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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Il viaggio come paradigma esistenziale nella Bibbia e nella letteratura ebraica antica</title>
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          <persName n="1">
            <forename>Ida</forename>
            <surname>Zatelli</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Nel segno di Magellano tra terra e cielo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-467-0</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Lapo Casetti, Salomé Vuelta García</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.05</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The divine command issued to Abraham in Genesis 12,1: «Go (lek-lekà) from your country and your kindred and your father’s house to the land that I will show you», presents us with a dramatic image of the human existence as it unfolds in the Bible and in the ancient Hebrew texts. It is a departure for an undisclosed destination from which there is no coming back, an act of unconditional trust. The patriarchs describe themselves as wanderers and nomads (see Genesis 47,9) and the road (derek), the way becomes a metaphor for life. True life lies beyond the known world; only those who take upon themselves to embark on a long and perilous journey will see the “promised land” towards which Israel’s and humanity’s adventure leads.</p>
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            <item>travel</item>
            <item>Bible</item>
            <item>Jewish tradition</item>
            <item>Abraham the Patriarch</item>
            <item>Exodus</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.05<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.05" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Il viaggio come paradigma esistenziale nella Bibbia <lb/>e nella letteratura ebraica antica</p><p rend="h1_author">Ida Zatelli</p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_1"><hi rend="italic">Sia la Tua volontà, Signore mio Dio, di farmi andare in pace, di dirigere i miei passi in pace e di guidarmi in pace. Salvami da ogni avversario o agguato lungo la via, benedici l’opera delle mie mani e fa sì che io trovi grazia, benevolenza e clemenza ai Tuoi occhi e agli occhi di tutti coloro che mi vedono. Benedetto sei Tu, Signore, che ascolti la preghiera.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_3"><hi rend="italic">Tefillat ha-derek, </hi>Preghiera per il viaggio (Talmud Babilonese, <hi rend="italic">Berakot</hi> 29b)</p><p rend="text">Molto vario, ricco e intenso è il lessico che nella Bibbia indica viaggiare, mettersi in cammino, mettersi in marcia, andare, muoversi, migrare. Uno dei verbi principali, <hi rend="italic CharOverride-1">נסע</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">nasa</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ʽ</hi>, si ritiene che indichi in origine «estrarre (i pali della tenda)», facendo derivare per estensione i significati di «mettersi in cammino» e «viaggiare» (Kaddari 2005, 912). Siamo subito trasportati in un mondo di seminomadi in cui una cultura dimorfa di pastori, allevatori e piccoli agricoltori richiedeva la ricerca di terreni sempre nuovi. In Isaia 33,20 la Gerusalemme futura e ideale, cui il popolo di Israele aspira è «un luogo di riposo, una tenda che non si smonta, i cui picchetti non si devono più svellere, i cui tiranti non si spezzano più» (Kaddari 2005, 914)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="05.html#footnote-005">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il frequente passaggio di questo lessico dal senso spaziale-geografico al senso metaforico-figurato ci induce a considerare con particolare attenzione l’imperativo di Genesi 12,1 rivolto al patriarca Abramo: «Vattene (<hi rend="italic">lek-lekà</hi> espresso in modo perentorio) dalla tua terra, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre verso un paese che io ti indicherò». Abbiamo un’immagine drammatica della condizione umana quale scaturisce dalla Bibbia e dalle principali fonti antiche dell’ebraismo. È una partenza senza ritorno, verso una meta sconosciuta, che si accetta con un atto di fiducia incondizionata. Abramo – così come lo dipinge la grande letteratura biblica – è ormai molto anziano e sapiente e intraprende tardi nella sua vita un’avventura che, normalmente, è propria della giovinezza. Lascia alle spalle il passato e compie un gesto di enorme audacia, un salto nel vuoto, di cui non si può indovinare l’esito finale (Ska 2003, 17), confidando solamente e pienamente in Dio. Israele si è riconosciuto in questo antenato che ha vissuto prima del suo popolo tutti i rischi che esso ha dovuto affrontare durante le vicende drammatiche succedutesi nel corso della sua storia.</p><p rend="text">È una partenza ineluttabile, che adombra l’esilio e la deportazione futuri a incominciare dall’esilio di Babilonia (587-538 a.e.v.). Si profila per Israele una visione ideale che si distingue su questo punto da quella della Grecia. Nella grande epopea dell’Odissea lo scopo ultimo dell’eroe è quello di rientrare nella sua patria e ritrovare la propria sposa e la propria famiglia: tornare dunque al mondo conosciuto, al quale si appartiene. Colui che ritorna dopo tante esperienze e prove superate è una personalità matura che ha ‘trovato sé stesso’, secondo la formula socratica: «conosci te stesso», che porta a scoprire l’io autentico. Non è questo l’orizzonte biblico in generale nel quale si staglia la figura di Abramo, che affronta una ‘partenza senza ritorno’. La vera vita è oltre il mondo conosciuto. Abramo va a cercare la sua identità e il suo destino in un ‘altrove’ (Ska 2003, 18-9), in un universo sconosciuto che non gli appartiene.</p><p rend="text">Anche l’Esodo dall’Egitto costituisce un’incognita per il popolo ebraico, che è restio a lasciare un paese di oppressione, ma tuttavia conosciuto, familiare<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="05.html#footnote-004">2</ref></hi></hi>. Deve affrontare le prove interminabili di un lunghissimo cammino nel deserto, manderà esploratori verso quella terra che gli è stata indicata come promessa, ma che incute timore e ritiene popolata da giganti e creature ostili. Eppure, bisogna andare avanti come aveva fatto Abramo senza guardarsi indietro, mai, proseguire il cammino, perché chi guarda indietro rischia di rimanere immobilizzato, di diventare una statua di sale, come la moglie di Lot (Genesi 19,26). Bisogna avventurarsi sempre oltre e lasciar cadere le proprie ingombranti sicurezze. Il patriarca Giacobbe di fronte al Faraone che gli chiede quanti anni ha risponde: «centrotrent’anni di vita errabonda, pochi e difficili sono stati gli anni della mia vita e non hanno raggiunto il numero degli anni dei miei padri, vissuti anch’essi errabondi» (Genesi 47,9).</p><p rend="text">Potremmo chiederci se non sussista il rischio di perdersi nella «selva oscura» – come direbbe Dante –, nella «valle tenebrosa» – come si esprimono i Salmi. Certo, il pericolo e l’errore, la ‘deviazione’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="05.html#footnote-003">3</ref></hi></hi> sono sempre in agguato e possono portare alla rovina materiale e morale. Un termine allora assume un’importanza particolare: la ‘via’, la ‘strada’, <hi rend="italic">derek</hi> in ebraico, che dal senso spaziale-geografico passa, soprattutto nella letteratura sapienziale e nella sfera religiosa, ad ampi valori traslati e diventa sinonimo di condotta e comportamento umani.</p><p rend="text">Se si è fedeli ai disegni divini, alla <hi rend="italic">Torà</hi>, agli insegnamenti ricevuti dall’alto, allora il cammino diventerà sicuro (Sauer 1978, 397-98):</p><p rend="quotation_b">Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio sentiero (Salmo 119,105).</p><p rend="text">Il Signore stesso spianerà le vie e le renderà percorribili (Beitzel 1992, 647-48); sono le strade che dovranno ricondurre gli esuli di Babilonia nella loro Terra, le strade «diritte» che porteranno tutti i fedeli alla Terra promessa dal Signore. Questo è il panorama che si apre con la letteratura profetica:</p><p rend="quotation_b">Una voce grida: “Nel deserto preparate la via del Signore, appianate nella steppa una grande strada per il nostro Dio”. </p><p rend="quotation_b">Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati;</p><p rend="quotation_b">il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura.</p><p rend="quotation_b">Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato (Isaia 40,3-5).</p><p rend="quotations_quotation_b2">Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono, li guiderò per sentieri sconosciuti;</p><p rend="quotations_quotation_b2">trasformerò davanti a loro le tenebre in luce, i luoghi aspri in pianura.</p><p rend="quotations_quotation_b3">Tali cose io ho compiuto e non cesserò di compiere (Isaia 42,16).</p><p rend="quotations_quotation_b2">Essi erano partiti nel pianto ed io li riporterò tra le consolazioni;</p><p rend="quotations_quotation_b2">li condurrò a fiumi d’acqua per una strada diritta in cui non inciamperanno;</p><p rend="quotations_quotation_b3">perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito (Geremia 31,9).</p><p rend="text">Nel <hi rend="italic">Nuovo Testamento</hi> è Gesù stesso nel suo discorso di addio in Giovanni 14,6 a definirsi «via, verità e vita»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="05.html#footnote-002">4</ref></hi></hi>. La verità e la vita sono per coloro che hanno affrontato il cammino arduo e periglioso. È la «via» che è stata aperta proprio da Abramo e che ci porterà verso l’oltre che sarà svelato alla fine dei tempi. Tutta la letteratura biblica è un continuo svelamento di realtà sconosciute, di ciò che verrà. L’interpretazione stessa del testo in senso tradizionale è intesa come svelamento, una continua rivelazione (che si condenserà poi nel termine finale, ‘Apocalisse’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="05.html#footnote-001">5</ref></hi></hi>).</p><p rend="text">Nella tradizione biblica ebraica e successivamente cristiana l’azione e l’immagine del viaggio assurgono a paradigma sacrale e trascendentale trasformandosi in obbligo e precetto nella forma del <hi rend="italic">pellegrinaggio</hi>. Tra le espressioni che lo caratterizzano in ebraico hanno un ruolo di grande preminenza i termini che indicano «salire», <hi rend="italic">‘ala </hi>in ebraico. Questa radice<hi rend="italic"> </hi>compare quasi novecento volte nella Bibbia. Nell’Israele pre-esilico si compivano pellegrinaggi a vari santuari regionali e nazionali, fra i quali possiamo menzionare Shilo e Bethel. Dopo la riforma deuteronomistica il culto si accentra progressivamente nel Tempio di Gerusalemme, la città posta sul monte, e proprio al Tempio sul Monte Sion convergeranno, saliranno folle di pellegrini festanti e anelanti ad avere esperienza della presenza di Dio, che nel Tempio ha la sua dimora.</p><p rend="text">Dopo un lungo e difficile cammino questa umanità cerca il contatto con il sacro, in particolare attraverso una visione (Smith 1997; Zatelli, e Vergari 2020):</p><p rend="quotation_b">L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:</p><p rend="quotation_b">quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Salmo 42,3).</p><p rend="text">Dai confini del popolo di Israele l’immagine del pellegrinaggio a Gerusalemme si estende a tutte le genti della terra, che in una potente visione profetica e messianica compiranno l’ascensione al Tempio della Città Santa. Alla fine dei tempi, in un generale moto di universalismo centripeto, tutti affluiranno a Gerusalemme:</p><p rend="quotation_b">Alla fine dei giorni il monte del Tempio del Signore</p><p rend="quotation_b">sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli;</p><p rend="quotation_b">ad esso affluiranno tutte le genti.</p><p rend="quotation_b">Verranno molti popoli e diranno:</p><p rend="quotation_b">“venite, saliamo sul monte del Signore,</p><p rend="quotation_b">al Tempio del Dio di Giacobbe,</p><p rend="quotation_b">perché ci indichi le sue vie</p><p rend="quotation_b">e possiamo camminare per i suoi sentieri”.</p><p rend="quotation_b">Perché da Sion uscirà la legge</p><p rend="quotation_b">e da Gerusalemme la parola del Signore (Isaia 2,2-3)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="05.html#footnote-000">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel corso dei secoli tanti viaggiatori e pellegrini ebrei e cristiani hanno affrontato il lungo, avventuroso itinerario verso la Terra di Israele, per giungere sino al sacro monte del Tempio a Gerusalemme, rendendo sempre più pregnante il concetto di «salita», «ascensione», <hi rend="italic CharOverride-1">ʽ</hi><hi rend="italic">aliyya</hi> in ebraico. Mi limito a ricordare alcuni nomi tra i moltissimi viaggiatori ebrei, come Binyamin ben Yonà di Tudela, spagnolo, che compì il suo viaggio nella seconda metà del XII secolo e ci ha lasciato un libro in cui ha descritto le numerose comunità ebraiche che ha visitato, fornendoci un ampio quadro delle loro condizioni politiche ed economiche (Busi 1998). Dall’Italia partirono, fra i tanti, Meshullam ben Menachem da Volterra nel 1481, un facoltoso mercante, i cui resoconti di viaggio rappresentano tuttora un’importante fonte storica (Sestieri 1936 e Veronese 1989), e ‘Ovadyà Yaré da Bertinoro nel 1488-1490, le cui lettere dalla Terra di Israele sono da annoverare tra i documenti più belli della letteratura di viaggio (Busi 1991).</p><p rend="text">Il viaggio è inteso dunque come un lungo e difficile cammino verso l’altrove, per raggiungere una terra promessa stillante latte e miele, dove si troverà una vita vera, piena e libera. Il viaggio si trasforma infine in ascesa universale e festosa verso le vette della santità.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Beitzel, B. J. 1992. “Travel and Communication.” In </hi><hi rend="italic" >The Anchor Bible Dictionary</hi><hi >, a cura di D. N. Freedman, et al. vol. 6, 644-48. New York: Doubleday.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Busi, G., a cura di. 1988. Benyamîn ben Yônah di Tudela, <hi rend="italic">Itinerario</hi>. Rimini: Luisè Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">Busi, G. 1991. ‘Ovadyah Yare da Bertinoro, <hi rend="italic">Lettere dalla Terrasanta</hi>. Rimini: Luisè Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">Kaddari, M. Z. 2005. “<hi rend="italic CharOverride-1" >נָסַע</hi><hi rend="italic"> nāsa‘</hi>.” In <hi rend="italic">Grande lessico dell’Antico Testamento</hi>, a cura di G. J. Botterweck, H. Ringgren, e H.-J. Fabry. vol. 5. Brescia: Paidea (ed. orig. tedesca 1984-1986): 911-15.</p><p rend="bib_indx_bib">Sauer, G. 1978. “<hi rend="italic CharOverride-1" >דֶּרֶךְ</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">dęręk </hi><hi rend="italic CharOverride-3">via</hi><hi rend="CharOverride-3">.” </hi>In <hi rend="italic">Dizionario teologico dell’Antico Testamento</hi>, a cura di E. Jenni, e C. Westermann. vol. 1. Torino: Marietti (ed. orig. tedesca 1971): 395-99.</p><p rend="bib_indx_bib">Sestieri, L. 1936. “Un viaggiatore Ebreo del Secolo XV: Meshullam ben Menachem da Volterra.” <hi rend="italic">La Rassegna Mensile di Israel</hi> 10 (11/12): 478-92.</p><p rend="bib_indx_bib">Ska, J.-L. 2003. <hi rend="italic">Abramo e i suoi ospiti. Il patriarca e i credenti nel Dio unico</hi>. Bologna: Centro editoriale dehoniano.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Smith, M. S. 1997. </hi><hi rend="italic" >The Pilgrimage Pattern in Exodus</hi><hi >. Sheffield: Sheffield Academic Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Veronese, A. a cura di. 1989. Meshullam da Volterra, <hi rend="italic">Viaggio in terra d’Israele</hi>. Rimini: Luisè Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">Zatelli, I., e R. Vergari. 2020. “<hi rend="italic CharOverride-1">Ḥ</hi><hi rend="italic">ag</hi>: festa di pellegrinaggio nella Bibbia e nella tradizione ebraica antica. Considerazioni linguistico-concettuali.” In <hi rend="italic">Geografie interiori: mappare l’interiorità nel cristianesimo, nell’ebraismo e nell’Islam medievali</hi>, a cura di M. Biffi, e I. Gagliardi. Firenze: Società Editrice Fiorentina: 139-53.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-005-backlink">1</ref></hi>	«Guarda Sion, la città delle nostre feste! / I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, dimora tranquilla, tenda che non sarà più rimossa» (Isaia 33,20).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-004-backlink">2</ref></hi>	«Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: “Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine”» (Esodo 16,2-3).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="05.html#footnote-003-backlink">3</ref></hi>	Il termine <hi rend="CharOverride-5">‘awon</hi>, ‘deviazione’, assume in ebraico post-biblico il significato di ‘colpa’.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-002-backlink">4</ref></hi>	«Quando sarò andato via e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?” Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”» (Giovanni 14,3-6).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-4"><ref target="05.html#footnote-001-backlink">5</ref></hi>	Da <hi rend="CharOverride-5">apokalyptein</hi>, ‘togliere il velo’.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-000-backlink">6</ref></hi>	È particolarmente efficace anche l’immagine del convergere dei popoli a Gerusalemme proprio durante la festa di pellegrinaggio di <hi rend="italic">Sukkot </hi>(le <hi rend="italic">Capanne</hi>) in Zaccaria 14,16-19.</p>
      
      
      
      
      
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          <head>References</head>
          <bibl n="55986">Beitzel, B. J. 1992. “Travel and Communication.” In The Anchor Bible Dictionary, a cura di D. N. Freedman, et al. vol. 6, 644-48. New York: Doubleday.</bibl>
          <bibl n="55987">Busi, G., a cura di. 1988. Benyam&amp;#238;n ben Y&amp;#244;nah di Tudela, Itinerario. Rimini: Luis&amp;#232; Editore.</bibl>
          <bibl n="55988">Busi, G. 1991. ‘Ovadyah Yare da Bertinoro, Lettere dalla Terrasanta. Rimini: Luis&amp;#232; Editore.</bibl>
          <bibl n="55989">Kaddari, M. Z. 2005. “נָסַע nāsa‘.” In Grande lessico dell’Antico Testamento, a cura di G. J. Botterweck, H. Ringgren, e H.-J. Fabry. vol. 5. Brescia: Paidea (ed. orig. tedesca 1984-1986): 911-15.</bibl>
          <bibl n="55990">Sauer, G. 1978. “דֶּרֶךְ dęręk via.” In Dizionario teologico dell’Antico Testamento, a cura di E. Jenni, e C. Westermann. vol. 1. Torino: Marietti (ed. orig. tedesca 1971): 395-99.</bibl>
          <bibl n="55991">Sestieri, L. 1936. “Un viaggiatore Ebreo del Secolo XV: Meshullam ben Menachem da Volterra.” La Rassegna Mensile di Israel 10 (11/12): 478-92.</bibl>
          <bibl n="55992">Ska, J.-L. 2003. Abramo e i suoi ospiti. Il patriarca e i credenti nel Dio unico. Bologna: Centro editoriale dehoniano.</bibl>
          <bibl n="55993">Smith, M. S. 1997. The Pilgrimage Pattern in Exodus. Sheffield: Sheffield Academic Press.</bibl>
          <bibl n="55994">Veronese, A. a cura di. 1989. Meshullam da Volterra, Viaggio in terra d’Israele. Rimini: Luis&amp;#232; Editore.</bibl>
          <bibl n="55995">Zatelli, I., e R. Vergari. 2020. “Ḥag: festa di pellegrinaggio nella Bibbia e nella tradizione ebraica antica. Considerazioni linguistico-concettuali.” In Geografie interiori: mappare l’interiorità nel cristianesimo, nell’ebraismo e nell’Islam medievali, a cura di M. Biffi, e I. Gagliardi. Firenze: Società Editrice Fiorentina: 139-53.</bibl>
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