<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">I gesuati a Chiusi</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-8252-4697" type="ORCID">
            <forename>Giovanni</forename>
            <surname>Mignoni</surname>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Le vestigia dei gesuati</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-228-7</idno>) by </resp>
          <name>Isabella Gagliardi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.26</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The presence of the Gesuati in Chiusi, although limited in size and length of time, developed beyond all expectation. At the beginning of the seventeenth century the followers of the Blessed Colombini were called to officiate at the church of the “Madonna della Quercia al Pino” in the countryside just outside Chiusi. The friars arrived at a difficult moment after other religious orders had relinquished the post. The Gesuati did their utmost for the spiritual good of the faithful as well as the material good of the church. Unfortunately after only a few years, the Bishop of Chiusi entrusted the building to a secular priest effectively closing the little convent. The conflict which followed between the church, the diocese and the municipality only worsened the situation to the deep regret of the faithful.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Sspiritual and material well-being</item>
            <item>XVII century</item>
            <item>Law suit</item>
            <item>Chiusi</item>
            <item>Jesuats</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.26<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-228-7.26" /></p>
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">I gesuati a Chiusi</p><p rend="h1_author">Giovanni Mignoni</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold CharOverride-1">Sommario</hi>: La presenza dei gesuati a Chiusi, sebbene numericamente esigua e circoscritta temporalmente, si sviluppò oltre le aspettative. I seguaci del beato Colombini furono chiamati, ai primi del Seicento, a officiare la chiesa della Madonna della Quercia al Pino, nel contado chiusino. I gesuati vi arrivarono in un momento non facile, dopo la rinuncia da parte di altri Ordini. I nostri religiosi, però, si prodigarono molto in favore del bene spirituale dei fedeli e di quello materiale della chiesa. Dopo pochi anni, tuttavia, il Vescovo di Chiusi affidò il sacro edificio a un secolare, chiudendo di fatto il ‘conventino’ gesuato. Il conflitto che si aprì tra religiosi, autorità vescovile e Comune (che vantava il patronato sulla chiesa) purtroppo non mutò – con rammarico dei fedeli – la situazione.</p><p rend="text">Il 4 ottobre 1964, con l’apertura della tratta Chiusi-Orvieto, l’Autostrada del Sole diveniva interamente percorribile<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="27.html#footnote-036">1</ref></hi></hi>. Il casello autostradale, nel Comune chiusino, venne realizzato in località Querce al Pino, che da quel momento è divenuto un importante crocevia. Circa tre secoli e mezzo prima dell’apertura del casello autostradale, Querce al Pino era già un incrocio… di ordini religiosi. </p><p rend="text">Posta sopra una piaggia tra il fiume Astrone e la Val di Chiana, dove oggi è la Chiesa, dedicata al Nome di Maria SS.ma, nel 1584 c’era un’edicola con l’immagine della Madonna. «Perché alla Madonna della Quercia al Pino si è volta molta devozione con elemosine in beneficio di quella Cappella, le quali si ricevono da contadini e persone idiote [incolte] però si domanda che sopra ciò si provvegga», così infatti è detto nella quinta proposta all’ordine del giorno del Consiglio Generale del Comune il 13 maggio 1584<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="27.html#footnote-035">2</ref></hi></hi>. Si deliberò di eleggere alcuni Santesi per raccogliere le offerte e «procurar che le si dispensino in utile e benefitio di detta Cappella»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="27.html#footnote-034">3</ref></hi></hi>. Il 16 giugno dello stesso anno in Consiglio di Credenza furono nominati Santesi i fratelli Fabio e Claudio Sozzi e i tre contadini Angelo di Ciocio, Mario di Betto e Luca Marianelli e si stabilì la festa alla domenica seguente l’8 settembre<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="27.html#footnote-033">4</ref></hi></hi>. Il 23 marzo 1586 fu posta dal Vescovo Masseo Bardi O.F.M. la prima pietra<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="27.html#footnote-032">5</ref></hi></hi> e il successivo 10 novembre il Padre Provinciale dei Francescani Conventuali promise di inviare alcuni confratelli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="27.html#footnote-031">6</ref></hi></hi>. Il 23 dicembre dello stesso anno, tuttavia, il Consiglio generale della comunità, con licenza del Vescovo coadiutore mons. Lodovico Martelli, deliberò di chiamarvi a officiarla i «frati riformati delle scarpe»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="27.html#footnote-030">7</ref></hi></hi>. Il Consiglio Generale affidò al Santese Fabio Sozzi e ai Priori del Comune l’incarico di formare con i francescani i Capitoli (o contratto) per l’officiatura<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="27.html#footnote-029">8</ref></hi></hi>. Nel 1595, però, troviamo una nuova richiesta per avere a Querce al Pino i frati «osservanti riformati»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="27.html#footnote-028">9</ref></hi></hi>. La costruzione della Chiesa e Conventino, al 1598, non era ancora terminata perché venne deliberato di assegnare alla fabbrica il retratto dalle contravvenzioni all’«abbondanza»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="27.html#footnote-027">10</ref></hi></hi>. Sembra che poi i Conventuali prendessero l’officiatura della Chiesa, ma non osservassero tutte le clausole del contratto stipulato col Comune che se ne lamentò col loro Padre Provinciale nel maggio 1604<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="27.html#footnote-026">11</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Nel 1610 vi si fermò Teofilo Gallaccini, «lettore nella Sapienza di Siena» mentre era diretto in pellegrinaggio alla Madonna di Loreto. Lungo il suo itinerario visitò e descrisse, con la passione dello studioso, «le fabbriche di palazzi, le Chiese, le Porte, le facciate, l’iscrizioni e altre cose sembrate più rimarchevoli in ciascuna città per la quale [passò]»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="27.html#footnote-025">12</ref></hi></hi>. Il Gallaccini, purtroppo, non ci ha lasciato la descrizione della primitiva Chiesa della Madonna di Querce al Pino, poiché il suo interesse fu attratto da un’urna cineraria etrusca che era allora murata nella facciata del sacro edificio. Egli ne fece però uno schizzo sul suo taccuino di viaggio, come ancora una minuta ed erudita (per l’archeologia del suo tempo) descrizione contenuta in una sua lettera<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="27.html#footnote-024">13</ref></hi></hi>. Oggi l’urna etrusca non è più nella Chiesa.</p><p rend="text">Nel 1611, diversamente da quanto nuovamente stabilito con i Francescani, non vi erano neppure i «Padri Riformati»<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="27.html#footnote-023">14</ref></hi></hi><hi rend="Caratteri-nota-a-pi--di-pagina">, tanto che</hi> nel 1612 (18 marzo) venne loro richiesto di lasciare libera l’officiatura perché il Comune potesse affidarla ad altri religiosi<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="27.html#footnote-022">15</ref></hi></hi>. Il 17 giugno dello stesso 1612 la Chiesa era chiusa al culto e si deliberò di trattare col Vescovo perché trovasse chi la officiasse<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="27.html#footnote-021">16</ref></hi></hi><hi rend="Caratteri-nota-a-pi--di-pagina">.</hi><hi rend="Caratteri-nota-a-pi--di-pagina CharOverride-2"> </hi>Il 18 novembre 1612 si pensò di chiamarvi i Domenicani che però non accettarono<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="27.html#footnote-020">17</ref></hi></hi><hi rend="Caratteri-nota-a-pi--di-pagina">.</hi><hi rend="Caratteri-nota-a-pi--di-pagina CharOverride-2"> </hi>Il 26 febbraio 1613, visto che fin dal maggio passato i Conventuali avevano consegnato le chiavi della Chiesa e Conventino di Querce al Pino, si presero accordi con i gesuati di San Girolamo in Siena:</p><p rend="quotation_b">Al nome di Dio. Amen.</p><p rend="quotation_b">Adì 26 di febbraio 1613 ab incarnatione di martedì</p><p rend="quotation_b">Li Molto Magnifici Signori Priori della città di Chiuci, e li Magnifici Signori Santesi della Madonna nostra della Quercia al Pino, raunati nel palazzo pubblico, solita residentia ecc. Visto il Consiglio fatto sotto il 17 di Giugno passato, in questo libro a foglio 5b [Proposta 11], nel quale si dà authorità piena a lor Signori di vedere e trattare con chi bisogna che detta Chiesa si offitii et men stia serrata. Considerando che fino da’ maggio prossimo passato dal Rev. P. fra Giulio da S. Gemignano Conventuale, Guardiano all’hora in quel luogo, furno restituite le chiavi di detta Chiesa et Convento alli Santesi suddetti per la Comunità di Chiuci, d’ordine (come disse) de’ suoi superiori, havendo lassato in abbandono detto luogo e così rimasto libero alla Comunità conforme al suo jus, poiché dalla medesima Comunità e populo di Chiusi di elemosine è stato tratto a fundamentis. Visto et considerato che da quel tempo in qua si sono usate più diligentie per fare offitiare detta Chiesa e tenerla aperta, et che si è trattato con la Religione de’ Domenicani come per una di mezzi molto potenti et non volsero accettare detto luogo, quale hanno ricusato. Et perciò è stato abandonato et serrato fin hora, in molto detrimento dell’anime e del luogo istesso. Sentito finalmente il Magnifico Messer Scipione Sozzi, uno de’ Santesi, che in Siena ha trattato, d’ordine de’ Magnifici Signori Priori e Santesi, con il Reverendissimo Padre fra Benedetto da Siena Generale Visitatore de la Religione de’ Gesuati di S. Girolamo, quale, per gratia di Dio et di Maria Vergine Santissima, si è compiaciuto, conforme alla buona e santa sua solita intentione di abbracciare detto nostro luogo. Che sapenvasi da noi molto bene quanto detta Religione sia esemplare e che giornalmente fiorisce nelle buone opere et quanto detti Padri siano zelanti del culto divino e della salute delle anime et osservanti della lor Religione! A laude di Dio benedetto et di Maria Santissima et del Beato Giovanni Colombini, fondatore di detta Religione, e di San Girolamo protettore, hanno decretato, provisto, ordinato, e stabilito per servitio di detta Chiesa e luogo, di concedere, si come per l’authorità ricevuta dal Consiglio Generale suddetto, danno et concedono in perpetuo la suddetta Chiesa con il suddetto Convento, con tutte le lor ragioni attioni e pertinentie alla detta Religione di S. Girolamo di Siena e per essa al Reverendissimo Padre, sottoponendo detto luogo a detta Religione, facendolo membro della medesima. Volendo che per tempo alcuno detti Padri non possono essere licentiati, né mandati via di detto luogo e Convento. Et con essa resta per se stante che non possino loro il medesimo luogo vendere né alienare, né in qualsivoglia modo trasferire ad altra Religione o a qualsiasi, ma sempre, ma sempre in ogni caso resti libero il jus eligendi alla Comunità di Chiuci. Volendo che di quanto sopra e avanti che si venga a darne il possesso a detta Religione, che se ne procuri l’approvatione da chi sia di bisogno et in particolare dalli Magnifici Illustri Signori Conservatori. Et con questa conditione, protestatione et concessione et non altrimenti, né in altro modo, concordemente deliberorno. Et prima si dia l’attuale possesso che si scrivino et si stabilischino li patti e conditioni in forma etc. et se in questo mentre, acciò detta Chiesa non vadi in rovina, detto Padre Reverendissimo ci vorrà far gratia di mandarci un Padre, per modo permissionis che si ricorri et si accarezzi. Et quanto prima se ne procuri la speditione, stando molto male detto luogo, così in abbandono</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io Giov. Battista Marti Capo Priore affermo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io Ercole Sopranzi uno de’ Priori affermo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io Antonio Maria Bonci altro Priore affermo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io Achille Hirenei altro Priore affermo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io Lattantio Dei uno dei Santesi affermo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io Scipione Sozzi uno dei Santesi affermo quanto sopra</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io Francesco Thai uno dei Santesi affermo quanto sopra</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Angelo Bosti cancelliere<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="27.html#footnote-019">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 3 marzo furono scritti e firmati i Capitoli dal Generale dei gesuati fra Padre Benedetto da Siena e i Priori del Comune e i Santesi:</p><p rend="quotation_b">Adì 3 di Marzo 1613 [in Consilio Generale «post Consilio Credentiae»] </p><p rend="quotation_b">Terza proposta: Sopra la domanda delli Santesi della Madonna di Quercia al Pino che essendosi dalli Signori Priori passati e Santesi di detto luogo concesso e dato detto luogo alli Padri Gesuati di S. Girolamo e fattane concessione da buona forma. Et che appare al Libro delle Memorie [foglio] 35. Che dovendosi hora capitolare con il Padre Reverendissimo, però si domanda darsi authorità di poter venire a dette capitulationi quale adempite, si darà il real possesso di detto luogo a’ detti Religiosi. Et si aspetterà il placet delli Illustrissimi Signori Conservatori et per hora, acciò il luogo non pata vi stia per modo permissionis il Reverendo Padre fra Moscante Danesi da Siena, padre di molto merito et di buona volontà di accomodare per ridursi detto Convento in buona forma. Et però sarebbe molto a proposito di domandare et procurare che detto Padre vi stesse in vita, acciò con più favore potesse attendere al detto risarcimento. [«Item dicta die» messer Claudio Nardi disse] Sopra la terza [proposta] che Signori Priori tanto presenti quanto futuri, assieme alli Santesi della Madonna della Quercia al Pino, habbino piena authorità, quanto tiene il presente Consiglio, di capitulare con li detti Padri Gesuati, con havere l’occhio che il ius praesentandi in ogni caso e sempre rimanghi alla Comunità. Et, così capitulato, ne diano il possesso ai detti Padri Gesuati et li diano detta offitiatura in perpetuo, come di già è stata concessa, precedendo prima l’approvatione delli Molto Illustri Signori Conservatori. Et non altrimenti et alli detti Signori se ne dia conto di tutto. Come ancor habbino authorità di veder che detto Padre Moscante resti in vita a detta offitiatura. Et ne tirino quelle scritture che saranno necessarie. Et quel tanto che da loro sarà fatto, valghi et tenghi anco se fusse fatto da tutto il Consiglio. Vinto per tutti lupini Bianchi<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="27.html#footnote-018">19</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Segue, nel testo, la stesura dei Capitoli:</p><p rend="quotation_b">Capitoli con la Religione dei Gesuati. Al nome di Dio. Amen. </p><p rend="quotation_b">Capitoli che per la parte della Comunità di Chiuci si propongano alla Religione dei Giesuati di San Girolamo, eletti et accettati al Convento della Madonna della Quercia al Pino, in Corte di Chiuci di iure patronatus dictae Comunitatis. </p><p rend="quotation_b">Primo. Che detti Padri, subito che haveranno hauto il placet di S. A. S. con l’approvatione del Consiglio et loro elettione et non prima, si mettino in possesso di detta Chiesa et Convento et ne acquistino domicilio perpetuo et non possino per tempo alcuno essere mandati via. Che il dominio et proprietà di detta Chiesa et Convento con li edifitii fatti fin hoggi et da farsi per l’avenire da loro, restino sempre et siano di detta Religione et frati. Ma quando detti Padri lassassero detta Chiesa et Convento, li medesimi rimanghino libberi a detta Comunità di Chiusi, con tutti quei edifitii, augumenti et bonificamenti, che saranno stati fatti fino a quel giorno, ancor che fossero stati fatti con la propria industria di detti Padri. Alla quale Comunità resti sempre il suo jus presentandi et eligendi in detto caso, si come ha hauto fin ora senza contradittione alcuna, essendo cosa loro et fabbricata et eretta con loro industria et elemosina. Et così, detta Comunità et homini siano obligati sempre difendere et mantenere il pacifico possesso dei Padri Gesuati di detto Convento et Chiesa; che essendo casa loro li sarà facilissimo, essendo obbligati per mantenere il loro jus. </p><p rend="quotation_b">Secondo. Che li detti Padri Gesuati non possano portar fuora ad altri Conventi cosa alcuna, eccetto li utensili loro. Et li lassati e legati fatti fin hoggi o da farsi a detta Chiesa et Convento non possino essere trasportati, né applicati ad altro luogo, ma restino sempre a detta Chiesa et Convento. Et che ancora restino tutti quei Beni, che li detti Padri acquistassero per heredità propria [sic] per mero legato pio, mentre stanziassero in detto luogo pio. Ma quei stabili, che detti Padri acquistassero per heredità propria o in altro modo, siano di detti Padri o lor Conventi et di quelli ne possino disporre a loro beneplacito et secondo che possano et venga loro permesso.</p><p rend="quotation_b">Terzo. Che li detti Padri siano tenuti, quando piglieranno il possesso di detta Chiesa et Convento, pigliare anco per Inventario tutti i mobili della Chiesa e massaritie di casa, per mano delli Signori Santesi di detto luogo.</p><p rend="quotation_b">Quarto. Che si come si concede a detti Padri libera la detta Chiesa et Convento così li medesimi siano tenuti da per loro stessi procacciarsi il vitto et vestito, che li bisognerà per sostentarsi e vestirsi, con le elemosine et altro, che la Misericordia di Dio li somministrarà, secondo la quale regola, vari il numero de’ Padri, che stare vi doveranno, così sacerdoti come et laici. Et subbito che haranno facultà abbastanza altre al vivere o vestire loro, siano obbligati di ridurre alla perfettione designata detto luogo. Et intorno al governo et vestire loro et fabbrica suddetta, la Comunità non ne deve havere pensiero, né cura alcuna et non sovvenirli et aiutarli con elemosine. Et li Padri non sieno obbligati render conto, se non alli lor superiori. Et alla Comunità, senza pregiuditio di detta libertà et cessione, sia lecita di eleggere li suoi Santesi per maggiore aiuto di detta Chiesa et Padri et per mantenimento del lor jus patronato. </p><p rend="quotation_b">Quinto. Che li detti Padri sieno obbligati offitiare detta Chiesa, con recitare l’offitio diurno et notturno, con le loro messe et fare tutto quello, che li sarà concesso dalla Santa Sede Apostolica, quando però si possi tenere in detto Convento Padri in numero sufficiente ad esso effetto. Et fino che non li sarà concesso di confessare, siano obbligati nelle feste solenni di tenere un confessore idoneo et approvato. </p><p rend="quotation_b">Sesto. Che li detti Padri Giesuati siano tenuti accettar tutti quei legati, che fussero fin hora stati fatti a detta Chiesa et che per l’avenire si lasseranno, tanto di beni stabili, quanto mobili et sodisfare a quelli oblighi et pesi, con li quali detti legati saranno stati fatti o si faranno, purché l’obbligo non sia insoportabile. Et in particulare sieno obligati di fare le solite feste, una nel mese di Giugno et l’altre nel mese di Settembre, come fin qui è stato solito fare. </p><p rend="quotation_b">Settimo. Che la detta Chiesa et Convento, s’intenda e sia sotto raccomandigia et protettione del Convento di San Gerolamo di Siena. Ma che questa raccomandigia non pregiudichi alla libertà di detto Convento et Padri, che vi staranno, che siano sottoposti al Convento di Siena, ma il tutto s’intenda detto a bene essere. Et che la Comunità ha sottomesso detta lor Chiesa a detta Religione per la ferma credenza che ha, che detto Convento et Padri di Siena devino aiutare questo povero Convento di Chiuci, si come la medesima confidenza si ha consequentemente di tutti gli altri Conventi et Padri di detta Religione; volendo che detto Convento godi le medesime esentioni et privilegi della detta Religione, come godono gli altri Conventi. Et sia et si habbia per Convento di Chiuci, staccato da gli altri Conventi, ma solo, come si è detto, sotto la raccomandigia et protettione di quello di Siena [segue nota aggiunta] ma in tutto e per tutto Convento libero e sottoposto generalmente a detta Religione e non al Convento particolare di Siena [fine aggiunta].</p><p rend="quotation_b">Ottavo. Perché si giudica et si tiene al certo che il Padre fra Marc’Antonio Danesi da Siena, non solo sia per dare piena soddisfatione a detta Comunità, ma sia per abbellire et bonificare detto luogo et che li sarà più facile che ad altri rispetto ad havere da queste Terre circonvicine de’ partiti molto comodi. Però il Padre Reverendissimo Visitatore da Siena si crede ne sia per compiacere a detta Comunità et per evidente utilità di detto luogo, d’ogni modo: o con l’Illustrissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Protettore o con lor Capitolo, che detto Padre resti in vita in detto, che così si è decretato in pubblico Consiglio. Et che fra gli altri Padri, che vi si doveranno tenere, la Religione si compiacerà di gratificare la Comunità di questo. </p><p rend="quotation_b">[nota aggiunta a magine] Con questa protesta e dichiarazione; che quel Capitolo non facci obligo di havere a tenere detto Padre fra Moscante; ma che sia il tutto fatto a bene essere per mostrarli buona volontà della nostra Comunità siccome si crede che da esso, in servitio di detto luogo, il Convento si anderà seguitando di bene in meglio [fine aggiunta].</p><p rend="quotation_b">Ultimo. Che li suddetti Capitoli non si possano alterare né mutare senza il consenso de l’uno e dell’altro, et però saranno sotto scritti dalli Signori Priori di Chiuci et ancho dalli Signori Santesi di detto luogo, alli quali dal General Consiglio è stata data piena autorità, come ancora dal detto Reverendissimo Padre Generale Visitatore a nome della Religione, che con questi Capitoli et non altrimenti si debba dare loro il possesso. </p><p rend="quotation_b">Nota che nel secondo capitolo vi è una cassatura intelligibile, che dice “heredità propria”, quale non si approva. </p><p rend="quotation_b">Nota che al settimo capitolo in fine di mia mano vi sono aggiunte queste: “ma in tutto e per tutto Convento libero e sottoposto generalmente a detta Religione et non al Convento particolare di Siena”.</p><p rend="quotation_b">Nota che all’ottavo capitolo si sono aggiunte di mia mano queste parole scritte in margine da leggersi nel fine sotto questa segno F: “con questa protesta e dichiarazione, che questo capitolo non facci obligo di havere a tenere …. ”. </p><p rend="quotation_b">Io fra Benedetto da Siena Generale Visitatore in nome della Religione </p><p rend="quotation_b">accetto li suddetti Capitoli et mi obbligo a quanto di sopra</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Io Claudio Nardi Priore</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Io Agostino Hirenei altro Priore</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Io Lattantio Dei uno de’ Priori</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Io Alfonso Mancini altro Priore</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Io Lattantio Dei uno de’ Santesi affermo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Io Scipione Sozzi uno de’ Santesi affermo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Io Francesco Thai Santese affermo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Angelo Bosti Cancelliere sottoscrissi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="27.html#footnote-017">20</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Dai documenti non risulta espressamente la data in cui furono redatti e conseguentemente sottoscritti i suddetti Capitoli. Questi ultimi vennero stesi, comunque, dopo il Consiglio Generale del 3 marzo 1613. La firma venne apposta tempo dopo, quando fu possibile sottoporre i Capitoli all’accettazione di fra Benedetto da Siena, nuovo Generale Visitatore dei gesuati, succeduto a Padre Marcantonio Danesi. I Priori che sottoscrissero non furono quelli del bimestre marzo-aprile 1613, che infatti erano Nardo Nardi, Fortunio Fausti, Secondiano Piumacci e Rutilio Bonci<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="27.html#footnote-016">21</ref></hi></hi>. I Santesi, invece, erano stati estratti il 21 dicembre 1612<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="27.html#footnote-015">22</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il 18 maggio 1613 arrivò l’autorizzazione da parte di Quattro Conservatori di Siena<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="27.html#footnote-014">23</ref></hi></hi>. I padri gesuati si misero subito al lavoro, tanto che già nel dicembre 1614 fu costruito il campanile della Chiesa, definita «poverissima». A tal fine, Padre Giuseppe si rivolse al Consiglio Generale della città per ottenere un sussidio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="27.html#footnote-013">24</ref></hi></hi>; nel 1615 egli eseguì alcune migliorie e… chiese alle magistrature comunali un altro contributo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="27.html#footnote-012">25</ref></hi></hi>. Padre Giuseppe, quindi, si era fatto apprezzare, tanto che la comunità chiese ai gesuati di confermarlo a Chiusi, revocando quanto aveva stabilito il Capitolo Generale. Ai chiusini, nel 1617, rispose però negativamente «fra’ Lutio da Pistoia Generale Visitatore» dei gesuati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="27.html#footnote-011">26</ref></hi></hi>. Le carte, purtroppo, non dicono chi fu il successore di Padre Giuseppe alla guida del piccolo convento di Querce al Pino. Nel 1620, tuttavia, le magistrature di Chiusi scrissero nuovamente all’Ordine per chiedere il ritorno del citato religioso: la risposta di fra’ Alessandro da Siena, «Visitatore de’ Giesuati<hi >»</hi>, fu positiva<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="27.html#footnote-010">27</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Vescovo di Chiusi, dal 1609, era mons. Orazio Spannocchi<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="27.html#footnote-009">28</ref></hi></hi> che dunque aveva assistito alla formazione del conventino dei gesuati di Querce al Pino, a cui tuttavia non dette mai la propria approvazione. Il Comune, dal canto suo, temeva di perdere il giuspatronato e perciò si rivolse ai Quattro Conservatori di Siena acciocché lo proteggesse nel suo diritto<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="27.html#footnote-008">29</ref></hi></hi>. I termini della questione, probabilmente, erano altri. Il Vescovo non avrebbe potuto permettere che nel piccolo Convento della Quercia al Pino vivessero due (o tre) gesuati, perché il diritto canonico – dal Concilio di Trento in poi – vietava i conventi in cui non vivesse un numero congruo di religiosi<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="27.html#footnote-007">30</ref></hi></hi>. Perciò il piccolo Convento doveva essere chiuso e la Chiesa affidata ad un sacerdote secolare. In forza di ciò, il 3 ottobre 1619 mons. Orazio Spannocchi eresse la Chiesa in beneficio<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="27.html#footnote-006">31</ref></hi></hi>. Primo rettore di quest’ultimo, nominato il successivo 30 ottobre, fu Antonio Maffucelli<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="27.html#footnote-005">32</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">I gesuati, da parte loro, rinunciarono all’officiatura il 19 settembre 1621: </p><p rend="quotation_b">Rinuncia dei Gesuati alla Madonna della Querce al Pino</p><p rend="quotation_b">Al nome di Dio. Amen. Adì 19 settembre in domenica 1621</p><p rend="quotation_b">Comparse avanti alli Signori Gonfaloniere, Priori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="27.html#footnote-004">33</ref></hi></hi> et a me Cancelliere, il Padre fra Bartolomeo Gesuato, Presidente del nostro luogo della Madonna della Querce al Pino et produsse un ordine del suo superiore di questo tenore:</p><p rend="quotation_b">Laudato sia Gesù Cristo.</p><p rend="quotation_b">Avendo noi fra Alessandro da Siena, Generale Visitatore della Religione delli Padri Giesuati di San Girolamo nella Provincia di Toscana, inteso come nonostante un ordine importante dalla Sacra Congregatione, che perciò havevamo comandato a voi fra Bartolomeo da Fiorenza nostro Professo Sacerdote in virtù di Santa Obbedienza, dovere andare all’obbedienza assegnatavi come nelle nostre, imponendo quelle pene, trasgredendo, che le nostre costitutioni comandano, non havere ancora obbedito. Pertanto imponiamo et comandiamo di nuovo a voi fra Bartolomeo da Fiorenza nostro Professo Sacerdote, sotto le pene solite da darsi alli disobbedienti et apostati et altre a ciò sotto pena di un anno di carcere et per detto tempo mangiare due giorni della settimana pane e acqua, che tra quindici giorni habbiate rinunciato cotesto luogo alli veri padroni che ve lo concessero et andiate alla obbedienza assegnatavi, intendendo li primi cinque giorni per lo primo, altri cinque per lo secondo et altri cinque il terzo perentorio termine et non obbediendo dentro al detto termine intendiamo et vi dichiariamo disobbediente et apostata et come contro tale si procederà. </p><p rend="quotation_b">Dato dal nostro Convento di Santo Girolamo di Siena il 9 settembre 1621</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">fra Alessandro Visitatore suddetto manu propria</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">copiavi ego Angelus Bostius cancellarius</p><p rend="quotation_b">In esecutione del quale ordine renuntiò et renuntiò detto luogo alla Comunità di Chiuci, come vera padrona, perché dalla medesima Comunità la Religione suddetta lo ricevé et è pronto a consegnare le chiavi con tutte le robbe. Li suddetti Signori Gonfalonieri et Priori detto luogo accettarono et per la consegna da farsi, ordinonno alli Santesi et Cancelliere che trasferiti al luogo lo ricevino et ne faccino nota in forma<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="27.html#footnote-003">34</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">I Santesi fecero dunque l’inventario della Chiesa e Convento:</p><p rend="quotation_b">Adì 21 settembre 1621 martedì </p><p rend="quotation_b">Il Sig. Dottor Nicolò Sozzi Santese et il Signor Galeazzo Dei in luogo in messer Lattantio suo padre malato in letto, assente messer Francesco Thai collega, con me Cancelliere conferitisi al luogo et riscontrato l’inventario delle robbe che furno consegnate alla Religione quando gli si dette il possesso, per rogito di me Cancelliere, si trovò mancare queste robbe: due tendine bianche fatte a schacchi et in questo luogo ne consegno 2 altre, un Agnus Dei … … [sic], una pace d’ottone, una navicella, un paiolo. Et poiché quando detto Presidente si hebbe da partire l’altra volta, per sicurezza della Madonna et acciò non trasportasse le robbe, si fece certo inventario alle robbe altre all’inventariate, et essendolisi mostrato detto inventario, lui con molta impertinenza disse che questo era stato fatto ad un fine che hora non voleva osservare, se bene era sottoscritto dal medesimo. Et solo volse consegnare le robbe della Chiesa et alcuni legnami et massarizie grosse. Che l’altre robbe non solo non le volse consegnare, ma in nostra presentia, dal Convento cavò più robbe in [lacuna nel testo] et materazzi. Et per essere religioso et ormai non havere potestà et stante Monsignore Reverendissimo essere in visita et per non venire in con [lacuna nel testo] si permesse con animo di scrivere subito a Monsignore a ciò rimediasse, come si disse. Et a quanto sopra vi furno presenti, chiamati alla detta renuntia, messer Cintio Vignari [?] servo del detto dottor Sozzi et Filippo di Betto della corte di Chiuci et doppo pregato et ripregato da me Cancelliere a consegnare l’altre robbe, conforme alla nota già fatta et sottoscritta da lui in un foglio, quale li si mostrò, disse che aveva dal suo superiore ordine di consegnare sole le robbe della Chiesa et, in quanto all’altra robbe, haveva ordine di farne inventario da parte et consegnarli al dottor Sozzi a nome della Religione. Et però finalmente fu confrontata la detta nota in detto foglio ancora et si trovò mancare queste robbe: raso nero per fare una pianeta, più cocci et più broche da acqua, una fiaschetta da fare la cerca, un paro di lenzuolo, un par di lenzuolo da due toli, un tondo di stagno, un candeliere d’ottone, due tovaglioli, et sedici braccia in circa di telo… … et una trave d’olmo.</p><p rend="quotation_b">Che così fu serrata la Chiesa con tutte le stanze et sacrestia et armarii. Rinserrate tutte le robbe, si presero le chiavi et si portarono alli Signori Priori et subito furono serrate nella cassetta dei sigilli della Comunità, con animo, alla venuta di Monsignore di avere il placet per un religioso, perché la Comunità possa fare offitiare detta Chiesa, come ha fatto altre volte. Et non fu cercato [?] più, che tanto poi alle robbe che detto Padre aveva levato, come si è detto sopra, domandò rilassarsi nelle mani del Signor Sozzi perché vi sarà rimedio di provvedere all’indennità della Madonna, con il braccio di Monsignore di farli arrestare. Si come, essendo venuto ordine Sua Signoria Reverendissima et deputato ad haec negotia peragenda il Signor Arciprete Nardi, furno arrestate dette robbe in mano del detto Signor Sozzi. Et altre robbe et danari in mano di altre persone come appare processo in Cancelleria in filo al quale [si rimanda]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="27.html#footnote-002">35</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La partenza dei gesuati non fu senza conseguenze:</p><p rend="quotation_b">Laudato Sia Jesu Xstus</p><p rend="quotation_b">Illustrissimo et Reverendissimo Monsignore</p><p rend="quotation_b">Essendomi di nuovo dalli miei supperiori stato comandato dovere ricuperare quelle poche robbe che di questo nostro Convento di Siena furono portate nel luogo della Madonna della Quercia al Pino, ne potendo per alcuni miei affari venire a farli reverenza, mando il nostro Padre Vicario con la presente, accio che quando sia impiacere [sic] di Vostra Signoria Reverendissima farci restituire il nostro, si come già ordinarono li Illustrissimi Signori Cardinali della S. Congregatione … per che il provare il possesso di dette Robbe esser di questo Convento, per altri che per frati non si può fare, essendo di già noto il Signore Scipion Sozzi, et un vetturale che le portò… [spettava] a Vostra Signoria Reverendissima prestare fede al giuramento di due Padri nostri sacerdoti, quali benissimo sono di ciò informati, come nella inclusa cedola potrà vedere, il che per fine hora baciando la veste e dedicarmeli servidore.</p><p rend="quotation_b">Siena il 20 giugno 1622</p><p rend="quotation_b">Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">Servidore Aff.mo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">fra’ Bernardino Faleri Jesuato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="27.html#footnote-001">36</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ecco, infine, il giuramento e l’elenco delle «Robbe»:</p><p rend="quotation_b">Laudato sia Giesu Xsto</p><p rend="quotation_b">Noi infrascritti in virtù della presente facciamo ferma fede, et con giuramento affermiamo, essendo testimoni di viduta, al Reverendo Padre fra Bernardino Faleri da Siena Priore nel Convento di S. Girolamo di detta Città. Come la verità fù, et è il Molto Reverendo Padre fra Benedetto da Siena già Priore in detto Convento, et Visitatore Generale della Religione delli Giesuati, diede, et consegnò al Padre fra Marc’Antonio da Siena habitanti già alla Madonna della Quercia al Pino, et al Signor Scipione Sozzi da Chiusi come amico, et protettore della nostra religione in detto luogo le infrascritte robe: tolte et cavate, come da vero, e legittimo ministro, del Convento di S. Girolamo di Siena per servitio di detto frate il detto luogho: due casse use, due capezzali grandi, un forziere uso, un quadro di pittura, due materazzi usi, due lucerne di ottone con il suo piede, due cuperti con altri utensili minuti, delli quali hora per esser passato gran tempo, non così minutamente ci ricordiamo, et in fede noi di propria mano affermiamo</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io fra Giuseppe da Siena vicario afermo quanto sopra con giuramento</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">io fra Giovan Battista Ghezzi da Siena Giesuato di S. Girolamo, </p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">fui presente in quel tempo, a dare, e caricare dette robe et altre più<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="27.html#footnote-000">37</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Barni E., Bersotti G., <hi rend="CharOverride-3">La Diocesi di Chiusi</hi>, Edizioni Luì, Chiusi 1999.</p><p rend="bib_indx_bib">Boaga E., <hi rend="CharOverride-3">La soppressione innocenziana dei piccoli conventi in Italia </hi>(Politica e Storia. Raccolta di Studi e Testi a cura di G. De Rosa n. 26), Edizioni di storia e letteratura, Roma 1971.</p><p rend="bib_indx_bib">Cappelli A., <hi rend="CharOverride-3">Cronologia, cronografia e calendario perpetuo</hi>, Hoepli, Milano 1969.</p><p rend="bib_indx_bib">Cosentino F., <hi rend="CharOverride-3">Gallaccini Teofilo</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="CharOverride-3"> </hi>vol. 51, Roma 1998.</p><p rend="bib_indx_bib">Mignoni G., <hi rend="CharOverride-3">Cinquant’anni fa l’Autostrada del Sole diveniva realtà</hi>, «L’Araldo Poliziano-Toscana Oggi», XXXII (38), 2014.</p><p rend="bib_indx_bib">Pecci G.A., <hi rend="CharOverride-3">Vita letteraria del celebre filosofo, medico, matematico e istorico Teofilo Gallaccini</hi>, «Novelle letterarie», 16 febbraio 1759.</p><p rend="bib_indx_bib">Repetti E., <hi rend="CharOverride-3">Appendice al dizionario geografico fisico storico della Toscana</hi>, Presso Giovanni Mazzoni, vol. VI, Firenze 1846.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-036-backlink">1</ref></hi>	G. Mignoni, <hi rend="CharOverride-3">Cinquant’anni fa l’Autostrada del Sole diveniva realtà</hi>, «L’Araldo Poliziano-Toscana Oggi», XXXII (38), 2014, p. 4. </p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-035-backlink">2</ref></hi>	Archivio Comunale di Chiusi (ACC), 13 (C5 P1) 752, c. 215r. Ringrazio per la consultazione il dott. Marco Socciarelli e la dott.ssa Chiara Cardaioli. Si tenga presente, inoltre, che fino al 1749 città e stati italiani seguivano un computo diverso nel calcolo dell’inizio degli anni. Francesco Stefano di Lorena, Granduca di Toscana, stabilì che dal 1° gennaio 1750 tutti i calendari iniziassero il computo dal quel giorno (sulla problematica: A. Cappelli, <hi rend="CharOverride-3">Cronologia, cronografia e calendario perpetuo</hi>, Hoepli, Milano 1969, pp. 8-16).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-034-backlink">3</ref></hi>	ACC, 13 (C5 P1) 752, c. 215v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-033-backlink">4</ref></hi>	Ivi, c. 220r.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-032-backlink">5</ref></hi>	E. Repetti, <hi rend="CharOverride-3">Appendice al dizionario geografico fisico storico della Toscana</hi>, Presso Giovanni Mazzoni, vol. VI, Firenze 1846, <hi rend="CharOverride-3">ad vocem</hi> Querce al Pino. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-031-backlink">6</ref></hi>	ACC, 66 (C1 P2) 15, c. 63r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-030-backlink">7</ref></hi>	ACC, 14 (C5 P1) 753, c. 6r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-029-backlink">8</ref></hi>	Ivi, cc. 7r-v. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-028-backlink">9</ref></hi>	Ivi, cc. 188r-v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-027-backlink">10</ref></hi>	Ivi, cc. 228r, 230r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-026-backlink">11</ref></hi>	ACC, 15 (C5 P1) 754, c. 48r.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-025-backlink">12</ref></hi>	G.A. Pecci, <hi rend="CharOverride-3">Vita letteraria del celebre filosofo, medico, matematico e istorico Teofilo Gallaccini</hi>, «Novelle letterarie», 16 febbraio 1759, p. 97.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-024-backlink">13</ref></hi>	«In prima l’urna che vedemmo avanti che giungessemo in Chiuci, nella Chiesa della Madonna (parmi sia detta) della Quercia al Pino. Ha nella sua facciata iscolpito un cavallo di tutto sbieco, uno scudo detto pelta, lunato, usato già dalle Amazzoni di cui fece mensione Virgilio, dicendo: DUCIT AMAZONIDUM LUNATIS AGMINA PELTIS, et una rosa. Il cavallo corrente senza briglia, nudo e scosso, forse e senza forse, denota l’anima di qualche persona militare, come si può giudicare da tali contrassegni di scudo e di cavallo ambedue adoperati nella guerra; l’anima dico già separata dal corpo, sciolta dalla briglia come in atto di correre velocemente all’acquisto della felicità, dimostrataci da quella rosa, poiché la vera felicità è quella che sempre fiorisce; perciocché la rosa che è regina di tutti i fiori è chiarissimo segno delle più chiare e perpetue delizie de’ Campi Elisi, favellando alla gentile, ma adattando ciò al sentimento cristiano intenderemo, dalla sua significatione, la gloriosa felicità che si gode meritandola doppo la morte e pertanto disse il nostro Poeta: che ’nanzi al dì dell’ultima partita / huom chiamar beato non si conviene. Ove questi due simboli mostrano con forma di geroglifico all’usanza egitia tale urna essere stata fatta per le ceneri di qualche persona che per gli esercitii militari o per altri giuochi di cavalli sia stato coronato, opure mostrano l’urna essere stata di qualche cavaliere» (Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena, (BCI), ms. C V 11, <hi rend="CharOverride-3">Miscellanea Benvoglienti</hi>, tomo X, cc. 40r-v). Per lo schizzo dell’urna si veda: BCI, ms. K VIII 4, <hi rend="CharOverride-3">Itinerario di Teofilo Gallaccini senese per diverse città d’Italia</hi>, c. 3v. Ringrazio per la segnalazione la dott.ssa Rosanna De Benedictis. Per il Gallaccini si veda: F. Cosentino, <hi rend="CharOverride-3">Gallaccini Teofilo</hi>, in <hi rend="CharOverride-3">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>,<hi rend="CharOverride-3"> </hi>vol. 51, Roma 1998, <hi rend="CharOverride-3">ad vocem</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-023-backlink">14</ref></hi>	ACC, 15 (C5 P1) 754, cc. 260v, 263v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-022-backlink">15</ref></hi>	Ivi, cc. 291v, 292v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-021-backlink">16</ref></hi>	ACC, 16 (C5 P1) 755, cc. 5v, 7v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-020-backlink">17</ref></hi>	Ivi, cc. 24r, 25r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-019-backlink">18</ref></hi>	Ivi, cc. 35r-v, 36r-v.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-018-backlink">19</ref></hi>	Ivi, cc. 37r, 38r-v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-017-backlink">20</ref></hi>	Ivi, cc. 39v, 40r-v, 41r-v, 42r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-016-backlink">21</ref></hi>	Ivi, c. 34r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-015-backlink">22</ref></hi>	Ivi, c. 29v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-014-backlink">23</ref></hi>	Archivio Diocesano di Chiusi (ADC), sezione B, faldone 38, c.n.n. Ringrazio don Azelio Mariani – direttore dell’Archivio Storico della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza – per la consultazione.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-013-backlink">24</ref></hi>	ACC, 16 (C5 P1) 755, cc. 97r, 99r.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-012-backlink">25</ref></hi>	Ivi, cc. 122r, 124r. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-011-backlink">26</ref></hi>	ADC, sezione B, faldone 38, c.n.n.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-010-backlink">27</ref></hi>	Ivi, c.n.n.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-009-backlink">28</ref></hi>	E. Barni, G. Bersotti, <hi rend="CharOverride-3">La Diocesi di Chiusi</hi>, Edizioni Luì, Chiusi 1999, p. 58.</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-008-backlink">29</ref></hi>	Questo il testo della missiva: «Molto Illustri Padroni. In questa nostra corte, discosto circa un miglio dalla Città si trova una Chiesa molto miracolosa detta la Madonna della Quercia al Pino che di pure elemosine, nonché cura et diligentia delli Deputati di questa Comunità fu eretta molti anni or sono a fundamentis et è fabbrica di qualche spesa. [La] quale all’anni passati fu concessa alli Padri Riformati Conventuali di San Francesco et dall’anno 1590 fu capitolato dalli Priori et Santesi di quel tempo con li detti Padri Riformati accedendo lo espresso consenso et placito del Molto Reverendo Messer Giulio Dini da Colle, a quel tempo Vicario Generale di Monsignore Reverendissimo di questa città. E tra gli altri Capitoli ne fu formato uno, che detti Padri acquistassero domicilio perpetuo in detto luogo; ma che il dominio, ovvero quasi dominio, et proprietà di detta Chiesa et Convento et edifici fatti et da farsi restino Comuni et che la Comunità habbi titulo di jus-patronato et che avanti che li detti Padri lassassero detta Chiesa et Convento, per li medesimi rimanghino liberi alla Comunità, come ne appare contratto, rogato per mano di Ser Eugenio Marti, che se ne vede copia in mano del detto Dottore e Notaro. La qual Chiesa et Convento furono tenuti dalli detti Padri fino all’anno 1613. Et essendovi detto anno Rettore certo fra Giulio da San Gemignano dal medesimo, come esso asserì, d’ordine de’ suoi superiori fu lasciata ossia presto abbandonata. Et la comunità ne prese cura et possesso et per honorevolezza del culto divino si prese partito et con deliberatione del Consiglio Generale fu trasferita nelli Padri Gesuati. Et con li medesimi fu capitolato et nel primo capitolo fu formato che, lassandosi da detti Padri detta Chiesa et Convento, il tutto rimanghi libero alla Comunità. Et sotto il 28 di giugno 1613, in esecutione di Decreto alli 18 maggio di detto detto anno, gli fu dato il possesso et ne fu fatto rogito in forma per mano dell’infrascritto nostro Cancelliere et fu fatto inventario di tutti i beni e dal Padre Reverendissimo Visitatore di detta Religione fu promesso, con giuramento, in ogni caso di riconsegnare il tutto alla Comunità. Hoggi dal Padre Reverendissimo Visitatore ci vengono scritte le accluse lettere, ricercandoci a proteggere detta Religione, ossia defenderla quel tanto che da noi gli è stato concesso, asserendoci, che li due mesi assegnatili dalla Sacra Congregatione sono quasi al fine e che Monsignor Reverendissimo nostro non li vuole dare il Placet. Che però si dubbita che in Roma non si vada impressionando da qualche Prete, come si è fatto a Cetona per lo stesso. Ne siamo benissimo informati che la Comunità o perde il suo jus ovvero sia forzata, per difenderlo, a spendere et entrare altra volta in nuovi disgusti. Che mentre la Comunità non possa in detta Chiesa e Convento mettere quella Religione che li piace et che Monsignore habbia da dare il Placet… Che mentre la detta Chiesa una volta con il placito dell’Ordinario di quel tempo fu alienata in Regularis, non si crede che vi sia più necessario altro consenso. Et quando questo consenso si ricerchi, sarà certo bene che il Generale a conoscerlo [?] ne sia informato perché mandi de’ suoi Padri, che di già questa Religione, come si è detto, ebbe il placito, e lo potrà fare con buon fondamento, poiché un frate con l’havere abbandonato detta Chiesa et Convento, non ha portato pregiuditio alla detta Religione. Et perché da noi non si vuol fare cosa che non si habbia ugualmente riguardo al santo servizio di Dio, come buon cristiani, come alla difesa della jurisditione di Sua Altezza Serenissima et della nostra Comunità, conforme al debito di fedeli vassalli e di buon cittadini, ne diamo del tutto avviso alle Signorie Vostre Molto Illustri, acciò comandino la lor volontà, dicendoli solo che quando ultimamente fu trasferita nei Giesuati che ne fu fatto partecipe Sua Altezza Serenissima, dalla quale si rescrisse et le scritture si ritroveranno nel Magistrato delle Signorie Vostre Molto Illustri, alle quali facciamo reverentia. Chiusi il 1° di maggio 1618. Delle Vostre Signorie Illustri li Signori Priori e Santesi Agostino Hirenei santese, Giovan Battista Marti priore, Giuliano Buti priore, Felice Mancini priore, Nicolò Sozzi santese, Lattantio Dei santese, Francesco Thai santese» (ACC, 16 (C5 P1) 755, cc. 229r, 230r-v).</p><p rend="layout_notes ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-007-backlink">30</ref></hi>	L’osservanza della disciplina regolare, come venne presentata nei decreti di riforma post-tridentina, presupponeva un certo numero di religiosi dimoranti nel convento affinché essa sia resa possibile. Il principio fondamentale che dette inizio a tutta l’evoluzione legislativa preparatoria ai successivi provvedimenti di Papa Innocenzo X di soppressione dei ‘piccoli conventi’, è quanto venne stabilito nel Concilio di Trento, quando per la prima volta veniva applicato ai religiosi il decreto di Bonifacio VIII, fino allora valevole solo per le religiose: «In praedictis autem monasteriis et domibus, tam virorum quam mulierum, bona immobilia possidentibus vel non possidentibus, is tantum numerus constituatur ac in posterum conservetur, qui vel ex reditibus propriis monasteriorum, vel ex consuetis eleemosynis commode possit sustentari». Questa prescrizione venne ripetuta una prima volta da Clemente VIII nella costituzione <hi rend="CharOverride-3">Nullus</hi> del 20 marzo 1601, con l’aggiunta della specificazione delle elemosine per il ‘comodo’ sostentamento dei religiosi. Una seconda volta questo pontefice ribadì il prescritto tridentino in un’altra costituzione apostolica, la <hi rend="CharOverride-3">Quoniam ad instantiam</hi> del 23 luglio 1603, stabilendo in particolare per l’erezione di nuovi conventi o case religiose che si provvedesse al comodo sostentamento dei religiosi che avrebbero ivi dimorato, senza però nuocere alle altre famiglie religiose già dimoranti nella città o nel luogo, e che pertanto si richiedesse la licenza dell’Ordinario del luogo da concedersi uditi gli altri superiori religiosi e viste le reali condizioni e capacità della nuova fondazione. Praticamente, però, in questo documento non si stabilì tassativamente il minimo numero di religiosi richiesto per la osservanza regolare: esso quindi poteva variare. Tuttavia già sotto Clemente VIII si ebbe un progetto per l’abolizione e l’estinzione dei conventi ove non dimorassero almeno dodici religiosi: ma tale disegno non trovò attuazione. Successivamente, Papa Paolo V con la costituzione <hi rend="CharOverride-3">Sanctissimus</hi> del 4 dicembre 1605 intese stabilire e determinare per ogni monastero e casa religiosa il numero dei suoi membri. Fu la cosiddetta «forma Pauli». La decisione del Vescovo Spannocchi anticipò di soli tre anni la costituzione apostolica <hi rend="CharOverride-3">Cum alias</hi> di Gregorio XV (17 agosto 1622), che prescrisse il numero di 12 religiosi per ogni convento; essa sviluppò ulteriormente la legislazione stabilendo che in avvenire vengano aperti solo conventi capaci di poter mantenere almeno dodici religiosi, escludendo qualsiasi danno ai conventi già esistenti nel luogo (E. Boaga, <hi rend="CharOverride-3">La soppressione innocenziana dei piccoli conventi in Italia </hi>[Politica e Storia. Raccolta di Studi e Testi a cura di G. De Rosa n. 26], Edizioni di storia e letteratura, Roma 1971, pp. 38-41).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-006-backlink">31</ref></hi>	ADC, sezione A, faldone 33, cc. 176v, 177r-v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-005-backlink">32</ref></hi>	Ivi, cc. 178r-v, 179r. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-004-backlink">33</ref></hi>	Gonfaloniere era Nardo Nardi mentre Priori erano Stefano Piumacci, Giovanni Battista Marti e Galeazzo Dei. Tutti erano stati estratti alle rispettive cariche il 2 agosto 1621 (ACC, 16 (C5 P1) 755, c. 296v).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-003-backlink">34</ref></hi>	Ivi, cc. 298r-v.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-002-backlink">35</ref></hi>	Ivi, cc. 299r-v, 300r. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-001-backlink">36</ref></hi>	ADC, sezione B, faldone 38, c.n.n.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="27.html#footnote-000-backlink">37</ref></hi>	Ivi, c.n.n.</p>
      
      
      
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="38271">Barni E., Bersotti G., La Diocesi di Chiusi, Edizioni Lu&amp;#236;, Chiusi 1999.</bibl>
          <bibl n="38272">Boaga E., La soppressione innocenziana dei piccoli conventi in Italia (Politica e Storia. Raccolta di Studi e Testi a cura di G. De Rosa n. 26), Edizioni di storia e letteratura, Roma 1971.</bibl>
          <bibl n="38273">Cappelli A., Cronologia, cronografia e calendario perpetuo, Hoepli, Milano 1969.</bibl>
          <bibl n="38274">Cosentino F., Gallaccini Teofilo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 51, Roma 1998.</bibl>
          <bibl n="38275">Mignoni G., Cinquant’anni fa l’Autostrada del Sole diveniva realt&amp;#224;, &amp;#171;L’Araldo Poliziano-Toscana Oggi&amp;#187;, XXXII (38), 2014.</bibl>
          <bibl n="38276">Pecci G.A., Vita letteraria del celebre filosofo, medico, matematico e istorico Teofilo Gallaccini, &amp;#171;Novelle letterarie&amp;#187;, 16 febbraio 1759.</bibl>
          <bibl n="38277">Repetti E., Appendice al dizionario geografico fisico storico della Toscana, Presso Giovanni Mazzoni, vol. VI, Firenze 1846.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>