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        <title type="main" level="a">Ludovica Torelli e lo Specchio interiore di fra’ Battista da Crema</title>
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            <forename>Giovanna</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Le vestigia dei gesuati</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-228-7</idno>) by </resp>
          <name>Isabella Gagliardi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.23</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The Specchio interiore (Interior Mirror) is a work by the dominican Fra' Battista da Crema partly dedicated to the theme of mystical union. Written close to the foundation, in 1522, of the Hospital of the Incurables in Venice, it remained unpublished for almost two decades and it was first published in 1540 thanks to Ludovica Torelli, countess of Guastalla (1499-1569), alias Paola Maria. Widow, for the second time at age twenty-eight,  Ludovica Torelli enjoyed an unusually powerful position for a women. Forced to sell her small state to Ferrante Gonzaga, she spent the second part of her life founding religious institutions and hospitals in Milan and other cities in northern Italy.</p>
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            <item>Battista da Crema</item>
            <item>Lodovica Torelli</item>
            <item>gender history</item>
            <item>eresy</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.23<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.23" /></p>
      
      
      
      
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Ludovica Torelli e lo <hi rend="CharOverride-1">Specchio interiore </hi>di fra’ Battista da Crema</p><p rend="h1_author">Giovanna Murano</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold CharOverride-2">Sommario</hi>: Lo <hi rend="CharOverride-3">Specchio interiore</hi> è un’opera del domenicano fra’ Battista da Crema in parte dedicata al tema dell’unione mistica. Scritta in prossimità della fondazione, nel 1522, dell’Ospedale degli Incurabili a Venezia, è rimasta inedita per quasi due decenni ed è stata pubblicata per la prima volta nel 1540 grazie a Ludovica Torelli, contessa di Guastalla (1499-1569), <hi rend="CharOverride-3">alias</hi> Paola Maria. Vedova per la seconda volta all’età di ventotto anni, nel 1527, Ludovica Torelli ha goduto di una posizione insolitamente potente per una donna. Costretta a vendere il suo piccolo stato a Ferrante Gonzaga, ha trascorso la seconda parte della sua vita fondando istituzioni religiose ed ospedali a Milano e in altre città del nord Italia. </p><p rend="text">Lo <hi rend="CharOverride-3">Specchio interiore</hi> di fra’ Battista da Crema è stato dato alle stampe per la prima volta nel 1540<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-076-backlink"><ref target="23.html#footnote-076">1</ref></hi></hi>, sei anni dopo la morte dell’autore, e nella prefazione firmata «Paula Maria di Paulo Apostolo per Christo Serva» indirizzata a Maria d’Aragona, marchesa del Vasto e in quegli anni signora di Milano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-075-backlink"><ref target="23.html#footnote-075">2</ref></hi></hi>, leggiamo: «appresso al fine della sua candida vita lasciò a me, come herede delle sue caritative fatiche diverse spirituali operette fatte da lui per instruttione della <hi rend="CharOverride-2">Christiana Vita</hi>, delle quali ne sono già state pubblicate alcune, et alcune altre sono ancora appresso di me»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-074-backlink"><ref target="23.html#footnote-074">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il proemio di fra’ Battista, diviso in due parti, è indirizzato «<hi rend="CharOverride-3">a</hi>lle venerande come madri M. Maria Gradenica, et M. Malipiera, &amp; altre sue coadiutrici, governatrici dell’Hospedale dell’incurabili, di Venetia». Le gentildonne avevano fondato nel 1522 a Venezia, lungo le Fondamenta delle Zattere allo Spirito Santo, l’Ospedale degli Incurabili ottenendo l’appoggio di Gaetano Thiene, esponente vicentino della Compagnia del Divino amore<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-073-backlink"><ref target="23.html#footnote-073">4</ref></hi></hi>. Considerato l’incipit della dedica «Per essere la vostra una nuova compagnia…», il domenicano aveva scritto l’opera in prossimità della fondazione dell’ospedale e sebbene le avesse autorizzate a pubblicare l’operetta, non senza «debita […] licentia del reverentissimo patriarca e inquisitore», lo <hi rend="CharOverride-3">Specchio interiore</hi>, dedicato in parte al tema dell’unione mistica con Dio, era rimasto inedito per quasi due decenni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-072-backlink"><ref target="23.html#footnote-072">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">«Paula Maria di Paulo Apostolo per Christo Serva» è Ludovica Torelli, contessa di Guastalla e nella sua vita turbolenta e per molti versi drammatica – ricordata anche nella prefazione <hi rend="CharOverride-3">–</hi>, la curatela della stampa dello <hi rend="CharOverride-3">Specchio interiore</hi> è certamente un episodio tra i minori, utile tuttavia per cogliere alcuni aspetti del suo carattere. Due anni più tardi, il 21 luglio 1542, falliti i tentativi di ricomposizione dell’unità cristiana, la bolla <hi rend="CharOverride-3">Licet ab initio</hi> istituiva la Congregazione del Sant’Uffizio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-071-backlink"><ref target="23.html#footnote-071">6</ref></hi></hi>. La produzione e la circolazione di testi scritti da personaggi già sospettati o in odore di eresia, tuttavia, non si arrestò<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-070-backlink"><ref target="23.html#footnote-070">7</ref></hi></hi>. Nonostante ciò, la Torelli non stampò altre opere (ma si attivò per far ristampare quelli già pubblicati) e gli scritti che il domenicano le aveva lasciato, compresi alcuni inediti, dopo essere giunti nelle mani degli inquisitori, andarono distrutti e, alcuni, perduti per sempre.</p><p rend="h2">1. Ludovica Torelli, contessa di Guastalla (1499-1569)</p><p rend="text">Tra i secoli XVI e XVIII Ludovica Torelli è stata oggetto di tre diverse biografie scritte rispettivamente da un gesuato, p. Paolo Morigia (1592)<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-069-backlink"><ref target="23.html#footnote-069">8</ref></hi></hi>, un barnabita, p. Lorenzo Torelli († 1660)<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-068-backlink"><ref target="23.html#footnote-068">9</ref></hi></hi>, ed un gesuita, Carlo Rosignoli (1795)<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-067-backlink"><ref target="23.html#footnote-067">10</ref></hi></hi>, ma la prima, in ordine di tempo, a confrontarsi con la figura della fondatrice delle angeliche è stata Paola Antonia Sfondrati. Entrata nel convento nel 1538, ancora bambina, con tre sorelle, Paola Antonia inizia a scrivere la <hi rend="CharOverride-3">Historia</hi> delle Angeliche di San Paolo nel 1584, un anno dopo che il fratello, Niccolò Sfondrati, era stato eletto cardinale (1583). Qualche anno più tardi, nel 1590, divenne papa con il nome di Gregorio XIV (1590-1591). L’opera di Paola Antonia, che si conserva in più copie nell’Archivio Generalizio dei Barnabiti a Roma (Sala ovale 2.5/3, int. 8.1, 8.2 e 8.3), nell’Archivio dei Barnabiti a Milano e in Biblioteca Ambrosiana (I 285 suss. e C 25 suss.), è tuttora inedita, ma è la sua <hi rend="CharOverride-3">Historia</hi>, più delle monografie dei tre religiosi, ad illuminare maggiormente sul nostro personaggio e non solo in forza della conoscenza diretta che ebbe della fondatrice e di quanti le furono vicini, ma per essere cronaca non appesantita da orpelli retorico-letterari o per fini agiografici. Nelle biografie dei tre religiosi, invece, la giustapposizione di cliché, di immagini e racconti stereotipi frappongono non pochi ostacoli alla conoscenza di un personaggio che ha avuto un percorso esistenziale che ha mutato più volte direzione nelle diverse stagioni di una vita particolarmente impervia. Vero è, ed occorre sottolinearlo, che quando Paola Antonia scrive l’<hi rend="CharOverride-3">Historia</hi> i tempi sono completamente mutati rispetto agli anni della fondazione. Le angeliche non svolgono più il loro apostolato all’esterno delle mura del convento, ma hanno aderito alla clausura imposta dal Concilio di Trento. Nel 1584-1585 il monastero di San Paolo Converso è un luogo che raccoglie l’aristocrazia milanese ed è ormai lontano dall’idea originaria della sua fondatrice<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="23.html#footnote-066">11</ref></hi></hi>. Sin dal 1557 la Torelli aveva abbandonato la congregazione da lei fondata e generosamente finanziata e nel dar vita ad una nuova istituzione, il Collegio della Guastalla, aveva imposto che «detto collegio seculare sia totalmente et immediatamente sotto la protettione de Sua Maestà regale catholica et suoi successori in questo ducato di Milano talmente che niuna potestà ecclesiastica etiam ordinaria habbi alcuna superiorità né auttorità sopra detto pio collegio»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="23.html#footnote-065">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ludovica nasce il 26 settembre 1499, primogenita del conte Achille, vassallo del duca di Milano, e di Veronica Pallavicino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="23.html#footnote-064">13</ref></hi></hi>. Nel gennaio del 1516 sposa Lodovico Stanghi, un nobile cremonese, conte di Castelnuovo di Bocca d’Adda da cui avrà un figlio che morirà nel 1521<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="23.html#footnote-063">14</ref></hi></hi>. Il 30 novembre 1522 il padre viene trucidato da Ettore Gonzaga, dopo una festa da ballo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="23.html#footnote-062">15</ref></hi></hi>, e solo pochi giorni più tardi, Veronica e Ludovica dimostrano di aver preso in mano le redini del governo di Guastalla e riconoscono alla comunità antichi privilegi. I capitoli, datati 22 dicembre 1522, recano la seguente premessa: «Queste sono le cose che ricerchano li homini de la Terra di Guastalla a le Illustrissime Signore Veronica, et Ludovica Madre, et figliola Contesse Signore, et Patrone de dicta Terra de Guastalla per questi Capitoli infra anotati, et sue Signorie per loro infinita clementia, et bontà se son dignate concederle». </p><p rend="text">Di rilievo il capitolo dedicato al diritto penale: «Item che tutto il Criminale, et condemnatione da qui indreto facto sia anulato, et cancellato et così le Cride penale, non intendendo perhò de’ ladri, et chi fossero in crimine <hi rend="CharOverride-3">lese majestatis</hi>, et se ge fusse per morto de homo ch’el non possa venir a casa se prima non ha la pace»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="23.html#footnote-061">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel 1523 muore la madre e il 26 settembre 1524 muore il marito tra atroci sofferenze provacategli dalla gotta. Nel frattempo Ludovica si impegna nel governo di Guastalla: conferma la carica del podestà, crea suo castellano e luogotenente Jacopo Cignacchi, e con entrambi presenzia il Capitolo generale il 24 febbraio 1523<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="23.html#footnote-060">17</ref></hi></hi>. Ad un figlio naturale del Torelli, Ercole, viene assegnata l’arcipretura. Nel 1525 Ludovica sposa Antonio Martinengo che pochi anni prima aveva ucciso la sua prima moglie. Il 18 aprile 1528 Martinengo viene ucciso dai parenti della prima moglie. Il figlio Girolamo nel 1533 vendicherà il padre uccidendo a sua volta l’omicida<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="23.html#footnote-059">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Guido Torelli aveva ottenuto nel 1406 l’investitura e il possesso di Guastalla e Montechiarugolo, elevate e contee nel 1428 dal duca di Milano, per i discendenti <hi rend="CharOverride-3">ex linea masculina a se legitime</hi> ma essendo Ludovica la sola erede legittima poteva essere investita del titolo e del possesso anche se non poteva trasmetterlo ad eventuali figli. Costretta a difendersi dai tentativi di Camilla Martinengo di assassinarla e di sottrarle «la rocha la roba et la vita»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="23.html#footnote-058">19</ref></hi></hi> e assediata da continue liti con altri rami della famiglia, a Milano nomina suoi procuratori Gioanni Giussano, Cristoforo d’Appiano e Giulio Stanchi. La ricca documentazione lasciata dalla Torelli, così come il suo epistolario (sparso in archivi e biblioteche diverse), sono ancora in parte inediti<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="23.html#footnote-057">20</ref></hi></hi>; in particolare una decina di grida e decreti emanati dalla contessa, che sarebbe senza dubbio interessante studiare, provano che esercitò, tra non poche difficoltà, il potere che le derivava dal suo titolo e che la sua azione di governo fu indirizzata alla difesa e ricostruzione di Guastalla prostrata dal malgoverno del padre prima, e in balia dei terribili eventi di quegli anni<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="23.html#footnote-056">21</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 1527 è segnato dal Sacco di Roma e soldataglie attraversano e imperversano in Italia. Guastalla è un piccolo stato, non assoggettato alla Chiesa, circondato da potenze che piuttosto che allearsi per difendersi da un comune nemico, combattono l’una contro l’altra; diventa così facile preda degli armati spagnoli e francesi mentre il pagamento di decime alla Chiesa non consente di dispiegare una adeguata difesa. Nel gennaio del 1528 per il sostentamento del popolo di Guastalla, ridotto alla fame, Ludovica vende alcuni terreni per acquistare grano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="23.html#footnote-055">22</ref></hi></hi>. Nel 1531 l’uomo d’arme Diego Perez esige da lei duecento scudi d’oro. La Torelli deposita come cauzione alcune vesti ed è condannata a pagare quanto richiesto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="23.html#footnote-054">23</ref></hi></hi>. Il 7 novembre emette alcune grida affinché tutti contribuiscano alle spese per il mantenimento dei soldati che si trovano nelle sue terre; il 15 dicembre emette un altro decreto affinché tutti concorrano a pagare le tasse<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="23.html#footnote-053">24</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Non ancora trentenne, dopo essere rimasta vedova per la seconda volta, la contessa matura una profonda trasformazione interiore, ma piuttosto che ritirarsi in una cella e vivere di preghiera e penitenza, inizia, da un lato, a Milano, una intensa attività apostolica senza spogliarsi del suo abito secolare<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="23.html#footnote-052">25</ref></hi></hi>, dall’altro, non dimentica dei suoi sudditi, emana una serie di provvedimenti volti a riformare la vita del suo piccolo stato. Oltre quelle dettate dalle contingenze immediate, alcune grida contengono un esplicito richiamo al «rito de la Santa Madre Ecclesia» e riguardano l’obbligo di confessarsi e comunicarsi, il divieto di lavorare durante le feste comandate, di non bestemmiare, di non giocare d’azzardo e che alcune disposizioni siano il risultato di consigli che in quegli stessi anni le derivavano dal suo confessore fra’ Battista da Crema risulta evidente da uno degli opuscoli stampati nella raccolta di quest’ultimo <hi rend="CharOverride-3">Via de aperta verità</hi> pubblicata nel 1523 «… dove dechiara quanto sia utile et necessario el frequentare la Santa Communione». Nella dedica dell’eremita Girolamo Regino, curatore della stampa, alla badessa del monastero veneziano di San Lorenzo il richiamo alla «simplicissima apostolica purità» è dichiarato sin dall’incipit: «Apertamente hormai per tanti diversi evidentissimi signi occorsi &amp; che <hi rend="CharOverride-3">in dies</hi> achadeno […] veder si pò ch’el magno Dio voglia reducere la nostra Santa Giesia sposa del suo unigenito figliolo Christo Jesu a quella simplicissima apostolica purità ne la quale essa nacque» (c. 1v)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="23.html#footnote-051">26</ref></hi></hi>. Il volume, che anticipa i principi fondamentali della spiritualità di Battista da Crema, nel 1525 era stato oggetto di un intervento di papa Clemente VII sul quale torneremo. Nel 1539 le difficoltà per il possesso del feudo, provate da processi, istanze e brevi, la costringeranno a vendere Guastalla e la scelta ricadrà su Ferrante Gonzaga. Dalla vendita ricaverà 22.280 scudi d’oro (ma il saldo avverrà diversi anni più tardi), una cifra straordinaria che destinerà alla creazione di istituzioni dove devozione, carità ed attenzione verso gli ultimi e soprattutto le ultime sono le tessere di un mosaico che hanno come fondamento gli scritti del padre confessore. I buoni rapporti tra il Gonzaga e la Torelli sono testimoniati dall’amicizia di quest’ultima con Isabella di Capua, principessa di Molfetta e moglie di Ferrante.</p><p rend="text">L’anno della svolta pare sia stato il 1530 quando a Milano si incontrano la contessa Torelli, il cremonese Antonio Maria Zaccaria († 1539)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="23.html#footnote-050">27</ref></hi></hi> in quel momento suo cappellano, due nobili, l’avvocato Bartolomeo Ferrari († 1544) e Giacomo Antonio Morigia († 1546)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="23.html#footnote-049">28</ref></hi></hi> ed il domenicano fra’ Battista da Crema, il più anziano del gruppo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="23.html#footnote-048">29</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Fra’ Battista aveva fatto la sua vestizione nel 1494; nel 1517 era a Padova, presso la comunità di S. Maria delle Grazie; nel 1520 si trovava nel convento di Santa Corona, a Vicenza; nel 1525 risultava membro della comunità milanese di S. Maria delle Grazie, fuori Porta Vercellina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="23.html#footnote-047">30</ref></hi></hi>. Dal 1529 era confessore spirituale della contessa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="23.html#footnote-046">31</ref></hi></hi>; dal 1° novembre 1530 un breve della penitenzieria apostolica lo aveva autorizzato a risiedere presso di lei<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="23.html#footnote-045">32</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel 1530, a Milano, la Torelli acquista due edifici nella parrocchia di San Pietro in Camminatella, una zona periferica e popolosa, certo non consona ad una ricca feudataria ma evidentemente rispondente ai suoi nuovi bisogni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="23.html#footnote-044">33</ref></hi></hi>. È in questo ambiente ed in queste circostanze che decide di cambiare vita e nome e di diventare «Paula Maria di Paulo Apostolo», assumendo come proprio quello dell’apostolo delle genti, Paolo. Una scelta di vita che non passa inosservata. Il 9 marzo del 1531 il vescovo teatino Gian Pietro Carafa, che divenuto pontefice con il nome di Paolo IV darà vita all’Inquisizione Romana, scrive «per debito d’amicizia» al domenicano:</p><p rend="quotation_a">[…] Padre mio, vi prego che non vi lassate ingannare da voi medesimo, ma sappiate per certo, che ’l salto che voi facesti in li dì passati, fu meritatamente di grande scandalo, per l’exorbitantia et disconvenientia grande, di veder un religioso de la età et fama vostra, dopo la profession di tanti anni saltar da la sua religione et mettersi solo in casa d’una donna nobile, giovene, bella et bigama, vidua, libera et facultosa et di gagliardissimo cervello, nella quale fa paura così el bene come ’l male, maxime per lo sexo fragile e per la età lubrica; e dapoi menarsela in triumpho, et condurla in una città di Milano negli occhi del mondo et lì aprir una bottega di tal sorta, che per quanto s’intende, se la provvidentia di Dio non la serrava, qualche gran confusione saria seguita in opprobrio della religion cristiana<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="23.html#footnote-043">34</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel 1531 Lodovica non era più giovanissima: aveva 32 anni; non era certamente bigama, ma era sicuramente una donna libera e di «gagliardissimo cervello». Presso la biblioteca Maldotti di Guastalla si conservano alcune lettere di Ludovica Torelli, autografe o con sottoscrizione autografa. La Torelli, che adopera una bella italica che ne prova l’ottima educazione ricevuta, nel corso della sua vita cambia più volte la firma. In una lettera del 28 febbraio 1524 al proprio nome e titolo aggiunge il cognome del marito, ancora vivo. È datata 3 ottobre 1525 la lettera dove compare a fianco del suo il cognome del secondo marito, Martinengo. Una lettera del 2 marzo 1531 è sottoscritta «Paula alias Ludovica Torella de Martinengo, contessa». Una lettera datata 3 ottobre 1532 è sottoscritta «Paula alias Ludovica Torella» e egualmente altre degli anni seguenti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="23.html#footnote-042">35</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel racconto che l’Angelica Sfondrati dedica a quei primi anni della fondazione di San Paolo la <hi rend="CharOverride-3">nobilissima Contessa</hi> è il personaggio che assurge in primo piano:</p><p rend="quotation_a">Nelle donne poi era un totale disprezzo di vestire, una abiezione grande, e quello che ad esse non era lecito fare in pubblico per disprezzo di loro stesse, abbondantemente si faceva nelle proprie case o dei parenti. L’istessa nobilissima Contessa portava lo stendardo della Croce di Cristo spiegato nel cospetto di tutti, e quanto più era stata conosciuta secondo il primo stato ambiziosa di onore, di vanità, di seguito e di gusto delle cose mondane, tanto più si vedeva cangiata nei costumi nei studi e cure; a’ Palazzi dei Senatori, alla Corte dei Principi ed ai Tribunali di tutti li Magistrati (ai quali era spesso obbligata di portarsi, per difendere le sue facoltà, acquietare le liti ed ottenere le autorità per la fondazione del suo monastero) l’avreste vista camminare a piedi in abito umile, il quale era di saglia o panno grossetto nero con una veletta di filo alle spalle incrociata sul petto, ed in capo una scuffia di filo o bambagia bianca con serrate dentro le orecchie. Aggiungeva anche diversi atti di umiltà, come sarebbe nel mezzo della piazza all’incontro di qualche sacerdote o Padre spirituale o religioso prostrarsi in ginocchio a cui per il molto rispetto (che) teneva, chiedeva la benedizione, e si accusava di qualche sua colpa, il qual costume di riverenza teneva anche in casa, essendo rari i ragionamenti che con simili persone faceva, che non facesse con molta umiltà in ginocchio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="23.html#footnote-041">36</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel Cinquecento, come del resto in ogni epoca, uomini e donne dichiarano e, se di condizioni elevate, ostentano il proprio <hi rend="CharOverride-3">status</hi> sociale attraverso l’abbigliamento. La descrizione dell’angelica è talmente puntuale che restituisce i materiali, i colori, persino la foggia del nuovo abito della Torelli<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="23.html#footnote-040">37</ref></hi></hi>. Assunto un nuovo nome e a piedi nudi «in abito umile», Ludovica in compagnia di Antonio Maria Zaccaria e, per un breve periodo, di fra’ Battista inizia il suo apostolato e l’accanimento persecutorio di cui il gruppo di riformatori sarà fatto oggetto prova l’efficacia della loro azione<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="23.html#footnote-039">38</ref></hi></hi>. Testimoniano i profondi contrasti e le contraddizioni di quegli anni il diverso destino dei suoi due compagni: il primo sarà proclamato santo, gli scritti del secondo verranno messi all’Indice e vi resteranno fino al 1900<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="23.html#footnote-038">39</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Una interessante testimonianza sul gruppo, risalente al 1532, è offerta dalla <hi rend="CharOverride-3">Cronaca del merzaro</hi> Giovan Marco Burigozzo, un personaggio estraneo al gruppo di riformatori attivo in quegli anni a Milano:</p><p rend="quotation_a">in questo termino de tempo furono certi homeni qual tegnevano grado de santità, sì ancora donne quali pare che abbiano un suo redutto, dondeché fanno le sue ordenazioni, et hanno avuto grazia de fare sonare al longo l’Ave Maria al Venere [<hi rend="CharOverride-3">venerdì</hi>] all’ora che Cristo spirò. Et parte de loro et maxime le donne, se retrovono in Domo a quella ora, tutti con li soi capi a basso, con le brazze averte e li pensano da essere circa mila de presente<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="23.html#footnote-037">40</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il numero indicato dal <hi rend="CharOverride-3">merzaro</hi> è probabilmente esagerato; è tuttavia evidente che il gruppo era riuscito in poco tempo a raccogliere intorno a sé molti seguaci. Gli uomini erano chiamati «Figliuoli di San Paolo», più tardi barnabiti, le donne «Figliuole di San Paolo», poco dopo angeliche; a questi si aggiunsero i laici, chiamati «Devoti di San Paolo» che non riceveranno alcuna approvazione ufficiale.</p><p rend="text">Fra’ Battista da Crema muore il 1° gennaio 1534 nella dimora di Lodovica Torelli, un anno prima dell’approvazione della fondazione delle angeliche. La Congregazione dei barnabiti nasce nel 1533, quella delle angeliche ufficialmente nel 1535<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="23.html#footnote-036">41</ref></hi></hi>. La bolla <hi rend="CharOverride-3">Debitum pastoralis officii</hi> del 15 gennaio 1535, indirizzata a Ludovica Torelli si conserva in originale presso la Curia Generalizia delle Angeliche a Roma<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="23.html#footnote-035">42</ref></hi></hi>. Sia nella bolla di fondazione, che nei brevi <hi rend="CharOverride-3">Ex parte tua</hi> (28 genn. 1536) e <hi rend="CharOverride-3">Devotionis et religionis</hi> (13 giugno 1543), papa Paolo III qualifica le angeliche <hi rend="CharOverride-3">Ordinis sancti Augustini</hi> a motivo della regola agostiniana che professavano, in attesa di un corpo organico di costituzioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="23.html#footnote-034">43</ref></hi></hi>. In realtà fu la stessa Torelli a scrivere i <hi rend="CharOverride-3">Capitoletti e regolette a tutte le sorti d’Officii e Officiali del Monastero di San Paolo</hi>. La notizia si ricava dall’<hi rend="CharOverride-3">Historia</hi> di Paola Antonia Sfondrati:</p><p rend="quotation_a">Ella (= <hi rend="CharOverride-3">la contessa</hi>) col consenso di queste Madri, sin da principio ordinò per scrittura certi <hi rend="CharOverride-3">Capitoletti et Regolette a tutte le sorti di officij et officiali del monastero</hi>, cominciando dalla Priora sino all’ultima delle galline, ne’ quali imparavano gli obblighi loro, le maniere, i modi e tutto per essercitare i suoi officij, le ore, i tempi; e minutamente così bene istituì, che se bene con diversi tempi sì per la miglior pratica, come per altri degni rispetti, s’aggiunse o minuì qualche cosetta, furono però il compasso che addrizzava tutte le attioni della Casa con molto ordine<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="23.html#footnote-033">44</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La congregazione delle angeliche si espande rapidamente e l’affermazione del p. Morigia: «Andò poi personalmente questa mortificata Contessa con alquante Matrone, che la seguivano (così forastiere, come Milanesi) in molte Città, per guadagnare l’anime a Christo; la onde arrecò grandissimo frutto nella vigna del Signore, con le sue ammonitioni, essortationi, &amp; essemplarità della vita»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="23.html#footnote-032">45</ref></hi></hi> trova conferma in una preoccupata corrispondenza del cardinale Alessandro Farnese diretta al nunzio di Venezia Giovanni Della Casa e datata 10 gennaio 1545 nella quale si sottolinea <hi rend="CharOverride-3">che </hi>[la contessa]<hi rend="CharOverride-3"> va per le città dogmatizando</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="23.html#footnote-031">46</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Oltre a San Paolo, a Milano fa erigere una nuova abitazione con chiesa pubblica dedicata al Crocifisso e a S. Maria Egiziaca. Nel 1537 a Vicenza organizza, insieme a Zaccaria, l’istituto delle <hi rend="CharOverride-3">convertite</hi> di S. Maria Maddalena<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="23.html#footnote-030">47</ref></hi></hi>. Una istituzione dedicata alle convertite nascerà, grazie a lei, anche a Ferrara<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="23.html#footnote-029">48</ref></hi></hi>. Nel 1543 le angeliche fondano un insediamento a Verona presso gli ospedali della Pietà e della Misericordia; nel 1544-45 la Torelli è a Venezia. In questi stessi anni, e non ritengo sia una coincidenza, proprio a Venezia si ristampano le opere di fra’ Battista. Nel 1548, a Cremona, Valeria degli Alieri rinnova alla Torelli e al p. Giampiero Besozzi la richiesta già fatta da cinque o sei anni di accettare «sotto l’ombra delli doi Collegi di San Paolo» il «Collegio di Vergeni»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="23.html#footnote-028">49</ref></hi></hi>. Accolta la richiesta e ricevuta l’approvazione papale, la Alieri edifica un monastero intitolato a Santa Marta. </p><p rend="text">Il 9 febbraio 1551 le comunità dei barnabiti e delle angeliche sono messe al bando dalle terre venete, un provvedimento motivato non da «deviazioni dottrinali o pericolose infezioni in materia di fede, ma abusi e comportamenti poco ortodossi di una monaca intemperante»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="23.html#footnote-027">50</ref></hi></hi>. La monaca in questione è Virginia Negri (in religione Paola Antonia), «capo et maestra della congregazione»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="23.html#footnote-026">51</ref></hi></hi>. «Negri’s most dangerous powers», scrive Renée Baernstein, «were neither her visions, nor her administrative weight; they were her claims to sacred power over the priests, particularly the control of sacraments or nearsacramental power herself».<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="23.html#footnote-025">52</ref></hi></hi></p><p rend="text">Al provvedimento veneziano ne seguono altri da Roma. Il Santo Ufficio invia a Milano il visitatore apostolico Leonardo Marini per mettere ordine nelle due comunità, aprendo così il caso relativo alla validità delle professioni di barnabiti e angeliche spesso pronunciate nelle mani della Negri, una procedura considerata illegittima<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="23.html#footnote-024">53</ref></hi></hi>. Nell’autunno del 1554 il vescovo di Terracina e commissario apostolico Ottaviano Raverta è incaricato di accertare lo <hi rend="CharOverride-3">status</hi> della Torelli, divenuta, con la scomparsa della Negri, punto di riferimento del gruppo dei paolini sopravvissuto alle numerose defezioni. Nel caso si fosse accertato che era una professa poteva essere sottomessa alle nuove costituzioni dell’ordine e, di conseguenza, alla clausura. Nel corso della deposizione la Torelli asserì: «questo scritto [<hi rend="CharOverride-3">i.e.</hi> la promessa] l’ho fatto con ferma intentione de non mai esser monica né obligata ad alchuna religione ma così de mia simplicità et voluntà de servire a Dio in l’habito mio seculare».</p><p rend="text">Il processo concluse che la Torelli aveva pronunciato un semplice voto e non professione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="23.html#footnote-023">54</ref></hi></hi>. Una scelta, quella di servire Dio «in l’habito mio seculare», che la contessa ribadirà nel 1568 al sacerdote Michel Tomaso di Taxaquet:</p><p rend="quotation_a">perché io non feci mai voto d’obedientia né con esso né con altri padri doppo il padre frate Battista, qual morse avanti si facesse il monasterio, et mi commisse strettamente che per niun modo mai me facesse monaca, che ’l Signor me voleva adoperar, et che molto era meglio ch’io stasesse nel mio habito viduale che nel monacale, et così non fu mai mente mia né di padre né di madre del monasterio ch’io me facesse monaca<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="23.html#footnote-022">55</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Tra il 1554 ed il 1557 Ludovica Torelli lascia le angeliche per dar vita, questa volta, ad una istituzione laica, il Collegio della Guastalla, tuttora esistente; anche in questa occasione si occuperà lei stessa di scriverne le regole, le <hi rend="CharOverride-3">Ordinationi del Collegio delle Putte vergini della Natività della Beata Vergine</hi> che si conservano, ancora inedite, a Monza nell’Archivio del Collegio di Guastalla<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="23.html#footnote-021">56</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">2. Ludovica Torelli custode delle opere di fra’ Battista da Crema</p><p rend="text">Quando, nel 1540, Ludovica Torelli pubblica lo <hi rend="CharOverride-3">Specchio interiore</hi> nella lettera prefatoria scrive, come abbiamo visto, di conservare presso di sé alcuni altri scritti di fra’ Battista. Dopo questa data incontriamo solo ristampe che tuttavia si arrestano quando l’opera del domenicano viene inserita nell’Indice. Ma quali furono le opere che la Torelli ebbe in custodia dal padre confessore? Quali i titoli di quelle rimaste inedite? La risposta è offerta dalla minuta di una lettera del 12 maggio 1552 che accompagnava le scritture e i libri di fra’ Battista inviati a Roma su richiesta degli inquisitori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="23.html#footnote-020">57</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Verso la fine di gennaio del 1552 la contessa aveva inviato a Roma un suo agente, Matteo Daverio, allo scopo di seguire i processi intentati contro la congregazione e, in particolare, la carcerazione dei padri barnabiti Gianpietro Besozzi e Paolo Melso<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="23.html#footnote-019">58</ref></hi></hi>. Le cause che prolungavano la detenzione dei due erano la Negri e la dottrina di fra’ Battista, ritenuta come sospetta. Gli avversari: il cardinale teatino, Gian Pietro Carafa, che diverrà papa col nome di Paolo IV nel 1555, ed il cardinale Pio da Carpi. Nella lettera del 3 marzo Daverio scrive che il p. Melso «se causa da se medesimo la sua detentione in questo modo, che adimandato de la doctrina di fra’ Baptista, come per l’altre ve ho scripto, risponde che gliene par bene et che la tiene per bona»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="23.html#footnote-018">59</ref></hi></hi>. Il 7 luglio gli inquisitori condannano la dottrina di Battista da Crema, ma pochi mesi prima, nella congregazione del 26 aprile, avevano richiesto a Milano «li originali delli scritti et opere del padre fra’ Battista»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="23.html#footnote-017">60</ref></hi></hi>. Alla lettera di invio del 12 maggio il p. Marta aveva incluso una lista di tutto ciò che era stato trovato:</p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-3">Risposta data alli XII maggio</hi></p><p rend="quotation_b">Questi sono li libri che se hano ritrovato, né altri si sono potuti ritrovar anchor che diligentemente si siano cercati.</p><p rend="quotation_b">Vittoria de mano del P‹adre› f‹ra› B‹attista›;</p><p rend="quotation_b">L° de divina providentia di mano di esso P‹adre› [<hi rend="CharOverride-3">fra’ Battista</hi>];</p><p rend="quotation_b">L° de sententie di mano di esso P‹adre› tutto deperuto;</p><p rend="quotation_b">L° delle sententie scritto a mano, ma sottoscritto in fine dal inquisitor;</p><p rend="quotation_b">Constitutione de mano del P‹adre› m‹esser› A‹ntonio› M‹aria› [<hi rend="CharOverride-3">Zaccaria</hi>], né se ritrovano scritte de mano del P‹adre› f‹ra› B‹attista›;</p><p rend="quotation_b">Apologia del R. p. fra Paolo di S<hi rend="CharOverride-5">to</hi> Domenico circa le opere del P‹adre› f‹ra› B‹attista› scritta a mano;</p><p rend="quotation_b">Resolutione delli dubij circa le opere del P‹adre› f‹ra› B‹attista› del R<hi rend="CharOverride-5">do</hi> don Seraffino scritte a mano;</p><p rend="quotation_b">Item un libretto a stampa con dette risolutione in fine;</p><p rend="quotation_b">Molta materia scritta di mano del P‹adre› f‹ra› B‹attista›;</p><p rend="quotation_b">Vittoria in stampa con le correttione a penna;</p><p rend="quotation_b">L° di passione in stampa con le correttione della stampa per mano del R. messer P‹adre› in fine;</p><p rend="quotation_b">Sententia absolutoria ant.<hi rend="CharOverride-5">ca</hi>;</p><p rend="quotation_b">Li infrascritti non si trovano:</p><p rend="quotation_b">Le oppositioni del Camaldu<hi rend="CharOverride-5">se</hi> le qual le han mandate a cercar a Zuccone et non s’hanno trovato.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="quotation_b ParaOverride-1"><hi rend="CharOverride-3">Aperta verità </hi></p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-1"><hi rend="CharOverride-3">Passione</hi></p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-1"><hi rend="CharOverride-3">Specchio interiore</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2">non si trovano né scritte di mano del P‹adre› f‹ra› B‹attista›; né di altra mano, et quanto al libro della <hi rend="CharOverride-3">Aperta verità</hi> intendemo che fu fatto stampare dal Caietano inanzi che esso P. venisse in casa di Madonna.</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Per far luce su questo documento occorre partire dalle opere edite di fra’ Battista da Crema (esulano dalla presente indagine le opere sul domenicano). Nel 1523 era stata data alle stampe a Venezia la raccolta intitolata <hi rend="CharOverride-3">Via de aperta verità</hi>. Indirizzata, come abbiamo ricordato, alla «<hi rend="CharOverride-3">r</hi>everendissima Madonna Abbatissa del Monasterio de Santo Laurentio de Venezia», era stata pubblicata dall’eremita Girolamo Regino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="23.html#footnote-016">61</ref></hi></hi>. Immediatamente sospettata di eresia, il 22 giugno 1525 Clemente VII in un breve ne aveva ordinato l’esame, ma i due domenicani incaricati non ne avevano trovarono tracce<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="23.html#footnote-015">62</ref></hi></hi>. L’indicazione del p. Marta «quanto al libro della <hi rend="CharOverride-3">Aperta verità</hi> intendemo che fu fatto stampare dal Caietano inanzi che esso P. venisse in casa di Madonna» pare far riferimento ad un ruolo svolto da Thiene nella pubblicazione del volume<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="23.html#footnote-014">63</ref></hi></hi>, un ruolo, tuttavia, taciuto nella lettera indirizzata ai lettori e pubblicata nelle ristampe, che vedremo tra breve. In ogni caso l’edizione cercata era quella del 1523, non emendata, che tuttavia non fu trovata.</p><p rend="text">Un breve del 20 agosto 1530 aveva ordinato a fra’ Battista di rientrare nell’Ordine e di rispondere davanti al Superiore della Lombardia della sua dottrina ritenuta infetta. Nell’occasione Francesco Ladini, vescovo di Laodicea e suffraganeo della diocesi di Milano, ricevette l’incarico di esaminare gli scritti del domenicano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="23.html#footnote-013">64</ref></hi></hi>. Senza attendere il pronunciamento del Tribunale, il 13 marzo 1531 il fiammingo Gothard van der Bruggen (Gottardo da Ponte) stampa a Milano la <hi rend="CharOverride-3">Opera utilissima, De la cognitione, &amp; vittoria de si stesso</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="23.html#footnote-012">65</ref></hi></hi>. Due membri del gruppo di riformatori, Ferrari e Morigia, si erano occupati della pubblicazione che ebbe l’<hi rend="CharOverride-3">imprimatur</hi> di due inquisitori milanesi: <hi rend="CharOverride-3">frater Melchion magister &amp; inquisitor in Lombardia</hi> e <hi rend="CharOverride-3">frater Bernardinus</hi> <hi rend="CharOverride-3">magister</hi>. Il primo è Melchiorre Crivelli, uno dei sostenitori del gruppo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="23.html#footnote-011">66</ref></hi></hi>, che, come vedremo, darà il suo <hi rend="CharOverride-3">imprimatur</hi> anche ad altre edizioni di opere di fra’ Battista. Nella stampa al <hi rend="CharOverride-3">colophon</hi> segue una pagina di punti da correggere. In alcuni testimoni (in quello conservato nella Biblioteca Casanatense di Roma, ad esempio), l’opera è preceduta da una ampia epistola di mons. Francesco Ladini, ovvero di colui che aveva ricevuto l’incarico di pronunciarsi sugli scritti del domenicano. Nella lunga introduzione non solo non vi è alcuna condanna di fra’ Battista, definito «capitaneo non meno esercitato che dotto», ma i suoi scritti (quello appena stampato e altri due ancora inediti) sono indicati ai lettori quali strumenti sul cammino della perfezione:</p><p rend="quotation_a">[…] Il Ven. Padre Fra Battista da Crema del ordine de predicatori di osservantia, il quale benché sempre stia armato &amp; in atto di combattere, non contento di questo, ha composto novamente tre trattati ne li quali insegna anchora ad altri l’arte &amp; disciplina di combattere contra vitii, &amp; nequitie spirituali, con tanta diligentia, &amp; tanto perfettamente che niuno potrà esser de si obtuso ingegno, ne de così debile forze, che seguendo la dotrina sua facilmente non reporti vittoria &amp; pervenga ala terra di promissione &amp; perfettione desiderata […]. Il primo trattato è intitulato <hi rend="CharOverride-3">De la cognitione &amp; victoria de si stesso</hi>. Et questo ha fatto perché niuno sera mai atto a vincere li maligni spiriti, se prima non vince se medemo […]. Perho ha composto lo secondo <hi rend="CharOverride-3">trattato de la meditatione de la Croce, e passione de Iesu Christo</hi>, discorrendo con morali, &amp; devote consideratione di quella, accioché legendole l’homo spirituale si accenda ad amarlo […]. Agionge il terzo trattato ali dui precedenti, titulato <hi rend="CharOverride-3">Spechio interiore</hi>, nel qual con rasoni efficacissime, &amp; demostrationi, insegna la via di seguire Christo fine al stato perfetto. E quivi benché lui sia di vita simplice, &amp; innocente, nondimeno amaestrato nela scola del Spirito santo scopre tutte le imperfettioni che possono accadere nela vita. Et si come il numero ternario nela sacra scrittura contiene il sacramento de la santissima &amp; perfettissima trinità, così lui in questi tre trattati insegna il modo &amp; via di pervenire ala fruizione di quella. Per il primo si domano le passioni, &amp; castigano accioché non possino dare impedimento. Per il secondo si fortifica il spirito […]. Con il terzo ne insegna quella via stretta la qual conduce ala vita dove si gode del frutto inmarcessibile &amp; sempiterno.</p><p rend="text">Il processo fu favorevole al frate e il suo superiore informò il pontefice che fra’ Battista: «in examine et judicio contra ipsum factis inventus non fuerit nec iudicatus hereticus» e ciò fu annunciato alla Torelli con un breve del 10 luglio 1531<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="23.html#footnote-010">67</ref></hi></hi>, dunque dopo la stampa del primo trattato. L’atto di esecuzione del breve del vescovo Francesco Ladini, e del vicario Generale, Giovanni Maria Toso «minacciava severamente quanti avessero ancora osato molestare il frate»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="23.html#footnote-009">68</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Anche questa nuova opera darà luogo a nuove accuse di semipelagianesimo a causa della funzione assegnata alla volontà umana nel processo di salvezza e che gli derivava da Cassiano al cui insegnamento fra’ Battista aderiva apertamente. L’opera verrà tuttavia ristampata nel 1545 a Venezia «per Nicolò de Bascarini ad instantia di Melchio Sessa» e nel 1548, sempre a Venezia, «per Bartholomeo detto l’Imperadore &amp; Francesco suo genero». Due anni più tardi, a Valladolid, «en casa de Sebastián Martínez», Melchor Cano, un teologo che aveva condannato la dottrina di fra’ Battista, ne pubblica una traduzione compendiata: <hi rend="CharOverride-3">Tractado de la victoria de si mismo</hi>.</p><p rend="text">Con il titolo fortemente abbreviato, <hi rend="CharOverride-3">Vittoria</hi>, l’opera ricorre nella lista del 1552 due volte; nel primo item «Vittoria de mano del P. f. B.», e nel nono: «Vittoria in stampa con le correttioni a penna», dunque la Torelli ne custodiva sia l’autografo, sia una copia dell’edizione del 1531 corretta dallo stesso fra’ Battista. Ben prima che gli originali sollecitati giungessero da Roma gli inquisitori avevano condannato le opere del domenicano e, in particolare, la <hi rend="CharOverride-3">Vittoria di se stesso</hi>, non a caso elencata per prima nella lista<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="23.html#footnote-008">69</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Sempre nel 1531, il 10 luglio, lo stesso Gottardo da Pontepubblica con l’<hi rend="CharOverride-3">imprimatur</hi> dell’inquisitore Bernardino Crivelli la <hi rend="CharOverride-3">Filosofia divina</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="23.html#footnote-007">70</ref></hi></hi>, ovvero il secondo trattato segnalato da Francesco Ladini. Nella lista di p. Marta l’opera è identificata con il titolo <hi rend="CharOverride-3">Passione</hi> che si incontra alla c. 2r: <hi rend="CharOverride-3">Historia de la passione del nostro signor Iesu Christo et modo di contemplar quella</hi>. Di quest’opera fu trovato il «L° di passione in stampa con le correttione della stampa per mano del R. messer P. in fine», ovvero l’edizione del 1531 rivista e corretta dall’autore, mentre non fu rinvenuta alcuna copia manoscritta. Anche quest’opera verrà ristampata a Venezia, nel 1544 da Comin da Trino per Melchiorre Sessa e nuovamente nel 1545 dallo stesso Sessa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="23.html#footnote-006">71</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il 1532 è la volta di un’opera che aveva già visto le stampe, ovvero la <hi rend="CharOverride-3">Via de verità</hi> presentata, come indica il titolo, in una edizione corretta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="23.html#footnote-005">72</ref></hi></hi>. Il 2 giugno 1536 Paolo III aveva ordinato una nuova indagine e alcuni anni più tardi, nel 1544, l’opera viene stampata a Venezia per Niccolò Bascarini <hi rend="CharOverride-3">a instantia de Miser Marchio Sessa</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="23.html#footnote-004">73</ref></hi></hi>. La <hi rend="CharOverride-3">Via de verità</hi> è ristampata nuovamente nel 1547 e nelle due ultime edizioni compare una lettera dell’<hi rend="CharOverride-3">Auttore alli lettori </hi>nella quale si ripercorre la storia della <hi rend="CharOverride-3">princeps</hi>:</p><p rend="quotation_b ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">L’auttore, alli lettori.</hi></p><p rend="quotation_a ParaOverride-4">Nelli anni passati, ne quali io habitava in Vicenza, ad instantia di molte persone devote, scrissi alcune operette: accioche esse potessero trovar senza alcuno human rispetto, quello che per la presentia mia non hariano potuto havere. Nelle quali opere, simplicemente io scrivea alcune cose, nel modo che mi parea espediente a quelli, a quali scrivea. Perché non sono fatte ad instantia et proposito mio: ne perché fossero come sono poi state publicate a tutti. Ma essendo pervenuto alcune di queste scritture a le mani del R. D. Hieronymo Regino eremita, la cui integerrima vita nella via christiana ha dato molto bono odore di vere virtù a molte persone, &amp; massimamente, nella alma città di Venetia. E vedendo esso patre tal opere, si determinò di farle stampare per utilità di molti. Secondo che si tiene ne la sequente sua epistola indrizzada a la R.M. Abbatessa di S. Lorenzo di Venezia. Per tanto esso prese una particolar fatica, di leggere tutte queste operette, et dividerle per capitoli, secondo che al presente si ritrovano partite. Imperoche io non le havea divise in capitoli alcuni, ma tutto un trattato in una integra scrittura havea scritto: et quello che mi parea espediente a quelli, a quali scrivea tal opera. Finalmente havendo ordinato esso Padre quanto li piaceva, dette tal opera al stampatore: accioché facesse anchora lui il debito suo: perché esso padre non potea poi attualmente sovrastare a la stampa, per diverse occupationi a lui occorrenti. Et ecco che la fatica di quel padre fo quasi tutta indarno, et furono stampate con tanti vitii et errori quanti non posso scrivere. Li quali ogni homo facilmente può per | se stesso conoscere. Et in molti lochi così, corrumpeno il senso literale et la pura verità che confesso, doppo che furono stampate, esser stato più di dieceotto mesi avanti che le habbi lette: et poi legendole in più lochi per li molti errori, non haver inteso quello che prima havessi voluto scrivere. Per tanto andai a Venetia doppo la morte d’esso R. Padre, per rehavere li mei originali, et per incontrare il stampato con quelli, ne li puotei per alcun mo(do) ritrovare: eccetto quello de la devotione: et l’ultimo, cioè, una Epistola familiare. Finalmente non potendoli altro fare, ho tolto uno di quelli libri stampati, et l’ho indrizzato, al meglio ch’i ho saputo et potuto: mutando, aggiongendo, et minuendo, quanto mi è parso: di tal forte che mi è stato quasi come un’altra fatica di componerlo di novo. Per tutto questo vero processo, ti ammonisco caro lettore, che non a quel padre il qual fece stampar dette opere, sian imputati tali errori, ne anchora a me ignaro di quelli. Et anchora pregoti, che me habbi per escusato, se forsi ritroverai alcune cose publicate a molti, le quali a pochi se dovriano manifestare, ma atteso che sono pur pubblicate, prego che siano pigliate et intese benignamente. Et se forsi tu ritrovi alcune cose duplicate et triplicate, che di questo non te maravigli, per le cause soprascritte. Finalmente non ho potuto in tutto racconciarlo a mio modo, per lo molto aggionger, minuire, et mutare. Pero habbi escusata la fatica, et ignorantia mia. Appresso sii certo che in tutto quello che ho scritto et scriverò nel presente trarrato, et altri non solo mi rimetto a la correttione de la S. matre chiesa Ro. da la qual non intendo mai di partire ma anchora ad ogni altro sano iudicio: qual prego che piamente lega et correga ogni mio detto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="23.html#footnote-003">74</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La lettera non compare nella ristampa del 1532 ma in quelle successive, stampate quando fra’ Battista era morto già da un decennio. Come custode non soltanto degli scritti ma degli stessi autografi, la Torelli ben conosceva la complicata genesi della stampa della <hi rend="CharOverride-3">Via de verità</hi>: il riordino dei materiali che fra’ Battista aveva consegnato all’eremita era particolare noto all’autore ma certamente non le era sconosciuto. In breve, e in considerazione anche dello stile esibito, non mi pare improbabile la lettera sia stata scritta dalla Torelli piuttosto che da fra’ Battista.</p><p rend="text">Lo <hi rend="CharOverride-3">Specchio interiore</hi>, scritto verosimilmente intorno al 1522, all’epoca della fondazione dell’ospedale degli Incurabili a Venezia, come abbiamo ricordato, è stato stampato per la prima volta nel 1540 grazie a Ludovica Torelli che si firma nella dedica a Maria d’Aragona. È la terza opera segnalata da Ladini, ovvero quella che «con rasoni efficacissime, &amp; demostrationi, insegna la via di seguire Christo fine al stato perfetto». Anche questa edizione reca l’approvazione dell’inquisitore <hi rend="CharOverride-3">frater Melchior Cribellus ordinis Praedicatorum</hi>. L’opera è stata ristampata, senza note tipografiche, nel 1543 o 1544 a Venezia da Giovanni Andrea e Florio Valvassori (EDIT 4636), e nel 1549 ancora a Venezia, per Bartholomeo detto l’Imperatore (EDIT 4643). Dalla lettera di p. Marta risulta che non furono trovati né l’autografo, né copia delle stampe. Considerato il numero di ristampe l’affermazione pare poco credibile.</p><p rend="text">Fino a oggi non si sono trovate tracce del <hi rend="CharOverride-3">L° de divina providentia di mano di esso P</hi>. (item 2), opera che evidentemente la Torelli non fece in tempo a pubblicare, né degli item 3 e 4 dietro i quali, però, si celano i <hi rend="CharOverride-3">Detti notabili raccolti da diversi autori per il R.P. Antonio Zaccaria da Cremona</hi> che già la critica ha ritenuto, in parte, di doversi attribuire a fra’ Battista<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="23.html#footnote-002">75</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">I libri riuniti da p. Marta (le strette relazioni tra Marta e Torelli sono documentate e nell’Archivio Barnabitico si conserva una lettera della Torelli al padre barnabita) furono consegnati all’Officio della santissima inquisizione. Tra le opere raccolte vi erano anche le <hi rend="CharOverride-3">Costituzioni</hi>. Il testo inviato era quello di fra’ Battista ma scritto dallo Zaccaria<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="23.html#footnote-001">76</ref></hi></hi>. Giuseppe Cagni ha cercato di rintracciarlo negli archivi del Sant’Ufficio – ora Congregazione per la Dottrina della Fede – ma gli è stato risposto che tutti i documenti di quell’archivio erano andati distrutti a seguito di un incendio appiccato dai romani alla morte di Paolo IV nel 1559.</p><p rend="text">Ho cercato notizia di questo rogo ed è confermato. Dopo aver instaurato un ‘regno del terrore’ (la definizione è del Pastor) non appena si sparse, il 18 agosto del ’59, la notizia della morte del pontefice i romani si riversarono nelle strade, aprirono le carceri dei condannati comuni e corsero in via della Ripetta dove si trovavano gli uffici dell’Inquisizione, ne fracassarono le porte e diedero fuoco a tutto ciò che vi trovarono. Lascio la parola ad un testimone dell’evento, l’ambasciatore Montino del Monte che così scrive al duca di Urbino:</p><p rend="quotation_a">Le pregioni erano già state aperte et mandati via tutti li pregionj eccetto che Ripetta dove stanno quelli della S.ta inquisitione, dove ci andò gran gente a cavallo et a piede et con ogni sorte d’armi, et parimenti per forza entrorno dentro e cominciorno a dare delle ferite al custode delle carcere il quale gli butto le chiave e furno mandati via tutti li pregioni, che se dice esser circa 80. Ferirno ancora un Frate di quei di san Domenico che era lì, et par che se ingeriva nelle cose della inquisitione.</p><p rend="quotation_a">Li libri che erano li dentro, che erano una infinità, gli brusciorno tutti, e poi incominciorno a dare fuoco al palazzo e in somma l’hanno tutto ruinato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="23.html#footnote-000">77</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Confiscate dunque per essere inviate al rogo, le opere di fra’ Battista, i suoi autografi, i suoi postillati, i suoi inediti, furono distrutti da un incendio. Non quello dell’Inquisizione, ma quello appiccato dai romani contro un papa che all’Inquisizione aveva dato principio.</p><p rend="text_NOindent ParaOverride-5"><graphic url="23-web-resources/image/Murano_fig.1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 1. Roma, Archivio dei Barnabiti, M b 75, n. 3.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Affò I., <hi rend="CharOverride-3">Istoria della città e ducato di Guastalla</hi>, II, Salvatore Costa e compagno, Guastalla 1786.</p><p rend="bib_indx_bib">Aikema B., Meijers D., <hi rend="CharOverride-3">Nel regno dei poveri. Arte e storia dei grandi ospedali veneziani in età moderna 1474-1797</hi>, Arsenale, Venezia 1989.</p><p rend="bib_indx_bib">Andreu F., <hi rend="CharOverride-3">San Gaetano e l’ospedale degli Incurabili di Venezia</hi>, «Regnum Dei», VII, 1946, pp. 115-123.</p><p rend="bib_indx_bib">Baernstein P.R., <hi rend="CharOverride-3">A Convent Tale. 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Notizie storiche e annali tipografici (1526-1556</hi>), Koerner, Baden-Baden 1988 (Biblioteca Bibliographica Aureliana, 114), p. 70 n. 106. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-075-backlink">2</ref></hi>	Su Maria d’Aragona vd. G. Murano, <hi rend="CharOverride-3">Maria d’Aragona, marchesa del Vasto (1503/4-1568)</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Autographa</hi> II.1. <hi rend="CharOverride-3">Donne, sante e madonne (da Matilde di Canossa ad Artemisia Gentileschi)</hi>, la Mandragora, Imola 2018, pp. 156-161, per la dedica: p. 158.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-074-backlink">3</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3">Specchio interiore</hi>, cit., c. *IIII.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-073-backlink">4</ref></hi>	Sulla Compagnia: F. Andreu, <hi rend="CharOverride-3">San Gaetano e l’ospedale degli Incurabili di Venezia</hi>, «Regnum Dei», VII, 1946, pp. 115-123; P. Paschini, <hi rend="CharOverride-3">Le Compagnie del Divino Amore e la beneficenza pubblica nei primi decenni del Cinquecento</hi>, in Id., <hi rend="CharOverride-3">Tre ricerche sulla storia della Chiesa nel Cinquecento</hi>, Edizioni liturgiche, Roma 1945, pp. 3-88; S. Tramontin, <hi rend="CharOverride-3">Lo spirito, le attività, gli sviluppi dell’Oratorio del Divino Amore nella Venezia del Cinquecento</hi>, «Studi veneziani», XIV, 1972, pp. 111-137.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-072-backlink">5</ref></hi>	Sull’Ospedale veneziano degli Incurabili: B. Aikema, D. Meijers, <hi rend="CharOverride-3">Nel regno dei poveri. Arte e storia dei grandi ospedali veneziani in età moderna 1474-1797</hi>, Arsenale, Venezia 1989, pp. 131-148 e G.M. Cagni, rec. a Aikema, Meijers,<hi rend="CharOverride-3"> Nel regno dei poveri</hi>, cit., «Barnabiti studi», VII, 1990 (1991), pp. 325-329; A. Nordio, <hi rend="CharOverride-3">Presenze femminili nella nascita degli Incurabili a Venezia</hi>, «Regnum Dei», CXX, 1994, pp. 11-39; Id., <hi rend="CharOverride-3">L’ospedale degli Incurabili nell’assistenza veneziana del ’500</hi>, «Studi veneziani», XXXII, 1996, pp. 165-184. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-071-backlink">6</ref></hi>	Per un quadro generale: V. Frajese, <hi rend="CharOverride-3">Nascita dell’Indice. La censura ecclesiastica dal Rinascimento alla Controriforma</hi>, Morcelliana, Brescia 2006.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-070-backlink">7</ref></hi>	S. Cavazza, <hi rend="CharOverride-3">Libri in volgare e propaganda eterodossa: Venezia 1543-1547</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Libri, idee e sentimenti religiosi nel Cinquecento italiano</hi>, 3-5 aprile 1986, Panini, Modena 1987, pp. 9-28; G. Fragnito, <hi rend="CharOverride-3">Evangelismo e intransigenti. Difficili equilibri del pontificato farnesiano</hi>, «Rivista di Storia e Letteratura religiosa», XXV, 1989, pp. 20-47.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-069-backlink">8</ref></hi>	P. Morigia, <hi rend="CharOverride-3">Conversione, vita essemplare, e beato fine dell’ill. Lodovica Torella, contessa di Guastalla, fondatrice del Monasterio delle monache di San Paolo, e del Collegio, detto della Guastalla di Milano, &amp; altri luoghi</hi>, Per Comino Ventura, Bergamo 1592. Ai testimoni segnalati in EDIT 16 occorre aggiungere l’esemplare conservato nell’Archivio Barnabitico di Roma. L’opera ha avuto una ristampa con il titolo <hi rend="CharOverride-3">Historia della meravigliosa conversione, vita esemplare e beata fine della Ill.ma Sig. Ludovica Torelli contessa di Guastalla</hi>, Graziadio Ferioli, Milano 1603. Sull’autore: I. Gagliardi, <hi rend="CharOverride-3">Morigia, Paolo</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, LXXVI, 2012, &lt;http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-morigia_(Dizionario-Biografico)/&gt; (09/2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-068-backlink">9</ref></hi>	Notizie su Lorenzo Torelli si ricavano da una nota dattiloscritta allegata al ms. dell’Archivio Barnabitico di Roma, Sala ovale, I arm. 2.4/10, int. 4, firmata dal p. Virginio M. Colciago del 21 novembre 1979 dal titolo <hi rend="CharOverride-3">Della Vita di Paola Maria Torella contessa di Guastalla fondatrice del monistero di S. Paolo etc. e del suo autore padre Lorenzo M. Torelli Barnabita</hi>. Lorenzo Torelli nasce a Carignano (Torino) nel 1596, da Giovanni Battista e Angela de Furellis. Entra come chierico nell’ordine dei Barbabiti il 24 novembre 1621 e ne veste l’abito il 12 dicembre. Emette la sua professione il 5 marzo 1623 e riceve gli ordini minori a Milano il 1° giugno del 1624, il suddiaconato il 15 aprile 1631 e il diaconato il 6 marzo 1632. Il 27 marzo è ordinato sacerdote. Insegna filosofia e teologia e predica nella cattedrale di Vercelli. Giunge a Torino verso il 1647 e nel 1650 è nominato prevosto di San Dalmazzo, nel 1656 Procuratore generale. Muore il 3 marzo 1660. Nell’Archivio dei Barnabiti di Roma si conservano tre diversi esemplari della <hi rend="CharOverride-3">Vita di Lodovica Torelli</hi> scritta da Lorenzo Torelli. Il ms. Sala ovale, I arm. 2.4/10, int. 4, diviso in tre libri era probabilmente la copia destinata ai revisori o agli stampatori. Una diversa redazione (int. 4 bis) autografa e con aggiunte dell’autore, divisa in due libri reca sul frontespizio la dedica a Alessandro De Alessandri e indica come luogo di stampa Torino. Una terza copia si conserva nell’int. 5. Reca una pagina di correzioni che segnala come l’opera sia formata da «continui panegirici» e ciò spiega anche perché non sia mai giunta alle stampe.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-067-backlink">10</ref></hi>	C.G. Rosignoli, S.I., <hi rend="CharOverride-3">Vita e virtù della contessa Lodovica Torelli nominata poi Paola Maria, fondatrice dell’insigne monistero di S. Paolo e del Regio Collegio di Santa Maria Vergine detto della Guastala</hi>, Giuseppe Marelli, al segno della Fortuna, Milano 1686; l’opera è stata oggetto di una ristampa: nella Stamperia Bianchi, Milano 1795.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-066-backlink">11</ref></hi>	Sulle Angeliche: O. Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Storia dei Barnabiti nel Cinquecento</hi>, Desclée, Roma 1913, <hi rend="CharOverride-3">passim</hi>; G.M. Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Le Angeliche di San Paolo e le «Governatrici» del Collegio della Guastalla</hi>, in C. Paolocci (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Congregazioni laicali femminili e promozione della donna in Italia nei secoli XVI e XVII</hi>, Atti della giornata di studio in occasione del quarto centenario delle Medee (Genova, 3 giugno 1994), Associazione Amici della Biblioteca Franzoniana, Genova 1995 (= Quaderni franzoniani. Semestrale di bibliografia e cultura ligure, anno 8/2, 1995), pp. 71-83; E. Bonora, <hi rend="CharOverride-3">I</hi> <hi rend="CharOverride-3">conflitti della Controriforma. Santità e obbedienza nell’esperienza religiosa dei primi barbabiti</hi>, Le Lettere, Firenze 1998; P.R. Baernstein, <hi rend="CharOverride-3">A Convent Tale. A Century of sisterhood in Spanish Milan</hi>, Routledge, New York-London 2002.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-065-backlink">12</ref></hi>	Bonora, I <hi rend="CharOverride-3">conflitti della Controriforma</hi>, cit., p. 123. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-064-backlink">13</ref></hi>	Su Lodovica Torelli si vedano almeno I. Affò, <hi rend="CharOverride-3">Istoria della città e ducato di Guastalla</hi>, II, Salvatore Costa e compagno, Guastalla 1786; L.M. Ungarelli, <hi rend="CharOverride-3">Bibliotheca Scriptorum e Congregazione Clerr. regg. S. Pauli</hi>, I, ex officina Josephi Salviucci, Roma 1836, pp. 533-546; G.M. Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Torelli Louise, puis Paule Marie</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Dictionnaire de Spiritualité</hi>, XV, Paris 1992, coll. 1044-1048; A. Zagni, <hi rend="CharOverride-3">La contessa di Guastalla</hi>, Edizioni del Corno d’Oro, Reggiolo 1987 (ma su questa monografia si veda la rec. di G.M. Cagni, «Barnabiti Studi», VI, 1989, pp. 297-302); Bonora, <hi rend="CharOverride-3">I conflitti della Controriforma</hi>, cit., <hi rend="CharOverride-3">ad indicem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-063-backlink">14</ref></hi>	La notizia è data dalla Sfondrati: «Hebbe da lui un figliolino nominato Achille dal proprio Padre, singolarissimo fanciullo che le morse di peste di quattro anni», cfr. Zagni, <hi rend="CharOverride-3">La contessa</hi>, cit., p. 70.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-062-backlink">15</ref></hi>	Affò, <hi rend="CharOverride-3">Istoria della città</hi>, cit. pp. 142-143.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-061-backlink">16</ref></hi>	Ivi, pp. 355-357. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-060-backlink">17</ref></hi>	Ivi, pp. 145-146.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-059-backlink">18</ref></hi>	P. Guerrini, <hi rend="CharOverride-3">I conti di Martinengo e il feudo di Urago d’Oglio</hi>, «Brixia Sacra», XV, 1924, pp. 65-96: 74-75; <hi rend="CharOverride-3">Storia di Brescia</hi>, promossa e diretta da G. Treccani degli Alfieri, 2: <hi rend="CharOverride-3">La dominazione veneta (1426-1575)</hi>, Morcelliana, Brescia 1963, pp. 254-257, 309-310.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-058-backlink">19</ref></hi>	Zagni, <hi rend="CharOverride-3">La contessa</hi>, cit., p. 75.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-057-backlink">20</ref></hi>	La documentazione conservata nell’Archivio del Collegio della Guastalla e le carte del processo intentato contro la Torelli nel 1554 sono state oggetto di una tesi di laurea; per una sintesi vd. A. Toffolo, <hi rend="CharOverride-3">Percorsi spirituali ed educativi nella Milano del XVI secolo: Ludovica Torelli tra chiostro e collegio</hi>, «Rivista di Storia della Chiesa in Italia», 2012, p. 431-465; Id., <hi rend="CharOverride-3">«Servire a Dio in l’habito mio seculare»: Ludovica Torelli e l’esperienza religiosa dei primi barnabiti</hi>, «Barnabiti studi», XXX, 2013, pp. 21-77.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-056-backlink">21</ref></hi>	Con queste parole Rosignoli, <hi rend="CharOverride-3">Vita e virtù</hi>, cit., p. 3 ricorda la morte di Achille Torelli: «Rimase fin da’ teneri anni priva del Padre, ucciso, non so per qual accidente, in un solenne festino, a cui assisteva nella Rocca di Novellara, ove ad uno di que’ Conti havea dato a Moglie una sua Sorella: e fu pianto da’ suoi Vassalli con amare lagrime per le molte virtù di lui, che lo rendevano amabile a’ popoli. Onde la vedova Madre chiaritasi delle vanità del Mondo, rivolse tutto l’animo a’ beni del Cielo e si diè a continue orationi, e digiuni, sollecita nelle opere di pietà, liberale verso de’ Poveri, povera verso se stessa, e frequente a’ divini Sacramenti». Di ben altro tenore la riflessione di Affò, <hi rend="CharOverride-3">Istoria della città</hi>, cit., p. 143: «Non credo che dispiacesse punto a’ Guastallesi il perdere un tal padrone, che avido del denaro aveva sempre cercato di opprimerli, e impoverirli».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-055-backlink">22</ref></hi>	Affò, <hi rend="CharOverride-3">Istoria della città</hi>, cit., p. 157.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-054-backlink">23</ref></hi>	Ivi, pp. 166-167.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-053-backlink">24</ref></hi>	Ivi, pp. 167-169.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-052-backlink">25</ref></hi>	Elena Bonora ha sottolineato l’importanza dell’incontro con Chiara Pallavicino, cugina e signora di Busseto che avvicinò la Torelli al monastero benedettino di S. Margherita dove risiedeva la mistica Maria Caterina Brugora; cfr. <hi rend="CharOverride-3">I conflitti della Controriforma</hi>, cit., pp. 65-67; l’incontro è ricordato da Rosignoli, <hi rend="CharOverride-3">Vita e virtù</hi>, cit., p. 16.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-051-backlink">26</ref></hi>	[Battista da Crema], <hi rend="CharOverride-3">Via de aperta verità</hi> [De la vera professione; De confessori &amp; confitententi (sic); De Communione; Del modo de acquistar Devotione &amp; conservarla; De alchune declaratione devote &amp; extatice]. Venezia, per Gregorio de Gregoriis ad instantia de Lorenzo Lorio, 1523.iii.28. È disponibile online una copia digitalizzata: &lt;https://archive.org/stream/bub_gb_o7luccHl8qwC#mode/2up&gt; (09/2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-050-backlink">27</ref></hi>	A.M. Zaccaria, <hi rend="CharOverride-3">Lettere, sermoni, costituzioni</hi>, Ordine dei Barnabiti, Roma 1996<hi rend="CharOverride-5">2</hi>. Cfr. inoltre S.M. Pagano, <hi rend="CharOverride-3">I processi di beatificazione e canonizzazione di s. Antonio Maria Zaccaria (1802-1897). Appunti per una ricerca</hi>, «Barnabiti studi», XIV, 1997, pp. 7-148; G.M. Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Gli Zaccaria di Cremona</hi>, ivi, pp. 171-219; Id., <hi rend="CharOverride-3">Spunti e documenti per una biografia critica di sant’Antonio Maria Zaccaria</hi>, ivi, pp. 395-615.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-049-backlink">28</ref></hi>	D. Frigerio, <hi rend="CharOverride-3">Ferrari e Morigia: i primi compagni del Santo Fondatore</hi>, «Barnabiti studi», XIV, 1997, pp. 311-374.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-048-backlink">29</ref></hi>	Su fra’ Battista da Crema si vedano almeno O. Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Fra’ Battista da Crema secondo documenti inediti. Contributo alla storia religiosa del secolo XVI</hi>, Desclée, Roma 1910; Id., <hi rend="CharOverride-3">S. Gaetano da Thiene e fra’ Battista da Crema</hi>,  «Rivista di scienze storiche», VII, 1910, pp. 33-66; Id., <hi rend="CharOverride-3">Storia dei Barnabiti</hi>, cit., <hi rend="CharOverride-3">ad indicem</hi>; L. Bogliolo, <hi rend="CharOverride-3">Battista da Crema. Nuovi studi sopra la sua vita, i suoi scritti, la sua dottrina</hi>,  SEI, Torino 1952; S. Pezzella, <hi rend="CharOverride-3">Carioni, Battista</hi>, XX, 1977, &lt;http://www.treccani.it/enciclopedia/battista-carioni_(Dizionario-Biografico)/&gt; (09/2020); I. Colosio, in <hi rend="CharOverride-3">Dictionnaire de Spiritualité</hi>, II, Beauchesne, Paris 1953, coll. 153-156; S.M. Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La condanna delle opere di fra’ Battista da Crema. Tre inedite Censure del Sant’Offizio e della Congregazione dell’Indice</hi>, «Barnabiti Studi», XIV, 1997, pp. 221-310; Bonora, I <hi rend="CharOverride-3">conflitti della Controriforma</hi>, cit., <hi rend="CharOverride-3">ad indicem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-047-backlink">30</ref></hi>	Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La condanna</hi>, cit., p. 221 nt.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-046-backlink">31</ref></hi>	La lettera patente del cardinale penitenziere Lorenzo Picci a Ludovica Torelli che concede a fra’ Battista di risiedere presso la contessa è datata 12 novembre 1529, cfr. Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La censura</hi>, cit., pp. 281-284.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-045-backlink">32</ref></hi>	Il breve si conserva nell’Archivio del Collegio della Guastalla, <hi rend="CharOverride-3">Origine, prerogative, dotazione</hi>, fald. 4, cart. 7, fasc. 1; cfr. Toffolo, <hi rend="CharOverride-3">Percorsi spirituali</hi>, cit., p. 433.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-044-backlink">33</ref></hi>	Bonora, <hi rend="CharOverride-3">I conflitti della Controriforma</hi>, cit., p. 125.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-043-backlink">34</ref></hi>	La lettera è stata pubblicata da P. Paschini, <hi rend="CharOverride-3">S. Gaetano Thiene, Gian Pietro Carafa e le origini dei Chierici Regolari Teatini</hi>, Scuola tipografica Pio X, Roma 1926, pp. 163-164; da Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Fra’ Battista</hi>, cit., pp. 34-36 e da Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La condanna</hi>, cit., p. 222 (con varianti rispetto al testo di Paschini).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-042-backlink">35</ref></hi>	Risalgono agli ultimi anni della sua vita alcune lettere spirituali edite da Rosignoli, <hi rend="CharOverride-3">Vita e virtù</hi>, cit. pp. 106-107 (s.d.), 117-118 (a. 1565), 162-163 (a. 1565); 164-165 (a. 1567, a Benedetto Palmio della Compagnia di Gesù); 166-167 (a. 1569, a Donna Antonia d’Avalos, in Genova); 168-169 (a. 1567, alle figliuole del cardinale Alessandro Crivelli); 169-171 (a. 1565, a Michel Tomaso di Taxaquet, in Roma); 171-172 (a. 1565, alla madre Angelica N. nel monastero di Santa Marta a Cremona); 173 (a. 1567, a Margherita d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza); 174-175 (a. 1554, al Commissario di Sua Santità, in Cremona); 175-176 (a. 1566, a Cecilia, governatrice delle Figlie di Maria Vergine); 177-178 (a. 1566, alle tredici Figliuole di Maria Vergine). Altre lettere sono state edite da Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Fra’ Battista da Crema</hi>, cit., pp. 77-79, 87-92 (due lettere a padri conciliari), 112-124; Zagni, <hi rend="CharOverride-3">La contessa di Guastalla</hi>, cit., pp. 330-332. La prima lettera, indirizzata alle sorelle Chiara e Laura Masippe di Venezia, è stata edita vivente ancora la Torelli, cfr. <hi rend="CharOverride-3">Lettere di molte valorose donne, nelle quali chiaramente appare non esser né di eloquentia né di dottrina alli huomini inferiori</hi>, Gabriel Giolito, Venezia 1548, fol. 89r-v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-041-backlink">36</ref></hi>	Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Storia dei Barnabiti</hi>, cit., pp. 20-21.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-040-backlink">37</ref></hi>	Sugli abiti: G.M. Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Chierici Regolari di S. Paolo, Angeliche, Collegio della Guastalla</hi>, in G. Rocca, <hi rend="CharOverride-3">La sostanza dell’effimero. Gli abiti degli Ordini religiosi in Occidente</hi>, Catalogo della mostra, Edizioni Paoline, Roma 2000, pp. 454-456, 473-475, 505-506.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-039-backlink">38</ref></hi>	Notizie sui processi, tra i quali uno del 1536, in Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La condanna</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-038-backlink">39</ref></hi>	Le opere di fra’ Battista sono state inserite nell’Indice veneziano del 1554, in quello romano del 1559 e infine in quello tridentino ma in quest’ultimo con la clausula «quamdiu non prodierint emendata».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-037-backlink">40</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3">Cronica milanese di Gianmarco Burigozzo merzaro dal 1500 al 1544</hi>,  «Archivio storico italiano», III, 1842, pp. 419-552: 509-510.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-036-backlink">41</ref></hi>	G.M. Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Carlo Bascapè e le costituzioni dei Barnabiti e delle Angeliche</hi>, «Barnabiti studi», X, 1993, pp. 137-245; Id., <hi rend="CharOverride-3">Le Angeliche di San Paolo</hi>, cit., <hi rend="CharOverride-3">passim</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-035-backlink">42</ref></hi>	È stata edita da G.M. Cagni in uno scritto intitolato <hi rend="CharOverride-3">Le Angeliche di S. Paolo nel 450° anno di Vita</hi>, Roma 1986, pp. 13-14, non reperito da chi scrive.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-034-backlink">43</ref></hi>	L’<hi rend="CharOverride-3">Informazione</hi> | <hi rend="CharOverride-3">Della Causa delle Monache Angeliche della Congre</hi>|<hi rend="CharOverride-3">gazione di S. Paolo</hi> | <hi rend="CharOverride-3">di Milano</hi>, di Giovanni Andrea Rinaldi a stampa (s.n.t. ma <hi rend="CharOverride-3">post</hi> 12 dic. 1729), conservata nel ms. della Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 14823, ins. 7 ripercorre la storia della fondazione e ne cita i brevi. La memoria scritta da Rinaldi (verosimilmente su impulso delle angeliche) traeva origine dal fatto che fin dal 1677 era stata concessa indulgenza plenaria alle chiese dei barnabiti mentre erano stati sollevati dubbi all’estensione della stessa alla chiesa delle monache dette angeliche.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-033-backlink">44</ref></hi>	Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Carlo Bascapè e le costituzioni dei Barnabiti</hi>, cit. p. 145, dall’<hi rend="CharOverride-3">Historia</hi>, f. 57. Una versione «con testo riformato» dal p. Niccolò D’Aviano (conservata nell’Archivio di Stato di Milano, <hi rend="CharOverride-3">fondo religione</hi>, parte antica, cartella 4609) è stata approntata per le angeliche cremonesi di Santa Marta, cfr. Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Le angeliche</hi>, cit., p. 74.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-032-backlink">45</ref></hi>	Morigia, <hi rend="CharOverride-3">Conversione, vita essemplare</hi>, cit., p. 7.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-031-backlink">46</ref></hi>	S. Pagano, <hi rend="CharOverride-3">Colligere fragmenta, ne pereant. Spigolature sulla «missione» veneziana di Ludovica Torelli nel 1544-45</hi>, «Barnabiti studi», XI, 1994, pp. 187-201. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-030-backlink">47</ref></hi>	G. Mantese, <hi rend="CharOverride-3">Memorie storiche della chiesa vicentina</hi>, Neri Pozza, Vicenza 1964, vol. 2, part. 2, pp. 350-352; all’istituzione Serafino da Fermo (1496-1540) dedicherà la prima opera della raccolta intitolata <hi rend="CharOverride-3">Trattato brevissimo della Conversione, intitolato alle Donne Convertite di Santa Maddalena de Vicenza. Trattato della discretione, alle persone spirituali utilissimo. Trattato utilissimo per la vita christiana</hi>. Una copia dell’edizione [Venezia: Comin da Trino, 1541] si conserva nella Biblioteca Apostolica Vaticana [R.G.Teol. VII.28 (int.3)]. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-029-backlink">48</ref></hi>	La notizia è tramandata dall’<hi rend="CharOverride-3">Historia</hi> della Sfondrati e da Morigia, <hi rend="CharOverride-3">Conversione, vita essemplare</hi>, cit., p. 7: «In Ferrara ella fondò il Monasterio delle Convertite di Terra nuova, &amp; andò lei medesima con una fune al collo di casa in casa per tutta Ferrara, dimandando limosina da gli Hebrei, &amp; Marani per far quest’opra eroica, &amp; di gran mercè in cielo: la onde anco dal Duca Hercole, secondo di questo nome, fu soccorsa largamente. Fatto la fabrica, essendo lei molto efficace a persuadere a lasciar la via del peccato, &amp; darsi al beato vivere christianamente, convertì molte donne». Sul monastero vd. A. Faoro, <hi rend="CharOverride-3">Uno spazio e un luogo per il riscatto delle donne. Il monastero delle convertite di Ferrara dalle origini all’instaurazione della clausura (1537-1599)</hi>, «Analecta pomposiana», XXXI-XXXII, 2006-2007, pp. 171-312.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-028-backlink">49</ref></hi>	G.M. Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Valeria Alieri e il monastero di S. Marta delle Angeliche in Cremona</hi>, «Barnabiti studi», XVI, 1997, pp. 7-117: 33. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-027-backlink">50</ref></hi>	Bonora, <hi rend="CharOverride-3">I conflitti della Controriforma</hi>, cit., p. 483. Sul bando si veda Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Fra’ Battista da Crema</hi>, cit., p. 57; Toffolo, <hi rend="CharOverride-3">Percorsi spirituali</hi>, cit., p. 437-438.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-026-backlink">51</ref></hi>	Su questa controversa angelica: A. Erba, <hi rend="CharOverride-3">Negri (Paule-Antoniette)</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Dictionnaire de spiritualité</hi>, XI, Paris 1981, coll. 87-89; A.M. Erba, A. Gentili, <hi rend="CharOverride-3">Angelica Paola Antonia Negri. Lettere spirituali </hi>(<hi rend="CharOverride-3">1538-1551)</hi>, EDIVI, Roma 1985; G.M. Cagni, <hi rend="CharOverride-3">Negri o Besozzi? Come nacque la «vexata quaestio» della paternità delle «Lettere spirituali» dell’angelica Paola Antonia Negri</hi>, «Barnabiti studi», VI, 1989, pp. 177-217; M. Firpo, <hi rend="CharOverride-3">Paola Antonia Negri. Da «divina madre maestra» a «spirito diabolico»</hi>,  «Barnabiti studi», VII, 1991, pp. 7-66; Baernstein, <hi rend="CharOverride-3">A Convent Tale</hi>, cit., pp. 58-78; Bonora, I <hi rend="CharOverride-3">conflitti della Controriforma</hi>, cit., <hi rend="CharOverride-3">ad indicem</hi>; E. Bonora, <hi rend="CharOverride-3">Negri, Virginia</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, 78, 2013, &lt;http://www.treccani.it/enciclopedia/virginia-negri_(Dizionario-Biografico)/&gt; (09/2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-025-backlink">52</ref></hi>	Baernstein, <hi rend="CharOverride-3">A Convent tale</hi>, cit., p. 60.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-024-backlink">53</ref></hi>	Toffolo, <hi rend="CharOverride-3">Percorsi spirituali</hi>, cit., pp. 440-441.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-023-backlink">54</ref></hi>	Ivi, pp. 441-442.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-022-backlink">55</ref></hi>	Già edita da Rosignoli e Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Fra’ Battista da Crema</hi>, cit., 77-79 in nota; si veda ora Toffolo, <hi rend="CharOverride-3">Percorsi spirituali</hi>, cit., pp. 442-443.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-021-backlink">56</ref></hi>	Monza, Archivio del Collegio della Guastalla, <hi rend="CharOverride-3">Origine, prerogative, dotazione</hi>, fald. 2, cart. 3, fasc. 9/2. Sul collegio della Guastalla si veda ora Toffolo, <hi rend="CharOverride-3">Percorsi spirituali</hi>, cit., pp. 444-455.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-020-backlink">57</ref></hi>	È stata edita da Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Storia dei Barnabiti</hi>, cit., pp. 509-511. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-019-backlink">58</ref></hi>	Nell’Archivio dei Barnabiti di Roma si conservano diciotto lettere di Matteo Daverio alla contessa di Guastalla (1552) principalmente sull’affare dei due barnabiti inquisiti (nove sono state edite dal Premoli); due lettere dello stesso alla principessa di Molfetta (Roma, 18 genn. 1552) e una all’angelica Paola Antonia Negri. Sulla «forzata permanenza a Roma dei due religiosi» si veda anche Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La condanna</hi>, cit., pp. 236-245.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-018-backlink">59</ref></hi>	Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Fra’ Battista da Crema</hi>, cit., appendice II; Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La condanna</hi>, cit., p. 239 (con lievi varianti).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-017-backlink">60</ref></hi>	Premoli, <hi rend="CharOverride-3">Storia dei Barnabiti</hi>, cit.,<hi rend="CharOverride-3"> </hi>pp. 507-509.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-016-backlink">61</ref></hi>	Battista da Crema, <hi rend="CharOverride-3">Via de aperta verità</hi>, Per Gregorio de Gregoriis ad instantia de Lorenzo Lori, Venezia 1523.iii.18. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-015-backlink">62</ref></hi>	Premoli, S<hi rend="CharOverride-3">. Gaetano da Thiene</hi>, cit., pp. 41-42 in nota il breve di Clemente VII.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-014-backlink">63</ref></hi>	Così Bonora, <hi rend="CharOverride-3">I conflitti della contro</hi>, cit., p. 132 nt.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-013-backlink">64</ref></hi>	Bonora, <hi rend="CharOverride-3">I conflitti della contro</hi>, cit., p. 142.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-012-backlink">65</ref></hi>	OPERA VTILISSIMA. | De la cognitio(n)e, &amp; uitto|ria de si stesso. Compo|nuta per il Reveren|do Padre Frate | BABTISTA (sic) DA CREMA | Maestro di Scientia Spi|rituale pratica, &amp; per|fettione Christiana | rarissimo. Colophon: Impresso in Milano, per Messer Gotardo da Po(n)te Fiame(n)go, che sta appresso ala Doana: Nel an(n)o M.D.XXXI. a di. xiii. de Marzo. Segue una p. di errata corrige. L’esemplare della Biblioteca Apostolica Vaticana segnato R.G.Teologia.IV.9193, ora restaurato, presenta ampie tracce di danneggiamenti dovuti con ogni probabilità al fuoco (un rogo?). Per questa rara edizione vd. Sandal, <hi rend="CharOverride-3">L’arte della stampa a Milano</hi>, cit., p. 42 n. 17 (dal testimone della Biblioteca Casanatense).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-011-backlink">66</ref></hi>	A. Borromeo, <hi rend="CharOverride-3">Il domenicano Melchiorre inquisitore e vescovo ‘suffraganeo’ di Milano (1486?-1561)</hi>, «Studia Borromaica», IX, 1995, pp. 49-64.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-010-backlink">67</ref></hi>	Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La condanna</hi>, cit., pp. 227-228.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-009-backlink">68</ref></hi>	La documentazione è custodita nell’Archivio dei Barnabiti di Roma con la trascrizione integrale del breve.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-008-backlink">69</ref></hi>	Per la condanna, che risale all’11 febbraio del ’52, vd. Pagano, <hi rend="CharOverride-3">La condanna</hi>, cit., p. 238.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-007-backlink">70</ref></hi>	Philosophia | divina | di q(ue)llo uero maestro | Iesu Christo | crucifixo | Nouamente donata p(er) mano | del reuerendo Padre Frate | Baptista da Crema | a q(ue)lli che (de fatti, &amp; non di |solo nome) desiderano | di esser ueri discipuli | sui | &amp; imitatori. <hi rend="CharOverride-3">Colophon</hi>: Impresso dentro la inclita citta de Milano | per magistro Gotardo da Ponte fiamengo che sta | appresso ala Douana. Nel Anno M. D. | XXXI Adi .x. de luio. Sull’ed. vd. Sandal, <hi rend="CharOverride-3">L’arte della stampa a Milano</hi>, cit., pp. 42-43 n. 19.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-006-backlink">71</ref></hi>	Un esemplare di questa edizione si può consultare all’indirizzo: &lt;http://mdz-nbn-resolving.de/urn:nbn:de:bvb:12-bsb10173047-2&gt; (09/2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-005-backlink">72</ref></hi>	Via de aperta | verità del reverendo p. frate | Battista da Crema del or|dine de li predicatori no|vamente rivista et | con summa diligen|tia stampata. Stampata in Venezia per maestro Bastiano Vicentino. Nel Anno M. D. XXXII. Adì .XVIII. Setembre. Una copia si conserva nella Biblioteca Apostolica Vaticana con la segnatura R.G.Teol.V.1799. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-004-backlink">73</ref></hi>	Aperta verità | dil R. P. frate Battista da | Crema del ordine de predicatori, | con suma diligentia da lui coretta et emendata. Venezia, per Niccolò Bascarini a instantia de Melchiorre I Sessa, 1544. Una copia digitale è consultabile all’indirizzo: &lt;http://digitalisate.bsb-muenchen.de/bsb10173045&gt; (09/2020). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-003-backlink">74</ref></hi>	Aperta verità | di L.R.P. frate Battista da | Crema del ordine de predicatori, con | summa diligentia da lui corretta et emendata. Venezia, per Niccolò Bascarini a instantia de Melchiorre I Sessa, 1547. Dall’esemplare della Biblioteca Nazionale di Roma disponibile in formato digitale.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-002-backlink">75</ref></hi>	Pubblicati nel 1583, saranno ripresi da G. Boffito, <hi rend="CharOverride-3">Biblioteca barnabitica</hi>, IV, Olschki, Firenze 1937, pp. 408-504.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-001-backlink">76</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3">Le Costituzioni di S. Antonio M. Zaccaria</hi>, edizione critica a cura del p. Giuseppe M. Cagni, «Barnabiti studi», XXI, 2004, pp. 188-403.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="23.html#footnote-000-backlink">77</ref></hi>	S. Caponetto, <hi rend="CharOverride-3">Due relazioni inedite dell’ambasciatore Montino del Monte al duca d’Urbino sugli avvenimenti romani dopo la morte di Paolo IV</hi>, «Studia Oliveriana», I, 1953, pp. 3-19: 14.</p>
      
      
      
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