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        <title type="main" level="a">La documentazione archivistica fra tardo Medioevo ed età moderna</title>
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            <forename>Veronica</forename>
            <surname>Vestri</surname>
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          <resp>This is a section of <title>La Basilica di San Miniato al Monte di Firenze (1018-2018)</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-295-9</idno>) by </resp>
          <name>Francesco Salvestrini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.13</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The essay, starting from a survey of the tradition of documentary sources related to San Miniato, focuses on the archival papers concerning the abbey in the late Medieval and Modern period, trying to indicate some historical-archival research paths. It is pointed out that much of the documentation is now dispersed or can only be consulted through erudite transcriptions, and possible forms of collating texts are outlined. At the end there is a memorial of 1533 which offers an insight into the conditions of the religious community and the damage the abbey suffered during the siege of Florence period.</p>
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            <item>Monastic archives</item>
            <item>modern monasticism</item>
            <item>historical erudition</item>
            <item>siege of Florence</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.13<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.13" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">La documentazione archivistica fra tardo Medioevo ed età moderna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="13.html#footnote-027">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author">Veronica Vestri</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Sommario</hi>: L’articolo, prendendo le mosse da una ricognizione sulla tradizione delle fonti documentarie relative a San Miniato, si concentra sulle carte d’archivio riguardanti l’abbazia nel periodo tardo-medievale e moderno, cercando di indicare alcune piste di ricerca storico-archivistica. Si evidenzia come molta della documentazione sia ormai dispersa o consultabile solo attraverso spogli eruditi, e si delineano possibili forme di collazione fra tali testi. In chiusura viene presentato un memoriale del 1533 che offre uno spaccato sulle condizioni della comunità religiosa e sui danni subiti dal complesso abbaziale durante il periodo dell’assedio di Firenze.</p><p rend="text">Allo scopo di approfondire un’analisi dei documenti fondamentali per lo studio del monastero di San Miniato al Monte di Firenze non si può prescindere dal lavoro di Luciana Mosiici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="13.html#footnote-026">2</ref></hi></hi>, in cui si presenta una edizione, quasi esaustiva, delle pergamene del monastero fino al XII secolo compreso, oltre che uno studio sulla storia dell’archivio e sulla sua conservazione e dispersione. Fermo restando che Maria Pia Contessa nel 2012 ha individuato ulteriore documentazione all’interno dell’arco cronologico preso in considerazione da Luciana Mosiici, e in parte anche per il secolo XIII<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="13.html#footnote-025">3</ref></hi></hi>, resta ancora da esaminare e scandagliare il periodo che va sostanzialmente dal 1300 all’età moderna. Nelle pagine che seguono si è cercato di fornire i risultati di una prima ricognizione sulle fonti di San Miniato relative al periodo tardomedievale e cinquecentesco, non perché esse non siano in parte note, ma per fornire piuttosto un quadro organico della loro natura e dei luoghi della loro conservazione, offrendo suggerimenti sulle possibili modalità del relativo utilizzo a fini scientifici e per progettarne una possibile edizione.</p><p rend="text">Prima di addentrarci nello studio ed esame delle fonti è necessaria una breve riflessione sulle vicende storiche subite dall’archivio del monastero che, ovviamente, ebbero forti ripercussioni sulla tutela e conservazione delle carte; riassumiamo in sintesi i principali interventi di trasferimento, smembramento e ordinamento dell’archivio del monastero di San Miniato al Monte<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="13.html#footnote-024">4</ref></hi></hi>: </p><list type="unordered">
				<item>il 15 agosto del 1373 la documentazione di San Miniato subisce una prima operazione di controllo e ‘inventariazione’ quando il complesso entra sotto la giurisdizione dei monaci olivetani; </item>
				<item>un ulteriore controllo si ebbe durante il periodo dell’assedio di Firenze, nel 1553, quando il monastero fu trasferito; in questa occasione si ebbe un primo smembramento delle carte, in quanto una parte dell’archivio fu trasportata a Lucca presso il monastero di San Ponziano e un’altra presso il monastero di Monte Oliveto; </item>
				<item>nel 1718 la parte di archivio conservata a Monte Oliveto fu inventariata e studiata dal monaco Vincenzo Carlini, che ne dette una prima descrizione e regestazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="13.html#footnote-023">5</ref></hi></hi>; </item>
				<item>nel 1778, in ottemperanza al<hi rend="italic"> motuproprio </hi>del granduca Pietro Leopoldo, le pergamene relative al monastero di San Miniato al Monte furono versate nel fondo Diplomatico, dove però arrivarono fisicamente solo nel 1811; la documentazione oggetto del versamento, tuttavia, era già stata ridotta dal monaco Giovanni Schiaffini, che estrapolò dalle carte pecore di San Miniato quelle più importanti, creandone così una raccolta a sé stante; </item>
				<item>nel 1808, in seguito alle soppressioni napoleoniche, tutto l’archivio del monastero di Monte Oliveto, compreso quanto vi restava delle carte di San Miniato al Monte, fu versato presso l’Archivio dei Conventi Soppressi, entrato poi a far parte degli Archivi di Stato, dal momento della loro istituzione. </item>
			</list><p rend="text">Attualmente, dunque, chi si appresti a studiare il complesso di San Miniato al Monte attingendo ai documenti d’archivio, è opportuno faccia riferimento, per il periodo tardo medievale, ai fondi delle <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese </hi>e a quello del <hi rend="italic">Diplomatico</hi>, conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze, e in parte alle carte depositate all’Archivio di Stato di Lucca, anche se quest’ultime si riferiscono per lo più al periodo già preso in considerazione da Luciana Mosiici.  </p><p rend="text">Non si deve, però, tralasciare la risorsa degli spogli documentari che a partire dalla seconda metà del Cinquecento fino al Settecento furono compilati da vari intellettuali, genealogisti e appassionati di materie antiquarie quali Vincenzio Borghini<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="13.html#footnote-022">6</ref></hi></hi>, Carlo Strozzi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="13.html#footnote-021">7</ref></hi></hi>, Leopoldo Del Migliore<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="13.html#footnote-020">8</ref></hi></hi> e Vincenzo Carlini, che elaborarono delle ‘edizioni’ delle carte di San Miniato al Monte, il più delle volte preziosissime in quanto, spesso, unica memoria di documentazione scomparsa, come la famosa donazione del vescovo Ildebrando del 1018 che pubblicano sia Borghini che Strozzi, trascrivendo l’originale pergamena successivamente dispersa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="13.html#footnote-019">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Chi, dunque, si accingesse ad una ricerca per il periodo tardo medievale e moderno dovrà tenere presente di dover procedere ad un lavoro di confronto, collazione e fusione di testimonianze documentarie provenienti da bacini diversi – quello delle <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal G</hi><hi rend="italic">overno francese</hi> e quello del <hi rend="italic">Diplomatico</hi> –, entrambi conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze, tenendo però sempre ben presenti gli spogli citati, in particolar modo quello di Vincenzo Carlini. Questo lavoro di ricognizione su almeno tre fronti si rende assolutamente necessario soprattutto perché quanto versato nel 1808, in conseguenza alle soppressioni napoleoniche, dal monastero di San Bartolomeo di Monte Oliveto all’allora Archivio dei Conventi Soppressi, consta di 181 unità complessive, di cui solo una minima parte è relativa a San Miniato al Monte. Questa documentazione, inoltre, riguarda quasi totalmente, tranne un’eccezione di cui si dirà più avanti, l’ambito contabile ed amministrativo del periodo sei-settecentesco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="13.html#footnote-018">10</ref></hi></hi>; successivamente, nel 1811, si aggiunsero le 928 pergamene e i 1216 regesti compilati da Antonio Fani e Francesco Mencaraglia, poi proseguiti da Filippo Brunetti, oggi parte del fondo <hi rend="italic">Diplomatico</hi> dell’Archivio di Stato di Firenze e, appunto, pubblicate fino al 1198 da Luciana Mosiici. L’ultima risorsa, a completamento delle precedenti, è costituita dallo spoglio di Carlini che, finendo, di fatto, nel 1777<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="13.html#footnote-017">11</ref></hi></hi>, viene in qualche modo a colmare le tante lacune presenti nella documentazione pergamenacea e soprattutto in quella amministrativa e contabile.  </p><p rend="text">Ricostruire, dunque, la storia di San Miniato al Monte per il periodo moderno appare fin da subito un percorso assai lacunoso, principalmente per un’oggettiva scarsità di testimonianze scritte, senza dubbio causata dalle particolari vicende che l’abbazia subì soprattutto dopo l’assedio di Firenze e il relativo abbandono della sede nel 1553, che crearono una prima profonda dispersione documentaria.   Accingendosi, quindi, a questo attento lavoro di ricerca, composizione, collazione e valutazione di fonti storiche di natura ed origine così diversa ci si imbatte subito in una serie di difficoltà, difformità, errori, lacune e fraintendimenti che al tempo stesso sono specchio e conseguenza sia delle vicende legate alla trasmissione delle carte, sia dell’operazione di spoglio, per sua stessa natura, limitata dai criteri scelti e dalla sensibilità dal compilatore e dalle specifiche esigenze di studio. Fermo restando quest’ultimo aspetto, si nota in maniera chiara che tra il lavoro di Carlini e le effettive fonti conservate presso il fondo <hi rend="italic">Diplomatico</hi> non vi è sempre assoluta identità, e che la compilazione dell’abate riporta un quantitativo superiore di informazioni, cui probabilmente egli pot<hi >é</hi> attingere e che ad oggi risultano disperse e forse reperibili solo tramite un’operazione di approfondimento sui fondi notarili sia dell’Archivio di Stato di Firenze, sia di altre istituzioni.</p><p rend="text">Attraverso alcune esemplificazioni, eseguite a campione, si può, dunque, meglio comprendere quale possa essere un soddisfacente metodo di lavoro per recuperare fonti utili all’approfondimento della storia di San Miniato al Monte per l’età moderna. </p><p rend="text">Partendo da quanto tramandato dal fondo <hi rend="italic">Diplomatico</hi> e dal lavoro di Carlini, gli errori più banali compiuti da quest’ultimo sono quelli fatti nel trascrivere e comprendere il testo dei singoli atti e che possono essere facilmente corretti nei casi in cui vi sia identità fra quanto regestato dall’abate e quanto conservato nel fondo <hi rend="italic">Diplomatico</hi>, ma che possono, invece, risultare gravemente fuorvianti nel caso in cui si tratti di documenti perduti e solo tramandati dalla preziosa compilazione ‘carliniana’. </p><p rend="text">Nel regestare, ad esempio, una richiesta del monaco di San Miniato Agostino, presentata il 5 giugno del 1373 all’arcidiacono di Ripafratta per intervenire nei confronti del vescovo di Pisa, Carlini riporterà scorrettamente il toponimo Libbrafratta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="13.html#footnote-016">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Alla stessa tipologia di inesattezze può riferirsi la datazione scorretta di una pergamena del 20 luglio 1384, che testimonia la morte a Livorno del monaco di San Miniato al Monte Benedetto di Francesco, e che Carlini riporta in data 28 agosto 1384; la pergamena originale, fra l’altro, reca sul verso proprio un’annotazione di catalogazione di mano dello stesso abate Carlini, a testimoniare che questa era stata presa in esame direttamente dallo spoliatore che, successivamente, ha operato una scorretta registrazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="13.html#footnote-015">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Si tratta di errori che per certi aspetti possono apparire insignificanti, ma che assumono una valenza maggiore se li inseriamo in un contesto più ampio legato alla ricerca storica e alla frequenza che questa tipologia di refuso può assumere sul grande numero di documenti regestati da Carlini. </p><p rend="text">Esistono, poi, anche situazioni di totale identità tra i due bacini documentari, come nel caso dell’importante documento con cui il vescovo di Firenze Angelo Ricasoli chiese all’abate Giovanni Salviati di poter officiare <hi rend="italic">funzioni vescovili</hi> presso la chiesa di San Miniato al Monte<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="13.html#footnote-014">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La metodologia usata da Carlini, infine, può essere a sua volta causa di fraintendimenti e parziali interpretazioni, come nel caso del regesto di tre pergamene che nel <hi rend="italic">Diplomatico</hi> sono conservate insieme in data 23 marzo 1412 e che nello spoglio sono ridotte ad un unico elemento; si tratta però di tre diversi appelli presentati a Baldassarre Cossa, allora papa Giovanni XXIII, per questioni relative allo Spedale di San Miniato, rispettivamente dallo spedalingo, dall’abate generale degli Olivetani e da quello di San Miniato. Carlini non sottolinea, nel suo regesto, che si tratta di atti presentati da soggetti diversi e che presentano, pertanto, istanze diverse, e si limita a segnalare solo quello dello spedalingo, pur indicando che si presenta sotto forma di tre atti distinti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="13.html#footnote-013">15</ref></hi></hi>. 	</p><p rend="text">In ogni caso, con tutte le limitazioni, le cautele e le necessarie integrazioni, lo spoglio di Carlini resta ad oggi la fonte più cospicua per la storia di San Miniato in età moderna, soprattutto perché in moltissimi casi viene a colmare le notevoli lacune del <hi rend="italic">Diplomatico</hi> e l’estrema scarsità di documentazione relativa all’antico monastero nel fondo delle <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>; nonostante questo, il silenzio delle carte è quasi totale per il Cinquecento, un secolo, come già sottolineato, che per la storia dell’istituto rappresenta il periodo più buio e tumultuoso. Carlini in rapporto al XVI secolo registra solo 78 documenti, nessuno nel periodo che va dal 1551 al 1559, e nel <hi rend="italic">Diplomatico</hi> gli spogli si interrompono; solo nel fondo delle <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi> due faldoni contengono documentazione originale che può in qualche modo supplire a questa grave mancanza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="13.html#footnote-012">16</ref></hi></hi>. Si tratta per lo più di testimonianze relative alla gestione di legati testamentari ed obblighi religiosi, del periodo sei-settecentesco, ma fra essi spicca un inserto intitolato <hi rend="italic">1533-1550, Danni o notizie di danni e alienazioni fatte in tempo specialmente delle guerre</hi>.</p><p rend="text">Il piccolo fascicolo riporta copie di atti relativi alla cessione di beni immobili, in particolar modo durante il periodo dell’assedio e alla vigilia dell’abbandono dell’abbazia, e la minuta di una interessante relazione, a tutt’oggi inedita, presentata dai monaci, presumibilmente a qualche autorità ecclesiastica o laica purtroppo non specificata, in cui lamentano la loro difficile situazione nel 1533, dopo quattro anni d’assedio che ha devastato le loro proprietà e ferito la loro pace contemplativa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="13.html#footnote-011">17</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Si tratta di un documento unico e che presenta una fotografia dell’abbazia proprio nel momento della sua più profonda crisi: </p><p rend="quotation_b">Pensino le Signorie Vostre che solo di botte et tina messono ne’ bastione delle nostre più di ducati 200, senza li altri legniami di casa et di molte masseritie che non potemmo cavare. Ci è convenuto fare de’ debiti assai et in conclusione non habiano modo a vivere; siamo tredici frati ordinarii che con mancho non si può, volendo pure, in parte satisfare alla chiesa. Non possiamo far di mancho di dua garzoni et uno vetturale con li muli che sono di grande spesa, uno cavallo per el Camarlingo et di continuo habiamo forestieri di questi nostro qui del Dominio fiorentino che vinghono ad fare le facciende de’ monasterii che acagiono a Firenze et de altri frati che continio passano di Lombardia per andare a Monte Oliveto magiore in modo che habiamo grande spesa che veramente sono più di 4 boche di frati et quatro cavagli continui al mancho e non ci è restato circa di 200 ducati di entrata; se non fussi che siamo stati uno pocho adiutati da questi nostri monasterii non ci potremmo stare et oltre alle boche straordinarie de’ forestieri, si fa continuo la limosina alla porta a chi viene de’ poveri<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="13.html#footnote-010">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ma il danno più grande è quello della devastazione delle proprietà terriere e dei beni immobili, distrutti a tal punto da non essere più utili in termini di rendite finanziarie e di effettiva produttività: quasi tutti i poderi sono rovinati «da fossi et bastioni et cavato le radice delli arbori et vite».<hi rend="italic"> </hi></p><p rend="text">In conclusione, ripercorrere le vicende dell’abbazia di San Miniato tra la metà del XIV secolo e la fine del XVI è impresa ardua e complessa, che deve forzatamente scontrarsi con l’oggettiva carenza di una documentazione originale e completa. Tale considerazione appare per certi aspetti in totale dissonanza con l’importanza religiosa e identitaria che per Firenze ha assunto ed ha il complesso di San Miniato. Tuttavia essa <hi >è evidente riflesso di </hi>un allontanamento del monastero dal contesto urbano, inevitabile al momento in cui il potere laico iniziò ad affermarsi, forte e dominante, in una città che si apprestava ad assumere un ruolo politico di primo piano in Italia e in Europa, obbligando il monastero ad abbandonare, seppur solo per qualche secolo, la sua vocazione alla meditazione e alla contemplazione spirituale. </p><p rend="quotation_b ParaOverride-1"><hi rend="CharOverride-2">Appendice Documentaria</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">ASFi, <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>, 168, 40, cc. 1-4.</p><p rend="text_top">/c. 1r/  &lt;Inventario di beni del monastero di San Miniato, secolo XVI&gt;</p><p rend="text">Iesus, 1533.</p><p rend="text">Fuor della porta a santo Miniato. </p><p rend="text">Beni di san Miniato persi e alienati dal 1526 per la guerra. </p><p rend="text">Item uno casamento grande chiamato el giardino a presso la porta della città che viene a santo Miniato che lasciò uno de’ Quaratesi con altre casette apresso, teneva ser Matthia da Catigniano pagavano lo anno lire 80, fiorini 11 larghi lire 4. </p><p rend="text">Ci fu guaste a riscontro alle sopra ditte case octo altre case da soldati di dentro perché erono dentro a’ bastioni habiamo hauto a spendere a raconciarle tanto che sono impegniate per parechi anni,<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="13.html#footnote-009">19</ref></hi></hi> fiorini … lire. </p><p rend="text">San Nicolò.</p><p rend="text">Fuora de la porta a santo Niccolò buona parte del<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="13.html#footnote-008">20</ref></hi></hi> borgo di Ricorboli le case e bottege e orti erono della abbazia di santo Miniato che erono case trentadua et erono buona parte alivellate<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="13.html#footnote-007">21</ref></hi></hi> che tucte sono state rovinate dal publico a fondamenti; era una intrata di più di 160 ducati; è vero che per haverle vendute al livello di presente fornace che teneva a fitto quelli del Zuta e che in tucto allora quando furno rovinate rischotavamo da scudi 45, di poi ci era el fondo che spesso ne tornava qualcosa.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="13.html#footnote-006">22</ref></hi></hi> </p><p rend="text">Porta san Friano.</p><p rend="text">Fora de la porta di santo Friano ci fu rovinato dal publico sei case et bottege fino a’ fondamenti, una teneva Giuliano da Empoli speziale, pagava lire 60;<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="13.html#footnote-005">23</ref></hi></hi> et una teneva li heredi di Francesco decto Turcho pizzichangniolo pagano fiorini 13 di sugello.<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="13.html#footnote-004">24</ref></hi></hi> </p><p rend="text">Una teneva Antonio zoppo speziale, pagavane fiorini 10 larghi, fiorini 10 d’oro. </p><p rend="text_top">/c. 1v/</p><p rend="text">Iesus, 1533.</p><p rend="text">Fuor della porta a santo Friano. </p><p rend="text">Una teneva Lorenzo di Giuliano sevaiolo che pagava lire 40, un’altra teneva li heredi de’ Marzichi che vi stava uno fornaio, pagavano lire 48 in tucto fa la soma di fiorini 43 lire 1, fiorini 43 larghi lire 1</p><p rend="text">che sono rovinate da’ fondamenti. </p><p rend="text">Ponte a Ema.</p><p rend="text">Da poi che fu fatto lo accordo havemmo a vendere uno podere e case di uno molino alli heredi di Philippo di Mecheruccio al<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="13.html#footnote-003">25</ref></hi></hi> perché Philippo loro patre servì el monasterio di fiorini 300 d’oro che vendè Monte et noi pagavamo le paghe gli rivolsono er noi stinguemo loro el fitto che ci pagavano lire 80 et staia 36 di grano che a soldi 30 lo staioro sono lire 128, fiorini 18 larghi lire 2,</p><p rend="text">e’ detti fiorini 300 forno paghati per la imposta de’ 2/5. </p><p rend="text">Ponte a Ema.</p><p rend="text">Item havemo a vender per comperar bovi a Giovanni di Ottagniolo Benvenuti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="13.html#footnote-002">26</ref></hi></hi> in vita sua et de’ figlioli dua poderetti con più case et la taverna al Ponte a Ema; dette fiorini 300 d’oro et si obligò a spendere fiorini 200 […]. Era una intrata di più di fiorini 36, fiorini 36 larghi.</p><p rend="text">El monasterio è tucto rovinato che con dumilia ducati non si rasepterebe come era prima. Perdemo bona parte delle masseritie perché sopragiunsono e’ soldati et non potemo cavar niente. </p><p rend="text_top">/c. 2r/</p><p rend="text">Iesus, 1533.</p><p rend="text">Beni alienati et altri guasti dal Publico respecto alle guerre, della abbazia di santo Myniato da poi che fu posto la decima da farte Mariano Ughi, videlicet: </p><p rend="text">Raphaello del Nente pagava alla abbatia di santo Miniato ogni anno lire 130 di uno podere posta al Ponte a Ema; lo anno 1525 dette fiorini 50 larghi d’oro e l’anno 1531 fiorini 150 larghi d’oro et è strate le lire 130 che pagava lo anno de’ quali se ne pagò imposte come appare a libro de’ livelli a c. 4, fiorini 18 larghi lire 4.</p><p rend="text">Mugello.</p><p rend="text">Lorenzo Nannini di Mugiello comperò in vita sua et di uno suo figliolo uno podere in Mugello a preso a Vichio dette fiorini 200 d’oro si sminuì di entra (sic) fiorini sedici larghi d’oro, fiorini 16 larghi. </p><p rend="text">San Miniato.</p><p rend="text">Giovanni et Cambio beccai comperorono in vita loro et delle loro donne uno podere<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="13.html#footnote-001">27</ref></hi></hi> presso alla porta a santo Miniato con case; dettono fiorini 150 larghi; furono rovinate le case e guasto tucto da’ bastioni che non si lavora; era di entrata fiorini 20 d’oro, fiorini 20 larghi. </p><p rend="text_top">/c. 2 v/</p><p rend="text">Iesus, 1533.</p><p rend="text">San Nicolò.</p><p rend="text">Luca Manischalcho ha preso uno poderetto con case posto alla porta a santo Niccolò dette fiorini 130 era di entrata di lire 80 pagava lo anno lire 7; è tucto guasto le case et el podere da bastioni che sono fuora della porta a Santo Niccolò; perso d’entrata fiorini 11 lire 3, fiorini 11 d’oro, lire 3 </p><p rend="text">[<hi rend="italic">nel margine sinistro:</hi> li fiorini 130 se ne paghò inposte].</p><p rend="text">Ser Bernardo Boselli fu nostro cappellano l’anno del 1520 dette alla Abbatia fiorini 115 d’oro che hebono a servire al campanile per commissione de’ Consoli; ne diamo ogni anno in vita sua fiorini 12 larghi d’oro, fiorini 12 larghi d’oro. </p><p rend="text">San Miniato.</p><p rend="text">In sul pogio di santo Miniato furono guasti et rovinati da bastioni et fossi et rovinate le case da hoste et lavoratori et cavato tutte le barbe di vignie et ulivi et frutti di octo poderi che tucti pagavano fitti come se dirà.</p><p rend="text">San Miniato Campanile.</p><p rend="text">Un podere chiamato el podere del Campanile, lo comperò a tre generationi Bartholomeo Isbigoli contadino, dette fiorini 150 larghi d’oro, pagavane ogni anno fiorini 38 di danari et pesce et ova et galline per dua ducato d’oro in tutto fiorini 40; già si affittò fiorini 50 larghi d’oro ma perché date fiorini 150 si isminuì et perché è guasto le case et tucto el podere glielo habiamo dato per fiorini 9 larghi d’oro l’anno vegniamo a manchare ogni anno fiorini 41 larghi; lo condusono lo anno 1527, fiorini 41 larghi. </p><p rend="text_top">/c. 3r/</p><p rend="text">Iesus, 1533.</p><p rend="text">San Miniato.</p><p rend="text">Uno podere apiccato con la casa del Campellano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="13.html#footnote-000">28</ref></hi></hi> con uno poderetto a presso chiamato della Opera; tucti guasti elle case, teneva Francesco di Gilio, pagava l’anno fiorini 24 larghi d’oro; se ne cava quasi niente è più la spesa a farlo lavorare. </p><p rend="text">San Miniato.</p><p rend="text">Uno poderetto fra la costa di santo Francesco, pagavalo anno fiorini 12 d’oro; tucto pieno di bastioni e fossi non se ne cava niente, fiorini 12 larghi.</p><p rend="text">San Miniato.</p><p rend="text">Uno podere con casa da signore et lavoratore appiccato col orto de’ frati di santo Francesco; teneva Alessandro Segni; pagava ogni anno fiorini 26 larghi d’oro et libre 15 di pesce; non se ne cava niente perché è pieno di fossi et bastioni; non se ne trova da far alqun partito, fiorini 27 larghi.</p><p rend="text">San Miniato.</p><p rend="text">Uno podere con casa da signore et lavoratore appiccato con quello teneva Alexandro Segni el quale era in vita di Bartholomeo Tormiaco et della donna; pagava l’anno lire 24 che dette lire 400; è tucto guasto; non se ne trova da ffar niuno partito; era una intrata di più di fiorini 15 larghi d’oro; in parte che lui l’aveva acconcio et murato, fiorini 15 larghi. </p><p rend="text">San Miniato Selva.</p><p rend="text">Uno podere chiamato in Selva di sopra comperò Lorenzo decto el Barbetta, dette fiorini 130 et pagava l’anno fiorini 19; è tucto guasto et tagliato le vignie et e’ frutti; glielo habiamo dato per fiorini 5 l’anno; è presso a sancto Miniato, fiorini 9 larghi. </p><p rend="text_top">/c. 3v/</p><p rend="text">Iesus, 1533.</p><p rend="text">San Miniato.</p><p rend="text">Uno podere chiamato el Zampaglia ampresso santo Miniato quale tenevamo a mezzo; è guasto la casa et el podere da fossi et bastioni et cavato le radice delli arbori et vite; faceva l’anno di frutte si vendevano lire 200 et 250, olio et vino assai; già ha fitto fiorini 50 larghi d’oro; adesso non se ne cava in parte nostra fiorini 10, fiorini 40 larghi.</p><p rend="text">Lo orto nostro era per dua poderi et con bona conscientia faceva 5 et sei mogia di grano et vino oltre alcuni seri pomi et fructe assai, facieva anche 70 et 80 libbre di molte fave et altre cose; fructava più di 50 ducati senza le fructe et ortaglia; è tucto pieno di bastioni et fossi, non se ne cava lire 50, fiorini 43 larghi. </p><p rend="text">Fu rovinata la casa del Cappellano con altre quattro case apresso che si apigionavano che se ne cavava fiorini 20 et la casa del Cappellano harebe meritato di pigione più di fiorini 10 larghi lo anno; vi fu fatto bastioni et fossi et etiam era appiccato a ditte case uno spedaletto che ogni cosa rovinorono; ma non mettiamo se non le case, fu uno danno alla Abbatia grande ma chome ho decto non mettiamo se non le case, fiorini 30 larghi. </p><p rend="text">Fora de la porta di Santo Miniato fu rovinato dal pubblico 10 case nove che ve ne era tre livellate a ciera, le altre septe pagavano dua fiorini 12 l’una, che sono fiorini 24 larghi l’anno et 5 fiorini 9 larghi l’una, che sono fiorini 45 in tucto fa la somma di fiorini 69 larghi che anchora si vedono rovinate, fiorini 69 larghi.</p><p rend="text_top">/c. 4r/</p><p rend="text">Iesus, 1533.</p><p rend="text">Pensino le Signorie Vostre che solo di botte et tina messono ne’ bastione delle nostre più di ducati 200, senza li altri legniami di casa et di molte masseritie che non potemmo cavare. Ci è convenuto fare de’ debiti assai et in conclusione non habiano modo a vivere; siamo tredici frati ordinarii che con mancho non si può, volendo pure, in parte satisfare alla chiesa. Non possiamo far di mancho di dua garzoni et uno vetturale con li muli che sono di grande spesa, uno cavallo per el Camarlingo et di continuo habiamo forestieri di questi nostro qui del Dominio fiorentino che vinghono ad fare le facciende de’ monasterii che acagiono a Firenze et de altri frati che continio passano di Lombardia per andare a Monte Oliveto magiore in modo che habiamo grande spesa che veramente sono più di 4 boche di frati et quatro cavagli continui al mancho e non ci è restato circa di 200 ducati di entrata; se non fussi che siamo stati uno pocho adiutati da questi nostri monasterii non ci potremmo stare et oltre alle boche straordinarie de’ forestieri, si fa continuo la limosina alla porta a chi viene de’ poveri. </p><p rend="text">Però humilmente ci racommandiamo alle Signorie Vostre. </p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib_tit ParaOverride-2">Fonti</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte (secoli IX-XII)</hi>, a cura di L. Mosiici, Olschki, Firenze 1990.</p><p rend="bib_indx_bib_tit">Studi</p><p rend="bib_indx_bib">Contessa M.P., <hi rend="italic">Monachesimo, istituzioni e società a Firenze nel pieno Medioevo. San Miniato al Monte e San Salvi fra XI e XIII secolo (primi decenni)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>tesi di dottorato in Storia Medievale-Ciclo XXV, Università degli Studi di Firenze, a.a. 2010-2012.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-027-backlink">1</ref></hi>	Desidero ringraziare padre Bernardo Gianni per avermi coinvolto in questo convegno e per la quarantennale amicizia nata sui banchi di scuola, e il prof. Francesco Salvestrini per la sua incondizionata disponibilità. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-026-backlink">2</ref></hi>	<hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte (secoli IX-XII)</hi>, a cura di L. Mosiici, Olschki, Firenze 1990.  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-025-backlink">3</ref></hi>	M.P. Contessa, <hi rend="italic">Monachesimo, istituzioni e società a Firenze nel pieno Medioevo. San Miniato al Monte e San Salvi fra XI e XIII secolo (primi decenni)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>tesi di dottorato in Storia Medievale-Ciclo XXV, Università degli Studi di Firenze, a.a. 2010-2012. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-024-backlink">4</ref></hi>	Per maggiori informazioni al riguardo cfr. <hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte</hi>, cit., pp. 28-35, cui si rimanda anche per i riferimenti archivistici e bibliografici in merito alle specifiche vicende dei trasferimenti e smembramenti dell’archivio. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-023-backlink">5</ref></hi>	Cfr. Firenze, Archivio di Stato (da ora ASFi), <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal </hi><hi rend="italic">Governo francese</hi>, 168, 38, <hi rend="italic">Libro di transunti di contratti antichi dall’anno 909 all’anno 1777 del monastero di San Miniato al Monte fuori della città di Firenze, trasportati dal carattere antico al moderno da don Vincenzo Carlini abate olivetano. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-022-backlink">6</ref></hi>	Cfr. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale (da ora BNCF), II.X.71, <hi rend="italic">Copie di più contratti antichi cavati di più luoghi dell’archivio del Duomo, di Badia, di San Miniato, di San Lorenzo, d’altri</hi>. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-021-backlink">7</ref></hi>	Cfr. BNCF, <hi rend="italic">Magliabechiano</hi> XXXVII, 305, <hi rend="italic">Spoglio di scritture del monastero di Monte Oliveto</hi>; ASFi, <hi rend="italic">Carte Strozziane</hi>, serie III, 233, <hi rend="italic">Raccolta di memorie, fondazioni e patronati di diverse chiese, monasteri, spedali, compagnie e simili fatte dal senatore Carlo di Tommaso Strozzi</hi>, cc. 151<hi rend="italic">r</hi>-158<hi rend="italic">v. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-020-backlink">8</ref></hi>	Cfr. BNCF, <hi rend="italic">Magliabechiano</hi> XXV, 392, Ferdinando Leopoldo Del Migliore, <hi rend="italic">Zibaldone istorico secondo</hi>, cc. 199-215: <hi rend="italic">Spogli di scritture antiche, cartepecore appartenenti a San Miniato al Monte esistenti nell’archivio di Monte Oliveto. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-019-backlink">9</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., p. 30. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-018-backlink">10</ref></hi>	Cfr. ASFi, <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>, 138; sotto questa indicazione sono appunto conservate 181 unità archivistiche afferenti alle seguenti istituzioni: monastero di San Bartolomeo di Monte Oliveto Maggiore; Compagnia della Purificazione di Firenze; Chiesa di Sant’Apollinare a Firenze; Chiesa di San Michele Berteldi a Firenze e abbazia di San Miniato a Monte. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-017-backlink">11</ref></hi>	L’importanza del lavoro di Carlini, non privo peraltro di difetti e omissioni, si fa ancora maggiore per il fatto che il suo lavoro di regestazione è proseguito fino all’età moderna. Borghini e Del Migliore, infatti, non spostarono il loro interesse antiquario oltre gli inizi del Quattrocento, tralasciando completamente quella che fu l’epoca a loro contemporanea. Questo fa sì che il lavoro di Carlini sia ad oggi la compilazione più esaustiva cui far riferimento per una ricerca basata su fonti per così dire ‘originali’.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-016-backlink">12</ref></hi>	Cfr. ASFi, <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>, 168, 38, regesto (I parte) numero 670 e per la pergamena ASFi, <hi rend="italic">Diplomatico, Firenze, San Miniato al Monte (Olivetani)</hi>,<hi rend="italic"> Normali</hi>, 3 giugno 1373. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-015-backlink">13</ref></hi>	Cfr. ASFi,<hi rend="italic"> Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>, 168, 38, regesto (I parte) numero 764 e per la pergamena ASFi, <hi rend="italic">Diplomatico, Firenze, San Miniato al Monte (Olivetani)</hi>,<hi rend="italic"> Normali</hi>, 20 luglio 1384. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-014-backlink">14</ref></hi>	Cfr. ASFi, <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>, 168, 38, regesto (I parte) numero 685 e per la pergamena ASFi, <hi rend="italic">Diplomatico, Firenze, San Miniato al Monte (Olivetani)</hi>, <hi rend="italic">Normali</hi>, 1 aprile 1374. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-013-backlink">15</ref></hi>	ASFi, <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>, 168, 38, regesto (II parte) numero 80 e per la pergamena ASFi, <hi rend="italic">Diplomatico, Firenze, San Miniato al Monte (O</hi><hi rend="italic">livetani)</hi>,<hi rend="italic"> Normali</hi>, 23 marzo 1412. Desidero ringraziare la dott. Paola Conti, funzionario dell’Archivio di Stato di Firenze, per avermi permesso la visione congiunta delle tre pergamene.  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-012-backlink">16</ref></hi>	Cfr. ASFi, <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>,<hi rend="italic"> </hi>168, 40 e 41.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-011-backlink">17</ref></hi>	Cfr. ASFi, <hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi>, 168, 40,<hi rend="italic"> </hi>cc. 1-4. Di questo documento si fornisce la trascrizione integrale nell’appendice documentaria al presente contributo. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-010-backlink">18</ref></hi>	Cfr. ivi, c. 4<hi rend="italic">r</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-009-backlink">19</ref></hi>	<hi rend="italic">Depennato</hi><hi rend="italic">. Si legge dopo</hi> raconciarle<hi rend="italic">:</hi> più di fiorini 100 larghi d’oro a volerle apigionare. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-008-backlink">20</ref></hi>	<hi rend="italic">Depennato. Si legge dopo</hi> Niccolò<hi rend="italic">:</hi> quasi tucto. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-007-backlink">21</ref></hi>	<hi rend="italic">Depennato </hi><hi rend="italic">Si legge dopo </hi>erono<hi rend="italic">: </hi>quasi tucte alienate. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-006-backlink">22</ref></hi>	<hi rend="italic">Depennato. Si legge dopo </hi>fornace<hi rend="italic">: </hi>non se ne cavava se non circa ducati 30 e ducati 15 de la fornace, fiorini 45 larghi et più el fondo. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-005-backlink">23</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue depennato:</hi> fiorini 12 di suggello. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-004-backlink">24</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue depennato:</hi> fiorini 13 di suggello. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-003-backlink">25</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue depennato: </hi>Ponte a Ema. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-002-backlink">26</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue depennato:</hi> al Ponte a Ema. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-001-backlink">27</ref></hi>	<hi rend="italic">Segue depennato:</hi> con. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="13.html#footnote-000-backlink">28</ref></hi>	<hi rend="italic">Corretto su</hi> Campanile.</p>
      
      
      
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="36719">Le carte del monastero di S. Miniato al Monte (secoli IX-XII), a cura di L. Mosiici, Olschki, Firenze 1990.</bibl>
          <bibl n="36720">Contessa M.P., Monachesimo, istituzioni e societ&amp;#224; a Firenze nel pieno Medioevo. San Miniato al Monte e San Salvi fra XI e XIII secolo (primi decenni), tesi di dottorato in Storia Medievale-Ciclo XXV, Universit&amp;#224; degli Studi di Firenze, a.a. 2010-2012.</bibl>
        </listBibl>
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    </body>
  </text>
</TEI>