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        <title type="main" level="a">De Moluccis insulis. Un resoconto propagandistico ante-litteram</title>
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          <resp>This is a section of <title>Nel segno di Magellano tra terra e cielo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-467-0</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Lapo Casetti, Salomé Vuelta García</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.09</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>The image of Magellan as a modern hero who strongly wanted and tried at any price to complete the circumnavigation of the earth, but whom death prevented from doing so partly arose as soon as the first reports of the journey following the arrival of the only ship, Victoria, with 18 survivors were issued. Among these, there is the account Maximilianus Transylvanus gave on the basis of the information obtained interviewing a group of survivors, including Captain Elcano. He immediately understood the political relevance and the propaganda potential of the success of Magellan’s enterprise. In this article we will analyze De Moluccis insulis, highlighting the content and linguistic choices that contribute to creating an image of the expedition, of Magellan and of the role of Spain in the new world.</p>
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            <item>discourse analysis</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.09<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.09" /></p>
      
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter"><hi rend="italic">De Moluccis insulis</hi>. Un resoconto propagandistico ante-litteram</p><p rend="h1_author">Letizia Vezzosi</p><p rend="text">Riprendendo l’incipit del capitolo dedicato a Magellano ne <hi rend="italic">The European Discovery of America </hi>di Morison (1974), Magellano incarna il detto portoghese per cui ‘Dio ha dato un piccolo paese ai portoghesi per vivere, ma l’intero mondo per morire’. Nato nel 1480 in una delle province più settentrionali del Portogallo (Baião 1922, Lagoa 1938), trovò la morte in battaglia nelle Filippine nel 1521, interrompendo così la sua grande impresa, la circumnavigazione del globo terrestre alla ricerca del mitico punto di passaggio tra l’oceano Atlantico e il Pacifico. Un viaggio il suo che gli garantì la fama eterna, un’impresa che fortemente volle e che Magellano cercò di portare a termine con cieca ostinazione, sopravvivendo a intrighi, ammutinamenti e mari in tempesta e una morte che lo colpì proprio quando era sulla via del ritorno e che lo ha subito immortalato insieme a una serie di sensazioni e giudizi contrastanti, facendone un eroe moderno (Zweig 2016), sognatore ma anche schiavo di ambizioni tiranniche e di estremo orgoglio. Quest’immagine è in parte da subito scaturita dai primi rapporti del viaggio all’indomani dell’arrivo a Sanlúcar de Barrameda dell’unica nave, <hi rend="italic">Victoria</hi>, con i 18 superstiti.</p><p rend="text">Benché unanimamente considerato la fonte più preziosa e attendibile, nonché completa, il diario di viaggio di Pigafetta, superstite e testimone diretto che prese parte al viaggio di Magellano prima come <hi rend="italic">sobresaliente</hi> poi come suo <hi rend="italic">criado</hi> (attendente), non è stato il primo resoconto pubblico della circumnavigazione della terra, cosa che forse è anche la ragione del ritardo nella sua pubblicazione. Infatti, la <hi rend="italic">Relazione del primo viaggio intorno al mondo</hi> di Pigafetta non comparve prima del 1525<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="09.html#footnote-011">1</ref></hi></hi>. Il primo, ma totalmente ininfluente, resoconto di 8 pagine è uno di quei brevi bollettini che l’istituto bancario dei Fugger ad Augsburg mandava ai suoi clienti importanti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="09.html#footnote-010">2</ref></hi></hi>. Noto con il titolo abbreviato <hi rend="italic">Eine schōne Newe zeytung so Kayserlich Mayestet ausz getz nemlich zukommen seind</hi> (Harrisse 1966, n. 115), riporta un’assai inaccurata sinossi della scoperta dell’America da Colombo per arrivare a Magellano, di cui riporta, nel paragrafo finale, un accenno alla partenza della flotta «mit iiij Hundert personen» (con 400 persone) sotto la direzione di un certo <hi rend="italic">Wagelanus</hi> e al ritorno di una sola nave il 6 settembre 1522, «mit xviij personen … und der selbst Wagelanus» (con 18 persone e lo stesso Wagelanus), dopo aver circumnavigato il mondo (<hi rend="italic">die gantzen Welt umbgefaren</hi>) e aver riportato alcune spezie. Più determinante è stata invece la pubblicazione della versione di Transilvanus nel 1523 a Colonia, a Parigi e a Roma: si tratta di una rielaborazione sotto forma di lettera delle notizie ottenute dall’intervista da lui condotta ai superstiti della spedizione. La sua immediata diffusione a livello europeo la rese il primo resoconto della prima circumnavigazione del globo, attraverso cui per molto tempo continuò a essere ricordata l’impresa di Magellano, almeno fino alla pubblicazione integrale del racconto di Pigafetta per l’edizione di Carlo Amoretti nel 1800 con il titolo <hi rend="italic">Primo viaggio intorno al globo terraqueo, ossia ragguaglio della navigazione alle Indie Orientali per la via d’Occidente fatta dal cavaliere Antonio Pigafetta patrizio vicentino, sulla squadra del capitano Magaglianes negli anni 1519-1522</hi>.</p><p rend="text">Tanto è stata considerata fondamentale nei primi secoli dopo la spedizione, quanto, più recentemente, tralasciata o addirittura svalutata, come traspare dal commento di Morison per cui «[f]ortunately we are not dependent on this tract or on the next one in order of time: – <hi rend="italic">Maximiliani Transylvani Caesaris a secretis Epistola</hi>» (Morison 1974, 325). Paragonare l’opera di Transylvanus al racconto di Pigafetta non è un’operazione appropriata, perché sono totalmente diverse nella natura e nell’intento, trattandosi la seconda delle memorie di un membro delle più importanti famiglie nobili di Vicenza, studioso di matematica e astronomia, redatte a partire dai suoi minuziosi diari che aveva tenuto nei tre anni di viaggio e dai racconti che ne fece durante le udienze, subito dopo, alle corti reali del Portogallo e della Francia presso la reggente Luisa di Savoia e alle corti italiane di Ferrara, Mantova e Venezia fino a quella di papa Clemente VII. Qui vi è l’intento chiaro di rappresentare il mondo che si viene via via scoprendo, mostrando chiari interessi, potremmo dire, antropologici e curiosità linguistiche.</p><p rend="text">Nel redigere l’epistola <hi rend="italic">De Moluccis insulis</hi>, Transylvanus si comporta più come un giornalista di fronte a uno scoop su un evento di cui non sa nulla, che non ha vissuto ma di cui intuisce la rilevanza politica e la portata rivoluzionaria. Perciò sceglie di scrivere in latino, ovvero la lingua degli eruditi, ma anche delle corti europee, che gli consentirà la più ampia diffusione e risonanza, e non si cura se la lingua e l’espressione non sono perfette o se gli episodi che gli sono stati riportati non sono fedeli alla verità storica o se sono imprecisi: l’importante è che sia pubblicato subito un racconto coerente dei momenti più importanti del viaggio. Un’analisi degli episodi e delle tecniche narrative adottate ci permetterà di rivalutare quest’opera non come fonte storica ma come operazione politica, giornalistica e pubblicitaria. </p><p rend="h2">1. Chi è <hi rend="italic">Transylvanus</hi>? Alcune note biografiche</p><p rend="text">Massimiliano Transilvano o Maximilianus Transylvanus, altrimenti detto Maximilian van Zevenbergen, fu umanista e diplomatico della prima metà del XVI secolo, morto intorno al 1538 a Bruxelles. Sulla sua origine come pure sul significato di ‘transylvanus’ il dibattito è ancora in corso. Non si sa precisamente quando sia nato: si indica un intervallo di tempo tra il 1485 e il 1490. Da molti è ritenuto figlio naturale del cardinale di Salisburgo, Matthäus Lang von Wellenburg (Guillemard 1890, Morison 1974, Nowell 1962), di cui fu al diretto servizio come segretario intorno al 1510 e per il quale svolse missioni diplomatiche in Inghilterra presso Enrico VIII (1511) e in Italia (1512). A lui è diretta la lettera in cui racconta della conquista e saccheggio di Brescia ad opera delle truppe francesi (Obersteiner 1987). Più recentemente si attribuisce la sua paternità a Lucas van Zevenbergen, orafo al servizio dell’Imperatore Massimiliano I (Goffin 1971), riportando così le sue origini nelle Fiandre, cosa che troverebbe ulteriori conferme dalle strette relazioni di Maximilianus con Bruxelles. Non solo è lì che ha stabilito la dimora della sua famiglia, prima facendosi costruire una magnifica residenza secondo lo stile italiano di fronte alla chiesa di Notre-Dame des Victoires au Sablon<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="09.html#footnote-009">3</ref></hi></hi>, e poi acquistando il castello di Bouchout a Meise, non solo lì troverà la morte, ma tutte le sue relazioni personali sono circoscrivibili all’area delle Fiandre e in particolare di Bruxelles, a partire dai matrimoni prima con Francisca, nipote di Cristóbal de Haro che, rappresentante dei Fugger, finanziò, almeno per un quarto, la spedizione di Magellano (Leite de Faria 1975), e figlia di Diego de Haro, ricco mercante di Anversa, e, alla sua morte, con Catherine de Mol, figlia di Roland de Mol, signore di Loupoigne e Grambais, membro del lignaggio di Serroelofs e <hi rend="italic">burgermeister</hi> di Bruxelles.</p><p rend="text">L’epiteto di <hi rend="italic">trans-sylvanus </hi>ha suggerito ad alcuni studiosi la possibilità di una sua origine transilvana. Di questo parere è l’autore di un paio di note pubblicate su «Notes and Queries», che si firma L.L.K., secondo cui Transilvano sarebbe figlio di un nobile transilvano, morto nella battaglia Mohács nel 1526, testimoniato da una supposta lettera di un certo Don Martino de Salinas al re Ferdinando (L.L.K. 1891, 448), di cui fornisce anche il nome «Maître Luc dit Transilvain ou de Transilvanie (Van Sevenborge)» (L.L.K 1916, 88), confondendo la latinizzazione del proprio nome con la regione della Transilvania. Per molto si è continuato a dar fede all’interpretazione delle parole del vescovo di Pécs Nicolaus Olahus, nato a Hermannstadt in Transilvania, che descrive Transilvano <hi rend="italic">noster</hi> in virtù della speciale familiarità dovuta alla <hi rend="italic">patriam communem </hi>(vedi per esempio Meschendörfer 2001, 70ff.): </p><p rend="quotation_b">Primo erant designati aliqui ex secretariis et aliis nescio quibus ; postremo delectus est dominus Brixiensis, Maximilianus noster Transsylvanus et Erhardus Mueler […] Brixiensis se totum, quidquid possit tibi et tuis rebus dedidit ; a Maximiliani pro ea, quae inter nos ob patriam communem intercedit familiaritas ut ipse dicit, ergo quoque ita credo, non vulgaris, contendi, ut ot ipse omnem suam operám possibilem in rebus tuis polliceretur […] (Ipolyi 1875, 420).</p><p rend="text">Ma la ragione di questo cognome, probabilmente, non sta nel luogo d’origine, ma nel cognome stesso di Massimiliano: van Zevenbergen. Compare già nel titolo delle prime opere poetiche di lui conservate, vale a dire <hi rend="italic">Ad puellas Constantinienses in Conventu imperiali</hi>, un’ammonizione alle donzelle di Costanza a non innamorarsi e a non farsi illudere, recitata alla Dieta di Costanza nel 1507, e un decastico elogiativo per l’edizione principe delle facezie di Enrico Bebel (1473–1518), stampata a Strasburgo nel 1508, dove lo stesso Massimiliano si firmava con il cognome <hi rend="italic">Trans-sylvanus</hi>, a cui, però, aggiunge la specifica <hi rend="italic">Bruxellensis</hi> («Maximilianus Trans-sylvanus Bruxellensis»). È chiaro che si tratta della latinizzazione del suo nome e del suo cognome, comprensiva anche della provenienza. A riprova di ciò, va ricordato che il nome <hi rend="italic">Transilvania </hi>era <hi rend="italic">Siebenbürgen</hi>, letteralmente «[la provincia] dei sette borghi»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="09.html#footnote-008">4</ref></hi></hi>, a cui alcuni suoi contemporanei fanno sicuramente riferire il suo cognome Zevenbergen: per esempio, il nostro viene ricordato come «Maximilian Sibenpergen» dal diplomatico e scrittore Sigismund von Herberstein (1855, 162) e «Maximilian Sybenberger» dall’umanista Konrad Peutinger (Meester 1947), anche se Zevenbergen è una piccola località vicino ad Anversa e non ha niente a che fare con Siebenbürgen. E se ciò non bastasse, ricordiamo che Pietro Martire lo apostrofa «iuvenem Germanum» in una lettera spedita il 30 dicembre 1514 a Matteo Lang, in cui si legge che Martire ha accolto come un figlio il segretario di Lang: allora i Paesi Bassi facevano parte della Germania.</p><p rend="text">Nel 1522, Transilvano era già personaggio noto come diplomatico e umanista. Seppur di non nobile famiglia, già nella prima decade del Cinquecento è legato alla corte imperiale con Massimiliano I e in particolare alla figura del suo cancelliere, il vescovo di Gurk, Matthias Lang. Nelle vesti di segretario di Lang entrerà alla corte di Carlo I di Spagna, già duca di Borgogna e pertanto principe dei Paesi Bassi (Roescher 1928, 1930-32). A questi è dedicata la prima opera letteraria di un certo rilievo e fama di Massimiliano Transilvano, in cui si descrive il momento in cui il re di Spagna aveva ricevuto la notizia della sua elezione a imperatore del Sacro Romano Impero Germanico con il nome di Carlo V d’Asburgo – <hi rend="italic">Legatio ad sacratissimum ac invictum Caesarem divum Carolum … ab reverendissimis et illustrissimis principibus … qua functus est … Federicus comes palatinus in Molendino regio vlt. Novembris Anno MDXIX </hi>(Augsburg, Sigismund Grimm en Marx Wirsung, 1520)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="09.html#footnote-007">5</ref></hi></hi>. Alla corte imperiale, Transilvano ricopre il ruolo di «secrétaire ordinaire et conseiller intime» (Roescher 1933, 36-7) e come tale lo seguì da vicino nei suoi vari viaggi e impegni, come la Dieta di Worms durante la quale viene incaricato di elencare le opere di Martin Lutero e il loro contenuto. In quell’occasione sarà Transilvano ad andare a trovare Lutero nel suo albergo per congedarlo da parte dell’imperatore. Sono questi anni importanti per la sua formazione: alla corte di Carlo, viene accolto dall’umanista Pietro Martire d’Anghiera (Vagnon 2019), diplomatico e membro del Consiglio delle Indie, anch’esso autore di un resoconto, perduto, del viaggio di Magellano nella quinta decade, dedicata a Clemente VII, dell’opera <hi rend="italic">De orbe novo decades</hi>; intorno al 1521, conobbe Erasmus da Rotterdam con cui avviò uno stretto rapporto e interscambio culturale, come testimonierebbe lo scambio epistolare tra Alonso de Valdés, Erasmus e Transilvano (Headley 1983, Caballero 1875).</p><p rend="text">È di questi anni la costruzione della sua residenza al centro di Bruxelles, immortalata dall’epigramma 1, 43 di Janus Secundus<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="09.html#footnote-006">6</ref></hi></hi> e il suo primo matrimonio con Francisca de Haro, cosa che non gli impedirà di seguire Carlo V nel luglio del 1522 in Spagna, dove rimase più a lungo del previsto a Valladolid quando si seppe dell’arrivo della nave <hi rend="italic">Victoria</hi> a Sanlúcar de Barrameda il 7 settembre e quindi del successo della spedizione di Magellano. Poco dopo, infatti, tornerà nei Paesi Bassi al servizio di Margherita d’Austria, godendosi la posizione che si era creato: da quanto rimane dei suoi carteggi, emerge chiaramente che Transilvano era diventato un uomo importante, con stabili relazioni con i sovrani e principi d’Europa, presso cui poteva intervenire per i suoi amici. Nel 1538, riceverà un titolo nobiliare, di cui gioirà per pochi mesi prima della sua morte avvenuta nel settembre dello stesso anno.</p><p rend="h2">2. <hi rend="italic">De Moluccis insulis</hi>: un resoconto della spedizione di Magellano</p><p rend="text">La notizia dell’arrivo della nave <hi rend="italic">Victoria</hi>, che sanciva la conclusione del viaggio intorno al mondo intrapreso da Magellano tre anni prima e portato a termine da Elcano, coincide con un momento delicato della corte imperiale. L’imperatore era appena rientrato dal tour europeo e da poco insignito della dignità imperiale, ma la situazione intorno era ben lungi dall’essere tranquilla: sono gli anni in cui si trovava a fronteggiare la guerra con la Francia al confine di Guipúzcoa e, internamente, doveva risolvere le rivolte in Castiglia (rivolta dei <hi rend="italic">comuneros</hi> o <hi rend="italic">comunidades</hi> castigliane) e in Aragona (rivolta delle <hi rend="italic">Germanías</hi>), per non parlare delle tensioni a corte dovute al crescente disaccordo tra il cancelliere imperiale Gattina e il segretario Cobos, che stava diventando, a passi da gigante, l’ombra dell’imperatore (Aguinagalde Olaizola 2019, 225). Non stupisce perciò che Carlo, sotto la cui egida Magellano aveva intrapreso il viaggio intorno al mondo, convocò, con una lettera del 13 settembre 1522, una delegazione dell’equipaggio per ricevere un resoconto completo della spedizione. Sicuramente non vi fu un solo incontro e la consultazione avvenne per fasi, ma le fonti concordano nell’indicare il 18 ottobre per l’arrivo della commissione ufficiale, che comprendeva Juan Sebastián Elcano (il capitano, succeduto a Magellano), Francisco Albo e Hernando de Bustamante e forse molti altri. La corte in quel momento era gremita di molti funzionari e umanisti, alcuni dei quali ascoltarono i loro racconti e ne diedero le loro versioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="09.html#footnote-005">7</ref></hi></hi>. Tra questi, vi era anche Massimiliano Transilvano, che intervistò più volte Elcano e i suoi uomini, forse anche su suggerimento del suo ex protettore il cardinale arcivescovo di Salisburgo, Matthäus Lang, allora consigliere dell’imperatore e studioso umanista (Morison 1974, 325), ma anche in virtù dei legami familiari con i de Haro che, insieme ai Fugger, parteciparono alla copertura dei costi per circa il 25% del totale. Si racconta in una lettera del 23 agosto 1523 di Conradus Vegerius a Cranevelt, membro del Gran Consiglio di Malines, di come lui stesso insieme a tanti altri cortigiani fosse impegnato a diffondere l’interessante notizia del completamento della circumnavigazione del globo – <hi rend="italic">Nos</hi> <hi rend="italic">quum</hi> <hi rend="italic">audiuissemus caeteros quoque rem jn epistolas referre atque ad amicos jsthuc emittere</hi> (de Vocht 1928, 169) – e, cosa ben più interessante, di come Elcano si fosse recato quotidianamente nella dimora di Massimiliano Transilvano e del fratello di suo suocero, cioè Cristóbal de Haro, per raccontare loro tutti i dettagli del suo viaggio:</p><p rend="quotation_b">Ventitabat quotidie ad Clarissimum Virum Maximilianum Transyluanum, &amp; soceri eius fratrem, familiarissimos meos, Joannes Sebastianus, Nautarum jllorum Praefectus, narrabatque, vt fit, vniuersum nauigationis ordinem (de Vocht 1928, 169).</p><p rend="text">In questa stessa lettera si dà notizia dell’invio del resoconto di Massimiliano in forma di epistola al cardinale di Salisburgo in Germania<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="09.html#footnote-004">8</ref></hi></hi>, ammirandone la cura e eleganza della scrittura («vel elegantius, vel maiore etiam cura tradere»). L’aveva terminato a Valladolid il 24 ottobre 1522, ma la prima edizione a stampa fu a Colonia per l’editore da Eucharius Cervicornus, ovvero Hirschhorn, nel gennaio dell’anno 1523, con il titolo <hi rend="italic">De Moluccis insulis, itemq[ue] alijs pluribus mira[n]dis, quæ nouissima Castellanorum nauigatio sereniss. imperatoris Caroli. V. auspicio suscepta, nuper inuenit</hi>. Di questa prima stampa esistono una decina di edizioni e numerose traduzioni o sinossi in varie lingue europee oltre ad almeno cinque manoscritti cinquecenteschi. A questa seguirono l’edizione di Parigi a luglio 1523, che rispetta fedelmente l’edizione di Colonia, e quella di Roma nel novembre 1523 ad opera di Francesco Minizio Calvo, dedicata a Gian Matteo Giberti, braccio destro del neoeletto Pontefice Clemente VII. Quest’ultima edizione risulta leggermente diversa, già a cominciare dal titolo –<hi rend="italic"> Maximiliani Transyluani Caesaris / a secretis Epistola, de admirabili / &amp; nouissima Hispanorum in Orien/tem nauigatione, qua uariae, et nul/li prius accessae regiones inuentae / sunt, cum ipsis etiam Moluccis insu/lis beatissimis, optimo Aromatum / genere refertis. Inauditi quoque in/colarum mores exponuntur, ac multa quae Herodotus, Plinius, Soli/nus atque alii tradiderunt, fabulo/sa esse arguuntur. Contra, nonnulla / ibidem uera, uix tamen credibilia ex/plicantur, quibuscum historiis Insu/laribus ambitus descri-bitur alterius / Hemisphaerii, unde ad nos tandem / hispani redierunt incolumes</hi> – e migliorata, grazie forse a quella copia di cui fa accenno, ricevuta da Francesco Chiericati: è probabile che fosse una copia della lettera del Transilvano spedita a Lang che Chiericati poteva aver ottenuto dal Lang stesso durante la Dieta di Norimberga dove era stato inviato da papa Adriano VI. Forse fu sempre per intercessione del papa, allora Clemente VII, tramite il Chiericati che Minizio Calvo si assicurò un privilegio di stampa per non meno di dieci anni e per tutto il mondo. E infatti non apparve una nuova edizione prima del 1535. La fama immediata del testo di Transilvano si evince non solo da queste edizioni, ma anche dal fatto che fu subito considerato un riferimento imprescindibile dai cartografi e dalle raccolte di viaggi nel corso del XVI secolo, <hi rend="italic">in primis</hi> dal veneziano Giovanni Battista Ramusio, che lo include nel terzo tomo della sua opera <hi rend="italic">Delle Navigationi et viaggi</hi>, pubblicata tra il 1550 e il 1559 nella stamperia di Tommaso Giunti, facendone così una traduzione in italiano. </p><p rend="h2">3. <hi rend="italic">De Moluccis insulis</hi>: struttura e argomentazione anche in relazione alla<hi rend="italic"> Relazione del primo viaggio intorno al mondo</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="09.html#footnote-003">9</ref></hi></hi></p><p rend="text">Se è innegabile che non si dovrebbe paragonare il <hi rend="italic">De Moluccis insulis</hi> alla <hi rend="italic">Relazione del primo viaggio intorno al mondo </hi>di Pigafetta, questo giudizio non dipende da una discordanza nei fatti e nei tempi dell’oggetto narrato. Di fatto, seppur ovviamente molto più breve e sintetica, l’opera di Transilvano non si discosta fondamentalmente dal racconto di Pigafetta, almeno per quanto concerne i momenti più salienti della spedizione, che sono narrati in ordine cronologico e senza grosse discrepanze, a parte pochissime eccezioni, giustificabili in gran parte per la diversa natura dell’informazione, diretta in un caso, indiretta nell’altro. Quello che cambia in modo significativo è invece l’argomentazione stessa. Non i fatti di per sé, non la descrizione delle novità e delle scoperte di per sé sono al centro dell’interesse di Transilvano, come lo sono invece per Piagafetta, testimone oculare che in prima persona vede ed esperimenta, quanto cosa significa tutto questo in una prospettiva storica e anche propagandistica.</p><p rend="text">L’<hi rend="italic">incipit</hi> rappresenta bene le due diverse prospettive. Dopo la parte dedicatoria, Pigafetta si presenta subito quale diretto testimone:</p><p rend="quotation_b">avendo io avuto gran notizia per molti libri letti e per diverse persone, […] de le grandi e stupende cose del mare Oceano, deliberai, […] far esperienzia di me e andare a vedere quelle cose […] così li offerisco in questo mio libretto tutte le vigilie, fatiche e peregrinazioni mie […].</p><p rend="text">E seppure mette per iscritto «tutte quelle cose [che] aveva viste e passate nella navigazione» per soddisfare il desiderio del papa Clemente VII, lo fa anche perché «potessero dare alcuna satisfazione a me medesimo e potessero partorirme qualche nome appresso la posterità».</p><p rend="text">Transilvano, al contrario, non avendo fatto parte della flotta, deve stabilire la veridicità del suo racconto, come lo dimostrano gli aggettivi ed avverbi che specificano il modo in cui riporta quanto udito (fedelissimamente/verissime), con cui appura la veridicità di quanto gli viene raccontato (con ogni diligenza/ digilentissime) e l’enfasi con cui tali concetti sono ripetuti (con tanta fede e sincerità / ea fide et sinceritate …giudicati aver detto la pura verità / nihil fabulosi adferre): </p><p rend="quotation_b">ho deliberato scrivere fedelissimamente a Vostra reverendissima Signoria, narrando tutto il successo d’essa. Nel far della qual cosa, ho con ogni diligenza cerco farmi referir tutta la verità dal capitano della nave e da ciascun di quelli marinari che son ritornati con quello, i quali hanno il medesimo referito e a Cesare e a molti altri, e con tanta fede e sincerità che non solamente sono stati giudicati aver detto la pura verità, ma col suo detto han fatto conoscer tutte le altre cose, che fin ora sono state dette e scritte dagli antichi scrittori, essere state fabulose e false.</p><p rend="text">L’affermazione della veridicità dei fatti narrati si colloca in un quadro retorico più ampio in cui viene messa ripetutamente in opposizione alla falsità o inaffidabilità (fabulose e false / fabulosa, a veritate tam aliena) delle descrizioni degli antichi, attraverso la reiterazione degli stessi aggettivi valutativi e in particolare attraverso la circonlocuzione <hi rend="italic">a veritate alienus</hi>, che implica un immediato paragone. Infatti, Transilvano vuole sottolineare la differenza tra il suo resoconto e le storie degli antichi, quali Erodoto e Plinio, questi frutto di ipotesi e speculazioni, quello basato sulle nuove scoperte, di cui sente il bisogno di sottolinearne la portata rivoluzionaria, anche scientifica, che idealmente recide un passato incerto da un futuro che non può prescindere da esse. Non può essere casuale il ricorso all’aggettivo «incognitus»: incognito era l’«orbem», incognite erano le «insulae», ma solo «fin a questa ora» quando «col suo detto han fatto conoscer tutte le altre cose». E così facendo, rende omaggio al sovrano che ha reso tutto ciò possibile («ritornò una di quelle cinque navi, le quali negli anni passati Cesare […] mandò al mondo nuovo fin ora a noi incognito»). In armonia con ciò, Transilvano non manca di far presente subito, fin dalle prime righe, lo scopo preciso di una tale impresa, che non è solo dovuta a curiosità scientifica, ma voluta per «cercar le isole nelle quali nascono le spezierie», quelle spezie – che elenca «cinamomo, garofani, noci moscate e il macis» – che sono portate agli spagnoli dai portoghesi non direttamente, perché le isole orientali da cui provengono sono anche a loro appena note (<hi rend="italic">cognotus</hi> è il termine latino utilizzato).</p><p rend="text">Dopo l’<hi rend="italic">incipit</hi>, il racconto autoptico di Pigafetta si concentra sui dettagli relativi ai preparativi della spedizione e da quel momento tutta la narrazione segue la prospettiva del viaggiatore-narratore. Transilvano invece, come prima aveva inquadrato la sua opera all’interno della tradizione delle narrazioni di viaggio e delle descrizioni geografiche, così subito dopo contestualizza il viaggio di Magellano nell’ambito delle esplorazioni e delle conquiste delle terre nuove e ignote «novas atque incognitas terras». Succintamente, ricorda la divisione del mondo sancita dal trattato di Tordesillas tra Spagna e Portogallo «acciò che l’un all’altro non desse impedimento», le scoperte fatte in Occidente dagli Spagnoli, di cui ricorda che Pietro Martire fu «auttor più presto fedele che elegante», e la continua avanzata dei Portoghesi in Oriente a tal punto che si comincia a diffondere il dubbio che avessero oltrepassato la linea di demarcazione stabilita. Le digressioni sono strategiche all’operazione di Transilvano, come nel caso di Pietro Martire di cui si ribadisce l’autorevolezza e la veridicità delle sue descrizioni («de qua multa et magna, veratamen, Petrus martyr memoriae prodidit, auctor circa rerum fidem quam elegantiam sermonis accuratior»), e così facendo, rafforza le proprie. Ma anche l’excursus in sé e per sé è strumentale all’introduzione dei protagonisti dell’impresa, di cui si anticipa il successo in quanto, grazie ad essa, si riuscirà a chiarire l’«incertus quidam rumor». Si sottolinea anche la competenza specifica sia di Magellano che di Cristóbal de Haro, che avevano saputo convincere l’imperatore che le isole delle spezie erano spagnole e che potevano essere raggiunte veleggiando in direzione ovest. Accanto all’esaltazione del re nel ruolo di promotore e mecenate, Transilvano non manca di informare sull’ostilità di Magellano verso il re del Portogallo di cui si fa un ritratto non troppo lusinghiero:</p><p rend="quotation_b">Ferdinando Magaglianes, di nazione portoghese, […] avendo grandissimo odio al suo re, dal qual si teneva mal satisfatto, se ne venne a trovar la maestà cesarea insieme con Cristoforo Hara, fratello di mio suocero, il quale, stando a Lisbona, […] ancor per ingiurie ricevute dal re di Portogallo si ridusse similmente in Castiglia a Cesare.</p><p rend="text">Tanto miseramente viene descritto il re del Portogallo, quanto per contrasto risalta la figura dell’imperatore che allora, unico, aveva compreso, a differenza dell’altro, la grandezza dell’impresa («la qual navigazion fatta per loro, essendo maravigliosissima»), giudizio veicolato dall’uso di lessemi connessi al tema della meraviglia e dell’ammirazione: «maravigliarsi», «maravigliandosi», «maravigliose», «ammirare», «ammirazione», «mirabile»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="09.html#footnote-002">10</ref></hi></hi> etc. In altre parole, mentre Pigafetta si augura che il destinatario dell’opera apprezzi quanto egli va dicendo, ma lo lascia libero di formulare il suo giudizio, Transilvano gli dà espressamente una valutazione, un parere espresso in modo perentorio e non dialettico.</p><p rend="text">Di conseguenza, Pigafetta dimostra la straordinarietà della vicenda attraverso i dettagli del racconto, che è sempre descritto, ma mai valutato, mentre Transilvano mette i propri accenti sui fatti riportati dotando il suo messaggio di una veste retorica atta al suo intento. La prima parte del viaggio viene riassunta fedelmente, sintetizzando al massimo i fatti in una forma scarna e oggettiva fino all’arrivo nella baia di San Julián e all’invernata trascorsa in Patagonia. Qui gli aggettivi sono solo descrittivi – si dice solo che fu un viaggio lungo – e i dettagli sono solo nautici – in particolare i gradi di longitudine e la direzione della navigazione. Interessante è notare come Transilvano riporta il passaggio attraverso la terra di Verzin, facendo soltanto un piccolo accenno alla morte di Juan de Solís per mano dei cannibali, al contrario di Pigafetta che gli dedica ben due capitoli: </p><p rend="quotation_b">E così in pochi giorni con prospera navigazione scopersero il capo detto di Santa Maria, dove Giovanni Solisio capitano, altre volte scorrendo con le navi per il lito di questo continente o terra ferma per comandamento del re catolico, fu mangiato con alquanti compagni da quelli che gl’Indiani chiamano canibali. Da questo capo li nostri, continuando il lor viaggio, navigarono longo li liti di questa terra ferma […]</p><p rend="text">Il diverso trattamento di questo episodio si spiega facilmente. Transilvano ha presentato la spedizione di Magellano come impresa straordinaria, «difficile e quasi impossibile», quasi lasciando intendere che non fosse stata mai intrapresa prima, e totalmente ‘spagnola’. Vuole perciò evitare di attirare l’attenzione sul fatto che altre l’hanno preceduta e soprattutto su possibili collegamenti con il Portogallo, in quanto la spedizione era approdata in prima istanza in terra portoghese. Anche le digressioni sono ridotte al minimo e riguardano le misurazioni. Nonostante la coincidenza della posizione (49° rispetto all’Antartico) della terra in cui approdano, Transilvano si dilunga nel riportare non solo la longitudine attribuita dai suoi informatori, ma anche le stime fatte dagli antichi cosmografi, <hi rend="italic">in primis</hi> Tolomeo. Apparentemente immotivata, questa parentesi gli permette di asserire di nuovo il suo giudizio di affidabilità delle informazioni, anche quando possono sembrare incerte: «Attamen ea interim qualiacumque, donec certiore reperiantur nō prorsus reiicienda sed admittenda existimo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="09.html#footnote-001">11</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">All’incontro con gli abitanti della Patagonia, che Pigafetta non esita a definire ‘giganti’ e gli intervistati di Transilvano che dicono «di grande altezza, cioè di dieci palmi», viene dedicato ampio spazio in entrambe le narrazioni. Anche in questo caso il racconto di Pigafetta è molto più preciso, articolato e dettagliato, e segue i vari momenti ed episodi dell’avvicinamento tra gli indigeni e gli uomini di Magellano. Transilvano fonde tutto in un unico evento che inizia con l’avvicinamento di alcuni indigeni alla nave, continua con la discesa di sette uomini armati per seguirli verso l’interno e il loro accampamento dove per il freddo rimangono a dormire e si conclude con un abbozzo di scontro e la fuga degli indigeni. Omette l’inganno con cui alcuni patagoni furono fatti prigionieri, il loro ferimento e la morte, le minacce con cui cercano di fare prigionieri; tace che nello scontro non riescono a colpirli perché sono velocissimi, e parla invece di un colpo esploso a vuoto che li atterrisce e fa loro accettare la consegna di tre uomini, di cui due fuggono e l’unico portato sulla nave si lascia morire di digiuno. E confonde la pratica descritta per il mal di stomaco da uno dei prigionieri, che anche Pigafetta registra sulla nave, con una delle manifestazioni di saluto verso gli spagnoli. </p><p rend="quotation_b">E per dar ammirazion di se stessi, si misero giù per la gola senza nausea una freccia di mezzo cubito per fino al fondo dello stomaco, la qual di subito cavando, come se per quello gli avessero dimostrato la lor fierezza, parve che se ne rallegrassin molto.</p><p rend="text">Sull’ammutinamento scoppiato il 1 aprile 1520, il giorno dopo l’arrivo della flotta nella baia di San Julián, il racconto di Transilvano si articola secondo la maniera degli storici classici, ricorrendo al dibattito retorico. Le ragioni dell’ammutinamento sono il razionamento istituito e l’assenza di prospettive per la continuazione del viaggio, motivi accampati dagli spagnoli che perciò chiedono a Magellano di tornare in Spagna e che Magellano controbatte confutandoli punto per punto e ribadendo la sua irremovibile decisione di portare a termine il compito affidatogli dall’imperatore. Di nuovo Transilvano non risparmia nessun elemento che contribuisca a far assurgere Magellano a condottiero modello, anche nell’arte oratoria. Per ricreare consenso, Magellano punta a risvegliare l’orgoglio degli spagnoli con il confronto con i portoghesi, in quanto il viaggio da loro finora intrapreso non è nulla se paragonato a quello che i portoghesi fanno continuamente da Oriente, e con il ricordo del «generoso spirito de Spagnuoli», che proverebbero vergogna a interrompere la sfida. E Transilvano gli fa concludere questa sorta di arringa richiamando lo scopo della spedizione: la scoperta delle terre nuove da cui procurare spezie e oro per l’imperatore. </p><p rend="quotation_b">E a una cosa sola gli confortava, che almanco il resto della vernata pazientemente sopportassero, che tanto maggiori sariano i premii, quanto con maggior fatiche e pericoli all’imperadore manifestassero un nuovo e non più conosciuto mondo, di spezierie e d’oro ricchissimo.</p><p rend="text">Da notare la strategia retorica impiegata: Magellano non vuole convincere la ciurma a continuare la spedizione per i propri scopi o per la propria fama, e sembra addirittura farlo nel loro stesso interesse («gli conforta»). Altrettanto significativa è la costruzione con cui esplicita questo interesse, composta da una frase correlativa che nasconde una correlazione ipotetica, per cui due sono le interpretazioni sovrapposte: tanto più premi avranno tanto più faticosamente riusciranno a portare all’imperatore spezie e oro, ma la condizione per avere una ricompensa è che riportino oro e spezie dal mondo sconosciuto. L’enfasi è ancora sullo scopo del viaggio e sul ruolo dell’imperatore. A dispetto di quanto credeva Magellano, gli animi non si erano calmati; anzi si riaccese l’odio atavico tra portoghesi e castigliani e si invigorirono i sentimenti di sfiducia e di ostilità contro il comandante portoghese, sospettato di avere un piano nascosto per far fallire la spedizione e di essere leale al re di Portogallo piuttosto che all’imperatore. Se qualcosa Transilvano critica, non è tanto la reazione di Magellano, cioè la soppressione dell’insurrezione, a cui è in un certo qual modo costretto («crudel discordia travagliato»), bensì l’errore strategico, che compie perché in preda a sentimenti irrazionali («per le parole di costoro fortemente adirato») e che lo allontana ancora di più dai suoi compagni, peccando di autoritarismo e alimentando i sospetti:</p><p rend="quotation_b">corresse li compagni un poco più aspramente che non si conveniva ad un uomo forestiero e discosto dal suo paese e capitano di genti straniere, le quali pertanto, essendosi accordate insieme, pigliarono una nave per ritornarsene in Spagna. Magaglianes, col resto de’ compagni li quali per ancora ubbidivano, saltò su quella nave e ammazzò il capitano con tutti i suo compagni, e quelli ancora contra de’ quali non poteva far cosa alcuna, perché vi erano alcuni servidori dell’imperadore, li quali non possono d’altri che da sua Maestà o consiglio esser castigati. Non fu però alcuno che dapoi avesse ardire di dir cosa alcuna contro di lui, benché non mancarono certi che, parlando l’un con l’altro, dicessero che Magaglianes era per far il simile ad uno ad uno delli Castigliani, fino a tanto che, ammazzati tutti, potesse tornar egli con pochi de’ suoi Portoghesi con quella armata nella sua patria. Siché questo odio discese molto fortemente nel petto de’ Castigliani.</p><p rend="text">Il racconto continua con la ripresa della navigazione verso il sud e la scoperta del passaggio verso l’Oceano Pacifico, che sarà poi chiamato lo stretto di Magellano. Delle due navi mandate in perlustrazione, una approfittò dell’occasione per imprigionare il capitano, Alvaro Meschita, ovvero il nipote di Magellano, e cambiare rotta verso la Spagna. Per un momento Transilvano lascia la spedizione e segue l’arrivo della <hi rend="italic">Santiago</hi> in Spagna, regalandoci la notizia della confessione di Meschita, estorta con la tortura, sull’eccessiva crudeltà («tanta saevitia») con cui era uso Magellano trattare gli spagnoli. Di tutto questo, solo la diserzione viene riportata da Pigafetta, che infatti concentra il suo racconto su ciò che vede, sente ed esperisce durante la spedizione. A mo’ di curiosità, la data della flotta nello stretto oscilla tra il 26 novembre dell’<hi rend="italic">editio princeps</hi> del <hi rend="italic">De Moluccis insulis</hi>, il 27 delle edizioni seguenti e il 28 di Pigafetta.</p><p rend="text">Delle difficoltà e delle condizioni estreme che la flotta è costretta a soffrire durante la traversata dell’Oceano Pacifico, Transilvano non ricorda che la durata e la forza dei venti. Velocemente liquida anche il periodo trascorso alle isole delle Filippine, di cui annota alcuni nomi, l’accoglienza e le pratiche religiose, tra cui la creazione di una sorta di chiesetta, la celebrazione della messa, il miracolo della guarigione del nipote del re liberato dalla febbre con il battesimo e la conseguente conversione di «duomila e dugento Indiani». Tutto è fatto accadere nell’isola di Subuth/Zubut (Cebu) e in un tempo non definito, ma conciso, mentre Pigafetta lo articola in tempi diversi e in molti casi gli episodi, anche quando sono gli stessi, non sono correlati in una sorta di relazione causa ed effetto: per esempio, la conversione è graduale, tanto che coinvolge i regnanti e la popolazione a fasi e non avviene a seguito della guarigione dell’infermo. Dopo la sottomissione del sovrano di Subuth al re spagnolo, Magellano volle allargare il consenso alle isole intorno. E quando il re dell’isola vicina Mactan (Mauthan) rifiutò di sottomettersi, Magellano non esitò ad affrontarlo con le armi. La lunga e articolata descrizione del comportamento di Magellano in battaglia, che da eroe combatte e si sacrifica per salvare i suoi compagni, presente nella <hi rend="italic">Relazione del primo viaggio intorno al mondo</hi> viene condensato nella frase «andò con gra impeto addosso a gl’inimici e combattessi valentemente dall’uno banda e dall’altra». Non si riporta neanche la data della morte. Questa sintesi estrema con cui Transilvano tratta un evento tragico, come la scomparsa del capitano principale, contrasta con l’attenzione dedicata al tradimento del re di Subuth su istigazione dello schiavo di Magellano, a seguito del quale morirono altri 27 marinai e il nuovo comandante Juan Serrano. Il Magellano sognatore pecca di estremo orgoglio e diventa vittima di mire autoritaristiche e tiranniche, a causa delle quali soccombe agli indigeni<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="09.html#footnote-000">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">A questo punto in nessuna delle due relazioni si nominano nuovi capitani e il proseguimento del viaggio sembra continuare solo con il concerto dei marinai. Dopo queste perdite, il numero dei superstiti, poco più di cento, non bastava più a fornire tre navi di equipaggio, e fu deciso di bruciare la nave più vecchia e malandata, la <hi rend="italic">Concepción</hi>, per continuare la traversata. Per quest’ultima parte del viaggio, la relazione di Transilvano per la prima volta include notazioni a carattere etnografico, soprattutto per quanto riguarda Borneo, Halmahera e le isole Molucche, di cui egli descrive i costumi e le abitudini degli indigeni, la loro teologia e cosmologia, la loro cultura materiale e soprattutto le loro istituzioni. Piuttosto che un interesse etnografico, questo excursus sembra piuttosto riflettere un topos letterario, perché le loro caratteristiche richiamano espressamente le descrizioni del nuovo mondo e dei suoi abitanti che sembrano vivere in «aetas aurea». Vivono semplicemente, sono poveri, ma non hanno mire espansionistiche e cercano di difendere la pace; per cui, se per caso un loro re bellicoso vuole la guerra, deve combattere in prima linea e l’offensiva diventa massiccia e pesante solo dopo che sanno che il loro re è stato ucciso. Le popolazioni e i loro sovrani si distinguono per gentilezza e umanità («comitate et benevolentia»). Sono il termine di confronto mediante il quale Transilvano giudica (e condanna) i ‘valori’ del mondo occidentale e degli europei, spinti dall’avarizia, cupidigia e smania di potere. </p><p rend="quotation_b">Tutte le cose appresso costoro sono in poco prezio, eccetto la pace, l’ozio e le spezierie, delle quai cose la pace è la più bella, e quella che da ciascuno oltre a ogni altra si debbe desiderare. Pare che sia stata scacciata dalla smisurata malignità degli uomini, e relegata appresso di costoro, in cambio della quale, per l’avarizia e per l’insaziabile appetito della gola, andiamo cercando le spezierie negli altrui paesi e terre da noi non conosciute. E tanto può fra gli uomini il vizio, che noi lasciamo le cose alla salute nostra utili e necessarie, e cerchiamo quelle che si servono alla nostra lussuria e voragine.</p><p rend="text">Da questo punto, Transilvano accelera il ritmo del racconto, distanziandosi notevolmente da Pigafetta. Delle cinque isole delle Molucche, identifica ciascuna con il loro prodotto tipico: lo zenzero («gingiber») è comune a tutte; il garofano («gariophilum») è specifico di Tidore e altre due isole (Ternate e Makian); la cannella («cynamomum») è presente a Motir e la noce moscata a Makian. Di ciascuna spezia l’autore descrive dettagliatamente l’aspetto fisico, come cresce e come viene raccolta. In quell’anno la raccolta di garofano era stata particolarmente abbondante, motivo per cui inizialmente furono caricate le due navi con un po’ di tutte le spezie, ma soprattutto prevalentemente con questa. Insieme alle spezie, vi erano molti altri doni per l’imperatore, tra cui cinque uccelli <hi rend="italic">manucondiata</hi>, ovvero uccelli del paradiso, che secondo la convinzione degli indigeni, garantivano salvezza e invincibilità nella guerra.</p><p rend="text">Si deduce da una digressione, subito dopo l’elenco sommario dei doni per l’imperatore, la posizione strategica di Transilvano a corte, di cui è perfettamente consapevole quando dice di aver ottenuto dal capitano («unam (aviculam) imperavi a praefecto navis») – che viene per la prima e ultima volta menzionato – uno di questi uccelli per Matthäus Lang «non accioché quella pensi dall’insidie e nell’armi esser sicura, come essi dicono, ma a fin che elle si cavi piacere della bellezza e della rarità di quello» e un po’ delle spezie «accioché quella conosca le nostre spezierie esser molto migliori e più fresche che quelle che ci portano i Veneziani ei Portoghesi».</p><p rend="text">Inizia a questo punto il viaggio di ritorno, che vede solo la <hi rend="italic">Victoria</hi> concludere il viaggio, essendo stata lasciata indietro la <hi rend="italic">Trinidad</hi> che imbarcava acqua e che Transilvano esaurisce in pochissime righe citando solo le tappe essenziali: il Capo di Buona Speranza, Capo Verde con l’isola di Santiago, dove tredici membri dell’equipaggio vennero incarcerati dai portoghesi, perché volevano pagare con garofano l’approvvigionamento e l’acquisto di alcuni schiavi. In diciotto riuscirono a sfuggire ai portoghesi e navigando giorno e notte approdarono al porto vicino a Siviglia (Sanlúcar de Barrameda) il 6 settembre, dopo più di sedici mesi da quando avevano lasciato Thidore.</p><p rend="text">A questo punto la narrazione si conclude nella migliore tradizione retorica e in concerto con la parte introduttiva della partenza: come l’opera di Transilvano si poneva nella scia delle trattazioni geografiche e dei viaggi dell’antichità, come la spedizione di Magellano si inserisce nell’epopea delle scoperte del nuovo mondo, così le peripezie e gli sforzi di Magellano e del suo equipaggio sono paragonati al mitico viaggio di Giasone e degli Argonauti. Il paragone è ovviamente a favore dell’equipaggio, perché, se sono da celebrare gli Argonauti che hanno fatto solo una piccola escursione dalla Grecia attraverso il Mar Nero, i marinai che sono tornati dall’aver circumnavigato la terra sono destinati a maggiore ed eterna gloria: «Marinari certamente più degni di esser celebrati con eterna memoria».</p><p rend="h2">4. Conclusioni</p><p rend="text">La notizia della circumnavigazione del globo terrestre da parte della flotta e dell’equipaggio di Magellano attirò l’attenzione dei molti diplomatici, umanisti e studiosi che affollavano la corte di Spagna. Tra questi, il resoconto di Massimiliano Transilvano spicca non per veridicità o per ricchezza informativa ma per la tempestività con cui si diffuse in Europa: Transilvano batte sul tempo tutti i suoi contemporanei e perfino il diretto testimone Pigafetta nel raccogliere le interviste dei superstiti, elaborarle in forma di lettera e farle circolare in Europa pochi mesi dopo l’arrivo della nave <hi rend="italic">Victoria</hi> a Sanlúcar de Barrameda. L’azione di Transilvano assomiglia più ad un’operazione giornalistica che non storico-geografica o informativa. Transilvano non lascia libero il lettore di formulare il suo giudizio, ma lo guida verso un preciso obiettivo. Dalla strutturazione delle informazioni, dalla selezione degli eventi da raccontare e dalle scelte retoriche e lessicali è chiaro l’intento di celebrare l’impresa nella sua portata rivoluzionaria per gli equilibri del mondo, ma soprattutto per l’appena eletto imperatore, in quanto promotore dell’impresa, che deve farsi custode delle nuove scoperte. </p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Aguinagalde Olaizola, F. B. de. 2019. “Juan Sebastián de Elcano (1476-1526) el protagonista olvidado del relato de la primera circunnavegación.”<hi rend="italic"> </hi>In <hi rend="italic">El viaje más largo: la primera vuelta al mundo</hi>, ed. B. Vázquez Campos, 221-29. 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Venezia: Giunti <ref target="https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/ramusio1554bd1/0850">https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/ramusio1554bd1/0850</ref> (12/20).</p><p rend="bib_indx_bib">Roersch, A. 1910. <hi rend="italic">L’humanisme belge à l’époque de la Renaissance</hi>: <hi rend="italic">Études et portraits</hi>. <hi >Bruxelles: B. van Oest &amp; cie.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Roersch, A. 1928. “Maximilien Transsylvanus, humaniste et secrétaire de Charles-Quint.” </hi><hi rend="italic" >Bulletins de la Classe des Lettres et des Sciences morales et politiques</hi><hi > V, 14: 94-112.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Roersch, A. 1930-1932. “Transsylvanus (Maximilien).” </hi><hi rend="italic">Biographie nationale de Belgique</hi> XXV: 521-28.</p><p rend="bib_indx_bib">Rolet, A., e Rolet S. 2011. “La quête d’Orphée, la naissance d’Athéna, les visions de la sophia divina: essai d’interprétation symbolique de la façade du palais de Maximilien Transsylvain à Bruxelles.” <hi rend="italic">Humanistica Lovaniensia</hi> 50: 161-93.</p><p rend="bib_indx_bib">Transsylvanus, M. 1523a. <hi rend="italic">De Moluccis insulis, itemq[ue] alijs pluribus mira[n]dis, quæ nouissima Castellanorum nauigatio sereniss. imperatoris Caroli. V. auspicio suscepta, nuper inuenit</hi>. Coloniae:<hi rend="italic"> </hi>In ædibus Eucharij Ceruicorni.</p><p rend="bib_indx_bib">Transsylvanus, M. 1523b. <hi rend="italic">Maximiliani Transyluani cæsaris a secretis Epistola, de admirabili &amp; nouissima Hispanoru[m] in Orientem nauigatione, qua uariæ, &amp; nulli prius accessæ regiones inue[n]tα sunt, cum ipsis etia[m] Moluccis insulis beatissimis, optimo aromatu[m] genere refertis. : inauditi quoq. incol[um] mores exponuntur, ac multa quæ Herodotus, Plinius, Solinus atque alii tradiderunt, fabulo sa esse arguunt. Contra, nonnulla ibide[m] uera, uix tamen credibilia explicant. </hi><hi rend="italic" >Quibuscum historiis insularibus ambitus describit alterius hemisph</hi><hi rend="italic">α</hi><hi rend="italic" >rii, qua ad nos tandem Hispani redierunt incolumes</hi><hi >. </hi>Romae:<hi rend="italic"> </hi>In aedibus F. Minitii Calui.</p><p rend="bib_indx_bib">Tournoy, G. 2005. “Il primo viaggio intorno al mondo di Magellano nella relazione di Massimiliano Transilvano.” <hi rend="italic">Camoenae Hungaricae</hi> 2: 79-92.</p><p rend="bib_indx_bib">Vagnon, E. 2019.<hi rend="italic"> </hi>“Maximilianus Transylvanus et Pietro Martire d’Anghiera. <hi >Deux humanistes à la cour de Charles Quint.” </hi><hi rend="italic" >Anais de História de Além-Mar</hi><hi > XX: 216-46.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Vocht, H. De. 1928. </hi><hi rend="italic" >Literae Virorvm Ervditorvm Ad Franciscvm Craneveldiv’m 1522-1528. A Collection Of Original Letters Edited From The Manuscripts And Illustrated With Notes And Commentaries Humanist1ca Lovaniensia</hi><hi >, Vol.1. Louvain: Librairie Universitaire.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Zweig, S. 1938. </hi><hi rend="italic" >Magellan. Der Mann und seine Tat</hi><hi >. Wien: Herbert Reichner.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-011-backlink">1</ref></hi>	Risale all’anno prima il riconoscimento al privilegio di stampa da parte del Senato della Repubblica di Venezia. Va comunque ricordato che Pigafetta donò il diario di bordo al re Carlo V, da cui aveva avuto l’autorizzazione ad unirsi alla spedizione di Magellano, quando venne ricevuto a Siviglia l’8 settembre del 1522. Di questa visita poco si sa, se non che, datagli la paga pattuita, venne congedato frettolosamente. Il diario sparì, forse in seguito alla campagna mediatica della corte spagnola per cancellare i meriti di Magellano, che era portoghese, nella scoperta della circumnavigabilità della terra (Dainelli 1950 e 1965; Ebert 2009).  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-010-backlink">2</ref></hi>	Per maggiori informazioni sul probabile finanziamento della spedizione da parte dei Fugger, si veda Denucé 1911, 216-17. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-009-backlink">3</ref></hi>	Immortalata dall’epigramma 1, 43 di Janus Secundus – <hi rend="italic">In magnificas aedes quas Bruxellae struxit Maximilianus Transyluanus – </hi>ricordata da Rolet-Rolet (2011).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-008-backlink">4</ref></hi>	Il nome si deve alle sette città fondate dai cosiddetti sassoni della transilvania: Klausenburg (Cluj), Kronstadt (Brașov), Hermannstadt (Sibiu), Schässburg (Sighișoara), Mediasch (Mediaș), Mühlbach (Sebeș), e Bistritz (Bistrița). Nota anche la denominazione latina Septem Castra (Klutsch 2008).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-007-backlink">5</ref></hi>	Si tratta di un’opera composita, costituita da cinque testi: l’orazione del conte palatino Federico, il testo, tradotto dal tedesco in latino (ad opera di Transilvano), del decreto con cui Carlo era stato eletto imperatore, l’orazione pronunciata dal gran cancelliere Gattinara con la quale l’imperatore esprimeva la sua riconoscenza, una lettera di ringraziamento e gratitudine di Carlo V verso i principi elettori, e la lettera con cui il papa Leone X si congratulava con l’imperatore per la sua elezione.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-006-backlink">6</ref></hi>	«Cerne, hospes, magni salientem è uertice patris / Insignem galea clypeóque et cuspide diuam./ Adspice Muleiberum/, quem dissecuisse cerebrum Altifremi grauidum Iouis, obstetrice securi / Finxerunt ueterum mellita poèmata uatum/, Quique gerit pedibus celeres et uertice pennas, /Mercurium, namque hic praesto esse per omnia patri / Creditur, et iussas deferre per aera uoce / Cerne et uocaleis tentantem pollice neruos / Threiicium uatem, qui Carmine saxa potenti / Vrsosque tigresque trahit rabidosque leones, / Dum gemit Euridices fatum miserabile raptae / Persephonenque potest rigidam mollire canendo. / Denique suprema merito quam sede locauit / Ingeniosa manus, procul à tellure remotam / Suspice diuinam Sophiam, quae arcana polorum / Rimatur monstratque uiam qua sidere tangas. / At tibi dent Superi quod, Transsyluane, mereris, / Qui facis, Ausoniae minus inuideamus ut urbi» (Rolet-Rolet 2011, 169-70). Vedi anche nota 3.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-005-backlink">7</ref></hi>	Tra questi, vi erano Gasparo Contarini quale ambasciatore della Repubblica di Venezia che, grazie all’intervento di Gattinara, ottiene una copia dell’avviso di Elcano e ne invia una traduzione a Venezia in tempo reale e Pietro Martire il cui primo resoconto andrà perduto nel Sacco di Roma del 1527. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-004-backlink">8</ref></hi>	Infatti Matthäus Lang si trovava a Norimberga.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-003-backlink">9</ref></hi>	Le citazioni sono prese dall’edizione di Ramusio (1554) e dall’edizione di Calvo del 1523 rispettivamente per l’italiano e il latino, se non altrimenti indicato.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-002-backlink">10</ref></hi>	Ancora più evidente è l’intento di Transilvano se si guarda il testo latino in cui la radice è pressoché la stessa: <hi rend="italic">mir</hi>- in <hi rend="italic">admirabilis</hi> nei vari gradi di comparazione e <hi rend="italic">miro</hi> nelle sue forme finite e infinite, che contiene l’idea del meraviglioso, straordinario, dell’inatteso.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-001-backlink">11</ref></hi>	Trad. nostra, «Tuttavia ritengo che queste, quali che siano al momento, non siano affatto rifiutare, bensì da accettare, fintanto che non ne siano reperite di più certe».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="09.html#footnote-000-backlink">12</ref></hi>	Ben diverso è il ritratto che ne fa Pigafetta: «Spero in Vostra signoria illustrissima [che] la fama di uno sì generoso capitano non debba essere estinta ne li tempi nostri. Fra le altre virtù, che erano in lui, era lo più costante in una grandissima fortuna che mai alcuno altro fosse al mondo: sopportava la fame più che tutti gli altri, e più giustamente che uomo fosse al mondo carteava e navigava, e, se questo fu il vero, se vede apertamente, niuno altro avere avuto tanto ingegno nè ardire di saper dare una volta al mondo come già quasi lui aveva dato. Questa battaglia fu fatta al sabato ventisette de aprile 1521 (il capitano la volse fare in sabato, perchè era lo giorno suo devoto), ne la quale foreno morti con lui otto de li nostri e quattro Indii, fatti cristiani, da le bombarde de li battelli, che erano dappoi venuti per aiutarne; e de li nemici se non quindici, ma molti de noi feriti».</p>
      
      
      
      
      
      
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