventario del personale concentrazionario nazista diviso per campi di appartenenza (Figg. 3 e 4).</p><p rend="text">Per quanto riguarda il condizionamento conservativo, una parte dell’archivio è conservata nei contenitori originali, il resto in contenitori di cartone non acido; le sottoserie sono state condizionate in cartelle di carta non acida, dopo aver eliminato i corpi metallici.</p><p rend="text">L’inventario è consultabile sul portale <hi rend="italic">Chartae</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="6.html#footnote-011">18</ref></hi></hi> del Sistema bibliotecario di Ateneo; i dati degli intervistati sono stati resi anonimi per la presenza di dati sensibili e sensibilissimi, che non possono essere ancora divulgati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="6.html#footnote-010">19</ref></hi></hi>. </p><p><graphic url="6-web-resources/image/Fig._3_Cartografie_e_planimetrie_dei_campi_di_concentramento_studiati_da_Devoto..jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 3 – Cartografie e planimetrie di campi di concentramento nell’archivio di Andrea Devoto.</p><p><graphic url="6-web-resources/image/Fig._4_I_L'oganizzazione_del_campo_di_concentramento_di_Treblinka_in_una_riproduzione_conservata_nell'archivio_DEvoto..jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 4 – Una riproduzione della planimetria del campo di concentramento di Treblinka.</p><p rend="text">Il 29 gennaio 2014, nell’ambito delle iniziative regionali toscane Giornata della Memoria, la Biblioteca e il Polo di scienze sociali hanno presentato l’archivio di Andrea Devoto nel convegno.<hi rend="italic"> La memoria viva</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="6.html#footnote-009">20</ref></hi></hi>, cui ha fatto seguito la rappresentazione teatrale tratta dal volume <hi rend="italic">La speranza tradita</hi>, per la regia di Dimitri Frosali, a cura dell’Associazione culturale Laboratorio Amaltea<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="6.html#footnote-008">21</ref></hi></hi>. Nel 2015 sono stati pubblicati gli atti del Convegno a cura della Firenze University Press<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="6.html#footnote-007">22</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">3. L’Associazione nazionale docenti universitari (1968-1971)</p><p rend="quotations_quotation_b3">«<hi rend="italic">Il feudalismo universitario [e i] tanti feudalismi che soffocano la società italiana</hi>»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="6.html#footnote-006">23</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’Associazione nazionale docenti universitari (ANDU) nasce, nel fermento del ’68, dalle dimissioni dall’ANPUR (Associazione nazionale professori universitari di ruolo) di un gruppo di docenti progressisti. </p><p rend="text">Nel documento delle dimissioni, 37 professori fiorentini rivendicano gli obiettivi fondamentali da perseguire per il rinnovamento dell’università: tra questi, la democratizzazione dell’Università, l’attuazione del diritto allo studio sancito dalla Costituzione, la creazione di dipartimenti per l’attività didattica e scientifica, il tempo pieno per i docenti di ruolo, la riforma dei piani di studio e la sperimentazione di nuovi sistemi didattici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="6.html#footnote-005">24</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">I documenti dell’archivio, conservati presso la Biblioteca di scienze sociali, riflettono la radicale posizione assunta dall’ANDU: al II Congresso nazionale, tenuto a Milano il 7 e 8 giugno 1969, nella relazione di apertura, Giorgio Spini, presidente e anima dell’ANDU, non esita a definire la riforma universitaria «come momento di una più vasta lotta della società, come una sfida al presente sistema di rapporti economico-sociali, che noi detestiamo perché iniquo, crudele, disumanizzante»; in questo contesto il diritto allo studio costituisce «il punto più caratterizzante della politica dell’ANDU», la «rottura radicale della tradizionale struttura di classe dell’università italiana» e «il problema della riforma universitaria si rivela come null’altro che un aspetto universitario del grande problema generale dell’emancipazione delle classi subalterne della società italiana»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="6.html#footnote-004">25</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il faticoso iter dei progetti di legge di riforma è testimoniato dai verbali, dalle circolari e relazioni dell’ANDU: vari governi si susseguono in breve tempo e Spini intrattiene intensi scambi con i diversi ministri dell’istruzione, da Fiorentino Sullo a Mario Ferrari Aggradi e Riccardo Misasi, con i membri delle commissioni parlamentari impegnate nel progetto di riforma e con varie personalità del mondo della cultura e della politica, come Paolo Frezza, Ennio Di Nolfo, Gaetano Villari, Massimo Livi Bacci, Antonio Santoni Rugiu, Tristano Codignola. Per realizzare una vera riforma universitaria, l’ANDU ribadisce la necessità di «una radicale riqualificazione della spesa per l’istruzione superiore e la ricerca scientifica, cioè qualcosa che deve incidere profondamente sulle strutture economiche stesse del nostro Paese oltre che sulle sue strutture sociali» e ancora: «le spese per l’istruzione si rivelano a lungo termine come gli investimenti più produttivi»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="6.html#footnote-003">26</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Al fallimento del disegno di legge 2314 di Luigi Gui nel 1965, segue il nuovo progetto di legge 612, presentato in Senato dal ministro Ferrari Aggradi nel 1969, ma i tempi per l’approvazione si dilatano: le divisioni all’interno delle varie associazioni dei docenti e della Sinistra sugli obiettivi della riforma e le numerose crisi di governo portano allo stallo legislativo. I docenti progressisti ricorrono a forme di lotta più dure: scioperi, blocco degli esami e delle sedute di laurea, boicottaggio delle elezioni del Consiglio superiore della pubblica istruzione, ma non riescono ad accelerare il varo della riforma.</p><p rend="text">A cavallo degli anni ’70, il contesto politico è ormai cambiato, l’opinione pubblica e la classe politica sono dominati da nuovi problemi: l’avvio della strategia della tensione, la crisi economica e petrolifera, il divorzio, il compromesso storico sembrano richiedere risposte più urgenti rispetto ai temi della scuola e dell’università. Il governo si attesta su posizioni moderate e su una politica di contenimento della spesa pubblica, le riforme investono il mondo del lavoro, delle relazioni industriali e delle rivendicazioni salariali. Nel frattempo, nel 1971, l’ANDU confluisce nel CNU (Comitato nazionale universitario) del quale Spini è presidente dal 1971 al 1976.</p><p rend="text">Con il varo delle <hi rend="italic">Misure urgenti per l’Università</hi> nel 1973, la riforma universitaria viene relegata sullo sfondo e ripiega su obiettivi molto modesti: la tutela dello status economico-giuridico del personale docente. Un’occasione perduta per il rinnovamento non solo dell’Università, ma di tutta la società italiana.</p><p rend="h3">3.1 L’archivio</p><p rend="text">Del ruolo svolto dall’ANDU nella travagliata stagione del ’68, restano le carte rinvenute per caso nel 2013 dalla professoressa Adriana Dadà, nel vecchio ufficio di Giorgio Spini a Palazzo Fenzi.</p><p rend="text">Su proposta dei figli di Giorgio Spini, l’archivio viene donato alla Biblioteca di scienze sociali nel 2015 e vi perviene nel gennaio del 2016. Il riordino e l’inventariazione, tempestivamente effettuati da Chiara Melacca, hanno consentito di presentare l’archivio in occasione della giornata di commemorazione di Giorgio Spini nel centenario della nascita.</p><p rend="text">È<hi rend="italic"> </hi>un fondo di piccola mole (occupa circa 2,5 metri lineari di spazio), ma consistente per numero di unità archivistiche (circa 4000 documenti). Adriana Dadà, prima segretaria dell’ANDU, stila l’elenco di consistenza con cui l’archivio giunge in Biblioteca, dando indicazioni preziose per il riordino e l’inventariazione del materiale, su cui si presentano tracce di un primo tentativo di trattamento. Si sceglie pertanto di rispettarne la struttura, assemblata per tematiche, e l’ordine delle 36 cartelle originarie.</p><p rend="text">A queste (cui corrispondono altrettante serie) si sono aggiunte due nuove serie: una con i documenti relativi all’elezione del Direttivo della sezione fiorentina del CNU, presumibilmente dei primi mesi del 1972, l’altra con gli indirizzari, su schede metalliche, dei soci e di altre personalità (Figg. 5 e 6).</p><p rend="text">Per consentire una migliore consultazione del fondo, all’ordinamento originario è stato affiancato un ordinamento virtuale in cinque parti tematiche (comprendenti documenti, corrispondenza, materiale informativo e legislativo, rassegna stampa, amministrazione e varie). Le carte sono state quindi ordinate cronologicamente, per un totale di 294 unità archivistiche. Le serie sono state in buona parte sottoposte al condizionamento conservativo.</p><p rend="text">L’inventario è stato pubblicato sul portale <hi rend="italic">Chartae</hi> del Sistema bibliotecario dell’Ateneo fiorentino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="6.html#footnote-002">27</ref></hi></hi>. I documenti più rilevanti sono stati digitalizzati per renderli accessibili in Internet a partire dall’inventario.</p><p rend="text">L’archivio è stato presentato nel 2016 nel convegno<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="6.html#footnote-001">28</ref></hi></hi> tenuto a Firenze per il centenario della nascita di Giorgio Spini. Gli atti sono stati pubblicati nel 2018 nel volume <hi rend="italic">Il ’68 dei professori</hi>. <hi rend="italic">L’Associazione nazionale docenti universitari, Giorgio Spini e la riforma dell’Università</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="6.html#footnote-000">29</ref></hi></hi>.</p><p><graphic url="6-web-resources/image/Fig._5_Lettera_di_Margherita_Hack_a_Giorgio_Spini_7.07.1969_(archivio_ANDU).jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 5 – Lettera di Margherita Hack a Giorgio Spini, 7 luglio 1969. (Archivio ANDU).</p><p><graphic url="6-web-resources/image/Fig._6_Rassegna_stampa_(archivio_ANDU).jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 6 – Rassegna stampa. (Archivio ANDU).</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Barbano V.F., <hi rend="italic">Critica al neocontrattualismo e politica sociale ‘buona’</hi>, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), <hi rend="italic">Le ragioni della sociologia</hi>, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 71-84.</p><p rend="bib_indx_bib">Bravo A., Jalla D. (a cura di), <hi rend="italic">La vita offesa: storia e memoria dei Lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti</hi>, Franco Angeli, Milano 1986.</p><p rend="bib_indx_bib">Carbonaro A., <hi rend="italic">Povertà e classi sociali. Per la critica sociologica delle ideologie sui processi di pauperizzazione</hi>, Franco Angeli, Milano 1979.</p><p rend="bib_indx_bib">Ceccatelli Gurrieri G. (a cura di),<hi rend="italic"> Le ragioni della sociologia</hi>, Franco Angeli, Milano 2003.</p><p rend="bib_indx_bib">Conigliello L., Melacca C. (a cura di),<hi rend="italic"> Il ’68 dei professori: l’Associazione nazionale docenti universitari, Giorgio Spini e la riforma dell’Università</hi>, Firenze University Press, Firenze 2018, &lt;<ref target="https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf">https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Facchini C., <hi rend="italic">Gli studi di Antonio Carbonaro sulla povertà, tra rigore scientifico e impegno civile</hi>, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), <hi rend="italic">Le ragioni della sociologia</hi>, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 133-139. </p><p rend="bib_indx_bib">Jedlowski P., <hi rend="italic">Per una storia della sociologia della vita quotidiana</hi>, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), <hi rend="italic">Le ragioni della sociologia</hi>, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 119-130.</p><p rend="bib_indx_bib">L’Abate A., <hi rend="italic">Antonio Carbonaro e l’educazione alla pace</hi>, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), <hi rend="italic">Le ragioni della sociologia</hi>, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 140-148.</p><p rend="bib_indx_bib">Martini M., <hi rend="italic">Il trauma della deportazione. Ricerca psicologica sui sopravvissuti italiani ai campi di concentramento nazisti</hi>, Mondadori, Milano 1983.</p><p rend="bib_indx_bib">Menegatto M., Zamperini A. (a cura di), <hi rend="italic">Memoria viva. Responsabilità del ricordare e partecipazione civica</hi>, Firenze University Press, Firenze 2015, &lt;<ref target="https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf">https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf</ref>&gt;.</p><p rend="bib_indx_bib">Rossi M.G., <hi rend="italic">L’Associazione nazionale docenti universitari e la presidenza di Giorgio Spini</hi>, in L. Conigliello, C. Melacca (a cura di),<hi rend="italic"> Il ’68 dei professori: l’Associazione nazionale docenti universitari, Giorgio Spini e la riforma dell’Università,</hi> Firenze University Press, Firenze 2018, p. 51.</p><p rend="bib_indx_bib">Spinelli F. <hi rend="italic">Psicologia politica e psicologia sociale in Andrea Devoto (1927-1994)</hi>, tesi di laurea in Lettere e Filosofia, Università degli studi di Bologna, a.a. 2009-2010.</p><p rend="bib_indx_bib">Spini<hi rend="italic"> </hi>G., <hi rend="italic">Sistema di caste</hi>, «La Stampa», 11 marzo 1969.</p><p rend="bib_indx_bib">Verri Melo I. (a cura di), <hi rend="italic">La speranza tradita. Antologia della deportazione politica toscana (1943-1945)</hi>, Pacini, Giunta regionale toscana, Firenze 1992.</p><p rend="bib_indx_bib">Visentini L., <hi rend="italic">La nascita della sociologia del lavoro in Italia: Antonio Carbonaro e la potenzialità dell’uomo al lavoro</hi>, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), <hi rend="italic">Le ragioni della sociologia</hi>, Franco Angeli, Milano 2003, p. 53.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-028-backlink">1</ref></hi>	L. Visentini, <hi rend="italic">La nascita della sociologia del lavoro in Italia: Antonio Carbonaro e la potenzialità dell’uomo al lavoro</hi>, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di),<hi rend="italic"> Le ragioni della sociologia</hi>, Franco Angeli, Milano 2003, p. 53.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-027-backlink">2</ref></hi>	Amico e collaboratore di Alberto L’Abate e Danilo Dolci. Vedi A. L’Abate, <hi rend="italic">Antonio Carbonaro e l’educazione alla pace</hi>, in Ceccatelli Gurrieri (a cura di), <hi rend="italic">Le ragioni della sociologia</hi>, cit., pp. 140-148.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-026-backlink">3</ref></hi>	Visentini, <hi rend="italic">La nascita della sociologia del lavoro in Italia: Antonio Carbonaro e la potenzialità dell’uomo al lavoro</hi>, cit., pp. 47-59.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-025-backlink">4</ref></hi>	L’architetto e urbanista Ludovico Quaroni, responsabile del progetto per il Piano regolatore di Ivrea, richiede infatti una ricerca sociologica per avere un quadro di riferimento in cui inserire le strutture architettoniche, nella consapevolezza che struttura urbana e struttura sociale debbano essere strettamente correlate. Vedi anche Fondazione Olivetti, &lt;<ref target="http://www.fondazioneadrianolivetti.it/lafondazione_speciali.php?id_speciali=16">http://www.fondazioneadrianolivetti.it/lafondazione_speciali.php?id_speciali=16</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-024-backlink">5</ref></hi>	L’utopia di un umanesimo capitalista si esprime anche nella costruzione di stabilimenti belli, luminosi, affacciati sul verde, progettati dai più grandi urbanisti del Novecento (Figini, Gardella, Pollini, Vittoria) e nella realizzazione di prodotti tecnologicamente avanzati e nel contempo oggetti di design (come la Lettera 22 esposta nella collezione permanente di design al MoMA di New York). Nel 2018, «per la moderna visione della relazione tra industria e architettura», l’UNESCO riconosce come patrimonio dell’Umanità «Ivrea città industriale del XX secolo», &lt;<ref target="http://www.unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/543">http://www.unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/543</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-023-backlink">6</ref></hi>	V.F. Barbano, <hi rend="italic">Critica al neocontrattualismo e politica sociale ‘buona’</hi>, in Ceccatelli Gurrieri (a cura di) <hi rend="italic">Le ragioni della sociologia</hi>, cit., pp. 71-84.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-022-backlink">7</ref></hi>	A. Carbonaro, <hi rend="italic">Povertà e classi sociali. Per la critica sociologica delle ideologie sui processi di pauperizzazione</hi>, Franco Angeli, Milano 1979, pp. 22-23. Vedi anche Carla Facchini, <hi rend="italic">Gli studi di Antonio Carbonaro sulla povertà, tra rigore scientifico e impegno civile</hi>, in Ceccatelli Gurrieri (a cura di), <hi rend="italic">Le ragioni della sociologia</hi>, cit., pp. 133-139.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-021-backlink">8</ref></hi>	Per approfondimenti sul fondo librario Carbonaro si rimanda alla Carta delle collezioni della Biblioteca di scienze sociali, &lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p1663.html">https://www.sba.unifi.it/p1663.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-020-backlink">9</ref></hi>	P. Jedlowski, <hi rend="italic">Per una storia della sociologia della vita quotidiana</hi>, in Ceccatelli Gurrieri (a cura di),<hi rend="italic"> Le ragioni della sociologia</hi>, cit., pp. 119-130.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-019-backlink">10</ref></hi>	Presentazione dell’Archivio di Antonio Carbonaro: &lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p1664.html">https://www.sba.unifi.it/p1664.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-018-backlink">11</ref></hi>	La citazione è tratta dallo scritto di Devoto <hi rend="italic">La condivisione del ricordo </hi>presentato al Convegno internazionale <hi rend="italic">Storia vissuta. Dal dovere di testimoniare alle testimonianze orali nell’insegnamento della storia della 2. Guerra mondiale</hi>, tenuto a Torino nel 1986, Biblioteca di scienze sociali, Archivio Devoto, UA 2.2.4, p. 1.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-017-backlink">12</ref></hi>	Primario degli ospedali psichiatrici di Maggiano a Lucca e di San Salvi a Firenze, si oppose a trattamenti come l’elettroshock, l’insulinoshockterapia e la lobotomia, sostenendo la necessità di un approccio psico-socio-terapeutico alla malattia mentale. Si occupò, inoltre, di alcolismo e di dipendenze, introducendo negli anni Ottanta una innovativa metodologia di cura. Insegnò Psicologia sociale presso la Facoltà di scienze politiche “Cesare Alfieri” di Firenze.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-016-backlink">13</ref></hi>	M. Martini, <hi rend="italic">Il trauma della deportazione. Ricerca psicologica sui sopravvissuti italiani ai campi di concentramento nazisti</hi>, Mondadori, Milano 1983.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-015-backlink">14</ref></hi>	A. Bravo, D. Jalla (a cura di), <hi rend="italic">La vita offesa: storia e memoria dei Lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti</hi>, Franco Angeli, Milano 1986.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-014-backlink">15</ref></hi>	I nastri originari e i CD audio in cui l’ANED riversa nel 2004 le interviste sono conservate a Milano presso l’Archivio sonoro della Fondazione memoria della deportazione, &lt;<ref target="http://www.fondazionememoriadeportazione.it/it/archivio/archivio-sonoro/">http://www.fondazionememoriadeportazione.it/it/archivio/archivio-sonoro/</ref>&gt; (02/2021); altre copie sono state affidate alle 4 sedi toscane dell’ente (Firenze, Empoli, Prato, Pisa) e all’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea. L’8 settembre 2004 tutto il materiale documentario degli archivi dell’ANED viene dichiarato di interesse storico dal Ministero per i beni culturali. L’inventario è pubblicato online sulla Guida della rete INSMLI (Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia), &lt;<ref target="http://www.italia-resistenza.it/risorse-on-line/servizi-archivistici/">http://www.italia-resistenza.it/risorse-on-line/servizi-archivistici/</ref>&gt; (02/2021). Un’altra copia delle audio interviste è stata consegnata alla Fondazione Devoto, che a sua volta l’ha affidata alla Biblioteca di scienze sociali.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-013-backlink">16</ref></hi>	Per approfondimenti sul Fondo libraio Devoto si rimanda alla Carta delle collezioni della Biblioteca di scienze sociali, &lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p703.html">https://www.sba.unifi.it/p703.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-012-backlink">17</ref></hi>	I volumi riguardanti l’alcolismo e il suo trattamento, di proprietà della Regione, sono attualmente conservati presso il Centro alcologico toscano.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-011-backlink">18</ref></hi>	&lt;<ref target="https://archivi.unifi.it/patrimonio/64ef627a-ab96-4c78-af03-3f5def1d94a6/fondo-devoto-andrea-ricerche-sui-campi-di-concentramento-nazisti">https://archivi.unifi.it/patrimonio/64ef627a-ab96-4c78-af03-3f5def1d94a6/fondo-devoto-andrea-ricerche-sui-campi-di-concentramento-nazisti</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-010-backlink">19</ref></hi>	Non sono infatti ancora trascorsi 70 anni dalla data dei documenti. Gli studiosi che desiderassero ricevere l’autorizzazione alla consultazione anticipata devono attenersi alla normativa sul trattamento dei dati personali e in particolare al Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-009-backlink">20</ref></hi>	<hi rend="italic">La memoria viva: convegno di presentazione dell’Archivio Andrea Devoto</hi>, &lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p888.html">https://www.sba.unifi.it/p888.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-008-backlink">21</ref></hi>	Il video dello spettacolo <hi rend="italic">La speranza tradita</hi> è visualizzabile al seguente link: &lt;<ref target="https://www.youtube.com/watch?v=tUaTIu94YI0&amp;feature=youtu.be">https://www.youtube.com/watch?v=tUaTIu94YI0&amp;feature=youtu.be</ref>&gt; (02/2021). Per approfondimenti: I. Verri Melo (a cura di), <hi rend="italic">La speranza tradita. Antologia della deportazione politica toscana (1943-1945)</hi>, Pacini, Giunta regionale toscana, Firenze 1992; <hi rend="italic">Andrea Devoto: studioso di crimini contro l’umanità</hi>, discorso tenuto da G. Graziani nel gennaio 2005 in occasione del Giorno della Memoria presso la Facoltà di psicologia dell’Università degli studi di Firenze; F. Spinelli, <hi rend="italic">Psicologia politica e psicologia sociale in Andrea Devoto (1927-1994)</hi>, tesi di laurea in Lettere e Filosofia, Università degli studi di Bologna, a.a. 2009-2010.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-007-backlink">22</ref></hi>	M. Menegatto, A. Zamperini (a cura di), <hi rend="italic">Memoria viva. Responsabilità del ricordare e partecipazione civica</hi>, Firenze University Press, Firenze 2015. Il volume è disponibile in Open Access all’indirizzo: &lt;<ref target="https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf">https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-006-backlink">23</ref></hi>	G. Spini<hi rend="italic">, Sistema di caste</hi>, «La Stampa», 11 marzo 1969, citato da M.G. Rossi, <hi rend="italic">L’Associazione nazionale docenti universitari e la presidenza di Giorgio Spini</hi>, in L. Conigliello, C. Melacca (a cura di),<hi rend="italic"> Il ’68 dei professori: l’Associazione nazionale docenti universitari, Giorgio Spini e la riforma dell’Università,</hi> Firenze University Press, Firenze 2018, p. 51.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-005-backlink">24</ref></hi>	Rossi, <hi rend="italic">L’Associazione nazionale docenti universitari e la presidenza di Giorgio Spini</hi>, cit., p. 38.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-004-backlink">25</ref></hi>	Ivi, p. 53.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-003-backlink">26</ref></hi>	Ivi, p. 47.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-002-backlink">27</ref></hi>	&lt;<ref target="https://archivi.unifi.it/patrimonio/0d0e19fb-3966-42c5-807c-5c0b32d582be/fondo-associazione-nazionale-docenti-universitari-andu">https://archivi.unifi.it/patrimonio/0d0e19fb-3966-42c5-807c-5c0b32d582be/fondo-associazione-nazionale-docenti-universitari-andu</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-001-backlink">28</ref></hi>	<hi rend="italic">L’archivio dell’Associazione Nazionale Docenti Universitari (1968-1971)</hi>, &lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p282.html">https://www.sba.unifi.it/p282.html</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="6.html#footnote-000-backlink">29</ref></hi>	Per la giornata di presentazione del volume vedi: <hi rend="italic">Il ‘68 dei professori</hi>, &lt;<ref target="https://www.sba.unifi.it/p1716.html">https://www.sba.unifi.it/p1716.html</ref>&gt; (02/2021). Il volume è disponibile in Open Access, &lt;<ref target="https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf">https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf</ref>&gt; (02/2021).</p>
      
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="31964">Barbano V.F., Critica al neocontrattualismo e politica sociale ‘buona’, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), Le ragioni della sociologia, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 71-84.</bibl>
          <bibl n="31965">Bravo A., Jalla D. (a cura di), La vita offesa: storia e memoria dei Lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti, Franco Angeli, Milano 1986.</bibl>
          <bibl n="31966">Carbonaro A., Povert&amp;#224; e classi sociali. Per la critica sociologica delle ideologie sui processi di pauperizzazione, Franco Angeli, Milano 1979.</bibl>
          <bibl n="31967">Ceccatelli Gurrieri G. (a cura di), Le ragioni della sociologia, Franco Angeli, Milano 2003.</bibl>
          <bibl n="31968">Conigliello L., Melacca C. (a cura di), Il ’68 dei professori: l’Associazione nazionale docenti universitari, Giorgio Spini e la riforma dell’Universit&amp;#224;, Firenze University Press, Firenze 2018, &amp;lt;https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf&amp;gt; (02/2021).</bibl>
          <bibl n="31969">Facchini C., Gli studi di Antonio Carbonaro sulla povert&amp;#224;, tra rigore scientifico e impegno civile, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), Le ragioni della sociologia, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 133-139.</bibl>
          <bibl n="31970">Jedlowski P., Per una storia della sociologia della vita quotidiana, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), Le ragioni della sociologia, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 119-130.</bibl>
          <bibl n="31971">L’Abate A., Antonio Carbonaro e l’educazione alla pace, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), Le ragioni della sociologia, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 140-148.</bibl>
          <bibl n="31972">Martini M., Il trauma della deportazione. Ricerca psicologica sui sopravvissuti italiani ai campi di concentramento nazisti, Mondadori, Milano 1983.</bibl>
          <bibl n="31973">Menegatto M., Zamperini A. (a cura di), Memoria viva. Responsabilit&amp;#224; del ricordare e partecipazione civica, Firenze University Press, Firenze 2015, &amp;lt;https://www.fupress.com/archivio/pdf/2864_23107.pdf&amp;gt;.</bibl>
          <bibl n="31974">Rossi M.G., L’Associazione nazionale docenti universitari e la presidenza di Giorgio Spini, in L. Conigliello, C. Melacca (a cura di), Il ’68 dei professori: l’Associazione nazionale docenti universitari, Giorgio Spini e la riforma dell’Universit&amp;#224;, Firenze University Press, Firenze 2018, p. 51.</bibl>
          <bibl n="31975">Spinelli F. Psicologia politica e psicologia sociale in Andrea Devoto (1927-1994), tesi di laurea in Lettere e Filosofia, Universit&amp;#224; degli studi di Bologna, a.a. 2009-2010.</bibl>
          <bibl n="31976">Spini G., Sistema di caste, &amp;#171;La Stampa&amp;#187;, 11 marzo 1969.</bibl>
          <bibl n="31977">Verri Melo I. (a cura di), La speranza tradita. Antologia della deportazione politica toscana (1943-1945), Pacini, Giunta regionale toscana, Firenze 1992.</bibl>
          <bibl n="31978">Visentini L., La nascita della sociologia del lavoro in Italia: Antonio Carbonaro e la potenzialit&amp;#224; dell’uomo al lavoro, in G. Ceccatelli Gurrieri (a cura di), Le ragioni della sociologia, Franco Angeli, Milano 2003, p. 53.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>