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        <title type="main" level="a">Storia di un paradosso. Il mito di Giorgio Luti in Età Moderna</title>
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            <forename>Lorenzo</forename>
            <surname>Manenti</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Le vestigia dei gesuati</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-228-7</idno>) by </resp>
          <name>Isabella Gagliardi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.19</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay resumes, with new historical sources, the research concerning the biography of the Sienese Jesuat Giorgio Luti, the prophecy of 1491 attributed to him and the exegetical evolution of this text in the Modern Age, published in Giorgio Luti da Siena a Lucca. Il viaggio di un mito fra Umanesimo e Controriforma, Siena, Accademia degli Intronati (Monografie di storia e letteratura senese, XV) 2008. The essay is divided into two parts. The first is a study of historical sources on Giorgio Luti in the Venetian area. The second part is dedicated to the study of historians from Lucca who lived between the XVI and XVIII centuries: Gherardo Sergiusti, Giovanni Cividale, Giuseppe Bonafede and Giovanni Domenico Mansi. They paid attention to the content of the Sienese prophecy for the description about wars and devastation of the Towers of Lucca, the conversion of Islamic peoples to Christianity, thanks to a company of Lucca men and women, attributing a meaning of political pacification and religious palingenesis. Overall, however, the evolution of the myth about Giorgio Luti, paradoxically, reflects in particulary the identity crisis of the Jesuats between the XV and XVI centuries.</p>
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            <item>Hagiography</item>
            <item>Political History of Italy</item>
            <item>Prophecy</item>
            <item>Religious Culture</item>
            <item>Sacred Art</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.19<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.19" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Storia di un paradosso. Il mito di Giorgio Luti in Età Moderna</p><p rend="h1_author">Lorenzo Manenti</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold CharOverride-1">Sommario</hi>: Il saggio qui presentato riprende ed amplifica con nuove fonti storiche, a distanza di anni, le ricerche riguardanti la biografia del gesuato senese Giorgio Luti, la profezia del 1491 a lui attribuita e l’evoluzione esegetica di questo testo nell’età moderna, edite nel testo monografico <hi rend="CharOverride-2">Giorgio Luti da Siena a Lucca. Il viaggio di un mito fra Umanesimo e Controriforma</hi>, Accademia degli Intronati (Monografie di storia e letteratura senese, XV), Siena 2008. Il saggio si suddivide in due parti. La prima parte è uno studio intorno alle fonti storiche su Giorgio Luti in area veneziana. La seconda parte <hi >è dedicata allo studio di storici lucchesi vissuti fra XVI e XVIII secolo come Gherardo Sergiusti, Giovanni Cividale, Giuseppe Bonafede e Giovanni Domenico Mansi, i quali dedicarono attenzione al contenuto della profezia del frate senese per la descrizione delle guerre e devastazioni delle</hi> Torri di Lucca, la conversione dei popoli islamici al cristianesimo grazie ad una compagnia di uomini e donne lucchesi, attribuendone un significato di pacificazione politica e di palingenesi religiosa. Nel complesso, tuttavia, l’evoluzione del mito di Giorgio Luti riflette paradossalmente la crisi d’identità dei gesuati tra XV e XVI secolo.</p><p rend="h2 ParaOverride-1">1. Il gesuato Giorgio Luti nelle fonti storiche veneziane</p><p rend="text">Nell’elenco dei codici manoscritti del complesso monastico di San Michele a Murano, un tempo dimora dei monaci benedettini camaldolesi, vi è una minuziosa notizia riguardante la presenza nella biblioteca di un’agiografia sui santi e beati senesi, dal titolo <hi rend="CharOverride-2">Ristretto delle vite dei Fasti Sanesi, tradotte in italiano</hi>; nonostante ripetute ricerche nelle biblioteche veneziane, ad oggi il codice è irreperibile e l’unica fonte disponibile sembrerebbe consistere in questo elenco settecentesco, dal quale almeno è possibile trarre le informazioni necessarie ad inquadrarne il contenuto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="19.html#footnote-036">1</ref></hi></hi>. Il manoscritto in oggetto (per comodità lo chiameremo da ora in avanti <hi rend="CharOverride-2">Ristretto</hi>), infatti, consisteva nella traduzione e trascrizione in italiano di testi scelti dall’edizione dei <hi rend="CharOverride-2">Fasti Senenses </hi>edita nel 1660<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="19.html#footnote-035">2</ref></hi></hi>, attribuiti ai gesuiti Sebastiano Conti e Giuseppe Ferrari, membri dell’Accademia degli Intronati di Siena, con un probabile contributo anche di altri accademici come Camillo Finetti, Bartolomeo Cervini e Baldassarre Chigi. Il <hi rend="CharOverride-2">Ristretto</hi> aveva il seguente indice complessivo.</p><p rend="quotation_b">Passitea Crogi, fondatrice delle cappuccine di Siena<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="19.html#footnote-034">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="quotation_b">Onorata Orsina ne’ Saracini, ex antiquo ms. di Bellisarii Bulgarini.</p><p rend="quotation_b">Santa Caterina Benincasa.</p><p rend="quotation_b">Beato Stefano Agazzari, ampliatore dell’ordine de’ Canonici Regolari.</p><p rend="quotation_b">Beato Piero Teulano Pettinaio, del terzo Ordine di S. Francesco.</p><p rend="quotation_b">Beato Pietro da Rosia detto il Piangente dell’Ordine Romitano di S. Agostino.</p><p rend="quotation_b">Beati Pietro e Demetrio martiri, dell’Ordine de’ Minori.</p><p rend="quotation_b">Beata Caterina Colombini, fondatrice delle monache Ingiesuate.</p><p rend="quotation_b">Beato Antonio Ortolano da Santa Reina, dell’Ordine de’ Minori.</p><p rend="quotation_b">Matteo Guerradetto volgarmente detto il padre Teio, fondatore della Congregazione dei Sacri Chiodi.</p><p rend="quotation_b">Beato Alberto Bendini da Sartiano, dell’Ordine de’ Minori.</p><p rend="quotation_b">Beato Nicola Cerretani, dell’Ordine Romitano di S. Agostino.</p><p rend="quotation_b">Orazio de’ Vecchi, della Compagnia di Gesù.</p><p rend="quotation_b">Caterina Vanini, monaca convertita.</p><p rend="quotation_b">Beato Giovanni Colombini, fondatore degli Ingiesuati.</p><p rend="quotation_b">Beato Filippo Mancini, romito.</p><p rend="quotation_b">Lucrezia la Sanese (dicitur familiae Chigiae).</p><p rend="quotation_b">Giorgio Luti, dell’Ordine degli Ingiesuati.</p><p rend="quotation_b">Niccolò Fortiguerra dell’Ordine de’ Predicatori, vescovo di Aleria.</p><p rend="quotation_b">Beato Giacomo de’ Montieri, volgarmente detto il Murato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="19.html#footnote-033">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Sebbene frammentaria, la notizia è utile alla comprensione dell’importanza storica raggiunta dai gesuati a Venezia: Giovanni e Caterina Colombini insieme al senese Giorgio Luti, su 21 citati (i beati Pietro e Demetrio erano posti all’interno di un unico testo) rappresentano un numero per consistenza paragonabile ai francescani e domenicani elencati. Al primo impatto, stupisce la scelta di trascrivere la vita di Giorgio Luti all’interno di un <hi rend="CharOverride-2">Excerpta</hi> di carattere agiografico, rispetto a personaggi ben più celebri, accostandolo addirittura ai diretti fondatori di questa famiglia religiosa. Ciò è da considerarsi, tuttavia, uno dei diversi paradossi legati alla storia del gesuato Giorgio Luti e la divulgazione del suo mito nei secoli legati alla Controriforma cattolica. L’irreperibilità del codice in questione non spiega infatti le motivazioni della presenza di Giorgio Luti tra le glorie gesuate; tantomeno si può pensare a scelte riconducibili a particolari committenze, poco credibili in un contesto monastico posto in un’isola. </p><p rend="text">Un caso simile al <hi rend="CharOverride-2">Ristretto delle vite dei Fasti Sanesi</hi>, ancora a Venezia, è il codice intitolato <hi rend="CharOverride-2">Fasti sacri di Siena, stampati in latino dall’Accademia Intronata nell’anno 1660 e tradotti da diversi dell’istessa Accademia</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="19.html#footnote-032">5</ref></hi></hi> appartenuto al nobile cavaliere gerosolomitano Giuseppe Tommaso Farsetti nel Settecento. Come nel <hi rend="CharOverride-2">Ristretto </hi>è stata operata una scelta di testi da trascrivere, con una rosa di nomi più ampia. Rispetto al precedente elenco, il cerchio si allarga a 28 voci biografiche per 29 nominativi. Ecco l’elenco con i titoli ed i riferimenti alle pagine con le dovute correzioni rispetto al manoscritto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="19.html#footnote-031">6</ref></hi></hi>. </p><p rend="quotation_b">Vita di santa Caterina Benincasa, 29 aprile, P.S.C (cc. 3-30).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Pietro Lecetano Pettinaio, del terz’ordine di S. Francesco, 5 dicembre, P.S.C. (cc. 31-54).</p><p rend="quotation_b">Vita di Passitea Crogi, fondatrice delle cappuccine di Siena, 13 maggio, P.S.C. (cc. 55-98).</p><p rend="quotation_b">Vita di Onorata Orsini Saracini, 16 marzo, P.S.C. (cc. 99-124).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Giovanni Colombini, fondator dell’ordine de’ Giesuati, 31 luglio, P.S.C. (cc. 125-141).</p><p rend="quotation_b">Vita della beata Caterina Colombini, fondatrice delle monache giesuate , 20 ottobre - P.S.C. (cc. 142-149). </p><p rend="quotation_b">Vita de’ beati Pietro e Demetrio martiri, dell’Ordine de’ Minori , 13 aprile, P.S.C. (cc. 150-156).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Antonio Ortolano da S. Reina, dell’Ordine de’ Minori, 20 gennaro, P.S.C. (cc. 157-165).</p><p rend="quotation_b">Vita della beata vedova Bonizella Cacciaconti, 6 maggio, P.S.C. (cc. 166-174).</p><p rend="quotation_b">Vita di Caterina Vannini, monaca convertita, 30 luglio, P.S.C. (cc. 175-193).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Alberto Bandini da Sarteano, dell’Ordine de’ Minori, 15 agosto, P.S.C. (cc. 194-200). </p><p rend="quotation_b">Vita del beato Stefano Agazzarri, ampliatore dell’Ordine de’ Canonici Regolari, 28 ottobre, P.S.C. (cc. 201-209).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Pietro da Rosia detto il Piangente, dell’Ordine Romitano di S. Agostino, P.S.C. (cc. 210-213).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Niccolò Cerretani dell’Ordine Romitano di S. Agostino, 12 maggio, P.S.C. (cc. 214-217).</p><p rend="quotation_b">Vita di Orazio de’ Vecchi della Compagnia di Giesù, 14 dicembre, P.S.C. (cc. 218-226).</p><p rend="quotation_b">Vita di Matteo Guerra detto volgarmente il padre Teio, fondatore della Congregazione de’ Sacri Chiodi, 26 settembre, P.S.C. (cc. 227-237).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Filippo Mancini romita, luglio, P.S.C. (cc. 238-248).</p><p rend="quotation_b">Vita di Lucrezia la Senese, P.S.C. (cc. 249-255).</p><p rend="quotation_b">Vita di Bartolomeo Carosi volgarmente detto il Brandano, maggio, B.C. (cc. 256-271).</p><p rend="quotation_b">Vita della beata Aldobrandesca Ponzi, 26 aprile, B.G. (cc. 272-275).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Giovanni Incontri dell’Ordine eremitano di S. Agostino, 4 aprile, C.F. (cc. 276-277).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Umberto Accarigi, 20 maggio, C.F. (cc. 278-279).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Niccolò Bandinelli dell’Ordine Eremitano di S. Agostino, 4 aprile, C.F. (cc. 280-283).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Giovanni Martinozzi martire dell’Ordine de’ Minori, 15 aprile, C.F. (cc. 284-286).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Alberto arciprete di Colle, 17 agosto, C.F. (cc. 286-288).</p><p rend="quotation_b">Vita del beato Sorore fondatore dello Spedale di Siena, P.A.C. (cc. 289-300).</p><p rend="quotation_b">Vita di sant’Ansano Anici, Battista di Siena, 1 dicembre, C.F. (cc. 301-305).</p><p rend="quotation_b">Vita di Bernardino Albizechi, B.G. (cc. 306-315). </p><p rend="text">Da questo codice, facilmente si evince la parziale somiglianza all’indice del <hi rend="CharOverride-2">Ristretto</hi>; altrettanto si riscontra l’esclusione del gesuato Giorgio Luti dall’elenco delle trascrizioni agiografiche per finire retrocesso nell’elenco dei nomi in cui, bizzarramente, si indica come da ricordare nel mese di gennaio senza un giorno specifico<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="19.html#footnote-030">7</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Nella medesima area geografica ed arco temporale (fine XVII-inizio XVIII), ambedue gli excerpta agiografici erano in controtendenza rispetto alla rappresentazione iconografica ufficiale stabilita dai membri della congregazione gesuata veneziana. È sufficiente, infatti, entrare nella chiesa di San Girolamo dei gesuati alle Zattere (poi <hi rend="CharOverride-2">S. Maria della Visitazione</hi> e successivamente <hi rend="CharOverride-2">degli Artigianelli</hi>) ed ammirare lo splendido soffitto ligneo a cassettoni con 58 tavole, attribuito al marchigiano Pietro Agabiti e allievi (prima metà del XVI secolo), per scoprire che le ‘glorie gesuate’ sono 4 e collocati quasi in posizione centrale ma non lontano dall’altare: Giovanni Tavelli da Tossignano, Francesco Vincenti, Giovanni Colombini e Antonio Bettini. Come si evince dallo schema qui ricostruito, le figure sono inserite in parallelo secondo uno schema incrociato in cui i padri fondatori della prima confraternita senese (Giovanni Colombini e Francesco Vincenti) formano una diagonale ed i due vescovi di Ferrara e Foligno (Giovanni Tavelli e Antonio Bettini) l’altra linea. La scelta iconografica operata nel Cinquecento all’interno di questo piccolo ma ricco ed importante cenobio è di fatto chiarissima: celebrare i fasti della congrega, esaltando nel trionfo del cielo i fondatori e contestualmente coloro che avevano contribuito nel Quattrocento ad una trasformazione istituzionale e culturale della trecentesca «brigata de’ povari», il primo per la scrittura delle <hi rend="CharOverride-2">Constitutiones</hi> del 1425 ed il Bettini per i suoi trattati di teologia morale<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="19.html#footnote-029">8</ref></hi></hi>. Di fatto, dipingere Giovanni Tavelli e Antonio Bettini in abiti vescovili significava soprattutto affermare la volontà di traghettare i confratelli verso l’accettazione della definitiva trasformazione in <hi rend="CharOverride-2">Ordo</hi> canonico nonché le dignità e cariche ecclesiastiche. Invero, se apparentemente il soffitto veneziano sembra ottemperare lo scopo, la storia archivistica dei <hi rend="CharOverride-2">fratres</hi> veneziani nega in buona parte questa volontà collocando questi confratelli come un gruppo religiosi dediti principalmente al lavoro di carattere officinale di spezieria ed alla prestazione di aiuto-soccorso dei facchini presso l’attracco delle Zattere, che assicurerà col tempo un elevato grado di consenso sociale ed istituzionale, tale da conferire nel Cinquecento varie esenzioni fiscali sullo sfruttamento dell’approdo in questione<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="19.html#footnote-028">9</ref></hi></hi>; altresì le fonti documentarie fin qui pervenute, piuttosto frammentarie, rivelano che essi si contentavano di partecipare alle funzioni religiose a qualunque ora del giorno presso chiese e parrocchie limitrofe, dunque vi era poco o nessun interesse dei gesuati alle Zattere verso i doveri sacerdotali e le dignità ecclesiastiche<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="19.html#footnote-027">10</ref></hi></hi>. Nella configurazione delle 58 immagini di Agapiti è assente l’immagine di Giorgio Luti dal consesso celeste tra santi, martiri e profeti, benché la sua vicenda biografica sembrerebbe esser stata quantomeno abbozzata nel seicentesco <hi rend="CharOverride-2">Ristretto</hi> e, ipotesi più remota, aver trovato anche una forma di divulgazione orale o scritta della <hi rend="CharOverride-2">Profezia</hi> a lui attribuitagli. </p><p rend="h2">2. La profezia di Giorgio Luti e la sua esegesi</p><p rend="quotation_a">Chiamovi povari e ’l profeta vi chiamò sanatori della Chiesa.</p><p rend="quotation_a">(Giovanni delle Celle, 1367)</p><p rend="text">La <hi rend="CharOverride-2">Profezia del venerando frate gesuato Giorgio Luti</hi>, nato a Siena il 18 settembre 1465<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="19.html#footnote-026">11</ref></hi></hi>, ebbe gran risalto nel capoluogo lucchese ed in alcune località italiane per la diffusione manoscritta e a stampa di un testo profetico in cui vi è narrata una vicenda del 1491, riguardante il Luti e Girolamo Franciotti da Carrara, nobile cittadino lucchese<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="19.html#footnote-025">12</ref></hi></hi>. La tipologia testuale di riferimento è piuttosto inusuale per una profezia-vaticinio. La sua lettura segue uno stile narrativo simile alla parabola religiosa, alternando varie fasi di dialogo diretto tra le parti, che tuttavia si conclude in una sorta di formula di testimonianza giurata resa in un tribunale da Girolamo Franciotti in veste di relatore. Al Franciotti, Giorgio Luti avrebbe rivelato una serie di avvenimenti riconducibili alle Guerre d’Italia («hanno da esser grandissime guerre e massime per l’Italia») con il crollo delle torri, simbolo del potere politico e della ricchezza, per volere di Dio come castigo contro la superbia che regna in città. Vi è una prevalente <hi rend="CharOverride-2">renovatio</hi> spirituale in cui la Chiesa seguirà quasi la stessa sorte delle torri perché essa dovrà rinnovarsi: «Et allora ordinerà il papa e la Chiesa Romana come si haverà da governare secondo il timore di Dio». La conclusione profetica si chiude nella rivelazione che «una Compagnia di uomini e donne» sarebbero partiti in futuro da Lucca per predicare il Vangelo e convertire i Turchi al cristianesimo.</p><p rend="text">Dal punto di vista della tipologia testuale, la profezia si presenta divergente nella forma rispetto ai vaticini circolanti in Italia e in Europa fra XV e XVI secolo di cui fu oggetto la fondamentale ricerca di Ottavia Niccoli, ancora oggi da considerarsi come punto di partenza in questo particolare campo<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="19.html#footnote-024">13</ref></hi></hi>. La peculiarità che si evince all’interno della narrazione è nell’elemento della «ripresa temporale» con il saluto tra i protagonisti ed un appuntamento tra loro a distanza di otto giorni. Sotto questo profilo, le fonti manoscritte conservate nelle biblioteche pubbliche di Lucca<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="19.html#footnote-023">14</ref></hi></hi> e Siena<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="19.html#footnote-022">15</ref></hi></hi>, contenenti oracoli e vaticini divulgati nelle due località nel medesimo periodo storico, non hanno offerto un possibile paragone formale. Fuori dal contesto italiano, le <hi rend="CharOverride-2">Predizioni delle dodici sibille</hi>, raccolte a Monaco nel 1571<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="19.html#footnote-021">16</ref></hi></hi>, ma soprattutto le varie versioni delle medievali <hi rend="CharOverride-2">Profezie di Merlino</hi> circolate in volgare grazie ad una traduzione veneziana cinquecentesca, offrono qualche spunto di riflessione per alcune ipotesi<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="19.html#footnote-020">17</ref></hi></hi>. La radice del testo di Giorgio Luti riprende vagamente nella forma una versione delle <hi rend="CharOverride-2">Visioni di Merlino</hi> circolata a Siena nel Rinascimento, in cui vi è un preambolo descrittivo narrato da un personaggio chiamato «maestro Antonio» il quale presenta Merlino che enuncia in una cornice di dialogo le sorti future locali e italiane<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="19.html#footnote-019">18</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Per quanto concerne il contenuto e la sua esegesi, invece, la Profezia di Giorgio Luti offre una varietà di argomenti, non ultimo anche quello della diffusione della Riforma protestante a Lucca e in Toscana, tale da impedire l’inserimento in un singolo contesto<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="19.html#footnote-018">19</ref></hi></hi>. Anzitutto, predomina il segmento allegorico della palingenesi sociale e politica attraverso la povertà. Riallacciandoci alla citazione di Giovanni delle Celle «Chiamovi povari e ’l profeta vi chiamò sanatori della Chiesa», il povero è nel medesimo tempo rinnovatore e profeta; essa è tratta da una lettera diretta nel 1367 da Giovanni delle Celle a Giovanni Colombini e a tutta la comunità dei primi confratelli gesuati da lui radunati<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="19.html#footnote-017">20</ref></hi></hi>. Apre a profonde e non facili riflessioni intorno alla figura di Giorgio Luti e la sua profezia, tali da aver reso necessaria una revisione verso quanto è stato scritto e pubblicato in passato. Rispetto alla linea storica tracciata dalla congregazione gesuata, infatti, il testo riferito a Giorgio Luti rappresenta una sorta di <hi rend="CharOverride-2">unicum</hi> per i gesuati. Singolare, ad esempio, è la testimonianza di Gherardo Sergiusti nel <hi rend="CharOverride-2">Sommario de’ successi della città di Lucca</hi>; il cronista qui sostiene che nella venuta dell’imperatore Carlo V e del papa Paolo III a Lucca nel 1541 si possa configurare la realizzazione di «una profetia manifestatasi a Girolamo da Carrara nell’horto di San Girolamo di Lucca»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="19.html#footnote-016">21</ref></hi></hi>. Nella sua interpretazione, Sergiusti cita esclusivamente Girolamo Franciotti come testimone di una rivelazione avvenuta nell’orto di San Girolamo. Poiché il cronista lucchese morì lasciando incompiuto il suo <hi rend="CharOverride-2">Sommario</hi> proprio nel 1541, è verosimile immaginare che la suddetta profezia potrebbe essere in realtà un testo divulgato oralmente dai frati di S. Girolamo a Lucca in quegli anni allo scopo di propagandare l’arrivo del papa e dell’imperatore nel capoluogo in quell’anno, poi successivamente perfezionato con l’attribuzione al frate gesuato ed al Franciotti per recuperare la memoria dei singoli soggetti affinché «Spiritum nolite extinguere prophetias, nolite spernere», ossia non si estingua e disperda l’antico spirito dei gesuati. In altre parole, la <hi rend="CharOverride-2">Profezia di Giorgio Luti</hi> è da intendersi come un messaggio di facile lettura in cui ciascuno poteva trovare facilmente trovare possibili identificazioni allegoriche di ampio respiro, persino sul piano maschile-femminile nel risvolto missionario di conversione al cristianesimo.</p><p rend="text">Nel consultare le<hi rend="CharOverride-2"> Historie di Lucca di Giuseppe Civitale </hi>del 1570<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="19.html#footnote-015">22</ref></hi></hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>il<hi rend="CharOverride-2"> Paradiso de’ Giesuati</hi> del Morigia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="19.html#footnote-014">23</ref></hi></hi>, i riferimenti agiografici di Bonafede<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="19.html#footnote-013">24</ref></hi></hi> e Gianbattista Rossi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="19.html#footnote-012">25</ref></hi></hi>, ed infine i <hi rend="CharOverride-2">Fasti Senenses</hi> dei gesuiti, si riscontra un evidente cambiamento esegetico della Profezia in cui, anziché aprire alla molteplicità, si tende a chiudere l’intero significato in un solo accesso interpretativo; il caso più originale sembra essere offerto dai gesuiti Sebastiano Conti e Giuseppe Ferrari che, per così dire, racchiusero il mito di Giorgio Luti in un testo latino dove il frate viene indicato come patrono e protettore da invocarsi contro le pubbliche calamità, piuttosto che come profeta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="19.html#footnote-011">26</ref></hi></hi>. La lettura storico-agiografica in età moderna offre certo un’ampia vista di casistiche teologico-morali in cui trovare possibili chiavi esegetiche intorno al caso in questione; tuttavia molti sono i limiti che si possono evidenziare, riscontrabili anche nella biografia settecentesca inedita su Giorgio Luti attribuibile ad Ansano Luti in cui si celebrano i nobili fasti della famiglia rimestando le fonti già note ed edite sul personaggio senza apportare alcuna concreta novità<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="19.html#footnote-010">27</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">L’esegesi della profezia di Giorgio Luti deve partire necessariamente dal riferimento agli anni del presunto trasferimento di Giorgio Luti dal cenobio Siena a quello di Lucca (1489-1491). Questi anni coincidono con un delicatissimo periodo per i gesuati, in cui la diatriba annosa tra l’anima conservatrice e quella favorevole alla transizione canonica con struttura piramidale stava causando una disgregazione interna e varie fuoriuscite, specie dopo i capitoli generali del 1485, 1489 e 1491 in cui l’istituzione del Visitatore generale manifestò numerose opposizioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="19.html#footnote-009">28</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Escludendo il testo dalla sua attendibilità tra vero e falso, esso è di riflesso il frutto del dibattito interno di quegli anni che evidentemente fu un dibattito scomodo. Il mancato approfondimento sull’impatto di questa profezia all’interno delle comunità gesuate fra XVI e XVII secolo, senza escludere in questo percorso anche le pagine del gesuato Paolo Morigia, ne è una prova diretta. La profezia di Giorgio Luti presenta inoltre vari tratti in cui è possibile realizzare un’analisi vicina ai propositi delle varie anime gesuate abbracciando l’ideale della costituzione di una <hi rend="CharOverride-2">Respublica cristiana</hi>. Anzitutto, comprende ed idealizza l’Apocalisse all’interno di una metamorfosi temporale e spirituale guidata da una compagnia laicale («uomini che haveranno donne e senza») partita da Lucca, città che è da considerarsi tra le località in cui la Riforma protestante ha segnato enormemente il dibattito culturale in età moderna, fino ad incidere nell’assetto sociale post-Tridentino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="19.html#footnote-008">29</ref></hi></hi>. La pacificazione ed il rinnovamento sembrano essere le due chiavi tematiche che racchiudono in sé i due boccioli di rosa a fine aprile. Il problema è che nessuna apocatastasi, per quanto suggestiva, avrebbe potuto fermare la ‘morte annunciata’ dei gesuati. Appare infatti quantomeno paradossale che i gesuati, inseriti tra gli ordini mendicanti nel 1567, non contribuiscano a diffondere lo spirito della profezia del proprio confratello affidando buona parte della divulgazione della sua memoria a membri estranei ad essa. Ciò ha indebolito tutto l’impianto della dubbiosa scrittura narrativa del 1491, trasformando il frate senese in uno dei tanti modelli di vita spirituale presenti nelle agiografie dell’Italia moderna. Del tutto fuorvianti, ad esempio, sembrano essere le pagine del <hi rend="CharOverride-2">Colombino di Giesù </hi>di Giuseppe Bonafede dei Chierici Regolari della Madre di Dio, perché nell’intento di costruire un’identità dottrinaria per i gesuati, i vari protagonisti del trattato di Bonafede sono spesso accostati ad un paragone forzato con i Francescani<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="19.html#footnote-007">30</ref></hi></hi>. Nel <hi rend="CharOverride-2">Colombino di Giesù</hi> vi è un eccesso retorico che troppo spesso confonde le idee, sebbene nel testo non manchino notizie di pubblica utilità: si cita ad esempio il notaio Domenico da Monticchiello come fonte principale nel carteggio di Giovanni Colombini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="19.html#footnote-006">31</ref></hi></hi>; altrettanto interessante è la correlazione tra Bonafede e il vescovo di Siena Ascanio Piccolomini (dedicatario dell’opera)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="19.html#footnote-005">32</ref></hi></hi>, che conferma il diretto interessamento dell’ordinario diocesano come promotore della ricostruzione filologica avvenuta nel XVII secolo a Siena sui culti religiosi, culminante nella stesura dei <hi rend="CharOverride-2">Fasti Senenses</hi> lungo le varie fasi dalla versione italiana a quella definitiva in latino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="19.html#footnote-004">33</ref></hi></hi>. Andrebbe indagato specificamente in futuro, invece, il legame tra i Chierici Regolari della Madre di Dio e i gesuati per l’alta considerazione manifestata da Giuseppe Buonafede e continuata nel <hi rend="CharOverride-2">Diario sacro antico e moderno</hi> di Giovanni Domenico Mansi, anche in riferimento allo studio su Giorgio Luti. Mansi infatti, come il Bonafede, nella narrazione esegetica della profezia in questione non nasconde una certa ammirazione per quella che sembra un atto di conversione della famiglia Franciotti dalla vita mondana alla fede cattolica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="19.html#footnote-003">34</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nonostante il panorama di apparente pubblico consenso che spazia dai trattati storici alle testimonianze indirette, con la trasformazione in <hi rend="CharOverride-2">Ordo</hi> canonico la congregazione gesuata anziché rafforzarsi si è sgretolata. Nel clima di incertezza e di crisi vocazionale all’interno dell’Ordine dei gesuati nella seconda metà del Seicento, è fondamentale ricordare Giorgio Luti perché tra le ultime professioni di fede, proprio a San Girolamo a Siena dove tutto era iniziato, vi è il quindicenne Pietro Maria Luti che il 27 maggio 1668 mutò nome in Giorgio per riverenza al suo avo, mentre Cristoforo Landi scelse il nome di Giovanni per ricordare il fondatore, al cospetto di Clemente Viva (ultimo priore di S. Girolamo a Siena)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="19.html#footnote-002">35</ref></hi></hi>. Pochi mesi dopo l’Ordine sarebbe stato soppresso il 6 dicembre 1668 da papa Clemente IX<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="19.html#footnote-001">36</ref></hi></hi>. Paradossalmente la storia gesuata è stata caratterizzata da questo mito controverso di Giorgio Luti, in cui forse i gesuati non hanno saputo coltivare le potenzialità della profezia attribuitagli. Eppure la sintesi di questo paradosso sta nel fatto che, nel non avere un’identità definita, la profezia di Giorgio Luti può ben rispecchiare l’evoluzione storica gesuata. </p><p rend="h2">Appendice</p><p rend="caption_table ParaOverride-2">CHIESA DI SAN GIROLAMO ALLE ZATTERE<lb/>Schema del Soffitto a cassettoni<lb/>(Pietro Agabiti e scolari – prima metà del XVI secolo)</p><table rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTablePara-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Matteo evangelista</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Paolo </p>
							<p rend="table ParaOverride-3">Apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">IL SALVATORE</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Pietro </p>
							<p rend="table ParaOverride-3">apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giovanni evangelista</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Agostino</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">santo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giovanni </p>
							<p rend="table ParaOverride-3">Apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Andrea</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">Apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giacomo apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Silvestro</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">papa</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Modesto</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">vescovo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Tommaso</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giacomo</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Filippo</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">Apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Gregorio</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">papa</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giovanni</p>
							<p rend="table ParaOverride-3"> Tavelli da Tossignano</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Bartolomeo apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Matteo Apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Simone apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giovanni Colombini</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Francesco Vincenti</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Taddeo apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giovanni Battista</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Mattia </p>
							<p rend="table ParaOverride-3">apostolo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Antonio </p>
							<p rend="table ParaOverride-3">Bettini</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Abramo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Malachia</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1 _idGenCellOverride-1" rowspan="2">
							<p rend="table ParaOverride-3">La Visitazione</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Ezechiele</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Noè</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Davide</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Amos</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Geremia</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Daniele</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Isaia</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giacobbe</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Girolamo </p>
							<p rend="table ParaOverride-3">santo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Isacco</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Salomone</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giona</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Sebastiano</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">martire</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Stefano</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">protomartire</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Lorenzo martire</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giobbe</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Mosè</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Domenico</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">santo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giovanni e Paolo</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">martiri</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Francesco </p>
							<p rend="table ParaOverride-3">santo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Nicola di Bari</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">santo</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Benedetto</p>
							<p rend="table ParaOverride-3">santo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Giovanni Gualberto</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Maria Maddalena</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Antonio abate santo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Paolo di Tebe</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Marco evangelista</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Lucia martire</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Caterina martire</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Agnese </p>
							<p rend="table ParaOverride-3">martire</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">Luca evangelista</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text_NOindent ParaOverride-3"><graphic url="19-web-resources/image/Manenti_fig._1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 1. Biblioteca Nazionale Marciana, ms. 5608, c. 1r.</p><p rend="quotation_a"><hi rend="CharOverride-2">Profetia del venerando padre Fra Giorgio Lutti senese dell’Ordine dei frati Giesuati di San Girolamo di Lucca et narrata allo spettabile Girolamo da Carrara, cittadino di Lucca l’anno 1491</hi>.<hi rend="CharOverride-2"> Con parte della sua vita</hi>.<hi rend="CharOverride-2"> Spiritum nolite extinguere prophetias, nolite spernere</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="19.html#footnote-000">37</ref></hi></hi></p><p rend="h5">A laude e gloria dell’onnipotente Dio</p><p rend="quotation_a">Qui sotto narrerò come l’anno 1491, a mezo aprile, essendo andato una domenica a spasso a San Girolamo di Lucca e passeggiando per l’horto con uno di quei frati mio amicissimo col quale ancor altre volte ero stato in ragionamenti buoni. Il qual frate si fermò su un canto dell’horto e voltatosi verso me disse queste seguenti parole: – Girolamo, io ti ho da dire una gran cosa, ma voglio che mentre sarò vivo non lo dichi a persona alcuna, e sappi che non lo haverai troppo tempo a tener secreto perché presto morirò, e dipoi lo dirai a chi ti piacerà. </p><p rend="quotation_a">Io ti faccio intendere come presto hanno da esser grandissime guerre e massime per l’Italia, e si moveranno alcuni Re che faranno gran cose, e sappi che questa sarà opera di Dio. E chi le moverà e farà queste cose si crederà d’intendere e non saprà nulla. Et sappi che Dio vuole castigare parecchi signori che ci sono perché sono gran ribaldi e pieni di superbia e si danno ad intendere che Dio non gli possa nuocere. </p><p rend="quotation_a">Et per segno di ciò in questa Terra, così come Dio farà confondere e distruggere questi gran signori, così farà, che si manderanno a terra molte di queste Torre. E queste Torre che si getteranno a Terra hanno da servire a un’altra cosa. Dio disporrà gli animi di questi Cittadini. Della materia di quelle torri dover fabricare gran palazzi e case, i quali saranno ricettacoli di gran signori e gran maestri, quali verranno e a ciascuno se gli assegnerà la sua stanza per convenire che qui stiano parecchi giorni per componersi le cose. Ma avanti che questo sia hanno da essere di molte tribolationi e guerre strane, et parrà che qualche volta si abbia a far pace ma non sarà vera, ma finta, et simulata per cogliersi l’un l’altro. Et ti so dire che non ha mai a perire e questa buona nuova ti do, che Dio ha l’occhio destro sopra di questa.</p><p rend="quotation_a">Attendasi pure a far bene e star diligenti, che bisogna, e credi a me, che Dio la guarderà e difenderà, perché Lucca è la sua, ancorché piccola perché fu piccola Betlem et volse nascere in quella e non sine qua re, qui ha la sua insegna e qui ci vuole venire un dì a modo, e vuolci mettere un fuoco tale che ardi tutto ‘l mondo e prima hanno da essere tutte queste cose che ti ho detto. E in questa terra si hanno da murare e far chiese e rinovare e rasettare pulitamente le chiese vecchie che ci sono. Et questo sarà l’altro segno che la Chiesa di Dio si ha à rimuovere, ma come si habbia andare non te lo so dire. E all’ultimo sarà una general moria che durerà à circa due anni e tanto più per l’Italia. E della gente che allhora vi si ritroverà ne morrà la quarta parte in quelli due anni e poi li capi che vi resteranno: Dio quelli spererà di doversi ritrovare insieme d’acordio. </p><p rend="quotation_a">All’ultimo, doppo molte altre deliberationi concluderanno venire in questa Terra, e allhora sarà di bisogno adoperare le belle case e bei palazzi e conventi. E allhora si concluderà una bella pace e questa sarà la vera pace, che sarà secondo la volontà di Dio e haverà castigato quelli che così haranno mal meritato. </p><p rend="quotation_a">Et allhora ordinerà il papa e la Chiesa Romana come si haverà da governare secondo il ti‹more› di Dio. </p><p rend="quotation_a">– Allhora come dovesse andare? – Io glielo domandai e lui disse che non lo sapeva. – E ancora li Signori temporali faranno altri pensieri di vita che non fanno al presente, ma sì come saranno pochi, faranno qualche pensiero di voler per ogni modo acquistare le reliquie sante e quelli santi luoghi, ma che s’habbino acquistar per forza o no, io non lo so. Ma ti so ben dire che dipoi presto i Turchi con grandissimo fervore verranno alla fede di Cristo. </p><p rend="quotation_a">Et faccioti à sapere che di questa Terra se ne haverà a partire una bella Compagnia d’huomini che haveranno donna e senza, e andranno vestiti tutti ad un modo, i quali andranno e predicheranno a quelle genti e a quei popoli el verbo di Dio. E avanti che siano giunti in quei paesi cresceranno di numero perché huomini di altre Terre pur secolari, partiranno per andar a trovarli e andar con esso loro. E saranno persone che poco intenderanno, ma Dio gli farà parlare cose di fuoco e quello sarà il fuoco che io t’ho detto che Dio metterà in questa Terra e che abbrugerà tutto il mondo. E sarà un vivere da Christiani, che al presente è un vicere da diavoli e non si cerca se non d’ingannarsi l’un l’altro, sì di dir male e di rubare. E ti so dire che l’uno amerà l’altro e si serviranno con gran carità per amor di Dio. – E disse tre volte: Lucca! Lucca ! Lucca! –</p><p rend="quotation_a">Quando questo frate hebbe detto queste cose disse: – Girolamo, io voglio che veggiamo una prova di questo. Voglio fare sopra questo palo un inserto di rose e tornerai da hoggi a otto giorni a quest’hora (che sarà avanti Vespro doppo desinare) che se vedremo che sia afferrata e messa una rama e in cima un pipporo che cominci a fiorire che cominci a fiorire, voglio che crediamo tutte queste cose che habbiamo detto haver da essere vere –.</p><p rend="quotation_a">Allhora andò e prese da un pie’ di rose un poco di buccia et attorno a quel palo ch’era su questo canto, ch’era stato messo per chiudere l’horto con le pertiche à torno, il quale haveva gettato certe ramette verdi, e su una di queste rame strappò la buccia con un coltello e messevi quella poca buccia di rose. Venne l’hora del Vespro e partimmi – e quelli otto giorni mi parevano otto anni – e la rosa haveva a fatica cominciato a mettere. </p><p rend="quotation_a">Essendo venuta la domenica, subito che io hebbi desinato, me ne andai là, e battendo alla porta questo frate fu lui quello che mi venne ad aprire e ci vedemmo molto volentieri. E io subito gli domandai come passavano le cose, le lui mi disse: – non te lo so dire perché non vi sono voluta andare senza te e non ci era altri –. E io subito voltai l’occhio verso il canto dell’horto e mi pareva vedere fronde di rose. E io glielo dissi e lui mi rispose: – ancor a me pare ma voglio che facciamo la via usata, e arriviamo insieme e sì chiariremo senza strepito, che non lo sappi altri che noi. </p><p rend="quotation_a">Finalmente arrivammò là e a me parve che questo frate si mutasse di colore e diventasse tutto rosso e gettossi in terra. E a me tutte le viscere setì commovere e ogni cosa andare sottosopra. Et feci il simile: ancor’ io mi gettai con pianti e lagrime per ispatio d’un Pater Nostro e una Ave Maria.</p><p rend="quotation_a">Et alzando gli occhi viddi che era più che non mi havea detto. E havea afferrata e gettata una bella rametta di rose, e havea messo due pippori: l’uno era poco in giù, e l’altro in cima che era quasi tutto aperto et pareva una rosa ma non bene aperta. E non pareva cosa di questo mondo tanto era bella e non potrei dire quanto mi parve bello quel colore. Et poi mi disse: – leviamoci di qui, ch’io non vorrei che fussimo scoperti; basta che noi siamo chiari –.</p><p rend="quotation_a">E così partimmo e stemmo poi per buono spatio insieme e mai nessuno parlò, salvo che quando io mi partì, mi disse: Addio! – E rimanemmo quasi fuora di noi; e quel frate era diventato tanto rosso ch’io non lo potrei mai dire.</p><p rend="quotation_a">Et io Girolamo, figlio di ser Benedetto da Carrara, faccio fede come ho ricevuto dalla bocca sua le soprascritte et nominate parole nel convento di San Girolamo di Lucca nel mese di aprile nel 1491. Et hebbi ancora altri segni, de’ quali ne fui certissimamente a pieno.</p><p rend="quotation_a _idGenParaOverride-1"><hi rend="CharOverride-2">Ergo sacrificamus domino Deo nostro ne forte accidat nobis Pestis aut Gladius</hi> (<hi rend="CharOverride-2">Exod</hi>. 5)</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Adorni Braccesi S., «Una città infetta». <hi rend="CharOverride-2">La Repubblica di Lucca nella crisi religiosa del Cinquecento</hi>, Olschki, Firenze 1994.</p><p rend="bib_indx_bib">Bonafede G., <hi rend="CharOverride-2">Il Colombino di Giesù. Vita, virtù, dottrina di Giovanni Colombini</hi>, in Roma, appresso Francesco Cavalli, 1642.</p><p rend="bib_indx_bib">Cividale G., <hi rend="CharOverride-2">Historie di Lucca</hi>, a cura di M. Leonardi, Istituto Storico per l’età moderna e contemporanea, Roma 1983.</p><p rend="bib_indx_bib">Frati C., Segarizzi A., <hi rend="CharOverride-2">Catalogo dei codici Marciani</hi>, vol. II, Ferraguti, Modena 1911.</p><p rend="bib_indx_bib">Gagliardi I., <hi rend="CharOverride-2">I </hi>Pauperes Yesuati<hi rend="CharOverride-2"> tra esperienze religiose e conflitti istituzionali</hi>, Herder, Roma 2004.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Li trofei della croce. L’esperienza gesuata nella società lucchese tra Medioevo ed età Moderna</hi>, Edizioni di Storia della Letteratura, Roma 2005.</p><p rend="bib_indx_bib">Manenti L., <hi rend="CharOverride-2">Giorgio Luti da Siena a Lucca. Il viaggio di un mito fra Rinascimento e Controriforma</hi>, Accademia degli Intronati, Siena 2008.</p><p rend="bib_indx_bib">Mansi G.D., <hi rend="CharOverride-2">Diario sacro antico e moderno</hi>, in Lucca, per Giuseppe Salani e Vincenzo Giuntini, 1754.</p><p rend="bib_indx_bib">Mittarelli J.B., <hi rend="CharOverride-2">Bibliotheca codicum manuscriptorum Monasterii S. Michaelis Venetiarum prope Murianum</hi>, ex Typographia Fentiana, sumptibus praefati monasterii, Venetiis 1779.</p><p rend="bib_indx_bib">Monmouth G., <hi rend="CharOverride-2">Profezie e visioni del mago Merlino</hi>, a cura di A. Morganti, il Cerchio, Rimini 2008.</p><p rend="bib_indx_bib">Morigia P., <hi rend="CharOverride-2">Paradiso de’ Giesuati</hi>, in Vinetia, presso Domenico e Giovanbattista Guerra, 1582.</p><p rend="bib_indx_bib">Niccoli O., <hi rend="CharOverride-2">Profeti e popolo nell’Italia del Rinascimento</hi>, Laterza, Roma-Bari 1987.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">Predizioni delle dodici sibille che hanno accennato molte cose meravigliose nell’avvenire. Versione letterale dall’originale tedesco</hi>, Milano, presso Giovanni Mazzucchelli, 1871.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">Profetia del venerando padre Fra Giorgio Lutti senese dell’Ordine dei frati Giesuati di San Girolamo di Lucca et narrata allo spettabile Girolamo da Carrara, cittadino di Lucca l’anno 1491</hi>, stampata in Lucca e Fiorenza, ristampata in Ferrara per Vittorio Baldini, 1569.</p><p rend="bib_indx_bib">Rossi G., <hi rend="CharOverride-2">Triumphus beati Ioannis Columbini</hi>, typis Manelphi, Romae 1648.</p><p rend="bib_indx_bib">Sergiusti G., <hi rend="CharOverride-2">Sommario de’ successi della città di Lucca</hi>, a cura di R. Ambrosini e A. Belegni, Ets, Pisa 1997.</p><p rend="bib_indx_bib">Sodini C., «In quel strano e fondo verno». <hi rend="CharOverride-2">Stato, Chiesa e cultura nella seconda metà del Seicento lucchese</hi>, Pacini Fazzi, Lucca 1992.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-036-backlink">1</ref></hi>	J.B. Mittarelli, <hi rend="CharOverride-2">Bibliotheca codicum manuscriptorum Monasterii S. Michaelis Venetiarum prope Murianum</hi>, ex Typographia Fentiana, sumptibus praefati monasterii, Venetiis 1779, pp. 283-284. Incuria, soppressione napoleonica del monastero e, in ultimo, la ripartizione di libri e codici in varie biblioteche veneziane, hanno posto fine ad una tra le più fornite librerie monastiche all’interno della Repubblica di San Marco.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-035-backlink">2</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Intronatorum Academiae Fasti Senenses</hi>, s.l., s.d. (Siena, Bonetti, 1660).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-034-backlink">3</ref></hi>	Su Passitea Crogi vi è un riferimento bibliografico che segue così: «Ipsius vita extat typis edita a Ludovico Marraccio Lucensis Congregatios Matris Dei, Venetiis anno 1682, excerpta etiam ipsa ex Fastis Senensibus &amp; dicata Alexandro papae VII».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-033-backlink">4</ref></hi>	Segue poi un’informazione di carattere bibliografico su Sebastiano Conti, concernente una sua partecipazione all’edizione di un testo agiografico edito a Siena: <hi rend="CharOverride-2">Relatio beata Virginis de presepio imaginis servata in monasterio senensi Omnium Sanctorum, quae prodiit Senis anno 1743</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-032-backlink">5</ref></hi>	Biblioteca Nazionale Marciana (BNM), ms. <hi rend="CharOverride-2">5608</hi> (già mss. <hi rend="CharOverride-2">Italiani classe 5, n. 9</hi>). Il codice è cartaceo e la manifattura è del tardo Seicento (ma probabilmente anche inizio Settecento). Misura mm. 125x195; ha una rilegatura in mezza bazzana, tre carte di guardia che precedono una pregevole veduta di un paesaggio. Il dipinto è realizzato con la tecnica del tratteggio in nero ed impreziosita da un albero con due rami che sorreggono lo stemma mediceo con inchiostro rosso, mentre nei due rami è scritto il titolo del testo. La numerazione delle pagine è in successione ma confusionaria, soprattutto nell’indice dei nomi e specialmente alle cc. 218-237 dove è completamente errata. L’indice contempla 82 nominativi ed è presente alle c. 2<hi rend="CharOverride-2">r</hi>-5<hi rend="CharOverride-2">r</hi> dopodiché la numerazione ricomincia da carta 1 in successione. Cfr. C. Frati, A. Segarizzi, <hi rend="CharOverride-2">Catalogo dei codici Marciani</hi>, vol. II, Ferraguti, Modena 1911, pp. 241-242. Il manoscritto fu copiato nell’Ottocento a spese dell’Arcivescovo di Siena Ferdinando Baldanzi da alcuni bibliotecari veneziani coordinati dall’agiografo friulano Pietro Cernazai. Attualmente è conservato in Biblioteca Comunale di Siena (BCS), ms <hi rend="CharOverride-2">C. II. 33</hi>. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-031-backlink">6</ref></hi>	Le sigle sono indicazioni relative agli autori delle agiografie; pertanto si possono attribuire a padre Sebastiano Conti, Camillo Finetti, Bartolomeo Cervini e Baldassarre Chigi. Non è possibile al momento dare un’attribuzione sicura sulla sigla P.A.C. salvo che non sia un errore dei copisti.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-030-backlink">7</ref></hi>	BNM, ms. <hi rend="CharOverride-2">5608</hi>, carta 3<hi rend="CharOverride-2">v</hi> (Indice dei nomi).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-029-backlink">8</ref></hi>	Cfr. I. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I </hi>Pauperes Yesuati<hi rend="CharOverride-2"> tra esperienze religiose e conflitti istituzionali</hi>, Herder, Roma 2004, pp. 297-325 (sulle <hi rend="CharOverride-2">Constitutiones</hi>) e 397-457 (su Antonio Bettini). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-028-backlink">9</ref></hi>	Archivio di Stato di Venezia (ASV), <hi rend="CharOverride-2">Corporazioni religiose soppresse, Domenicani ai Gesuati</hi>, busta 1, registro 3, cc. 1-5. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-027-backlink">10</ref></hi>	Cfr. L. Manenti, <hi rend="CharOverride-2">Giorgio Luti da Siena a Lucca. Il viaggio di un mito fra Rinascimento e Controriforma</hi>, Accademia degli Intronati, Siena 2008, pp. 114-115.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-026-backlink">11</ref></hi>	Archivio di Stato di Siena, <hi rend="CharOverride-2">Biccherna</hi>, <hi rend="CharOverride-2">Battezzati</hi>, n. 1133, c. 287<hi rend="CharOverride-2">v</hi>. Cfr. Manenti, <hi rend="CharOverride-2">Giorgio Luti da Siena a Lucca</hi>, cit., p. 41. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-025-backlink">12</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Profetia del venerando padre Fra Giorgio Lutti senese dell’Ordine dei frati Giesuati di San Girolamo di Lucca et narrata allo spettabile Girolamo da Carrara, cittadino di Lucca l’anno 1491</hi>, stampata in Lucca e Fiorenza, ristampata in Ferrara per Vittorio Baldini, 1569. Finora sono state reperite varie versioni manoscritte a Siena e a Lucca; cfr. Manenti, <hi rend="CharOverride-2">Giorgio Luti da Siena a Lucca</hi>, cit., pp. 31-32 e 62. Sui gesuati a Lucca, cfr. I. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">Li trofei della croce. L’esperienza gesuata nella società lucchese tra Medioevo ed età Moderna</hi>, Edizioni di Storia della Letteratura, Roma 2005. </p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-024-backlink">13</ref></hi>	O. Niccoli, <hi rend="CharOverride-2">Profeti e popolo nell’Italia del Rinascimento</hi>, Laterza, Roma-Bari 1987. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-023-backlink">14</ref></hi>	Biblioteca Statale di Lucca, ms. 890 (la Profezia di Luti è a cc. 39v-41r). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-022-backlink">15</ref></hi>	Biblioteca Comunale di Siena, ms. A III 28, ms. B. XI 16 e ms. C II 33. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-021-backlink">16</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Predizioni delle dodici sibille che hanno accennato molte cose meravigliose nell’avvenire. Versione letterale dall’originale tedesco</hi>, Milano, presso Giovanni Mazzucchelli, 1871.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-020-backlink">17</ref></hi>	G. Monmouth, <hi rend="CharOverride-2">Profezie e visioni del mago Merlino</hi>, a cura di A. Morganti, il Cerchio, Rimini 2008, pp. 13-47.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-019-backlink">18</ref></hi>	Biblioteca Comunale di Siena, ms. B. XI 16, cc. 180r-185r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-018-backlink">19</ref></hi>	Cfr. S. Adorni Braccesi, «Una<hi rend="CharOverride-2"> città infetta</hi>»<hi rend="CharOverride-2">.</hi> <hi rend="CharOverride-2">La Repubblica di Lucca nella crisi religiosa del Cinquecento</hi>, Olschki, Firenze 1994, pp. 38-41, 132-136. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-017-backlink">20</ref></hi>	Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I </hi>Pauperes Yesuati <hi rend="CharOverride-2">tra esperienze religiose e conflitti istituzionali</hi>, cit., p. 252. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-016-backlink">21</ref></hi>	G. Sergiusti, <hi rend="CharOverride-2">Sommario de’ successi della città di Lucca</hi>, a cura di R. Ambrosini e A. Belegni, Ets, Pisa 1997, p. 133. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-015-backlink">22</ref></hi>	 G. Cividale, <hi rend="CharOverride-2">Historie di Lucca</hi>, a cura di M. Leonardi, Istituto Storico per l’età moderna e contemporanea, Roma 1983, vol. I, p. 284 e vol. II, pp. 52-53. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-014-backlink">23</ref></hi>	P. Morigia, <hi rend="CharOverride-2">Paradiso de’ Giesuati</hi>, in Vinetia, presso Domenico e Giovanbattista Guerra, 1582, pp. 300-305. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-013-backlink">24</ref></hi>	G. Bonafede, <hi rend="CharOverride-2">Il Colombino di Giesù. Vita, virtù, dottrina di Giovanni Colombini</hi>, in Roma, appresso Francesco Cavalli, 1642, pp. 97-100. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-012-backlink">25</ref></hi>	G. Rossi, <hi rend="CharOverride-2">Triumphus beati Ioannis Columbini</hi>, typis Manelphi, Romae 1648, pp. 369-374. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-011-backlink">26</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Intronatorum Academiae Fasti Senenses</hi>, s.l., s.d. (Siena, Bonetti, 1660), pp. 6-10.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-010-backlink">27</ref></hi>	BCS, ms. <hi rend="CharOverride-2">K VIII 47</hi>. La trascrizione è in Manenti, <hi rend="CharOverride-2">Giorgio Luti da Siena a Lucca</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>cit.,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>pp. 213-230.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-009-backlink">28</ref></hi>	Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">I </hi>Pauperes Yesuati<hi rend="CharOverride-2"> tra esperienze religiose e conflitti istituzionali</hi>, cit., pp. 465-468.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-008-backlink">29</ref></hi>	Sull’argomento in generale, Cfr. C. Sodini, «In quel strano e fondo verno». <hi rend="CharOverride-2">Stato, Chiesa e cultura nella seconda metà del Seicento lucchese</hi>, Pacini Fazzi, Lucca 1992. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-007-backlink">30</ref></hi>	Bonafede, <hi rend="CharOverride-2">Il Colombino di Giesù</hi>, cit., pp. 238-277. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-006-backlink">31</ref></hi>	Ivi, p. 241.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-005-backlink">32</ref></hi>	Ivi, pp. 2-3.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-004-backlink">33</ref></hi>	Cfr. Manenti, <hi rend="CharOverride-2">Giorgio Luti da Siena a Lucca</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>cit.,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>pp. 92-95.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-003-backlink">34</ref></hi>	G.D. Mansi, <hi rend="CharOverride-2">Diario sacro antico e moderno</hi>, in Lucca, per Giuseppe Salani e Vincenzo Giuntini, 1754. Giorgio Luti è citato a pag. 169. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-002-backlink">35</ref></hi>	Archivio arcivescovile di Siena, <hi rend="CharOverride-2">Convento di San Girolamo, Novizi e professioni</hi>, cc. nn. Cfr. Manenti, <hi rend="CharOverride-2">Giorgio Luti da Siena a Lucca</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>cit., p. 121. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-001-backlink">36</ref></hi>	Gagliardi, I Pauperes Yesuati, cit., p. 483. </p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="19.html#footnote-000-backlink">37</ref></hi>	 Biblioteca Statale di Lucca, <hi rend="CharOverride-2">Busta 274/3</hi>.</p>
      
      
      
      
      
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          <head>References</head>
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          <bibl n="38111">Bonafede G., Il Colombino di Gies&amp;#249;. Vita, virt&amp;#249;, dottrina di Giovanni Colombini, in Roma, appresso Francesco Cavalli, 1642.</bibl>
          <bibl n="38112">Cividale G., Historie di Lucca, a cura di M. Leonardi, Istituto Storico per l’et&amp;#224; moderna e contemporanea, Roma 1983.</bibl>
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          <bibl n="38115">Gagliardi I., Li trofei della croce. L’esperienza gesuata nella societ&amp;#224; lucchese tra Medioevo ed et&amp;#224; Moderna, Edizioni di Storia della Letteratura, Roma 2005.</bibl>
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          <bibl n="38122">Predizioni delle dodici sibille che hanno accennato molte cose meravigliose nell’avvenire. Versione letterale dall’originale tedesco, Milano, presso Giovanni Mazzucchelli, 1871.</bibl>
          <bibl n="38123">Profetia del venerando padre Fra Giorgio Lutti senese dell’Ordine dei frati Giesuati di San Girolamo di Lucca et narrata allo spettabile Girolamo da Carrara, cittadino di Lucca l’anno 1491, stampata in Lucca e Fiorenza, ristampata in Ferrara per Vittorio</bibl>
          <bibl n="38124">Rossi G., Triumphus beati Ioannis Columbini, typis Manelphi, Romae 1648.</bibl>
          <bibl n="38125">Sergiusti G., Sommario de’ successi della citt&amp;#224; di Lucca, a cura di R. Ambrosini e A. Belegni, Ets, Pisa 1997.</bibl>
          <bibl n="38126">Sodini C., &amp;#171;In quel strano e fondo verno&amp;#187;. Stato, Chiesa e cultura nella seconda met&amp;#224; del Seicento lucchese, Pacini Fazzi, Lucca 1992.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>