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        <title type="main" level="a">L’immagine di Magellano nei primi racconti della circumnavigazione del globo</title>
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          <resp>This is a section of <title>Nel segno di Magellano tra terra e cielo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-467-0</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Lapo Casetti, Salomé Vuelta García</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.11</idno>
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        <p>The journey of the Portuguese Magellan, one of the greatest adventures attempted by a man in the sixteenth century, had an inauspicious end for its deviser (Magellan died in Mactan on April 27, 1522). But even more inauspicious was the narration of his adventure because the only ship of the initial expedition, which returned home, was led by a Spaniard against him. The text retraces the first testimonies of the voyage, especially taking into consideration the press of the navigations and voyages that that adventure spread throughout the world.</p>
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            <item>Magellan’s Journey</item>
            <item>Antonio Pigafetta</item>
            <item>Giovan Battista Ramusio</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.11<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.11" /></p>
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">L’immagine di Magellano nei primi racconti <lb/>della circumnavigazione del globo</p><p rend="h1_author">Daria Perocco</p><p rend="quotation_b">[…] proprio questo giovane modesto e non necessario a bordo diventerà per Magellano il più importante compagno del suo viaggio. Che cosa è infatti una impresa se nessuno la documenta? Un avvenimento storico non è mai perfetto quando è semplicemente compiuto, ma soltanto quando vien tramandato ai posteri. Quello che noi chiamiamo storia non rappresenta affatto la somma di tutti gli infiniti ed innumerevoli casi verificatisi nello spazio e nel tempo; la storia universale comprende solo quei brevi periodi luminosi che furono per caso rischiarati dalle narrazioni poetiche od erudite. Che cosa sarebbe Achille senza Omero? Ogni figura rimane un’ombra e svanisce come un’onda varia nel mare incommensurabile degli eventi, senza il cronista che la cristallizza nella sua relazione, o senza l’artista che la riplasma con le sue immagini (Zweig 1961, 245-6).</p><p rend="text">Se è vero che la fama si trasmette coi libri, l’‘Omero’ che Zweig invoca per Magellano, colui che racconterà una importante versione della storia della prima circumnavigazione del globo è Antonio Pigafetta che ne fornirà un pieno resoconto, ben diverso da altre testimonianze che su quel viaggio troveremo.</p><p rend="text">Credo che pochi siano stati i testi che, come quello di Antonio Pigafetta, hanno avuto tanta fortuna per quello che raccontano, ma altrettanta sfortuna nella loro tradizione editoriale. Pigafetta era il narratore ufficiale della spedizione di Magellano ed il testo che redasse quasi quotidianamente vivendo l’esperienza della prima circumnavigazione, avrebbe dovuto essere la più puntuale narrazione dell’avvenimento. In effetti la narrazione che ci è stata tramandata è, nonostante le disavventure subìte, quella che ancora meglio ce ne racconta la storia. Non conosciamo la data di morte di Pigafetta, sappiamo però che, nonostante il suo fortissimo desiderio, non riuscì a vedere, in vita, la sua opera pubblicata<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="11.html#footnote-027">1</ref></hi></hi>. Il testo dunque del testimone oculare, partecipe della prima circumnavigazione del globo terrestre, ci è giunto in testimoni apografi e relativamente compromessi. Pigafetta afferma di aver annotato quasi ogni giorno, durante tutti i lunghi anni di viaggio, gli avvenimenti accaduti. Questa sua puntuale relazione, però, non è arrivata ai giorni nostri, così come non sono pervenute la ‘bella copia’ che egli stesso ne aveva fatto per Carlo V, quella che voleva dare a Giovanni III del Portogallo, quella che Francesco Chiericati manda ad Isabella d’Este e le altre che possiamo solo ipotizzare egli facesse o facesse fare per la mancata stampa veneziana, per ingraziarsi altri potenti (Luisa di Savoia?), per i suoi dedicatari mancati (Federico Gonzaga, figlio di Isabella d’Este, il papa Clemente VII) e per il dedicatario finale, il gran Maestro Philippe Villiers de l’Isle-Adam<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="11.html#footnote-026">2</ref></hi></hi>. L’unico manoscritto che, a nostra conoscenza, ci riporti un testo vicino a quello definitivo è un apografo, conservato alla biblioteca Ambrosiana di Milano sicuramente dal 1610, ma che vede la luce a stampa solo nel 1800 nell’edizione fatta da Carlo Amoretti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="11.html#footnote-025">3</ref></hi></hi>. Da dove dunque, e su quali testi è basata la grande fortuna editoriale che Pigafetta ebbe nel Cinquecento? Il testo (originale) di Pigafetta, dopo aver subìto tagli e mutamenti, fu tradotto in francese ed edito a Parigi negli anni tra il 1526 e il 1536. In quest’ultima data (1536) vede la luce, a Venezia, una retroversione francese-italiano, senza indicazione di editore e nome del traduttore, ma per la quale si ipotizza l’interesse e l’intervento diretto di Giovan Battista Ramusio, che inserirà poi questa stessa versione nel primo volume delle <hi rend="italic">Navigazioni e viaggi</hi>, la cui <hi rend="italic">princeps</hi> risale al 1550. L’enorme fortuna di cui la narrazione Pigafetta gode dagli anni trenta del Cinquecento fino all’inizio del XIX secolo è dovuta ad una traduzione in francese (forse in realtà non troppo rispettosa dell’originale) e alla versione in volgare di quella traduzione. Le narrazioni di viaggio, da sempre, erano cercate e riprodotte per i loro contenuti di novità o per le descrizioni di elementi meravigliosi e meno di tanti altri testi godevano di attenzioni filologiche alla loro esatta trasmissione: di conseguenza non ci si può meravigliare più di tanto se anche l’opera narrativa di colui che era stato imbarcato proprio con il fine di relazionare puntualmente sul viaggio ci sia arrivata a seguito di una tradizione non rispettosa dell’ultima volontà del suo autore. Ma il destino negativo per cui gli originali di Pigafetta non sono stati conservati si deve ricercare con ogni probabilità anche in un intervento umano oltre a quello del fato per cui i libri hanno un destino imperscrutabile.</p><p rend="text">Le motivazioni per la trascuratezza nel trasmettere il testo di Pigafetta nella sua totalità, pur dopo l’evidente interesse dimostrato per i suoi contenuti, possono essere trovate nella dinamica degli eventi susseguitisi dopo il ritorno in patria della nave <hi rend="CharOverride-2">Victoria</hi>: sia il capitano superstite (Juan Sebastián del Cano) che i maggiorenti spagnoli avevano forti interessi a sminuire l’importanza della figura di Magellano nella realizzazione dell’impresa; Pigafetta invece, sempre durante tutto il corso della sua relazione, non tralascia di sottolinearne la grandezza sia come unico ideatore, sia come conduttore e realizzatore di tutta l’impresa. Non è certo un caso che Pigafetta, uno dei diciotto reduci, dopo il suo ritorno, riceva, il 10 novembre del 1522 a Valladolid, la paga pattuita alla partenza e la percentuale sul carico delle spezie ma nessuna altra gratifica, tanto che, proprio nel finale della relazione, dichiara solo che si allontanò dal luogo per andare da altri Signori<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="11.html#footnote-024">4</ref></hi></hi>. Nella stessa occasione del Cano ed altri superstiti ricevono dall’imperatore Carlo V premi e riconoscimenti in denaro e in cariche.</p><p rend="text">Ma, per nostra fortuna, al tempo l’editoria veneziana godeva di enorme diffusione e di una fondamentale reputazione: siamo infatti nel periodo d’oro della stampa rinascimentale, ben prima che il concilio di Trento e l’Indice dei libri proibiti possano ridimensionare la più importante ‘rivoluzione inavvertita’<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="11.html#footnote-023">5</ref></hi></hi> dell’era moderna. È la <hi rend="italic">summa</hi> ramusiana che diventa testo fondamentale in tutta Europa per le narrazioni di viaggio: una nuova versione della retroversione del testo di Pigafetta viene fatta in inglese da Richard Eden nel 1555 ed inserita nelle <hi rend="italic">Decades of the newe Worlde or West India</hi> ed è questo il testo che legge Shakespeare: dalle pagine di Pigafetta deriva il dio ‘patagone’ Setebos che Calibano, nella <hi rend="italic">Tempesta,</hi> ricorda nell’atto I scena 2 ed invoca apertamente nell’atto V.</p><p rend="text">La diffusione e la celebrità del testo sono dunque essenzialmente dovuti alle edizioni veneziane (e ricordiamo che nella prima metà del Cinquecento Venezia è in assoluto il più importante centro dell’editoria italiana ed europea), non solo all’edizione del 1536 ma in particolare, come si accennava, all’inserimento nel primo volume delle <hi rend="italic">Navigazioni e viaggi</hi> di Giovan Battista Ramusio. Sappiamo che il grande studioso di letteratura di viaggio non solo ha scelto e trasposto in volgare bembiano i testi, ma li ha di volta in volta introdotti con brevi ma essenziali e importanti presentazioni ed a queste, <hi rend="italic">in primis</hi>, bisogna rivolgersi per avere il polso delle percezioni delle narrazioni di viaggio a lui contemporanee. Nella sua premessa al <hi rend="italic">Discorso sopra il viaggio fatto dagli Spagnuoli intorno al mondo </hi>Ramusio sottolinea l’importanza e l’eccezionalità del viaggio di Magellano e ne è il primo celebratore affermando, senza possibilità di dubbio, che esso è </p><p rend="quotation_b">una delle più grandi e maravigliose cose che si siano intese a’ tempi nostri: e ancor che in molte cose noi superiamo gli antichi, pur questa passa di gran lunga tutte l’altre insino a questo tempo ritrovate (Ramusio 1979, 837).</p><p rend="text">E poi, più avanti, sempre nel corso di questa sua introduzione-premessa, afferma che esso è stato</p><p rend="quotation_b">uno de’ maggiori e più ammirabil che mai saputo si sia, del quale quelli gran filosofi antichi, udendone ragionare, resteriano stupefatti e fuor di loro (Ramusio 1979, 838).</p><p rend="text">Queste affermazioni, nella loro entusiastica asserzione, sono particolarmente degne di nota proprio perché situate nel corpo dei testi che Ramusio in prima persona scrive a presentazione delle opere che egli inserisce nelle <hi rend="italic">Navigazioni</hi> e che ne giustificano la presenza: l’importanza che questi testi introduttivi di Ramusio hanno è evidenziata dal riflesso che ne riportano nell’ambito del pensiero geografico del tempo; testimoni sono le reazioni di un ben determinato e colto gruppo di uomini studiosi interessati alla geografia e alle scoperte: ed i nomi di Bembo e di Gastaldi sono al proposito particolarmente significativi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="11.html#footnote-022">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il viaggio di Magellano riveste per Ramusio una rilevanza tale che egli si adopera per allegare nel suo testo tutte le testimonianze che parlano della spedizione di cui riesce a venire in possesso: oltre alla relazione di Pigafetta (Ramusio 1979, 871-948), di cui sottolinea la fondamentale importanza, egli riporta l’<hi rend="italic">Epistola</hi> di Massimiliano Transilvano (Ramusio 1979, 843-66) e la <hi rend="italic">Narrazione di un Portoghese compagno di Odoardo Barbosa</hi> (Ramusio 1979, 953-5): quest’ultimo è un testo molto breve, redatto praticamente solo in forma di appunti, la cui presenza dimostra la volontà di Ramusio di fornire per l’argomento ogni possibile attestazione per dare alle descrizioni il maggior senso di completezza. L’argomento delle plausibili differenze tra i testi di vari autori che trattano dello stesso tema, nuovo da ogni punto di vista, è ripreso con intelligente dinamica dallo stesso Ramusio che sottolinea l’importanza della completezza delle informazioni pur se le diverse fonti paiono presentare delle differenze (ma che rigorosamente evitano i prodotti di pura fantasia), ben conscio il nostro che la varietà delle menti umane (oltre alle ideologie) condiziona anche le relazioni che apparentemente dovrebbero essere le più asettiche e scientifiche:</p><p rend="quotation_b">Ma se in questa epistola o sommario<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="11.html#footnote-021">7</ref></hi></hi> si vederà qualche differenza di nomi e cose non si debbe alcuno maravigliare, percioché gl’ingegni degli uomini sono varii, e chi nota una cosa e chi un’altra, secondo paiono loro più degne: basta che nelle principali si concordano, e molte parti che da uno sono state lasciate indietro, nell’altro si leggono copiosamente, e le fabulose notano per quelle che elle sono. Questo si può ben sicuramente affermar per ciascuno, che mai gli antichi non ebbero tanta cognizione del mondo che il sol circonda e ricerca in 24 ore, quanta noi al presente abbiamo per la industria degli uomini di questi nostri secoli (Ramusio 1979, 838).</p><p rend="text">Tra gli uomini del suo tempo, di cui Ramusio pare essere particolarmente orgoglioso, Magellano sembra essere tra i più ‘industriosi’.</p><p rend="text">Tre dunque sono i testi riuniti dal Ramusio nelle <hi rend="italic">Navigazioni e viaggi</hi> che riguardano questa prima circumnavigazione: dalla <hi rend="italic">Narrazione</hi> <hi rend="italic">di un portoghese compagno di Odoardo Barbosa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="11.html#footnote-020">8</ref></hi></hi> poco si ricava a livello di opinioni dell’autore, dato che essa consiste in un preciso elenco di indicazioni nautiche che in un solo momento, verso la fine, si interrompe per precisare che l’isola di Sant’Elena è abitata da un solo uomo, portoghese, che «non ha se non una mano e un piede, senza naso e senza orecchie, e si chiama Fornamlopem» (Ramusio 1979, 955) quindi probabilmente qualcuno che aveva subìto delle terribili amputazioni forse come punizione a chissà quali mancanze.</p><p rend="text">Maggiore importanza riveste, nelle <hi rend="italic">Navigazioni</hi>, il testo di Massimiliano Transilvano con la sua narrazione affiancata alla relazione di Pigafetta. Come per quest’ultimo, anche per il Transilvano non siamo in possesso di tutte le notizie biografiche che ci sono utili a spiegare alcune loro scelte e ci troviamo di fronte a ‘buchi’ su interi periodi e interrogativi sulla loro utilizzazione di questo lasso di tempo; i due autori sembrano quasi accomunati da un destino che nega alle nostre conoscenze la precisa biografia dei primissimi relatori dell’avventura di Magellano. La data di nascita di Transilvano è incerta e viene posta intorno al 1490 a Bruxelles, mentre solo ipotesi, fascinose ma non suffragate da dati certi, sono state fatte per giustificare la motivazione del soprannome. È sicuro invece, ed importante per la storia della circumnavigazione del globo, che aveva sposato la nipote di Cristobal de Haro, uno dei finanziatori dell’impresa di Magellano, e che nel 1522 era al servizio di Carlo V; da qui la relativa facilità con cui gli viene concessa la possibilità, quando l’unica nave superstite della spedizione, la <hi rend="italic">Victoria</hi>, fa ritorno, di parlare direttamente con i sopravvissuti all’avventura e di ricavarne il materiale per stendere un’operetta decisamente più breve e sintetica della relazione di Pigafetta ma che già dal titolo (qui riporto quello dell’edizione romana) dichiara tutto il contenuto e il fine dello scrittore:</p><p rend="quotation_b">Maximiliani Transyluani Cæsaris a secretis Epistola, de admirabili &amp; nouissima Hispanorum in Orientem nauigatione, qua variæ, &amp; nulli prius accessæ regiones inventæ sunt, cum ipsis etiam Moluccis insulis beatissimis, optimo aromatum genere refertis. Inauditi quoque incolarum mores exponuntur, ac multa quæ Herodotus, Plinius, Solinus atque alii tradiderunt, fabulosa esse arguunt. Contra, nonnulla ibidem vera, vix tamen credibilia explicant. quibuscum historiis insularibus ambitus describit alterius Hemisphaerii, unde ad nos tandem hispani redierunt incolumes.</p><p rend="text">Scritta in forma di lettera, in latino, per raggiungere il maggior numero di dotti del tempo, è dedicata a Matthäus Lang von Wellenburg, cardinale arcivescovo di Salisburgo (che venne da alcuni studiosi, a quanto pare erroneamente, identificato come suo padre naturale) e datata 24 ottobre del 1522, quindi pochissimo tempo dopo l’arrivo a Valladolid dei reduci. Nel gennaio dell’anno seguente fu edita a Colonia da Eucharius Cervicornus<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="11.html#footnote-019">9</ref></hi></hi>, pochi mesi dopo da Pierre Viart a Parigi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="11.html#footnote-018">10</ref></hi></hi> e alla fine dell’anno, in novembre, a Roma, «in aedibus F. Minitii Calvi» come recita il colophon. La ripresa di Calvo è particolarmente importante perché l’editore, uomo colto ed umanista stimato che aveva lavorato anche in ambiente germanico, dimostra di aver subito percepito l’importanza del testo che con ogni probabilità aveva conosciuto nella <hi rend="italic">princeps</hi> di Colonia. Trasferitosi a Roma nel 1521, dopo aver per due anni lavorato con M. Silberg, nel 1523 apre nel rione di Parione una sua tipografia, che continuerà ad essere attiva fino al 1531. In questo primo anno di attività indipendente, nell’ultimo quadrimestre del 1523, fa venire alla luce una mezza dozzina di libri: è significativo che uno sia proprio l’<hi rend="italic">Epistola</hi> <hi rend="italic">De Moluccis</hi>: possiamo facilmente ipotizzare che il testo abbia subito riscosso particolare fortuna dato che verrà da lui ripreso a distanza di due mesi e ristampato nel febbraio del 1524<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="11.html#footnote-017">11</ref></hi></hi>; non si deve dimenticare che Calvo è un innovatore che ama progettare e proporre cose nuove: nella Roma dei papi è un importante editore di testi di letteratura italiana; in particolare il mondo nuovo della commedia del Cinquecento vede in lui l’unico stampatore di testi quali la <hi rend="italic">Mandragola </hi>di Machiavelli, <hi rend="CharOverride-2">Cassaria </hi>e <hi rend="CharOverride-2">Suppositi </hi>dell’Ariosto, la <hi rend="CharOverride-2">Calandria </hi>del Bibbiena, l’<hi rend="CharOverride-2">Eutychia </hi>di Nicola Grasso, il <hi rend="CharOverride-2">Formicone </hi>di Publio Filippo Mantovano, tutti quei testi teatralmente fondamentali che, pur messi in scena durante il papato di Leone X, non vedranno più, dopo le sue, edizioni romane.</p><p rend="text">L’<hi rend="italic">Epistola</hi> del Transilvano, tradotta in italiano forse proprio dal Ramusio, è unita alla retroversione dal francese del testo di Pigafetta ed i due testi insieme erano stati editi a Venezia da Lucantonio Giunta nel 1536 nel volume <hi rend="italic">Il viaggio fatto da gli spagniuoli a torno a’ l mondo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="11.html#footnote-016">12</ref></hi></hi>: è questo il testo che verrà poi inserito nel primo volume delle <hi rend="italic">Navigazioni e viaggi</hi> e da questa stampa in particolare vedrà la sua diffusione: in altre parole la grande diffusione del racconto della prima circumnavigazione del globo, come si è detto per Pigafetta, così anche per Transilvano, è dovuta non agli elaborati originali dei due autori ma a una traduzione dal latino e a una retroversione dal francese.</p><p rend="text">Per delineare la figura di Magellano l’esistenza di questi due testi si rivela dunque di estrema importanza dato che espongono due testimonianze in un certo senso opposte: una, quella di Pigafetta, che col grande capitano aveva viaggiato e condiviso ogni avventura fino alla morte di lui, è totalmente ammirativa nei confronti di Magellano e di conseguenza a lui estremamente favorevole, l’altra, quella di Transilvano si presenta come una versione della storia che ne ignora ogni merito. Transilvano, come appena ricordato, aveva ascoltato soprattutto Juan Sebastián del Cano, che era particolarmente interessato a mettere in cattiva luce la figura di Magellano e la sua opera in ombra non solo per autoglorificarsi per essere riuscito a tornare in patria, ma anche per nascondere gli episodi che testimoniavano azioni disonorevoli nel suo operato durante la navigazione: egli, infatti, era stato tra coloro che, a Porto san Giuliano (san Julián) si erano ribellati, avevano praticamente compiuto un colpo di mano per obbligare Magellano al ritorno in patria ed avevano fortemente fatto rischiare l’annullamento della spedizione. Solo l’estrema audacia del capitano e la fedeltà di pochi avevano salvato la spedizione con la conseguente tragica punizione di Gaspar de Quesada e Luis de Mendoza e l’abbandono di Juán de Cartagena e del prete Pedro Sanchez de la Reina sui lidi deserti dell’America latina. Visto che, contrariamente a quanto avevano ipotizzato i ribelli, la spedizione, così come era stata pensata da Magellano aveva invece avuto un finale eroico ed epico, del Cano aveva tutte le intenzioni di guadagnarci il massimo facendo coincidere con la sua persona l’immagine del glorioso duce, spagnolo e non portoghese, che per suoi meriti era riuscito a completare la prima circumnavigazione del globo. Si può quindi ben comprendere come e in quali termini egli abbia presentato la storia a Massimiliano Transilvano che questa sua versione elabora e trascrive.</p><p rend="text">Conferma di questo atteggiamento è la lettera che del Cano scrive a Carlo V da San Lucar de Barrameda, il 6 settembre del 1522 annunciando l’arrivo in porto della <hi rend="italic">Victoria</hi>. L’originale di questo testo, scritto in spagnolo, è andato perduto, ma per conoscerne i contenuti restano le testimonianze di una traduzione latina ed una italiana: la lettera (nelle due diverse versioni) dimostra chiaramente come del Cano cercasse di ottenere tutti i vantaggi materiali che derivavano dalla gloria dell’impresa per colui che era riuscito a condurla a termine (con cui egli si identificava) tralasciando la memoria di chi ne era stato l’ideatore. Contrariamente al testo di Pigafetta, che l’autore cercò subito dopo il ritorno di dare alle stampe, e a quello di Transilvano, che fu pubblicato pochissimo tempo dopo la stesura, la lettera di del Cano rimase inedita e sconosciuta per secoli; la versione latina vedrà la luce solo nel 1844 e quella italiana addirittura nel 1894 all’interno della monumentale <hi rend="italic">Raccolta di documenti e studi</hi> editi in occasione del quarto centenario della scoperta dell’America; la traduzione della lettera completava una missiva diplomatica che Gasparo Contarini, ambasciatore in Spagna<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="11.html#footnote-015">13</ref></hi></hi>, aveva inviato alla Serenissima insieme alla sua relazione sugli avvenimenti accaduti, il 24 settembre del 1522; ben si capisce l’attenzione prestata a questa testimonianza dall’ambasciatore alla corte di Carlo V: i veneziani al tempo erano attentissimi e particolarmente interessati alle nuove rotte trovate dai portoghesi (doppiando il capo di Buona Speranza) per il commercio delle spezie; la notizia di una nuova via per arrivare alle Molucche, le “isole delle spezie” che gli spagnoli di Magellano sembravano aver identificato, vien quindi immediatamente riferita da Contarini ai suoi maggiorenti, con la prova del nuovo, incredibile viaggio. La lettera di del Cano, infatti, faceva parte di una relazione diplomatica, diligentemente poi conservata, che esce dalle carte segrete veneziane ed è resa nota dopo la fine della Serenissima, quando la Repubblica di Venezia non esisteva più da quasi cento anni.</p><p rend="text">All’interno della lettera di del Cano, Magellano è revocato una sola volta nella parte iniziale del testo, per ricordare che la morte aveva portato via lui come molti altri componenti della spedizione, quasi come se la parte più importante dell’impresa fosse avvenuta solo dopo la sua sparizione. Quando poi i tre reduci convocati a Valladolid alla presenza dell’imperatore, del Cano, Albo e Bustamante, verranno interrogati, essi scaricheranno sul solo Magellano la responsabilità della ribellione di san Juán con le conseguenti punizioni da lui inferte ai comandanti spagnoli. Nel contempo sottolineeranno fortemente la contrapposizione fra spagnoli e portoghesi facenti parte della spedizione: gli spagnoli avrebbero dovuto sempre attendersi un colpo di mano portoghese contro Carlo V, finanziatore del viaggio, per favorire il Portogallo, la nazione in concorrenza<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="11.html#footnote-014">14</ref></hi></hi>. Certo queste testimonianze serviranno a far ottenere a del Cano tutti i vantaggi economici cui lui aspirava nell’immediato, e a conservarli durante tutta la sua vita; ma egli non riuscirà, fortunatamente, a cancellare il ritratto di Magellano come grande navigatore che, nonostante le falsità affermate, comunque uscirà dai testi subito (o quasi subito) andati a stampa: sono quei testi, infatti, che diffondono l’immagine eroica del capitano, con la rappresentazione che resterà poi più impressa nei secoli.</p><p rend="text">Si può dire che, con lo scorrere del tempo, la denigrazione iniziale, al ritorno della spedizione, si trasforma progressivamente in una rivalutazione ed ammirazione per il personaggio, un apprezzamento che aumenta progressivamente con il passare del tempo e che progredisce man mano che vengono alla luce le varie testimonianze, non solo nelle relazioni che lo vedono come protagonista ma anche in narrazioni in cui compare in forma indiretta (cioè in contesti secondari) e che portano alla luce sfaccettature del suo carattere o episodi in cui fosse implicato. A conferma credo sia significativo notare che non siamo in possesso di ritratti del navigatore fatti durante la sua vita e che il più antico (conservato nella collezione di ritratti di uomini illustri che l’arciduca Ferdinando II d’Asburgo pose nella sua Armeria degli eroi nel castello di Ambras Innsbruck<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="11.html#footnote-013">15</ref></hi></hi>), è datato intorno al 1570<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="11.html#footnote-012">16</ref></hi></hi> e che addirittura la prima biografia completamente a lui dedicata risale al 1864 (Barros Araña).</p><p rend="text">Ramusio che dimostra aver chiare le differenze oggettive tra le due versioni che riguardano gradi di longitudine o latitudine, nomi di personaggi, responsabilità di uno piuttosto che di un altro protagonista in determinate azioni<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="11.html#footnote-011">17</ref></hi></hi>, pare avere anche la netta percezione di questa diversità di atteggiamento verso la figura di Magellano, differenze che però, a suo giudizio, non ne inficiano la grandezza. Se l’ipotesi, che la traduzione dell’<hi rend="italic">Epistola</hi> di Transilvano è opera di Ramusio, potesse essere confermata con sicurezza, le differenze riscontrabili nel testo ne darebbero un’ulteriore riprova<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="11.html#footnote-010">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Indubbiamente la testimonianza cui si dovrebbe dare maggior credito è quella di Pigafetta che è pure quella in cui maggiormente traspare l’ammirazione nei confronti di Magellano. Anche Pietro Martire d’Anghiera, per sua precisa dichiarazione, riprende dal testo di Transilvano nella <hi rend="italic">Decade</hi> in cui parla della spedizione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="11.html#footnote-009">19</ref></hi></hi>. Seguendo le parole di un affascinante biografo moderno di Magellano, Stefen Zweig, possiamo sottoscrivere che</p><p rend="quotation_b">[…] noi sapremmo ben poco di Magellano e dell’opera sua se avessimo solamente una Decade di Pietro Martire, la concisa lettera di Massimiliano Transilvano, e le poche aride note e i giornali di bordo dei singoli piloti. Soltanto il giovane cavaliere di Rodi [scil. Antonio Pigafetta], il passeggero superfluo e in soprannumero, ha dato ai posteri una visione dell’impresa di Magellano (Zweig 1961, 246).</p><p rend="text">Pigafetta era vicentino, quindi suddito della Repubblica Serenissima di Venezia, giovane, curioso e desideroso di compiere azioni che «potessero parturir<hi rend="italic">gli</hi> qualche nome apresso la posterità» (Pigafetta 1999, 159), arrivato in Spagna al seguito di Francesco Chiericati<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="11.html#footnote-008">20</ref></hi></hi> e quindi si presume non inficiato dagli odi e dai disprezzi che separavano spagnoli e portoghesi e che tanto influirono sulla relazione finale fatta da del Cano. Poi egli era stato a fianco di Magellano durante tutto il viaggio, quindi, come dichiara, aveva avuto modo di apprezzarne le doti, l’abilità di reazione nelle diverse occasioni avverse pur avendo chiare la natura del carattere e le difficoltà che questo gli aveva procurato. L’ammirazione di Ramusio nei suoi confronti che lo descrive come «gentiluomo di tanto animo […] che, avendo circondata tutta la balla del mondo, l’abbia descritta tanto particolarmente» (Ramusio 1979, 838) sembra prescindere dall’orgoglio campanilistico di avere in comune la patria, pur essendo quest’ultimo un elemento cui Ramusio stesso, quando sottolinea le differenze tra i viaggi di Cristoforo Colombo e di Marco Polo, ammetteva essere particolarmente sensibile (Ramusio 1980, 23-4).</p><p rend="text">Ritengo di particolare interesse mettere a confronto pochissimi brani dell’uno e dell’altro testo (Transilvano e Pigafetta) in momenti particolarmente rilevanti della narrazione. Uno dei più significativi, a mio parere, è quello della descrizione della morte di Magellano: i silenzi del Transilvano, il suo trascorrere narrativo lineare senza quasi soffermarsi sull’episodio, peseranno più di eventuali accuse, mentre l’aperto dolore di Pigafetta esprime tutta la tragicità delle conseguenze dell’avvenimento, non solo per il defunto, ma per tutti gli altri componenti della spedizione che venivano a trovarsi privati della mente illuminata del loro vero capitano:</p><p rend="quotation_b">Ma essendo li nostri superati dalli nimici, sí per esser maggior numero, sí ancora perché usavano armi piú lunghe delle nostre, con le quali davano ai nostri molte ferite, e alla fine esso Magaglianes fu passato da una banda all’altra e morto; gli altri, benché per ancora non mostrassino d’esser superati, nientedimeno avendo perso il lor capitano si ritornarono indietro. Gli nimici, ancor che si ritirassero in ordinanza, non ebbero ardire di seguitargli. Ritornarono adunque gli Spagnuoli in Zubut, avendo perduto il capitano dell’armata con altri sette compagni, dove n’elessono un altro detto Giovanni Serrano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="11.html#footnote-007">21</ref></hi></hi>, uomo di gran riputazione (Transilvano <hi rend="italic">apud</hi> Ramusio 1979, 858).</p><p rend="text">Il testo latino di Transilvano riportava:</p><p rend="quotation_b">sed cum hostes numero nostros superarent, et longioribus armis uterentur, quibus nostris multa incommoda inferrent, confossus est tandem ipse Magellanus. Reliqui autem et si nondum plane vincti viderentur, amisso tamen duce pedem referunt. Quos hostes qui in ordine retrocederent insequi non audent. Reuertuntur itaque Hispani amisso classis præfecto Magellano, et alijs sociis septem in Subuth, ubi novum classis præfectum eligunt Iohannem Serranium virum haud spernendum» (Transilvano 1523a, nn. [B ij])<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="11.html#footnote-006">22</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Questo il Transilvano, che riporta la narrazione ascoltata: quindi nessun aggettivo, nessun commento per la fine di Magellano, responsabile della morte sua e dei suoi; ma, in compenso, esprime subito una definizione positiva per Serrano.</p><p rend="text">Anche Pigafetta non può raccontare in prima persona l’uccisione, perché trattenuto nelle navi dalla conseguenza di una precedente ferita; non era fisicamente presente (potremmo quasi dire per fortuna sua e nostra altrimenti non avremmo avuto il suo racconto e forse non sarebbe stato tra i diciotto che ritornarono in Spagna), ma ne ebbe un’ampia relazione dai compagni che riuscirono a fuggire e a tornare sulle navi. Il resoconto da lui fornito è estremamente vicino a quello delle altre relazioni per quanto riguarda le presenze dei locali in attacco e il numero dei nemici, ma estremamente diversa per i sentimenti che la percorrono. Il suo racconto si stende per molte pagine che descrivono puntualmente la battaglia e l’eroismo di Magellano che, quando percepisce la superiorità dei nemici, li blocca e perde la vita per fare in modo che i suoi possano fuggire, ritirarsi sui battelli e salvarsi. Ma soprattutto è notevolissimo l’elogio funebre che Pigafetta scrive alla fine del racconto della battaglia, cui poi aggiunge la nomina dei due ‘governatori’ che lo avrebbero sostituito e che sono denotati solo dalla loro nazionalità:</p><p rend="quotation_b">Se non era questo povero capitanio, niuno de noi si salvava ne li battelli perché, quando lui combateva, li altri se retiravano a li batelli. Spero in vostra illustrissima signoria la fama d’uno sì generoso capitanio non debia essere extinta ne li tempi nostri. Fra le altre vertù che erano in lui, era lo più costante in una grandissima fortuna che mai alguno altro fosse; suportava la fame più che tucti li altri e più iustamente che omo fosse al mondo carteava<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="11.html#footnote-005">23</ref></hi></hi> e navigava e, se questo fu il vero, se vede apertamente ninguno altro avere avuto tanto ingenio ni ardire de saper dare una volta al mondo come ià casì lui aveva dato. […] Sabato che fo morto lo capitanio…facessemo dui gubernatori: Duarte Barbosa, portughese, parente del capitanio, e Ioan Serrano spagnolo (Pigafetta 1999, 245-6).</p><p rend="text">Passi significativi (e sottolineo, scelgo tra moltissime occasioni di confronto possibili) sono quelli che evocano l’atteggiamento dei sottoposti nei confronti del capitano generale: Pigafetta ha immediata la percezione delle difficoltà che Magellano, portoghese passato al servizio di Carlo V, si trova ad incontrare nel comando di una flotta formata da portoghesi e da spagnoli (questi ultimi pur con funzioni di comando, ma sotto il suo governo) e l’odio o comunque il malcelato disprezzo che ne derivava; proprio all’inizio della presentazione della sua relazione, aveva ricordato che </p><p rend="quotation_b">[…] dela quale [spedizione] era capitanio generale Fernando de Magaglianes, gentilomo portoghese ed era commendatore di Santo Jacobo de la Spada, più volte con molte sue laude aveva peregrato in diverse guise lo Mar Oceano, […] e non volendo manifestare a niuno de li suoi el viagio che voleva fare, acciò non fosse smarrito in pensare de fare tanto grande e stupenda cosa, como fece con lo aiuto de Idio, li capitani sui che menava in sua compagnia, <hi rend="italic">lo odiavano molto</hi>; non so perchè, se non perchè era Portughese ed essi Spagnoli. Volendo dar fine a questo <hi rend="italic">che promise con iuramento a lo imperatore don Carlo re di Spagna</hi> … (Pigafetta 1999, 160-1) <hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="11.html#footnote-004">24</ref></hi></hi>,</p><p rend="text_NOindent">quindi sottolineando, sin dall’inizio della sua relazione, come poi farà più volte nel corso della narrazione, l’integrità di Magellano e la assoluta fedeltà garantita dal suo giuramento fatto al sovrano al cui servizio si era posto.</p><p rend="text">Il Transilvano, riportando una presentazione apparentemente asettica, in realtà immette subito una nota fortemente negativa nei confronti di Magellano:</p><p rend="quotation_b">Che già quattro anni Ferdinando Magaglianes, <hi rend="italic">di nazione portoghese</hi>, il qual già molti anni era stato capitano di navi portoghesi e aveva navigato per tutte le parti di levante, <hi rend="italic">avendo grandissimo odio al suo re</hi>, dal qual si teneva mal satisfatto, se ne <hi rend="italic">venne a trovar la maestà cesarea</hi>… (Transilvano <hi rend="italic">apud</hi> Ramusio 1979, 846)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="11.html#footnote-003">25</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il termine ‘odio’ è presente in ambedue i testi, ma in un caso è usato per sottolineare da subito l’elemento negativo che permeava la spedizione dalla formazione dei suoi componenti, dall’altra è il sentimento che muove il solo Magellano a tentare la spedizione con gli spagnoli unicamente spinto da un violento, ma personalissimo (<hi rend="italic">si teneva</hi>) sentimento di rivalsa. E così in Transilvano è sempre da attribuire ad una reazione a comportamenti non proprio ortodossi, ad eccessi del capitano generale la disastrosa sollevazione avvenuta a san Julián cui si è accennato sopra:</p><p rend="quotation_b">Avendo Magaglianes con questo modo di parlare rappacificato gli animi de’ suoi compagni, credeva che niente più pensassero a tal cosa. Ma fu molto altrimenti di quello che lui pensava, perché pochi giorni dipoi fu da una crudel discordia travagliato, conciosiaché fra i compagni delle navi si cominciò a parlar del vecchio ed eterno odio il qual è fra Portoghesi e Castigliani e che Magaglianes era portoghese, e nessuna cosa più gloriosa potersi far da lui alla patria sua che perdere e distrugger questa armata con tanti uomini […]. Magaglianes, per le parole di costoro fortemente adirato, corresse li compagni <hi rend="italic">un poco più aspramente che non si conveniva ad un uomo forestiero e discosto dal suo paese e capitano di genti straniere</hi>, le quali pertanto, essendosi accordate insieme, pigliarono una nave per ritornarsene in Spagna. Magaglianes, col resto de’ compagni li quali per ancora ubbidivano, saltò su quella nave e ammazzò il capitano con tutti i suo compagni, <hi rend="italic">e quelli ancora contra de’ quali non poteva far cosa alcuna, perché vi erano alcuni servidori dell’imperadore, li quali non possono d’altri che da sua Maestà o consiglio esser castigati </hi>(Ramusio 1979, 852).</p><p rend="text">La prima deduzione che del Cano (attraverso Transilvano) cerca di far dedurre è che Magellano non è un buon capitano perché non riesce a percepire quale sia l’<hi rend="italic">animus</hi> dei suoi sottoposti; mentre, in secondo luogo, rimarca la sottolineatura ispanocentrica e soprattutto la notazione di scontata superiorità, per cui coloro che erano ‘servitori dell’imperatore’ erano stati ‘illegalmente’ puniti da Magellano che con il suo atto si era posto sopra l’autorità dello stesso imperatore.</p><p rend="text">Pigafetta, invece, come d’abitudine nel corso delle sue narrazioni, non si ferma certo a giustificazioni supportate da abilità retoriche presenti in discorsi, ma elenca, quasi brutalmente, nomi e fatti. Nella lettura a confronto dei due testi colpisce soprattutto la diversità dei toni con cui la narrazione puntuale dei due episodi della sollevazione e della punizione dei ribelli è riportata:</p><p rend="quotation_b">Stessemo in questo porto el qual chiamassemo Porto de Sancto Iulianno circa de cinque mesi dove acadeteno molte cose. Aciò che vostra illustrissima signoria ne sapia algune, fu che, subito entrati nel porto, li capitani de le altre quatro nave ordinorono uno tradimento per amazare il capitanio generale; e questi erano el veadore de l’armata<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="11.html#footnote-002">26</ref></hi></hi>, che se chiamava Ioan de Cartagena, el tesorero Alovise de Mendosa, el contadore<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="11.html#footnote-001">27</ref></hi></hi> Antonio Coca e Gaspar de Cazada e, squartato el veador de li omini, fo amazato lo tesorero a pognalade, essendo descoperto lo tradimento. De lì alquanti giorni, Gaspar de Casada, per voler fare un altro tradimento, fo sbandito con uno prete in questa terra Patagonia. El capitanio generale non volse farlo amazare perché lo imperatore don Carlo lo aveva facto capitanio (Pigafetta 1999, 185-6)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="11.html#footnote-000">28</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Da una parte non erano fatti nomi, dall’altra le accuse venivano elencate pesanti e precise; anche il rispetto per l’autorità dell’imperatore, la cui assenza era nel testo di Transilvano rinfacciata a Magellano, appare invece formalmente mantenuto nel racconto di Pigafetta dove una condanna all’esilio e all’abbandono in una terra deserta ed inospitale rispetta formalmente il volere dell’imperatore che impediva la condanna a morte di un capitano ed è di tremendo monito per il resto della ciurma.</p><p rend="text">Ugualmente Transilvano (attraverso le parole di del Cano) giustifica la fuga ed il ritorno della nave <hi rend="italic">San Antonio</hi> in Spagna, voluta dagli spagnoli («gli Spagnuoli ch’eran sopra la detta nave, accordatisi insieme di ritornare in Spagna…», Ramusio 1979, 853) mentre Pigafetta ne narra solo la ‘sparizione’ non dimenticando di sottolineare il contrasto che Magellano aveva con il pilota della nave, che pure era portoghese, smentendo quindi la netta separazione solo nazionalistica di favorevoli e contrari a lui:</p><p rend="quotation_b">il piloto de questa nave [la San Antonio] se chiamava Stefan Gomes, lo qualle odiava molto lo capitanio generale [Magellano] perché inanzi si facesse questa armata, costui era andato da lo imperatore per farse dare algune caravele per discovrire terra, ma per la venuta del capitanio generale sua magestà non le li dete (Pigafetta 1999, 190).</p><p rend="text">La spedizione di Magellano, a causa delle invidie e delle ripicche nei confronti del suo ideatore, ha rischiato più volte non solo di non concludersi, ma neppure di essere raccontata così come era realmente avvenuta. La sorte, in questo caso veramente avversa, aveva fatto sì che Gonzalo Gomez de Espinosa, sempre tra i più fedeli al grande comandante, rimanesse a condurre la <hi rend="italic">Trinidad</hi>, la nave più sfortunata che tenterà il ritorno in Spagna attraverso il Pacifico e verrà catturata dai Portoghesi, mentre a capo dell’unica nave che ritorna in patria, la <hi rend="italic">Victoria</hi>, fosse quel Sebastiano del Cano che aveva preso parte alla ribellione di san Juán.</p><p rend="text">La narrazione dell’avventura della spedizione di Magellano sembrava essere un tragico esemplare delle enormi disavventure ed ingiustizie cui talvolta sono vittime gli uomini; anche sulla verità del racconto pareva accanirsi un fato avverso; esso è stato parzialmente frenato dalla grande realizzazione editoriale di Giovan Battista Ramusio che non ha permesso l’esistenza di una unica versione ‘ufficiale’ ed ha dato la possibilità di approfondire, nel tempo, il corso degli eventi di una delle più straordinarie vicende della storia delle scoperte.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Almagià, R. 1961. “Anghiera, Pietro Martire” <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi> vol. 3 <ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-martire-d-anghiera_(Dizionario-Biografico)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-martire-d-anghiera_(Dizionario-Biografico)/</ref> (10/20).</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Amoretti, C. 1800. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Primo viaggio intorno al globo terracqueo </hi><hi rend="italic" >ossia Ragguaglio della navigazione alle Indie orientali per la via d’occidente fatta dal cavaliere Antonio Pigafetta … sulla squadra del capit. Magaglianes negli anni 1519-1522. Ora pubblicato per la prima volta, tratto da un codice ms. della Biblioteca Ambrosiana di Milano</hi><hi >. Milano: G. Galeazzi. </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Barbieri, F. 1974. “Francesco (Giulio) Calvo”</hi><hi rend="italic" > Dizionario Biografico degli Italiani </hi><hi >vol. 17 </hi><ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-giulio-calvo_(Dizionario-Biografico)/"><hi >https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-giulio-calvo_(Dizionario-Biografico)/</hi></ref><hi > (10/20).</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Barros Araña, D. 1864. </hi><hi rend="italic" >Vida y viajes de Hernando de Magallanes</hi><hi >. Santiago de Chile: Imprenta nacional.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Broc, N. 1986. </hi><hi rend="italic" >La géographie de la Renaissance 1420-1620</hi><hi >. Paris: Les Editions du C.T.H.S.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Cervicornus, E., </hi><hi rend="italic" >alias</hi><hi > Hirtzhorn E., “The British Museum.” </hi><ref target="https://www.britishmuseum.org/collection/term/BIOG142689"><hi >https://www.britishmuseum.org/collection/term/BIOG142689</hi></ref><hi > (10/20).</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Eden, R. 1555. </hi><hi rend="italic" >Decades of the newe Worlde or West India</hi><hi >. Londra:</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >G. Powell.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Eisenstein, E.L. 1986. </hi><hi rend="italic" >La rivoluzione inavvertita. La stampa come fattore di mutamento</hi><hi >. Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Fernandez de Navarrete, M. 1837. </hi><hi rend="italic" >Colección de los viajes y descubrimientos que hicieron por mares les Españoles desde fines del siglo XV</hi><hi >, vol. </hi>IV. Madrid: Imp. Nacional. </p><p rend="bib_indx_bib">Foa, A. 1980. “Chiericati Francesco” <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. 24 <ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-chiericati_%28Dizionario-Biografico%29/">https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-chiericati_%28Dizionario-Biografico%29/</ref> (10/20).</p><p rend="bib_indx_bib">Fragnito, G. 1983. “Contarini Gasparo” <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani,</hi> vol. 28 <ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/gasparo-contarini_%28Dizionario-Biografico">https://www.treccani.it/enciclopedia/gasparo-contarini_%28Dizionario-Biografico</ref> (10/20).</p><p rend="bib_indx_bib">Morison, S.E. 1974. <hi rend="italic">The European Discovery of America. The southern Voyages a.d. 1492-1616</hi>. New York: Oxford University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Perocco, D. 2015. “Pigafetta, Antonio” <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. 83 <ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-pigafetta_%28Dizionario-Biografico%29/">https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-pigafetta_%28Dizionario-Biografico%29/</ref> (10/20).</p><p rend="bib_indx_bib">Perocco, D. 2016. “La geografia sul leggio. Venezia, letterati e carte geografiche.” In <hi rend="italic">Venezia e la nuova </hi>oikoumene.<hi rend="italic"> Cartografia del Quattrocento.</hi> <hi rend="italic">Venedig und die neue </hi>Oikoumene<hi rend="italic">. Kartographie im 15. Jahrhundert</hi>, a cura di I. Baumgärtner, e P. Falchetta, 221-44. Roma: Viella.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Pigafetta, A. 1999. </hi><hi rend="italic" >Relazione del primo viaggio attorno al mondo</hi><hi >, a cura di A. Canova, Padova: Antenore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic" >Raccolta di documenti e studi pubblicati dalla R. Commissione colombiana per il IV centenario della scoperta dell’America, </hi><hi >III/1. 1894. Roma: Ministero della Pubblica Istruzione: 102-4.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Ramusio, G.B. 1979. </hi><hi rend="italic" >Navigazioni e viaggi</hi><hi >, vol. II, a cura di M. Milanesi, Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Ramusio, G.B. 1980. </hi><hi rend="italic" >Navigazioni e viaggi</hi><hi >, vol. III, a cura di M. Milanesi, Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Transilvanus, M. 1523a. </hi><hi rend="italic" >De Moluccis insulis, itemque alijs pluribus mirandis, quæ nouissima Castellanorum nauigatio sereniss. imperatoris Caroli 5. auspicio suscepta, nuper inuenit: Maximiliani Transyluani ad reuerendiss. cardinalem Saltzburgensem epistola lectu perquam iucunda</hi><hi >. Colonia: Eucharius Cervicornus.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Transilvanus, M. 1523b, </hi><hi rend="italic" >Maximiliani Transyluani Cæsaris a secretis Epistola, de admirabili &amp; nouissima Hispanorum in Orientem nauigatione, qua variæ, &amp; nulli prius accessæ regiones inventæ sunt, cum ipsis etiam Moluccis insulis beatissimis, optimo aromatum genere refertis. Inauditi quoque incolarum mores exponuntur, ac multa quæ Herodotus, Plinius, Solinus atque alii tradiderunt, fabulosa esse arguunt. Contra, nonnulla ibidem vera, vix tamen credibilia explicant. quibuscum historiis insularibus ambitus describit alterius Hemisphaerii, unde ad nos tandem hispani redierunt incolumes</hi><hi >. Roma: F. Minizio Calvo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Zweig, S. 1961. “<hi rend="italic">Magellano</hi>.” In <hi rend="italic">Opere scelte</hi>, a cura di L. Mazzucchetti, 179-328. Milano: Mondadori.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-027-backlink">1</ref></hi>	<hi >Sulle avventure-disavventure per pubblicare il testo durante la sua vita vedi Perocco 2015. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-026-backlink">2</ref></hi>	<hi >Il gran maestro dell’ordine di Rodi compare solo dopo l’insuccesso delle presentazioni agli altri potenti con cui a lungo il Pigafetta si era tenuto in contatto sperando di ottenere da loro un riconoscimento degno dell’importanza delle novità che il suo testo aveva narrato.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-025-backlink">3</ref></hi>	<hi >Una precedente postilla in un catalogo dei mss. ambrosiani, risalente al 1712, fatta da Pietro Antoni Sassi e che recita «è forsi l’originale» non venne recepita (cfr. Pigafetta 1999, 50); il testo del ms. ambrosiano in Amoretti C. 1800. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-024-backlink">4</ref></hi>	<hi >Sia l’edizione più completa che quella riportata in Ramusio elencano, dopo Valladolid, l’andata in Portogallo dal re João III, poi un nuovo passaggio per la Spagna e l’andata in Francia da Luisa di Savoia, la reggente, madre di Francesco I ed infine la venuta in Italia. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-023-backlink">5</ref></hi>	<hi >Si allude al titolo del libro di Eisenstein 1986. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-022-backlink">6</ref></hi>	Cfr. Perocco 2016, 221-44.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-021-backlink">7</ref></hi>	<hi >Qui sta alludendo ai testi inseriti, cioè alla </hi><hi rend="italic" >Epistola</hi><hi > di Massimiliano Transilvano e alla </hi><hi rend="italic" >Narrazione di un Portoghese compagno di Odoardo Barbosa</hi><hi > che il lettore troverà accanto alla relazione di Pigafetta.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-020-backlink">8</ref></hi>	<hi >Titolo completo: </hi><hi rend="italic" >Narrazione</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >di un portoghese compagno di Odoardo Barbosa</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >qual fu sopra la nave Vittoria dell’anno 1519. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-019-backlink">9</ref></hi>	<hi >Si tratta di Eucharius Hirtzhorn. Questa edizione riporta come titolo: </hi><hi rend="italic" >De Moluccis insulis, itemque alijs pluribus mirandis, quæ nouissima Castellanorum nauigatio sereniss. imperatoris Caroli 5. auspicio suscepta, nuper inuenit: Maximiliani Transyluani ad reuerendiss. cardinalem Saltzburgensem epistola lectu perquam iucunda.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-018-backlink">10</ref></hi>	<hi >Nel mese di luglio. Pierre Viart muore prima del 8 agosto 1523. Il titolo riproduce quello dell’ed. di Colonia.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-017-backlink">11</ref></hi>	<hi >Il colophon di questa seconda edizione recita: «Romae: in aedibus F. Minitii Calui, 1524 mense Feb.».</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-016-backlink">12</ref></hi>	<hi >Sulla presenza del testo di Pigafetta si veda Pigafetta 1999. Per questa edizione: </hi><ref target="http://edit16.iccu.sbn.it/web_iccu/imain.htm"><hi >http://edit16.iccu.sbn.it/web_iccu/imain.htm</hi></ref><hi > (10/20).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-015-backlink">13</ref></hi>	<hi >Su Gasparo Contarini si veda Fragnito 1983.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-014-backlink">14</ref></hi>	<hi >Si vedano i testi riportati da Fernandez de Navarrete 1836, da cui appare che fu sempre la versione di del Cano la predominante e gli altri due quasi sempre si limitavano a confermare.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-013-backlink">15</ref></hi>	<hi >Sul castello di Ambras, voluto da Ferdinando II come museo cfr. &lt;</hi><ref target="https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Ambras"><hi >https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Ambras</hi></ref><hi >&gt; (10/20).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-012-backlink">16</ref></hi>	<hi >Il pittore è sconosciuto; il ritratto è ora conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-011-backlink">17</ref></hi>	<hi >Si veda ad esempio la responsabilità del cattivo trattamento fatto subire ad Enrique, il servo di Magellano, da cui il suo tradimento, attribuita da Transilvano a João Serrão e da Pigafetta a Duarte Barbosa.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-010-backlink">18</ref></hi>	<hi >L’attribuzione della paternità della traduzione al Ramusio si deve ad Emmanuele Antonio Cicogna, il grande studioso veneziano ottocentesco, raccoglitore e conoscitore di un enorme numero di testi che poi lasciò alla Biblioteca del Museo Correr e che ne costitui-<lb/>scono un nucleo fondamentale.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-009-backlink">19</ref></hi>	<hi >Testo che Ramusio 1979, 837-838 per sua esplicita dichiarazione non riesce a procurarsi.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-008-backlink">20</ref></hi>	<hi >Francesco Chiericati, di una delle più importanti famiglie vicentine, commissario pontificio alla corte dell’imperatore Carlo V nel 1518; su di lui v. la voce di A. Foa nel D.B.I.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-007-backlink">21</ref></hi>	<hi >Giovanni Serrano (João Serrão), portoghese, era il comandante ed anche il pilota di una delle cinque navi della spedizione, la </hi><hi rend="italic" >Santiago</hi><hi >, la nave che mandata in avanscoperta da San Julián, era naufragata. L’equipaggio era riuscito a salvarsi e a tornare a san Julián via terra. Serrano venne posto al comando della </hi><hi rend="italic" >Conception</hi><hi >. Dopo la morte di Magellano fu nominato capitano generale, ma, poco tempo dopo, a seguito del tradimento di Enrique di Malacca, lo schiavo di Magellano, morirà prigioniero del re di Cebu (Filippine).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-006-backlink">22</ref></hi>	<hi >Dato che nei brani che verranno citati le differenze contenutistiche sono praticamente inesistenti, il testo di Transilvano verrà riportato, per scelta, nella traduzione ramusiana, sce-<lb/>gliendo quest’ultima, cioè quella in cui il testo venne conosciuto, piuttosto che una tradu-<lb/>zione fatta da chi scrive per rendere, come Ramusio stesso afferma, il testo più intellegibile. </hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-005-backlink">23</ref></hi>	<hi >Carteava: disegnava carte nautiche.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-004-backlink">24</ref></hi>	<hi >Il corsivo è mio.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-003-backlink">25</ref></hi>	<hi >Anche in questa citazione il corsivo è mio.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-002-backlink">26</ref></hi>	<hi >Veador: ispettore sovrintendente.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-001-backlink">27</ref></hi>	<hi >Contadore: contabile.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-000-backlink">28</ref></hi>	<hi >Sulla dinamica delle tensioni esplose a san Julián si veda Ramusio 1979: 880, n 1. Riassumendo in breve ciò che accadde quando i capitani delle quattro navi erano sicuri di aver messo agli angoli Magellano, che, invece, con un colpo di mano riprende la situazione: Gonzalo Gomez de Espinosa (fedele a Magellano) pugnala il tesoriere Luis de Mendoza e Magellano ne farà pubblicamente squartare il cadavere; fa decapitare e squartare Gaspar de Quesada ed abbandona in Patagonia Juán de Cartagena e un prete (Pedro Sanchez de la Reina).</hi></p>
      
      
      
      
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          <bibl n="56158">Amoretti, C. 1800. Primo viaggio intorno al globo terracqueo ossia Ragguaglio della navigazione alle Indie orientali per la via d’occidente fatta dal cavaliere Antonio Pigafetta … sulla squadra del capit. Magaglianes negli anni 1519-1522. Ora pubblicato per la prima volta, tratto da un codice ms. della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Milano: G. Galeazzi.&amp;nbsp;</bibl>
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          <bibl n="56170">Perocco, D. 2016. “La geografia sul leggio. Venezia, letterati e carte geografiche.” In Venezia e la nuova oikoumene. Cartografia del Quattrocento. Venedig und die neue Oikoumene. Kartographie im 15. Jahrhundert, a cura di I. Baumgärtner, e P. Falchetta, 221-44. Roma: Viella.</bibl>
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          <bibl n="56175">Transilvanus, M. 1523a. De Moluccis insulis, itemque alijs pluribus mirandis, quæ nouissima Castellanorum nauigatio sereniss. imperatoris Caroli 5. auspicio suscepta, nuper inuenit: Maximiliani Transyluani ad reuerendiss. cardinalem Saltzburgensem epistola lectu perquam iucunda. Colonia: Eucharius Cervicornus.</bibl>
          <bibl n="56176">Transilvanus, M. 1523b, Maximiliani Transyluani Cæsaris a secretis Epistola, de admirabili &amp;amp; nouissima Hispanorum in Orientem nauigatione, qua variæ, &amp;amp; nulli prius accessæ regiones inventæ sunt, cum ipsis etiam Moluccis insulis beatissimis, optimo aromatum genere refertis. Inauditi quoque incolarum mores exponuntur, ac multa quæ Herodotus, Plinius, Solinus atque alii tradiderunt, fabulosa esse arguunt. Contra, nonnulla ibidem vera, vix tamen credibilia explicant. quibuscum historiis insularibus ambitus describit alterius Hemisphaerii, unde ad nos tandem hispani redierunt incolumes. Roma: F. Minizio Calvo.</bibl>
          <bibl n="56177">Zweig, S. 1961. “Magellano.” In Opere scelte, a cura di L. Mazzucchetti, 179-328. Milano: Mondadori.</bibl>
        </listBibl>
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    </body>
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