<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Le fonti orali negli archivi di persona: descrizione, conservazione e fruizione</title>
        <author>
          <persName n="1">
            <forename>Maria Francesca</forename>
            <surname>Stamuli</surname>
            <placeName type="affiliation">MiBACT - Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Tramandare la memoria sociale del Novecento</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-289-8</idno>) by </resp>
          <name>Enrica Boldrini, Lucilla Conigliello</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.10</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The contribution discusses oral sources, their use for historical and social research, their authenticity and reliability, considering the relevant perspective of legal protection.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Oral sources</item>
            <item>Personal Archives</item>
            <item>Conservation</item>
            <item>Fruition</item>
            <item>Protection</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.10<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-289-8.10" /></p>
      
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Le fonti orali negli archivi di persona: descrizione, conservazione e fruizione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="11.html#footnote-023">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author">Maria Francesca Stamuli</p><p rend="text">Le fonti orali sono considerate fonti primarie per le discipline umanistiche che si fondano sul metodo della ricerca sul campo, metodo che vede la creazione delle proprie fonti di riferimento attraverso campagne di rilevamento dei dati di interesse: discipline come la sociologia, la linguistica, l’antropologia, la storia orale hanno, cioè, reperito i dati utili alla propria elaborazione attraverso campagne di interviste a ‘testimoni’, ‘conoscitori’ esponenti di uno specifico assetto sociale e culturale. Tali campagne sono state condotte, a seconda dei periodi storici e delle impostazioni metodologiche, con tecnologie e approcci diversi. La riflessione epistemologica che si è sviluppata sin dalla fine del XIX secolo intorno alla ricerca sul campo sia all’interno delle singole discipline sia in senso a esse trasversale è stata conflittuale e complessa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="11.html#footnote-022">2</ref></hi></hi>, e ha interessato i diversi aspetti delle fonti orali che con tale ricerca si andavano a reperire: le modalità di reperimento e il rapporto che si innescava con la loro costituzione e l’uso che se ne sarebbe fatto o potuto fare, la loro definizione e individuazione, la loro autenticità e affidabilità.</p><p rend="h2">1. Assetto disciplinare</p><p rend="text">L’assetto disciplinare impostosi nella ricerca scientifica italiana nel secolo scorso non ha aiutato a sciogliere questi nodi: anche quando, saltuariamente e raramente, i diversi ambiti di studio che hanno prodotto e usato fonti orali si sono incontrati per confrontarsi sulla loro possibile trasversalità, le riflessioni metodologiche sembrano ambire a rivendicare i diversi ambiti d’azione e le diverse tipologie di analisi cui ‘sottoporre’ il testimone e/o il documento prodotto dal testimone.</p><p rend="text">Questo ha probabilmente contribuito a determinare quella che ho già definito altrove una sorta di ‘diaframmatizzazione’ delle fonti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="11.html#footnote-021">3</ref></hi></hi> per la quale fonti orali prodotte in seno a una specifica disciplina ma di interesse anche per altre restano sconosciute o poco utilizzate. Tale ‘diaframmatizzazione’ è sicuramente rafforzata anche da un altro aspetto: il ritardo dell’archivistica nel trattamento e nella definizione delle fonti orali.</p><p rend="text">Come le discipline accomunate dal metodo della ricerca sul campo, anche l’archivistica è figlia del secolo XIX e, in parte, del positivismo. L’archivistica è, quindi, una disciplina relativamente giovane e che ha esteso i suoi ambiti applicativi lentamente e non senza difficoltà di natura epistemologica e metodologica: in particolare, a partire dai soli archivi istituzionali, ove i documenti erano e sono prodotti e conservati per fede pubblica, l’archivistica ha iniziato a considerare ‘archivi’ anche gli agglomerati documentari prodotti da soggetti privati, dove i documenti, oltre che per fede pubblica sono conservati per forme di riferimento interno alla propria attività, ad uso culturale e scientifico e per rappresentazione storica. Proprio per questo aspetto di ‘culturalità’, le fonti orali sono, non a caso, ricondotte al gruppo delle cosiddette ‘nuove fonti’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="11.html#footnote-020">4</ref></hi></hi> e sono sicuramente tra le ultime pervenute alle attenzioni degli archivisti. Esse, infatti, presentano caratteristiche di segno opposto alla documentazione istituzionale di cui tradizionalmente si è occupata (e sulla quale si è formata metodologicamente) l’archivistica: si tratta di documenti non strutturati istituzionalmente; si tratta di documenti non formalizzati, ovvero non dotati di caratteristiche fisiche codificate e in particolare di quella – la forma scritta – che li convalida come atti di fede pubblica; si tratta di documenti non formati con strumenti di individuazione e trattamento archivistico; si tratta di atti a carattere enunciativo non giuridico. </p><p rend="text">La diversità sostanziale che le fonti orali assumono in riferimento alle fonti documentarie intese come documento archivistico (e in riferimento alla nozione stessa di documento e di archivio) ha determinato in ambito archivistico una notevole fluidità nell’uso di forme e nozioni, dove denominazioni come ‘documento sonoro’, ‘registrazione’, ‘fonte sonora e audiovisiva’ sembrano poter essere di volta in volta sinonimo o sottocategorizzazione, o ‘aspetto concettuale’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="11.html#footnote-019">5</ref></hi></hi> di fonte orale. Questo ha determinato e determina ancora oggi una notevole incertezza metodologica nella loro applicazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="11.html#footnote-018">6</ref></hi></hi>: ancora nel 1993, e proprio nella presentazione del censimento degli istituti di conservazione delle fonti orali condotto dall’allora Ufficio centrale per i beni archivistici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="11.html#footnote-017">7</ref></hi></hi>, la pluralità di definizioni e classificazioni adottate<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="11.html#footnote-016">8</ref></hi></hi> erano tali da rendere particolarmente complessa la scelta terminologica per fornire la consistenza degli archivi orali e, come sottolinea la stessa prefatrice, da rendere i risultati stessi del censimento non comparabili<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="11.html#footnote-015">9</ref></hi></hi>. In riferimento all’assetto disciplinare di cui si è detto, e della complessità di definizione del termine ‘fonte orale’ è quindi forse opportuno partire proprio dall’uso che di tale termine si è fatto in ambito archivistico e dalle criticità che tale uso abbia eventualmente determinato<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="h2">2. Le ‘fonti orali’: per una definizione di ambito archivistico</p><p rend="text">Le definizioni riscontrate ad oggi in archivistica fanno perno sull’opposizione ‘fonti orali’ <hi rend="italic">versus </hi>‘fonti scritte’: come scriveva Paola Carucci nel 1993 «l’espressione “fonti orali” si contrappone all’espressione “fonti scritte”<hi >»; nel 2006, Giovanni Contini definiva le </hi>‘fonti orali’ <hi >«tutte le possibili tracce su banda magnetica lasciate da tutte le possibili voci, registrate per le ragioni e nei contesti più vari»</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="11.html#footnote-014">10</ref></hi></hi>, puntualizzando anche che «con quell’espressione [fonti orali, n.d.r.] intenderò, inoltre, tanto le registrazioni audio quanto le interviste registrate in audiovisivo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="11.html#footnote-013">11</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Questa polarizzazione di partenza ha determinato nella definizione archivistica (e non solo!) di ‘fonte orale’ la fusione tra documento, unità informativa, e supporto (che, dal punto di vista archivistico, non può non essere inteso anche come unità conservativa o di condizionamento). Tale fusione va probabilmente indagata meglio nella storia degli studi delle discipline, compresa quella archivistica, che alle fonti orali fanno riferimento e non può essere esaurita in poche battute. Ci interessa, però, qui sottolineare ed evocare due elementi di ‘crisi’ legati all’assunto fondante di definizioni che si focalizzino, in senso distintivo, sul <hi rend="italic">medium </hi>della trasmissione del dato informativo (piuttosto, per esempio, che sulle modalità di costituzione del dato stesso). </p><p rend="text">Il primo elemento critico che voglio evidenziare è l’inefficacia stessa della definizione, con bassissima capacità individuativa in una elencazione ‘tassonomica’ della produzione culturale affidata a supporto audio visivo:</p><p rend="quotation_b">Sotto l’aspetto fisico, dunque, la fonte orale rientra nel più vasto ambito delle registrazioni sonore e degli audiovisivi […]. Sotto l’aspetto concettuale invece la fonte orale – in considerazione del suo processo di formazione – mantiene delle caratteristiche proprie, ancorché non univocamente codificate, che ne fanno una tipologia distinta, e a sua volta passibile di ulteriori articolazioni, nel più generale quadro delle fonti sonore e audiovisive di cui è necessario tener conto ai fini di un’adeguata descrizione. […] Sotto l’aspetto della descrizione, infine, le fonti orali si pongono in termini diversi rispetto alle fonti musicali, ai prodotti di editoria multimediale, ai documentari o ai film a soggetto o ai programmi televisivi, i quali inoltre si distinguono in una pluralità di prodotti di natura differenziata (telegiornali, dibattiti, varietà, film, inchieste, pubblicità eccetera). Nell’ambito di questa varia e articolata tipologia l’attenzione degli archivisti si focalizza sulla conservazione di quei prodotti che presentano caratteri assimilabili a quelli delle fonti documentarie<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="11.html#footnote-012">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Come si evince dalla definizione qui in analisi alcuni degli oggetti elencati (come i film, la produzione musicale registrata, le opere teatrali registrate – tutti oggetti che sono tradizionalmente sottoposti a un diverso ambito descrittivo, quello bibliografico poiché solitamente non concorrono alla formazione di un archivio ma fanno parte di una collezione) non sono definibili ‘fonti orali’ poiché queste nascono, come la stessa Carucci suggerisce, con precise caratteristiche di contesto, (caratteristiche tali da renderle, come vedremo, assimilabili alle altre fonti documentarie che formano un archivio).</p><p rend="text">Il secondo elemento critico è, rispetto alla definizione di fonte orale imperniata sull’opposizione ‘scritto <hi rend="italic">versus </hi>sonoro/audiovisivo’, la valutazione dei documenti di trascrizione della registrazione o, di riflesso e complementariamente, la valutazione di fonti orali che si presentino in documenti scritti: sono o non sono ‘fonti orali’? Per i linguisti e gli antropologi la trascrizione <hi >è stata a lungo considerata </hi>una fonte orale: su queste trascrizioni sono nate e si sono fondate metodologicamente tali discipline e a queste hanno fatto riferimento come ‘fonti orali’ almeno fino all’invenzione e alla diffusione dell’uso di apparecchiature di registrazione della voce e dell’immagine nelle ricerche etnologiche e linguistiche di rilievo sul campo. Un caso simile, d’altra parte, si registra proprio nell’archivio di Gino Cerrito, dove le interviste da lui condotte ai sopravvissuti alla Guerra di Spagna si presentano esclusivamente in forma di trascrizione (cfr. elenco di consistenza attuale; esse possono essere individuate nella serie «Guerra civile spagnola<hi >», alle unità 7 e alle unità 2-3).</hi></p><p rend="text">Occorre, quindi, sottrarre la definizione di ‘fonte orale’ alla descrizione del suo <hi rend="italic">medium</hi> in modo tale da riuscire a individuarla nella sua condizione di fonte documentaria, di documento, di contenuto informativo costituitosi in un determinato momento e in rapporto alle condizioni e necessità di formazione.</p><p rend="text">Occorre quindi riconoscere alle fonti orali la loro piena dimensione documentale e archivistica, intendendo per ‘documento’ la</p><p rend="quotation_b">rappresentazione di un atto o fatto memorizzata su un supporto di qualunque natura, comunque formata o acquisita da un soggetto produttore nel corso della sua attività e conservata da una persona fisica o da una persona giuridica per proprio o altrui riferimento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="11.html#footnote-011">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Tale definizione, che definisce il documento in riferimento alle attività nell’ambito delle quali si produce e in riferimento allo scopo, si riscontra anche in legislatura: si veda, tra le altre, quella fornita nelle recenti <hi rend="italic">Regole deontologiche per il trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse o per scopi di ricerca storica </hi>pubblicate in ottemperanza al recepimento, in Italia, del Regolamento generale sulla protezione dei dati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="11.html#footnote-010">14</ref></hi></hi>, all’art. 2. c. 1. lett. <hi rend="italic">c</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="11.html#footnote-009">15</ref></hi></hi>, <hi rend="italic">Regole deontologiche per la ricerca storica </hi>art. 2 c.1, lett. C ove «documento» è «qualunque testimonianza scritta, orale o conservata su qualsiasi supporto che contenga dati personali».</p><p rend="text">La trattazione delle fonti orali come documenti ne determina necessariamente la collocazione in un contesto archivistico, intendendo per ‘archivio’ un</p><p rend="quotation_b">insieme di documenti formati (creati) e ricevuti da una persona fisica o giuridica come strumento e residuo della propria attività istituzionale, professionale o creativa e conservati per ‘riferimento’ proprio o pubblico (ovvero come fonte informativo-autoriale, n.d.r.)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="11.html#footnote-008">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nell’archivio, il documento si ordina naturalmente rispetto all’attività e si determina solo rispetto agli altri documenti: uno dei cardini fondanti l’epistemologia archivistica, e la sua metodologia, è la nozione di ‘vincolo archivistico’: il legame cioè che mette in relazione i documenti tra loro e con la prassi che organicamente li produce<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="11.html#footnote-007">17</ref></hi></hi>. Tale relazione è anche quel fattore indispensabile a determinare la possibilità che singoli oggetti e segmenti informativi siano individuabili, accessibili e autentici rispetto all’informazione che veicolano.</p><p rend="text">Il riconoscimento, quindi, alla fonte orale della sua piena dimensione documentaria è di fondamentale importanza anche per le altre discipline: in primo luogo, il trattamento archivistico delle fonti orali permette la restituzione del contesto esecutivo in cui la fonte orale è stata formata collocandola al contempo e con chiarezza all’interno di una determinata operazione scientifica (di gruppo, personale, istituzionale o meno, etc.), dando risposta a quella necessità di contesto richiesta agli studiosi per la piena utilizzabilità delle fonti orali in senso transdisciplinare. In secondo luogo, la dimensione archivistica rafforza la percezione che ‘testimonianze raccolte su banda magnetica in forma di voce’, per parafrasare l’antropologo Pietro Clemente<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="11.html#footnote-006">18</ref></hi></hi>, non siano mai più percepite come uno strumento di lavoro interno ad uso momentaneo e strumentale: non raramente in passato, visti anche i costi dei supporti, i ricercatori (o persino organizzazioni, come la Oral History Research della Columbia University) hanno cancellato le registrazioni conservandone solo la trascrizione, invertendo il rapporto valoriale tra originale e copia. Se non venissero più percepite come momentanee e strumentali (o come intima proprietà del ricercatore) tali testimonianze non verrebbero sottratte alla dimensione di fonte documentaria che esse assumono solo rispetto agli altri documenti con cui si costituiscono in archivio: si porrebbe fine in questo modo alla prassi di custodire le sole registrazioni in collezioni tipologiche avulse dal contesto di produzione, con condannabili operazioni di smembramento dell’archivio in cui si collocavano. La dimensione archivistica, infine, rende possibile un’efficace e necessaria descrizione delle fonti orali nelle caratteristiche formali in cui si concretano che, come abbiamo visto, sono estravaganti, andando a sottolineare, in che modo (<hi rend="italic">medium</hi>) una determinata informazione si concretizza e si trasmette: se in un documento scritto, documento scritto-illustrato, documento sonoro, documento cinetico filmico o, più probabilmente, in un insieme di essi.</p><p rend="h2">3. Il trattamento archivistico delle fonti orali negli archivi di persona</p><p rend="text">Il trattamento archivistico delle fonti orali prevede in linea generale, e a prescindere dal tipo di soggetto produttore, quattro momenti, non necessariamente da collocarsi in ordine consequenziale: digitalizzazione e creazione di copie conservative; individuazione delle unità informative e delle unità documentarie; ricollocazione delle unità nel contesto di produzione e/o contesto archivistico; comunicazione e diffusione. </p><p rend="h3">3.1 Digitalizzazione</p><p rend="text">L’operazione di digitalizzazione (di documenti sonori e audiovisivi in particolare, ma non solo) ha un duplice obiettivo: la salvaguardia degli originali e una loro migliore fruizione. Nel caso della documentazione su supporto sonoro o audiovisivo, questa operazione è stata considerata (e lo è tuttora) un passaggio fondamentale per numerosi motivi di natura conservativa:</p><p rend="text_list">a.	le fonti orali sono il più delle volte veicolate (se non primariamente individuate in) supporti a mediazione indiretta caratterizzati da alta fragilità: diversamente dalla carta, tali supporti per essere fruiti hanno bisogno di uno strumento di mediazione, di lettura. Tali strumenti, come i supporti, sono a forte rischio di obsolescenza: non di rado accade che non siano facilmente reperibili o che, anche laddove si accompagnino alla documentazione stessa, non siano più funzionanti o, persino, non si sappia bene come farli funzionare;</p><p rend="text_list">b.	ogni volta che un documento di questo genere viene fruito subisce uno stress che ne limita l’aspettativa di vita;</p><p rend="text_list">c.	tali documenti si presentano su supporti maggiormente sensibili alle condizioni ambientali rispetto a quelli tradizionali come carta e pergamena.</p><p rend="text">Questa documentazione, pertanto, va sicuramente dotata di ‘copie conservative in formato digitale’, copie, cioè, che presentano determinate caratteristiche: altissima qualità dei file di arrivo; <hi rend="italic">report</hi> delle lavorazioni eseguite per produrre il file finale; riproduzione fotografica dei supporti; <hi rend="italic">matching</hi> tra supporti originali e copie; restauro e messa in sicurezza degli originali; messa in sicurezza su server locali e/o <hi rend="italic">cloud </hi>delle copie conservative con standard di conservazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="11.html#footnote-005">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">A questi motivi si deve aggiungere la necessità del trattamento archivistico della documentazione sonora, e delle fonti orali in generale: su uno stesso supporto ci possono essere unità informative profondamente diverse e unità documentali che costituiscono la stessa fonte orale possono presentarsi su supporti diversi.</p><p rend="text">Si prenda il caso di un ricercatore e musicista come Caterina Bueno: sulla stessa bobina convivono registrazioni di stornelli e registrazioni di produzioni della stessa Caterina in sala; su diverse bobine, invece, possiamo ritrovare due registrazioni riconducibili allo stesso evento comunicativo, come la continuazione di uno stesso stornello eseguito dallo stesso cantore nello stesso giorno ora e minuto nella coda di una bobina diversa. La digitalizzazione permette oggi la possibilità di distinguere anche fisicamente, attraverso la copia e la definizione in un autonomo file,<hi rend="italic"> </hi>l’unità informativo- documentale dall’unità di condizionamento (che dovrebbe coincidere con l’unità conservativa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="11.html#footnote-004">20</ref></hi></hi>), permettendo la ri-costituzione della effettiva sequenza di produzione delle registrazioni all’interno dell’archivio non solo attraverso il trattamento logico in inventario, ma anche attraverso il trattamento fisico del suono. Tali copie, pertanto, saranno quelle accessibili ai fruitori: esse avranno piena contestualizzazione all’interno dell’archivio e in relazione alla produzione documentaria di riferimento. Esse, come detto, manterranno sempre il legame con la copia conservativa e, di conseguenza, con l’eventuale supporto (e documento) fisico originale da cui sono tratte.</p><p rend="h3">3.2 Individuazione delle unità informativo-documentarie</p><p rend="text">I documenti, come detto, devono essere individuati in riferimento all’unità di tempo e luogo e devono essere corredati da un set di elementi descrittivi minimi costituito da identificativo univoco definito in relazione all’intero complesso documentario di riferimento (la ‘segnatura archivistica’), datazione, autore, il nome dell’intervistatore, nel caso in cui è diverso dall’autore, il/gli intervistati, tipo di supporto, oggetto (da ricondurre a eventuali questionari e tematismi individuati in base alla metodologia adottata dal progetto/lavoro in cui il documento si produce).</p><p rend="text">Il documento così individuato e descritto dovrà essere archivisticamente collegato (attraverso collocazione e denominazione) a tutti gli altri documenti prodotti durante lo stesso evento comunicativo determinando l’individuazione dell’unità archivistica o «fascicolo» che corrisponderà, nell’insieme delle forme documentarie prodotte, alla fonte orale di tipo antropologico, linguistico e storico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="11.html#footnote-003">21</ref></hi></hi>. Tale fascicolo, infine, andrà collocato nell’ordine riferito alle attività che hanno determinato e definito la produzione delle fonti orali e della documentazione in generale: si individueranno, quindi, le serie in cui utilmente collocare i fascicoli, definendo chiaramente la metodologia e i criteri seguiti per l’individuazione (a meno che non ci si trovi davanti a un caso rarissimo – se non unico! – di archivio già consapevolmente ordinato e definito dall’autore stesso, durante la sua attività o a valle).</p><p rend="text">L’archivio così prodotto sarà quindi dotato dei cosiddetti ‘apparati di corredo’: indice dei nomi, riferito a un database standardizzato di biografie dei testimoni e degli intervistatori, indice dei luoghi, indice degli argomenti o <hi rend="italic">thesauro</hi>, bibliografia.</p><p rend="text">Gli elementi descrittivi dell’archivio andranno individuati e forniti in base agli standard archivistici nazionali e internazionali e sui quali non mi soffermo qui<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="11.html#footnote-002">22</ref></hi></hi>. Evidenzierei, però, le conseguenze di natura descrittiva della natura interdisciplinare delle fonti orali e in particolare che i documenti audio e audiovisivi sono stati lungamente oggetto di catalogazione nell’ambito delle mediateche e, quindi, in ambito bibliografico. Lo stesso Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi ha assunto lo standard UNIMARC per la loro descrizione, così come il set di metadati Dublin Core è quello individuato preferenzialmente nella struttura del portale <hi rend="italic">Ti racconto la storia</hi> per la descrizione degli oggetti digitali collegati. Il documento audio e audiovisivo appare, quindi, come una zona frontaliera al trattamento catalografico e inventariale dove potrebbe essere opportuno sperimentare, nell’incontro, le diverse tradizioni descrittive, come peraltro richiesto dalla direzione inaugurata prima con FRBR e quindi con i nuovi modelli descrittivi sia di ambito bibliografico che archivistico: sia il modello <hi rend="italic">Records in Contexts</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="11.html#footnote-001">23</ref></hi></hi> per gli archivi sia quello nato in ambito bibliografico delle <hi rend="italic">Resource Description and Access</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="11.html#footnote-000">24</ref></hi></hi> per le biblioteche mirano alla alta granularità interoperata delle descrizioni delle risorse a prescindere dalla loro natura.</p><p rend="text">Un elemento di standardizzazione potrebbe/dovrebbe essere, vista la tipologia di fonti, anche quello relativo ai tematismi: <hi rend="italic">thesauri</hi> che presentino una base terminologica modellata in XML/SKOS – cioè che possa essere interoperata nel web semantico – come il <hi rend="italic">thesaurus</hi> multidisciplinare sviluppato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze nell’ambito del Nuovo soggettario – sarebbero funzionali alla creazione di sistemi precoordinati (i cataloghi per soggetto) e di strumenti di ricerca post-coordinata che fanno uso dei soli descrittori per marcare i documenti con parole chiave, raccordandosi tanto ai record descrittivi quanto agli oggetti digitali descritti.</p><p rend="h3">3.3 L’accessibilità delle fonti orali</p><p rend="text">Infine, creato l’archivio occorre che siano rispettate le regole per l’accesso alle fonti, tra le quali, come si è visto fin qui, rientrano anche le fonti orali: è del 15 gennaio 2019 la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera n. 513/2018 del Garante della privacy con la quale, recependo il d.lgs. 101 del 10 agosto 2018 <hi rend="italic">Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al regolamento relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali</hi> (il famoso GDPR 679/2016), il Garante aggiorna le <hi rend="italic">Regole deontologiche per il trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse o per scopi di ricerca storica</hi>.</p><p rend="text">Rispetto alla materia qui d’interesse, il decreto legislativo del 2018 disponeva che il Garante formulasse una serie di regole che andassero ad emendare il <hi rend="italic">Codice di deontologia e di buona condotta per la ricerca storica</hi> laddove esso fosse risultato incompatibile con il dettato del Regolamento europeo del 2016.</p><p rend="text">Tra le disposizioni ritenute incompatibili dal Garante, e che sono quindi annullate, troviamo proprio quella riferita alle fonti orali (art. 8 del vecchio<hi rend="italic"> Codice di deontologia</hi>) che consentiva al titolare del trattamento dei dati di fornire un’informativa semplificata in caso di trattamento di fonti orali. Parimenti è stato reputato non conforme l’art. 11 c. 5, che prevedeva l’esonero all’obbligo di fornire l’informativa agli interessati nei casi di raccolta di dati personali presso soggetti terzi, quando ciò fosse risultato impossibile o avesse comportato uno sforzo sproporzionato.</p><p rend="text">In base all’attuale disciplina, pertanto, rispetto alla documentazione raccolta, chi raccoglie i dati deve avere dall’interessato il consenso informato, consenso che può essere sottoscritto o reso in registrazione.</p><p rend="text">Nel caso in cui la documentazione (anche sonora o audiovisiva) sia data a un terzo, invece, il terzo deve richiedere, al momento dell’acquisizione, dichiarazione scritta, da parte dell’autore dell’intervista, di aver ottenuto il consenso al trattamento.</p><p rend="text">Anche nella disciplina attuale, infine, in conformità con il Regolamento europeo, è previsto che i dati personali trattati per scopi storici possano essere ulteriormente utilizzati per tali scopi, restando soggetti alla medesima disciplina (art. 3, c. 4).</p><p rend="text">L’accesso agli archivi pubblici resta pertanto regolamentato dal combinato del <hi rend="italic">Codice in materia di protezione dei dati personali</hi> (D.Lgs. 196/2003) così come emendato dal Garante (l’allegato <hi rend="italic">Codice deontologico per la ricerca storica </hi><hi >è praticamente sostituito dalle </hi><hi rend="italic">Regole </hi>sopra richiamate) e il <hi rend="italic">Codice dei beni culturali</hi> (D.Lgs. 42/2004) che pone eccezione all’accesso dei documenti negli archivi pubblici e negli archivi privati dichiarati solo ai documenti riservati, tra i quali rientrano, per gli archivi di Stato e gli archivi storici degli enti pubblici, i documenti dichiarati di carattere riservato ai sensi dell’articolo 125 del codice appena richiamato e relativi alla politica estera o interna dello Stato, che diventano consultabili cinquanta anni dopo la loro data; i documenti contenenti i dati sensibili nonché i dati relativi a provvedimenti di natura penale espressamente indicati dalla normativa in materia di trattamento dei dati personali, che diventano consultabili quaranta anni dopo la loro data. Il termine è di settanta anni se i dati sono idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare. Per i documenti contenenti dati sensibili, è possibile richiedere un accesso anticipato rispetto ai tempi previsti di consultabilità per comprovate esigenze, tra le quali quelle della ricerca storica. L’autorizzazione va richiesta al Ministero degli Interni presentando all’ente che conserva i documenti un progetto di ricerca che, in riferimento ai documenti riservati, ne illustri le finalità di ricerca e le modalità di diffusione, modalità che dovranno essere evidentemente rispettose delle prescrizioni contenute nell’art. 11 dell’allegato <hi rend="italic">Codice deontologico per la ricerca storica </hi>(diffusione dei dati personali per ricerca storica). L’autorizzazione è concessa previo parere del direttore dell’Archivio di Stato per gli archivi storici statali o della Soprintendenza archivistica competente sugli archivi storici degli enti pubblici territoriali. Tale documentazione può essere resa consultabile dall’archivista con le dovute cautele (anonimizzazione, pseudonimizzazione, estrazione di fascicoli, oscuramento delle parti utili a rivelare l’identit<hi >à)</hi>.</p><p rend="text">Al riguardo occorre richiamare l’attenzione sulla differenza, anche giuridica e richiamata proprio dal GDPR, tra ‘diffusione’ e ‘comunicazione’ dei dati personali. Per ‘diffusione’ si intende il dare conoscenza dei dati a soggetti indeterminati: si ha, per esempio, diffusione, quando si pubblicano online le fonti documentarie senza nessuna richiesta di identificazione e motivazione. La diffusione è pertanto in capo allo studioso o a colui che accede ai dati personali. Per ‘comunicazione’ dei dati personali, invece, si intende il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati diversi dall’interessato. La comunicazione, quindi, è in capo al responsabile dei dati personali.</p><p rend="text">Concludo, quindi, sintetizzando le proposte chiave di quanto esposto finora in riferimento al trattamento delle fonti orali negli archivi di persona:</p><p rend="text_list">1.	ordinamento in archivio dei documenti sonori, audiovisivi, di immagine e anche testo riconducibili alle fonti orali in riferimento all’ordinamento dato a tutti gli altri documenti, con il fine di mantenere e/o ottenere l’organica contestualizzazione delle fonti a prescindere dal supporto;</p><p rend="text_list">2.	descrizione normalizzata delle singole unità informative/archivistiche: è chiaro che il livello di granularità è, nel caso di un archivio del genere, alto, poiché occorre/è preferibile arrivare al singolo documento/unità informativa. Nel caso già sopra richiamato delle trascrizioni di Gino Cerrito, le interviste, già collocate in una determinata serie in base ai criteri di ordinamento individuati, andrebbero descritte almeno a livello di unità informativa e dotate di tutti i dati di contesto (trascritte da chi e da cosa, qual era il supporto originale, quale il luogo) nel caso che questi dati siano noti. Se, come pare ad una prima verifica delle carte, gli originali sono irreperibili, potrebbe essere opportuno digitalizzare i documenti e fornire una descrizione a livello di unità documentaria. In questo caso, andrebbero poi valutati in base alla dottrina sulla privacy. Ove possibile, e se necessario dopo questa valutazione, l’Università dovrebbe acquisire la liberatoria di cui all’art. 8, c.2 e, eventualmente si intendesse pubblicare copia dei documenti, acquisire la licenza d’uso da parte degli aventi diritto;</p><p rend="text_list">3.	collaborazione con le istituzioni deputate alla tenuta e alla valorizzazione degli archivi. Al riguardo vale forse la pena rammentare i caposaldi dell’amministrazione archivistica nel nostro Paese: gli archivi degli enti pubblici sono considerati beni culturali <hi rend="italic">ab origine</hi> e per questo sottoposti alle misure previste dal codice dei beni culturali in termini di tutela e valorizzazione; gli archivi privati cui sia riconosciuto notevole interesse storico con provvedimento emesso dalla competente Soprintendenza archivistica sono sottoposti agli stessi vincoli; i soggetti preposti alla tutela degli archivi statali sono gli Archivi di Stato di riferimento in cui opera l’organo periferico cui l’archivio appartiene; i soggetti preposti alla tutela degli archivi degli enti pubblici e degli archivi privati sottoposti a tutela con provvedimento di dichiarazione di interesse storico ex. art. 13 del D.Lgs. 42/2004 sono le Soprintendenze archivistiche e bibliografiche (lo stesso regime, infatti, è stato esteso dal 2014 alle biblioteche); la valorizzazione è materia regionale con coordinamento del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.</p><p rend="h2">Bibliografia </p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Archivi sonori</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Atti dei seminari di Vercelli (22 gennaio 1993), Bologna (22-23 settembre 1994), Milano (7 marzo 1995), Ministero per i beni e le attività culturali, Roma 1999.</p><p rend="bib_indx_bib">Bacchiddu E., <hi rend="italic">Fonti orali. Approcci e dialoghi tra antropologia e storia orale. Introduzione</hi>, «Lares», 78 (1-2), 2012, pp. 5-20. </p><p rend="bib_indx_bib">Barrera G. <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Fonti orali. Censimento degli istituti di conservazione</hi>, «Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato», 71, 1993.</p><p rend="bib_indx_bib">Bernardi B. <hi rend="italic">et al.</hi>, <hi rend="italic">Fonti orali: antropologia e storia</hi>, Franco Angeli, Milano 1978.</p><p rend="bib_indx_bib">Bertinetto P.M., Calamai S., <hi rend="italic">L’unità documentale negli archivi sonori</hi>, in C. Marazzini, L. Maconi (a cura di), <hi rend="italic">Atti del convegno Piazza delle lingue 2014: Italiano elettronico. Vocabolari, corpora, archivi testuali e sonori</hi>, Edizioni della Crusca, Firenze 2014, pp. 95-112.</p><p rend="bib_indx_bib">Cartosio B., <hi rend="italic">Storia orale e storia</hi>, Società di mutuo soccorso Ernesto de Martino, Venezia 2013, &lt;<ref target="https://smsdemartino.files.wordpress.com/2013/11/storia-orale-e-storia.pdf">https://smsdemartino.files.wordpress.com/2013/11/storia-orale-e-storia.pdf</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Carucci P., <hi rend="italic">Prefazione</hi> in G. Barrera <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Fonti orali. Censimento degli istituti di conservazione</hi>, «Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato», 71, 1993, pp. 13-23.</p><p rend="bib_indx_bib">Carucci P., Guercio M., <hi rend="italic">Manuale di archivistica</hi>, Carocci, Roma 2008.</p><p rend="bib_indx_bib">Cencetti G., <hi rend="italic">Il fondamento teorico della disciplina archivistica</hi>, «Archivi», 2 (6), 1939, pp. 7-13.</p><p rend="bib_indx_bib">Clemente P., <hi rend="italic">Voci su banda magnetica: problemi dell’analisi e della conservazione dei documenti orali. Note italiane</hi>, in <hi rend="italic">Gli archivi per la storia contemporanea. Organizzazione e fruizione</hi>, Atti del seminario di studi (Mondovì, 23-29 febbraio), Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma 1986, pp. 185-192.</p><p rend="bib_indx_bib">Contini G., <hi rend="italic">Le fonti orali e audiovisive</hi>, in C. Pavone (a cura di), <hi rend="italic">Storia d’Italia nel secolo ventesimo: strumenti e fonti, vol. III: le fonti documentarie</hi>, Ministero per i beni e le attività culturali. Dipartimento per i beni archivistici e librari. Direzione generale per gli archivi, Roma 2006, pp. 795-820.</p><p rend="bib_indx_bib">Cortelazzo M. <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">I dialetti italiani</hi>, UTET, Torino 2002.</p><p rend="bib_indx_bib">Duranti L., <hi rend="italic">Il documento archivistico</hi>, in L. Giuva, M. Guercio (a cura di), <hi rend="italic">Archivistica. Teorie, metodi e pratiche</hi>, Carocci, Roma 2014, p. 21.</p><p rend="bib_indx_bib">Giuva L., Guercio M. (a cura di), <hi rend="italic">Archivistica. Teorie, metodi e pratiche</hi>, Carocci, Roma 2014.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Gli archivi per la storia contemporanea. Organizzazione e fruizione. </hi>Atti del seminario di studi (Mondovì, 23-29 febbraio), Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma 1986.</p><p rend="bib_indx_bib">Jenkinson H., <hi rend="italic">A manual of archive administration including the problems of war archives and archive making</hi>, The Clarendon press, Oxford 1922.</p><p rend="bib_indx_bib">Garante della Privacy, <hi rend="italic">Regole deontologiche per il trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse o per scopi di ricerca storica pubblicate ai sensi dell’art. 20, comma 4, del d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101 – Delibera n. 513/2018, art. 2. c. 1. lett. c</hi>., Gazzetta Ufficiale, Serie Generale 12 gennaio 2019, &lt;<ref target="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/01/15/19A00178/sg">www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/01/15/19A00178/sg</ref> &gt; (02/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Leydi T. Telmon, <hi rend="italic">Documenti sonori e ragioni della ricerca</hi>, in <hi rend="italic">Archivi sonori</hi>. Atti dei seminari di Vercelli (22 gennaio 1993), Bologna (22-23 settembre 1994), Milano (7 marzo 1995), Ministero per i beni e le attività culturali, Roma 1999, pp. 17-34, pp. 17-34.</p><p rend="bib_indx_bib">Magnani F., <hi rend="italic">Le documentazioni audiovisive nelle schede di catalogo per i beni culturali demoetnoantropologici</hi>, in R. Tucci (a cura di), <hi rend="italic">Le voci, le opere, le cose. La catalogazione dei beni demoetnoantropologici</hi>, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Roma 2018, pp. 262-274.</p><p rend="bib_indx_bib">Marazzini C., Maconi L. (a cura di), <hi rend="italic">Atti del convegno Piazza delle lingue 2014: Italiano elettronico. Vocabolari, corpora, archivi testuali e sonori</hi>, Edizioni della Crusca, Firenze 2014.</p><p rend="bib_indx_bib">Matranga V., <hi rend="italic">Come si fa un’indagine dialettale sul campo</hi>, in Cortelazzo M. <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">I dialetti italiani</hi>, UTET, Torino 2002, pp. 64-80.</p><p rend="bib_indx_bib">Pavone C. (a cura di), <hi rend="italic">Storia d’Italia nel secolo ventesimo: strumenti e fonti, vol. III: le fonti documentarie</hi>, Ministero per i beni e le attività culturali. Dipartimento per i beni archivistici e librari. Direzione generale per gli archivi, Roma 2006.</p><p rend="bib_indx_bib">Piccardi D. <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Gli archivi sonori al crocevia tra scienze fonetiche, informatica umanistica e patrimonio digitale</hi>, «Studi AISV», 6, 2019.</p><p rend="bib_indx_bib">Portelli A., <hi rend="italic">Sulla diversità della storia orale</hi>, Aiso, 2014 &lt;<ref target="http://aisoitalia.org/wp-content/uploads/2014/04/Alessandro-Portelli-Storia-orale-un-lavoro-di-relazione.pdf">http://aisoitalia.org/wp-content/uploads/2014/04/Alessandro-Portelli-Storia-orale-un-lavoro-di-relazione.pdf</ref>&gt; (01/2021).</p><p rend="bib_indx_bib">Stamuli M.F., <hi rend="italic">Fonti orali, documenti e archivi: riflessioni e proposte per la nascita di un archivio vivo</hi>, in Piccardi D. <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Gli archivi sonori al crocevia tra scienze fonetiche, informatica umanistica e patrimonio digitale</hi>, «Studi AISV», 6, 2019, pp. 95-109.</p><p rend="bib_indx_bib">Stamuli M.F. <hi rend="italic">et al</hi>., <hi rend="italic">Un percorso condiviso per la redazione di un vademecum sulla conservazione, la descrizione, l’uso e il riuso delle fonti orali</hi>, «Sonorités. Questions de droit, d’<hi >éthiques et de terrain: qu</hi>’est-ce qui change dans les pratiques de recherche? Law, ethics and fieldwork: how are research practices changing?», in corso di stampa.</p><p rend="bib_indx_bib">Tucci R. (a cura di), <hi rend="italic">Le voci, le opere, le cose. La catalogazione dei beni demoetnoantropologici</hi>, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Roma 2018.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-023-backlink">1</ref></hi>	Questo contributo, presentato a chiusura dei lavori della giornata <hi rend="italic">Tramandare la memoria nel ‘900</hi>, si articola in tre parti: due di natura teorica, con una prima parte che riflette sul quadro disciplinare in cui si collocano le fonti orali e una seconda che abbozza l’intervento in questo quadro dell’archivistica con l’obiettivo di individuare una definizione di ‘fonte orale’ all’interno di questa disciplina; la terza, di natura metodologica, profila brevemente alcune ricadute che tali riflessioni potrebbero avere nel trattamento di un archivio di persona.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-022-backlink">2</ref></hi>	La bibliografia sulla problematica complessità delle fonti orali, del loro uso e riuso è sconfinata. Si riportano qui solo pochi riferimenti: la maggior parte è di ordine generale per le singole discipline, altri sono invece di ordine transdisciplinare. Fanno parte del primo tipo F. Magnani, <hi rend="italic">Le documentazioni audiovisive nelle schede di catalogo per i beni culturali demoetnoantropologici</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in R. Tucci (a cura di), <hi rend="italic">Le voci, le opere, le cose. La catalogazione dei beni demoetnoantropologici</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Roma 2018, pp. 262-274; E. Bacchiddu, <hi rend="italic">Fonti orali. Approcci e dialoghi tra antropologia e storia orale. Introduzione</hi>, «Lares», 78 (1-2), 2012, pp. 5-20; G. Contini, <hi rend="italic">Le fonti orali e audiovisive</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in C. Pavone (a cura di), <hi rend="italic">Storia d’Italia nel secolo ventesimo: strumenti e fonti, vol. III: le fonti documentarie</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Ministero per i beni e le attività culturali. Dipartimento per i beni archivistici e librari. Direzione generale per gli archivi, Roma 2006, pp. 795-820; V. Matranga, <hi rend="italic">Come si fa un’indagine dialettale sul campo</hi>, in M. Cortelazzo <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">I dialetti italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>UTET, Torino 2002, pp. 64-80; P. Carucci, <hi rend="italic">Prefazione</hi> in G. Barrera <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Fonti orali. Censimento degli istituti di conservazione</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato»,<hi rend="italic"> </hi>71, 1993, pp. 13-23. Si riferiscono, invece, al secondo R. Leydi, T. Telmon, <hi rend="italic">Documenti sonori e ragioni della ricerca</hi>, in <hi rend="italic">Archivi sonori: atti dei seminari di Vercelli (22 gennaio 1993), Bologna (22-23 settembre 1994), Milano (7 marzo 1995)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Ministero per i beni e le attività culturali, Roma 1999, pp. 17-34; B. Bernardi <hi rend="italic">et al.</hi>,<hi rend="italic"> Fonti orali: antropologia e storia</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Franco Angeli, Milano 1978; B. Cartosio, <hi rend="italic">Storia orale e storia</hi>, Società di mutuo soccorso Ernesto de Martino, Venezia 2013, &lt;<ref target="https://smsdemartino.files.wordpress.com/2013/11/storia-orale-e-storia.pdf">https://smsdemartino.files.wordpress.com/2013/11/storia-orale-e-storia.pdf</ref>&gt; (02/2021); A. Portelli, <hi rend="italic">Sulla diversità della storia orale</hi>, Aiso, 2014, &lt;<ref target="http://aisoitalia.org/wp-content/uploads/2014/04/Alessandro-Portelli-Storia-orale-un-lavoro-di-relazione.pdf">http://aisoitalia.org/wp-content/uploads/2014/04/Alessandro-Portelli-Storia-orale-un-lavoro-di-relazione.pdf</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-021-backlink">3</ref></hi>	M.F. Stamuli, <hi rend="italic">Fonti orali, documenti e archivi: riflessioni e proposte per la nascita di un archivio vivo</hi>, in D. Piccardi <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Gli archivi sonori al crocevia tra scienze fonetiche, informatica umanistica e patrimonio digitale</hi>, «Studi AISV», 6, 2019, pp. 95-109.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-020-backlink">4</ref></hi>	Cfr. Carucci, <hi rend="italic">Prefazione</hi>, cit., p. 15.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-019-backlink">5</ref></hi>	Cfr. ivi, p. 17.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-018-backlink">6</ref></hi>	Cfr. ivi, p. 16.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-017-backlink">7</ref></hi>	Barrera <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Fonti orali. Censimento degli istituti di conservazione</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-016-backlink">8</ref></hi>	Cfr. Carucci, <hi rend="italic">Prefazione</hi>, cit., p. 18.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-015-backlink">9</ref></hi>	Cfr. ivi,<hi rend="italic"> </hi>p. 22.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-014-backlink">10</ref></hi>	Contini, <hi rend="italic">Le fonti orali e audiovisive</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-013-backlink">11</ref></hi>	Cfr. ivi,<hi rend="italic"> </hi>p. 799.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-012-backlink">12</ref></hi>	Cfr. Carucci, <hi rend="italic">Prefazione</hi>, cit., pp. 16-17.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-011-backlink">13</ref></hi>	Per la definizione di ‘documento’ qui usata si vedano H. Jenkinson, <hi rend="italic">A manual of archive administration including the problems of war archives and archive making</hi>, The Clarendon press, Oxford 1922 e P. Carucci, M. Guercio, <hi rend="italic">Manuale di archivistica</hi>, Carocci, Roma 2008.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-010-backlink">14</ref></hi>	In inglese <hi rend="italic">General Data Protection Regulation</hi>, ufficialmente <hi rend="italic">Regolamento (UE) n. 2016/679</hi>, in sigla RGPD o, con la sigla inglese,<hi rend="italic"> </hi>GDPR.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-009-backlink">15</ref></hi>	Garante della Privacy, <hi rend="italic">Regole deontologiche per il trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse o per scopi di ricerca storica</hi> <hi rend="italic">pubblicate ai sensi Dell’art. 20, comma 4, del d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101</hi> – Delibera n. 513/2018, art. 2. c. 1. lett. <hi rend="italic">c</hi>., Gazzetta Ufficiale, Serie Generale 12 gennaio 2019, &lt;<ref target="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/01/15/19A00178/sg">www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/01/15/19A00178/sg</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-008-backlink">16</ref></hi>	L. Duranti,<hi rend="italic"> Il documento archivistico</hi>, in L. Giuva, M. Guercio (a cura di), <hi rend="italic">Archivistica. Teorie, metodi e pratiche</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Carocci, Roma 2014, p. 21.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-007-backlink">17</ref></hi>	Si vedano in particolare Duranti, <hi rend="italic">Il documento archivistico</hi>, cit., p. 24, ove per ‘vincolo archivistico’ si intende «la relazione che ogni documento archivistico ha con i documenti archivistici che partecipano alla stessa attività e si accumulano nel corso delle funzioni del produttore» e, soprattutto, G. Cencetti, <hi rend="italic">Il fondamento teorico della disciplina archivistica</hi>, «Archivi», 2 (6), 1939, p. 7: «caratteristica originaria e necessaria del documento d’archivio, poiché è solo in relazione agli altri che il documento archivistico assume il suo specifico significato di cui, appunto, la relazione è parte».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-006-backlink">18</ref></hi>	P. Clemente, <hi rend="italic">Voci su banda magnetica: problemi dell’analisi e della conservazione dei documenti orali. Note italiane</hi>, in <hi rend="italic">Gli archivi per la storia contemporanea. Organizzazione e fruizione. </hi>Atti del seminario di studi, Mondovì, 23-29 febbraio,<hi rend="italic"> </hi>Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma 1986, pp. 185-192.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-005-backlink">19</ref></hi>	Per ulteriori approfondimenti su questi aspetti e sulle raccomandazioni del gruppo si veda: M.F. Stamuli <hi rend="italic">et al.</hi>, <hi rend="italic">Un percorso condiviso per la redazione di un vademecum sulla conservazione, la descrizione, l’uso e il riuso delle fonti orali</hi>,<hi rend="italic"> </hi><hi >«Sonorités. </hi><hi >Questions de droit, d’</hi><hi >éthiques et de terrain: qu</hi><hi >’est-ce qui change dans les pratiques de recherche? Law, ethics and fieldwork: how are research practices changing?</hi><hi >», </hi><hi >in corso di stampa.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-004-backlink">20</ref></hi>	Si veda <hi rend="italic">ibidem</hi>, ma soprattutto P.M. Bertinetto, S. Calamai, <hi rend="italic">L’unità documentale negli archivi sonori</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in C. Marazzini, L. Maconi (a cura di), <hi rend="italic">Atti del convegno Piazza delle lingue 2014: Italiano elettronico. Vocabolari, corpora, archivi testuali e sonori</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Edizioni della Crusca,<hi rend="italic"> </hi>Firenze 2014, pp. 95-112.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-003-backlink">21</ref></hi>	Al riguardo, molto utile è stata la riflessione interna al tavolo ‘Produzione e descrizione’ del già richiamato gruppo riunitosi per la produzione di un «Vademecum per le fonti orali» che propone, come unità di riferimento della fonte orale l’unità archivistica per eccellenza: il ‘fascicolo’, si veda M.F. Stamuli <hi rend="italic">et al</hi>.,<hi rend="italic"> Un percorso condiviso per la redazione di un vademecum sulla conservazione, la descrizione, l’uso e il riuso delle fonti orali</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-002-backlink">22</ref></hi>	Gli standard archivistici che sono ormai alla base dei principali software di inventariazione anche open source. Per una panoramica si vedano le pagine istituzionali dedicate agli standard dall’Istituto centrale per gli archivi, tra le quali, per esempio, ICAR, <hi rend="italic">Standard internazionali</hi>, &lt;<ref target="http://2.42.229.61/index.php?id=52">http://2.42.229.61/index.php?id=52</ref>&gt; (02/2021) e ICAR, <hi rend="italic">Standard SAN</hi>,<hi rend="italic"> </hi>&lt;<ref target="http://2.42.229.61/index.php?id=107">http://2.42.229.61/index.php?id=107</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-001-backlink">23</ref></hi>	<hi >Si veda International Council on Archives – Experts group on archival description, </hi><hi rend="italic" >Records in contexts. A conceptual model for archival description </hi><hi >– </hi><hi rend="italic" >Consultation Draft v0.2 (preview)</hi><hi >,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >2019, &lt;</hi><ref target="https://www.ica.org/sites/default/files/ric-cm-0.2_preview.pdf"><hi >https://www.ica.org/sites/default/files/ric-cm-0.2_preview.pdf</hi></ref><hi >&gt; (02/2021).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-000-backlink">24</ref></hi>	Si veda OCLC, <hi rend="italic">About RDA</hi>,<hi rend="italic"> </hi>&lt;<ref target="https://www.oclc.org/en/rda/about.htm">https://www.oclc.org/en/rda/about.htm</ref>&gt; (02/2021).</p>
      
      
      
      
      
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="32067">Archivi sonori, Atti dei seminari di Vercelli (22 gennaio 1993), Bologna (22-23 settembre 1994), Milano (7 marzo 1995), Ministero per i beni e le attivit&amp;#224; culturali, Roma 1999.</bibl>
          <bibl n="32068">Bacchiddu E., Fonti orali. Approcci e dialoghi tra antropologia e storia orale. Introduzione, &amp;#171;Lares&amp;#187;, 78 (1-2), 2012, pp. 5-20.</bibl>
          <bibl n="32069">Barrera G. et al. (a cura di), Fonti orali. Censimento degli istituti di conservazione, &amp;#171;Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato&amp;#187;, 71, 1993.</bibl>
          <bibl n="32070">Bernardi B. et al., Fonti orali: antropologia e storia, Franco Angeli, Milano 1978.</bibl>
          <bibl n="32071">Bertinetto P.M., Calamai S., L’unit&amp;#224; documentale negli archivi sonori, in C. Marazzini, L. Maconi (a cura di), Atti del convegno Piazza delle lingue 2014: Italiano elettronico. Vocabolari, corpora, archivi testuali e sonori, Edizioni della Crusca, Firenze 2014, pp. 95-112.</bibl>
          <bibl n="32072">Cartosio B., Storia orale e storia, Societ&amp;#224; di mutuo soccorso Ernesto de Martino, Venezia 2013, &amp;lt;https://smsdemartino.files.wordpress.com/2013/11/storia-orale-e-storia.pdf&amp;gt; (02/2021).</bibl>
          <bibl n="32073">Carucci P., Prefazione in G. Barrera et al. (a cura di), Fonti orali. Censimento degli istituti di conservazione, &amp;#171;Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato&amp;#187;, 71, 1993, pp. 13-23.</bibl>
          <bibl n="32074">Carucci P., Guercio M., Manuale di archivistica, Carocci, Roma 2008.</bibl>
          <bibl n="32075">Cencetti G., Il fondamento teorico della disciplina archivistica, &amp;#171;Archivi&amp;#187;, 2 (6), 1939, pp. 7-13.</bibl>
          <bibl n="32076">Clemente P., Voci su banda magnetica: problemi dell’analisi e della conservazione dei documenti orali. Note italiane, in Gli archivi per la storia contemporanea. Organizzazione e fruizione, Atti del seminario di studi (Mondov&amp;#236;, 23-29 febbraio), Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma 1986, pp. 185-192.</bibl>
          <bibl n="32077">Contini G., Le fonti orali e audiovisive, in C. Pavone (a cura di), Storia d’Italia nel secolo ventesimo: strumenti e fonti, vol. III: le fonti documentarie, Ministero per i beni e le attivit&amp;#224; culturali. Dipartimento per i beni archivistici e librari. Direzione generale per gli archivi, Roma 2006, pp. 795-820.</bibl>
          <bibl n="32078">Cortelazzo M. et al. (a cura di), I dialetti italiani, UTET, Torino 2002.</bibl>
          <bibl n="32079">Duranti L., Il documento archivistico, in L. Giuva, M. Guercio (a cura di), Archivistica. Teorie, metodi e pratiche, Carocci, Roma 2014, p. 21.</bibl>
          <bibl n="32080">Giuva L., Guercio M. (a cura di), Archivistica. Teorie, metodi e pratiche, Carocci, Roma 2014.</bibl>
          <bibl n="32081">Gli archivi per la storia contemporanea. Organizzazione e fruizione. Atti del seminario di studi (Mondov&amp;#236;, 23-29 febbraio), Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma 1986.</bibl>
          <bibl n="32082">Jenkinson H., A manual of archive administration including the problems of war archives and archive making, The Clarendon press, Oxford 1922.</bibl>
          <bibl n="32083">Garante della Privacy, Regole deontologiche per il trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse o per scopi di ricerca storica pubblicate ai sensi dell’art. 20, comma 4, del d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101 – Delibera n. 513/2018, art. 2. c. 1. lett. c., Gazzetta Ufficiale, Serie Generale 12 gennaio 2019, &amp;lt;www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/01/15/19A00178/sg &amp;gt; (02/2021).</bibl>
          <bibl n="32084">Leydi T. Telmon, Documenti sonori e ragioni della ricerca, in Archivi sonori. Atti dei seminari di Vercelli (22 gennaio 1993), Bologna (22-23 settembre 1994), Milano (7 marzo 1995), Ministero per i beni e le attivit&amp;#224; culturali, Roma 1999, pp. 17-34, pp. 17-34.</bibl>
          <bibl n="32085">Magnani F., Le documentazioni audiovisive nelle schede di catalogo per i beni culturali demoetnoantropologici, in R. Tucci (a cura di), Le voci, le opere, le cose. La catalogazione dei beni demoetnoantropologici, Ministero dei beni e delle attivit&amp;#224; culturali e del turismo, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Roma 2018, pp. 262-274.</bibl>
          <bibl n="32086">Marazzini C., Maconi L. (a cura di), Atti del convegno Piazza delle lingue 2014: Italiano elettronico. Vocabolari, corpora, archivi testuali e sonori, Edizioni della Crusca, Firenze 2014.</bibl>
          <bibl n="32087">Matranga V., Come si fa un’indagine dialettale sul campo, in Cortelazzo M. et al. (a cura di), I dialetti italiani, UTET, Torino 2002, pp. 64-80.</bibl>
          <bibl n="32088">Pavone C. (a cura di), Storia d’Italia nel secolo ventesimo: strumenti e fonti, vol. III: le fonti documentarie, Ministero per i beni e le attivit&amp;#224; culturali. Dipartimento per i beni archivistici e librari. Direzione generale per gli archivi, Roma 2006.</bibl>
          <bibl n="32089">Piccardi D. et al. (a cura di), Gli archivi sonori al crocevia tra scienze fonetiche, informatica umanistica e patrimonio digitale, &amp;#171;Studi AISV&amp;#187;, 6, 2019.</bibl>
          <bibl n="32090">Portelli A., Sulla diversit&amp;#224; della storia orale, Aiso, 2014 &amp;lt;http://aisoitalia.org/wp-content/uploads/2014/04/Alessandro-Portelli-Storia-orale-un-lavoro-di-relazione.pdf&amp;gt; (01/2021).</bibl>
          <bibl n="32091">Stamuli M.F., Fonti orali, documenti e archivi: riflessioni e proposte per la nascita di un archivio vivo, in Piccardi D. et al. (a cura di), Gli archivi sonori al crocevia tra scienze fonetiche, informatica umanistica e patrimonio digitale, &amp;#171;Studi AISV&amp;#187;, 6, 2019, pp. 95-109.</bibl>
          <bibl n="32092">Stamuli M.F. et al., Un percorso condiviso per la redazione di un vademecum sulla conservazione, la descrizione, l’uso e il riuso delle fonti orali, &amp;#171;Sonorit&amp;#233;s. Questions de droit, d’&amp;#233;thiques et de terrain: qu’est-ce qui change dans les pratiques de recherche? Law, ethics and fieldwork: how are research practices changing?&amp;#187;, in corso di stampa.</bibl>
          <bibl n="32093">Tucci R. (a cura di), Le voci, le opere, le cose. La catalogazione dei beni demoetnoantropologici, Ministero dei beni e delle attivit&amp;#224; culturali e del turismo, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Roma 2018.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>