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        <title type="main" level="a">«La Basilica di S. Miniato al Monte sta a noi se si vuole». Il ritorno dei monaci olivetani nel 1924</title>
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            <forename>Roberto</forename>
            <surname>Donghi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>La Basilica di San Miniato al Monte di Firenze (1018-2018)</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-295-9</idno>) by </resp>
          <name>Francesco Salvestrini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.16</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The paper retraces the negotiations undertaken by the Olivetan monks at the beginning of the 20th century for their return to the ancient abbey of San Miniato al Monte, which they had been forced to abandon in 1552 for the construction of the ramparts to defend the city. Given its location, other religious orders wanted to settle there, such as the Vallombrosans of Santa Trinita and the Cassinesi of the Florentine Abbey, but the Olivetans claimed their rights. So on 11th July 1924 the visiting abbot Benedetto Benedetti signed the deed of delivery to his regular family. The official entrance, disclosed by the town press, took place on Sunday 26 October 1924, and the resumption of the monastic life the following year, under the guidance of Don Gaetano Romagnoli, the first abbot of the restored Olivetan community.</p>
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            <item>Contemporary monasticism</item>
            <item>Olivetans</item>
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            <item>Florentine Church</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.16<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-295-9.16" /></p>
      
      
      
      
 <p rend="h1_chapter">«La Basilica di S. Miniato al Monte sta a noi se si vuole». Il ritorno dei monaci olivetani nel 1924</p><p rend="h1_author">Roberto Donghi</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Sommario</hi>: Il contributo ripercorre le trattative intraprese dai monaci olivetani agli inizi del Novecento per il ritorno alla loro antica abbazia di San Miniato al Monte, che erano stati costretti ad abbandonare nel 1552 per la costruzione dei bastioni a difesa della città. Data la sua ubicazione, altri ordini religiosi desideravano insediarvisi, come i Vallombrosani di Santa Trinita e i Cassinesi della Badia fiorentina, ma gli Olivetani rivendicarono i loro diritti. Così l’11 luglio 1924 l’abate visitatore Benedetto Benedetti sottoscrisse l’atto di consegna alla sua famiglia regolare. L’ingresso ufficiale, divulgato dalla stampa cittadina, avvenne la domenica 26 ottobre 1924, e la ripresa della vita monastica l’anno successivo,<hi rend="italic CharOverride-1"> </hi>sotto la guida di don Gaetano Romagnoli, primo abate della restaurata comunità olivetana.</p><p rend="text">Agli inizi del Novecento un articolo apparso sul quotidiano «L’Unità Cattolica» del 6 novembre 1901 richiamava l’attenzione dei fiorentini e dei cultori d’arte allo stato di abbandono in cui versava la basilica di San Miniato con l’annesso monastero, che dal <hi rend="italic">Mons Florentinus</hi>, come una sentinella, vegliava dall’alto sulla città. L’autore dell’articolo, il giovane monaco Placido Lugano, allora residente nel monastero olivetano di Settignano dalla parte opposta della città, scriveva rammaricato: </p><p rend="quotation_b">La solennità e il raccoglimento sono ormai esulati dal tempio di San Miniato. I moderni sepolcri e le lapidi bugiarde sembra che abbian ridotto il tempio di Dio, a tempio dell’uomo e della vanità mondana. L’arte piange dirottamente le più strane profanazioni, e la religione piange l’abbandono e lo squallore in cui vien lasciata la memoria di San Miniato. </p><p rend="text">Dopo aver ripercorso brevemente la storia e descritto le principali opere d’arte ivi conservate, egli concludeva con una considerazione e un auspicio: </p><p rend="quotation_b">È inutile illudersi: dalla seconda metà del secolo XVI, quando San Miniato rimase chiuso nella fortezza, ed i monaci olivetani, pur ritenendone il dominio e i diritti, esularono dalla Basilica del Monte, col culto al santo martire cominciò a venir meno anche la cura per l’edifizio artistico. Gli olivetani, che ne furono gli ultimi abitatori e possessori, e che lasciarono in quella classica basilica tante impronte delle loro premure per il mantenimento dignitoso del monumento e della venerazione al santo martire, manterrebbero certamente anche al presente le gloriose tradizioni benedettine, che sono vita e storia dell’arte. Le candide storie, affrescate da Spinello Aretino nella superba sacrestia, il coro ridotto attualmente in uno stato veramente deplorevole, e perfino quella mezza torre campanaria che fiancheggia la Basilica, parlano eloquentemente dei monaci e delle loro cure poste nella custodia di questo preziosissimo Santuario dell’arte e della religione. Se i monaci ritorneranno a salmodiare sulla tomba dell’invitto campione della fede, il loro esempio sarà scintilla che riaccenderà nel cuore de’ fiorentini la devozione a San Miniato, la loro voce sarà l’anima che darà novella vita a quel nobilissimo santuario, e la loro presenza sarà balsamo d’incorruttibilità per la Basilica e per il culto del santo martire<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-067-backlink"><ref target="16.html#footnote-067">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’anno successivo il Lugano pubblicava sulla neonata rivista «Studi religiosi»<hi rend="italic"> </hi>fondata a Firenze e diretta da Salvatore Minocchi, la cui nascita dava per molti aspetti avvio al modernismo italiano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="16.html#footnote-066">2</ref></hi></hi>, un ampio saggio in due parti, nel quale passava criticamente in rassegna la <hi rend="italic">passio </hi>e le <hi rend="italic">legendae</hi> del primo martire fiorentino. L’autore concludeva anche questo saggio con lo stesso auspicio: </p><p rend="quotation_b">Di presente, è certamente doloroso a dirsi, la Basilica del Monte giace nello squallore, e mentre l’arte piange le più strane profanazioni, la religione piange l’abbandono in cui, per colpa dello Stato, è lasciata la memoria del primo martire, che in Firenze abbia suggellato col proprio sangue la fede di Gesù.  Nel 1913 i Fiorentini celebreranno il nono centenario dell’erezione di questa Basilica; ma Ildebrando, che la ideò, richiamò tosto quei monaci del benemerito Ordine Benedettino, ch’egli volle custodi e salmodianti sulla tomba di san Miniato, perché col culto al martire, mantenessero anche quello, non meno sacro, dell’arte. Voglia Iddio che nel 1913 la Basilica di san Miniato presenti un aspetto artisticamente religioso e religiosamente artistico, degno di Firenze e del vescovo Ildebrando<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="16.html#footnote-065">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">In quello stesso anno si era sparsa la voce che i monaci vallombrosani si sarebbero stabiliti alle Porte Sante, voce confermata da una lettera che il 2 dicembre 1902 l’abate visitatore don Benedetto Benedetti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="16.html#footnote-064">4</ref></hi></hi>, rettore della chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto di Firenze, già monastero olivetano, scriveva all’abate generale don Ildebrando Polliuti: </p><p rend="quotation_b">È cosa certa che i Vallombrosani hanno ottenuto la nostra chiesa delle Porte Sante o di S. Miniato, me lo assicurò ieri anche il P. Abate Tarani.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="16.html#footnote-063">5</ref></hi></hi> Vi andranno una decina nel mese di marzo e vi pianteranno il noviziato. Intanto si faranno i restauri dal Governo. Ditelo a don Placido<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="16.html#footnote-062">6</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Non sappiamo se l’abate generale abbia comunicato la notizia a don Placido Lugano, che proprio in quel mese di dicembre 1902 aveva inviato come suo rappresentante a Foligno per trattare con il vescovo diocesano il ritorno dei monaci olivetani nell’antico monastero di Santa Maria in Campis<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="16.html#footnote-061">7</ref></hi></hi>. Trascorsi alcuni mesi, nell’aprile 1903, l’abate Polliuti inviava all’abate procuratore generale don Bernardo Felici la seguente nota: </p><p rend="quotation_b">In quanto al prossimo possesso che i RR. Monaci Vallombrosani prenderanno del monastero e della Chiesa di S. Miniato al Monte presso Firenze, dove per le pratiche che s’iniziavano si sperava di poter ritornare noi Monaci Olivetani antichi ed ultimi possessori religiosi, stimo conveniente che il R.mo Padre Abate Procuratore Generale faccia amichevolmente osservare ai suddetti Monaci Vallombrosani che essi non si sono contenuti con noi nella maniera che in questo caso è indicato dai canonisti per non guastar la pace che sempre deve regnare tra gli ordini religiosi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="16.html#footnote-060">8</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La nota terminava riportando il testo di un quesito, con relativa risposta, ripreso da un manuale sul diritto dei religiosi allora assai diffuso, in merito a come bisognava comportarsi quando si veniva in possesso di uno stabile già appartenuto ad altra congregazione religiosa. Vi si legge: </p><p rend="quotation_b">Primum notandum, incivile esse de eo tentare contractum sine interpellatione primi possidentis: iniustum tamen evadere, contractum iure absque eiusdem consensu, adprobatione et indemnitate<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="16.html#footnote-059">9</ref></hi></hi>.<hi rend="italic"> </hi></p><p rend="text">A questo punto sembrava che l’osservazione «amichevole» fatta pervenire ai monaci vallombrosani dall’abate procuratore generale degli Olivetani li avesse distolti dal loro progetto di installarsi a San Miniato, ma solo apparentemente, dal momento che alcuni anni dopo l’abate di Santa Trinita, don Fedele Tarani, nella sua pregevole guida storico-artistica illustrata della basilica di San Miniato al Monte pubblicata nel 1910, a proposito della traslazione del Crocifisso di san Giovanni Gualberto dalla suddetta basilica, dove era venerato nell’artistico tabernacolo del Michelozzo, a quella di Santa Trinita avvenuta il 25 novembre 1671, si domandava: «Fu opportuna questa traslazione?» e rispondeva: </p><p rend="quotation_b">Certo le circostanze nelle quali trovavasi allora S. Miniato parvero averla ben consigliata: a noi per altro sembra, oggi, che sarebbe stato più opportuno e più utile per lo stesso S. Miniato, chiamare piuttosto lassù i Vallombrosani a custodirvi il prezioso crocifisso del loro santo fondatore, facendovi rivivere l’antichissimo e storico monastero<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="16.html#footnote-058">10</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Sarà stato sicuramente l’amore per il proprio fondatore, san Giovanni Gualberto, che in quel luogo aveva trascorso i suoi primi anni di vita monastica, e anche la necessità di avere uno spazio più adeguato di quanto non lo fossero le poche stanze in cui erano stati relegati i monaci di Santa Trinita dopo le soppressioni. In ogni caso, come si vede, per l’abate Tarani non era del tutto tramontata l’idea di impiantare una comunità di monaci della sua congregazione a San Miniato, e stava lavorando segretamente per realizzarla quando lo scoppio della Grande Guerra e la conseguente sospensione dei restauri alla basilica arrestarono i suoi progetti.</p><p rend="text">La congregazione olivetana, che era sicuramente interessata a tornare nell’antica abbazia di San Miniato, come si è visto dagli articoli pubblicati dal Lugano, per sensibilizzare in tal senso l’opinione pubblica e le autorità competenti prima di avviare le pratiche necessarie per il ritorno dei monaci, si stava lentamente riprendendo, come del resto le altre congregazioni monastiche della Penisola, dopo le soppressioni ottocentesche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="16.html#footnote-057">11</ref></hi></hi>. Al 30 giugno 1915 contava 117 membri, dei quali 76 sacerdoti, 20 chierici e 21 tra conversi e oblati, viventi in nove monasteri, sette in Italia e due all’estero: uno in Austria e l’altro in Francia. Allo scoppio della Grande Guerra (1915-1918) quasi la metà dei suoi membri fu arruolata. Di questi 8 morirono durante il conflitto e 10 per diversi motivi non rientrarono più in monastero<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="16.html#footnote-056">12</ref></hi></hi>. Due anni dopo la fine del conflitto, nonostante i decessi e gli abbandoni, un prospetto a stampa dello <hi rend="italic">Status Congregationis</hi> in data 24 settembre 1920 registrava un numero quasi identico di membri: 114, suddivisi in 73 sacerdoti, 14 chierici, 6 novizi e 21 tra conversi e oblati.</p><p rend="text">Dal 1876 la curia generalizia e la casa di formazione per i monasteri italiani avevano la loro sede nel cenobio dei Santi Giuseppe e Benedetto, sui colli fiorentini di Settignano, in un’antica villa acquistata dall’abate vicario generale Placido Schiaffino l’anno precedente, mentre attendeva alla predicazione della quaresima nella cattedrale di Santa Maria del Fiore; una villa adattata a monastero con annessa una piccola chiesa, in attesa di tempi migliori. Da questo chiostro, considerato come la culla della rinascita della congregazione olivetana nel XIX secolo, partirono poi i monaci per fondare o per riaprire altri monasteri: San Benedetto a Seregno (Milano) nel 1884<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="16.html#footnote-055">13</ref></hi></hi>, Santi Giuseppe e Benedetto a Tanzenberg in Austria nel 1899<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="16.html#footnote-054">14</ref></hi></hi>, Santa Maria in Campis a Foligno nel 1903<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="16.html#footnote-053">15</ref></hi></hi>, Santa Maria del Pilastrello a Lendinara (Rovigo) nel 1905<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="16.html#footnote-052">16</ref></hi></hi>, Santa Rosalia sul Monte Pellegrino a Palermo nel 1908<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="16.html#footnote-051">17</ref></hi></hi>, e, nel 1924, per il ritorno nell’antica abbazia fiorentina di San Miniato al Monte<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="16.html#footnote-050">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">I monaci olivetani avevano preso possesso dell’abbazia di San Miniato e di tutte le sue dipendenze il 27 agosto 1373, con una comunità di dodici monaci, dopo che Gregorio XI, con bolla del 18 febbraio del medesimo anno, l’aveva loro concessa, e vi rimasero indisturbati, con una comunità di venti e, in qualche anno, più religiosi, fino al 1552-53, quando furono costretti ad abbandonarla per la costruzione dei bastioni a difesa della città, che includevano l’intero complesso, impedendo loro la vita regolare. L’abate e i monaci si trasferirono allora nell’altra loro casa fiorentina di San Bartolomeo a Monte Oliveto, fuori porta San Frediano, ritenendo però il titolo abbaziale con il possesso del luogo, dei diritti, delle rendite e continuando a celebrare gli uffici divini nella basilica in alcune solennità dell’anno, «nonché per aprire – come scrive il Lugano – ogni anno, nel venerdì santo, la Porta Santa della basilica, cerimonia compiuta dall’abate circondato da buon numero di monaci, i quali vi si recavano la sera avanti, dormivano nel monastero, si assidevano nel refettorio pel desinare e per la lettura»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="16.html#footnote-049">19</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Durante l’assenza dei monaci i locali del monastero furono adibiti a svariati usi: a lazzaretto durante la peste del 1630-1633, a ospizio di mendicità dal 1677 al 1703, e infine dal 1705 a casa di esercizi spirituali per gentiluomini fiorentini sotto la direzione dei Gesuiti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="16.html#footnote-048">20</ref></hi></hi>. L’ultimo abate titolare di San Miniato, nominato dal capitolo generale della congregazione olivetana nel 1807, l’anno precedente la soppressione generale degli Ordini religiosi, fu don Cesare Baldinotti di Firenze, professore di filosofia nelle università di Pavia e Padova<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="16.html#footnote-047">21</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La serie cronologica dei superiori di San Miniato, dall’ingresso dei monaci olivetani nel 1373 al 1807, è stata pubblicata dall’abate Lugano in appendice a un suo documentato saggio apparso nel quarto fascicolo della «Rivista Storica Benedettina» del 1922, come risposta alle trattative che i monaci vallombrosani avevano ripreso in quell’anno per stabilirsi sul <hi rend="italic">Mons Florentinus</hi>. Il Lugano, dopo aver riferito in questa sede della convenzione stipulata il 6 giugno 1911 tra il Ministero della Pubblica Istruzione, il comune di Firenze e la Pia Opera degli Esercizi Spirituali circa la conservazione della basilica e dei locali di San Miniato, come negli scritti precedenti sopra citati, terminava con il solito auspicio: </p><p rend="quotation_b">Tutti questi Enti sanno che i migliori custodi, curatori e difensori degli edifizi artistici sono coloro che per lunga tradizione hanno una parte della loro storia antica legata alla vita di questi monumenti. Se la buona volontà degli uomini non indietreggerà nell’assolvere un compito, forse arduo ma non difficile, sotto le volte della basilica di S. Miniato potrà nuovamente risuonare la <hi rend="italic">laus perennis</hi> dei monaci effigiati da Spinello sulle storie benedettine, che adornano la preziosa sagrestia, e il culto del martire Miniato rifiorire insieme alla tutela de’ tesori artistici raccolti sul Monte<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="16.html#footnote-046">22</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La sera del sabato santo, il 15 aprile 1922, l’abate Lugano annotava nel suo diario: </p><p rend="quotation_b">Viene il P. Valentino Bivignani O.F.M., guardiano al Monte alle Croci, a Firenze e predicatore quaresimalista a S. Marco (Roma). Mi dice che l’abate Tarani sta per farsi consegnare dall’arcivescovo di Firenze il monastero e la chiesa di S. Miniato al Monte. Suggerisce di affermare il nostro diritto presso la Curia Arcivescovile di Firenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="16.html#footnote-045">23</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il giorno seguente, Pasqua di Risurrezione, l’abate Lugano informava per  lettera l’abate generale don Mauro Parodi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="16.html#footnote-044">24</ref></hi></hi> dell’incontro avuto con il padre francescano, suggerendogli di affermare i diritti della congregazione olivetana su San Miniato presso la curia arcivescovile di Firenze, allegando la minuta di una lettera da inviare, firmata e timbrata dall’abate generale, al vicario generale della diocesi fiorentina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="16.html#footnote-043">25</ref></hi></hi>. Anche l’abate visitatore don Benedetto Benedetti, superiore del monastero di Settignano, informato dell’incontro, scriveva all’abate generale «che non sarebbe male fare le nostre rimostranze, se non altro per far vedere che non siamo morti affatto», e soggiungeva: </p><p rend="quotation_b">Mi ricordo che queste rimostranze furono fatte dal Generale Polliuti al Procuratore dei Vallombrosani quando questi facevano grandi premure per avere S. Miniato. Poi venne a Firenze il p. abate Amelli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="16.html#footnote-042">26</ref></hi></hi>, ed anche lui invaghitosi di quel luogo che reputava adatto per i suoi studi, lo domandò al Ministero che glielo promise: ne venne quindi un conflitto tra gli abati Tarani e Amelli e nessuno lo ebbe. Lo ebbero invece i Francescani che anche ora ufficiano la chiesa senza abitare il monastero. L’abate Amelli andatosene da Firenze, dopo avere lasciata l’Abbadia Fiorentina nelle mani dei Vallombrosani (cosa molto vergognosa per i Cassinesi), li mise in libertà di conquistare anche S. Miniato, ciò che essi fanno decisamente adesso di nascosto, ma con il consenso del card. arcivescovo che vede tanto di buon occhio l’abate Tarani. E questo fanno evidentemente per sfollare il monastero di S. Trinita che è troppo pieno di monaci<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="16.html#footnote-041">27</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Alla risposta del vicario generale di Firenze che affermava: «La nomina del custode della Basilica di S. Miniato al Monte ed aggiunti, il quale riveste anche le funzioni di cappellano, non è di spettanza di questa Curia»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="16.html#footnote-040">28</ref></hi></hi>, l’abate generale replicava: </p><p rend="quotation_b">Per quanto la nomina del custode di S. Miniato al Monte ed aggiunti non sia di spettanza di codesta Rev.ma Curia, tuttavia è noto che deve farsi d’accordo col Comune di Firenze e coll’opera degli Esercizi Spirituali. Ora quest’opera avendo carattere e scopo religioso fa capo necessariamente all’arcivescovo di Firenze, benché abbia un particolare presidente nell’ill.mo marchese Gerini: onde tale accordo non può avvenire senza l’approvazione del R.mo Ordinario diocesano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="16.html#footnote-039">29</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Contemporaneamente l’abate generale comunicava al marchese Gerini il tenore delle sue lettere fatte pervenire al vicario generale di Firenze, pregandolo di voler riconoscere i diritti della congregazione olivetana sulla basilica e il monastero di San Miniato al Monte «nella eventualità di trattative per stabilirvi una comunità monastica»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="16.html#footnote-038">30</ref></hi></hi>. Il marchese rispondeva di aver già comunicato al ministero competente e al sindaco di Firenze che «il suo voto per la nomina del custode e cappellano della basilica stessa era a favore dei R.R. Monaci Vallombrosani» e che non credeva opportuno di revocarlo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="16.html#footnote-037">31</ref></hi></hi>. Da questa lettera risulta che veramente i Vallombrosani avevano trattato di passare a San Miniato e che in proposito vi era stata, il 22 aprile 1922, un delibera dell’Opera degli Esercizi Spirituali in loro favore.</p><p rend="text">Il 1° agosto 1922 p. Valentino Bivignani, guardiano del convento di Monte alle Croci, informava l’abate generale Parodi che i lavori a San Miniato procedevano alacremente e che un operaio della Pia Opera degli Esercizi gli aveva confidato come presto sarebbero venuti i nuovi padri ad abitarvi. Consigliava poi all’abate di recarsi di persona a Firenze per trattare direttamente con l’arcivescovo e con il presidente della Pia Opera e, caso mai, vedere se fosse il caso di ricorrere alla S. Congregazione dei Religiosi, «la quale – scriveva il guardiano – potrebbe sempre intervenire come meglio giudica, anche interdicendo l’accesso»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="16.html#footnote-036">32</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Alcuni giorni dopo l’abate Lugano riceveva una lettera raccomandata datata: «Firenze, agosto 1922», e firmata: «Un vecchio fiorentino», in cui l’anonimo estensore, dopo aver riferito della voce insistente che si era sparsa in città circa l’andata dei Vallombrosani a San Miniato, voce alla quale lo scrivente aveva prestato non piccola fede, si domandava:</p><p rend="quotation_b">Perché i buoni monaci olivetani, che hanno sempre il legittimo possesso della Basilica insigne e vetusta e anche del convento, permettono, anzi lasciano, che i vallombrosani invadano un terreno, che mai è loro appartenuto? </p><p rend="text">E dopo aver espresso la propria meraviglia che l’abate Tarani «abbia trovato forti appoggi nel cardinale arcivescovo ed in altri parrucconi della nostra aristocrazia», concludeva affermando:</p><p rend="quotation_b">Padre, metta in opera tutta la sua potenza perché non si avveri il fatto, che dispiacerebbe immensamente alla cittadinanza e ne avrebbe serie conseguenze e cioè: il disonore dei padri francescani del Monte ed una grande pubblicità sui giornali locali «Nazione» e «Nuovo» e anche su altri a danno dei vallombrosani. «E questo fia suggel che ogn’uomo sganni»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="16.html#footnote-035">33</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il mese successivo l’abate Lugano scriveva all’abate generale Parodi che gli aveva trasmesso una lettera del guardiano di Monte alle Croci:</p><p rend="quotation_b">Vedrò di fare del nostro meglio per tutelare i diritti di S. Miniato. Mi sembra che si debba conchiudere col chiedere: 1°) che siano riconosciuti i nostri diritti in ordine al possesso; 2°) che in riconoscimento di questi diritti sia riservato ad un abate olivetano di pontificare solennemente in quella chiesa per la festa di S. Miniato e imposto ai vallombrosani l’onere del conveniente servizio per tale pontificale. Stenderò una breve memoria; ma nel prossimo fascicolo della <hi rend="italic">Rivista</hi> ho intenzione di pubblicare una coserella <hi rend="italic">storica</hi> in proposito. Intanto per allestire la posizione, mi accorgo che non ho la copia della seconda lettera della P.V.R.ma scritta al vicario generale di Firenze. Voglia avere la bontà di farmela rimettere (in copia). Credo che noi, più che altro, in questo momento, dobbiamo udire la S. Sede e sottomettere le cose alla S. Congregazione dei Religiosi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="16.html#footnote-034">34</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Alcuni mesi dopo informava l’abate generale che «nell’entrante settimana spero di allestire l’istanza per S. Miniato, allegando i documenti e la memoria stampata nella «Rivista Storica Benedettina»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="16.html#footnote-033">35</ref></hi></hi>.<hi rend="italic"> </hi>Il 20 febbraio 1923 l’abate Lugano, come si rileva dal suo diario, consegnava alla Congregazione dei Religiosi l’istanza per San Miniato con la relativa documentazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="16.html#footnote-032">36</ref></hi></hi>, non sapendo che il giorno precedente, quasi inaspettata, veniva fatta una proposta che rendeva superflua ogni rivendicazione. In quel giorno, 19 febbraio 1923, l’abate di Settignano don Benedetto Benedetti scriveva, infatti, la seguente lettera all’abate generale don Mauro Parodi:</p><p rend="quotations_quotation_b1">Rev.mo e Carissimo P. Abate Generale,</p><p rend="quotations_quotation_b2">Vi scrivo subito per dirvi che oggi il card. arcivescovo Mistrangelo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="16.html#footnote-031">37</ref></hi></hi> mi ha chiamato per dirmi come la Basilica di S. Miniato al Monte sta a noi se si vuole.</p><p rend="quotations_quotation_b2">La commissione degli Esercizi ha rimesso nelle sue mani le trattative cogli Olivetani; i Vallombrosani si sono ritirati affatto, e l’arcivescovo vuol sapere subito se noi si accetta. Dunque fate di rispondere presto.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Le condizioni sono queste: 1° Impiantare lassù una piccola comunità di 3 o 4 sacerdoti, e forse due conversi (questo lo dico io), poi tenere in esercizi i sacerdoti ed i secolari quando li manderà l’arcivescovo; 3° Uffiziare la chiesa. Le masserizie per gli eserciziandi vi sono, come pure pagheranno la retta gli eserciziandi stessi per quei giorni che vi passano. Altro non si richiede. Credo che con le messe e gli incerti ci vivranno comodamente. Così voi non avete altro che rispondere immediatamente se intendete accettare o no.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Tanti saluti</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">Vostro aff.mo</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">D. Benedetto Benedetti</p><p rend="quotation_b">Dice l’arcivescovo che i Vallombrosani hanno rinunziato ad andarvi perché a S. Miniato manca l’acqua potabile e la luce elettrica. Sarà una scusa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="16.html#footnote-030">38</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Non avendo ricevuto nessun riscontro a questa sua lettera, una settimana dopo, il 27 febbraio 1923, inviava all’abate generale la seguente cartolina postale:</p><p rend="quotations_quotation_b1">Rev.mo e Carissimo P. Abate Generale,</p><p rend="quotations_quotation_b2">Lunedì della settimana scorsa vi scrissi che S. E. il Card. Arcivescovo ci offriva la nostra Abbazia di S. Miniato e voleva sollecita risposta per l’accettazione. Non avete forse ricevuta questa lettera? Perché ancora non ho avuta risposta. Mercoledì andai subito con don Bernardo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="16.html#footnote-029">39</ref></hi></hi> a visitare tutto il locale che è vastissimo ed in discreto stato. Sembra che tutte le difficoltà siano eliminate perché i Vallombrosani si sono ritirati. Or non si spetta che la venuta dei nostri. Pel momento due o tre padri con due conversi possono bastare. Attendo risposta per poterla dare a S. E. R. il Card. Arcivescovo. Tanti saluti.</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">Aff. mo Vostro</p><p rend="quotations_quotation_b3 ParaOverride-1">D. Benedetto Benedetti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="16.html#footnote-028">40</ref></hi></hi></p><p rend="text">Prima di dare il suo assenso alla proposta di tornare a San Miniato, l’abate generale Parodi aveva chiesto informazioni al guardiano dei Francescani del vicino convento di Monte alle Croci, che da diversi anni prestavano servizio pastorale alla basilica e al cimitero, il quale così rispondeva:</p><p rend="quotations_quotation_b1">Rev.mo Abate Generale</p><p rend="quotations_quotation_b2">In risposta alla sua gent. del 21 corr. in cui mi chiede alcune informazioni intorno alla Basilica di San Miniato al Monte, offerta a loro, dopo la rinunzia dei Padri Vallombrosani, ecco quanto posso dirle: che la Basilica è in buone condizioni, mentre il monastero è assai malandato, specialmente nella parte superiore, ed all’infuori di un chiostro interno, non ha disponibile nessuna area di terreno, essendo tutto occupato all’intorno di tombe e cappelle. E sotto questo aspetto non presenta alcuna libertà, tanto più che vi è un unico portone per cui si accede alla Basilica e al monastero, portone che viene chiuso ed aperto in alcune ore determinate del giorno con orario comunale. Durante la notte resta difficile l’accesso al convento. Il cappellano ha un mensile di 40 (quaranta) lire dal Comune di Firenze per il servizio religioso che presta al cimitero, cioè, per ricevere i morti, per seppellimenti, od esumazioni di salme. Talora i parenti dei defunti danno qualche piccola offerta, ma di tassativo non vi è niente, eccettuate le lire quaranta mensili di cui sopra. Una famiglia religiosa che eventualmente vi si stabilisse dovrebbe vivere colla celebrazione di messe quotidiane che queste, generalmente, non mancano con elemosina di circa lire 10 ciascuna.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Il P. Abate Tarani di S. Trinita, a nome dei Vallombrosani, si dice, abbia rinunziato, perché la Commissione dei restauri non può portare nel monastero, a causa dell’ingente spesa, l’acqua potabile e la luce elettrica, come egli voleva.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Perché la P. V. Rev.ma potesse formarsi un’idea esatta del monastero, sarebbe bene facesse un sopraluogo. Noi francescani saremmo fortunati di darle ospitalità, se crede. Il nostro convento dalla Basilica dista circa cento passi.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Però, Rev.mo, se è vero che abbiamo contribuito a che la Basilica con annesso monastero ritornasse a loro – ed il p. Lugano è al corrente di tutto – pure, per ragioni facili a comprendersi, avremmo piacere che questo nostro interessamento non venisse a conoscenza dell’E.mo Card. Mistrangelo che stava per l’abate Tarani, cioè, per i Vallombrosani che mai vi han dimorato di famiglia, mentre gli Olivetani vi sono stati più volte, cominciando dal ’300.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Pertanto, se per i suesposti motivi, la P. V. Rev.ma, per il momento non credesse opportuno stabilirvi una famiglia religiosa, sarebbe bene, io credo, che la loro Congregazione affermasse il proprio diritto, riservandosi di accettare in seguito, quando l’Opera e il Comune avranno messo in migliori condizioni il monastero, ed intanto, se crede far continuare il servizio della Basilica e del cimitero ai Padri Francescani del vicino convento, servizio che fanno da più di 20 anni.</p><p rend="quotations_quotation_b2">La riverisco e con ossequio mi dico della P. V. Rev.ma</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">Dev.mo</p><p rend="quotations_quotation_b3 ParaOverride-1">Fra Laurentino Barsottini guardiano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="16.html#footnote-027">41</ref></hi></hi></p><p rend="text">Nel frattempo l’abate Benedetti aveva comunicato la notizia anche all’abate procuratore Placido Lugano, il quale riscontrando una lettera del superiore generale scriveva:</p><p rend="quotations_quotation_b1">Ringraziamo il Signore di ciò che avviene per San Miniato. L’abate Benedetti mi avvisò subito e mi recai alla S. Congregazione perché non si desse la via al ricorso mio che era stato presentato da più di una settimana<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="16.html#footnote-026">42</ref></hi></hi>. Ora spetta a noi orientarci bene. È ridicolo che l’arcivescovo, che è stato in mano dell’abate Tarani<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="16.html#footnote-025">43</ref></hi></hi> per tanti anni, voglia da noi una risposta subito. Dovrà anche lui essere un po’ ragionevole. Io non ho voto in questa materia, ma sottopongo egualmente il mio modestissimo parere. Constatate le condizioni buone del locale ed esaminate le rendite fisse ed avventizie per la famiglia che si richiede, converrebbe (se esse possono permettere la vita) accettare in linea di massima, prendendo almeno tre mesi di tempo per inviare lassù il personale. A mio giudizio, il monastero di Settignano dovrebbe passare in second’ordine. Pel momento l’abate Benedetti dovrebbe trasferirsi lassù. Di qui potrebbe andare il Castorina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="16.html#footnote-024">44</ref></hi></hi>, uno di Seregno ed un altro forse da Monte Oliveto Maggiore. Nell’anno prossimo avremo altri sacerdoti. Occorrerebbero però due conversi, anche per l’eventualità degli esercizi. Pel servizio della chiesa converrebbe conservarsi l’aiuto dei Padri Francescani del vicino convento, mediante quella congrua ripartizione di frutti che dovrebbe concordarsi con loro. Questi Padri sono affezionati a S. Miniato e mi hanno fatto dichiarare che si accorderebbero volentieri con noi.</p><p rend="quotations_quotation_b3">Una ragione che mi sembra forte perché da parte nostra non si lasci sfuggire questa occasione è che a S. Miniato la famiglia monastica potrebbe vivere d sé, senza gravare su Monte Oliveto Maggiore, come al presente avviene un po’ per tutti i nostri luoghi. Del resto l’abate Benedetti è in questa cosa avveduto. Egli saprebbe ben fare ora nell’inizio e migliorare anche la posizione per l’avvenire. Sottometto a V. P. R. queste mie considerazioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="16.html#footnote-023">45</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Accogliendo i suggerimenti dell’abate Lugano, il generale don Mauro Parodi chiedeva all’abate Benedetti se era disposto ad assumere anche la carica di superiore a San Miniato, e questi così iniziava la lettera con la quale accettava il nuovo incarico:</p><p rend="quotation_b">Che rispondere alla Vostra di ieri? Vi dirò le parole di S. Martino: <hi rend="italic">Si adhuc Congregationi tuae sum necessarius, non recuso laborem, fiat voluntas tua</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="16.html#footnote-022">46</ref></hi></hi>.<hi rend="italic"> </hi>Però è necessario, per la buona riuscita di quest’impresa, che abbia con me delle persone serie, provate, sulle quali possa riporre tutta la fiducia, e che facciano l’interesse della casa non il proprio. […] Gli arredi per la chiesa bisognerà prenderli qui, così pure i letti e altri mobili, perché comprarli nuovi occorrerebbero delle migliaia parecchie: in seguito vedremo [e terminava la lettera:] Scrivete subito al Cardinale, per assicurarlo della accettazione nostra. Spero che tutto andrà bene<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="16.html#footnote-021">47</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Due giorni dopo l’abate generale inviava all’arcivescovo di Firenze, cardinale Alfonso Mistrangelo, la seguente lettera di accettazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="16.html#footnote-020">48</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotations_quotation_b1">E. mo Principe,</p><p rend="quotations_quotation_b2">Ringraziamo vivamente l’Eminenza Vostra d’averci offerto il ritorno all’antico nostro S. Miniato al Monte di Firenze e siamo lieti di poterle rispondere che in massima accettiamo.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Speriamo però che non si esigano spese per l’impianto della piccola comunità, perché spese non ne possiamo fare, e speriamo anche che ci siano mezzi sufficienti per vivere.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Con questa speranza m’inchino al bacio del S. Porpora e col massimo ossequio mi confermo di Vostra Em.za Ill.ma e Rev.ma </p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1"> Um.mo Dev.mo Servo</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">D. Mauro M. Parodi</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-1">Abate Generale Olivetano O.S.B</p><p rend="quotations_quotation_b2">Seregno, 4 marzo 1923</p><p rend="quotations_quotation_b3">Prot. 112</p><p rend="text">Intanto l’abate Benedetti, che seguiva le pratiche per il ritorno dei monaci olivetani a San Miniato, scriveva all’abate generale:</p><p rend="quotation_b">Dietro la risposta da me data al cardinale arcivescovo della nostra accettazione, fui venerdì scorso invitato ad una adunanza in Curia della Commissione o Pia Opera degli Esercizi con me. Vi andai, e vi trovai tutta la commissione composta dal marchese Gerini, del marchese Ridolfi, del conte Martelli, e del duca di S. Clemente. Mons. Vicario<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="16.html#footnote-019">49</ref></hi></hi> comunicò ufficialmente l’accettazione da parte degli Olivetani, e tutti ne furono contenti. Vi ricordate la famosa lettera di mons. Vicario scritta proprio a Voi, dove diceva che non poteva ritornare indietro dalla deliberazione presa dai componenti la commissione di affidare S. Miniato ai Vallombrosani?  Che mutazione! <hi rend="italic">Ne verbum quidem </hi>si disse di questa cosa e si procedé d’amore e d’accordo in tutto e fu stabilito che questi deputati dovessero scrivere al Comune perché ci affidasse la cappellania del cimitero; al Ministero perché ci riconoscesse come custodi del Monumento e poi a suo tempo (cioè quando saremo pronti ad andarvi) scrivessero ai Francescani che da quel giorno essi sarebbero esonerati dall’ufficio provvisorio che essi esercitavano a S. Miniato. Così stanno le cose fino a questo momento. Speriamo bene.</p><p rend="quotation_b">Il marchese Ridolfi poi mi propose di andare insieme lassù per determinare meglio alcune cose riguardanti l’abitazione dei monaci e il locale per gli esercizianti. In seguito poi faranno l’inventario di tutto e quindi la consegna di tutto. Ripeto che tutti si mostrarono lieti e contenti e ben disposti a favor nostro. Ecco tutto<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="16.html#footnote-018">50</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 24 aprile successivo il vicario generale di Firenze, mons. Giovacchino Bonardi, a nome del cardinale arcivescovo, comunicava al prof. Agenore Socini, soprintendente ai monumenti di Firenze, che </p><p rend="quotation_b">il Rev.mo P. Abb. Federico Tarani dei Vallombrosani non ha creduto di accettare altrimenti l’ufficio di Custode e Conservatore Onorario del Gruppo Monumentale di S. Miniato al Monte, con funzione di Cappellano della Basilica. Per conseguenza S. E. Rev.ma, d’accordo con la Commissione per gli Esercizi Spirituali in detto locale, propone il Rev.mo P. Abb. Benedetto Benedetti, dell’Ordine degli Olivetani, che ha dichiarato di accettare, salva la Superiore approvazione. Si fa tale proposta perché i PP. Olivetani erano anticamente i legittimi proprietari della Basilica e locali annessi. Riguardo ai PP. Francescani del Monte alle Croci, essi sono disposti a ritirarsi non appena sia fatta la nomina del nuovo Custode. [Il vicario generale chiudeva la lettera sollecitando] a condurre a termine i lavori di restauro ai locali annessi alla Basilica, essendo i PP. Olivetani disposti a prenderne possesso, non appena è venuta la nomina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="16.html#footnote-017">51</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Di ritorno da Roma, dove aveva svolto la visita canonica al monastero di Santa Maria Nova e, ricevuto in udienza privata da papa Pio XI, aveva chiesto una benedizione speciale «pel monastero di S. Miniato, che a quanto pare, sarà a noi presto restituito», come aveva scritto negli atti di detta visita<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="16.html#footnote-016">52</ref></hi></hi> l’abate Benedetti, tra le altre cose, informava il generale che, ritornato a Settignano, </p><p rend="quotation_b">a Firenze mi aspettavano in Curia perché era venuta la risposta del Comune e del Ministero per la nomina di S. Miniato. Vi andai sabato sera, e combinai di andarvi là il primo di gennaio 1924. Se la cosa si sapeva prima potevamo andarci ora pei morti, ma essendo così prossimi non è possibile, anche riguardo ai Francescani. Dunque bisogna del denaro per queste spese d’impianto, dove si deve prendere? Ecco l’amaro del fondo, che scrissi anche nell’ultima mia, e non ho avuta risposta alcuna. Ma conviene decidersi subito perché a gennaio si giunge presto. Tanti saluti per ora. Lunedì andrò dal card. Mistrangelo per parlare di S. Miniato. Giusto oggi è la festa di S. Miniato: egli ci provvegga<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="16.html#footnote-015">53</ref></hi></hi>.     </p><p rend="text">Alla giusta preoccupazione dell’abate Benedetti circa i mezzi finanziari per impiantare la nuova comunità a San Miniato rispondeva la casa madre con un contributo di cinquemila lire, inviate dal priore e amministratore dell’azienda agraria di Monte Oliveto Maggiore il fiorentino don Patrizio Papucci, e in seguito con un assegno di tremila lire annue come stabilito nel contratto con il comune di Firenze all’atto di nomina dell’abate Benedetti a ispettore del cimitero monumentale che circonda la basilica delle Porte Sante.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="16.html#footnote-014">54</ref></hi></hi> Quanto all’insediamento a San Miniato, previsto inizialmente per il 1° gennaio 1924, per diversi motivi non poté attuarsi, anche se a metà dicembre, scrivendo al generale, l’abate Benedetti sperava ancora di andarvi per quella data:</p><p rend="quotation_b">Mi direte: come va con S. Miniato? Per ora non siamo a niente, perché è intenzione degli operai<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="16.html#footnote-013">55</ref></hi></hi> licenziare affatto la famiglia di quella signorina che abita alcune stanze del piano terreno, e quelli non vogliono andarsene, e sono per i tribunali. Pareva che la questione dovesse sciogliersi dentro ilo mese di novembre, ma ancora non so nulla. Ad ogni modo se avrò tempo per mettere su due letti andranno pel 1° gennaio due lassù privatamente, e poi l’entratura formale la faremo in seguito.</p><p rend="quotation_b">Per questa circostanza voi verreste volentieri? Venite. Il P. Abate Lugano mi scrive che se potesse essere utile, egli stesso verrebbe. L’utilità veramente vi sarebbe, specialmente per scrivere qualche cosa a riguardo della basilica in rapporto agli Olivetani, qualche opuscoletto da dispensarsi al popolo, e magari dicendo qualche cosa durante la messa cantata, e poi scrivendo qualche articolo nei giornali sul nostro ritorno in quella celebre abbazia. Io ancora non gli ho risposto in proposito. Perché mia intenzione sarebbe di far poco chiasso, per non urtare certe suscettibilità (vallombrosane e francescane) preferendo di fare coi fatti e col silenzio ciò che è di dovere, lasciando al buon senso della cittadinanza di giudicare l’opera nostra. Spese superflue poi non farle a nessun costo perché inopportune in questi tempi, e mostrare piuttosto la povertà che la grandezza e il lusso. Appena il sig. marchese Ridolfi mi dirà qualche cosa, vi avviserò con cartolina<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="16.html#footnote-012">56</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 10 marzo 1924 scriveva ancora, sconsolato, all’abate generale: «Di S. Miniato nessuna notizia. Si va alle calende greche, a quanto pare»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="16.html#footnote-011">57</ref></hi></hi>. E il 21 giugno: «Ancora non abbiamo le chiavi di S. Miniato»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="16.html#footnote-010">58</ref></hi></hi>. Ma era questione di giorni, perché, come si legge in una nota manoscritta di don Bernardo Rosatelli nel libro degli atti capitolari del monastero di Settignano: </p><p rend="quotation_b">Il 25 giugno 1924, dopo la festa di S. Giovanni Battista, da questa famiglia partirono il P.D. Emmanuele Casiraghi e fra Silvestro M. Maglioni di Foligno per ricevere dal marchese Ridolfi operaio dell’Opera degli Esercizi Spirituali, a ciò autorizzato dall’Em.mo Card. Arcivescovo Alfonso M. Mistrangelo e dagli altri nobili personaggi dell’Opera, la consegna dei locali e della Basilica di S. Miniato alle Porte Sante di questa città di Firenze e già nostra insigne Basilica e Abbazia di cui però era sempre vivo il diritto della nostra Congregazione Olivetana, poiché mai menomato dalle leggi di soppressione tanto napoleonica che granducale […] I nostri fin dai primi giorni mostrarono tutto il loro ardore nell’incarico avuto, senza badare a locali difficoltà degli antecedenti custodi, che a poco a poco finirono per scomparire affatto. Sui primi di settembre vi fu destinato il nostro oblato sacerdote don Sante Volpini dell’Abbadia San Salvatore prov. di Siena e nell’ottobre (sul fine) vi giunse dall’abbazia di Seregno il novello sacerdote P. D. Simone Nardin di Faver (Trento), così già comincia a comporsi la famiglia religiosa che speriamo possa aumentarsi, poiché il bisogno è molto e si richiedono persone di buona volontà perché si riprenda la vita religiosa con l’osservanza della regola. <hi rend="italic">Faxit Deus!</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="16.html#footnote-009">59</ref></hi></hi></p><p rend="text">Quindici giorni dopo, l’11 luglio, l’abate Benedetti, a nome della congregazione benedettina di Monte Oliveto, firmava l’atto di consegna della basilica e del monastero di San Miniato da parte dell’Opera degli Esercizi Spirituali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="16.html#footnote-008">60</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Annunciato con una lettera circolare e per mezzo della stampa locale, l’ingresso ufficiale degli Olivetani avvenne domenica 26 ottobre 1924, festa di san Miniato. Così ne dava l’annuncio il quotidiano «L’Unità Cattolica» di sabato 25 ottobre, con un articolo firmato da Placido Lugano:</p><p rend="quotations_quotation_b1">I Monaci Olivetani dell’Ordine Benedettino partecipano come essi, dopo tanti anni di assenza, il 26 ottobre ritorneranno in forma pubblica e solenne ad abitare nell’antica loro Abbazia di S. Minato al Monte, come Cappellani dell’attiguo Cimitero Monumentale, come custodi ed officianti dell’insigne Basilica e come assistenti dell’Opera degli Esercizi Spirituali al clero e al laicato cattolico.</p><p rend="quotations_quotation_b1">Perciò nel giorno della festa rimessa del santo protomartire fiorentino dopo varie sante Messe lette in mattinata, alle ore 10 il Rev.mo P. Abate Benedetto Benedetti Visitatore Generale coll’assistenza di altri abati e monaci, canterà Messa Pontificale con omelia <hi rend="italic">inter Missarum solemnia </hi>e la Cappella di San Paolino eseguirà la <hi rend="italic">Missa secunda Pontificalis </hi>di D. Lorenzo Perosi accompagnata da quartetto a corda.</p><p rend="quotations_quotation_b2">La sera poi alle 4 pomeridiane avranno luogo solenni Vespri Pontificali in musica ai quali farà seguito la processione colle reliquie di S. Miniato all’interno della Basilica; poi la Benedizione col SS. Sacramento e bacio della reliquia del Santo.</p><p rend="quotations_quotation_b3">I medesimi monaci avvisano come nel prossimo mese di novembre, volendo continuare la tradizione dell’Ordine Benedettino che vanta il suo primato nel suffragare i morti, intendono di celebrare speciali funzioni a suffragio dei morti ed in specie di quelli sepolti in questo cimitero.</p><p rend="text">Due giorni dopo lo stesso giornale, con il titolo «L’inaugurazione della Basilica di S. Miniato», pubblicava la cronaca dell’avvenimento:</p><p rend="quotations_quotation_b1">Sono terminate felicemente l’altro ieri, come felicemente furono incominciate, le funzioni liturgiche per l’inaugurazione della Basilica di S. Miniato al Monte. I monaci benedettini di Monte Oliveto, ritornati e rientrati dopo lungo corso di anni a questa loro antica e veneranda abbazia, hanno veduto con grande soddisfazione intorno a sé l’ossequio devoto e l’entusiasmo del clero regolare e secolare e del buon popolo fiorentino. Le funzioni del mattino e della sera raccolsero nel vasto tempio monumentale una vera fiumana di fedeli che presero posto anche disagiato per le scale e pei vari ambulacri per assistere fino al termine alle celebrazioni religiose.</p><p rend="quotations_quotation_b2">La solenne Messa pontificale fu celebrata dall’Ill.mo e Rev.mo P. Abate D. Benedetto Benedetti, Visitatore Generale della Congregazione benedettina di Montoliveto, assistito dal Priore di Monte Oliveto Maggiore D. Patrizio Papucci e dal Priore di S. Benedetto di Seregno D. Stanislao Cazzaniga. Nel presbiterio, in posto distinto, assistevano in mozzetta i Rev.mi Abati D. Mauro Parodi, Ordinario di Monte Oliveto Maggiore, D. Placido Lugano, Abate di S. Maria Nova di Roma e Procuratore Generale, e D. Celestino Colombo Abate del Santuario del Pilastrello in Lendinara (Rovigo). L’opera pia degli Esercizi Spirituali era rappresentata dal marchese G, B. Ridolfi; la comunità minoritica di Monte alle Croci dal P. Zilianti; i Camaldolesi dai PP. D. Agostino Boccia e D. Guido Guarducci; i Vallombrosani dal P. D. Placido Lucherini e da un gruppo di studenti, i quali, in memoria della prodigiosa conversione qui avvenuta del loro fondatore san Giovanni Gualberto, prestarono servizio d’altare, tanto alla Messa che ai Vespri pontificali.</p><p rend="quotations_quotation_b2">La ‘Schola Cantorum’ dei Carmelitani di S. Paolino ha eseguito la ‘Missa II Pontificalis’ del Perosi ed i Vespri col ‘Te Deum’ e il ‘Tantum ergo’.</p><p rend="quotations_quotation_b2">Dopo il Vangelo, dallo storico ambone della Basilica ha rivolto al popolo la sua parola l’abate Lugano facendo rilevare l’importanza del fatto nuovo che si collega al martirio di S. Miniato, avvenuto il 25 ottobre 250, alla edificazione del tempio nel 1013 per opera del vescovo fiorentino Ildebrando e alla venuta dei monaci di Montoliveto in questa Basilica, per volere di papa Gregorio XI, nel 1373. In breve sintesi ha rievocato la storia millenaria del tempio e dell’annesso monastero, dapprima cluniacense e poi olivetano, chiudendo coll’augurio che la felice restaurazione, avvenuta per concorde volere di autorità ecclesiastiche e civili, possa raggiungere sempre nuovi incrementi pel maggior culto di San Miniato e pel bene spirituale del popolo.</p><p rend="quotations_quotation_b2">L’E.mo Card. Mistrangelo, arcivescovo di Firenze, impossibilitato di intervenire perché in visita pastorale per la vasta archidiocesi, inviò all’abate Benedetti da Fiorenzuola, il seguente telegramma: «Presente spirito desiderato fausto avvenimento saluto augurando monaci olivetani benedico paternamente».</p><p rend="quotations_quotation_b2">Mons. Vicario Generale, Can. Giovacchino Bonardi, impossibilitato di salire al Monte, fece pervenire la sua parola di compiacimento e di saluto. Assisteva in persona il cav. Saladini di S. Leonardo in Arcetri e con lui vari altri, tra cui ricordiamo i professori Pacini, Battelli e Medici. Tutte, si può dire, le comunità religiose di Firenze, specialmente nel pomeriggio, hanno peregrinato pel Monte e per la Basilica di San Miniato.</p><p rend="quotations_quotation_b3">L’avvenimento fu riconosciuto generalmente da tutti come fatto di singolare importanza, specialmente per l’articolo pubblicato nell’Unità Cattolica ed anche per il vantaggio che ne avrà non solo l’ufficiatura della Basilica – fin qui, se non del tutto abbandonata, molto trascurata, – ma anche l’assistenza del Cimitero Monumentale delle Porte Sante<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="16.html#footnote-007">61</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nei due giorni seguenti, 27 e 28 ottobre 1924, nei locali dell’abbazia, sotto la presidenza dell’abate generale Parodi si tenne la dieta biennale della congregazione. Gli abati membri del definitorio, che erano presenti a San Miniato per le celebrazioni del ritorno dei monaci, tra gli argomenti di maggior rilievo trattarono e approvarono gli emendamenti da introdurre nelle costituzioni, secondo le disposizioni del nuovo Codice di Diritto Canonico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="16.html#footnote-006">62</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotation_b">Nel corso di questo primo anno 1925 – come si legge nella cronaca manoscritta – e sacerdoti (in tre turni) e secolari in diversi altri turni della durata però – questi ultimi – di tre giorni, vennero in questo sacro luogo a compiervi i loro santi esercizi spirituali. Ma sul più bello di questo anno una cosa venne a turbare l’andamento bene avviato di questo santo luogo. Nel mese di maggio il Rev.mo P. Abate D. Benedetto M. Benedetti, per motivi di salute, rinunziava a superiore di questo illustre cenobio e pregava il Rev.mo P. Abate Generale a provvedere al successore nonché ad una regolare famiglia monastica, come era prima del famoso 1552<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="16.html#footnote-005">63</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Anche l’abate generale, in un suo appunto manoscritto su San Miniato, scriveva: </p><p rend="quotation_b">L’abate Benedetti con lettera del 19 febbraio 1923 mi notificava che il card. Mistrangelo, arcivescovo di Firenze, gli aveva detto che la Basilica di S. Miniato al Monte stava per noi, se la vogliamo. Con lettera del 4 marzo si rispose: che si accettava, ringraziandolo dell’offerta. L’abate Benedetti poi, avendo aderito all’invito di esserne il primo superiore, ne prese possesso il 25 ottobre 1924. Però non ci si trovava bene, quindi restava più facilmente a Settignano che lassù, ritornandovi solo per le feste più solenni. Stando lui assente si fece necessario di provvedere col nominare un superiore residente<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="16.html#footnote-004">64</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 18 settembre 1925 l’abate generale nominava superiore dell’abbazia di San Miniato don Gaetano Romagnoli, trasferendolo dal monastero di Santa Maria in Campis a Foligno, dove era superiore e parroco da diversi anni, ingiungendogli di trovarsi a Firenze per i primi giorni di ottobre in modo da assumere l’incarico la prima domenica di quel mese<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="16.html#footnote-003">65</ref></hi></hi>. Insieme al decreto di nomina l’abate generale consegnava al nominato superiore l’elenco dei membri che dovevano formare la nuova comunità monastica: quattro sacerdoti, un converso, un oblato regolare e tre studenti, in tutto nove membri. All’elenco nominale faceva seguito la seguente esortazione:</p><p rend="quotations_quotation_b1">Detta famiglia monastica è obbligata per mandato speciale del sottoscritto abate generale ad osservare tutta la S. Regola del nostro Patriarca S. Benedetto e le Costituzioni nostre, ma <hi rend="italic">in modo speciale</hi> i seguenti punti:</p><p rend="quotations_quotation_b2">I – Puntualità alla levata.</p><p rend="quotations_quotation_b2">II – Puntualità alla s. meditazione in coro.</p><p rend="quotations_quotation_b2">III – Puntualità alla s. ufficiatura in coro.</p><p rend="quotations_quotation_b2">IV – Puntualità al silenzio – in generale – in refettorio.</p><p rend="quotations_quotation_b3">V – Fedeltà all’osservanza rigorosa della mutua carità e vicendevole rispetto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="16.html#footnote-002">66</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 3 ottobre 1925 – come si legge nella cronaca – con il padre Romagnoli si trovavano presenti quasi tutti i componenti la nuova famiglia monastica, e la mattina del 4 ottobre (prima domenica), premesso il canto del <hi rend="italic">Veni creator Spiritus</hi>,<hi rend="italic"> </hi>si inaugurava l’ufficiatura in coro col canto di Prima e Terza e S. Messa conventuale<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="16.html#footnote-001">67</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Si avverava così, in quella domenica autunnale – prima di ottobre –, come aveva stabilito l’abate generale, l’auspicio, formulato agli inizi del Novecento da don Placido Lugano, uno dei principali fautori del ritorno dei monaci olivetani a San Minato, ossia la ripresa della vita monastica presso la tomba del protomartire di Firenze. Cinque anni dopo, quasi a suggello del loro ritorno, venne installato sul cinquecentesco campanile di Baccio d’Agnolo un nuovo concerto di campane, consacrate dall’arcivescovo Mistrangelo il 6 ottobre 1929, le quali, invitando monaci e fedeli alle lodi di Dio, con il loro suono perpetuano nel tempo l’augurio rivolto ai monaci il giorno del loro ingresso ufficiale al monastero: </p><p rend="quotation_b">Ai Benedettini di Montoliveto l’augurio che questo santo luogo, donde furono costretti ad esulare per cagion di guerre, sia in futuro e per sempre un asilo di pace e di santa operosità<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="16.html#footnote-000">68</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">È l’augurio che riformuliamo al padre abate Bernardo e ai monaci di San Miniato in questo Millenario, a quasi cento anni del ritorno dei monaci olivetani in tale loro antica abbazia.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib_tit">Fonti</p><p rend="bib_indx_bib">Monte Oliveto Maggiore, Archivio Abbaziale, <hi rend="italic">Carte abate generale Polliuti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit">Studi</p><p rend="bib_indx_bib">Anonimo, <hi rend="italic">Amelli, Ambrogio Maria</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>II, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1960, pp. 759-760.</p><p rend="bib_indx_bib">Caponi M., <hi rend="italic">Mistrangelo, Alfonso Maria</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>LXXV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2011, pp. 76-80.</p><p rend="bib_indx_bib">Cattaneo C., <hi rend="italic">L’epistolario Cantù-Seriolo. Le origini dell’abbazia olivetana di Seregno (1884-1891)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in <hi rend="italic">Placido Maria Schiaffino (1829-1889) monaco e cardinale</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Edizioni L’Ulivo, Monte Oliveto Maggiore 1991, pp. 339-428.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Cronaca dell’Ordine</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Rivista Storica Benedettina», XV, 1924, p. 367.</p><p rend="bib_indx_bib">Cvetko C., <hi rend="italic">L’abbazia olivetana di San Giuseppe a Tanzenberg</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’ulivo», s., XXXIV, 2014, pp. 72-107.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">Tanzenberg Renaissanceschloss. Olivetanerabtei. Gymnasium</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Klagenfurt am W. 2014 (Archiv fur vaterlandische Geschichte und Topographie, 105).</p><p rend="bib_indx_bib">Donghi R., <hi rend="italic">La ripresa della Congregazione Olivetana tra Ottocento e Novecento</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in F.G.B. Trolese (a cura di),<hi rend="italic"> Il monachesimo in Italia tra Vaticano I e Vaticano II</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Centro Storico Benedettino Italiano, Cesena 1995,<hi rend="italic"> </hi>pp. 163-193.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">«Senza nessun rumore». Il ritorno dei monaci olivetani al Santuario di Lendinara nel 1905</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’ulivo», n.s., XXXVI, 2006, pp. 245-259.</p><p rend="bib_indx_bib">Donghi R., Tagliabue M. (a cura di),<hi rend="italic"> L’eremita del Foro romano. L’abate Placido Lugano (1876-1947) nel settantesimo anniversario della scomparsa, </hi>Abbazia di Santa Maria Nova, Roma 2017.</p><p rend="bib_indx_bib">Fiori G., <hi rend="italic">I monaci benedettini di Monte Oliveto a Foligno (PG)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Centro storico olivetano per l’Emilia Romagna, Ferrara 1983.</p><p rend="bib_indx_bib">Gori Savellini S., <hi rend="italic">Baldinotti, Cesare</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in <hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>V, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1963, pp. 490-492.</p><p rend="bib_indx_bib">Giustarini L.B., <hi rend="italic">«Lotta per una stanza». Le vicissitudini della Congregazione Vallombrosana OSB nei secoli XIX-XX</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in F.G.B. Trolese (a cura di), <hi rend="italic">Il monachesimo in Italia tra Vaticano I e Vaticano II</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Centro Storico Benedettino Italiano, Cesena 1995, pp. 143-162</p><p rend="bib_indx_bib">Lugano P., <hi rend="italic">La basilica di S. Miniato al Monte fuori la porta omonima in Firenze</hi>, «L’Unità Cattolica», 6 novembre 1901, p. 3.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">San Miniato a Firenze. Storia e leggenda</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Studi religiosi», II, 1902, pp. 222-245, 482-505.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">L’Ordine di Montoliveto e San Miniato al Monte sopra Firenze</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Rivista Storica Benedettina», XIII, 1922.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">A San Miniato al Monte</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’Unità Cattolica», domenica 26 ottobre 1924, p. 3.</p><p rend="bib_indx_bib">[Lugano P.], <hi rend="italic">Il ritorno de’ Benedettini di Montoliveto alla Basilica di S. Miniato al Monte presso Firenze</hi>,<hi rend="italic"> </hi>anche<hi rend="italic"> </hi>in «Rivista Storica Benedettina», XV, 1924, pp. 350-352.</p><p rend="bib_indx_bib">Malgeri F., <hi rend="italic">Minocchi, Salvatore</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in <hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>LXXIV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010, pp. 682-686.</p><p rend="bib_indx_bib">Norvegna J., <hi rend="italic">De jure practico regularium</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Ex Typographia Gentili, Romae 1900.</p><p rend="bib_indx_bib">Rocca G., <hi rend="italic">Religiosi e religiose di fronte alla guerra: assistenza e servizio alla patria</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in L. Botrugno (a cura di), <hi rend="italic">«Inutile strage». I cattolici e la Santa Sede nella prima guerra mondiale. Raccolta di Studi in occasione del Centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale (1914-2014)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2016, pp. 309-355.</p><p rend="bib_indx_bib">Scarpini M., <hi rend="italic">L’abate D. Mauro Parodi e la fondazione olivetana di Seregno</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’Osservatore Romano», 1 settembre 1928.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="italic">I monaci benedettini di Monte Oliveto</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Edizioni L’Ulivo, San Salvatore Monferrato 1952.</p><p rend="bib_indx_bib">Tagliabue M., <hi rend="italic">L’introduzione dei monaci olivetani a Seregno (1884) sotto il segno del patriarca Ballerini</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in F. Cajani (a cura di), <hi rend="italic">Miscellanea Ballerini. Bicentenario della nascita di monsignor Paolo Angelo Ballerini [1814-1897]</hi>, «I Quaderni della Brianza», XXXVIII, 2015, pp. 379-402.</p><p rend="bib_indx_bib">Tarani F., <hi rend="italic">La basilica di S. Miniato al Monte. Guida storico-artistica</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Tipografia Arcivescovile, Firenze 1910.</p><p rend="bib_indx_bib">Tognetti M., <hi rend="italic">San Miniato al Monte: Casa di Esercizi Spirituali</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’ulivo», n.s., XIX (3), 1989, pp. 37-44; 4, pp. 40-48.</p><p rend="bib_indx_bib">Vian G.M., <hi rend="italic">Il modernismo. La Chiesa cattolica in conflitto con la modernità</hi>, Carocci, Roma 2012.</p><p rend="bib_indx_bib">Vismara S., <hi rend="italic">Il fondatore dell’abbazia di Seregno D. Mauro M. Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’ulivo», IX (7-8), 1934, pp. 1-8.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-067-backlink">1</ref></hi>	P. Lugano, <hi rend="italic">La basilica di S. Miniato al Monte fuori la porta omonima in Firenze</hi>, «L’Unità Cattolica», 6 novembre 1901, p. 3. Vedi <hi rend="italic">Excursus bibliografico </hi>in R. Donghi, M. Tagliabue (a cura di),<hi rend="italic"> L’eremita del Foro romano. L’abate Placido Lugano (1876-1947) nel settantesimo anniversario della scomparsa, </hi>Abbazia di Santa Maria Nova, Roma 2017, p. 101.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-066-backlink">2</ref></hi>	Sul quale cfr., come testo introduttivo, G.M. Vian, <hi rend="italic">Il modernismo. La Chiesa cattolica in conflitto con la modernità</hi>, Carocci, Roma 2012.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-065-backlink">3</ref></hi>	P. Lugano, <hi rend="italic">San Miniato a Firenze. Storia e leggenda</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Studi religiosi», II, 1902, pp. 222-245, 482-505. Anche in tiratura a parte: Biblioteca scientifico-religiosa, Firenze 1902, 48 pp., ILL. Il periodico, che aveva come sottotitolo «Rivista critica e storica promotrice della cultura religiosa in Italia», a seguito dei provvedimenti presi dopo la pubblicazione dell’enciclica <hi rend="italic">Pascendi Dominici gregis </hi>(8 settembre 1907) tendente ad eliminare il fenomeno modernista, definito «nuova eresia», al termine dell’anno 1907 sospese la pubblicazione. Cfr. F. Malgeri, <hi rend="italic">Minocchi, Salvatore</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in <hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>LXXIV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010, pp. 682-686.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-064-backlink">4</ref></hi>	Ferdinando Benedetti, nato a Serre di Rapolano (Siena) il 9 marzo 1858, entrò nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore dove vestì l’abito monastico il 24 marzo 1874 con il nome di don Benedetto Maria. Emise la professione semplice il 9 marzo 1875 e quella solenne il 21 marzo 1881. Ordinato sacerdote il 18 aprile seguente da mons. Eugenio Cecconi arcivescovo di Firenze, si dedicò al ministero della predicazione in diverse città d’Italia, ottenendo il titolo di missionario apostolico. Il 23 luglio 1898 fu nominato dalla Santa Sede vicario generale della congregazione olivetana a causa dell’infermità dell’abate generale Camillo Seriolo. Il 31 ottobre 1912, già abate visitatore, venne eletto superiore del monastero dei Santi Giuseppe e Benedetto a Settignano, carica che mantenne fino alla morte, sopraggiunta il 23 gennaio 1929. Vedi il necrologio in «L’Unità Cattolica» del 24 gennaio 1929 e la cronaca dei funerali nello stesso quotidiano del 27 gennaio successivo; «L’ulivo», III, 1929, pp. 266-267; M. Scarpini, <hi rend="italic">I monaci benedettini di Monte Oliveto</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Edizioni L’Ulivo, San Salvatore Monferrato 1952, p. 477.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-063-backlink">5</ref></hi>	Fedele Tarani, abate di Santa Trinita a Firenze, fu nominato abate generale della Congregazione Vallombrosana da Pio X, il 2 maggio 1911. Si dimise dall’incarico il 1° dicembre 1925. Pubblicò, fra l’altro, una guida storico artistica della basilica di San Miniato al Monte Tipografia Arcivescovile, Firenze 1910). L.B. Giustarini, <hi rend="italic">«Lotta per una stanza». Le vicissitudini della Congregazione Vallombrosana OSB nei secoli XIX-XX</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in F.G.B. Trolese (a cura di), <hi rend="italic">Il monachesimo in Italia tra Vaticano I e Vaticano II</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Centro Storico Benedettino Italiano, Cesena 1995, pp. 143-162: 151-152.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-062-backlink">6</ref></hi>	Monte Oliveto Maggiore, Archivio Abbaziale (in seguito: AMOM), <hi rend="italic">Carte abate generale Polliuti.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-061-backlink">7</ref></hi>	[Placido Lugano] <hi rend="italic">Il padre d. Ildebrando M. Polliuti abate generale dei monaci benedettini di Montoliveto (1854-1917). Nel primo anniversario della morte. Notizia biografica</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Società poligrafica F. Salvati, Foligno 1918, pp. 84-86. Cfr. anche <hi rend="italic">Curriculum vitae </hi>in <hi rend="italic">L’eremita del Foro romano</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>p. 69.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-060-backlink">8</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Registro dei memoriali della Congregazione Olivetana dal 1903 al 1956</hi>,<hi rend="italic"> </hi>ms., f. 17 bis.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-059-backlink">9</ref></hi>	J. Norvegna, <hi rend="italic">De jure practico regularium</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Ex Typographia Gentili, Romae 1900, p. 147.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-058-backlink">10</ref></hi>	F. Tarani, <hi rend="italic">La basilica di S. Miniato al Monte. Guida storico-artistica</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Tipografia Arcivescovile, Firenze 1910, pp. 20-21.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-057-backlink">11</ref></hi>	R. Donghi, <hi rend="italic">La ripresa della Congregazione Olivetana tra Ottocento e Novecento</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in <hi rend="italic">Il monachesimo in Italia</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>pp. 163-193.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-056-backlink">12</ref></hi>	G. Rocca, <hi rend="italic">Religiosi e religiose di fronte alla guerra: assistenza e servizio alla patria</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in L. Botrugno (a cura di), <hi rend="italic">«Inutile strage». I cattolici e la Santa Sede nella prima guerra mondiale. Raccolta di Studi in occasione del Centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale (1914-2014)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2016, pp. 309-355.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-055-backlink">13</ref></hi>	C. Cattaneo, <hi rend="italic">L’epistolario Cantù-Seriolo. Le origini dell’abbazia olivetana di Seregno (1884-1891)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in <hi rend="italic">Placido Maria Schiaffino (1829-1889) monaco e cardinale</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Edizioni L’Ulivo, Monte Oliveto Maggiore 1991, pp. 339-428; M. Tagliabue, <hi rend="italic">L’introduzione dei monaci olivetani a Seregno (1884) sotto il segno del patriarca Ballerini</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in F. Cajani (a cura di), <hi rend="italic">Miscellanea Ballerini. Bicentenario della nascita di monsignor Paolo Angelo Ballerini [1814-1897]</hi>, «I Quaderni della Brianza», XXXVIII, 2015, pp. 379-402.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-054-backlink">14</ref></hi>	C. Cvetko, <hi rend="italic">Tanzenberg Renaissanceschloss. Olivetanerabtei. Gymnasium</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Klagenfurt am W. 2014 (Archiv fur vaterlandische Geschichte und Topographie, 105); Id., <hi rend="italic">L’abbazia olivetana di San Giuseppe a Tanzenberg</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’ulivo», s., XXXIV, 2014, pp. 72-107.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-053-backlink">15</ref></hi>	G. Fiori, <hi rend="italic">I monaci benedettini di Monte Oliveto a Foligno (PG)</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Centro storico olivetano per l’Emilia Romagna, Ferrara 1983.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-052-backlink">16</ref></hi>	R. Donghi, <hi rend="italic">«Senza nessun rumore». Il ritorno dei monaci olivetani al Santuario di Lendinara nel 1905</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’ulivo», n.s., XXXVI, 2006, pp. 245-259.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-051-backlink">17</ref></hi>	[Lugano], <hi rend="italic">Il Padre D. Ildebrando M. Polliuti</hi>, cit., pp. 92-94. Per le gravi difficoltà sopraggiunte, il 30 gennaio 1910 i monaci lasciavano la custodia del santuario. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-050-backlink">18</ref></hi>	Nel 1919 l’abate Luigi Perego fondava il monastero di Santa Maria di Monte Oliveto a Ribeirao Preto nello Stato di San Paolo in Brasile. Cfr. L.M. Perego, <hi rend="italic">Storia della fondazione olivetana in Brasile</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Monte Oliveto Maggiore 1941, dattiloscritto in AMOM; A. Aparecido Bergamin, <hi rend="italic">Un’avventura nella terra di Santa Croce. Origine e primordi della fondazione olivetana in Brasile</hi>,<hi rend="italic"> </hi>tesi di Baccalaureato in Teologia, Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, Firenze, anno accademico 2017-2018.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-049-backlink">19</ref></hi>	P. Lugano, <hi rend="italic">L’Ordine di Montoliveto e San Miniato al Monte sopra Firenze</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Rivista Storica Benedettina», XIII, 1922, p. 248.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-048-backlink">20</ref></hi>	<hi rend="italic">Registro di tutti quelli ch’anno fatti gl’esercizi spirituali nella casa di S. Miniato al Monte dall’anno 1705 fin all’anno 1728 settembre. Notati i loro cognomi per ordine alfabetico</hi>,<hi rend="italic"> </hi>ms. in San Miniato al Monte, Archivio Abbaziale (in seguito: ASMM). Cfr. M. Tognetti, <hi rend="italic">San Miniato al Monte: Casa di Esercizi Spirituali</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’ulivo», n.s., XIX (3), 1989, pp. 37-44; 4, pp. 40-48.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-047-backlink">21</ref></hi>	S. Gori Savellini, <hi rend="italic">Baldinotti, Cesare</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in <hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>V, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1963, pp. 490-492.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-046-backlink">22</ref></hi>	Lugano, <hi rend="italic">L’Ordine di Montoliveto e San Miniato al Monte sopra Firenze</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit.,<hi rend="italic"> </hi>pp. 250-251.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-045-backlink">23</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Fondo Lugano, Diario</hi>,<hi rend="italic"> </hi>quaderno 2.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-044-backlink">24</ref></hi>	Francesco Parodi, nato a Begato (Genova) il 2 luglio 1856, entrò nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, dove vestì l’abito monastico il 9 marzo 1875 con il nome di don Mauro Maria. Emise la professione semplice il 9 marzo 1875 e quella solenne il 10 febbraio 1879 nel monastero di Settignano appena fondato. Qui venne ordinato sacerdote il 23 marzo seguente da mons. Placido Schiaffino, vescovo titolare di Nissa e abate generale della congregazione olivetana. Nel 1884 fu inviato a Seregno per avviare una nuova fondazione. Nominato priore nel 1895, fu eletto primo abate dell’abbazia di San Benedetto di Seregno il 17 maggio 1897. Eletto dal capitolo generale del 1913 abate coadiutore generale con diritto di successione, governò la congregazione come superiore generale, dimorando sempre nell’abbazia di Seregno, dal 1917 alla morte, avvenuta ivi il 10 agosto 1928. Cfr. M. Scarpini, <hi rend="italic">L’abate D. Mauro Parodi e la fondazione olivetana di Seregno</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’Osservatore Romano» del 1 settembre 1928; S. Vismara, <hi rend="italic">Il fondatore dell’abbazia di Seregno D. Mauro M. Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’ulivo», IX (7-8), 1934, pp. 1-8; Scarpini, <hi rend="italic">I monaci benedettini di Monte Oliveto</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit.,<hi rend="italic"> </hi>pp. 479-481.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-043-backlink">25</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Corrispondenza Lugano-Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera datata: Pasqua 1922.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-042-backlink">26</ref></hi>	Ambrogio Maria Amelli (1848-1933), monaco cassinese, abate della Badia di Firenze dal 1908 al 1916. Cfr. Anonimo, <hi rend="italic">Amelli, Ambrogio Maria</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>II, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1960, pp. 759-760.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-041-backlink">27</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Corrispondenza Benedetti-Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 18 aprile 1922.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-040-backlink">28</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del vicario generale Giovacchino Bonardi del 4 maggio 1922.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-039-backlink">29</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>copia di lettera del 21 maggio 1922 al vicario generale G. Bonardi.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-038-backlink">30</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>, copia di lettera del 21 maggio 1922 al marchese Gerini.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-037-backlink">31</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del marchese Gerini del 4 giugno 1922.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-036-backlink">32</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 1° agosto 1922.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-035-backlink">33</ref></hi>	AMOM, Lettera raccomandata anonima, ricevuta dall’abate Placido Lugano il 13 agosto 1922.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-034-backlink">34</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 23 settembre 1922.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-033-backlink">35</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte </hi>abate generale Parodi, lettera del 2 febbraio 1923. Si tratta del contributo segnalato alla nota 20.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-032-backlink">36</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate Lugano</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Diario, quaderno 2: «20 febbraio 1923 – Mi reco alla Cancelleria. Consegno alla Congregazione dei Religiosi la dichiarazione per il P. Gallois e l’istanza per i diritti di S. Miniato». Una copia dell’istanza, con la relativa documentazione, è conservata tra le sue carte.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-031-backlink">37</ref></hi>	Alfonso Maria Mistrangelo (1852-1930), dei Chierici regolari delle Scuole Pie, arcivescovo di Firenze dal 1899 al 1930. Cfr. M. Caponi, <hi rend="italic">Mistrangelo, Alfonso Maria</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="italic"> </hi>LXXV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2011, pp. 76-80.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-030-backlink">38</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 19 febbraio 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-029-backlink">39</ref></hi>	Bernardo Rosatelli (1873-1951), priore del monastero di Settignano e cancelliere della congregazione olivetana.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-028-backlink">40</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Cartolina postale del 27 febbraio 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-027-backlink">41</ref></hi>	AMOM, Faldone<hi rend="italic"> S. Miniato Firenze</hi>,<hi rend="italic"> </hi>busta 1, lettera del 26 febbraio 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-026-backlink">42</ref></hi>	Il 20 febbraio 1923. Vedi sopra nota 34.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-025-backlink">43</ref></hi>	Don Fedele Tarani, abate generale dei Vallombrosani. Vedi sopra nota 4.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-024-backlink">44</ref></hi>	Don Colombano Castorina, monaco olivetano a Santa Maria Nova in Roma.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-023-backlink">45</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 26 febbraio 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-022-backlink">46</ref></hi>	<hi rend="italic">Breviarium monasticum</hi>,<hi rend="italic"> </hi>11 novembre, seconda antifona alle lodi e ai vespri della festa di san Martino.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-021-backlink">47</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 2 marzo 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-020-backlink">48</ref></hi>	AMOM, Faldone<hi rend="italic"> S. Miniato Firenze</hi>,<hi rend="italic"> </hi>busta 1, minuta della lettera del 4 marzo 1923 al card. Mistrangelo. Si conserva altra copia di lettera di ringraziamento al cardinale arcivescovo, senza data. Anche l’abate Benedetti, con lettera del 6 marzo 1923, comunicava all’arcivescovo l’accettazione da parte dell’abate generale per il ritorno dei monaci a San Miniato. Copia in ASMM.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-019-backlink">49</ref></hi>	Giovacchino Bonardi.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-018-backlink">50</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>, lettera dell’8 aprile 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-017-backlink">51</ref></hi>	ASMM, Copia della lettera del 24 aprile 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-016-backlink">52</ref></hi>	AMOM, Faldone<hi rend="italic"> Visite canoniche. </hi>Atti della visita regolare compiuta al monastero di S. Francesca Romana dall’abate Benedetto Benedetti dal 12 al 17 ottobre 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-015-backlink">53</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 25 ottobre 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-014-backlink">54</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera dell’abate Benedetti a Parodi del 12 dicembre 1923; ASMM, Atto di nomina del 29 novembre 1924; <hi rend="italic">Compendio storico o Cronicon della Basilica e Monastero Abbaziale di S. Miniato al Monte. Firenze ottobre 1925</hi>,<hi rend="italic"> </hi>ms., pp. 21-22.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-013-backlink">55</ref></hi>	I membri della direzione dell’Opera degli Esercizi spirituali.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-012-backlink">56</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 12 dicembre 1923.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-011-backlink">57</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>, lettera del 10 marzo 1924.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-010-backlink">58</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>lettera del 21 giugno 1924.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-009-backlink">59</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Continuantur Acta Capitularia Ven. </hi><hi rend="italic" >Abbatiae SS. Joseph et Benedicti Abbatis ad Septimnianum prope Florentiam ab anno D.ni 1911 ad 1939</hi><hi >, ms.,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >pp. 101-104.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-008-backlink">60</ref></hi>	ASMM, L’atto, oltre che dall’abate Benedetto Benedetti, è sottoscritto dal conte Carlo Martelli, dal marchese Giovanni Battista Ridolfi e dal duca Simone Velluti-Zati di San Clemente, rappresentanti dell’Opera degli Esercizi Spirituali. Copia anche in AMOM.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-007-backlink">61</ref></hi>	«L’Unità Cattolica»,<hi rend="italic"> </hi>martedì 28 ottobre 1924, Cronaca fiorentina. Il testo, non firmato ma dovuto alla penna dell’abate Lugano, è riportato, con il titolo: <hi rend="italic">Il ritorno de’ Benedettini di Montoliveto alla Basilica di S. Miniato al Monte presso Firenze</hi>,<hi rend="italic"> </hi>anche<hi rend="italic"> </hi>in «Rivista Storica Benedettina», XV, 1924, pp. 350-352. Del ritorno dei monaci olivetani dava notizia anche «La<hi rend="italic"> </hi>Nazione»<hi rend="italic"> </hi>del 31 ottobre 1924.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-006-backlink">62</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Cronaca dell’Ordine</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Rivista Storica Benedettina», XV, 1924, p. 367.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-005-backlink">63</ref></hi>	ASMM, <hi rend="italic">Compendio storico o Cronicon</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>pp. 22-23. «Dal 1939 l’Opera dei Ritiri è passata nelle mani dell’autorità ecclesiastica»: Tognetti,<hi rend="italic"> San Miniato al Monte: Casa di Esercizi Spirituali</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., XIX (4), 1989, p. 48.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-004-backlink">64</ref></hi>	AMOM, <hi rend="italic">Carte abate generale Parodi.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-003-backlink">65</ref></hi>	Giovanni Romagnoli, nato ad Abbadia San Salvatore (Siena) il 27 gennaio 1882, entrò nel monastero dei Santi Giuseppe e Benedetto a Settignano presso Firenze, dove vestì l’abito monastico l’11 aprile 1897 con il nome di don Gaetano Maria. Emise la professione semplice nelle mani dell’abate generale don Ildebrando Polliuti il 21 maggio 1899, e quella solenne il 17 novembre 1904 nell’abbazia di San Benedetto a Seregno, dove era stato inviato per gli studi teologici. Fu ordinato sacerdote nel duomo di Milano il 17 giugno 1905 dal beato card. Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo della città. Nel 1909 veniva nominato superiore e parroco a Santa Maria in Campis a Foligno, dove rimase fino al 1915, quando fu arruolato, durante la Prima Guerra Mondiale, come scritturale e aiutante di sanità in qualità di caporal maggiore. Fu nuovamente superiore e parroco a Foligno dal 1920 al 1925, quando venne nominato superiore a San Miniato. Il 4 settembre 1926 era eletto priore della comunità di San Minato e rieletto in seguito fino al 1935. Nominato superiore a San Michele in Bosco di Bologna nel 1936, il 30 settembre 1945 risultava nuovamente eletto priore di San Miniato. Restituita la dignità abbaziale a San Miniato dal capitolo generale del 1952, la comunità lo eleggeva abate il 4 ottobre di quell’anno, e il 12 ottobre successivo riceveva la benedizione abbaziale da mons. Ireneo Chelucci vescovo di Montalcino nella chiesa abbaziale di Monte Oliveto Maggiore. È deceduto il 26 febbraio 1962, ed è stato sepolto nella cripta della basilica.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-002-backlink">66</ref></hi>	Questi i nomi dei membri della comunità: D. Gaetano M. Romagnoli, superiore; D. Giacomo M. Garzoni, vicario; D. Ildebrando M. Fabbrini, cappellano del cimitero; D. Simone M. Nardin, ispettore del cimitero; D. Edoardo M. Mihaleskul, addetto ai forestieri; Emiliano Barbini di Trevi, studente; Francesco Ricci di San Casciano Bagni, studente; Valerio Bertelli di Brozzi-Firenze, studente; fra Paolino M. Bongio, converso. Il documento è riportato in ASMM, <hi rend="italic">Compendio storico o Cronicon</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>pp. 24-25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-001-backlink">67</ref></hi>	ASMM, <hi rend="italic">Compendio storico o Cronicon</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit.,<hi rend="italic"> </hi>p. 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="16.html#footnote-000-backlink">68</ref></hi>	P. Lugano, <hi rend="italic">A San Miniato al Monte</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«L’Unità Cattolica», domenica 26 ottobre 1924, p. 3.</p>     
      
      
      
      
      
      
      
      
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          <head>References</head>
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          <bibl n="36865">Caponi M., Mistrangelo, Alfonso Maria, in Dizionario biografico degli Italiani, LXXV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2011, pp. 76-80.</bibl>
          <bibl n="36866">Cattaneo C., L’epistolario Cant&amp;#249;-Seriolo. Le origini dell’abbazia olivetana di Seregno (1884-1891), in Placido Maria Schiaffino (1829-1889) monaco e cardinale, Edizioni L’Ulivo, Monte Oliveto Maggiore 1991, pp. 339-428.</bibl>
          <bibl n="36867">Cronaca dell’Ordine, &amp;#171;Rivista Storica Benedettina&amp;#187;, XV, 1924, p. 367.</bibl>
          <bibl n="36868">Cvetko C., L’abbazia olivetana di San Giuseppe a Tanzenberg, &amp;#171;L’ulivo&amp;#187;, s., XXXIV, 2014, pp. 72-107.</bibl>
          <bibl n="36869">Cvetko C.,&amp;#160; Tanzenberg Renaissanceschloss. Olivetanerabtei. Gymnasium, Klagenfurt am W. 2014 (Archiv fur vaterlandische Geschichte und Topographie, 105).</bibl>
          <bibl n="36870">Donghi R., La ripresa della Congregazione Olivetana tra Ottocento e Novecento, in F.G.B. Trolese (a cura di), Il monachesimo in Italia tra Vaticano I e Vaticano II, Centro Storico Benedettino Italiano, Cesena 1995, pp. 163-193.</bibl>
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