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        <title type="main" level="a">L’iconografia di Giovanni Colombini (1304-1367): fondatore dei gesuati</title>
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            <forename>Raffaele</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Le vestigia dei gesuati</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-228-7</idno>) by </resp>
          <name>Isabella Gagliardi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.08</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This work will try to follow the development of the iconography of Blessed Giovanni Colombini from the first images handed down to us throughout the XV century. By reading the hagiographic sources, we will try to go back to when the choice of the Jesuati habit started and whether this remains unchanged over the years. The iconographic evidences will be of help to this end. The change in Colombini's social status led him to a radical change in his clothing, which, for some aspects, is very close to that of penitents. We will also try to understand what influence the decision (made towards the mid-XIV century) of Pope Urban V had on the Jesuati habit and therefore on the iconography of Giovanni Colombini, as regards the dress of the ‘povari di Christo’.</p>
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            <item>Iconography</item>
            <item>Giovanni Colombini</item>
            <item>Religious Orders</item>
            <item>Congregation</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.08<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.08" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">L’iconografia di Giovanni Colombini (1304-1367)fondatore dei gesuati</p><p rend="h1_author">Raffaele Argenziano</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Sommario</hi>: In questo lavoro si cercherà di seguire lo sviluppo dell’iconografia del beato Giovanni Colombini dalle prime immagini che ci sono state tramandate fino a tutto il Quattrocento. Attraverso la lettura delle fonti agiografiche si cercherà di porre in rilievo le origini della scelta dell’abito gesuato e se questo resta immutato attraverso gli anni. Le testimonianze iconografiche ci aiuteranno in questo percorso. Il cambiamento dello stato sociale del Colombini lo induce ad un radicale cambiamento dell’abbigliamento che per certe sue caratteristiche si avvicina molto a quello dei penitenti. Si cercherà anche di capire quanta influenza abbia avuto sull’abito gesuato e quindi sull’iconografia di Giovanni Colombini, la decisione che il papa Urbano V prese verso la metà del Trecento circa l’abito dei <hi rend="CharOverride-1">povari di Christo</hi>.</p><p rend="text">Per lo studio sull’iconografia del beato Giovanni Colombini si prenderanno le mosse sia dalla lettura della biografia redatta da Feo Belcari nel 1449, la quale sembra essere tratta da una agiografia trecentesca scritta dal notaio senese Cristofano di Gano Guidini e che oggi è andata perduta; sia dalla lettura del volgarizzamento quattrocentesco, del 1427, della <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> del Colombini, scritta dal gesuato Giovanni Tavelli da Tossignano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="8.html#footnote-065">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Entrambi i biografi narrano dell’abbigliamento indossato da Giovanni Colombini dopo la sua conversione. Il Belcari dice che Giovanni </p><p rend="quotation_a">riscaldato dal divino fuoco, lasciando ogni morbidezza e cura di carne, andava scalzo niente in capo portando, vestiva una gonnella stretta e un mantello corto di panno grosso, bigello [<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="8.html#footnote-064">2</ref></hi></hi>], etiamdio rappezati, pigliava cibi grossi rusticamente acconci e nientedimeno dogn infermità era guarito e dagli usati dolori liberato imperoche del amore el quale ardeva nel suo petto era tanto infocato che per in fino al corpo di fuori per natura freddo si distendeva. Onde anchora quelli pochi panni che portava teneva isbottonati al petto, le quale cose tutte uno suo amico considerando, lo dimando una volta dicendo: Hor non hai freddo Giovanni; al quale rispose, porgimi la mano tua e pigliando gli la mano se la messe in seno e disse: parti che io habbia freddo? Rispose l’amico dicendo. Non certamente anzi sei caldo che non ci posso la mano patire<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="8.html#footnote-063">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il Tavelli, in maniera più sintetica, ci dice che Giovanni cominciò ad andare «molto vilmente vestito», con «pani grossi, roti et ripeciatti sença niente in capo et schaçi»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="8.html#footnote-062">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Da queste prime notazioni agiografiche possiamo già trarre qualche informazione sull’abbigliamento del Colombini, essa riguarda il modo di portare la «gonnella»: stretta e «isbottonata» sul petto, proprio come si vede nella maggior parte delle immagini di Giovannini che ci sono state tramandante e che analizzeremo più avanti.</p><p rend="text">Il nuovo stile di vita adottato da Giovanni e fatto di privazioni, di preghiera e di mortificazioni, cominciò ad attrarre neofiti. Il primo a subire l’influenza di questa nuova condizione di vita fu il nobiluomo Francesco di Mino Vincenti, il quale divenne col tempo il suo più caro amico. I due restarono gli unici componenti della nuova congregazione per ben due anni, cioè dal 1355, che è l’anno nel quale Giovanni si convertì alla nuova pratica di vita, fino al 1357, quando essi cominciarono a «ricevere li novitii» nella «loro povera compagnia»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="8.html#footnote-061">5</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Tra le pratiche alle quali erano sottoposti la maggior parte dei nuovi confratelli e che consistevano in una serie di atti che miravano alla mortificazione della persona, ricordiamo quelle che vedevano i neofiti con solo i «panni di gamba» indosso, cioè con le mutande, con sul capo una ghirlanda di olivo e in mano rami di olivo, condotti a cavallo di un asino attraverso tutta la città di Siena gridando: «Fate bene del pazzo quanto potete e sarete savi, Cristo vi faccia impazzare che non cè meglio»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="8.html#footnote-060">6</ref></hi></hi>. Per alcuni dei nuovi componenti era prevista invece una differente pratica: essi erano condotti dinanzi all’immagine «della Vergine Maria che è in sul campo», dove venivano spogliati degli abiti che avevano indossato fino ad allora e venivano rivestiti di vilissimi panni, sul loro capo gli veniva messa una ghirlanda di olivo ed erano incitati a cantare lodi a Cristo, umiliandosi in diversi modi per tutta la città gridando: «Poverta poverta, el tuo linguaggio non sintende. Viva la santa poverta ne nostri cuori»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="8.html#footnote-059">7</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">A testimonianza di questo fatto Feo Belcari, ricorda di quello che accadde al figlio di Niccolò da Nerdusa quando volle entrare nella ‘compagnia’. Il testo narra che il giovane professò a Giovanni che avrebbe potuto fare di lui «come di un corpo morto»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="8.html#footnote-058">8</ref></hi></hi>. Allora il Colombini con gli altri confratelli si recarono in piazza del Campo e «dopo aver fatto le genuflessioni alla figura di nostra donna» andarono alla fonte di piazza dove Giovanni fece togliere le scarpe al giovane, lo fece condurre ancora una volta dinanzi all’immagine della Madonna e «lo spogliarono dei suoi panni e vilmente lo vestirono»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="8.html#footnote-057">9</ref></hi></hi>. Proseguendo, il Belcari dice che Giovanni insieme a un suo compagno detto il Boccia, iniziarono a cantare «una devota laude che incomincia [con la frase] Diletto Iesu Cristo chi ben t’ama»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="8.html#footnote-056">10</ref></hi></hi>. Dopo aver cantato le lodi a Cristo, Giovanni e tutti gli altri confratelli condussero il figlio di Niccolò al duomo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="8.html#footnote-055">11</ref></hi></hi>. Durante la notte il giovane neofita ebbe da Cristo grandi rivelazioni, tanto che quando si recò al monastero di Santa Bonda insieme a Giovanni, volle prontamente riferire delle visioni alla badessa Paola Foresi. La donna per sottoporre il giovane ad una ulteriore prova, gli chiese quanto fosse disposto a fare per l’amore di Cristo e sentendosi rispondere che avrebbe fatto qualsiasi cosa al mondo gli fosse stata comandata, gli chiese di spogliarsi nudo e di andare per tutta Siena gridando il nome di Gesù<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="8.html#footnote-054">12</ref></hi></hi>. Vedendo che il giovane aveva subito eseguito i suoi ordini, la badessa disse a Giovanni di fermarlo e di farlo ritornare al monastero<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="8.html#footnote-053">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Dalla lettura delle fonti agiografiche, veniamo a conoscenza di molti altri particolari sul Colombini e sul suo fedele compagno Francesco di Mino Vincenti a proposito del loro guardaroba. Il Belcari mette in evidenza l’aspetto dell’abito, anche nell’episodio della conversione di Tommaso di Guelfaccio «cittadino di Siena di nobile natione del reggimento de Nove»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="8.html#footnote-052">14</ref></hi></hi>. Questi era un uomo che si dava a tutti i piaceri della tavola e dei sensi e si prendeva gioco di tutti i religiosi e «massimamente di questa povera compagnia»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="8.html#footnote-051">15</ref></hi></hi>. Tommaso dopo aver pregato in ginocchio dinanzi a un Crocifisso posto lungo la strada che conduceva al monastero di Santa Bonda espresse con vivo fervore a Giovanni la volontà di entrare a far parte della congregazione «Et così miracolosamente convertito spogliandolo de sua panni e vilmente come gli altri vestendolo nella povera congregazione fu ricevuto»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="8.html#footnote-050">16</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">E sempre all’abito è legato un altro episodio: quello nel quale si racconta dell’arrivo del Colombini a San Giovanni d’Asso per fare pubblico pentimento delle sue cattive azioni precedenti verso gli abitanti di quel luogo. Qui Giovanni si spogliò nudo, restando solo con «i panni di gamba» e comandando ai suoi che lo accompagnavano di «tirarlo col capresto» al collo per tutte le strade di quel luogo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="8.html#footnote-049">17</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Un altro indizio per la ricostruzione del guardaroba del Colombini si ritrova nell’episodio che ha per protagonista Vanni da Monticchiello. Questi si era fatto portare ad Arezzo per incontrare Giovanni prima di morire, il quale guardandolo «amorevolmente lo incominciò con dolcissime parole a confortare, e da carità costretto si levò da dosso il suo mantello e distelo sopra a Vanni. E subbito Vanni come hebbe adosso quel mantello si sentì sano e della grande infermità in tutto liberato si levò del letto»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="8.html#footnote-048">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Quando era tornato ad Arezzo, Giovanni si era trovato la sera presso un ospedale di Agostiniani e andando a letto stanco e «dalla ansietà delo spirito fatigato si sfibbiò tutta la gonnella dinanzi al petto per portarsi sopra uno di quelli letticiuoli. Et subbito che fu sbottonato quel santissimo petto gittò si grande lo splendore che come el sole di mezzo giorno così la notte tutto illuminò quello spedale»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="8.html#footnote-047">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ancora un altro episodio ci informa sull’abito gesuato, quello relativo al miracolo che fece Giovanni mentre andava con «la sua fervente brigatella in verso Pisa»: egli riuscì a far restare asciutti «li mantelli» bagnati dalla pioggia<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="8.html#footnote-046">20</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Da questi indizi agiografici possiamo, con la dovuta cautela, proporre la foggia dell’abito gesuato, che in origine e come è testimoniato dalla numerosa iconografia di Giovanni Colombini, doveva essere molto simile a quello che i Disciplinati indossavano per mettere in atto le loro pratiche, pure se dobbiamo dire che i primi Disciplinati non portavano un abbigliamento speciale. Essi agli inizi del Duecento indossavano un abito somigliante a quello che la Chiesa aveva imposto ai peccatori pubblici dopo la loro riconciliazione, cioè una tunica con sopra una croce<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="8.html#footnote-045">21</ref></hi></hi> . Inoltre, i Disciplinati durante le processioni nelle città andavano nudi, portando indosso niente altro che le mutande. Solo dopo il 1260 indossarono nelle occasioni pubbliche, i loro «vestimenta et habitus poenitentiae»: cioè una tunica di lana bianca fermata in vita da una cintura di cuoio scura e un mantello<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="8.html#footnote-044">22</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Dunque, sembra di capire che un abito che permettesse loro di essere riconosciuti i confratelli gesuati lo portassero già prima della decisione del papa Urbano V. E l’esortazione di Giovanni per coloro che volevano entrare a far parte della congregazione a spogliarsi e a vestirsi del «dolcissimo Iesu Christo benedetto e di lui vi riempite», sembra condurci a considerare che un abito, se pure non ‘di sartoria’ caratterizzava già gli appartenenti alla Congregazione Gesuata<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="8.html#footnote-043">23</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nell’iconografia, come abbiamo detto, questo è evidente in molti dipinti che vedono raffigurato il beato Giovanni Colombini o altri componenti dell’ordine. Essi sono raffigurati spesso solo con una tunica di colore chiaro e con una cintura scura in vita. Molto frequentemente anche san Girolamo quando è raffigurato in un contesto gesuato, viene abbigliato con tunica aperta sul petto e con una cintura in vita<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="8.html#footnote-042">24</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Una delle prime raffigurazioni del beato Giovanni Colombini con indosso l’abito gesuato, fu dipinta sulla cassa che accolse i suoi <hi rend="CharOverride-2">patrocinia</hi>, dopo la traslazione nella chiesa delle monache del monastero di Santa Bonda, sul finire del 1368. Di questa immagine, che rispecchia una consolidata tradizione iconografica in uso in Toscana già a partile dalla metà del secolo XIII, non ne è rimasta alcuna traccia se non nelle testimonianze agiografiche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="8.html#footnote-041">25</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Infatti, la notizia su questa immagine perduta, ce la fornisce il Morigia nel suo <hi rend="CharOverride-2">Paradiso dei Gesuati</hi>: </p><p rend="quotation_a">Onde le monache di quel monasterio per il miracolo ueduto, e per la fama diuolgata; spirate da Dio, fecero con gran solennità, e con molti Cherici dissotterrare quel santo corpo, per traslatarlo in piu degno luogo; e scoperta la cassa, trovarono tutti quei fiori, e quell’herbe odorifere, con le quali i suoi discepoli l’havevano coperto, in fango, e in acqua risolute; ma quel precioso corpo era tutto intero senza alcuna macchia, come s’allhora allhora fosse stato sepolto; il quale con gran solennità, e divotione lo traslatorno nella Chiesa dentro del monasterio, doue solamente habitano le monache, e quivi lo misero in una bella cassa: la quale haveva fatto fare la venerabile moglie del Beato Giovanni, nella quale haveva fatto dipingere il nostro Signore Giesu Christo e le figure de’ detti Beati Giovanni, e Francesco. Questo fù dicissette mesi dopo la sua santa morte. In quel luogo fù tenuto in riverenza, e molta gente per divotione lo venivano à vedere<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="8.html#footnote-040">26</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La più antica immagine superstite che ci mostra Giovanni in abito gesuato, si trova nella predella di una tavola realizzata da Francesco D’Antonio agli esordi degli anni trenta del Quattrocento e conservata oggi ad Avignone presso il Musée du Petit Palais, il cosiddetto <hi rend="CharOverride-2">Retable Rinieri</hi> (Fig. 1)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="8.html#footnote-039">27</ref></hi></hi>. Infatti, nella parte bassa della tavola si legge la scritta: «Questa tavola a fatta fare Rinieri di Luca di Piero Rinieri Fiorent. Pro T […] anima sua<hi rend="CharOverride-4">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="8.html#footnote-038">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4">. </hi>Il dipinto raffigura nella parte centrale la <hi rend="CharOverride-2">Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista a destra e Girolamo</hi> <hi rend="CharOverride-6">a</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-6">sinistra</hi><hi rend="CharOverride-7">, mentre nella parte superiore mostra </hi><hi rend="CharOverride-6">Dio Padre benedicente </hi><hi rend="CharOverride-7">al centro della scena dell’</hi><hi rend="CharOverride-6">Annunciazione</hi><hi rend="CharOverride-7">; un po’ più sotto si vedono a destra il profeta </hi><hi rend="CharOverride-6">Isaia</hi><hi rend="CharOverride-7"> e a sinistra l’evangelista </hi><hi rend="CharOverride-6">Marco</hi><hi rend="CharOverride-7">. Nella predella oltre l’immagine del beato Giovanni Colombini a sinistra (</hi>Fig. 2<hi rend="CharOverride-7">) e a quella di un uomo che si disciplina a destra, ci sono tre scene con episodi della </hi><hi rend="CharOverride-6">Vita di san Girolamo</hi><hi rend="CharOverride-7">, tra i quali quello con il cosiddetto </hi><hi rend="CharOverride-6">Sogno anticiceroniano</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="8.html#footnote-037">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-7">. Qui Giovanni è raffigurato come un uomo barbuto di mezza età, in ginocchio con le mani giunte in preghiera, con indosso una tunica di colore chiaro, un mantello di colore marrone scuro e con sulla spalla appoggiato il copricapo, che diverrà, come abbiamo detto, un elemento caratteristico dell’iconografia del Colombini e dei membri della Congregazione Gesuata</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="8.html#footnote-036">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-7">. La presenza di Giovanni nella predella propende a favore della commissione del dipinto da un contesto gesuato</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="8.html#footnote-035">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-7">.</hi></p><p rend="text ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 1. Avignone, Musée du Petit Palais, Francesco d’Antonio, <hi rend="CharOverride-2">Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Girolamo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-7">Nella tavola realizzata da Sano di Pietro nel 1444 (</hi>Fig. 3<hi rend="CharOverride-7">), che proviene dalla chiesa di S. Girolamo a Siena e che oggi si conserva presso la Pinacoteca Nazionale di Siena, possiamo vedere la prima testimonianza figurativa di contesto senese del beato Giovanni Colombini</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="8.html#footnote-034">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-7">. L’iconografia di questa tavola è strettamente connessa con l’Ordine Gesuato: i santi Francesco e Domenico sono fondatori di Ordini vicini agli ideali gesuati; Girolamo, che è alla destra della Vergine in trono, cioè nel posto più importante della raffigurazione, è il santo titolare della chiesa ed è pure la testimonianza degli ideali eremitici perseguiti dai gesuati; sant’Agostino è un chiaro rimando alla regola che segue l’ordine gesuato. Inoltre la presenza dei due santi anargiri Cosma e Damiano e quella di Antonio </hi>abate<hi rend="CharOverride-7"> testimoniano la vocazione assistenziale, alla quale era dedita la Congregazione</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="8.html#footnote-033">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-7">. Giovanni Colombini è qui raffigurato con il suo tradizionale abito ‘bigio’, la correggia e il caratteristico copricapo appoggiato sulla spalla. Dobbiamo dire che in questa prima immagine ufficiale di Giovanni egli non porta il mantello scuro.</hi></p><p rend="text">In un’altra tavola (Fig. 4) che proviene sempre dalla chiesa di S. Girolamo a Siena, Sano di Pietro raffigura verso il 1450 ancora una immagine di Giovanni con l’abito gesuato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="8.html#footnote-032">34</ref></hi></hi>. Il polittico mostra la <hi rend="CharOverride-2">Madonna in trono con il Bambino</hi>, circondata da un folto gruppo di angeli, con ai lati <hi rend="CharOverride-2">i santi Cosma e Damiano</hi>, mentre in ginocchio ai piedi della Vergine, sono raffigurati <hi rend="CharOverride-2">Girolamo e Giovanni Colombini</hi>. Il primo è vestito con una tunica bianca, molto simile a quella dei penitenti, che lascia scoperto il petto sul quale si infligge dei colpi con un sasso che tiene con la mano destra. Questo tipo iconografico di raffigurazione di Girolamo, si lega strettamente ai contesti gesuati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="8.html#footnote-031">35</ref></hi></hi>. Giovanni Colombini indossa la gonnella, uguale a quella di Girolamo, fermata in vita dalla correggia e ha il copricapo appoggiato sulla spalla.</p><p rend="text">E anche nel cosiddetto <hi rend="CharOverride-2">Polittico di Santa Bonda</hi> (Fig. 5), realizzato sempre da Sano di Pietro tra il 1450 e il 1451 e conservato presso la Pinacoteca Nazionale di Siena, si vede Giovanni con indosso l’abito gesuato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="8.html#footnote-030">36</ref></hi></hi>. Questo polittico, di ispirazione ancora tardogotica, mostra nella parte centrale la Madonna in trono con il Bambino, mentre ai suoi piedi in ginocchio si vedono i beati Giovanni Colombini, in primo piano e Francesco Vincenti alle sue spalle. Sono raffigurati entrambi con le aureole raggiate e indossano la tunica bianca fermata in vita da una cintura e sulle spalle portano il cappello con le punte allungate. Negli scomparti laterali ci sono, partendo da destra, santo Stefano e san Benedetto, mentre a sinistra si vedono san Giovanni Battista e san Lorenzo. Nelle colonnine laterali e nelle cuspidi – queste ultime provengo dal convento dell’Osservanza vicino Siena – si vedono altri santi e sante. Nella predella, in parte ridipinta, ci sono nove scene cristologiche. Ai piedi di san Benedetto sono raffigurate due monache, mentre ai piedi di san Giovanni Battista si vedono due laici, anche se uno di questi, quello in primo piano a destra con un copricapo rosso, sembra essere abbigliato come un Gesuato, poiché sotto il mantello scuro indossa una tunica bianca fermata in vita da una cintura<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="8.html#footnote-029">37</ref></hi></hi>.</p><p rend="text_NOindent ParaOverride-1"><hi rend="CharOverride-8"><graphic url="8-web-resources/image/5_1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-2" mimeType="image/jpeg"/></hi></p><p rend="caption_figure">Figura 4. Siena, Pinacoteca Nazionale, Sano di Pietro, <hi rend="CharOverride-2">Madonna con Bambino e i santi Cosma e Damiano, Girolamo penitente e il beato Giovanni Colombini</hi>.</p><p rend="caption_figure ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/6.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-3" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 5. Siena, Pinacoteca Nazionale, Sano di Pietro, <hi rend="CharOverride-2">Madonna con Bambino e i santi Stefano, Benedetto, Giovanni Battista, Lorenzo e i beati Giovanni Colombini e Francesco Vincenti.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/7.png" rend="img _idGenObjectAttribute-4" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure">Figura 6. Siena, chiesa di San Girolamo, Sano di Pietro, <hi rend="CharOverride-2">Incoronazione della Vergine con san Girolamo e il beato Giovanni Colombini.</hi></p><p rend="text">Anche in una tavola con l’<hi rend="CharOverride-2">Incoronazione della Vergine con san Girolamo e il beato Giovanni Colombini </hi>(Fig. 6), Sano di Pietro verso la metà secolo XV mostra Giovanni, che come in quelle precedenti, indossa l’abito gesuato non ‘canonico’. Il dipinto si trova oggi nella chiesa di San Girolamo a Siena ed è appeso nella parte alta di una parete che è a sinistra dell’altare maggiore, dove è posto anche un organo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="8.html#footnote-028">38</ref></hi></hi>. La tavola mostra Cristo con indosso una tunica bianca e un mantello blu, che sta per posare una corona dorata sul capo della Madonna, raffigurata con le mani giunte. Alle loro spalle un gruppo di angeli regge una cortina damascata. A destra si vede in ginocchio il beato Giovanni Colombini, rappresentato come un uomo barbuto di mezza età, che indossa una tunica bianca fermata in vita da una cintura, con il caratteristico cappello appoggiato sulla spalla destra e con le mani giunte in preghiera che stringono il <hi rend="CharOverride-2">circulum precatorium</hi>. Di fronte a Giovanni, raffigurato sempre in ginocchio, c’è san Girolamo che indossa un abito simile a quello del Colombini<hi rend="CharOverride-2">.</hi> Ai suoi piedi si intravede il galero cardinalizio che costituisce uno degli attributi iconografici di Girolamo. Una replica di questa tavola sembra essere quella (Fig. 7) conservata a Gualdo Tadino nel Museo Civico di Rocca Flea<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="8.html#footnote-027">39</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Pure nella <hi rend="CharOverride-2">Crocifissione con i dolenti </hi>(Fig. 8), realizzata da un artista senese verso la seconda metà secolo XV e affrescata nella sacrestia della chiesa di San Girolamo a Siena, si vede molto chiaramente l’abito dei gesuati. L’affresco monocromo mostra ai piedi di Cristo crocifisso con ai lati la Madonna e san Giovanni evangelista, i beati Giovanni Colombini e Francesco Vincenti entrambi in ginocchio<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="8.html#footnote-026">40</ref></hi></hi>. I due gesuati vestono l’abito della Congregazione: tunica chiara, stretta in vita da una cintura di cuoio e cappello a tre punte sulle spalle. La presenza dei due beati in questo contesto vuole sottolineare, esaltandoli, i temi cristologici della Passione, ai quali si ispirava dopo la conversione, la vita di Giovanni Colombini e dei suoi confratelli.<hi rend="CharOverride-2"> </hi></p><p rend="text">Anche nelle testate del cataletto (Figg. 9-12), che Guidoccio Cozzarelli eseguì nel 1494, per la Confraternita della Vergine Maria a Siena e conservate oggi presso il Museo della Società di Istitutori di Pie Disposizioni di Siena<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="8.html#footnote-025">41</ref></hi></hi>, il programma iconografico mostra nelle facce esterne la raffigurazione della Madonna della Misericordia (Figg. 9-10), alla quale era votata e dedicata la Confraternita e sotto il manto della Vergine è dipinto un gruppo di fedeli in adorazione, tra i quali è possibile riconoscere anche santi e beati che avevano particolare devozione per gli appartenenti alla Compagnia<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="8.html#footnote-024">42</ref></hi></hi>. Tra essi si riconoscono, nella facce dove è raffigurata la Madonna della Misericordia, sulla destra in primo piano, il beato Giovanni Colombini e alle sue spalle il beato Francesco Vincenti. Entrambi hanno l’aureola raggiata e indossano l’abito proprio gesuato caratterizzato dal copricapo con le punte allungate appoggiato sulla spalla. Alla destra della Vergine in primo piano ci sono san Bernardino da Siena con indosso l’abito francescano degli Osservanti con la tipica tunica di colore grigio chiaro e con la cocolla<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="8.html#footnote-023">43</ref></hi></hi>, mentre alle sue spalle, con l’abito dei Certosini, che si contraddistingue per lo scapolare tenuto dalle guigge<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="8.html#footnote-022">44</ref></hi></hi>, è raffigurato il beato Pietro Petroni (morto il 29 maggio del 1361), che fu uno dei consiglieri spirituali del Colombini<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="8.html#footnote-021">45</ref></hi></hi>. Nei pannelli interni del cataletto in luogo dell’<hi rend="CharOverride-2">Imago Pietatis</hi> e di quella della <hi rend="CharOverride-2">Madonna con il Bambino</hi>, iconografie caratteristiche per la decorazione di questa parte dei cataletti dipinti, si vedono quattro frati che si disciplinano: da una parte due lo fanno davanti a una Croce (Fig. 11), dall’altra parte altri due compiono la stessa pratica davanti a un Cristo crocifisso (Fig. 12). Questo riferimento iconografico è un evidente allusione all’antico gonfalone dei disciplinati che, come ci informa Girolamo Macchi nel Settecento, consisteva in: «una croce nodosa di legno, con la lancia e spognia con asta, una da mano destra e l’altra da mano sinistra, toccando il Monte di tre Monti e due fratelli oranti e battenti», proprio come quello che vediamo nelle due testate<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="8.html#footnote-020">46</ref></hi></hi>. Questa considerazione potrebbe essere rafforzata dal legame che esisteva tra i primi gesuati e la Compagnia dei Disciplinati, poiché sia Giovanni Colombini, sia Francesco Vincenti erano iscritti a quella Confraternita tra il 1355 e il 1358<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="8.html#footnote-019">47</ref></hi></hi>. Il programma iconografico di questo cataletto è una evidentissima allusione ai rapporti e ai culti che esistevano tra il contesto dei Disciplinati e quello della Congregazione gesuata, anche se dobbiamo dire che l’abito indossato dai quattro frati raffigurati nel cataletto, è molto più simile a quello dei frati francescani Osservanti, per la presenza della cintura di corda in vita e per il cappuccio cucito alla tunica, che a quello dei gesuati, che portano una tunica senza cappuccio e con in vita una cintura di cuoio.</p><p rend="text_NOindent ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/8.png" rend="img _idGenObjectAttribute-5" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure">Figura 7. Gualdo Tadino, Museo civico di Rocca Flea, Sano di Pietro, <hi rend="CharOverride-2">Incoronazione della Vergine con san Girolamo e il beato Giovanni Colombini.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/10.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-6" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 9. Siena, Museo della Società di Istitutori di Pie Disposizioni, Guidoccio Cozzarelli, <hi rend="CharOverride-2">La Madonna della Misericordia, san Bernardino da Siena e i beati Pietro Petroni, Giovanni Colombini e Francesco Vincenti.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/11_1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-7" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 10. Siena, Museo della Società di Istitutori di Pie Disposizioni, Guidoccio Cozzarelli, <hi rend="CharOverride-2">La Madonna della Misericordia, san Bernardino da Siena e i beati Pietro Petroni, Giovanni Colombini e Francesco Vincenti.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/12.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-8" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 11. Siena, Museo della Società di Istitutori di Pie Disposizioni, Guidoccio Cozzarelli, <hi rend="CharOverride-2">Croce con due uomini che si disciplinano.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/13.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-9" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 12. Siena, Museo della Società di Istitutori di Pie Disposizioni, Guidoccio Cozzarelli, <hi rend="CharOverride-2">Crocifisso con due gesuati che si disciplinano.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-1"><graphic url="8-web-resources/image/14.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-10" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 13. Ferrara, Biblioteca Ariostea, Maestro del Plinio di Pico, <hi rend="CharOverride-2">Il duca Ercole I d’Este riceve la Vita del beato Giovanni da Tossignano.</hi></p><p rend="text">Le ultime due testimonianze iconografiche che esamineremo per la questione dell’abito, ci permettono di osservare che fuori dal contesto senese, si pone più attenzione all’abito ‘ufficiale’, a quello cioè che aveva donato a i gesuati papa Urbano V. Infatti, nelle due immagini miniate, attribuite al Maestro del Plinio di Pico e eseguite tra il 1501 e il 1505 a illustrazione della biografia del beato Giovanni Tavelli da Tossignano e conservate a Ferrara presso la Biblioteca Ariostea, i gesuati raffigurati indossano una tunica chiara fermata in vita da una cintura di cuoio e un cappello appoggiato su un mantello di colore scuro<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="8.html#footnote-018">48</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Alla c. 1r si vede, al centro della scena, la raffigurazione del duca Ercole I d’Este (Fig. 13), mentre riceve da un gesuato la <hi rend="CharOverride-2">Vita Beati Ioannis Tosignani</hi>; a sinistra, circondato da un gruppo di adulti e da un famiglio che sostiene un falcone, si vede Alfonso il figlio primogenito del duca; nel <hi rend="CharOverride-2">bas de page è raffigurato </hi>lo stemma di Ercole I. La miniatura alla c. 4v, mostra, disposti su tre ordini, alcuni momenti della vita del beato Giovanni da Tossignano (Fig. 14). Nel primo si vede Giovanni mentre riceve, nel 1408 all’età di ventidue anni, l’abito della congregazione composto dalla gonnella, dal mantello e dal cappuccio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="8.html#footnote-017">49</ref></hi></hi>; nel secondo riquadro Giovanni è raffigurato assorto in lettura nel suo studiolo di Venezia; in basso il beato è miniato seduto sulla cattedra episcopale a Ferrara nell’atto di ricevere i paramenti vescovili rappresentati dalla mitra e dal pastorale. </p><p rend="text">Dalle testimonianze iconografiche che abbiamo appena analizzato, si vede molto chiaramente che Giovanni Colombini e i suoi confratelli spesso nel contesto senese, non indossano l’abito assegnato loro dal papa Urbano V, probabilmente perché in quel contesto si voleva porre in rilievo l’aspetto penitenziale della Congregazione e dunque si voleva associare l’abito gesuato a quello dei Disciplinati e dei Penitenti. Infatti, questi ultimi dopo il 1260 portavano nelle occasioni pubbliche i loro «vestimenta et habitus poenitentiae», cioè una tunica di lana bianca fermata in vita da una cintura di cuoio scura e un mantello, proprio come ci ha abituato a vedere, almeno nel contesto senese, la produzione iconografica superstite di Giovanni Colombini e dei suoi confratelli gesuati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="8.html#footnote-016">50</ref></hi></hi>. L’elemento che caratterizza però l’abito gesuato è il berretto che gli appartenenti a questa Congregazione portano appoggiato sulla spalla. Esso era molto simile ai copricapi di moda verso la metà degli anni sessanta del Trecento e la sua foggia era molto aderente al capo e aveva un becchetto molto allungato che ricadeva sulle spalle<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="8.html#footnote-015">51</ref></hi></hi>. L’insistenza da parte del papa Urbano V di portare il cappuccio, è probabilmente legata al fatto che questo indumento era considerato fin dal IV secolo un elemento essenziale per essere riconosciuti come facenti parte di un preciso <hi rend="CharOverride-2">status</hi> sociale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="8.html#footnote-014">52</ref></hi></hi>. A volte, come abbiamo detto, nell’iconografia del beato Colombini si vede che egli indossa anche un mantello di color ‘tanè’ o grigio e calza degli zoccoli. Il Belcari ci spiega pure il significato di quegli indumenti: il cappuccio bianco indicava la coscienza purificata dalle colpe mortali; il mantello scuro significava la perpetua memoria della morte e il «ricoprimento dei sensi viziosi»; la veste bianca significava la purità senza difetto, nonché la veste nuziale dello sposalizio con Cristo; la cintura stava per «l’abbracciamento» di tutte le virtù; i piedi scalzi, infine, significavano lo spogliamento e l’abbandono dei beni terreni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="8.html#footnote-013">53</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Dalle fonti agiografiche che ci narrano dell’incontro dei gesuati con Urbano V, apprendiamo che i ‘poveri di Cristo’ si recarono al porto di Tarquinia dove sarebbe giunta la nave del pontefice. Arrivati in quel luogo aspettarono il papa con rami di ulivo in mano e con ghirlande di ulivo sul capo. A Tuscania Urbano V volle incontrare Francesco Vincenti per consegnargli ufficialmente l’abito che avrebbero dovuto indossare i membri della congregazione. Così quando Francesco giunse al cospetto del papa «pose il suo mantellaccio in terra» e si inginocchiò<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="8.html#footnote-012">54</ref></hi></hi>. Urbano V gli disse che «non gli piaceva quelle vestimenta di tanti pezzi e che voleva vestirli» ma disse pure che era contento di vederli scalzi<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="8.html#footnote-011">55</ref></hi></hi>. Infatti, dopo aver esaminato il nuovo abbigliamento, il papa ordinò che Giovanni e i suoi confratelli «fussono vestiti de biancho di gonelle et de capuççi»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="8.html#footnote-010">56</ref></hi></hi>. E sempre dalla biografia del Tavelli, apprendiamo che «il mantello de bisello» fu consegnato ai «povari di Christo» probabilmente dal fratello di papa Urbano V, cioè dal cardinale Anglico Grimoard<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="8.html#footnote-009">57</ref></hi></hi>. Una volta ricevuta l’autorizzazione papale Francesco la comunicò a Giovanni con grande gioia<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="8.html#footnote-008">58</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Nella biografia del Belcari si insiste ancora sull’abito perché il biografo ricorda che il papa aveva fatto vestire, a Viterbo, venticinque membri della congregazione con ‘gonnelle’ e ‘cappucci’ di «panno bianco»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="8.html#footnote-007">59</ref></hi></hi>. Questo permise ai gesuati, chiamati dopo tutte le accortezze ricevute da Urbano V anche <hi rend="CharOverride-2">poveri del papa</hi>, di assumere uno <hi rend="CharOverride-2">status</hi> ben individuabile che permise loro in primo luogo di avere un riconoscimento ufficiale e in secondo luogo di fugare ogni sospetto di eresia, poiché a Viterbo i componenti della congregazione erano stati accusati di «begardismo eterodosso e di fraticellismo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="8.html#footnote-006">60</ref></hi></hi>. Così con il riconoscimento papale quando gli «humili poverelli» partirono da Viterbo indossavano tutti lo stesso abito di colore bianco che li poneva agli occhi del popolo proprio come componenti di un regolare ordine religioso. Bisogna ricordare che con la consegna dell’abito e con le vicende di Viterbo, se pure il papa avesse riconosciuto ai <hi rend="CharOverride-2">povari di Christo</hi> una sorta di <hi rend="CharOverride-2">forma vitae</hi>, non concesse alcun riconoscimento giuridico alla congregazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="8.html#footnote-005">61</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’azione del papa fu anche l’inizio della fine terrena di Giovanni, il quale fermatosi a Aquapendente morì in questo luogo il 31 luglio del 1367 all’età di 72 anni e dopo aver trascorso 12 anni come gesuato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="8.html#footnote-004">62</ref></hi></hi>. Anche pochi momenti prima di morire Giovanni sottolineava l’importanza dell’abito per gli appartenenti alla congregazione: «Quelli che hanno animo di perseverare infino alla fine si le prendino [le gonnelle e i cappucci] e colla gratia di Dio se le mettino con molta divotione, ma chi non havesse fermo e buon animo non la prenda, che guaio a colui che falsamente la prende, guai a lui»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="8.html#footnote-003">63</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il suo corpo fu sepolto nel cimitero del monastero dei Santi Abbondio e Abbondanzio presso Siena e da lì fu esumato diciassette mesi dopo per essere traslato in una cappella nella chiesa del monastero<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="8.html#footnote-002">64</ref></hi></hi>. Le monache misero i <hi rend="CharOverride-2">patrocinia </hi>di Giovanni in una cassa che aveva fatto fare sua moglie Biagia de’ Cerretani e che, come abbiamo detto, aveva fatto decorare con le immagini oggi perdute di Cristo, di Giovanni Colombini e di Francesco Vincenti<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="8.html#footnote-001">65</ref></hi></hi>. Questa nuova sepoltura permise un incremento del culto di Giovanni Colombini, come ci narra Feo Belcari e pose senza alcun dubbio le basi per una fortissima spinta alla produzione figurativa del fondatore di questa nuova congregazione religiosa ancora onusta, a quell’epoca, dei dubbi di eresia mai completamente dissipati<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="8.html#footnote-000">66</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Argenziano R., <hi rend="CharOverride-2">Beato Pietro Petroni</hi>, in F. Bisogni, M. 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Fenelli, G. Wolf<hi rend="CharOverride-2"> </hi>(eds.), <hi rend="CharOverride-2">Images and words in exile</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2015, pp. 271-287.</p><p rend="bib_indx_bib">Cahier C., <hi rend="CharOverride-2">Caractéristiques des Saints dans l’art populaire</hi>, Paris 1867.</p><p rend="bib_indx_bib">Cerutti V., <hi rend="CharOverride-2">Gli abiti di una corte celeste del Quattrocento: l’iconografia del Paradiso nel “Giudizio Universale” di Giovanni di Paolo</hi>, «Iconographica», 1, 2002, pp. 107-126.</p><p rend="bib_indx_bib">Ciampolini M., <hi rend="CharOverride-2">Gli inizi dei cataletti dipinti a Siena</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Morire nel Medioevo. Il caso di Siena. Atti del convegno di studi</hi>, «Bullettino senese di storia patria», CX, 2004, pp. 371-390.</p><p rend="bib_indx_bib">Detzel H., <hi rend="CharOverride-2">Die bildlichen Darstellungen der Heiligen</hi>, II, Freiburg 1896.</p><p rend="bib_indx_bib">Doyé F. v. S., <hi rend="CharOverride-2">Heilige und Selige der römisch-katholischen Kirche, deren Erkennungszeichen, Patronate und lebensgeschichtliche Bemerkungen</hi>, I, Leipzig 1929.</p><p rend="bib_indx_bib">Freuler G., <hi rend="CharOverride-2">Sienese Quattrocento Painting in the service of spiritual propaganda</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Italian Altarpieces 1250-1550: function and design</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>ed. by E. Borsook and F. Superbi Gioffredi, Oxford University Press, Oxford 1994, pp. 81-98.</p><p rend="bib_indx_bib">Gagliardi I., <hi rend="CharOverride-2">I</hi> Pauperes Yesuati <hi rend="CharOverride-2">tra esperienze religiose e conflitti istituzionali</hi>, Herder, Roma 2004.</p><p rend="bib_indx_bib">— (a cura di), voce <hi rend="CharOverride-2">Panziera Ugo</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. 81, 2014.</p><p rend="bib_indx_bib">Gieben S., <hi rend="CharOverride-2">Osservanti</hi>, in G. Rocca (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">La sostanza dell’effimero Gli abiti degli ordini religiosi in Occidente</hi>, Roma 2000.</p><p rend="bib_indx_bib">Guiducci A., <hi rend="CharOverride-2">Sano di Pietro (Siena 1405-1481)</hi>, in M. Seidel, F. Caglioti, E. Carrara, L. Cavazzini, M. Ciatti, E. Cioni, A. De Marchi, G. Fattorini, A. Galli e L. Simonato<hi rend="CharOverride-2"> </hi>(a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento</hi>, Motta, Milano 2010, pp. 278-279.</p><p rend="bib_indx_bib">Kaftal G., <hi rend="CharOverride-2">Iconography of the Saints in Tuscan Painting</hi>, Le Lettere, Firenze 1952.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Laclotte M., Mognetti E. (éd.), </hi><hi rend="CharOverride-2" >Peinture italienne. Avignon. Musée du Petit Palais</hi><hi >, Editions des Musees Nationaux, Paris 1977.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Leoncini L., <hi rend="CharOverride-2">Certosini</hi>, in G. Rocca (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">La sostanza dell’effimero Gli abiti degli ordini religiosi in Occidente</hi>, Roma 2000, pp. 154-157.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">Lexikon der Christlichen Ikonographie</hi>, 7, Freiburg im Breisgau 1968-1976.</p><p rend="bib_indx_bib">Meersseman G.G., <hi rend="CharOverride-2">Disciplinati e Penitenti nel Duecento</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Il movimento dei Disciplinati nel Settimo Centenario dal suo inizio (Perugia – 1260)</hi>, Arti Grafiche Panetto Petrelli, Spoleto 1962.</p><p rend="bib_indx_bib">Morigia P., <hi rend="CharOverride-2">Paradiso de’ Giesuati, nel quale si racconta l’origine dell’Ordine de’ Giesuati di S. Girolamo, et la Vita del B. Giovanni Colombini fondatore di esso Ordine, con parte delle sante vite d’alcuni de’ suoi discepoli et imitatori</hi>, in Venetia presso Domenico et Giovan Battista Guerra fratelli 1582.</p><p rend="bib_indx_bib">Pisani L., <hi rend="CharOverride-2">Indagini sul polittico di Santa Bonda</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>in G. Fattorini, A. Angelini, A. Guiducci, W. Loseries (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Sano di Pietro. Qualità, devozione e pratica nella pittura senese del Quattrocento</hi>. <hi rend="CharOverride-2">Giornate di studio nel sesto centenario della nascita. Siena 5 dicembre 2005-Asciano 6 dicembre 2005</hi>, Cinisello Balsamo 2012, pp. 165-185.</p><p rend="bib_indx_bib">Prandi A., <hi rend="CharOverride-2">Intorno all’iconografia dei Disciplinati</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Il movimento dei Disciplinati nel Settimo Centenario dal suo inizio (Perugia – 1260)</hi>, Spoleto 1962.</p><p rend="bib_indx_bib">Réau L., <hi rend="CharOverride-2">Iconographie de l’art chrétien</hi>, III (2), Paris 1959.</p><p rend="bib_indx_bib">Ricci E., <hi rend="CharOverride-2">Mille santi nell’arte</hi>, Hoepli, Milano 1931.</p><p rend="bib_indx_bib">Schauber V., Schindler H.M., <hi rend="CharOverride-2">Bildlexikon der Heiligen. Seligen und Namenspatrone</hi>, Vera Published, Augsburg 1999.</p><p rend="bib_indx_bib">Sensi M., <hi rend="CharOverride-2">Gesuati</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>in G. Rocca (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">La sostanza dell’effimero Gli abiti degli ordini religiosi in Occidente</hi>, Roma 2000.</p><p rend="bib_indx_bib">Storelli E., <hi rend="CharOverride-2">Una tavola di Sano di Pietro senese nella Pinacoteca di Gualdo Tadino</hi>, Tipografia Porziuncola, Assisi 1968.</p><p rend="bib_indx_bib">Torriti P., <hi rend="CharOverride-2">La Pinacoteca Nazionale di Siena. I dipinti</hi>, Sagep, Genova 1990.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Tutta Siena Contrada per Contrada</hi>, Bonechi, Firenze 1998.</p><p rend="bib_indx_bib">Wimmer O., Melzer H., <hi rend="CharOverride-2">Lexikon der Namen und Heiligen</hi>, Tyrolia-Verlag, Innsbruck-Wien-Münch 1982.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-065-backlink">1</ref></hi>	F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini da Siena, fondatore dell’Ordine delli Iesuati, con parti della vita di alcuni altri delli iesuati, cosa molto divota et utile alla edificatione dell’anima</hi>, in Roma ex Officina Salviana, 1558; I. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2"> Pauperes Yesuati tra eperienze religiose e conflitti istituzionali</hi>, Herder, Roma 2004,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>pp. 18 ss.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-064-backlink">2</ref></hi>	Il bigello è un tipo di stoffa poco lavorata, con la quale si confezionavano abiti rozzi, <hi rend="CharOverride-2">Vocabolario degli Accademici della Crusca, oltre le giunte fatteci finora, cresciuto d’assai migliaja di voci e modi de’ classici, le più trovate da Veronesi, dedicato a Sua Altezza Imperiale il Princie Eugenio Vice-Re d’Italia. Molte altre particolarità necessarie sono da leggere nella Prefazione, Tomo I A-B</hi>, Verona 1806, dalla Stamperia di Dionigi Ramanzini, p. 352.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-063-backlink">3</ref></hi>	Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, cit., pp. 21-22.<hi rend="CharOverride-2"> </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-062-backlink">4</ref></hi>	Anche Francesco Vincenti quando entra a far parte della compagnia assume gli stessi ‘abiti vili’, cfr. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>cit., pp. 497, 502.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-061-backlink">5</ref></hi>	Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, cit., p. 23.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-060-backlink">6</ref></hi>	Ivi, p. 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-059-backlink">7</ref></hi>	Ivi, pp. 24, 37.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-058-backlink">8</ref></hi>	Ivi, p. 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-057-backlink">9</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-056-backlink">10</ref></hi>	La lauda intonata dai due gesuati era probabilmente simile a una di quelle scritte dal francescano Ugo Panziera da Prato sul finire del Duecento e che così recitava: «Diletto Gesù Cristo chi ben t’ ama / Donami la morte Jesù/ In foco l’ amor mi mise/ Jesù faccio lamento / Lamentomi e sospiro /Lo consumato amore / Lo core umiliato / Lo Jesù sguardo infiammato mi tiene / Lo mio core e la mente fa languire / Moro d’ amore / Nollo pensai giammai / O buon Gesù Gesù amor cortese / O Cristo amor diletto te sguardando / O dolce Vergine Maria c’ ài lo tuo figlio / Ogn’uom si sforzi d’ordinare / Or se’ tu l’ amore per cui moro amando / Povertà terrena / Sì fortemente son tratto d’amore / Signor mio i’ vo languendo / Sovr’ ogni amore e ’l bel savere / Vita di Gesù Cristo specchio immaculato», Ugo Panziera da Prato, (MIRABILE SISMEL) Per il Panziera vedi la voce <hi rend="CharOverride-2">Panziera Ugo</hi>, a cura di I. Gagliardi, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. 81, 2014 (&lt;http://www.treccani.it/enciclopedia/ugo-panziera_(Dizionario-Biografico)/&gt;, 10/2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-055-backlink">11</ref></hi>	Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, cit., p. 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-054-backlink">12</ref></hi>	Ivi, p. 26.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-053-backlink">13</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-052-backlink">14</ref></hi>	Ivi, p. 27.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-051-backlink">15</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-050-backlink">16</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-049-backlink">17</ref></hi>	Ivi, p. 28</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-048-backlink">18</ref></hi>	Ivi, p. 43.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-047-backlink">19</ref></hi>	Ivi, p. 51.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-046-backlink">20</ref></hi>	Ivi, p. 63.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-045-backlink">21</ref></hi>	G.G. Meersseman, <hi rend="CharOverride-2">Disciplinati e Penitenti nel Duecento</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Il movimento dei Disciplinati nel Settimo Centenario dal suo inizio (Perugia – 1260)</hi>, Arti Grafiche Panetto Petrelli, Spoleto 1962, p. 52; A. Prandi, <hi rend="CharOverride-2">Intorno all’iconografia dei Disciplinati</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Il movimento dei Disciplinati nel Settimo Centenario dal suo inizio (Perugia – 1260)</hi>, Spoleto 1962, p. 504, tavola V.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-044-backlink">22</ref></hi>	Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, cit., p. 53 e nota 3. Anche le Gesuate vestono umilmente e «andando scalze vestite di panno romagnuolo con uno pannicello lino in capo bene coperte», cfr. ivi, p. 55.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-043-backlink">23</ref></hi>	 Ivi, pp. 62-63.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-042-backlink">24</ref></hi>	Per l’abito di san Girolamo in contesti gesuati confronta nel volume il saggio di Alessandra Gianni.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-041-backlink">25</ref></hi>	Per le raffigurazioni sui sepolcri dei santi e beati senesi nel medioevo cfr. R. Argenziano, <hi rend="CharOverride-2">La prima iconografia del beato Andrea Gallerani fondatore della Domus Misericordiae</hi>, in M. Ascheri, P. Turrini (a cura di),<hi rend="CharOverride-2"> La Misericordia di Siena attraverso i secoli. Dalla Domus Misericordiae all’Arciconfraternita di Misericordia</hi>, Protagon, Siena 2004, pp. 52-63; Id., <hi rend="CharOverride-2">Corpi santi e immagini a Siena nel medioevo: i santi patroni</hi>, in S. Colucci (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Morire nel medioevo. Il caso di Siena</hi>, Atti del Convegno di Studi, Siena 14-15 novembre 2002, «Bullettino senese di storia patria», CX, 2004, pp. 214-239; Id., <hi rend="CharOverride-2">Corpi santi e immagini nella Siena medievale: l’iconografia dei sepolcri di Gioacchino da Siena e Aldobrandesca Ponzi</hi>, «Iconographica», III, 2004, pp. 48-61; Id., <hi rend="CharOverride-2">I santi Innocenti: le fonti e l’iconografia</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Matteo di Giovanni: cronaca di una strage dipinta</hi>, Catalogo della Mostra, Siena 2006, pp. 115-129; Id., <hi rend="CharOverride-2">Suor Domenica da Paradiso: l’iconografia del sepolcro di una mistica di primo Cinquecento</hi>, «Hagiographica», XVI, 2009, pp. 317-340; Id., <hi rend="CharOverride-2">L’iconografia del “beato Atto vescovo di Pistoia” e la possibile ricostruzione del suo antico sepolcro</hi>, in A. Benvenuti, R. Nelli (a cura di),<hi rend="CharOverride-2"> Culto dei santi e culto dei luoghi nel medioevo pistoiese</hi>, Atti del Convegno, Pistoia 16-17 maggio 2008, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2010, pp. 113-142; Id., <hi rend="CharOverride-2">Una questione di “habito” e di “Ordine”: l’iconografia di Verdiana da Castelfiorentino</hi>, in S. Nocentini (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Verdiana da Castelfiorentino. Contesto storico, tradizione agiografica e iconografia</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2011, pp. 61-82 e tavole 1-63 ; Id., <hi rend="CharOverride-2">Domenica da Paradiso (1473-1553) e la fortuna figurativa di una mistica di primo Cinquecento</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2020.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-040-backlink">26</ref></hi>	P. Morigia, <hi rend="CharOverride-2">Paradiso de’ Giesuati, nel quale si racconta l’origine dell’Ordine de’ Giesuati di S. Girolamo, et la Vita del B. Giovanni Colombini fondatore di esso Ordine, con parte delle sante vite d’alcuni de’ suoi discepoli et imitatori</hi>, in Venetia presso Domenico et Giovan Battista Guerra fratelli 1582, p. 98.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-039-backlink">27</ref></hi>	<hi >M. Laclotte, E. Mognetti</hi> (éd.),<hi > </hi><hi rend="CharOverride-2" >Peinture italienne. Avignon. Musée du Petit Palais</hi><hi >, Editions des Musees Nationaux, Paris 1977, nn. 69, 69a, 69b, 69c.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-038-backlink">28</ref></hi>	 Ivi, n. 69.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-037-backlink">29</ref></hi>	B. Bombi, <hi rend="CharOverride-2">The “Avignon captivity” as a means of success: the circle of the Frescobaldi</hi>, in E. Brilli, L. Fenelli, G. Wolf<hi rend="CharOverride-2"> </hi>(eds.), <hi rend="CharOverride-2">Images and words in exile</hi>, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2015, pp. 271-287.<hi rend="CharOverride-2"> </hi> </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-036-backlink">30</ref></hi>	Per l’iconografia di Giovanni Colombini cfr. C. Cahier, <hi rend="CharOverride-2">Caractéristiques des Saints dans l’art populaire</hi>, Paris 1867, pp. 97, 242; H. Detzel, <hi rend="CharOverride-2">Die bildlichen Darstellungen der Heiligen</hi>, II, Freiburg 1896, pp. 447-448; F. v. S. Doyé, <hi rend="CharOverride-2">Heilige und Selige der römisch-katholischen Kirche, deren Erkennungszeichen, Patronate und lebensgeschichtliche Bemerkungen</hi>, I, Leipzig 1929, p. 591; E. Ricci, <hi rend="CharOverride-2">Mille santi nell’arte</hi>, Hoepli, Milano 1931, p. 310; G. Kaftal, <hi rend="CharOverride-2">Iconography of the Saints in Tuscan Painting</hi>, Le Lettere, Firenze 1952, col. 581; L. Réau, <hi rend="CharOverride-2">Iconographie de l’art chrétien</hi>, III (2), Paris 1959, p. 728; <hi rend="CharOverride-2">Lexikon der Christlichen Ikonographie</hi>, 7, Freiburg im Breisgau 1968-1976, coll. 101-102; O. Wimmer, H. Melzer, <hi rend="CharOverride-2">Lexikon der Namen und Heiligen</hi>, Tyrolia-Verlag, Innsbruck-Wien-Münch 1982, p. 430; B. Berthod, E. Harduoin-Fugier, <hi rend="CharOverride-2">Dictionnaire iconographique des Saints</hi>, Amateur, Paris 1999, p. 204; V. Schauber, H.M. Schindler, <hi rend="CharOverride-2">Bildlexikon der Heiligen. Seligen und Namenspatrone</hi>, Vera Published, Augsburg 1999, p. 323; F. Bisogni, M. De Gregorio (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Santi e beati senesi</hi>, Catalogo della mostra, Firenze 2000, pp. 60-63.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-035-backlink">31</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2" >Peinture italienne. Avignon</hi><hi >, n. 69c. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-034-backlink">32</ref></hi>	P. Torriti, <hi rend="CharOverride-2">La Pinacoteca Nazionale di Siena. I dipinti</hi>, Sagep, Genova 1990, pp. 183-186. G. Freuler, <hi rend="CharOverride-2">Sienese Quattrocento Painting in the service of spiritual propaganda</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Italian Altarpieces 1250-1550: function and design</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>ed. by E. Borsook and F. Superbi Gioffredi, Oxford University Press, Oxford 1994, pp. 81-98, in particolare p. 90. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-033-backlink">33</ref></hi>	A. Guiducci, <hi rend="CharOverride-2">Sano di Pietro (Siena 1405-1481)</hi>, in M. Seidel, F. Caglioti, E. Carrara, L. Cavazzini, M. Ciatti, E. Cioni, A. De Marchi, G. Fattorini, A. Galli e L. Simonato<hi rend="CharOverride-2"> </hi>(a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento</hi>, Motta, Milano 2010, pp. 278-279.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-032-backlink">34</ref></hi>	Torriti, <hi rend="CharOverride-2">La Pinacoteca Nazionale di Siena</hi>, cit., pp. 205, 207. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-031-backlink">35</ref></hi>	Cfr. in questo testo il saggio di Alessandra Gianni.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-030-backlink">36</ref></hi>	L. Pisani, <hi rend="CharOverride-2">Indagini sul polittico di Santa Bonda</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>in G. Fattorini, A. Angelini, A. Guiducci, W. Loseries (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Sano di Pietro. Qualità, devozione e pratica nella pittura senese del Quattrocento</hi>. <hi rend="CharOverride-2">Giornate di studio nel sesto centenario della nascita. Siena 5 dicembre 2005-Asciano 6 dicembre 2005</hi>, Cinisello Balsamo 2012, pp. 165-185.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-029-backlink">37</ref></hi>	Torriti, <hi rend="CharOverride-2">La Pinacoteca Nazionale di Siena</hi>, cit., pp. 194-195. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-028-backlink">38</ref></hi>	P. Torriti, <hi rend="CharOverride-2">Tutta Siena Contrada per Contrada</hi>, Bonechi, Firenze 1998, p. 344. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>, cit., p. 83.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-027-backlink">39</ref></hi>	 E. Storelli, <hi rend="CharOverride-2">Una tavola di Sano di Pietro senese nella Pinacoteca di Gualdo Tadino</hi>, Tipografia Porziuncola, Assisi 1968.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-026-backlink">40</ref></hi>	Torriti, <hi rend="CharOverride-2">Tutta Siena Contrada</hi>, cit., p. 343.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-025-backlink">41</ref></hi>	R. Argenziano, Pratiche<hi rend="CharOverride-2"> devozionali e produzione figurativa nelle compagnie laicali senesi </hi>«<hi rend="CharOverride-2">Beata civitas</hi>». Pubblica pietà e devozioni private nella Siena del<hi rend="CharOverride-2"> ’300</hi>, Atti del convegno internazionale, Siena 28-30 ottobre 2010, a cura di A. Benvenuti e P. Piatti, Firenze 2016, pp. 140-141. M. Ciampolini, <hi rend="CharOverride-2">Gli inizi dei cataletti dipinti a Siena</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Morire nel Medioevo. Il caso di Siena. Atti del convegno di studi</hi>, «Bullettino senese di storia patria», CX, 2004, pp. 371-390, in particolare 373-375 per il cataletto di Guidoccio Cozzarelli.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-024-backlink">42</ref></hi>	Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>, cit., p. 51. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-023-backlink">43</ref></hi>	S. Gieben, <hi rend="CharOverride-2">Osservanti</hi>, in G. Rocca (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">La sostanza dell’effimero Gli abiti degli ordini religiosi in Occidente</hi>, Roma 2000, pp. 333-335.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-022-backlink">44</ref></hi>	G. Leoncini, <hi rend="CharOverride-2">Certosini</hi>, in Rocca, <hi rend="CharOverride-2">La sostanza dell’effimero Gli abiti degli ordini religiosi in Occidente</hi>, cit., pp. 154-157.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-021-backlink">45</ref></hi>	R. Argenziano, <hi rend="CharOverride-2">Beato Pietro Petroni</hi>, in F. Bisogni, M. De Gregorio (a cura di),<hi rend="CharOverride-2"> Santi e beati Senesi</hi>, Catalogo della Mostra, Siena 2000, p. 121.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-020-backlink">46</ref></hi>	Archivio di Stato di Siena, Girolamo Macchi, <hi rend="CharOverride-2">Memorie</hi>, ms. D. 111, c. 197r. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>, cit., p. 70 nota 182.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-019-backlink">47</ref></hi>	Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>, cit., p. 497, nota 17 e 498 nota 18.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-018-backlink">48</ref></hi>	Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, <hi rend="CharOverride-2">La vita e miracoli del beato Ioahnni da Tossignano vescouo di Ferrara dellordine [!] de’ frati Iesuati di sancto Hieronymo</hi>, Ferrara 1501-1505, Classe I 306.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-017-backlink">49</ref></hi>	M. Sensi, <hi rend="CharOverride-2">Gesuati</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>in Rocca, <hi rend="CharOverride-2">La sostanza dell’effimero. Gli abiti degli Ordini religiosi in Occidente</hi>, cit., p. 438.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-016-backlink">50</ref></hi>	Meersseman, <hi rend="CharOverride-2">Disciplinati e Penitenti nel Duecento</hi>, cit., pp. 52, 53 e nota 3.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-015-backlink">51</ref></hi>	V. Cerutti, <hi rend="CharOverride-2">Gli abiti di una corte celeste del Quattrocento: l’iconografia del Paradiso nel “Giudizio Universale” di Giovanni di Paolo</hi>, «Iconographica», 1, 2002, pp. 107-126.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-014-backlink">52</ref></hi>	G. Rocca, <hi rend="CharOverride-2">Il guardaroba religioso</hi>, in Id., <hi rend="CharOverride-2">La sostanza dell’effimero. Gli abiti degli Ordini religiosi in Occidente</hi>, cit., pp. 55, 63-70.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-013-backlink">53</ref></hi>	 Ivi, p. 304.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-012-backlink">54</ref></hi>	Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, cit., p. 70.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-011-backlink">55</ref></hi>	Ivi, p. 71.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-010-backlink">56</ref></hi>	Ivi, p. 507. Nella Vita del Colombini scritta da Antonio Bettini, si fa cenno solo due volte e in modo generico al tipo di abito indossato dagli appartenenti alla congregazione, cfr. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>, cit., pp. 514, 519.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-009-backlink">57</ref></hi>	Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>, cit., pp. 507, nota 30 e 273-274.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-008-backlink">58</ref></hi>	Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, cit., p. 71.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-007-backlink">59</ref></hi>	Ivi, p. 75.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-006-backlink">60</ref></hi>	Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>, cit., p. 270.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-005-backlink">61</ref></hi>	Ivi, p. 276.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-004-backlink">62</ref></hi>	Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, cit., pp. 81, 83.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-003-backlink">63</ref></hi>	Ivi, p. 75.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-002-backlink">64</ref></hi>	Ivi, p. 100.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-001-backlink">65</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-9"><ref target="8.html#footnote-000-backlink">66</ref></hi>	Ivi, p. 101; Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I Pauperes Yesuati</hi>, cit., p. 270.</p>
      
      
      
      
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