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        <title type="main" level="a">La presenza del martire Miniato nelle dedicazioni toscane: alcune occorrenze</title>
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            <forename>Isabella</forename>
            <surname>Gagliardi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>La Basilica di San Miniato al Monte di Firenze (1018-2018)</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-295-9</idno>) by </resp>
          <name>Francesco Salvestrini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.04</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>The article examines the dedications to San Miniato martyr in the Tuscan area during the Middle Ages. On the basis of the specific literature, while not excluding that other titles may be recovered from specific studies on territories in the future time, it is hypothesized that in the dioceses of Fiesole, Florence and Pistoia the preservation of these titles is linked to the presence of the Vallombrosan monks who, since the origins of their Order, were linked to the memory of the ancient Christian martyr.</p>
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            <item>Dedications to the martyr Minias</item>
            <item>Tuscany</item>
            <item>local churches</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.04<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.04" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">La presenza del martire Miniato nelle dedicazioni toscane: alcune occorrenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="04.html#footnote-036">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author">Isabella Gagliardi</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Sommario</hi>: L’articolo prende in esame le dedicazioni a San Miniato presenti in area toscana nel periodo medievale. Sulla scorta della letteratura specifica, pur non escludendo che altre intitolazioni possano in futuro essere recuperate da studi puntuali sul territorio, si ipotizza che nelle diocesi di Fiesole, Firenze e Pistoia la conservazione di tali appellativi sia collegata alla presenza dei monaci vallombrosani che, fin dai primordi dell’Ordine, si erano legati alla memoria dell’antico martire cristiano. </p><p rend="text">Chi era il martire che, dall’alto del suo colle più prossimo, era chiamato a proteggere Firenze? Si trattava di Miniato, ucciso a metà del III secolo – si diceva – sul monte fiorentino, denominato anche Monte del Re perché possesso del sovrano longobardo, e venerato già a partire dal IV secolo. Si racconta che Miniato fosse un nobile o addirittura un principe armeno, oppure un soldato, oppure ancora – stando ad alcune versioni della sua vita – un mercante che si convertì al cristianesimo all’epoca dell’imperatore Decio. Secondo la narrazione, molto tardiva, del cronista fiorentino Giovanni Villani (1280-1348), egli era il primogenito del re di Armenia, che si era allontanato dalla propria patria per andare a Roma, città apostolica, in devoto pellegrinaggio, mirando ad ottenere la remissione dei propri peccati. Dalla città eterna, poi, si era diretto verso Firenze, e aveva deciso di fare penitenza sostando nella selva detta di Arisbotto o di Elisbot, che ricopriva una buona parte del Monte del Re, dove avevano trovato rifugio i primi vescovi cittadini e numerosi cristiani. </p><p rend="text">L’imperatore Decio, appena seppe che il principe si era convertito alla nuova fede e abitava nel bosco, lo fece catturare e cercò di blandirlo con doni e promesse affinché rinnegasse Cristo. Miniato non si perse d’animo e continuò a rimanere saldo nel suo credo. Non abiurò neppure quando il sovrano lo fece torturare molto crudelmente, finché non decise di farlo decapitare. Gli fu tagliata la testa in un luogo detto la ‘Croce del Borgo’ (o ‘Croce al Gorgo’, per il formarsi in quel punto di alcuni mulinelli nel corso dell’Arno; toponimo attestato almeno dal 1007)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="04.html#footnote-035">2</ref></hi></hi>, ma accadde un miracolo. Il martire prese con le mani la testa mozzata, l’appoggiò nuovamente sul collo, poi attraversò il fiume e infine salì sul Monte del Re, ove si trovava un piccolo oratorio intitolato a san Pietro Apostolo e dove giacevano i resti di molti martiri. Lì morì e fu sepolto dagli altri cristiani<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="04.html#footnote-034">3</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La tardiva rielaborazione del Villani compendia e fonde leggende diverse, composte in un arco di tempo esteso dal VI all’XI secolo e finalizzate a dare un’identità ad un martire di cui, in definitiva, si sapeva ben poco, se non che quel nome (<hi rend="italic">Mineas</hi> o <hi rend="italic">Minyas</hi>) di sicuro non era né di origine greca né latina, piuttosto armena o siriaca, o comunque levantina. </p><p rend="text">La cancelleria di Carlo Magno nel 786 produceva una pergamena in cui si accennava alla basilica del martire di Cristo Miniato a Firenze, chiesa nella quale riposava il suo corpo venerabile. Il culto a Miniato era senz’altro precedente rispetto a quella data, perché già tra 560 e 578 l’allora vescovo di Lucca Frediano era solito recarsi ogni anno a pregare sul sepolcro di Miniato a Firenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="04.html#footnote-033">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">«Se dicono il vero gli atti di S. Frediano vescovo di Lucca – si legge nelle <hi rend="italic">Antichità Toscane</hi> di Giovanni Lami – questo santo Vescovo, il quale viveva nel secolo VI, veniva ogni anno a visitare le Reliquie di San Miniato, che in questa Chiesa si veneravano»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="04.html#footnote-032">5</ref></hi></hi>. Il binomio Frediano – Miniato era destinato a riproporsi nella toponomastica urbana. A partire dal <hi rend="italic">burgo Sancti Frigdiani</hi> di Firenze, con la chiesa omonima ed eponima del santo lucchese, sarebbe stata elaborata una narrazione agiografica in cui ogni scheggia memoriale avrebbe trovato una sua collocazione. Frediano, infatti, recandosi a Firenze per onorare le reliquie di san Miniato, compì un nuovo miracolo fluviale – ragione per la quale fu eretta la chiesa di San Frediano – e prese l’abitudine di visitare la città a cadenze regolari, ospite della stirpe Bagnesi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="04.html#footnote-031">6</ref></hi></hi>. Fin qui arriva la ricostruzione dei fatti proposta dagli eruditi dei secoli XVIII e XIX e, più precisamente, da Giovanni Lami e da Giuseppe Richa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="04.html#footnote-030">7</ref></hi></hi>. Alla loro acribia e, più tardi, a quella di Emanuele Repetti e Robert Davidsohn<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="04.html#footnote-029">8</ref></hi></hi>, si deve l’aver raccolto le tracce della presenza cultuale di Miniato in terra toscana, ed è dai loro lavori che attingo per recuperare almeno alcune delle intitolazioni al martire dal nome esotico. </p><p rend="text">Cercando, quindi, nelle carte digitalizzate dell’imperitura opera di Emanuele Repetti – il <hi rend="italic">Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana</hi>, oggi fruibile comodamente grazie alla base di dati ad accesso aperto e interrogabile in rete realizzata dagli archeologi dell’Università degli Studi di Siena (il <hi rend="italic">Repetti on line</hi>); da valutare, comunque, al netto di possibili errori e imprecisioni notoriamente insite in tale repertorio – si recuperano ben diciannove toponimi, fra cui quindici denominazioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="04.html#footnote-028">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Prima fra tutte, per occorrenze, spicca la menzione di San Miniato oggi in provincia di Pisa. Un’erudita tradizione di studi locali, dall’epoca di Giovanni Lami (1758) fino a tempi recenti, aveva identificato nella pergamena datata 15 gennaio 783 e sottoscritta dal vescovo di Lucca Giovanni la più antica testimonianza della sua esistenza. Si trattava della conferma elargita al chierico Autchis di un oratorio dedicato al martire Miniato posto in un luogo identificato con il toponimo di <hi rend="italic">Quarto</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="04.html#footnote-027">10</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> Nel 1995 Chris Wickham evidenziava l’esistenza di un luogo di nome Quarto nella piana lucchese, un sito corrispondente agli immediati dintorni dell’attuale Capannori, che distava circa quattro miglia da Lucca, dov’erano presenti beni del presule lucchese<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="04.html#footnote-026">11</ref></hi></hi>. Marco Stoffella e Paolo Tomei, successivamente, hanno approfondito la questione, secando ogni legame tra la <hi rend="italic">cartula confirmationis</hi> del 783 e San Miniato in provincia di Pisa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="04.html#footnote-025">12</ref></hi></hi>. Di fatto, quindi, la chiesa dedicata a Miniato di cui il vescovo disponeva nel 783 avrebbe dovuto trovarsi almeno a trenta chilometri da San Miniato, presso l’odierna Capannori.</p><p rend="text">Nell’VIII secolo, infatti, secondo la ricostruzione operata da Wickham, entro sei miglia dalla città di Lucca, vi erano l’insediamento di <hi rend="italic">Quarto</hi> e quello di <hi rend="italic">Rocta</hi>, tanto vicini da risultare pressoché indistinguibili, tant’è che avrebbero finito per dar vita ad un’unica località. A <hi rend="italic">Rocta</hi> era testimoniata una chiesa dedicata a San Quirico, e quest’ultima intitolazione avrebbe finito per causare la scomparsa – secondo la spiegazione avanzata da Tomei – della chiesa intitolata a San Miniato a seguito della fusione dei due centri abitati. Facendo dunque eccezione all’usuale prassi della conservazione delle intitolazioni dopo la scomparsa degli edifici di culto, prassi che prevedeva l’accorpamento della dedicazione del sito ‘fagocitato’ in quella del sito per così dire ‘fagocitante’ (come avvenne dal XIII secolo anche per la chiesa primaziale della stessa San Miniato, che mutuò il titolo della scomparsa pieve di San Genesio, risultando quindi dedicata a Santa Maria e San Genesio)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="04.html#footnote-024">13</ref></hi></hi>, a <hi rend="italic">Quarto-Rocta</hi> sarebbe stato obliterato ogni riferimento al martire, che poi riapparve, circa un secolo e mezzo più tardi, sul colle della San Miniato valdarnese.</p><p rend="text">Di quest’apparizione, appunto, non restano tracce documentarie in grado di restituirne la genesi in maniera sicura; piuttosto le fonti mostrano una chiesa già fondata e attiva, ma da chi fosse stata eretta e quando resta del tutto oscuro. L’eco dell’antichissima presenza di un sacello dedicato a Miniato sulla sommità del colle era ben presente nel XIII e nel XIV secolo – come ha sottolineato Francesco Salvestrini in un suo recente contributo – ai frati minori che si insediarono a San Miniato nel Duecento. Tale preesistente cappella situata ai margini del nucleo abitato e intitolata probabilmente al martire Miniato fu, infatti, ceduta ai medesimi dalle autorità municipali del luogo. Del resto gli statuti del comune sanminiatese del 1337 e quelli del 1357 stabilivano che la festa liturgica di san Miniato fosse celebrata proprio dai frati minori nella loro chiesa, perché a loro era stato attribuito il compito di onorare la memoria del martire. E, comunque, già negli anni Settanta del Duecento è attestata la tradizione secondo la quale i Francescani avevano costruito il proprio insediamento sull’oratorio di San Miniato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="04.html#footnote-023">14</ref></hi></hi>. Era stata proprio questa eco a persuadere gli ‘ingenui’ eruditi settecenteschi circa il fatto che la <hi rend="italic">cartula confirmationis</hi> del 783 si riferisse a San Miniato al Tedesco, così come numerosi altri studiosi successivi, i quali avevano accolto la versione tradizionale facendo aggio sul fatto che il toponimo Quarto, per quanto insolito, non fosse rigidamente attestato solo per i luoghi posti entro le quattro miglia rispetto ad un centro urbano o comunque maggiore, e sulla considerazione che la toponomastica e la topografia antiche della zona non risultano oggi completamente evidenti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="04.html#footnote-022">15</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Al netto, almeno per ora, della comparsa di nuove e rivoluzionarie <hi rend="italic">agudezas</hi> interpretative sulla scena delle storie locali e in assenza di ulteriori scoperte documentarie, sembra certo che esistesse in Valdarno di Sotto, tra IX e X secolo, una chiesetta dedicata a San Miniato, parte integrante di un insediamento di più ampie dimensioni e sottoposta alla già ricordata pieve di San Genesio a Vico Wallari, posta ai piedi del colle<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="04.html#footnote-021">16</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Grazie a due inventari di beni del vescovo di Lucca compilati tra la metà del IX secolo e i primi anni del X (l’<hi rend="italic">Inventarium Episcopatus</hi> e il <hi rend="italic">Breve de feora</hi> dell’890-900) veniamo a conoscenza del fatto che esisteva una sorta di grande azienda rurale situata nelle immediate vicinanze dell’oratorio. Si trattava di una fattoria fortificata, identificata come castello di San Miniato alla fine del X secolo e compresa in un’area che, in epoca successiva, sarebbe stata detta di Castelvecchio. In definitiva l’agionimo sarebbe passato dall’oratorio al castello, ossia all’insediamento <hi rend="italic">tout court</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="04.html#footnote-020">17</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> </p><p rend="text">Dati gli stretti legami esistenti tra la diocesi di Lucca e questo territorio, è assai probabile che il culto a Miniato fosse di derivazione lucchese come, del resto, argomenta Anna Benvenuti nel saggio che vede la stampa proprio in questo volume<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="04.html#footnote-019">18</ref></hi></hi>. L’intitolazione valdarnese, dunque, sembrerebbe proprio essere derivata dalla città del Volto Santo. Peraltro nella diocesi di Lucca è presente un’altra chiesa intitolata a san Miniato fin dal secolo VIII o IX: si tratta di un edificio ricordato da Gian Domenico Mansi nel <hi rend="italic">Diario sacro delle</hi> <hi rend="italic">chiese di Lucca</hi> e posto a Sesto. Fu fondata, scrive il Mansi, da un certo Autelmi, ma lo studioso non sa determinare se si trattasse di Sesto a Moriano o di Sesto di Padule<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="04.html#footnote-018">19</ref></hi></hi>; mentre Emanuele Repetti identifica il Sesto citato nei documenti dell’829 e dell’844 con Sesto di Moriano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="04.html#footnote-017">20</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Altre, più tardive, dedicazioni legate alle realtà ecclesiastiche di Firenze, di Fiesole e della diocesi di Pistoia sembrano dipendere interamente dal culto al martire praticato a Firenze e a Fiesole. È il caso, per esempio, del toponimo San Miniatello, attestato lungo la via pisana presso la gola della Gonfolina vicino a Capraia e Montelupo Fiorentino, dipendente dal titolo della chiesa locale. L’edificio parrocchiale è dedicato a San Miniato. Compreso nel piviere di Sant’Ippolito in Val di Pesa, questo compare nella copia datata 1026, aprile 16 di un atto risalente a due anni prima (atto citato da Giovanni Lami nei <hi rend="italic">Monumenta Ecclesiae Florentinae</hi> e ripubblicato da Luciana Mosiici) perché fu donato dal vescovo di Firenze Ildebrando al monastero di San Miniato al Monte sopra Firenze con tutte le sue pertinenze. Nel documento si legge che la chiesa era «in onore sancti Miniati, qui est posita prope fluvio Arno et prope loco qui dicitur Capraia»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="04.html#footnote-016">21</ref></hi></hi>. L’edificio parrocchiale era noto, nel XVIII secolo, anche per le virtù della sorgente d’acqua che si trovava nel suo «recinto» in quanto «giovevole in bevanda per le ostruzioni di viscere generate nell’aria di Maremma, ed in bagno per i mali cutanei degli uomini, e delle bestie, che tornano di Maremma»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="04.html#footnote-015">22</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Ancora in diocesi di Firenze, a Signa, è presente la chiesa di San Miniato. Esistente, secondo Giovanni Lami, già nell’XI secolo, è sicuramente attestata dalle decime del 1276<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="04.html#footnote-014">23</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La dedicazione al martire fiorentino torna poi a Rubbiana (o Robbiana) in Val d’Ema, diocesi di Fiesole, dove fin dal 1015 è documentata una pieve intitolata a San Miniato. La menzione di questa chiesa, fondata dai Buondelmonti, spunta tra i documenti della Badia chiantigiana di Passignano. Un’iscrizione presente nella chiesa celebra l’occasione della dedicazione avvenuta il 7 febbraio 1077 alla presenza del cardinale Pietro Igneo e del vescovo di Fiesole Guglielmo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="04.html#footnote-013">24</ref></hi></hi>. La pieve era pertinenza dei vescovi di Fiesole, come si evince chiaramente dai privilegi di Pasquale II (1104) e Alessandro III (1163)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="04.html#footnote-012">25</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Di poco posteriore è la chiesa di San Miniato nel piviere di Lobaco, ancora in diocesi di Fiesole, già in Alpiniano, menzionata nelle bolle del 1102 e 1103 concesse da papa Pasquale II, che confermò ai vescovi di Fiesole la pieve di Alpiniano con una sua succursale a San Miniato, poi detta di Pagnolle<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="04.html#footnote-011">26</ref></hi></hi>. Se rimaniamo all’interno della diocesi di Fiesole incontriamo anche altre dedicazioni omonime: San Miniato in Alpe, parrocchia che si trova sul Pratomagno, tra Vallombrosa e il passo della Consuma<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="04.html#footnote-010">27</ref></hi></hi>, e San Miniato a Montebonello in Val di Sieve. Quest’ultima chiesa, compresa nel piviere di Acone in diocesi di Firenze, all’epoca della sua più antica attestazione storica, vale a dire nel XII secolo, apparteneva al patrimonio della mensa episcopale fiesolana, come si evince da tre privilegi di Pasquale II e Anastasio IV, datati rispettivamente 1103, 1104 e 1153<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="04.html#footnote-009">28</ref></hi></hi>. E sono sempre i medesimi documenti ad attestare l’esistenza della chiesetta di San Miniato in Val di Scò, nel piviere di Santa Maria<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="04.html#footnote-008">29</ref></hi></hi>; mentre ancora in Val di Sieve, ma in Mugello, si rintraccia una dedicazione a Miniato a Turlaccio, prioria di Sant’Andrea a Camoggiano nel piviere di San Gavino Adimari<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="04.html#footnote-007">30</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">San Miniato è il titolare anche della parrocchia di Fonterutoli, anticamente in diocesi di Fiesole. Nel XII secolo, infatti, questo edificio era succursale della pieve di San Leonino in Conio e rimase di pertinenza del vescovo fiesolano fino al 1529, anno in cui passò sotto la giurisdizione dell’ordinario della diocesi di Colle. Nel 1177 Alessandro III ne concesse, con l’apposito privilegio, il giuspatronato ai vallombrosani di Passignano; e sembra che, almeno in epoca più antica, funzionasse da vero e proprio santuario<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="04.html#footnote-006">31</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il martire è dedicatario, poi, di un edificio sacro a Sicelle in Val di Pesa. Pare che il toponimo discenda dal fatto che qui esistevano sei celle abitate da uomini di Dio che vivevano in comune, forse canonici regolari, in un periodo imprecisato ma collocabile nell’XI secolo. Del resto l’attestazione più antica del toponimo è restituita dalla documentazione della badia di Passignano, in una pergamena rogata il 4 marzo 1078 a Sicelle, appunto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="04.html#footnote-005">32</ref></hi></hi>. L’edificio, di piccole dimensioni, era comunque sede di una parrocchia, cui nel 1781 fu accorpato il popolo di San Michele a Montecorboli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="04.html#footnote-004">33</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Presso Reggello è attestata un’altra chiesa intitolata al martire fiorentino, San Miniato in Poggio, posta lungo l’antica strada che collegava Pitiana e Pagiano. Documentata fin dal secolo XI, risultava quasi distrutta nel XV, tant’è che alcune sue parti, rimaste intatte, furono successivamente trasferite nell’omonima chiesa, già ricordata, di San Miniato in Alpe, riedificata nel 1787 dai monaci di Vallombrosa non lontano dal loro monastero. Qui sono custodite: una campana del 1297 proveniente da tale abbazia e un’altra trecentesca originariamente collocata nella chiesa di San Miniato in Poggio, entrambe appese nel campanile a vela<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="04.html#footnote-003">34</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">In diocesi di Pistoia, secondo quanto asserisce Giovanni Lami nei <hi rend="italic">Memorabilia</hi> della Chiesa fiorentina, si ricordano la chiesa di Popigliano, presso il monastero vallombrosano di Vaiano vicino a Prato, unita alla parrocchia di San Michele a Grisciuola nel 1584, e la chiesa di San Miniato in Calamecca, antico insediamento posto sulle montagne pistoiesi, pertinente alla pieve di Serra<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="04.html#footnote-002">35</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">L’impressione che si ricava è che all’interno dei territori diocesani di Fiesole, Firenze e Pistoia la conservazione delle intitolazioni a san Miniato possa essere in qualche modo collegata alla presenza (molto consistente in questi ambiti) dei religiosi vallombrosani e alla loro attività nei contesti rurali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="04.html#footnote-001">36</ref></hi></hi>; un dato che conferma il legame instauratosi fin dai primordi del monachesimo gualbertiano fra quest’ultimo e l’antico martire delle origini cristiane di Firenze e corrobora la constatazione per cui i ‘nuovi’ regolari non si mostrarono ostili all’istituto vescovile in quanto tale, o al monachesimo tradizionale nelle sue espressioni migliori, ma solo verso gli esponenti di tali istituzioni che si erano macchiati dell’imperdonabile peccato di simonia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="04.html#footnote-000">37</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib_tit ParaOverride-1">Fonti</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il Comune di Firenze, dal MCCCXCIV al MCCCCXXXIII</hi>,<hi rend="italic"> </hi>III <hi rend="italic">(1426-1433)</hi>, Per i tipi di M. 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Studi di Storia Medievale per Giovanni Cherubini</hi>, II, Salvietti&amp;Barabuffi Editori, Siena 2012, pp. 765-778. </p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">Le pergamene del convento di San Francesco a San Miniato al Tedesco. Una prima ricognizione storica</hi>, «Miscellanea Storica della Valdelsa», CXXV (2), 2019, pp. 19-40.</p><p rend="bib_indx_bib">Schneider F.,<hi rend="italic" > Reichsverwaltung in Toscana von der Gründung des Langobardenreichs bis zum Ausgang der Staufer (568-1268)</hi><hi >, I. </hi><hi rend="italic" >Die Grundlangen</hi><hi >, Loescher, Rom 1930.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Stoffella M., <hi rend="italic">Fuori e dentro le città. La Toscana occidentale e le sue élites (secoli VIII-XI)</hi>, tesi di laurea Università Ca’ Foscari di Venezia, a.a. 2004-2005.</p><p rend="bib_indx_bib">Tigler G., <hi rend="italic">Toscana romanica</hi>, Jaca Book, Milano 2006.</p><p rend="bib_indx_bib">Tomei P., Locus est famosus.<hi rend="italic"> Come nacque San Miniato al Tedesco (secoli VIII-XII)</hi>, ETS, Pisa 2018.</p><p rend="bib_indx_bib">Vestri V. (a cura di), <hi rend="italic">San Miniato a Signa. Un tabernacolo, una chiesa, un popolo</hi>, Masso delle Fate Edizioni, Signa 2010.</p><p rend="bib_indx_bib">Wickham C., <hi rend="italic">Comunità e clientele nella Toscana del XII secolo: le origini del comune rurale nella Piana di Lucca</hi>, Viella, Roma 1996.</p><p rend="bib_indx_bib">Zaccagnini G., Vita Sancti Fridiani.<hi rend="italic"> Contributi di storia e di agiografia lucchese altomedievale</hi>, M. Pacini Fazzi, Lucca 1989.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-036-backlink">1</ref></hi>	Escludo da questa breve disamina il sito di San Miniato a Siena. Ho preferito focalizzare, per ora, l’attenzione sulle diocesi di Firenze, Fiesole, Pistoia e Lucca, e in particolare sulle prime due, in modo che questo contributo possa accompagnare la lettura dell’analisi del culto a Miniato e a Cresci.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-035-backlink">2</ref></hi>	Cfr. in proposito F. Salvestrini, <hi rend="italic">Libera città su fiume regale. Firenze e l’Arno dall’Antichità al Quattrocento</hi>, Nardini, Firenze 2005, pp. 36, 38, 82.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-034-backlink">3</ref></hi>	G. Villani, <hi rend="italic">Nuova Cronica</hi>, a cura di G. Porta, Guanda, Parma 1991, II, XX. Cfr. in proposito anche S. Nocentini, <hi rend="italic">La lunga storia di brevi passioni</hi>, in B.F. Gianni (O.S.B.), A. Paravicini Bagliani (a cura di),<hi rend="italic"> San Miniato e il segno del Millennio</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2020, pp. 175-193.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-033-backlink">4</ref></hi>	<hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte (secoli IX-XII)</hi>, a cura di L. Mosiici, Olschki, Firenze 1990, <hi rend="italic">Introduzione</hi>, p. 7.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-032-backlink">5</ref></hi>	G. Lami, <hi rend="italic">Lezioni di antichità toscane e spezialmente della città di Firenze recitate nell’Accademia della Crusca da Giovanni Lami, Pubblico Professore</hi>, Appresso Andrea Bonducci, Firenze 1766, p. LIV. Per la <hi rend="italic">Vita</hi> di san Frediano si veda G. Zaccagnini, Vita Sancti Fridiani.<hi rend="italic"> Contributi di storia e di agiografia lucchese altomedievale</hi>, M. Pacini Fazzi, Lucca 1989, pp. 153-154.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-031-backlink">6</ref></hi>	G. Richa, <hi rend="italic">Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne’ suoi Quartieri, […]</hi>, Tomo nono, <hi rend="italic">Del Quartiere di Santo Spirito</hi>, Pietro Gaetano Viviani, In Firenze 1761, p. 167.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-030-backlink">7</ref></hi>	In questo stesso volume è il saggio di Anna Benvenuti a far luce sull’origine e sulle dinamiche del culto tributato a Miniato. Per quanto, invece, attiene alle agiografie antiche si veda il recente <hi rend="italic">Le Passioni di san Miniato martire fiorentino</hi>, a cura di S. Nocentini, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2018.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-029-backlink">8</ref></hi>	R. Davidsohn, <hi rend="italic">Storia di Firenze</hi>, I, trad. it. Sansoni, Firenze 1977, I, p. 655.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-028-backlink">9</ref></hi>	&lt;<ref target="http://stats-1.archeogr.unisi.it/repetti/database.php">http://stats-1.archeogr.unisi.it/repetti/database.php</ref>&gt; (02/2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-027-backlink">10</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337)</hi>, a cura di F. Salvestrini, ETS, Pisa 1994, <hi rend="italic">Introduzione</hi>, pp. 11-12. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-026-backlink">11</ref></hi>	C. Wickham, <hi rend="italic">Comunità e clientele nella Toscana del XII secolo: le origini del comune rurale nella Piana di Lucca</hi>, Viella, Roma 1996, pp. 70-71.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-025-backlink">12</ref></hi>	M. Stoffella, <hi rend="italic">Fuori e dentro le città. La Toscana occidentale e le sue élites (secoli VIII-XI)</hi>, tesi di laurea Università Ca’ Foscari di Venezia, a.a. 2004-2005, pp. 81-92; P. Tomei, <hi rend="italic">«Locus est famosus» Borgo San Genesio e il suo territorio (secc. VIII-XII)</hi>, tesi di Laurea, Università degli Studi di Pisa, a.a. 2010-2011, pp. 32-33, ora pubblicata con il titolo Locus est famosus.<hi rend="italic"> Come nacque San Miniato al Tedesco (secoli VIII-XII)</hi>, ETS, Pisa 2018, in particolare le pp. 14, 18, 40, 47, 53, 59-60, 81, 85. Il problema costituito dalla spiegazione del toponimo Quarto per San Miniato in provincia di Pisa se lo era già posto Fedor Schneider nel 1914, ipotizzando che si riferisse alla distanza intercorrente tra il colle e un ponte sul fiume Elsa costruito sulla via romea e/o pisana (che nella zona a tratti sostanzialmente coincidevano): F. Schneider, <hi rend="italic">Reichsverwaltung in Toscana von der Gründung des Langobardenreichs bis zum Ausgang der Staufer (568-1268)</hi>, I. <hi rend="italic">Die Grundlangen</hi>, Loescher, Rom 1930, p. 230, nota 1. Anche la storiografia precedente aveva sollevato la questione: una ordinata e chiara esposizione della vicenda è reperibile on line in un articolo redatto dall’architetto Francesco Fiumalbi dall’eloquente titolo <hi rend="italic">ADDSM – commento – 783, 16 gennaio – San Miniato, il primo (erroneo) documento</hi> all’indirizzo &lt;<ref target="http://smartarc.blogspot.com/2017/01/addsm-commento-783-16-gennaio-san-miniato-il-primo-erroneo-documento.html"><hi rend="CharOverride-2">http://smartarc.blogspot.com/2017/01/addsm-commento-783-16-gennaio-san-miniato-il-primo-erroneo-documento.html</hi></ref>&gt; (02/2021), che evidenzia come anche qualcuno tra gli studiosi più antichi avesse avanzato la questione del perché nell’VIII secolo San Miniato fosse denominato Quarto, peraltro senza risolverlo. Sull’insediamento del Valdarno si veda F. Salvestrini, <hi rend="italic">Il nido dell’aquila. San Miniato al Tedesco dai vicari dell’Impero al vicariato fiorentino del Valdarno Inferiore (secc. XI-XIV)</hi>, in A. Malvolti, G. Pinto (a cura di), <hi rend="italic">Il Valdarno inferiore terra di confine nel Medioevo (Secoli XI-XV)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Olschki, Firenze 2008, pp. 229-278; ed ora anche V. Mazzoni, <hi rend="italic">San Miniato al Tedesco. Una terra toscana nell’età dei comuni (secoli XIII-XIV)</hi>, Pacini, Pisa 2017 (incentrato, però, sulla piena fase comunale della località).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-024-backlink">13</ref></hi>	Cfr. R. Boldrini, <hi rend="italic">Il Capitolo del duomo dalla rifondazione all’erezione della diocesi (1488-1622)</hi>, in <hi rend="italic">La cattedrale di San Miniato</hi>, Pacini, Pisa 2004, pp. 21-34: 21; I. Gagliardi, <hi rend="italic">Agiografia e territorio: il caso di San Genesio presso San Miniato al Tedesco</hi>, «Hagiographica», XXII, 2015, pp. 133-149.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-023-backlink">14</ref></hi>	F. Salvestrini, <hi rend="italic">Le pergamene del convento di San Francesco a San Miniato al Tedesco. Una prima ricognizione storica</hi>, «Miscellanea Storica della Valdelsa», CXXV (2), 2019, pp. 19-40: 20-22. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-022-backlink">15</ref></hi>	A. Gamucci, <hi rend="italic">Ragionamento sulle origini di San Miniato</hi>, «Bollettino dell’Accademia degli Euteleti», XXXI, 1968, pp. 29-32: 32; M.L. Cristiani Testi, <hi rend="italic">San Miniato al Tedesco. Saggio di storia urbanistica e architettonica</hi>, Marchi e Bertolli, Firenze 1967, pp. 16, 72; P. Morelli, <hi rend="italic">Pievi, castelli e comunità fra Medioevo ed età moderna nei dintorni di San Miniato</hi>, «Quaderni del Museo di Storia Naturale di Livorno», XIV (suppl. 1), 1995, pp. 79-112: 91; F. Cantini, Vicus Wallari-<hi rend="italic">Borgo San Genesio. Il contributo dell’archeologia alla ricostruzione della storia di un </hi>Central Place <hi rend="italic">della valle dell’Arno</hi>, in F. Cantini, F. Salvestrini (a cura di), <hi rend="italic">Vico Wallari-San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del Medio Valdarno Inferiore fra Alto e pieno Medioevo</hi>, Firenze University Press, Firenze 2010, pp. 81-123: 97.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-021-backlink">16</ref></hi>	Cantini, <hi rend="italic">Vico Wallari-San Genesio</hi>, cit.; I. Gagliardi, M. Campigli, <hi rend="italic">San Miniato e le sue chiese</hi>, Pacini, Pisa 2014, pp. 21-22.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-020-backlink">17</ref></hi>	<hi rend="italic">Vescovato di Lucca</hi>, a cura di M. Luzzati, in <hi rend="italic">Inventari altomedievali di terre, coloni e redditi</hi>, a cura di A. Castagnetti, M. Luzzati, G. Pasquali, A. Vasina, ISIME, Roma 1979, pp. 205-246: 220. Cfr. F. Salvestrini, <hi rend="italic">San Genesio. La comunità e la pieve fra VI e XIII secolo</hi>, in Cantini, <hi rend="italic">Vico Wallari-San Genesio</hi>, cit., pp. 25-80: 38-39. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-019-backlink">18</ref></hi>	Cfr. anche A. Benvenuti, <hi rend="italic">Testi agiografici e contesti storici. Il culto di san Miniato e la Chiesa fiorentina tra IX e XI secolo</hi>, in Gianni (O.S.B.), Paravicini Bagliani <hi rend="italic">San Miniato e il segno del Millennio</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., pp. 337-347.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-018-backlink">19</ref></hi>	G.D. Mansi, <hi rend="italic">Diario sacro delle Chiese di Lucca</hi>, dalla Tipografia Giusti, Lucca 1856, pp. 263-264.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-017-backlink">20</ref></hi>	E. Repetti, <hi rend="italic">Dizionario geografico fisico storico della Toscana</hi>, Firenze, 1833-46, rist. anast. Firenzelibri, Firenze-Reggello 2005.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-016-backlink">21</ref></hi>	Ivi, p. 214; vol. I, p. 465; l’atto figura in G. Lami, <hi rend="italic">Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta</hi>, tomo I, Ex Typographia Deiparae ab Angelo Salutatae, Florentiae MDCCLVIII, trascritto alle pp. 44-45, la citazione è a p. 45; e in <hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte</hi>, cit., n. 8, con citazione a p. 89.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-015-backlink">22</ref></hi>	A.F. Büsching, <hi rend="italic">La Italia geografico-storico politica</hi>, vol. IV, presso Antonio Zatta, In Venezia 1780, p. 51.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-014-backlink">23</ref></hi>	Vestri V. (a cura di), <hi rend="italic">San Miniato a Signa. Un tabernacolo, una chiesa, un popolo</hi>, Masso delle Fate Edizioni, Signa 2010.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-013-backlink">24</ref></hi>	L’iscrizione è stata trascritta integralmente da Tommaso Gramigni nella sua tesi di dottorato <hi rend="italic">Iscrizioni medievali nel territorio fiorentino fino al XIII secolo</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Scuola di dottorato in Filologia e traduzione dei testi nel Medioevo e nel Rinascimento, Università degli Studi di Firenze, XXI ciclo, Curriculum Storia della scrittura e del libro manoscritto, vol. I,<hi rend="italic"> </hi>pp. 297-302.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-012-backlink">25</ref></hi>	Repetti, <hi rend="italic">Dizionario Geografico</hi>, cit., vol. IV, 1841, pp. 839-840.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-011-backlink">26</ref></hi>	Ivi, p. 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-010-backlink">27</ref></hi>	Ivi, vol. I, 1833, p. 74; Lami, <hi rend="italic">Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta</hi>, cit., t. I, p. 539.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-009-backlink">28</ref></hi>	Il comune attuale di pertinenza è Pontassieve (Repetti,<hi rend="italic"> Dizionario Geografico</hi>, cit., vol. III, 1839, pp. 326-327). I beni erano ancora di proprietà della mensa vescovile nel 1427, come si evince dalla portata al Catasto di Rinaldo degli Albizzi, a nome del figlio Maso, <hi rend="italic">Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il Comune di Firenze, dal MCCCXCIV al MCCCCXXXIII</hi>,<hi rend="italic"> </hi>vol. III <hi rend="italic">(1426-1433)</hi>, Per i tipi di M. Cellini, Firenze 1873, p. 625; cfr. anche E. Conti, <hi rend="italic">La formazione della struttura agraria moderna del contado fiorentino</hi>, ISIME, Roma 1965, p. 25; O. Muzzi, <hi rend="italic">La proprietà fondiaria dei vescovi di Fiesole nel tardo Medioevo</hi>, in M. Borgioli (a cura di), <hi rend="italic">Un archivio, una diocesi. Fiesole nel Medioevo e nell’età moderna</hi>, Olschki, Firenze 1996, pp. 41-58: 44-46; P. Pirillo, <hi rend="italic">Forme e strutture del popolamento nel contado fiorentino. Gli insediamenti fortificati (1280-1380)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Olschki, Firenze 2005,<hi rend="italic"> </hi>p. 120.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-008-backlink">29</ref></hi>	Repetti,<hi rend="italic"> Dizionario Geografico</hi>, cit., vol. IV, 1841, p. 177; Conti, <hi rend="italic">La formazione</hi>, cit., p. 381; A. Mosca, <hi rend="italic">Via Cassia. Un sistema stradale romano tra Roma e Firenze</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Olschki, Firenze 2002, p. 174; G. Tigler, <hi rend="italic">Toscana romanica</hi>, Jaca Book, Milano 2006, p. 294; R. Cellai, <hi rend="italic">Sulla riva destra dell’Arno. Appunti e acquerelli del Valdarno Superiore</hi>, Montevarchi (s. e.) 2012, p. 30.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-007-backlink">30</ref></hi>	Lami,<hi rend="italic"> Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta</hi>, cit., I, p. 529; Repetti,<hi rend="italic"> Dizionario Geografico</hi>, cit., vol. I, 1833, p. 50; G.M. Brocchi, <hi rend="italic">Descrizione della provincia del Mugello con la carta geografica del medesimo aggiuntavi un’antica cronica della nobil famiglia Da Lutiano</hi>, Nella Stamperia d’Anton Maria Albizzini, Firenze 1748, p. 150.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-006-backlink">31</ref></hi>	L. Biadi, <hi rend="italic">Compendio storico-politico-religioso della Castellina nel Chianti di Toscana, decritto da Luigi Biadi fiorentino</hi>, Tipografia Campolmi, Firenze 1867, p. 92. Cfr. F. Salvestrini, <hi rend="italic">San Michele Arcangelo a Passignano nell’</hi>Ordo Vallisumbrosae<hi rend="italic"> tra XI e XII secolo</hi>, in P. Pirillo (a cura di),<hi rend="italic"> Passignano in Val di Pesa. Un monastero e la sua storia</hi>, I.<hi rend="italic"> Una signoria sulle anime, sugli uomini, sulle comunità (dalle origini al sec. XIV)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Olschki, Firenze 2009, pp. 59-127.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-005-backlink">32</ref></hi>	Firenze, Archivio di Stato, <hi rend="italic">Diplomatico, Passignano, S. Michele Arcangelo</hi>, 1077 marzo 4 (stile fiorentino), id. 00001594.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-004-backlink">33</ref></hi>	Biadi, <hi rend="italic">Compendio</hi>, cit., p. 108; G. Fornaciai, <hi rend="italic">La Badia di Passignano. Cenni storici e artistici con illustrazioni</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Tipografia e Libreria Domenicana, Firenze 1903, pp. 31, 78-79.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-003-backlink">34</ref></hi>	S. Cantini, <hi rend="italic">Le campane medievali dell’abbazia di Vallombrosa</hi>, «Corrispondenza», 74 (2), anno XXXVIII, 2018, pp. 24-27: 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-002-backlink">35</ref></hi>	Lami,<hi rend="italic"> Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta</hi>, cit., t. I, pp. 529-564; G. Cappelletti, <hi rend="italic">Le chiese d’Italia. Dalla loro origine sino ai nostri giorni</hi>, Nello stabilimento nazionale dell’editore Giuseppe Antonelli, vol. XVII, Venezia 1862, p. 238; N. Rauty, <hi rend="italic">Il culto dei santi a Pistoia</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2000, p. 254.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-001-backlink">36</ref></hi>	Cfr. in proposito F. Salvestrini, Disciplina caritatis. <hi rend="italic">Il monachesimo vallombrosano tra medioevo e prima età moderna</hi>, Viella, Roma 2008; Id., <hi rend="italic">Monaci in viaggio tra Emilia, Romagna e Toscana. Itinerari di visita canonica dell’abate generale vallombrosano nella seconda metà del secolo XIV</hi>, in D. Balestracci, A. Barlucchi, F. Franceschi, P. Nanni, G. Piccinni, A. Zorzi (a cura di),<hi rend="italic"> Uomini Paesaggi Storie. Studi di Storia Medievale per Giovanni Cherubini</hi>, II, Salvietti&amp;Barabuffi Editori, Siena 2012, pp. 765-778. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-000-backlink">37</ref></hi>	Si rinvia in proposito al contributo di Francesco Salvestrini nel presente volume.</p>
      
      
      
      
      
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