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        <title type="main" level="a">Il ricettario gesuato lucchese del 1562: prime osservazioni linguistiche</title>
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          <resp>This is a section of <title>Le vestigia dei gesuati</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-228-7</idno>) by </resp>
          <name>Isabella Gagliardi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.22</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The contribution examines the Libro de i secretti et ricette, composed in 1562 by Frate Giovanni Andrea de Farre, which constitutes an interesting testimony of specialistic language related to pharmacology between the Middle Ages and the Modern Age. It focuses mainly on a quantitative analysis of the lexicon and on the potentialities for research through the creation of a glossary. It also dwells on some linguistic features functional to the identification of possible diachronic and diatopic stratificated layers of the text, probably related to written and oral recipes of various origins.</p>
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            <item>History of Italian Language</item>
            <item>Lexicography</item>
            <item>Digital Humanities</item>
            <item>Specialistic Languages</item>
            <item>Pharmacology</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.22<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.22" /></p>
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Il ricettario gesuato lucchese del 1562: <lb/>prime osservazioni linguistiche</p><p rend="h1_author">Marco Biffi</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold CharOverride-1">Sommario</hi>: Il contributo prende in esame il <hi rend="CharOverride-2">Libro de i secretti et ricette</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>composto nel 1562 da Frate Giovanni Andrea de Farre, che costituisce un’interessante testimonianza di lingua specialistica legata alla farmacologia tra medioevo ed età moderna. E punta l’attenzione soprattutto su un’analisi quantitativa del lessico e sulle potenzialità di ricerca attraverso la realizzazione di un glossario. Si sofferma poi anche su alcune caratteristiche linguistiche funzionali all’individuazione di possibili stratificazioni diacroniche e diatopiche nella composizione del testo, probabilmente legato a ricette scritte e orali di varia provenienza.</p><p rend="text">Il <hi rend="CharOverride-2">Libro de i secretti et ricette</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>composto nel 1562 da Frate Giovanni Andrea de Farre, è un testo significativo per delineare alcuni tratti dell’ambiente gesuato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="22.html#footnote-027">1</ref></hi></hi>; ma è una fonte di particolare interesse anche dal punto di vista storico-linguistico. In esso si trova raccolto un imponente repertorio tecnico-scientifico che copre numerosi campi dello scibile umano, toccando estremi quasi enciclopedici, come spesso accade nei testi di questo tipo, riconducibili sostanzialmente a un preciso capostipite quale il <hi rend="CharOverride-2">Secretum secretorum</hi>, con le sue varie e variegate versioni volgari.</p><p rend="text">Vista la natura esogena del mio contributo – una sorta di mosca bianca o di pesce fuor d’acqua che magari sarebbe tornato utile a Frate Giovanni Andrea per una delle sue misture – sarà forse opportuno esplicitare e circoscrivere meglio l’importanza di questo testo per lo studio della storia della lingua italiana. </p><p rend="text">Va subito precisato che solo a partire dagli anni Novanta del secolo scorso gli storici della lingua, abbandonando il solco tradizionale di un’attenzione quasi esclusivamente rivolta alla lingua della tradizione letteraria, o comunque di registro alto, si sono finalmente rivolti alla lingua in generale, includendo le sue molte sfaccettature, e, in particolare, quelle di ambito tecnico-scientifico, con numerosi studi che nel nuovo millennio hanno progressivamente coperto la lingua delle arti (prima di tutto pittura e architettura), della meccanica, della mascalcia, della medicina, della geometria, con incursioni in testi a carattere enciclopedico, come è avvenuto a più riprese a proposito degli studi sul volgarizzamento dell’<hi rend="CharOverride-2">Historia naturalis</hi> di Plinio a opera di Landino o, appunto, su alcuni volgarizzamenti del <hi rend="CharOverride-2">Secretum Secretorum</hi>. Cito qui soltanto due titoli di volumi collettanei, atti di importanti convegni, che sono rappresentativi di questa nuova impostazione e che servono comunque come una basilare bibliografia linguistica di sfondo alle osservazioni che qui si propongono.</p><p rend="text">Il primo è un volume uscito nel 2001 (il convegno è del 1999), a cura di Riccardo Gualdo, con il significativo titolo <hi rend="CharOverride-2">Le parole della scienza. Scritture tecniche e scientifiche in volgare (secoli XIII e XV)</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="22.html#footnote-026">2</ref></hi></hi>. È il primo convegno (testo) dedicato a questo argomento, in questo arco cronologico, con una certa sistematicità. Scorrendo l’indice del volume degli atti si trovano interventi sulla lingua della medicina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="22.html#footnote-025">3</ref></hi></hi> e più specificatamente della pediatria<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="22.html#footnote-024">4</ref></hi></hi>, della medicina animale e della mascalcia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="22.html#footnote-023">5</ref></hi></hi>, della matematica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="22.html#footnote-022">6</ref></hi></hi>, dei «libri di segreti»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="22.html#footnote-021">7</ref></hi></hi>, della filosofia, della gastronomia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="22.html#footnote-020">8</ref></hi></hi>, a cui si aggiungono quelli su testi enciclopedici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="22.html#footnote-019">9</ref></hi></hi>. Il volume è poi completato da contributi sui volgarizzamenti di Plinio di Landino e Brancati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="22.html#footnote-018">10</ref></hi></hi>, sul lessico dell’arte<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="22.html#footnote-017">11</ref></hi></hi> e sulla lingua dell’architettura<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="22.html#footnote-016">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il secondo volume, uscito nel 2006 a cura di Rita Librandi e Rosa Piro, si intitola <hi rend="CharOverride-2">Lo scaffale della biblioteca scientifica in volgare (secoli XIII-XIV)</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="22.html#footnote-015">13</ref></hi></hi>; in esso si ritorna su molti dei temi citati, in particolare su testi di natura enciclopedica, di argomento filosofico, medico, e ancora sulla lingua di mascalcia, falconeria, matematica, agricoltura; vi sono poi di nuovo studi sui ‘libri di segreti’ e addirittura un contributo sul <hi rend="CharOverride-2">Vivo fonte</hi>, un trattato del secolo XVI sull’arte del vino che si sofferma anche sulle tecniche relative alla produzione di bevande medicinali basate sull’uva e sui suoi prodotti primari<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="22.html#footnote-014">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Si capisce bene, quindi, come lo studio di un testo come quello oggetto di questo contributo, non solo per la densissima e ricchissima terminologia, ma anche per la particolare struttura e tipologia testuale, possa offrire un importante contributo al perfezionamento delle conoscenze di alcune di quelle che in linguistica prendono il nome di lingue speciali, e in particolar modo di quelle specialistiche. Tra l’altro non va dimenticato che in Italia non ci sarà una lingua nazionale condivisa fino agli inizi del Seicento, quando, in modo del tutto volontario e con pochissime critiche, si imporrà almeno per lo scritto di registro alto un modello linguistico basato sul fiorentino del Trecento veicolato dal <hi rend="CharOverride-2">Vocabolario degli Accademici della Crusca </hi>del 1612. E non va dimenticato che nel campo delle lingue tecnico-specialistiche permane a lungo una situazione di convivenza dei geosinonimi che si protrae in molti ambiti fino a oggi (si pensi alle terminologie delle botteghe artigiane, caratterizzate da un lessico connotato regionalmente se non, a volte, addirittura municipalmente).</p><p rend="text">Ma vista la cornice di questo volume, mi pare opportuno riservare queste prime riflessioni iniziali sulla lingua del <hi rend="CharOverride-2">Ricettario</hi> non tanto alle implicazioni che questo potrebbe dare alla maggiore conoscenza della formazione di lessici tecnico-scientifici nazionali, ma piuttosto in direzione opposta, vale a dire quella in cui un’analisi linguistica può essere funzionale all’analisi storica, aggiungendo ‘indizi’ e ‘prove’.</p><p rend="text">Un problema preliminare da affrontare è quello dell’edizione del testo. Nonostante la meritoria fatica di Stata Norton (ma questo è un <hi rend="CharOverride-2">leit motiv</hi> frequente quando il testo deve diventare oggetto di analisi linguistica), la trascrizione semidiplomatica del volume pubblicato dall’Istituto Storico Lucchese con la nota storica di Isabella Gagliardi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="22.html#footnote-013">15</ref></hi></hi>, non è sufficiente per riflessioni linguistiche fondate ed accurate. Per questo preciso che, per l’analisi linguistica, ho sempre confrontato la trascrizione con il manoscritto, ora disponibile in rete nella sezione di Storia della scienza della Kenneth Spencer Research Library della University of Kansas<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="22.html#footnote-012">16</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il ricettario è presentato come «Libro de i secretti (et) ricette c(on)posto p(er) frate Giova(n) Andrea d(e) Farre, d(e) Bressa. Del horden d(e) i frati Jesuatti di Santo Girolamo. Addorno de altre cose p(er) me fr(ate) Ant(oni)o da Plasençia de Spagnia di detto horden, il qual libro hereditai dal detto difunto, ut supra. Nel 1562 in Lucca in S(anto) Gir(olamo)»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="22.html#footnote-011">17</ref></hi></hi>. Ma uno dei primi punti essenziali per stabilire l’esatta natura del <hi rend="CharOverride-2">Ricettario</hi> è la questione della reale paternità. Non mi riferisco soltanto al fatto che esso ci arriva con la postilla «Addorno de altre cose p(er) me fr(ate) Ant(oni)o da Plasençia de Spagnia», che ci fa presagire la presenza di alcune inserzioni del frate spagnolo, che a una prima indagine sembrano marginali (ma questo è un tema che resta da indagare approfonditamente), quanto alla sua quasi certa stratificazione già nella versione riunita da Giovanni Andrea. Cito dall’introduzione di Isabella Gagliardi: </p><p rend="quotation_a">[...] si tratta di un documento estremamente ricco dov’è accolta la sapienza farmaceutica gesuata accumulatasi in almeno un secolo e mezzo di pratica. Sebbene il testo sia datato 1562 i contenuti […] e l’occasione della composizione suggeriscono che i frati gesuati di San Girolamo lo abbiano redatto in modo da riunire in un solo strumento tutte le ricette di cui erano abili esecutori e, nondimeno, efficaci ‘inventori’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="22.html#footnote-010">18</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Siamo quindi di fronte non solo a un parente del <hi rend="CharOverride-2">Secretum Secretorum</hi>, ma anche a un ‘Ricettarium ricettariorum’ che riunisce le conoscenze gesuate raccolte nel tempo e stratificatesi in un archivio in parte materiale (fatto di fogli sparsi) e in parte orale e affidato alla memoria, che ora si materializza in questo manoscritto. A questo proposito vale la pena di dare subito un primo assaggio di come l’osservazione linguistica possa essere di aiuto nel formulare ipotesi più generali: una delle prime cose che mi hanno colpito (semplicemente perché mi ci sono imbattuto prima), è la presenza dell’aggettivo latino <hi rend="CharOverride-2">buonum </hi>(giacché nel manoscritto il volgare convive con il latino) alla carta 15v: </p><p rend="quotation_a">Item [i.e.: Acq(u)a iru(n)dinu(m) mirabiliss(ima) plus qua(m) credi possit e(t) sic fit pro mal caduco] Sup(er) o(mn)es medicinas facit buonu(m) cerebru(m), purgat stomacu(m) et pectus, nervos molificat et co(n)fortat e(t) radice(m) paralisis d(e) nervis extrait e(t) augme(n)tat natura(m) e(t) i(n)frigidatos ho(mi)nes calefacit<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="22.html#footnote-009">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Non stupiscono le inserzioni di alcune ricette in latino (proprio per la stratificazione a cui si accennava), ma la modalità di questo inserimento: <hi rend="CharOverride-2">buonus</hi>, col dittongo tipico dell’evoluzione dal latino <hi rend="CharOverride-2">bonus</hi>, si spiega quasi certamente col passaggio da un’oralità volgare allo scritto in latino, il che prova appunto che in certi casi il ricettario sia il congelamento di una memoria collettiva che affonda le sue radici nei secoli precedenti alla stesura del <hi rend="CharOverride-2">Libro de i secretti</hi>. </p><p rend="text">Tra l’altro, sempre sulla scia delle suggestioni linguistiche, l’aggettivo <hi rend="CharOverride-2">bono </hi>(e le forme relative <hi rend="CharOverride-2">boni</hi>, <hi rend="CharOverride-2">bona</hi>, <hi rend="CharOverride-2">bone</hi>) sono del tutto maggioritarie nel volgare del ricettario (510 occorrenze) a discapito delle forme dittongate (<hi rend="CharOverride-2">buono</hi>, <hi rend="CharOverride-2">buoni</hi>, <hi rend="CharOverride-2">buona</hi>, <hi rend="CharOverride-2">buone</hi>: complessivamente 26<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="22.html#footnote-008">20</ref></hi></hi>), il che prova, insieme ad altri indizi (alcuni dei quali vedremo più avanti), che il testo non è linguisticamente di base fiorentina. E certamente la base è, visto che il compilatore principale è bresciano, linguisticamente settentrionale. Solo alcune tracce si trovano già nella nota di paternità: Frate Giovanni è di <hi rend="CharOverride-2">Bressa</hi>, non di <hi rend="CharOverride-2">Brescia</hi>; è un libro di <hi rend="CharOverride-2">secretti</hi> composto da un frate dell’ordine dei <hi rend="CharOverride-2">gesuatti</hi> ed è <hi rend="CharOverride-2">addorno</hi>, con tipico raddoppiamento per ipercorrettismo introdotto da chi è incerto sulle doppie perché nel suo volgare, settentrionale, i raddoppiamenti delle consonanti intervocaliche non esistono (anche se non si può escludere che in qualche modo possa avere interferito la lingua madre di frate Angelo da Plasençia). Ma la lingua del ricettario ha caratteristiche disomogenee, che sembrano proprio comprovare la presupponibile stratificazione di materiali nel testo. </p><p rend="text">Procedo con un altro esempio, che necessita però di una piccola premessa teorica. Nonostante che, persino in programmi televisivi dichiaratamente scientifici, storici di fama sostengano che l’italiano non deriva dal fiorentino, questo è un fatto certo, non solo per innumerevoli prove storiche e storico culturali che si potrebbero facilmente affastellare, ma anche per evidenti coincidenze strutturali esclusive: ci sono cioè caratteristiche strutturali che l’italiano condivide con il fiorentino e solo con esso, perché non esistono in nessuno degli altri volgari d’Italia. Uno di questi tratti comuni è l’anafonesi: non starò a soffermarmi con tutte le regole che ne regolano il funzionamento: per semplicità ricordo soltanto che questo fenomeno comporta che in italiano (e fiorentino) ci siano parole come <hi rend="CharOverride-2">famiglia</hi>, <hi rend="CharOverride-2">matrigna</hi>, <hi rend="CharOverride-2">lingua</hi>, <hi rend="CharOverride-2">lungo</hi>, <hi rend="CharOverride-2">giunco</hi> mentre nel resto d’Italia abbiamo <hi rend="CharOverride-2">fameglia</hi>, <hi rend="CharOverride-2">matregna</hi>, <hi rend="CharOverride-2">lengua</hi>, <hi rend="CharOverride-2">longo</hi>, <hi rend="CharOverride-2">gionco</hi>. Questa differenza è netta prima del Trecento, prima cioè che il fiorentino cominci a caratterizzarsi, con un processo spontaneo di accoglimento, come lingua di riferimento per l’intera penisola accanto al latino; continua a essere forte tra Trecento e Cinquecento<hi rend="CharOverride-2"> </hi>e sparisce, nei testi colti, dopo la normalizzazione del <hi rend="CharOverride-2">Vocabolario degli Accademici della Crusca</hi>. Ne consegue che, se non si può dire che un testo con parole anafonetiche (<hi rend="CharOverride-2">famiglia</hi>) sia necessariamente fiorentino (giacché chi scrive <hi rend="CharOverride-2">famiglia</hi> potrebbe averlo fatto per influsso della lingua di prestigio quale il fiorentino era diventata), sicuramente si può escludere la fiorentinità (o la riconducibilità a una lingua nazionale) di un testo che abbia invece <hi rend="CharOverride-2">fameglia</hi>, anche accanto a <hi rend="CharOverride-2">famiglia</hi>. </p><p rend="text">Il ricettario presenta proprio questa alternanza: non su <hi rend="CharOverride-2">famiglia</hi>, ma in molte parole, anche tecniche, che ne affollano le carte. Prendiamo ad esempio <hi rend="CharOverride-2">stamigna </hi>‘tipo di tessuto rado che si usa per setacciare’, che nel nostro testo si presenta sia nella forma <hi rend="CharOverride-2">stamigna</hi> (15 volte) che nella forma <hi rend="CharOverride-2">stamegna/stamegnia </hi>(8 volte). Tra l’altro la parola trova la sua prima attestazione in un documento settentrionale, di Savona del XII secolo, e solo successivamente in Toscana (dapprima a Firenze, ma nel XIII secolo)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="22.html#footnote-007">21</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Più sopra abbiamo insistito sul fatto che c’è una parte di archivio della memoria e di appunti sparsi che richiama una prassi da bottega, ma, e questo non fa che confermare ancora una volta la stratificazione, non bisogna dimenticare l’elevata presenza di terminologia legata al mondo classico, come certamente Plinio e in certi casi addirittura Vitruvio, che ha ricevuto certamente una fitta frequentazione nel mondo delle botteghe artigiane di tutta Italia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="22.html#footnote-006">22</ref></hi></hi>. Un esempio piuttosto significativo è la presenza di <hi rend="CharOverride-2">bolo armenio </hi>(6 occorrenze, 1 nella variante <hi rend="CharOverride-2">bolo armeno</hi>), diffuso in vari testi di area senese<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="22.html#footnote-005">23</ref></hi></hi> e forse collegato a un’errata traduzione di un passo del <hi rend="CharOverride-2">De architectura</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="22.html#footnote-004">24</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’analisi linguistica ci conforta quindi sulla stratificazione di queste ricette, che probabilmente sono state raccolte, come dicevamo, dai vari archivi, materiali e della memoria orale, e sistematizzati all’interno di uno strumento, come questo ricettario, che non è solo di conservazione, ma anche di consultazione, come attesta l’estrema cura dedicata all’indice premesso alle ricette vere e proprie e distribuito su oltre 7 densissime carte, sia sul recto che sul verso, e dal successivo <hi rend="CharOverride-2">Indice generale</hi> aggiunto alla fine del testo (ben 10 carte)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="22.html#footnote-003">25</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Vorrei ora proporre un altro tipo di contributo che la linguistica, e questa volta non quella storica ma quella informatica, può dare alla ricerca di ‘indizi’ e ‘prove’. Per analizzare il testo, grazie a una versione elettronica del testo disponibile in rete<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="22.html#footnote-002">26</ref></hi></hi>, ho realizzato una banca dati testuale interrogabile attraverso un sistema, il DBT di Eugenio Picchi dell’Istituto di Linguistica Computazionale del CNR di Pisa, utilizzato negli ultimi trenta anni in vari progetti di ricerca. Il DBT è uno strumento molto raffinato per studi linguistici e consente non solo le tipiche ricerche ormai usuali, ma offre anche funzioni specifiche pensate appositamente per lo studio di testi antichi assenti in software più recenti. Uno dei primi risultati che si ottiene con il programma è l’indice di frequenza decrescente delle forme, vale a dire l’elenco di tutte le parole presenti nel testo, ordinate in funzione del numero di volte che esse compaiono, da quella presente il maggior numero di volte a quelle che sono presenti una sola volta. Naturalmente nelle posizioni alte della classifica queste liste sono sempre popolate da congiunzioni, articoli, preposizioni e in genere parole grammaticali: e così avviene anche nel nostro ricettario: <hi rend="CharOverride-2">et </hi>(14.448 occorrenze, <hi rend="CharOverride-2">e</hi> 8.238, <hi rend="CharOverride-2">di</hi> 5.868 ecc.)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="22.html#footnote-001">27</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Selezionando le parole più significative tra le prime 200 individuate, la situazione è la seguente: </p><p rend="text_NOindent"><graphic url="22-web-resources/image/1.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="text">Fra i primi posti troviamo dunque <hi rend="CharOverride-2">bolire </hi>(498 occorrenze, a cui però ne vanno aggiunte altre relative alle forme del paradigma verbale e alle sue varianti formali: <hi rend="CharOverride-2">bollir</hi>, <hi rend="CharOverride-2">bollire</hi>, <hi rend="CharOverride-2">bolla</hi>, <hi rend="CharOverride-2">bolle</hi> ecc.), così come particolarmente elevate sono le occorrenze di <hi rend="CharOverride-2">foco</hi>, <hi rend="CharOverride-2">caldo/ calda</hi>, <hi rend="CharOverride-2">vetro</hi>, tutte parole che rimandano chiaramente ai processi di distillazione (e le occorrenze sono molte di più di quelle indicate in tabella se si aggiungono le varianti formali e morfologiche, come abbiamo esemplificato per <hi rend="CharOverride-2">bolire</hi>). I dati quantitativi ci dicono quindi che alla base della farmacologia gesuata c’è la distillazione; non solo: sono elevate anche le occorrenze di <hi rend="CharOverride-2">vino</hi>, e <hi rend="CharOverride-2">aceto</hi>, che anch’esse confermano un dato a proposito dei gesuati: la qualità della loro <hi rend="CharOverride-2">acqua vite</hi> (8 occorrenze), che essi distillavano non a partire dall’uva ma dal vino. Anche l’avverbio <hi rend="CharOverride-2">presto</hi> ha a che fare con la distillazione: in vari casi (a lato al maggioritario uso per sottolineare la rapidità dell’efficacia di un rimedio) indica infatti la necessità di effettuare rapidamente azioni nel processo di distillazione che, in ultima battuta, sono spesso il vero segreto della qualità dei prodotti gesuati insieme alla loro strumentazione.</p><p rend="text">Tra gli altri ingredienti spiccano il <hi rend="CharOverride-2">mele </hi>‘miele’ (194 occorrenze), in particolare il <hi rend="CharOverride-2">mele rosato/roxato </hi>(28 occorrenze complessive); e, oltre all’<hi rend="CharOverride-2">acqua</hi> (949 occorrenze), <hi rend="CharOverride-2">erba</hi> (276 occorrenze), <hi rend="CharOverride-2">radice </hi>(234 occorrenze: per fare<hi rend="CharOverride-2"> </hi>un <hi rend="CharOverride-2">unguento</hi> – 368 occorrenze – o uno <hi rend="CharOverride-2">syropo</hi> – 161 occorrenze). Fare unguenti e sciroppi richiede l’azione di <hi rend="CharOverride-2">incorporare </hi>‘mischiare’ (qui <hi rend="CharOverride-2">incorpora</hi> compare tra i primi 200 con 295 occorrenze, ma vanno aggiunte le altre varianti morfologiche di coniugazione e le varianti formali). </p><p rend="text">In molte occorrenze lo stesso <hi rend="CharOverride-2">sangue</hi> (284 occorrenze) è ingrediente, anche perché in alcuni casi, affiancata da un aggettivo o da un sintagma, la parola generica si specializza in un termine polirematico (ad esempio <hi rend="CharOverride-2">sangue di drago</hi>, 47 occorrenze, rintracciabili con funzioni specifiche del programma di interrogazione che calcola le cooccorrenze statistiche delle parole all’interno del testo). Da notare, poi, <hi rend="CharOverride-2">pater </hi>(191 occorrenze), in particolare <hi rend="CharOverride-2">pater noster </hi>(140 su 191 di <hi rend="CharOverride-2">pater</hi>) che nella stragrande maggioranza dei casi indica un’unità di misura del tempo (la durata di un <hi rend="CharOverride-2">pater noster</hi> appunto).</p><p rend="text">La prospettiva più interessante di questo testo sembra essere proprio quella terminologica: scorrendo la lista alfabetica delle forme ottenuta con le procedure informatiche ci si imbatte in una vera e propria miniera lessicale che copre moltissimi ambiti, dall’erboristeria alla botanica, dall’alchimia alla costruzione di strumenti di distillazione, tanto per fare alcuni esempi. Una prospettiva decisamente invitante, quindi, sia dal punto di vista degli studi sulla lingua italiana, sia dal punto di vista della realizzazione di strumenti utili alla comprensione del testo, è quella della realizzazione di un glossario dei termini specialistici. Tra l’altro, la presenza di ricette in latino consentirebbe per molti di essi di disporre una sorta di ‘stele di rosetta’ per la parallelizzazione di termini volgari con i corrispettivi traducenti del latino medievale e a volte, quando ci sia una diretta filiazione da un autore della classicità, anche del latino classico dei trattatisti (Plinio, Vitruvio, Palladio). </p><p rend="text">Anche in questo settore la lessicografia storica ha da circa un decennio avviato progetti importanti, dedicati ad esempio alla lingua di Leonardo da Vinci, a cui un glossario del ricettario gesuato potrebbe rifarsi anche per consentire in alcuni casi un fertile terreno di confronto. Riporto qui sotto un esempio di glossari di questo tipo, quello relativo alla terminologia della meccanica di Leonardo; in particolare riproduco la voce relativa a <hi rend="CharOverride-2">strettoio</hi>, termine che compare anche nel ricettario<hi rend="CharOverride-2"> </hi>(nella forma <hi rend="CharOverride-2">stretoio</hi> e <hi rend="CharOverride-2">stretoiio</hi>, 6 occorrenze complessive), e che quindi si presta particolarmente a una funzionale proiezione di quello che potrebbe diventare un glossario relativo al testo gesuato.</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1"><hi rend="CharOverride-4">STRETTOIO</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">grafia anche <hi rend="CharOverride-2">ss</hi>-, -<hi rend="CharOverride-2">ct</hi>-</p><p rend="quotation_b">1. ‘strumento usato per stringere, comprimere o spremere’</p><p rend="quotation_b">– M1 191v: «Possi anchor fare cho(n) tanaglie o altri strettoi intagliati che sstri(n)gino la parte che ss’à a ttigniere p(er) bolliri, lasscia(n)do cierti bussi picholi che ssi scontrassino nella stanpa, cioè dove il colore ha a ttingiere il panno».</p><p rend="quotation_b">– Atl. 883v: «Strettoio». </p><p rend="quotation_b">– Atl. 1047r: «Strectoio». </p><table rend="Tabella-di-base _idGenTablePara-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Tabella-di-base _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Tabella-di-base CellOverride-1">
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2">Frequenza totale: 4 </p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4">strettoi</hi> <hi rend="CharOverride-2">Freq.</hi> = 1; M1 191v.</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4">strettoio</hi> <hi rend="CharOverride-2">Freq.</hi> <hi >= 3; Atl. 883v; Atl. 1047r; Atl. 1061r.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="quotation_b">2. ‘torchio da olio’ </p><p rend="quotation_b">– M1 46v: «Qui un chavallo macina le noci e le rachoglie sotto le macine e chava l’olio dello strettoio e rimena le nocie pesste al focho; e ffa sei barili d’olio il dì, cioè 4 brente».</p><p rend="quotation_b">– Atl. 47r: «Di poi rime[tti] la detta trav(er)sa segniata <hi rend="CharOverride-2">a</hi>, e llegha un chavallo alla lieva maggiore e ffa girare, e ’(n)promettoti che lle ulive si sereranno sì forte ch’elle rimarranno quasi che assciutte. Ma sapi che llo sstrettoio vuole essere molto più forte che gli altri che ss’usano, i(n) modo che no(n) sie vinto dalla força del chavallo e cche faccia resisstençia alla sua força». </p><table rend="Tabella-di-base _idGenTablePara-1" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Tabella-di-base _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Tabella-di-base CellOverride-1">
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2">Frequenza totale: 2 </p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2">strettoio Freq. = 2; M1 46v; Atl. 47r. </p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-4">Apparati leonardiani</hi>: 1: Galbiati 1939 – 2: Galbiati 1939. </p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-4">Corrispondenze</hi>: 1: Ricettario fiorentino 1498, G. F. Achillini, G. Soderini (cfr. GDLI); Baldinucci (cfr. ATIR) – 2: Palladio volgar., Sacchetti, <hi rend="CharOverride-2">Bibbia volgar</hi>., S. Agostino volgar. (cfr. TLIO-Db, GDLI, DEI); C. Bartoli (cfr. ATIR). </p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-4">Prima attestazione per l’accezione 1 </hi></p><p rend="quotation_b">Nota </p><p rend="quotation_b">Fatta salva la datazione più accreditata del Madrid I agli anni 1490-1496, l’attestazione leonardiana per l’accezione 1 risulta immediatamente precedente a quella del <hi rend="CharOverride-2">Ricettario fiorentino</hi> (<hi rend="CharOverride-2">Nuovo Receptario composto dal famosissimo collegio degli eximii Doctori della Arte et Medicina della inclita ciptà di Firenze</hi>, uscito a Firenze nel 1498), citato nel GDLI. Si segnala inoltre la presenza del lat. <hi rend="CharOverride-2">strettoio</hi> in documenti dell’Archivio Opera del Duomo, con significato forse riconducibile a quello dell’accezione 2 (si veda, ad esempio, questo brano, datato 30 ottobre 1419: «Unum podere cum domo pro domino et laboratore, loggia, area, curia, furno, porcile, canalibus et strettoio, vicu cum terris laboratis, vineatis et olivatis et cum aliis arboribus fructiferis et non fructiferis positum in comi- tatu Florentie in populo Sancti Micaelis a Castello»)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="22.html#footnote-000">28</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Come si vede la scheda si sofferma sulla definizione delle singole accezioni tecniche, sulle varianti grafico-fonetiche, sui contesti più rappresentativi per illustrare l’uso del termine; ma focalizza l’attenzione anche sulle corrispondenze, in modo tale da collocare una parola nella tradizione oppure evidenziarne i caratteri di innovatività. La stratificazione linguistica del ricettario rende particolarmente fertile questo tipo di approccio, che consentirebbe anche di ricostruire in modo dettagliato i possibili apporti in diacronia e in diatopia. Lo schema tracciato per il glossario leonardiano andrebbe ovviamente completato, almeno con un opportuno campo dedicato alle corrispondenze latine interne al testo, a loro volta da inserire nell’opportuna tradizione di derivazione medievale. </p><p rend="text">Naturalmente un lavoro lessicografico di questo tipo presuppone un’edizione del testo che tenga conto di criteri adeguati, comunemente seguiti per le edizioni di riferimento in ambito filologico-linguistico; e presuppone un lavoro interdisciplinare che riunisca linguisti, storici, storici della scienza e della tecnica, e qualunque altro sapere emerga dalle dense pagine della fucina gesuata.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Baldini R., <hi rend="CharOverride-2">Zucchero Bencivenni</hi>, <hi rend="CharOverride-2">‘La sanità del corpo’. Volgarizzamento del ‘Régime du corps’ di Aldobrandino da Siena (a. 1310) nella copia coeva di lapo di Neri Corsini (Laur. Pl. LXXIII 47)</hi>, «Studi di Lessicografia Italiana», XV,1998, pp. 21-300.</p><p rend="bib_indx_bib">Biffi M.<hi rend="CharOverride-1">,</hi> <hi rend="CharOverride-2">Sul lessico architettonico: alcuni casi controversi dalle traduzioni vitruviane</hi>, «Studi di Lessicografia Italiana», vol. XVI, 1999, pp. 31-161.</p><p rend="bib_indx_bib">Castellani A., <hi rend="CharOverride-2">I più antichi testi italiani</hi>, Pàtron, Bologna 1976.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">La prosa italiana delle origini. I. Testi di carattere pratico</hi>, Pàtron, Bologna 1982.</p><p rend="bib_indx_bib">Francesco di Giorgio Martini, <hi rend="CharOverride-2">La traduzione del </hi>De Architectura <hi rend="CharOverride-2">di Vitruvio (dal ms. II.I.141 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze</hi>), a cura di M. Biffi, Scuola Normale Superiore, Pisa 2002.</p><p rend="bib_indx_bib">Frosini G., <hi rend="CharOverride-2">Il cibo e i Signori. La Mensa dei Priori di Firenze nel quinto decennio del sec. XIV</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 1993.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-2">Ancora su… «Il Cibo e i Signori»</hi>, «Studi Linguistici Italiani», XX, 1994, pp. 287-301.</p><p rend="bib_indx_bib">Gagliardi I., <hi rend="CharOverride-2">Il ‘Libro de i secretti et ricette’</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Libro de i secretti con ricette. Composto per Frate Giovanni Andrea d’ Farre, d’Bressa</hi>, Istituto Storico Lucchese, Lucca 2012, pp. 13-51.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">GDLI Grande dizionario della lingua italiana</hi>, fondato da S. Battaglia, poi diretto da G. Bàrberi Squarotti, UTET, Torino 1961-2002, 21 voll.; <hi rend="CharOverride-2">Supplemento 2004</hi>, diretto da E. Sanguineti, 2004; <hi rend="CharOverride-2">Indice degli autori citati nei volumi I-XXI e nel Supplemento 2004</hi>, a cura di G. Ronco, 2004; <hi rend="CharOverride-2">Supplemento 2009</hi>, a cura di E. Sanguineti, 2008 (ora anche in versione elettronica per testo e immagini: &lt;http://www.gdli.it&gt;).</p><p rend="bib_indx_bib">Gualdo R., <hi rend="CharOverride-2">Il lessico medico del </hi>De regimine pregnantium <hi rend="CharOverride-2">di Michele Savonarola</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 1996.</p><p rend="bib_indx_bib">— (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Le parole della scienza. Scritture tecniche e scientifiche in volgare (secoli XIII-XV)</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Atti del Convegno (Lecce, 16-18 aprile 1999), Congedo Editore, Galatina 2001 (non si citano in bibliografia i singoli contributi, tutti citati con le opportune indicazioni nel testo).</p><p rend="bib_indx_bib">Librandi R., Piro R. (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Lo scaffale della biblioteca scientifica in volgare (secoli XIII-XVI)</hi>, Atti del Convegno (Matera, 14-15 ottobre 2004), Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2006 (non si citano in bibliografia i singoli contributi, tutti citati con le opportune indicazioni nel testo).</p><p rend="bib_indx_bib">Manni P., Biffi M. (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Glossario leonardiano. Nomenclatura delle macchine nei codici di Madrid e Atlantico</hi>, Olschki, Firenze 2011.</p><p rend="bib_indx_bib">Norton S. (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Libro de i secretti con ricette. Composto per Frate Giovanni Andrea d’ Farre, d’Bressa</hi>, con <hi rend="CharOverride-2">Introduzione</hi> di I. Gagliardi e <hi rend="CharOverride-2">Preface</hi> di S. Norton, Istituto Storico Lucchese, Lucca 2012.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-2">TLIO Tesoro della Lingua Italiana delle Origini</hi>, a cura dell’Istituto dell’Opera del Vocabolario del CNR (&lt;http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/&gt;).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-027-backlink">1</ref></hi>	Cfr. I. Gagliardi,<hi rend="CharOverride-2"> I gesuati farmacisti di Lucca</hi>, in questo stesso volume. Il <hi rend="CharOverride-2">Libro </hi>è conservato presso la Kenneth Spencer Research Library of the University of Kansas, identificato Pryce MS E 1. È stato pubblicato (in trascrizione semidiplomatica per cura di Stata Norton) dall’Istituto Storico Lucchese: S. Norton (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Libro de i secretti con ricette. Composto per Frate Giovanni Andrea d’ Farre, d’Bressa</hi>, Lucca 2012, con <hi rend="CharOverride-2">Introduzione</hi> di I. Gagliardi (<hi rend="CharOverride-2">Il ‘Libro de i secretti et ricette’</hi>, pp. 13-51) e <hi rend="CharOverride-2">Preface</hi> di S. Norton (<hi rend="CharOverride-2">Libro de i Secretti con Ricetti</hi>, pp. 53-55). Il codice in riproduzione fotografica digitale è consultabile sul web (&lt;http://etext.ku.edu/view?docId=jesuatti/jesuatti.xml&gt;), ed è scaricabile anche in formato PDF insieme al testo in formato XML e TXT (sia nella trascrizione della Norton, sia in traduzione inglese, sempre a cura della studiosa statunitense). </p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-026-backlink">2</ref></hi>	R. Gualdo (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Le parole della scienza. Scritture tecniche e scientifiche in volgare (secoli XIII-XV)</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Atti del Convegno (Lecce, 16-18 aprile 1999), Congedo Editore, Galatina 2001.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-025-backlink">3</ref></hi>	Cfr. R. Baldini, <hi rend="CharOverride-2">Il sostrato delle fonti nel lessico medico di Zucchero Bencivenni</hi>, pp. 293-97; su Bencivenni si veda anche: R. Baldini, <hi rend="CharOverride-2">Zucchero Bencivenni</hi>, <hi rend="CharOverride-2">‘La sanità del corpo’. Volgarizzamento del ‘Régime du corps’ di Aldobrandino da Siena (a. 1310) nella copia coeva di lapo di Neri Corsini (Laur. Pl. LXXIII 47)</hi>, «Studi di Lessicografia Italiana», XV, 1998, pp. 21-300.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-024-backlink">4</ref></hi>	Cfr. R. Gualdo, <hi rend="CharOverride-2">La lingua della pediatria: il trattato di Paolo Bagellardo Dal Fiume</hi>, pp. 21-48; il saggio continua un percorso di studio dedicato a questo argomento in cui si inserisce il volume R. Gualdo, <hi rend="CharOverride-2">Il lessico medico del </hi>De regimine pregnantium <hi rend="CharOverride-2">di Michele Savonarola</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 1996, che presenta un importante spaccato del lessico medico volgare del Quattrocento.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-023-backlink">5</ref></hi>	Cfr. M. Aprile, <hi rend="CharOverride-2">La lingua della medicina animale</hi>, pp. 49-76; A. Coco, <hi rend="CharOverride-2">Problemi di ricostruzione e di edizione del testo in un’opera di veterinaria medievale: il trattato di mascalcia dello Pseudo-Aristotele</hi>, pp. 327-339; V. Curigliano, <hi rend="CharOverride-2">Il trattato di mascalcia di Antonio da Barletta</hi>, pp. 341-352.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-022-backlink">6</ref></hi>	Cfr. P. Manni, <hi rend="CharOverride-2">La matematica in volgare nel Medioevo (con particolare riguardo al linguaggio algebrico)</hi>, pp.127-152.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-021-backlink">7</ref></hi>	A questo argomento sono dedicati due saggi: S. Rapisarda, <hi rend="CharOverride-2">Appunti sulla circolazione del </hi>Secretum secretorum <hi rend="CharOverride-2">in Italia</hi>, pp. 77-97, e G. Perrone, <hi rend="CharOverride-2">Il volgarizzamento del </hi>Secretum Secretorum <hi rend="CharOverride-2">di Cola de Jennaro (1479)</hi>, pp. 353-358.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-020-backlink">8</ref></hi>	Cfr. S. Lubello, <hi rend="CharOverride-2">Il linguaggio gastronomico dei secoli XIV-XVI: ultime ricognizioni</hi>, pp. 229-242. La lingua tecnica dell’arte culinaria è stata studiata anche da Giovanna Frosini: cfr. G. Frosini, <hi rend="CharOverride-2">Il cibo e i Signori. La Mensa dei Priori di Firenze nel quinto decennio del sec. XIV</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 1993; ed Ead., <hi rend="CharOverride-2">Ancora su… «Il Cibo e i Signori»</hi>, «Studi Linguistici Italiani», XX, 1994, pp. 287-301.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-019-backlink">9</ref></hi>	Cfr. R. Librandi, Auctoritas<hi rend="CharOverride-2"> e testualità nella descrizione dei fenomeni fisici</hi>, pp. 99-126; R. Casapullo, <hi rend="CharOverride-2">Segmentazione del testo e modalità d’uso delle enciclopedie tra latino e volgare</hi>, pp. 153-185; F. Geymonat, <hi rend="CharOverride-2">Le </hi>Questioni filosofiche<hi rend="CharOverride-2"> alla luce della nuova edizione delle </hi>Questiones naturales<hi rend="CharOverride-2"> di Adelardo di Bath</hi>, pp. 299-305.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-018-backlink">10</ref></hi>	Cfr. M. Barbato, <hi rend="CharOverride-2">Plinio il Vecchio volgarizzato da Landino e da Brancati</hi>, pp. 187-227.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-017-backlink">11</ref></hi>	V. Della Valle, “Ci vuol più tempo che a far le figure”. <hi rend="CharOverride-2">Per una storia del lessico artistico italiano</hi>, pp. 307-326.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-016-backlink">12</ref></hi>	T. Matarrese, <hi rend="CharOverride-2">La scrittura tecnico-scientifica “cortigiana”: un testo d’architettura nella Ferrara quattro-cinquecentesca</hi>, pp. 243-252; e M. Biffi, <hi rend="CharOverride-2">Sulla formazione del lessico architettonico italiano: la terminologia dell’ordine ionico nei testi di Francesco di Giorgio Martini</hi>, pp. 253-291. I contributi specifici sono introdotti da R. Coluccia, <hi rend="CharOverride-2">Le lingue della scienza oggi e ieri</hi>, pp. 7-18.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-015-backlink">13</ref></hi>	R. Librandi e R. Piro (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Lo scaffale della biblioteca scientifica in volgare (secoli XIII-XVI)</hi>, Atti del Convegno (Matera, 14-15 ottobre 2004), Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2006.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-014-backlink">14</ref></hi>	Per avere una panoramica completa degli argomenti trattati, si riportano qui di seguito i contributi presenti: R. Coluccia, A. Montinaro, C. Scarpino, <hi rend="CharOverride-2">Lingue della scienza e Scuola poetica siciliana</hi>; A. Vitale Brovarone, <hi rend="CharOverride-2">Intrecci di lingue nei testi scientifici volgari: casi paradigmatici</hi>; B. Ribémont, <hi rend="CharOverride-2">Brunetto</hi> <hi rend="CharOverride-2">Latini, encyclopédiste et traducteur d’Isidore de Séville. L’</hi>ordo<hi rend="CharOverride-2"> et l’«idéologie»: introduction á la matière historique dans le </hi>Livre dou Tresor; F. Geymonat, <hi rend="CharOverride-2">Il </hi>Tresor<hi rend="CharOverride-2"> di Brunetto Latini tradotto nel commento alla </hi>Commedia<hi rend="CharOverride-2"> dell’Anonimo fiorentino</hi>; R. Librandi, <hi rend="CharOverride-2">Ristoro, Brunetto, Bencivenni e la </hi>Metaura<hi rend="CharOverride-2">: intrecci di glosse e rinvii tra le opere di uno scaffale scientifico</hi>; R. Casapullo, <hi rend="CharOverride-2">Il volgarizzamento mantovano del </hi>De proprietatibus rerum<hi rend="CharOverride-2">: il londinese Add. 8785 e i suoi descritti quattrocenteschi</hi>; G.Z. Zanichelli, <hi rend="CharOverride-2">Tradurre le immagini: le scelte illustrative della traduzione in volgare mantovano di Bartolomeo Anglico</hi>; E.A. Giordano, <hi rend="CharOverride-2">Lessico scientifico dal libro XI del vogarizzamento pliniano di Giovanni Brancati</hi>; N. Lampitelli, <hi rend="CharOverride-2">Un glossario arabo-latino anonimo</hi>; M. Abouyaala, <hi rend="CharOverride-2">La terminologia botanica italiana e francese</hi>. <hi rend="CharOverride-2">Prospettive tipologiche e di metodo</hi>; R. Piro, <hi rend="CharOverride-2">Problemi di traduzione e interpolazione nel Laurenziano Pluteo LXXIII. 43</hi>: <hi rend="CharOverride-2">il trattato dell’</hi>Almansore; C. Burzio, <hi rend="CharOverride-2">Un’ipotesi sulle relazioni fra i testimoni toscani del libro di Serapione</hi>; E. Artale, <hi rend="CharOverride-2">Cose di medicina e «vertudi d’erbe» nello zibaldone di un fiorentino del ’300</hi>; S. Morgana, M. Piotti, M. Prada, <hi rend="CharOverride-2">La divulgazione medica in due stampe milanesi tra Quattro e Cinquecento: l’</hi>Anteros <hi rend="CharOverride-2">di Battista Fregoso e il</hi> Compendio di la sanità corporale e spirituale <hi rend="CharOverride-2">di Giovanni di Magani</hi>; R. Benedetti, <hi rend="CharOverride-2">La</hi> ‘Mascalcia’ <hi rend="CharOverride-2">di Giordano Ruffo di Calabria secondo le prime redazioni volgari: il caso del frammento 159 dell’Archivio di stato di Udine</hi>; S. Marruncheddu, <hi rend="CharOverride-2">Un trattato di falconeria in volgare: il </hi>Moamin<hi rend="CharOverride-2"> franco-italiano</hi>; P. Cherubini, <hi rend="CharOverride-2">Il numero come elemento di disturbo: ipotesi sull’evoluzione della mercantesca</hi>; G. Dalmasso, S. Toniato, <hi rend="CharOverride-2">Prospettive di studio sui testi matematici</hi>; P. Musso, <hi rend="CharOverride-2">Fenomeni di testualità nell’</hi>Agricoltura<hi rend="CharOverride-2"> di Antonino Venuto</hi>; F. Carboni, <hi rend="CharOverride-2">Un trattato illustrato sulla coltivazione delle viti e l’arte di fare vino, aceto e bevande medicinali</hi>; S. Lubello, <hi rend="CharOverride-2">La nascita del testo: un tipo testuale in diacronia</hi>; S. Rapisarda, <hi rend="CharOverride-2">Lessico tecnico della chiromanzia medievale</hi>; M.R. Policardo, <hi rend="CharOverride-2">I Segreti in piazza. La letteratura dei segreti in alcuni testi del XVI secolo</hi>; M. Arcangeli, <hi rend="CharOverride-2">La grammatica tra arte e scienza nella riflessione linguistica medievale e il confronto tra latino e volgare nella trattatistica italiana dei primi secoli</hi>; M.P. Ellero, <hi rend="CharOverride-2">I volgarizzamenti e la felicità mentale: l’«umana perfezione» nella </hi>Filosofia naturale<hi rend="CharOverride-2"> di Alessandro Piccolomini</hi>; M.R. Macchia, <hi rend="CharOverride-2">Le voci della scienza nei </hi>Marmi<hi rend="CharOverride-2"> di Anton Francesco Doni. La divulgazione scientifica fra oralità e scrittura</hi>; G. Genovese, <hi rend="CharOverride-2">Alle soglie della nuova scienza. Le lettere di Campanella a Galilei</hi>.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-013-backlink">15</ref></hi>	Cfr. Norton (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Libro de i secretti</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-012-backlink">16</ref></hi>	Vedi nota 1. I criteri di trascrizione sono quelli in uso tra gli storici della lingua italiana, indicati in dettaglio in P. Manni, M. Biffi (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Glossario leonardiano. Nomenclatura delle macchine nei codici di Madrid e Atlantico</hi>, Olschki, Firenze 2011, pp. XXXI-XXXII; e si basano sui criteri Castellani (cfr. A. Castellani, <hi rend="CharOverride-2">La prosa italiana delle origini. I. Testi di carattere pratico</hi>, Pàtron, Bologna 1982, <hi rend="CharOverride-2">Trascrizioni</hi>, pp. XVI-XIX), con alcuni adattamenti imposti dalla natura e dalla cronologia dei testi, introdotti in Francesco di Giorgio Martini, <hi rend="CharOverride-2">La traduzione del </hi>De Architectura <hi rend="CharOverride-2">di Vitruvio (dal ms. II.I.141 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze</hi>), a cura di M. Biffi, Scuola Normale Superiore, Pisa 2002, pp. CXIX-CXXIV. Per quanto riguarda le citazioni in questo articolo prevedono la riproduzione fedele dell’originale per quanto concerne i grafemi; si distinguono tuttavia i due valori fonetici del grafema unico <hi rend="CharOverride-2">u</hi>/<hi rend="CharOverride-2">v</hi>, e si rende <hi rend="CharOverride-2">j</hi> con <hi rend="CharOverride-2">i</hi>. Il testo è proposto con punteggiatura e accentazione moderna. Moderno è anche l’uso delle maiuscole e la separazione delle parole (vista l’altezza cronologica del testo, tuttavia, si rimane fedeli al testo per quanto riguarda le preposizioni articolate). Le abbreviazioni vengono sciolte entro parentesi tonde: <hi rend="CharOverride-2">p(er)</hi>, <hi rend="CharOverride-2">i(n)</hi>, ecc. Il manoscritto è composto da 208 carte: la prima carta, di guardia, riporta una nota di possesso: «Di f(r)ate Angelo Biagi». Le successive 19 carte hanno una numerazione, aggiunta in un secondo momento tra parentesi: alla carta (8) si trova il frontespizio del libro, alle carte (9)-(16) un indice alfabetico delle ricette che rimanda al numero delle carte, vergato dalla mano principale del manoscritto. Altre tre carte bianche separano l’indice dal testo vero e proprio del ricettario le cui carte sono numerate da 1 a 167 (il numero 14 è stato apposto a due carte consecutive). Il ricettario vergato da frate Antonio si conclude alla c. 165r, ma altre ricette sono state aggiunte da altre mani nello spazio rimasto libero nella c. 165r, nella c. 165v e nella c. 166. Alla c. 167, lasciata vuota, segue l’<hi rend="CharOverride-2">Indice generale</hi>, senza nessun tipo di numerazione, anch’esso con riferimenti precisi alle carte. Da notare che mentre i rifermenti dell’indice delle ricette che precede il testo si fermano alla carta 165, quelli dell’<hi rend="CharOverride-2">Indice generale</hi> arrivano fino alla carta 166; chi ha aggiunto la «Ricetta per chi fusse sfilato» alla c. 165r ha aggiunto anche il rimando a questa nell’indice iniziale. Nell’edizione Norton alle carte è stato assegnato un numero progressivo tra parentesi quadre, a partire dalla controguardia di copertina (la Norton ha però saltato una delle carte bianche che separano l’indice iniziale dal testo, creando così una sfasatura di 2 a partire dalla c. 1r, [41] nell’edizione, ma in realtà 43). In questa sede non è possibile spingere oltre l’analisi del manoscritto, che però – anche limitandosi alle poche notazioni qui proposte – merita un necessario approfondimento preliminare a una nuova, altrettanto necessaria, edizione del testo. Si avverte qui una volta per tutte che in questo contributo il manoscritto sarà citato nella forma abbreviata <hi rend="CharOverride-2">Secretti</hi> seguita dal numero della carta e dal ‘numero progressivo Norton’ tra parentesi quadre, in modo da facilitare il confronto con l’edizione e con il testo elettronico disponibile in rete.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-011-backlink">17</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Secretti</hi>, c. (8)r/[19].</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-010-backlink">18</ref></hi>	I. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-2">Il ‘Libro de i secretti et ricette’</hi>, in Norton (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Libro de i secretti</hi>, cit<hi rend="CharOverride-2">.</hi>, pp. 13-51, in particolare p. 13.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-009-backlink">19</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Secretti</hi>, c. 15v/[72]. La due sillabe finali di <hi rend="CharOverride-2">calefacit</hi> <hi rend="CharOverride-2">(-facit</hi>) sono aggiunte sopra al rigo (<hi rend="CharOverride-2">cale-</hi> è sul margine destro dello specchio della scrittura).</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-008-backlink">20</ref></hi>	Sulle modalità di individuazione dei dati quantitativi si veda più avanti.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-007-backlink">21</ref></hi>	Cfr. <hi rend="CharOverride-2">TLIO Tesoro della Lingua Italiana delle Origini</hi>, a cura dell’Istituto dell’Opera del Vocabolario del CNR (&lt;http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/&gt;). La scheda lessicografica fornisce anche interessanti informazioni sulla distribuzione geografica della parola, e anche sulle tipologie testuali che la testimoniano (si vedano le occorrenze frequenti in ricettari, oppure quella in un testo di mascalcia). Sul <hi rend="CharOverride-2">GDLI</hi><hi rend="CharOverride-4">,</hi> in questa accezione, sono citati l’Anonimo veneziano e Maestro Martino (originario di Como, visse e operò a Roma intorno alla metà del XV secolo) per la variante non anafonetica <hi rend="CharOverride-2">stamegna</hi>, e Crescenzi volgare (XIV secolo) per <hi rend="CharOverride-2">stamigna</hi>: cfr. <hi rend="CharOverride-2">Grande dizionario della lingua italiana</hi>, fondato da S. Battaglia, poi diretto da G. Bàrberi Squarotti, UTET, Torino 1961-2002, 21 voll.; <hi rend="CharOverride-2">Supplemento 2004</hi>, diretto da E. Sanguineti, 2004; <hi rend="CharOverride-2">Indice degli autori citati nei volumi I-XXI e nel Supplemento 2004</hi>, a cura di G. Ronco, 2004; <hi rend="CharOverride-2">Supplemento 2009</hi>, a cura di E. Sanguineti, 2008 (ora anche in versione elettronica per testo e immagini: &lt;http://www.gdli.it&gt;), s.v. <hi rend="CharOverride-2">stamigna</hi>, vol., p. 56. Sull’alternanza <hi rend="CharOverride-2">stamegna</hi>/<hi rend="CharOverride-2">stamigna</hi>, cfr. anche A. Castellani, <hi rend="CharOverride-2">I più antichi testi italiani</hi>, Bologna, Pàtron, 1976,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>p. 187.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-006-backlink">22</ref></hi>	Cfr. M. Biffi<hi rend="CharOverride-1">,</hi> <hi rend="CharOverride-2">Sul lessico architettonico: alcuni casi controversi dalle traduzioni vitruviane</hi>, «Studi di Lessicografia Italiana», vol. XVI, 1999, pp. 31-161, in particolare pp. 31-33.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-005-backlink">23</ref></hi>	Si trovano occorrenze nella traduzione trecentesca dell’<hi rend="CharOverride-2">Opus ruralium commodarum </hi>di Pietro dei Crescenzi (in cui il sintagma è stato compattato in un’unica parola: «bolarmenio»), ne <hi rend="CharOverride-2">La pirotecnia</hi> del senese Biringuccio (1540) e nel volgarizzamento cinquecentesco di Dioscoride del senese Mattioli (cfr. <hi rend="CharOverride-2">GDLI</hi>, s.v. <hi rend="CharOverride-2">bolo</hi>, vol. II, p. 297).</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-004-backlink">24</ref></hi>	Cfr. Francesco di Giorgio Martini, <hi rend="CharOverride-2">La traduzione</hi>, cit., nota 1154 alle pp. 400-401.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-003-backlink">25</ref></hi>	Vedi nota 16.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-002-backlink">26</ref></hi>	Vedi nota 1.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-001-backlink">27</ref></hi>	Per le ricerche di tipo quantitativo non sono stati fatti controlli sistematici sul manoscritto: i risultati sono quindi legati alla trascrizione della Norton (quella alla base del testo elettronico disponibile) che tuttavia è sufficiente per il tipo di indagine statistica che qui si presenta. Indagini più raffinate, come ci sarà modo di precisare anche nelle conclusioni, saranno possibili soltanto quando sarà disponibile una nuova edizione del testo, secondo criteri accettabili per un’analisi linguistica storica.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="22.html#footnote-000-backlink">28</ref></hi>	Manni, Biffi (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Glossario leonardiano</hi>, cit., pp. 288-289.</p>
      
      
      
      
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          <bibl n="38177">Biffi M., Sul lessico architettonico: alcuni casi controversi dalle traduzioni vitruviane, &amp;#171;Studi di Lessicografia Italiana&amp;#187;, vol. XVI, 1999, pp. 31-161.</bibl>
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          <bibl n="38185">Gualdo R., Il lessico medico del De regimine pregnantium di Michele Savonarola, Accademia della Crusca, Firenze 1996.</bibl>
          <bibl n="38186">Gualdo R. (a cura di), Le parole della scienza. Scritture tecniche e scientifiche in volgare (secoli XIII-XV), Atti del Convegno (Lecce, 16-18 aprile 1999), Congedo Editore, Galatina 2001 (non si citano in bibliografia i singoli contributi, tutti citati c</bibl>
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          <bibl n="38188">Manni P., Biffi M. (a cura di), Glossario leonardiano. Nomenclatura delle macchine nei codici di Madrid e Atlantico, Olschki, Firenze 2011.</bibl>
          <bibl n="38189">Norton S. (a cura di), Libro de i secretti con ricette. Composto per Frate Giovanni Andrea d’ Farre, d’Bressa, con Introduzione di I. Gagliardi e Preface di S. Norton, Istituto Storico Lucchese, Lucca 2012.</bibl>
          <bibl n="38190">TLIO Tesoro della Lingua Italiana delle Origini, a cura dell’Istituto dell’Opera del Vocabolario del CNR (&amp;lt;http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/&amp;gt;).</bibl>
        </listBibl>
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    </body>
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