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        <title type="main" level="a">«Un arancio in gennaio». La Vita del beato Giovanni Colombini di Feo Belcari da racconto agiografico a testo di lingua</title>
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            <forename>Mario</forename>
            <surname>De Gregorio</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Le vestigia dei gesuati</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-228-7</idno>) by </resp>
          <name>Isabella Gagliardi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.10</idno>
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          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>Composed between 1448 and 1449, the Vita del beato Giovanni Colombini by Feo Belcari was printed for the first time in 1477 and was destined to growing publishing success over the following centuries both as an independent text and in miscellany dedicated to the blessed. It will be the third edition of the Accademia della Crusca Vocabolario, published in 1691, to increase its affirmation by admitting the entire poetic and prose work of Belcari among the privileged references for the Tuscan vernacular and the Italian language. A recognition that will lead to a Veronese edition of the work in 1817, edited by authoritative scholars of Italian humanistic literature, which will condition many reprints of the work during the first half of the nineteenth century and which will persist even later, when it will be included in series very different, between religious and linguistic / literary interests.</p>
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            <item>Feo Belcari Life of Giovanni Colombini</item>
            <item>Editions of the Life of Giovanni Colombini</item>
            <item>Interest of Giacomo Leopardi</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.10<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.10" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">«Un arancio in gennaio». La <hi rend="CharOverride-1">Vita del beato Giovanni Colombini</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi>di Feo Belcari da racconto agiografico a testo di lingua<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="10.html#footnote-063">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author">Mario De Gregorio</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Sommario</hi>: Composta fra il 1448 e il 1449 la <hi rend="CharOverride-1">Vita del beato Giovanni Colombini </hi>di Feo Belcari viene stampata per la prima volta nel 1477 ed è destinata nell’arco dei secoli successivi ad un crescente successo editoriale sia come testo autonomo che in miscellanee dedicate al beato. Sarà la terza edizione del <hi rend="CharOverride-1">Vocabolario</hi> dell’Accademia della Crusca, edita nel 1691, ad accrescerne l’affermazione ammettendo l’intera opera poetica e in prosa del Belcari fra i riferimenti privilegiati per il volgare toscano e la lingua italiana. Un riconoscimento che condurrà ad una edizione veronese dell’opera nel 1817, curata da autorevoli cultori della letteratura umanistica italiana, che condizionerà molte ristampe dell’opera nel corso della prima metà del secolo XIX e che resisterà anche in seguito, quando sarà inserita in collane molto diverse, fra interessi religiosi e linguistico/letterari.</p><p rend="text">Quando fra il 1448 e il 1449 Feo Belcari redige la <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> di Giovanni Colombini è già noto per la sua attività letteraria a carattere religioso, concretizzatasi in prosa nel volgarizzamento, dedicato ai gesuati e condotto a termine quattro anni prima, del <hi rend="CharOverride-2">Prato spirituale </hi>di Giovanni Mosco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="10.html#footnote-062">2</ref></hi></hi>, memorabile affresco del monachesimo orientale, e, in versi, nella <hi rend="CharOverride-2">Sacra rappresentazione di Abraam e di Isaac suo figliuolo</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="10.html#footnote-061">3</ref></hi></hi>, prodromo alla composizione di una successiva serie di laudi e di altre drammatizzazioni a carattere<hi rend="CharOverride-2"> sacro</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="10.html#footnote-060">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Se un manoscritto dell’opera, probabilmente l’antigrafo, è reperibile alla Braidense a Milano, la prima edizione a stampa della <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> <hi rend="CharOverride-2">del Beato Giovanni Colombini</hi> del Belcari è fiorentina, del 1477, dovuta al prototipografo Niccolò della Magna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="10.html#footnote-059">5</ref></hi></hi>. L’opera molto doveva alla rielaborazione di due testi, resi espliciti dal Belcari stesso – un compendio sulla conversione e morte del Colombini del gesuato Giovanni Tavelli da Tossignano e una <hi rend="CharOverride-2">Vita </hi>scritta dal senese Cristofano di Gano –, oltre ad alcune fonti primarie: le epistole del beato e alcune carte di pubblici notai. L’edizione fiorentina giungeva quindi a quasi un trentennio di distanza dalla composizione dell’opera da parte del Belcari, preceduta dalla traduzione in latino dell’opera, condotta nel 1467 da Antonio Bettini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="10.html#footnote-058">6</ref></hi></hi>, seguace anch’egli del Colombini e autore del <hi rend="CharOverride-2">Monte santo di Dio</hi>, stampato per la prima volta a Firenze, sempre da Niccolò della Magna, nello stesso 1477, con le incisioni di Baccio Baldini su probabili disegni del Botticelli. </p><p rend="text">La prima edizione cinquecentina dell’opera del Belcari sul Colombini si deve invece a Rondo de’ Rondi, meglio conosciuto come Arundo de’ Arundi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="10.html#footnote-057">7</ref></hi></hi>, libraio di Palazzolo attivo a Brescia che esercitò il mestiere delle stampe in un breve torno di anni (fra il 1504 e il 1506 secondo il censimento di <hi rend="CharOverride-3">Edit16</hi>) dopo aver acquisito torchi e attrezzatura tipografica di Bernardino Misinta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="10.html#footnote-056">8</ref></hi></hi>. Si tratta di un’edizione in 4° di 98 carte, definita prima «pessima» poi «dozzinale» dal bibliografo Bartolomeo Gamba<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="10.html#footnote-055">9</ref></hi></hi>, descritta però sulla scorta di una citazione di Apostolo Zeno, che ricordava come «il monaco Don Placido la ristampò in Brescia per maestro Rondo nel 1505 con prefazione a messer Marco Civile»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="10.html#footnote-054">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Va notato come il giudizio critico sulla stampa bresciana da parte del Gamba venga rafforzato nella <hi rend="CharOverride-2">Serie dei testi di lingua</hi> da una citazione in nota di Michele Colombo, che la definiva «scorretta, e di pessima ortografia», anche se – sempre a suo dire – utile per una lauda in principio e per la biografia del beato Marco da Padova, fra i seguaci del Colombini, entrambe omesse in altre edizioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="10.html#footnote-053">11</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Dopo l’edizione bresciana del 1505 una senese del 1541 dovuta ai fratelli Callisto e Francesco di Simone Bindi su sollecitazione del bidello dello Studio Giovanni d’Alessandro Landi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="10.html#footnote-052">12</ref></hi></hi>. A seguire una falsa stampa fiorentina in 4° segnalata solo dal canonico Moreni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="10.html#footnote-051">13</ref></hi></hi>, una veneziana del 1554 all’Insegna della Speranza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="10.html#footnote-050">14</ref></hi></hi>, e solo successivamente due edizioni romane: quella del 1556 senza nome di tipografo e quella del 1558 dovuta a Ippolito Salviani, il tifernate docente all’Università di Roma e archiatra dei pontefici Paolo III, Marcello II e Paolo IV, dedito per un certo periodo anche al lavoro tipografico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="10.html#footnote-049">15</ref></hi></hi>. Una stampa che di fatto aggiungeva all’edizione 1556 solo una <hi rend="CharOverride-2">Tavola delli capitoli della vita del beato Giovanni</hi> e una lettera dedicatoria a M. Costanzo T. che molto dice del carattere esclusivamente agiografico e parenetico delle prime stampe:</p><p rend="quotation_a">A questi tali [quelli che vivono anco affatto alla mondana] adunque suole più facile &amp; più utile essere ascoltar prediche, pratichare con persone christiane, &amp; leggere vite di santi; perche con questi mezzi (facilissimi a ciascuno) possono incaminarsi al ben vivere (il che bisogna far prima che correre) &amp; incaminati che saranno, potranno poi &amp; con questi rimedij medesimi (acciò anco essi attissimi) &amp; con gli altri detti di sopra, spronarsi al corso. Ma perche ne in ogni tempo, ne in ogni luogo, si può udire prediche, ò pratticare con persone spirituali; io sono di parere, che tra tutti questi rimedij, che usare dobbiamo per viver christianamente, il leggere le vite dei Santi, sia &amp; facilissimo, &amp; utilissimo…<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="10.html#footnote-048">16</ref></hi></hi></p><p rend="text">Dopo quest’ultima, a prendere decisamente in mano l’agiografia del Colombini ci avrebbe pensato Paolo Morigia, il gesuato che già ne aveva approcciato la biografia nella sua <hi rend="CharOverride-2">Historia dell’origine di tutte le religioni</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="10.html#footnote-047">17</ref></hi></hi> e che negli anni Ottanta del ’500 avrebbe dato alle stampe un più specifico <hi rend="CharOverride-2">Paradiso de’ Giesuati</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="10.html#footnote-046">18</ref></hi></hi>, opera nella quale sarebbe confluita, sia pure rielaborata, la <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> del Belcari, accompagnata da altre fonti sia manoscritte che a stampa e che si sarebbe espressa in maniera aspramente critica verso lo stile della precedente agiografia sul Colombini, che – come ricordava Morigia – «viene da persone intelligenti, &amp; di purgato giudicio ragioneuolmente abborrito»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="10.html#footnote-045">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">A riutilizzare il testo dello scrittore fiorentino, preceduto dalla pubblicazione delle <hi rend="CharOverride-2">Regole, e constitutioni della congregatione de frati Giesuati di S. Girolamo del b. Gio. Colombino</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="10.html#footnote-044">20</ref></hi></hi>, sarebbe stato nella prima metà del secolo XVII il lucchese Giuseppe Bonafede, prete della Madre di Dio e poi agostiniano, ne <hi rend="CharOverride-2">Il colombino di Giesu</hi>, che, come il Morigia, non avrebbe esitato a criticare con forza lo stile «d’un certo Feo Belcaro», ripieno di «tutti quei vocaboli, quelle frasi, e quei modi di parlare, che usavano allora, e usano ora il più basso e imperito volgo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="10.html#footnote-043">21</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Per una nuova edizione dell’opera del Belcari sul Colombini si sarebbe dovuto attendere qualche altro anno, in coincidenza con una stampa avvenuta sempre a Roma e sempre con un inaspettato recupero dell’edizione 1556. La <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini da Siena fondatore de’ Giesuati. Con parte della vita d’alcuni altri de’ Gesuati</hi>... stampata in Roma da Giacomo Dragondelli nel 1659 porta infatti ancora una volta nel <hi rend="CharOverride-2">colophon</hi> «Stampata in Roma, a dì 28. di giugno 1556», alludendo chiaramente a una riproposizione dell’edizione romana senza note tipografiche che a questo punto sarebbe forse non troppo azzardato attribuire ai torchi del Salviani, tipografo – come si è visto – dell’edizione di due anni più tardi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="10.html#footnote-042">22</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">In realtà poco ha a che vedere questa edizione del 1659 con quella di un secolo prima: «È da valutarsi moltissimo questa stampa – afferma non a caso lo stesso Gamba –, in cui vedesi che l’editore lasciò giudiziosamente di seguir la lezione della precedente stampa romana 1556, per seguir quella dell’ediz. sanese 1541»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="10.html#footnote-041">23</ref></hi></hi>. Un giudizio ripetuto dallo stesso Gamba in un’altra opera sullo scrittore fiorentino: <hi rend="CharOverride-2">Notizie intorno alle opere di Feo Belcari scrittore fiorentino del secolo XV</hi>, del 1808<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="10.html#footnote-040">24</ref></hi></hi>, ripubblicata nel 1827, emendata e con diverse correzioni, in <hi rend="CharOverride-2">Alcune operette di Bartolommeo Gamba bassanese dall’autore medesimo raccolte rivedute e ammendate</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="10.html#footnote-039">25</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Qui la definizione del Belcari di «non ignobile versificatore e laudevole prosatore toscano»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="10.html#footnote-038">26</ref></hi></hi> improntava di fatto tutta la bibliografia dello stesso, nonostante la sottolineatura di qualche caduta di stile «alle spese del buon gusto, della buona poesia», ma mai «alle spese della lingua nostra, che mantenne nitida e pura in un secolo in cui trovasi di quasi tutti gli scrittori intralciata di forme, di voci, di dizioni affettatamente tolte dagli scrittori latini»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="10.html#footnote-037">27</ref></hi></hi>. Un giudizio ampliato nella parte relativa specificamente alle prose del Belcari: </p><p rend="quotation_a">Purità di vocaboli, belle legature di voci, leggiadria, semplicità proporzionata sempre alla materia, niun uso di parole antiquate, niuna strana confusion di sintassi. Feo è nella lingua quella forosetta che ti talenta senza il prestigio di affatturate bellezze, e tanto più egli riesce mirabile, quantoché ai suoi tempi era quasi cessato l’uso di scrivere in italiano dagli uomini letterati, oppure scrivevan essi con barbaro stile…<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="10.html#footnote-036">28</ref></hi></hi></p><p rend="text">Il cambio di interesse verso l’intera produzione del Belcari, compresa anche la <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> del Colombini, datava ormai in realtà da più anni e il Gamba nei primi decenni dell’Ottocento non faceva che riprenderne i tratti salienti, già messi peraltro in grande evidenza nell’edizione veronese della <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> del Colombini del 1817, della quale si parlerà in seguito<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="10.html#footnote-035">29</ref></hi></hi>. Era stato l’ingresso dello scrittore fiorentino fra quelli presi a riferimento dall’Accademia della Crusca per illustrare i lemmi del <hi rend="CharOverride-2">Vocabolario </hi>a decretarne l’arruolamento fra i riferimenti d’obbligo per i testi di lingua<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="10.html#footnote-034">30</ref></hi></hi>. Già nella terza edizione del <hi rend="CharOverride-2">Vocabolario</hi>, della fine del secolo XVII<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="10.html#footnote-033">31</ref></hi></hi>, le poesie e le prose del Belcari comparivano tra i testi assunti dagli accademici fiorentini per la compilazione del dizionario<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="10.html#footnote-032">32</ref></hi></hi> (ad esempio per le voci <hi rend="CharOverride-2">Battente</hi>, <hi rend="CharOverride-2">Bigello</hi>, <hi rend="CharOverride-2">Brigatella</hi>) e un ampliamento significativo si sarebbe registrato nella quarta edizione<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="10.html#footnote-031">33</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Se l’acritica ristampa fiorentina della <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> del Belcari del 1763<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="10.html#footnote-030">34</ref></hi></hi>, dovuta ad un discendente del Colombini, poco aggiungeva di fatto alla successione di edizioni dell’opera del fiorentino, ad avallare il riconoscimento tributatogli dagli accademici della Crusca avrebbe pensato la già citata edizione veronese del 1817, curata da Antonio Cesari<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="10.html#footnote-029">35</ref></hi></hi> e incoraggiata da Pietro Giordani<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="10.html#footnote-028">36</ref></hi></hi>, giunta qualche anno prima dell’edizione da parte del veronese dei <hi rend="CharOverride-2">Fioretti</hi> di san Francesco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="10.html#footnote-027">37</ref></hi></hi>. Il lungo interesse del Cesari per i trecentisti e per la letteratura umanistica trovava ampio spazio nella riproposizione di un testo come quello del Belcari, approvato per di più come testo di lingua dalla considerazione degli accademici della Crusca<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="10.html#footnote-026">38</ref></hi></hi>. Già nella dedica a Gaetano Melzi, Cesari ricordava che fra le opere del secolo XIV «la Vita del B. Colombini è da mettere colle prime, per la singolare eleganza, proprietà e purezza di quella lingua Toscana, che a quel beato secolo diede il nome dell’oro»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="10.html#footnote-025">39</ref></hi></hi>, ma era nella dedica <hi rend="CharOverride-2">A’ discreti lettori </hi>che l’interesse linguistico/letterario andava a prevalere sull’intento edificante dell’opera, pure presente:</p><p rend="quotation_a">Fatte tutte le ragioni e’ vuol essere forse un 158 anni che questa Vita del Colombini, scritta da Feo Belcari, citata nel Vocabolario della Crusca, fu stampata l’ultima volta; di che ella è divenuta rarissima. E non so indovinare io medesimo, onde sia provenuta questa negligenza, ovvero oblivione d’un’opera, la quale (se altra mai) dovea essere in questo mezzo tempo ristampata più volte: conciossiaché le persone spirituali ci avevano dottrine ed esempi di virtù eccellentissime; e gli studiosi un tesoro di grazie ed eleganze Toscane, non punto meno che in qualunque s’è il miglior dettato di quel tempo. Anzi sopra di questo, un nuovo pregio mi sembra aver questa Vita; che ella fu scritta nel quattrocento con la lingua medesima del trecento; cioè conservò il medesimo natio candore e purità di lingua in quel tempo medesimo, che essa cominciava a perderlo ed a guastarsi: il che è qualche cosa simile ad un prodigio. Ma, qual che la cagion ne sia stata, io ho voluto correggere questo errore, o compensar questo danno; e l’ho ristampata, credendomi far piacere, secondo che dissi, agli studiosi ed agli spirituali. […] Un’altra n’ho avuto, non meno utile al parer mio; cioè, che le divote persone avessero un libro spirituale scritto con eleganza, sì che insieme colla stima e con l’amore della virtù, ricevessero altresì non poco diletto dalla grazia e purità della lingua; e fossero tolte alla necessità di dover attignere la pietà a quelle fecciose fonti di parlar barberesco, che vanno tuttodì per le mani<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="10.html#footnote-024">40</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Un’impostazione che sarebbe stata subito ripresa dall’edizione palermitana della <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> del Belcari giunta l’anno successivo e molto attenta, nelle motivazioni della nuova stampa, a un anno di distanza dall’edizione veronese, a denotare l’opera come testo esemplare di lingua toscana<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="10.html#footnote-023">41</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotation_a">Per conservare agli amatori del Linguaggio Toscano un Testo di lingua divenuto già rarissimo, e che forse avrebbe potuto dell’in tutto perdersi […] la quale è stata citata dagli Accademici della Crusca, ed è del buon secolo della nostra lingua. Gli amatori di essa vi troveranno quell’aurea dettatura, che dà alli Fiorentini il primato fra gli scrittori Italiani e per la semplicità del dire, e per lo agevole costrutto della narrazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="10.html#footnote-022">42</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Considerazioni di fatto ripetute anche nella successiva edizione imolese del Galeati del 1831<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="10.html#footnote-021">43</ref></hi></hi>, dove l’introduzione del Cesari all’edizione di Verona del 1817 veniva riproposta per intero. Dedicata a monsignor Chiarissimo Falconieri, arcivescovo di Ravenna e poi cardinale, l’edizione, a tre anni di distanza dalla morte, tributava un consistente omaggio allo stesso Cesari, «elegantissimo scrittore Italiano ed in perizia di lingua a niuno secondo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="10.html#footnote-020">44</ref></hi></hi>, per la riedizione del testo del Belcari; quest’ultimo fra coloro «che co loro scritti d’ogni maniera onestarono la bella nostra Italia; fra quali non ultimo luogo vuolsi dare al Belcari o si riguardi la scelta de soggetti quasi sempre sacri che imprese a trattare o ai leggiadri modi di dire di che a dovizia fornì il gentil nostro idioma»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="10.html#footnote-019">45</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Un’impostazione tutta sul versante linguistico/letterario che si sarebbe ripetuta nell’edizione milanese dell’anno successivo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="10.html#footnote-018">46</ref></hi></hi>, volume 311 della “Biblioteca scelta di opere italiane antiche e moderne”, e in quella di Parma del 1839, che si rifaceva esplicitamente alla già citata edizione imolese del 1831<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="10.html#footnote-017">47</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Edizioni che procedevano a ritmo serrato, quasi di anno in anno, a testimonianza di un riconoscimento unanime della ormai riconosciuta statura letteraria del Belcari, testimoniata dalla pubblicazione romana della <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini da Siena composta da Feo Belcari; e riveduta sopra tre testi a penna da Oderigo Rainaldi</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="10.html#footnote-016">48</ref></hi></hi>, volume primo delle <hi rend="CharOverride-5">Prose di Feo Belcari edite ed inedite sopra autografi e testi a penna raccolte e pubblicate da Ottavio Gigli</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="10.html#footnote-015">49</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>e inserita nella “<hi rend="CharOverride-6">Biblioteca classica sacra o sia Raccolta di opere religiose di celebri autori edite ed inedite dal secolo </hi>XIV<hi rend="CharOverride-6"> al XIX</hi>”.</p><p rend="text">Sebbene improntata ad un intento educativo e parenetico, la <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini ed altre prose di Feo Belcari</hi> pubblicata a Venezia nel 1854<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="10.html#footnote-014">50</ref></hi></hi>, preceduta da un’edizione napoletana del 1850 curata dal linguista Bruto Fabbricatore<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="10.html#footnote-013">51</ref></hi></hi>, non mancava di sottolineare di nuovo il carattere eminentemente letterario dell’opera. Nella dedica dell’editore «Ai giovani colti ed onesti», il volume, che riprendeva esplicitamente l’edizione romana curata dal Gigli una decina di anni prima, dichiarava non casualmente nella prefazione che «ben ne sapranno grado i nostri giovani colti, i quali tutt’altro che infastidirsi di quest’operetta, siccome d’una rancida leggenda e di niun conto, l’avranno carissima ed apprezzeranno le bellezze di lingua di cui va adorna»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="10.html#footnote-012">52</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Come si vede, sulla scia della fondamentale edizione Cesari del 1817, il successo ottocentesco dell’opera dipendeva di fatto da una crescente stima della sintesi riconosciuta alla <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> del Belcari fra un carattere di testo di riferimento per il volgare toscano e l’intento nettamente agiografico e parenetico. Tendenze destinate però a divergere con il progredire delle edizioni, che dopo la metà del secolo XIX avrebbero oscillato – fra riappropriazione del testo da parte cattolica e dichiarato interesse linguistico/letterario – nell’inserire l’opera in collane molto diverse per impianto. Se nel 1857 ad esempio la <hi rend="CharOverride-2">Vita del Beato Giovanni Colombini fondatore dei Gesuati scritta da Feo Belcari</hi> pubblicata a Monza dai Paolini andava a costituire il volume n. 40 della “<hi rend="CharOverride-6">Prima collana di vite di santi”</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="10.html#footnote-011">53</ref></hi></hi>, nel 1860 si sarebbe arrivati ad una seconda edizione senese ad opera della Commissione centrale per la diffusione dei buoni libri, con il sottotitolo <hi rend="CharOverride-2">Testo di lingua del Quattrocento</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="10.html#footnote-010">54</ref></hi></hi>, seguita alla fine del decennio da un’altra edizione senese dovuta alla Tipografia dei Sordomuti, questa volta in occasione di una pubblicazione per nozze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="10.html#footnote-009">55</ref></hi></hi>. Invece la terza edizione della stampa napoletana del 1850 a cura del Fabbricatore, comparsa nel 1874, avrebbe riportato l’opera sui binari linguistico/letterari, in un anno nel quale una <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini composta per Feo Belcari</hi> avrebbe visto, inserita nella collana “<hi rend="CharOverride-6">Biblioteca della gioventù italiana</hi>”, anche un’edizione torinese ad opera della Libreria dell’Oratorio di S. Francesco di Sales<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="10.html#footnote-008">56</ref></hi></hi>. Un interesse, quello dei Salesiani, che si sarebbe ripetuto a distanza di poco tempo, nel 1880<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="10.html#footnote-007">57</ref></hi></hi>, quando pure, insieme all’intento edificante dell’opera, veniva sottolineato esplicitamente che il Belcari «seppe unire la semplicità dei trecentisti colla precisione dei quattrocentisti facendo intanto pregustare la forbitezza e l’eleganza del cinquecento»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="10.html#footnote-006">58</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Una sintesi che se da una parte innescava il crescente successo e la diffusione dell’opera, testimoniata anche da uno scrittore come Anatole France – che se ne sarebbe servito per alcuni stralci nel romanzo <hi rend="CharOverride-2">Le Puits de sainte Claire</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="10.html#footnote-005">59</ref></hi></hi> –, sarebbe stata anche destinata a valicare il secolo, riversandosi nelle prime edizioni del Novecento. È il caso dell’edizione curata da Rodolfo Chiarini nel 1904<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="10.html#footnote-004">60</ref></hi></hi>, che, pur denotando una poco esatta conoscenza della successione delle edizioni dell’opera<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="10.html#footnote-003">61</ref></hi></hi>, finiva per sciogliere un peana inedito ai meriti del Belcari, scrittore ascetico di popolo:</p><p rend="quotation_a">L’umanesimo nel 400 è un fenomeno di semplice sovrapposizione ristretto nella cerchia di pochi intelletti aristocratici, ma la coscienza del popolo rimase ancora tutta piena della sua fede cristiana. […] Certo è che, dinanzi al giudizio di noi del secolo XX, l’opera letteraria degli umanisti appare più cospicua, più feconda, più ricca di pregi che non la modesta e semplice letteratura del volgo. Ma quanta parte di questa ci sfugge? […] L’Angelico è l’ultimo e il più perfetto dei giotteschi, il Belcari è l’ultimo e il più perfetto scrittore ascetico: tutta la purità della tradizione religiosa nazionale traspare dalle opere di quei due. Fa capo al Belcari la schiera degli scrittori ascetici. […] Il Belcari rimase il poeta del popolo e dal popolo fu onorato della più sincera ammirazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="10.html#footnote-002">62</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Posizioni confermate nell’edizione che lo stesso Chiarini curerà per la lancianese casa editrice Carabba dieci anni dopo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="10.html#footnote-001">63</ref></hi></hi>, significativo numero 43 della collana “Scrittori nostri”, che in qualche modo avrebbe chiuso il percorso inaugurato dal Cesari nel 1817:</p><p rend="quotation_a">Il Belcari, poeta religioso, temperò la maniera del vecchio Iacopone da Todi; e, tra gli autori di sacre Rappresentazioni, fu, certo, il più valoroso e ispirato, a ragione salutato maestro da una schiera di rimatori cari al popolo, come Mastro Antonio di Guido, Filippo Lapaccini, Ser Antonio di Mariano Mari, Francesco Albizzi, il Bianco Gesuato, e molti altri. […] Il merito, pel quale il nome del Belcari giustamente sopravvive – e qui perfettamente consuonano il giudizio del Giordani e quello di Anatole France – sta nelle prose. Come l’anonimo volgarizzatore del «Floretum» francescano, traducendo dal latino delle leggende agiografiche, il nostro sceglieva frasi e parole e si formava uno stile snello e purgato, aggiungendo un non so che di elegantemente composto alla leggera trama della sua lingua natia, ch’era quella del popolo. […] Di qua pigliando e traducendo, di là, ampliando, parafrasando e svolgendo, sulla scorta di documenti contemporanei ai fatti, secondo un disegno artistico non repugnevole alla verità storica e conforme alla fede dell’autore, senza dar parte eccessiva alla fantasia, se non in quanto essa si esplicasse nella pittura di singoli quadretti; il Belcari riuscì a scrivere una delle più belle prose quattrocentesche, anzi, a dipingere una pia storia, che, stesa in color sulla tela, si affermerebbe opera dell’Angelico.</p><p rend="quotation_a">Quale grazia e semplicità pittorica soavissima hanno nel cap. XV, il miracolo dei cavoli, e nel XVII, quello dell’insalata e de’ fiori; nel XIX, l’aneddoto di Giovanni d’Ambrogio ferito e di Vico di Noddo risanato; nel XXI, l’infermità di Vanni da Montecchiello e il suo trasporto notturno ad Arezzo; nel XXIII, la conversione d’un contadino; e il miracolo del fuoco, nel XXVI; e lo splendore del B. Giovanni, nel XXVIII! Sono tanti quadretti pieni di vita spirituale e di verità! Così, è bellissima, nel cap. XXIX, la conversione di Caterina, come nel XXXVI, il miracolo della lattuga, e 1’incontro dei servi di Dio col papa Urbano, a Corneto, e la morte del Colombini e il breve ritratto della sua persona, che occupano i punti più belli dei capp. XXXIX, XLV, e XLIX.</p><p rend="quotation_a">Ma in tutta questa prosa, aurea davvero, unico è il fondamento della bellezza: uno scriver sincero, secondo che la fantasia e il cuore insieme commossi andavan dettando; un adoperare con pronto magistero, ma pianamente, la lingua, senza studio né sforzo, e colla giusta coscienza ch’essa, per sè medesima, era capace di rivestire immediatamente e nobilmente il pensiero.</p><p rend="text">Riprese negli anni Cinquanta del secolo scorso, le edizioni della <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi> del Belcari avrebbero visto infatti il quasi esclusivo prevalere del carattere esemplare ed edificante del testo, soprattutto ad opera delle numerose ristampe a carattere popolare incentivate dalle Edizioni Paoline<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="10.html#footnote-000">64</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Andretta E., <hi rend="CharOverride-2">Salviani, Ippolito</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, XC, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2017.</p><p rend="bib_indx_bib">Belcari F., <hi rend="CharOverride-2">Istoria, vita e miracoli di santo Bernardino, </hi><hi rend="Strong">I</hi>n Firenze, appresso Lorenzo Arnesi, 1615.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Lauda e sonetti due di Feo Belcari</hi>, <hi rend="Strong">Firenze, s. e., 1810</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Il Prato</hi>, a cura di R. Maisano, D’Aurea Editore, Napoli 1982.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Rappresentatione d’Abraam, et Isaac</hi>, In Venetia &amp; poi in Treuigi, appresso Girolamo Righettini, 1636. </p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">La Rappresentatione d’Abraam, et Isaac</hi>, In Trevigi, &amp; in Padoa et in Vicenza, per Giacomo Lauezari, [sec. XVII].</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Rappresentatione e festa di Abram, et Isac suo figliuolo</hi>, In Siena &amp; in Pistoia, per Pier’Antonio Fortunati, s. d. [sec. XVII].</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">La rappresentatione della annuntiatione di nostra Donna. Con vna aggiunta di due capitoli bellissimi</hi>, In Siena, alla Loggia del Papa, 1608.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">La rappresentazione di san Giouanni Batista quando andò nel diserto</hi>, Stampata in Firenze, appresso Zanobi Bisticci, alla piazza di S. Apolinari, 1601.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">La rappresentatione di san Giouanni Battista quando ando nel deserto. Aggiuntoui nel fine alcune stanze, e di nuouo ricorretta</hi>, In Siena, alla Loggia del papa, 1613.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">La rappresentatione di santo Panuntio eremita: doue si rappresenta la conuersione d’vno, che era stato ladrone di strada. Nuouamente corretta, e ristampata</hi>, In Siena, alla Loggia del papa, 1606.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Le rappresentazioni ed altre di lui poesie edite ed inedite citate come testo di lingua nel Vocabolario degli Accademici della Crusca</hi>, I. Moutier, Firenze 1833.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita beati Iohannis de Colombinis de Senis, reducta de vulgari in latinum per Antonium de Senis episcopum Fulginatensem</hi> (Biblioteca Ambrosiana, Milano, ms. H 26 sup., cc. 1r-57v).</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del Beato Giovanni Colombini</hi>, Firenze, Nicolò di Lorenzo, [1477].</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini da Siena fondatore de’ Giesuati con parte della vita d’alcuni altri de’ Gesuati</hi>, In Roma, Ristampata da Giacomo Dragondelli, 1659.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini da Siena fondatore dell’Ordine de’ padri Gesuati composta da Feo di Feo Belcari cittadino fiorentino. Di nuovo fatta ristampare da Guglielmo Ferdinando Colombini Fiorentino discendente di Siena</hi>, In Firenze, Nella Stamperia Imperiale, l’anno 1763.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini da Siena fondatore de’ poveri Gesuati con parte della vita d’alcuni primi suoi compagni</hi>, Verona, Tipografia erede Merlo, 1817.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">La vita del beato Giovanni Colombini da Siena e di alcuni frati Gesuati. Composta per Feo Belcari. Testo di lingua</hi>, Palermo, Dalla Tipografia di Giuseppe Assenzio, 1818.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini da Siena fondatore de’ poveri Gesuati composta per Feo Belcari</hi>, Per Ignazio Galeati, Imola 1831.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Gio. Colombini da Siena fondatore de’ poveri gesuati con parte della vita d’alcuni primi suoi compagni scritta da Feo Belcari. Ristampata sull’edizione dell’abate Antonio Cesari di Verona</hi>, Per G. Silvestri, Milano 1832.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Gio. Colombini da Siena fondatore de’ poveri Gesuati composta per Feo Belcari</hi>, Per Pietro Fiaccadori, Parma 1839.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini da Siena composta da Feo Belcari; e riveduta sopra tre testi a penna da Oderigo Rainaldi</hi>, Salviucci, Roma 1843.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini da Siena, fondatore de’ poveri gesuati composta per Feo Belcari; con annotazioni di Bruto Fabricatore</hi>, Dalla Stamperia Del Vaglio, Napoli 1850.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini ed altre prose di Feo Belcari</hi>, Nel priv. Stabilimento nazionale di G. Antonelli, Venezia 1854.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del Beato Giovanni Colombini fondatore dei Gesuati scritta da Feo Belcari</hi>, Tip. dell’Istituto dei Paolini, Monza 1857.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini, sanese di Feo Belcari</hi>, Commissione centrale per la diffusione dei buoni libri, Siena 1860.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Gio. Colombini da Siena, fondatore de’ poveri gesuati scritta da Feo Belcari</hi>, Tip. Sordo-muti, Siena 1869.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini composta per Feo Belcari</hi>, Tipografia e Libreria dell’Oratorio di S. Francesco di Sales, Torino 1874.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del b. Giovanni Colombini composta per Feo Belcari</hi>, Tipografia e libreria salesiana, Torino 1880.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del Beato Giovanni Colombini da Siena a cura del Dott. Rodolfo Chiarini</hi>, R. Carabba Editore, Lanciano 1914.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del b. Giovanni Colombini da Siena. Antologia a cura di Paolo Cherubelli</hi>, Scalini di Grigna, Milano 1950.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, Edizioni Paoline, Milano 1960.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini. Introduzione e note Giuseppina Romagnoli-Robuschi</hi>, Edizioni Paoline, Bari 1961-1966. </p><p rend="bib_indx_bib">Bonafede G., <hi rend="CharOverride-2">Proemio al pio Lettore</hi>, in Id., <hi rend="CharOverride-2">Il Colombino di Giesv, Ouero Vita, Virtù, Miracoli, e Dottrina del B. Gio. Colombino da Siena, Fondatore del sacro Ordine de’ Giesvati. Libri quattro</hi>, In Roma, Appresso Francesco Caualli, 1642, n. p.</p><p rend="bib_indx_bib">Centi S., De Benedictis R., De Gregorio M., <hi rend="CharOverride-2">La </hi>Vita del beato Giovanni Colombini <hi rend="CharOverride-2">di Feo Belcari da racconto agiografico a testo di lingua</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Il fuoco sacro dei Gesuati. L’eredità culturale del Colombini e dei suoi seguaci. Catalogo della mostra bibliografica</hi>, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati 28 febbraio-28 marzo 2018, Società Bibliografica Toscana [Sinalunga, Tipografia Rossi], Torrita di Siena 2018, pp. 5-9.</p><p rend="bib_indx_bib">Chiarini R., <hi rend="CharOverride-2">Feo Belcari e la sua vita del beato Colombini</hi>, Prem. Stab. Tipo-Lit. Ettore Sinatti, Arezzo 1904.</p><p rend="bib_indx_bib">Cioni A., <hi rend="CharOverride-2">Bibliografia delle sacre rappresentazioni</hi>, Sansoni Antiquariato, Firenze 1961.</p><p rend="bib_indx_bib">Colombe de Batines P., <hi rend="CharOverride-2">Bibliografia delle antiche rappresentazioni italiane sacre e profane stampate nei secoli XV e XVI</hi>, Per la Società Tipografica, Firenze 1852.</p><p rend="bib_indx_bib">De Gregorio M., <hi rend="CharOverride-2">“Ad istantia di Giovanni d’Alessandro libraro”. Percorsi editoriali a Siena nel primo Cinquecento</hi>, in G. Borghini, D. Danesi, M. De Gregorio, L. di Corato (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Siena bibliofila. Collezionismo librario a Siena su Siena</hi>, Protagon, Siena 2009, pp. 29-54.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Landi, Giovanni</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli italiani</hi>, LXIII, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2004, pp. 384-385.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Questione di stile. Cambi di prospettiva nell’edizione della </hi>Vita del beato Giovanni Colombini <hi rend="CharOverride-2">di Feo Belcari</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Le fusa del gatto. Libri, librai e molto altro</hi>, Società Bibliografica Toscana [Sinalunga, Tipografia Rossi], Torrita di Siena 2013, pp. 97-124.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">Fioretti di S. Francesco. Edizione fatta sopra la fiorentina del MDCCXVIII, corretta e migliorata con vari mss. e stampe antiche</hi>, Verona, Dalla Tipografia di Paolo Libanti, 1822.</p><p rend="bib_indx_bib">France A., <hi rend="CharOverride-2">Le Puits de sainte Claire</hi>, Calmann Lévy, Paris 1895.</p><p rend="bib_indx_bib">Gagliardi I., <hi rend="CharOverride-2" >«I Pauperes Yesuati» tra esperienze religiose e conflitti istituzionali</hi>, Herder, Roma 2004.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Morigia, Paolo</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, LXXVI, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2012, pp. 843-845.</p><p rend="bib_indx_bib">Gamba B., <hi rend="CharOverride-2">Notizie intorno alle opere di Feo Belcari pubblicate da Bartolomeo Gamba di Bassano</hi>, Milano, per Cairo e Compagno, 1808.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Alcune operette di Bartolommeo Gamba bassanese dall’autore medesimo raccolte rivedute e ammendate</hi>, Milano, Per Giovanni Silvestri, 1827.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX</hi>, Co’ tipi del Gondoliere, Venezia 1839.</p><p rend="bib_indx_bib">Giordani P., <hi rend="CharOverride-2">Lettere</hi>, a cura di G. 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Del r.p.f. Paolo Morigi milanese dell’Ordine di giesuati di san Girolamo diuiso in sei libri. Ne’ quai si racconta la miracolosa vita del b. Giouanni Colombini, fondatore di esso Ordine con parte delle sante vite d’alcuni frati della medesima religione, molte essemplari…</hi>, In Vinetia, presso Domenico, &amp; Gio. Battista Guerra fratelli, 1582.</p><p rend="bib_indx_bib">Pardi G.,<hi rend="CharOverride-2"> Della vita e degli scritti di G. Colombini da Siena, </hi><hi rend="CharOverride-2" >«Bullettino senese di storia</hi> patria», II, 1895. pp. 1-50; 197-230.</p><p rend="bib_indx_bib">Prunai G., <hi rend="CharOverride-2">Bettini, Antonio</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, IX, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1967, pp. 746-747.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">Regole, e constitvtioni Della Congregatione de Frati Giesuati di S. Girolamo del B. Gio. Colombino, estratte, e compilate da Constitutioni vniuersali, e particolari de Sommi Pontefici. Dalla Regola di S. Agostino, dalle Regole, che secondo la Santa mente del medesimo B. Fondatore, diede il B. Gio. da Tossignano Vescouo di Ferrara, e da vari stabilimenti di più Capitoli Generali del medesimo Ordine; così ridotte a distinta forma, &amp; facile intelligenza a fine di più esatta osseruatione per determinatione della stessa Religione...</hi>, In Ferrara, per Giuseppe Gironi Stamp. Episcop., 1641.</p><p rend="bib_indx_bib">Riva S., <hi rend="CharOverride-2">Da Feo Belcari a Giacomo Leopardi: vicende di un testo greco</hi>, «La Rassegna», XXIV, 1916, pp. 104-108.</p><p rend="bib_indx_bib">Sander M., <hi rend="CharOverride-2">Le livre à figures italien depuis 1467 jusqu’à 1530</hi>, U. Hoepli, Milano 1942-1943.</p><p rend="bib_indx_bib">Scapecchi P., <hi rend="CharOverride-2">Niccolò di Lorenzo</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, LXXVIII, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2013, pp. 414-415.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">Tavola delle abbreviature degli autori e dei testi da’ quali sono tratti gli esempi citati nel Vocabolario degli Accademici della Crusca</hi>, Coi tipi di M. Cellini e C. alla Galileiana, Firenze 1862.</p><p rend="bib_indx_bib">Timpanaro S., <hi rend="CharOverride-2">Cesari, Antonio</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, XXIV, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1980, pp. 151-158.</p><p rend="bib_indx_bib">Tinti P., <hi rend="CharOverride-2">Misinta (Misintis), Bernardino</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, LXXV, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2011, pp. 45-47.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">Vocabolario degli Accademici della Crusca, in questa terza impressione nuovamente corretto, e copiosamente accresciuto…</hi>, In Firenze, Nella Stamperia dell’Accademia della Crusca, 1691.</p><p rend="bib_indx_bib">Volpi F., <hi rend="CharOverride-2">Lo scienziato tipografo: Ippolito Salviani e le edizioni casanatensi delle sue opere</hi>, 2020, &lt;http://www.casanatense.it/index.php/it/gli-editoriali/50-gli-editoriali/75-loscienziato-tipografo. html&gt; (10/2020).</p><p rend="bib_indx_bib">Zeno A., <hi rend="CharOverride-2">Dissertazioni vossiane di Apostolo Zeno cioè giunte e osservazioni intorno agli storici italiani che hanno scritto latinamente, rammentati dal Vossio nel III libro de Historicis Latinis, Tomo I</hi>, In Venezia, Per Giambatista Albrizzi q. Gir., 1752.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-063-backlink">1</ref></hi>	Il testo costituisce una redazione rielaborata di quanto pubblicato in M. De Gregorio, <hi rend="CharOverride-2">Questione di stile. Cambi di prospettiva nell’edizione della </hi>Vita del beato Giovanni Colombini <hi rend="CharOverride-2">di Feo Belcari</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>in <hi rend="CharOverride-2">Le fusa del gatto. Libri, librai e molto altro</hi>, Società Bibliografica Toscana [Sinalunga, Tipografia Rossi], Pienza 2013, pp. 97-124. Si rinvia a questo saggio per notizie più ampie e per la bibliografia. Un sunto anche in S. Centi, R. De Benedictis, M. De Gregorio, <hi rend="CharOverride-2">La </hi>Vita del beato Giovanni Colombini <hi rend="CharOverride-2">di Feo Belcari da racconto agiografico a testo di lingua</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Il fuoco sacro dei Gesuati. L’eredità culturale del Colombini e dei suoi seguaci. Catalogo della mostra bibliografica</hi>, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati 28 febbraio-28 marzo 2018, Società Bibliografica Toscana [Sinalunga, Tipografia Rossi], Torrita di Siena 2018, pp. 5-9.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-062-backlink">2</ref></hi>	Sull’autore cfr. S. Impellizzeri, <hi rend="CharOverride-2">La letteratura bizantina</hi>, Sansoni/Accademia, Firenze 1975, pp. 200-201, 426. Non esiste un’edizione critica del <hi rend="CharOverride-2">Prato spirituale</hi>. L’edizione corrente fa riferimento a J.P. Migne, <hi rend="CharOverride-2">Patrologia, series græca</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>LXXXVII, 3, pp. 2852-3112. Una traduzione italiana a cura di Riccardo Maisano: F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Il Prato</hi>, D’Aurea Editore, Napoli 1982.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-061-backlink">3</ref></hi>	Sulle edizioni dell’opera tra Firenze e Siena cfr. P. Colombe de Batines, <hi rend="CharOverride-2">Bibliografia delle antiche rappresentazioni italiane sacre e profane stampate nei secoli XV e XVI</hi>, Per la Società Tipografica, Firenze 1852, pp. 8-9; M. Sander, <hi rend="CharOverride-2">Le livre à figures italien depuis 1467 jusqu’</hi><hi rend="CharOverride-2">à 1530</hi>, U. Hoepli, Milano 1942-1943, n. 6116n; A. Cioni, <hi rend="CharOverride-2">Bibliografia delle sacre rappresentazioni</hi>, Sansoni Antiquariato, Firenze 1961, p. 70 n. 28.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-060-backlink">4</ref></hi>	Per le altre sacre rappresentazioni del Belcari edite nel corso del Cinquecento si rinvia al <hi rend="CharOverride-2">Censimento nazionale delle edizioni italiane del XVI secolo</hi> (EDIT16).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-059-backlink">5</ref></hi>	F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del Beato Giovanni Colombini</hi>, Nicolò di Lorenzo, Firenze [1477]. Per una biografia e per la bibliografia su Niccolò di Lorenzo vedi la voce di Piero Scapecchi in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, LXXVIII, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2013, pp. 414-415.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-058-backlink">6</ref></hi>	Il ms. in Biblioteca Ambrosiana, Milano, ms. H 26 sup., cc. 1r-57v: Feo Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita beati Iohannis de Colombinis de Senis, reducta de vulgari in latinum per Antonium de Senis episcopum Fulginatensem</hi>. Altre versioni mss. in Biblioteca Marciana, Venezia: ms. Ital. V. 45 (5861), cc. 1r-103v; ms. Ital. V. 66 (5674), ff. 1r-37v. Sul Bettini (Antonio da Siena), vescovo di Foligno, morto in odore di santità nell’ottobre 1487 nel senese convento di San Girolamo, cfr. G. Prunai, <hi rend="CharOverride-2">Bettini, Antonio</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, IX, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1967, pp. 746-747.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-057-backlink">7</ref></hi>	Per magistrum Aruntem de Arundis, Impressum Brixie 1505 die III Iunii.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-056-backlink">8</ref></hi>	P. Tinti, <hi rend="CharOverride-2">Misinta (Misintis), Bernardino</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, LXXV, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2011, pp. 45-47.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-055-backlink">9</ref></hi>	B. Gamba, <hi rend="CharOverride-2">Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX</hi>, Co’ tipi del Gondoliere, Venezia 1839, p. 32.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-054-backlink">10</ref></hi>	A. Zeno, <hi rend="CharOverride-2">Dissertazioni vossiane di Apostolo Zeno cioè giunte e osservazioni intorno agli storici italiani che hanno scritto latinamente, rammentati dal Vossio nel III libro de Historicis Latinis, Tomo I</hi>, In Venezia, Per Giambatista Albrizzi q. Gir., 1752, p. 86.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-053-backlink">11</ref></hi>	Gamba, <hi rend="CharOverride-2">Serie dei testi di lingua…</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>cit., p. 32n. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-052-backlink">12</ref></hi>	Su di lui e sulla sua attività editoriale cfr. M. De Gregorio, <hi rend="CharOverride-2">Landi, Giovanni</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli italiani</hi>, LXIII, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2004, pp. 384-385; Id., <hi rend="CharOverride-2">“Ad istantia di Giovanni d’Alessandro libraro”. Percorsi editoriali a Siena nel primo Cinquecento</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>in G. Borghini, D. Danesi, M. De Gregorio, L. di Corato (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Siena bibliofila. Collezionismo librario a Siena su Siena</hi>, Protagon, Siena 2009, pp. 29-54.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-051-backlink">13</ref></hi>	D. Moreni, <hi rend="CharOverride-2">Bibliografia storico-ragionata della Toscana</hi>, I, Presso Domenico Ciardetti, Firenze 1805, p. 101.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-050-backlink">14</ref></hi>	In Venetia, ne la contra di Santa Maria Formosa [all’insegna della Speranza], 1554.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-049-backlink">15</ref></hi>	Sul Salviani cfr. la relativa voce di E. Andretta in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, XC, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2017, e, di recente, anche F. Volpi, <hi rend="CharOverride-2">Lo scienziato tipografo: Ippolito Salviani e le edizioni casanatensi delle sue </hi><hi rend="CharOverride-2">opere</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>2020, &lt;http://www.casanatense.it/index.php/it/gli-editoriali/50-gli-editoriali/75-lo-scienziato-tipografo. html&gt; (10/2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-048-backlink">16</ref></hi>	Feo Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini da Siena, fondatore dell’Ordine delli Iesuati. Con parte della vita di alcuni altri delli Iesuati, cosa molto divota et utile alla edificatione dell’anima</hi>, In Roma, ex officina Salviana, 1558 cit., p. [5]. Particolarmente aspro il giudizio del Gamba su questa edizione: «Quanto al merito di quest’edizione debbo ritrattare il favorevole giudizio datone altre volte, avendomi fatto osservare il mio dotto ed egregio amico ab. Michele Colombo, che da ventitre sole pagine, da esso esaminate, poté trarsi una lista di più di cinquanta tra errori di stampa ed altre notabili negligenze. Il P. Cesari in oltre osservò, che in questa stampa l’editore licenziosamente si parte dalle altre due, aggiugnendo, levando e mutando» (Gamba, <hi rend="CharOverride-2">Serie dei testi di lingua…</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>cit., p. 32).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-047-backlink">17</ref></hi>	P. Morigia, <hi rend="CharOverride-2">Historia dell’origine di tutte le religioni, che sin’ ad hora sono state al mondo, con gli autori di quelle. &amp; in che prouincia, &amp; sotto qual imperatore, &amp; papa; &amp; in che tempo hebbero i loro principij…</hi><hi rend="CharOverride-8">,</hi> In Venetia, appresso Pietro da Fino, 1569, cc. 80v-102r. Per le successive ristampe dell’opera nel corso del secolo XVI cfr. il <hi rend="CharOverride-2">Censimento nazionale delle edizioni italiane del XVI secolo</hi> (EDIT16).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-046-backlink">18</ref></hi>	Cfr. Id., <hi rend="CharOverride-2">Paradiso de’ Giesvati. Del r.p.f. Paolo Morigi milanese dell’Ordine di giesuati di san Girolamo diuiso in sei libri. Ne’ quai si racconta la miracolosa vita del b. Giouanni Colombini, fondatore di esso Ordine con parte delle sante vite d’alcuni frati della medesima religione, molte essemplari…</hi>, In Vinetia, presso Domenico, &amp; Gio. Battista Guerra fratelli, 1582. Sul Morigia (Morigi, o Moriggi) cfr. fra l’altro I. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">Morigia, Paolo</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, LXXVI, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2012, pp. 843-845; Id. «I Pauperes Yesuati» tra esperienze religiose e conflitti istituzionali, Herder, Roma 2004, pp. 284-312 e <hi rend="CharOverride-2">passim</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-045-backlink">19</ref></hi>	P. Morigia, <hi rend="CharOverride-2">A i molto reverendi Padri diffinitori, priori, et à gli altri Padri, &amp; fratelli della Congregatione de’ Giesuati di S. Girolamo</hi>, in Id., <hi rend="CharOverride-2">Paradiso de’ Giesvati…</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>cit<hi rend="CharOverride-2">.</hi>, <hi rend="CharOverride-9">n. p.</hi> Sull’opera il Pardi avrebbe annotato che, nonostante le lamentele del Morigia riguardo al testo del Belcari, considerato «tutto pieno, et ripieno d’infiniti errori, et è di sentimenti tutto corrotto, et di stilo rozzo senza alcuna regola d’ortografia», in realtà «non ha fatto se non copiare il libro del Belcari […], accomodandolo al gusto corrotto suo e del suo tempo […], col guastarne la semplicità e con l’aggiungervi, non già particolari sconosciuti, ma vuote amplificazioni e squarci retorici» (G. Pardi, <hi rend="CharOverride-2">Della vita e degli scritti di G. Colombini da Siena</hi>, «Bullettino senese di storia patria», II, 1895, p. 14. Il virgolettato del Morigia a p. [LIX]). In nota Pardi avrebbe giustificato in parte il Morigia, messo fuori strada secondo l’autore dall’aver usato anch’egli l’edizione romana del 1556, «la quale non solo, come nota il Cesari, si parte dall’altre aggiungendo, levando e mutando, ma è piena zeppa d’errori di stampa» (<hi rend="CharOverride-2">ibidem</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-044-backlink">20</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Regole, e constitvtioni Della Congregatione de Frati Giesuati di S. Girolamo del B. Gio. Colombino, estratte, e compilate da Constitutioni vniuersali, e particolari de Sommi Pontefici. Dalla Regola di S. Agostino, dalle Regole, che secondo la Santa mente del medesimo B. Fondatore, diede il B. Gio. da Tossignano Vescouo di Ferrara, e da vari stabilimenti di più Capitoli Generali del medesimo Ordine; così ridotte a distinta forma, &amp; facile intelligenza a fine di più esatta osseruatione per determinatione della stessa Religione...</hi>, In Ferrara, per Giuseppe Gironi Stamp. Episcop., 1641.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-043-backlink">21</ref></hi>	G. Bonafede, <hi rend="CharOverride-2">Proemio al pio Lettore</hi>, in Id., <hi rend="CharOverride-2">Il Colombino di Giesv, Ouero Vita, Virtù, Miracoli, e Dottrina del B. Gio. Colombino da Siena, Fondatore del sacro Ordine de’ Giesvati. Libri quattro</hi>, In Roma, Appresso Francesco Caualli, 1642, n. p.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-042-backlink">22</ref></hi>	F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini da Siena fondatore de’ Giesuati con parte della vita d’alcuni altri de’ Gesuati</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>In Roma, Ristampata da Giacomo Dragondelli, 1659. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-041-backlink">23</ref></hi>	Gamba, <hi rend="CharOverride-2">Serie dei testi di lingua italiana e di altri esemplari del bene scrivere</hi>…, cit., p. 24.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-040-backlink">24</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Notizie intorno alle opere di Feo Belcari pubblicate da Bartolomeo Gamba di Bassano</hi>, Per Cairo e Compagno, Milano 1808.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-039-backlink">25</ref></hi>	Per Giovanni Silvestri, Milano 1827. Si fa riferimento a questa edizione nelle successive citazioni dell’opera.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-038-backlink">26</ref></hi>	Ivi, p. 67.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-037-backlink">27</ref></hi>	Ivi, pp. 68-69.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-036-backlink">28</ref></hi>	Ivi, pp. 83-84.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-035-backlink">29</ref></hi>	F. Belcari,<hi rend="CharOverride-2"> Vita del beato Giovanni Colombini da Siena fondatore de’ poveri Gesuati con parte della vita d’alcuni primi suoi compagni</hi>, Tipografia erede Merlo, Verona 1817.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-034-backlink">30</ref></hi>	Su questo cfr. Id.,<hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">Le rappresentazioni ed altre di lui poesie edite ed inedite citate come testo di lingua nel Vocabolario degli Accademici della Crusca</hi>, I. Moutier, Firenze 1833.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-033-backlink">31</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Vocabolario degli Accademici della Crusca, in questa terza impressione nuovamente corretto, e copiosamente accresciuto…</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>In Firenze, Nella Stamperia dell’Accademia della Crusca, 1691.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-032-backlink">32</ref></hi>	Cfr. a questo proposito anche <hi rend="CharOverride-2">Tavola delle abbreviature degli autori e dei testi da’ quali sono tratti gli esempi citati nel Vocabolario degli Accademici della Crusca</hi>, In Firenze, coi tipi di M. Cellini e C. alla Galileiana, 1862, pp. 17-18. In questa sede vengono citate le <hi rend="CharOverride-2">Laudi</hi> in due edizioni quattrocentine, le <hi rend="CharOverride-2">Prose</hi> nell’edizione Salviucci (Roma,1843-1844), le <hi rend="CharOverride-2">Rappresentazioni</hi> (Moutier, Firenze, 1833), i Sonetti nell’edizione del <hi rend="CharOverride-2">Saggio di rime di diversi autori che fiorirono dal XV fino al XVIII secolo</hi> (Ronchi, Firenze, 1825).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-031-backlink">33</ref></hi>	La citazione del Belcari si sarebbe ripetuta anche nella quarta edizione. Cfr. <hi rend="CharOverride-2">Vocabolario degli Accademici della Crusca. Quarta impressione…</hi>, In Firenze, Appresso Domenico Maria Manni, 1729.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-030-backlink">34</ref></hi>	Cfr. F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini da Siena fondatore dell’Ordine de’ padri Gesuati composta da Feo di Feo Belcari cittadino fiorentino</hi><hi rend="CharOverride-2">. Di nuovo fatta ristampare da Guglielmo Ferdinando Colombini Fiorentino discendente di Siena</hi>, In Firenze, Nella Stamperia Imperiale, l’anno 1763.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-029-backlink">35</ref></hi>	Sul Cesari cfr. S. Timpanaro, <hi rend="CharOverride-2">Cesari, Antonio</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, XXIV, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1980, pp. 151-158.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-028-backlink">36</ref></hi>	Il Giordani avrebbe definito il Belcari <hi rend="CharOverride-2">«un arancio in gennaio, un frutto del Trecento nel Quattrocento» (lettera a Antonio Cesari, 24 febbr. 1817</hi>, cit. in M. Marti, <hi rend="CharOverride-2">Belcari, Feo,</hi> in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, VII, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1970, p. 549). Cfr. anche la lettera del Giordani al Cesari, da Milano, 10 apr. 1817: «Il Colombino poi mi pare più fortunato; perché deve piacere agli amici della lingua, e agli amici della religione: e di questo vi lodo e vi ringrazio e vi abbraccio che pur siate persuaso di risuscitarlo» (P. Giordani, <hi rend="CharOverride-2">Lettere</hi>, a cura di G. Ferretti, I, Laterza, Bari 1937, p. 92). Lo stesso Giordani ne avrebbe scritto al Leopardi pochi giorni dopo: «Le sarò gratissimo se, per quanto si può, aiuterà il Cesari nella ristampa del Belcari. […] Ma il Belcari non è dantesco nel senso che dispiacerebbe costì! È uno scrittor purissimo, e d’umilissima semplicità, come le Vite de’ Santi Padri, ch’ella avrà, o della edizione del Manni o di quella del Cesari, e ch’io la prego di leggere, come la prosa che a me è paruta la più bella e soave d’Italia» (Pietro Giordani a Giacomo Leopardi, Milano, il dì dell’Ascensione, 1817, ivi, p. 99). Il Leopardi si sarebbe impegnato molto nella ricerca di associati per l’edizione del Belcari curata dal Cesari. Cfr. la lettera a Pietro Giordani, Recanati 30 aprile 1817 («Quanto al Belcari io mi struggo di procurarle associati e di mostrarle il desiderio ardentissimo che ho di servirla come posso. […] Farò il possibile, con gran dolore le dico che ci spero poco, perché, se di questa io parlassi ad alcuno qui, crederebbero che s’intendesse di qualche brava lingua di porco; e quanto ai devoti, i quali ella dice che vorranno piuttosto leggere una cosa bene che male scritta, questo m’arrischio a dirle che non è vero» (G. Leopardi, <hi rend="CharOverride-2">Epistolario… con le iscrizioni greche triopee da lui tradotte… raccolto e ordinato da Prospero Viani</hi>, vol. I, Felice Le Monnier, Firenze 1849, pp. 30-31). Cfr. anche lettere successive al Giordani da Recanati, 20 giugno 1817, p. 45 e 8 agosto 1817, p. 51. Sul Giordani cfr. di recente G. Monsagrati, <hi rend="CharOverride-2">Giordani, Pietro</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Dizionario biografico degli Italiani</hi>, LV, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2000, pp. 219-226.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-027-backlink">37</ref></hi>	Cfr. <hi rend="CharOverride-2">Fioretti di S. Francesco. Edizione fatta sopra la fiorentina del MDCCXVIII, corretta e migliorata con vari mss. e stampe antiche</hi>, Dalla Tipografia di Paolo Libanti, Verona 1822. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-026-backlink">38</ref></hi>	Un bilancio sulla fortuna tipografica delle opere del Belcari non può prescindere dalle molte edizioni cinquecentine delle sue sacre rappresentazioni. Si rinvia per queste a Edit16 e all’Opac-SBN. Edizioni che si sarebbero rarefatte nel corso dei secoli successivi al Cinquecento. Fra queste, quelle di san Giovanni Battista (<hi rend="CharOverride-2">La rappresentazione di san Giouanni Batista quando andò nel diserto</hi>, Stampata in Firenze, appresso Zanobi Bisticci, alla piazza di S. Apolinari, 1601; <hi rend="CharOverride-2">La rappresentatione di san Giouanni Battista quando ando nel deserto. Aggiuntoui nel fine alcune stanze, e di nuouo ricorretta</hi>, In Siena, alla Loggia del papa, 1613); quella di Abraam e Isaac (<hi rend="CharOverride-2">Rappresentatione d’Abraam, et Isaac</hi>, In Venetia &amp; poi in Treuigi, appresso Girolamo Righettini, 1636; <hi rend="CharOverride-2">Rappresentatione e festa di Abram, et Isac suo figliuolo</hi>, In Siena &amp; in Pistoia, per Pier’Antonio Fortunati, s. d. [sec. XVII]; <hi rend="CharOverride-2">La rappresentatione d’Abraam, et Isaac</hi>, In Trevigi, &amp; in Padoa et in Vicenza, per Giacomo Lauezari, [sec. XVII]; quella di san Panunzio (<hi rend="CharOverride-2">La rappresentatione di santo Panuntio eremita: doue si rappresenta la conuersione d’vno, che era stato ladrone di strada. </hi><hi rend="CharOverride-2">Nuouamente corretta, e ristampata</hi>, In Siena, alla Loggia del papa, 1606); quella dell’annunciazione alla Vergine (<hi rend="CharOverride-2">La rappresentatione della annuntiatione di nostra Donna. Con vna aggiunta di due capitoli bellissimi</hi>, In Siena, alla Loggia del Papa, 1608). Va anche registrata un’edizione secentina dell’<hi rend="CharOverride-2">Istoria, vita e miracoli di santo Bernardino</hi> (In Firenze, appresso Lorenzo Arnesi, 1615). Un caso a parte è costituito dal volgarizzamento operato dal Belcari del <hi rend="CharOverride-2">Prato spirituale</hi>. Questa opera, pubblicata insieme alle vite dei Santi Padri, ha avuto ampia fortuna tipografica fra XVI e XVIII secolo. Per un quadro delle edizioni si rinvia all’Opac-SBN. Sul volgarizzamento e su alcune aggiunte operate dal Belcari cfr. S. Riva,<hi rend="CharOverride-2"> Da Feo Belcari a Giacomo Leopardi: vicende di un testo greco</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>«La Rassegna», XXIV, 1916, pp. 104-108.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-025-backlink">39</ref></hi>	Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini da Siena fondatore de’ poveri Gesuati con parte della vita d’alcuni primi suoi compagni</hi>, cit., p. 6.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-024-backlink">40</ref></hi>	Ivi, pp. 9-10, 14-15. Va segnalata l’edizione, solo qualche anno prima della <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> curata dal Cesari, di alcune composizioni del Belcari: <hi rend="CharOverride-2">Lauda e sonetti due di Feo Belcari</hi>, Firenze, s. e., 1810 (ed. di 40 esemplari numerati).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-023-backlink">41</ref></hi>	F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">La vita del beato Giovanni Colombini da Siena e di alcuni frati Gesuati. Composta per Feo Belcari. Testo di lingua</hi>, Dalla Tipografia di Giuseppe Assenzio, Palermo 1818.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-022-backlink">42</ref></hi>	Ivi, p. III.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-021-backlink">43</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini da Siena fondatore de’ poveri Gesuati composta per Feo Belcari</hi>, Per Ignazio Galeati, Imola 1831.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-020-backlink">44</ref></hi>	Ivi, p. [III].</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-019-backlink">45</ref></hi>	Ivi, p. [V].</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-018-backlink">46</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Gio. Colombini da Siena fondatore de’ poveri gesuati con parte della vita d’alcuni primi suoi compagni scritta da Feo Belcari. Ristampata sull’edizione dell’abate Antonio Cesari di Verona</hi>, Per G. Silvestri, Milano 1832.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-017-backlink">47</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Gio. Colombini da Siena fondatore de’ poveri Gesuati composta per Feo Belcari</hi>, Per Pietro Fiaccadori, Parma 1839.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-016-backlink">48</ref></hi>	Salviucci, Roma 1843.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-015-backlink">49</ref></hi>	[S.l.,,s.n.] [Roma, Tipografia Salviucci], 1843-1844. 5 voll.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-014-backlink">50</ref></hi>	F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini ed altre prose di Feo Belcari</hi>, Nel priv. stabilimento nazionale di G. Antonelli, Venezia 1854.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-013-backlink">51</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini da Siena, fondatore de’ poveri gesuati composta per Feo Belcari; con annotazioni di Bruto Fabricatore</hi>, Dalla Stamperia Del Vaglio, Napoli 1850. Seconda ed. 1856.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-012-backlink">52</ref></hi>	Id.,<hi rend="CharOverride-2"> Vita del beato Giovanni Colombini ed altre prose di Feo Belcari</hi>, cit., p. III.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-011-backlink">53</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del Beato Giovanni Colombini fondatore dei Gesuati scritta da Feo Belcari</hi>, Tip. dell’Istituto dei Paolini, Monza 1857.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-010-backlink">54</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini, sanese di Feo Belcari</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Commissione centrale per la diffusione dei buoni libri, Siena 1860.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-009-backlink">55</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Gio. Colombini da Siena, fondatore de’ poveri gesuati scritta da Feo Belcari</hi>, Tip. Sordo-muti, Siena 1869.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-008-backlink">56</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del B. Giovanni Colombini composta per Feo Belcari</hi>, Tipografia e Libreria dell’Oratorio di S. Francesco di Sales, Torino 1874.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-007-backlink">57</ref></hi>	Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del b. Giovanni Colombini composta per Feo Belcari</hi>, Tipografia e libreria salesiana, Torino 1880.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-006-backlink">58</ref></hi>	Ivi, p. 5. Una terza ed. nel 1884.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-005-backlink">59</ref></hi>	Calmann Lévy, Paris 1895.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-004-backlink">60</ref></hi>	R. Chiarini, <hi rend="CharOverride-2">Feo Belcari e la sua vita del beato Colombini</hi>, Prem. Stab. Tipo-Lit. Ettore Sinatti, Arezzo 1904 (il testo della <hi rend="CharOverride-2">Vita</hi> del Colombini in appendice, pp. 3-109).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-003-backlink">61</ref></hi>	«Da noi è più di mezzo secolo che non s’è più né stampata né letta quell’aurea prosa ch’è la “Vita del Colombini”» (pp. V-VI).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-002-backlink">62</ref></hi>	Ivi, pp. X, XII, XXII.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-001-backlink">63</ref></hi>	F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del Beato Giovanni Colombini da Siena a cura del Dott. Rodolfo Chiarini</hi>, R. Carabba Editore, Lanciano 1914.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-7"><ref target="10.html#footnote-000-backlink">64</ref></hi>	Si citano alcune edizioni in merito: F. Belcari, <hi rend="CharOverride-2">Vita del b. Giovanni Colombini da Siena. Antologia a cura di Paolo Cherubelli</hi>, Scalini di Grigna, Milano 1950 (“All’insegna della Baita Van Gogh”); Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini</hi>, Edizioni Paoline, Milano 1960 (“<hi rend="CharOverride-6">Maestri</hi>. I grandi scrittori di tutti i tempi e di tutte le letterature”; 83); Id., <hi rend="CharOverride-2">Vita del beato Giovanni Colombini. Introduzione e note Giuseppina Romagnoli-Robuschi</hi>, Edizioni Paoline, Bari 1961<hi rend="CharOverride-7">2</hi>-1962<hi rend="CharOverride-7">4</hi> (“Maestri”. 83)-1963<hi rend="CharOverride-7">5</hi>-1963<hi rend="CharOverride-7">6</hi>-1966<hi rend="CharOverride-7">8</hi>.</p>
      
      
      
      
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          <bibl n="37750">Belcari F., Vita del beato Giovanni Colombini da Siena fondatore dell’Ordine de’ padri Gesuati composta da Feo di Feo Belcari cittadino fiorentino. Di nuovo fatta ristampare da Guglielmo Ferdinando Colombini Fiorentino discendente di Siena, In Firenze, Ne</bibl>
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          <bibl n="37794">Regole, e constitvtioni Della Congregatione de Frati Giesuati di S. Girolamo del B. Gio. Colombino, estratte, e compilate da Constitutioni vniuersali, e particolari de Sommi Pontefici. Dalla Regola di S. Agostino, dalle Regole, che secondo la Santa mente del medesimo B. Fondatore, diede il B. Gio. da Tossignano Vescouo di Ferrara, e da vari stabilimenti di più Capitoli Generali del medesimo Ordine; così ridotte a distinta forma, &amp;amp; facile intelligenza a fine di più esatta osseruatione per determinatione della stessa Religione..., In Ferrara, per Giuseppe Gironi Stamp. Episcop., 1641.</bibl>
          <bibl n="37795">Riva S., Da Feo Belcari a Giacomo Leopardi: vicende di un testo greco, &amp;#171;La Rassegna&amp;#187;, XXIV, 1916, pp. 104-108.</bibl>
          <bibl n="37796">Sander M., Le livre &amp;#224; figures italien depuis 1467 jusqu’&amp;#224; 1530, U. Hoepli, Milano 1942-1943.</bibl>
          <bibl n="37797">Scapecchi P., Niccol&amp;#242; di Lorenzo, in Dizionario biografico degli Italiani, LXXVIII, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2013, pp. 414-415.</bibl>
          <bibl n="37798">Tavola delle abbreviature degli autori e dei testi da’ quali sono tratti gli esempi citati nel Vocabolario degli Accademici della Crusca, Coi tipi di M. Cellini e C. alla Galileiana, Firenze 1862.</bibl>
          <bibl n="37799">Timpanaro S., Cesari, Antonio, in Dizionario biografico degli Italiani, XXIV, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1980, pp. 151-158.</bibl>
          <bibl n="37800">Tinti P., Misinta (Misintis), Bernardino, in Dizionario biografico degli Italiani, LXXV, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2011, pp. 45-47.</bibl>
          <bibl n="37801">Vocabolario degli Accademici della Crusca, in questa terza impressione nuovamente corretto, e copiosamente accresciuto…, In Firenze, Nella Stamperia dell’Accademia della Crusca, 1691.</bibl>
          <bibl n="37802">Volpi F., Lo scienziato tipografo: Ippolito Salviani e le edizioni casanatensi delle sue opere, 2020, &amp;lt;http://www.casanatense.it/index.php/it/gli-editoriali/50-gli-editoriali/75-loscienziato-tipografo. html&amp;gt; (10/2020).</bibl>
          <bibl n="37803">Zeno A., Dissertazioni vossiane di Apostolo Zeno cio&amp;#232; giunte e osservazioni intorno agli storici italiani che hanno scritto latinamente, rammentati dal Vossio nel III libro de Historicis Latinis, Tomo I, In Venezia, Per Giambatista Albrizzi q. Gir., 1752.</bibl>
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