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        <title type="main" level="a">Introduzione</title>
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          <resp>This is a section of <title>Nel segno di Magellano tra terra e cielo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-467-0</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Lapo Casetti, Salomé Vuelta García</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.02</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This miscellaneous volume aims to commemorate the Iberian and European celebrations about Magellan that started in 2019. Specifically, the volume commemorates: the person and the image of Magellan on earth (celebrating the 500 years of his circumnavigation of the Earth) and in the universe (remembering the two Magellanic clouds); the Eddington’s journey and the Apollo XI flight to the moon, through many essays that investigate the concept of travel in its several attitudes (explorative, scientific, philosophical, introspective, literary) in Sciences and Humanities, from ancient to contemporary ages, in an intercultural perspective, following a thematic scheme and a cronological one as well, if it is possible.</p>
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            <item>Magellan</item>
            <item>travel</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.02<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.02" /></p>
      
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Introduzione</p><p rend="h1_author">Michela Graziani, Lapo Casetti, Salomé Vuelta García</p><p rend="text_NOindent">1. Il 10 agosto 1519 l’esploratore portoghese Magellano salpò da Siviglia per intraprendere un’impresa che nessun altro fino ad allora aveva realizzato: la circumnavigazione del globo, con la scoperta dello stretto che prese il suo nome. All’epoca l’evento venne definito, e ricordato poi nei secoli successivi, come ‘folle viaggio’, superamento del viaggio dantesco e di quello di Ulisse, per le numerose traversie a cui tutto l’equipaggio andò incontro, tra cui l’attraversamento dello stretto che occupò un mese a causa dei forti venti, e la morte dello stesso Magellano in prossimità delle Filippine che gli impedì di partecipare al completamento della sua impresa.</p><p rend="text">Ma il merito di Magellano, per lo scrivano di bordo Pigafetta, è stato anche quello di aver nominato per la prima volta, nel 1519, le due galassie satelliti della Via Lattea, le ‘Nubi di Magellano’: la grande e la piccola nube, visibili a occhio nudo solo dall’emisfero australe, unite tra loro dal cosiddetto ‘ponte magellanico’ e alla Via Lattea dalla ‘corrente magellanica’ (cfr. NASA’s Jet Propulsion Laboratory 2013).</p><p rend="text">Tra le missioni spaziali della NASA, una è stata ispirata proprio a Magellano: la Sonda Magellano lanciata nel 1989 che orbitò attorno a Venere tra il 1990 e il 1994, fotografando per la prima volta il pianeta e fornendo delle prime importanti informazioni su di esso (cfr. NASA Science Solar System Exploration 2019). Nel 1997 il nome Pigafetta è stato attribuito all’asteroide <hi rend="italic">52558 Pigafetta 1997 FR</hi> scoperto da Casulli (cfr. NASA’s Jet Propulsion Laboratory 2017).</p><p rend="text">L’8 marzo 1919 l’astronomo inglese Eddington salpò da Liverpool per le isole africane di lingua portoghese São Tomé e Príncipe con l’obiettivo di vedere un’eclissi solare totale, che osservata realmente il 24 maggio 1919, riuscì a comprovare la teoria della relatività di Einstein del 1915, decretando la fama dello scienziato tedesco a livello mondiale.</p><p rend="text">Il 20 luglio 1969 Neil Armstrong toccò per la prima volta il suolo lunare, ma tutto l’equipaggio dell’Apollo 11 riuscì a compiere un’impresa eccezionale per l’epoca: trasformare il viaggio sulla luna da fenomeno letterario (quale era stato fino al 1969) a esperienza reale (cfr. De Masi <hi rend="italic">apud</hi> Scozzai e Pizzorni 2017). Tra gli esempi letterari, il ricordo del viaggio cinquecentesco di Astolfo sulla luna per ritrovare il senno dell’umanità, celebrato nell’<hi rend="italic">Orlando Furioso</hi> (1516), ci sembra quello più appropriato.</p><p rend="text_NOindent">2. Tali avvenimenti umanistici e scientifici, accomunati dalla particolarità e unicità dei rispettivi viaggi intrapresi in epoche molto lontane tra loro, e a volte in situazioni politiche non favorevoli, sono stati commemorati nel 2019, un anno rivelatosi particolarmente ricco di festeggiamenti in tutta Europa: dai 550 anni della nascita di Machiavelli, ai 500 anni della morte di Leonardo da Vinci e della nascita di Tintoretto.</p><p rend="text">In Portogallo e in Spagna, che all’epoca di Magellano erano in conflitto per l’ampliamento dei propri traffici commerciali al di fuori dei confini europei, i festeggiamenti del viaggio di Magellano avviati nel 2019 (che in Portogallo dureranno fino al 2022) hanno decretato simbolicamente l’unione dei due paesi iberici, grazie all’iniziativa culturale del teatro São Luiz di Lisbona, che nei giorni 16-17 dicembre 2019 ha realizzato un concerto commemorativo di <hi rend="italic">vilancicos</hi> e <hi rend="italic">romances</hi> ripresi dai canzonieri iberici del XVI secolo e suonati sia dal gruppo spagnolo <hi rend="italic">Música Antigua</hi> che dal gruppo portoghese <hi rend="italic">Os músicos do Tejo</hi> (cfr. “Concerto comemorativo dos 500 anos da primeira viagem de circum-navegação”,<hi rend="italic"> </hi>2019). L’evento musicale è stato preceduto e seguito da una serie di iniziative culturali, tra cui convegni e mostre volute dal governo portoghese (cfr. “500 anos da primeira viagem de circum-navegação da Terra por Fernão Magalhães”,<hi rend="italic"> </hi>2019) e dalla casa reale spagnola (cfr. “Exposición:<hi rend="italic"> </hi>Fuimos los Primeros. Magallanes, Elcano y la Vuelta al Mundo”, 2019) che hanno simbolicamente contribuito a ricordare la duplice appartenenza, luso-spagnola, dello stesso Magellano: portoghese di nascita, ma appoggiato dalla casata reale spagnola e salpato dalla Spagna, perché rifiutato dal re portoghese Manuele I.</p><p rend="text">L’importanza reale e simbolica del viaggio di Magellano è stata confermata anche dall’UNESCO che nel 2017 lo ha inserito nell’elenco dei siti patrimonio dell’umanità, in quanto «universal and global road» che per secoli ha saputo unire Oriente e Occidente, l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico. Per questo aspetto simbolico di unione tra continenti e popoli diversi, il viaggio di Magellano è stato definito dall’UNESCO:</p><p rend="quotation_b">a global set of paths across the seas, continents, islands and even stars of all over the world. This route completes the star map of Earth thanks to the description of stars and constellations in the southern hemisphere. For example, the Clouds of Magellan and the Southern Cross were incorporated at that time, and became since then the Polar Star for seafarers in all navigations of the Antarctic Hemisphere. The route is perfectly described in hundreds of maps, chronicles and scientific literature over the last five centuries – documents that we can find in Archivo de Indias in Seville, Arquivo Nacional Torre do Tombo in Lisboa, Museo Naval in Madrid, Museu da Marinha in Lisboa, etc. It is not only a geographical trail (14.460 leagues/85.000km), since it has had a very high commercial, strategic and cultural value that linked many populations of the planet. It is a perfect symbiosis between nature and culture: the Magellan Route reflects its authenticity in natural items (waterways, mountains, bays, straits, cliffs, rivers, estuary, pampas and woodlands), most of them with names related with the First Voyage Around the World, and also with cultural reminiscences that manifest indelible marks (monuments, buildings, landscapes, chronicles, maps…). Undoubtedly, the most distinctive feature is established thanks to the outstanding collective memory that ensures the integrity that is still alive in the places along the Magellan Route. This is probably the main richness, which ensures the integrity of the route. Moreover, there is a clear willingness by many communities to develop innovative plans to make use of a possible transboundary site as a source of shared values of identity (UNESCO Word Heritage Centre 2017).</p><p rend="text">Del viaggio di Eddington, l’interessamento da parte del Portogallo non è motivato solo per la scelta della meta del viaggio (le isole di São Tomé e Príncipe), ma anche per i numerosi contatti tra Eddington e gli scienziati portoghesi dell’epoca, di cui abbiamo traccia nelle lettere studiate e pubblicate in riviste specializzate portoghesi, tra cui la rivista di «Física e Sociedade» (vol. 32) del Centro di Astronomia e Fisica della Facoltà di Scienze dell’Università di Lisbona, o in appositi volumi (cfr. Eddington e Einstein 1992). Tale interessamento è andato poi ad aumentare sia nel 2009, per le commemorazioni dei 90 anni del viaggio di Eddington, sia nel 2019 per il centenario, ed è stato ampiamente divulgato attraverso il Centro di Astronomia e Fisica di Lisbona, l’Istituto Camões di Lisbona e le maggiori testate giornalistiche portoghesi, tra cui <hi rend="italic">Público</hi> e <hi rend="italic">Diário de Notícias</hi>. In occasione del centenario è uscito il volume bilingue (portoghese-inglese) di Ana Simões e Ana Matilde Sousa, <hi rend="italic">Einstein, Eddington, e o/and the Eclipse: Impressões de Viagem/Travel Impressions</hi> (cfr. Simões e Sousa 2019), nel quale le autrici hanno approfondito i rapporti di Eddington con l’osservatorio astronomico di Lisbona prima e dopo la sua partenza nel 1919, mentre il 16 maggio 2019 è stata organizzata la mostra <hi rend="italic">E3-Einstein, Eddington e o Eclipse</hi>, presso il Museo Nazionale di Storia Naturale e della Scienza dell’Università di Lisbona. Ulteriori festeggiamenti si sono avuti in Francia con l’organizzazione del congresso internazionale <hi rend="italic">Arthur S. Eddington: From Physics to Philosophy and Back Again</hi>, presso l’Osservatorio Astronomico di Parigi, a cui ha partecipato anche l’Osservatorio Astronomico di Torino, come reso noto dall’INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica (cfr. Curir 2019).</p><p rend="text_top">3. Il presente volume intende unirsi ai festeggiamenti iberici del 2019 precedentemente ricordati e rendere omaggio sia alla figura di Magellano ‘in terra’ (ricordando i 500 anni della sua circumnavigazione del globo) e in ‘cielo’ (ricordando le nebulose di Magellano), sia al viaggio di Eddington che al viaggio lunare dell’Apollo XI, attraverso una miscellanea di saggi che indagano il concetto di viaggio nelle sue molteplici sfumature (esplorativa, scientifica, filosofica, introspettiva, scritturale), in ambito scientifico e umanistico, dall’epoca antica a quella contemporanea, in un’ottica interculturale, seguendo un raggruppamento tematico, e quando possibile, anche cronologico.</p><p rend="h2">Viaggi esplorativi e erranti: dal Cosmo a <hi rend="italic">El viaje del alma</hi></p><p rend="text">Il volume si apre con il saggio di Marco Romoli che indaga l’esplorazione del cosmo quale nuova frontiera dei viaggi spaziali. Come illustrato dallo studioso, una volta ‘chiuso’ il capitolo dell’esplorazione terrestre col raggiungimento dei poli geografici e delle più alte vette della Terra e delle fosse oceaniche, l’umanità ha rivolto la sua attenzione allo Spazio e all’esplorazione del Cosmo con uno sguardo e un intento diverso: non più solo con l’osservazione del cielo da terra, con strumenti sempre più sofisticati, ma con l’invio di satelliti, razzi e sonde sia automatici sia pilotati dall’uomo. A metà del secolo XX è iniziata la cosiddetta Era Spaziale, prima con la corsa alla Luna, poi con l’esplorazione del Sistema Solare e l’osservazione dell’Universo in nuove bande di radiazione elettromagnetica, come i raggi X e l’infrarosso. I motivi sono molto simili a quelli che spinsero le grandi nazioni, dal secolo XV in poi, verso l’esplorazione del mondo: sete di conoscenza, strategie geopolitiche, fame di risorse, conquista e avventura.</p><p rend="text">Se Romoli ha messo in risalto il viaggio quale nuova frontiera dell’esplorazione cosmica derivante dalla sete umana di conoscenza, nella tradizione biblica e nella letteratura ebraica antica il viaggio si è da sempre rivelato paradigma esistenziale. È l’imperativo di Genesi 12,1 rivolto ad Abramo: «Vattene (<hi rend="italic">lek-lekà</hi>) dalla tua terra, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre verso un paese che io ti indicherò», che nel saggio di Ida Zatelli offre drammaticamente l’immagine della condizione umana che scaturisce dalla Bibbia e dalle principali fonti antiche dell’ebraismo. È una partenza senza ritorno, verso una meta sconosciuta che si accetta con un atto di fiducia incondizionata. I patriarchi si autodefiniscono erranti e itineranti (vd. Genesi 47,9) e la strada (<hi rend="italic">derek</hi>), il cammino, assurgono a metafora della vita. La vera vita è oltre il mondo conosciuto; solo chi accetta il rischio di intraprendere un cammino lungo e periglioso conoscerà la ‘terra promessa’ cui tende l’avventura di Israele e dell’umanità.</p><p rend="text">Il concetto di viaggio come erranza viene affrontato e sviluppato da Adalberto Alves in riferimento alle erranze poetiche e geografiche dei poeti del Gharb al-Andalus, partendo da una prima emblematica riflessione: il <hi rend="italic">topos</hi> dell’erranza può essere ritenuto un aspetto caratterizzante della vita e dell’opera letteraria dei poeti del <hi rend="italic">Gharb</hi> andalusino? Le riflessioni successive consentiranno di addentrarci nella genesi della poesia araba nata proprio dalle erranze dei beduini del deserto e dalle lunghe odi<hi > (</hi><hi rend="italic" >qasidat</hi><hi >) che venivano recitate, di notte, nelle tende, sotto le stelle o attorno al fuoco. Ogni ode include sempre una sezione chiamata </hi><hi rend="italic" >nasib</hi><hi > in cui viene descritto il viaggio errante del beduino nel deserto. Questo </hi><hi rend="italic" >topos</hi><hi > tipico della poesia araba si riscontra anche nella poesia luso-araba di epoca medievale, di cui Alves fornisce vari esempi interessanti nel suo saggio.</hi></p><p rend="text"><hi >Nel </hi><hi rend="CharOverride-1" >Siglo de Oro </hi><hi >spagnolo alcuni testi letterari affrontano il </hi><hi rend="italic" >topos</hi><hi > del viaggio per mare quale metafora riflessiva del percorso umano. È il caso di alcune pièce religiose di Lope de Vega, </hi><hi rend="italic" >El viaje del hombre</hi><hi > (1584) e </hi><hi rend="italic" >El viaje del alma</hi><hi > (1604), che trattano la perplessità dell’Uomo nel scegliere tra il bene e il male ricorrendo al simbolo della nave. Tali pièce sono state analizzate da Salomé Vuelta García nel suo saggio, dove viene illustrata la perplessità umana sopra indicata attraverso la raffigurazione del </hi><hi rend="italic" >bivium</hi><hi >, il momento in cui, fin dall’antichità, il viandante o il pellegrino arrivava ad una biforcazione, ad un bivio di valenza morale. Ma nel saggio della studiosa non manca un importante, oltrechè interessante, riferimento alla</hi> trilogia delle tre barche <hi rend="italic">do Inferno</hi>, <hi rend="italic">do Purgatório</hi> e <hi rend="italic">da Glória</hi> del drammaturgo portoghese Gil Vicente, della quale nel 1539 venne pubblicato a Burgos un’anonima parafrasi in lingua spagnola, intitolata <hi rend="italic">Tragicomedia alegórica del Paraíso y del Infierno.</hi></p><p rend="h2">Magellano, Transilvano, Pigafetta tra Cinquecento e Settecento</p><p rend="text">In epoca umanistico-rinascimentale la figura di Massimilano Transilvano, fortemente legata a quella di Magellano per essere stato l’autore del <hi rend="italic">De Moluccis Insulis</hi> (primo resoconto della spedizione di Magellano-Elcano stampato nel 1523, due anni prima il resoconto di Pigafetta), viene disquisita da Letizia Vezzosi e István Rákózci. Letizia Vezzosi si sofferma proprio sul <hi rend="italic">De Moluccis </hi>e sugli aspetti contenutistici e linguistici che contribuiscono a creare un’immagine della spedizione, del ruolo della Spagna nel Nuovo Mondo e di Magellano quale eroe moderno che fortemente volle e ad ogni prezzo cercò di portare a termine la circumnavigazione del globo terrestre.</p><p rend="text"><hi >Lo studio di Rákózci analizza in modo critico la spedizione Magellano-El Cano partendo dalle prime informazioni fino alla proiezione cartografica, fornendo la rivalutazione del resoconto di Transilvano. Tale narrazione costituisce, per lo studioso, una sorta di ‘inclusione di informazioni’, ma al contempo una preziosa fonte di notizie per interpretare la storia dei dati sui mappamondi prodotti nel XVI secolo.</hi></p><p rend="text">Il saggio di Daria Perocco si concentra sulla figura di Magellano attraverso i paragoni tra le diverse notizie che sul viaggio o sull’immagine di Magellano compaiono nei primi racconti cinquecenteschi della circumnavigazione del globo: nei testi di Odoardo Barbosa, Massimiliano Transilvano, l’Anonimo Portoghese, Iuan Gaetan e, ovviamente, Antonio Pigafetta, mettendo in risalto anche alcune questioni editoriali particolarmente spinose.</p><p rend="text">Michela Landi propone una lettura settecentesca, francese, della figura e del viaggio di Magellano a partire dall’<hi rend="italic">Essai sur le moeurs</hi>, illustrando <hi rend="italic">in primis</hi> come nell’ottica di Voltaire i primi navigatori e scopritori di nuove terre erano, tanto nella produzione trattatistica quanto in quella fizionale, gli ingenui, i puri: solo a seguito delle loro scoperte, i successori, assetati di benessere e di potere, iniziarono a sfruttare e depredare le terre conquistate. A partire, quindi, dall’<hi rend="italic">Essai sur les moeurs</hi>, ed in particolare dal capitolo CXLIX intitolato «Du premier voyage autour du monde», la figura di Magellano viene confrontata con <hi rend="italic">Candide</hi> e con <hi rend="italic">L’Ingénu</hi>, mostrando come l’impronta aneddotica e insieme didascalica risponda, tanto in ambito fizionale quanto trattatistico, allo scopo che il <hi rend="italic">philosophe</hi> si era prefisso: l’educazione morale dell’uomo. La studiosa sottolinea che nel caso dell’<hi rend="italic">Essai sur les moeurs</hi>, è interessante notare come la prima linea di demarcazione stabilita dal papa Alessandro VI tra il dominio asiatico e americano venga messa in discussione dal viaggio di Magellano, che richiese una <hi rend="italic">de-demarcazione</hi>, ovvero uno spostamento della linea di confine tra le terre, dando così l’avvio ad una inarrestabile deriva al contempo geografica ed ermeneutica non così lontana dal pensiero dell’avversario Rousseau. </p><p rend="h2">Viaggi letterari e geografici tra Francia, Portogallo e Italia</p><p rend="text">Nel basso medioevo il ‘caso’ letterario del <hi rend="italic">Joufroi de Poitiers</hi> (romanzo francese del XIII secolo), nel quale confluiscono al suo interno vari viaggi e riferimenti intertestuali, diventa oggetto di studio del saggio di Roberta Manetti. Il protagonista del romanzo richiama il primo trovatore, Guglielmo VII conte di Poitiers, così come viene dipinto dai cronisti e dalla <hi rend="italic">vida</hi> duecentesca: valente cavaliere e insaziabile dongiovanni, con spiccata inclinazione alla burla. Il romanzo ne fa anche un gran viaggiatore attraverso i territori dei Plantageneti, insulari e continentali, e nel Ducato di Borgogna. Oltre ad andare a Tonnerre per un’avventura che collega l’opera a un romanzo occitano, <hi rend="italic">Flamenca</hi>, Joufroi passa due volte la Manica e tocca diverse città. La studiosa si chiede se si tratti di itinerari che l’autore ha tracciato in base a reminiscenze letterarie oppure a esperienza diretta. Questa, pare senz’altro da presupporre per la parte continentale: Tonnerre e Montpellier, luogo dove dichiara di aver reperito un manoscritto con la storia originale. È un testo parodico a più livelli e non privo di satira politica ai danni dei Capetingi e dei loro più potenti vassalli, che si ritrova in due romanzi occitani confezionati a Montpellier: il citato <hi rend="italic">Flamenca</hi> e <hi rend="italic">Jaufre</hi>, che come il <hi rend="italic">Joufroi de Poitiers</hi> ha viaggiato dall’area di redazione all’Italia settentrionale.</p><p rend="text"><hi >Fin dall’epoca medievale, il Portogallo ha stretto fortissimi legami culturali, commerciali e politici con la penisola italiana. Come illustrato da Claudio Tro-<lb/>gnoni, nella città di Roma la presenza portoghese è attestata almeno a partire dal Trecento. Luogo da sempre fonte d’ispirazione per scrittori e artisti di ogni nazionalità, Roma è stata in grado di attrarre, nel corso dei secoli, un più che di-<lb/>screto numero di autori portoghesi, i quali, di volta in volta, si sono approcciati alla città in quanto culla del Cattolicesimo oppure come luogo in cui ritrovare le proprie, indimenticate, radici latine e classiche. Il saggio dello studioso mette in luce la maniera in cui Roma ha saputo ispirare gli autori portoghesi in viaggio nella città, tentando di isolare e descrivere eventuali punti di contatto tra loro.</hi></p><p rend="text">Lo scenario italiano ritorna nel libro di racconti di viaggio, <hi rend="italic">Una primavera in Italia</hi>, di Abel Salazar, scelto da Carla Marisa da Silva Valente quale corpus centrale del suo saggio. L’autore portoghese presenta le considerazioni di un viaggiatore-narratore su alcune città italiane, il quale in diversi momenti dei suoi racconti evidenzia la distinzione tra il turista, il viaggiatore e il <hi rend="CharOverride-1">Baedeker</hi>. Il testo analizzato è modellato da una serie di fattori che hanno condizionato l’interpretazione del profilo del viaggiatore: la natura dei sottogeneri testuali coltivati, il contesto storico e i codici letterari dell’epoca. Partendo da una introduzione sull’autore, l’opera e le prospettive della letteratura di viaggio nella prima metà del secolo XX, e riflettendo sulla definizione di Cohen riguardante il profilo del turista, la studiosa presenta un’analisi critica dell’interpretazione della figura del viaggiatore, insieme alle sue sfaccettature, da parte dell’eclettico autore portoghese Abel Salazar, elogiate o criticate nei suoi racconti di viaggio. </p><p rend="h2">Viaggi missionari e archeologici attraverso documenti inediti</p><p rend="text">Dal Cinquecento al Settecento un ruolo culturale molto importante è stato svolto dai padri gesuiti, i quali con i loro ripetuti viaggi in Asia e in Brasile hanno permesso di far conoscere all’Europa del Cinquecento e del Seicento nuove realtà geografiche e culturali. Al riguardo, il saggio di Mariagrazia Russo, oltre a tracciare i principali aspetti e gli eventi più salienti della vita del gesuita napoletano Domenico Fuciti (1623-1696), prende in considerazione le coordinate storiche che riguardano l’attività missionaria di Fuciti nella Cocincina del Seicento e la sua ostilità verso la Società per le Missioni Straniere di Parigi, i cui membri furono inviati nella penisola indocinese dalla <hi rend="italic">Sacra Congregatio de Propaganda Fide.</hi> La studiosa pone altresì l’attenzione sulle questioni religiose e socio-culturali che emergono da una lettura critica dell’inedita <hi rend="italic">Relazione della Missione</hi>, conservata nell’<hi rend="italic">Archivum Romanum Societatis Iesu </hi>(ARSI). </p><p rend="text">Rimanendo nel contesto secentesco vietnamita, il saggio di Carlo Pelliccia presenta un’altra inedita e anonima relazione manoscritta custodita sempre presso l’<hi rend="italic">Archivum Romanum Societatis Iesu </hi>(ARSI). Del documento vengono esaminate le notizie storico-politiche, socio-culturali ed etno-antropologiche inserite nel codice, nonché il fenomeno di arricchimento culturale che esse hanno generato nell’Europa dell’epoca.</p><p rend="text">Nel Settecento, il rinvenimento di un’anonima relazione delle Piramidi d’Egitto avvenuto nel 1743, permette di dare nuova luce e importanza ai viaggi archeologici in Egitto. Il saggio di Nikola Bellucci intende fornire delle notizie preliminari sul contesto di rinvenimento dell’inedita relazione in vista della prossima edizione critica del documento.</p><p rend="h2">Viaggi tra Oriente e Occidente, tra realtà e leggenda</p><p rend="text">La saga dell’Olandese Volante, celebrata nel saggio di Patrizio Collini, che ha le sue origini in Vasco da Gama con la sua prima epica circumnavigazione dell’Africa – che, però, già nei <hi rend="italic">Lusiadi </hi>viene corredata di tratti demoniaco-faustiani –, nel corso dei secoli ha subito le più sorprendenti variazioni e metamorfosi. Dopo oltre due secoli di ulteriori rivisitazioni, lo studioso ricorda come la saga ricompaia in età romantica in tutta la sua spettacolarità: da una parte la più nota versione eroica e penitenziale di Richard Wagner, degna di una <hi rend="italic">grande opera</hi>, dall’altra la versione dissacrante e libertina di Heinrich Heine ai sensi della sua sansimoniana ‘religione della gioia’. </p><p rend="text">Nel Cinquecento, i viaggi di scoperta portoghese oltre a indirizzarsi per la prima volta verso il Brasile (1500), proseguirono in tutto il sud est-asiatico fino alla Cina e al Giappone. Il saggio di Cristina Rosa amplia le raffigurazioni già esistenti sull’Asia portoghese, indagando alcuni resoconti di viaggiatori italiani che nel XVI secolo si spinsero nell’Asia orientale. Il loro merito è quello di aver lasciato alcune opere importanti elaborate dopo il rientro in patria, che avevano come motivazione dichiarata non soltanto quella di lasciare una memoria tangibile delle loro esperienze di vita, ma anche quella di offrire al pubblico colto della Vecchia Europa e alle persone interessate a quelle aree geografiche per motivi professionali, dei materiali utili per una migliore comprensione del mondo. Questi testi, prodotti nel rispetto di determinati canoni letterari già relativamente ben definiti, sono spesso documenti capaci di testimoniare le esperienze di viaggio nell’epoca delle grandi esplorazioni geografiche in Estremo Oriente dopo il viaggio di Vasco da Gama.</p><p rend="text">La traversata degli scopritori portoghesi del Cinquecento verso la ‘grande porta d’Oriente’ è celebrata in <hi rend="italic">Navegações</hi> di Sophia de Mello Breyner Andresen e analizzata da La Salette Loureiro nel suo saggio. La studiosa si sofferma in modo approfondito sulla traversata perché, intrapresa nel segno dell’audacia e dell’avventura, portò alla rivelazione, al disvelamento di un mondo reale, vero, non ancora nominato, configurandosi come ritorno alle origini. In tal senso, se i viaggi degli scopritori esprimono l’incontro con l’Altro, il diverso, nella poesia di Sophia de Mello Breyner Andresen tali viaggi sono anche il reincontro con l’Io e un ritorno alle Origini, ovvero un reincontro con il tempo primordiale, il Paradiso Perduto, e per questo esprimono simbolicamente un viaggio iniziatico da cui scaturisce la scoperta dell’Essere. Dunque <hi rend="italic">Navegações</hi> é una sorta di circumnavigazione, poiché è al contempo una uscita e un ritorno al punto di partenza, un ritorno a casa, attraverso il mare.</p><p rend="text">«Tornai alla mia gente, signori miei, dopo una lunga assenza», così reca l’incipit del romanzo <hi rend="italic">Mawsim al-hi</hi><hi rend="italic">ğ</hi><hi rend="italic">ra ilā šimāl </hi>[La stagione della migrazione a Nord, 1967] dello scrittore sudanese al-<hi rend="CharOverride-2">Ṭ</hi>ayyib Mu<hi rend="CharOverride-2">ḥ</hi>ammad <hi rend="CharOverride-2">Ṣ</hi>āli<hi rend="CharOverride-2">ḥ</hi> A<hi rend="CharOverride-2">ḥ</hi>mad (1929-2009), analizzato da Paolo La Spisa, il cui intento è quello di parlare del ritorno come ritrovamento dell’identità dopo l’esperienza estraniante e alienante della migrazione. Il romanzo, come evidenzia lo studioso, non solo rappresenta un punto di svolta nella letteratura araba contemporanea, dove il viaggio, l’esperienza dello straniamento, dell’alienazione e in ultima analisi della scissione dell’Io del protagonista acquistano una posizione centrale, ma si situa all’interno di una tradizione letteraria ben precisa che ebbe inizio in Egitto nei primi decenni del Novecento. Il riferimento va al <hi rend="italic">Voyage en Orient</hi> di Nerval, nel quale l’autore dichiara la sua intenzione di unirsi ad una donna araba, figlia di una terra considerata madre dell’umanità, non tanto per spirito di conquista, bensì per identificarsi con un altro-da-sé, alla ricerca di un’esperienza estraniante.</p><p rend="text">A partire dalle opere di Mário Cláudio <hi rend="italic">Peregrinazione di Barnabé delle Indie</hi> (1998), <hi rend="italic">I Naufragi di Camões</hi> (2017) e la pièce teatrale <hi rend="italic">L’Isola d’Oriente</hi> (1989), il saggio di Catarina Nunes de Almeida mette in risalto il modo in cui l’autore riscrive il viaggio di scoperta e costruisce l’immagine dell’Oriente. Nello specifico, la studiosa analizza l’idea d’Oriente e la memoria dei viaggi marittimi portoghesi non solo dal punto di vista della poetica individuale di Mário Cláudio, ma anche alla luce di un discorso estetico, storico e immaginario collettivo.</p><p rend="h2">Le molteplici frontiere letterarie e artistiche del viaggio: metamorfosi, cronotopi, fototesti</p><p rend="text">A partire dal saggio di impianto teorico di Annabela Rita che analizza in modo preciso e dettagliato alcuni tra i paradigmi più salienti delle narrative di viaggio, tra cui le metamorfosi dello sguardo e dei modelli, con particolare attenzione alla dimensione estetica, in quanto indice dei segnali di trasformazione della cultura europea, i saggi successivi si collocano all’interno di tali riflessioni spazio-temporali per indagare le molteplici frontiere del viaggio nella letteratura lusofona e italiana e nella tradizione artistica portoghese di epoca contemporanea.</p><p rend="text">All’interno della letteratura italiana del Novecento, tre testi paradigmatici dell’ambito metafisico e fantastico, nei quali il tema del viaggio è declinato in rapporto ad un diverso modello testuale, vengono presi in esame da Teresa Spignoli. Si tratta di <hi rend="italic">Ebdòmero</hi> di Giorgio De Chirico, <hi rend="italic">La partenza dell’Argonauta</hi> di Alberto Savinio, <hi rend="italic">Il Mar delle Blatte</hi> di Tommaso Landolfi. Nel primo, De Chirico utilizza il modello archetipico del viaggio di Ulisse all’interno di un immaginario onirico di tipo metafisico, nel secondo Savinio opera una riscrittura parodica delle <hi rend="italic">Argonautiche</hi> di Apollonio Rodio – viaggio mitico per eccellenza – mentre nel terzo (<hi rend="italic">Il Mar delle Blatte)</hi> Landolfi riprende i caratteri propri del romanzo d’avventura di Salgari. Tutti e tre i testi si connotano come viaggi immaginari, verso un altrove irraggiungibile, rappresentato simbolicamente dall’isola edenica, perduta e sognata anche dal marinaio di Pessoa.</p><p rend="text">Se il concetto di cronotopo associato al viaggio di solito fa riferimento ad un mutamento di luogo e di spazio da parte di un soggetto, attraverso lo spostamento fisico attivo entro un tempo incontrollato, il saggio di Maria Caterina Pincherle esplora la possibilità di usare lo stesso concetto per un’operazione diversa, che coinvolge spazio e tempo in altre posizioni rispetto al soggetto, ovvero, l’immobilità fisica e l’indagine nel tempo. Lungi dal trattare solamente di temi attuali, alcuni grandi romanzi brasiliani degli ultimi anni scavano, esplicitamente o implicitamente, nello spazio e ritrovano le radici del presente in luoghi ormai cancellati dal palinsesto urbano: le <hi rend="italic">senzalas</hi> e la schiavitù rivivono così negli echi di opere molto diverse tra loro come <hi rend="italic">Becos da memória</hi>, di Conceição Evaristo (2006), <hi rend="italic">Passageiro do fim do dia</hi>, di Rubens Figueiredo (2010), e <hi rend="italic">O amor dos homens avulsos</hi>, di Victor Heringer (2016), tra altri.</p><p rend="text">Con un specifico riferimento al recente lavoro dello scrittore italiano Giorgio Vasta e del fotografo iraniano Ramak Fazel, <hi rend="italic">Absolutely nothing</hi>, il saggio di Federico Fastelli analizza la tradizione del fototesto e del fotoreportage di viaggio. L’opera in questione, pubblicata dalla casa editrice Humboldt, in collaborazione con Quodlibet, fa parte di una innovativa proposta editoriale volta al rinnovamento di un genere di norma trascurato dagli studi letterari, sia per il proprio carattere ibrido – sospeso nella perenne dialettica tra la sua componente verbale e quella iconica – sia per la dimensione paraletteraria spesso imputata all’intera tradizione del racconto di viaggio. In questo senso, lo studioso si propone di collocare <hi rend="italic">Absolutely nothing</hi> entro tale tradizione, discutendone le caratteristiche principali rispetto alla cosiddetta ‘retorica dei parerga’ (Cometa), ovverosia alla struttura formale dei rimandi tra il materiale verbale e quello fotografico, nonché rispetto ai significati allegorici intesi dai luoghi del viaggio, le <hi rend="italic">ghost town</hi> americane, città una volta abitate e oggi diventate deserti.</p><p rend="text"><hi >A partire dal tema del viaggio e delle migrazioni forzate nella contemporaneità, il saggio di Egídia Souto si interroga sulle varie forme di viaggio e di raffigurazione dello stato del mondo in un tempo di resilienza, attraverso le serie di dipinti </hi><hi rend="italic" >Metamorfoses da Humanidade</hi><hi > (2018) di Graça Morais e </hi><hi rend="italic" >Migrantes</hi><hi > di José de Guimarães, per comprendere il modo in cui gli artisti rappresentano l’umanità.</hi></p><p rend="h2">Dal viaggio di Eddington al ricordo letterario dell’Apollo XI</p><p rend="text"><hi >Gli ultimi tre saggi del volume concludono simbolicamente e ciclicamente la presentazione qui avviata: a partire dall’ambito scientifico, ad esso intendiamo tornare per abbracciare metaforicamente i due saperi (umanistico e scientifico) qui celebrati nel ricordo del viaggio di Magellano.</hi></p><p rend="text">Lapo Casetti illustra l’importanza del viaggio di Eddington nelle isole di São Tomé e Príncipe e quello di Frank Watson Dyson a Sobral (nord del Brasile) per l’affermazione della teoria della relatività di Einstein attraverso l’osservazione dell’eclissi solare del 1919. All’epoca il nome di Albert Einstein era ben noto ai fisici e a molti intellettuali, ma del tutto sconosciuto al grande pubblico. Nel novembre del 1919, prima il <hi rend="italic">Times</hi> di Londra e poi il <hi rend="italic">New York Time</hi>s aprono con titoli come ‘Rivoluzione nella scienza: nuova teoria dell’universo, le idee di Newton capovolte’ e ‘Luci distorte nel cielo: la teoria di Einstein trionfa’ e Einstein diviene immediatamente e per tutti lo scienziato per eccellenza. Dietro a quei titoli vi era il resoconto che Eddington e Dyson avevano presentato alla Royal Society di Londra per illustrare i risultati delle due spedizioni: all’isola di Príncipe e a Sobral, organizzate in contemporanea per osservare l’eclissi di Sole del 26 maggio 1919 e verificare la previsione di Einstein sulla deflessione della luce da parte del campo gravitazionale del Sole (le ‘luci distorte nel cielo’ del <hi rend="italic">New York Times</hi>), basata sulla teoria della relatività generale pubblicata nel 1915. La fama planetaria di Einstein si deve, quindi, a due viaggi verso due zone remote (all’epoca): le isole dell’Atlantico e Sobral.</p><p rend="text">A partire dai primi trattati astronomici cinquecenteschi portoghesi, il saggio di Michela Graziani mette in risalto sia il fascino e l’importanza che, in età moderna, l’astronomia ha avuto nella cultura portoghese (all’interno di un contesto europeo), sia la figura e il viaggio di Magellano rivisitati nella letteratura portoghese del Novecento. Il saggio pone altresì l’attenzione sul concetto metaletterario di viaggio e sulla nube di Magellano che nella letteratura lusofona della seconda metà del Novecento è stata transcreata dai poeti concretisti brasiliani.</p><p rend="text">Giovanna Fiordaliso recupera il ricordo dell’Apollo XI e del suo atterraggio lunare attraverso l’analisi del romanzo di Muñoz Molina, <hi rend="italic">El viento de la luna</hi>, pubblicato nel 2006. Ambientato a Mágina, una cittadina della provincia andalusa, nel 1969, racconta la crescita di un tredicenne affascinato dalle vicende dell’Apollo XI e del suo atterraggio sulla luna. La sua osservazione della terra e della luna ci restituiscono un’immagine della realtà in cui il passato incombe sulla giovane vita del protagonista, che vuole invece rompere ogni suo legame con la famiglia, e con una dittatura che trattiene ogni libera espansione della mente e dell’animo. Grazie a un punto di vista invertito, con un nuovo e coraggioso modo di vedere e recepire gli eventi, la luna diventa il luogo da cui guardare la terra, che acquista così un nuovo senso e una nuova dimensione.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">“500 anos da primeira viagem de circum-navegação da Terra por Fernão Magalhães.”<hi rend="italic"> </hi>2019.<hi rend="italic"> </hi>República Portuguesa. <ref target="https://www.portugal.gov.pt/pt/gc21/comunicacao/noticia?i=500-anos-da-primeira-viagem-de-circum-navegacao-da-terra-por-fernao-magalhaes">https://www.portugal.gov.pt/pt/gc21/comunicacao/noticia?i=500-anos-da-primeira-viagem-de-circum-navegacao-da-terra-por-fernao-magalhaes</ref> (12/20). </p><p rend="bib_indx_bib">“Concerto comemorativo dos 500 anos da primeira viagem de circum-navegação.” 2019. 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Pizzorni. 2017. “La lunga notte della diretta dell’allunaggio.” <hi rend="italic">Focus</hi> 21 luglio <ref target="https://www.focus.it/cultura/storia/la-lunga-notte">https://www.focus.it/cultura/storia/la-lunga-notte</ref> (12/20).</p><p rend="bib_indx_bib">Simões, A., e A. M. Sousa. 2019. <hi rend="italic">Einstein, Eddington, e o/and the Eclipse: Impressões de Viagem/Travel Impressions</hi>. Lisboa: Chili com Carne.</p><p rend="bib_indx_bib">UNESCO Word Heritage Centre. 2017.<hi rend="italic"> </hi>“Route of Magellan. First around the World.”<hi rend="italic"> </hi><ref target="https://whc.unesco.org/en/tentativelists/6212/">https://whc.unesco.org/en/tentativelists/6212/</ref> (12/20).</p>
      
      
      
      
      
      
      
      
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          <head>References</head>
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