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        <title type="main" level="a">Verso un glossario unico per la statistica ufficiale italiana</title>
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          <resp>This is a section of <title>Terminologie e vocabolari</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-364-2</idno>) by </resp>
          <name>Claudio Grimaldi, Maria Teresa Zanola</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-364-2.05</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The paper presents Istat activity with the institutional glossary. Methods and implementation of the glossary are described, given the peculiarity of official statistics terminology, which is actually official and binding given the link and interrelations with regulations and international official guidelines. The work of a specific structure called “Metadata harmonization group” set at Istat to meet the requirements of terms producers (surveys experts) and terms users (methodologists, communication and dissemination experts). Space is then given to the terminological procedures adopted to set new terms and validate existing (mostly the results of surveys, sometimes the variables). A proposal aimed at the glossary translation is then presented, as a complementary aspect of the terminological work; a short analysis of the problems related with the institutional translation is given in the last paraghraphs.</p>
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            <item>Istat</item>
            <item>institutional glossary</item>
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            <item>institutional translation</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-364-2.05<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-364-2.05" /></p>
      
      
      
      <p rendition="simple:h1_chapter">Verso un glossario unico per la statistica ufficiale italiana</p><p rendition="simple:h1_author">Claudia Brunini, Patrizia Collesi, Roberta Roncati, Mauro Scanu<hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="OP05354_05.html#footnote-005">1</ref></hi></hi></p><p rendition="simple:h2">1. Premessa</p><p rendition="simple:text">La gran parte delle pubblicazioni edite dall’Istituto nazionale di statistica è corredata da un proprio glossario che, pur rappresentando un indispensabile supporto per la lettura e l’interpretazione dei dati, propone talvolta termini incoerenti con quelli risultanti in altri glossari; i diversi glossari dell’Istat, a loro volta, spesso adottano criteri nella formulazione dei lemmi e delle definizioni non coordinati fra loro. Per sanare e risolvere queste difformità, che si rilevano per lo più nella fase di diffusione del processo produttivo statistico, ma possono verificarsi anche a monte, l’Istituto nazionale di statistica ha avviato la realizzazione di un glossario unico – integrato, armonizzato nei contenuti e standardizzato nella formulazione – che comprende unità di analisi, variabili e classificazioni in uso nelle rilevazioni nonché attinge dalla terminologia tecnico-scientifica di riferimento.</p><p rendition="simple:text">In particolare, è stato con la ‘modernizzazione’ avviata nel 2014 che l’Istat si è organizzato con maggiore determinazione verso la ripetibilità, il riuso, l’integrazione e la trasparenza dei processi di produzione statistica. L’avvio di un Tavolo sull’armonizzazione dei metadati ha creato l’opportunità per riflettere, fra l’altro, anche sulla terminologia statistica in uso in Istituto.</p><p rendition="simple:text">Il presente lavoro fotografa lo stato dell’arte relativo ai contenuti del glossario unico, analizza il contesto in cui si opera e presenta le fasi di lavoro e di periodico aggiornamento. L’attività si articola in diverse fasi: acquisizione, armonizzazione, standardizzazione, monitoraggio e aggiornamento dei termini. I termini finora documentati non sono tutti quelli correntemente utilizzati in Istituto, ma certamente i più importanti. La realizzazione del glossario unico è dunque un’attività in fieri, costantemente in via di arricchimento e completamento. </p><p rendition="simple:text">Sul sito istituzionale<hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="OP05354_05.html#footnote-004">2</ref></hi></hi>, è pubblicato un sottoinsieme dei termini del glossario unico, quelli utilizzati esclusivamente nei prodotti editoriali e fruiti correntemente dagli utenti del web Istat. Si tratta di circa 1.300 termini specialistici, relativi all’intero repertorio delle statistiche ufficiali prodotte dall’Istat.</p><p><graphic url="OP05354_05-web-resources/image/Brunini-Collesi-Roncati-Scanu_Fig._1_bn.jpg" rendition="simple:imgsimple:_idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rendition="simple:caption_figure">Figura 1 – Glossario statistico dell’Istat</p><p rendition="simple:text">Per meglio inquadrare l’importanza del lavoro fatto, viene fornita una presentazione generale di cosa l’Istat produce e quali e quanti sono i termini specialistici utilizzati in annuari, rapporti, comunicati stampa, banche dati. Segue la disamina della necessità di un glossario unico sia dal lato dei produttori di dati sia a beneficio degli utilizzatori degli stessi. Il racconto di come si sta lavorando per produrre il glossario unico, armonizzando cioè le metodologie di produzione dei dati, fa luce anche sul ruolo dell’Istat come principale normatore nella realizzazione di statistiche ufficiali. Infine un approfondimento è dedicato all’adozione di una prassi terminologica corretta anche in un’ottica di multilinguismo. </p><p rendition="simple:h2">2. Prodotti di diffusione e terminologia statistica</p><p rendition="simple:text">Ogni giorno l’Istat diffonde a un ampio pubblico documenti e dati in cui l’utilizzo di termini, locuzioni e formule specialistiche è molto esteso. Nel linguaggio settoriale, quale è quello statistico, i termini sono spesso utilizzati in modo specifico talvolta anche nell’ambito di sottodomini tematici estremamente ristretti. La corretta comprensione dei dati è pertanto vincolata alla conoscenza del linguaggio utilizzato per la loro veicolazione. Se si aggiunge che l’Istat è il principale produttore di statistica ufficiale, emerge la necessità oltre che di chiarezza e coerenza, anche di semplicità, dovendo l’informazione statistica diffusa essere immediatamente comprensibile a tutti i cittadini.</p><p rendition="simple:text">I prodotti diffusi dall’Istituto sono numerosi e di vario tipo. Il tipo di documento più noto è senz’altro il comunicato stampa a cui seguono le pubblicazioni <hi rendition="simple:italic">flagship</hi>. Nel primo caso, si tratta di brevi focus tematici utilizzati per diffondere nuovi dati: i comunicati stampa contengono infatti un’analisi sintetica e al tempo stesso molto informata dei dati. I prodotti <hi rendition="simple:italic">flagship</hi> sono invece pubblicazioni trasversali, che hanno lo scopo di fornire una lettura integrata dei fenomeni economici e sociali; possono avere carattere generalista, oppure di approfondimento tematico. </p><p rendition="simple:text">I dati sono diffusi mediante il <hi rendition="simple:italic">datawarehouse</hi>: in questo caso l’utente accede direttamente ai numeri, e a supporto di una loro corretta lettura ha il solo ausilio di note metodologiche, che sono piuttosto stringate nel <hi rendition="simple:italic">datawarehouse</hi> generalista, talvolta più approfondite nei sistemi tematici.</p><p rendition="simple:text">Con riferimento alla documentazione della terminologia utilizzata, ciascun prodotto diffuso adotta un piccolo glossario a supporto degli utenti. Nel tempo si sono così sviluppate tante collezioni terminologiche, alcune delle quali estese e trasversali a tutti i settori dell’Istituto (ad esempio quelle a supporto di alcuni prodotti <hi rendition="simple:italic">flagship</hi>), altre specifiche a particolari domini. Queste collezioni, gestite in autonomia dai ricercatori che coordinano la realizzazione dei prodotti, pur essendo molto informate, sono fra loro non allineate, hanno diversi riferimenti temporali, modalità di aggiornamento normalmente non documentato, sono stilate utilizzando criteri concettuali non concordati e di solito non sono provviste di documentazione relative alle fonti utilizzate. Essendo inoltre implementate in modo autonomo, sono frequenti i casi di duplicati impropri e sinonimie non gestite. Questo fatto appare evidente dal seguente esempio che riporta la definizione di abitazione fornita per quattro diversi processi di produzione:</p><p rendition="simple:text_list">1.	nel glossario allegato al 15° Censimento della popolazione e delle abitazioni, si legge nelle definizione di Abitazione: «Locale (o un insieme di locali) destinato stabilmente ad uso abitativo; separato (cioè circondato da pareti e coperto da un tetto); indipendente (cioè dotato di almeno un accesso indipendente dall’esterno o da spazi di disimpegno comune – strada, cortile, scale, pianerottoli, ballatoi, terrazze eccetera – ovvero un accesso che non comporti il passaggio attraverso altre abitazioni); inserito in un ediﬁcio (o che costituisca esso stesso un ediﬁcio)»;</p><p rendition="simple:text_list">2.	nel comunicato stampa <hi rendition="simple:italic">Prezzi delle abitazioni</hi> si riportano le definizioni di Abitazioni nuove («Abitazioni di nuova costruzione o esistenti ristrutturate e vendute dalle imprese operanti nell’edilizia») e Abitazioni esistenti («Abitazioni esistenti vendute dalle famiglie o da altri settori istituzionali»);</p><p rendition="simple:text_list">3.	nel comunicato stampa <hi rendition="simple:italic">Compravendite immobiliari e mutui</hi> si riporta la definizione di Unità immobiliare ad uso abitazione e accessori: «Categorie catastali A (esclusa A/10) e C (escluse C/1 e C/3)»;</p><p rendition="simple:text_list">4.	la rilevazione Permessi di costruire pubblica nel proprio comunicato stampa la seguente definizione di Abitazione: «Uno o più vani utili, destinati all’abitare, con un ingresso indipendente su strada, pianerottolo, cortile, terrazzo, ballatoio e simili».</p><p rendition="simple:text">Il processo di modernizzazione nella produzione delle statistiche avviato nel 2014 ha portato l’Istat a spingere con maggiore determinazione verso la ripetibilità, il riuso, l’integrazione e la trasparenza dei processi di produzione statistica. Tra le varie azioni messe in campo si ricorda l’avvio di un Tavolo sull’armonizzazione dei metadati, che crea l’opportunità per cominciare a riflettere, fra l’altro, anche sulla terminologia in uso in Istituto. Appare subito evidente che il grande lavoro da fare riguarda da un lato i contenuti, che vanno trattati e condivisi, dall’altro la <hi rendition="simple:italic">governance</hi>, che dovrà favorire nel futuro un apparato terminologico unico, integrato e tale che possa rispondere alle esigenze dei ricercatori, dei cittadini comuni e dei traduttori, che hanno la responsabilità di ricondurre i significati nelle altre lingue.</p><p rendition="simple:h2">3. Il lavoro terminologico del Tavolo di armonizzazione dei metadati</p><p rendition="simple:text">Operativamente, al fine di arrivare a un apparato terminologico unico, l’Istituto ha organizzato un Tavolo di armonizzazione intorno al quale riunire i rappresentanti dei settori di produzione (censimenti e rilevazioni sociali, economiche e ambientali) e i responsabili dei settori organizzativi trasversali nei quali tali termini sono usati (ad esempio le Direzioni centrali che si occupano di acquisire o di diffondere i dati per l’intero Istituto). Il coordinamento del Tavolo è andato alla Direzione metodologica, che ha definito un modello di metadati adatto alle diverse esigenze dell’Istituto, a partire da quelle di produzione. Tale modello suddivide i diversi termini in base alle esigenze del processo di produzione statistica, che prevede la descrizione di un fenomeno (in genere chiamato variabile) su un insieme di entità (in genere chiamato popolazione e composta da unità statistiche) in termini aggregati (ossia tramite degli opportuni indicatori statistici). Ad esempio, si può esser interessati al sesso (variabile) associato agli individui (unità statistiche) residenti in una città (popolazione) descritto dal valore percentuale dei maschi e delle femmine nella città (indicatore aggregato della variabile sulla popolazione).</p><p rendition="simple:text">I concetti introdotti sopra non sono solo una classificazione dei termini usati negli istituti di statistica, ma sono un primo strumento utile all’armonizzazione dei termini. Infatti, i concetti usati accumunano da un lato i dati rilevati sulle singole unità statistiche (in genere durante la fase di acquisizione dati, noti anche come microdati) dove si osserva il modo in cui ogni variabile di interesse si associa alle unità di una popolazione, sia i dai diffusi a livello aggregato (macrodati), che corrispondono a una trasformazione statistica (media, totale, percentuale o altro) di una o più variabili su un insieme di unità della popolazione. Il modello descritto aiuta quindi l’Istituto ad essere coerente in un processo lungo lo svolgimento delle diverse fasi di produzione.</p><p rendition="simple:text">Il Tavolo di armonizzazione, invece, agisce mettendo insieme e confrontando gli usi dei diversi termini nel contesto di diversi processi di produzione. Ad esempio, il termine «posizione lavorativa» viene usato in diversi contesti (da indagini e registri sulle imprese, dall’indagine sulle famiglie relativa alle forze di lavoro, dai censimenti della popolazione, dai conti nazionali solo per citare alcuni fra gli attori più rilevanti). Inoltre è vincolato a regolamenti internazionali diversi, ognuno dei quali fornisce una sua definizione del termine, basti pensare al Sistema europeo dei conti (SEC 2010) per i conti nazionali, o ai regolamenti sui censimenti, sulle indagini sociali, o specifici sulla rilevazione delle forze di lavoro. Il Tavolo ha rilevato che le definizioni da regolamento, che sono un obbligo da seguire a meno di sanzioni perché assicurano la coerenza fra paesi diversi in ogni singolo contesto, possono essere armonizzate.</p><p rendition="simple:text">Il confronto fra le diverse parti ha rilevato la presenza di un filo conduttore comune a tutte le definizioni finora utilizzate: una posizione lavorativa è una relazione fra unità economica e un individuo, con una data di inizio e una forma di lavoro specifica. Le differenze fra le definizioni riguardano i contesti diversi in cui tale definizione comune deve essere applicata. Ad esempio, la rilevazione delle forze di lavoro restringe l’attenzione sui soli individui residenti in famiglia e con più di 16 anni (non osserva quindi posizioni lavorative di chi vive in convivenze o dei minori), ma è attenta a segnali di lavoro non formalizzati e che sfuggono agli usuali archivi amministrativi; le rilevazioni e i registri sulle imprese non pongono restrizioni sugli individui, ma inevitabilmente concentrano l’attenzione sulle imprese nazionali; i conti nazionali hanno una visione più generale, in cui potenzialmente anche il lavoro offerto da non residenti o richiesto da imprese non residenti ha importanza.</p><p rendition="simple:text">Da questa esperienza è nata la procedura adottata per arrivare a una definizione comune nel Tavolo: all’iniziale fase di analisi delle definizioni finora usate in modo indipendente nei diversi contesti di produzione, segue l’isolamento e l’analisi di quelle parti della definizione che non sono definitorie del concetto ma del contesto in cui tale definizione deve essere applicata. Le diversità individuate nei contesti specifici in cui la definizione comune è applicata in ogni processo di produzione costituiscono un insieme di informazioni particolarmente rilevante. Infatti tali differenze giustificano le diversità nelle cifre delle statistiche ufficiali fra argomenti diversi, ad esempio sulle posizioni lavorative nelle indagini o registri sulle imprese o nei conti nazionali, e sono una guida per comprenderne il perché.</p><p rendition="simple:text">Dopo aver visto la filiera di lavorazione e validazione dei termini attraverso il Tavolo di armonizzazione dei metadati (Calabria, Loporcaro, Marzilli, Pace, Scanu 2019; Signore, Scanu, Brancato 2015) si prospettano le modalità attraverso le quali in futuro tutto l’Istituto potrà contare su un’unica collezione terminologica. Per fare questo è necessario operare su un duplice piano: quello dei contenuti in uso e quello della <hi rendition="simple:italic">governance</hi>. </p><p rendition="simple:text">Un’adeguata trattazione dei contenuti attuali ha l’obiettivo di ottenere un glossario unico d’Istituto, i cui termini sarebbero formulati secondo standard condivisi e i contenuti armonizzati fra i diversi processi. Questo garantirebbe una corretta trattazione delle sinonimie e delle polisemie. La nuova governance avrebbe invece il compito di rendere il nuovo glossario armonizzato immediatamente accessibile e utilizzabile dai diversi attori in gioco, altresì di favorire il suo aggiornamento tempestivo. </p><p rendition="simple:h2">4. Il processo di formazione di un termine statistico</p><p rendition="simple:text">In Istituto il termine nasce nel corso del processo di produzione statistica, più spesso fin dalla fase di produzione, ma talvolta nelle fasi successive di analisi o diffusione. Il termine statistico è dunque un elemento del sistema dei metadati associati ai processi di produzione dei dati. Esso ha la funzione di documentare le variabili, le unità di riferimento e le popolazioni oggetto di rilevazione statistica nel corso delle diverse fasi che caratterizzano la produzione statistica, dalla progettazione fino alla diffusione. </p><p rendition="simple:text">Un elevato grado di standardizzazione richiede che un termine venga utilizzato per il medesimo oggetto con la stessa definizione da tutti i processi e durante tutte le fasi di produzione (UNECE 2013); viene ammessa, e talvolta auspicata, l’adozione di variazioni semantiche nella formulazione della definizione nella fase di diffusione, con l’obiettivo di agevolare la comprensione e lo scambio di contenuti fra gli interlocutori. Ad esempio, una definizione che sia chiara nell’interscambio fra ricercatori non sempre è spendibile per il grande pubblico, per il quale è necessario una riformulazione che elimini i riferimenti tecnici.</p><p rendition="simple:text">Un certo numero di termini specialistici in uso nel discorso della produzione statistica ha una origine diversa dal processo di produzione statistica. Si tratta di termini correntemente utilizzati non all’interno dell’Istituto, ma presi in prestito da altri ambiti tematici specialistici. Casi del genere si verificano, ad esempio, durante la produzione di alcuni rapporti di ricerca, quale il <hi rendition="simple:italic">Rapporto Annuale sulla situazione del Paese</hi>, il <hi rendition="simple:italic">Rapporto sulla competitività dei fattori produttivi</hi> o altri prodotti. Questi termini, prelevati per lo più dai vocabolari delle scienze economiche e sociologiche, entrano a far parte delle nostre raccolte terminologiche pur non essendo direttamente associati a processi di produzione statistica. Un altro gruppo di termini utilizzati trasversalmente dai diversi processi è quello della scienza statistica.</p><p rendition="simple:h2">5. I quattro macro-gruppi della terminologia della statistica ufficiale</p><p rendition="simple:text">Riepilogando, il linguaggio specialistico in uso nell’attività di produzione statistica si compone di quattro grandi gruppi di termini:</p><p rendition="simple:text_list">1.	termini originali formulati durante i processi di produzione. Lemma e definizione hanno origine nel processo e la loro formulazione è a cura del responsabile del processo; per processi armonizzati a livello nazionale e/o europeo la formulazione può dipendere da autorità superiori; </p><p rendition="simple:text_list">2.	termini originali formulati a livello di dominio e condivisi da tutti i processi appartenenti al dominio. La formulazione di lemma e definizione può dipendere da autorità nazionali o europee;</p><p rendition="simple:text_list">3.	termini della scienza statistica. La formulazione del lemma e della definizione ha come fonte testi scientifici. Sono utilizzati da più processi sempre con lo stesso significato;</p><p rendition="simple:text_list">4.	termini delle altre scienze. La formulazione del lemma e della definizione ha come fonte testi scientifici. In genere sono utilizzati nel corso di rapporti di analisi, sempre con lo stesso significato.</p><p rendition="simple:text">Dal punto di vista della <hi rendition="simple:italic">governance</hi> è auspicabile che tutti questi termini entrino a far parte di un contenitore unico che, condiviso e gestito centralmente, permetterebbe un uso chiaro e trasparente dei significati sia fra i diversi processi di produzione che nelle diverse fasi. Al contrario, l’assenza di un raccoglitore comune e di una chiara politica terminologica espone l’Istituto al rischio di una comunicazione non chiara sia fra i ricercatori che verso gli utilizzatori dei dati.</p><p rendition="simple:text">L’unità di riferimento del raccoglitore unico è il termine, definito come associazione di lemma e definizione. La definizione ha la funzione di specificare il ruolo assegnato al lemma nel dominio di riferimento, il lemma è la parola o la frase a cui si attribuisce il ruolo specificato nel suddetto dominio (Zanola 2014, 2018). Il termine rappresenta una entità univoca, mentre il lemma e la definizione possono ripetersi. Quando al medesimo lemma si associano definizioni diverse, si origina la polisemia, quando invece è la medesima definizione ad associarsi a lemmi diversi, allora si ha la sinonimia. In Istat non sono infrequenti i casi di sinonimia e polisemia. Le polisemie, e talvolta anche le sinonimie, possono dipendere da un diverso campo definitorio che trova nella maggior parte dei casi fondamento nei riferimenti normativi dell’indagine. </p><p rendition="simple:text">Nel linguaggio settoriale d’Istituto, dunque, il processo di produzione costituisce il livello minimo di dominio. Ciascun processo può avere nei confronti dei termini il ruolo di fondatore o semplice utilizzatore. Accade anche che alcuni termini abbiano più di un processo fondativo, in questo caso si possono sviluppare delle varianti alla definizione senza per questo creare polisemie. </p><p rendition="simple:h2">6. La standardizzazione nella costruzione dei lemmi per il glossario</p><p rendition="simple:text">Per garantire l’armonizzazione dei termini è necessaria l’applicazione di standard condivisi. </p><p rendition="simple:text">Il lemma deve essere sempre espresso nella forma di base, ovvero i sostantivi, ogni volta che è possibile, al nominativo singolare, i verbi all’infinito; deve essere sempre chiaro il dominio di riferimento (ad esempio il lemma «tasso di natalità» può essere riferito sia alle persone, sia alle imprese, allora è opportuno denominare quello delle imprese tasso di natalità delle imprese); le locuzioni tecniche e i termini complessi vanno introdotti nel loro ordine naturale: («tasso di natalità» e non «natalità tasso di»); gli acronimi, le sigle e le abbreviazioni non costituiscono dei lemmi, ma un campo relativo al lemma esteso.</p><p rendition="simple:text">La definizione riporta con chiarezza il dominio di riferimento ed è preferibilmente espressa collocando l’oggetto riportato nel lemma in una classe di oggetti più ampia (definizione per comprensione). Successivamente essa fornisce tutte le spiegazioni necessarie a distinguere l’oggetto dai suoi correlati. Le definizioni, espresse preferibilmente tutte utilizzando questo medesimo sistema concettuale, devono essere sintetiche, ma complete; contenere termini consolidati e non ambigui; essere prive di abbreviazioni e acronimi; formulate sempre in senso positivo, non circolare e senza ripetere al principio della frase il termine medesimo, ma piuttosto l’incipit definitorio, ovvero l’elemento lessicale a cui il lemma si riferisce (Office québécois de la langue française 2013).</p><p rendition="simple:text">A ciascun termine si accompagnano una serie di metainformazioni necessarie a collegare il termine al sistema dei metadati dell’Istituto. Si tratta della fonte, del processo di produzione definitorio, del dominio e sottodominio, del referente, della data di validazione, delle pubblicazioni. In questo sistema di metainformazioni rientra anche la traduzione (CST 2003).</p><p rendition="simple:h2">7. La traduzione del glossario d’Istituto</p><p rendition="simple:text">Il problema della traduzione del glossario si ripropone periodicamente ed è stato affrontato con soluzioni diverse ma, fino al momento attuale, non è emersa una soluzione unificatrice quale quella prospettata sopra, cioè far rientrare la traduzione nel percorso terminologico di redazione dei lemmi del glossario. </p><p rendition="simple:text">Abbiamo visto che il processo di elaborazione delle voci segue una corretta prassi terminologica, come documentata anche nella corposa bibliografia accademica e istituzionale nell’argomento glossari. Le voci vengono redatte dopo un’attenta valutazione degli inserimenti dei singoli lemmi tenendo in considerazione i processi di produzione dei dati, la duplicazione dei termini, la presenza di numerosi glossari da ‘riconciliare’, che sono appunto alla base delle scelte terminologiche. </p><p rendition="simple:text">Se quindi, da un lato, la voce di glossario o la famiglia/grappolo tematico di voci che denotano un singolo processo di produzione (indagine) può essere considerata come un sotto-prodotto del processo di produzione statistico alla sua prima comparsa, dall’altro lato la voce, una volta validata, serve come guida per le produzioni successive, avendo già un percorso rodato. </p><p rendition="simple:text">In questo processo di gestione del glossario, a incroci successivi, ben si inserisce la questione della traduzione, agevolata dal ruolo dell’Istat nell’ecosistema delle statistiche ufficiali europee ed internazionali. La traduzione deve diventare una fase del processo terminologico, seguirne le procedure, facendo riferimento alla documentazione internazionale. </p><p rendition="simple:text">Puntare alla precisione nella terminologia statistica plurilingue spesso non vuole dire fare una buona traduzione ma ritornare alle fonti originali senza tradurre, recuperando gli equivalenti nella lingua straniera. In tale processo la statistica ufficiale è particolarmente agevolata, avendo come fonti primarie repertori plurilingue quali le varie classificazioni e i regolamenti internazionali, che forniscono lemmi e descrizioni plurilingue, ufficiali e condivise. Un esempio: RAMON, il database Eurostat delle classificazioni utilizzate per le indagini, dove reperire i dati sulle voci ufficiali di classificazione in tutte le lingue dell’Unione europea<hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="OP05354_05.html#footnote-003">3</ref></hi></hi>.</p><p><graphic url="OP05354_05-web-resources/image/Brunini-Collesi-Roncati-Scanu_Fig._2_bn.jpg" rendition="simple:imgsimple:_idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rendition="simple:caption_figure">Figura 2 – Database Eurostat RAMON</p><p rendition="simple:h2">8. La traduzione dei materiali all’Istat</p><p rendition="simple:text">Quando si parla di attività di traduzione istituzionale va chiarito che si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di traduzione verso l’inglese, lingua franca della comunicazione internazionale. L’attività di traduzione per l’Istat non è attività istituzionale obbligatoria, come lo è per molte istituzioni sovranazionali che hanno tra i requisiti di funzionamento il plurilinguismo, come ad esempio l’Unione europea (cfr. <hi rendition="simple:italic">Regolamento 1, del 15 aprile 1958, che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea</hi><hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="OP05354_05.html#footnote-002">4</ref></hi></hi> e successive modificazioni) o per istituzioni di paesi dove vige il plurilinguismo, ma è comunque un’attività fortemente legata alla diffusione e comunicazione della statistiche ufficiali e alla presenza di rappresentanti Istat nelle sedi internazionali, nonché alle varie azioni previste dalla Strategia Europa2020, quando si definisce l’ampliamento della platea degli utilizzatori delle statistiche.</p><p rendition="simple:text">Attualmente l’attività di traduzione si svolge in vari modi: con il supporto della società aggiudicataria della gara, e con revisione interna; effettuata direttamente dal committente che conosce bene l’inglese; effettuata da esperti linguistici, spesso per progetti dedicati di particolare rilevanza, come ad esempio la traduzione di <hi rendition="simple:italic">Noi Italia</hi>, la <hi rendition="simple:italic">Sintesi del Rapporto annuale</hi>, il comunicato trimestrale sul <hi rendition="simple:italic">Mercato del lavoro</hi>. Quando le traduzioni vengono affidate alla società di traduzione i committenti interni segnalano ripetutamente la scarsa qualità dei materiali prodotti, con conseguente necessità di rilavorazioni e revisioni linguistiche interne. </p><p rendition="simple:h2">9. La direzionalità delle lingue di lavoro nella pratica traduttiva per le istituzioni</p><p rendition="simple:text">Ipotizzando di adottare un modello che preveda la traduzione effettuata da personale interno, si rimanda ad alcune notazioni nella prassi del lavoro traduttivo a proposito della traduzione nella seconda lingua (L2) presso le istituzioni contenute nel saggio di Vecchione (2014). A seguito di una indagine effettuata presso chi svolge l’attività di traduzione istituzionale, l’autrice riconosce come corrente la prassi di tradurre verso la lingua seconda, quindi la traduzione attiva effettuata da non-native speaker: «La pratica della traduzione nella L2 è molto frequente e riguarda in gran parte la lingua inglese, anche se non è limitata esclusivamente ad essa». Si tratta di un approccio non tradizionale, anzi contrario deontologicamente ai dettami della letteratura accademica sulla traduzione ma, sostiene l’autrice, pur sempre un approccio valido poiché «in un campo così specifico come quello istituzionale, la profonda conoscenza delle istituzioni e del sistema giuridico posseduta dal traduttore madrelingua italiano può efficacemente compensare il vantaggio della fluidità della lingua posseduto da un <hi rendition="simple:italic">native speaker</hi>. In questo settore, infatti, il contenuto della comunicazione ha necessariamente priorità sulla forma» (Vecchione 2014<hi >)</hi>.</p><p rendition="simple:text">A proposito del riferimento al contenuto della comunicazione ricordiamo che, se da una parte infatti l’Istat produce per statuto in lingua italiana, per la massima parte la sua terminologia di produzione e diffusione deriva dai regolamenti multilingue dell’Unione europea o da tipologie testuali normative a vari livelli, quale ad esempio la manualistica relativa ai censimenti anche sovra-europea. Questo è tanto più vero per una tipologia testuale normativa quale quella dei lemmi del glossario istituzionale, che sono, per una parte notevole le variabili di indagine.</p><p rendition="simple:text">Prendiamo come esempio il caso della manualistica prodotta dalla Commissione statistica delle Nazioni unite – redatta in lingua inglese – che prescrive le variabili di indagine da rilevare a livello internazionale per produrre dati censuari o dati sociali di qualità. </p><p rendition="simple:text">È interessante rilevare quello che viene scritto nella pagina di presentazione del manuale per i Censimenti del 2020: </p><p rendition="simple:quotation_b"><hi >Whatever the technique used, the Conference of European Statisticians’ Recommendations for the 2020 Censuses of Population and Housing call for all countries to gather data on a core set of variables and provides detailed guidelines for the definitions and classifications that should be used to ensure they are comparable across countries</hi><hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="OP05354_05.html#footnote-001">5</ref></hi></hi><hi >.</hi></p><p rendition="simple:text">Non importa quale tecnica di rilevazione venga usata, scrive la Commissione, ma ai paesi si richiede di raccogliere dati su un set di base di variabili, e per questo vengono fornite, anzi prescritte, le linee guida dettagliate su definizioni e classificazioni da usare per garantire la confrontabilità internazionale dei dati che risulteranno dai Censimenti. Il risultato di questa produzione internazionale di manualistica/linee guida normative è il riversamento in successivi regolamenti unionali (quindi normativi a tutti gli effetti di legge) o, comunque un’attività di <hi rendition="simple:italic">compliance</hi> a un <hi rendition="simple:italic">benchmark</hi> di qualità cui fare riferimento, e al quale l’Istat, visto il grande impegno per la qualità, si adegua. </p><p rendition="simple:text">Nel caso specifico della terminologia, più precisamente per l’aspetto di traduzione, si tratterà di fornire gli equivalenti italiani che avranno poi effetti legali, come succede per alcuni risultati dei censimenti, utilizzati per la definizione dei collegi elettorali. Le variabili <hi rendition="simple:italic">core</hi> da rilevare del manuale Unece corrisponderanno a lemmi di glossario cui fornire il corrispondente ufficiale italiano. In questo caso conoscere il quadro istituzionale che c’è dietro ha rilevanza pari, se non superiore, alla conoscenza della lingua nella quale si va a tradurre, anzi in un percorso ideale la conoscenza del quadro istituzionale guida la scelta corretta dell’equivalente traduttivo.</p><p rendition="simple:h2">10. La proposta operativa di traduzione</p><p rendition="simple:text">La proposta per l’Istituto nazionale di statistica non è mettere in opera un sistema di traduzione massiccio e complesso come quello delle istituzioni sovranazionali che hanno dipartimenti dedicati interamente alle attività di traduzione, quanto piuttosto quella di indirizzarsi verso l’utilizzo di software di gestione di terminologia e di sistemi di traduzione assistita, che permettano di ottimizzare e riusare risorse alzando la qualità del lavoro.</p><p rendition="simple:text">La traduzione del Glossario potrebbe essere il punto di partenza per sistematizzare l’attività di traduzione e innescare un circolo virtuoso di riutilizzo dei materiali da riversare per altri prodotti istituzionali. Se da una parte il glossario strutturato rappresenterebbe la base metodologica per la redazione successiva delle nuove voci, dall’altra la sua traduzione potrebbe costituire una memoria di traduzione validata da utilizzare come base per gestire programmi di traduzione assistita, che consentirebbero all’Istituto un innalzamento della qualità e un risparmio sui costi di traduzione. </p><p rendition="simple:text">La traduzione delle voci di glossario porterebbe anche visibilità all’attività dell’Istat in quanto i lemmi e le loro traduzioni Istat potrebbero essere inseriti come voci ufficiali nella banca dati terminologica dell’UE IATE<hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="OP05354_05.html#footnote-000">6</ref></hi></hi>, rinnovata con nuove funzionalità a partire dalla fine del 2018. </p><p rendition="simple:text">Nella prospettiva di lavorazione allineata di glossario e traduzione vanno considerati anche i vantaggi di comunicazione. Utilizzando materiale già validato si avrebbe un ritorno di coerenza anche a livello linguistico, in quanto linguaggio e terminologia coerente ‘facilitano’ lo stile <hi rendition="simple:italic">corporate</hi>. Analogamente si avrebbe maggiore coerenza fraseologica e terminologica, poiché i sistemi di traduzione assistita propongono l’uso della stessa traduzione per porzioni di testo identiche tra loro, garantendo coerenza trasversale per gli output istituzionali. Un ulteriore vantaggio dall’utilizzo di questi sistemi sarebbe quello di mettere l’Istat al livello delle numerose istituzioni che già ne fanno uso. Si tratta soprattutto di istituzioni sovranazionali, come la già citata Commissione europea, l’Ocse, l’Onu, la Fao, ma anche Istituzioni italiane (ad esempio l’Ivass, la Presidenza del Consiglio).</p><p rendition="simple:h2">Riferimenti bibliografici</p><p rendition="simple:bib_indx_bib">Calabria, A., Loporcaro, M. F., Marzilli, E., Pace, S. e Scanu, M. 2019. “Il processo di armonizzazione dei metadati per la statistica ufficiale”. <hi rendition="simple:italic">Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica</hi> LXXIII, 1: &lt;<ref target="http://www.sieds.it/listing/RePEc/journl/2019LXXIII_N1rieds_sieds.pdf">http://www.sieds.it/listing/RePEc/journl/2019LXXIII_N1rieds_sieds.pdf</ref>&gt; (2020-04-20). </p><p rendition="simple:bib_indx_bib">CST. 2003. <hi rendition="simple:italic">Raccomandazioni per l’attività terminologica</hi>. Conferenza dei servizi di traduzione degli Stati dell’Europa. Gruppo di lavoro Terminologia e documentazione, &lt;<ref target="http://www.cotsoes.org/sites/default/files/CST_Raccomandazioni_per_l%E2%80%99attivita_terminologica.pdf">http://www.cotsoes.org/sites/default/files/CST_Raccomandazioni_per_l%E2%80%99attivita_terminologica.pdf</ref>&gt; (2020-04-20).</p><p rendition="simple:bib_indx_bib">Office québécois de la langue française. 2013. <hi rendition="simple:italic">La redazione di definizioni terminologiche</hi>, traduzione italiana a cura di Maria Francesca Bonadonna e Patrizia Guasco. &lt;<ref target="https://centridiricerca.unicatt.it/otpl-redazione_definizioni-logo.pdf">https://centridiricerca.unicatt.it/otpl-redazione_definizioni-logo.pdf</ref>&gt; (2020-04-20). </p><p rendition="simple:bib_indx_bib"><hi >SEC. 2010. </hi><hi rendition="simple:italic" >Regulation (EU) No 549/2013 of the European Parliament and of the Council of 21 May 2013 on the European system of national and regional accounts in the European Union Text with EEA relevance</hi><hi >. &lt;</hi><ref target="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/ALL/?uri=CELEX%3A32013R0549">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/ALL/?uri=CELEX%3A32013R0549</ref><hi >&gt; (</hi>2020-04-20)<hi >.</hi></p><p rendition="simple:bib_indx_bib"><hi >Signore, M., Scanu, M. e Brancato, G. 2015.</hi><hi rendition="simple:italic" > </hi><hi >“Statistical Metadata: a Unified Approach to Management and Dissemination”.</hi><hi rendition="simple:italic" > Journal of Official Statistics</hi><hi > 31(2): 325-47. </hi></p><p rendition="simple:bib_indx_bib"><hi >UNECE. 2013. </hi><hi rendition="simple:italic" >Generic Statistical Business Process Model GSBPM.</hi><hi > &lt;</hi><ref target="https://statswiki.unece.org/display/GSBPM/GSBPM+v5.0">https://statswiki.unece.org/display/GSBPM/GSBPM+v5.0</ref>&gt; (2020-04-20). </p><p rendition="simple:bib_indx_bib">Vecchione, F. 2014. “Tradurre per le istituzioni. Panoramica dei traduttori che operano nelle principali istituzioni governative italiane e della loro attività”. <hi rendition="simple:italic">MediAzioni</hi> 16. &lt;<ref target="http://www.mediazioni.sitlec.unibo.it/images/stories/PDF_folder/document-pdf/2014/dossierTradSpec/08_vecchione.pdf">http://www.mediazioni.sitlec.unibo.it/images/stories/PDF_folder/document-pdf/2014/dossierTradSpec/08_vecchione.pdf</ref>&gt; (2020-04-20).</p><p rendition="simple:bib_indx_bib">Zanola, M. T. 2014. “Attività terminologica e fonti di documentazione ieri e oggi: problemi e metodi”.<hi > </hi><hi rendition="simple:italic">MediAzioni</hi> 16. &lt;<ref target="http://www.mediazioni.sitlec.unibo.it/images/stories/PDF_folder/document-pdf/2014/dossierTradSpec/10_zanola.pdf">http://www.mediazioni.sitlec.unibo.it/images/stories/PDF_folder/document-pdf/2014/dossierTradSpec/10_zanola.pdf</ref>&gt; (2020-04-20). </p><p rendition="simple:bib_indx_bib">Zanola, M. T. 2018. <hi rendition="simple:italic">Che cosa è la terminologia</hi>. Roma: Carocci editore. </p><p rendition="simple:layout_notes"><hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><ref target="OP05354_05.html#footnote-005-backlink">1</ref></hi>	La premessa è di Roberta Roncati; i paragrafi 2. <hi rendition="simple:italic">Prodotti di diffusione e terminologia statistica</hi>, 4. <hi rendition="simple:italic">Il processo di formazione di un termine statistico</hi>, 5. <hi rendition="simple:italic">I quattro macro-gruppi della terminologia della statistica ufficiale</hi>, 6. <hi rendition="simple:italic">La standardizzazione nella costruzione dei lemmi per il glossario</hi> sono di Claudia Brunini; il paragrafo 3. <hi rendition="simple:italic">Il lavoro terminologico del Tavolo di armonizzazione dei metadati </hi>è di Mauro Scanu; i paragrafi 7.<hi rendition="simple:CharOverride-1"> </hi><hi rendition="simple:italic">La traduzione del glossario d’Istituto</hi>, 8. <hi rendition="simple:italic">La traduzione dei materiali all’Istat</hi>, 9. <hi rendition="simple:italic">La direzionalità delle lingue di lavoro nella pratica traduttiva per le istituzioni</hi> e 10. <hi rendition="simple:italic">La proposta operativa di traduzione</hi> sono di Patrizia Collesi.</p><p rendition="simple:layout_notes"><hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><ref target="OP05354_05.html#footnote-004-backlink">2</ref></hi>	&lt;<ref target="https://www.istat.it/it/metodi-e-strumenti/glossario">https://www.istat.it/it/metodi-e-strumenti/glossario</ref>&gt; (2020-04-20).</p><p rendition="simple:layout_notes"><hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><ref target="OP05354_05.html#footnote-003-backlink">3</ref></hi>	Si veda a tal proposito l’indirizzo &lt;<ref target="https://ec.europa.eu/eurostat/ramon/nomenclatures/index.cfm?TargetUrl=LST_NOM_DTL&amp;StrNom=CN_2020&amp;StrLanguageCode=IT&amp;IntPcKey=&amp;StrLayoutCode=HIERARCHIC&amp;IntCurrentPage=1">https://ec.europa.eu/eurostat/ramon/nomenclatures/index.cfm?TargetUrl=LST_NOM_DTL&amp;StrNom=CN_2020&amp;StrLanguageCode=IT&amp;IntPcKey=&amp;StrLayoutCode=HIERARCHIC&amp;IntCurrentPage=1</ref>&gt; (2020-04-20).</p><p rendition="simple:layout_notes"><hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><ref target="OP05354_05.html#footnote-002-backlink">4</ref></hi>	Il documento è disponibile al seguente indirizzo: &lt;<ref target="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX</ref>:31958R0001&amp;from=IT&gt; (2020-04-20).</p><p rendition="simple:layout_notes"><hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><ref target="OP05354_05.html#footnote-001-backlink">5</ref></hi>	Il documento è disponibile al seguente indirizzo: &lt;<ref target="https://www.unece.org/info/media/news/statistics/2018/censuses-to-be-conducted-in-all-unece-member-states-in-the-2020-round-the-first-time-in-history/doc.html">https://www.unece.org/info/media/news/statistics/2018/censuses-to-be-conducted-in-all-unece-member-states-in-the-2020-round-the-first-time-in-history/doc.html</ref>&gt; (2020-04-20).</p><p rendition="simple:layout_notes"><hi rendition="simple:notes_numbersimple:_idGenCharOverride-1"><ref target="OP05354_05.html#footnote-000-backlink">6</ref></hi>	Il documento è disponibile al seguente indirizzo: &lt;<ref target="http://iate.europa.eu/switchLang.do?success=mainPage&amp;lang=it">http://iate.europa.eu/switchLang.do?success=mainPage&amp;lang=it</ref>&gt; (2020-04-20).</p>
      
      
      
      
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        <listBibl>
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