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        <title type="main" level="a">La documentazione dell’archivio Cerrito per la storia sociale del Novecento</title>
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            <forename>Adriana</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Tramandare la memoria sociale del Novecento</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-289-8</idno>) by </resp>
          <name>Enrica Boldrini, Lucilla Conigliello</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.07</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The contribution illustrates the figure of Gino Cerrito as a scholar and the importance of his archive for the social history of the twentieth century</p>
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            <item>Anarchist Movement</item>
            <item>Social History</item>
            <item>Twentieth Century</item>
            <item>Gino Cerrito</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.07<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.07" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">La documentazione dell’archivio Cerrito per la storia sociale del Novecento</p><p rend="h1_author">Adriana Dadà</p><p rend="h2">1. Prime ricerche</p><p rend="text">Per capire quale sia la consistenza e l’importanza dell’archivio può essere utile partire dal metodo scientifico col quale Cerrito strutturò il lavoro di ricerca che gli ha consentito di redigere le sue pubblicazioni. Come risulta anche dalla relazione sul lavoro archivistico presente in questo volume<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-068-backlink"><ref target="8.html#footnote-068">1</ref></hi></hi>, Cerrito ha gestito i materiali relativi ai suoi studi con precisione, metodo scientifico e sistematicità. Nulla viene lasciato al caso, alla ricerca temporanea o fortuita. I materiali raccolti relativi ai vari filoni di ricerca, sia che fossero degli originali che fotocopie, sono organizzati in serie precise; anche le sue schede bibliografiche e di spoglio sono contenute in decine di cartelle tematizzate, in modo da conservare traccia del lavoro fatto e poter tornare alle schede accumulate per lavori successivi. </p><p rend="text">Testimone di questa sistematica organizzazione della ricerca di Cerrito è lo studioso che egli incontrò subito dopo la sua laurea e col quale collaborò prima all’Università di Messina, poi di Firenze, Giorgio Spini. L’incontro fra i due avvenne a Messina nel 1952; Cerrito si era appena laureato con una tesi di storia sul movimento operaio e socialista tra il 1860 e la fine del secolo. Spini ebbe a dire: </p><p rend="quotation_b">mi farebbe molto piacere se potessi dire che egli sia stato un mio discepolo, ma non sarebbe esatto. Lo trovai già orientato per conto suo verso un campo di studi molto preciso, cioè la storia politica e sociale della Sicilia dall’Unità alla fine del secolo, e non potei far altro che astenermi dall’interferire in quella vocazione. Ma soprattutto lo trovai in possesso di un suo metodo di lavoro, cioè quello di un rigore filologico degno di un dotto tedesco e portato fino all’estremo con una sorta di implacabile ascetismo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-067-backlink"><ref target="8.html#footnote-067">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Cerrito si dimostrò deciso a portare avanti un lavoro di ricerca per il quale </p><p rend="quotation_b">fece indagini a tappeto in tutta l’isola, perlustrandone ad uno ad uno gli archivi locali, che allora almeno erano in condizioni raccapriccianti di disordine e di incuria, onde mettere insieme una documentazione che fosse la più completa possibile, senza farsi sfuggire nulla, assolutamente nulla, fino all’ultimo pezzetto di carta, di ciò che avesse comunque valore di testimonianza storica. Accanto a questo rigore filologico, era caratteristica inoltre del suo stile di lavoro, un’aderenza ai fatti concreti quanto mai spregiudicata e insensibile alle tentazioni di carattere ideologico<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="8.html#footnote-066">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Da queste ricerche nacquero saggi – che Spini considerava da ripubblicare – per importanti riviste come «Movimento operaio», poi «Movimento operaio e socialista»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="8.html#footnote-065">4</ref></hi></hi>, forse anche grazie ai contatti con Pier Carlo Masini, conosciuto all’interno della Federazione anarchica di cui erano entrambi militanti. In breve tempo si trovò così a collaborare, a causa delle tematiche e dell’impostazione delle sue ricerche, con quel gruppo di studiosi che cambiarono la visione della storia contemporanea italiana inserendovi la variante della storia sociale.</p><p rend="text">Il grande sforzo di ricerca iniziato con la tesi di laurea culmina con un volume, <hi rend="italic">Radicalismo e socialismo in Sicilia. 1860-62</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="8.html#footnote-064">5</ref></hi></hi>,<hi rend="italic"> </hi>definito dallo stesso Spini nel 1984 «ancora oggi insuperato come studio della I Internazionale e della sinistra repubblicana e socialista in Sicilia nel ventennio successivo all’Unità», non a caso riedito nel 2003<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="8.html#footnote-063">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Lo studio sui movimenti di sinistra nella Sicilia post-unitaria lo rendono uno specialista riconosciuto, tanto che viene incaricato di curare il volume <hi rend="italic">I periodici di Messina. Bibliografia e storia</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="8.html#footnote-062">7</ref></hi></hi>, uscito nella collana “Studi sulla stampa operaia e socialista in Italia” dell’editore Feltrinelli. All’apparenza questo risulta essere un lavoro di erudizione bibliografica; in realtà è uno studio approfondito che, attraverso la stampa, analizza con acume l’evoluzione della politica, il ruolo delle classi dirigenti e i processi di trasformismo caratteristici dei gruppi di potere sia a livello locale che nazionale.</p><p rend="text">Rispetto ad altri filoni di ricerca questo primo tratto del percorso scientifico di Cerrito ha sedimentato nell’archivio materiali in misura minore rispetto a studi successivi, sicuramente perché è stato frutto di un lavoro su documenti, periodici, materiale grigio depositato in archivi e biblioteche; ma forse una parte di materiale accumulato può essere andata perduta nel trasloco definitivo dalla Sicilia a Firenze agli inizi degli anni Sessanta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="8.html#footnote-061">8</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">C’<hi >è da dire che, come testimonia ancora Spini, Cerrito fu </hi>sempre molto impegnato nell’attività didattica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="8.html#footnote-060">9</ref></hi></hi>: a Messina, oltre ad affiancare Spini come assistente nella cattedra che comprendeva storia medioevale, moderna e contemporanea, ebbe anche l’insegnamento di storia dei trattati e quello di storia moderna presso la Facoltà di scienze politiche. Arrivato a Firenze come assistente alla cattedra di storia moderna, tenne corsi anche presso la Facoltà di scienze politiche di Siena, finché la sua specializzazione in storia contemporanea fu riconosciuta con la nomina a professore incaricato, poi aggregato, infine a professore ordinario nella Facoltà di magistero di Firenze.</p><p rend="text">Guardando la stratificazione storica dell’archivio si nota che, nonostante il forte carico didattico che ne rallenta per un po’ la produttività scientifica, non smise mai l’impegno della ricerca; le schedature di periodici, opuscoli e la sistemazione di materiali storici, conservati molto spesso in originale, ha una stratificazione storica rintracciabile anche nei tipi di contenitori usati via via nel tempo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="8.html#footnote-059">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Cerrito non abbandonò mai le ricerche sui movimenti sociali del Novecento, basate su un rigoroso utilizzo delle fonti, che lo impegnarono poi fino alla fine della sua vita. Dallo studio dei movimenti di sinistra in Sicilia il suo interesse si sviluppò a più ampio raggio su un aspetto della storia sociale italiana e internazionale poco valorizzata, quella dell’anarchismo, alla quale Cerrito apporterà validi contributi.</p><p><graphic url="8-web-resources/image/fig._1_-_Ritratto_di_Gino_Cerrito_nel_1972.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 1 – Ritratto di Gino Cerrito nel 1972.</p><p rend="h2">2. L’anarchismo internazionale</p><p rend="text">Divenne così il <hi >«</hi>maggiore studioso di storia dell’anarchismo<hi >»</hi>, come lo definì anche Spini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="8.html#footnote-058">11</ref></hi></hi>, tanto da essere fra i relatori più importanti del convegno <hi rend="italic">Anarchici e anarchia nel mondo contemporaneo</hi>, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi nel dicembre 1969. La sua relazione si intitolava <hi rend="italic">Il movimento anarchico internazionale nella sua struttura attuale. Lineamenti storici e bibliografia essenziale</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="8.html#footnote-057">12</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text">In questa rassegna Cerrito delinea in maniera precisa, anche se essenziale<hi rend="italic">,</hi> la storia dell’anarchismo nel Novecento nelle diverse aree del mondo. La documentazione di cui dispose per stendere il saggio e la bibliografia ragionata provenivano da molti paesi, come testimonia la presenza di numerosi contenitori di materiali per la ricerca divisi per aree geografiche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="8.html#footnote-056">13</ref></hi></hi>. Spini stesso disse che Cerrito aveva fatto <hi >«</hi>di nuovo un lavoro da pioniere […] che ancora oggi resta fondamentale in argomento<hi >»</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="8.html#footnote-055">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Impressionante la mole e l’eterogeneità della documentazione di cui poté disporre per stendere questo saggio: relazioni, opuscoli, ma soprattutto periodici e bollettini provenienti da tutto il mondo che Cerrito organizzò in maniera precisa e che potranno essere utilizzati per ulteriori ricerche e approfondimenti.</p><p rend="text">Il fatto che l’archivio possieda una parte consistente di documentazione relativa all’anarchismo nella sua evoluzione storica sia italiana che a livello internazionale deriva dal fatto che Cerrito, per tutta la vita, oltre che negli archivi pubblici, ricercò materiali negli archivi delle organizzazioni anarchiche, sia direttamente che attraverso le conoscenze accumulate in decenni di militanza, e, nel caso del convegno del 1969, attraverso i suoi rapporti con militanti di vari paesi conosciuti direttamente o attraverso la CRIFA, l’organizzazione internazionale degli anarchici federati.</p><p rend="text">L’archivio Cerrito nel suo complesso, una volta definitivamente reso disponibile per gli studiosi, potrà rappresentare, insieme al fondo librario appartenuto allo studioso, una raccolta di fonti specialistiche per futuri studi su quella parte di storia del movimento operaio del secolo scorso, che si identificò con le correnti anarchiche, comuniste anarchiche e comuniste libertarie, sia a livello nazionale che internazionale.</p><p rend="text">Il suo fondo librario, infatti, aveva già permesso di disporre nella Biblioteca di scienze sociali dell’Ateneo fiorentino di 1612 monografie e 409 opuscoli specializzati sul tema dell’anarchismo, resi consultabili quasi subito dopo la consegna del fondo da parte della famiglia. Molti altri opuscoli e periodici sono contenuti nella parte archivistica; saranno schedati e resi consultabili, ma continueranno a far parte dell’archivio e non del fondo librario perché molto spesso inseriti in una sezione relativa ai materiali utilizzati per le pubblicazioni realizzate o che pensava di realizzare<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="8.html#footnote-054">15</ref></hi></hi>. Esiste anche una serie «Opuscoli», già costituita dallo stesso Cerrito, divisa in tre sezioni: per ordine alfabetico di autore, per tematiche di ricerca e una serie ancora da schedare e da ‘controllare e schedare’. Solo in questa serie ci sono 854 opuscoli, ai quali vanno aggiunti i 409 opuscoli che erano fuori dai contenitori e schedati con i libri. Nella parte archivistica ci sono poi altri opuscoli inerenti alle tematiche di ricerca<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="8.html#footnote-053">16</ref></hi></hi>, ma soprattutto documenti interni delle organizzazioni anarchiche, la cui consistenza è eccezionale; la documentazione comprende settori molto rari: i bollettini, gli opuscoli, i volantini e manifesti per i quali abbiamo per ora solo un’indicazione sommaria dei materiali presenti.</p><p rend="text">Naturalmente per una parte consistente di questi materiali si tratta di documentazione rara e rarissima, che dovrà essere trattata dal punto di vista archivistico in maniera particolarmente accurata ed oculata, sia per la conservazione che per la consultazione, ma oggi disponiamo di sistemi di digitalizzazione che permettono in buona parte di superare anche questi problemi.</p><p rend="text">Preziosa quanto i volumi e gli opuscoli, questa parte di materiale grigio è riconosciuta dagli studiosi come essenziale per ricostruire quegli aspetti di storia dei movimenti che <hi >è una parte centrale della </hi>storia sociale del Novecento. Uniti al posseduto di altri centri studi e, soprattutto ai fondi della Biblioteca Franco Serantini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="8.html#footnote-052">17</ref></hi></hi>, potranno fornire un grande contributo per gli studi sull’anarchismo sia nella sua evoluzione storica, ma, fatto ancora più necessario, potranno dar conto del radicamento degli anarchici nel tessuto sociale e nella lotta di classe di buona parte del Novecento.</p><p rend="h2">3. L’anarcosindacalismo</p><p rend="text">Fra i temi di storia sociale ai quali l’archivio potrà portare nuova linfa per la documentazione e il dibattito storiografico penso al ruolo degli anarchici nella nascita del movimento sindacale mondiale anche rispetto a paesi solitamente poco studiati come l’Argentina, a cavallo fra Ottocento e Novecento. Questo paese rappresentò un crogiolo di sperimentazioni molto avanzate, derivante dalla contemporanea presenza di militanti di organizzazioni a carattere socialista e anarchico proveniente da diversi paesi d’Europa, giunti lì per quell’intreccio fra motivazioni economiche e politiche che sono alla base dei fenomeni migratori di sempre. La componente italiana fu la più importante, sia per i flussi di masse di lavoratori che di avanguardie politiche e sindacali costrette a temporanei esili per le ricorrenti ondate repressive. Errico Malatesta, a partire dal 1885, dette un notevole contributo alla nascita e all’affermarsi dei primi sindacati di categoria. Pietro Gori, esule politico anch’egli a partire dal 1898, aiutò non poco quel processo che porterà già nel 1901 alla prima federazione di sindacati di varie tendenze, in netto anticipo sulle realtà europee. Dal 1904 una parte consistente di sindacati si schierò decisamente sui principi del comunismo anarchico, avviando un esperimento di sindacato molto interessante, la Federación obrera regional argentina (FORA), sia per ciò che attiene le strategie politiche che i metodi di lotta e la capacità di mobilitazione e organizzazione di larghe masse di lavoratori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="8.html#footnote-051">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Gli scioperi di massa che caratterizzarono la sua azione per un ventennio e la sua capacità organizzativa l’hanno resa centrale nella storia del sindacalismo e della lotta di classe. In questo senso è ampiamente valorizzata per gli studi sul sindacalismo internazionale dagli studiosi latinoamericani e spagnoli, mentre l’esperienza della FORA non fa parte del dibattito della storiografia italiana, che continua a considerare la Confederazione generale del lavoro (CGdL), nata nel 1906, come uno dei primi esempi di struttura federativa verticale del movimento operaio, con un’ottica tutta interna alla realtà italiana che pecca notevolmente di provincialismo. Eppure, non si tratta di una dimenticanza da poco sol che si consideri l’incidenza che i flussi migratori, i frequenti viaggi da e per le Americhe hanno avuto nella crescita della visione sindacalista anarchica nel movimento operaio e sindacale italiano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="8.html#footnote-050">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ne sono prova la partecipazione di Malatesta e Fabbri al congresso internazionale anarchico di Amsterdam nel 1907<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="8.html#footnote-049">20</ref></hi></hi>, la nascita dell’Unione sindacale italiana (USI) nel 1912, la presenza diffusa di comunisti anarchici ed anarchici nel sindacato confederale come avvenne in maniera massiccia fra i metalmeccanici di Torino, tanto che il segretario della Federazione italiana operaia meccanici (FIOM) nel primo dopoguerra e durante l’occupazione delle fabbriche fu Pietro Ferrero, dichiaratamente anarchico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="8.html#footnote-048">21</ref></hi></hi>. Altrettanto successe con Antonio Garino che, oltre a far parte del gruppo Ordine nuovo, redasse con Ferrero la relazione sui consigli di fabbrica prima all’assemblea camerale di Torino e poi al congresso della Federazione anarchica italiana del 1920<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="8.html#footnote-047">22</ref></hi></hi>. A riprova dell’importanza e della continuità della presenza degli anarchici nelle strutture confederali, <hi >è un </hi>fatto documentato che al congresso della CGdL del 1921 i comunisti anarchici agivano in corrente e pubblicarono l’opuscolo <hi rend="italic">Sulle direttive della Confederazione generale del lavoro. Il pensiero dei comunisti anarchici confederati. Febbraio 1921</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="8.html#footnote-046">23</ref></hi></hi>. E ancora, valga qui ricordare Luigi Fabbri, insegnante, importante teorico e militante comunista anarchico che, nonostante le tante peripezie della sua vita, conservò la doppia tessera della CGdL e dell’USI che aveva nel 1920<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="8.html#footnote-045">24</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Cerrito non solo aveva tracciato la storia dell’anarchismo e del sindacalismo anarchico, fornendo ampia bibliografia nel saggio per il convegno di Torino, ma continuò fino alla fine a fare ricerche su questi temi. Ci ha lasciato un contributo a questo dibattito sul versante italiano con il volume <hi rend="italic">Dall’insurrezionalismo alla Settimana rossa. Per una storia dell’anarchismo in Italia. 1881-1914</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="8.html#footnote-044">25</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Un volume ‘apripista’ che permette di comprendere meglio la presenza degli anarchici nel mondo dell’attività sindacale e politica. Una prima parte del volume è dedicata all’analisi del fallimento dell’insurrezionalismo, della propaganda del fatto e alla deviazione individualista, ben definite da Luigi Fabbri <hi >«</hi>influenze borghesi sull’anarchismo<hi >»</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="8.html#footnote-043">26</ref></hi></hi>. Sulla spinta di Malatesta e Fabbri gli anarchici italiani partecipano al dibattito internazionale su anarchismo e sindacalismo, ma la svolta avviene attraverso il lavoro di massa nella classe operaia e contadina, dalla fondazione delle prime Leghe, delle Camere del lavoro, alla proposta anarcosindacalista nelle sue varie sfumature dell’inizio Novecento. Fautori delle prime forme di organizzazioni operaie autonome fin dai tempi della I Internazionale, gli anarchici sono quindi molto presenti nelle lotte dell’età giolittiana che hanno il loro culmine nella Settimana rossa del 1914; sono all’interno delle strutture territoriali – leghe, sezioni locali di sindacati nazionali, Camere del lavoro – ma, come abbiamo visto, anche all’interno della CGdL.</p><p rend="text">Durante le lotte che li videro contrapporsi alla direzione riformista del sindacato una parte era uscita dalla CgdL – «a causa delle male arti dei socialisti<hi >»</hi> come ebbe a dire Fabbri – e nel 1912 aveva fondato l’Unione sindacale italiana (USI), una struttura del sindacalismo anarchico che coesistette con l’appartenenza di una parte consistente di anarchici sia alla CGdL che ai sindacati autonomi e unitari di categoria come quelli dei marittimi, dei minatori, dei ferrovieri. Dall’interno della CGdL e dall’esterno, organizzati nell’USI, essi sono fra i promotori delle lotte contro il caroviveri del 1919, partecipano al movimento dei consigli, a Torino e in Liguria in modo particolare, allo sciopero delle lancette alla FIAT e all’occupazione delle fabbriche.</p><p rend="text">Il volume di Cerrito segue da vicino l’azione dell’USI<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="8.html#footnote-042">27</ref></hi></hi>e valorizza molto meno la parte del sindacalismo anarchico unitario e, del resto, ancora oggi manca una storia approfondita di questa tematica, poco indagata, se si escludono alcune biografie di militanti che operarono a lungo nel sindacalismo confederale e in quello unitario di categoria e che dettero un contributo notevole all’unità di classe. Sicuramente a un esame attento la mole di materiali sull’anarchismo conservati da Cerrito permetterà di acquisire nuovi elementi per ricostruire la storia di questa corrente anarchica nei sindacati che, come abbiamo visto, nel ventennio prima del fascismo presenta molte più sfaccettature di quanto si conosca finora.</p><p rend="text">Le ricerche sull’anarchismo internazionale, che impegnarono sempre Cerrito, nell’ultimo periodo della sua vita si focalizzarono sul sindacalismo anarchico internazionale, poco studiato, come si è detto, dalla storiografia in generale, quasi per nulla da quella italiana. Partendo dai precedenti che risalgono alla fine dell’Ottocento, Cerrito si concentrò sul periodo che va dalla ri-fondazione dell’Associazione internazionale dei lavoratori (AIT) nel 1922 fino al 1979, ricostruendo i dibattiti che si erano sviluppati sulle riviste di vari paesi e quelli congressuali, raccogliendo materiali e documentazione che fece a tempo a catalogare in perfetto ordine cronologico.</p><p rend="text">Nella primavera dell’ultimo anno di vita intensissima (era diventato, oltre che nonno, cosa che lo animava positivamente, direttore dell’Istituto di storia della Facoltà di magistero dell’Ateneo fiorentino) fece anche un lungo viaggio di studio per ricercare la documentazione sulla storia dell’AIT, soggiornando presso il Centre Internationale des Recherches sur Anarchisme (CIRA) di Lausanne, l’Internationaal Instituut voor Sociale Gechiedenis (IISGA) di Amsterdam, centri di ricerca anarchici e archivi privati di militanti anarchici in Francia. Ricordo la carica di entusiasmo che ne riportò, insieme a una massa di fotocopie, documenti, schede bibliografiche che ora compongono il ricco archivio, formato da ventotto contenitori, da lui stesso organizzati nei pochi mesi fra il viaggio nei centri di ricerca esteri e la sua morte, che denominò «AIT» e che attendono di essere esplorati. Certo saranno un’ottima base per uno studio su questo tema, anche se presuppongono una conoscenza dell’anarchismo internazionale, soprattutto del periodo fra le due guerre, che pochi hanno oggi e che necessita senz’altro di un lungo lavoro preparatorio.</p><p rend="h2">4. L’anarchismo italiano dalla Resistenza agli anni Settanta</p><p rend="text">L’archivio è ricco di materiali, particolarmente di stampa periodica, anche per il periodo seguente la Prima guerra mondiale e la nascita del fascismo, ma Cerrito non arrivò a pubblicazioni storiche su quel periodo, mentre si mostrò particolarmente interessato alla presenza degli anarchici nella Resistenza e nell’immediato dopoguerra, sempre con un occhio alla situazione economica e sociale del paese. Non poteva tralasciare quindi la presenza degli anarchici nell’area di Carrara e della zona del marmo dove il loro forte radicamento sociale è dimostrato anche dal fatto che il segretario della Camera del lavoro di Carrara era stato dal 1911 fino all’affermarsi del fascismo Alberto Meschi, di orientamento anarchico. Rientrato in Italia da un lungo esilio ricoprirà lo stesso ruolo nel dopoguerra fino all’aprile 1947<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="8.html#footnote-041">28</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Grazie al suo costante interesse verso questi due temi è stato quindi possibile pubblicare un volume inedito che vide la luce poco tempo dopo la scomparsa di Cerrito, perché già pronto per le stampe. Si tratta di un altro lavoro che lo aveva impegnato a lungo, dedicato al ruolo degli anarchici nella Resistenza nell’area di Carrara, per il quale poté disporre anche di materiali inediti provenienti da archivi di militanti che ebbero un ruolo centrale sia nelle formazioni di carattere decisamente anarchiche come le Brigate Lucetti e Schirru che nella vita sociale del dopoguerra con la creazione di cooperative e delle mense popolari per sostenere la popolazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="8.html#footnote-040">29</ref></hi></hi>. Altri materiali, oltre a quelli usati per questo lavoro, anch’essi molto vari ed importanti, sono all’interno dell’archivio e non del tutto valorizzati dalla ricerca di Cerrito<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="8.html#footnote-039">30</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Su altri aspetti della storia dell’anarchismo italiano dal dopoguerra in poi Cerrito non arrivò mai a una pubblicazione che raccogliesse e utilizzasse tutta la mole di materiale rintracciato, se si escludono alcuni articoli su periodici e riviste<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="8.html#footnote-038">31</ref></hi></hi>, e un’opera a carattere più politico che storico, <hi rend="italic">Il ruolo dell’organizzazione anarchica</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="8.html#footnote-037">32</ref></hi></hi>. Lo spunto per questo lavoro di Cerrito deriva da un dibattito che si sviluppa agli inizi degli anni Settanta all’interno della Federazione anarchica italiana, di cui Cerrito è militante attivo schierato contro la componente comunista anarchica che rivendica un ruolo più incisivo nell’azione politica e la trasformazione della Federazione da organizzazione di sintesi fra le varie correnti in organizzazione a carattere comunista anarchico, richiamandosi alla lunga storia di questa componente dell’anarchismo nel Novecento.</p><p rend="text">Il volume analizza il dibattito sull’organizzazione anarchica in quattro periodi storici. Il primo è quello successivo alla sconfitta degli anni Venti che ha come caposaldo il consolidamento del capitalismo statunitense, accanto alla svolta statalista dell’Unione Sovietica e il crollo delle aspettative rivoluzionarie in molti paesi europei, dove avanza una svolta di tipo fascista che si consoliderà negli anni Trenta. Gli anarchici russi avevano partecipato direttamente e con entusiasmo alla rivoluzione fin dall’inizio, poi, pur con le dovute riserve sulla svolta leninista, avevano anche combattuto vittoriosamente contro gli eserciti delle guardie bianche. Fra i gruppi armati più forti c’era quello di Machno in Ucraina che aveva dato vita a un esercito popolare che aveva sconfitto gli eserciti bianchi e la Repubblica borghese filo polacca, ma poi era stato aggredito dai bolscevichi che avevano massacrato l’armata machnovista.</p><p rend="text">A fronte di questi eventi, si imponeva un ripensamento sul ruolo degli anarchici nella Rivoluzione russa e, in generale, un riesame della strategia dell’organizzazione anarchica; così fra gli esiliati anarchici a Parigi, con una consistente componente di russi, nacque dal 1926 un progetto di revisione e riorganizzazione dell’anarchismo su posizioni di classe, la <hi rend="italic">Piattaforma</hi>, definita machnovista, prendendo spunto da Machno, che ne fu uno degli ispiratori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="8.html#footnote-036">33</ref></hi></hi>. Cerrito prende in considerazione nella prima parte del suo volume questo documento e altri derivanti dal dibattito che esso suscita fra gli anarchici di molti paesi, analizzando esclusivamente quello emerso fra gli italiani. Quindi la sua ricostruzione storica subisce una cesura e passa, con un salto temporale enorme, ad esaminare l’esperienza dei Gruppi anarchici di azione proletaria iniziata nel 1951 in Italia a partire dall’espulsione dalla FAI dei gruppi che si richiamavano al comunismo anarchico e, in parte, alla <hi rend="italic">Piattaforma</hi>. Un altro salto temporale senza nessun collegamento con l’evoluzione complessiva dell’anarchismo lo porta poi al 1965, quando nella FAI si realizza una frattura fra organizzatori ed antiorganizzatori che sfocerà nella fuoruscita di questi ultimi dall’organizzazione.</p><p rend="text">Va detto che di queste due ultime fasi del dibattito nell’anarchismo italiano fu anch’egli protagonista attivo, particolarmente nel secondo periodo considerato; forse per questo motivo l’analisi si fa ancora più ideologica e asciutta dal punto di vista storico, quasi del tutto decontestualizzata dalla scena politica e dagli attori che vi partecipano.</p><p rend="text">Lasciandosi coinvolgere nella verve polemica l’autore scrive un volume più di storia delle idee che di storia sociale – al contrario di quello che era stata e sarà la sua impostazione storiografica – abbandonando il rigore storico e concentrandosi principalmente sul dibattito tutto teorico e limitato alla realtà italiana. Cos<hi >ì</hi> operando sfugge alla sua analisi, in altre occasioni attenta, il dibattito a livello internazionale fra le componenti comuniste anarchiche come quelle legate alla <hi rend="italic">Piattaforma</hi> e soprattutto quelle dell’anarchismo di lingua spagnola fra le due guerre mondiali, nonché il dibattito di queste con le organizzazioni a carattere misto o di sintesi fra le varie correnti.</p><p rend="text">Visto che le ultime tre fasi di dibattito su cui si concentra la sua analisi riguardano gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta in Italia, sarebbe stato molto importante delineare la storia della presenza degli anarchici italiani nel periodo che va dalla fine della Seconda guerra mondiale agli anni Settanta; senza questo approfondimento non si comprende il dibattito sull’organizzazione anarchica che resta totalmente avulso dalla evoluzione storica della realtà italiana. Conseguentemente sfugge a questa analisi di Cerrito la ricostruzione del ruolo di strutture come la Federazione comunista libertaria dell’alta Italia (FCLAI) ed esperienze simili sulle quali poco indaga<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="8.html#footnote-035">34</ref></hi></hi>. Una ricostruzione storica attenta avrebbe permesso di individuare la molteplicità di forze che gli anarchici italiani sono stati capaci di mettere in campo già dal 1944. Oltre alla ‘propaganda orale’, alla diffusione dei numerosi organi di stampa, fu questo uno dei periodi più fervidi di attività politico e sociale, e, soprattutto, sindacale. Ne sono un esempio la loro azione nella rifondazione di sindacati, come quello dei ferrovieri, e la loro partecipazione a tutti i livelli alla vita delle strutture sindacali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="8.html#footnote-034">35</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Comunque, l’archivio, con la sua ricchezza e lo scrupolo di Cerrito nell’aver conservato e catalogato i documenti rinvenuti, permette un’agevole prosecuzione degli studi soprattutto se il materiale da lui posseduto verrà utilizzato insieme a quello posseduto dalla Biblioteca Franco Serantini e pubblicato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="8.html#footnote-033">36</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Emergerà allora che in realtà nell’immediato secondo dopoguerra l’anarchismo italiano vide un periodo di forte ripresa, nonostante che la generazione che aveva vissuto le esperienze esaltanti del biennio rosso fosse stata decimata, a causa delle vicende del ventennio precedente che comportarono per gli anarchici carcere, confino, campi di concentramento in Francia e sotto il regime nazista, morti nella guerra civile spagnola sia per il fuoco nemico che per il fuoco bolscevico. Erano infatti arrivati all’anarchismo molti giovani provenienti dalle file della Resistenza, formatisi sia nelle formazioni partigiane dichiaratamente libertarie che in quelle di <hi rend="italic">Giustizia e libertà</hi> oppure come avanguardie nelle fabbriche e nelle formazioni partigiane di città<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="8.html#footnote-032">37</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Molti avevano avuto la possibilità di ascoltare dalla voce di vecchi anarchici – usciti dal carcere e dal confino o rientrati in Italia dopo un forzato esilio – il racconto delle esperienze vissute prima del fascismo che avevano portato l’anarchismo a un buon livello di presenza fra le masse operaie anche di centri industriali importanti come Torino, Milano, l’area ligure, toscana e laziale <hi rend="italic">in primis</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="8.html#footnote-031">38</ref></hi></hi>; molti di loro presero contatto con i vecchi militanti che in alcune aree del paese già dal 1943 operavano per la riorganizzazione delle strutture del movimento operaio e contadino e di quello anarchico, ingrossando le fila delle strutture organizzative anarchiche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="8.html#footnote-030">39</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel sud dell’Italia liberato si forma invece una corrente di anarchismo totalmente slegato da questa realtà maggioritaria, ma che avrà un ruolo decisivo nel periodo successivo: è composta prevalentemente da alcuni anarchici arrivati in Italia al seguito o precedendo gli Alleati che si richiamano al filone antiorganizzatore di ispirazione individualista e di stampo liberale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="8.html#footnote-029">40</ref></hi></hi>. Costoro iniziano da subito una costante azione di infiltrazione e rottura nelle organizzazioni di cui l’anarchismo si dota, con attacchi anche personali – verbali, con lettere e sui giornali – ai compagni più in vista le cui azioni e idee non collimano con la loro versione di un anarco-liberalismo di stampo anglosassone e ispirato a un feroce anticomunismo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="8.html#footnote-028">41</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La Federazione anarchica italiana viene rifondata a Carrara nel 1945<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="8.html#footnote-027">42</ref></hi></hi>, con una vocazione di federazione di sintesi ma con una forte influenza dei leader di tendenza antiorganizzatrice<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="8.html#footnote-026">43</ref></hi></hi>. Una scelta che mal si conciliava però con la realtà del movimento che si era ricostruito sul territorio nelle zone più importanti e, in prevalenza, nelle aree industriali del Centro nord e che si richiamava all’anarchismo di classe e comunista anarchico, articolandosi in Federazioni comuniste libertarie, con chiaro richiamo all’esperienza dell’anarchismo di classe e comunista iberico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="8.html#footnote-025">44</ref></hi></hi>. Fin dal primo Convegno della Federazione comunista libertaria dell’alta Italia, che si tiene nel luglio del 1945, si nota che questa è la più numerosa in quanto a militanti e simpatizzanti, rappresentando realtà della Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Toscana; si schiera per un’azione di propaganda ispirata «al sincronismo dei concetti che devono esprimersi sui concetti vitali»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="8.html#footnote-024">45</ref></hi></hi>, una chiara posizione a favore dell’unità sindacale e della ricostruzione delle strutture di base del movimento operaio. La vitalità di questa esperienza che si espande anche ad altre aree d’Italia, sarà dimostrata anche dalla forte diffusione della stampa, dall’attivismo costante di alcuni dei suoi militanti, come Carlo Masini, dai risultati anche nell’attività sindacale che durerà nel tempo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="8.html#footnote-023">46</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Azioni ben precise che cominciano ad emergere a livello storiografico, ma che andranno approfondite, portarono nel giro di un lustro alla distruzione di queste energie nuove e vitali anche grazie alla corrente individualista e antiorganizzatrice filostatunitense che disponeva di militanti a tempo pieno e danaro<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="8.html#footnote-022">47</ref></hi></hi>. <hi >È</hi> stupefacente, ma non troppo, notare che il movimento anarchico, nella seconda metà degli anni Quaranta, verrà investito da una serie di diatribe, di scontri fra queste due aree che culminerà in una vera e propria espulsione della corrente comunista anarchica. Si tratta di ‘un’operazione’ che avviene in un arco di tempo più o meno contemporaneo con quello che porta alla scissione di Palazzo Barberini all’interno del Partito socialista con il contributo economico dei sindacati statunitensi.</p><p rend="text">Il movimento anarchico con la FAI vivrà così un ventennio di ‘crisi’ dichiarata<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="8.html#footnote-021">48</ref></hi></hi>, in quanto si richiuderà in un immobilismo che ne determinerà la rinuncia all’azione nella realtà politica e sociale trasformandosi così in movimento d’opinione.</p><p rend="text">La corrente comunista anarchica espulsa dalla FAI, a partire dal congresso di Civitavecchia del 1951, si costituirà in Gruppi anarchici di azione proletaria (GAAP), cercando in un primo momento di riprendere una funzione all’interno nel movimento anarchico, con una pubblicazione periodica e documenti molto approfonditi sia di strategia che di tattica politica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="8.html#footnote-020">49</ref></hi></hi>, conservando sempre una forte aderenza alle lotte del movimento operaio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="8.html#footnote-019">50</ref></hi></hi>, pur in un ciclo di lotte caratterizzato dal grande attacco da parte del padronato.</p><p rend="text">Anche in questa occasione il posseduto dell’archivio per il periodo postbellico e gli anni Cinquanta si rivela prezioso in quanto sono presenti nell’archivio molti materiali in formato originale, soprattutto il “Bollettino interno”, pubblicazione periodica, e altri materiali interni della FAI<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="8.html#footnote-018">51</ref></hi></hi>, che potranno concorrere a tracciare una ricostruzione storica di quel periodo, soprattutto ora che hanno visto la luce tutti i materiali raccolti da Pier Carlo Masini sui Gruppi anarchici di azione proletaria per complessive 2014 pagine con doviziose introduzioni storiche a cura di Franco Bertolucci<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="8.html#footnote-017">52</ref></hi></hi>. L’insieme di questi documenti costituisce una buona base per riprendere gli studi su quel periodo centrale per la storia dell’anarchismo nel suo complesso, per capire quanta importanza ebbe la corrente comunista anarchica e libertaria, ma soprattutto capire come fu possibile distruggere un’intera generazione avvicinatasi al movimento anarchico profondamente inserita nelle lotte del proletariato. Certo l’ottica con cui guardare questo fenomeno non potrà limitarsi al puro dibattito fra correnti, ma occorrerà inserire gli avvenimenti nel quadro della collocazione dell’Italia nello scontro internazionale e dell’influenza che avevano gli Stati Uniti nel condizionare le forze politiche essendo la superpotenza che controllava l’area.</p><p rend="text">Un lavoro più articolato e documentato su quel periodo potrebbe gettare nuova luce anche sulla ripresa dell’anarchismo nel ‘lungo sessantotto’ italiano. Ad un’analisi attenta ritroveremmo nei gruppi e gruppuscoli fioriti nel periodo immediatamente precedente al ’68 e all’autunno caldo, oltre agli studenti, molte di quelle avanguardie operaie che sembrano improvvisamente rinascere a nuova vita con la crescita di un robusto movimento di classe<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="8.html#footnote-016">53</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Si tratta di un ‘personale politico’ di più ampie dimensioni di quanto la FAI potesse rappresentare e che dettero vita, come nel secondo dopoguerra, a un percorso articolato di federazioni, unioni, richiamantesi al comunismo anarchico e libertario. Gruppi e federazioni territoriali dentro e fuori dalla FAI, riproporranno il tema dell’organizzazione di classe, richiamandosi all’esperienza dei GAAP<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="8.html#footnote-015">54</ref></hi></hi>, chiedendo «sempre più con insistenza una versione dell’organizzazione in senso efficentista e un maggiore impegno nelle situazioni di conflitto sociale»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="8.html#footnote-014">55</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Cerrito si occupa di questo dibattito come quarta parte del suo volume, una parte limitata come arco temporale ai documenti prodotti dal marzo all’aprile 1973. Tenuto conto che Cerrito era fra gli attori all’interno della FAI della forte opposizione ai gruppi e Federazioni comuniste anarchiche e che il volume esce nel maggio dello stesso anno, si possono comprendere meglio le ragioni del taglio ideologico – e spesso polemico – di questo volume e del mancato spessore storico a cui Cerrito ci aveva invece abituato. Una parentesi giustificabile in una vita di accanito studioso e raccoglitore sistematico di fonti.</p><p rend="h2">6. Spagna: la Colonna Italiana</p><p rend="text">E veniamo alla parte quasi totalmente inedita dell’archivio, importantissima, dalla quale il gruppo di lavoro della Biblioteca ha deciso di partire per fare un vero e proprio inventario; è quella sui contenitori denominati dallo stesso Cerrito: Spagna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="8.html#footnote-013">56</ref></hi></hi>. Riguardano la ricerca sulla Colonna Italiana, sezione della Colonna Ascaso CNT-FAI che fu fra le prime formazioni ad entrare in azione fra quelle internazionali che accorsero in Spagna alla notizia della sollevazione militare di Francisco Franco nel luglio 1936. Ne ebbe il comando Carlo Rosselli e poi l’anarchico Giuseppe Bifolchi ed era formata per più del 60% da anarchici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="8.html#footnote-012">57</ref></hi></hi>. Fu questa la vera e propria passione di una vita di studioso, per la quale non smise mai di ricercare.</p><p rend="text">Si tratta di documentazione varia che Cerrito aveva iniziato a raccogliere negli anni Sessanta, con la solita precisione che sfiorava la pignoleria, per la quale sicuramente riprese con vigore a lavorare in occasione del 60° della guerra civile spagnola, pubblicando articoli sulla rivista «Astrolabio» e recensioni a volumi sulla Spagna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="8.html#footnote-011">58</ref></hi></hi>. Come ebbe a dire Giorgio Spini:</p><p rend="quotation_b">Tanto per cambiare accumulò una quantità enorme di schede e di materiali, alcuni dei quali assai rari, ma non arrivò mai a stendere l’opera di largo respiro che avrebbe desiderato. Forse la sua incontenibile passione filologica gli rendeva difficile di scrivere alcunché avanti di avere visto tutto, assolutamente tutto, quello che c’era da vedere in materia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="8.html#footnote-010">59</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Un complimento non da poco.</p><p rend="text">Grazie a questa peculiarità di studioso rigoroso che lo caratterizzò sempre e che contagiò non pochi e poche allievi e allieve, disponiamo oggi di una mole di materiale – undici contenitori voluminosi – apparentemente disomogeneo, perché comprende schede di spoglio di volumi, articoli e documenti, la ricostruzione di una cronologia della storia della Spagna dal 1821 al 1939, volantini sia antifascisti che fascisti e franchisti, carte geografiche della Spagna coeve ai fatti e circa 618 schede personali di volontari della Colonna Italiana, che andranno studiate con attenzione.</p><p rend="text">Bisogna dire che su alcuni personaggi anarchici la pubblicazione del <hi rend="italic">Dizionario degli anarchici italiani</hi> (DBAI)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="8.html#footnote-009">60</ref></hi></hi> ha apportato notizie decisamente più approfondite, vista anche la dimensione del numero dei ricercatori che hanno partecipato alla stesura delle voci. </p><p rend="text">Comunque, la validità a tutto tondo della ricerca di Cerrito è evidenziata dal fatto che il più recente e valido studio su questo argomento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="8.html#footnote-008">61</ref></hi></hi>, lavorando sulle schede di arruolamento ed altri materiali di archivio, ha rintracciato più o meno lo stesso numero di volontari: 631 contro circa 618 rintracciati da Cerrito. Sul numero di quanti si dichiararono anarchici di nuovo i dati differiscono di poche unità: 382 per Acciai, 386 per Cerrito. Nel volume di Acciai ci sono molte storie di partecipanti alla Colonna, oltre a quella che l’autore definisce ‘foto di gruppo’ ottenuta elaborando le schede di arruolamento.</p><p rend="text">Si tratta non solo degli intellettuali di cui si è parlato a lungo nella pubblicistica, ma per la maggior parte sono militanti proletari di lunga esperienza, con una parte importante di persone non più giovanissime; sicuramente sono persone che sono state attive nel periodo del biennio rosso e hanno rischiato la vita a causa delle persecuzioni da parte dei fascisti. Espatriati per necessità di salvare la loro vita sono costoro fra i primi a mettersi in moto per intervenire in Spagna, avendo provato come dall’isolamento dell’Italia all’avanzata del fascismo fosse poi nato il regime fascista. Hanno ben chiaro l’espandersi in Europa del ‘tallone di ferro’ fascista e sanno che battere il franchismo è una necessità non solo per il popolo spagnolo.</p><p rend="text">Per la suddivisione fra i gruppi di appartenenza politica ricostruita da Acciai usando varie fonti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="8.html#footnote-007">62</ref></hi></hi> e quella rintracciabile attraverso i dati raccolti da Cerrito la differenza riscontrata è minima. Pare quindi di poter affermare che Cerrito aveva fatto un buon lavoro anche se a suo tempo aveva meno fonti a disposizioni di quelle usate da Acciai, ma aveva ben individuati i partecipanti alla Colonna attraverso un lavoro certosino di spoglio di archivi, di pubblicazioni sulla guerra civile, della stampa dell’epoca e della documentazione conservata da alcuni protagonisti delle vicende coi quali mantenne continui contatti.</p><p rend="text">Non solo, a un primo e sommario spoglio delle schede dei volontari raccolte da Cerrito, raffrontate con le schede bibliografiche del DBAI risulta che Cerrito aveva rintracciato almeno il doppio dei volontari anarchici censiti nel DBAI. Infatti, il numero degli anarchici rintracciati sia da Cerrito che dalle schede usate da Acciai si aggira sul 60% del totale, ma i nomi di anarchici dell’elenco di Cerrito che si rintracciano nel DBAI non arrivano al 50%, quindi possiamo dedurre che ci siano fra le schede di Cerrito molti nomi non biografati nel DBAI. Essendo un lavoro non giunto a termine, è evidente che le schede sono spesso incomplete, insomma abbiamo un archivio di dati in fieri che andrà confrontato con gli studi che nel frattempo sono cresciuti, ma sicuramente anche gli autori di questi studi potranno trovare arricchimenti nelle schede approntate a suo tempo da Cerrito.</p><p rend="text">Un’ulteriore parte dell’Archivio che dovrebbe fornire molte notizie utili per proseguire gli studi su questo argomento sono anche i manoscritti e dattiloscritti di protagonisti e testimoni di quella storia, fra i quali si segnalano per spessore sia di documentazione che di ruolo nei fatti descritti due personaggi importanti dell’anarchismo: Umberto Marzocchi e Vindice Rabitti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="8.html#footnote-006">63</ref></hi></hi>. Entrambi avevano già iniziato per conto proprio a ripensare e a documentare, talvolta con pubblicazioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="8.html#footnote-005">64</ref></hi></hi>, l’esperienza vissuta singolarmente e a livello collettivo attraverso l’azione nella Colonna italiana.</p><p rend="text">Cerrito iniziò la ricerca a livello bibliografico in maniera approfondita, come dimostrano i contenitori di schede di spoglio di volumi, articoli, documentazione varia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="8.html#footnote-004">65</ref></hi></hi>. Poi chiese, attraverso le sue conoscenze dirette e la stampa anarchica, a chi avesse materiale sulla Colonna italiana di mettersi in contatto con lui; per questo scopo diramò una specie di questionario che ebbe risposte da alcuni degli esponenti più importanti di quelle vicende<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="8.html#footnote-003">66</ref></hi></hi>. Per esempio, con Marzocchi realizzò quella che possiamo chiamare ‘intervista a distanza per lettera’ che andò avanti con richieste successive e approfondite risposte, attraverso lettere, in varie puntate, viste anche le profonde conoscenze e capacità di esprimersi di Marzocchi.</p><p rend="text">Ora che si cominciano a diradare le nebbie che hanno oscurato per quasi tre decenni l’Archivio Cerrito, almeno su questa parte è iniziato un lavoro di redazione di un primo elenco di materiali. Possiamo quindi segnalare che troviamo nell’archivio, oltre agli articoli editi da Marzocchi, anche rubriche stilate da Rabitti, documenti della Colonna trascritti da Marzocchi e da altri, risposte al questionario, lettere di qualche parente di caduto in guerra o di volontari nel frattempo deceduti che inviano notizie, tutti materiali per i quali per ora si sono almeno numerate le carte e si spera di avere presto un vero e proprio inventario.</p><p rend="text">Le ricerche, riprese su questo tema in occasione del 80° anniversario, hanno portato molti studiosi a chiedere l’accesso a questa parte dell’archivio, impossibile non esistendo a quel tempo neppure un elenco dei materiali. Nell’ambiente dei ricercatori sull’anarchismo si sapeva di questa ricerca di Cerrito che lo aveva impegnato per almeno due decenni, ma che non aveva fatto in tempo a vedere la luce. Le ragioni saranno state, come dice anche Giorgio Spini, legate al suo stato di salute che peggiorò negli anni Settanta, ma principalmente sono legate alla pignoleria e serietà di lavoro sopra descritte.</p><p rend="text">Vedremo, quando l’archivio sarà finalmente e realmente consultabile, come sarà possibile valorizzare tutto questo materiale prezioso, dando piena luce all’esperienza vissuta dagli anarchici italiani in una prospettiva storica di lungo periodo, inserendola in un discorso più ampio sull’opposizione al nazifascismo e sull’esigenza internazionalista che li animava. E anche analizzando l’incidenza che avrà sulla storia dell’anarchismo italiano del secondo dopoguerra l’assenza di molti di questi militanti, morti durante la guerra civile spagnola o negli eventi immediatamente successivi della Seconda guerra mondiale, per il mancato apporto della loro esperienza di militanti di lungo corso al movimento che risorgerà con la fine del fascismo.</p><p rend="text">Nella letteratura anarchica relativa al contributo degli italiani alla guerra civile spagnola conosciamo, per ora, molto più degli strascichi negativi di quell’esperienza dovuti al rifiuto della militarizzazione di un numero consistente dei partecipanti alla Colonna e lo sparpagliamento di alcuni di loro nelle altre brigate o il rientro nell’attività delle strutture politiche della CNT e della FAI. Abbiamo alcuni spaccati molto duri e tristi delle vicende successive alla ‘Retirada’ nei campi di accoglienza francesi – per nulla accoglienti – e nei campi di concentramento nazisti, dai quali molti non fecero ritorno<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="8.html#footnote-002">67</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ci sono tuttavia, nelle carte del fondo Cerrito dedicate alla Spagna, molte tracce di altri elementi importanti per la storia del contributo degli anarchici alla guerra civile spagnola, che meriterebbero di essere approfonditi, anche per la loro incidenza sulla storia complessiva dell’anarchismo.</p><p rend="text">L’impressione che si ricava è che fu un’esperienza straordinaria di lotta al franchismo, ma soprattutto fu chiaramente vissuta come una lotta di dimensione mondiale all’espansione del nazifascismo. Una lotta che per gli anarchici non andava disgiunta da quella per la realizzazione di una società nuova, basata sull’espropriazione dei mezzi di produzione e la loro collettivizzazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="8.html#footnote-001">68</ref></hi></hi>. Fu un’esperienza che segnò a lungo la storia dell’anarchismo in generale e di quello italiano, come abbiamo visto dalla rinascita dello stesso dal 1945 sotto le bandiere del comunismo libertario, con una definizione derivante dall’esperienza spagnola, rispetto a quella consueta di comunismo anarchico.</p><p rend="h2">7. Conclusioni </p><p rend="text">Per tutto il materiale raccolto nel tempo da Cerrito sono state ora avviate le procedure che renderanno disponibile tutto questo che definirei un importante archivio per la storia sociale e politica del Novecento, anche se ancora non posso credere che, a quasi trent’anni dal deposito dell’archivio, siamo finalmente a quello che oserei definire l’inizio della sua resurrezione. Ho avuto nel tempo momenti di sconforto per le difficoltà che si frapponevano all’emersione dall’oblio di questo archivio, ripensamenti per le scelte fatte forzando quelle della moglie di Cerrito che spingeva per mandare i materiali all’archivio di Amsterdam. Io sapevo che a causa della compresenza di archivi simili – soprattutto quello enorme di Ugo Fedeli che avevo consultato nella sua interezza – l’archivio non sarebbe stato valorizzato e sono felice di aver fatto questa scelta insieme a Gianni Cimbalo, che collaborò con il professore Francesco Margiotta Broglio per l’accoglienza da parte della Biblioteca della Facoltà di scienze politiche.</p><p rend="text">Mi auguro che questa giornata di studio permetta di dare un’ulteriore spinta per la valorizzazione dell’archivio Cerrito all’interno di nuclei documentali affini, depositati nella stessa Biblioteca. È infatti una singolare, ma non fortuita, coincidenza che questa istituzione conservi nella sezione archivistica fondi di altri docenti e personaggi della cultura e dell’Accademia del secondo dopoguerra fiorentino, molti dei quali hanno operato alla Facoltà di magistero<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="8.html#footnote-000">69</ref></hi></hi>. Credo che i loro fondi segnalino la profondità della loro ricerca scientifica unita a un costante impegno sociale e civile. Si tratta ora di valorizzare questa miniera di informazioni, che per il fondo Cerrito sono davvero di dimensioni straordinarie sia per volume che per originalità.</p><p rend="text">Permettetemi di concludere ringraziando di tutto cuore le persone che hanno reso possibile questo primo passaggio e che so si impegneranno fortemente anche per il futuro, sperando di ottenere l’attenzione e le risorse necessarie da parte degli organi competenti. Ringrazio in particolare la dott.ssa Lucilla Conigliello, direttrice della Biblioteca di scienze sociali, che negli anni ha cercato di cogliere ogni opportunità per avviare il recupero e il trattamento dell’archivio, sollecitata dalla sottoscritta e dalle numerose richieste di consultazioni da parte di ricercatori italiani e non, finché non ha potuto disporre di personale con formazione archivistica. Tutto questo non sarebbe potuto avvenire senza la spinta propulsiva di Enrica Boldrini, che ha messo a disposizione del progetto la sua esperienza personale oltre che la sua passione. E senza il lavoro, assieme a lei, di Giovanna Cestone, Giulia Malavasi, Laura Magni, Francesca Moretti, Chiara Oliveti e Francesca Zinanni.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Acciai E., <hi rend="italic">Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna. 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Le idee, i militanti, l’organizzazione:</hi> <hi rend="italic">3.</hi> <hi rend="italic">I militanti: le biografie</hi>, BFS, Pisa 2019.</p><p rend="bib_indx_bib">Bezza B. (a cura di), <hi rend="italic">Gli italiani fuori d’Italia. Gli emigrati italiani nei movimenti operai dei paesi d’adozione, 1880-1914</hi>, Franco Angeli, Milano 1983.</p><p rend="bib_indx_bib">Bifolchi G., <hi rend="italic">La Colonna italiana sul fronte di Huesca</hi>, «Rivista abruzzese di studi storici dal Fascismo alla Resistenza», 1 (3), nov. 1980, pp. 141-151.</p><p rend="bib_indx_bib">Cerrito G., <hi rend="italic">Saverio Friscia nel periodo di attività dell’Internazionale in Sicilia</hi>, <hi >«Movimento operaio»</hi>, 5 (3), n. s., 1953, pp. 3-12.</p><p rend="bib_indx_bib">Cerrito G., <hi rend="italic">Lo spirito pubblico in Sicilia dal 1860 al 1882</hi>, «Archivio storico messinese», vol. 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Spini, <hi rend="italic">Ricordo di Gino Cerrito</hi>, «Annali dell’Istituto di Storia», 3, 1982-1984, 1984, pp. 1-13.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-066-backlink">3</ref></hi>	Ivi, p. 4.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-065-backlink">4</ref></hi>	G. Cerrito, P.C. Masini (a cura di), <hi rend="italic">Quattro lettere inedite di Bakunin a G. Mazzoni</hi>, «Movimento operaio», 2 (17-18), 1951, pp. 17-22; G. Cerrito, <hi rend="italic">Saverio Friscia nel periodo di attività dell’Internazionale in Sicilia</hi>, ivi, 5 (3), n. s., 1953, pp. 3-12; Id., <hi rend="italic">Lo spirito pubblico in Sicilia dal 1860 al 1882</hi>, «Archivio storico messinese», vol. V, serie III, 1953-1954, pp. 99-139; Id.,<hi rend="italic"> Il circolo dei lavoratori e la Sezione Socialista di Naso (1889-1914)</hi>,<hi rend="italic"> «</hi>Movimento operaio», 6, n. s., 1954, pp. 50-108; Id., <hi rend="italic">Il processo di formazione e lo sviluppo dei Fasci dei lavoratori nella provincia di Messina</hi>, ivi, 6 (6), n. s., 1956, pp. 951-1006; Id., <hi rend="italic">Sulle condizioni della Sicilia dal 1850 al 1870</hi>, «Il Risorgimento», 6, 1954, pp. 3-15: Id.,<hi rend="italic"> Anarchismo in Sicilia</hi>, «Volontà», 9 (1/3), 1955, pp. 29-47; Id., <hi rend="italic">La questione della liquidazione dell’asse ecclesiastico in Sicilia</hi>, «Rassegna storica del Risorgimento», XLIII, 1956, II, pp. 270-283; Id., <hi rend="italic">Un esempio di trasformismo politico meridionale: il movimento socialista messinese dalle sue origini al fascismo</hi>, «Movimento operaio e socialista», 10, 1964, pp. 19-38. Per altri saggi sulla Sicilia e la bibliografia completa di Cerrito, vedi A. Dadà (a cura di), <hi rend="italic">Bibliografia degli scritti di Gino Cerrito</hi>, «Annali dell’Istituto di storia», 3, 1982-84, 1984, pp. 15-17.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-064-backlink">5</ref></hi>	G. Cerrito, <hi rend="italic">Radicalismo e socialismo in Sicilia. 1860-62</hi>,<hi rend="italic"> </hi>D’Anna, Messina-Firenze 1958, p. 390.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-063-backlink">6</ref></hi>	G. Cerrito, <hi rend="italic">Radicalismo e socialismo in Sicilia. 1860-62</hi>, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Messina, ristampa 2003.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-062-backlink">7</ref></hi>	G. Cerrito (a cura di), <hi rend="italic">I periodici di Messina. Bibliografia e storia</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Feltrinelli, Milano 1961.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-061-backlink">8</ref></hi>	I contenitori classificati dallo stesso Cerrito come <hi >«</hi>Sicilia e Meridione<hi >»</hi> sono solo quattro; vedi Boldrini, Oliveti, <hi rend="italic">Il recupero dell’archivio di Gino Cerrito</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-060-backlink">9</ref></hi>	«Anche nell’insegnamento portava una coscienziosità esemplare una laboriosità instancabile», Spini, <hi rend="italic">Ricordo di Gino Cerrito</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>p. 8.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-059-backlink">10</ref></hi>	<hi >È</hi> molto importante la scelta archivistica di descrivere e conservare i contenitori originali delle varie serie, anche se poi i materiali sono via via trasferiti in contenitori più adatti alla corretta conservazione; si veda Boldrini, Oliveti, <hi rend="italic">Il recupero dell’archivio di Gino Cerrito</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-058-backlink">11</ref></hi>	Spini, <hi rend="italic">Ricordo di Gino Cerrito</hi>, cit., p. 10.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-057-backlink">12</ref></hi>	G. Cerrito, <hi rend="italic">Il movimento anarchico internazionale nella sua struttura attuale. Lineamenti storici e bibliografia essenziale</hi>, in <hi rend="italic">Anarchici e anarchia nel mondo contemporaneo. </hi>Atti del Convegno promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 5,6,7 dicembre 1969), Fondazione Einaudi, Torino 1970, pp. 127-207, pubblicato anche in lingua slovena, «Filosofija», 2-3, Belgrado 1971, e in lingua catalana, «Reconstruir», 87, Buenos Aires 1973.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-056-backlink">13</ref></hi>	Trentaquattro sono i contenitori di materiali raccolti appositamente per questo saggio, principalmente sul movimento anarchico fino al 1970. Bisogna però aggiungere che per stendere un saggio che traccia a grandi linee l’evoluzione mondiale dell’anarchismo dalle origini ha attinto a molti altri materiali del suo archivio.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-055-backlink">14</ref></hi>	Spini, <hi rend="italic">Ricordo di Gino Cerrito</hi>, cit., p. 10.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-054-backlink">15</ref></hi>	Il progetto prevede, in prospettiva, che dal catalogo librario sia possibile accedere ai record di questi opuscoli, conservati nel fondo archivistico.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-053-backlink">16</ref></hi>	Per esempio, nella serie <hi >«</hi>AIT<hi >»</hi> ci sono cinquantasei opuscoli.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-052-backlink">17</ref></hi>	La Biblioteca <hi rend="italic">Franco Serantini</hi>, <hi rend="italic">archivio e centro di documentazione di storia sociale e contemporanea </hi>di Pisa rappresenta, a tutt’oggi, il maggior centro di documentazione e archivio storico in Italia per la storia dei movimenti sociali e dell’anarchismo italiano.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-051-backlink">18</ref></hi>	Volumi molto documentati sulla FORA: E. Lopéz Arango, D. Abad De Santillan, <hi rend="italic">El anarquismo en el movimiento obrero</hi>, Edicione Cosmos, Barcelona 1925; S. Marotta, <hi rend="italic">El movimiento sindical argentino: su genesis e su desarrollo</hi>, Edicion Lacio, Buenos Aires 1930.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-050-backlink">19</ref></hi>	Un volume insuperato su questo tema è B. Bezza (a cura di), <hi rend="italic">Gli italiani fuori d’Italia. Gli emigrati italiani nei movimenti operai dei paesi d’adozione, 1880-1914</hi>, Franco Angeli, Milano 1983.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-049-backlink">20</ref></hi>	M. Antonioli, <hi rend="italic">Dibattito sul sindacalismo. Atti del Congresso internazionale anarchico. 1907</hi>, Crescita politica, Firenze 1978.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-048-backlink">21</ref></hi>	Sul gruppo di anarchici torinesi impegnati nella FIOM e nelle lotte dei metallurgici a Torino, vedi: P. C., Masini, <hi rend="italic">Anarchici e comunisti nel movimento dei Consigli a Torino</hi>, Gruppo ‘Barriera di Milano’, Torino 1951; M. Antonioli, B. Bezza, <hi rend="italic">La Fiom dalle origini al fascismo. 1901-1924</hi>, De Donato, Bari 1978; A. Dadà, <hi rend="italic">L’anarchismo in Italia: fra movimento e partito. Storia e documenti dell’anarchismo italiano</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Teti, Milano 1999, pp. 375-406<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-047-backlink">22</ref></hi>	M. Garino, <hi rend="italic">Consigli di fabbrica e di azienda. Relazione presentata al Congresso dell’Unione Anarchica Italiana (Bologna 1-4 luglio 1920)</hi>,<hi rend="italic"> «</hi>Umanità nova», 1° luglio 1920. Su Garino vedi G. Barroero, T. Imperato (a cura di), <hi rend="italic">Il sogno nelle mani. Torino. 1909-1922. Passioni e lotte rivoluzionarie nei ricordi di Maurizio Garino</hi>, Zero in condotta, Milano 2011. Su Ferrero, come su Garino e molti altri anarchici attivi nei sindacati, vedi <hi rend="italic">Dizionario biografico degli anarchici italiani</hi>, Volume primo. A-L, BFS, Pisa 2003 (d’ora innanzi DBAI); DBAI,<hi rend="italic"> </hi>Volume secondo. M-Z,<hi rend="italic"> </hi>BFS, Pisa 2004, <hi rend="italic">ad nomen</hi>. Per un approfondimento della storia degli anarchici italiani nel primo dopoguerra, vedi A. Dadà,<hi rend="italic"> Gli anarchici italiani fra guerra di classe e reazione</hi>, in I. Barbadoro (coord. da), <hi rend="italic">Storia della società italiana</hi>, vol. XXI, <hi rend="italic">La disgregazione dello Stato liberale</hi>, Teti, Milano 1982, pp. 375-406.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-046-backlink">23</ref></hi>	<hi rend="italic">Sulle direttive della Confederazione generale del lavoro. Il pensiero dei comunisti anarchici confederati. Febbraio 1921, </hi>Stabilimento edit. romano di E. Negri &amp; C., Roma 1921, p. 10.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-045-backlink">24</ref></hi>	Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis, Fondo <hi rend="italic">Ugo Fedeli</hi>, buste 787-791. La citazione si riferisce ad una voce del catalogo che contiene più faldoni, ma molto probabilmente si trova nella busta 787. Questi riferimenti archivistici corrispondono a ricerche effettuate prima del 2008, anno in cui il fondo è stato riordinato da Antonio Senta. La pandemia non mi ha consentito di tornare ad Amsterdam per il riscontro delle nuove segnature.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-044-backlink">25</ref></hi>	G. Cerrito, <hi rend="italic">Dall’insurrezionalismo alla Settimana rossa. Per una storia dell’anarchismo in Italia. 1881-1914</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Crescita politica, Firenze 1977. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-043-backlink">26</ref></hi>	L. Fabbri, <hi rend="italic">Le influenze borghesi sull’anarchismo</hi>, Casa editrice libraria Il pensiero, Roma 1906, pubblicato poi in francese e in varie edizioni, fra le quali Crescita politica, Firenze 1975.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-042-backlink">27</ref></hi>	L’archivio conserva ben tredici contenitori denominati «USI» che contengono materiali sui precedenti al 1912 – data della sua costituzione – dal 1892 al 1948.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-041-backlink">28</ref></hi>	Su Meschi, vedi la biografia di H. Rolland, <hi rend="italic">Il sindacalismo anarchico di Alberto Meschi</hi>, La nuova Italia, Firenze 1972 e <hi rend="italic">Convegno di studi sul sindacalismo anarchico di Alberto Meschi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Carrara, 20 febbraio 1993, ed. a cura di COBAS del marmo, Carrara 1994.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-040-backlink">29</ref></hi>	G. Cerrito, <hi rend="italic">Gli anarchici nella resistenza apuana</hi>, a cura di A. Dadà, Pacini Fazzi, Lucca 1984.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-039-backlink">30</ref></hi>	Nell’archivio ci sono diciannove contenitori denominati «Fascismo e Resistenza».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-038-backlink">31</ref></hi>	Citiamo i più importanti: G. Cerrito,<hi rend="italic"> Il movimento anarchico dalle sue origini al 1914. Problemi e orientamenti storiografici</hi>, «Rassegna storica toscana», XIV (1), 1968, pp. 109-138; Id., <hi rend="italic">l’ideologia di Bakunin e gli internazionalisti italiani fino a St. Imier</hi>, in L. Faenza (a cura di),<hi rend="italic"> Anarchismo e socialismo in Italia. 1872-</hi>1892. Atti del Convegno di studi marxisti e riministi<hi rend="italic"> </hi>(Rimini 19-21 ottobre 1972),<hi rend="italic"> </hi>Editori riuniti, Roma 1973, pp. 27-29; Id., <hi rend="italic">L’anarchismo attualista di Camillo Berneri</hi>, in <hi rend="italic">Atti del Convegno di studi su Camillo Berneri</hi> (Milano, 9 ottobre 1977), La Cooperativa tipolitografia editrice, Carrara 1979, pp. 80-114. Cerrito in quel periodo pubblicherà anche una raccolta di scritti di Malatesta: E. Malatesta, <hi rend="italic">Scritti scelti</hi>, a cura di G. Cerrito, Samonà e Savelli, Roma 1970, riedito con una lunga nuova introduzione di 37 pagine: E. Malatesta, <hi rend="italic">Rivoluzione e lotta quotidiana. Scritti scelti</hi>, a cura di G. Cerrito, Edizioni Antistatico, Milano 1982. Si dedicherà anche alla ricostruzione dell’attività rivoluzionaria di Andrea Costa, a discapito della successiva azione legalitaria con un sostanzioso volume di 452 pagine, G. Cerrito, <hi rend="italic">Andrea Costa nel socialismo italiano</hi>, La Goliardica, Roma 1982.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-037-backlink">32</ref></hi>	<hi >G. Cerrito, </hi><hi rend="italic" >Il ruolo dell’organizzazione anarchica</hi><hi >,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >RL, Pistoia 1973, p. 492.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-036-backlink">33</ref></hi>	<hi >Groupe d’anarchistes russe à l’étranger, </hi><hi rend="italic" >Platé-forme d’organisation de l’Union Générale des Anarchistes, project</hi><hi >, Edition de l’oeuvre internationale des editions anarchistes, Paris 1926, p. 32.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-035-backlink">34</ref></hi>	Stime di varia origine fanno risalire a ventimila il numero dei militanti della FCLAI di Milano, E. Minuto, <hi rend="italic">Frammenti dell’anarchismo italiano</hi>, ETS, Pisa 2011, p. 63. Solo la FCL di Milano contava ventotto sezioni con 1277 militanti regolarmente tesserati, riportato in Dadà, <hi rend="italic">Gli anarchici italiani fra guerra di classe e reazione</hi>, cit., p. 111. Molto materiale sulla Federazione comunista libertaria dell’alta Italia fu raccolto da Ugo Fedeli, che ne era stato per un certo periodo il segretario, ed ora è depositato all’IISGA, Fondo <hi rend="italic">Ugo Fedeli</hi>, buste 516-524. Sulle citazioni da questo fondo vedi nota 24. Alcuni documenti sono stati pubblicati per la prima volta in A. Dadà, <hi rend="italic">L’anarchismo in Italia tra movimento e partito</hi>, cit., pp. 313-331.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-034-backlink">35</ref></hi>	Esempi significativi: il ruolo di Nino Malara nella rifondazione del Sindacato dei ferrovieri, o di Gaetano Gervasio eletto nella lista presentata dalla FCLAI milanese alle elezioni FIOM che prenderà il 4% con 17.216 voti. Ancora nel 1955 gli anarchici costituivano una corrente dentro la CGIL, come nel periodo prefascista. Vedi A. Dadà, <hi rend="italic">Introduzione</hi>, in N. Malara, <hi rend="italic">Antifascismo anarchico. 1919-1945</hi>. <hi rend="italic">A quelli che rimasero</hi>, Sapere 2000, Roma 1995, pp. 11-20; Gaetano e Giovanna Gervasio, <hi rend="italic">Un operaio semplice. Storia di un sindacalista rivoluzionario anarchico (1886-1964)</hi>, Zero in condotta, Milano 2011; <hi rend="italic">Dichiarazione della corrente anarchica di Difesa Sindacale al IV Congresso della CGIL</hi>, Coop. polig. Genova 1955, p. 16. In generale, G. Sacchetti, <hi rend="italic">Lavoro, democrazia, autogestione. Correnti libertarie nel sindacalismo italiano (1944-1969)</hi>, Aracne, Roma 2012.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-033-backlink">36</ref></hi>	Vedi in particolare l’edizione della ricca documentazione sulla storia dei Gruppi anarchici di azione proletaria, raccolta da Pier Carlo Masini ed ora edita: F. Bertolucci (a cura di), <hi rend="italic">Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione: 1. Dal Fronte popolare alla “legge truffa”; la crisi politica e organizzativa dell’anarchismo</hi>, BFS, Pisa 2017, p. 774; <hi rend="italic">2. Dalla rivolta di Berlino all’insurrezione di Budapest: dall’organizzazione libertaria al partito di classe</hi>, BFS, Pisa 2018, p. 784; <hi rend="italic">3.</hi> <hi rend="italic">I militanti: le biografie</hi>, BFS, Pisa 2019, p. 456.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-032-backlink">37</ref></hi>	Per la bibliografia sulla presenza anarchica nella Resistenza, si vedano almeno: <hi rend="italic">La resistenza sconosciuta, gli anarchici e la lotta contro il fascismo</hi>, Zero in condotta, Milano 2005; G. Sacchetti, <hi rend="italic">Gli anarchici nella Resistenza (1943-45)</hi>, in <hi rend="italic">Atti della giornata di studi su L’antifascismo rivoluzionario. Tra passato e presente</hi>, Pisa, 25 aprile 1992, BFS, Pisa 1993, p. 193. Sul salto generazione che l’anarchismo, come altri partiti, subì nel secondo dopoguerra, vedi Bertolucci (a cura di), <hi rend="italic">Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione</hi>, cit., I, p. 77.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-031-backlink">38</ref></hi>	La stessa Kulisciofff nel 1920 segnalò la forte presenza dell’anarchismo fra le masse proletarie: «La classe operaia adesso passa un brutto quarto d’ora di contagio anarchico. Ormai “L’Avanti” è quasi boicottato e gli operai non leggono che “Umanità nova” che mi dicono superi ora la tiratura di centomila copie. Lo affermano i frequentatori della Camera del lavoro e i viaggiatori nei tram del mattino, ove non si trovano più operai senza “Umanità nova” in mano», lettera del 16 agosto 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, <hi rend="italic">Carteggio</hi>, vol. IV, Einaudi, Torino 1953, p. 386.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-030-backlink">39</ref></hi>	Già nell’aprile del 1943 Pasquale Binazzi, già direttore de «Il libertario» de La Spezia, dopo aver visitato compagni della Liguria, Emilia, Lombardia, Toscana e Roma, indice una riunione degli anarchici dell’Italia centrale per il 16 maggio a Firenze. Nella riunione successiva che si terrà il 5 settembre si decide di dar vita alla Federazione comunista anarchica italiana e riprendere le pubblicazioni di «Umanità nova» che uscirà a partire dall’8 settembre. <hi rend="italic">Relazione svolta dai compagni di Bologna (presentata al convegno di Carrara)</hi>, in Dadà, <hi rend="italic">Il movimento anarchico</hi>, cit., p. 108.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-029-backlink">40</ref></hi>	Sulla complessa storia dell’anarchismo italiano nel secondo dopoguerra, oltre le ampie introduzioni ai volumi di Bertolucci citati, vedi Dadà, <hi rend="italic">L’anarchismo in Italia</hi>, cit., pp. 95-115 e relative note.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-028-backlink">41</ref></hi>	Si veda su questi aspetti Bertolucci (a cura di), <hi rend="italic">Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione</hi>, cit., vol. I, <hi rend="italic">passim</hi> e le biografie in nota di alcuni dei leader di questa corrente, oltre che sui volumi del DBAI, le ricostruzioni di Bertolucci per Armando Borghi, di provenienza individualista, poi sindacalista, in questo periodo ritornato alle origini (ivi, I, p. 52), Cesare Zaccaria, liberale, anarchico, ritornato anch’egli alle origini liberali (ivi, I, p. 204), Giovanna Caleffi Berneri (ivi, I, 51).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-027-backlink">42</ref></hi>	Per l’importanza di quel congresso, basti ricordare che Sandro Pertini vi partecipò in rappresentanza del Partito socialista. Per la storia della FAI, vedi in particolare G. Sacchetti, <hi rend="italic">Convegni e congressi della Federazione Anarchica Italiana. Atti e documenti (1945-95)</hi>, Samizdat, Pescara 2001 e G. Sacchetti (a cura di), <hi rend="italic">Con l’amor nel pugno. Federazione anarchica italiana. Storia e documenti (1945-2012)</hi>, Zero in condotta, Milano 2018.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-026-backlink">43</ref></hi>	Cerrito la definì «il calderone ottocentesco giustificato allora dall’immaturità del movimento», G. Cerrito, <hi rend="italic">Gli anarchici oggi in Italia</hi>, «Volontà», 10, 1965, p. 570.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-025-backlink">44</ref></hi>	In Italia l’esperienza vissuta e raccontata dai superstiti contribuì alla ripresa dell’anarchismo dopo la Liberazione che si definiva libertario, sulla scia di quello spagnolo, anche se in realtà c’era anche in Italia una tradizione comunista anarchica ampia che aveva dato vita nel 1919 all’Unione dei comunisti anarchici d’Italia (UCAdI) e nel 1944 alla Federazione dei comunisti anarchici d’Italia (FCAdI), poi divenuta FAI, vedi Dadà, <hi rend="italic">Gli anarchici italiani fra guerra di classe e reazione</hi>, cit., pp. 67, 73, 96, 108, 312.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-024-backlink">45</ref></hi>	Dadà, <hi rend="italic">Gli anarchici italiani fra guerra di classe e reazione</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., p. 99.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-023-backlink">46</ref></hi>	<hi rend="italic">Dichiarazione della corrente anarchica di Difesa sindacale al IV Congresso della CGIL</hi>, cit., p. 16. In generale, si veda Sacchetti,<hi rend="italic"> Lavoro, democrazia, autogestione. Correnti libertarie nel sindacalismo italiano (1944-1969)</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-022-backlink">47</ref></hi>	Il gruppo che dirige la rivista «L’adunata dei refrattari<hi >», negli Stati Uniti,</hi> svolgerà un ruolo determinante sia in maniera chiara con attacchi costanti alla corrente anarchica di ispirazione classista che con i finanziamenti ai propri fiduciari. Interessante l’analisi che ne fa la componente comunista anarchica: la Redazione de «L’impulso», <hi rend="italic">Lettera ai compagni d’America”</hi>, «L’impulso», nov.-dic. 1950, pp. 2-3. in F. Bertolucci (a cura di),<hi rend="italic"> Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione</hi>, I, cit., pp. 538-541. Parimenti la rivista «Volontà» farà un’opera di divulgazione di un anarchismo che sarà in seguito definito ‘resistenzialismo’, basato sul concetto di individualismo sfrenato, accettazione del concetto di proprietà privata, libera concorrenza, giungendo a scrivere: «il risultato più avanzato al quale ha saputo arrivare fino ad oggi l’umanità nel faticosa strada è la società diffusamente competitiva che gli economisti chiamano capitalista e di cui esiste un esemplare abbastanza compiuto negli Stati Uniti», «Volontà», 11 (3), p. 50. Per l’analisi che definisce ‘resistenzialista’ questa corrente, vedi <hi rend="italic">Resistenzialismo piano di sconfitta (note critiche sulla rivista “Volontà”)</hi>, suppl. al n. 2 de «L’impulso», Stab. tip. «La tribuna», Roma, 1950, febbraio 1950, p. 6, ripubblicato in Dadà, <hi rend="italic">L’anarchismo in Italia</hi>, cit<hi rend="italic">.</hi>, pp. 332-349, ed ora anche in Bertolucci (a cura di),<hi rend="italic"> Gruppi anarchici d’azione proletaria</hi>, cit., I, pp. 506-527.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-021-backlink">48</ref></hi>	Parte della letteratura sull’anarchismo italiano di quegli anni, e una parte della storiografia, fa partire questa crisi dall’immediato dopoguerra, rintracciandone le cause nella presenza di militanti giovani, non formati, che poi si disperderanno in altri partiti. È un <hi rend="italic">escamotage </hi>per non affrontare la complessità della situazione che abbiamo appena delineato.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-020-backlink">49</ref></hi>	La pubblicazione sarà «L’impulso», che uscirà dal settembre del 1949 all’agosto del 1959 con cadenza quindicinale, fuorché il periodo dal gennaio 1953 all’agosto del 1956 che sarà mensile. Fra i documenti prodotti dai GAAP: Gruppo d’iniziativa «Per un movimento orientato e federato» (a cura di), <hi rend="italic">Mezzo secolo di lotta della classe operaia mondiale (1900-1950)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Stab. tip. La tribuna, Roma 1950; Collettivo nazionale di studio Quaderni di «Critica anarchica», <hi rend="italic">Lettura di Michele Bakunin</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Edizioni Cantiere, Livorno 1951; Gruppi anarchici di azione proletaria, <hi rend="italic">Lettura di Antonio Gramsci</hi>, Genova Sestri 1953.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-019-backlink">50</ref></hi>	Dall’esame delle biografie dei militanti dei GAAP, Bertolucci ricostruisce la loro appartenenza sociale, con una percentuale del 45% di operai, Bertolucci (a cura di),<hi rend="italic"> Gruppi anarchici d’azione proletaria</hi>, cit., vol. III, tab. 3.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-018-backlink">51</ref></hi>	Sulla FAI dal 1945 in poi, ci sono dodici contenitori, più uno aggiunto recuperando 44 bollettini dal 1979 al 1998 sparsi nella parte più disordinata dell’archivio (cosiddetta <hi >«</hi>Carte assemblate in via Laura e presso la biblioteca di Novoli»); quelli che contengono solo bollettini sono 4. Un contenitore è dedicato ai GAAP.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-017-backlink">52</ref></hi>	Vedi nota 36.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-016-backlink">53</ref></hi>	D. Giachetti,<hi rend="italic"> Un Sessantotto e tre conflitti: generazione, genere e classe</hi>,<hi rend="italic"> </hi>BFS, Pisa 2008.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-015-backlink">54</ref></hi>	Dadà, <hi rend="italic">L’anarchismo in Italia</hi>, cit. pp. 123 e sgg.;  Bertolucci (a cura di),<hi rend="italic"> Gruppi anarchici d’azione proletaria</hi>, cit., I, p. 45.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-014-backlink">55</ref></hi>	<hi rend="italic">Ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-013-backlink">56</ref></hi>	Ben undici, di cui due sul secondo dopoguerra, più altri materiali fra i periodici e gli opuscoli, ancora da definire come quantità. I contenitori originali assemblati da Cerrito erano dieci; ne è stato creato un altro recuperando documenti pertinenti il periodo in questione, sparsi nella parte disordinata dell’archivio (denominata «Carte assemblate in via Laura e presso la biblioteca di Novoli»).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-012-backlink">57</ref></hi>	Oltre alla bibliografia generale, come Garosci (A. Garosci, <hi rend="italic">Vita di Carlo Rosselli</hi>,<hi rend="italic"> </hi>voll. 2, Vallecchi, Firenze 1973), ricordiamo lo scritto del comandante della Colonna, G. Bifolchi, <hi rend="italic">La Colonna italiana sul fronte di Huesca</hi>, «Rivista abruzzese di studi storici dal Fascismo alla Resistenza», 1 (3), nov. 1980, pp. 141-151.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-011-backlink">58</ref></hi>	Vedi Dadà (a cura di), <hi rend="italic">Bibliografia degli scritti di Gino Cerrito</hi>, cit., pp. 15-17.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-010-backlink">59</ref></hi>	Spini, <hi rend="italic">Ricordo di Gino Cerrito</hi>, cit., p. 8.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-009-backlink">60</ref></hi>	DBAI,<hi rend="italic"> </hi>Volume primo, cit.; DBAI, Volume secondo, cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-008-backlink">61</ref></hi>	E. Acciai, <hi rend="italic">Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna. La sezione italiana della Colonna Ascaso</hi>, Unicopli, Milano 2016.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-007-backlink">62</ref></hi>	Partendo dalle auto dichiarazioni al momento dell’arruolamento, Acciai incrocia queste schede con altre fonti, sia provenienti dall’Archivio centrale dello Stato, che fonti edite; Acciai, <hi rend="italic">Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna</hi>, cit., pp. 66-67.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-006-backlink">63</ref></hi>	Sono questi i maggiori ‘informatori’ di Cerrito, ma senz’altro vanno ricordati anche Umberto Tommasini e Umberto Consiglio.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-005-backlink">64</ref></hi>	Marzocchi pubblicò una lunga serie di articoli su «Il libertario» nei numeri che vanno dall’8 febbraio al 19 luglio 1950. Un’ottima biografia di Umberto Marzocchi è il volume: G. Sacchetti,<hi rend="italic"> Senza frontiere. Pensiero e azione dell’anarchico Umberto Marzocchi (1900-1986)</hi>, Zero in condotta, Milano 2005.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-004-backlink">65</ref></hi>	È stato redatto un elenco di consistenza, di cui si trova ampia descrizione nell’intervento di Boldrini e Oliveti, in questo stesso volume. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-003-backlink">66</ref></hi>	Il questionario era formato da 29 domande ed è contenuto nella serie «Guerra civile spagnola», faldone 8. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-002-backlink">67</ref></hi>	Molte pagine dedicate a questi temi nel volume di Acciai, <hi rend="italic">Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-001-backlink">68</ref></hi>	Pagine chiare su questo tema da parte di alcuni attori di quella storia come D. A. De Santillan, <hi rend="italic">Gli anarchici e la rivoluzione spagnola</hi>,<hi rend="italic"> </hi>C. Frigerio<hi rend="italic">,</hi> Ginevra 1938; G. Leval, <hi rend="italic">Né Franco né Stalin. Le collettività anarchiche spagnole nella lotta contro Franco e la reazione staliniana</hi>, Istituto editoriale italiano, Milano 1952. Si veda anche F. Mintz, <hi rend="italic">L’autogestion dans l’Espagne revolutionnaire</hi>, Bélibaste, Paris 1970.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="8.html#footnote-000-backlink">69</ref></hi>	Si vedano gli interventi di Conigliello e di Cestone, Malavasi, Moretti, in questo stesso volume.</p>
      
      
      
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