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        <title type="main" level="a">«Situm in loco alto et forti». Una controversia del vescovo Andrea de’ Mozzi per il monastero di San Miniato</title>
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            <forename>Lorenzo</forename>
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          <resp>This is a section of <title>La Basilica di San Miniato al Monte di Firenze (1018-2018)</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-295-9</idno>) by </resp>
          <name>Francesco Salvestrini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.09</idno>
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        <p>The essay analyses a judicial case of the late 13th century (preserved in the archival funds of the Pistoiese bishopric), in which the bishop of Florence Andrea Mozzi and the nuns of Monticelli (one of the earliest Franciscan female communities in Florence) quarrel for the rights on the church of San Miniato, under the protection of the bishop since the origin of the monastic community in the early 11th century. As usual for this kind of sources, the text provides us with an important array of informations: the references to the written records the contenders used draw an image of the documentary landscape of the monastic communities since the 11th century, and at the same time the narrative of the religious practices of the laity around the church are very well described.</p>
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            <item>Florentine bishopric</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.09<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.09" /></p>
      
      
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">«Situm in loco alto et forti». Una controversia del vescovo Andrea de’ Mozzi per il monastero <lb/>di San Miniato</p><p rend="h1_author">Lorenzo Tanzini</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold" >Sommario</hi><hi >: </hi><hi rend="CharOverride-1">Il saggio esamina le fonti di una controversia giudiziaria del tardo XIII secolo conservate tra gli atti del tribunale vescovile di Pistoia; controversia occorsa tra il vescovo di Firenze Andrea de’ Mozzi e le monache di Monticelli, uno dei primi insediamenti francescani a Firenze, per il possesso della chiesa di San Miniato. Testimonianze di questo tipo, molto rare a Firenze per un periodo così risalente, sono assai ricche di spunti per la ricerca. I riferimenti documentari presentati dai litiganti consentono di ricostruire il panorama della memoria scritta a disposizione dei contendenti, mentre la dimensione della vita religiosa condotta dai laici che vivevano intorno a San Miniato è ben tratteggiata dal ricordo delle pratiche rituali che si svolgevano nello spazio circostante il monastero.</hi></p><p rend="text">Nel 1290 l’abate di San Miniato, insieme al vescovo fiorentino Andrea de’ Mozzi, si trovò impegnato in una causa giudiziaria presso la Curia pontificia, per una controversia contro il monastero di Monticelli. Il processo, condotto dal cardinale di Santa Maria in Via Lata Jacopo Colonna, vide la nomina di un delegato alla raccolta delle testimonianze, nella persona del vescovo di Pistoia Tommaso Andrei. Quest’ultima circostanza, abbastanza consueta nelle pratiche giudiziarie tra curie vescovili, ha fatto sì che una porzione del <hi rend="italic">dossier</hi> processuale, quella appunto relativa alle testimonianze di una delle parti, si sia conservata tra i registri del tribunale vescovile di Pistoia, poi confluiti in un piccolo fondo archivistico all’interno dell’Archivio di Stato di Firenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="09.html#footnote-054">1</ref></hi></hi>. Grazie a questa serie di passaggi disponiamo dei capitoli predisposti dal procuratore dell’abate e del vescovo e della relativa escussione dei testimoni: una disponibilità tanto più preziosa in quanto, come noto, pochissimo è rimasto della documentazione vescovile duecentesca per Firenze, e praticamente nulla nella forma del registro cartaceo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="09.html#footnote-053">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La causa in sé trovava la sua ragion d’essere in una vicenda iniziata molti anni prima. La premessa storica era stata la nascita della comunità francescana femminile nella Firenze della prima metà del Duecento. Esperienza assai precoce quella delle religiose seguaci di santa Chiara a Firenze, e anche connotata da uno speciale legame con la versione più rigorosa e intransigente del proposito di vita minoritico, dal momento che le <hi rend="italic">sorores</hi> fiorentine scelsero di seguire lo stile di vita della stessa Chiara e di sua sorella Agnese nella comunità di San Damiano, piuttosto che una delle versioni claustrali elaborate dal papato di quegli anni per ridimensionare la radicalità pauperistica delle origini francescane della fondatrice<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="09.html#footnote-052">3</ref></hi></hi>. La comunità delle ‘suore di San Damiano’, guidata da Agnese d’Assisi in persona, trovò la sua prima collocazione ad una certa distanza dalla città, presso l’abitato di Monticelli, oggi nell’area urbana occidentale fuori dalla porta trecentesca di San Frediano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="09.html#footnote-051">4</ref></hi></hi>. Il destino della vita religiosa delle <hi rend="italic">sorores</hi> di Monticelli fu però condizionato dal fatto che il monastero richiamò ben presto l’attenzione delle grandi famiglie dell’aristocrazia cittadina, e non solo, dalle cui file proveniva una parte significativa delle monache<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="09.html#footnote-050">5</ref></hi></hi>. Tra le mura di Monticelli si ritirò una fanciulla dei Buondelmonti dopo lo sfortunato matrimonio con Neri degli Uberti, fratello di Farinata, mentre ben più celebre sarebbe stato il caso di Piccarda Donati, strappata nel 1288 dalla ‘dolce chiostra’ di Monticelli dalle mire politiche del fratello Corso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="09.html#footnote-049">6</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">A Monticelli guardava con attenzione il potente cardinale Ottaviano Ubaldini, figura di primissimo piano della politica papale a metà Duecento, i cui rapporti con Firenze furono a dir poco burrascosi. Nel monastero erano accolte alcune parenti del cardinale e tra loro la badessa succeduta ad Agnese. Per tale motivo Ottaviano si prodigò per favorire il monastero, destinato a rappresentare ancora a lungo un ente religioso d’elezione per la famiglia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="09.html#footnote-048">7</ref></hi></hi>; nel 1256 ottenne così da papa Alessandro IV la concessione di un generosissimo privilegio, con il quale alle damianite veniva assegnata nientemeno che la chiesa abbaziale di San Miniato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="09.html#footnote-047">8</ref></hi></hi>, da oltre due secoli simbolo della vita monastica a Firenze, ma in quegli anni letteralmente sotto assedio da parte di soggetti diversi, esponenti dell’aristocrazia cittadina in conflitto tra loro<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="09.html#footnote-046">9</ref></hi></hi>. Il provvedimento, del quale è lecito sospettare che il pontefice stesso non avesse inteso le possibili conseguenze in città, traduceva con un privilegio eccezionale il peso socio-politico che la comunità damianita aveva assunto nel <hi rend="italic">milieu</hi> aristocratico del cardinale Ubaldini: proprio per questo però suscitò le ire del comune, ostile ad un intervento così invasivo negli equilibri della Chiesa locale, e allo stesso tempo della curia vescovile, che fin dalla fondazione considerava San Miniato un cenobio sotto la propria tutela; in effetti quindi la cessione alle monache di Monticelli non avvenne mai, e il privilegio, a quanto pare, fu revocato già nel 1258. È plausibile che proprio in occasione di questo abortito passaggio di competenza la stessa comunità damianita avesse trovato una nuova collocazione, questa volta nei pressi della porta Romana (nei pressi della chiesa parrocchiale di San Pier Gattolino), dove un nuovo edificio con annessa chiesa ospitò le monache a partire dal 1277<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="09.html#footnote-045">10</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Qualche anno più tardi, nel 1287, in un contesto politico molto diverso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="09.html#footnote-044">11</ref></hi></hi>, le <hi rend="italic">sorores</hi> avanzarono di nuovo le loro rivendicazioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="09.html#footnote-043">12</ref></hi></hi>, ed è probabilmente a seguito di questo secondo tempo della controversia che il conflitto giunse al suo esito giudiziario<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="09.html#footnote-042">13</ref></hi></hi>. Le richieste formalizzate dalle monache trovarono questa volta non semplicemente una resistenza degli interessati, perché di ribadire il buon diritto dei monaci e dietro di loro dell’episcopato si incaricò uno dei vescovi più energici e controversi del Duecento fiorentino, Andrea de’ Mozzi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="09.html#footnote-041">14</ref></hi></hi>. Nato da una famiglia di facoltosi banchieri, che nel giro di pochi decenni erano emersi dalla condizione popolare ai vertici della società cittadina, tanto da meritarsi di lì a poco l’iscrizione nelle liste dei magnati, il Mozzi fu uomo di solida formazione giuridica (se ne fa memoria come <hi rend="italic">iuris civilis professor</hi>) e di vaste esperienze curiali, che lo portarono ad assumere canonicati e prebende in città e altrove fino all’Inghilterra. Le relazioni difficili con il papa e le tensioni legate alla sua spregiudicata politica di favore verso i familiari in città posero poi fine alla sua esperienza fiorentina, interrotta nel 1296 dallo sgradito trasferimento a Vicenza. Negli anni che ci interessano, tuttavia, Andrea si dedicò con grande energia alla difesa delle prerogative vescovili, introducendo tra l’altro una ricognizione generale dei diritti dell’episcopato sui suoi <hi rend="italic">fideles</hi> e reimpostando le relazioni con vari enti religiosi cittadini. Si capisce quindi come in questo quadro San Miniato meritasse una cura speciale da parte del vescovo. Senza dubbio il Mozzi impiegò per l’impresa una competenza specifica di alto profilo: il <hi rend="italic">dossier</hi> preparato per il processo porta, infatti, segni inconfondibili dell’iniziativa del vescovo, poiché per quanto al centro del contendere vi fosse in definitiva il destino del cenobio benedettino, le figure dei monaci e dell’abate sfumano ben presto a vantaggio del primato dell’episcopato, per presentare le richieste delle <hi rend="italic">sorores</hi> di Monticelli come un attentato al prestigio e alle attribuzioni della chiesa fiorentina. Si direbbe anzi che l’intera vicenda del 1290, più che arrestare un tentativo delle monache oggettivamente ormai poco sostenibile, fosse un’occasione per ribadire, o forse amplificare e consolidare attraverso il processo, la posizione di preminenza dell’episcopato. Emblematica in questo senso è la testimonianza presentata dal prete Vinta, canonico della pieve di Vaglia, che ricorda di aver assistito nel 1268 alla solenne cerimonia dell’investitura dell’attuale abate Orlando da parte del vescovo Giovanni Mangiadori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="09.html#footnote-040">15</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotation_b">Episcopus posuit se ad sedendum in coro ecclesie predicti monasterii multis astantibus coram eo clericis et laicis et dixit: «Nos Iohannes episcopus Florentinus tanquam patronus monasterii Sancti Miniatis elegimus et instituimus in abbatem monasterii sancti Miniatis dominum Orlandum monacum monasterii Sancte Marie de Florentia», et ipsum dominum Orlandum posuit in sede dicti monasterii et cantato <hi rend="italic">Te </hi><hi rend="italic">Deum laudamus</hi> ipse dominus Orlandus mittens se iunctis manibus in manibus ipsius domini episcopi promisit et fecit eidem domino episcopo obedientiam tamquam suo domino et prelato ac iuravit ad sancta Dei evangelia ad mandata ipsius domini episcopi quod non veniret vel obbligaret de bonis ipsius monasterii seu mutuum conrahere ultra summam XXV librarum sine ipsius domini episcopi spetiali licentia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="09.html#footnote-039">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La <hi rend="italic">commendatio</hi> dell’abate e il riconoscimento della facoltà di autorizzare alienazioni dei beni, analoga a quella che regolava i rapporti con il vescovo dei pievani diocesani, dovevano richiamare con grande impatto rituale il carattere di San Miniato come monastero proprio del vescovo.</p><p rend="text">La strategia del Mozzi nel processo prese forma in un lunghissimo articolato di <hi rend="italic">positiones</hi>, ben sessantasei, che univano l’esposizione di circostanze di fatto e la produzione di documenti a vantaggio della parte vescovile-monastica; su di esse si presentarono dodici testimoni, perlopiù sacerdoti fiorentini o religiosi delle comunità monastiche dei dintorni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="09.html#footnote-038">17</ref></hi></hi>, accuratamente interrogati. Il <hi rend="italic">dossier</hi> conservato tra le carte pistoiesi consiste, in effetti, negli articoli presentati dalla parte e nell’escussione dei testi, che si interrompe per la caduta delle carte finali, per cui il fascicolo rimane comunque totalmente privo di esiti documentari successivi. Per quanto sia lecito usare un argomento <hi rend="italic">e silentio</hi>, sembra ragionevole ritenere che sotto il peso delle articolate e sovrabbondanti argomentazioni del <hi rend="italic">dossier</hi> vescovile la causa si sia arenata, sancendo il definitivo fallimento delle aspirazioni delle monache di Monticelli. Il fatto che la comunità femminile si sia poi definitivamente stabilizzata nella sede fuori porta Romana<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="09.html#footnote-037">18</ref></hi></hi> senza alcun ulteriore effetto su San Miniato è del resto testimonianza eloquente della vittoria della posizione vescovile. </p><p rend="text">Lo svolgimento del processo nel breve tratto per noi visibile è comunque una testimonianza interessante almeno da due punti di vista. In primo luogo, ci presenta un ottimo esempio delle modalità argomentative della parte episcopale, specialmente per ciò che consente l’uso della memoria e della tradizione del passato a tutela dei propri diritti; in secondo luogo le testimonianze, qualora non ritornino ripetitivamente sulle tesi già esposte, fanno emergere qua e là spunti eloquenti sull’inserimento del cenobio nella quotidianità della vita religiosa fiorentina del Duecento, che difficilmente si potrebbero trarre da fonti di altra natura. A queste due prospettive saranno dedicati i brevi approfondimenti che seguono, lasciando all’appendice l’edizione completa delle <hi rend="italic">positiones</hi> del vescovo.</p><p rend="h2">1. Tra memoria storia e controversia giuridica</p><p rend="text">Nell’ottica dell’atto con cui si apre il <hi rend="italic">dossier</hi> testimoniale, la tesi da sostenere è molto chiara. Il monastero di San Miniato è stato fondato dal vescovo di Firenze e gode di beni concessi dai vescovi nel corso dei secoli, in virtù dei quali gli abati sono soggetti all’autorità vescovile. Questo punto avrebbe dovuto mettere il cenobio al sicuro da cessioni indebite ad enti terzi, dal momento che il papa avrebbe bensì potuto disporre speciali privilegi, ma non senza citare debitamente i diritti del vescovo, che invece nell’atto del 1256 erano stati ignorati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="09.html#footnote-036">19</ref></hi></hi>. A questo, che costituisce il cuore della causa, si aggiungono argomenti in qualche modo connessi. Da una parte si portano testimonianze sulla vita religiosa dei monaci e in particolare sulle loro attività di cura d’anime, la cui constatazione era un ulteriore motivo per considerare inaccettabile la spoliazione della chiesa a vantaggio di una comunità femminile, che per ovvie ragioni a quella cura d’anime non avrebbe potuto supplire. Dall’altra vengono avanzate obiezioni sull’ubicazione delle comunità, per sostenere che in ogni caso San Miniato non poteva considerarsi un luogo adatto ad una comunità femminile: anche in questo caso, comunque, si trattava di un corollario della tesi principale, secondo la quale il cenobio doveva intendersi come una pertinenza episcopale, inscindibile dalla funzione che ad esso era stata assegnata dal governo della Chiesa vescovile cittadina.</p><p rend="text">Quanto ai punti centrali dell’argomentazione, la dipendenza di San Miniato e la sua dotazione, il <hi rend="italic">dossier</hi> si affida essenzialmente ad una serie di documenti. Il vescovo e l’abate hanno infatti a disposizione privilegi e concessioni di lunghissima data. I capitoli XLV-LXVI, più di un terzo dunque, consistono nella produzione di documenti. In effetti la costruzione del <hi rend="italic">dossier</hi> mise capo ad una ricapitolazione molto accurata delle pezze d’appoggio documentarie, alla quale lavorarono presumibilmente figure con una dettagliata conoscenza del patrimonio del cenobio. A prima vista il <hi rend="italic">dossier</hi> non include vere e proprie copie di carte: la sezione finale dei capitoli consiste nella semplice citazione di pergamene, rispettivamente due del 1037, quattro del 1210, due del 1228, due del 1246 e una del 1247, ognuna corredata dalla convalida della <hi rend="italic">fides publica</hi> del notaio secondo la <hi rend="italic">publica fama</hi>. Nessuno dei testimoni interpellati si pronuncia nel merito di questi atti, che verosimilmente non erano conosciuti al di fuori dell’archivio del monastero: in questo caso si trattava più che altro di assicurarsi una solida base sul piano delle carte. Significativa era, però, la necessità di ribadire la <hi rend="italic">fides publica</hi> di cui avevano goduto i notai, perché in assenza di una certificazione da parte della corporazione, specie per tempi così lontani come la prima metà dell’XI secolo, era comunque necessario abbinare il nome del sottoscrittore ad una garanzia del valore pubblico dell’atto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="09.html#footnote-035">20</ref></hi></hi>. Si trattava insomma di munire quelle (più o meno) antiche pergamene di modalità di roborazione adeguate agli standard tardoduecenteschi. Non mancano in questo senso ampi riscontri anche sulla documentazione superstite. In particolare ai punti LXI e LXIII vengono citate carte rogate da <hi rend="italic">Hadalbertus iudex</hi> e <hi rend="italic">Petrus iudex</hi>. Costoro compaiono, in effetti, tra le pergamene dell’archivio del monastero edite da Luciana Mosiici, in particolare la <hi rend="italic">charta ordinationis</hi> del vescovo Lamberto del luglio 1028, il <hi rend="italic">decretum</hi> del vescovo Attone del febbraio 1038, la <hi rend="italic">notitia iudicati</hi> del conte Bertaldo del marzo 1038, e la <hi rend="italic">notitia iudicati</hi> del maggio 1038<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="09.html#footnote-034">21</ref></hi></hi>. È probabile, anzi, che uno dei due documenti citati per l’anno (stile fiorentino) 1037 sia proprio il decreto di Attone del febbraio 1038: non solo per il fatto che il vescovo confermava i privilegi già conferiti dal suo predecessore Ildebrando, aggiungendone altri<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="09.html#footnote-033">22</ref></hi></hi>, ma anche per alcuni riferimenti specifici, ad esempio al fatto che nel monastero «peregrinorum et hospitum turba, quasi in propriis domibus, receptionis et refocilationis adipiscuntur necessaria fomenta […] infirmi aluntur […] pauperes alimonie beneficio satiantur»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="09.html#footnote-032">23</ref></hi></hi>, funzionale alla citazione dell’ospedale del monastero negli articoli processuali XXII-XXI; oppure al ricordo che il vescovo Ildebrando aveva concessso «letanias universarum plebium nostri episcopatus», utile per argomentare l’integrazione del monastero nella rete delle chiese diocesane con cura d’anime. </p><p rend="text">Di altri documenti ai quali accenna la parte finale dei capitoli è meno facile individuare il riscontro: al capitolo XLVII il dossier cita l’atto rogato nel 1228 da Giunta di Martino del fu Federigo al capitolo XLVII ha forse a che fare con la carta con il riconoscimento di <hi rend="italic">fidelitas</hi> di un abitante del castello di Montalto, rogata proprio da quel notaio nell’agosto 1229<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="09.html#footnote-031">24</ref></hi></hi>. Se la data impedisce di pensare che si tratti esattamente di quel documento, è possibile che la pergamena a cui ci si richiamava nel 1290 fosse stata rogata da ser Giunta qualche mese prima nell’ambito di una ricognizione di diritti sul castello di Montalto, citato più volte nel <hi rend="italic">dossier</hi> del 1290. Agli altri nomi di notai citati non si possono abbinare pergamene oggi conservate, ma perlopiù si tratta di nomi presenti in documenti conservati per il medesimo periodo a San Miniato o in altri archivi monastici cittadini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="09.html#footnote-030">25</ref></hi></hi>. Le testimonianze dunque furono corredate da un fascicolo di documenti estratto con molta attenzione dall’archivio di San Miniato. Quell’attento lavoro sulla memoria documentaria emerge, però, in maniera molto più emblematica nei primi punti delle <hi rend="italic">positiones</hi> del vescovo. Laddove, infatti, si trattava di ribadire la provenienza vescovile del patrimonio del monastero, non ci si limitò a formulare una descrizione generica, ma si adoperò direttamente il testo del privilegio del vescovo Ildebrando del 1018<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="09.html#footnote-029">26</ref></hi></hi>, in sostanza l’atto di fondazione del cenobio come monastero vescovile. I capitoli XIII, XIV, XV e XVI sono trascrizioni letterali della pergamena del 1018. Si veda ad esempio la parte iniziale con la descrizione generale della dotazione del cenobio nel 1018:</p><p rend="quotation_b">locum videlicet et montem in quo positum est ipsum monasterium, qui antiquitus florentinus vocabatur, nunc vero mons sancti Miniatis, una cum omnibus adiacentibus et pertinentibus tam in circuitu ipsius quam et infra ipsum montem sive in aliis licis cum servis et ancillis et aldionibus utriusque sexus ipsius ecclesie ubicumque esse invenientur, seu casis, curtis, cappellis, sortis et donnicatis silvis terris vineis et omnibus rebus ad prefatam ecclesiam pertinentibus ubicumque per loca et casalia et vocabula et appendicia inveniantur,</p><p rend="text_NOindent">che viene parola per parola riprodotta nel capitolo XIII del 1290:</p><p rend="quotation_b">Item probare intendunt quod dictus dominus Ildibrandus inter cetera concessit eidem monasterio de bonis et iuribus ecclesie Florentine ecclesias et bona et iura infrascripta videlicet locum et montem in quo positum est ipsum monasterium una cum omnibus adiacentibus et pertinentibus tam in circuitu quam infra ipsum montem sive in aliis locis cum servis et ancillis et aldionibus utriusque sexus seu casis curtis cappellis sortibus et donicatis silvis terris et vineis et omnibus rebus ad dictam ecclesiam pertinentibus ubicumque per loca et casalia vel vocabula et apenditia invenirentur.</p><p rend="text">La stessa coincidenza si può facilmente riscontare per gli articoli successivi sui diritti signorili, le chiese suffraganee e le relazioni del monastero con il vescovo fondatore. L’estensore del <hi rend="italic">dossier</hi> processuale lavorò, insomma, tenendo sulla scrivania i più antichi documenti dell’archivio del monastero<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="09.html#footnote-028">27</ref></hi></hi>, per trasformare la memoria storica di oltre due secoli e mezzo in un efficace strumento giuridico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="09.html#footnote-027">28</ref></hi></hi>. Era in fondo una delle occasioni in cui la conservazione delle pergamene si rivelava una pratica assai utile nella vita di un ente religioso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="09.html#footnote-026">29</ref></hi></hi>. Un simile passaggio dalla memoria storica a quella giuridica e viceversa non era evidentemente immediato, perché se il contenuto delle carte poteva essere integralmente riprodotto nelle <hi rend="italic">positiones</hi> sottoposte alle testimonianze, era difficile averne conferma dal ricordo personale dei testimoni stessi, che non poteva arrivare oltre il tempo di qualche decennio. Nessuno dei tesi escussi è in effetti in grado di confermare alcunché sul vescovo Ildebrando, che anzi una volta, nella risposta di Jacopo Monaco di Settimo, diventa erroneamente <hi rend="italic">Aldibrandus</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="09.html#footnote-025">30</ref></hi></hi>, tanto approssimativa era la conoscenza che le singole persone potevano avere di personaggi vissuti oltre due secoli prima, per quanto illustri<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="09.html#footnote-024">31</ref></hi></hi>. D’altro canto, però, questa fallacia della memoria personale a fronte di una storia documentaria di secoli non era necessariamente un impedimento, perché l’obiettivo dell’argomentazione non era tanto un inquadramento storico in sé, ma piuttosto la definizione di alcuni passaggi di diritto. Ad esempio in apertura del <hi rend="italic">dossier</hi>, al punto III, il patronato del vescovo sul monastero viene accreditato «di 30 anni e più». Sul piano storico il riferimento ai 30 anni era privo di senso, perché molte delle testimonianze documentarie e anche di memoria personale rimontavano a molti anni prima; ma dal punto di vista processuale il termine di 30 anni era probabilmente legato alla scansione temporale della giustinianea <hi rend="italic">praescriptio longissimi temporis</hi>, oltre la quale i diritti non rivendicati si consideravano decaduti. Non a caso ancora alla durata trentennale fa riferimento la collocazione temporale del privilegio di Alessandro, che le monache di Monticelli non misero in atto nel 1290. In altre parole ciò che conta per l’argomentazione è che i riferimenti ‘storici’ siano tali da attivare (o neutralizzare) i dispositivi di prescrizione del diritto, anche se poi non sono in grado di ricostruire compiutamente situazioni del passato. D’altro canto anche in questo ambito della memoria il concetto centrale del discorso processuale è quello della <hi rend="italic">publica</hi> <hi rend="italic">vox et fama</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="09.html#footnote-023">32</ref></hi></hi>: ripetuto ossessivamente in tutte le testimonianze, non solo in risposta a specifici punti delle <hi rend="italic">positiones</hi>, ma anche come convalida delle affermazioni del teste, l’argomento della <hi rend="italic">fama</hi> rispondeva alla necessità di collocare i contenuti su una base di condivisione della memoria pubblica della comunità. La stessa scelta delle persone era stata motivata dalla volontà non solo di ascoltare voci partecipi in prima persona, magari per ragioni anagrafiche, di situazioni protrattesi per molti decenni, ma anche di comporre un quadro autorevole del clero cittadino: secolari e regolari (con l’aggiunta di un converso e di un laico), canonici, rettori di chiese in città e nella diocesi. Un panorama, quindi, abbastanza vario da interpretare un comune sentire della Chiesa fiorentina, anche al di là dello specifico contenuto delle deposizioni, tutto sommato abbastanza convenzionale, e in ogni caso appiattito nella rigidissima struttura dei capitoli predisposti in partenza.</p><p rend="h2">2. San Miniato, la parrocchia e la città</p><p rend="text">L’altro punto significativo della vicenda del processo riguarda proprio le testimonianze raccolte, più che le <hi rend="italic">positiones</hi> del vescovo. I testimoni, come abbiamo accennato, si limitano nella maggior parte dei casi a confermare la <hi rend="italic">fama</hi> degli avvenimenti e delle situazioni di fatto. Vi è comunque qualche dettaglio che emerge da questo appiattimento formulare, specialmente per quelle situazioni che non avevano una chiara formalizzazione giuridica, e avevano di conseguenza bisogno di una ricostruzione a memoria. Questo vale in particolare per le attività di cura d’anime del monastero. La pretesa che il cenobio fosse un ‘popolo’ a sé, e quindi necessitasse di una specifica cura d’anime demandata ai monaci non era facile da argomentare, e anzi poteva basarsi solo sulla consuetudine, ma il vescovo ebbe buon gioco nel raccogliere deposizioni molto chiare su questo punto. Albizzino, rettore di San Lorenzo delle Rose nel piviere dell’Impruneta, testimoniò ad esempio le regolari funzioni parrocchiali del monastero, di cui al tempo era stato cappellano, e a conferma poté citare tra gli altri le esequie di monna <hi rend="italic">Iohanna de Quercietanis</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="09.html#footnote-022">33</ref></hi></hi>; coerente ma più precisa la deposizione dell’unico laico che compare nel <hi rend="italic">dossier</hi>, Giunta di Bonaccorso del popolo di San Miniato, il quale alla domanda su chi siano i parrocchiani del monastero cita la «casa filiorum Quercietanis [<hi rend="italic">sic</hi>] et etiam de domo filiorum Tebalduccii, filiorum Marsili Boldonis et plures alii»<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="09.html#footnote-021">34</ref></hi></hi>, anche se, al pari di tutti gli altri, non sa dire da chi sia stata concessa la cura d’anime né quando. Uno dei testimoni meglio informati, il rettore della chiesa di San Romolo, che doveva essere un vegliardo se era in grado di ricordare i tempi del vescovo Giovanni da Velletri (morto nel 1230)<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="09.html#footnote-020">35</ref></hi></hi>, dava della situazione un quadro abbastanza generico: «aliquando homines et persone qui morantur circa podium Sancti Miniati et in locis circumvicinis coadunantur ad sonum campane ad ecclesiam dicti monasterii Sancti Miniati et vocatur populus monasterii Sancti Miniatis»<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="09.html#footnote-019">36</ref></hi></hi>, come dire che i diritti parrocchiali esistono a livello di pratiche almeno intermittenti. Che una parrocchia del monastero esistesse davvero è attestato soprattutto dalla deposizione di Deodato rettore della chiesa di Santa Margherita in Montici: trovandosi a reggere una chiesa a poca distanza dal monastero, il sacerdote può rammentare le pratiche rituali condotte a volte insieme dai parrocchiani di Santa Margherita, di San Miniato e della vicina pieve di San Felice a Ema<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="09.html#footnote-018">37</ref></hi></hi>. Più significativa, però, è la testimonianza del medesimo riguardo alla definizione dei confini delle parrocchie, a quanto pare stabiliti con uno specifico provvedimento del vescovo Giovanni Mangiadori: </p><p rend="quotation_b">de mandatu bone memorie domini Iohannis Mangiadoris olim episcopi florentini limitavit fines parrocchie supradicte ecclesie Sancte Margarite cum limitibus dicte parrochie dicti monasterii Sancti Miniati et quod de ipsa limitatione factum fuit publicum instrumentum per manum Campare notarii de Ancisa. Item in quibus locis limitati seu limitati fuerunt fines parrochie dicti monasterii Sancti Miniati et ecclesie Sancte Margarite iamdicte respondit prope planum de Giollari et in alio loco qui dicitur Carraria et in alio loco vocato Rusciano et in alio loco qui dicitr Aqua Rinsusa; item de tempore et de presentibus quando fuerunt limitate predicte parrocchie respondit quod iam sunt XVI anni vel circha, de presentibus respondit et dixit quod abbas Orlandus una cum capitulo dicti monasterii et quidam presbiter Bencivenni tunc cappellanus dicti monasterii et Forte Alberti tunc rector populi monasterii Sancti Miniati, qui presbiter Bencivenni et Forte esse fuerunt laudatores confinium dictarum parrochiarum ex commissione ut dixit eis facta a predictis abbate et conventu ex parte una et ab eodem teste qui legitur ex altera<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="09.html#footnote-017">38</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La testimonianza è imprecisa almeno per quanto riguarda la data, dal momento che se la confinazione avvenne sotto il vescovo Mangiadori, non poté tenersi nel 1274 ma al più tardi nel 1273, anno di morte del presule. In ogni caso i riferimenti topografici sono assai puntuali e offrono il quadro di una realtà onnipresente ma difficile da attestare, cioè la definizione dei confini delle parrocchie. Il rituale, con l’intervento di ‘confinatori’ chierici e laici e la formalizzazione attraverso un atto notarile, ha una solennità comprensibile per la definizione di spazi della socialità religiosa destinati a durare nei secoli, in effetti spesso fino ai nostri giorni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="09.html#footnote-016">39</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Allo stesso fine, ossia ribadire la rilevanza del monastero come luogo di vita religiosa aperto verso l’esterno e quindi non ‘sostituibile’, rispondono le testimonianze sulle funzioni dell’ospedale annesso al cenobio. Tutti i testimoni lo ricordano come correntemente in funzione; il rettore della chiesa di San Firenze è in grado anche di citare l’<hi rend="italic">hospitalarius</hi> Albizzo, mentre il rettore di San Lorenzo delle Rose ne colloca l’edificio «iusta ecclesiam et domos dicti monasterii Sancti Miniati quadam via mediante»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="09.html#footnote-015">40</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Quanto la comunità monastica benedettina fosse imprescindibile per San Miniato trovava tuttavia un’ulteriore e forse più solida argomentazione nella logica del vescovo, di nuovo relativa ai caratteri topografici del luogo. Per la verità a questo proposito le <hi rend="italic">positiones</hi> a favore di San Miniato dovevano percorrere una dimostrazione abbastanza impervia. Da una parte si intendeva mostrare che il recente trasferimento delle monache di Monticelli fosse stato di per sé negativo, perché aveva spostato una comunità religiosa femminile dalla tranquillità della campagna ad un’area urbana: e in questo senso, come testimoniava il rettore di San Romolo, l’antica sede delle consorelle di Sant’Agnese era stata più adatta perché «magis remotus locus a strepitu gentium» (57r). Allo stesso tempo, però, si voleva sostenere che qualora davvero le religiose avessero preso possesso di San Miniato si sarebbero trovate in una località difficile da raggiungere perché sulla sommità della collina, a fronte di una nuova sede in San Pier Gattolino che si trovava in una zona per così dire semicentrale, quindi più agevole. Che le monache fossero a seconda dei casi penalizzate per essere troppo vicine alla città e avvantaggiate dall’esserne non troppo lontane è una contraddizione che non sembra preoccupare più di tanto l’estensore delle <hi rend="italic">positiones</hi>, perché il punto cruciale rimane San Miniato. Della collocazione del monastero, in mezzo ad argomenti certe volte speciosi, si ribadisce la peculiarità con speciale franchezza al punto XXXV:</p><p rend="quotation_b">dictum monasterium Sancti Miniatis est situm in loco alto et forti, et est locus aptus ad defensionem, et potuisset et posset ex loco predicto turbari status civitatis predicte si perveniret ad manus predictorum abbatisse et conventus, et mangnium et maximum schandalum generaretur et generari posset in civitate predicta si dictum monasterium perveniret ad manus dictarum monialium.</p><p rend="text">Senza che l’argomento sia stato in alcun modo anticipato ai punti precedenti, qui il discorso prende una inaspettata torsione politica: San Miniato è un luogo forte per la città, una posizione strategica sul piano militare, da cui può essere messa a repentaglio la sicurezza politica della città (lo <hi rend="italic">status civitatis</hi>), e di conseguenza sarebbe pericoloso toglierlo dalle mani dei monaci e del vescovo, che poco prima vi aveva fatto costruire il suo massiccio palazzo, per affidarlo a delle religiose. Delle quali, per inciso, non è chiarissimo se si voglia paventare la debolezza e vulnerabilità, o tutto al contrario il legame troppo stretto con quelle stirpi aristocratiche non certo in buoni rapporti col governo del comune. </p><p rend="text">Se vi fosse una particolare dinamica politica intorno alla questione del monastero in quegli anni è difficile dire: sarebbe certo necessario un lavoro molto più ampio per disegnare la rete di relazioni, rivalità e interessi che univano monaci, episcopato, famiglie del ceto dirigente e istituzioni comunali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="09.html#footnote-014">41</ref></hi></hi>. Ma certo, a giudicare dalla storia successiva del colle di San Miniato, da quanto quello spazio sarebbe stato segnato dagli interventi edilizi per la difesa militare della città fino alle fortificazioni del XVI secolo, è davvero difficile dar torto alle argomentazioni del vescovo.</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Appendice</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Firenze, Archivio di Stato, <hi rend="italic">Tribunale vescovile di Pistoia</hi>, 4.</p><p rend="quotations_quotation_b3">1290. Capitoli presentati da Bonfantino procuratore dell’abate di San Miniato e Curso procuratore del vescovo di Firenze Andrea contro Magistro procuratore delle monache di Monticelli nella causa in corso presso la curia pontificia. </p><p rend="text_top"><hi rend="italic">[1r]</hi> In primis probare intendunt dicti procuratores quod dictum monasterium Sancti Miniati est situm prope civitatem Florentie et in diocesi Florentie et subest episcopo et ecclesie florentine et subfuit ab antiquo in spiritualibus et temporalibus et subesse consuevit <hi rend="italic">[1v]</hi></p><p rend="text_top">II. Item probare intendunt quod electio, institutio et destitutio abbatis ipsius monasterii pertinet ad episcopum ecclesie florentine absque capitulo ipsius ecclesie, et pertinuit ad episcopos qui fuerunt pro tempore in dicta ecclesia iam sunt XXX anni et plus et ab eo tempore cuius memoria non existit et de consuetudine antiqua prescripta legiptime et approbata.</p><p rend="text_top">III. Item quod dicta ecclesia florentina et episcopus qui nunc est pro ecclesia florentina sunt et est in possessione vel quasi omnium predictorum et etiam episcopi qui fuerunt pro tempore in dicta ecclesia et per predictum tempus principaliter instituerunt et instituere consueverunt absque capitulo ipsius ecclesie florentine abbates in dicto monasterio et eos destituerunt absque dicto capitulo pro tempore quando occurrebant casus in quibus deberet institutio seu destitutio fieri.</p><p rend="text_top"><hi >IIII. Item quod de predictis omnibus et singulis fuit et est publica vox et fama Florentie et in partibus illis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >V. Item probare intendunt dicti procuratores quod donnus Josep prior sancti Frediani de Pisis et donnus Clicus olim monacus Sancte Marie de Florentia fuerunt diversis temporibus abbates dicti monasterii et fuerunt instituti diversis temporibus in abbates dicti monasterii Sancti Miniatis per bone memorie dominum Iohannem de Urbe tunc episcopum florentinum et comuniter post institutionem huiusmodi fuerunt habiti pro abbatibus dicti monasterii.</hi></p><p rend="text_top"><hi >VI. Item quod de predictis est et fuit in civitate predicta et in diocesi florentina publica vox et fama.</hi></p><p rend="text_top"><hi >VII. Item probare intendunt quod dominus Ildibrandus olim fuit episcopus florentinus et pro episcopo florentino fuit comuniter habitus et reputatus Florentie et in partibus illis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >VIII. Item quod publica vox et fama est in civitate predicta quod dictus dominus Ildibrandus fuit episcopus florentinus.</hi></p><p rend="text_top"><hi >VIIII. Item probare intendunt quod domini Iohannes et Ardingus et Acto olim fuerunt episcopi florentini et pro episcopis florentinis fuerunt comuniter habiti et reputati. </hi><hi rend="italic" >[2r]</hi></p><p rend="text_top"><hi >X. Item quod publica vox et fama est in civitate Florentie quod dicti domini Ardingus, Iohannes et Acto fuerunt episcopi florentini.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XI. Item probare intendunt dicti procuratores quod supradicti episcopi florentini dotaverunt dictum monasterium Sancti Miniatis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XII. Item quod dictus Ildibrandus existens episcopus florentinus dotavit dictum monasterium de bonis et iuribus ecclesie Florentie et ample dotavit.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XIII. Item probare intendunt quod dictus dominus Ildibrandus inter cetera concessit eidem monasterio de bonis et iuribus ecclesie florentine ecclesias et bona et iura</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="09.html#footnote-013">42</ref></hi></hi><hi > infrascripta videlicet: locum et montem in quo positum est ipsum monasterium, una cum omnibus adiacentibus et pertinentibus tam in circuitu quam infra ipsum montem sive in aliis locis, cum servis et ancillis et aldionibus utriusque sexus seu casis curtis cappellis sortibus et donicatis silvis terris et vineis et omnibus rebus ad dictam ecclesiam pertinentibus ubicumque per loca et casalia vel vocabula et apenditia invenirentur.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XIIII. Item cenobium Sancti Andree quod est positum in civitate Florentie et prope</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="09.html#footnote-012">43</ref></hi></hi><hi > forum domini regis et prope arcum cum omnibus sibi pertinentibus casis ortibus sortibus et donicatis servis ancillis utriusque sexus terris vineis quam intus aut fors civitatem ubicumque per loca et casalia vel vocabula seu apenditia invenirentur, excepta terra, vinea et silva que est posita infra flumen Yme, ex uno latere habet terram Sancti Iohannis, ex alio latere terra prefate ecclesie Sancti Andree, ex tertio laterre terra ripulensium et a quarto ipsum flumen Yme, que insimul collecta sunt modiorum XV et sestariorum decem et septem et una casa et terra et vinea quas tenet Iohannes qui vocatur de Monte ex tribus lateribus terra Sancti Andree quarto ripulenses, inter casam terram et vineam est modiorum unum ad granum seminandum. Item ecclesiam Sancte Felicitatis que est positam prope capud pontis cum cimiterio et ortis et terris et vineis quecumque tenebat Iohannes presbiter et filii Boni Ursi presbiteri nec non et omnem decimationem propriam et prius episcopi de suo donicato per omnes suas curtes et casas. Item castellum et curtem </hi><hi rend="italic" >[2v]</hi><hi > Montis Alti cum omnibus sibi pertinentibus terris vineis silvis donicatis et unam cappellam infra ipsum castellum positam que est situm infra terretorium de plebe Sancti Andree de Doccio.</hi></p><p rend="text_top">XV. Item medietatem castelli Montis Acuti cum omnibus sibi pertinentibus siti infra terretorium de plebe Sancti Martini Vinimgium. Item curtem que vocatur Lonano cum omnibus ibidem ad Sanctum Iohannem oertinentibus cum sua cappella in integro que vocatur Sancti Miniatis<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="09.html#footnote-011">44</ref></hi></hi> cum terris vineis casis sortibus alpibus et donicatis seu apenditiis ad eandem curtem qui vocatur Lonano pertinentibus ubicumque per loca vel casalia atque vocabula invenirentur infra terretorium de plebe Sancte Marie Sita Staia vel in aliis plebatibus de hiis ubi inveniretur. Item curtem de Impoli cum sibi pertinentibus que sita est infra terretorium Sancti Andree.</p><p rend="text_top">XVI. Item quod predictus dominus Ildibrandus tempore quo predicta dedit et concessit seu donavit dicto monasterio Sancti Miniatis firmiter statuit in ipsa concessione ut nulla persona hominum de dicto monasterio seu prefatis rebus potestatem seu aliquod dominium ullo modo habere posset excepto abbate quem ipse episcopus aut sui successores ad ius atque sub defensione Sancti Iohannis ibidem pro tempore ordinaverunt.</p><p rend="text_top">XVII. Item probare intendunt dicti procuratores quod dictum monasterium nunc habet et possidet ecclesias bona et iura predicta excepta dicta medietate castelli Montis Acuti.</p><p rend="text_top">XVIII. Item probare intendunt quod ecclesia florentina fuit et est patrona dicti monasterii Sancti Miniatis et episcopus qui<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="09.html#footnote-010">45</ref></hi></hi> nunc est et qui fuerunt pro tempore fuerunt patroni dicti monasterii pro dicta ecclesia florentina ab LXXX annis citra vel plus et per dictum tempus usque ad presens tempus et etiam nunc est.</p><p rend="text_top">[XVIIII]. Item quod dicta ecclesia florentina et episcopi qui<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="09.html#footnote-009">46</ref></hi></hi> pro tempore fuerunt et episcopus qui nunc est fuit et est in possessione vel quasi patronatus dicti monasterii ab LXXX annis citra et per dictum tempus.</p><p rend="text_top">XX. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate predicta et in diocesi florentina.</p><p rend="text_top">XXI. Item probare intendunt quod dictum monasterium Sancti Miniatis ab antiquo habuit et habet nunc populum et curam animarum et mangnium. <hi rend="italic" >[3r]</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXII. Item quod habet et habuit iam sunt LI anni et ultra hospitale constructum ad sustentationem pauperum.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXIII. Item quod ad idem hospitale pauperes concurrunt.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXIIII. Item quod in eodem hospitali puaperes recipiuntur et substentantur ibidem de bonis dicti monasterii.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXV. Item probare intendunt quod bona dicti monasterii data per episcopos florentinos pro tempore comuni extimatione valent XXXm libras et ultra florinorum parvorum et valuerunt tantum ut dictum est iam sunt XL anni et plus et per dictum tempus.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXVI. Item quod de predictis fuit et est Florentie et in diocesi florentina et dicto monasterio publica vox et fama.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXVII. Item probare intendunt quod abbas et conventus et monaci dicti monasterii steterunt et conversati fuerunt in dicto monasterio ut conventus iam sunt LXXX anni et plus pacifice et quiete.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXVIII. Item quod abbatissa et conventus dicti monasterii de Monticello antiqui et novi sciverunt tempore Alexandri pape IIII quo dictum privilegium dicitur impetratum et quod ipsis patientibus et contradicentibus dicti abbas et conventus fecerunt predicta.  </hi></p><p rend="text_top">XXVIII. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina.</p><p rend="text_top">XXX. Item probare intendunt quod abbatissa et conventus et moniales que nunc stant in monasterio qui nunc<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="09.html#footnote-008">47</ref></hi></hi> dicitur Monticellis olim steterunt in alio monasterio quod etiam dicebatur de Monticello. Et quod eo tempore quando dicta abbatissa et conventus de Monticello stabant et morabantur in dicto monasterio de Monticello antiquo et que dicuntur impetrasse ab Alexandro papa predicto privilegium illud de quo fit mentio in libello pro parte ipsarum illato contra predictos abbatem et conventum Sancti Miniatis abbatissa et conventus predicte bene et commode secundum decentiam ipsarum religiosarum vivebant et vivere poterant in dicto monasterio antiquo et vite necessaria eis dicto tempore et ante et post in dicto loco antiquo habebant et habere poterant ut decet tales religiosas et habundanter et potissime etiam dictis temporibus de ipsorum redditibus et obventionibus providere pluribus monialibus quam tunc essent in predicto loco antiquo. <hi rend="italic" >[3v]</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXXI. Item probare intendunt quod dictus locus antiqus fuit et est magis religiosus et magis aptus ad religionem ipsis monialibus quam fuerit et sit dictum monasterium Sancti Miniatis, et homines et mulieres comuniter maiorem devotionem et caretatem habebant in dictis monialibus dictis temporibus quam nunc postquam se transtulerunt ad locum novum in quo nunc morantur habeant.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXXII. Item quod dictum monasterium Sancti Miniatis fuit et est locus actior monacis quam monialibus et erat tempore quo dicitur impetratum dictum privilegium.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXXIII. Item probare intendunt dicti procuratores quod fructus et redditus et obventiones dicti monasterii Sancti Miniatis dicto tempore erant superflui et superhabundantes secundum decentiam et statum dictarum monialium et secundum necessaria vite ipsarum dominarum.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXXIIII. Item probare intendunt quod dictum monasterium Sancti Miniatis tempore dicte impetrationis habebat et possidebat bona predicta concessa eidem per supradictos episcopos ecclesie florentine.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXXV. Item quod dictum monasterium Sancti Miniatis est situm in loco alto et forti et est locus aptus ad defensionem et potuisset et posset ex loco predicto turbari status civitatis predicte si perveniret ad manus predictorum abbatisse et conventus et mangnium et maximum schandalum generaretur et generari posset in civitate predicta si dictum monasterium perveniret ad manus dictarum monialium.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXXVI. Item quod de predictis fuit et est in dictis civitate et diocesi publica vox et fama.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXXVII. Item probare intendunt quod tempore quo dictum privilegium dicitur impetratum et tacita fuerunt dicto domino Alexandro predicta et tacitum fuit sibi quod dictum monasterium tot fructibus et redditibus habundaret et quod curam animarum seu populum hospitale predictum haberet et tot bona haberet et tot ecclesie eidem monasterii subessent et etiam</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="09.html#footnote-007">48</ref></hi></hi><hi > tacitum quomodo dictum monasterium sic suberat pleno iure ecclesie florentine et qualiter ecclesia florentina seu episcopi ipsius sic ample dotaverunt dictum monasterium de bonis et iuribus ecclesie florentine et qualiter electio et institutio et destitutio abbatis directe spectabat ad episcopum florentinum. </hi><hi rend="italic" >[4r]</hi></p><p rend="text_top"><hi >XXXVIII. </hi>Item probare intendunt quod dictum fuit domino pape Alexandro inter cetera quod non poterant in dicto monasterio antiquo commode vivere dicte moniales et eis necessaria vite suppetere non poterant ibidem, et exprexe dictum fuit eidem domino pape Alexandro de loci distantia a civitate predicta que non erat talis ex qua eis incommoditas obveniret.</p><p rend="text_top">XXXVIIII. Item probare intendunt quod de tempore quo pro parte dictarum abbatisse et conventus impetratum dicitur dictum privilegium fluxerunt iam sunt XXX anni et ultra.</p><p rend="text_top">XL. Item quod post tempus quo dicitur impetratum dictum privilegium et postquam dicte abbatissa et conventus sciverunt impetrationem deserverunt illum iam sunt XII anni et ultra et postea trastulerunt se ad locum in quo nunc morantur dicte civitati magis vicinum quam sit monasterium Sancti Miniatis predictum cui imposuerunt dicti loci antiqui nomen de Monticello.</p><p rend="text_top">XLI. Item probare intendunt quod in loco novo edificaverunt ecclesiam novam et locum eet domos solempnes et quod comuni extimatione prodicti locus et domus, edifitia cum ortis et vineis et viridariis et oliveriis eisdem loco et domibus coniunctis et in eodem contestu ad dictas abbatissam et conventu, spectates valent XXXm libras florenorum parvorum.</p><p rend="text_top">XLII. Item probare intendunt quod dictus locus novus seu ecclesia nova est dicte civitati vicinius et vicinior quam sit dictu monasterium Sancti Miniatis et commodius itur de Florentia et iri potest ad dictum monasterium novum de Monticello quam ad monasterium Sancti Miniatis predicti.</p><p rend="text_top"><hi >XLIII. Item probare intendunt dicti procuratores quod dictus locus novus est magis aptus et magis religiosus et decentior et honestior dictis monialibus quam sit dictum monasterium Sancti Miniatis et utilior quoad situm.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XLIIII. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama Florentie et in diocesi florentina. </hi><hi rend="italic" >[4v]</hi></p><p rend="text_top"><hi >XLV. Item probare intendunt quod Rainerius nepos condam domini Bene de Monteficalli fuit notarius publicus et comuniter habitus per notarium in civitate et diocesi florentina et fesulana et comuniter et publice recurrebatur ad eum sicut ad notarium publicum per intrumenti conficiendis in forma publica anno domini MCCXXVIII ante et post et instrumentis eius comuniter habebatur et haberi consuevit fides tamquam publicis instrumentis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XLVI. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XLVII. Item probare intendunt quod Iuncta Martini domini Frederigi fuit notarius publicus et comuniter et publice fuit vocatus notarius et comuniter habitus pro notario in civitate et diocesi florentina et fesulana et etiam comuniter et publice recurrebatur ad eum sicut ad notarium publicum pro instrumentis conficiendis in forma publica anno domini MCCXXVIII et ante et post.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XLVIII. Item quod de predictis omnibus est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >XLVIIII. Item probare intendunt quod Herricus iudex et notarius fuit notarius publicus et comuniter et publice fuit vocatus notarius et publice et comuniter habitus pro notario in civitate et diocesi florentina et fesulana et comuniter et publice recurrebatur ad eum tanquam ad publicum notarium pro instrumentis publicis conficiendis in forma publica anno dominice incarnationis Millesimo CCX et ante et post et in instrumentis eius comuniter haberi consuevit fides tanquam publicis instrumentis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >L. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LI. Item probare intendunt quod Mainettus condam Gueri fuit notarius publicus et comuniter et publice vocatus fuit notarius et comuniter habitus pro notario in civitate florentina et fesulana et comuniter recurrebatur ad eum sicut </hi><hi rend="italic" >[5r] </hi><hi >ad notarium publicum pro instrumentis conficiendis in forma publica anno domini Millesimo CCX et ante et post et instrumentis eius comuniter habebatur et haberi consuevit fides tanquam publicis instrumentis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LII. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LIII. Item probare intendunt quod Restorius iudex ac tabellio fuit notarius publicus et comuniter et publice vocatus fuit notarius publicus et comuniter habitus pro notario in civitate florentina et fesulana et comuniter recurrebatur ad eum tanquam ad notarium publicum pro instrumentis conficiendis in publica forma Millesimo CCX et ante et post et instrumentis eius comuniter habetur et haberi consuevit fides tanquam instrumentis publicis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LIIII. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LV. Item probare intendunt quod Barone iudex fuit notarius publicus et comuniter et publice vocatus fuit notarius et comuniter habitus pro notario et ad eum comuniter recurrebatur pro publicis instrumentis conficiendis in civitate et diocesi florentina et fesulana anno ab incarnatione domini MCCXLVI et ante et post et instrumentis eius comuniter habebatur et haberi consuevit dicto tempore fides tanquam publicis instrumentis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LVI. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LVII. Item quod Bonaiuta Burnetti fuit notarius publicus et comuniter et publice vocatus notarius et habitus pro notario et publice exercebat officium notarii et ad eum publice et comuniter recurrebatur pro instrumentis publicis conficiendis in civitate et diocesi florentina et fesulana anno ab incarnatione domini Millesimo CCXLVI et ante et post et instrumentis eius comuniter habebatur et haberi consuevit dicto tempore fides tanquam publicis instrumentis.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LVIII. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana. </hi><hi rend="italic" >[5v]</hi></p><p rend="text_top"><hi >LVIIII. Item quod Jacobus fuit notarius publicus et comuniter fuit vocatus notarius et habitus pro notario et publice exercebat artem notarie et ad eum publice et comuniter recurrebatur tanquam ad notarium publicum pro publicis instrumentis conficiendis in civitate et diocesi florentina et fesulana. Anno ab incarnatione M</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="09.html#footnote-006">49</ref></hi></hi><hi > CCXLVII et ante et post et instrumentis eius comuniter habebatur et haberi consuevit dicto tempore fides tanquam publicis instrumentis</hi></p><p rend="text_top"><hi >LX. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LXI. Item quod Hadalbertus iudex et notarius fuit notarius publicus et comuniter et publice fuit vocatus notarius et habitus pro notario et publice exercebat offitium notarie et ad eum publice et comuniter recurrebatur tanquam ad publicum notarium pro publicis instrumentis conficiendis in civitate et diocesi florentina et fesulana et instrumentis eius comuniter habebatur et haberi consuevit fides tanquam publicis instrumentis anno dominice incarnationis MXXXVII et ante et post.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LXII. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LXIII. Item quod Petrus scriptor fuit notarius publicus et comuniter et publice vocatus fuit notarius et habitus pro notario et publice exercuit offitium notarie et ad eum publice et comuniter recurrebatur tanquam ad notarium publicum pro publicis instrumentis conficiendis in civitate et diocesi florentina et fesulana et instrumentis eius comuniter habebatur et haberi consuevit fides tanquam publicis instrumentis anno dominice incarnationis MXXXVII et ante et post.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LXIIII. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana. </hi><hi rend="italic" >[6r]</hi></p><p rend="text_top"><hi >LXV. Item quod Bonus Amicus fuit notarius publicus et co&lt;mun&gt;iter vocatus fuit notarius et habitus pro notario et publice exercuit offitium notarie et ad eum comuniter recurrebatur pro publicis instrumentis conficiendis tanquam ad notarium publicum in civitate et diocesi florentina et fesulana et instrumentis eius comuniter habebatur et haberi consuevit fides tanquam publicis instrumentis anno dominice incarnationis Millesimo CCX et ante et post.</hi></p><p rend="text_top"><hi >LXVI. Item quod de predictis fuit et est publica vox et fama in civitate et diocesi florentina et fesulana.</hi></p><p rend="text_top"><hi >Hos articulos dant et exibent dicti procuratores protestantes quod possint</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="09.html#footnote-005">50</ref></hi></hi><hi > et eis liceat prout eis vel alteri eorum videbitur dictos articulos declarare mutare</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="09.html#footnote-004">51</ref></hi></hi><hi > interpretari supplere atque corrigere minuere et eis addere</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="09.html#footnote-003">52</ref></hi></hi><hi > et alios de novo dare, et quod si qua varietas vel periurium ex ipsis articulis vel per ipsos vel ipsorum aliquem posset notari ex nunc illos seu illum revocant et volunt pro non datis haberi quatenus eis</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="09.html#footnote-002">53</ref></hi></hi><hi > de predictis dominis suis et iuri ipsorum et cuiusque</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="09.html#footnote-001">54</ref></hi></hi><hi > eorum posset quomodolibet aliquod preiudicium generari protestatur quod non se</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="09.html#footnote-000">55</ref></hi></hi><hi > astringunt ad predicta omnia et singula probanda set ad ea et id tantum quod sibi ad victoriam sue cause sufficiant de premissis.</hi></p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib_tit ParaOverride-2">Fonti</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte (secoli IX-XII)</hi>, a cura di L. Mosiici, Olschki, Firenze 1990.</p><p rend="bib_indx_bib_tit">Studi</p><p rend="bib_indx_bib">Bartoli Langeli A., Rigon A. (a cura di),<hi rend="italic"> I registri vescovili dell’Italia settentrionale (secoli XII-XV)</hi>, Herder, Roma 2003.</p><p rend="bib_indx_bib">Benvenuti A., <hi rend="italic">Donne religiose nella Firenze del due-trecento: appunti per una ricerca in corso</hi>, in <hi rend="italic">Le mouvement confraternel au Moyen Âge. France, Italie, Suisse</hi>, EFR, Rome 1987, pp. 41-82.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">La fortuna del movimento damianita in Italia (sec. XIII): propositi per un censimento da fare</hi>, in <hi rend="italic">Chiara di Assisi</hi>, CISAM, Spoleto 1993.</p><p rend="bib_indx_bib">Beverini del Santo M.G., <hi rend="italic">Piccarda Donati nella storia del monastero di Monticelli</hi>, Polistampa, Firenze 2007.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccali G. OFM (a cura di), <hi rend="italic">Fonti clariane. Documentazione antica su Santa Chiara di Assisi. Scritti, biografie, testimonianze, testi liturgici e sermoni</hi>, Editrici francescane, Padova 2015, pp. 7-16.</p><p rend="bib_indx_bib">Cancian P. (a cura di), <hi rend="italic">La memoria delle chiese. Cancellerie vescovili e culture notarili nell’Italia centro-settentrionale (secoli X-XIII)</hi>, Scriptorium, Torino 1995.</p><p rend="bib_indx_bib">Chittolini G., <hi rend="italic">«Episcopalis curiae notarius». Cenni sui notai di curie vescovili nell’Italia centro-settentrionale alla fine del Medioevo</hi>, in <hi rend="italic">Società, istituzioni, spiritualità: Studi in onore di Cinzio Violante</hi>, CISAM, Spoleto 1994, pp. 221-232.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Clara Claris</hi> <hi rend="italic">Praeclara: l’esperienza cristiana e la memoria di Chiara d’Assisi in occasione del 750 anniversario della morte</hi>, Convivium Assisiense, Assisi 2004.</p><p rend="bib_indx_bib">Davidsohn R., <hi rend="italic">Forschungen zur älteren Geschichte von Florenz</hi>, Mittler und Sohn, Berlin 1896-1908.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">Storia di Firenze</hi>, II, Sansoni, Firenze 1957<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">2</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Diacciati S., <hi rend="italic">Popolani e magnati. Società e politica nella Firenze del Duecento</hi>, CISAM, Spoleto 2011.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">Mozzi, Andrea</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, &lt;<ref target="http://www.treccani.it/DBI">www.treccani.it/DBI</ref>&gt; (2012).</p><p rend="bib_indx_bib">Faini E., <hi rend="italic">Italica gens: memoria e immaginario politico dei cavalieri-cittadini (secoli XII-XIII)</hi>, Viella, Roma 2018.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Fenster T.S., Lord Smail D. (eds.),</hi><hi rend="italic" > Fama. The politics of talk and reputation in Medieval Europe</hi><hi >, Cornell Universiy Press, Ithaca and London 2003.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Fossier A., <hi rend="italic">Les registres judiciaires de l’évêque de Pistoia (1287-1301). </hi><hi rend="italic" >Esquisses d’une enquête sur les procédures ecclésiastiques dans l’Italie du Due et du Trecento</hi><hi >, in</hi> <hi >B. Fourniel (éd.), </hi><hi rend="italic" >La justice dans les cités épiscopales du Moyen age à la fin de l’Ancien Régime</hi><hi >, Presses Universitaires de Toulouse I, Toulouse 2014, pp. 57-68.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Lori Sanfilippo I., Rigon A. (a cura di), </hi><hi rend="italic" >Fama e publica vox nel Medioevo</hi><hi >, ISIME, Roma 2011.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Pievi e parrocchie in Italia nel Basso Medioevo (sec. XIII-XV)</hi>, Herder, Roma 1984.</p><p rend="bib_indx_bib">Pinto G., <hi rend="italic">Clero e chiese rurali nel Pistoiese alla fine del Duecento</hi>, in E. Vannucchi (a cura di), <hi rend="italic">Pistoia e la Toscana nel Medioevo. Studi per Natale Rauty</hi>, Società pistoiese di storia patria, Pistoia 1997, pp. 105-129.</p><p rend="bib_indx_bib">Pirillo P., <hi rend="italic">La Domenica delle Palme, un castello e due chiese. Popolamento e parrocchie nel piviere di Gaville</hi>, in P. Pirillo, M. Ronzani (a cura di), <hi rend="italic">San Romolo a Gaville. Storie di una pieve in età medievale</hi>, Viella, Roma 2008, pp. 149-174.</p><p rend="bib_indx_bib">Quilici B., L<hi rend="italic">a Chiesa di Firenze dal governo del “Primo Popolo” alla restaurazione guelfa</hi>, «Archivio Storico Italiano», CXXVII (3), 1969, pp. 265-337.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Ristori P., </hi><hi rend="italic" >Chiesa fiorentina e clero della cattedrale dalle origini al Giubileo del 1300. Vicende storiche, attività amministrativa, vita liturgica</hi><hi >, Pagnini, </hi><hi >Firenze 2015.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Ronzani M., <hi rend="italic">Come lavorare con le “Rationes Decimarum”</hi>?, in P. Galetti (a cura di), <hi rend="italic">Paesaggi, comunità, villaggi medievali</hi>, CISAM, Spoleto 2012, pp. 525-534.</p><p rend="bib_indx_bib">Salvestrini F., <hi rend="italic">Mangiadori, Giovanni</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, &lt;<ref target="http://www.treccani.it/DBI">www.treccani.it/DBI</ref>&gt; (2007).</p><p rend="bib_indx_bib">Tanzini L., <hi rend="italic">Una Chiesa a giudizio. I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento</hi>, Viella, Roma 2020.</p><p rend="bib_indx_bib">Théry J., <hi rend="italic">Fama: l’opinion publique comme preuve judiciaire. Aperçu sur la révolution médiévale de l’inquisitoire (xii</hi><hi rend="italic CharOverride-3">e</hi><hi rend="italic">-XIV</hi><hi rend="italic CharOverride-3">e</hi><hi rend="italic">)</hi>, in B. Lemesle (éd.), <hi rend="italic">La preuve en justice. </hi><hi rend="italic" >De l’Antiquité à nos jours</hi><hi >, Presses universitaires de Rennes, Rennes 2003.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Vallerani M., <hi rend="italic">I fatti nella logica del processo medievale. Note introduttive</hi>, «Quaderni Storici», XXXVI, 2001, pp. 665-693.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-054-backlink">1</ref></hi>	Firenze, Archivio di Stato, <hi rend="italic">Tribunale vescovile di Pistoia</hi> (= d’ora in avanti <hi rend="italic">TVP</hi>), 4, cc. 1-104: si tratta di un registro cartaceo rilegato in cartone e pelle in età moderna, quando venne apposta anche l’etichetta esterna con riferimento proprio agli atti della causa. I documenti della serie sono stati esaminati da G. Pinto, <hi rend="italic">Clero e chiese rurali nel Pistoiese alla fine del Duecento</hi>, in E. Vannucchi (a cura di), <hi rend="italic">Pistoia e la Toscana nel Medioevo. Studi per Natale Rauty</hi>, Società pistoiese di storia patria, Pistoia 1997, pp. 105-129, e da A. Fossier, <hi rend="italic">Les registres judiciaires de l’évêque de Pistoia (1287-1301). </hi><hi rend="italic" >Esquisses d’une enquête sur les procédures ecclésiastiques dans l’Italie du Due et du Trecento</hi><hi >, in</hi> <hi >B. Fourniel (éd.), </hi><hi rend="italic" >La justice dans les cités épiscopales du Moyen age à la fin de l’Ancien Régime</hi><hi >, Presses Universitaires de Toulouse I, Toulouse 2014, pp. 57-68.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-053-backlink">2</ref></hi>	Un panorama italiano in questo senso è offerto da A. Bartoli Langeli, A. Rigon (a cura di),<hi rend="italic"> I registri vescovili dell’Italia settentrionale (secoli XII-XV)</hi>, Herder, Roma 2003. Sulla Toscana mi permetto di rinviare al mio <hi rend="italic">Una Chiesa a giudizio. I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento</hi>, Viella, Roma 2020.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-052-backlink">3</ref></hi>	Non si riprenderà qui la bibliografia sull’esperienza religiosa di Chiara e i suoi esiti nel movimento francescano femminile del XIII secolo: basterà rinviare almeno ad A. Benvenuti, <hi rend="italic">La fortuna del movimento damianita in Italia (sec. XIII): propositi per un censimento da fare</hi>, in <hi rend="italic">Chiara di Assisi</hi>, CISAM, Spoleto 1993, pp. 59-106, e a Clara<hi rend="italic"> Claris Praeclara: l’esperienza cristiana e la memoria di Chiara d’Assisi in occasione del 750 anniversario della morte</hi>, Convivium Assisiense, Assisi 2004, in particolare ai saggi di Maria Pia Alberzoni, Giovanna Casagrande e Giulia Barone; oltre alle note introduttive di Marco Bartoli a G. Boccali OFM (a cura di), <hi rend="italic">Fonti clariane. Documentazione antica su Santa Chiara di Assisi. Scritti, biografie, testimonianze, testi liturgici e sermoni</hi>, Editrici francescane, Padova 2015, pp. 7-16.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-051-backlink">4</ref></hi>	Sulla vicenda del primo insediamento delle Damianite a Firenze cfr. B. Quilici, L<hi rend="italic">a Chiesa di Firenze dal governo del “Primo Popolo” alla restaurazione guelfa</hi>, «Archivio Storico Italiano», CXXVII (3), 1969, pp. 265-337: 303; A. Benvenuti, <hi rend="italic">Donne religiose nella Firenze del due-trecento: appunti per una ricerca in corso</hi>, in <hi rend="italic">Le mouvement confraternel au Moyen Âge. France, Italie, Suisse</hi>, EFR, Rome 1987, pp. 41-82.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-050-backlink">5</ref></hi>	Si tenga presente che il reclutamento aristocratico non era un fatto singolare di Monticelli, ma risultava tipico delle Damianite sin dalle origini: le <hi rend="italic">sorores pauperae</hi> erano in genere di nobile estrazione, come del resto lo erano state Chiara e Agnese.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-049-backlink">6</ref></hi>	R. Davidsohn, <hi rend="italic">Storia di Firenze</hi>, II, Sansoni, Firenze 1957<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">2</hi>, pp. 172-175 e 343-344.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-048-backlink">7</ref></hi>	Nel 1324 morì, nella nuova sede della comunità, Chiara Ubaldini, poi venerata come beata. Su queste vicende e sulla storia del monastero tra Due e Trecento si veda utilmente M.G. Beverini del Santo, <hi rend="italic">Piccarda Donati nella storia del monastero di Monticelli</hi>, Polistampa, Firenze 2007, pp. 11-27.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-047-backlink">8</ref></hi>	G. Lami, <hi rend="italic">Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta</hi>, t. II, ex Typographo Deiparae ab Angelo Satutatae, Florentiae 1758, pp. 1386-1393, in particolare 1388-1390 per i documenti di Alessandro IV.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-046-backlink">9</ref></hi>	Come mostra efficacemente Enrico Faini, <hi rend="italic">Il monastero di San Miniato e lo spazio politico fiorentino nel XIII secolo</hi>, in questo stesso volume.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-045-backlink">10</ref></hi>	<hi rend="italic">Ibidem</hi>. Le <hi rend="italic">positiones </hi>del vescovo al n. XL parlano di un trasferimento alla nuova sede «iam sunt XII anni et ultra», quindi intorno al 1277-78, mentre vari testimoni parlano di un evento ai tempi della missione del cardinale Latino nel 1279 (ad esempio <hi rend="italic">TVP</hi> 4, c. 65rv).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-044-backlink">11</ref></hi>	Per la storia della Chiesa cittadina in questi anni è utile <hi >P. Ristori, </hi><hi rend="italic" >Chiesa fiorentina e clero della cattedrale dalle origini al Giubileo del 1300. Vicende storiche, attività amministrativa, vita liturgica</hi><hi >, Pagnini, Firenze 2015, in particolare pp. 191-236.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-043-backlink">12</ref></hi>	R. Davidsohn, <hi rend="italic">Forschungen zur älteren Geschichte von Florenz</hi>, Mittler und Sohn, Berlin 1896-1908, IV, pp. 411-414; i documenti sono di nuovo in Lami, <hi rend="italic">Sanctae Ecclesiae florentinae monumenta</hi>, cit., pp. 1390-1391.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-042-backlink">13</ref></hi>	Che la causa fosse stata avviata per iniziativa delle monache emerge dal punto XXX dei capitoli del vescovo, laddove si ricorda che il privilegio di Alessandro IV era citato «in libello pro parte ipsarum [monialium] illato contra predictos abbatem et conventum Sancti Miniatis».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-041-backlink">14</ref></hi>	Sul quale S. Diacciati, <hi rend="italic">Mozzi, Andrea</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, &lt;<ref target="http://www.treccani.it/DBI">www.treccani.it/DBI</ref>&gt; (2012); sulla famiglia cfr. Ead., <hi rend="italic">P</hi>o<hi rend="italic">polani e magnati. Società e politica nella Firenze del Duecento</hi>, CISAM, Spoleto 2011, <hi rend="italic">ad indicem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-040-backlink">15</ref></hi>	Cfr. F. Salvestrini, <hi rend="italic">Mangiadori, Giovanni</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, &lt;<ref target="http://www.treccani.it/DBI">www.treccani.it/DBI</ref>&gt; (2007).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-039-backlink">16</ref></hi>	<hi rend="italic">TVP</hi> 4, c. 130rv.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-038-backlink">17</ref></hi>	Nel dettaglio: <hi rend="italic">dominus</hi> Andrea priore di Santo Stefano al Ponte, <hi rend="italic">presbiter</hi> Ubaldus rettore di San Leonardo in Arcetri, <hi rend="italic">dominus</hi> Ugo priore di San Frediano, <hi rend="italic">presbiter</hi> Deodato rettore di Santa Margherita a Montici, <hi rend="italic">presbiter </hi>Bandecco rettore di San Firenze, <hi rend="italic">dominus</hi> Palmieri rettore di San Romolo, <hi rend="italic">prete</hi> Benvenuto detto Nuto del fu Struffa, <hi rend="italic">dominus</hi> Jacopo monaco di Settimo, Ildebrandino da Ripoli converso di Settimo, <hi rend="italic">presbiter</hi> Albizzo rettore di San Lorenzo delle Rose piviere dell’Impruneta, Giunta di Bonaccorso del popolo di San Miniato, <hi rend="italic">presbiter</hi> Vinta canonico della pieve di Vaglia.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-037-backlink">18</ref></hi>	Nel saggio citato a nota 3 Anna Benvenuti parla di un definitivo insediamento delle <hi rend="italic">sorores</hi> presso nuovo sito nel 1311. In realtà la comunità si sarebbe spostata di nuovo dopo la distruzione nel monastero nel primo Cinquecento, portando con sé l’originario toponimo di Monticelli.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-036-backlink">19</ref></hi>	Al punto XXVIII si ribadiva infatti che «abbatissa et conventus dicti monasterii de Monticello antiqui et novi sciverunt tempore Alexandri pape IIII, quo dictum privilegium dicitur impetratum, et quod ipsis patientibus et contradicentibus dicti abbas et conventus fecerunt predicta», intendendo per <hi rend="italic">predicta</hi> il godimento da parte del cenobio dei diritti conferiti dal vescovo sotto il suo patronato: di conseguenza le monache e i loro patroni dovevano essere ben consapevoli dei diritti di San Miniato, pur omettendone di farne parola in occasione del privilegio.  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-035-backlink">20</ref></hi>	Il tema del rapporto tra cancellerie vescovili e pratiche notarili è ormai molto fortunato, a partire dagli studi di Gian Giacomo Fissore, Iacobus Sarrachus notarius et scopolanus Astensis ecclesie: <hi rend="italic">i chierici notai nella documentazione capitolare e vescovile ad Asti fra XIII e XIV secolo</hi>, in D. Puncuh (a cura di), <hi rend="italic">Studi in memoria di Giorgio Costamagna</hi>, Società ligure di storia patria, Genova 2003, pp. 365-414, e G. Chittolini, <hi rend="italic">«Episcopalis curiae notarius». Cenni sui notai di curie vescovili nell’Italia centro-settentrionale alla fine del Medioevo</hi>, in <hi rend="italic">Società, istituzioni, spiritualità: Studi in onore di Cinzio Violante</hi>, CISAM, Spoleto 1994, pp. 221-232. Per una messa a punto abbastanza recente in prospettiva ampia cfr. <hi rend="italic">Chiese e notai (secoli XII-XV)</hi>, «Quaderni di Storia religiosa», XI, 2004.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-034-backlink">21</ref></hi>	<hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte (secoli IX-XII)</hi>, a cura di L. Mosiici, Olschki, Firenze 1990, rispettivamente pp. 91-98, 112-120, 120-124, 129-133.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-033-backlink">22</ref></hi>	In particolare il castello di Monteramoli presso Giogoli e altri possessi in Valdarno, che non vengono citati nel 1290.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-032-backlink">23</ref></hi>	Ivi, p. 118, il riferimento è ai punti 22-24 delle <hi rend="italic">positiones</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-031-backlink">24</ref></hi>	Ora Firenze, Archivio di Stato, <hi rend="italic">Diplomatico</hi>, <hi rend="italic">S. Miniato di Firenze</hi>, 1229 agosto 18.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-030-backlink">25</ref></hi>	Ad esempio la pergamena Firenze, Archivio di Stato, <hi rend="italic">Diplomatico</hi>, <hi rend="italic">S. Miniato di Firenze</hi>, 1248 ottobre 20 è redatta <hi rend="italic">in mundum</hi> da Giunta del fu Spigliato Burnetto, rogatario del documento del 1246 citato all’articolo LVII; mentre ser Mainetto Gueri, che è citato per il documento al numero LI per il 1210, sottoscrive una carta della Badia dello stesso anno in Firenze, Archivio di Stato, <hi rend="italic">Diplomatico</hi>, <hi rend="italic">Badia di S. Maria di Firenze</hi>, 1210 marzo 31.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-029-backlink">26</ref></hi>	<hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., n. 5, carta di fondazione del 1018, pp. 67-76 [qui 71].</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-028-backlink">27</ref></hi>	Che l’antigrafo di questo ponderato lavoro di collazione sia stato proprio la carta originale edita dalla Mosiici è confermato, proprio nel brano qui citato, dalla lezione erronea «casis, <hi rend="italic">curtis</hi>, cappellis», che è emendata in <hi rend="italic">curtibus</hi> nelle trascrizioni di età moderna.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-027-backlink">28</ref></hi>	Un caso che in questo senso si potrebbe accostare alla riflessione sulla ‘memoria dei<hi rend="italic"> milites</hi>’ sviluppata da E. Faini, <hi rend="italic">Italica gens: memoria e immaginario politico dei cavalieri-cittadini (secoli XII-XIII)</hi>, Viella, Roma 2018.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-026-backlink">29</ref></hi>	Vari spunti in tal senso per il periodo considerato in P. Cancian (a cura di), <hi rend="italic">La memoria delle chiese. Cancellerie vescovili e culture notarili nell’Italia centro-settentrionale (secoli X-XIII)</hi>, Scriptorium, Torino 1995.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-025-backlink">30</ref></hi>	<hi rend="italic">TVP</hi> 4, c. 68v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-024-backlink">31</ref></hi>	Praticamente tutti i punti relativi a vicende storiche lontane si scontrano con la risposta dei testimoni che ammettono «se nihil scire», affidandosi nel migliore dei casi alla conferma di una <hi rend="italic">publica vox et fama</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-023-backlink">32</ref></hi>	Sulla quale esiste ormai un’ampia riflessione storica: M. Vallerani, <hi rend="italic">I fatti nella logica del processo medievale. Note introduttive</hi>, «Quaderni Storici», XXXVI, 2001, pp. 665-693; J. Théry, <hi rend="italic">Fama: l’opinion publique comme preuve judiciaire. Aperçu sur la révolution médiévale de l’inquisitoire (xii</hi><hi rend="italic CharOverride-3">e</hi><hi rend="italic">-XIV</hi><hi rend="italic CharOverride-3">e</hi><hi rend="italic">)</hi>, in B. Lemesle (éd.), <hi rend="italic">La preuve en justice. </hi><hi rend="italic" >De l’Antiquité à nos jours</hi><hi >, Presses universitaires de Rennes, Rennes 2003; T.S. Fenster, D. Lord Smail (eds.),</hi><hi rend="italic" > Fama. The politics of talk and reputation in Medieval Europe</hi><hi >, Cornell Universiy Press, </hi><hi >Ithaca and London 2003; I. Lori Sanfilippo, A. Rigon (a cura di), </hi><hi rend="italic" >Fama e publica vox nel Medioevo</hi><hi >, ISIME, Roma 2011.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-022-backlink">33</ref></hi>	<hi rend="italic">TVP</hi> 4, c. 88r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-021-backlink">34</ref></hi>	Ivi, c. 98v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="09.html#footnote-020-backlink">35</ref></hi>	Si trattava di un chierico di lungo corso che aveva verosimilmente avuto ruoli di un certo peso nella Chiesa fiorentina: in <hi rend="italic">TVP</hi>, c. 50v, rammenta come intorno al 1240 una commissione composta dall’abate di Vallombrosa, <hi rend="italic">magister</hi> Fede allora priore di Santo Stefano al Ponte e <hi rend="italic">magister</hi> Albertino canonico volterrano, poi fiorentino e fiesolano, nominati dalla sede apostolica e dall’abate della Badia per stabilire la ripartizione dei contributi del clero cittadino alla curia romana, avesse stabilito che un terzo della somma gravasse solidalmente sul vescovo insieme all’abate di San Miniato. Al di là del motivo specifico della deposizione – mostrare come le responsabilità del vescovo e quelle dell’abate fossero storicamente condivise – il chierico era evidentemente in grado di ripercorrere eventi lontani relativi al governo della diocesi.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-019-backlink">36</ref></hi>	Ivi, c. 55r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="09.html#footnote-018-backlink">37</ref></hi>	«Confines parrocchie dicti monasterii sunt contigui et coniuncti confinibus parrocie ecclesie Sancte Margherite cuius ecclesie est rector […] dixit etiam quod populus hominum et mulierum una cum cappellano qui est pro tempore in dicto monasterio venerunt et venire consueverunt […] ad ipsam ecclesiam Sancte Margarite ad processiones et litanias tempore assensionis una cum parrocchianis et cappellano ecclesie S. Felicis, et quod ipse tamquam rector ecclesie Sancte Margarite una cum populo […] una cum cappellano et parochianis Sancti Felicis ad Ema […] ad procesiones et letanias ad dictum monasterium Sancti Miniati».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-017-backlink">38</ref></hi>	Ivi, c. 36r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-016-backlink">39</ref></hi>	Il tema della definizione degli spazi parrocchiali, delle relative pratiche devozionali e delle connesse identità comunitarie è stato in varie occasioni approfondito in area toscana, specialmente in ambito rurale, almeno a partire da <hi rend="italic">Pievi e parrocchie in Italia nel Basso Medioevo (sec. XIII-XV)</hi>, Herder, Roma 1984, voll. I-II. Tra gli studi recenti più ricchi di spunti P. Pirillo, <hi rend="italic">La Domenica delle Palme, un castello e due chiese.</hi><hi rend="italic"> Popolamento e parrocchie nel piviere di Gaville</hi>, in P. Pirillo, M. Ronzani (a cura di), <hi rend="italic">San Romolo a Gaville. Storie di una pieve in età medievale</hi>, Viella, Roma 2008, pp. 149-174, e M. Ronzani, <hi rend="italic">Come lavorare con le “Rationes Decimarum</hi><hi rend="italic">”</hi>?, in P. Galetti (a cura di), <hi rend="italic">Paesaggi, comunità, villaggi medievali</hi>, CISAM, Spoleto 2012, pp. 525-534.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-015-backlink">40</ref></hi>	<hi rend="italic">TVP</hi> 4, rispettivamente cc. 47v e 89r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-014-backlink">41</ref></hi>	È quanto giustamente suggeriscono le considerazioni finali di Faini, <hi rend="italic">Il monastero di S. Miniato</hi>, cit<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-013-backlink">42</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue</hi> f <hi rend="italic">isolato nel ms.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-012-backlink">43</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue </hi>sb<hi rend="italic"> depennato.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-011-backlink">44</ref></hi>	<hi rend="italic">Aggiunto a margine inferiore della carta con segno di richiamo:</hi> et quarta parte de alia cappella que vocatur Sancti Salvatoris.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-010-backlink">45</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue </hi>est <hi rend="italic">nel ms.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-009-backlink">46</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue </hi>fuerunt <hi rend="italic">nel ms.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-008-backlink">47</ref></hi>	<hi rend="italic">Espunto</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-007-backlink">48</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue</hi> quomodo d <hi rend="italic">depennato.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-006-backlink">49</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue</hi> CCL <hi rend="italic">depennato.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-005-backlink">50</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue</hi> ies <hi rend="italic">depennato.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-004-backlink">51</ref></hi>	<hi rend="italic">Aggiunto a margine destro.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-003-backlink">52</ref></hi>	Minuere et eis addere <hi rend="italic">aggiunto nell’interlinea superiore</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-002-backlink">53</ref></hi>	<hi rend="italic">Aggiunto nell’interlinea superiore.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-001-backlink">54</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue</hi> ipsorum <hi rend="italic">depennato.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-000-backlink">55</ref></hi>	<hi rend="italic">Aggiunto nell’interlinea superiore.</hi></p>
      
      
      
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</TEI>