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        <title type="main" level="a">Il socialismo liberale: Carlo Rosselli</title>
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          <resp>This is a section of <title>Le sirene del corporativismo e l'isolamento dei dissidenti durante il fascismo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-455-7</idno>) by </resp>
          <name>Lucilla Conigliello, Piero Barucci, Piero Bini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-455-7.06</idno>
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          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>In order to investigate issues somehow neglected, the paper tries to carefully outline both the economic and institutional aspect and the origins and development of the Florentine anti-fascist thought. Much has been written about Carlo Rosselli's liberal socialism; still interpretations are often based more on subjective views than on in-depth studies, and this is especially true when it is the current political situation which tries to interpret Rosselli’s thought. Several scholars approached Carlo Rosselli’s thought assuming that the adjective ‘liberal’ can be translated as ‘liberalistic’, that the noun ‘socialist’ can be replaced with ‘welfare’ (of a moderate sort in addition), and finally that the State he theorized proves little interventionist in social and economic life; but this does not seem to be a correct interpretative key.</p>
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            <item>Carlo Rosselli; Liberal socialism; Economic theory; Guildism; Democracy</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-455-7.06<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-455-7.06" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter" >Il socialismo liberale: Carlo Rosselli</p><p rend="h1_author" >Enno Ghiandelli</p><p rend="text" >Questo saggio è la trascrizione della relazione <hi rend="italic">Il socialismo liberale: Carlo Rosselli</hi>, presentata il 21 febbraio 2020 nel corso de <hi rend="italic">I seminari della Biblioteca di Scienze Sociali. La cultura politica, giuridica ed economica tre le due guerre</hi>. Per cercare di approfondire un aspetto poco studiato ho inteso tratteggiare con attenzione l’aspetto economico ed istituzionale, e le origini e lo sviluppo del pensiero dell’antifascista fiorentino. Ciò ha comportato il dover solo accennare ad alcuni temi che richiederebbero, ciascuno, una trattazione a parte per la loro importanza. La differenza fra il gildismo, quello di Cole, e il socialismo liberale è uno di questi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-089-backlink"><ref target="07.html#footnote-089">1</ref></hi></hi>. Gli altri temi principali non approfonditi sono: il rapporto, complesso, fra Rosselli e Croce<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-088-backlink"><ref target="07.html#footnote-088">2</ref></hi></hi>, la differenza fra socialismo liberale e corporativismo fascista<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-087-backlink"><ref target="07.html#footnote-087">3</ref></hi></hi>, così come quella fra socialismo liberale e liberalsocialismo vista l’intercambiabilità che viene fatta, sovente, fra i due termini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-086-backlink"><ref target="07.html#footnote-086">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Molto si è scritto sul socialismo liberale di Carlo Rosselli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-085-backlink"><ref target="07.html#footnote-085">5</ref></hi></hi>, e sovente l’interpretazione è più basata su convincimenti soggettivi che su studi approfonditi, soprattutto quando è l’attualità politica a cercare di interpretare il pensiero rosselliano. Diversi hanno affrontato il pensiero di Carlo Rosselli partendo dall’assunto che l’aggettivo ‘liberale’ possa essere tradotto con liberista e che il sostantivo ‘socialista’ possa essere sostituito con welfare, nemmeno tanto spinto, e che lo Stato che lui teorizza debba essere poco interventista nella vita sociale ed economica. Non pare questa una chiave interpretativa corretta. Dello stesso avviso Marco Bresciani quando afferma: «L’intera traiettoria politico-intellettuale di Rosselli è stata rivista alla luce della sua opera più nota e importante, <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-084-backlink"><ref target="07.html#footnote-084">6</ref></hi></hi>, ponendo l’accento più sull’aggettivo che sul sostantivo della celebre endiadi e ridimensionando il carattere socialista rivoluzionario della sua riflessione e della sua azione nel corso degli anni Trenta»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-083-backlink"><ref target="07.html#footnote-083">7</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >In questa breve nota si cerca di dare una interpretazione del pensiero rosselliano basata sui documenti che conosciamo e che prospettano uno scenario dove il sostantivo ‘socialismo’, non certo inteso in chiave marxista, ha una cifra molto rilevante. Per questa ragione cerchiamo di far ‘parlare’ il più possibile Carlo Rosselli. Prima di addentrarci in questo percorso bisogna tuttavia definire alcuni elementi di carattere generale per rendere più chiara la lettura. Servono per illustrare il perimetro entro cui si muove la ricerca scientifica del giovane studioso fiorentino. </p><p rend="text" >Egli ritiene che la dottrina debba essere sempre parametrata alla realtà sociale e politica che lo circonda. La dissonanza fra teoria e prassi economica lo allontana dalle tesi dominanti in quegli anni. Rosselli studia e scrive di economia quando la teoria marginalista è considerata una ‘scienza esatta’. Il marginalismo viene ritenuto una legge universale capace di interpretare i fenomeni economici, simile a quella di Newton<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-082-backlink"><ref target="07.html#footnote-082">8</ref></hi></hi> per i fenomeni naturali. Nel 1924 scrive: </p><p rend="quotation_b" >Tipico è l’esempio che ci viene fornito dal teorema del ‘massimo di utilità’ conseguibile in regime di concorrenza. Allo stato attuale della scienza in più casi non resiste alla critica – specie se formulato in modo troppo generico – e comporta una serie di paurosi interrogativi quando dalla teoria si voglia passare alla pratica. Invece esso rimane pur sempre la premessa, tacita o esplicita, di un certo numero di scrittori di economia, specialmente italiani<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-081-backlink"><ref target="07.html#footnote-081">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >In un’altra occasione conferma questo suo convincimento. </p><p rend="quotation_b" >La crisi dell’economia teoretica è a mio parere una crisi di premesse. Noi ci troviamo infatti a lavorare sulle basi dei classici, cioè su basi che non è difficile dimostrare o false o superate o parzialmente esatte o eccessivamente semplicistiche, tali cioè da viziare il nostro ragionamento e da allontanarci inutilmente troppo dalla realtà nelle nostre pur necessarie astrazioni. È bensì vero che con Cairnes<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-080-backlink"><ref target="07.html#footnote-080">10</ref></hi></hi> si inaugura la reazione contro il <hi rend="italic">laissez-faire</hi>; ma se essa ha servito ad insegnare una maggiore cautela e una maggiore dose di criticismo nell’accettazione degli articoli di fede della scuola classica, non ha prodotto nessun serio e soprattutto duraturo movimento di critica ricostruttiva<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-079-backlink"><ref target="07.html#footnote-079">11</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Nonostante questa sua avversione per la teoria economica <hi rend="italic">main stream</hi>, il libro di testo che adotta per il corso di Economia politica all’Istituto superiore di scienze economiche di Genova<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-078-backlink"><ref target="07.html#footnote-078">12</ref></hi></hi> è il classico <hi rend="italic">Principi di economia politica</hi> di Marshall<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-077-backlink"><ref target="07.html#footnote-077">13</ref></hi></hi>. Usa la terminologia economica che comunemente viene utilizzata dagli economisti dell’epoca. Domanda, offerta ed utilità marginale sono presenti nei suoi scritti economici. Anche negli articoli sul ruolo del sindacato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-076-backlink"><ref target="07.html#footnote-076">14</ref></hi></hi>, che in questo contesto non prendiamo in considerazione, il linguaggio non cambia.</p><p rend="text" >Rosselli quando si occupa di economia non affronta i problemi dal punto di vista dell’analisi economica ma da quello della filosofia dell’economia. I suoi punti di riferimento, nello studiare gli economisti classici, sono il francese Élie Halévy<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-075-backlink"><ref target="07.html#footnote-075">15</ref></hi></hi>, che tanta parte ha nella formazione delle idee di Carlo, e lo scozzese James Bonar<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-074-backlink"><ref target="07.html#footnote-074">16</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >In questa nota si parla solo di socialismo liberale, che non coincide con il liberalsocialismo. I due termini rappresentano teorie che, pure avendo molti punti di contatto, non sono sovrapponibili. Non si tratta solo di differenze di carattere filosofico o del fatto che Rosselli non abbia indagato a fondo su Croce<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-073-backlink"><ref target="07.html#footnote-073">17</ref></hi></hi> e sul suo liberalismo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-072-backlink"><ref target="07.html#footnote-072">18</ref></hi></hi>, come sostiene Calogero<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-071-backlink"><ref target="07.html#footnote-071">19</ref></hi></hi>. La differenza si gioca sul terreno del controllo del sistema industriale. Secondo Rosselli: «Resterebbero […] escluse da una socializzazione immediata le due principali industrie italiane – tessile e meccanica – e tutta una serie di industrie minori […]. La loro eclusione non significa che esse non possano formare più tardi oggetto, sulla base di esperienze compiute di provvedimenti di socializzazione; né significa che esse vengano abbandonate completamente all’iniziativa privata»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-070-backlink"><ref target="07.html#footnote-070">20</ref></hi></hi>. Queste considerazioni non paiono condivise da Calogero che si ferma ad una economia a due settori e a un sistema industriale senza monopoli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-069-backlink"><ref target="07.html#footnote-069">21</ref></hi></hi>. Inoltre, come vedremo più avanti, Carlo Rosselli immagina, come approdo finale, uno Stato organizzato su basi funzionali e, solo come momento intermedio, uno liberaldemocratico basato su un Parlamento eletto a suffragio universale. Il liberalsocialismo si ferma a questo.</p><p rend="text" >Il termine ‘socialismo liberale’ è coniato la prima volta in Francia dal repubblicano Alfred Naquet<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-068-backlink"><ref target="07.html#footnote-068">22</ref></hi></hi> (quindi vent’anni prima di Hobhouse<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-067-backlink"><ref target="07.html#footnote-067">23</ref></hi></hi> che con <hi rend="italic">Liberalism</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="07.html#footnote-066">24</ref></hi></hi><hi rend="italic"> </hi>è stato a lungo indicato come il primo scrittore che ha definito il concetto)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="07.html#footnote-065">25</ref></hi></hi>.  Intorno alla metà del XIX secolo la questione sociale viene affrontata da quel gruppo di economisti inglesi anticapitalisti, seguaci di Ricardo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="07.html#footnote-064">26</ref></hi></hi> o sostenitori della cooperazione, ma anche critici del comunismo sia pure con accenti diversi. Pur non esprimendo concetti nuovi, studiano le ragioni dell’enorme povertà in cui versano le classi subalterne inglesi. I libri a sfondo sociale di Charles Dickens<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="07.html#footnote-063">27</ref></hi></hi> non sono, purtroppo, frutto della sua creatività letteraria. Questi economisti cercano di dare una risposta ‘scientifica’ alla risoluzione degli enormi problemi sociali posti dall’industrializzazione, che sembrano essere irrisolvibili. Hall<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="07.html#footnote-062">28</ref></hi></hi>, Owen<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="07.html#footnote-061">29</ref></hi></hi>, Thompson<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="07.html#footnote-060">30</ref></hi></hi>, Ravenstone<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="07.html#footnote-059">31</ref></hi></hi>, Gray<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="07.html#footnote-058">32</ref></hi></hi> e Hodgskin<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="07.html#footnote-057">33</ref></hi></hi> sono tra questi.</p><p rend="text ParaOverride-1" >John Stuart Mill<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="07.html#footnote-056">34</ref></hi></hi>, ritenuto il precursore del liberalsocialismo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="07.html#footnote-055">35</ref></hi></hi>, e Hobhouse non sono autori di riferimento per Rosselli. Non conosciamo le ragioni di tale oblio. Ogni interpretazione non può essere che soggettiva. L’unica cosa che possiamo rilevare è che Rosselli esprime concetti diversi da John Stuart Mill sulla produzione. Per Carlo la democrazia in fabbrica è l’elemento portante della sovranità popolare. John Stuart Mill, nei <hi rend="italic">Principi</hi>, ritiene che l’aspetto produttivo sia retto da leggi intangibili, mentre quello distributivo sia subordinato alla volontà degli uomini<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="07.html#footnote-054">36</ref></hi></hi>. Mentre sulla concezione dell’utilitarismo le posizioni paiono meno distanti, J.S. Mill enuncia una definizione di utilitarismo che, laicizzata, potrebbe essere condivisa da Carlo Rosselli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="07.html#footnote-053">37</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Nel corso del ventesimo secolo sono diversi gli intellettuali liberali e laburisti inglesi che mostrano attivo interesse alla giustizia sociale. John Maynard Keynes<hi rend="notes_number CharOverride-1" ><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="07.html#footnote-052">38</ref></hi></hi>, William Beveridge<hi rend="notes_number CharOverride-1" ><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="07.html#footnote-051">39</ref></hi></hi> sono fra questi. Fra i socialisti spicca il nome del socialista cristiano Richard Henry Tawney<hi rend="notes_number CharOverride-1" ><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="07.html#footnote-050">40</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >La scelta di Rosselli di concentrare i suoi studi sull’Inghilterra trova origine nel fatto che è là che si sviluppa un movimento socialista, molto articolato, dove il marxismo ha un ruolo marginale. Tra le diverse interpretazioni del socialismo che si sviluppano in Inghilterra una lo colpisce: il gildismo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="07.html#footnote-049">41</ref></hi></hi>. Un movimento numericamente marginale, ma culturalmente vivace nel panorama politico inglese, che si forma fra gli ultimi anni del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo, proponendo una forma di socialismo intellettualmente molto sofisticata. Al suo interno le correnti di pensiero sono le più variegate: si va da Ezra Pound<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="07.html#footnote-048">42</ref></hi></hi> ai comunisti passando per i socialisti, cristiani e non, gli esoterici, il maggiore Douglas<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="07.html#footnote-047">43</ref></hi></hi>, i difensori di unità amministrative di piccole dimensioni<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="07.html#footnote-046">44</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >L’obbiettivo dei gildisti è la democrazia dei produttori o ‘democrazia funzionale’ con il sistema industriale di proprietà pubblica, gestito dai lavoratori; il sindacato monopolista è necessario momentaneamente per battere il capitalismo; si persegue la fine dei partiti e dello Stato liberale attraverso una prassi non rivoluzionaria. Le assemblee delle gilde, sia per settori industriali che per aree territoriali tra loro interagenti, costituiscono la struttura della Nazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="07.html#footnote-045">45</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il teorico più lucido e razionale dei gildisti è il socialista George Douglas Howard Cole<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="07.html#footnote-044">46</ref></hi></hi>. </p><p rend="quotation_b" >Cervello realista, spirito freddo, equilibrato, dalla educazione marxistica veramente eccezionale in terra inglese, è G.D.H. Cole, di gran lunga il più originale fra i gildisti. La sua critica contro il collettivismo accentratore e la rosea ed anonima democrazia dei consumatori è spietata. Egli ha sentito come pochi altri, potentemente influenzato dal sindacalismo rivoluzionario, che il succo della rivoluzione socialista non sta tanto in un mutamento delle condizioni e dei metodi della distribuzione, quanto nel mutamento dei metodi di produzione e conduzione delle imprese. […] I due motivi fondamentali di lotta [sono il] controllo operaio e [l’] autogoverno dell’industria<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="07.html#footnote-043">47</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Di lì a qualche anno, fallito il gildismo, Cole rientra sotto le ali protettrici dei fabiani. Motiva la sua scelta con una giustificazione non molto in linea con l’etica rosselliana<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="07.html#footnote-042">48</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Contrariamente a quanto comunemente si crede, l’apprezzamento di Carlo per il <hi rend="italic">Labour Party</hi> si ferma al modello organizzativo ed al metodo riformista. «Nel <hi rend="italic">Labour Party</hi> coesistono, oltre ai gruppi economici, tre società socialiste che si ispirano a principî diversissimi. Si va dall’evoluzionismo spenceriano al marxismo integrale. Obbiettivamente pare proprio un miracolo che cotesto blocco di forze disparate resista così bene alle tendenze disgregatrici»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="07.html#footnote-041">49</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Ha scarsa fiducia politica nella <hi rend="italic">Fabian Society</hi>. Ritiene una «bubbola, una truffa volgare»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="07.html#footnote-040">50</ref></hi></hi> la democrazia dei consumatori propugnata dai fabiani ed inserita in un sistema politico istituzionale basato su di uno Stato centralizzato e gerarchizzato (tipico anche delle socialdemocrazie continentali). I principali teorici di questa concezione del socialismo sono i coniugi Webb, di cui ha ammirazione per aver svolto un’opera importante nello sviluppo del socialismo in Inghilterra, ma di cui non condivide la proposta politica.</p><p rend="text" >In Italia, per arrivare ad una teorizzazione di un socialismo non marxista e sostenitore delle libertà individuali, insomma un socialismo libertario, bisogna attendere il 1897 con l’uscita del libro<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="07.html#footnote-039">51</ref></hi></hi> di Francesco Saverio Merlino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="07.html#footnote-038">52</ref></hi></hi>. Quattro anni più tardi Eugenio Rignano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="07.html#footnote-037">53</ref></hi></hi> pubblica un volume dove esprime la convinzione che sia possibile far coincidere l’interesse economico dei lavoratori con il massimo dell’utilità sociale e dell’equità<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="07.html#footnote-036">54</ref></hi></hi>. «Il socialismo di Rosselli è autoctono. Ed è indipendente anche rispetto ai precedenti italiani»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="07.html#footnote-035">55</ref></hi></hi>. Comunque punti di contatto esistono soprattutto con Merlino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="07.html#footnote-034">56</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Rosselli discute la sua prima tesi (1921), dal titolo <hi rend="italic">Il sindacalismo</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="07.html#footnote-033">57</ref></hi></hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>all’Istituto superiore di studi sociali “Cesare Alfieri”, con il professore Riccardo Dalla Volta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="07.html#footnote-032">58</ref></hi></hi>. Ai nostri fini, riveste maggiore interesse il contenuto di questa tesi, rispetto alla seconda discussa a Siena (1923)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="07.html#footnote-031">59</ref></hi></hi>. Si tratta di un elaborato dove ricostruisce la storia del sindacalismo, ma soprattutto dove si prospettano i futuri campi di interesse del giovane. Il riformismo come scelta di lotta politica, il ruolo del partito, del sindacato sono aspetti importantissimi che ritroviamo nel corso della sua azione. Quello che però più colpisce è l’ipotesi di costruire una società basata sui principi del gildismo. </p><p rend="text" >Anche per lui [Hilferding<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="07.html#footnote-030">60</ref></hi></hi>], come per i gildisti, sindacati operai e consigli di fabbrica sono i fattori principali della preparazione della economia socialista. Perché la socializzazione non diventi un’organizzazione fiscale e burocratica della produzione, aggiunge lo Hilferding, </p><p rend="quotation_b" >i rami di produzione socializzati dovranno essere gestiti da organi di “auto-governo dell’industria”, da “parlamenti” nei quali abbiano posto e voto coloro che hanno parte diretta nell’industria (personale direttivo, impiegati, operai), i consumatori della relativa industria, e, insieme con essi, i rappresentanti degli interessi generali, da nominarsi dagli organi centrali dell’economia. Questi singoli “parlamenti industriali” dovranno alla loro volta essere collegati tra di loro in un “parlamento supremo dell’economia”, in cui spetterà di fissare le direttive generali di tutta la produzione. Però, anche in questa industria socializzata non deve introdursi una uguaglianza meccanica, né deve cessare la concorrenza. Il socialismo non significa assoluto livellamento, ma solamente “uguaglianza delle posizioni iniziali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="07.html#footnote-029">61</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Nonostante questa sintonia con l’idea gildista, il pensiero di Rosselli diverge da quello dei socialisti gildisti su alcuni aspetti non certamente secondari, come la forma istituzionale, il concetto di salario, il ruolo del sindacato e del partito. </p><p rend="text" >I concetti espressi nella prima tesi si mantengono inalterati nel tempo tanto che li ritroviamo anche in <hi rend="italic">Socialismo </hi><hi rend="italic">liberale</hi> (1930) e nel <hi rend="italic">Programma rivoluzionario</hi> di <hi rend="italic">Giustizia e libertà</hi> (1932)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="07.html#footnote-028">62</ref></hi></hi>. I campi di ricerca durante il suo brevissimo periodo di economista professionale sono caratterizzati, oltre che dai lavori sul ruolo del sindacato, da ricerche sulla moneta e da uno studio approfondito sugli economisti, soprattutto inglesi, che hanno operato agli albori di questa scienza. Questo studio lo porta ad alcune considerazioni che vieppiù rafforzano i suoi convincimenti. Il</p><p rend="quotation_b" >problema particolarmente caro a Rosselli che nel radicalismo inglese riteneva d’aver ritrovato il significato moderno e ancora valido del liberalismo, l’idea di una nuova interpretazione, in chiave socialista, dei filosofi radicali. Attraverso gli studi economici, di storia delle dottrine economiche, Rosselli inseguiva, insomma, quel tentativo di conciliazione tra liberismo e socialismo che avrebbe condotto avanti sul piano politico e ideologico negli anni successivi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="07.html#footnote-027">63</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Affronta questa ricerca attraverso lo studio approfondito dell’utilitarismo connesso alla storia del pensiero economico inglese nei primi anni del XIX secolo. Ritiene che la concezione economica dell’utilitarismo benthamiano basato sulla sicurezza, e quindi sulla proprietà, non sia in grado di interpretare correttamente i fenomeni economici. La famosa formula «the greatest happiness of the greatest number»<hi rend="italic">, </hi>incapsulata nelle teorie malthusiane della crescita della popolazione ed in quella delle sussistenze, diviene reazionaria.</p><p rend="text" >L’utilitarismo nato nel continente europeo fiorisce anche in Inghilterra col radicalismo filosofico nel diciottesimo secolo. L’autore più importante di questa corrente di pensiero è Jeremy Bentham<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="07.html#footnote-026">64</ref></hi></hi> che ha, sul versante economico, un valido interprete in James Mill<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="07.html#footnote-025">65</ref></hi></hi>. L’utilitarismo in campo economico è un pensiero molto ben strutturato, sostenuto dai principali economisti: «a group of men who for three generations had a conspicuous influence upon English thought and political action. <hi >Jeremy Bentham, James Mill and John Stuart Mill were successively their leaders</hi>»<hi rend="notes_number CharOverride-1" ><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="07.html#footnote-024">66</ref></hi></hi><hi >. </hi>Nella concezione utilitaristica benthamiana l’armonia ed il benessere di una società sono assicurati dalla «identificazione spontanea degli interessi per la esistenza di un ordine naturale provvidenziale». Pur condividendo questa teoria, Adam Smith<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="07.html#footnote-023">67</ref></hi></hi> riveste il <hi rend="italic">self-interest</hi> con il <hi rend="italic">self-love</hi>.</p><p rend="text" >Esiste, all’interno del radicalismo inglese, anche una corrente di pensiero che ha come massimo esponente l’utilitarista ‘eretico’ William Godwin<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="07.html#footnote-022">68</ref></hi></hi>, il cui «utilitarismo è derivato non da Bentham, ma da Smith»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="07.html#footnote-021">69</ref></hi></hi>. Godwin applica alla lettera la teoria utilitarista, nell’ambito di un individualismo esasperato e di un’avversione viscerale nei confronti del governo, che secondo il filosofo inglese serve soltanto a difendere le ineguaglianze sociali. Godwin è favorevole alla sola proprietà privata derivante dal lavoro personale e che non può essere trasmessa per via ereditaria. È ostile a ogni forma di sommovimento violento della società: per raggiungere gli obbiettivi occorre praticare la persuasione. Anch’egli crede alla ‘identificazione naturale degli interessi’, ma non ritiene naturale, al contrario di Smith e di Malthus<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="07.html#footnote-020">70</ref></hi></hi>, la produzione e la distribuzione della ricchezza così come si realizza. Per ridurre la miseria è necessario regolare la produzione e distribuire a ciascuno secondo i ‘suoi bisogni’. Inserisce una ulteriore condizione: gli uomini devono cessare di essere egoisti. Con queste premesse sostiene ‘il principio dell’identificazione progressiva degli interessi’. L’assunzione di questi concetti, che comporta esiti diametralmente opposti a quelli di Bentham e degli economisti, porta Godwin ad essere fortemente contrario alla teoria economica proposta da Smith. Queste sue tesi conducono dal punto di vista economico al comunismo puro, all’anarchia da quello politico. <hi >In realtà </hi>«<hi >se prépare, sous des formes imparfaites et utopiques, à côté de Bentham et </hi>à son insu,<hi > la future identification du principe utilitaire avec le principe démocratique</hi>»<hi rend="notes_number CharOverride-1" ><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="07.html#footnote-019">71</ref></hi></hi><hi >. </hi></p><p rend="quotation_b" >Si formeranno così due correnti che andranno ognor più dividendosi, sino a contrapporsi nettamente. Da un lato prevarrà l’individualismo e la fede nella identificazione spontanea degli interessi e nella esistenza di un ordine naturale provvidenziale. Dall’altra prevarrà la tendenza egualitaria e socialistica. I benthamiani, da Malthus a Ricardo, a James Mill, a McCulloch<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="07.html#footnote-018">72</ref></hi></hi>, soprattutto per l’influenza enorme della dottrina di Malthus che dal 1815 in poi divenne il credo di ogni utilitario, trovarono sempre nuovi motivi per escludere come dannoso prima, e come impossibile poi, un regime egualitario<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="07.html#footnote-017">73</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La condivisione di questi principi («individualismo, egualitarismo, socialismo, ottimismo, ecco i quattro articoli della fede utilitaria integrale»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="07.html#footnote-016">74</ref></hi></hi>) fa di Carlo Rosselli un ‘utilitarista egualitario’. Questi suoi convincimenti si trovano esplicitati in un suo appunto redatto nel carcere di Savona (1927)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="07.html#footnote-015">75</ref></hi></hi> quando, tra l’altro, valuta positivamente il concetto di distribuzione di tipo comunistico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="07.html#footnote-014">76</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il rapporto fra Rosselli, Marx<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="07.html#footnote-013">77</ref></hi></hi> ed il marxismo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="07.html#footnote-012">78</ref></hi></hi> trova una sua sistemazione compiuta in <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="07.html#footnote-011">79</ref></hi></hi>. Rosselli non condivide la teoria del valore-lavoro di Marx. Il suo socialismo ‘etico’ può benissimo fare a meno di quello ‘scientifico’, perché il socialismo serve per creare un più elevato grado di libertà e non a realizzare la dittatura di una classe sulle altre. Questa affermazione diviene più chiara se la si integra con una considerazione che Rosselli fa su Marx: </p><p rend="quotation_b" >Quando noi diciamo che Marx è superato non intendiamo davvero dire con questo che nulla rimanga di vivo e di vitale del suo pensiero. Al contrario. Nessuno può sognarsi di patrocinare un totale quanto assurdo rinnegamento di Marx, per un ritorno all’utopismo, o a correnti solidaristiche, o a teorie storiografiche, giustamente obliate per il loro formalismo. L’esperienza secolare del moto proletario non si cancella. Il figlio si emancipa, ma non può rinnegare il proprio padre. I socialisti moderni sono figli di Marx, anche se oggi si rifiutano di ricevere la sua eredità senza un larghissimo beneficio d’inventario<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="07.html#footnote-010">80</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Da qui il rifiuto del materialismo storico, che deriva dall’utilitarismo classico, e che è legato al determinismo. I suoi strali sono rivolti verso i marxisti, sia rivoluzionari che riformisti, a lui contemporanei, che si perdono dietro inutili sofismi sulla interpretazione di Marx e si allontanano dagli interessi dei lavoratori. Nonostante queste considerazioni, non esita a mettere Marx insieme a Ricardo, nell’olimpo del socialismo perché ambedue hanno scoperto la lotta di classe<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="07.html#footnote-009">81</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Non si può non accennare al rapporto di Rosselli con la programmazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="07.html#footnote-008">82</ref></hi></hi>. Nel <hi rend="italic">Programma</hi> di <hi rend="italic">Giustizia e libertà</hi> del 1932 è costretto ad ammettere che una qualche forma di coordinamento è necessaria in un sistema in cui l’economia è in gran parte pubblica, ma non controllata dallo Stato. Questo può apparire una contraddizione, con le rigidità che qualsiasi forma di programmazione comporta, rispetto alla sua concezione di libertà. Questo ossimoro è risolto, secondo Rosselli, perché lo Stato che ipotizza è molto diverso da quello liberal democratico. </p><p rend="quotation_b" >La conclusione è chiara: la rivoluzione italiana, se non vorrà degenerare in una nuova statolatria, in più feroce barbarie e reazione, dovrà, sulle macerie dello Stato fascista capitalista, far risorgere la Società, federazione di associazioni quanto più libere e varie possibili. Avremo bisogno anche domani di una amministrazione centrale, di un governo, ma così l’una come l’altro saranno agli ordini della società e non viceversa. L’uomo è il fine. Non lo Stato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="07.html#footnote-007">83</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >A questo punto appare opportuno eliminare qualsiasi dubbio circa l’equivoco che qualcuno ha voluto inserire circa una certa somiglianza tra socialismo liberale e corporativismo fascista. Una certa ambiguità terminologica può far nascere, in chi è pregiudizialmente contrario a qualsiasi intervento dello Stato in economia, qualche sospetto. Essa è insita nel concetto di democrazia dei produttori o democrazia funzionale o corporativismo e riguarda la relazione, che qualcuno vede, fra socialismo liberale e fascismo. Alcune macro-idee possono apparire simili, derivano dalla convinzione di ambedue i movimenti che per risolvere gli squilibri del sistema capitalistico occorre la diretta partecipazione alla vita sociale ed economica dei soggetti interessati alla gestione dell’economia. L’analogia si arresta a questo punto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="07.html#footnote-006">84</ref></hi></hi>. Scavando poi non molto, ci si accorge che gli obbiettivi e le dinamiche sociali sono agli antipodi. Il fascismo ritiene: «la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell’individuo nello Stato. Giacché per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso il fascismo è totalitario, e lo stato fascista, sintesi e unità di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="07.html#footnote-005">85</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Il socialismo liberale prevede una soluzione antitetica: «L’uomo è il fine. Non lo Stato»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="07.html#footnote-004">86</ref></hi></hi>. La differenza si riassume in una sola parola: libertà<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="07.html#footnote-003">87</ref></hi></hi>. Nella pratica, peraltro, il corporativismo fascista è solo ulteriore ed inutile burocrazia che non modifica i rapporti di produzione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="07.html#footnote-002">88</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Per governare l’Italia occorre un percorso molto rigoroso che abbia al suo centro un Partito socialista completamente rinnovato nell’ideologia e nell’organizzazione e rispettoso della libertà di tutti.</p><p rend="quotation_b" >I socialisti, che saranno inevitabilmente al centro del governo di domani, dovranno mettersi in grado di valorizzare con un programma realista e una organizzazione elastica i vasti consensi che certamente avranno in larghi strati della popolazione. Dico di più: il passaggio alle responsabilità di governo imporrà ai socialisti di attenuare il troppo rigido concetto di classe, incompatibile con un normale funzionamento delle istituzioni democratiche. I partiti, quando salgono al potere, non debbono governare per sé, ma per tutti, acquistando un valore di universalità. Sulla base di un programma di classe il socialismo in Italia né avrà una maggioranza, né avrà il potere. Esso dovrà prepararsi a dilatare il suo fronte a tutta quanta la classe lavoratrice, e a governare in nome di un valore – il lavoro – che a buon diritto può dirsi interessi tutti gli uomini, poi che tutti gli uomini, o quasi, concorrono, in un modo o nell’altro, all’opera della produzione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="07.html#footnote-001">89</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il suo spasmodico anelito verso la libertà è la stella polare che guida il suo cammino esistenziale, che per essere completo deve essere associato alla indispensabile crescita del benessere materiale dei lavoratori. «Il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale, e in secondo luogo trasformazione materiale. Socialismo senza democrazia significa fatalmente dittatura, e dittatura significa uomini servi, numeri e non coscienze, prodotti e non produttori e significa quindi negare i fini primi del socialismo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="07.html#footnote-000">90</ref></hi></hi>. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-089-backlink">1</ref></hi>	Per approfondire questo aspetto cfr. C. Calabrò, <hi rend="italic">Carlo Rosselli e il socialismo delle autonomie</hi>, 2008, &lt;<ref target="http://archiviomarini.sp.unipi.it/349/1/rosselli.pdf">archiviomarini.sp.unipi.it/349/1/rosselli.pdf</ref>&gt; (05/21); si rinvia anche alla esaustiva bibliografia. Cfr. anche Id., <hi rend="italic">Liberalismo, democrazia, socialismo: l’itinerario di Carlo Rosselli</hi>, Firenze University Press, Firenze 2009, in particolare le pp. 58-71; Id., <hi rend="italic">Democrazia politica e democrazia economica nell’Inghilterra del primo Novecento</hi>, in C. Calabrò, M. Lenci (a cura di), <hi rend="italic">La democrazia liberale e i suoi critici</hi>, Rubbettino, Soveria Mannelli 2017, C. Calabrò, <hi rend="italic">Anti-Fascism by Carlo Rosselli and British Socialism</hi>, in T. Colacicco (a cura di), <hi rend="italic">Fascism and antifacism in Great Britain</hi>, Pacini, Pisa 2020, pp. 191-207.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-088-backlink">2</ref></hi>	Per una valutazione del rapporto fra Benedetto Croce e Carlo Rosselli vedi, fra gli altri, R. Treves, <hi rend="italic">Benedetto Croce filosofo della libertà</hi>, Polistampa, Firenze 1998.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-087-backlink">3</ref></hi>	Praticamente quasi tutte le pubblicazioni su Rosselli mettono in risalto il suo ruolo di antifascista. Ci sono anche voci discordanti, soprattutto da parte liberale, molto capziose, che cercano di confutarne il pensiero dipingendolo come non molto dissimile dal corporativismo: D. Settembrini, <hi rend="italic">Fascisti e azionisti, carissimi nemici. La «terza via» fra corporativismo e liberalsocialismo</hi>, «Nuova storia contemporanea», 2 (4), 1998, pp. 53-70; G. Bedeschi, <hi rend="italic">Il «socialismo liberale» utopia sterile e inattuale</hi>, «Nuova storia contemporanea», 3 (3), 1999, pp. 19-28.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-086-backlink">4</ref></hi>	Per una narrazione, rapida ma efficace, della nascita e degli sviluppi di questa dottrina vedi G.B. Furiozzi, <hi rend="italic">Il Socialismo liberale. Dalle origini a Carlo Rosselli</hi>, Piero Lacaita editore, Manduria 2003. Per chi voglia farsi un’opinione circa il ruolo che Carlo e Nello Rosselli hanno svolto nel dibattito politico culturale degli anni Trenta vedi A. Bechelloni (a cura di), <hi rend="italic">Carlo e Nello Rosselli e l’antifascismo europeo</hi>, Franco Angeli, Milano 2001, oppure il saggio di N. Urbinati e D. Canto-Sperber (a cura di), <hi rend="italic">Liberal-socialisti. Il futuro di una tradizione</hi>, Marsilio, Venezia 2004. Il titolo potrebbe fuorviare; in realtà la filosofa francese, nel suo saggio, affronta il tema del socialismo liberale. Per verificare tesi liberalsocialiste vedi G. Calogero, <hi rend="italic">Difesa del liberalsocialismo ed altri saggi</hi>, Marzorati, Milano 1972.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-085-backlink">5</ref></hi>	La vita e l’opera dell’antifascista fiorentino sono esposte in moltissimi libri. Quelli che mi hanno colpito di più sono i seguenti: P. Bagnoli, <hi rend="italic">Carlo Rosselli tra pensiero politico e azione</hi>, Passigli, Firenze 1985; N. Del Corno (a cura di), <hi rend="italic">Carlo Rosselli. G</hi><hi rend="italic">li anni della formazione e Milano. Atti della giornata di studi. Milano, 26 settembre 2007 Università commerciale Luigi Bocconi</hi>, Biblion, Milano 2010; A. Cardini, <hi rend="italic">Carlo Rosselli dal sindacalismo al socialismo liberale: la tesi di laurea a Siena</hi>, in <hi rend="italic">Scritti per Mario Delle Piane</hi>, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 1986, pp. 347-361; Z. Ciuffoletti, <hi rend="italic">Contro lo statalismo. Il socialismo federalista liberale</hi> <hi rend="italic">di Carlo Rosselli</hi>, Lacaita, Manduria 1999; ‘<hi rend="italic">Giustizia e Libertà’ nella lotta antifascista e nella storia d’Italia. Attualità dei fratelli Rosselli a quarant’anni dal loro sacrificio. Atti del Convegno internazionale organizzato a Firenze il 10-12 giugno 1977 da Istituto storico della Resistenza in Toscana, Giunta regionale Toscana, Comune di Firenze, Provincia di Firenze</hi>, La Nuova Italia, Firenze 1978; A. Garosci, <hi rend="italic">Vita di Carlo Rosselli</hi>, Vallecchi, Firenze 1973 (prima edizione 1945); S. Mastellone, <hi rend="italic">Carlo Rosselli e “la rivoluzione liberale del socialismo”. Con scritti e documenti inediti</hi>, Olschki, Firenze 1999; N. Tranfaglia, <hi rend="italic">Carlo Rosselli dall’interventismo a “Giustizia e Libertà”</hi>, Laterza, Bari 1968; questi, oltre alle prefazioni di N. Bobbio e A. Garosci alle due edizioni di <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, sono i testi di riferimento. Dedicato all’esilio parigino di Rosselli un utile ed intelligente libro, D. Dilettoso, <hi rend="italic">La Parigi e la Francia di Carlo Rosselli. Sulle orme di un umanista in esilio</hi>, Biblion, Milano 2013. Cfr. anche G. Fiori, <hi rend="italic">Casa Rosselli</hi>. <hi rend="italic">Vita di Carlo e Nello, Amelia, Marion e Maria</hi>, Einaudi, Torino 1999. È stata inoltre pubblicata una biografia di Carlo in inglese: S.G. Pugliese, <hi rend="italic">Carlo Rosselli: Socialist Heretic and Antifascist Exile</hi>, Harvard University Press, Cambridge, Mass. 1999, tradotta in italiano (<hi rend="italic">Carlo Rosselli. Socialista eretico ed esule antifascista. 1899-1937</hi>) nel 2001 per i tipi di Bollati Boringhieri, Torino. L’ottantesimo anniversario (2017) dell’assassinio dei fratelli Roselli ha stimolato la produzione di nuovi studi: M. Bresciani, <hi rend="italic">Quale antifascismo? Storia di Giustizia e Libertà</hi>, Carocci, Roma 2017; G. Pecora, <hi rend="italic">Carlo Rosselli, socialista e liberale. Bilancio critico di un grande italiano</hi>, Donzelli, Roma 2017; V. Spini, <hi rend="italic">Carlo e Nello Rosselli testimoni di Giustizia e Libertà</hi>, Clichy, Firenze 2016. Qualche opera, fra queste ultime, fornisce una interpretazione non convincente delle vicende rosselliane. È uscito anche un libro in Inghilterra: C. Moorehead, <hi rend="italic" >A Bold and Dangerous Family: the Rossellis and the Fight against Mussolini</hi><hi >, Chatto &amp; Windus, London 2017. </hi>Si sono pubblicati due numeri speciali di riviste: <hi rend="italic">Carlo e Nello Rosselli (1937-2017)</hi>, «Rivista storica del socialismo» 2 (1), 2017; <hi rend="italic">Carlo e Nello Rosselli nell’80° dell’assassinio</hi>, «Quaderni del Circolo Rosselli», 37 (2-3), 2017. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-084-backlink">6</ref></hi>	Il libro è tradotto in Italia nel dopoguerra: C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberale e altri scritti</hi>, a cura di J. Rosselli, prefazione di A. Garosci, Einaudi, Torino 1973 (testo da cui si cita salvo diversa indicazione); C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, a cura di J. Rosselli, introduzione di N. Bobbio, Einaudi, Torino 1979. Prima di queste edizioni il libro è pubblicato in Italia clandestinamente durante il conflitto e nei primi mesi dalla liberazione: C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, Edizioni di Giustizia e libertà, 1944 (edizione clandestina) e 1945; C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, con un ritratto dell’autore, una lettera della moglie, un’appendice, e indice analitico dei nomi e delle cose notabili, Edizioni U., Roma 1945. Il lungo lasso di tempo trascorso tra la stampa delle prime pubblicazioni e quelle degli anni Settanta è dovuto all’egemonia comunista nella sinistra politica e culturale, che per bocca di Palmiro Togliatti, fino dagli anni Trenta, condanna le tesi di Rosselli alla <hi rend="italic">damnatio memoriae</hi>. Più recentemente si pubblica C. Rosselli<hi rend="italic">, Socialismo liberale</hi>, prefazione di Nicola Tranfaglia, Corriere della Sera, Milano 2011. <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi> è tradotto in diverse lingue. La prima edizione è in francese: C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialisme libéral</hi>, traduit de l’italien par S. Priacel, Valois, Paris 1930. Singolare è la figura dell’editore del libro, Georges Valois, prima soreliano, poi fondatore de <hi rend="italic">le faisceau</hi>, primo movimento fascista al di fuori dell’Italia (1925), che ben presto abbandona perché si accorge che in realtà è contrario alla classe operaia. Dopo la sua uscita dal fascismo diviene editore degli esuli italiani (Garosci, <hi rend="italic">La Vita</hi>, cit., p. 292). <hi >C. Rosselli, </hi><hi rend="italic" >Socialisme libéral</hi><hi >, préface A. Bandinelli</hi><hi >, traduction A. Spinette, Editions du Jeu de Paume, Paris 1987; C. Rosselli, </hi><hi rend="italic" >Socialisme libéral</hi><hi >, par S. Audier, Bord de l’Eau, Lormont 2009. </hi>Si ha una traduzione in inglese (ristampata nel 2017), C. Rosselli, <hi rend="italic">Liberal Socialism</hi>, edited by N. Urbinati, translated by W. McCuaig, in collaboration with Fondazione Rosselli of Torino, Princeton University press, Princeton, N.J. 1994. Il libro è stato tradotto anche in spagnolo fino dal 1944: C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberal</hi>, traducción castellana por D.A. De Santillán, Editorial Americalee, Buenos Aires 1944 (seconda edizione ristampata in Messico da Puebla, Pue, Editorial Cajica Jr. 1969). Due successive edizioni vengono pubblicate, sempre in lingua spagnola: C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberal</hi>, Editores Mexicanos Unidos, Méjico 1977; C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberal</hi>, introducción de N. Bobbio, transcripción por D.A. De Santillán, Pablo Iglesias, Madrid 1991. Si hanno pubblicazioni anche in portoghese: C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberal</hi>, por J. Rosselli, Cardim, São Paulo 1988, ristampata nel 1997 da Instituto Teotônio, J. Zahar, Brasília, Rio de Janeiro. Ed infine una traduzione in russo: K. Rosselli, <hi rend="italic">Liberal</hi><hi rend="italic CharOverride-3">ʹ</hi><hi rend="italic">nyj socjalizm</hi>, predislovie B. Kraksi, Mondo Operaio, Roma 1989. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-083-backlink">7</ref></hi>	M. Bresciani, <hi rend="italic">Socialismo, antifascismo e tirannie degli anni Trenta. Note sull’amicizia tra Carlo Rosselli e Elie Halévy</hi>, «Studi storici», 3, 2012, p. 618.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-082-backlink">8</ref></hi>	Isaac Newton (<hi rend="CharOverride-4">1642</hi>-1727).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-081-backlink">9</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Scienza economica e leghe operaie</hi>, «La riforma sociale», XXXI, 35 (5-6), 1924, p. 206; successivamente in Id., <hi rend="italic">Socialismo</hi>, cit., pp. 190-228.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-080-backlink">10</ref></hi>	John Elliot Cairnes (1823-1875), economista irlandese, allievo di John Stuart Mill, introduce alcuni concetti sulla concorrenza imperfetta ed è contrario al <hi rend="italic">laissez-faire</hi>. <hi >Cfr. J.E. Cairnes, </hi><hi rend="italic CharOverride-4" >Essays in Political Economy </hi><hi rend="italic" >Theoretical and Applied</hi><hi rend="italic" >, </hi><hi >Macmillan</hi><hi rend="italic" >, </hi><hi >London </hi><hi >1873.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-079-backlink">11</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Utilitarismo ed economia politica</hi>, in Id., <hi rend="italic">Scritti inediti di economia (1924-1927)</hi>, Biblion, Milano 2020, pp. 312-313. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-078-backlink">12</ref></hi>	E. Borruso, <hi rend="italic">Un mezzo pivellino ed eretico. Carlo Rosselli (1923-1926)</hi>, in Del Corno (a cura di), <hi rend="italic">Carlo Rosselli. Gli anni della formazione e Milano</hi>, cit., in particolare pp. 25-26 e C. Rosselli, <hi rend="italic">Economia politica</hi>, Biblion, Milano 2016 dove si pubblica la dispensa del corso di economia monetaria tenuto da Carlo a Genova.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-077-backlink">13</ref></hi>	Alfred Marshall (1842-1924), uno dei più importanti economisti inglesi. Considera il marginalismo come una evoluzione del pensiero economico classico e non una lacerazione, da cui l’aggettivo ‘neoclassica’ alla dottrina marginalista. Marshall non è utilitarista nel senso classico del termine, in quanto cerca di darne una interpretazione evoluzionista. <hi >Le sue opere sono raccolte in A. Marshall, </hi><hi rend="italic" >The</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >Collected Works of Alfred Marshall</hi><hi >, edited and introduced by P.D. Groenewegen, Overstone Press Bristol, Kyokuto Shoten, Tokyo </hi><hi >1997, in otto volumi. </hi>Il suo libro più importante, punto di riferimento per più generazioni di economisti, è <hi rend="italic">Principles of Economics</hi>, Macmillan, London 1890. Del resto lo stesso Piero Sraffa (1898-1983), che di lì a qualche anno sottopone a stringente critica il pensiero marshalliano (P. Sraffa, <hi rend="italic">Sulle relazioni fra costo e quantità prodotta</hi>, «Annali di economia», 2 (1), 1925, pp. 277-328, che continua con <hi rend="italic">The Laws of Returns under Competitive Conditions</hi>, «The Economic Journal», 36, 1926, pp. 535-550) usa come libro di testo per il suo corso di Economia all’Università di Perugia il trattato dell’economista inglese (N. Naldi, <hi rend="italic">Piero Sraffa a Perugia: novembre 1923-febbraio 1926</hi>, «Il pensiero economico italiano», 6 (1), 1998, p. 111). Nel 1926, anno di pubblicazione dell’articolo critico, Gramsci (1891-1937) chiede a Sraffa «un buon trattato di economia e di finanza da studiare: un libro fondamentale che tu potrai scegliere a tuo giudizio». Sraffa gli consiglia i <hi rend="italic">Principi </hi>di Marshall (G. Lunghini, <hi rend="italic">Introduzione</hi>, in A. Gramsci, <hi rend="italic">Scritti di economia politica</hi>, Bollati Boringhieri, Torino 1994, p. VII, n. 1).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-076-backlink">14</ref></hi>	Gli articoli e le relative risposte sono C. Rosselli, <hi rend="italic">Contraddizioni liberiste</hi>, «La rivoluzione liberale», 2 (11), 1923, p. 48. Rosselli pubblica <hi rend="italic">Per la storia della logica. Economia Liberale e movimento operaio</hi> in «La rivoluzione liberale», 2 (6), 1923, pp. 27-28, dove critica le tesi sostenute dagli economisti liberali contro il sindacato senza alcun riferimento specifico. A questo articolo e ad uno di Tullio Liebman [<hi rend="italic">Il materialismo storico</hi>, «La rivoluzione liberale», 2 (6), 15 marzo 1923, p. 28] Luigi Einaudi risponde in maniera supponente e con tono professorale [<hi rend="italic">Esegesi delle fonti</hi>, «La rivoluzione liberale», 2 (9), 10 aprile 1923, p. 39]. Rosselli gli replica direttamente con l’articolo citato per primo in questa nota. L’anno successivo ritorna sull’argomento recensendo un libro di Luigi Einaudi (L. Einaudi, <hi rend="italic">Le lotte del lavoro</hi>, Piero Gobetti editore, Torino 1924.): C. Rosselli, <hi rend="italic">Luigi Einaudi e il movimento operaio</hi>, «Critica sociale», 34 (10), 1924, pp. 158-159 e, di lì a qualche mese, Id., <hi rend="italic">Liberalismo socialista</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«La rivoluzione liberale», 3 (29), 15 luglio 1924, pp. 114-116; poi Id., <hi rend="italic">Socialismo</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., pp. 107-128. Per chi vuole approfondire cfr. G. Berta R. Marchionatti, <hi rend="italic">“In lei c’è la stoffa per vestire un economista”: Carlo Rosselli e gli economisti della scuola di Torino</hi>, in R. Marchionatti (a cura di), <hi rend="italic">La scuola di economia di Torino. Co-protagonisti ed epigoni</hi>, Olschki, Firenze 2009, pp. 261-294; C. Rosselli, <hi rend="italic">Pagine scelte di economia</hi>, a cura di A. De Ruggiero e S. Visciola, Fondazione Spadolini Nuova antologia Le Monnier, Firenze 2010, p. 4; G. Berta, <hi rend="italic">Carlo Rosselli e la teoria economica dell’azione sindacale</hi>, in Del Corno (a cura di), <hi rend="italic">Carlo Rosselli. Gli anni della formazione e Milano</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., pp. 57-67. Per una penetrante e concisa interpretazione di questi temi cfr. R. Faucci, <hi rend="italic">Einaudi</hi>, Utet, Torino 1987, pp. 221-223; M. Furiozzi, <hi rend="italic">Economia e politica in Carlo Rosselli</hi>, <hi rend="CharOverride-5">«</hi>Rassegna siciliana di storia e cultura», 23,<hi rend="CharOverride-5"> &lt;</hi><ref target="http://www.isspe.it/news/49-numeri-rassegna-siciliana/rassegna-siciliana-di-storia-e-cultura-n-23/189-economia-e-politica-in-carlo-rosselli-di-massimo-furiozzi.html">www.isspe.it/news/49-numeri-rassegna-siciliana/rassegna-siciliana-di-storia-e-cultura-n-23/189-economia-e-politica-in-carlo-rosselli-di-massimo-furiozzi.html</ref>&gt; (05/2021); G. Galasso, <hi rend="italic">Politica e analisi economica</hi>, in <hi rend="italic">‘Giustizia e Libertà’ nella lotta antifascista e nella storia d’Italia</hi>, cit., pp. 147-162.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-075-backlink">15</ref></hi>	Élie Halévy (1870-1937), storico e filosofo francese. Figlio del commediografo Ludovic e di Louise Breguet, discendente di una famiglia di orologiai svizzeri ed inventori di successo, che diviene nel corso del XX secolo una potenza industriale, e fratello di Daniel (1872-1962) che ha un atteggiamento benevolo nei confronti del governo filonazista di Vichy. Élie sposa Florence Noufflard, italiana in linea materna, che, come indica il nome, è legata a Firenze dove abita la madre (cfr. H. Noufflard Guy-Loë, <hi rend="italic">Florence Halévy portrait d’une femme en son siècle</hi>, in F. et É. Halévy, <hi rend="italic">Six jours en URSS. </hi><hi rend="italic" >Septembre 1932. Récit de voyage inédit</hi><hi >, présenté par S. Cœuré, postface par H. Noufflard Guy-Loë, Presses de l’</hi>É<hi >cole normale supérieure, Paris 1998). </hi>Durante uno di questi viaggi gli Halévy incontrano, in casa di Gina Ferrero, Carlo Rosselli (Istituto storico della resistenza in Toscana, Archivi di Giustizia e libertà,<hi rend="italic"> Lettere tra Carlo Rosselli e corrispondenti vari, 1914 ago. 3-1936 set. 15, Carlo Rosselli a destinatari vari, Élie Halévy, 1929, ottobre 27</hi>, in fotocopia). A Parigi Carlo diviene amico di Halévy e le due famiglie si frequentano assiduamente manifestando interessi comuni (cfr. Garosci, <hi rend="italic">La vita</hi>, cit., p. 292). <hi >L’assassinio dei fratelli Rosselli sconvolge il filosofo francese: «assassiné au coin de bois par les sbires d’un tyran» (</hi>É<hi >. Halévy, </hi><hi rend="italic" >Correspondance (1891-1937)</hi><hi >, textes réunis et présentés par H. Guy-Loë, annotés par M. Canto-Sperberg, V. Duclert, H. Guy-Loë, preface de F. Furet, Fallois, Paris 1996, p. 746; un concetto analogo è espresso a p. 745). </hi>Questi avvenimenti aggravano il suo quadro clinico già minato da disturbi cardiaci. Muore nella notte fra il 20 ed il 21 agosto (Noufflard Guy-Loë, <hi rend="italic">Florence Halévy</hi>, cit., pp. 132-133). L’importanza di Halévy nella formazione del pensiero di Rosselli è evidente sin dai suoi studi giovanili: «moi je vous connais très bien ayant passé plusieurs semaines sur vos livres d’histoire et de philosophie anglaise» (Istituto storico della resistenza in Toscana, Archivi di Giustizia e libertà,<hi rend="italic"> Lettere tra Carlo Rosselli e corrispondenti vari</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit<hi rend="italic">.</hi>). Dopo i primi incontri scoprono anche il loro comune sentire verso la libertà e il socialismo, pur nella diversità dei ruoli che hanno nella vita. Intellettuale, filosofo e storico il francese, politico l’italiano. Non è un caso che tutti e due guardano con molto interesse al socialismo gildista, ritenendolo l’unico possibile perché socialismo e libertà possano convivere. Tra i lavori di Halévy, funzionale a questa ricerca è É. Halévy,<hi rend="italic"> La formation du radicalisme philosophique</hi>, Alcan, Paris 1901-1904. <hi >L’opera è composta da tre tomi: </hi><hi >tome I, </hi><hi rend="italic" >La</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >jeunesse de Bentham 1776-1789</hi><hi >; tome II, </hi><hi rend="italic" >L’évolution de la doctrine utilitaire de 1789 à 1815</hi><hi >; tome III, </hi><hi rend="italic" >Le radicalisme philosophique</hi><hi >. Un altro testo </hi><hi >funzionale a questa ricerca </hi>è É. Halévy, <hi rend="italic" >Histoire du people anglais au XIX siècle</hi><hi >, Hachette, Paris 1912-1932, 6 volumi. </hi>L’ultimo, pubblicato postumo, è É. Halévy, <hi rend="italic">L’ère des tyrannyes,</hi> Gallimard, Paris 1938. Per un approfondimento dell’analisi del rapporto fra Rosselli e la cultura francese cfr. F. Venturi, <hi rend="italic">Carlo Rosselli e la cultura francese</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in <hi rend="italic">‘Giustizia e Libertà’ nella lotta antifascista e nella storia d’Italia</hi>, cit., pp. 163-178 e il successivo Bresciani, <hi rend="italic">Socialismo, antifascismo</hi>, cit., pp. 615-644.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-074-backlink">16</ref></hi>	James Bonar (1852-1941), funzionario pubblico scozzese ed economista liberoscambista. Nasce in una famiglia di ministri della Libera chiesa di Scozia. Si laurea al Balliol college di Oxford. I suoi interessi sono diretti allo studio dei rapporti fra filosofia ed economia. È professore universitario in economia politica nell’East End di Londra, dove dà vita al club ‘Adam Smith’ per discutere di argomenti economici. È amico di Francis Ysidro Edgeworth (1845-1926) e del leader laburista James Ramsay MacDonald (1866-1937). Nel 1907 accetta l’incarico di vicecapo della filiale di Ottawa della Zecca reale, che tiene fino al 1919 quando rientra a Londra. Nel 1890, insieme ad altri, fonda la British Economic Association, che nel 1902 si trasforma in Royal Economic Society. Il suo testo più significativo, che è anche quello utilizzato da Rosselli, è J. Bonar, <hi rend="italic">Philosophy and Political Economy in some of their Historical Relations</hi>, Sonnenschein, Macmillan, London-New York 1893; libro che si continua a pubblicare per un lungo periodo fino ad avere una terza edizione nel 1923. Fedele al credo libero scambista, considera scioglibile il rapporto fra questo e l’utilitarismo. All’inizio dei suoi studi cerca, senza successo, di rivalutare il pensiero teorico di Malthus paragonandolo addirittura a Ricardo: J. Bonar, <hi rend="italic">Malthus and his Work</hi>, Macmillan, London 1885 e <hi rend="italic">Letters of David Ricardo to Thomas Robert Malthus, 1810-1823</hi>, edited by James Bonar, Clarendon Press, Oxford 1887; in questo volume il curatore compie alcuni errori che sono successivamente corretti da Piero Sraffa.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-073-backlink">17</ref></hi>	Benedetto Croce (<hi rend="CharOverride-4">1866</hi>-1952), filosofo. Vota la fiducia al governo Mussolini dopo l’omicidio Matteotti (1924). L’anno successivo prende le distanze dal fascismo in maniera netta col famoso documento da lui proposto in antitesi a quello filofascista del filosofo Giovanni Gentile. Per una storia di questi due documenti cfr E.R. Papa, <hi rend="italic">Storia di due manifesti. Il fascismo e la cultura italiana</hi>, Feltrinelli, Milano 1958.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-072-backlink">18</ref></hi>	G. Calogero, <hi rend="italic">Il socialismo liberale di Carlo Rosselli</hi>, in Id.,<hi rend="italic"> Difesa del liberalsocialismo ed altri saggi</hi>, cit., p. 125.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-071-backlink">19</ref></hi>	Guido Calogero (1904-1986), filosofo e politico. Nonostante sia allievo di Giovanni Gentile, che lo chiama all’insegnamento alla Normale di Pisa, svolge attività antifascista clandestina. Nel corso di questi anni conosce Aldo Capitini (1899-1968) col quale elabora il primo Manifesto liberalsocialista. Nel 1942 partecipa alla costituzione del Partito d’azione ed in quello stesso anno è imprigionato per la sua attività resistenziale. Nel dopoguerra ondeggia fra il sostegno al Fronte popolare, la fondazione del Partito radicale (1955) e l’iscrizione del Partito socialista unificato (1968). Si ritira dalla politica attiva e si dedica a quella culturale.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-070-backlink">20</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Chiarimenti al programma</hi>, «Quaderni di giustizia e libertà», 1 (1), 1932, p. 16.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-069-backlink">21</ref></hi>	G. Calogero, <hi rend="italic">La terza via di Wilhelm Röpke</hi>, in Calogero, <hi rend="italic">Difesa del liberalsocialismo ed altri saggi</hi>, cit., pp. 99-103. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-068-backlink">22</ref></hi>	Alfred-Joseph Naquet (1834-1916), chimico e uomo politico francese. Professore di chimica, sollevato dall’insegnamento per la sua opposizione a Napoleone III, viene esiliato in Spagna. Con l’avvento della Terza Repubblica diviene deputato e si posiziona all’estrema sinistra boulangista. Scrive di chimica ma soprattutto, per quanto ci riguarda, <hi rend="italic">Socialisme collectiviste et socialisme libéral</hi>, Dentu, Paris 1890.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-067-backlink">23</ref></hi>	Leonard Trelawny Hobhouse (1864-1929), sociologo, giornalista e politico inglese. Seguace di John Stuart Mill e di William Ewart Gladstone, propone una concezione dello Stato molto simile a quella di Rosselli: «In the metaphysical view it is an end. <hi >In the democratic </hi><hi >view it is the servant of humanity» (L.T. Hobhouse, </hi><hi rend="italic" >The Metaphysical Theory of the State a Criticism</hi><hi >, Allen &amp; Unwin, London 1918, p. 137). </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-066-backlink">24</ref></hi>	<hi >L.T. Hobhouse,</hi><hi rend="italic" > Liberalism</hi><hi >, William and Norgate, London 1911. </hi>Di questo libro sono a conoscenza di due traduzioni italiane, una con introduzione di Armando Frumento (Sansoni, Firenze 1973) e una con introduzione di Franco Sbarberi (Vallecchi, Firenze 1995).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-065-backlink">25</ref></hi>	Furiozzi, <hi rend="italic">Il socialismo liberale. Dalle origini a Rosselli</hi>, cit., p. 6.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-064-backlink">26</ref></hi>	David Ricardo (1772-1823), economista inglese, agente di borsa, proprietario terriero e parlamentare, liberale. Ha un ruolo di primo piano non solo nel campo dell’analisi economica, ma anche in quello politico economico contemporaneo. <hi >Cfr. D. Ricardo, </hi><hi rend="italic" >The Works and Correspondence of David Ricardo, </hi><hi >P. Sraffa editor with the collaboration of M.H. Dobb,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >Liberty Fund, Indianapolis 2005.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-063-backlink">27</ref></hi>	Charles Dickens (1812-1870).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-062-backlink">28</ref></hi>	Charles Hall (1740-1825), inglese, medico e socialista ricardiano. <hi >Cfr. C. Hall, </hi><hi rend="italic" >The Effects of Civilization on the People in European States</hi><hi >, printed for the author,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >London 1805.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-061-backlink">29</ref></hi>	Robert Owen (1771-1858), imprenditore, filantropo e socialista utopista inglese. <hi >Uno dei suoi più importanti saggi è </hi><hi rend="italic" >Observations on the Effect of the Manufacturing System: with Hints for the Improvement of those P</hi><hi rend="italic" >arts of it which are most Injurious to Health and Morals</hi><hi >, Longmans, London 1817 (prima edizione 1815).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-060-backlink">30</ref></hi>	William Thompson (1755-1833), proprietario terriero e filantropo. Utilitarista, successivamente cerca una sintesi fra questa teoria, il pensiero economico di David Ricardo e quello sociale di Robert Owen, puntando decisamente sul cooperativismo. <hi >Per conoscere il suo pensiero cfr. W. Thompson, </hi><hi rend="italic" >An Inquiry into the Principles of the Distribution of Wealth most Conducive to Human Happiness; Applied to the Newly Proposed S</hi><hi rend="italic" >ystem of Voluntary Equality of Wealth</hi><hi >, Longman, London 1824.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-059-backlink">31</ref></hi>	Piercy Ravenstone pubblica due libri di economia che possono essere definiti di derivazione ‘ricardiana’ anche se Beer, in termini politici, lo definisce «a tory democrat» (M. Beer, <hi rend="italic">A History of British Socialism</hi>, Bell, London 1929, vol. <hi >I, p. 251). I due libri sono </hi><hi rend="italic" >A Few </hi><hi rend="italic" >Doubts as to the Correctness of Some Opinions generally Entertained on the Subjects of Population and Political Economy</hi><hi >, John Andrews, London 1821 e </hi><hi rend="italic" >Thoughts on the </hi><hi rend="italic" >Funding System and its Effects</hi><hi >, John Andrews, London 1824. Secondo Sraffa (Cfr. Ricardo, </hi><hi rend="italic" >The Works and Correspondence of David Ricardo</hi><hi >, cit., vol. </hi>XI, p. XXVIII) Ravenstone è uno pseudonimo sotto cui si cela Richard Puller <hi rend="italic">the younger</hi>. Sempre nella stessa pagina, alla nota 3, si dà conto di altre interpretazioni.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-058-backlink">32</ref></hi>	John Gray (1799-1883), economista scozzese, socialista e owenista in gioventù, successivamente si avvicina al pensiero di Ricardo, per poi approdare sostanzialmente al riformismo monetario. <hi >Alcune sue affermazioni lo fanno uno degli antesignani della direzione pubblica dell’economia (J. Gray, </hi><hi rend="italic" >A Lecture on Human Happiness; being the first of a series of lectures on that subject, in which will be comprehended a general review of the causes of the existing evils of society, and a development of means by which they may be permanently and effectually removed. By John Gray. To which are added the articles of agreement drawn up and recommended by the London Co-operative Society, for the formation of a community on principles of mutual co-operation, within fifty miles of London</hi><hi >, Sherwood, London 1825, pp. 59-72). </hi>Abbandona lo studio della produzione e si occupa della equità degli scambi (J. Gray, <hi rend="italic">The Social </hi><hi rend="italic">System; a Treatise on the Principle of Exchange</hi>, Tait, Edinburgh 1831).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-057-backlink">33</ref></hi>	Thomas Hodgskin (1787-1869), ufficiale di marina, si trasforma in critico sociale, seguendo gli insegnamenti di Piercy Ravenstone (vedi nota 14) ed in economia di David Ricardo. Non segue la dottrina utilitarista, pur essendo amico di utilitaristi, e preferisce Locke a Bentham. <hi >Il suo opuscolo più famoso è </hi><hi rend="italic" >Labour Defended against the Claims of Capital or the Unproductiveness of Capital proved with Reference to the Present Combinations amongst Journeymen</hi><hi >, with an introduction by G.D.H. Cole, The Labour publishing company ltd., London 1922 (la prima edizione è del 1825). </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-056-backlink">34</ref></hi>	John Stuart Mill (1806-1873), filosofo ed economista inglese. Intellettuale fra i più importanti nel corso del XIX secolo. Agli inizi è un seguace dell’utilitarismo benthaniamo, sia pure con una visione personale dell’utilitarismo diversa da quella di Bentham e che non ha niente a che vedere con la soggettività del nascente marginalismo. Combatte battaglie per le libertà civili, e a favore dell’emancipazione femminile e delle classi lavoratrici. È considerato uno dei precursori più importanti del liberal socialismo. Per le sue opere cfr. John Stuart Mill, <hi rend="italic">Collected Works of John Stuart Mill</hi>, edited by J.M. Robson, University of Toronto press, Routledge and Kegan Paul, Toronto London (1963-1991), in particolare i volumi II e III, che contengono <hi rend="italic">The Principles of Political Economy</hi>, pubblicato nel 1848, e che per una cinquantina di anni costituisce il testo di riferimento per gli economisti.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-055-backlink">35</ref></hi>	Egli stesso si definisce socialista «but our ideal of ultimate improvement went far beyond democracy and would class us decidedly under the general designation of Socialists» (J.S. Mill, <hi rend="italic">Autobiography</hi>, Logmans, London 1874, p. 231). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-054-backlink">36</ref></hi>	J.S. Mill, <hi rend="italic">Principi di economia politica</hi>, Utet, Torino 1983, vol. <hi >I, p. 333 e p. 334.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-053-backlink">37</ref></hi>	<hi >«I must again repeat, what the assailants of utilitarianism seldom have the justice to acknowledge, that the happiness which forms the utilitarian standard of what is right in conduct, is not the agent’s own happiness, but that of all concerned. As between his own happiness and that of others, utilitarianism requires him to be as strictly impartial as a disinterested and benevolent spectator. In the golden rule of Jesus of Nazareth, we read the complete spirit of the ethics of utility. To do as you would be done by, and to love your neighbour as yourself, constitute the ideal perfection of utilitarian morality» (J.S. Mill, </hi><hi rend="italic" >Utilitarianism</hi><hi >, Parker, London 1863, pp. 24-25).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-052-backlink">38</ref></hi>	John Maynard Keynes (1883-1946), uno dei maggiori economisti, se non il maggiore insieme a Piero Sraffa, del secolo scorso. <hi >Nel 1936 pubblica </hi><hi rend="italic" >The</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >General Theory of Employment, Interest and Money</hi><hi >, Macmillan, London.</hi><hi rend="italic" > </hi>Esistono diverse traduzioni italiane dell’opera<hi rend="italic">.</hi> Nella fattispecie ci riferiamo alla conferenza tenuta nel 1926 dove Keynes auspica una convergenza fra laburisti e liberali per la creazione di una società meno ingiusta: J.M. Keynes, <hi rend="italic">Liberalism and Labour</hi>, in Id., <hi rend="italic">Essays in Persuasion</hi>, Macmillan, London 1933, pp. 339-345. Pubblicato in Italia per la prima volta nel 1968 per i tipi della Mondadori con il titolo di <hi rend="italic">Esortazioni e profezie</hi>, il libro è stato ripubblicato altre volte, l’ultima nel 2017 edito da Il Saggiatore.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-051-backlink">39</ref></hi>	William Beveridge (1879-1963), economista, sociologo, uomo politico liberale, rettore della London School of Economics e dell’University College di Oxford, consulente e funzionario del governo britannico. Il suo interesse nei confronti dei servizi sociali e dell’assistenza lo matura alla Toynbee Hall (nell’East End di Londra), istituzione che si propone lo sviluppo dell’educazione degli adulti, la raccolta di dati sociali e il miglioramento delle condizioni sociali e industriali locali. In questo ambiente viene a contatto con i riformatori di tutte le convinzioni: liberali progressisti, conservatori dell’‘efficienza nazionale, socialisti fabiani, positivisti seguaci di Comte e discepoli di John Ruskin che spingono per un’azione di governo più incisiva sulla questione sociale. In particolare, cade sotto l’incantesimo di Sidney e Beatrice Webb e, pur rifiutando la loro politica economica socialista, è fortemente influenzato dal loro concetto di salario minimo nazionale e dalle loro teorie di riforma amministrativa. Da qui si sviluppano i suoi convincimenti, che lo portano a proporre al governo inglese il famoso <hi rend="italic">Social insurance and </hi><hi rend="italic">allied service </hi>(1942), l’origine del moderno welfare state.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-050-backlink">40</ref></hi>	Henry Richard Tawney (1880-1962), storico dell’economia, cognato di Lord William Beveridge (ne sposa la sorella), ha una notevole influenza nel panorama socialista inglese. Le sue opere più importanti sono tradotte in italiano: <hi rend="italic">La società acquisitiva, La religione e la genesi del capitalismo </hi>ed<hi rend="italic"> Eguaglianza</hi>;<hi rend="italic"> </hi>cfr. H.R. Tawney, <hi rend="italic">Opere</hi>, a cura di F. Ferrarotti, Utet, Torino 1975; C. Calabrò, <hi rend="italic">Superare il conflitto</hi>. <hi rend="italic">Il socialismo di Richard H. Tawney e la crisi tra le due guerre mondiali</hi>, «Res Publica. Rivista di studi storico politici internazionali», 14, 2016, pp. 89-102. Tawney è un esponente di primo piano del socialismo inglese che «<hi rend="italic">find a place in the pantheon of British Socialism</hi>» (W.H. Greenleaf, <hi rend="italic">The Ideological Heritage</hi> fa parte di <hi rend="italic">The British Political Tradition</hi>, Methuen, London 1983, vol. II, p. 439). È conosciuto personalmente da Rosselli; nel 1923 tiene una conferenza presso il Circolo di cultura politica dal titolo <hi rend="italic">Il partito laburista</hi> (P. Calamandrei, <hi rend="italic">Il manganello, la cultura e la giustizia</hi>, in E. Rossi, P. Calamandrei, G. Salvemini, <hi rend="italic">Non mollare. 1925 riproduzione fotografica dei numeri usciti</hi>, La Nuova Italia, Firenze 1968). Rosselli è amico della famiglia Tawney, tanto che la signora Tawney gli prenota una camera per il soggiorno londinese del 1923 (C. Rosselli, <hi rend="italic">Epistolario familiare</hi>: <hi rend="italic">Carlo, Nello Rosselli e la madre (1914-1937)</hi>, introduzione di L. Valiani, prefazione a cura di Z. Ciuffoletti, Sugarco, Milano 1979, pp. 173-174), mentre il marito gli presenta alcuni esponenti del laburismo (ivi, p. 176). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-049-backlink">41</ref></hi>	C. Calabrò, <hi rend="italic">Carlo Rosselli e il socialismo delle autonomie</hi>, cit. Si rinvia anche alla esaustiva bibliografia. Cfr. anche Calabrò, <hi rend="italic">Liberalismo, democrazia, socialismo: l’itinerario di Carlo Rosselli</hi>, cit., in particolare le pp. 58-71; Id., <hi rend="italic">Democrazia politica e democrazia economica nell’Inghilterra del primo Novecento</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-048-backlink">42</ref></hi>	Ezra Pound (1885-1972), poeta, saggista e traduttore statunitense, fascista. Egli è introdotto alla teoria del credito sociale da Odon Por (T. Redman, <hi rend="italic">Ezra Pound and Italian Fascism</hi>, Univerity Press, Cambridge 1991, p. 156). Quando incontra Por ha già scritto un libro di economia (E. Pound, <hi rend="italic">ABC of Economics</hi>, Faber and Faber, London 1933). In questa opera mostra di non avere una cognizione analitica, ed esprime solo giudizi morali di scarso rilievo (G. Lunghini, <hi rend="italic">Introduzione</hi>, in E. Pound, <hi rend="italic">L’ABC dell’economia e altri scritti</hi>, Bollati Boringhieri, Torino 1994, p. 11-21). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-047-backlink">43</ref></hi>	Clifford Hugh Douglas (1879-1952), ingegnere britannico. È l’inventore del credito sociale. <hi >Deve la sua fama a Keynes, che lo cita in </hi><hi rend="italic" >The</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >General Theory of Employment, I</hi><hi rend="italic" >nterest and Money</hi><hi >, in</hi><hi rend="italic" > The Collected Writings of John Maynard Keynes</hi><hi >, vol. VII. Royal Economic Society, Cambridge 2013, pp. 32, 370-371.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-046-backlink">44</ref></hi>	<hi >«Union, the Glory-be-to-God Guilds of Mr. Reckitt, the Glory-be-to-Trotsky Guilds of the new NGL Executive, the esoteric bank-on-me-Guilds of Major Douglas, the Guilds-and-Water of Mr. Stirling Taylor. Not to mention the jig-saws of Mr</hi><hi >. Cole. There is also Hobson’s Choice»; P. Francis, </hi><hi rend="italic" >The Labour Publishing Company 1920-9</hi><hi >, </hi>«History Workshop», 18<hi >, 1984, p. 116.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-045-backlink">45</ref></hi>	<hi >G.D.H. Cole, </hi><hi rend="italic" >Guild Socialism Re-stated</hi><hi >,</hi><hi > Parsons, London 1920.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-044-backlink">46</ref></hi>	George Douglas Howard Cole (1889-1959), professore a Oxford, intellettuale poliedrico, militante socialista e scrittore fecondo. Inizialmente è fabiano, poi, dopo essere battuto nei congressi del 1914 e 1915, esce dalla <hi rend="italic">Fabian Society </hi>e diviene il più importante teorico del gildismo; E. Grendi, <hi rend="italic">Il socialismo gildista nella storia del</hi> <hi rend="italic">laburismo</hi>, «Rivista storica del socialismo», 4 (12), 1961, p. 14. Nel 1923 non si iscrive al Partito comunista, come fa la gran parte dei suoi amici militanti nella sinistra gildista, perché ferocemente contrario al centralismo democratico. Si dimette, nel 1924, dal <hi rend="italic">Labour Research Department</hi>. Nel 1928, dopo il fallimento dello sciopero generale del 1926, rientra nella <hi rend="italic">Fabian Society</hi>, accettando la centralità dello Stato nella realizzazione del socialismo e rivalutando l’attività parlamentare (N. Riddell, <hi rend="italic">‘The Age of Cole’? </hi><hi rend="italic" >G.D.H. Cole and the British Labour Movement 1929-1933</hi><hi >, «The Historical Journal», </hi><hi >38 (4), 1995, p. 937). </hi>Negli anni Trenta si occupa attivamente dei problemi della pianificazione, sia come militante del <hi rend="italic">Labour Party </hi>sia come studioso (G.D.H. Cole, <hi rend="italic">Principles of Economic Planning</hi>, Macmillan, London 1935). Cole passa dall’attivismo spontaneo degli anni Venti al collettivismo economico razionalista degli anni Trenta (A.W. Wright, <hi rend="italic">G.D.H. Cole and Socialist Democracy</hi>, Clarendon Press, Oxford 1979, p. 269). Asserisce di avere sviluppato, insieme a John Atkinson Hobson, la teoria che prevede l’utilizzo del <hi rend="italic">deficit </hi>di bilancio per produrre un effetto moltiplicatore in un equilibrio di sottoconsumo per una più rapida ripresa economica, nel corso degli anni Venti. In conseguenza di ciò egli afferma, nel 1943, che Keynes ha solo indorato la teoria precedente (R. Eatwell, A. Wright, <hi rend="italic">Labour and the Lesson of</hi> <hi rend="italic">1931</hi>, «History», 63 (207), 1978, pp. 46 e 47). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-043-backlink">47</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Il movimento operaio</hi>, in Id., <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, cit., p. 71; originariamente C. Rosselli, <hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic">movimento operaio</hi>, «La rivoluzione liberale», 3 (13-14), 25 marzo-1 aprile 1924, pp. 53-54. <hi >Cfr. anche Garosci, </hi><hi rend="italic" >Vita</hi><hi >, cit., p. 328.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-042-backlink">48</ref></hi>	<hi >«A policy is something radically different from an ideal. For a policy must consist of things one hopes to get or do within a measurable space of time, whereas for ideals there is no time-limit, and no necessary exact knowledge of the means of realisation. In writing, then, about Labour’s policy I am dealing only with those things which we Socialists hope to get or do in fairly near future» (G.D.H. Cole, </hi><hi rend="italic" >A </hi><hi rend="italic" >Plan for Britain</hi><hi >,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >The Clarion Press, London 1930, p. 5. </hi>Giustificazione assolutamente insufficiente per uno come Rosselli che si è formato nel credo mazziniano di univocità fra pensiero, azione e scelte personali.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-041-backlink">49</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Aggiunte e chiose al bilancio marxista</hi>, «Critica sociale», 33, 1923, p. 361; successivamente in Rosselli, <hi rend="italic">Aggiunte</hi>, cit., p. 105.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-040-backlink">50</ref></hi>	Rosselli, <hi rend="italic">Il movimento operaio</hi>, in Id., <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, cit., p. 72; originariamente, C. Rosselli, <hi rend="italic">Il movimento operaio</hi>, «La rivoluzione liberale», 3 (13-14), 25 marzo-1 aprile 1924, pp. 53-54. Cfr. anche Garosci, <hi rend="italic">Vita</hi>, cit., p. 328.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-039-backlink">51</ref></hi>	F.S. Merlino,<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic">Pro e contro il socialismo: esposizione critica dei principi e dei sistemi socialisti</hi>,<hi rend="CharOverride-5"> </hi>F.lli Treves, Milano 1897. Nel 2008 viene nuovamente pubblicato per i tipi di Rubbettino.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-038-backlink">52</ref></hi>	Francesco Saverio Merlino (<hi rend="CharOverride-4">1856</hi>-<hi rend="CharOverride-4">1930</hi>), anarchico e poi socialista. Critica la teoria del valore lavoro di Marx prevedendo la burocratizzazione del sistema marxista. Secondo Merlino il socialismo si realizza senza il marxismo. Per un approfondimento su questo autore, cfr., fra gli altri, A. Venturini, <hi rend="italic">Alle origini del socialismo liberale. Francesco Saverio Merlino ritratto critico e biografico. Con una scelta di scritti e lettera inedita</hi>, Boni, Bologna 1983, ed i più recenti G. Berti, <hi rend="italic">Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo socialista al socialismo liberale (1856-1930</hi>), Franco Angeli, Milano 1993 e Furiozzi<hi rend="italic">, Il socialismo liberale. Dalle origini a Carlo Rosselli</hi>, cit., che dedica un capitolo alla figura di Francesco Saverio Merlino, pp. 57-63.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-037-backlink">53</ref></hi>	Eugenio Rignano (1870-1930), filosofo italiano che cerca di rendere compatibili il socialismo e il liberismo attraverso una autonoma interpretazione dell’utilitarismo (T. Maccabelli,<hi rend="italic"> Il ‘socialismo liberale’ di Eugenio Rignano. Teoria dei sistemi economici e filosofia sociale</hi>, «Il pensiero economico italiano», 15 (1), 2007, p. 88), fondatore della rivista «Scientia», noto anche per la sua proposta di una forte imposta progressiva sull’eredità, pensa che attraverso l’attività legislativa sia possibile modificare la struttura economica. Le sue proposte, in alcuni casi, sono simili a quelle di Rosselli (Maccabelli,<hi rend="italic"> Il ‘socialismo liberale’</hi>, cit., pp. 79-105). Nel 1924 pubblica un libro, <hi rend="italic">Democrazia e fascismo</hi>, Alpes, Milano 1924, e viene accusato di filofascismo da Rosselli (Rosselli, <hi rend="italic">Epistolario</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>pp. 217 e 221), Claudio Treves (C. Treves, <hi rend="italic">Ciò che si stampa. Democrazia e fascismo</hi>, «Critica sociale», 34, 1924, pp. 111-112) e Piero Gobetti (P. Gobetti, <hi rend="italic">Democrazia. Ritratto dell’intelligenza servile</hi>, «La rivoluzione liberale», 3 (20), 13 maggio 1924, p. 1). Lo stesso anno, però, sottoscrive il <hi rend="italic">Manifesto al Paese</hi> dell’Unione nazionale di Giovanni Amendola e l’anno successivo <hi rend="italic">Una risposta di scrittori, professori e pubblicisti italiani al manifesto degli intellettuali fascisti</hi> di Benedetto Croce (per un approfondimento, fra gli altri, cfr. M. Furiozzi, <hi rend="italic">Eugenio Rignano e il socialismo liberale</hi>, Franco Angeli, Milano 2017).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-036-backlink">54</ref></hi>	E. Rignano, <hi rend="italic">Di un socialismo in accordo colla dottrina economica liberale</hi>, F.lli Bocca, Torino 1901.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-035-backlink">55</ref></hi>	N. Bobbio, <hi rend="italic">Introduzione. Tradizione ed eredità del liberalsocialismo</hi>, in Bovero M., Mura V., Sbarberi F. (a cura di), <hi rend="italic">I dilemmi del liberalsocialismo</hi>, Nuova Italia Scientifica, Roma 1994, p. 54. Anche Tranfaglia esprime la stessa convinzione (Tranfaglia, <hi rend="italic">Carlo Rosselli</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>p. 170, n. 40, anche se la tesi viene esposta in maniera dubitativa). Carlo inserisce Merlino fra gli scrittori revisionisti; C. Rosselli, <hi rend="italic">Bilancio marxista</hi>, «Critica sociale» 33, 1923, pp. 325-328; successivamente pubblicato con un altro titolo, C. Rosselli, <hi rend="italic">La crisi intellettuale del Partito Socialista</hi>, in Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo</hi>, cit., p. 83. Per quanto riguarda Rignano, non abbiamo trovato tracce di un rapporto diretto fra i due. L’unica notizia riguarda l’informazione che Rosselli comunica in due lettere inviate alla madre di una sua recensione del libro prima citato (<hi rend="italic">Democrazia e fascismo</hi>): «Dunque avete visto come hanno trattato Rignano. Io in fondo ci ho avuto un certo gusto e avevo per l’innanzi mangiato la foglia. Contrariamente alla opinione di altri lo avevo violentemente stroncato in “Libertà”. È un libro tipicamente fascista» (Rosselli, <hi rend="italic">Epistolario</hi>, cit., p. 221, dopo una comunicazione sulla recensione di tredici giorni prima, p. 217). Non si conoscono neanche Merlino e Rignano (Maccabelli, <hi rend="italic">Il ‘Socialismo liberale’</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., p. 96).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-034-backlink">56</ref></hi>	P. Bagnoli, <hi rend="italic">Carlo Rosselli. Il socialismo delle libertà</hi>, Polistampa, Firenze 2002, pp. 58-69, Venturini, <hi rend="italic">Alle origini</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., p. 63. I due autori riconoscono nel pensiero di Rosselli una evoluzione di quello di Merlino.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-033-backlink">57</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Il sindacalismo</hi>, in ISRT, Archivi di Giustizia e Libertà, Subfondo Carlo Rosselli, Sezione 11, Serie 3, UA 1, (da cui citiamo). Esiste anche una trascrizione dell’elaborato, vedi: C. e N. Rosselli, <hi rend="italic">Giustizia e libertà</hi>, a cura di G. Limiti e M. Di Napoli, Uil, Roma 1993, pp. 305-432. Per una interpretazione significativa cfr. M. Degli Innocenti, <hi rend="italic">Carlo Rosselli e il movimento sindacale: dalla tesi di laurea a Socialismo liberale</hi>, in <hi rend="italic">‘Giustizia e Libertà’ nella lotta antifascista e nella storia d’Italia</hi>, cit., pp. 49-68.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-032-backlink">58</ref></hi>	Riccardo dalla Volta (1862-1942), professore di economia, si occupa dei problemi del lavoro. Dopo la trasformazione della scuola in facoltà universitaria, è direttore di quella sezione dell’istituto che prende il nome di Regio istituto di scienze economiche e commerciali, fino al 1936. È assessore alla Pubblica istruzione (1910-1913) e alle Finanze (1915-1919) del Comune di Firenze. Fa parte del primo consiglio di amministrazione dell’Istituto per la ricostruzione industriale (1933). Interpreta il fascismo come ‘opera necessaria, riformatrice e ricostruttrice ad un tempo’, estrinsecatasi principalmente nella legge sulla disciplina giuridica dei rapporti di lavoro e nella Carta del lavoro. Colpito dalle persecuzioni razziali, viene arrestato e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz Oswiecim in Polonia, dove muore.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-031-backlink">59</ref></hi>	Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Siena, dove si laurea nel 1923, relatore il prof. Giovanni Lorenzoni (1873-1944), con una tesi dal titolo <hi rend="italic">Prime linee di una teoria economica dei sindacati</hi> <hi rend="italic">operai</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>(C. Rosselli, <hi rend="italic">Prime linee di una teoria economica dei sindacati operai</hi>, in ISRT, Archivi di Giustizia e Libertà, Subfondo Carlo Rosselli, Sezione 11, Serie 3, UA 1, ISRT. La tesi è stata pubblicata: C. Rosselli, <hi rend="italic">Prime linee di una teoria economica dei sindacati operai</hi>, prefazione di A. Cardini, Betti, Siena 2005). Questa tesi è preparata accuratamente con ricerche al Laboratorio di economia politica “Salvatore Cognetti de Martiis” di Torino, nonché in colloqui con alcuni economisti importanti come Luigi Einaudi (1874-1961), Pasquale Jannaccone (1872-1959), che valuta positivamente l’elaborato incoraggiando Rosselli a dedicarsi allo studio dell’economia (Rosselli, <hi rend="italic">Epistolario</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit<hi rend="italic">.</hi>, p. 171), e Attilio Cabiati<hi rend="CharOverride-2"> </hi>(1872-1950). È quest’ultimo docente ad aiutare Rosselli nei primi passi della carriera accademica (ivi, pp. 149-172)<hi rend="CharOverride-5">. </hi>Il punto centrale della dissertazione, corredata da una significativa bibliografia, vuole «dimostrare per via induttiva e deduttiva come non si possa estendere normalmente al mondo delle leghe il teorema del massimo di utilità assicurato dal regime di libera concorrenza» (C. Rosselli, <hi rend="italic">Relazione sull’operosità didattica e scientifica del candidato</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in Id., <hi rend="italic">Scritti inediti</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., p. 505).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-030-backlink">60</ref></hi>	Rudolf Hilferding (1877-1941), uomo politico ed economista socialista tedesco, in realtà nato a Vienna. Si laurea in medicina nel 1901, ma ben presto inizia a interessarsi delle scienze sociali. In questa veste viene chiamato dal direttore Karl Kautsky a collaborare con «Die Neue Zeit», l’importante rivista teorica del Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD). Aderisce al Unabhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands (USPD). Hilferding è sempre su posizioni di riformismo intransigente finalizzato alla costruzione della transizione verso il socialismo (la tesi che sia una opzione di destra è dovuta alla propaganda comunista) e il suo modello di riferimento è il gildismo; cfr. Filippo Turati, <hi rend="italic">Gli indipendenti tedeschi e il gildismo</hi>, «Critica sociale», 30 (24), 1920, pp. 382-383. Contrario all’adesione di questo partito alla Terza internazionale, non approva né il comunismo né la rivoluzione bolscevica, e nel 1922 rientra nella SPD. Da allora svolge un ruolo di primo piano nella politica economica della SPD. È eletto deputato al parlamento tedesco dal 1924 al 1933, e nominato Ministro delle finanze nella Repubblica di Weimar (agosto-ottobre 1923 e 1928-1929). Dopo la presa del potere da parte di Hitler, fugge in Francia. Nel 1941 viene consegnato dal governo collaborazionista francese alla Gestapo, che quasi certamente lo tortura e lo uccide. L’apogeo scientifico di Hilferding si ha nel 1910 quando pubblica <hi rend="italic">Das Finanzkapital:</hi> <hi rend="italic">eine Studie über die jüngste Entwicklung des Kapitalismus</hi>, I. Brand &amp; Co, Vienna 1910 (si hanno due traduzioni italiane: R. Hilferding, <hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic">capitale finanziario</hi>, Feltrinelli, Milano 1972, con introduzione di Giulio Pietranera, e più recentemente R. Hilferding, <hi rend="italic">Il capitale finanziario</hi>, a cura di E. Brancaccio e L. Cavallaro, Mimesis, Milano-Udine 2011). Questo libro viene saccheggiato da Lenin, che ne <hi rend="italic">L’imperialism</hi>o<hi rend="italic">, fase suprema del capitalismo </hi>rende più comprensibili i concetti che in maniera scientificamente<hi rend="italic"> </hi>rigorosa esprime Hilferding nel suo lavoro; Jerry Coakley, <hi rend="italic">Rudolf Hilferding (1877-1941)</hi>, in Philip Arestis, Malcom Sawyer (eds.), <hi rend="italic">A Biographical Dictionary of Dissenting Economists</hi>, Elgar, Cheltenham, UK-Northampton, MA, USA 2000, p. 292.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-029-backlink">61</ref></hi>	Rosselli, <hi rend="italic">Il Sindacalismo</hi>, cit., pp. 185-186.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-028-backlink">62</ref></hi>	«Non si può non essere sorpresi nel leggere in questo lavoro giovanile [la prima tesi di laurea] (quando lo scrisse Rosselli aveva ventidue anni) brani in cui è già chiaramente contenuto il germe del suo pensiero più maturo» (N. Bobbio, <hi rend="italic">Introduzione, i</hi>n C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, a cura di J. Rosselli, introduzione di Bobbio, cit., p. XXXIV).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-027-backlink">63</ref></hi>	Tranfaglia, <hi rend="italic">Carlo Rosselli</hi>, cit., p. 260.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-026-backlink">64</ref></hi>	Jeremy Bentham (<hi rend="CharOverride-4">1748</hi>-<hi rend="CharOverride-4">1832</hi>), <hi rend="CharOverride-4">filosofo</hi> e <hi rend="CharOverride-4">giurista</hi> <hi rend="CharOverride-4">inglese</hi>, politico radicale e teorico influente nella <hi rend="CharOverride-4">filosofia del diritto</hi> anglo-americano, è conosciuto come uno dei più importanti, se non il maggiore, rappresentanti dell’<hi rend="CharOverride-4">utilitarismo</hi>. <hi >J. Bentham, </hi><hi rend="italic" >The Works of Jeremy Bentham</hi><hi >,</hi><hi rend="italic" > Published under the Superintendence of his Executor J. Bowring,</hi><hi > Tait, Edinburgh 1838-1843, </hi><hi >11 volumi. Esiste anche una raccolta più recente: J. Bentham, </hi><hi rend="italic CharOverride-4" >The Collected Works, </hi><hi rend="CharOverride-4" >general editor J.H. Burns, </hi><hi >University of London, London 1968.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-025-backlink">65</ref></hi>	James Mill (1773-1836), filosofo ed economista scozzese, utilitarista ed amico di Ricardo. <hi >La sua produzione scientifica è raccolta in J. Mill, </hi><hi rend="italic" >The Collected Works of James Mill</hi><hi >, Routledge-Thoemmes press, London 1992, in 6 volumi. È il padre di John Stuart Mill.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-024-backlink">66</ref></hi>	<hi >L. Stephen, </hi><hi rend="italic" >The English Utilitarians</hi><hi >, Ducworth and Co., London 1902, p. 1.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-023-backlink">67</ref></hi>	<hi >Le opere </hi><hi >di Adam Smith (1723-1790) sono raccolte in A. Smith, </hi><hi rend="italic" >The Glasgow Edition of the Works and Correspondence of Adam Smith</hi><hi >, Liberty Fund, Indianapolis 1982-2001, 6 volumi. </hi>La <hi rend="italic">Ricchezza</hi> è pubblicata nel 1776.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-022-backlink">68</ref></hi>	William Godwin (1756-1836), filosofo e politico inglese. Utilitarista, anarchico e comunista, è esponente di primo piano del ‘radicalismo filosofico inglese’ che ha grande influenza «sui socialisti ricardiani, sui cooperativisti e sugli oweniti» così come su Daniel Malthus (1730-1800), padre di Robert Thomas (Roncaglia, <hi rend="italic">La ricchezza, </hi>cit., p. 173). Figlio di un pastore non conformista, anch’egli, negli anni della gioventù, compie il corso di studi che lo porta a diventare Ministro non conformista. Ministero che abbandona dopo pochi anni. Sposa la protofemminista Mary Wollstonecraft e diviene suocero del poeta romantico inglese Percy Bysshe Shelley. <hi >Pubblica W. Godwin, </hi><hi rend="italic" >An Enquiry Concerning Political Justice, and its Influence on G</hi><hi rend="italic" >eneral Virtue and Happiness</hi><hi >, printed for G.G.J. and J. Robinson, London 1793, in 2 volumi.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-021-backlink">69</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Senza titolo</hi>, in Id, <hi rend="italic">Scritti</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., p. 326.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-020-backlink">70</ref></hi>	<hi >Robert Thomas Malthus (1766-1834), economista inglese. Famoso per la sua teoria sulla popolazione (Robert Thomas Malthus, </hi><hi rend="italic" >An Essay on the Principle of Population as</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >it Affects the Future Improvement of Society</hi><hi >, printed for J. Johnson, in St. Paul’s Church-Yard, London 1798), è rivalutato da Keynes come economista. Per la sua opera complessiva cfr. Robert Thomas Malthus, </hi><hi rend="italic" >The Works of Thomas</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >Robert Malthus, </hi><hi >edited by E.A. Wrigley and D. Souden, W. Pickering, London 1986, ristampa dell’edizione 1798-1836, 8 volumi.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-019-backlink">71</ref></hi>	Halévy, <hi rend="italic">La Formation</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., tome II, p. 96.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-018-backlink">72</ref></hi>	John Ramsay McCulloch (1789-1864), economista scozzese, discepolo e continuatore della teoria economica ricardiana, anche se la sua interpretazione del concetto di valore sembra discostarsi da quella di Ricardo. Pubblicata la raccolta delle sue opere: J.R. McCulloch, <hi rend="italic">Collected Works of J.R. McCulloch</hi><hi rend="italic">, </hi>with a new introduction by D.P. O’Brien, Routledge-Thoemmes Press, London 1995, 8 volumi; particolarmente significativo il vol. II, <hi rend="italic CharOverride-4">The P</hi><hi rend="italic CharOverride-4">rinciples of Political Economy</hi>, pubblicato originariamente nel 1825.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-017-backlink">73</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Senza titolo</hi>, in Id., <hi rend="italic">Scritti</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit.,<hi rend="italic"> </hi>p. 325.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-016-backlink">74</ref></hi>	Rosselli, <hi rend="italic">Utilitarismo</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., p. 321.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-015-backlink">75</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Premesse per la realizzazione economica</hi>,<hi rend="italic"> </hi>in Id., <hi rend="italic">Scritti</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., pp. 511-533.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-014-backlink">76</ref></hi>	Ivi, p. 520.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-013-backlink">77</ref></hi>	Karl Marx (1818-1883). Il <hi rend="italic">Capitale</hi> è pubblicato (primo libro) nel 1867.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-012-backlink">78</ref></hi>	Per un confronto del pensiero politico rosselliano e di quello marxista vedi P. Bagnoli, <hi rend="italic">Liberalismo, socialismo e marxismo nel pensiero politico di Carlo Rosselli</hi>, in A. Bechelloni (a cura di), <hi rend="italic">Carlo e Nello Rosselli e l’antifascismo europeo</hi>, Franco Angeli, Milano 2001, pp. 29-36.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-011-backlink">79</ref></hi>	«La filosofia marxista – proclama De Man – non è che il risultato dello stato sociale proletario, l’indice della sua inferiorità e della sua soggezione allo spirito del capitalismo. L’etica marxista – in realtà inesistente, ché di etica ve n’è una sola, senza aggettivi: l’etica di Socrate, di Cristo e di Kant – non è che l’etica liberale (utilitaristica) fondata sull’<hi rend="italic">homo œconomicus</hi>. La religione mascherata del cinismo e del materialismo proletario non è che un capitalismo di segno contrario. I marxisti non hanno mai capito che il rafforzamento del movente economico, cui conduce fatalmente la loro dottrina, se dapprima ha risposto pienamente al suo ufficio, oggi impedisce la costruzione di una civiltà nuova e porta il movimento alla corruzione. In troppi casi la élite operaia socialista, sotto l’influsso del materialismo marxista, anziché esser l’annunciatrice di una civiltà nuova, di nuovi valori culturali, corre il rischio di trasformarsi in una nuova borghesia in potenza, assai in ritardo, quanto a gusti intellettuali, al grosso dell’esercito borghese» (C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, in <hi rend="italic">Socialismo</hi>, cit., pp. 363-364).</p><p rend="layout_notes" > «È opportuno non trascurare, accanto alla critica dei filosofi e dei sociologi, quella degli economisti, da Böhm-Baverk a Pareto. Essi attestano i numerosi errori, sofismi e contraddizioni del <hi rend="italic">Capitale</hi>, e anche la parte importante avuta da Rodbertus nell’elaborazione delle più famose teorie. Si mise in discussione la definizione del valore del solo lavoro; si provò l’insanabile contraddizione inerente alla fondamentale tesi marxista (cioè che il capitale variabile produca da solo il plusvalore; si negò che i salari fossero connessi al minimo di sussistenza. In apparenza le critiche degli economisti qualificati in blocco come “borghesi”, non provocarono mai altro che sdegni e ironie nel campo dei socialisti “scientifici”. Ma in realtà nessun socialista serio, dopo queste critiche riprese da Bernstein osò più far suoi i teoremi economici di Marx […]» (C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, in <hi rend="italic">Socialismo</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., pp. 374-375). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-010-backlink">80</ref></hi>	Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., p. 419.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-009-backlink">81</ref></hi>	Rosselli, <hi rend="italic">Relazione</hi>, cit., p. 509.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-008-backlink">82</ref></hi>	La crisi del 1929, gli insuccessi nel mondo capitalistico per risolverla. I successi (perlomeno sbandierati) del primo piano quinquennale sovietico (1928) mutuato dall’esperienza tedesca della Prima guerra mondiale (R. Toye, <hi rend="italic">The Labour Party and the Planned Economy 1931-1951</hi>, Boydell, Woodbridge 2003, pag. 25) spingono molti a chiedersi, nel corso degli anni Trenta, se non sia giunto il momento di intervenire più approfonditamente nell’economia. Il dibattito teorico non si incrocia mai con quello politico (solo nella seconda metà degli anni Trenta si ha un duro scontro fra von Hayek ed i laburisti). Si dichiarano a favore del piano convinti tayloristi americani (<hi rend="italic">World Social Economic Planning. </hi><hi rend="italic" >The Necessity for Planned Adjustement of Productive </hi><hi rend="italic" >Capacity and Standards of Living. Material Contributed to the World Social Economic Congress, Amsterdam, A</hi><hi rend="italic" >ugust 1931</hi><hi >, International Industrial Relations Institute, The Hague, New York 1932), giovani conservatori inglesi (H. Macmillan, </hi><hi rend="italic" >The Middle Way</hi><hi >, Macmillam, London 1938) ed economisti di matrice liberale (J.M. Keynes, </hi><hi rend="italic" >Autosufficienza nazionale</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="italic" >Come uscire dalla crisi</hi><hi >, a cura di P. Sabbatini, Laterza, Roma-Bari 2004, p. 93). </hi>Per il dibattito sul piano, in quegli anni, si veda E. Ghiandelli, <hi rend="italic">Carlo Rosselli e il dibattito sul piano</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi>in <hi rend="italic">Carlo e Nello Rosselli (1937-2017)</hi>,<hi rend="CharOverride-5"> </hi>«Rivista storica del socialismo», nuova serie, 2, 2017, pp.<hi rend="CharOverride-5"> </hi>105-129 e i riferimenti a Carlo Rosselli in T. Milani, <hi rend="italic">Hendrik de Man and Social Democracy. </hi><hi rend="italic" >The Idea of Planning in Western Europe, 1914-1940</hi><hi >, Palgrave Macmillan, London 2020. </hi>Si tratta dell’approfondimento di una tesi discussa nel 2017: T. Milani, <hi rend="italic">Les Belles Années du </hi><hi rend="italic">Plan? </hi><hi rend="italic" >Hendrik de Man and the Reinvention of Western European Socialism, 1914-36 ca</hi><hi >.,</hi><hi rend="italic" > </hi><hi >PhD thesis, The London School of Economics and Political Science (LSE), &lt;</hi><ref target="http://etheses.lse.ac.uk/3635/"><hi >etheses.lse.ac.uk/3635/</hi></ref><hi >&gt; (05/2021).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-007-backlink">83</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Contro lo Stato</hi>, «Giustizia e Libertà», 1 (19), 1934, p. 1, in seguito in C. Rosselli, <hi rend="italic">Scritti dell’esilio</hi>, Einaudi, Torino 1992, vol. II, p. 45.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-006-backlink">84</ref></hi>	Molti autori liberali si sono lanciati in elucubrazioni circa il rapporto fra socialismo e nazismo. <hi >Fra tutti svetta von Hayek. «I have quoted these passages, which would not surprise one in a description of the German ancestors of national socialism because they provide so characteristic an example of that glorification of power which easily leads from socialism to nationalism, and which profoundly affects the ethical views of all collectivists» (F.A. von Hayek, </hi><hi rend="italic" >The Road to Serfdom</hi><hi >, Routledge, London 1944, p. 107). I libri che cita sono di É. Halévy, </hi><hi rend="italic" >L’ère des tyrannes</hi><hi > e </hi><hi rend="italic" >History of English People</hi><hi >, vol. I. Il libro è dedicato </hi>«t<hi >o the socialists of all parties</hi>»<hi >. </hi>Perché non ci sia dubbio alcuno sulla sua avversione al socialismo, intitola il cap. XII <hi rend="italic">The socialist roots of nazism</hi>. Del libro esistono alcune traduzioni in italiano: la classica F.A. von Hayek, <hi rend="italic">Verso la schiavitù</hi>, Rizzoli, Milano-Roma 1948 e le più recenti F.A. von Hayek, <hi rend="italic">La via della schiavitù, </hi>Rusconi, Milano 1995 e F.A. von Hayek, <hi rend="italic">La via della schiavitù, </hi>Rubbettino, Soveria Mannelli 2011. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-005-backlink">85</ref></hi>	A. Marpicati, B. Mussolini, G. Volpe, <hi rend="italic">Fascismo</hi>, in <hi rend="italic">Enciclopedia Italiana</hi>, 1932, &lt;<ref target="http://www.treccani.it/enciclopedia/fascismo_%28Enciclopedia-Italiana%29/"><hi rend="CharOverride-4">http://www.treccani.it/enciclopedia/fascismo_%28Enciclopedia-Italiana%29/</hi></ref><hi rend="CharOverride-4">&gt; (05/21)</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-004-backlink">86</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Contro lo Stato</hi>, cit.; in seguito in Rosselli, <hi rend="italic">Scritti dell’esilio</hi>, cit., vol. II, p. 45.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-003-backlink">87</ref></hi>	Per una valutazione più dettagliata cfr. C. Rosselli <hi rend="italic">Socialismo e fascismo</hi>, «Giustizia e libertà», 2 (5), 1935, p. 1; successivamente in Rosselli, <hi rend="italic">Scritti dell’esilio</hi>, cit., vol. II, pp. 103-106.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-002-backlink">88</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Corporazione e rivoluzione</hi>, in Id., <hi rend="italic">Scritti dell’esilio</hi>, cit., vol. I, pp. 274-284.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-001-backlink">89</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">Socialismo liberale</hi>, in <hi rend="italic">Socialismo</hi>, cit., p. 485.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-000-backlink">90</ref></hi>	C. Rosselli, <hi rend="italic">I miei conti col marxismo</hi>, in <hi rend="italic">Socialismo</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., pp. 486-487.</p>
      
      
      
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