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        <title type="main" level="a">«Débarquer/démarquer»: Voltaire e Magellano</title>
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          <resp>This is a section of <title>Nel segno di Magellano tra terra e cielo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-467-0</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Lapo Casetti, Salomé Vuelta García</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.12</idno>
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        <p>Following Voltaire’s Essai sur les mœurs, the first explorers of the new worlds are innocents: they respond to the mythic imagery of the first man. It is on their successors that lays the blame: interested in material enrichment, they despoil the new world. After Magellan, the first geographical demarcation line having been overcome,  the culture degeneration of Western world is double: geographic and hermeneutic. Voltaire is in fact not so far from Rousseau’s thinking.</p>
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            <item>Voltaire</item>
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            <item>geography and hermeneutics</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.12<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-467-0.12" /></p>
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">«Débarquer/démarquer»: Voltaire e Magellano </p><p rend="h1_author">Michela Landi</p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-1"><hi rend="italic" >Un navire pris dans le pôle,<lb/>Comme en un piège de cristal,<lb/>Cherchant par quel détroit fatal<lb/>Il est tombé dans cette geôle.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-1">Baudelaire, <hi rend="italic">L’Irrémédiable</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="12.html#footnote-033">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Se il tema dei confini geografici quale metafora dei limiti epistemologici si impone in Occidente sin dalla tradizione classica (come testimoniano le più celebri narrazioni mitiche, dalle colonne d’Ercole a Scilla e Cariddi) è, ci ricorda Umberto Eco (2007, 521)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="12.html#footnote-032">2</ref></hi></hi>, a Roma che si fissa, sin dalla sua fondazione, la nozione spaziale e giuridico-contrattuale di <hi rend="italic">limes</hi> e, con essa, il principio logico di unidirezionalità. Così, Romolo «traccia una linea di demarcazione e uccide Remo perché l’ha violata» (Eco 1990, 41). Quando poi, nel 49 a.C. Cesare attraversa il Rubicone che separa il territorio romano dalla Gallia cisalpina, il dado è tratto, secondo il celebre motto del futuro imperatore. Con la seconda guerra civile comincia, ancora secondo Eco, la decadenza dei Romani. «Quando non si avrà più una chiara nozione dei confini e i barbari […] avranno imposto la loro visione nomadica, Roma sarà finita e la capitale dell’impero potrà essere ovunque» (Eco 1990, 42). Il superamento del <hi rend="italic">limen</hi> ha una immediata ricaduta anche sulla logica unidirezionale che struttura il pensiero occidentale; ne è conseguenza la cosiddetta «fuga degli interpretanti», nozione che Eco mutua dalla Semiotica di Peirce (Peirce 1980), tale che il significato di un segno coincide con la somma indefinitamente dilatabile degli effetti che il segno stesso produce o può produrre. Servono, dunque, dei limiti all’interpretazione (Eco 1990) così come alle conquiste. Se, come ha ben visto Michel Foucault, sapere è potere (Foucault 2015, 288-9), e nominare equivale a dominare, il desiderio di dominazione del conquistatore, <hi rend="italic">libido dominandi</hi>, ha qualche tratto in comune con il desiderio di conoscenza – <hi rend="italic">libido sciendi</hi> – dello scienziato. E certo non è un caso che la scienza sia nata a seguito delle grandi scoperte geografiche. Nel <hi rend="italic">Novum Organum scientiarum</hi> che dà l’abbrivio alla scienza moderna, Bacone intende la scienza stessa come una conquista (della verità): lo scienziato, alla stregua di un predatore, si approssima per gradi successivi alla cosa fino a possederla, ovvero a designarla (Bacon 1843, 10-1), come lo scopritore di nuove terre infigge la sua bandiera sul suolo conquistato.</p><p rend="text">Nel «Discours préliminaire» all’<hi rend="italic">Encyclopédie</hi> d’Alembert, richiamandosi a Bacone, adotta la metafora del mappamondo, ovvero della cartografia, per illustrare l’opera (la quale, come il suo etimo detta, si propone una ‘circumnavigazione’ del sapere sinora emerso):</p><p rend="quotation_b">C’est une espece de Mappemonde qui doit montrer les principaux pays, leur position &amp; leur dépendance mutuelle, le chemin en ligne droite qu’il y a de l’un à l’autre; chemin souvent coupé par mille obstacles, qui ne peuvent être connus dans chaque pays que des habitans ou des voyageurs, &amp; qui ne sauroient être montrés que dans des cartes particulieres fort détaillées. Ces cartes particulieres seront les différens articles de notre Encyclopédie, &amp; l’arbre ou système figuré en sera la mappemonde (d’Alembert 1751, xv).</p><p rend="text">L’affermarsi della cosiddetta «demarcazione» dei saperi, processo denotativo che prelude alla nascita dell’epistemologia, partorisce ineluttabilmente il suo opposto induttivo, l’idealizzazione, o mitizzazione della cosa conquistata<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="12.html#footnote-031">3</ref></hi></hi>: basti pensare al vagheggiamento sette-ottocentesco delle vergini terre d’America o il mito dell’Oriente come spazio ideale di una palingenesi d’Occidente. E fu così che la scienza partorì, con il favore della nomenclatura, la propria mitologia, la quale fu necessaria a sostenere la visione unilineare e progressiva del progresso scientifico.</p><p rend="text">Un’incisione allegorica del fiammingo Jan Van Der Straet (attivo a Firenze come Giovanni Stradano), facente parte della serie intitolata <hi rend="italic">Americae Retectio</hi>, ritrae Magellano sulla via delle Indie<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="12.html#footnote-030">4</ref></hi></hi>.</p><p><graphic url="12-web-resources/image/Landi__Fig.1_Magellano_Stradano.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Fig. 1 – <hi rend="italic">Americae Retectio</hi>, incisione di Adriaen Collaert (Anversa, 1592), su disegno di Giovanni Stradano. Firenze, Museo  Galileo, https://www.museogalileo.it/istituto/mostrevirtuali/vespucci/iconografia/nova_reperta.html</p><p rend="text">Magellano è rappresentato al centro dell’immagine, solo sul ponte, in abiti da guerriero, intento a prendere le misure del globo terrestre con il compasso. Ha alla sua destra – ovvero dal suo lato propizio, secondo la tradizione cristiana – la Terra del Fuoco e Apollo: una teofania solare che si associa a tutte le mitologie della virilità affermata. Mentre l’imbarcazione di Magellano, che ha i sembianti del carro del Sole, è rivolta verso l’uscita dello stretto in direzione del mare aperto, Apollo assume il ruolo di mentore. Da questi pochi elementi iconografici possiamo inferire che Magellano è considerato un eroe culturale; egli è ammantato dell’aura mitica dell’iniziatore di una civiltà. È in questa fase che la <hi rend="italic">terra incognita</hi> assume per via di antonomasia l’antroponimo del suo glorioso scopritore: ne attestano il genitivo di appartenenza («di Magellano») o l’aggettivo denominativo («magellanica»). E purtuttavia, sappiamo che la logica progressiva, unidirezionale, provvidenziale, che Magellano è chiamato ad interpretare conosce una <hi rend="italic">entorse</hi>, un contrattempo esiziale, il quale interpreta invece una logica paradossale. Quest’ultima apre, più o meno scientemente, a quella bi-logica o logica di compromesso che, sempre sottesa agli eventi ordinati secondo la verità di ragione, presiede alle verità di fatto. L’inversione del percorso prestabilito dalla logica progressiva sembra annunciato da tutta una serie di paradossi e contrattempi situazionali. In primo luogo Magellano si propone, come già Colombo, di pervenire ad Oriente viaggiando da Occidente. Si aggiunga a ciò l’opposizione del suo re, il portoghese Manuel, all’impresa, che d’altronde, ammantata d’idealità metafisica, ha mero carattere strategico e commerciale (l’apertura di una via delle spezie)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="12.html#footnote-029">5</ref></hi></hi>. Tale opposizione costrinse Magellano a rivolgersi al re di Spagna, Carlos I, il futuro imperatore Carlo V, vendendo, così, la sua prestazione d’opera all’antagonista. Questi, dubbioso e legittimamente sospettando il tradimento, imbarcò spie a bordo delle navi. Seguirono ammutinamenti su almeno quattro fronti: quello interno caratterizzato dal malcontento della flotta spossata; quello interno-esterno dei sicofanti che, imbarcati a tradimento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="12.html#footnote-028">6</ref></hi></hi>, costrinsero Magellano a crudeli epurazioni; quello esterno-interno, dal momento che i concittadini portoghesi, sentitisi traditi, organizzarono una contro-spedizione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="12.html#footnote-027">7</ref></hi></hi>. Il quarto fronte, esterno, è costituito dalle rivolte degli abitanti delle terre via via incontrate, a seguito delle quali il conquistatore perse la vita. Sappiamo infatti che la <hi rend="CharOverride-1">Trinidad</hi>, da lui comandata, fu fermata dai Portoghesi alle Molucche. Resta il dubbio se Magellano sia stato ucciso dagli indigeni (nemici esterni) o dai Portoghesi stessi (nemici interni). Comunque sia, il viaggio fu per lui di sola andata<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="12.html#footnote-026">8</ref></hi></hi> mentre, in sua assenza e suo malgrado, una sola imbarcazione, la <hi rend="CharOverride-1">Victoria</hi> – <hi rend="italic">nomen omen</hi> – compirà uscendo dallo stretto quella circumnavigazione del globo che non era mai stata prevista, e che fu semplicemente un incidente di percorso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="12.html#footnote-025">9</ref></hi></hi>. Così Magellano fu per via di eminenza uno scopritore paradossale, la cui morte pare costituire, in fin dei conti, l’esito atteso di tali premesse. D’altronde, mal visto tanto dai Portoghesi quanto dagli Spagnoli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="12.html#footnote-024">10</ref></hi></hi>, Magellano, una volta salpato, non sarebbe più potuto tornare al punto di partenza. La sua condanna reale e simbolica si situa, insomma, in quello stretto il quale sembra costituire l’equivalente geografico della sua <hi rend="italic">impasse</hi> politica e identitaria. Egli è infatti, come vediamo, <hi rend="italic">ne-uter</hi> per antonomasia: né l’uno né l’altro egli sovverte, insieme alla logica progressiva, il paradigma duale dell’alternativa. Puro marcatore della soglia tra il noto e l’ignoto, tra il piede e l’antipode, divenuti così reversibili e reciprocabili, Magellano esemplifica quella simmetria rovesciata che presiede alla follia del mondo. Molte sono le analogie, almeno nei loro effetti, tra il folle che imbarca e il folle che è imbarcato. La <hi rend="italic">Nave dei folli</hi> (<hi rend="italic">Narrenschiff</hi> o <hi rend="italic">Stultifera navis</hi> 1989) di Sebastian Brant, pubblicata nel 1494<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="12.html#footnote-023">11</ref></hi></hi>,</p><p><graphic url="12-web-resources/image/Landi_Fig.2_Dürer-Das-Narrenschiff-1494.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Fig. 2 – Albrecht Dürer, incisione per <hi rend="italic">Das Narrenschiff</hi> di Sebastian Brant (Basilea, 1495), New York, Metropolitan Museum of Art. https://www.metmuseum.org/art/collection/search#!?q=Albrecht%20Dürer&amp;offset=200&amp;perPage=20&amp;sortBy=Relevance&amp;sortOrder=asc&amp;searchField=All&amp;pageSize=0</p><p rend="text_NOindent">sembra poter rappresentare il rovesciamento parodico della legge progressiva inaugurata due anni prima da Colombo. Perché, scrive Foucault nell’<hi rend="italic">Histoire de la folie à l’âge classique</hi>, </p><p rend="quotation_b">si brusquement, vers le XVe siècle, cette soudaine formulation du thème, dans la littérature et dans l’iconographie? […] Pourquoi, de la vieille alliance de l’eau et de la folie, est née un jour, et ce jour-là, cette barque? (Foucault 1972, 24).</p><p rend="text">Ogni viaggio in mare, commenta Foucault (1972, 22), è, per principio, reversibile: «C’est vers l’autre monde que part le fou sur sa folle nacelle; c’est de l’autre monde qu’il vient quand il débarque». La navigazione è difatti, come ogni logica, «à la fois le partage rigoureux, et l’absolu Passage» (1972, 22): marcazione ed elusione. Prigioniero nel mezzo della più libera e più aperta delle vie, solidamente incatenato all’infinito crocicchio, o snodo, il navigatore è preso nel duale come in una <hi rend="italic">impasse</hi>: «Il n’a sa vérité et sa patrie que dans cette étendue inféconde entre deux terres qui ne peuvent lui appartenir» (1972, 22).</p><p rend="text">Lo statuto paradossale del navigatore ha implicazioni anche sul piano dell’identità del soggetto. Mentre la <hi rend="italic">terra incognita</hi> assumeva per via di antonomasia, come abbiamo visto, l’antroponimo del suo scopritore assurto così a toponimo, la naturalizzazione dell’antroponimo stesso era ricorrente per tutti i conquistatori, dal momento in cui ricevevano un incarico da parte dei sovrani (come è il caso di Colombo, naturalizzato Colón)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="12.html#footnote-022">12</ref></hi></hi>. Così, il toponimo «magellanique», che si riferisce al territorio circostante lo stretto, è interessato tanto da eponimia (Genette 1972, 14) quanto da «banalizzazione», ovvero, etimologicamente, dall’estensione (geografica e connotativa insieme) del termine; non a caso Genette (1972, 24) parla di «propriété des noms propres» (proprietà dei nomi propri). Lo stesso Magellano ha, d’altronde, tanti nomi quanti sono stati i suoi protettori e legislatori: Fernão de Magalhães; Ferdinandus Magellanus; Fernando de Magallanes<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="12.html#footnote-021">13</ref></hi></hi>. Se, rispetto al patronimico originario, l’incarico al condottiero avviene attraverso una ri-denominazione, alcuni storiografi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="12.html#footnote-020">14</ref></hi></hi> riportano il fatto che Magellano aveva preso la decisione di «snaturalizzarsi» a mezzo di un atto notarile, ovvero dismettere i suoi connotati portoghesi, prima di assumere l’incarico dal re di Spagna. Egli, in definitiva, è ovunque e in nessun luogo come il mare aperto e la <hi rend="italic">terra incognita</hi> che non finisce mai di conquistare.</p><p rend="text">Che «l’invenzione letteraria dello Stretto di Magellano», secondo l’espressione di Fiorani (2009, 23)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="12.html#footnote-019">15</ref></hi></hi>, abbia avuto riscontro in Francia solo tra Sei e Settecento non sorprende. Laddove si afferma l’episteme provvidenzialista del progresso, urge fronteggiare il suo rovescio simmetrico. Sappiamo che il Secolo di Luigi XIV, il cui eroe eponimo si lega al più folle e più razionale dei regni, ha fatto del viaggio di conquista, per terra e per mare, il presupposto dell’universalismo sotto l’ègida della Francia civilizzatrice e colonizzatrice: accentramento del potere non va, infatti, senza mandatari ai quattro angoli del mondo. E di converso, alla maniera di Bacone (il quale intendeva la scienza nel <hi rend="italic">Novum organum</hi> come l’unione di due procedimenti compossibili: <hi rend="italic">pars destruens</hi> e <hi rend="italic">pars construens</hi>) (Bacon 1843, 67-8) gli illuministi (Montesquieu, Voltaire, Diderot, Rousseau), pur nella diversità di metodo, adotteranno un fondamento bi-logico comune: quella dialettica tra progressione e reversione, tra avanzamento e retroazione che sola è capace di confrontare, nello snodo del presente, i due paradigmi antipodici: il vecchio e il nuovo mondo. Entrambi, il vecchio e il nuovo, saranno, contestualmente, accettati e rinnegati, offesi e difesi. Possiamo asserire, dunque, che, da un lato non vi è differenza, sul piano epistemologico, tra l’ambizione universalistica dell’<hi rend="italic">Histoire universelle des voyages faits par mer et par terre dans l’Ancien et dans le Nouveau monde</hi> pubblicata a Parigi nel 1707 (Montémont 1833) e quella dell’<hi rend="italic">Encyclopédie</hi> (1751) strutturata come un immenso planisfero.<hi rend="italic"> </hi>Ma, dall’altro, lo spirito critico che è prerogativa dei Lumi, non può esplorare senza, contestualmente, condannare. Se di viaggi immaginari a scopo divulgativo nel Seicento ve ne erano stati molti (dai fantascientifici peripli di Cyrano de Bergerac all’<hi rend="italic">Essai sur la pluralité des mondes habités</hi> di Fontenelle) dal Montesquieu delle <hi rend="italic">Lettres persanes</hi> (1721) in poi il viaggio come conoscenza non è mai scevro dalla sua stessa denegazione.</p><p rend="text">Nell’<hi rend="italic">Encyclopédie</hi> troviamo due articoli sull’impresa di Magellano a firma Jaucourt: «Magellan (Détroit de)» (Jaucourt 1765a) e «Magellanique (terre)» (Jaucourt 1765b). Nell’ottica dell’enciclopedista, tutti coloro che vorranno ripercorrere la via tracciata dal primo conquistatore sembrano doversi confrontare, quasi per contagioso maleficio, con gli stessi ostacoli che egli stesso aveva dovuto affrontare:</p><p rend="quotation_b">Les Espagnols, les Anglois, &amp; les Hollandois ont souvent entrepris de passer ce détroit malgré tous les dangers. Le chevalier François Drake étant entré dans la mer du Sud, y éprouva une si furieuse tempête pendant cinquante jours, qu’il se vit emporté jusques sur la hauteur de cinquante sept degrés d’élévation du pole antarctique, &amp; fut contraint par la violence des vents de regagner la haute mer (Jaucourt 1765a, 849-50).</p><p rend="text">Qualcuno, precisa l’estensore dell’articolo, tentò nuovamente di aggirare lo stretto, trovando un passaggio alternativo, meno esteso e periglioso. E fu così che un nuovo scopritore, l’olandese Brant, omonimo dell’autore della <hi rend="italic">Nave dei Folli</hi>, dette il nome ad un nuovo tratto, lungo e aperto: «Brant hollandois prit sa route plus au sud, &amp; donna son nom au passage qui est à l’orient de la petite île des états» (Jaucourt 1765a, 850).</p><p rend="text">Con Brant, prosegue Jaucourt (1765a, 850) «on a découvert la nouvelle mer du Sud au midi de la terre de Feu», passaggio agevole, dal momento che si situa in mare aperto. Ragione per la quale, egli osserva, si è abbandonato lo <hi rend="italic">stretto di Magellano</hi> come <hi rend="italic">argomento</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="12.html#footnote-018">16</ref></hi></hi> in quanto legato a troppi pericoli e contrattempi («C’est ce qui a fait négliger le <hi rend="italic">détroit de Magellan</hi>, comme sujet à trop de périls &amp; de contre-tems», 1765a, 850). Come si vede anche dall’adozione del corsivo lo stretto, assurto a fatto di linguaggio, ovvero a «discours de la circumnavigation», secondo la definizione di Bideaux (Bideaux 1998), appare oramai come un’<hi rend="italic">impasse</hi> logica ed epistemologica: uno snodo tematico intorno al quale si spendono più o meno vane circonlocuzioni. Di conseguenza, lo <hi rend="italic">stretto</hi> è stato abbandonato come <hi rend="italic">luogo</hi>: esso è oramai il rimosso, o l’impensato di ogni filosofia positiva. Resta il fatto, conclude Jaucourt (1765a, 850), che lo stretto di Magellano «est important à la Géographie, parce que sa position sert à d’autres déterminations avantageuses aux navigateurs». Esso resta, insomma, quel <hi rend="italic">punto di riferimento</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="12.html#footnote-017">17</ref></hi></hi> o snodo (tematico e geografico) per nuovi navigatori e per nuovi narratori. D’altronde, nel breve articolo intitolato: «Magellanique (terre)» (Jaucourt 1765b, 850)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="12.html#footnote-016">18</ref></hi></hi>, con cui si intende la punta più meridionale dell’America a nord dello stretto, Jaucourt fa notare che questa terra, ritenuta di pertinenza del Cile, costituisce soltanto un lido provvisorio, di fortuna, in cui sono approdati i navigatori al solo scopo di riposarsi dalle loro peregrinazioni. Pertanto, gli abitanti di questa vasta contrada, dice, ci sono del tutto sconosciuti. Ecco, conclude l’enciclopedista, fin dove si estendono le nostre conoscenze, «Voilà jusqu’où s’étendent nos connoissances»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="12.html#footnote-015">19</ref></hi></hi> (Jaucourt 1765b, 850).</p><p rend="text">A fronte dello sforzo compendiatore dell’<hi rend="italic">Encyclopédie</hi> vi è quello, polemicamente selettivo, del <hi rend="italic">Dictionnaire</hi> voltairiano (Voltaire 1878m). Calcando le orme del <hi rend="italic">Dictionnaire historique et critique</hi> di Pierre Bayle (1697) il cui scopo era sottoporre ogni credenza popolare ad esame critico, egli prende le distanze dall’<hi rend="italic">Encyclopédie</hi> di cui fu collaboratore della prima ora per opporre a quell’impresa positiva e totalizzante, propostasi come regesto globale dello scibile (somigliante, appunto, a una carta del sapere conquistato) un <hi rend="italic">Dictionnaire philosophique portatif;</hi> dizionario tascabile e agile, appunto, i cui rari articoli rispondessero alla perpetua necessità di viaggiare. Se per Voltaire i libri sono essi stessi naviganti in virtù della loro vocazione ecumenica (pacificatrice e conquistatrice al contempo), essi si avventurano là dove il primo, l’ingenuo, è giunto per mero accidente. Nell’ottica di Voltaire gli scopritori di nuove terre sono, tanto nella produzione trattatistica quanto in quella fizionale, i candidi, i puri: essi partecipano della mitica rappresentazione dell’eroe fondatore. È solo a seguito delle scoperte di questi ultimi, improntate a disinteressata <hi rend="italic">curiositas</hi>, che i successori, assetati di benessere e di potere, sfruttano e depredano le terre conquistate entrando così nella dimensione distruttiva della storia. Sin d’ora ci pare di poter riconoscere che una tale <hi rend="italic">forma mentis</hi> avvicina non poco Voltaire a Rousseau, a dispetto della loro proverbiale rivalità: i poli, gli antipodi si ricongiungono laddove meno ci si attenderebbe.</p><p rend="text">Nella tragedia <hi rend="italic">Alzire ou les américains</hi> (1736), che si ispira in parte alla storia della scoperta e della conquista del Perù (atto I, scena 1)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="12.html#footnote-014">20</ref></hi></hi>, Alvarès, governatore del Perù sotto l’ègida della Spagna, sta cedendo il regno al figlio Gusman. Nella <hi rend="italic">tirade</hi> del vecchio Alvarès si riconoscono i temi portanti della dialettica voltairiana: mentre il figlio, che eredita il potere senza sacrificio e senza ostacoli, ritiene che esso debba essere esercitato con la forza, il padre, che aveva avuto salva la vita grazie a un indigeno, raccomanda clemenza e misericordia, prendendo atto della debolezza umana. La conquista del mondo per mare (di cui Magellano assurge, come vediamo dal complemento di denominazione, a eroe fondatore), non produce alcun progresso; anzi, i successori del primo scopritore, essendosi macchiati di azioni distruttive, sono fatti oggetto di una squalifica morale:</p><p rend="quotation_b"><hi >Je montrai le premier […]					</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >L’appareil inouï, pour ces mortels nouveaux,		</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >De nos chateaux ailés qui volaient sur les eaux:		</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >Des mers de Magellan jusqu’aux astres de l’ourse,		</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >Les vainqueurs castillans ont dirigé ma course.		</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >Heureux si j’avais pu, pour fruit de mes travaux,		</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >En mortels vertueux changer tous ces héros!		</hi></p><p rend="quotation_b">Mais qui peut arrêter l’abus de la victoire?			</p><p rend="quotation_b"><hi >Leurs cruautés, mon fils, ont obscurci leur gloire,		</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >Et j’ai pleuré longtemps sur ces tristes vainqueurs		</hi></p><p rend="quotation_b">Que le ciel fit si grands, sans les rendre meilleurs		</p><p rend="quotation_b">(Voltaire 1877a, 385-6).</p><p rend="text">Ben prima, dunque, del tragico ‘contrattempo’ costituito dal terremoto di Lisbona del 1755, che, rievocato anche nel <hi rend="italic">Candide </hi>(1877d, 147-8) avrebbe determinato, secondo la tradizione critica, un repentino cambiamento di rotta nel pensiero di Voltaire, quest’ultimo sfida in modo patente l’ottimismo provvidenzalistico di Pope e di Leibniz. Delle sventure per mare che minano sin dalle fondamenta la legge progressiva attestano, tra gli altri, i versi del <hi rend="italic">Poème sur le désastre de Lisbonne</hi> (1756):</p><p rend="quotation_b"><hi >De vos frères mourants contemplant les naufrages,</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >Vous recherchez en paix les causes des orages: 	</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >Mais du sort ennemi quand vous sentez les coups, 	</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >Devenus plus humains, vous pleurez comme nous 	</hi></p><p rend="quotation_b">(Voltaire 1877b, 471).</p><p rend="text">Analogamente, il viaggio interplanetario compiuto da Micromégas, protagonista dell’omonimo racconto filosofico di Voltaire (1752; Voltaire 1877c), con la sua serie di contrattempi e incidenti di percorso prende in contropiede l’ottimismo di Fontenelle per mostrare, anche attraverso l’esempio dell’esplorazione del polo nord di Maupertuis qui rievocata (Voltaire, 1877c, 114-5), come le scoperte scientifiche non siano il frutto di un progetto calcolato e meditato, o, se si vuole, della Provvidenza, bensì di un mero incidente di percorso; di un contrattempo, appunto, sopraggiunto nel lineare, logico, processo conoscitivo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="12.html#footnote-013">21</ref></hi></hi>. Similmente, Candide l’ottimista, espulso dal suo edenico castello affronta, per terra e per mare, una serie di ostacoli che minano l’astratto provvidenzialismo di matrice leibniziana predicato dal maestro Pangloss (Voltaire 1877d). L’esito delle sue peripezie digressive (discorsive e geografiche al contempo) è l’accettazione finale della propria stanzialità come paradossale saggezza: «Il faut cultiver notre jardin» (1877d, 218), secondo quanto recita il celebre epifonema. Venendo all’<hi rend="italic">Essai sur les mœurs</hi> (Voltaire 1878a-i), che qui principalmente ci interessa, possiamo considerarlo in sintesi come un vasto progetto di decostruzione ironico-situazionale del postulato della civilizzazione morale dell’uomo. Myrtille Méricam-Bourdet (2012), nel rilevare le contraddizioni interne di questo trattato storico-politico, sottolinea come gli eventi geopolitici contemporanei alla situazione di enunciazione (con un <hi rend="italic">tournant </hi>decisivo intorno al 1760) condizionino la rappresentazione di eventi trascorsi, in un continuo riassestamento della posizione enunciativa dell’autore. Come ben vede, con la studiosa, O. Penke (2013, 3) si tratta di mantenere in equilibrio, navigando a vista, la posizione anti-leibniziana, la quale si fonda su questo assunto generale: «La force et la fortune ont toujours décidé de tout» (Voltaire 1878b, 128).</p><p rend="text">Nel capitolo CXLIX intitolato: «Du premier voyage autour du monde» il filosofo si sofferma sugli interessi commerciali sottesi ai grandi progetti geopolitici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="12.html#footnote-012">22</ref></hi></hi>. Nella fattispecie, fa riferimento alla prima linea di marcazione («<hi rend="italic">ligne de marcation</hi>») (Voltaire 1878g, 404) stabilita dal papa Alessandro VI Borgia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="12.html#footnote-011">23</ref></hi></hi> per porre fine alla contesa coloniale tra i regni di Spagna e Portogallo a seguito della scoperta dell’America. Il papa Borgia, con la bolla <hi rend="italic">Inter Caetera</hi> del 4 maggio 1493, aveva tracciato infatti una linea di confine tra i contendenti sulla base della quale fu stipulato il Trattato di Tordesillas del 7 giugno 1494 (anno di pubblicazione, per l’appunto, della <hi rend="italic">Nave dei folli</hi>). Essa divideva il globo in due emisferi: uno sotto la giurisdizione spagnola, ed uno sotto quella portoghese<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="12.html#footnote-010">24</ref></hi></hi>. A seguito della scoperta di Magellano che, aggiunge Voltaire (1878g, 404), «dérangea la ligne du pape», si dovette tracciare «une autre ligne, qu’on appela <hi rend="italic">de démarcation</hi>»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="12.html#footnote-009">25</ref></hi></hi>. Tale <hi rend="italic">de-marcazione</hi>, la cui grafia corsiva attesta in Voltaire l’ironia della menzione, consisteva in un primo spostamento della linea di confine, dando così l’abbrivio ad una inarrestabile deriva al contempo geografica e, verosimilmente, ermeneutica. Tale spostamento del limite, alla stregua del più celebre <hi rend="italic">clinamen</hi> lucreziano, ha infatti come conseguenza l’inizio della decadenza che è già iscritta, come <hi rend="italic">pars destruens</hi>, nel momento glorioso della conquista. Rovescio simmetrico dell’ecumenismo è, infatti, l’appetito insaziabile di appropriazione della cosa che molte somiglianze ha con quella fuga degli interpretanti di cui si è detto: «Toutes ces lignes furent encore dérangées lorsque les Portugais abordèrent au Brésil; elles ne furent pas respectées par les Français et par les Anglais» (Voltaire 1878g, 404). Il funesto effetto di tutte queste «trans-<lb/>plantations» è, prosegue Voltaire, che ogni volta che si è fatta la guerra in Europa, essa si è ripercossa anche in America e in Asia (Voltaire 1878g, 404)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="12.html#footnote-008">26</ref></hi></hi>. E l’Europa ha finito per pagare a caro prezzo i propri vantaggi giurisdizionali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="12.html#footnote-007">27</ref></hi></hi>. Del fatto che la <hi rend="italic">de-marcazione</hi> territoriale di cui parla Voltaire sia stata un semplice incidente di percorso, come lo è stata d’altronde la circumnavigazione del globo attesta, tra l’altro, l’articolo 1 delle <hi rend="italic">Istruzioni reali</hi> consegnate da Carlo I a Magellano: «Vous irez, avec la bonne fortune, explorer la mer Océane dans les limites de notre démarcation» (Chandeigne-Duviols 2007, 138). Scopo del navigatore era infatti, come è noto, scoprire un passaggio a sud dell’America e raggiungere le isole Molucche rientrando dalla stessa via, evitando di invadere il dominio portoghese. Il caso volle che Magellano, male informato proprio dai cartografi portoghesi al suo servizio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="12.html#footnote-006">28</ref></hi></hi>, non ci è dato sapere se con intento doloso, avesse situato erroneamente il confine dell’emisfero spagnolo sull’Atlantico: le Molucche non erano infatti nel dominio spagnolo, bensì in quello portoghese. Talché Magellano si trovò, inavvertitamente, nel raggio d’influenza dei suoi compatrioti e nemici, i Portoghesi medesimi, che gli tesero un agguato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="12.html#footnote-005">29</ref></hi></hi>. E fu proprio questo imprevisto che, nell’essergli fatale, permise la scoperta dello stretto, ovvero di un varco tra due oceani ora confluenti, l’Atlantico e il futuro Pacifico che da Magellano stesso ebbe il nome<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="12.html#footnote-004">30</ref></hi></hi>. Tale stretto, nel rivelarsi fatale come ogni mitica <hi rend="italic">impasse</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="12.html#footnote-003">31</ref></hi></hi> evidenziò dunque, a dispetto della cartografia invalsa, un nuovo mondo, opposto e complementare al precedente: attraverso la continuità tra i mari, si andava a riconoscere la opposizione e reversibilità dei poli, o antipodi. Ciò fu, come lascia intendere Voltaire, l’inizio di una deriva ermeneutica e insieme politica:</p><p rend="quotation_b"><hi >C’est ici le plus grand </hi>événement<hi > sans doute de notre globe, dont une moitié avait toujours été ignorée de l’autre. </hi>Tout ce qui a paru grand jusqu’ici semble disparaître devant cette espèce de création nouvelle (CXLV, «De Colombo et de l’Amérique», Voltaire 1878e, 376).</p><p rend="text">Distinguendo scoperta da conquista, e passando sotto silenzio le crudeltà subite e inferte sia ai suoi che ai popoli incontrati durante il viaggio, Voltaire scagiona a priori Magellano da ogni implicazione morale legata alla scoperta. Scoprire infatti non è un arbitrio, è un incidente.</p><p rend="text">Se, come abbiamo anticipato, tutti gli iniziatori di una nuova èra, o eroi civilizzatori, occupano, nell’ottica di Voltaire, uno spazio franco, extraterritoriale, come franco è il luogo che per primi esplorano, Colombo e Magellano, sebbene siano esentati dalle colpe della storia, avviano inopinatamente il processo di degenerazione morale che è insito nel progresso materiale. Essi interpretano così quella «formazione di compromesso» tra affermazione e negazione (Orlando 1996) posta al principio (ovvero al funzionamento) di ogni processo logico: </p><p rend="quotation_b">Ce mélange de grandeur et de cruauté étonne et indigne. Trop d’horreurs déshonorent les grandes actions des vainqueurs de l’Amérique; mais la gloire de Colombo est pure. Telle est celle de Magalhaens, que nous nommons Magellan, qui entreprit de faire par mer le tour du globe (CXLIX: «Du premier voyage autour du monde», Voltaire 1878g, 402-3).</p><p rend="text">Se, come Voltaire crede, «Ce fut un effort de philosophie qui fit découvrir l’Amérique» (CXLVI, «Vaines disputes sur l’Amérique», Voltaire 1878f, 385), tale sforzo si palesa, ancora una volta, nella <hi rend="italic">ri-nominazione</hi> sopra richiamata e debitamente sottolineata («Magalhaens, que nous nommons Magellan»), la quale fa del destino del singolo un destino storico e collettivo. <hi rend="italic">Splendet dum frangitur</hi>: ciò che unisce – e qui incontriamo nuovamente il pensiero di Rousseau – distrugge. Infatti, se i primi viaggiatori hanno avuto l’obiettivo «d’unir toutes les nations» (CXLIX: «Du premier voyage autour du monde», Voltaire 1878g, 405) come di fatto è accaduto con la scoperta dello stretto, i successivi viaggi sono stati intrapresi «pour nous détruire au bout du monde» (Voltaire 1878f, 385).</p><p rend="text">Non è certo l’esattezza filologica che interessa Voltaire; nell’<hi rend="italic">Essai</hi>, come nei racconti filosofici, l’aneddotica a scopo apodittico prende sempre il sopravvento. Egli evoca a tal fine i tempi quasi mitici del cominciamento, aureolati dall’innocenza della loro prima nominazione:</p><p rend="quotation_b">Ce fut en 1519, dans le commencement des conquêtes espagnoles en Amérique et au milieu des grands succès des Portugais en Asie et en Afrique, que Magellan découvrit pour l’Espagne le détroit qui porte son nom, qu’il entra le premier dans la mer du Sud, et qu’en voguant de l’occident à l’orient il trouva les îles qu’on nomma depuis Mariannes. (CXLIX, «Du premier voyage autour du monde», Voltaire 1878g, 403).</p><p rend="text">Se Voltaire è noto come plagiatore degli enciclopedisti (Ferret et al. 2006; Ferret 2016; Chavoz 2017) dei quali fu, appunto, collaboratore della prima ora, per la logica unidirezionale della anteriorità è assai probabile che sia il poligrafo Jaucourt, noto come l’uomo dai «dix-sept mille articles» (Barroux-Pépin 2005), a costituirsi viceversa, con il suo «Magellan» (1765a, 849), come responsabile del calco letterale di questo passo voltairiano, riconfermando così, a posteriori, il principio bi-logico della reversibilità e commutatività.</p><p rend="text">Ma per tornare alla <hi rend="italic">vexata quaestio</hi> cartografica, l’arcipelago ora detto delle Marianne, situato nei pressi della prima linea di marcazione, ha, dalla prospettiva voltairiana, una peculiarità aneddotica analoga a quella di Utopia. Gli abitanti di quella terra di mezzo sembrano godere, come il buon selvaggio di Eldorado evocato in <hi rend="italic">Candide</hi> (Voltaire 1877d,172-5)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="12.html#footnote-002">32</ref></hi></hi>, dell’assenza del principio di contraddizione e, quindi, di limitazione. Proprio come gli uomini mitici, al contempo colti e primitivi, della terra dell’oro dove approdano casualmente Candido e Cacambo, i mariannesi, esentati dall’alternativa: <hi rend="italic">aut/aut</hi>, godono infatti, per sommatoria (<hi rend="italic">et/et)</hi>, dei vantaggi morali di entrambi i mondi: quello civilizzato sul modello francese (ordinato, razionale) e quello naturale del nuovo mondo, senza pregiudizi né condizionamenti morali. Essi appartengono (politicamente, giuridicamente) né all’uno né all’altro mondo (<hi rend="italic">nec/nec</hi>; <hi rend="italic">ne-uter</hi>), mentre la loro vita, biblicamente estesa per effetto di cumulazione dei vantaggi di questo e quel mondo, si avvicina asintoticamente all’eternità. L’esito aneddotico di un processo logico appare non dissimile da quello che spinse alcuni ad attestare, di questi popoli, il gigantismo, o, se vogliamo, il titanismo:</p><p rend="quotation_b"><hi >Les habitants ne connaissent point le feu, et il leur était absolument inutile. Ils se nourrissaient des fruits que leurs terres produisent en abondance […] </hi>On prétend que la durée ordinaire de leur vie est de cent vingt ans […]. <hi >Ces insulaires n’étaient ni sauvages ni cruels; aucune des commodités qu’ils pouvaient désirer ne leur manquait. Leurs maisons, bâties de planches de cocotiers, industrieusement façonnées, étaient propres et régulières. Ils cultivaient des jardins plantés avec art, et peut-être étaient-ils les moins malheureux et les moins méchants de tous les hommes (CXLIX «Du premier voyage autour du monde»,Voltaire 1878g, 403). </hi></p><p rend="text">Nell’arte di coltivare il giardino del mondo (combinazione logica di natura e cultura, ordine e libertà, miracolo e lavoro) si coglie quell’ideale borghese, insieme conservativo ed espansivo, che ritroveremo, tre anni dopo, nell’epifonema del <hi rend="italic">Candide</hi> (Voltaire 1877d, 218).</p><p rend="text">Nel capitolo CLII dell’<hi rend="italic">Essai</hi> intitolato «Des îles françaises et des flibustiers» (Voltaire 1878i, 413-7) si lamentano le conseguenze nefaste della scoperta, compiuta dal primo uomo nell’innocenza: </p><p rend="quotation_b">Ceux qui franchissent l’isthme renversent et pillent tout ce qui est sur leur passage, arrivent à la mer du Sud, s’emparent dans les ports de quelques barques qu’ils y trouvent, et attendent avec ces petits vaisseaux ceux de leurs camarades qui ont dû passer le détroit de Magellan (Voltaire 1878i, 415).</p><p rend="text">Alcuni, ripercorrendo la via di Magellano, saccheggiano quanto si trova sul loro itinerario; altri, dovendo deviare da quello per cause naturali, depredano altre terre, «ils allèrent piller les rivages de l’Afrique» (Voltaire 1878i, 416) e lì impiantano la schiavitù, alimentata dai sogni e dai bisogni dell’Occidente. Degli uomini asserviti a quel duplice imperativo la vita è ben più breve. Essa, consumata dal dolore fisico, tocca asintoticamente lo zero:</p><p rend="quotation_b">cent mille esclaves nègres ou mulâtres, […] travaillaient aux sucreries, aux plantations d’indigo, de cacao, et […] abrègent leur vie pour flatter nos appétits nouveaux, en remplissant nos nouveaux besoins (Voltaire 1878i, 417).</p><p rend="text">La vena antifrastica e corrosiva di Voltaire è rimarchevole soprattutto se la si confronta con quanto riportato dai viaggiatori francesi nelle terre magellaniche, a continuazione dell’impresa del ‘primo’ conquistatore: quel Re Sole che Voltaire aveva magnificato, ancora nel 1751, come emblema delle sorti progressive nel <hi rend="italic">Siècle de Louis XIV</hi> (Voltaire 1878i). Se, come ricorda Fiorani (2009, 148-9), alla fine del Seicento la spedizione francese in quelle stesse acque aveva escluso l’esistenza dei giganti, una risorgiva di provvidenzialismo di matrice leibniziana – quella stessa che Voltaire avrebbe ridicolizzato tre anni dopo nel <hi rend="italic">Candide</hi> (1759; Voltaire 1877d) – riaffermava nel 1756, anno di pubblicazione dell’<hi rend="italic">Essai sur les mœurs</hi>, la tesi del gigantismo patagone<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="12.html#footnote-001">33</ref></hi></hi>. Charles de Brosses afferma infatti, nell’<hi rend="italic">Histoire des navigations aux Terres Australes</hi> (De Brosses 1756; Fiorani 2009, 148) l’esistenza <hi rend="italic">a priori</hi> dei giganti patagoni i quali, se non sono visibili all’occhio umano del conquistatore, è perché si sottraggono alle sue insidie. Similmente, il benedettino Antoine-Joseph Pernety, nell’<hi rend="italic">Histoire d</hi>’<hi rend="italic">un voyage aux îles Malouines fait en 1763 et 1764; avec des observations sur le détroit de Magellan et sur les Patagons </hi>(Pernety 1770; Fiorani 2009, 149), insiste ancora sull’esistenza dei giganti sulla base di presunte antropometrie praticate da mandatari francesi. L’anno successivo, nella prima edizione del <hi rend="italic">Voyage autour du monde par la frégate «La Boudeuse» et «La Flûte L</hi>’<hi rend="italic">Étoile»</hi> (Bougainville 1771), che narra la terza spedizione nelle acque magellaniche, Bougainville (Fiorani 2009, 149) ritratta la tesi realista di alcuni anni prima<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="12.html#footnote-000">34</ref></hi></hi> per abbracciare nuovamente quella del gigantismo. Nessuno, scrive Bougainville, «ha più dubbi su una maestosa nazione di selvaggi di singolari dimensioni che abitano alle estreme latitudini del mondo» (Fiorani 2009, 150). Se il gigantismo, o titanismo, è, come l’amplificazione, un tropo (è quanto vide il primo antropologo, Rousseau, nell’<hi rend="italic">Essai sur l’origine des langues</hi>) (Rousseau 1782, 366) esso ben interpreta, per via metonimica, la grandezza mitica dello scopritore: grandiosi sono, insomma, gli effetti di quella stessa scoperta, frutto provvidenziale del progresso d’Occidente. Ancora una volta, dunque, gli antipodi sono reversibili: con la riaffermazione della tesi del gigantismo delle genti magellaniche, il meraviglioso regressivo riprende il sopravvento, insieme a quell’egotismo romantico che va talvolta di pari passo nella sua forza mitopoietica (come ben vede Baudelaire in <hi rend="italic">L’Invitation au voyage</hi> [Baudelaire 1975, 53] e <hi rend="italic">Le Voyage</hi> [1975, 129]), con il feticismo della merce. In esso si confondono, infatti, sogni e bisogni, ambedue sollecitati dall’epoca industriale nascente.</p><p rend="text">Sbarcato in Cile nel 1858 all’indomani del processo alle <hi rend="italic">Fleurs du mal</hi> e a dieci anni di distanza dall’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi, Antoine de Tounens si dirige nel 1860 verso sud per neutralizzare la presenza inglese nella parte meridionale del continente. Ottenuto l’ingresso in territorio magellanico, Tounens vi proclama la nascita di una monarchia costituzionale. Ulteriori disposizioni annetteranno la Patagonia al regno denominato «Nuova Francia» (Fiorani 2009, 203). Ma la storia non si conclude né qui né mai. Vi è sempre in ogni azione, come vede Derrida (Derrida 1967, 203-34) a proposito dell’<hi rend="italic">Émile</hi> di Rousseau (Rousseau 1852, 533), un certo «supplemento», accidente capace di deviare e/o invertire la rotta. Il<hi > </hi><hi rend="italic" >Supplément au Voyage de Bougainville</hi><hi > pubblicato da Diderot nel 1772 in forma di recensione al </hi><hi rend="italic">Voyage autour du monde </hi>di Louis-Antoine de Bougainville (Diderot 1772) si finge, appunto, come prosecuzione logico-consequenziale del resoconto che il barone e ammiraglio francese aveva pubblicato, tra il 1766 e il 1769, della sua ‘fortunata’ circumnavigazione del globo. Il diario di viaggio, tra i maggiori successi editoriali dell’epoca, viene di fatto demitizzato <hi rend="italic">in limine</hi>, nei suoi intenti autocelebrativi, dall’ironia corrosiva del filosofo. Chi ha visto, sembra dare ad intendere Diderot, e chi, invece, ha solo scritto, ovvero solo immaginato la propria grandezza attraverso la fattispecie altrui?</p><p rend="text">Come recita la precauzione retorica di Voltaire nell’<hi rend="italic">Essai sur les mœurs </hi>a proposito di un aneddoto su Tamerlano e le sue conquiste (Voltaire 1878a, 92), «il est permis d’égayer ces événements horribles, et de mêler le petit au grand».</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Alembert le Rond, J. 1751. </hi><hi rend="italic" >Discours préliminaire des éditeurs</hi><hi >, in </hi><hi rend="italic" >Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers</hi><hi >. Tome premier: i-xlv. 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Milano: Rizzoli.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-033-backlink">1</ref></hi><hi rend="italic" >	Les Fleurs du mal</hi><hi > (Baudelaire 1975, 79). </hi>«Un bastimento che al polo s’impaccia,/chiuso in un vitreo sudario,/né ritrova il funesto itinerario/per cui si perse nell’immensa ghiaccia» (<hi rend="italic">L’irrimediabile</hi>; Bufalino 1983, 147).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-032-backlink">2</ref></hi>	Si veda anche: <hi rend="italic">I limiti dell’interpretazione</hi> (1990, 41), dove era stata dapprima affrontata la questione.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-031-backlink">3</ref></hi>	Con riferimento alle imprese magellaniche, l’edizione critica dell’integralità delle fonti dirette (Hamon-Thomaz 2007) ha permesso di far luce su molti errori storiografici, fornendo ulteriori dettagli storici.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="12.html#footnote-030-backlink">4</ref></hi>	Scrive in proposito Fiorani (2009, 50): «A Colombo, Vespucci e Magellano sono dedicati ritratti allegorici nella raccolta di stampe dal titolo <hi rend="italic">Americae Retectio </hi>realizzata dall’incisore Adriaen Collaert su disegni di Giovanni Stradano e pubblicata ad Anversa nel 1592. In mancanza di una tradizione figurativa cui affidarsi, i disegni di Stradano che celebrano le gesta dei navigatori fanno ricorso a temi allegorici e mitologici. Vespucci, ad esempio, è raffigurato nel momento in cui scorge le coste del Nuovo Mondo ed è accolto da un Tritone e da una sirena coronata con piume di pavone». La serie <hi rend="italic">Americae Retectio</hi> è una raccolta di quattro incisioni commissionate a Firenze tra il 1587 e il 1589 a Giovanni Stradano da Luigi Alamanni, insieme alla serie delle <hi rend="italic">Nova Reperta</hi>. Le tavole, incise da Philip Galle ed altri su disegno di Stradano, rappresentano le nuove scoperte del nuovo continente; esse sono per lo più dedicate ad Amerigo Vespucci, accanto a Colombo e Magellano. Cfr. Firenze, Museo Galileo: <ref target="https://www.museogalileo.it/istituto/mostre-virtuali/vespucci/iconografia/nova_reperta.html">https://www.museogalileo.it/istituto/mostre-virtuali/vespucci/iconografia/nova_reperta.html</ref> (07/20). Si veda in proposito anche la scheda su Stradano di A. Angelini, in Tega 2007, 138. Sulle incisioni di Stradano, si veda inoltre: Baroni Vannucci 1997, 289, 401. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-029-backlink">5</ref></hi>	Dal momento che i portoghesi non si mostrarono interessati a questa spedizione rifiutando il compenso aggiuntivo richiesto, Magellano passò a servizio della Spagna. Per tutti i riferimenti storici di contesto si rinvia a: Fiorani 2009.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-028-backlink">6</ref></hi>	Il marinaio portoghese Estevão Gomes si ribellò e, abbandonata la flotta, riprese la via della Spagna con la <hi rend="CharOverride-1">San Antonio</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-027-backlink">7</ref></hi>	La controspedizione voluta dal re portoghese fu capeggiata da Jorge de Brito.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-026-backlink">8</ref></hi>	Magellano salpò il 20 settembre 1519 con cinque navi, sotto il rigido e diffidente controllo di un legato del re di Spagna, Juan de Cartagena, con cui ebbe scontri e che fece successivamente arrestare, destando ancor più sospetti nel re di Spagna.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-025-backlink">9</ref></hi>	Come è noto, in nessun documento ufficiale riguardante le imprese magellaniche si parla, neanche nelle intenzioni, di un «giro del mondo» (Chandeigne-Duviols 2007, 12).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-024-backlink">10</ref></hi>	Dopo l’Ottocento, il mito delle conquiste territoriali fu ripreso in ambito iberico (Spagna e Portogallo) anche allo scopo di celebrare i regimi dittatoriali. Magellano non servendo alcuna causa nazionalista o coloniale, fu lungamente destinato all’oblìo, fino alla biografia di Stefan Zweig del 1937 (Zweig 2006) la quale, a detta di molti studiosi, presenta svariate incongruenze storiografiche.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-023-backlink">11</ref></hi>	L’opera, pubblicata a Basilea in tedesco alsaziano, è accompagnata da una serie di incisioni di Albrecht Dürer.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-022-backlink">12</ref></hi>	Il mutamento ortografico del nome era una pratica abituale quando il suddito di un re offriva i suoi servigi ad un altro sovrano. Gli esempi dei navigatori sono ricorrenti.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-021-backlink">13</ref></hi>	«Ferdinand Magalhaens, que nous nommons Magellan, découvrit pour l’Espagne le fameux détroit qui porte son nom», scrive l’enciclopedista Jaucourt (Jaucourt 1765a, 849). Come ricorda Fiorani (2009, 37), dopo la metà del Cinquecento è generalmente ammessa l’ipotesi di un continente australe (detto anche Magellania) che costituisce la terza massa terrestre del globo oltre al Vecchio Mondo (continente tolemaico per eccellenza) e alle Indie (cioè l’America).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-020-backlink">14</ref></hi>	Damião de Góis, nella <hi rend="italic">Chronique du Roi D. Manuel</hi> (1567), scrive che Magellano «rompit ses liens avec son pays d’origine – ce dont il ﬁt tirer des <hi rend="italic">instruments </hi>publics». Herrera riprende questa testimonianza nel 1601 affermando che il navigatore «résolut de se <hi rend="italic">dénaturaliser </hi>[…] après en avoir passé acte devant notaire», passando a servizio della Spagna nell’ottobre 1517 (Castro 2017, 323-4). Secondo il critico la testimonianza ha poco valore, in quanto questa procedura di «dénaturalisation» non esisteva giuridicamente: si poteva eventualmente «snaturalizzarsi» facendosi «naturalizzare» altrove, ma la «denaturalizzazione» volontaria non esisteva. È verosimile, secondo Castro (Castro 2017, 323-4) che l’«acte notarial» evocato da Damião de Góis sia una semplice iperbole del cronachista. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-019-backlink">15</ref></hi>	Il canto di apertura de <hi rend="italic">La Araucana </hi>(1569) del poeta-soldato Alonso de Ercilla y Zúñiga si riallaccia alla mitologia sorta intorno alla inaccessibilità dei luoghi magellanici per effetto di una catastrofe naturale che ne ostruiva l’accesso sul versante occidentale. La narrazione della guerra tra spagnoli e araucani rafforza, scrive Fiorani (2009, 23), l’idea dello stretto «ostruito» alla navigazione «confermando la sua dimensione di soglia simbolica, dalla valenza metaforica che conduce alla dimensione del mito. Alla tellurica connotazione delle estreme terre australi – scenario delle epiche battaglie con cui gli indomiti araucani resistono alla penetrazione spagnola – si associa il registro dell’iperbole, e al remoto spazio geografico dello stretto si guarda con il filtro del fantastico. Metafora della difficoltà degli spagnoli di adattarsi alla geografia del Cile, lo stretto inaccessibile è emblema e speculare manifestazione della stessa forza fisica e morale che gli araucani incarnano in armonia con la natura americana» (Fiorani 2009, 23-4).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-018-backlink">16</ref></hi>	Sottolineatura nostra.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-017-backlink">17</ref></hi>	Sottolineatura nostra.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-016-backlink">18</ref></hi>	«C’est ainsi que l’on nomme la pointe la plus méridionale de l’Amérique, au midi du Brésil &amp; du Paraguay, à l’orient &amp; au sud du Chili, &amp; au nord du détroit de Magellan. <hi >Les Espagnols regardent ce pays comme une dépendance du Chili» (Jaucourt 1765b, 850). </hi>Dopo la metà del Cinquecento è generalmente ammessa l’ipotesi di un continente australe (detto anche Magellania) che costituisce la terza parte terrestre del globo oltre al Vecchio Mondo e alle Indie (Fiorani 2009, 37).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-015-backlink">19</ref></hi>	Come ricorda Fiorani (2009, 37), nel suo planisfero del 1538 Mercatore indica la regione magellanica come «Terras hic esse certum est, sed quantas quibusque limitibus finitas incertum».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-014-backlink">20</ref></hi>	La tragedia voltairiana ispira l’omonima opera lirica di Giuseppe Verdi (1845), con libretto di Salvatore Cammarano.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-013-backlink">21</ref></hi>	Ad esempio, il casuale reperimento di un oggetto di natura, il diamante, consente a Micromégas di discernere, utilizzandolo a mo’ di lente, l’esistenza degli uomini del pianeta Terra, parificati a microbi (Voltaire 1877c, 113).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-012-backlink">22</ref></hi>	Nel capitolo CXLIV dell’<hi rend="italic">Essai</hi> («De l’Éthiopie ou Abyssinie») Voltaire nota: «il y a une petite contrée où les deux tiers de la terre sont d’or. <hi >C’est là ce que les Portugais cherchaient, et ce qu’ils n’ont point trouvé; c’est là le principe de tous ces voyages; les patriarches, les missions, les conversions, n’ont été que le prétexte» (Voltaire 1878d, 376).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-011-backlink">23</ref></hi>	Alessandro VI Borgia fu nominato legato pontificio in Spagna per promuovere la crociata contro i mori di Granada favorendo al contempo il matrimonio tra Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che completarono così la Reconquista prima della scoperta dell’America, avvenuta tre mesi dopo l’elezione a pontefice del Borgia. Il meridiano di separazione era situato nell’Atlantico.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-010-backlink">24</ref></hi>	Servì, scrive Voltaire, «une nouvelle géographie pour terminer le différend des Espagnols et des Portugais, et pour réformer l’arrêt que la cour de Rome avait porté sur leurs prétentions et sur les limites de leurs découvertes» (Voltaire 1878g, 404).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="12.html#footnote-009-backlink">25</ref></hi>	«Lorsque les Espagnols commençaient à s’établir dans l’Amérique, le pape Alexandre VI divisa les deux nouveaux mondes, l’américain et l’asiatique, en deux parties: tout ce qui était à l’orient des îles Acores devait appartenir au Portugal; tout ce qui était à l’occident fut donné à l’Espagne; on traça une ligne sur le globe, qui marqua les limites de ces droits réciproques, et qu’on appelle <hi rend="italic">la ligne de marcation. </hi><hi >Le voyage de Magellan dérangea la ligne du pape. Les </hi>îles<hi > Mariannes, les Philippines, les Moluques, se trouvaient </hi>à<hi > l’orient des découvertes portugaises. </hi>Il fallut donc tracer une autre ligne, qu’on appela <hi rend="italic">de démarcation»</hi> (Voltaire 1878g, 404).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-008-backlink">26</ref></hi>	«Nos nations commerçantes se sont fait la guerre en Amérique et en Asie, toutes les fois qu’elles se la sont déclarée en Europe. Elles ont réciproquement détruit leurs colonies naissantes» (Voltaire 1878g<hi >, 404-05).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-007-backlink">27</ref></hi>	<hi >«C’est</hi> <hi >un</hi> <hi >grand</hi> <hi >problème</hi> <hi >de savoir si l’Europe a gagné en se portant en Amérique. Il est certain que les Espagnols en retirèrent d’abord des richesses immenses; mais l’Espagne a été dépeuplée, et ces trésors, partagés à la fin partant d’autres nations, ont remis l’égalité qu’ils avaient d’abord ôtée […]Ainsi personne n’a réellement gagné» (Voltaire 1878g, 405).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-006-backlink">28</ref></hi>	Pedro e Jorge Reinel, cartografi portoghesi, disegnano nel 1519 una carta del mondo situando le Molucche ad ovest del Pacifico, nel dominio del Re di Spagna.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-005-backlink">29</ref></hi>	Magellano morì insieme a sei compagni durante la battaglia di Mactan il 27 aprile 1521, non raggiungendo le Molucche, le quali invece furono raggiunte dai sopravvissuti l’8 novembre dello stesso anno. Mentre la <hi rend="CharOverride-1">Victoria</hi> compì suo malgrado la circumnavigazione, attraversando lo stretto e rientrando dalla via conosciuta dell’emisfero di pertinenza portoghese, la <hi rend="CharOverride-1">Trinidad </hi>senza Magellano, dopo vari «détours» intesi ad aggirare la linea di demarcazione, venne catturata dai portoghesi.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-004-backlink">30</ref></hi>	Il nuovo mare prende il nome di «Pacifico» in ragione della bonaccia che Magellano vi avrebbe trovato all’uscita dallo stretto, il 28 novembre 1520 durante la traversata dalla Terra del Fuoco fino alle Marianne e alle Filippine, prima di incontrare la morte in battaglia.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-003-backlink">31</ref></hi>	Lo stretto è un «braccio di mare assai poco affidabile per le frequenti burrasche, i forti venti e per il suo dedalo di isole, fiordi e canali» (Fiorani 2009, 22). È questa immagine che Voltaire rappresenta in <hi rend="italic">Candide</hi>, descrivendo l’approdo fortunoso degli eroi ad Eldorado (Voltaire 1877d, 173). Prima di approdare ad Eldorado, Candide e Cacambo si trovano di fronte ad una <hi rend="italic">impasse</hi> analoga a quella di Magellano: «Comment y retourner, dit Candide; et où aller? <hi >Si je vais dans mon pays, les Bulgares et les Abares y égorgent tout; si je retourne en Portugal, j’y suis brûlé; si nous restons dans ce pays-ci, nous risquons à tout moment d’être mis en broche» (Voltaire 1877d, 172).</hi> </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-002-backlink">32</ref></hi>	<hi >Nel capitolo CLI dell’</hi><hi rend="italic" >Essai</hi> («Des possessions des Français en Amérique», Voltaire 1878h<hi >, 408) si evoca l’Eldorado in questi termini: «On disait que […] la plupart des Péruviens […] habitaient au milieu des terres, près d’un certain lac Parima dont le sable était d’or; qu’il y avait une ville dont les toits étaient couverts de ce métal: les Espagnols appelaient cette ville Eldorado; ils la cherchèrent longtemps. </hi>Ce nom d’Eldorado éveilla toutes les puissances» (Voltaire 1877d, 172-5). Si veda anche il capitolo: «L’Eldorado alla fine di un mondo», in Fiorani 2009, 165-74.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-001-backlink">33</ref></hi>	Il luogo comune del gigantismo dell’uomo nuovo si era sviluppato, ancora una volta, a partire dal nome con cui lo si era designato. Fu Pigafetta a conferire agli abitanti della Terra del Fuoco la qualifica di «Patagone», che significa «Gigante». L’autore del diario di bordo della spedizione di Beauchesne alla Terra del Fuoco del 1698-170, ricorda Fiorani (2009, 148), riferisce che, all’osservazione diretta, quei «pauvres gens» che vivono nella «Terre Ferme des Patagons» non sembrano affatto di dimensioni gigantesche. Nel 1768 è tradotta in Francia la lettera che Charles Clerke, tenente di vascello sotto il comando di Byron, ha inviato alla Royal Society suffragando l’esistenza dei giganti (Fiorani 2009, 153).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="12.html#footnote-000-backlink">34</ref></hi>	Tra il 1763 e il 1769 Louis-Antoine de Bougainville compie tre viaggi alle Molucche e al ritorno dal primo, dopo aver perlustrato lo Stretto di Magellano, annota nel suo diario di bordo di non aver incontrato uomini dalla corporatura gigantesca, attribuendo a chi assegna loro un’altezza spropositata (gli inglesi) i più prosaici fini di sfruttamento delle risorse della zona (Fiorani 2009, 148).</p>
      
      
      
      
      
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