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        <title type="main" level="a">Gli archivi dei movimenti e di altri soggetti sociali: alcuni esempi in Toscana</title>
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            <forename>Caterina</forename>
            <surname>Del Vivo</surname>
            <placeName type="affiliation">ANAI, Italian Archivist National Association, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Tramandare la memoria sociale del Novecento</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-289-8</idno>) by </resp>
          <name>Enrica Boldrini, Lucilla Conigliello</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.09</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The contribution offers an overview of the archives of the movements preserved in Tuscany and of the critical issues of their conservation and enhancement.</p>
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            <item>Social and political Movements</item>
            <item>Twentieth Century</item>
            <item>Social History</item>
            <item>Archives of Movements</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.09<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.09" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Gli archivi dei movimenti e di altri soggetti sociali: alcuni esempi in Toscana</p><p rend="h1_author">Caterina Del Vivo</p><p rend="text">Condivido molti punti di vista espressi da altri relatori nel corso della giornata, e in particolare sono d’accordo con quanto ha affermato Leonardo Musci: la necessità di un approccio storico archivistico alle raccolte di materiali prodotte dai movimenti o loro appartenute, per quanto variegate si possano mostrare le tipologie conservate e le modalità di reperimento. Sarà la scelta migliore perché alla competenza scientifica delle descrizioni venga ad affiancarsi la necessaria contestualizzazione storica.</p><p rend="text">Quando si parla di archivi dei movimenti, soprattutto se a parlarne è un archivista, si pongono inevitabilmente alcuni interrogativi generali:</p><list type="unordered">
				<item>In che cosa consistono questi archivi?</item>
				<item>Chi è /chi sono gli effettivi ‘soggetti produttori’ di questo tipo di archivi?</item>
				<item>Dove si conservano attualmente, presso quali strutture o enti, pubblici o privati? E quale sarebbe il luogo e l’istituzione più opportuna per conservarli?</item>
			</list><p rend="text">La risposta alla prima domanda è abbastanza semplice per chi si sia trovato a lavorare, anche solo occasionalmente, agli archivi dei movimenti. Si tratta di insiemi recenti, ma non recentissimi; risalgono in genere a 30-60 anni fa, e raramente si estendono al nuovo millennio. Di conseguenza non si tratta di archivi originariamente digitali, e nemmeno prevalentemente digitali: l’elemento cartaceo è predominante. Sono tuttavia insiemi ibridi, perché vi convivono varie tipologie di supporti; se il veicolo informatico è attestato raramente (eventualmente nella forma di <hi rend="italic">floppy disk</hi>), la carta sarà accompagnata da tutta una tipologia di oggetti diversi, spesso di assai difficile conservazione. Da un lato abbiamo i fogli estremamente ‘poveri’ e friabili dei volantini, dei ciclostilati, di manifesti e locandine, e ancor più della stampa di comunicazione interna ai movimenti; dall’altro sono presenti nastri magnetici, cassette di registrazione audio di tipo più o meno remoto, o VHS (video su nastro)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="10.html#footnote-016">1</ref></hi></hi>, più recenti nella cronologia ma ancor più difficili per la loro riproduzione. In genere infatti non esistono più, presso gli abituali istituti di raccolta e conservazione libraria e archivistica, gli strumenti per riprodurre questi ‘documenti’: perché certi macchinari, divenuti ormai obsoleti, sono stati ordinariamente sostituiti nelle biblioteche e negli archivi. Anzi, nelle strutture più moderne e ben attrezzate l’aggiornamento è avvenuto più rapidamente… Ciò nonostante, queste testimonianze culturali sono comunque documenti, indipendentemente dalla fragilità e particolarità del loro supporto; sarà quindi compito proprio degli archivisti cercare di recuperare e di trasmettere il messaggio originale che intendevano comunicare. </p><p rend="text">La soluzione spesso non è semplice, e dovremo considerare fin dall’inizio i vari tipi di ostacolo che possiamo trovarci di fronte nell’economia generale del recupero del fondo. In altre parole, dovremo calcolare le scelte conservative che offrano maggiori garanzie e che siano sostenibili economicamente, al momento della stesura del progetto come nel corso del tempo. Ad esempio, non è infrequente dover considerare la possibilità di scarti, soprattutto per i duplicati a stampa, spesso presenti in gran numero in questo tipo di fondi archivistici.</p><p rend="text">La seconda domanda sopra formulata faceva riferimento agli effettivi soggetti produttori di questi archivi. Fin dall’inizio di questo incontro di studi, pur affrontando gli archivi dei movimenti, si è infatti parlato di archivi di persona. Correttamente: se infatti svolgiamo una ricerca sulla presenza di archivi attinenti ai vari movimenti nelle schede di un portale come SIUSA<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="10.html#footnote-015">2</ref></hi></hi>, interrogandolo sia in termini generali sia a proposito di luoghi di conservazione più specifici, otteniamo per lo più una lista di fondi intestati a singole figure, più o meno note, collegate ai movimenti di cui cerchiamo notizia. Ciò significa che, per gli archivi dei movimenti, la sedimentazione e la cura delle testimonianze della loro attività viene ad essere mediata attraverso un individuo. </p><p rend="text">Da un lato ci troviamo quindi di fronte a un soggetto produttore di tipo sociopolitico che in genere, per sua stessa natura, non si organizza strutturalmente al suo interno: anche perché una forma organizzativa rigida significherebbe ‘imitare’ quel potere normato che per principio si critica e al quale ci si oppone. Un tipo di soggetto produttore che difficilmente potrebbe lasciare una memoria organizzata delle sue azioni, non avendone precipuo interesse e ritenendolo un impegno superfluo. D’altra parte, dobbiamo considerare che qualsiasi attività che si ponga obiettivi e finalità non occasionali necessita di certe linee di assetto, di un percorso, di una qualche procedura per attuarsi; a maggior ragione se si intende cambiare la realtà circostante, e porsi di fronte ad essa in termini non allineati. Allora anche dentro un movimento ci si renderà conto che, come è necessario dare un minimo di struttura organizzativa al proprio operato, così non sarà opportuno trascurare totalmente le testimonianze di quanto compiuto. Cosa fare dunque, per non contraddire le caratteristiche del movimento? L’esigenza viene risolta dall’interno e in modo atipico: qualcuno dei componenti del gruppo sociale – talvolta più di uno, autonomamente – se ne fa semplicemente carico, cominciando a raccogliere i materiali prodotti dall’attività collettiva e dai singoli militanti. Sarà questa figura a gestire e organizzare la documentazione secondo il proprio punto di vista e la propria personalità, in mancanza di principi generali a cui far capo. Questi archivi risulteranno allora una via intermedia fra un fondo di persona e una raccolta ‘collezionistica’ di vari nuclei archivistici legati da un tema comune. Pensiamo ad esempio al ruolo importantissimo, ma anche soggettivo, svolto dalla figura di Pier Carlo Masini nei confronti delle documentazioni da lui raccolte, oggi conservate presso la Biblioteca<hi rend="italic"> </hi>Franco Serantini, archivio e centro di documentazione di storia sociale e contemporanea, sulla quale ritorneremo più avanti.</p><p rend="text">Veniamo infine al terzo interrogativo. Dove si trovano attualmente questi archivi in Toscana, e quali possono essere le sedi e i modi più opportuni per conservarli, farli conoscere, incentivarne lo studio? Come scrivevo poco sopra, per lo più non sono intestati al movimento del quale contengono documentazioni, e fanno parte di un nucleo intitolato al personaggio che se ne è occupato, che li ha raccolti. Spesso tuttavia queste figure, pur importanti storicamente e per l’attività sociale e politica che svolsero, non sono, o non sono tutte, personalità di un tale rilievo da rinviare direttamente, per notorietà, al movimento al quale fanno capo le carte che conservano. Non si tratta in genere di politici, pensatori o statisti così illustri da essere abbinati immediatamente, a livello di pubblico e di utenti, a un certo orientamento politico e sociale (un De Gasperi, un Togliatti, un La Pira, un Berlinguer, per fare degli esempi…); ciò comporta che spesso i loro nomi scivolino nell’anonimato, si dimentichi il legame storico con il movimento, diventino degli sconosciuti. Allora si perderà notizia anche dell’esistenza, consistenza e importanza di tutta la documentazione che avevano raccolto relativa al complesso politico o sociale sul quale, come utenza, ci piacerebbe fare ricerca.</p><p rend="text">Più che opportuno quindi creare una rete di informazioni che colleghi i fondi intestati alle singole personalità con il movimento al quale si connettono, e anche ad altri nuclei prossimi agli ideali e ai principi di quel soggetto produttore, forse con paralleli percorsi di conservazione. Obiettivo dell’utente è poter conoscere e studiare il movimento tramite le carte che ne documentano gli orientamenti, i programmi, le modalità di espressione, per essere in grado di risalire, da condizioni così sfaccettate di conservazione e attraverso i collegamenti di più insiemi, alle sue peculiarità, alla sua storia, ai suoi ideali. Una rete di informazioni sui vari soggetti produttori e conservatori potrà condurre a risultati storicamente più apprezzabili, cogliendo elementi e principi comuni ai vari componenti. Più testimonianze costituiranno anche l’approccio storiografico più idoneo per lo studio di realtà sociali e politiche le cui prerogative erano proprio la ripartizione, il decentramento e l’alternanza degli incarichi.</p><p rend="text">Se guardiamo ai luoghi e ai modi di conservazione degli archivi di movimenti presenti in Toscana, la situazione non presenta molte realtà da prendere a esempio. La maggior parte degli insiemi documentari ha mantenuto, anche sul piano della conservazione, le caratteristiche di indipendenza proprie dei movimenti che li hanno prodotti. Di conseguenza, restando autonomi da istituzioni più organizzate, affidati per lo più alla cura degli antichi componenti e militanti, possono oggi trovarsi di fronte ad alterni risultati e avere difficoltà per garantire una buona conservazione dei fondi, stenderne strumenti che ne facilitino l’accesso, incentivarne la consultabilità e lo studio. D’altra parte l’attenzione delle strutture istituzionali pubbliche per questo tipo di archivi è modesta e talvolta, con il passar degli anni, si è ridotta. In qualche caso positivo i traguardi raggiunti nel tempo sono dipesi soltanto dalla tenacia e passione di singoli simpatizzanti e studiosi. È così per la Biblioteca Franco Serantini. Archivio e centro di documentazione di storia sociale e contemporanea, il complesso biblioteconomico e archivistico pisano intestato al giovane anarchico ucciso nel 1972, che costituisce oggi un vero e proprio Centro di studi della storia dell’anarchismo dall’Ottocento ai nostri giorni, e che deve i risultati odierni all’impegno e alla tenacia del suo fondatore, Franco Bertolucci<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="10.html#footnote-014">3</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La Sezione Toscana di ANAI si è interessata attivamente, alcuni anni fa, a questo complesso, organizzando una visita guidata quando ancora si trovava presso la Provincia di Pisa, in Largo Marchesi, e dedicando all’archivio uno dei suoi “Quaderni Archimeeting”<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="10.html#footnote-013">4</ref></hi></hi>. Successivamente, tuttavia, biblioteca e archivio hanno dovuto abbandonare i locali in cui erano ospitati, chiusi per motivi strutturali; sono stati parzialmente accolti da altre istituzioni, ma in via provvisoria. Soltanto recentemente sono stati trovati, presso San Giuliano Terme, locali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="10.html#footnote-012">5</ref></hi></hi> in grado di accogliere tutti i materiali, permettere la consultazione dei fondi conservati e organizzare iniziative culturali. Il complesso Franco Serantini custodisce dunque la biblioteca, cresciuta intorno a una collezione di stampati sul mondo anarchico ottocentesco; la ricchissima raccolta di libri, periodici, locandine, documenti d’archivio e materiali vari organizzata da Pier Carlo Masini, ben 16 altri fondi di persona e numerosissimi piccoli nuclei archivistici provenienti, oltre che dal mondo dell’anarchismo, da amici, studiosi, militanti di varie organizzazioni della Sinistra. Pier Carlo Masini, al quale è intestato quello che si presenta come una sorta di ‘super-fondo’ del Centro, aveva a suo tempo ricevuto in dono, ricercato e riunito un ricco insieme di archivi, più ridotti o più estesi, legati al mondo dell’anarchismo: dai nuclei personali degli emigrati negli Stati Uniti, alle documentazioni dei GAAP<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="10.html#footnote-011">6</ref></hi></hi>, ai rapporti con la FAI (Federazione anarchica italiana), ai Congressi dell’anarchismo. Masini raccoglieva e salvava quei materiali, ricercandoli presso compagni, conoscenti e simpatizzanti e partecipando ai congressi anarchici. Li radunava e al tempo stesso li storicizzava facendosene interprete, trasformandosi a sua volta in un soggetto produttore. Citeremo qui solo sommariamente alcuni dei vari fondi conservati dal Centro, rinviando tanto all’attuale sito della Biblioteca Franco Serantini quanto alle schede SIUSA<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="10.html#footnote-010">7</ref></hi></hi>, ma anche alle informazioni contenute nel citato <hi rend="italic">Quaderno</hi> <hi rend="italic">Archimeeting</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="10.html#footnote-009">8</ref></hi></hi> per informazioni più articolate. </p><p rend="text">Fra i nuclei più antichi si distingue il fondo<hi rend="italic"> </hi>Joseph Cono<hi rend="italic">,</hi> l’anarchico italiano emigrato negli Stati Uniti, con antiche testimonianze di militanti libertari; il fondo Luciano Della Mea, che raccoglie fascicoli relativi proprio al caso Franco Serantini; il fondo Piero Ginori Conti, con documentazioni varie sull’associazionismo operaio e il movimento socialista nella provincia pisana; il fondo Sergio Gattai, composto da raccolte di documenti di varie organizzazioni della nuova Sinistra, come Potere operaio e Lotta continua; e ancora i fondi Francesco Borelli, Rosaria Ciampella, Maurizio Iacono, Alessandra Lischi, Errico Malatesta, Giovanni Sorbi, Giulio Tanini e altri. Il Centro Franco Serantini svolge anche attività editoriale, pubblicando un bollettino gratuito, «La biblioteca» e impegnandosi nella catalogazione informatica dei materiali posseduti, per la quale già sono stati raggiunti buoni risultati. Le garanzie di serietà scientifica e l’impegno prodigato nel tempo per la conservazione e promozione dei materiali custoditi hanno permesso alla Biblioteca Archivio Serantini di ricevere numerosi ulteriori nuclei archivistici e documentari, provenienti da ex militanti e studiosi di organizzazioni extraparlamentari. Il complesso viene così a rappresentare un punto di riferimento per gli studi di chi intenda dedicarsi a un certo tipo di ricerca storica, un luogo in cui il vantaggio pratico, per gli studiosi, di trovar radunate molte fonti sul tema si risolve anche in una situazione vantaggiosa per il Centro, procurando maggiore visibilità grazie alla specifica connotazione.</p><p rend="text">Più disseminata e sfocata la situazione degli archivi di movimenti conservati in altre province. La mancanza di riferimenti costanti e facilmente raggiungibili rende talvolta laborioso ottenere informazioni sulla consistenza, la disponibilità e la consultabilità dei materiali. A Firenze il Centro di studi politici e sociali e Archivio storico Il Sessantotto, che in passato si è distinto per varie iniziative, ha attualmente sede in via Giampaolo Orsini 44 – indirizzo presso il quale si trova anche l’Istituto Gramsci, ma in locali e con organizzazione affatto separata. Il Centro di studi politici e sociali e Archivio storico Il Sessantotto<hi rend="italic"> </hi>è nato nel 1984 dall’iniziativa di un gruppo di ex militanti, provenienti da esperienze diverse; attenendoci a quanto illustrato nella scheda SIUSA<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="10.html#footnote-008">9</ref></hi></hi> conserva i materiali raccolti dai vari soci fondatori, relativi a diverse aree della Sinistra rivoluzionaria, come Lotta continua, Autonomia operaia, Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP), Democrazia proletaria e altri. Vi si trovano complessivamente 13 nuclei (fondi o raccolte di documentazioni), intestati a singoli militanti (fra i quali Luigi Bencini, Andrea Montagni, Aldo Serafini) o suddivisi per tipologia di materiale (giornali politici organi di partito, opuscoli, riviste, volantini e ciclostilati). La pagina web del Centro studi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="10.html#footnote-007">10</ref></hi></hi> è stata aggiornata nel dicembre 2019, dando notizia di una articolata serie di incontri e presìdi organizzati in occasione dei 50 anni della strage di Piazza Fontana, proponendo un ricordo di Sacco e Vanzetti, tratto dalla stampa anarchica del 1957, e un bel ritratto di Fernanda Pivano dal «Corriere della sera»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="10.html#footnote-006">11</ref></hi></hi>. Mancano tuttavia informazioni sulla consistenza, l’inventariazione e la consultabilità dei materiali posseduti; anche la pagina/rubrica <hi rend="italic">La Rete degli archivi</hi> riporta più che condivisibili notizie generali sull’importanza di mantenere vivi i messaggi della memoria, ma non informazioni concrete sui materiali dello stesso centro e la loro accessibilità<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="10.html#footnote-005">12</ref></hi></hi>. Ne ricaviamo l’impressione <hi rend="italic">– </hi>ma può trattarsi di una sensazione personale <hi rend="italic">– </hi>di un Centro rivolto più allo svolgimento di attività sociali e politiche che alla conservazione e comunicazione di documenti e archivi. </p><p rend="text">Un altro archivio fiorentino che si ricollega direttamente a movimenti propri di un certo luogo e periodo è l’Archivio dei movimenti di quartiere, gestito dall’associazione omonima e attualmente collocato, in locali seminterrati, presso la BiblioteCaNova dell’Isolotto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="10.html#footnote-004">13</ref></hi></hi>. L’Associazione dei movimenti di quartiere ha il compito di conservare, curare, riordinare e rendere fruibile il materiale documentario prodotto, raccolto e conservato, e donato da alcuni protagonisti dello stesso movimento negli anni 1966-1976. Si tratta di un insieme archivistico costituito nel 2005 per iniziativa di alcuni dei protagonisti di iniziative di base che dal 1966 si erano andate formando sulle istanze di una più diretta partecipazione alla vita sociale e politica cittadina, in particolare per la necessità di ricostruire e riorganizzare certi quartieri di Firenze dopo l’alluvione. L’attività del movimento portò alla nascita, nel 1976, dei Consigli di quartiere, costituiti per la prima volta in forma elettiva, e si ricollega quindi direttamente alla più ampia vita politica fiorentina del decennio 1966-1976. La documentazione e la raccolta si riferiscono principalmente a quegli stessi anni, ma per alcuni argomenti affini allo spirito e alle finalità dell’Associazione è possibile superare anche quell’arco temporale. Organizzare la consultazione dell’archivio spetta dunque all’Associazione, che ha anche eseguito lo spoglio dei periodici prodotti dal movimento, così come sono state organizzate, nel corso degli anni, alcune mostre itineranti, convegni e molte attività con le scuole. Con il passar dei decenni, tuttavia, la partecipazione dei fondatori di necessità si è ridotta, e non è stata sostituita da una continuità di cooperazione attiva con strutture più ampie e organizzate (come la stessa biblioteca presso la quale è ospitato), che potrebbe condurre a vantaggi reciproci. Sarebbe fra l’altro da auspicare una collocazione più idonea dei materiali, protetta da umidità e sbalzi termici: sia per le raccolte a stampa che per i documenti, come i molti e apprezzabili materiali grafici e pittorici, testimonianza dell’attività scolastica e giovanile ispirata alla vita del quartiere negli anni indicati.</p><p rend="text">Posso dare qui soltanto una informazione sommaria su ulteriori archivi di movimento presenti in altre province toscane, purtroppo pressoché certa di trascurare altri nuclei dei quali non ho trovato al momento notizia. Quanto riferisco è tratto in gran parte, ancora una volta, dalle schede SIUSA, che tuttavia in genere risalgono ad alcuni anni fa, o dai siti degli stessi archivi; non mi è stata possibile viceversa una verifica diretta per le esistenti limitazioni di accesso.</p><p rend="text">A Lucca possono considerarsi archivi di movimento i nuclei che fanno parte del Centro di documentazione. Il Centro è stato fondato nel 1974 con lo scopo di raccogliere varie testimonianze, sui più diversi materiali di supporto, relative alla sinistra meno tradizionale e ai collettivi studenteschi, a gruppi politici diversi, a comitati di fabbrica, circoli culturali, centri sociali, partiti e sindacati. Anche qui, fra gli altri documenti, sono citati 16 fondi intestati ad altrettante personalità, nei quali l’attività del singolo si intreccia probabilmente alle testimonianze sulla vita del movimento di appartenenza. A questi fondi si affianca anche un Archivio generale dell’attività del Centro<hi rend="italic"> </hi>stesso, che si configura come una raccolta ed è un utile strumento di primo accesso ai contenuti dei singoli nuclei; il Centro possiede inoltre una ricca emeroteca, che comprende periodici della sinistra tradizionale. Un inventario sommario dell’Archivio generale, e un elenco dei singoli fondi di persona, sono oggi raggiungibili tramite un link indiretto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="10.html#footnote-003">14</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">A Pistoia troviamo invece l’Associazione Centro documentazione. Nata nel 1969 per favorire dibattiti e analisi politica di quel periodo, si presentava in origine come una cooperativa; si trasformò in associazione nel dicembre 1995 e attualmente ha sede all’interno del complesso della Biblioteca San Giorgio, in via Sandro Pertini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="10.html#footnote-002">15</ref></hi></hi>. Raccoglie, secondo la scheda SIUSA, materiali di gruppi dell’area antagonista, di gruppi del cristianesimo di base, di movimenti femminili e femministi, di vari collettivi, e testimonianze dei rapporti con analoghi centri studi italiani e stranieri. Presso l’Associazione figura soltanto un fondo intestato a una persona (Edoarda Masi), a conferma della nascita del centro già come soggetto volto alla raccolta di materiali delle nuove realtà sociali che si stavano sviluppando. Alcuni insiemi dovrebbero poi riferirsi alle attività della stessa Associazione<hi rend="italic"> </hi>nel corso degli anni, comprendendo anche fogli di informazione e comunicazione (ciclostilati e simili), e piccoli periodici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="10.html#footnote-001">16</ref></hi></hi>. Notizie sul Centro documentazione e sulla sua attività culturale e editoriale sono presenti sul sito omonimo, nel quale invece non si riscontrano, nemmeno tramite link, informazioni sulle raccolte documentarie o sul vero e proprio archivio. </p><p rend="text">A Siena è presente l’Archivio storico del movimento operaio e democratico senese<hi rend="italic"> </hi>(<hi rend="CharOverride-2">Asmos)</hi>. Nato su iniziativa del Partito comunista italiano, si è poi sviluppato con lo scopo di studiare e divulgare documentazioni del movimento operaio e democratico della Provincia di Siena. Anche l’Archivio storico del movimento operaio aveva inizialmente un carattere di associazione culturale, incentivata da esponenti del PCI senese per conservare i documenti prodotti dall’attività della Federazione provinciale del partito; soltanto in seguito ha esteso la propria attenzione anche ad altre realtà. Come per alcuni dei precedenti casi anche qui l’Archivio storico, nonostante il nome, si è proposto come centro impegnato nello studio dei movimenti politici che portavano a trasformazioni sociali e culturali nel mondo contemporaneo prima che come struttura e luogo di conservazione. <hi rend="CharOverride-2">L’Asmos</hi> fa parte della Rete delle biblioteche senesi<hi rend="italic"> </hi>(<hi rend="CharOverride-2">Redos)</hi> ed ha un sito dove è presente un elenco dei vari fondi conservati; la pagina intestata all’<hi rend="CharOverride-2">Asmos</hi> informava fino a qualche mese fa che per problemi di finanziamenti e di personale il centro è aperto soltanto cinque ore la settimana, oppure su appuntamento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="10.html#footnote-000">17</ref></hi></hi>, ma tale pagina, come il catalogo della biblioteca, non sono attualmente raggiungibili attraverso link. </p><p rend="text">Dalle informazioni qui riassunte, talvolta rintracciate con qualche difficoltà, si evince che per molti degli archivi citati, inizialmente legati a centri culturali e di varia attività, garantire autonomamente aperture, possibilità di studio e di ricerca può essere decisamente difficoltoso. Tuttavia anche l’aver posto la propria sede presso biblioteche e istituti di maggior dimensione, finanziati in termini più costanti – soluzione senz’altro da potenziare – non sempre ha garantito una idonea conservazione materiale e una inventariazione degli archivi, né ha facilitato accesso e consultazione. Non si tratta certamente di cattiva volontà da parte delle biblioteche e istituti ospitanti o collegati con gli archivi dei movimenti e nemmeno, soltanto, delle croniche carenze di personale, purtroppo riscontrabili nella maggior parte delle istituzioni culturali e difficilmente sanabili nell’immediato. Spesso possono esservi, a mio parere, anche oggettive difficoltà tecniche di approccio descrittivo a insiemi di materiali che non possiedono una organizzazione interna, né descrizioni a nessun livello; difficoltà che talvolta si accompagnano al timore di avviare progetti di durata eccessiva e costi non preventivabili. </p><p rend="text">Queste poche pagine intendono essere soltanto una sommaria panoramica su alcuni archivi dei movimenti in Toscana, senza pretesa di confrontarsi con la preziosa e paziente attività svolta nel tempo dalla Sovrintendenza archivistica, in particolare grazie alla figura di Emilio Capannelli. Proprio l’accurato lavoro di censimento a suo tempo intrapreso per SIUSA dimostra che per questi particolari nuclei documentari un approccio di tipo archivistico, magari sintetico nella descrizione inventariale e scandito in tappe, sia l’unico che possa permetterne l’accessibilità e lo studio; mentre una rete informativa che colleghi le conoscenze codificate su questi tipi di archivi può essere l’unico strumento in grado di garantire l’adeguata sopravvivenza dei materiali e l’opportuna comunicazione all’esterno.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Bertolucci F. (a cura di),<hi rend="italic"> Biblioteca Franco Serantini. Archivio e centro di documentazione di storia sociale e contemporanea</hi>, Polistampa, Firenze 2016 (“Quaderni di Archimeeting” n. 32).</p><p rend="bib_indx_bib">Bertolucci F. (a cura di), <hi rend="italic">Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione</hi>, BFS, Pisa 2017-2019, 3 voll. </p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">In memoria di Sacco e Vanzetti</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Seme anarchico», 9 settembre 1957. </p><p rend="bib_indx_bib">Rotelli E., <hi rend="italic">Nanda Pivano. La sua America</hi>, «Corriere della sera», 15 agosto 2019.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-016-backlink">1</ref></hi>	Tutti questi supporti, rimasti avvolti per anni, non raramente sono destinati a deteriorarsi al primo ascolto, per cui dovrebbero essere innanzi tutto convertiti.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-1"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-015-backlink">2</ref></hi>	Sistema informativo unificato delle soprintendenze archivistiche: &lt;<ref target="http://siusa.archivi.beniculturali.it/">http://siusa.archivi.beniculturali.it/</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-014-backlink">3</ref></hi>	Oggi nella nuova sede della Fontina, recentemente inaugurata, in via G. Carducci n. 13, 56017 Ghezzano (fraz. di S. Giuliano Terme), Pisa. La Biblioteca Franco Serantini. Archivio e centro di documentazione di storia sociale e contemporanea è una istituzione molto attiva e vivace; collegamento con il catalogo, eventi e molte altre informazioni sul mondo dell’anarchismo sono sul sito &lt;<ref target="http://www.bfs.it/index.php?it/1/home">http://www.bfs.it/index.php?it/1/home</ref>&gt; (02/2021), dove si accede anche al dizionario biografico online degli anarchici italiani.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-013-backlink">4</ref></hi>	F. Bertolucci (a cura di),<hi rend="italic"> Biblioteca Franco Serantini. Archivio e centro di documentazione di storia sociale e contemporanea</hi>, Polistampa, Firenze 2016 (“Quaderni di Archimeeting” n. 32).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-012-backlink">5</ref></hi>	Per iniziativa privata dello stesso Franco Bertolucci e di soci e amici che fanno capo alla Associazione amici della BFS Onlus.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-011-backlink">6</ref></hi>	Si vedano i volumi: F. Bertolucci (a cura di), <hi rend="italic">Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione</hi>, BFS, Pisa, voll. 3, rispettivamente 2017, 2018, 2019.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-010-backlink">7</ref></hi>	&lt;<ref target="https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&amp;Chiave=127203">https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&amp;Chiave=127203</ref>&gt; (02/2021) e &lt;<ref target="https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&amp;Chiave=29207">https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&amp;Chiave=29207</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-009-backlink">8</ref></hi>	Online all’indirizzo: &lt;<ref target="http://anaitoscana.org/2017/05/24/quaderni-archimeetings-n-32/">http://anaitoscana.org/2017/05/24/quaderni-archimeetings-n-32/</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-008-backlink">9</ref></hi>	&lt;<ref target="https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=14653">https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=14653</ref>&gt; (02/2021). L’ultima revisione della scheda porta la data del 2011.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-007-backlink">10</ref></hi>	&lt;<ref target="http://archivioilsessantotto.blogspot.com/">http://archivioilsessantotto.blogspot.com/</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-006-backlink">11</ref></hi>	Rispettivamente <hi rend="italic">In memoria di Sacco e Vanzetti</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Seme anarchico», 9, settembre 1957 e E. Rotelli, <hi rend="italic">Nanda Pivano. La sua America</hi>, «Corriere della sera», 15 agosto 2019.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-005-backlink">12</ref></hi>	Cfr. &lt;<ref target="http://archivioilsessantotto.blogspot.com/search/label/la%20Rete%20degli%20Archivi">http://archivioilsessantotto.blogspot.com/search/label/la%20Rete%20degli%20Archivi</ref>&gt; (02/2021). La pagina riporta un messaggio di Ilaria Moroni del dicembre 2015 sugli aspetti oscuri delle vicende nazionali.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-004-backlink">13</ref></hi>	L’Associazione archivio dei movimenti di quartiere di Firenze è una associazione di volontariato legalmente costituita, il cui compito è curare il materiale e garantirne la promozione. La sede legale è in via Maccari 104, presso il Circolo ARCI, la sede operativa presso la BiblioteCaNova dell’Isolotto, referente Raffaella Marconi: <ref target="mailto:rmarconi@freemail.it">rmarconi@freemail.it</ref>. Esiste una convenzione con il Comune che ne garantisce la continuità nel caso si dovesse sciogliere l’associazione. Sito web: &lt;<ref target="https://movimentoquartierefirenze.it/index.php/l-associazione-movimento-quartiere-firenze/chi-siamo-associazione-movimento-quartiere-firenze">https://movimentoquartierefirenze.it/index.php/l-associazione-movimento-quartiere-firenze/chi-siamo-associazione-movimento-quartiere-firenze</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-003-backlink">14</ref></hi>	L’indirizzo è attualmente: &lt;http://www.comune.bologna.it/iperbole/asnsmp/lucca.htm&gt;, a cui si accede tramite la pagina SIUSA, per cui si veda: &lt;https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=14645&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-002-backlink">15</ref></hi>	Sito web all’indirizzo: &lt;<ref target="http://www.centrodocpistoia.it/">http://www.centrodocpistoia.it/</ref>&gt; (02/2021); per la pagina SIUSA si veda: &lt;<ref target="https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=14668">https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=14668</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-001-backlink">16</ref></hi>	Ricavo queste notizie esclusivamente dalla scheda SIUSA &lt;<ref target="https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=14668">https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=cons&amp;Chiave=14668</ref>&gt; (02/2021), non essendo presenti nel sito web del Centro elenchi o descrizioni, sia pure sommarie, del posseduto.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-000-backlink">17</ref></hi>	Si veda il link, attualmente inattivo, nella scheda SIUSA: &lt;<ref target="https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&amp;Chiave=29869&amp;RicProgetto=reg-tos">https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&amp;Chiave=29869&amp;RicProgetto=reg-tos</ref>&gt; (02/2021). </p>
      
      
      
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="32063">Bertolucci F. (a cura di), Biblioteca Franco Serantini. Archivio e centro di documentazione di storia sociale e contemporanea, Polistampa, Firenze 2016 (“Quaderni di Archimeeting” n. 32).</bibl>
          <bibl n="32064">Bertolucci F. (a cura di), Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione, BFS, Pisa 2017-2019, 3 voll.</bibl>
          <bibl n="32065">In memoria di Sacco e Vanzetti, &amp;#171;Seme anarchico&amp;#187;, 9 settembre 1957.</bibl>
          <bibl n="32066">Rotelli E., Nanda Pivano. La sua America, &amp;#171;Corriere della sera&amp;#187;, 15 agosto 2019.</bibl>
        </listBibl>
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</TEI>