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        <title type="main" level="a">Le Lettere del beato Colombini come esempio di dialetto senese secondo Giovan Girolamo Carli</title>
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          <resp>This is a section of <title>Le vestigia dei gesuati</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-228-7</idno>) by </resp>
          <name>Isabella Gagliardi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
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        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.24</idno>
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        <p>Giovan Girolamo Carli, a Sienese scholar (1719-1786), focused on the language of the Letters, usually considered a secondary aspect compared to their historical and theological value. Probably pushed by an anonimous client, Carli was planning to publish the first critical edition of the Letters, strictly philological, supported by insights on the life of the Blessed and a dictionary. His manuscript drafts, even incomplete, are however a precious source for reconstructing the original documents tradition, since he directly consulted and compared different and authoritative copies. Carli's purpose was to celebrate a fellow citizen, but also to prove the Sienese linguistic primacy instead of the Florentine one – as in art historiography –, and propose an authentic style against the contemporary mediocrity.</p>
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            <item>critical edition</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.24<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.24" /></p>
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Le <hi rend="CharOverride-1">Lettere </hi>del beato Colombini come esempio di dialetto senese secondo Giovan Girolamo Carli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="25.html#footnote-051">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author">Elisa Bruttini</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold CharOverride-2">Sommario</hi>: A Giovan Girolamo Carli, erudito senese (1719-1786), si deve lo studio del linguaggio delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>, un aspetto considerato spesso secondario rispetto al loro valore storico e teologico. Probabilmente sollecitato da un committente che non è stato possibile identificare, Carli aveva in animo di pubblicare la prima edizione critica delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> stesse secondo criteri filologici rigorosi e completa di tutte le informazioni sulla vita del Beato e di un dizionario specifico. I suoi abbozzi manoscritti, benché incompleti, restano comunque una preziosa risorsa per ricostruire la tradizione dei documenti originali, proprio perché Carli aveva consultato e confrontato direttamente diverse copie autorevoli. Carli voleva dunque celebrare un concittadino, ma anche dimostrare il primato linguistico di Siena su Firenze – come, di pari passo, tentava di fare sul fronte della storiografia artistica – e rifondare uno stile autentico in contrapposizione alla mediocrità di quello contemporaneo. </p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2">Una lettera è una gioia terrena, è negata agli Dei.<lb/>Una lettera mi è sempre parsa come l’immortalità, </p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2">perché è la mente da sola, senza compagno corporeo.</p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-1">(E. Dickinson)</p><p rend="text">La dimensione letteraria e tanto più linguistica degli scritti del beato Giovanni Colombini rappresenta certo un aspetto meno noto e secondario rispetto al loro valore storico e teologico, ma ha tuttavia, in passato, affascinato molti studiosi. Fra questi spicca la figura di Giovan Girolamo Carli, erudito senese spesso rinnegato in patria, che alle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> del suo concittadino avrebbe voluto dedicare una vera e propria edizione critica della quale ci giunge notizia attraverso i preziosi manoscritti custoditi nella Biblioteca comunale di Siena.</p><p rend="h2">1. Giovan Girolamo Carli: appunti per una biografia intellettuale</p><p rend="text">Per tratteggiare la vicenda biografica di Giovan Girolamo Carli basterebbero poche linee essenziali: nato ad Ancaiano, sulla Montagnola, nel 1719, si trasferisce a Siena dove diviene l’allievo prediletto di Sallustio Bandini e l’amico fraterno di Giuseppe Ciaccheri, futuro bibliotecario della Sapienza e fautore della raccolta che confluirà nell’attuale Pinacoteca Nazionale. Laureatosi in diritto civile ed ecclesiastico, attese alle cattedre di retorica dei seminari di Colle di Val d’Elsa, prima, e di Gubbio, poi, per ottenere infine la carica di segretario perpetuo dell’Accademia voluta dall’imperatrice Maria Teresa a Mantova. Un’esistenza spesa sui libri e negli archivi, dedita agli studi di antiquaria e dell’arte antica, che lo vide frequentare i principali intellettuali del tempo e, soprattutto, intraprendere quei continui viaggi che gli valsero l’epiteto accademico di ‘Vagabondo’. Una carriera che, a più riprese, lo allontanò da Siena, luogo dell’anima in cui spegnerà nel 1786<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="25.html#footnote-050">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">.</hi> </p><p rend="text">Il profilo intellettuale di Carli si apre su molteplici e sorprendenti sfaccettature: da antiquario, si avvicinò agli aspetti più critici della disciplina archeologica anche grazie agli scavi condotti in Val d’Elsa e come corrispondente sul mercato artistico per conto dei grandi nomi italiani dell’epoca (Anton Francesco Gori, Giovan Battista Passeri, Carlo Ludovico Bianconi, Giovanni Antonio Pecci, Francesco Gori Gandellini); fu a sua volta collezionista, di <hi rend="CharOverride-3">naturalia</hi> e <hi rend="CharOverride-3">mirabilia</hi> ma anche di disegni, dipinti, sculture; divenne infine museologo, curando con approccio modernissimo l’allestimento del Museo Statuario di Mantova, visibile fino agli anni Trenta del secolo scorso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="25.html#footnote-049">3</ref></hi></hi>. Negli anni in cui maturavano i dibattiti sul ‘primato’ delle arti, Carli – che già aveva contribuito alla riscoperta di Teofilo Gallaccini e degli architetti senesi del Quattro e Cinquecento –, risultava il candidato iniziale per la stesura di una storia dell’arte senese pensata da Ciaccheri come fondamento storiografico della sua raccolta di ‘primitivi’, che troverà poi le stampe grazie alla più concreta penna di Guglielmo Della Valle con le <hi rend="CharOverride-3">Lettere Sanesi</hi>, nelle quali confluiscono moltissimi materiali raccolti appunto dal nostro<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="25.html#footnote-048">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La poliedrica personalità di Carli, finora relativamente trascurata dalla critica, compare attraverso sparsi cenni trasversali all’interno di studi incentrati su personaggi più eminenti o su situazioni nelle quali gli è stato riconosciuto soltanto un ruolo di ‘testimone’ in grado di tenere traccia, attraverso un costante e meticoloso lavorìo di appunti, regesti e scartafacci, di documenti figurativi e letterari perduti: uno sforzo erudito che contrappone alla scarsità di opere edite in vita, per lo più collocabili nel nebuloso universo dell’erudizione, una mole decisamente ingombrante di manoscritti sui più vari argomenti<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="25.html#footnote-047">5</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">E appunto incompiuta è l’opera che Carli aveva in animo di pubblicare sulle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> del beato Colombini, il cui abbozzo consente di risalire alle informazioni desunte dagli originali poi dispersi, come ha sottolineato, per primo, Giuseppe Pardi nel <hi rend="CharOverride-3">Bullettino senese</hi> del 1895<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="25.html#footnote-046">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">2. La tradizione dei codici delle <hi rend="CharOverride-1">Lettere</hi> attraverso il Carli</p><p rend="text">Gli studi di Carli sulla figura e l’opera di Giovanni Colombini si condensano in due manoscritti principali, la <hi rend="CharOverride-3">Selva di Notizie per l’illustrazione delle Lettere inedite del Beato Giovanni Colombini da Siena </hi>e le <hi rend="CharOverride-3">Osservazioni di Lingua Latina e Italiana</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="25.html#footnote-045">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi>Pur non soffermandosi in questa sede sulla complessa ricostruzione dei codici delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> e della loro diversa articolazione interna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="25.html#footnote-044">8</ref></hi></hi>, è opportuno segnalare l’indubbio valore documentario degli zibaldoni di Carli come fonte suppletiva in eventuale assenza degli originali: Pardi stesso segnalava che, «per quante ricerche sieno state fatte nell’Archivio di Stato quanto nell’Archivio notarile di Siena», aveva fatto ricorso proprio al nostro abate per risalire alla donazione del Colombini al monastero di Santa Bonda e ad altri atti notarili rilevanti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="25.html#footnote-043">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Come si evince da una lettera del 27 novembre 1744, scritta da Siena a un destinatario sconosciuto, il nostro abate consulta presso Giovanni Antonio Pecci una copia del codice già posseduto da Giulio Cesare Colombini, conservato al tempo di Girolamo Gigli (che lo cita nel <hi rend="CharOverride-3">Vocabolario cateriniano</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="25.html#footnote-042">10</ref></hi></hi> presso Ippolito Colombini, quindi passato all’archivio della Madonna della Scala: un testo che secondo Carli era «fatto a posta per darsi alle stampe, e ciò lo deduco dal vedere in esso molti scassi, molte righe poste sotto le parole, o molte altre tolte ne’ luoghi dove adesso non si pongono, e dove erano cominciate a torre in quel secolo, in cui fu tratta la Copia»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="25.html#footnote-041">11</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Ne discende un lungo esame sulla paternità delle annotazioni a margine, attribuite dal Pecci e dal Gigli alla penna dello stesso Giulio Cesare Colombini, da altri – in particolare da Uberto Benvoglienti – a Celso Cittadini<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="25.html#footnote-040">12</ref></hi></hi>, autore ben noto a Carli che, pochi anni prima, aveva curato la pubblicazione del trattato<hi rend="CharOverride-3"> Delle armi gentilizie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="25.html#footnote-039">13</ref></hi></hi>. Carli confessa che un confronto calligrafico gli risulta arduo, pur distinguendo una diversa mano tra i primi sette fogli e i seguenti di carattere «raro e cancellieresco»; risale infine al Cittadini grazie ad alcuni indizi tipici del suo stile o a riferimenti, pur anomali, alle proprie opere (le postille citerebbero infatti le prose del Bembo «da noi postillate», le «nostre annotazioni al Decamerone» e ancora «vedasi il nostro Trattato della forza della Congiunzione»).</p><p rend="text">Nella medesima lettera del 1744, Carli chiede all’ignoto destinatario di inviargli la propria copia per un opportuno riscontro con quella del Pecci: se il manoscritto può identificarsi con quello conservato nell’archivio della famiglia Sarchi altrove citato da Carli, allora è probabile che il destinatario in questione sia quel Giovanni Francesco Sarchi, attivo presso la Società Colombaria di Firenze con cui Carli era in stretto contatto per tramite di Anton Francesco Gori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="25.html#footnote-038">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">A questi testimoni, Carli aggiunge un codice membranaceo di trentaquattro lettere custodito nella sacrestia della chiesa di San Domenico a Siena, particolarmente pregevole, probabilmente smarrito, ma del quale voleva fare largo uso; riferisce infine di una copia romana nella Libreria Altempsiana, forse collegabile a quella «vaticana» citata da Salvatore Betti nel 1820, sempre derivata dal codice di Santa Bonda<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="25.html#footnote-037">15</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Sappiamo per certo che Carli poté approfondire le sue ricerche, forse in una seconda fase, consultando direttamente proprio i documenti più antichi e autorevoli provenienti dal monastero di Sant’Abbondio e Abbondanzio, come si evince da una ricevuta di prestito a nome della badessa Angela Teresa Livi, datata 15 gennaio 1748, che conferma la restituzione, da parte dell’abate, delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>, delle note del Tantucci e del testamento del Colombini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="25.html#footnote-036">16</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Dai manoscritti del servita Filippo Montebuoni Buondelmonte e da quelli del domenicano Ansano Ambrogio Tantucci, ricchi di annotazioni teologiche, storiche e linguistiche, Carli attinse a piene mani «toltone il superbo e corretto l’erroneo», come ebbe a dire Pardi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="25.html#footnote-035">17</ref></hi></hi>. Nel raccogliere quante più informazioni sul beato e le sue vicende, Carli trascrisse anche molti brani delle cronache senesi di Sigismondo Tizio e di Giugurta Tommasi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="25.html#footnote-034">18</ref></hi></hi>, fonti che furono peraltro largamente utilizzate per la sua <hi rend="CharOverride-3">Selva di notizie per la compilazione della storia delle belle arti di Siena</hi>, un compendio che avrebbe dovuto condurre Carli a un’opera compiuta sul primato senese ma che, allo stato di scartafaccio, anche in questo caso, ha comunque costituito un riferimento imprescindibile per chi, negli anni, si sia avvicinato alla storiografia artistica senese, da Gaetano Milanesi in poi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="25.html#footnote-033">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">3. Il sogno di un’opera incompiuta</p><p rend="text">Carli lavora alle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> del Colombini nel torno d’anni che<hi rend="CharOverride-5"> </hi>va dal 1739 al 1748: un periodo piuttosto denso considerando il soggiorno a Bologna come precettore della famiglia Caprara e quindi, di ritorno, la pubblicazione su Celso Cittadini nel 1741, la laurea dell’anno successivo e l’impiego colligiano assunto nel 1743; al 1744 risale la notizia degli scavi valdelsani sulle <hi rend="CharOverride-3">Novelle Letterarie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="25.html#footnote-032">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi>e infine il 1745 vede alle stampe le <hi rend="CharOverride-3">Elegie di Tibullo e Properzio</hi> curate da Francesco Corsetti, rettore del Seminario senese<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="25.html#footnote-031">21</ref></hi></hi>. In seguito, Carli sembra però abbandonare l’argomento, sul quale non si riscontrano novità neppure durante il rientro a Siena intorno agli anni settanta, quando si dedicherà piuttosto alle indagini storico-artistiche.</p><p rend="text">Probabilmente non si tratta di un’iniziativa autonoma: più volte Carli si rivolge a un destinatario non identificato, apparentemente esponente di spicco dell’ambiente culturale del tempo e interessato per qualche ragione alla pubblicazione delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>, eppure difficilmente definibile come committente dell’opera. Certo non fu la vocazione religiosa a spingere Carli, abate, a indagare gli scritti del Colombini secondo un’interpretazione spirituale: il suo approccio appare assolutamente tecnico, forte di un giudizio storico positivo non solo sul personaggio, ma anche sulla qualità letteraria e soprattutto linguistica delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>.</p><p rend="text">La genesi dell’opera si rintraccia in un primo ‘manifesto’ – come egli stesso lo definisce – del 1739: benché Carli si rammarichi della mancata pubblicazione in quell’anno, «per essersi con giusti motivi mutato pensiero»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="25.html#footnote-030">22</ref></hi></hi>, il piano editoriale appare in questa fase coerente con gli sviluppi successivi, confermandone le premesse ideologiche.</p><p rend="quotation_a">Le Lettere del Beato Giovani Colombini Sanese, scritte già nel Secolo migliore della Toscana Favella, e conservate fino a questi presenti giorni in più testi scritti a penna nella Città di Siena sua Patria, sono state sempre a gran ragion riputate per una delle più belle scritture di quei felici tempi, e per la novità de’ concetti, e per la vivezza dell’eloquenza, e per la propria e natural dicitura. […] Alcuni poi, che hanno avuto anch’essi la sorta di legger queste preziose lettere, se per lo gusto loro corrotto non vi hanno potuto assaporar le dolcezze racchiusevi della Lingua, vi hanno almeno osservato una profonda dottrina intorno ai Divini Misterj, e molti profittevoli insegnamenti intorno alle principali Cristiane virtù<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="25.html#footnote-029">23</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Altrove, Carli enumera le motivazioni alla pubblicazione della <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> da porre in prefazione alla sua edizione: «le notizie poste in quest’ultimo non si sono collocate sotto a ciascune lettere […]»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="25.html#footnote-028">24</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Fra le ragioni più forti, spicca l’orgoglio patrio di dare alle stampe un testo in grado di riportare in auge il dialetto toscano, scalfendo in qualche modo la conclamata superiorità di quello fiorentino. </p><p rend="quotation_a">Quanto a’ motivi, che ci hanno indotto a stampare un’opera del 1300 si dica fralle altre cose, che molti per la loro ignoranza non hanno notizia del gran numero delli Scrittori di quel felicissimo secolo della Toscana favella, i quali in Siena loro Patria si conservano scritti a penna; e perciò dicono, che la nostra città non ha avuto in questi tempi Scrittori, o almeno pochissimi, come noi stessi abbiamo sentito dire ad alcuni. Altri poi, sebbene li abbiano sentiti rammentare, li giudican tuttavia di poco valore, giacché niun li ha stampati. Per lo che a nessuno par disinganno di molti, e per onore di nostra Patria. è vero, che l’essere stampato non aggiunge pregio al libro […]. Ma pure bisogna farli stampare per togliere i pregiudizi di molti. In fatti i Fiorentini sono riputati per i più Letterati della Toscana, perché hanno dato alla luce quasi, e forse senza quasi, tutti i loro Scrittori antichi, e moderni; e nelle opere loro li hanno spesso rammentati, e sempre con lode<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="25.html#footnote-027">25</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ulteriori spunti ci giungono da una sorta di prefazione dedicata «a chi legge», un destinatario purtroppo, al solito, non identificabile ma al quale Carli si rivolge con una supplica affinché ne incoraggi l’impresa: un testo programmatico dove ormai chiari sono gli intenti, i contenuti e la struttura dell’opera<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="25.html#footnote-026">26</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Carli in apertura ricorda che papa Alessandro VII soleva elogiare chi si accingesse a pubblicare scritti inediti antichi piuttosto che propri («che hanno qualche pregio solo se ispirati agli antichi»), poiché restituiscono sempre una certa dottrina o, anche se «rozzi», un’idea della cultura del tempo. Si dilunga quindi in un sincero apprezzamento per il genere letterario delle epistole, «ben ponderato» e «riportato con somma lode» da tanti scrittori, tale da stimolarlo a presentare al pubblico, per la prima volta, le <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> del beato, «state sempre tenute in somma stima pe’ salutevoli insegnamenti e per le notizie importanti», con un approccio che sembra ricalcare l’apertura del  <hi rend="CharOverride-3">Rerum Italicarum Scriptores</hi> di Ludovico Antonio Muratori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="25.html#footnote-025">27</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il nostro ripercorre poi la fortuna critica delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere </hi>in ambito senese, dai primi apprezzamenti di Celso Cittadini e Scipione Bargagli alla pubblicazione tentata da Uberto Benvoglienti prima della morte, per concludere con gli studi seicenteschi, non senesi, di Giuseppe Bonafede e di Giovanni Andrea Lenzi<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="25.html#footnote-024">28</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Ecco che Carli rivendica una sorta di primato editoriale, sottolineando il valore civico dell’impresa quale concittadino del beato e lamentando come, finora, le <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> siano state stampate prive delle dovute illustrazioni, necessarie a una loro corretta comprensione, in numero esiguo e spesso troncate, e «guastate» non solo nell’ortografia, ma persino nei sentimenti, «che non si possono più riconoscere per dettatura del secol XIV, anzi rimangono talvolta insipide, e di niun senso, talché meglio sarebbe stato se mai non fossero state pubblicate»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="25.html#footnote-023">29</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Dunque, Carli dà conto dei criteri filologici applicati – riducendo le <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> all’ortografia moderna e riordinandole correttamente per via cronologica – e si accinge a una vera e propria edizione critica: collaziona i diversi testimoni, sulla base delle loro ‘coincidenze in errore’ ne stabilisce le relazioni reciproche, valuta le varianti e procede alla scelta o selezione delle lezioni da accogliere e da respingere; individua gli eventuali passi corrotti e tenta di correggerli o ‘emendarli’ per via congetturale. </p><p rend="quotation_a">Mio primo pensiero è stato di raccogliere il maggior numero possibile di queste Lettere, confrontare i vari testi a penna tra loro, e supplire alla mancanza dell’uno coll’aiuto dell’altro. […] Non ho poi voluto cangiare in alcuna maniera il suono delle parole, come vogliono far certi troppo delicati, e insieme poco giudiziosi, i quali corrompono gli scritti de’ padri della nostra lingua per adattarli all’orecchie dei moderni, che nei comuni discorsi non sentono più adunqua e istato, bensì ho tolto dalle parole tutte quelle lettere che nulla aggiungevano al suono delle medesime parole, per maggior esempio l’H del chon. Parimenti seguendo il metodo de’ più savi editori di epistole, non le ho pubblicate con lo stesso ordine, col quale si trovano ne’ testi a penna, ma ho giudicato più espediente il distribuirle secondo l’ordine cronologico: la qual cosa però quanto sia difficile ben lo sanno coloro che si sono occupati di simili fatiche. Di poi per facilitare a ciascuno l’intelligenza di queste lettere ho posto innanzi alle stesse un brevissimo ma chiaro compendio della Vita del B. Giovanni: ho premesso a ciascuna il suo argomento ed ho aggiunto a piè delle pagine alcune mie piccole annotazioni, nelle quali si dà notizia da qual Codice sia tratta quella tal Lettera, si adducono le varie lezioni, si riportano i passi della Santa Scrittura o dei Padri ivi accennati, e succintamente si spiegano i sentimenti, o i vocaboli oscuri<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="25.html#footnote-022">30</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Per quanto riguarda gli apparati di corredo, negli anni il progetto di Carli si evolve. Se nel ‘manifesto’ del 1739 si avvertiva l’urgenza di un’edizione immediata delle sole <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>, più avanti, Carli decide di aggiungere una sintesi biografica e tematica e quelle sparse annotazioni che «possono esser lume bastante per le persone devote, ma non dotte», mentre «per gli eruditi, poi, saran più che abbastanza»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="25.html#footnote-021">31</ref></hi></hi>. Quindi, di fronte al costume di illustrare interamente «in tutte e per tutto» un testo inedito, rimanda a un volume successivo in cui soffermarsi su ulteriori approfondimenti:</p><p rend="quotation_a">D’altro canto neppure ho voluto inimicarmi costoro, onde ho stabilito di mandar fuori, doppoché sarà terminato di stamparsi il tomo di queste lettere, un altro Tomo di simil sesto, il quale contenga quattro mie dissertazioni, ed abbia per titolo: Notizie raccolte per l’intiera illustrazione delle Lettere del Beato Giovanni Colombini. Nella prima dissertazione si darà il giudizio intorno a tutti gli scrittori della Vita del Beato, o sieno già noti, o da me nuovamente scoperti, e si tesserà daccapo la medesima vita fondata, per quanto sarà possibile, sopra documenti originali. Si parlerà nella seconda delle Opere composte dal Beato, sì di quelle, che si sono smarrite, sì di altre, che sussistono, ma non sono da pubblicarsi, sì delle presenti, che ho giudicate bene esposte alla luce: si dimostrerà qual concetto ne sia stato fatto per l’addietro da’ vari eccellenti scrittori, da chi altre volte ne sia stata meditata la pubblicazione, in che sieno da imitarsi, ed in che no, e qual particolare uso se ne debba fare. La terza si raggirerà intorno al dialetto sanese generalmente, e con più precisione a quello che fioriva nel secolo XIV, come ancora circa l’espressioni proprie del nostro Scrittore: e qui si converrà il lavorar di pianta, ed esser contrari alla maggior parte di coloro, che hanno maneggiato simili argomenti. Finalmente nella quarta doppo una brevissima prefazione si porranno per ordine di alfabeto tutti i nomi propri delle persone, e de’ luoghi non così noti, de’ quali dal Beato si fa menzione, e così procureremo d’illustrare la storia della sua Religione de’ Gesuati, e della nostra Repubblica di Siena, col porre qualche lume anche al rimanente dell’Ecclesiastica e della Civile, e porremo insieme del materiale per chi volesse fra la Geografia minuta della Toscana<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="25.html#footnote-020">32</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nella <hi rend="CharOverride-3">Memoria per condurre a fine l’edizione</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi>delle opere del beato, risalente al 1740, già è chiaro il denso piano di lavoro delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>, in cui emerge il consistente impegno di un <hi rend="CharOverride-3">Vocabolario</hi>, forse ispirato a quello cateriniano del Gigli<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="25.html#footnote-019">33</ref></hi></hi>.</p><p rend="quotation_a">Primeramente mi farò dare domattina dal Dr. Capazzi la nota del Padre Tantucci, e non me la lascerò scappare mai di mano. Se mi può dare la copia delle lettere, farò lo stesso. Poi a principio di novembre comincerò a copiarne una per sera: sicché a capo di febbraio le averò finite di copiare. In quest’ottobre farò la nota di tutti i vocaboli posti dal Politi per propri fiorentini, o sanesi. Di novembre trarrò dal Borghesi tutti que’ termini, che egli vuole, che nel buon secolo non fossero usati: darò una rivista alle opere di Cittadini: farò una lista delle voci, che il P. Bartoli ha difeso: e farò qualche altra cosetta a proposito. Di dicembre farò un’altra nota de’ termini osservati dal Benvoglienti e dal Gigli: e farò il registro di tutti li scrittori della vita del Beato. Di gennaio comporrò un compendio della detta vita. Di febbraio osserverò i manoscritti di varie librerie, da’ quali io possa trarre varie notizie. Nel marzo poi comincerò il vocabolario, e continuerò sera per sera fino all’ultimo di maggio. In questi due mesi raccoglierò quanto potrò trovare negli scrittori che parlano del dialetto sanese, nel vocabolario della Crusca (se alcuno de’ nostri non lo comprerà, lo comprerò io), nell’Etimologico del Ferrari, in quel del Menagio, in quel del Morosini, e in altri. A giugno darò principio a fare la giunta del vocabolario riguardo a’ luoghi e persone, che rammentansi nelle lettere del beato, e spero di finirlo in quel mese. Ne’ tre seguenti stenderò l’intiero ragionamento preliminare. Nello spazio di ottobre e novembre metterò all’ordine, ed ancora in polito le note mie, e del padre Tantucci. Nel dicembre farò copiare il Ragionamento, ed io intanto darò mano a ripulire il vocabolario. Nel gennaio lo terminerò, e in questo mentre farò principiar la copia delle lettere assieme colle annotazioni, che nella fine di febbraio dovrà essere finita. Io in quest’ultimo mese darò una scorsa a tutta l’opera, e nel marzo la manderò a farla esaminare a Lucca: facendo in questo tempo far nuova copia del ragionamento. Se l’opera piacerà, io allora manderò a Lucca il detto ragionamento ricopiato acciò incominci a stamparsi. Nell’avvenire manderò le lettere colle annotazioni senza farne altra copia, e il vocabolario copiato di nuovo se non farò ricopiare la nota per aggiungervi le varie edizioni, la qual fatica potrebbe farsi nell’aprile e maggio. Adunque, fatti tutti conti a fine settembre dovrebbe uscire il primo tomo. Negli ultimi quattro mesi farei la dedica, poi assisterei alla copia nuova del vocabolario (la prima già l’avrò fatta fare nel passato febbraio a un altro copista), facendovi anche qualche ripolitura. Potrei eziandio cominciare i due indici, uno delle cose notabili, l’altro degli scrittori citati. Quanto al secondo tomo, esso nel fine del futuro marzo probabilmente sarà pubblicato. Dentro a questi mesi finirò gl’indici, farò le dovute due relazioni, e intraprenderò frattanto qualche altra impresa nel principio del 1743 […]<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="25.html#footnote-018">34</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Un’agenda evidentemente serrata a cui Carli non sarà in grado di tener fede, in cui fa sorridere la nota di chiusura che ci lascia immaginare la giornata-tipo di un erudito del tempo: </p><p rend="quotation_a">per poter fare tutte queste cose bisogna che dal novembre del 1740 fino a quello del 1742 distribuisca l’ore così: otto saranno pel dormire, due pel mangiare, una per la messa, una per gli affari privati, una per lo spasso. Sicché fino a qui sono 11. Poniamone due per la scuola della legge, e due altre per rivederne le lezioni: come eziandio quattro più per la scuola, che farò io ad altri. Una poi per la storia ecclesiastica, una per vari studi di genio, e tre più per l’opera presente, fanno le 24<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="25.html#footnote-017">35</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ebbene, del sogno editoriale di Carli resta alla fine solo un compendio di appunti provvisori e spesso disordinati, la già citata <hi rend="CharOverride-3">Selva di Notizie per l’illustrazione delle</hi> <hi rend="CharOverride-3">Lettere i</hi><hi rend="CharOverride-3">nedite del Beato Giovanni Colombini da Siena</hi>, organizzato in cinque sezioni tematiche articolate secondo il sommario già previsto: </p><list type="unordered">
				<item>«Parte I Notizie riguardanti la Vita del Beato», con abbozzi di genealogie e compendi di fonti trascritte, dai libri di Balzana e Biccherna al Belcari, e curiosi appunti su diverse località del territorio senese (Asciano, Monticchiello, Abbadia San Salvatore), in relazione alle tappe dell’esilio di Colombini o alle provenienze dei suoi compagni ma parallele alla vocazione al viaggio che contraddistinse tutta la vita di Carli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="25.html#footnote-016">36</ref></hi></hi>; </item>
				<item>«Parte II contenente osservazioni su’ codici delle lettere del beato»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="25.html#footnote-015">37</ref></hi></hi>;</item>
				<item>«Parte III contenente la copia di alcune lettere del Beato ridotte all’ortografia moderna e diverse osservazioni sull’ordine cronologico di tutte le lettere del medesimo», dove Carli divide la pagina a metà e utilizza la colonna di destra per la citazione delle fonti e le note lessicali, le varianti o le lacune emerse dal confronto tra le diverse edizioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="25.html#footnote-014">38</ref></hi></hi>;</item>
				<item>«Parte IV contenente l’estratto della annotazioni del P. Tantucci alle Lettere del Beato e varie mie notizie intorno ai fatti e alle persone rammentate in dette lettere», a cui segue un elenco degli autori che lo hanno menzionato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="25.html#footnote-013">39</ref></hi></hi>;</item>
				<item>«Parte V contenente notizie di lingua toscana per l’illustrazione delle parole del Beato»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="25.html#footnote-012">40</ref></hi></hi>.</item>
			</list><p rend="text">E proprio a partire da questa ultima parte, dai vari appunti dello zibaldone e dall’abbozzo di trattato <hi rend="CharOverride-3">Sul dialetto senese</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="25.html#footnote-011">41</ref></hi></hi>, merita inquadrare l’opera incompiuta del nostro entro una dimensione critica più ampia. </p><p rend="h2">4. Carli, la lingua del Colombini e la riscoperta del Trecento</p><p rend="text">Il ruolo di Siena come ‘capitale linguistica’ fu inaugurato dal granduca Ferdinando I de’ Medici con l’istituzione, nel 1589, della prima cattedra di «Toscana favella», conferita a Diomede Borghesi, quindi a quel Celso Cittadini al quale, come abbiamo visto, Carli aveva dedicato una delle sue rare pubblicazioni a stampa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="25.html#footnote-010">42</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Ai primi del Settecento, anche Siena era stata interessata dal fervente dibattito sulla questione linguistica, che opponeva i due estremi: l’impulso al rinnovamento rispetto alla lingua codificata dalla Crusca già dal secolo precedente, da un lato, e il radicato attaccamento alla tradizione, dall’altro. In particolare, Carli si concentra sul consueto tema del primato senese rispetto al fiorentino, significativamente in parallelo con la sua ricerca nel campo della storiografia artistica: un filone che già dal Cinquecento aveva messo in luce una vera e propria ‘Scuola Senese’, caratterizzata da una trattazione scientifica dei problemi linguistici e culturali, da un forte senso di ‘comunanza cittadina’ e da una convinta rivalutazione della ‘naturalità’ come uso vivo della lingua parlata, a dispetto delle teorie egemoniche del fiorentino basate sull’autorità degli scrittori del secolo d’oro e sull’imitazione arcaizzante dei modelli letterari, come dalla proposta normativa di Pietro Bembo, Lionardo Salviati e dell’Accademia della Crusca<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="25.html#footnote-009">43</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">A fronte dell’imporsi di una lingua letteraria nazionale legata alla tradizione tosco-fiorentina, e del conseguente declino della Scuola Senese, dopo <hi rend="CharOverride-3">Il cesano della lingua toscana </hi>di Claudio Tolomei (1555) e il <hi rend="CharOverride-3">Turamino</hi> di Scipione Bargagli (1602), la reazione forse più nota fu quella di Girolamo Gigli e del suo irriverente <hi rend="CharOverride-3">Vocabolario Cateriniano</hi>, pubblicato nel 1717 (e contenente una breve cenno alle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> del Colombini): la sua disanima linguistica intrisa di ironia polemica nei confronti dell’Accademia della Crusca (che pur avendo accettato la santa nel Catalogo degli Scrittori Classici aveva omesso nel <hi rend="CharOverride-3">Vocabolario </hi>i termini da lei utilizzati) gli aveva procurato non solo una condanna pubblica del volume, dato al rogo in tutti i suoi esemplari, ma anche l’allontanamento da Siena<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="25.html#footnote-008">44</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Se la critica linguistica di Carli non può compararsi a quella, ben più strutturata, dei suoi illustri predecessori, tuttavia è opportuno considerarlo tra gli ultimi portavoce della scuola senese: egli ribadisce una sostanziale continuità tra il senese e il fiorentino, un’unità ‘genetica’ del toscano, appunto: «Il dialetto, nel quale ha scritto il Beato, è il Sanese tale e quale allora si pronunziava», che «nel materiale de’ vocaboli e delle frasi in tutto lo stesso che ’l Fiorentino, od altra diversità non ha che quella della pronunzia, la qual è diversa nelle mute»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="25.html#footnote-007">45</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nella sua analisi sulle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> – magari tesa, sulla scia del Gigli, a far inserire il beato Colombini nel Catalogo della Crusca –, come già avevano fatto Benvoglienti e Tantucci, anche Carli si dilunga sui costrutti ricorrenti, comparati all’uso presso eminenti letterati, quindi sull’etimologia, la morfologia e la semantica di alcuni termini, col suo consueto tono ironico, per il quale bastino un paio di esempi:</p><list type="unordered">
				<item>«<hi rend="CharOverride-7">Misaro</hi>, o <hi rend="CharOverride-7">misara</hi>, <hi rend="CharOverride-7">misaraccio</hi>, o <hi rend="CharOverride-7">misaraccia</hi>. Presso il popolo basso di Siena, e del suo Contado <hi rend="CharOverride-7">misaro</hi> vuol dire <hi rend="CharOverride-7">avaro</hi>, e <hi rend="CharOverride-7">miseraccio</hi> <hi rend="CharOverride-7">avaraccio.</hi> […] Alcune fanciulle troppo sfacciatelle sogliono dire agli amanti, i quali son venuti a visitarle senza alcun dono, <hi rend="CharOverride-7">Uh miseraccio! non mi avete portato niente eh.</hi> Sicchè l’esser misero è giudicato quasi un peccato veniale d’avarizia. […] Si chiamano ancora <hi rend="CharOverride-7">miseri</hi>, e <hi rend="CharOverride-7">miserucci</hi>, i vestiti alquanto stretti»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="25.html#footnote-006">46</ref></hi></hi>;</item>
				<item>«<hi rend="CharOverride-7">Colombelle</hi>. Così chiamansi dal Beato le monache di Santa Bonda». Qui Carli accenna a Carlo Dati e alla prefazione alla <hi rend="CharOverride-3">Prosa fiorentina</hi> e all’<hi rend="CharOverride-3">Eloquenza Italiana</hi> del Fontanini, che la definisce un tipo di colomba selvatica; il nostro sostiene, al contrario, che sia in generale una colomba piccola, che rende un suono molto grato e risveglia una idea assai delicata; non ci risparmia un’indagine zoologica sulle quattro specie di colombe, «grosse e domestiche ovvero piccioni grossi, piccole che si ricoverano nelle torri ovvero i piccioni torraioli, quelle grosse e selvatiche ovvero colombacci, infine le piccole e selvatiche dette appunto colombelle», «un diminutivo che non tanto ha forza di scemare la grandezza, quanto di aggiugner la grazie»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="25.html#footnote-005">47</ref></hi></hi>.</item>
			</list><p rend="text">Alla disamina letterale seguono le testimonianze varie di autori, senesi e non, intorno al dialetto senese in generale, in assoluta coerenza con il suo <hi rend="CharOverride-3">imprinting</hi> di maestro di Eloquenza e di Retorica, che nel corso di tutta la sua carriera e nei suoi scritti, mostrerà sempre una spiccata sensibilità verso la lingua toscana in genere, «la quale di prima ci era tanto coltivata, adesso dalla gioventù è quasi negletta. Pochissimi sono quelli che non riempiano i loro scritti di sconcordanze, di voci barbare e di errori di ortografia»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="25.html#footnote-004">48</ref></hi></hi>. Un piglio polemico che lo condurrà, di lì a poco, alla stesura di un breve testo teatrale, il <hi rend="CharOverride-3">Dialogo sopra il Secentismo</hi>, sulla decadenza del gusto nelle Belle Lettere e, per associazione, dei costumi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="25.html#footnote-003">49</ref></hi></hi>. E forse l’autenticità dello stile e del messaggio di Colombini diventa un antidoto contro lo stile letterario contemporaneo, mediocre e infarcito di francesismi:</p><p rend="quotation_a">Nello stile poi degli scritti di molti recenti Italiani si osserva una continua mistura di parole nobili e plebee, poetiche e prosaiche, antiquate e straniere; anche le metafore ardite, le iperboli moderate, le antitesi troppo frequenti e i pensieri o falsi, o raffinati, purtroppo han cominciato ad esser di moda<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="25.html#footnote-002">50</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Un giudizio negativo che trova piena corrispondenza anche rispetto all’arte del tempo se confrontata alle opere antiche e che sembra trovare eco nelle parole di Pardi, che restituisce al Colombini «la purezza della lingua, della quale il merito più che all’autore spetta al tempo in cui visse, ed in cui il volgare italiano suonava nella sua primitiva schiettezza così sulla bocca del popolo che su quella dei dotti, e gli scritti avevano la freschezza del linguaggio familiare e pensieri profondi in espressioni calde e semplici»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="25.html#footnote-001">51</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Alla sognata e impossibile edizione delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>, seguiranno, fra le altre, quelle a cura di Luigi Grassi nel 1845 – che ne ordina l’interpunzione e le epura dai pochi arcaismi e senesismi con «leggere mende» – e soprattutto di Adolfo Bartoli nel 1856, tesa a spiegare tutti i termini oscuri o dialettali; e infine, tornando a Siena, quelle di Piero Misciattelli del 1923, che neppure sembra a conoscenza dell’esperimento di Carli, azzerando ogni apparato critico significativo.</p><p rend="text">Pur senza completare l’impresa, in un universo intellettuale appartato, Carli fu tra i pochi senesi ad avere «pensiero, e coraggio»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="25.html#footnote-000">52</ref></hi></hi> di rendere merito a un concittadino che troverà fortuna invece in edizioni ‘esterne’; a lui fra i primi, e in un contesto critico di particolare rilevanza, si deve l’aver saputo cogliere un ulteriore valore storico delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>.</p><p rend="text_NOindent ParaOverride-2"><graphic url="25-web-resources/image/ElisaBruttini_LettereCarli_fig._1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 1. Giacomo Lauro, <hi rend="CharOverride-3">Il beato Giovanni Colombini</hi>, acquaforte, 1599 (BCS, ms. C.VI.1, c. II).</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Bisogni F., De Gregorio M. (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Santi e beati senesi. Testi e immagini a stampa</hi>, Siena 2000.</p><p rend="bib_indx_bib">Bonafede G., <hi rend="CharOverride-3">Il colombino di Giesu</hi>, appresso Francesco Caualli, Roma 1642.</p><p rend="bib_indx_bib">Bruschettini D.,<hi rend="CharOverride-3"> Il carteggio di Giuseppe Ciaccheri nella Biblioteca comunale di Siena</hi>, «Bullettino Senese di Storia Patria», LXXXVI, 1979, pp. 144-205.</p><p rend="bib_indx_bib">Bruttini E., <hi rend="CharOverride-3">Carli, Ciaccheri e De’ Vegni: l’eredità dei manoscritti degli architetti nel Settecento</hi>, in D. Danesi, M. Pagni, A. Pezzo (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Architetti a Siena. Testimonianze dalla Biblioteca comunale dal XVI al XVIII secolo</hi>, Catalogo della mostra (Siena, Biblioteca comunale degli Intronati, 19 novembre 2009-12 aprile 2010), Silvana, Cinisello Balsamo 2009, pp. 15-44.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-3">Giovan Girolamo Carli: l’erudito “vagabondo” negli anni colligiani</hi>, in C. Bastianoni (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Studi e memorie per Lovanio Rossi</hi>, Comune di Colle di Val d’Elsa, Polistampa, Firenze 2011, pp. 419-448.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-3">Giovan Girolamo Carli, un erudito alla scoperta dell’arte senese</hi>, «Annali di Studi Umanistici», Università degli Studi di Siena, II, 2014, pp. 73-105.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-3">‘Antichità e altre galanterie diverse’. Giovan Girolamo Carli collezionista erudito</hi>, «Prospettiva», nn. 165-166, Roma 2017, pp. 134-141.</p><p rend="bib_indx_bib">Carli G.G., <hi rend="CharOverride-3">Lettera scritta al Signor Dottore Anton Francesco Gori dal Signor Abate Gio. Girolamo Carli, Professore di Belle Lettere a Colle di Val d’Elsa</hi>, «Novelle Letterarie», 34, 21 agosto 1744, coll. 537-542.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-3">Elegie scelte di Tibullo, Properzio, ed Albinovano tradotte in terza rima da Oresbio Agieo P.A. con annotazioni da Gio. Girolamo Carli...</hi>, Per Filippo Maria Benedini, Lucca 1745.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-3">Dissertazioni due dell’abate Giovan Girolamo Carli, Segretario perpetuo della R. Accademia delle Scienze, Arti, e Belle Lettere di Mantova: la I sull’impresa degli Argonauti, e i posteriori fatti di Giasone, e Medea; la II sopra un antico bassorilievo rappresentante la Medea d’Euripide, conservato nel Museo di detta Accademia</hi>, Braglia, Mantova 1785.</p><p rend="bib_indx_bib">Centi S., De Benedictis R., De Gregorio M. (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Il fuoco sacro dei Gesuati. L’eredità culturale del Colombini e dei suoi seguaci. Catalogo della mostra bibliografica </hi>(Siena, Biblioteca comunale degli Intronati, febbraio-marzo 2018), Siena 2018.</p><p rend="bib_indx_bib">Ceppari Ridolfi M.A., Turrini P. (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Il fuoco sacro dei Gesuati. L’eredità culturale del Colombini e dei suoi seguaci. Repertorio di documenti colombiniani</hi>, Società Bibliografica Toscana, Siena 2018.</p><p rend="bib_indx_bib">De Gregorio M., <hi rend="CharOverride-3">Per la revisione e per gli amici. Ancora sui Pazzini Carli, Gori Gandellini e la stampa senese negli anni dell’Alfieri</hi>, in A. Fabrizi (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Alfieri a Siena e dintorni. Omaggio a Lovanio Rossi</hi>, Atti della giornata di studi (Colle di Val d’Elsa, 22 settembre 2001), 2007, pp. 83-118.</p><p rend="bib_indx_bib">Dei M., <hi rend="CharOverride-3">Genesi e ricezione delle Lettere Sanesi di Guglielmo Della Valle</hi>, «Prospettiva», 150, 2002, pp. 51-66.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-3">Alle origini della Pinacoteca Nazionale di Siena: l’‘impinguamento’ della Sanese raccolta di Giuseppe Ciaccheri</hi>,  «Bullettino Senese di Storia Patria», CXIII, 2005 (2006), pp. 331-353.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="CharOverride-3">Delle antichità delle armi gentilizie, trattato di Celso Cittadini, colle annotazioni di Giovan Girolamo Carli</hi>, Per Salvatore e Domenico Marescandoli, Lucca 1741.</p><p rend="bib_indx_bib">Freddi I., Bazzotti U., <hi rend="CharOverride-3">Il rinnovamento delle istituzioni culturali. Il Museo dell’Accademia</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Mantova nel Settecento. Un ducato ai confini dell’impero</hi>, Catalogo della mostra (Mantova, Palazzo della Ragione, aprile-giugno 1983), Milano, 1983, pp. 98-103.</p><p rend="bib_indx_bib">Gigli G., <hi rend="CharOverride-3">Vocabolario Cateriniano</hi>, Roma 1717.</p><p rend="bib_indx_bib">—, <hi rend="CharOverride-3">Vocabolario Cateriniano</hi>, a cura di G. Mattarucco, Accademia della Crusca, Firenze, 2008.</p><p rend="bib_indx_bib">Lenzi G.A., <hi rend="CharOverride-3">Lettere spirituali del Beato Giovanni Colombini</hi>, Per Giuseppe Maranti, Faenza 1683.</p><p rend="bib_indx_bib">Mattarucco G., <hi rend="CharOverride-3">Girolamo Gigli e i “Criminalisti del ben parlare”</hi>, in N. Cannata, M.A. Grignani (a cura di)<hi rend="CharOverride-3"> Scrivere il volgare fra Medioevo e Rinascimento</hi>, Atti del convegno (Siena, 14-15 maggio 2008), Pacini, Pisa 2009, pp. 115-122.</p><p rend="bib_indx_bib">Mutini C., ad vocem <hi rend="CharOverride-3">Carli Giovan Girolamo</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, XX, Roma 1977, pp. 167-168.</p><p rend="bib_indx_bib">Pardi G., <hi rend="CharOverride-3">Della vita e degli scritti di Giovanni Colombini da Siena</hi>, «Bullettino Senese di Storia Patria», II (1-2), 1895, pp. 1-50; (3-4), pp. 197-230.</p><p rend="bib_indx_bib">Pezzo A., <hi rend="CharOverride-3">Una rete erudita: la figura di Gallaccini tra rapporti e fortuna</hi>, in G. Morolli (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Siena 1600 circa: dimenticare Firenze. Teofilo Gallaccini (1564.1641) e l’eclisse presunta di una cultura architettonica</hi>, Catalogo della mostra (Siena, Complesso Museale Santa Maria della Scala, 10 dicembre 1999-27 febbraio 2000), Siena 1999, pp. 57-76.</p><p rend="bib_indx_bib">Vitale M., <hi rend="CharOverride-3">La questione della lingua</hi>, Palumbo, Palermo 1984.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-051-backlink">1</ref></hi>	Questo intervento nasce in margine alla mia tesi di dottorato in storia dell’arte dedicata alla personalità critica di Giovan Girolamo Carli, discussa nel 2014, relatore prof. Roberto Bartalini, e a partire dalla tesi di laurea di Anna Candiani, <hi rend="CharOverride-3">Due Manoscritti di interesse linguistico dell’abate Giovan Girolamo Carli, senese (1719-1786)</hi>, anno accademico 1997-1998, Università degli Studi di Siena, relatore prof.ssa Annalisa Nesi, controrelatore prof. Giuliano Catoni. La mia gratitudine va a Enzo Mecacci e a Isabella Gagliardi per avermi coinvolto nella piacevole ‘brigata’ di studiosi gesuati.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-050-backlink">2</ref></hi>	Se la fortuna critica di Carli trova una prima attenzione da parte degli storici senesi (Ettore Romagnoli, Giovacchino Faluschi, Giovanni Montomoli, Luigi De Angelis), una sua sistematizzazione si ha solo a partire dagli anni Settanta del Novecento, grazie a C. Mutini, ad vocem <hi rend="CharOverride-3">Carli Giovan Girolamo</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, XX, Roma 1977, pp. 167-168, che si rifà allo sperticato <hi rend="CharOverride-3">Elogio dell’abate don Giovan Girolamo Carli, dottore in ambo le leggi, segretario perpetuo della Real Mantovana Accademia di Scienze, Belle Lettere ed Arti…</hi>, per l’erede di Alberto Pazzoni, Mantova 1787, composto da Matteo Borsa, suo successore a Mantova (1787) e al <hi rend="CharOverride-3">Discorso sopra l’abate Gio. Girolamo Carli</hi>, curato di Francesco Maria Lenzini, suo ‘scolare’ senese (Biblioteca comunale di Siena, d’ora in poi BCS, ms. I.X.8: Francesco Maria Lenzini, <hi rend="CharOverride-3">Prose e poesie</hi>, cc. 29<hi rend="CharOverride-3">r</hi>-38<hi rend="CharOverride-3">v</hi>). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-049-backlink">3</ref></hi>	Sui vari ‘volti’ di Carli si vedano, in ordine, il mio contributo <hi rend="CharOverride-3">Giovan Girolamo Carli: l’erudito “vagabondo” negli anni colligiani</hi>, in C. Bastianoni (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Studi e memorie per Lovanio Rossi</hi>, Comune di Colle di Val d’Elsa, Polistampa, Firenze 2011, pp. 419-448; già M. De Gregorio, <hi rend="CharOverride-3">Per la revisione e per gli amici. Ancora sui Pazzini Carli, Gori Gandellini e la stampa senese negli anni dell’Alfieri</hi>, in A. Fabrizi (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Alfieri a Siena e dintorni. Omaggio a Lovanio Rossi</hi>, Atti della giornata di studi (Colle di Val d’Elsa, 22 settembre 2001), 2007, pp. 83-118; E. Bruttini, <hi rend="CharOverride-3">‘Antichità e altre galanterie diverse’. Giovan Girolamo Carli collezionista erudito</hi>, «Prospettiva», nn. 165-166, Roma 2017, pp. 134-141; I. Freddi, U. Bazzotti, <hi rend="CharOverride-3">Il rinnovamento delle istituzioni culturali. Il Museo dell’Accademia</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Mantova nel Settecento. Un ducato ai confini dell’impero</hi>, Catalogo della mostra (Mantova, Palazzo della Ragione, aprile-giugno 1983), Milano, 1983, pp. 98-103.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-048-backlink">4</ref></hi>	Già A. Pezzo, <hi rend="CharOverride-3">Una rete erudita: la figura di Gallaccini tra rapporti e fortuna</hi>, in G. Morolli (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Siena 1600 circa: dimenticare Firenze. Teofilo Gallaccini (1564.1641) e l’eclisse presunta di una cultura architettonica</hi>, Catalogo della mostra (Siena, Complesso Museale Santa Maria della Scala, 10 dicembre 1999-27 febbraio 2000), Siena 1999, pp. 57-76; quindi E. Bruttini, <hi rend="CharOverride-3">Carli, Ciaccheri e De’ Vegni: l’eredità dei manoscritti degli architetti nel Settecento</hi>, in D. Danesi, M. Pagni, A. Pezzo (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Architetti a Siena. Testimonianze dalla Biblioteca comunale dal XVI al XVIII secolo</hi>, Catalogo della mostra (Siena, Biblioteca comunale degli Intronati, 19 novembre 2009-12 aprile 2010), Silvana, Cinisello Balsamo 2009, pp. 15-44. Sulla riscoperta dell’arte senese in Carli si vedano D. Bruschettini,<hi rend="CharOverride-3"> Il carteggio di Giuseppe Ciaccheri nella Biblioteca comunale di Siena</hi>, «Bullettino Senese di Storia Patria», LXXXVI, 1979, pp. 144-205; M. Dei, <hi rend="CharOverride-3">Genesi e ricezione delle Lettere Sanesi di Guglielmo Della Valle</hi>, «Prospettiva», 150, 2002, pp. 51-66; Ead., <hi rend="CharOverride-3">Alle origini della Pinacoteca Nazionale di Siena: l’‘impinguamento’ della Sanese raccolta di Giuseppe Ciaccheri</hi>,  «Bullettino Senese di Storia Patria», CXIII, 2005 (2006), pp. 331-353; infine il mio saggio <hi rend="CharOverride-3">Giovan Girolamo Carli, un erudito alla scoperta dell’arte senese</hi>, «Annali di Studi Umanistici», Università degli Studi di Siena, II, 2014, pp. 73-105.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-047-backlink">5</ref></hi>	Fra le opere edite, oltre quelle giovanili di stampo letterario di cui si dirà oltre, si segnalano le dissertazioni sui sarcofagi mantovani, pubblicate invece all’apice della carriera (1785): <hi rend="CharOverride-3">Dissertazioni due dell’abate Giovan Girolamo Carli, Segretario perpetuo della R. Accademia delle Scienze, Arti, e Belle Lettere di Mantova: la I sull’impresa degli Argonauti, e i posteriori fatti di Giasone, e Medea; la II sopra un antico bassorilievo rappresentante la Medea d’Euripide, conservato nel Museo di detta Accademia</hi>, Braglia, Mantova 1785.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-046-backlink">6</ref></hi>	G. Pardi, <hi rend="CharOverride-3">Della vita e degli scritti di Giovanni Colombini da Siena</hi>, «Bullettino Senese di Storia Patria», II (1-2), 1895, pp. 1-50; (3-4), pp. 197-230.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-045-backlink">7</ref></hi>	Rispettivamente BCS, ms. C.VI.1 e ms. C.VII.3, fasc. 1. Nel primo, la carta II presenta un’acquaforte di Giacomo Lauro del 1599 raffigurante il beato, che compare in altro esemplare in BCS, <hi rend="CharOverride-3">Miscellanea Porri</hi>, XIV.2304, pubblicata in F. Bisogni, M. De Gregorio (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Santi e beati senesi. Testi e immagini a stampa</hi>, Siena 2000, pp. 61-62 (fig. 1).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-044-backlink">8</ref></hi>	Il codice più antico, risalente alla seconda metà del Trecento e contenente 105 lettere del beato, viene identificato con BCS, ms. I.VI.16, cc. 13-142 (alle cc. seguenti 143-144 segue copia del testamento, mutilo, dettato a Benedetto di ser Pace, notaio della Città di Castello e trascritta da Feo Belcari); da quest’ultimo, utilizzato anche da Adolfo Bartoli per la sua edizione del 1865, discendono due copie settecentesche, rispettivamente BCS, ms. I.VI.17 e I.VI.19, la prima con il testamento completo e un’aggiunta di 6 lettere, dalla 108 alla 114, la seconda per mano di Ambrogio Ansano Tantucci con annotazioni, prefazione e indice, entrambe eseguite quando il codice antico mancava già delle miniature asportate, ma non delle carte. Segue, fra gli altri, BCS, ms. B.X.7, un manoscritto miscellaneo, compilato forse da un’anonima suora ai primi dell’Ottocento, che riunisce sia le copie del testamento con le <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> del Colombini, sia i documenti originali del 1731 sul ritorno delle reliquie del beato dalla pieve di San Lorenzo di Gatteo (Rimini) a Siena. Sui diversi codici delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> cfr. S. Centi, R. De Benedictis, M. De Gregorio (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Il fuoco sacro dei Gesuati. L’eredità culturale del Colombini e dei suoi seguaci. Catalogo della mostra bibliografica </hi>(Siena, Biblioteca comunale degli Intronati, febbraio-marzo 2018), Siena 2018, pp. 21-22.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-043-backlink">9</ref></hi>	Pardi 1895, pp. 227 e 230; inoltre p. 7 (in cui cita la <hi rend="CharOverride-3">Selva</hi> del Carli anche per la trascrizione della <hi rend="CharOverride-3">Vita</hi> in latino di Giovanni Tavelli); n. 1, p. 28 (in cui si riferisce alla trascrizione carliana dei Consigli della Campana), e infine pp. 36-43 (sui lasciti). Cfr. anche M.A. Ceppari Ridolfi, P. Turrini (a cura di), <hi rend="CharOverride-3">Il fuoco sacro dei Gesuati. L’eredità culturale del Colombini e dei suoi seguaci. Repertorio di documenti colombiniani</hi>, Società Bibliografica Toscana, Siena 2018, pp. 12-13. Sulle copie delle pergamene di Sant’Abbondio a partire dalla storia generale del monastero a cura di suor Juditta Luti, passando per gli spogli della badessa Angelica Piccolomini d’Aragona e quindi dal cappellano Girolamo Grassi, fino alla trascrizione di Giovacchino Faluschi si veda <hi rend="CharOverride-3">Il fuoco sacro… Repertorio</hi> 2018,  n. 12, p. 13.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-042-backlink">10</ref></hi>	G. Gigli, <hi rend="CharOverride-3">Vocabolario Cateriniano</hi>, Roma 1717, p. XXXVIII.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-041-backlink">11</ref></hi>	BCS, ms. C.VI.1: Giovan Girolamo Carli, <hi rend="CharOverride-3">Selva di Notizie per l’illustrazione delle Lettere inedite del Beato Giovanni Colombini da Siena</hi>, c. 66<hi rend="CharOverride-3">r</hi> («Codice della Compagnia di 321 carte, di carattere non sempre unito») e c. 69<hi rend="CharOverride-3">r</hi>.<hi rend="CharOverride-3"> </hi>A detta di Pardi 1895, p. 40, il codice consultato da Carli, scritto dopo la metà del Cinquecento, è andato perduto (probabilmente va invece identificato nell’originale o in copia in BCS, ms. K.V.46, come confermato dalla nota recente, a matita, a firma di tale Donati, in BCS, ms. C.VI.1, c. 66<hi rend="CharOverride-3">r</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-040-backlink">12</ref></hi>	BCS, ms. C.VI.1, c. 66<hi rend="CharOverride-3">r</hi>; su questa ipotesi si allinea anche Pardi 1895, p. 202. Il manoscritto Pecci si accomuna a quelli conservati in Biblioteca Comunale con segnatura C.II.8 e C.II.3, quest’ultimo con le osservazioni linguistiche del Benvoglienti: un gruppo che, secondo Pardi, p. 40, si contrappone al filone di Santa Bonda (ms. I.VI.16).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-039-backlink">13</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3">Delle antichità delle armi gentilizie, trattato di Celso Cittadini, colle annotazioni di Giovan Girolamo Carli</hi>, Per Salvatore e Domenico Marescandoli, Lucca 1741.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-038-backlink">14</ref></hi>	BCS, ms. C.VI.1, c. 69<hi rend="CharOverride-3">r</hi>; Carli riferisce di un «codice scritto a penna in carta membranacea e bambagina alternativamente frapposte», contenente ventinove lettere e comprensivo della bibliografia del Belcari, presso la Libreria Sarchi in BCS, ms. C.VI.1, c. 91<hi rend="CharOverride-3">r</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-037-backlink">15</ref></hi>	BCS, ms. C.VI.1, c. 156<hi rend="CharOverride-3">r</hi>, cit. anche in Pardi 1895, pp. 40-41.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-036-backlink">16</ref></hi>	BCS, ms. C.VI.1,<hi rend="CharOverride-3"> </hi>c. 65<hi rend="CharOverride-3">r</hi>; le <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi> appunto dovrebbero corrispondere a BCS, ms. I.VI.16. La trascrizione del testamento, «fatta sull’originale» e corredata dello stemma del notaio, avvenne, come chiosa il Carli, il 26 dicembre 1747 (BCS, ms. C.VI.1, cc. 18-19).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-035-backlink">17</ref></hi>	Rispettivamente BCS, ms. A.IX.10: F. Montebuoni Buondelmonte, <hi rend="CharOverride-3">Mescolanze diverse delle cose appartenenti a Siena</hi>, prima metà del XVII secolo; BCS, ms. B.X.3: A.A. Tantucci, <hi rend="CharOverride-3">Miscellanee</hi>, fasc. 6 («Vita dei Santi martiri Abundio, Abundantio […]. Sulle abbaddesse del monastero di S. Abondio. Beato Giovanni Colombini»), <hi rend="CharOverride-3">ante</hi> 1765, ma anche BCS, ms. I.VI.18 e ms. I.VI.19.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-034-backlink">18</ref></hi>	BCS, ms. B.III.6-16: Sigismondo Tizio, <hi rend="CharOverride-3">Historiae Senenses </hi>(1506-1528); BCS, ms. A.IV.3-4: Giugurta Tommasi: <hi rend="CharOverride-3">Dell’Historie di Siena (</hi>1625-1626).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-033-backlink">19</ref></hi>	BCS, ms. L.V.16: G.G. Carli,<hi rend="CharOverride-3"> Selva di notizie, e Riflessioni per la Storia de’ Pittori, Scultori e Architetti Senesi </hi>[<hi rend="CharOverride-3">post</hi> 1773].</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-032-backlink">20</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3">Lettera scritta al Signor Dottore Anton Francesco Gori dal Signor Abate Gio. Girolamo Carli, Professore di Belle Lettere a Colle di Val d’Elsa</hi>, «Novelle Letterarie», 34, 21 agosto 1744, coll. 537-542; n. 35, 28 agosto 1744, coll. 555-557; n. 36, 4 settembre 1744, coll. 565-573.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-031-backlink">21</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3">Elegie scelte di Tibullo, Properzio, ed Albinovano tradotte in terza rima da Oresbio Agieo P.A. con annotazioni da Gio. Girolamo Carli...</hi>, Per Filippo Maria Benedini, Lucca 1745. Benché il proemio abbia un accento celebrativo, vi si riscontra un evidente interesse sui temi del ‘volgarizzamento’ della lingua latina.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-030-backlink">22</ref></hi>	BCS, ms. C.VII.3, Giovan Girolamo Carli, <hi rend="CharOverride-3">Osservazioni di Lingua Latina e Italiana. Abbozzi d’opuscoli latini e italiani. Memorie d’Antiquaria. Memorie di Storia Letteraria</hi>, c. 287<hi rend="CharOverride-3">r</hi> (nuova cartulazione, c. 184<hi rend="CharOverride-3">r</hi> vecchia cartulazione).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-029-backlink">23</ref></hi>	BCS, ms. C.VII.3, c. 287<hi rend="CharOverride-3">r</hi> (n.c.).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-028-backlink">24</ref></hi>	BCS, ms. C.VII.3, c. 54<hi rend="CharOverride-3">r-v</hi> (n.c.).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-027-backlink">25</ref></hi>	Ivi, cc. 54<hi rend="CharOverride-3">v</hi>-55<hi rend="CharOverride-3">r</hi>. Parimenti, sul fronte artistico, Carli ribadirà che la fortuna dei primitivi fiorentini deriva dall’attenzione che gli studiosi hanno loro dedicato diffondendone la conoscenza, a differenza dei senesi, attraverso opere a stampa. Simili constatazioni già comparivano nell’avvertenza ai lettori del <hi rend="CharOverride-3">Trattato sulle Armi Gentilizie di Celso Cittadini </hi>(1741), dove Carli, lamentando le rare edizioni curate dai suoi concittadini, adduce tra le cause i numerosi incendi delle biblioteche private, i danni provocati dalle dispersioni delle guerre e la scarsa presenza di stampatori professionisti (p. IX). Con piglio polemico, accenna anche a quella «taccia, che i Sanesi medesimi danno agli altri Sanesi, cioè, di non aver in pregio l’Opere inedite degli antichi concittadini, e non solamente privarle eglino della luce, ma neppure volerle concedere a chi la pubblicazione disegnata ne avesse» (p. XI); la sua impresa tenta dunque di «rimediare in parte al danno recato alla Patria da alcuni disamorevoli cittadini» (p. XII) e, se nel metodo «riceverà l’approvazione degli Eruditi», «purché quegli ostacoli che hanno impedito altri nostri concittadini ancora non si oppongano”, gli darà «coraggio ad altre simili fatiche» (p. XXVI), una sorta di anticipo, dunque, sulla futura edizione delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-026-backlink">26</ref></hi>	BCS, ms. C.VI.1, cc. 227<hi rend="CharOverride-3">r</hi>-228<hi rend="CharOverride-3">v </hi>(si veda<hi rend="CharOverride-3"> </hi>Centi, De Benedictis, De Gregorio, <hi rend="CharOverride-3">Il fuoco sacro dei Gesuati</hi>,<hi rend="CharOverride-3"> </hi>pp. 31-32).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-025-backlink">27</ref></hi>	<hi >BCS, ms. C.VI.1, c. 227</hi><hi rend="CharOverride-3" >r</hi><hi >.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-024-backlink">28</ref></hi>	G. Bonafede, <hi rend="CharOverride-3">Il colombino di Giesu</hi>, appresso Francesco Caualli, Roma 1642; G.A. Lenzi, <hi rend="CharOverride-3">Lettere spirituali del Beato Giovanni Colombini</hi>, Per Giuseppe Maranti, Faenza 1683.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-023-backlink">29</ref></hi>	<hi >BCS, ms. C.VI.1, c. 227</hi><hi rend="CharOverride-3" >r</hi><hi >.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-022-backlink">30</ref></hi>	BCS, ms. C.VI.1, c. 227<hi rend="CharOverride-3">v</hi>, cit. anche in Pardi 1895, n. 3, pp. 43-44. Relativamente all’ordine delle <hi rend="CharOverride-3">Lettere</hi>, Carli propone effettivamente una numerazione ragionata rispetto alle edizioni manoscritte consultate e a quelle pubblicate: ad esempio, a suo parere, quella che nel codice di Santa Bonda risulta come seconda lettera dovrebbe essere la prima, poiché presenta i fondamenti della dottrina e appare scritta prima dei viaggi nella primavera del 1365. Riassumendo, rispetto all’edizione Bartoli, le corrispondenze proposte da Carli sono la 1 alla 2, la 2 alla 3, la 3 alla 71, la 4 alla 87, la 5 alla 84, la 6 alla 54, la 7 alla 24, l’8 alla 31.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-021-backlink">31</ref></hi>	BCS, ms. C.VI.1, c. 228<hi rend="CharOverride-3">r</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-020-backlink">32</ref></hi>	<hi >BCS, ms. C.VI.1, c. 228</hi><hi rend="CharOverride-3" >r</hi><hi >. </hi>L’indice dei nomi e dei luoghi risulta già rubricato, con i fogli appositamente ritagliati, nel manoscritto. Relativamente all’integrazione fra originale e testo critico, Carli riporta in seguito l’esempio del <hi rend="CharOverride-3">Decameron</hi> ‘riformato’ dal Salviati, come volumi che hanno valore in sé ma divengono complementari. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-019-backlink">33</ref></hi>	Carli redige un elenco di «Libri da leggersi avanti di intraprendersi la compilazione del Vocabolario delle Lettere del B. Giovanni Colombini», in BCS, ms. C.VII.3, cc. 15-18 (n.c.), dove compaiono, fra gli altri «Ammaestramenti degli Antichi raccolti, e volgarizzati per Fra Bartolommeo da S. Concordio, pisano, dell’Ordine de’ Frati Predicatori» («per l’antico oscuro sentimento di alcune voci Toscane»); «Croniche Antiche di Voj Scrittori del buon secolo della Lingua Toscana» («per la maniera tenuta nel premettere alcune istoriche notizie intorno a’ detti scrittori»); […] «oltre a questo, lo stesso Manni ha posto in piè di pagina tutte le varietà, che ne’ fatti, nelle persone, e ne’ tempi si osservano in altri Classici Istorici contemporanei. Da ciò noi potremmo pigliare esempio, col fare un altro Vocabolario de’ nomi propri delle Persone, e de’ Luoghi, riportando a ciascuno le notizie, che si fossero potute ricavare da Feo Belcari, o altri scrittori tanto manoscritti che stampati»; «Istorie Pistoiesi, ovvero delle cose avvenute in Toscana dall’anno 1330 al 1348», «Arrighetto, ovvero Trattato contro all’Avversità della Fortuna, di Arrigo da Settimello»; «Volgarizzamento de’ Gradi di S Girolamo, con molte osservazioni di lingua» («per gli autori del secolo decimoquarto, e del decimosesto»); «Il Vocabolario degli Accademici della Crusca»; «Le Prose del Bembo, unite con la Giunta del Castelvetro»; «Le Lettere di Santa Caterina da Siena». A questi si aggiungono anche i «libri de’ quali sarebbe poco utile la lettura per dar compimento al predetto vocabolario», fra i quali «La Lezione del Dottore Francesco del Taglia»; «La Prosa Toscana di Anton Maria Salvini»; «La Bella Mano di Giusto de’ Conti»; «Prosa e Rime de’ due Buonaccorsi di Montemagno»; «Trattato di Piero Vittori della coltivazione degli ulivi» (sic!).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-018-backlink">34</ref></hi>	BCS, ms. C.VII., cc. 69-71 (n.c.); la data si evince in apertura, «primieramente mi farò dare domattina (3 settembre 1740)». Il riferimento a Lucca rimanda sia alle edizioni lucchesi, appunto, del <hi rend="CharOverride-3">Trattato delle Armi Gentilizie</hi> del Cittadini e delle <hi rend="CharOverride-3">Elegie scelte di Tibullo e Properzio</hi>, curate dal Carli in quegli stessi anni; sia a qualche possibile legame col ramo lucchese della famiglia Colombini. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-017-backlink">35</ref></hi>	BCS, ms. C.VII.3, c. 71<hi rend="CharOverride-3">r</hi> (n.c.).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-016-backlink">36</ref></hi>	<hi >BCS, ms. C.VI.1, cc. 1-60.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-015-backlink">37</ref></hi>	Ivi, cc. 63-96.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-014-backlink">38</ref></hi>	Ivi, cc. 98-152.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-013-backlink">39</ref></hi>	Ivi, cc. 154-326.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-012-backlink">40</ref></hi>	Ivi, cc. 328-350. Uno dei riferimenti più frequenti risulta il <hi rend="CharOverride-3">Dittionario Toscano </hi>di Adriano Politi (1640).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-011-backlink">41</ref></hi>	BCS, ms. C.VII.3, cc. 32-92.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-010-backlink">42</ref></hi>	Cittadini, assai stimato dal Gigli, fu autore di numerosi testi linguistici: al 1601 risale il <hi rend="CharOverride-3">Trattato della vera origine e del processo e nome della nostra lingua</hi>, a cui seguì il <hi rend="CharOverride-3">Trattato degli articoli e di alcune particelle della volgar lingua</hi> nello stesso anno; tre anni dopo scrisse <hi rend="CharOverride-3">Le origini della volgar toscana favella</hi>. </p><p rend="layout_notes">	Sul richiamo che Siena aveva esercitato presso gli studiosi di lingua, oltre che sui numerosi studenti tedeschi, si ha conferma anche da Carli: «Non ho dubbio che i Lettori non sieno per avervi diletto, essendo il nostro Sanese linguaggio comunemente approvato. Imperocché non dimostrarono forse di approvarlo, e di esso non avevano gran piacere molti letterati, e Grammatici di nostra favella, i quali nella nostra città dimorarono lungo spazio, ritrovandola fornita di uomini chiari nella letteratura e dotati di una leggiadra favella?» (BCS, ms. C.VII.3, c. 51<hi rend="CharOverride-3">r</hi>, n.c.).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-009-backlink">43</ref></hi>	M. Vitale, <hi rend="CharOverride-3">La questione della lingua</hi>, Palumbo, Palermo 1984, pp. 213-234.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-008-backlink">44</ref></hi>	Sul Gigli si vedano la prefazione di Maria Antonietta Grignani in G. Gigli, <hi rend="CharOverride-3">Vocabolario Cateriniano</hi>, a cura di G. Mattarucco, Accademia della Crusca, Firenze, 2008, pp. 5-88; G. Mattarucco, <hi rend="CharOverride-3">Girolamo Gigli e i “Criminalisti del ben parlare”</hi>, in N. Cannata, M.A. Grignani (a cura di)<hi rend="CharOverride-3"> Scrivere il volgare fra Medioevo e Rinascimento</hi>, Atti del convegno (Siena, 14-15 maggio 2008), Pacini, Pisa 2009, pp. 115-122. Si ricordano, sempre di Gigli, le <hi rend="CharOverride-3">Regole per la toscana favella </hi>(1721) e le <hi rend="CharOverride-3">Lezioni di Lingua Toscana </hi>(1724).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-007-backlink">45</ref></hi>	 BCS, ms. C.VII.3, c. 51<hi rend="CharOverride-3">r</hi> (n.c.).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-006-backlink">46</ref></hi>	 BCS, ms. C.VII.3, c. 52<hi rend="CharOverride-3">r</hi> (n.c.).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-005-backlink">47</ref></hi>	Il termine compare nella lettera 6, «per tanto dilectissime mie, riposo dell’anima mia, colombelle mie bianche e pure preghovvi»: cfr. BCS, ms. C.VII.3, c. 53<hi rend="CharOverride-3">r</hi> (n.c.). Alle carte seguenti altri esempi: «<hi rend="CharOverride-7">Battere a freddo.</hi> Operare invano», «Proverbio preso da’ Fabbri, quali allora non fanno più col martello alcuna impressione nel ferro, quando ivi battono dopoché esso è già raffreddato»; «<hi rend="CharOverride-7">avvelenato</hi>» e non «invelenato»; «<hi rend="CharOverride-7">affocato</hi>» e non «infuocato»; «<hi rend="CharOverride-7">begola</hi>» per «bacca» o «bagatella»; «<hi rend="CharOverride-7">cechità</hi>» in «cecità» (cfr. anche BCS, ms. C. VI.1, cc. 98-115 <hi rend="CharOverride-3">passim</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-004-backlink">48</ref></hi>	Lettera di Carli a Pietro Tardini, Bologna 17 febbraio 1742 (BCS, ms. C.VII.12: G.G. Carli, <hi rend="CharOverride-3">Memorie di critica e storia letteraria</hi>, c. 60<hi rend="CharOverride-3">v</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-003-backlink">49</ref></hi>	Si tratta di BCS, ms. C.VII.5: G.G. Carli, <hi rend="CharOverride-3">Prose italiane. Dialoghi italiani. Traduzioni dal latino. Prose latine, </hi>cc. 366-401: ambientato nel Settecento, il <hi rend="CharOverride-3">Dialogo </hi>s’incentra su quattro personaggi (Anselmo, Fabio, Tiburzio e Quintilio) che discutono sulla totale aberrazione del secolo trascorso, con toni decisamente critici («Muovere per affetti, e figure, dilettare con graziosi concetti e belle parole: si tratta di cose naturali che si fanno anche senz’arte ma che devono essere spurgate con la ragione»). Tutta la ‘sceneggiatura’ sembra tesa a ribadire la Natura come unica possibile fonte d’ispirazione, entro una visione vicina alla ‘sprezzatura’ cinquecentesca a condanna dell’eccessiva affettazione («l’arte tanto più mirabile, quando meno si scopre»). Il testo, pensato come «esercizio per i seminaristi nel periodo del Carnevale», ebbe un tale successo da essere recitato davanti al «presidente degli stati di Urbino» (lettera di Carli a Ciaccheri, Gubbio 24 giugno 1759, in  BCS, ms. D.VI.18: G.G. Carli, <hi rend="CharOverride-3">Carteggio del Ciaccheri. Tomo IV,</hi> c. 56<hi rend="CharOverride-3">r</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-002-backlink">50</ref></hi>	BCS, ms. C.VII.12: G.G. Carli, <hi rend="CharOverride-3">Memorie di critica e storia letteraria</hi>, lettera di Carli a Clementino Vannetti, Mantova 6 gennaio 1777, c. 15<hi rend="CharOverride-3">v</hi>. Cfr. la lettera di Carli a Ciaccheri, Gubbio 15 gennaio 1758 (BCS, ms. D.VI.18, c. 46<hi rend="CharOverride-3">r</hi>): «Nello scorso giugno sentii dire in Roma […] che nella lingua toscana cominciava a ritornare il gusto del Secento. A me pareva un’esagerazione, ma, entrato in sospetto, ho cominciato di poi ad osservare con più attenzione i libri venuti alla luce in quest’ultimi anni, e mi son chiarito, che fra dieci anni, se le cose vanno di questo passo, noi vogliamo rivedere il Secento. […] Il bello si è che alcuni, per opporsi a questa novità, danno in un altro eccesso, cioè nel toscanismo antico affettato […]. E questi sono cagione, che altri prendono a noia la lingua toscana».</p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-001-backlink">51</ref></hi>	Pardi 1895, p. 32.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-8"><ref target="25.html#footnote-000-backlink">52</ref></hi>	Dalla prefazione di Carli al <hi rend="CharOverride-3">Trattato delle Armi Gentilizie</hi> del Cittadini, p. XI.</p>
      
      
      
      
      
      
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